mercoledì 21 ottobre 2026

Voglio servirmi di te per un'opera grande

 


COLUI CHE PARLA DAL FUOCO

 

Il mercoledì 3 agosto, verso le sette e mezzo di sera, Gesù apparve raggiante e finalmente disse:  

«Quel peccatore che mi ha fatto tanto soffrire, Josefa, ora sta nel mio Cuore!».  

Il giorno dopo le ricorda l'anima il cui orgoglio continua a ferirlo profondamente:  

«Voglio che quest'anima ritorni al più presto a me! Vuoi soffrire per lei? Offri oggi tutto quello che farai per questa intenzione. Ritornerò presto».  

«Nel pomeriggio, verso le quattro, Gesù mi fece presentire una sua visita - scrive, - e andai al coretto nel noviziato, dove mi raggiunse subito. Nel suo Cuore non appariva più la ferita che lo straziava dacché mi aveva parlato di quell'anima orgogliosa».  

«- Vieni! - mi disse, accostati e riposa! Quell'anima è nel mio Cuore...».  

 

Il venerdì 14 agosto Nostro Signore confermerà definitivamente la salvezza di quelle anime che erano state acquistate a sì caro prezzo.  

«La sera - scrive Josefa, - Gesù è venuto, bellissimo, e mi ha detto:  

«Quell'anima che era rimasta in terra per purificarsi interamente, ora è in cielo! In quanto a quel peccatore, il mio Cuore ha riportato su di lui una vittoria definitiva. D'ora innanzi mi consolerà e corrisponderà al mio amore.  

«E tu, - ha continuato il Maestro, - mi ami?...  

«Ho su di te i miei disegni e sono disegni di amore!... Non rifiutarmi nulla!».  


Voglio servirmi di te per un'opera grande 

(N. Signore a Josefa, 26 luglio 1921). 


Quella stessa data, agosto 1921, segnava la conclusione di un'impresa di riparazione a cui Nostro Signore aveva invitato Josefa. 

Bisogna, per seguirne lo svolgimento giorno per giorno, tornare indietro al martedì 26 luglio, in cui, dopo la Comunione, Gesù chiedeva nuovamente alla sua sposa: 

«- Sei disposta ad essermi fedele?» 

«Gli dissi tutto quello che temo della mia debolezza - scrive Josefa - ma Egli sa bene i miei desideri!» 

«- Voglio adesso servirmi di te per un'opera grande. Tu devi ricondurre al mio Cuore una comunità che se n'è allontanata. Voglio che le mie spose ritornino qui». 

«Ed accennava al Cuore. Gli domandai ciò che aspettava da me». 

«- Continua a fare tutto ciò che ti ho insegnato per quel peccatore. Offri tutto il mio sangue divino, il cui prezzo è infinito». 

«A mezzogiorno è tornato carico di una gran croce - ella prosegue: 

«- Vengo a portarti la mia croce - ha detto - perché voglio che tu ne assuma il carico in vece mia». 

«Allora è rimasto senza croce e mi sono sentita oppressa da tale sofferenza che, se Gesù non mi avesse dato una forza speciale, non avrei potuto sopportarla». 

«- Per quest'impresa - Egli ha continuato - ho scelto nove anime. Ora sono con te, poi ti lascerò e andrò da un'altra. Così sarà sempre una delle mie spose che mi consolerà». 

Dopo essere rimasto un istante in silenzio ha proseguito, come parlando a se stesso: 

«- Sì, è vero, molte anime mi feriscono con le loro ingratitudini, ma quante di più sono quelle in cui mi riposo e che formano la mia delizia!» 

Sotto il peso della croce Josefa si è rimessa al lavoro, in presenza del suo Signore che le dice: 

«- Lavora in mia compagnia». 

Trovandosi sola, ogni tanto s'inginocchia per adorarlo ed offrirsi a lui: 

«- Voglio non soltanto che mi avviciniate quelle anime - le spiega Nostro Signore - ma che paghiate per loro affinché non abbiano più alcun debito verso il Padre mio». 

«Alle quattro - ella prosegue - mi ha detto: 

«- Ora me ne vado. Ritornerò quando sarà nuovamente il tuo turno». 

«Prese la croce e disparve; e sono rimasta senza soffrire». 

D'ora innanzi lunghe ore di espiazione ritorneranno esattamente al momento fissato da Nostro Signore che va dall'una all'altra anima da Lui prescelta per portare la sua croce. 


Il mercoledì 27 luglio, dopo la Comunione, si manifesta a Josefa: 

«- Vengo a riposarmi in te: - le dice - voglio che tu ti dimentichi, che mi consoli e che pensi talmente a me, che mi ami con tale ardore da non avere nei tuoi pensieri e nei tuoi desideri altro che me! Non temere di soffrire... Sono abbastanza potente per prendermi cura di te». 

Ella gli parla subito dell'opera di amore intrapresa la vigilia. 

«Come se gli avessi ricordato una cosa penosa - scrive - mi rispose: 

«- Si tratta di una comunità tiepida e rilassata...». 

«Restò in silenzio e, un momento dopo, aggiunse: 

«- Ma diventeranno mie! Ritorneranno al mio Cuore! Per ricondurvele ho scelto nove vittime. 

Niente ha più valore della sofferenza unita al mio Cuore. Questa notte ti porterò la mia croce; sarò da te a mezzanotte, poiché è questa la tua ora di turno». 

Quella stessa sera apparve anche la Madonna per affidare Ella pure alla figlia sua un'anima in pericolo: 

«- Fino a domani - le dice, - vorrei che tu mettessi tutto il tuo fervore a salvare una figliuola che amo!... Gesù la voleva per sé e le aveva dato il tesoro della vocazione, ma ella l'ha perduto con la sua infedeltà. Sta per morire domani, ma purtroppo (ecco quello che mi dispiace) ha respinto il mio scapolare. Quale consolazione sarebbe per il mio cuore di Madre se questa figlia si salvasse!» 

« Mi benedisse e disparve. 

«Non ho potuto dormire questa notte, angustiata com'ero per quell'anima così vicina alla morte, senza dire ch'ero sofferente per il dolore al fianco, la corona di spine e per tutti i miei abituali patimenti di ogni notte. Verso mezzanotte è venuto Gesù per darmi la sua croce, ed è rimasto accanto a me, senza la croce, che io sentivo gravare sul mio corpo come un peso che lo schiacciasse, mentre la mia anima era oppressa da un dolore inesprimibile». 

Infatti il peso di quella croce invisibile che gravava sulla sua spalla destra la teneva piegata in due, come se la schiacciasse. Il respiro, già penoso per il dolore al fianco, diveniva ancora più difficile e nulla valeva a sollevarla. 

«- Soffri con coraggio, - le dice Nostro Signore - affinché le mie spose si lascino penetrare dal dardo del mio amore». 

E dal suo Cuore uscì un raggio infuocato. 

«- Bacia le mie mani, bacia anche i miei piedi. Ripeti con me: Padre mio, il sangue del Figlio vostro non ha dunque abbastanza valore? Che desiderate di più? Il suo Cuore, le sue piaghe, il suo sangue... Tutto vi offre per la salvezza di quelle anime!».  

« Ripetevo queste parole con Lui - scrive Josefa il giorno dopo - Egli stava in silenzio, e credo che pregasse, poiché teneva le mani giunte e guardava il cielo... Alle quattro del mattino mi ha detto: 

«- Ora ti lascio; un'altra delle mie spose mi aspetta. Come sai siete nove... le scelte del mio Cuore! Ritornerò domani all'una e ti lascerò nuovamente la croce, addio! Avevo sete e mi desti da bere. Sarò la tua ricompensa!» 

Josefa Menéndez 


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