Dopo che passai qualche tempo in questo stato detto sopra, cioè, circa sei o sette mesi, le sofferenze si accrebbero di più, tanto che fui costretta a starmene nel letto. Spesso si moltiplicava quello stato di perdere i sensi, quasi che non avevo neppure un’ora libera; mi ridussi ad uno stato di estrema debolezza. La bocca si strinse in modo che non la potevo aprire affatto, e in qualche momento libero che avevo, appena potevo prendere qualche goccia di qualche bevanda, se pure mi riusciva, e poi ero costretta a rimetterla per i continui vomiti che ho avuto sempre.
Dopo che stetti circa diciotto giorni [78] in questo stato continuo, si mandò a chiamare il Confessore per confessarmi. Quando venne mi trovò in quello stato di assopimento. Quando mi riebbi, mi domandò che cosa avessi. Gli dissi solamente, tacendo tutto il resto (siccome allora continuavano gli strapazzi dei demoni e le visite di Nostro Signore): “Padre, è il demonio”. Lui mi disse: “Non aver paura, che non è il demonio, e se è lui, il Padre ti libera”.
Così, dandomi l’ubbidienza, segnandomi con la croce ed aiutandomi a sciogliere le braccia, poiché mi sentivo tutto il corpo impietrito, come se fosse divenuto tutto d’un pezzo, riuscì a restituirmi il moto delle braccia e a farmi aprire la bocca, ché prima ero divenuta immobile a tutto. Questo io lo attribuii alla santità del mio Confessore, che era veramente un santo sacerdote 61, e lo tenni quasi per un miracolo, tanto che [79] dicevo fra me stessa: “Vedi, ero preparata a morire”, perché in realtà mi sentivo male e, se fosse durato quello stato, io credo che avrei lasciato la vita; sebbene ricordo che ero rassegnata e che quando mi vidi libera provavo un certo rincrescimento di non essere morta.
Quindi, dopo che il Confessore se ne andò, io, rimasta libera, ritornai allo stato di prima. E così successe che passavo le settimane, i quindici giorni e anche i mesi che ero sorpresa da quello stato di tanto in tanto nella giornata e da me stessa riuscivo a liberarmi. Quando poi ero sorpresa spesso, spesso, come ho detto di sopra, allora la famiglia mandava a chiamare il Confessore, tanto più che avevano visto la prima volta che ne ero rimasta libera, perché tutti credevano che non mi dovevo più riavere da quello stato, e invece scesi in chiesa 62 e mi rimisi allo stato di prima. [80] 63 Così mandavano a chiamare il Confessore e allora restavo libera. Ma però, non mi passò mai per la mente che in un tale stato ci voleva il Sacerdote per liberarmi, né che il mio male fosse una cosa straordinaria. È vero che quando perdevo i sensi vedevo Gesù Cristo, ma questo lo attribuivo alla bontà di Nostro Signore e dicevo fra me stessa: Vedi quanto è buono il Signore verso di me, che in questo stato di sofferenze viene a darmi la forza; altrimenti, come le potrei sostenere? Chi mi darebbe la forza? È pur vero che quando doveva succedermi un tale stato, la mattina nella Comunione me lo diceva, e in quello stesso stato da Lui stesso mi venivano le sofferenze, ma non davo retta a niente. Il solo pensare qualche volta di dirlo al Confessore, credevo che fossi l’anima più superba del mondo... [81] Gesù Cristo, e provavo tale rossore, che fu impossibile dire niente a quel Confessore, per quanto buono e santo fosse. Tanto è vero, che non credevo che ci volesse il Sacerdote per liberarmi, ma che ciò succedeva per la santità del Confessore.

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