Delle volte anche Gesù voleva scherzare, ed ecco come: mentre stavo in queste ansie, veniva tutto in fretta e mi diceva: “Vuoi tu venire?”, ed io gli dicevo: “Dove?”. E Lui: “Al Cielo”. [151] Ed io: “Davvero me lo dite?”. E Lui: “Ma fa presto, vieni, non indugiare”. Ed io: “Ebbene, andiamo, ma temo che vogliate burlarmi”. E Gesù: “No, no, davvero ti voglio portare insieme”.
E mentre così diceva, mi sentivo uscire l’anima dal corpo ed insieme con Gesù prendevo la volta del Cielo. Oh, come ero contenta allora, credendo di dover lasciare la terra; la vita mi pareva un sonno, il patire pochissimo 105. Mentre si giungeva ad un punto alto del Cielo, sentivo il canto che facevano i beati. Io sollecitavo Gesù che mi introducesse subito in quel beato soggiorno, ma Gesù la incominciava a prendere lentamente e nel mio interno incominciavo a sospettare che non fosse vero. “Chissà –dicevo– che non sia uno scherzo che ha fatto?”
Di tanto in tanto gli dicevo: “Gesù mio caro, fate presto”, e Lui mi diceva: “Aspetta un altro poco, scendiamo un’altra volta sulla terra. Vedi là? Un peccatore sta [152] per perdersi. Andiamo; chi sa se si converte. Preghiamo insieme l’Eterno Padre, che gli usi misericordia. Non vuoi tu che si salvi? Non sei pronta a soffrire qualunque pena per la salvezza di un’anima sola?”
Ed io: “Sì, qualunque cosa Voi volete che soffra, sono pronta, purché la salviate”. Così si andava da quel peccatore, si cercava di convincerlo, si mettevano innanzi alla sua mente le più possenti ragioni per farlo arrendere, ma invano. Allora Gesù, tutto afflitto, mi diceva: “Sposa mia, ritorna un’altra volta al tuo corpo, prendi su di te le pene a lui dovute; così la Divina Giustizia placata potrà usargli misericordia. Tu hai visto, le parole non lo hanno scosso, le ragioni neppure. Non resta altro che le pene, che sono i mezzi più potenti per soddisfare la Giustizia e per fare arrendere il peccatore”.
Così mi portavo di nuovo al corpo. Chi può dire le sofferenze che mi venivano? [153] Lo sa solo il Signore che ne era testimone. Dopo qualche giorno, poi, mi faceva vedere quell’anima convertita e salva. Oh, come era contento Gesù, ed io pure!
Chi può dire quante volte Gesù ha fatto questi scherzi? Quando si giungeva al punto di entrare e alle volte anche dopo entrata, diceva che non mi aveva fatto avere l’ubbidienza dal Confessore e quindi conveniva ritornare sulla terra. Io gli dicevo: “Finché sono stata col Confessore, ero obbligata ad ubbidire a lui, ma ora che sono con Voi debbo ubbidire a Voi, perché Voi siete il primo di tutti”. E Gesù mi diceva: “No, no, voglio che ubbidisca al Confessore”.
Onde, per non andare troppo per le lunghe, ora con un pretesto, ora con un altro, mi faceva ritornare alla terra. Molto dolorosi mi riuscivano questi scherzi; basta dire che mi resi impertinente, tanto che il Signore, per castigare le mie impertinenze, [154] non permetteva più così spesso questi scherzi.

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