sabato 29 novembre 2025

IL SACERDOTE



IL SACERDOTE E L'UBBIDIENZA


Il dono della vocazione al Sacerdozio è un atto di ubbidienza di Gesù al Padre. Egli afferma: «Io faccio sempre quello che piace al Padre».
Narra il Vangelo che Gesù salì sul monte tutto solo trascorrendo la notte in preghiera. In questo colloquio col Padre egli ne udì la voce che indicava chi erano gli eletti... e non solo quelli di allora, ma anche quelli di tutti i secoli. In quella notte è stato pronunziato anche il tuo nome, o Sacerdote! Per quel nome trasmesso durante la intimità col Padre, per opera dello Spirito Santo, hai sentito quella voce misteriosa che ti dice «Vieni e seguimi». E tu, mosso interiormente dallo stesso Spirito, con intima gioia e totale abbandono, hai risposto: «Eccomi! Vengo!». Ed eccoti Sacerdote! Gesù, dunque ha ubbidito al Padre chiamandoti, e tu hai ubbidito a Gesù rispondendo di sì.
La vocazione è sempre un miracolo come lo è la perseveranza, specialmente nel mondo in cui viviamo nel quale risuonano insistenti, suadenti, altre «vocazioni», altri «appelli» ad una vita di piaceri e di godimenti.
La vocazione è anche un mistero: mistero di stoltezza per il mondo che considera pazzi quelli che si consacrano a Dio; sempre mistero anche per i buoni che non riescono a spiegarsi il perché di tale scelta.
Gesù, però, non obbedisce solo al Padre. Egli è obbediente anche a Giuseppe e a Maria. L'Evangelista riassume in tre parole trenta anni di vita di Gesù a Nazareth: «Era loro sottomesso» «Erat subditus illis».
Gesù ubbidisce anche a te, Sacerdote. Egli non si rifiuta mai di farsi presente all'altare quando tu pronunzi le parole della Consacrazione. Non si rifiuta neanche se il suo Ministro fosse indegno e sacrilego.
Era tale lo spirito di ubbidienza del Signore che ha riconosciuto il potere derivante da Dio anche in Pilato, che pure si è macchiato del delitto della condanna a morte. «Tu non avresti nessuna autorità su di me, se non ti venisse dall'Alto» disse Gesù a Pilato.
L'ubbidienza: via di salvezza
L'ubbidienza è l'unica via regale che ha percorso Gesù, Sacerdote sommo ed eterno, perché
questa è la volontà del Padre. «Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di Croce», dice la Bibbia di Gesù.
II Signore ha associato a sé nel mistero di salvezza la Madonna che si proclama «schiava» e perciò Colei che obbedisce sempre e solo.
E tu, Sacerdote, quale ruolo hai nel mistero della salvezza?
II Sacerdote è per definizione colui che; prolunga la presenza e l'opera di Gesù. Perciò, come Gesù Sacerdote deve avere sempre l'atteggiamento del «servus oboediens», di Gesù, che fin dal momento della Incarnazione dice al Padre: «Eccomi, o Dio pronto a fare la tua volontà». Gesù ha sottomesso sempre e perfettamente la sua intelligenza e volontà umana al Padre.
La sua intelligenza. Sentiamone le parole trasmesse dal Vangelo.
«La mia dottrina non è mia ma del Padre che mi ha mandato». «Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi». «Io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato mi ha ordinato che cosa devo dire» (Gv 12,49-50). «Le cose che io dico le dico come il Padre ha detto a me» (ibidem).
La sua volontà. Gesù ha sottomesso la sua volontà umana con amore alla volontà del Padre. Eccone alcune espressioni.
«Io faccio sempre quello che piace al Padre». «1Von la mia, ma la tua volontà sia fatta». « Io agisco così perché voi sappiate che io amo il Padre».
II Sacerdote - estensione del Sacerdozio di Cristo - deve sottoporre la propria intelligenza, in materia di fede alla Chiesa (ricordare: «Chi ascolta voi ascolta me... La mia Chiesa... conferma i tuoi fratelli... » Grande dono di Dio il Magistero della Chiesa! Ci garantisce da ogni deviazione dottrinale.
È un controsenso e segno di poca comprensione della dimensione sacrificale del Sacerdozio, uscire in queste espressioni quando parla il Magistero: Io non sono d'accordo! Io non la penso così! E tu chi sei? Tu invece devi dire al popolo: «La mia dottrina non è mia ma della Chiesa che mi ha mandato». Imita san Paolo (Gal 1) il quale aveva ricevuto direttamente dal Signore la divina rivelazione; eppure va due volte a Gerusalemme per confrontare la sua dottrina col Magistero della Chiesa e afferma di agire così per «1Von correre il rischio di correre o aver corso invano!».
II Sacerdote deve sottoporre la propria volontà alla Chiesa e per essa a Dio, accettando per
amore il ruolo che gli viene affidato, pronto a rinunciare ai piani pastorali personali per realizzare quelli che vengono proposti dai legittimi pastori; ciò anche nei comportamenti, nelle azioni liturgiche ecc., rinunziando ai propri gusti per seguire le indicazioni della Chiesa.
Anche Gesù, che conosceva bene il progetto del Padre «Croce e Martirio», ha avuto delle proposte e delle offerte allettanti. II nemico osò tentarlo a realizzare la salvezza non secondo il piano divino, ma secondo quello umano.
Gesù ha accettato la volontà del Padre sottoponendosi all'apparente fallimento di tutta la vita ed opera nel naufragio del Calvario. Chicco di grano maciullato!
II Sacerdote è ubbidiente alla volontà del Padre quando ce la mette tutta per salvare le anime e raccoglie triboli e spine al posto dei frutti; quando egli è disposto ad accettare anche l'agonia del Getsemani vedendo gli amici che, invece di dargli una mano, lo abbandonano.
Allora Egli è davvero conforme a Cristo agonizzante e si... santifica, e salva le anime.
Ma è gratificante obbedire?
Non è umiliante per la propria personalità?
È forse umiliante per l'occhio umano essere potenziato dal telescopio e vedere quello che altrimenti non si vedrebbe? È forse umiliante per il braccio umano sollevare con la gru quello che altrimenti non sarebbe possibile sollevare con la sola forza del braccio? Così è quando sottometto con la ubbidienza la mia ragione al credo accettando il Magistero anche Ordinario.
Così, quando accetto i disegni di Dio contrastanti con i miei, io mi abbandono a Colui che mi ama infinitamente più di quanto io ami me stesso. È allora che io procuro a me stesso il mio vero bene.
Isaia così parla del Servo di Javhé (cap. 53): «Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza... Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce... il giusto mio servo giustificherà molti». Nel Servo di Javhé non vi è Gesù solo, ma sono tutti i Sacerdoti resi conformi - per l'Ordine Sacro - a Cristo Sacerdote.
Così l'ubbidienza realizza in modo eminente l'essere e la missione sacerdotale: dar gloria a Dio e salvare le anime.
Il veleno adamitico
In tutti i mortali vi è ancora annidato l'antico veleno della disobbedienza adamitica. A tutti satana ripete la stessa proposta fatta ai progenitori «Realizzatevi seguendo il vostro criterio! Avete abbastanza saggezza per governarvi da soli! Non vi è bisogno di essere pilotati da Dio».
Sono le suggestioni proposte da satana avanti al Magistero e alla disciplina della Chiesa che ci indica quale deve essere il nostro comportamento.
Questo spiega le grandi eresie e gli scismi che hanno lacerato la Chiesa lungo i secoli, provocati da uomini di Chiesa.

CONCLUSIONE

La Santa Messa che io celebro è l'estensione e la ripresentazione dell'unico sacrificio del Calvario, anche se cambia la modalità.
Lo stesso vale anche per il mio Sacerdozio che è lo stesso Sacerdozio di Gesù Cristo, il quale prolunga in me lo stesso essere e le stesse esigenze del suo Sacerdozio. Questo vuol dire che come Cristo è nello stesso tempo Cristo Sacerdote e Cristo Vittima, così l'Ordine sacro del Sacerdozio mi costituisce nello stesso tempo Sacerdote e Vittima.
Gesù si fa in me Sacerdote! Gesù si fa in me Vittima.
O Sacerdozio! O qual Divino acquisto, che mi rende conforme in tutto a Cristo! In te rendi possibile al Signore di farsi ancora vittima di amore Ti sostiene in quest'aspra ed erta via l'Addolorata Madre tua Maria!

venerdì 28 novembre 2025

„Molti sono chiamati, pochi gli eletti.... “

 


Disponibilità e vita d’amore


Annoveratevi fra i Miei discepoli, che Io istruisco per la loro ultima attività su questa Terra. Nuovamente Mi eleggo dei combattenti, Mi eleggo dei discepoli, ai quali Io posso annunciare il Mio Vangelo, affinché lo portino fuori nel mondo. Il tempo della fine è iniziato, sta arrivando il tempo del raccolto e deve essere fatto ancora molto lavoro che Io dò incarico ai Miei discepoli, i quali, Mi seguono e si lasciano istruire da Me nella libera volontà. Questi discepoli del tempo della fine hanno la stessa missione come i Miei primi discepoli, che Io Stesso ho scelto per Me secondo il loro valore interiore, cioè: Ogni uomo è capace d’amare, ma se è volonteroso d’amare lo decide lui stesso. La Capacità d’Amare è il Mio Dono, la Volontà d’Amare è il suo merito. E così sono molti i chiamati, ma soltanto pochi gli eletti. Queste Mie Parole sono da intendere come le ho spiegate Io, che tutti gli uomini, le possono intendere se soltanto lo vogliono, che però i volonterosi sono anche gli eletti, che Io riverso con dei Doni. Le Mie Parole non deve significare nient’altro che Io concedo soltanto ad alcuni pochi la Grazia di appartenere ai Miei, mentre a tutti gli altri lo nego. Tutti gli uomini sono chiamati, ma non i servitori del diavolo, perché dato che ho dato ad ognuno la facoltà di portare allo sviluppo l’amore in sé, ognuno può anche formarsi ad un vaso d’accoglienza dello Spirito, e quindi è poi anche eletto, ma questa formazione della sua anima è l’opera della sua libera volontà. E se non utilizza la sua facoltà d’amare, la sua anima non cambierà mai e non sarà mai idonea ad essere un vaso d’accoglienza dello Spirito. Allora farà certamente parte dei chiamati, ma non degli eletti, allora non è determinante la Mia Volontà, ma unicamente la sua, allora non è un Mio discepolo, perché non Mi segue ed alla fine del tempo non sarà adeguato al lavoro. Quanto potreste compiere voi uomini, se utilizzaste bene le vostre facoltà! I Miei primi discepoli erano colmi dello Spirito quando uscivano fuori nel mondo, loro stessi portavano allo sviluppo la loro facoltà d’amare, tutti Mi erano dediti e seguivano in tutto la Mia Volontà, ed Io li ho scelti, ho assegnato loro la loro attività, li ho inviati fuori nel mondo, perché dovevano dare l’annuncio di ciò che avevano ricevuto in parte da Me sulla Terra, in parte lo ricevevano trasmesso dal Mio Spirito. E loro eseguivano il Mio Incarico ed insegnavano, portavano agli uomini la pura Verità, perché il loro puro essere volonteroso d’amare impediva ad ogni opinione sbagliata ed errata interpretazione. E finché loro stessi parlavano, la Mia Dottrina era pura e non deformata. Ma non rimaneva tale, perché degli uomini che venivano dopo di loro e nei quali il Mio Spirito non poteva ancora agire, si arrogavano la stessa funzione d’insegnamento, e la pura Dottrina veniva deformata. I discepoli del tempo della fine sono di nuovo stati scelti da Me e rispetto alla loro volontà d’amare dei portatori della pura Verità. Anche loro devono portare agli uomini la Verità non deformata e perciò devono essere illuminati dal Mio Spirito, se vogliono eseguire la loro funzione d’insegnamento per la benedizione degli uomini. La volontà d’amare fa di loro dei discepoli idonei, mentre la facoltà d’amare non garantisce ancora la virtù per la funzione d’insegnamento. Per poter insegnare, devono dapprima chiamare loro proprio un sapere; il trasmettere di questo sapere però è la conseguenza di una vita d’amore senza costrizione. Voi tutti siete chiamati, ma chi si forma in modo che Io lo possa scegliere, che possa riversare su di lui il Mio Spirito, che garantisce la purissima Verità? Ma Io benedico i Miei discepoli del tempo della fine, perché presso di loro Io dimoro soltanto nello Spirito, mentre ero costantemente vicino ai Miei primi discepoli, e di conseguenza per loro doveva essere più facile credere in Me, che ai discepoli del tempo della fine, che risvegliano in sé la fede in Me e la devono far crescere, e che perciò è più difficile per loro credere ed accettare ogni Parola come Verità. Ma a loro starò sempre a fianco, anche se non corporalmente; ma nello Spirito dimoro costantemente presso di loro fino alla fine, perché Io Stesso li ho scelti, perché li ho riconosciuti e conosco la loro volontà d’amare sin dall’Eternità.

Amen

16. maggio 1948

UN CONFESSORE ... SI CONFESSA ...

 


COLPE PIÙ GRAVI


INUTILITÀ DELLA CONFESSIONE? - Non è raro sentirsi dire: "Sono andata a confessarmi e il sacerdote, vedendo che non avevo commesso alcun peccato mortale, un po' seccato mi ha detto: Per queste sciocchezze faccia a meno di venire a confessarsi!'.

Una mamma recentemente mi ha confidato che la stessa cosa l'ha detta un sacerdote ai suoi due bambini (12 e 10 anni): "Per queste cose da niente fa' a meno di venire a confessarti'.

I primi a restarne sorpresi sono stati quei due bambini, che hanno poi confidato alla mamma le loro piccole colpe.

Non bastano dei piccoli peccati veniali per chiedere e ricevere il perdono? Bisogna forse aver ammazzato qualcuno, o aver bestemmiato o rubato per andar a confessarsi?

Secondo questi pastori "illuminati", la Confessione non ha alcun senso e alcuna utilità per chi non ha commesso delle colpe gravi.

Ma ne sono proprio convinti? O che non sia invece un modo per assecondare la loro pigrizia...?

Trattandosi dunque di "vecchiette" e di bambini, per qualche prete la Confessione sarebbe praticamente inutile: per i bambini... perché, essendo piccoli, "non sono ancora in grado di far dei peccati mortali", dice qualcuno, (ma è proprio vero questo?) e per le "vecchiette"... "perché non sono più in grado di farli', (come se la vecchiaia rendesse rincitrulliti e facesse perdere la libertà e quindi la possibilità e la capacità concreta di peccare). Che direbbero quei "saggi" pastori d'anime se in casa loro la donna di servizio facesse solo le pulizie più grosse e non spolverasse anche i mobili? Sarebbero contenti? E sarebbero disposti a pagarla?

Si parla tanto di igiene del corpo, ma l'igiene dell'anima certi pastori non sanno nemmeno cosa sia!

E non si rendono conto che con questi metodi fanno perdere ai fedeli il senso del peccato e li allontanano sempre più dal Sacramento del perdono, così che, pian piano, non andranno più a confessarsi, con la conseguenza che:

a) - chi è in peccato mortale ci resta, magari per anni e anni, o fino alla fine della vita, con quello che può seguirne per l'eternità;

b) - e a chi ha solo delle colpe veniali viene negato il più valido aiuto per correggere le sue inclinazioni meno buone e l'aumento di grazia che potrebbe ottenere con la Confessione.

Don Enzo Boninsegna


Anello dopo anello si formerà la catena dell’amore.

 


Sono Gabriele.

Sono amore, e sono qui con voi che siete nel tormento del cuore; qui nel Cielo c’è gioia infinita e immenso amore, e, come vento che passa, anche la vita passa.

Amatevi, siate nell’amore di Dio Padre che è nei Cieli, Egli è con tutti coloro che Lo amano.

La strada dell’amore è sempre tortuosa, ma si raddrizzerà molto presto, per voi che siete nell’amore di Dio, sia la felicità che sognate.

Questo Pane sarà perciò sempre amore per voi che credete in Colui che È, il Signore, l’Amore!

Io sono con te in ogni momento del giorno, vivo con te che sei nella tribolazione del peccato.

Myriam, tutto sarà molto fiorito per te, il cammino è verso il Paradiso con Lilly che ti accompagnerà sempre con molto amore per Gesù che vi ha scelte per mandarvi alla missione che già sapete.

Aprite i cuori degli uomini, indirizzateli al Padre celeste, Lui, che è amore infinito, è Colui che È e sempre sarà.

Tutto l’Universo brillerà nell’Amore infinito, anello dopo anello si formerà la catena dell’amore e si unirà al Cielo come disegnato da Dio Padre, tutti gli anelli si uniranno per formare un’unica catena, la catena dell’amore.

Maria, Mamma Celeste, porge al mondo Gesù che ama con amore infinito. L’Universo tornerà ad essere paradisiaco con la pace che ritornerà sulla Terra. Dio presto benedirà il suo nuovo popolo e carità e amore regneranno per sempre: non è lontano il tempo.

Myriam e Lilly, aiutatemi all’amore dei miei figli, tutti devono ritornare al Padre celeste, tutti!… nemmeno uno deve andar smarrito. Come nel Vangelo, Io ripeto a voi tutti: “amatevi come Io vi amo”,il resto è niente, è zero.

Io sono Colui che dà la vita eterna. “Io solo” sono il vostro Gesù che presto ritornerà. Amatevi sempre con tutto l’amore che vi ho insegnato.

Myriam e Lilly, Io, Gesù, vi sto forgiando come creta nelle mani; Io vi sto modellando a Mia immagine e somiglianza; siete abbastanza forgiabili, non dubitate mai del Mio amore divino. Gesù è con voi sempre, giorno e notte, nulla vi nuocerà, nulla vi mancherà, Io sono il Pane di Vita, Io sono Colui che È, il Creatore del mondo.

Io, Gesù Cristo nel Padre celeste, sono morto e risorto per voi e il Mio amore non tramonterà mai. Voi sarete in Me nell’amore infinito. Rimanete come siete. Io sono con voi, non dovete che amarmi di amore infinito. Io sono Colui che vi ha create per essere come Io voglio. Io sono con voi per aiutarvi ad essere Mia immagine e somiglianza, “Io Sono!”.

La creatura umana è debole, ma “Io Sono!” e sono qui per tutti voi che siete deboli nella natura umana. Io vi amo infinitamente!

Sono Io che vi attendo per regalarvi la vita eterna. Amatevi sempre come Io vi amo, tutto il resto è niente, è zero.

“Siamo fiori del campo, siamo vento nell’aria, siamo angeli senz’ali, siamo angeli che attendono la grazia del Signore”.

Tornate a Me, figli Miei del Cielo, Io vi attendo per farvi stare bene. Myriam e Lilly, buona Epifania da Colui che si è manifestato a voi!

Sì, a voi, qui, … ora e sempre. Il mondo sa, ma voi sapete di più, siate amorevoli, buona Messa.

Gesù.

Colle del Buon Pastore

Lo Sposo Divino si preparava a incoronare in breve la sua umile Sposa.

 


All'epoca della grande siccità del 1906, la nostra Sorella sembrava come schiacciata sotto il peso della divina Giustizia: “Il Buon Dio è molto scontento; Egli è adirato” - confidava essa alla N. O. Sorella Assistente – “Non vedete come punisce... Ah! come Egli è adirato contro gli uomini!... Essi fanno tanto male!...” - Vostra Carità, replicò questa, vede sempre N. Signore irritato... ma non è Egli soprattutto buono e misericordioso?...” – “Oh! sì, è buono... ma è tanto offeso!... N. Signore ha tanto sofferto per essi: ora Egli punisce. Io prego sempre perché perdoni, ma io non basto... bisognerebbe che tutti pregassero...” 

Povera cara Sorella! essa diceva il vero, la sua vita era tutta di preghiera e, malgrado la sua età avanzata, spesso la vedevamo, dopo giornate di fatica, percorrere le stazioni della Via Crucis con le braccia in croce, offrendo le Sante Piaghe per la salvezza del mondo. 

Durante l'ultima notte di Natale che essa passò sulla terra, pare che Gesù l'avvertisse della sua prossima partenza da questo mondo, come pure delle sofferenze che voleva ancora mandarle. 

Una Sorella, vicina a lei, durante la Messa di mezzanotte la sentì esclamare con angoscia: “O mio Gesù, non questo!... tutto, sì, tutto, ma questo no...” – “Questo” doveva essere soprattutto l'abbandono interno, l'assenza del suo Diletto Salvatore... Essa, abituata alla sua cara presenza, alla sua conversazione quotidiana, non poteva, senza uno strazio immenso, accettarne la privazione!  

Infatti, da quel giorno noi abbiamo notato che la sua fisonomia era velata da profonda tristezza.   

Le sue forze declinavano visibilmente, essa dimostrava maggior età di quella che aveva. L'inverno fu molto rigido. Ma, abituata a non tener conto delle sue incomodità, essa tirava avanti, quantunque le sue gambe fossero considerevolmente gonfiate, e un grave raffreddore non le desse tregua, né giorno, né notte. Ciò le era così ordinario nella cattiva stagione, che nessuno se ne allarmava. Il rimedio migliore, secondo lei, era di percorrere 

il giardino, anche coperto di neve, in cerca di qualche ortaggio.  

Venne frattanto il momento in cui, le sofferenze crescendo ognor più, essa dovette stabilirsi all'Infermeria. Il Dottore constatò un caso di albumina con gravi complicazioni. 

Fin dal giorno seguente essa stessa ebbe il presentimento della sua prossima fine e domandò gli ultimi Sacramenti.   

Le restava a salire un doloroso Calvario: cinque settimane di suprema purificazione, durante le quali il suo Salvatore la associò maggiormente alle agonie fisiche e morali della sua Passione.   

L'enfiagione e l'oppressione non permettevano una posizione sopportabile. I rimedi ordinati per prolungare la sua vita non servivano che ad accrescerne le sofferenze, mentre sembrava in preda ad un abbandono interno più duro e prolungato di quelli provati fino ad ora.   

Tuttavia, le grazie spirituali le erano esteriormente prodigate. Ogni mattina il suo Buon Maestro degnava venirla a fortificare nella Santa Comunione... Ogni sera essa riceveva con riconoscenza la paterna visita del nostro Confessore. Tali soccorsi le erano assai necessari, perché non si può dire fino a qual punto di sofferenza e abiezione.... fosse ridotta per divina permissione.   

Noi sentivamo che vi era qualche cosa di misterioso in questo ultimo combattimento della natura. Non saremmo lontane dal credere che si trattasse del ritorno di certi assalti diabolici, che l'avevano già fatta tanto patire.  

Un doloroso silenzio regnava attorno a questa cara inferma. Appena appena dava qualche segno di risposta a quelle che la vegliavano o la visitavano. Il desiderio della morte pareva ben lungi dal suo cuore, poiché essa allontanava tutto ciò che avrebbe potuto richiamarne il ricordo....   

Il suo silenzio divenne ben presto una specie di sonnolenza. Suor M. Giacomina, la sua gemella di Professione, aiutante nell'impiego dell'infermeria, passava vicino a lei tutte le sue giornate, per quanto glielo permettevano le sue proprie infermità, circondandola di cure affettuose allorché l'infermiera doveva allontanarsi.   

Ogni mattina la Superiora la visitava per rendersi conto se era in stato di fare la Santa Comunione. Molte volte nell'ultima settimana bisognò rinunziarvi... Che cosa si passava tra l'anima sua e Gesù?... Nessuno ne conobbe il segreto. Il suo Buon Maestro, dopo averla costantemente associata alla sua propria Passione, non stava forse perfezionando in lei i tratti della sua Morte? Può darsi che Egli le moltiplicasse i patimenti per tutte quelle di noi che essa doveva ancora aiutare a conseguire più presto il godimento di Dio per i meriti delle sue Sante Piaghe, e anche per i poveri peccatori, e le Anime purganti alle quali essa aveva consacrato e immolato tutta la sua vita.   

I tre ultimi giorni di questa Vittima furono strazianti. Senza posa essa chiamava Nostro Signore: “Mio Tutto! Mio Tutto!... venite venite! ma venite presto!...”.   

Da qualche tempo l'enfiagione generale l'obbligava a restare in poltrona. Siccome pendeva sempre in avanti, si ricorse allo spediente di legarla alla poltrona. Era una pietà il vederla in tale stato, senza un minuto di riposo, né giorno né notte. 

Il suo Diletto venne ancora a visitarla; ma essa non cessava dal supplicarlo, al momento stesso del ringraziamento: “Mio Diletto!... Mio Diletto!...”. Forse velava Egli in quel punto la Santa Umanità che, dalla sua infanzia, essa aveva contemplata in tutte le sue Comunioni? Oppure si rivelava a lei e questo dono momentaneo non serviva che a ravvivare questa fame di Dio, che poteva solo essere saziata dal possesso eterno?.. Dio lo sa.   

Infine fu stesa sopra un semplice pagliericcio, così poté riposare un poco.   

La notte dal mercoledì al giovedì 21 marzo fu terribile. Gridi ininterrotti: “Madre mia, soccorretemi!... soccorretemi!...” straziavano ogni cuore. Non cessarono che al mattino! Noi fummo persuase che, in questa lotta suprema col nemico, la nostra buona Madre Celeste l'aveva infine resa vittoriosa.   

Questa buona Madre doveva venire ai primi Vespri dei Suoi Dolori a prendere la Figlia privilegiata, che da Lei aveva imparato ad amare Gesù Crocefisso.   

Il nostro Confessore reiterò più volte alla cara moribonda la grazia della Santa Assoluzione e le preghiere della raccomandazione dell'anima. Essa non dava alcun segno di conoscenza; ma sui suoi lineamenti, fino allora alterati dal patimento e dall'angoscia, si spandeva poco a poco la calma dell'eterno riposo.   

Era uno spettacolo che non mancava di grandezza. Esso evocava il ricordo delle morti che ci rappresentano certi pittori: quella di un S. Luigi, di S. Francesco Zaverio, per esempio, spiranti sopra una stuoia o sopra uno strato di ceneri.   

Tutte noi la circondavamo della nostra presenza e delle nostre preghiere. Migliaia di volte, forse, la Comunità recitò questa invocazione: “Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle vostre Sante Piaghe”, che essa aveva tante volte ripetuta a favore delle nostre Sorelle moribonde!...   

Non erano esse invisibilmente presenti nella povera piccola cella, queste care Defunte, queste Venerate Madri, che l'avevano preceduta nella Patria?... Quale magnifico corteggio dovettero esse fare all'entrata in Cielo di quest'umile Conversa! 

Verso le otto di sera, l'ultimo respiro fu così tranquillo, che non potemmo accorgercene ... E mentre noi circondavamo ancora con le nostre preghiere la spoglia verginale, il soggiorno della gloria vedeva - noi amiamo crederlo - la realizzazione di una delle visioni che, ai giorni della sua giovinezza, avevano rallegrato il cuore di Suor M. Marta: la sua anima si era trovata trasportata in Paradiso; i Beati, aprendo le loro file, la lasciavano passare perché essa giungesse molto vicina a N. Signore, e cantavano in Coro con voce incantevole: “Colui che è stato il più piccolo, diverrà il più grande”. 

“Suor Maria Marta Chambon”.


Molti di voi dicono “È morto, è finita”.

 


Nostra Signora Regina della Pace, in Anguera, Bahia, Brasile


Figli miei, molti di voi dicono “È morto, è finita”. Ma no! Io vi dico con tutto il cuore: morendo andrete incontro a una vita felice, se porterete a compimento la vostra conversione. Figli miei, la mia venuta qui è per preparare tutti quanti il più presto possibile. Un giorno mio Figlio ritornerà per raccogliere i frutti buoni. Per questo vi voglio pronti, completamente convertiti, per essere accolti come frutti buoni nella casa del Padre vostro. Pregate il rosario in famiglia per essere liberi dalle tentazioni. Rimanete nella pace.

31/10/1987

IL DOGMA DEL PURGATORIO

 


Sollievo delle anime: liturgia della Chiesa. - Commemorazione dei morti S. Odilone. 

  

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    La Santa Chiesa possiede una particolare liturgia pei defunti: si compone di vespri, di mattutino, di lodi e della messa, comunemente chiamata Messa da Requiem. Commovente non meno che sublime è questa liturgia; attraverso al dolore ed alle lacrime fa agli occhi dei fedeli brillare la consolante luce della immortalità. Ella spiega pompa nei funerali dei suoi figli, e particolarmente nel giorno solenne della Commemorazione dei morti. La santa Messa ha il primo posto, è come il centro divino al quale tutte si riferiscono le altre preghiere e cerimonie. Il giorno dopo Ognissanti, nella grande solennità dei trapassati, tutti i preti devono celebrare il Sacrifizio pei defunti, mentre i fedeli si fanno un dovere di assistervi, e di più offrire la santa comunione, preghiere e limosine, per sollevare i loro fratelli del Purgatorio. 

    Antichissima è questa festa dei defunti. Fin dal principio la Chiesa pregò pei suoi figli trapassati: cantava salmi, recitava preghiere, offriva la santa Messa pel riposo delle loro anime. Intanto non vediamo che vi fosse una festa particolare per raccomandare a Dio in generale tutti i morti. Non fu che nel secolo X, che la Chiesa, sempre diretta dallo Spirito Santo, istituì la commemorazione di tutti i fedeli defunti, per impegnare i fedeli viventi a compiere colla maggior cura e fervore il grande dovere della preghiera per i morti, ordinato dalla cristiana carità. 

    La culla di questa commovente solennità fu l'abbazia di Cluny. S. Odilone, che ne era l'abate sulla fine del secolo X, colla sua carità verso il prossimo edificava la Francia. Estendendo sino ai morti la sua compassione, non cessava di pregare e di far pregare per le anime del Purgatorio. Fu questa tenera carità che gli inspirò di stabilire nel suo monastero di Cluny, nonché in tutte le dipendenze, la festa della Commemorazione di tutti i trapassati. Si crede, dice lo storico Bérault, che vi fosse indotto da una celebre rivelazione, giacché in un modo miracoloso Dio degnossi manifestare quanto a lui era gradita la divozione di Odilone. Ecco come la cosa è riferita dagli storici: 

     Mentre il santo abate governava il suo monastero in Francia, viveva un pio eremita in una piccola isola sulle coste della Sicilia. Un pellegrino francese che ritornava da Gerusalemme, da una tempesta fu gettato su quello scoglio. L'eremita che andò a visitarlo, gli domandò se conosceva l'abbazia di Cluny e l'abate Odilone. «Certamente, rispose il pellegrino, li conosco e mi glorio di conoscerli; ma voi, come li conoscete? e perché mi fate questa domanda? - Odo spesso, replicò il solitario, gli spiriti maligni lamentarsi delle pie persone che, colle loro preghiere e limosine, liberano le anime dalle pene che soffrono nell'altra vita; ma particolarmente si lamentano di Odilone, abate di Cluny, e dei suoi religiosi. Quando dunque sarete arrivato nella vostra patria, in nome di Dio vi prego ad esortare quel santo abate ed i suoi monaci a raddoppiare le loro buone opere in favore delle povere anime». 

     Il pellegrino si recò all'abbazia di Cluny e fece la sua commissione. Perciò sant'Odilone ordinò che in tutti i monasteri del suo istituto, ogni anno si facesse, il giorno dopo d'Ognissanti, la commemorazione di tutti i fedeli trapassati, sin dalla vigilia recitando i vespri dei morti e l'indomani il mattutino, suonando tutte le campane e pei defunti celebrando una messa solenne. - Si conserva ancora il decreto che, nell'anno 998, fu fatto a Cluny, tanto per quel monastero quanto per tutti gli altri dipendenti. Ben presto una pratica tanto pia passò ad altre chiese, e dopo qualche tempo si rese pratica universale di tutto il mondo cattolico.

 

Il cielo, sono Io.

 


Il cielo, sono Io. Quando sarai in cielo, sarai in Me senza le limitazioni imposte dal tuo corpo. Mi toccherai e sarai in contatto con Me con tutto il tuo essere, e tutto in te sarà cielo: una gioia e un senso di completezza che non cesserà di aumentare. E un estasi sempre più perfetta. Pace e consolazione.  

Ci sarà sempre una gioia perfetta, una bellezza perfetta, dinamica e sempre più ricca. Una soddisfazione di felicità. Aspirerai all'Amore, e amerai, e desidererai amare.  

Il cielo, sono Io.  

Al di fuori di Me c'è l'inferno: il dolore della separazione e una fame eterna. Una fame eternamente insoddisfatta e l'inquietudine, e l'angoscia, e l'oppressione.  

Guarda, bambino Mio : il mondo intero è in Me. E tu, piccolo elemento di questo mondo, sei in Me – amata, desiderata, protetta.  

Guarda: Io sono interamente per te. Niente e nessuno può diminuire questo Amore. La Mia onnipotenza consiste anche in questo, nel fatto che Io sono interamente consacrato a ciascuno dei Miei figli. Ognuno di loro ha tutto il Mio amore, tutta la Mia bellezza!  

Io sono indivisibile – anche se sono per tutti.  

Desidero insegnarti ad amare in questo modo e a ricevere l'Amore allo stesso modo: dare la pienezza dell'Amore a ciascuno e ricevere il dono dell'Amore, senza temere che qualcuno te lo porti via o lo diminuisca.  

L'Amore non ha barriere e non mancherà mai di Amore: né di quello che ricevi, né di quello che dai. Dona con un cuore generoso e ricevi generosamente – con una generosità regale, perché ricevi un dono regale e distribuisci un dono regale.  

Sii sicura del Mio amore, perché questo porta pace e gioia, e stimola la generosità. E anche se il tuo cuore sanguinerà per il Mio dolore, la gioia e l'amore saranno in te, perché tu Mi avrai. E tu Mi dispenserai, e non mancherai mai di Me. Non mancherai mai di Amore.  

Io, sono l'Amore presente ovunque, che abbraccia tutto, che soddisfa tutti coloro che desiderano riceverlo e accettano di farselo dare.

6.IX.1989  

 Alice Lenczewska


VITA DI SAN GIUSEPPE

 


Altre grazie fatte da Dio a san Giuseppe; il sentimento che [egli] aveva delle divine offese e come bramava che tutti gli uomini si salvassero


Contemplazioni amorose – Dio si compiaceva molto dell’amore e della fedeltà di Giuseppe, e non lasciava di ricolmarlo sempre più di grazie e di meriti; e il Santo ne approfittava così bene, che si rendeva sempre più capace di riceverne di maggiori con la corrispondenza e la gratitudine verso il suo Dio, per cui spesso era favorito di estasi sublimi, ed in quelle intendeva altissimi misteri della divina essenza, nelle quali l’anima di Giuseppe si dilettava molto, e rimaneva sempre più infiammato dell’amore del suo Dio. Capiva la grandezza del merito che Dio aveva di essere amato e servito fedelmente, e di questo si accendeva di un vivo desiderio e bramava che tutte le creature l’avessero amato con tutto il loro amore. Dio gli faceva conoscere come la maggior parte degli uomini si perdeva nell’amore delle creature e delle cose caduche e transitorie, per cui il nostro Giuseppe ne sentiva una pena insopportabile, ed avrebbe voluto supplire egli stesso alle mancanze di tanti, ma conoscendosi insufficiente, si annichiliva e diceva al suo Dio: «O Dio mio, e perché ho un solo cuore per amarti, bontà infinita? E perché non ho i cuori di tutti gli uomini, che li consacrerei tutti al tuo amore? Tu sei il nostro Padre che ci hai creato con tanto amore, e ci conservi la vita, affinché vivendo amiamo la tua bontà; e dove è l’amore che come figli ti dobbiamo? Come possono scordarsi di Te le creature, mentre sono frutto delle tue mani e hanno la tua somiglianza? Ah, la mia mente non sa ancora capire perché le creature vivano dimentiche di Te, Padre amantissimo!». E in questi discorsi che faceva al suo Dio, si struggeva d’amore e di desiderio che il suo Dio fosse amato e servito da tutti. Dio godeva molto di vedere e udire i desideri del suo servo fedele, e di quanto questo gli fosse gradito, gliene dava spesso il segno facendosi, in tale occasione, gustare alla sua anima, riempiendola di dolcezza, e facendogli udire spesso la sua voce nel più intimo del cuore, per la quale il Santo rimaneva tutto assorto nella dolcezza e nell’amabilità del suo Dio.

Serva di Dio Maria Cecilia Baij O.S.B.

NON SCORAGGIATEVI, SONO SEMPRE CON VOI!

 


Messaggio dato a MYRIAM e MARIE


27 novembre 2025

IO SONO... DIO D'Amore e di Tenerezza vi dà la SUA Santissima Benedizione: insieme a quella della Beata VERGINE MARIA: che È Tutta Pura e Santa: la Divina Immacolata Concezione e, San GIUSEPPE Suo castissimo sposo:


NEL NOME DEL PADRE,

NEL NOME DEL FIGLIO,

NEL NOME DELLO SPIRITO SANTO!

AMEN, AMEN, AMEN.


Soprattutto, figli miei: «NON SCORAGGIATEVI... IO sono sempre con voi, insieme alla VERGINE MARIA: la mia Santa mamma che vi ama!


IO SONO L'ONNIPOTENTE: IL DIVINO, L'ETERNO: «IO SONO»! Amen!


Seguite sempre la fiamma d'Amore che vi guida, Amen!


(Alla fine del messaggio dato, abbiamo cantato:)


Sia lodato in ogni momento

Ti saluto MARIA

IL TABERNACOLO, MINIERA DI ORO SANTO

 


DAL PRESIDIO DELL'AMORE


Questa pagina è esclusivamente dedicata all'Eucaristia, che costituisce uno dei quattro segni fondamentali che caratterizzano le anime scelte, e ciò perché l'Eucaristia, come il sacramento del Dio-Vivo che è, racchiude in Sé tutte le grazie, tutte le luci e tutti i doni, non solo di salvezza e santificazione, ma anche della più alta e consumata perfezione; ed è per questo che, agli occhi della Giustizia eterna, Essa occuperà sempre un posto di rilievo!

L'Eucaristia è, per così dire, la summa di tutti i tesori soprannaturali, con cui l'anima crea il suo patrimonio per la vita eterna. È la stessa Ricchezza, che non solo ha voluto essere canalizzata fino all'anima, ma ha voluto scendere direttamente su di essa, portandole vesti, gioielli e raccolte celesti, con cui deve meritare la gloria immortale del Paradiso. Ecco perché i caratteri di questa pagina sanno d'oro, perché l'oro è l'esponente della ricchezza e della sovrabbondanza! Tuttavia, questa divina Ricchezza, che le anime possono ricevere per essere sante, grande e sane... giace dimenticata nella mappa dei tabernacoli con tutta la preziosità dei suoi attributi incomensurabili! 

Per trovare questa Ricchezza è necessario avere fede, è necessario avere la volontà e cercarla con fedele tenacia affinché si trionfi di tutte le difficoltà. Così come quando si sa con certezza che in un certo terreno esiste un filone d'oro, il felice scopritore, armato di picconi, attrezzi e altri utensili, affronta ogni sorta di difficoltà e fatiche, e non si ferma a cercare, fino a trovare il prezioso metallo, portarlo alla luce della terra, metterlo in un luogo sicuro, trattarlo per sfruttarne il valore; così devono fare anche le anime di fede e di buona volontà, riguardo a questo oro divino, così prezioso e così sovranamente importante! 

La parola infallibile della Santa Chiesa indica loro con sicurezza il terreno dove si trova questa manna incomparabile. Il terreno è essa stessa. La manna, come già detto, è il tabernacolo. Gli utensili di cui devono servirsi, li riassumo semplicemente nella fede e nella buona volontà. Per fede, sapranno qual è il divino Tesoro, che le arricchirà. Per fede, vanno sicure al suo incontro, mentre per la buona volontà consumano un così felice incontro, trionfando delle difficoltà e di ogni sorta di imbarazzi. Per fede conoscono poi di essere in possesso del loro Tesoro, mentre per la buona volontà lo applicano a proprio beneficio, cioè nell'esercizio di tutte quelle virtù, che sbocciano all'ombra della fede. 

Sì, come ho detto poco fa, uno dei primi pensieri del felice scopritore è collocare il suo tesoro in un luogo sicuro, così avviene anche riguardo a questo divino Tesoro. Il luogo sicuro, in cui l'anima deve custodirlo e dove Egli sarà sempre al sicuro per arricchirla, sono i sentimenti di umiltà, la persuasione di essere povera e di dover sempre rimanere povera, se non riceve l'aiuto del suo divino Tesoro. Questa umiltà, aiutata dalla fede, è il punto di partenza della fioritura delle virtù del silenzio, del raccoglimento, della fiducia, della generosità, della pazienza, della mortificazione e di tante e tante altre virtù, che compongono il grande patrimonio spirituale, con cui, nella grande ora, essa, l'anima, riceve dalla Giustizia eterna il franco ingresso nelle file delle legioni beatificate. Non dirò di più; poiché ognuno comprenda il valore capitale dell'Eucaristia nei eterni interessi delle anime. 

Nel Libro del Cielo, la Giustizia eterna dovrà segnare la porzione che ogni anima ha ricevuto di questa grazia incomparabile, oltre al profitto e ai meriti che la sua fede e la sua buona volontà le hanno guadagnato per salvarla, santificarla e perfezionarla. Insisto ancora e sempre "abbiate fede e buona volontà, e il Dio-eucaristico verrà in soccorso della vostra impotenza, in modo che, coprendovi con la sua divina Misericordia, Egli sarà la vostra giustificazione nel grande giorno! ... La fede e la buona volontà saranno il segreto del "inizio di gloria" che molte anime conosceranno in quel momento solenne, come in un amabile bacio della stessa eterna Giustizia.

27-l-1930.

Missionarias de Jesus Crucificado Campinas 


Consacrazione alla Divina Volontà

 



In Voluntate Dei! Deo gratias!


O Volontà Divina e adorabile, eccomi davanti all’immensità della tua luce, perché la tua eterna bontà mi apra le porte e mi faccia entrare in essa per formare la mia vita tutta in te, Volontà Divina. Perciò, dinanzi alla tua luce prostrato, io, il più piccolo fra tutte le creature, vengo, o adorabile Volontà, nella piccola schiera dei figli del tuo Fiat Supremo.

Prostrato nel mio nulla supplico, scongiuro la tua luce che voglia investirmi ed eclissare tutto ciò che non ti appartiene, in modo che non faccia altro che guardare, comprendere e vivere in te Volontà Divina. Essa sarà la mia vita, il centro della mia intelligenza, la rapitrice del mio cuore e di tutto l’essere mio. In questo cuore voglio che non abbia più vita il volere umano; lo bandirò da esso e formerò il nuovo eden di pace, di felicità e di amore. Con essa sarò sempre felice; avrò una forza unica e una santità che tutto santifica e tutto porta a Dio.

Qui prostrato invoco l’aiuto della Trinità Sacrosanta, che mi ammetta a vivere nel chiostro della Divina Volontà, affinché ritorni in me l’ordine primiero della creazione, così come fu creata la creatura.

Mamma Celeste, Sovrana Regina del Fiat Divino, prendimi per mano e chiudimi nella luce del Volere Divino. Tu sarai la mia guida, la mia tenera Madre, e mi insegnerai a vivere e a mantenermi nell’ordine e nel recinto della Divina Volontà. Sovrana Celeste, al tuo Cuore affido tutto l’essere mio. Tu mi farai scuola di Volontà Divina ed io starò attento ad ascoltarti. Stenderai il tuo manto su di me perché il serpe infernale non ardisca penetrare in questo sacro eden per allettarmi e farmi cadere nel labirinto dell’umano volere.

Cuore del mio sommo Bene, Gesù, Tu mi darai le tue fiamme perché mi brucino, mi consumino e mi alimentino, per formare in me la vita del Supremo Volere.

San Giuseppe, tu sarai il mio protettore, il custode del mio cuore, e terrai le chiavi del mio volere nelle tue mani. Custodirai il mio cuore con gelosia e non me lo darai mai più, affinché io sia sicuro di non fare nessuna uscita dalla Volontà di Dio.

Angelo mio custode, fammi da guardia, difendimi, aiutami in tutto, affinché il mio eden cresca fiorito e sia il richiamo di tutto il mondo nella Volontà di Dio.

Corte Celeste, vieni in mio aiuto ed io vivrò sempre nella Volontà Divina.

Luisa Piccarreta


Dovrete essere pronti al Mio ritorno; sarete avvertiti dal suono dello shofar.

 


Carbonia 25 novembre 2025

Susciterò un popolo nuovo, lo renderò amore a Me, sono il Cristo Risorto, sono Colui che discese dal Cielo per portare la salvezza, ma questa Umanità Mi rifiutò e Mi crocifisse.

Sono amore, tutto amore e vengo ancora con amore infinito a darvi di Me.

Figli Miei, amati del Padre vostro, non abbiate timore di convertirvi, queste sono le ultime ore che vi restano a disposizione, il tempo è finito, il momento è giunto per essere letto in tutte le sue parti. “Oracolo del Signore!”

Amati figli, oh voi tutti che Mi state seguendo in fedeltà e amore vero, dovrete essere pronti al Mio ritorno; sarete avvertiti dal suono dello shofar, sarete improvvisamente catapultati in un’altra dimensione dove la vera vita è amore infinito in Me.

Per tutti voi che Mi state seguendo in amore e fedeltà dico: attenti a non sbagliare, attenti a non deludermi, Io attendo il vostro amore e la vostra condivisione alla Mia Opera.

Figli dell’Altissimo, in verità in verità vi dico: siete i Miei eletti, siete i Miei gioielli, fatemi la carità del vostro tutto a Me, sono il vostro Dio Amore, ho dato Me stesso per la vostra salvezza, non siate egoisti con Me, il vostro cuore batta in amore solo per Me.

Questa Umanità non vuole ascoltare la Mia voce, prepara il suo futuro sulla Terra:  … poveri figli, non vogliono accettare il fatto che qui finisce la storia, non resterà nulla nelle loro mani, perderanno anche la loro vita se non si convertiranno e torneranno a Me.

Bramo i Miei figli, li attendo con amore infinito per riabbracciarli a Me, metterli in condivisione nel Mio Regno, donare loro di Me: Spirito e Verità.

Fuori cavalca la bufera, il gelido inverno è in arrivo, tuonerò la Mia giustizia!

Oh! …perfido serpente! …tu che hai trascinato a te i deboli, non avrai vittoria perché Io sto varcando i cieli, apro la porta della vita nuova, metterò il Mio popolo redento alla Mia destra, mai più potrai derubarlo, mai più soffierai su di essi il tuo veleno.

Vattene, Satana, il tuo tempo qui si chiude, hai perso la battaglia: … era scritto!! ma hai voluto comunque sfidare il Creatore. Ah! Che disastro hai combinato! pagherai per il tuo peccato.

Uscite dalle vostre tane, schiavi del Demonio, venite alla luce, Dio è il Perfetto Essere, nessuno potrà mai superare il Suo Tutto. Egli È!

Progredite nelle fede, figli Miei, il burlone striscerà come un serpente ai piedi di Maria, ma Ella gli schiaccerà il capo, è la scena finale!!!

È finito il tempo dei bastardi, la Luce del mondo torna a ripulire da ogni miseria, basta!

IL SACERDOTE



IL SACERDOZIO COMUNE DEI FEDELI


San Pietro, nella seconda Lettura, chiama i fedeli «stirpe eletta, sacerdozio regale... ».
In virtù del Battesimo i laici vengono «consacrati» a Dio con una vera Vocazione, perciò sono chiamati «stirpe eletta (scelti, chiamati)».
Per questo motivo essi non appartengono più a se stessi, ma a Dio quali membra del corpo mistico di Gesù Cristo, che è tutto sacerdotale.
Il Concilio Vaticano II nel documento Lumen gentium afferma che «il Sommo ed Eterno Sacerdote Gesù Cristo vuole continuare anche attraverso i laici la sua testimonianza e il suo ministero e concede loro parte del suo ufficio sacerdotale, per esercitare un culto spirituale, affinché Dio sia glorificato e gli uomini salvati».
Il Corpo Mistico di Gesù Cristo è Corpo e Capo La differenza che vi è tra il Sacerdozio dei fedeli e il Sacerdozio ministeriale (che è proprio di chi riceve il Sacramento dell'Ordine Sacro) sta proprio in questa distinzione:
- chi riceve il Battesimo diventa membro del Corpo Mistico di Gesù Cristo con doveri e funzioni specifiche;
- chi riceve il Sacramento dell'Ordine Sacro diventa partecipe della dignità e delle funzioni proprie del Capo del Corpo Mistico, ha quindi, la potestà di Consacrare l'Eucaristia, di assolvere dai peccati, di essere maestro e guida delle anime, di essere pastore come Gesù pastore, sempre in unione col Papa e coi Vescovi.
Nel battezzato vi è presente Gesù in quanto è divenuto come lui figlio di Dio; nel consacrato con il Sacramento dell'Ordine Sacro vi è presente Gesù come Sommo ed Eterno Sacerdote.
Come si esercita il sacerdozio comune dei fedeli. 1 fedeli esercitano il loro sacerdozio comune: l) procurando da soli e in comunione con la Chiesa la Gloria di Dio e la salvezza delle anime; 2) testimoniando in privato e in pubblico la loro convinta e gioiosa adesione a Cristo e alla Chiesa, vivendo una vita conforme al Vangelo;
3) trasformando, per opera dello Spirito Santo, se stessi e tutta la vita di famiglia, di lavoro, di studio, di relazioni, in un sacrificio perenne gradito a Dio.
Unita al sacrificio della Messa tutta la vita del laico diventa una «Messa».
Molestie, dolori, delusioni, tristezze, malattie e tutto ciò che il Signore chiama col nome di Croce accettata con amore e per amore costituisce il sacrificio sacerdotale dei fedeli, la Messa dei fedeli.
Essi devono diventare «Ostia con Gesù Ostia». Anche il Sacerdote deve - per il Battesimo ricevuto - nella sua vita esercitare questo aspetto del sacerdozio comune dei fedeli.
Se si vivono questi valori allora Sacerdoti e laici consacrano il mondo a Dio.
La Madonna ha esercitato in pienezza e perfezione il Sacerdozio Comune dei Fedeli in perfetta comunione con la volontà del Padre con il dono totale di se stessa a Dio.
Maria ha procurato e procura in modo eccelso la gloria di Dio e la salvezza delle anime di cui è Madre.
Maria si è immolata totalmente, senza riserve, col Figlio Crocifisso.
Il suo dono sacerdotale sta nelle parole dette dall'Angelo: «Eccomi! Sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola».
Diciamo anche noi a Dio: Eccomi! I requisiti e le qualità del Sacerdote
Nella lettera agli Ebrei, cap. 7 vers. 26, si elencano le qualità che si richiedono per essere Sommo Sacerdote: «Tale era, infatti, il sommo Sacerdote che ci occorreva: Santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli». Tale è in modo perfettissimo Gesù.
Chi ha ricevuto l'Ordine Sacro ha il dovere di avvicinarsi sempre più a questo ideale.
Ma anche i fedeli, partecipi del sacerdozio comune, devono guardare al Modello per essere quanto più è possibile simili a Gesù.
In tal modo essi diventano in qualche modo conformi a Cristo e come Lui sono nello stesso tempo Altare, Vittima e Sacerdote.
È lo Spirito Santo che compie quest'opera di trasformazione interiore così come la Chiesa ci fa pregare nella preghiera eucaristica III: «Dona la pienezza dello Spirito Santo... Egli faccia di noi un sacrificio perenne a Te gradito!».