lunedì 29 giugno 2026

Orizzonti senza confine.


 TEMPO ED ETERNITÀ 


Come la immensità di Dio è rispetto al luogo, così è l'eternità rispetto al tempo. Come rispetto all'immensità di Dio tutto il mare non è più che una goccia di acqua e l'atomo dell'aria non è meno che tutto il mondo, così rispetto all’eternità centomila secoli non sono più che un istante. Se Dio ti desse solo un quarto d'ora di vita e tu sapessi, che dopo la tua morte, il mondo entro un'ora dovesse finire, spenderesti quel tempo in procurarti fama dopo la tua vita? Certamente non ti preoccuperesti d'altro che di prepararti alla morte e non ti importerebbe nome vano e grande memoria di te. Sappi dunque che devi far lo stesso ora, sebbene tu fossi certo di poter vivere cento anni e che il mondo non finisse prima di centomila anni. Tutto ciò che ha fine è breve e tutto il tempo, rispetto all'eternità, è un'ora, un momento. 

Disse S. Giovanni che al suo tempo il mondo era già arrivato all'ultima ora, benché mancassero tanti anni, perché tutti questi anni non sono più che un'ora rispetto all'eternità. Come tu non ti preoccuperesti di lasciare nome di te nel mondo, se mancasse soltanto un'ora fino al suo termine, così non vi devi pensare ora, anche se vi mancano ancora molti secoli. 

Se tu sapessi di dover vivere cent'anni ancora, ma non avessi che un'ora di tempo per estrarre dal tesoro di un gran re il necessario nutrimento di tutta la vita, andresti forse a consumare quell'ora baloccando o passeggiando, o ti intratterresti in vana conversazione o andresti a cercare divertimenti? Certamente non smetteresti di lavorare e di farti premura a caricare quei tesori. Ed allora, come ti trascuri, sapendo che la tua anima ha da vivere per un'eternità e non avrà se non quello che in questa vita avrai guadagnato e meritato? Guarda il poco tempo che ti fu dato per guadagnarti l'eternità. Come vivi senza pensiero? Come te ne vai passeggiando? Come puoi badare ai passatempi, come puoi ridere, come non piangi e non fai a brani le tue carni con la penitenza e col rigore di vita? Più è un'ora rispetto a cento e centomila anni che non centomila anni rispetto all'eternità. Se in quell'ora, che ti sembra poco tempo, non riesci a tesoreggiare, come riuscirai a meritare un'eternità nel tempo di questa vita, anche se fosse di cento anni, giacché è sempre un momento rispetto all'eternità? 

Pensa che cosa sono cento anni rispetto ad un milione di anni, e poi guarda che cosa sono rispetto all'eternità. Se per cento anni di tormenti te ne dessero un milione di piaceri, ciò ti verrebbe molto a buon mercato, giacché daresti diecimila volte meno di quello che ricevi; ma non per cento anni ma per un'ora di mortificazione di un piacere Dio ti promette un'eternità di gloria. Considera bene quanto meno dai di quello che ricevi, perché se una vita lunga di fatiche fosse, rispetto ad un milione di anni, diecimila volte di meno, che sarà in confronto all'eternità, rispetto alla quale milioni di secoli non sono neppure un istante? 

Vedi quanto è breve lo spazio di questa vita per tesoreggiare quella eterna. Con ragione disse Sant'Agostino: Per un riposo eterno sarebbe da sostenersi una fatica eterna; chi riceverà una felicità eterna dovrebbe soffrire patimenti eterni (In Ps. 39). Infatti come ti può sembrare lungo il tempo breve di questa vita? Non dubito che non v'è giusto nel cielo, né peccatore nell'inferno che, tutte le volte che diriga gli occhi nell'eternità, non si meravigli e non  stupisca che una cosa tanto breve com'è questa vita, sia la chiave del bene o del male eterno. Considera quanto a buon mercato ti si dà l'eternità di gloria. Pesa mille anni in confronto dell'eternità, pesa diecimila, pesa centomila, non fai nulla, tutto è fumo e paglia, perché non v'è confronto ira l'infinito ed il finito, né tra il vivo ed il dipinto. 

Disse Plotino che il tempo è immagine dell'eternità. e Davide che l'uomo si passa in immagine, cioè nel tempo. Lo stesso che si dice del tempo si può dire di ciò che corre nel tempo. I mali ed i beni temporali sono dipinti in confronto a quelli dell'eternità. Vedi ora quanto a buon mercato si dà una gloria senza fine per una fatica tanto breve, una beatitudine vera per un affanno dipinto, e tu vorresti disprezzarla per un piacere finto e momentaneo! Disse Salomone che la Sapienza nella mano destra teneva l'eternità, nella sinistra le ricchezze e la gloria, per significare che con più premura si deve cercare l'eterno che il temporale, che si deve preferire la virtù alla ricchezza e agli onori, perché, come la mano destra ha più forza della sinistra, così dobbiamo cercare e conservare l'eterno con tutte le nostre forze, non invece il temporale; giacché anche i beni più grandi di questo mondo, anche la maggiore gloria di esso, non essendo eterni, a che giovano? 

Avendo fine le cose di questo mondo, si affondano nell'abisso del niente, come se non fossero mai state. Non dico soltanto i piaceri della vita, ma anzi la vita stessa, la quale che cosa e altro se non un'ombra di esistenza? Considera anzi un piacere goduto; questo per un'eternità non fu piacere tuo, e, dopo che tu ne sia privo, vi sarà altra eternità in cui non sarà tuo; questo equivale a non averlo mai avuto. Tutto ha principio e fine, fuorché l'eternità; tutto si affonda e viene assorbito, come se non fosse mai stato. Così lutto ciò che è temporale non sarà di utilità alcuna, se non ne caverai da esso alcun frutto eterno che dura. 

P. Gian Eusebio NIEREMBERG S. J. 


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