Il CUORE DI MARIA
PRIMA PARTE
LA CONSACRAZIONE
CAPITOLO I
CUORE IMMACOLATO
Libero assenso
E la libertà umana, che ne è stata di essa? Come ha potuto Dio prendere possesso di un cuore senza chiederne il consenso?
È vero che la grazia ha agito in Maria molto prima di ogni consenso. Ma per consentire alla grazia e rispondere all'amore divino, è necessario essere capaci di farlo. Se Dio ha preso possesso così presto dell'anima di Maria, non è stato per confiscarle la libertà, costringendola ad accettare il destino che le aveva riservato, ma al contrario, per metterla in condizione di acconsentire ai suoi disegni con piena conoscenza di causa e piena libertà, non appena fosse giunto il momento. Tutta la storia dell'influenza di Dio sull'anima di Maria fin dall'inizio della sua esistenza convergeva verso il momento in cui Maria sarebbe stata posta nell'alternativa di accettare o rifiutare tale influenza. La grazia conferiva a Maria la capacità di decidere, di fare una scelta, e di farla senza avere l'intelligenza offuscata dai pregiudizi né la volontà trascinata o schiavizzata dalle passioni. Esentando Maria dal peccato e dalle sue conseguenze, la grazia la rendeva capace di agire con un sovrano dominio di sé stessa. Le dava la facoltà di amare liberamente, e quindi, in modo integrale, ed è questa facoltà che doveva costituire precisamente il cuore di Maria.
Quando è stato chiesto questo consenso alla Vergine? Quando ha accettato pienamente la grazia della sua Immacolata Concezione? Lo sappiamo dal Vangelo: al momento dell'annunciazione. Certamente, fin dalle prime manifestazioni della sua vita cosciente, Maria aveva cominciato a corrispondere all'amore divino, ad accogliere deliberatamente l'influsso della grazia nella sua anima. Si era sottomessa di buon grado all'azione di Dio e si era sempre prontificata a compiere i suoi più piccoli desideri, eseguendo fedelmente anche la più piccola delle sue suggestioni. Con i suoi atti di volontà, ratificava, per quanto le era possibile, tutte le esigenze della divina volontà; e si compiaceva di soddisfare i minimi desideri che Dio le esprimeva nell'intimità della sua anima. Maria aveva quindi, prima dell'Annunciazione, molte occasioni di manifestare a Dio la sua accettazione della grazia. Ma tali consensi rimanevano ancora parziali, perché Dio aspettava il momento in cui la personalità di Maria, giunta alla sua età adulta, fosse veramente formata e capace di dare un'adesione totale e definitiva alla grazia tutta speciale con cui l'aveva favorita. In quel momento, inviò un angelo per chiarire a Maria la portata di quella grazia e, per questo stesso motivo, la portata del consenso che le veniva chiesto. La grazia dell'Immacolata Concezione era stata concessa a Maria in vista della sua maternità divina; l'angelo le disse che le era stata data una grazia straordinaria affinché potesse diventare la madre del Messia, del Figlio di Dio, e chiese una risposta.
Maria aveva pieno potere di rispondere come voleva. La grazia che le era stata conferita da Dio fin dalla sua concezione era diventata sua proprietà. Tutto era stato elaborato nella sua anima dall'azione divina, tutto le veniva da Dio; ma allo stesso tempo tutto le apparteneva, perché c'era stato veramente da parte di Dio un dono, e un dono irrevocabile, senza pentimento. La pienezza della grazia abitava nel suo cuore. Questa è la ragione per cui Dio le mandò a dire: "Rallegrati, piena di grazia", attestando così che quella pienezza di grazia le apparteneva al punto da formare il suo vero nome, da costituire la caratteristica fondamentale della sua personalità. Dio voleva far riconoscere che ciò che aveva dato a Maria era diventato suo e che non lo avrebbe più ripreso. Questa è anche la ragione per cui ordinò che l'angelo le dichiarasse: "tu, che sei stata piena di grazia" e non "tu, che sei stata piena di amore". Maria era quindi, in tutto il senso dell'espressione, colei che era stata colmata di amore da Dio, la creatura amata da Dio per eccellenza. E Dio l'avrebbe volentieri chiamata in questo modo, perché per lui, Maria era la creatura che aveva amato, scelta tra tutte, colei a cui aveva legato il suo cuore. Avrebbe potuto, in questo momento dell'Annunciazione, concederle un titolo o esprimere direttamente l'amore ardente che le votava. Ma invece di mettersi dal punto di vista dell'affetto che le dedica, si mette dal punto di vista della Vergine, di tutto ciò che lei ha ricevuto in virtù di quell'affetto; le ha scelto un nome che sottintende il suo amore divino e indica il suo splendido effetto: "Tu, che sei stata piena di grazia".
Questo effetto incanta Dio stesso. Per mezzo del saluto angelico Egli si inchina davanti a tale ammirabile perfezione. Perché l'angelo è un semplice ambasciatore; è da parte di Dio che egli si rivolge a Maria, e quando la saluta con una parola di immensa ammirazione, è tutta l'ammirazione di Dio per la sua creatura che si manifesta. Dio conosce la sua infinita ricchezza e il suo incomparabile splendore; conosce ugualmente la potenza del suo amore e la saggezza con cui diffonde le sue perfezioni negli esseri che ha creato. È stato Lui a operare tutto nell'anima della Vergine; Egli lo sa, e tuttavia, si meraviglia. Contemplando la Vergine, vedendola rivestita di tutta la grazia che le ha dato, rimane preso da meraviglia, ed è con un autentico rispetto verso la persona che Egli ha creato e colmato dei suoi doni che gli invia il suo messaggero e la saluta. È un rispetto come quello di chi è penetrato d'entusiasmo per la seduzione della sua bellezza.
La Vergine è signora di questa bellezza e ha il potere di usarla come desidera. Si trova tanto più libera, più sovrana nella sua decisione quanto più ha ricevuto da Dio. Dio non ha mai amato tanto una creatura, e tuttavia evita a ogni costo fare del suo amore una risposta forzata, ma desidera una risposta di un vero amore, cioè, di un cuore libero e padrone di sé. Per questo fa sì che Maria si riprenda dalla leggera perturbazione provocata dall'ingresso dell'angelo: "Non temere, Maria". La Vergine deve essere assolutamente calma e lucida per rispondere.
La risposta fu altrettanto integrale quanto lo era stato il dono divino. Maria vuole che il suo consenso abbia per misura l'estensione stessa della volontà divina: "Si faccia di me secondo la tua parola!" (Lc. 1, 38). Desidera che la parola di Dio regoli interamente la sua vita. In greco, questa frase assume l'aspetto di un voto, un ottativo piuttosto che un congiuntivo. E ciò indica la spontaneità con cui Maria acconsente: per lei, non si tratta di obbedire a un ordine, ma di avere nel cuore un'aspirazione che concordi con la richiesta divina. Pertanto, molto più che una sottomissione, è un trasporto di tutto il suo essere che desidera il compimento del disegno di Dio e con esso si rallegra. Si può tradurre la sua risposta nel modo seguente: "Si faccia così come hai detto!" C'è in tale consenso un fervore appena trattenuto.
In questo momento, Maria accoglie in piena luce e con tutta la sua volontà la grazia che era in lei e che era iniziata con l'Immacolata Concezione. Al fervore con cui Dio la aveva colmata di grazia, rispondeva il fervore con cui ella acconsentiva. Così si costituiva perfettamente e sbocciava il Cuore Immacolato della Vergine. Affinché un cuore sia veramente formato, e lo sia secondo il destino soprannaturale dell'uomo, è necessario che Dio abbia agito prima per sua grazia, reso la persona capace di amare, poiché questa persona deve rispondere liberamente al suo amore. Queste tre condizioni si verificano in grado supremo in Maria: Dio ha agito in lei fin dal primo istante della sua concezione e in modo completo; l'ha resa capace di amarlo, conferendole una libertà eminente, nata tanto dalla pienezza di grazie di cui Maria godeva quanto dalla sua preservazione da tutte le illusioni e cattive inclinazioni del peccato; infine, dopo una lunga maturazione della sua personalità sotto l'influenza della grazia, che la rendeva pienamente padrona di sé, la Vergine ha acconsentito con tutta la forza del suo essere; ella si è data e si è abbandonata con ardore alla divina volontà. All'amore che aveva ricevuto e che le conferiva la possibilità di amare, ella rispondeva con un amore altrettanto totale; con il suo fiat, il suo cuore si consumava nella perfezione di un cuore esclusivamente donato a Dio.
JEA N GA LOT, S.J.

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