domenica 5 luglio 2026

ANGELI IN AZIONE

 


La venerabile suor ángeles Sorazu (1873-1921) afferma: Sin dalla mia infanzia nutrii una cordiale devozione verso il mio angelo custode, al quale mi rivolgevo molte volte durante la giornata e con molto fervore... Ebbi l’idea di imparentarmi con gli angeli, chiamandomi da religiosa suor Maria degli angeli, come feci il giorno in cui mi diedero il santo abito. Li amavo molto e mi entusiasmava il ricordarli... Li vedevo estasiati d’amore e ammirazione, contemplando ora le perfezioni della Madonna (la Vergine Maria), ora il suo rapporto con la grazia, ora le sue relazioni divine con Dio e il suo Unigenito incarnato.

Poi, avvicinandosi di più alla mia anima, mi si mostravano come modelli affinché mi lasciassi ispirare da loro nel mio relazionarmi con Dio e con la Vergine, accesi dal divino amore, mostrandomi nei loro atteggiamenti la profonda venerazione e la stima infinita che nutrono per Dio e la sua “divina” Madre. Inoltre, si mostravano compagni del mio destino e coadiutori nella grande impresa di amare e glorificare i miei supremi amori, Gesù e Maria, nei misteri della sua vita mortale e nella santa Eucaristia.

Ovunque contemplassi Gesù e Maria, li vedevo sempre attorniati da una moltitudine immensa di angeli... Varie volte, vidi o sperimentai la presenza del mio angelo custode e di altri angeli nella mia cella: essi avevano potere sulla mia anima come partecipi della santità e del potere di Dio, con tanta grandezza e maestà, da apparire come “dei”, ma allo stesso tempo umili e affabilissimi... Nutrivo un rispetto e una venerazione tale verso di loro, che in loro presenza volevo restare prostrata a terra in atto di “adorazione” e la loro presenza scatenava nella mia anima effetti meravigliosi, giacché sentire la presenza di un angelo e cadere in ginocchio, come abbracciata all’amore divino, era tutt’uno. Sentivo una tale ansia di divenire santa e di glorificare Dio da non sembrarmi vero che attraverso di lui Dio stesso si rivelasse alla mia povera anima. Anelavo di esser come loro: santa, angelica, “divina”, come divino è l’oggetto nella cui contemplazione sono assorti e ebbri d’amore.

“Chi sarà Dio?”, mi domandavo spesso, quando si rivelava alla mia anima qualche angelo, dati gli effetti che la sua presenza mi provocava; e mi persuadevo che se questi angeli si lasciassero vedere dagli infedeli e dai peccatori che vivono nel mondo, tutti si sentirebbero abbracciati nell’amore di Dio e la terra si trasformerebbe nel cielo(34).

Nei miei rapporti con Gesù e Maria avevo sempre presenti i santi angeli e in unione con loro praticavo tutti gli atti virtuosi e comandati dalla religione... Quando uscivo dal coro, lasciavo il mio cuore nel tabernacolo ai piedi di Gesù, che supplicavo di tenere al suo fianco la mia anima. Così faceva il Signore, poiché, ovunque fossi, sentivo l’influenza di Dio e comunicavo con lui attraverso le pareti che ci separavano. C’era un filo invisibile e misterioso dal tabernacolo alla mia anima, attraverso il quale comunicavo con Gesù e Maria e con i santi angeli che lasciavo in chiesa.

Ogni dieci o quindici minuti, mandavo messaggi attraverso il mio angelo custode, lo supplicavo di recarsi presso il tabernacolo a nome suo e mio per far visita ai miei due grandi amori (Gesù e Maria), e mi riportasse notizie su di loro e sui nostri fratelli angeli; e inoltre dicesse loro quanto desideravo pormi al loro fianco, e che mi dessero la loro benedizione...

Amavo molto tutti gli angeli; ma prediligevo quelli che servono Gesù e lo accompagnano nella santa Eucaristia: mi è sempre parso che mi unissero a loro degli intimi legami. Quando ero nel coro, mi immaginavo di vedere il mio angelo custode in mezzo a quelli che stavano sempre presso il tabernacolo.

Uscendo dal coro mi congedavo da tutti, meno che dall’angelo tutelare, che mi immaginavo venisse con me per accompagnarmi e aiutarmi a compiere i miei doveri. Lo percepivo al mio fianco e dentro di me, molto contento e affabile, e apprezzavo talmente il suo mistero da restare meravigliata. Capivo che mi diceva che il Signore gli aveva affidato e raccomandato la mia anima con speciale e sommo interesse, e per questo, giacché vedeva il diavolo pronto a sedurmi, dispiegava le sue attenzioni verso di me, e mi vigilava e mi proteggeva con delicatezza.

La conoscenza e l’esplicitarsi dell’amore del mio angelo, oltre che la sua accorata cura mi entusiasmavano e accrescevano l’amore che nutrivo per lui, e da innamorata del mio santo angelo esclamavo: è santo, santissimo il mio angelo! Che bello, che eccelso, che amabile e buono!... Non smetterò di ripetere che il mio angelo è eccezionale, è uno degli angeli più santi, più affabili e caritatevoli delle schiere angeliche e, mi perdonino i suoi fratelli, i miei, gli angeli del cielo se venissero offesi dall’affetto singolare che professo per lui e dalla preferenza che ho per lui, in virtù della stima che nutro nei suoi riguardi.

Dopo aver compiuto i miei doveri, per i quali avevo lasciato il tabernacolo, quando ritornavo presso di esso, mi pareva che gli angeli che si trovano alla corte di Gesù nel nostro tabernacolo, raggianti di gioia, mi venissero incontro e, prendendo la mia anima, la portassero nel tabernacolo con ineffabile delicatezza, contenti di vedermi di nuovo in loro compagnia.

E lì, nel fondo del tabernacolo, prostrata ai piedi di Gesù, lo adoravo e mi faceva da testimone il mio angelo custode, gli angeli del tabernacolo e Maria Immacolata, la mia madre eccelsa, e rendevo partecipe Gesù di tutto quello che avevo realizzato o omesso fuori dal coro, ringraziando per i favori e i soccorsi divini, che mi aveva concesso lo stesso Signore. Mi comunicavo spiritualmente e rimanevo in chiesa, o meglio, nel centro del tabernacolo, dove giaceva la mia anima prostrata ai piedi di Gesù, intenta ad amarlo e a portargli tutta la gloria e gli onori possibili, in unione con Maria, il mio angelo custode e gli angeli del tabernacolo(35).

Varie volte vidi Gesù glorioso nel cielo, immerso in un’intima comunicazione con i santi angeli, in mezzo a loro, e li trattava con infinito amore e tenerezza, come dei figli, e mi richiese di entrare a far parte della loro natura angelica e di partecipare dell’amore e della tenerezza che rivolge a loro(36)

Padre ángel Peña O.A.R.


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