E quando fu giunto il tempo che lui se ne andò in campagna, una mattina, dopo la Comunione, il Signore mi fece capire che dovevo essere sorpresa da quello stato e mi invitò a tenergli compagnia col partecipare alle sue pene; ed io subito gli dissi: “Signore, come farò? Il Confessore non ci sta; chi mi deve liberare adesso? Vuoi forse farmi morire?”
E il Signore mi disse solamente: “La tua fiducia deve essere solo in Me. Sta’ rassegnata, ché la rassegnazione rende l’anima luminosa, fa stare a posto tutte le altre passioni, in modo che o, attirato da quei raggi di luce, ci vado nell’anima, [82] la informo tutta in Me e la faccio vivere della mia stessa Vita”.
Io mi rassegnai alla sua santa Volontà, offrii quella Comunione come l’ultima della mia vita e gli diedi l’ultimo addio a Gesù in Sacramento. Ma, sebbene rassegnata, la natura la sentivo tanto che tutto quel giorno non feci altro che piangere e pregare il Signore che mi desse la forza. In verità, mi riuscì troppo amaro il fatto, e senza pensarlo né saperlo mi trovai con una nuova e pesante croce, che credo che sia stata la più pesante che ho avuto in vita mia.
Mentre stavo in quello stato di sofferenze, da me non ci pensavo altro che a morire e a fare la Volontà di Dio. Da parte della famiglia, che anche soffriva a vedermi in quello stato, cercavano di mandare a chiamare qualche sacerdote; e uno non voleva venire da una parte e un altro dall’altra. Dopo dieci giorni [83] ci venne il Confessore che mi confessava quando ero piccola 64, e successe che anche quello mi fece riavere da quello stato. Allora mi avvidi della rete in cui il Signore mi aveva involta. Da qui ebbi una guerra da parte dei sacerdoti 65. Chi diceva che era finzione; chi, che ci volevano le bastonate; altri che mi volevo far credere santa; chi soggiungeva che ero indemoniata, e tante altre cose, che a dirle tutte sarebbe troppo lunga la storia. Onde con queste idee nelle loro menti, quando succedevano le sofferenze e la famiglia mandava a chiamare qualcuno, facevano parti 66 tanto strane, che la povera famiglia ha sofferto molto; specialmente la povera mamma, quante lacrime ha versato per me! Ah, Signore, ricompensatela Voi! O mio buon Signore, quanto ho sofferto da questa parte! Tu solo sai tutto.
Onde chi può dire quanto [84] mi riuscì amaro questo fatto, che per liberarmi da quello stato di sofferenze ci volesse il Sacerdote? Quante volte ho pregato, versando lacrime amarissime, che mi liberasse! Quante volte ho fatto delle positive resistenze al Signore, quando Lui voleva che mi offrissi come vittima ed accettassi le pene, e gli dicevo: “Signore, promettimi che mi liberate Voi e allora accetto tutto; altrimenti no, non voglio accettare”. E resistevo il primo giorno, il secondo, il terzo... Ma chi può resistere a Dio? Me ne diceva tante che alla fine ero costretta a sottopormi alla croce 67.
Altre volte gli dicevo di cuore e con confidenza: “Signore, come è stato che hai fatto questo, come? Tra me e Voi adesso avete voluto mettere un terzo, e questo terzo non vuole prestarsi. Vedi, potevamo stare tanto contenti tutti e due: quando mi volevate al patire, io subito accettavo, perché sapevo che Voi stesso mi dovevate [85] liberare. Adesso no, ci vuole un’altra mano, ve ne prego, liberatemi, che staremo più contenti tutti e due”.
Delle volte fingeva di non ascoltarmi e non mi diceva niente; altre volte, poi, mi diceva: “Non temere, o sono Colui che dà le tenebre e la luce. Verrà il tempo della luce. È mio solito che le mie opere le manifesti per mezzo dei sacerdoti”. 68
Così passai 3 o 4 anni 69 in queste contraddizioni da parte dei sacerdoti. Molte volte mi assoggettarono a prove durissime; giungevano a farmi stare in quello stato di sofferenze, cioè, impietrita, inabile a qualunque minimo moto, neppure a poter prendere una goccia d’acqua diciotto giorni, più o meno, quanto a loro piaceva. Lo sa solo il Signore ciò che io passavo in quello stato. E dopo che venivano non avevo neppure il bene che mi fosse detto almeno: “Abbi pazienza, fa’ la Volontà di Dio”, ma ero rimproverata come capricciosa e disobbediente.
Luisa Piccarreta

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