“Via, lontano da Me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41)
Ma le occasioni di peccare sono troppe, dirà ancora un altro. Amico mio, conosco tre specie di occasioni che possono indurci a peccare. Tutti gli stati di vita hanno i loro pericoli e offrono occasioni di peccare. Ci sono dunque tre specie di occasioni: quelle alle quali siamo esposti a causa dei doveri del nostro stato, quelle che incontriamo senza cercarle, e quelle nelle quali ci invischiamo da soli, senza alcuna necessità. Quelle occasioni di caduta, nelle quali ci invischiamo senza necessità, non ci potranno servire da scusa; non cerchiamo neppure, inoltre, di giustificare un peccato con un altro peccato. Voi dite che avete sentito cantare una cattiva canzone; oppure avete ascoltato una maldicenza o una calunnia: e perché siete andati in quella casa o avete frequentato quella certa compagnia? Perché avete familiarità con queste persone senza religione? Non sapete forse che colui che si espone al pericolo è colpevole e perirà in esso? Chi cade senza che si sia esposto, si rialza subito, e la sua caduta lo rende ancora più vigilante e più saggio. Ma come mai non capite che quando Dio ci ha promesso il suo aiuto nelle tentazioni, non ce lo ha promesso affatto per quando siamo noi stessi che abbiamo l’incoscienza di esporci ad esse? Andate, sciagurati, siete stati voi stessi che avete voluto perdervi; meritate l’inferno che è riservato ai peccatori come voi. Ma, mi obietterete, abbiamo sempre cattivi esempi davanti agli occhi. Avete cattivi esempi? Che frivola scusa! Se ne avete di cattivi, non ne avete anche di buoni? Perché non avete seguito piuttosto i buoni esempi che i cattivi? Perché non avete seguito l’esempio di quella giovane che si recava in chiesa, alla mensa santa, piuttosto che quello di quell’altra giovane che se ne andava a ballare? Quando quel bravo giovane veniva in chiesa per adorare Gesù Cristo nel santo tabernacolo, perché non avete seguito le sue tracce, piuttosto che quelle di quell’altro giovane che se ne andava ai divertimenti? Dite piuttosto, o peccatori, che vi è piaciuto di più seguire la via larga che vi ha condotto in questa infelicità nella quale ora vi trovate, e non il viottolo stretto che il Figlio di Dio ha voluto lui stesso tracciare. La vera causa delle vostre cadute e della vostra condanna non sono dunque né i cattivi esempi, né le occasioni, né la vostra debolezza, né la mancanza delle grazie necessarie, ma unicamente le cattive disposizioni del vostro cuore che voi non avete voluto reprimere. Se avete fatto il male, è perché lo avete voluto voi! La vostra condanna viene dunque unicamente da voi stessi.
Ma, mi direte ancora, ci era stato detto sempre che Dio è buono. E’ vero che è buono, ma è anche giusto: la sua bontà e la sua misericordia per voi, ormai, sono finite; vi resta solo la sua giustizia e la sua vendetta! Ahimè! Fratelli miei, noi che abbiamo tanta ripugnanza a confessarci, se cinque minuti prima di quel gran giorno Dio ci desse dei sacerdoti per confessare loro i nostri peccati, affinché fossero cancellati, ah! Con quanta fretta non ne approfitteremmo? Ma ciò non ci verrà affatto accordato in quel momento di disperazione. Si racconta che il re Bogoris fu molto più saggio di noi: essendo stato istruito da un missionario nella religione cattolica, era però ancora trattenuto dai falsi piaceri del mondo. Per disposizione della Provvidenza di Dio, un pittore cristiano, a cui egli aveva commissionato per il suo palazzo un dipinto rappresentante una terribile caccia alle bestie feroci, gli dipinse invece il giudizio finale, con il mondo tutto in fiamme, Gesù Cristo in mezzo a tuoni e fulmini, l’inferno già aperto per inghiottire i dannati, il tutto con figure così spaventose che il re rimase impietrito. Ritornato in sé, si ricordò di quello che un missionario gli aveva detto che bisognava fare per evitare gli orrori di quel momento in cui il peccatore non può più avere in sorte altro che la disperazione; e, rinunciando immediatamente a tutti i suoi piaceri, trascorse il resto della vita nella penitenza e nelle lacrime. Ahimè! Fratelli miei, se questo principe non si fosse convertito, sarebbe ugualmente morto, avrebbe lasciato ugualmente tutti i suoi beni e i suoi piaceri, solo un po’ più tardi, ma poi, dopo la morte, avrebbe comunque lasciato ad altri i suoi beni. Ora egli si troverebbe nell’inferno ad ardere per sempre, invece si trova in cielo per l’eternità, tutto contento nell’attesa del gran giorno del giudizio, vedendo che tutti i suoi peccati gli sono stati perdonati e che non ricompariranno mai più, sia agli occhi di Dio che a quelli degli uomini. Fu questo medesimo pensiero, a lungo meditato da san Girolamo, che lo portò a usare un tale rigore con il suo corpo, e a versare tante lacrime. Ah! Gridava nella sua solitudine, mi sembra di udire ad ogni istante quella tromba che dovrà svegliare tutti i morti e chiamarmi al tribunale del mio Giudice. Questo stesso pensiero faceva tremare Davide sul suo trono, e sant’Agostino nel bel mezzo dei suoi piaceri, malgrado tutti gli sforzi che faceva per soffocarlo. Egli diceva di tanto in tanto al suo amico Alipo: Ah! Caro amico, verrà un giorno che compariremo tutti davanti al tribunale di Dio, per ricevere la ricompensa del bene o il castigo del male che abbiamo compiuto durante la vita; abbandoniamo, egli aggiungeva, la strada del crimine e imbocchiamo quella che hanno seguito tutti i santi. Prepariamoci fin da ora a quel giorno.
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S. Giovanni Maria Vianney

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