martedì 28 luglio 2026

TESORI DI RACCONTI

 


La Signora del braccialetto d'oro.  


Narra un Missionario francese, che si trovava a Londra nell'inverno 1847 al 1848 una vedova dell'età di circa 29 anni, tutta mondana, molto ricca e di presenza ben gentile. Fra i damerini che frequentavano la sua conversazione, si trovava un giovine Lord, il quale, di condotta niente edificante, per la sua assidua frequenza la comprometteva assai.  

Una sera o meglio una notte (era dopo la mezzanotte) essa stava nel suo letto leggendo un romanzo per procurarsi il sonno. Suona un'ora il suo orologio, ed ella spegne la candela per addormentarsi; quando, con sua sorpresa, si accorse che una falsa luce e strana, che sembrava venire dalla porta della sala, a poco a poco si diffondeva nella sua camera, ed andava sempre più crescendo; meravigliata spalancò gli occhi non sapendo spiegare che cosa ciò significasse. Alla vista della porta che andava aprendosi lentamente, e all'entrare del giovane Lord complice dei disordini di lei, la incolse lo spavento. Prima che essa avesse potuto proferire parola, egli le stava già presso, l'afferrava al braccio presso al polso, e con stridula voce le disse in inglese: Vi è un inferno! Il dolore che essa risentì al braccio fu tale che svenne.  

Rinvenuta in sé mezz'ora dopo, chiamò la sua cameriera, la quale entrando nella camera sentì un forte odore di fuoco; avvicinandosi questa alla padrona, che poteva appena proferire parola, vide al suo polso una scottatura così profonda che si scopriva l'osso e le carni erano quasi consumate; tale scottatura aveva la superficie di una mano d'uomo: notò ancora che dalla porta della sala al letto, e dal letto alla porta, il tappeto aveva l’impronta di passi di uomo, e che ne era bruciato il tessuto da una parte all'altra. D'ordine della padrona aperta la porta della sala, ivi non scorse traccia alcuna. Il giorno seguente l'infelice signora intese con un terrore facile a capirsi, che la stessa notte, verso un'ora antimeridiana, il Lord era stato rinvenuto ubriaco a morte sotto la tavola ed i suoi servitori avendolo trasportato nella propria camera, era spirato tra le loro braccia.   

Io non so se tale terribile lezione abbia convertito la disgraziata; so per altro che essa vive ancora; e solo per coprire agli sguardi altrui le tracce della sua malaugurata scottatura, porta al polso sinistro in forma di braccialetto una larga fascia d'oro, che non lascia né dì né notte.  

Io ho inteso tutte queste circostanze da un suo prossimo parente buon cristiano, alla cui parola credo pienamente: nella sua famiglia non se ne parla mai, ed io stesso comunicandovelo taccio affatto ogni nome.  

Malgrado il velo che deve coprire questa apparizione, mi sembra impossibile dubitare della sua autenticità: certo però alla signora del braccialetto non occorre provare la reale esistenza dell'inferno.  

DON ANTONIO ZACCARIA


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