domenica 25 ottobre 2026

"Mamma, no! No, mamma! Mamma, no! Io voglio vivere, mamma! Fammi vivere! Fammi vivere, mamma! mamma! mamma! mamma!...". Era un embrione che, desideroso di vivere, tentava di sottrarsi, non cessando di gridare e di piangere.

 


Julia scrive:

"Era un venerdì, giorno di riposo. Tredici lebbrosi arrivarono nella mattinata. Anche se sofferente, io andai loro incontro, sostenuta da qualcuno, per stringere loro la mano e baciarli. Io pregai pure per loro con tutto il mio cuore. Io mi dibattevo tutta sola in mezzo alle mie sofferenze, allorché Marco e Marta entrarono nella mia camera. Vi restarono a lungo prima di andarsene salutandomi. Erano le 15,40. II mio corpo cominciò a gonfiarsi ed a rotolarsi per tutta la stanza, provando i dolori del parto e i dolori degli embrioni. Fu allora che entrai in estasi e intesi la Vergine.

La Vergine: "Figlia mia beneamata! Potrai tu soffrire di più?". Julia: "Si, Madre. Se almeno io posso ottenere la salvezza di coloro che uccidono i bambini, io sono del tutto pronta a sopportare non m' importa quale dolore". La Vergine: "Grazie, figlia mia! Grazie alle sofferenze che tu sopporterai oggi, cinquemila anime convertite saranno offerte a Dio. Bisogna farlo sapere a molte anime (far sapere che spetta a noi far penitenza al posto di queste anime). Ricordando i bambini che esse hanno rifiutato con l' aborto, molte anime riceveranno la grazia della conversione. Perché molte anime camminano miseramente per la strada dell' inferno, non sapendo che esse sono degli assassini, perché ammazzano senza pietà alcuna (i loro piccoli).

Dopo averli privati della loro dignità umana, quale supplizio può ben essere più atroce di quello di queste piccole vite, costrette a subire castighi mostruosi che tocca ai genitori stessi di subire? E si tratta di piccole vite senza peccato! Io non posso non sentirmi triste di fronte all' ignoranza e all' indifferenza dei genitori che sono giunti ad uccidere delle vite sacre che Dio aveva loro affidato, calpestandole brutalmente con i piedi, pestandole, schiacciandole e dilaniandole crudelmente. È per questo che mostrandoti lo spettacolo delle "piccole vite", che implorano di lasciarle vivere, io desidero che molti peccatori facciano penitenza e ritornino a me. Io ti prego di far sapere a tutti che, dal momento in cui "una piccola vita" é formata nel grembo di sua madre, essa non é più un grumo di sangue, bensì un essere in cui circola la vita".

Julia: "Si, Madre! Io mi auguro che tutto ciò che voi desiderate si realizzi". Fu allora che in cominciai a soffrire, provando nausea, prendendo la posizione di un embrione e tenendo le ginocchia con le due mani incrociate, con i piedi raggomitolati. Al momento in cui si cerca di provocare 1' espulsione della creatura, io gridai a gran voce; "No! No! No!" a causa del dolore provocato dallo strumento di ferro che affondava profondamente. Fu un grido stridulo, inesprimibile. Era la piccola creatura che tentava di sottrarsi gridando: "Mamma! mamma! mamma!", Non si può davvero dire che questo tormento sia stato meno atroce di quello dell' inferno.

Io mi dibattevo talmente, saltando, rotolandomi attraverso la stanza, mentre il mio corpo aveva assunto la forma di un bebè (la forma di un embrione, nel seno della madre), al punto che Marco e Marta non riuscivano più a tenermi. Essi dovettero chiamare varie altre persone per farsi aiutare, perché erano sfiniti. Il bambino che desiderava vivere supplicava la sua mamma: "Mamma, no! No, mamma! Mamma, no! Io voglio vivere, mamma! Fammi vivere! Fammi vivere, mamma! mamma! mamma! mamma!...". Era un embrione che, desideroso di vivere, tentava di sottrarsi, non cessando di gridare e di piangere.

Coloro che in quel momento mi stavano attorno mi dissero dopo che, se quello non fosse stato un "mistero soprannaturale", io non avrei potuto agitarmi in quella maniera, cosi violentemente, per la durata di tre ore. In effetti, io avevo provato durante tutto quel tempo le sofferenze di un embrione e quelle del parto, e questo in uno stato di spossatezza totale, sfinita anche per non aver mangiato da molto tempo. Dovetti soffrire quattro volte le sofferenze di embrioni... Coloro che mi avevano aiutato mi dissero dopo d' aver pianto tanto vedendomi soffrire cosi e trovandosi nell' impossibilità, sul momento, di pregare..."

"Gloria e lode a te, Signore!"

29 luglio 1988

Julia Kim’s


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