lunedì 18 ottobre 2021

Il Dogma dell'Inferno.

 


I. - Il Dogma dell’Inferno. 


   Il dogma dell’Inferno è la verità più terribile di nostra fede; e noi ne siamo certi come  dell’esistenza di Dio e dell'esistenza del sole; non vi essendo verità più chiaramente rivelata che  quella dell'Inferno, da Gesù Cristo ben quindici volte affermata nel suo Vangelo. 

   Nel che la ragione viene in aiuto della rivelazione; mentre l'esservi un Inferno si accorda colle  immutabili nozioni di giustizia scolpite nel cuore umano, per modo che sì tremenda verità, rivelata  fino dal principio agli uomini e sì conforme al lume naturale, fu sempre ed è tuttavia riconosciuta da  quanti popoli non andarono per effetto di barbarie sommersi nella più selvaggia ignoranza. 

   Così non fu mai l'Inferno negato né da eretici, né dai giudei, né dai maomettani, e gli stessi gentili,  tuttoché in mezzo a tanti errori ne avessero alterato il concetto, non ne perdettero però mai la  credenza. 

   Alla moderna empietà delirante era serbato il superar quella di tutte le precedenti età col negare  l'esistenza dell'Inferno. Sì, vi sono uomini che si ridono dell'Inferno, o lo mettono in dubbio, o lo  negano apertamente! 

   Si ridono dell'Inferno; come? Ridersi della credenza universale dei popoli, di una dottrina che  riguarda il destino eterno dell'uomo, del supplizio di fuoco da tollerarsi per una eternità! Mettono in  dubbio, o negano anche l'Inferno; ma in un punto di religione non può decidere chi non è giudice  competente; ma non si può mettere in dubbio, e meno ancora negare una credenza stabilita sì  sodamente, senza recare irrepugnabili argomenti. Ora sono essi competenti in materia di religione  coloro che negano il dogma dell'Inferno? o non sono anzi del tutto estranei a quella parte di scienza  che appellasi teologia? e non ignorano per ordinario fino ai primi clementi del Catechismo? 

   Donde viene lor dunque la smania di metter bocca in una questione religiosa, che supera le loro  facoltà? perché tanto ardore in combattere la credenza dell'Inferno? Ah troppo ne va del lor proprio  interesse! Sentono eglino, che se l'Inferno vi è, sarà loro porzione, c vorrebbero pure i miseri che  non vi fosse; quindi pongono sforzi a persuadersi che di fatto non vi è; sforzi che riescono per lo più  ad una specie d'incredulità, la quale in sostanza è un puro dubbio, ma dagl'increduli manifestato con  una negazione. 

   Dicono, non vi è Inferno! E per quali ragioni, negano sì arditamente? Ecco in breve tutte le loro  ragioni e ragionamenti. - Io non credo l'Inferno. - Chi lo afferma, non ne sa nulla. - La vita futura è  questione insolubile, un forse invincibile. - Nessuno è tornato mai dopo morte per attestare che vi  sia inferno. - Qui stanno le pruove tutte dei dottori dell'empietà. Esaminiamole. 

    Io non vi credo. Non credete? E perché non credete voi, non vi è l'Inferno? Per questo solo vostro  capriccio? Se un ladro fosse insensato al punto di negare che vi sia la prigione, la prigione  cesserebbe per questo di essere? ed il ladro non vi potrebbe cadere? 

    La vita futura è un oscuro problema, l'Inferno è un forse. Vi ingannate: il problema è sciolto  pienamente dalla rivelazione, né ombra di dubbio vi rimane. No, no, qui non han luogo i forse, ma  tutto vi è salda certezza: l'Inferno è un fatto di fede, come l'esistenza del genere umano è un fatto  indubitabile di natura. Ma poniamo pure per un istante che vi sia qualche incertezza, sì che possa  dirsi con qualche probabilità: Forse non vi è punto l'Inferno; io domando a chiunque abbia sana  ragione: Chi appoggiandosi a tale semplice forse si esponesse a cader nel supplizio dì un fuoco  eterno, non sarebbe il più insensato degli uomini? 

    Nessuno é tornato dal sepolcro a parlarci dell'Inferno. E se ciò fosse vero, non esisterebbe  l'Inferno? Tocca forse ai dannati il manifestarci che vi è? Tanto varrebbe a dire che ufficio è dei  prigionieri l'attestarci che vi sono prigioni. Ah non è punto necessario che vengano i dannati ad  accertarci esservi l'Inferno; ci basta la parola di Dio, che lo proclama per ammaestramento  dell'uman genere. 

   Ma voi che pretendete, non essere alcuno dei trapassati venuto a parlarvi dell'Inferno, ne siete poi  ben sicuro? Lo dite, lo affermate; ma vi stanno contro fatti storici, accertati, incontrastahili. Né  parlo io qui di Gesù Cristo, disceso all'inferno e risorto da morte: altri morti vi sono che tornarono  alla vita, e reprobi che ci hanno fatto riconoscere la loro eterna riprovazione. Tuttavolta, sia quale si voglia la certezza storica di tali fatti, non è su di essi, ripeto, che intendiamo stabilire il dogma  dell'Inferno; ma sulla parola infallibile di Dio. I fatti però, che qui si arrecano, servono bene a  confermarlo ed a metterlo in maggior luce. 

del R. P. SCHOUPPES S.J. 

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