Perché dovremmo provare un certo rammarico, leggendo il Vangelo
All'inizio del suo ultimo viaggio a Gerusalemme, Gesù era in cammino quando gli furono presentati alcuni bambini affinché li toccasse con le sue sacre mani. I discepoli tentarono di respingere rudemente le persone che li avevano portati. Gesù, però, protestò, dicendo: "Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché il regno dei cieli appartiene a coloro che sono simili a loro..." Subito dopo, il divino Maestro abbracciò i piccoli e li benedisse, imponendo loro le mani (Mc 10, 13-16).
Voi, che venite al catechismo, probabilmente pensate alla felicità dei bambini che videro Gesù e lo ascoltarono. Ah! Se foste stati tra loro!
Certamente avreste ascoltato con la massima attenzione le sublimi parole del Figlio di Dio, rimanendo molto tranquilli, quasi immobili, seduti ai suoi piedi. E naturalmente vi rammaricate che Gesù non viva più tra gli uomini, come nei tempi in cui camminava per la Palestina.
Io, però, vi dico: "Non c'è motivo per questo rammarico, perché siete più felici dei bambini della Giudea.
Oggi ancora potete ascoltare Gesù. Il sacerdote che vi insegna la religione è solo una voce che ripete ciò che Nostro Signore ha detto. Chi lo ascolta, ascolta Gesù. Il sacerdote non inventa e non parla in suo nome, ma in nome del suo Maestro. Il sacerdote catechista insegna le verità in cui dobbiamo credere, i doveri che dobbiamo praticare, e i mezzi a cui dobbiamo ricorrere per raggiungere la santità. È un discepolo che, avendo udito la raccomandazione: 'Lasciate che i bambini vengano a me', non respinge i piccoli; ma, al contrario, cerca di condurli a Gesù, perché Gesù riserva loro la divina carezza della Comunione, il dono sublime del suo corpo, del suo sangue, della sua anima e della sua divinità.
Siamo grati a Dio, perché ci ha dato il sacerdote.
ABBE QUINET

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