venerdì 28 novembre 2025

Lo Sposo Divino si preparava a incoronare in breve la sua umile Sposa.

 


All'epoca della grande siccità del 1906, la nostra Sorella sembrava come schiacciata sotto il peso della divina Giustizia: “Il Buon Dio è molto scontento; Egli è adirato” - confidava essa alla N. O. Sorella Assistente – “Non vedete come punisce... Ah! come Egli è adirato contro gli uomini!... Essi fanno tanto male!...” - Vostra Carità, replicò questa, vede sempre N. Signore irritato... ma non è Egli soprattutto buono e misericordioso?...” – “Oh! sì, è buono... ma è tanto offeso!... N. Signore ha tanto sofferto per essi: ora Egli punisce. Io prego sempre perché perdoni, ma io non basto... bisognerebbe che tutti pregassero...” 

Povera cara Sorella! essa diceva il vero, la sua vita era tutta di preghiera e, malgrado la sua età avanzata, spesso la vedevamo, dopo giornate di fatica, percorrere le stazioni della Via Crucis con le braccia in croce, offrendo le Sante Piaghe per la salvezza del mondo. 

Durante l'ultima notte di Natale che essa passò sulla terra, pare che Gesù l'avvertisse della sua prossima partenza da questo mondo, come pure delle sofferenze che voleva ancora mandarle. 

Una Sorella, vicina a lei, durante la Messa di mezzanotte la sentì esclamare con angoscia: “O mio Gesù, non questo!... tutto, sì, tutto, ma questo no...” – “Questo” doveva essere soprattutto l'abbandono interno, l'assenza del suo Diletto Salvatore... Essa, abituata alla sua cara presenza, alla sua conversazione quotidiana, non poteva, senza uno strazio immenso, accettarne la privazione!  

Infatti, da quel giorno noi abbiamo notato che la sua fisonomia era velata da profonda tristezza.   

Le sue forze declinavano visibilmente, essa dimostrava maggior età di quella che aveva. L'inverno fu molto rigido. Ma, abituata a non tener conto delle sue incomodità, essa tirava avanti, quantunque le sue gambe fossero considerevolmente gonfiate, e un grave raffreddore non le desse tregua, né giorno, né notte. Ciò le era così ordinario nella cattiva stagione, che nessuno se ne allarmava. Il rimedio migliore, secondo lei, era di percorrere 

il giardino, anche coperto di neve, in cerca di qualche ortaggio.  

Venne frattanto il momento in cui, le sofferenze crescendo ognor più, essa dovette stabilirsi all'Infermeria. Il Dottore constatò un caso di albumina con gravi complicazioni. 

Fin dal giorno seguente essa stessa ebbe il presentimento della sua prossima fine e domandò gli ultimi Sacramenti.   

Le restava a salire un doloroso Calvario: cinque settimane di suprema purificazione, durante le quali il suo Salvatore la associò maggiormente alle agonie fisiche e morali della sua Passione.   

L'enfiagione e l'oppressione non permettevano una posizione sopportabile. I rimedi ordinati per prolungare la sua vita non servivano che ad accrescerne le sofferenze, mentre sembrava in preda ad un abbandono interno più duro e prolungato di quelli provati fino ad ora.   

Tuttavia, le grazie spirituali le erano esteriormente prodigate. Ogni mattina il suo Buon Maestro degnava venirla a fortificare nella Santa Comunione... Ogni sera essa riceveva con riconoscenza la paterna visita del nostro Confessore. Tali soccorsi le erano assai necessari, perché non si può dire fino a qual punto di sofferenza e abiezione.... fosse ridotta per divina permissione.   

Noi sentivamo che vi era qualche cosa di misterioso in questo ultimo combattimento della natura. Non saremmo lontane dal credere che si trattasse del ritorno di certi assalti diabolici, che l'avevano già fatta tanto patire.  

Un doloroso silenzio regnava attorno a questa cara inferma. Appena appena dava qualche segno di risposta a quelle che la vegliavano o la visitavano. Il desiderio della morte pareva ben lungi dal suo cuore, poiché essa allontanava tutto ciò che avrebbe potuto richiamarne il ricordo....   

Il suo silenzio divenne ben presto una specie di sonnolenza. Suor M. Giacomina, la sua gemella di Professione, aiutante nell'impiego dell'infermeria, passava vicino a lei tutte le sue giornate, per quanto glielo permettevano le sue proprie infermità, circondandola di cure affettuose allorché l'infermiera doveva allontanarsi.   

Ogni mattina la Superiora la visitava per rendersi conto se era in stato di fare la Santa Comunione. Molte volte nell'ultima settimana bisognò rinunziarvi... Che cosa si passava tra l'anima sua e Gesù?... Nessuno ne conobbe il segreto. Il suo Buon Maestro, dopo averla costantemente associata alla sua propria Passione, non stava forse perfezionando in lei i tratti della sua Morte? Può darsi che Egli le moltiplicasse i patimenti per tutte quelle di noi che essa doveva ancora aiutare a conseguire più presto il godimento di Dio per i meriti delle sue Sante Piaghe, e anche per i poveri peccatori, e le Anime purganti alle quali essa aveva consacrato e immolato tutta la sua vita.   

I tre ultimi giorni di questa Vittima furono strazianti. Senza posa essa chiamava Nostro Signore: “Mio Tutto! Mio Tutto!... venite venite! ma venite presto!...”.   

Da qualche tempo l'enfiagione generale l'obbligava a restare in poltrona. Siccome pendeva sempre in avanti, si ricorse allo spediente di legarla alla poltrona. Era una pietà il vederla in tale stato, senza un minuto di riposo, né giorno né notte. 

Il suo Diletto venne ancora a visitarla; ma essa non cessava dal supplicarlo, al momento stesso del ringraziamento: “Mio Diletto!... Mio Diletto!...”. Forse velava Egli in quel punto la Santa Umanità che, dalla sua infanzia, essa aveva contemplata in tutte le sue Comunioni? Oppure si rivelava a lei e questo dono momentaneo non serviva che a ravvivare questa fame di Dio, che poteva solo essere saziata dal possesso eterno?.. Dio lo sa.   

Infine fu stesa sopra un semplice pagliericcio, così poté riposare un poco.   

La notte dal mercoledì al giovedì 21 marzo fu terribile. Gridi ininterrotti: “Madre mia, soccorretemi!... soccorretemi!...” straziavano ogni cuore. Non cessarono che al mattino! Noi fummo persuase che, in questa lotta suprema col nemico, la nostra buona Madre Celeste l'aveva infine resa vittoriosa.   

Questa buona Madre doveva venire ai primi Vespri dei Suoi Dolori a prendere la Figlia privilegiata, che da Lei aveva imparato ad amare Gesù Crocefisso.   

Il nostro Confessore reiterò più volte alla cara moribonda la grazia della Santa Assoluzione e le preghiere della raccomandazione dell'anima. Essa non dava alcun segno di conoscenza; ma sui suoi lineamenti, fino allora alterati dal patimento e dall'angoscia, si spandeva poco a poco la calma dell'eterno riposo.   

Era uno spettacolo che non mancava di grandezza. Esso evocava il ricordo delle morti che ci rappresentano certi pittori: quella di un S. Luigi, di S. Francesco Zaverio, per esempio, spiranti sopra una stuoia o sopra uno strato di ceneri.   

Tutte noi la circondavamo della nostra presenza e delle nostre preghiere. Migliaia di volte, forse, la Comunità recitò questa invocazione: “Gesù mio, perdono e misericordia per i meriti delle vostre Sante Piaghe”, che essa aveva tante volte ripetuta a favore delle nostre Sorelle moribonde!...   

Non erano esse invisibilmente presenti nella povera piccola cella, queste care Defunte, queste Venerate Madri, che l'avevano preceduta nella Patria?... Quale magnifico corteggio dovettero esse fare all'entrata in Cielo di quest'umile Conversa! 

Verso le otto di sera, l'ultimo respiro fu così tranquillo, che non potemmo accorgercene ... E mentre noi circondavamo ancora con le nostre preghiere la spoglia verginale, il soggiorno della gloria vedeva - noi amiamo crederlo - la realizzazione di una delle visioni che, ai giorni della sua giovinezza, avevano rallegrato il cuore di Suor M. Marta: la sua anima si era trovata trasportata in Paradiso; i Beati, aprendo le loro file, la lasciavano passare perché essa giungesse molto vicina a N. Signore, e cantavano in Coro con voce incantevole: “Colui che è stato il più piccolo, diverrà il più grande”. 

“Suor Maria Marta Chambon”.


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