LE REAZIONI DELL’INDEMONIATO
L’ossesso a un osservatore esterno presenta spesso gli aspetti che si riscontrano il più delle volte in un malato di mente. E infatti le manifestazioni diaboliche, finché non sono esattamente individuate e definite, fanno spesso pensare a una malattia psichica che potrebbe e dovrebbe essere curata coi rimedi forniti dalla scienza medica ordina ria. Il più delle volte però avviene che il paziente sottoposto a un esame più accurato, presenta sintomi completa mente nuovi e insoliti che non trovano nessuna classificazione nelle diagnosi ordinarie. Il paziente in quel caso, anche se le manifestazioni che presenta sono di un malato, non è un malato. La possessione si fa sentire nell’ambito corporale, fisico e metafisico del paziente. Nell’ambito corporale la possessione influisce, spesso ma non sempre, nella sensibilità, nella percezione, nella memoria, nell’intelligenzae nella coscienza. Vogliamo passare in rassegna alcune di queste manifestazioni. Tutti e cinque i sensi possono, singolarmente o collettivamente, essere affetti dalla presenza diabolica. Magda, la ragazza tedesca già ricordata, a 13 anni fu per diversi giorni colpita da cecità parziale tanto da dover portare gli occhiali. Più tardi le capitò, sempre per influsso diabolico, di non poter vedere neppure le cifre sulla sveglia accanto al letto, o leggere le lettere di suo marito, che doveva farsi leggere da altri. Talvolta le capitò di poter leggere correntemente un romanzo o un articolo di giornale, ma non un libro di pietà o altre preghiere. Tali difetti visivi erano sempre temporanei, della durata di qualche giorno e talvolta di qualche ora.
Il piccolo Teobaldo di Illfurt rimase sordo totale per quattro anni, cioè per tutta la durata della possessione diabolica. Magda ebbe una volta la sordità parziale soltanto da un’orecchio, e un’altra volta la sordità totale per diverso tempo: il demonio voleva costringerla a un nuovo patto sottoscritto col suo sangue147.
Alla sordità è generalmente legata la mutolezza, il sordo è anche muto. Magda fu impedita di parlare anche fuori della crisi diabolica. Facendo il suo normale servizio di infermiera non poteva rispondere neppure alle domande dei medici. Per nascondere la sua vergogna e per dare una spiegazione del fenomeno corse in camera e scrisse su un foglio: «Fatta una scommessa di 10 marchi di non parlare fino alle ore 21» (era quella l’ora in cui finiva il servizio), e lo mostrava a quelli che la interrogavano. Siccome era stata sempre una chiaccherona loquace e ciarliera, quella «scommessa» sembrò molto strana. Alle 21 terminava il suo servizio ma la loquela non tornò che la mattina del giorno seguente.
Fenomeni innaturali si rilevano in Magda anche riguardo al gusto.
Per giorni interi sentiva in bocca un gusto sgradevole, talvolta sangue, talvolta zolfo, che non riusciva a eliminare con l’acqua o coi liquori. Altre volte restava per qualche tempo senza nessun gusto fino a non distinguere più il sapore del sale o dello zucchero. Fenomeno tanto più notevole e inspiegabile perché Magda era una cuoca abilissima e aveva un palato molto fine per distinguere i diversi sapori delle vivande.
Nella vita di alcuni santi, come in quella di sant’Antonio abate scritta da sant’Atanasio, o in quella di santa Francesca Romana, si legge di percosse ricevute da mani invisibili che lasciavano segni visibili dietro di sé. Nel caso di Magda queste percosse furono sperimentate più volte, di solito durante la notte e senza testimoni, ma spesso anche di giorno e in presenza di altre persone, che poterono poi controllare le lividure sulle spalle, sulla schiena e sul collo.
Anche la facoltà della percezione, oltre che della sensibilità, era soggette agli influssi diabolici. Insistiamo ancora sui fenomeni della possessione diabolica di Magda perché più documentati e largamente esaminati da padre Rodewyk.
Per lungo tempo essa fu tormentata dalla visione di un gattone nero che improvvisamente le saltava in faccia e le lasciava sul viso il segno dei graffi. I fatti si ripeterono in un giorno fino a venti volte.
Altre volte erano serpenti che le circondavano il corpo fino a soffocarlo lasciando un’impressione di freddo che durava tutta la giornata, o lo mordevano (senza però avvelenano). Altre volte erano bruciature su diverse parti del corpo che sparivano da sé dopo poco tempo, o croci sulla fronte o sul petto che apparivano di solito in determinate feste dell’anno liturgico.
La presenza diabolica influiva anche sullo stato di salute dì Magda. Spesso era colpita da inappetenza, essa che aveva sempre amato la buona cucina, o da insonnia che le faceva passare le notti in bianco, o tormentate da sogni orribili che la obbligavano a tenere la luce accesa tutta la notte, o colpita da tumori e gonfiori del ventre, dello stomaco, del collo, del braccio, della mano — il così detto meteorismo, particolare manifestazione citata anche dal rituale romano — o da paralisi locali di più o meno lunga durata. Negli indemoniati è facile riscontrare anche la tendenza al suicidio, o il tentativo di farlo per porre fine a tutte le angherie e sofferenze causate dalla presenza diabolica, o, d’altra parte, per sottostare all’ingiunzione dello spirito maligno che spinge al suicidio.
Ma anche in questo caso l’azione diabolica deve limitarsi a quello che le è permesso dalla volontà divina.
Le diverse reazioni dell’indemoniato sono così riassunte dal de Tonquédec, che aveva esaminato una giovane ossessa di 18 anni:«Improvvisamente le sue membra si contraggono, la testa si rovescia all’indietro oppure resta immobile come fissata su qualche cosa. Lo scatto si produce dopo qualche minuto, per un certo periodo la voce rimane imbarazzata, le parole sono male articolate. Non è ancora questo tuttavia a impressionare maggiormente i familiari, ma le rabbie violente, terribili, che colpiscono la giovane.
Quando è allo stato normale essa sembra amare molto i genitori, li accarezza, li abbraccia, poi all’improvviso si comporta da vera furia. Rompe tutto, vetri, bicchieri, vasi di valore, straccia tende, abiti, contorce nelle mani oggetti e li frantuma. Insulta volgarmente i genitori, chiama la mamma «vacca», la insegue armata con un coltello per colpirla e tenta pure di colpire se stessa. Quando attraversa i suoi cattivi momenti un nonnulla la irrita, la impazienta. Parole innocenti, o senza significato, come fuoco, danaro, bicchiere, pronunciate davanti a lei, sembra che abbiano una forza magica per fare scatenare la sua rabbia. Finita la crisi ne conserva in parte il ricordo e il rimorso, corre ad abbracciare la mamma, le domanda perdono: «Mi dispiace di aver fatto questo, non sono io, non posso resistere, è mio malgrado»148.
Paolo Calliari

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