CHI MORRA’ VEDRA’…
La pena del danno
Noi abbiamo meditato sulla pena del fuoco del Purgatorio, e parliamo degli stadi in cui questo è diviso, ma non possiamo capire né parlare delle pene che le anime hanno nel fuoco e nei vari stadi per i quali passano, non avendo nella vita terrena nessuna pena che ce ne possa dare una precisa idea. Possiamo dire però che l'intensità delle pene è proporzionata esattamente alle colpe commesse, ed è resa intensa e come dominata dalla pena del danno, cioè dalla privazione di Dio, e dal desiderio di possederlo, per l'intenso amore che le anime hanno per Lui, e per l'intensissimo amore che Dio ha per loro.
Perciò abbiamo chiamato il Purgatorio una contesa di amore. Il Signore non è severissimo con loro, è invece amorosissimo, e le purifica perché le vuole in una perfetta felicità. L'anima percepisce questo amore di Dio, e più si slancia verso di Lui: arde per amore, geme per amore, percepisce la caligine oscura nella quale si trova, perché è amata ed ama, domanda aiuto per uscire dal suo stato, perché sia abbreviato, non potendo essa abbreviarlo con i propri meriti, essendo incapace di meritare, e quest'ansia l'ha per amore.
Il gemito dell'amore dell'anima che desidera Dio, e che sente l'attrazione del divino Amore che la vuole nella felicità, costituisce la pena del danno, che è contesa di amore. Possiamo anche dire che è una pena che tempera le pene del fuoco e dei sensi. Sembra un paradosso, eppure è così, per la stessa contesa di amore, che fa riguardare dall'anima ogni pena purificatrice come un passo verso il Sommo Bene e la eterna felicità.
Una donna che deve fare... una cura di bellezza per presentarsi ad una festa regale, soffre tanti fastidi e tante pene, ma queste pene le diventano più sopportabili per il fine a cui tendono. Se un carnefice con una pinza le strappasse le sopracciglia, le mettesse tra i capelli, tirandoli con dolore, delle molle, e le ponesse sul capo un casco pesante ed infuocato, costringendola a stare immobile per ore, e se per darle una pena opprimente che le mozzasse la libertà del respiro, la stringesse nei fianchi e sul petto, e se addirittura le tagliasse i muscoli dei polpacci... la donna si dimenerebbe disperata. Ma se tutto questo le fosse fatto per darle una linea elegante, uno splendore di bellezza che le conciliasse l'ammirazione e l'amore del Re, essa soffrirebbe tutto per amore del Re, e le sue pene sarebbero temperate e sopportabili per l'amore. Così sono, in questo pallido paragone, le pene del senso per le anime purganti, specialmente quando per la purificazione subita, si avvicinano di più a Dio, e, snebbiate, ne considerano la infinita bellezza e l'infinita bontà, come in una crescente meditazione e contemplazione.
Per la stessa contesa di amore tra Dio e l'anima, possiamo dire che negli stadi più profondi del Purgatorio, dove l'anima arde nel fuoco che la purifica, le pene che mettono in evidenza le sue colpe e le sue imperfezioni rendono per lei più spasimante la pena del danno. Essa, infatti, purificata con pene proporzionate ad ogni colpa, non considera la privazione di Dio nelle ansie dell'amore, ma la considera negli spasimi del dolore delle colpe commesse, e nel rimorso terribile di essere separata dal Sommo Amore, per le più stolte e miserabili soddisfazioni della terra. E’ questo il verme dell'anima, del quale parla Gesù, che nei dannati non muore, perché è eterno, e nelle anime purganti è rimorso di amore, è maggiore apprezzamento del Signore, e perciò è maggiore ansia di amore nella percezione della bontà di Dio che l'ama e la desidera con Sé. Anche in quegli abissi profondi, che confinano quasi con l'Inferno, la pena e l'espiazione sono contesa di amore.

Nessun commento:
Posta un commento