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domenica 8 febbraio 2026

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Antioco e Nerone figure dell'ultimo Anticristo. 


L'Anticristo sarà al sommo empio, e vorrà come vedremo più innanzi far apostatare i Cristiani dalla loro Religione: ora egli in ciò fu a capello prefigurato nel re Antioco. La Scrittura in poche parole ci descrive questo scellerato, essa lo chiama radice peccatrice: radia peccatria: perchè da lui come da empia radice germinarono tutti i vizi, come ben lo provarono le sue azioni. Avendo costui ingiustamente occupato il regno di Siria, coll'esclusione di Demetrio figliuolo di Seleuco, al quale spettava il regnare: alcuni iniqui e faziosi figliuoli di Israele misero su molti altri dicendo. Andiamo e facciamo lega colle nazioni circonvicine: imperocchè poscia chè noi ci siamo appartati da esse non abbiamo veduti se non disastri. Ed avendo quei approvato tal cosa, un certo Giasone fratello al Sommo Pontefice Onia, il quale agognava avidamente il Sacerdozio del fratello, e voleva scavalcarlo dal medesimo si recò da Antioco, ed avendogli offerto molto denaro, ottenne dal medesimo il governo di Gerusalemme, colla facoltà di vivere secondo i costumi de Gentili. Ed essi abolito il segno della circoncisione, abbandonarono il testamento santo, e si venderono al mal fare (I. Macab. 1). 

Quando Antioco avendo di già espugnate le città forti dell'Egitto, e saccheggiatone tutto il paese, arrivò a Geruselemme con un poderoso esercito. Ed entrato arrogantemente nel luogo santo, si prese l'altare d'oro, ed il candelabro colle lampade, e tutti i vasi colla mensa di proposizione, e le coppe e i turiboli d'oro, e il velo e le corone e l'ornato d'oro, che stava sulla facciata del tempio, e fece tutto in pezzi. E preso l'argento e l'oro ed i vasi preziosi, e portati via i tesori nascosti, che ritrovò, dato il sacco ad ogni cosa se ne ritornò al suo paese; avendo trucidata molta gente ed avendo parlato con superbia. Et fecit caedem hominum, et locutus est in superbia magna. E grande fu il lutto in Israele ed in tutto il paese; ed i principi ed i seniori gemevano; e i giovani e le fanciulle erano senza fiato; e si commosse la terra per pietà de' suoi abitatori, e tutta la casa di Giacobbe fu nell'obbrobrio. Et factus est planctus magnus in Israel, et in omni loco eorum. Et ingemuerunt principes et seniores; vir gines et iuvenes infirmati sunt. Et commota est terra super abitantes in ea, et universa domus Iacob induit confusionem (I. Madab. 1). 

Nè di ciò contento, di lì a due anni, mandò il sopraintendente pelle città di Giuda, il quale arrivò a Gerusalemme con una turba immensa d'uomini. E parlò alla gente parole buone, ma con inganno, e quei si fidarono delle medesime. Ma ei all'improvviso assali i cittadini, e ne fece gran macello e trucidò moltissima gente. E spogliata la città vi mise il fuoco; e ne distrusse le case e le mura all'intorno; e menò schiave le donne e tolse inoltre i ragazzi ed i bestiami. E cinta la città di David di muraglia forte, ne fece una fortezza; e vi mise entro gente malvagia, la quale fu un gran flagello, come quella che se ne stava quivi in agguato contro del tempio; e divenne un cattivo diavolo per Israele; e spargevano il sangue innocente attorno al luogo santo e contaminarono il santuario, Et factum est hoc ad insidias santificationi, et in diabolum malum in Israel; et effuderunt sangui nem innocentem per circuitum santificationis, et contaminaverunt santificationem. E per causa di loro fuggirono gli abitanti di Gerusalemme, e il suo santuario restò in abbandono, e le sue feste solenni si cangiarono in lutto, e i suoi sabbati in obbrobrio (I. Macab. 1). 

Oltre a ciò spedì lettere per tutto il suo regno affinchè tutto il popolo avesse una sola religione, quella dei Greci, e rinunziasse ciascuno alla propria, nel che fu da suoi sudditi vili tostamente e ciecamente ubbidito. Et scripsit rea Antiochus omni regno suo, ut esset omnis populus unus; et relinqueret unusquisque legem suam. Et consenserunt omnes gentes secundum verbum regis Antiochi. E mandò il re i suoi messaggieri a Gerusalemme, i quali proibirono che si facessero i sacrifizi e gli olocausti al tempio di Dio; ed impedirono che si santificasse il sabbato e le solennità. E ordinò che si profanassero i luoghi santi, e che si ergessero altari e templi e idoli e si immolassero carni di porco e bestie immonde. (I. Macab. 1).

E non circoncidessero i propri figliuoli, e si contaminassero con ogni sorta d'immondezze e di abominazioni, affinchè si dimenticassero della legge di Dio, e tutti conculcassero i precetti di Dio. Ed ai quindici del mese di Casleu fece porre sopra l'altare del tempio di Dio l'idolo di Giove, al quale pure fece erigere altari in tutte le parti, ed in tutte le città di Giuda. E chiunque non obbedisse al comando del re Antioco fosse messo a morte. Queste cose scrisse a tutto il suo regno, e prepose principi al popolo, che li obbligassero a far le medesime. Et quicumque non fecisset secundum verbum regis Antiochi mo rerentur. Secundum omnia verba hac scripsit omni regno suo; et praeposuit principes populo, qui ha c fieri cogerent (I. Macab. 1). 

A quel tirannico decreto ubbidirono anche non pochi del popolo di Dio, e davanti alle porte delle case, e per le piazze abbruciarono incensi agli idoli, e facevano sacrifizi a Giove. Ma molti degli altri stabilirono di non mangiar cibi immondi, ed elessero di morire, e non vollero violare la santa legge di Dio, e venivano spietatamente uccisi. Et multi de populo Israel definierunt apud se, ut non manducarent immunda et elegerunt magis mori, quam cibis co inquinari immundis: et noluerunt infringere legem Dei sanctam, et trucidati sunt. Infra costoro meritano special menzione una madre co' suoi sette figliuoli. Essendo stati presi e volendoli il re a forza di frustate e di nerbate costringerli a mangiar delle carni di porco in disprezzo della legge, il primogenito guardandolo coraggiosamente gli disse: che cerchi tu o che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio. Quid quaeris, et quid vis discere a nobis? parati sumus mori, magis quam patrias Dei leges prae varicari. (II. Macab. VII). 

A quelle parole sdegnato il re comandò che si mettessero sul fuoco le padelle e le caldaie di bronzo: e quando esse furono bollenti ordinò che gli fosse tagliata la lingua, e gli fosse strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi a vista degli altri fratelli e della madre. E quando fu ridotto ad una assoluta impotenza ordinò che lo accostassero al fuoco e spirante tuttora fu arrostito nella padella, nella quale fu lunga mente tormentato. Ma la madre ed i fratelli a quello spettacolo non che venir meno si esortavano a vicenda a morir con fortezza. Cum cruciaretur cacteri una cum matre invicem se hor tabantur mori fortiter (II. Macab. VII). 

Morto il primo fu introdotto il secondo e strappatagli la cotenna dal capo lo interrogavano se volesse mangiare prima di essere tormentato nelle altre parti. Ed ei rispose tosto e forte: nol farò: non faciam. Venne perciò tormentato come il primo, e vicino a spirare guardando fisamente Antioco sì gli parlò. Tu, o uomo iniquissimo, distruggi noi nella vita presente: ma il Re dell'universo risusciterà per la vita eterna noi, che muoiamo per le sue leggi. Dopo questo fu straziato il terzo, il quale alla prima istanza mettendo fuori la lingua ed offerendo le mani disse: Dal cielo ebbi in dono queste cose, ma per amor delle leggi di Dio io le disprezzo, perocchè ho fidanza che mi saranno rendute da lui. E il re ed i suoi ministri ammiravano il coraggio di costui, che per cosa da niente avea i tormenti. Ita ut rea, et qui cum ipsoerant, mirarenturadolescentis animum, quod tamquam nihilum duceret cruciatus. E dopo questo tormentavano il quarto, e stando già per morire esclamò. Ella è cosa molto buona l'essere uccisi dagli uomini colla speranza in Dio di essere da lui nuovamente risuscitati: ma per te non havvi alcuna risurrezione alla vita. Potius est ab hominibus morti datos spem expectare a Deo, iterum ab ipso resuscitandos; tibi enim resurrectio ad vitam non erit (II. Macab. VII). 

E preso il quinto lo martoriavano; ed egli mirando il re disse: avendo tu tra gli uomini potestà, benchè tu sii uomo corruttibile, tu fai quel che ti piace: non creder però che la nostra stirpe sia abbandonata: ma abbi pazienza e vedrai la potestà grande di lui, e come egli tormenterà te e la tua stirpe. Dopo questo fu condotto il sesto e questo presso il morire disse: guardati dal vanamente ingannarti; perocchè noi per nostra colpa sopportiamo questo, avendo peccato contro il nostro Dio : ma tu non credere che abbia ad essere senza castigo l'ardimento, che hai di combattere contro Dio. Tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod contra Deum pugnare tentaveris. E la madre oltre modo ammirabile veggendo sette figliuoli, che nello spazio di un sol giorno perivano di buon animo ciò sopportava per la speranza, che avea in Dio; e piena di sapienza a uno a uno li esortava unendo alla tenerezza di donna un coraggio virile. E diceva loro: io non so in qual modo veniste ad essere nel mio seno: perocchè non fui io, che diedi a voi e spirito e anima e vita. Ma il Creatore del mondo che stabili la generazione dell'uomo e a tutte le cose diede il principio, renderà egli di bel nuovo a voi per sua misericordia e spirito e vita, perchè voi adesso per amore delle sue leggi non curate voi medesimi (II. Macab. VIl). Antioco, stimandosi vilipeso, restandovi tuttora il più giovane, non solamente lo esortava colle parole ad abbandonare la sua legge, ma con giuramento gli prometteva di farlo ricco e beato e che lo avrebbe tenuto infra i suoi amici: e non piegandosi punto alle sue esigenze, chiamata la madre, la consigliava a salvare dalla morte quell'unico figlio, che le rimaneva. Ma essa deridendo il tiranno inchinatasi sopra di lui sì gli parlò: figliuol mio, io ti chieggo, che tu guardi il cielo e la terra e tutte le cose che vi si contengono, e sappi che e quelle cose e l'umana progenie creò la dio dal niente così avverrà che tu non temerai questo carnefice. Avea appena finito di parlare, che il giovanetto incoraggiato dalle parole materne disse: chi aspettate? Io non obbedisco al comando del re ma al precetto della legge data a noi da Mosè: quem sustinetis? non obedio pra cepto regis, sed praecepto legis, quae data est nobis per Moysen (II. Macab. VII). 

E tu inventore di tutti i mali contro gli Ebrei, seguì egli, non fuggirai la mano di Dio: tu, o scellerato, il più reo di tutti gli uomini, non ti lusingare inutilmente con vane speranze infuriando contro i servi di Dio. Io ad imitazione de' miei fratelli fo sacrifizio dell'anima e del mio corpo in difesa della legge de' padri miei, pregando Dio, che tanto più presto si plachi col nostro popolo, e che tu tra i tormenti e le percosse abbia a confessare che egli solo è Dio. Allora il re ardendo di sdegno esercitò la sua crudeltà sopra di questo più che sopra gli altri, ed ultima uccise anche la madre. Iddio lo castigò in prima quell'uomo senza viscere, con un grandissimo dolore nelle medesime; e poi con una caduta dal carro pella quale se gli slogarono tutte le ossa; da ultimo con vermi sì schifosi che gli uscivano dal corpo, dei quali egli stesso non poteva sopportarne il fetore. Vedendosi castigato disse: è cosa giusta l'essere soggetto a Dio, e che il mortale non si faccia simile a lui: ed oppresso dalla tristezza e dai rimorsi dicendo: ora mi ricordo dei mali che ho operati in Gerusalemme: nunc reminiscor mulorum, que feci in Ierusalem dispe rato mori (II. Macab. VII). 

L'Anticristo sarà un mostro infame odioso ed abborrito, ed in ciò fu già prefigurato da un altro mostro, l'imperatore Nerone ho detto. Costui, pervenuto al regno per le male arti di sua madre, sul principio del medesimo fu buono, ed era sì mite che piangeva quando era costretto a condannare alcuno alla morte. Ma poco tempo si conservò in siffatte disposizioni, e divenne sì crudele che si dilettava di tormentare le bestie, e molte ne strangolava colle sue proprie mani. Dalle bestie la sua barbarie in breve passò a suoi sudditi e si mise ad ucciderne molti d'ogni condizione non risparmiando nemmeno i senatori, più nemmeno la sua madre. Che anzi divenne così scellerato da non poter più resistere all'idea fissa d'un delitto. Ascoltiamo un'autorità niente sospetta: Uno dei tratti del carattere di Nerone, scrive il Renan, era di non poter resistere all'idea fissa di un delitto. L'incendio di Troia, nel rappresentarsi il quale ei godeva sin dall'in fanzia, lo tormentava terribilmente. Uno dei pezzi che fece rappresentare nelle sue feste era l'Incendium d'Afranio, dove si vedeva sopra la scena un grande braciere. In uno de' suoi accessi di furore egoistico contro il destino esso esclamò: Fortunato Priamo, il quale ha potuto vedere co' suoi proprii occhi il suo impero e la sua patria perire in una sol volta! In un'altra circostanza sentendo citare un verso greco del Bellerofonte di Euripide il quale significava: 

Me morto possano la terra ed il fuoco confondersi!

Oh no! diss'egli: ma ben piuttosto me vivente. (L'ANTIC. Cap. 6. P. 144) (1). 

Avendo perciò questo mostro una notte fatto incendiar Roma per godere dal suo palazzo di quello spettacolo, ed essendo perciò venuto in obbrobrio a tutti, per torsi quell'infamia ne incolpò i cristiani. Laonde fattine prendere tosto molti, chi, scrive Tacito, vestiti da fiere faceva divorar dai cani; chi ordinò che fossero crocifissi; altri volle abbruciati; e non pochi riservò affinchè servissero di fanali la notte ne suoi giardini.   

E quasi ciò fosse ancora poco di ordine, che chiunque nel suo regno si fosse professato per cristiano come convinto nemico dell'uman genere, senza difesa venisse tosto condannato nel capo. Merita di essere conosciuto questo veramente Neroniano decreto, al quale potrà ispirarsi l'Anticristo. Quisquis christianum se esse confitetur, is tamquam generis humani con victus hostis, sine ulteriore sui defensione capite plectitor. Iddio però non lasciò vivere più a lungo quel mostro: imperocchè raunatosi il senato lo depose dall'impero, ed ordinò che nudo fosse condotto per la città con una forca conficcata nel collo, e che fosse flagellato finchè morisse. Il che saputo da quel vile, travestito sen fuggi a nascondersi in una spelonca, ed essendo cercato dai soldati, vedendo come non potesse omai più celarsi, nell'età di anni trentadue s'uccise dicendo: vissi vergognosamente, perirò più turpemente ancora! Dedecorose vivi, turpius peream! 

Si Nerone è una bella figura dell'Anticristo, come lo furono del pari Antioco, Nabucodonosor e Faraone, ma non ne è punto la realtà, per chè se vi è della concordanza tra l'uno e l'altro, vi è pure, come vedremo innanzi molta discrepanza. E se è verità di fede l'esistenza dell'Anticristo lo è pure che deve ancor venire e venire alla fine del mondo, ma nel senso che abbiamo già detto e che esporremo anche meglio più innanzi. Ascoltiamo Paolo: Vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro, che non vi lasciate si presto smuovere dai vostri sentimenti (passati), nè atterrire, quasi sia imminente il di del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo: imperocchè ciò non sarà se prima non sia seguita la ribellione e non siasi manifestato l'uomo del peccato (l'Anticristo). Ora voi sapete quello che lo rattiene affinchè sia manifestato a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero dell'iniquità, e allora sarà manifestato quell'iniquo l'arrivo del quale sarà per operazione di Satana. Ne quis vos seducat ullo modo: quoniam nisi venerit discersio primum, et revelatus fuerit homo peccati. Et nunc, quid detineat scitis, ut re veletur in suo tempore. Nam misterium iam ope ratur iniquitatis. Et tunc revelabitur ille iniquus cuius est adventum secundum operationem Satanae. (II. Thes. lI.) 

Lo stesso insegnano i Padri. Qui mi limito a citarne alcuni dovendo riferire gli altri più innanzi. Isidoro scrive: Chiamasi Anticristo, perchè verrà contro il Cristo. E Gregorio Papa sopra quelle parole del capo 15 di Giobbe: Innalzò contro Dio la sua mano, e si rinforzò contro l'Onnipotente, corse contro di lui con collo alto, e si armò di una superba cervice; scrive: Queste cose s'intendono meglio del capo degli iniqui, cioè dell'Anticristo, il quale si dice rafforzarsi alzando la mano contro Dio. Il che ei farà alla fine del mondo. Teten dit adversus Deum manum suam, et contra Omni potentem roboratus est. Cucurrit adversus eum collo erecto, et pingui cervice armatus est. Haec de ipso iniquorum capite, scilicet Antichristo, a pertius sentiuntur, qui contra Deum manum erigens roborare dicitur. Quod ille in fine mundi acturus est. (In lob. 15). E Giovanni Damasceno dice: in ispecial maniera si chiamerà Anticristo colui, Che verrà alla catastrofe del mondo. Peculiari ae praecipuo modo Antichristus ille dicitur, qui sub mundi catastrophen venturus est. (Lib. 4. c. 27). 

Ma come mai, domanderà alcuno, Paolo dice che il mistero dell'iniquità operava già sino da' suoi giorni? Ecco il modo. Siccome se tu getti un carbone in mezzo alle legna esso principia tosto la sua azione sebbene più tardi avvampi solo in pubblico e clamoroso incendio, così l'iniquità principiò in Nerone per divampare poi nell'Anticristo. Laonde acutamente sopra queste parole scrivea Teofilatto: Per quelle parole il mistero d'iniquità già opera Paolo intende Nerone, il quale era una figura dell'Anticristo. Imperocchè era immondo, e voleva essere chiamato Dio. Bellamente perciò l'appella mistero, imperocchè Nerone non camminò a pertamente contro Dio, come farà ei, nè senza vergogna e rossore. Ma quello che vuol dire è ciò: priachè fosse il tempo dell'Anticristo, se ne trovò un altro non molto inferiore, qual meraviglia perciò se vi è già l'Anticristo? Misterium enim iam operatur iniquitatis: Neronem hic intelligit Apostolus, qui erat figura Antichristi. Etenim immundus erat, ac Deus quaerebat nomi nari. Pulchre autem misterium dicit: non enim palam Nero adversus omnem Deum incedit, ut ille, neque citra ruborem et verecundiam. Quod autem dicit est huiusmodi: Priusquam instaret tempus Antichristi, inventus est alius non multo inferior: quid igitur. mirum, si iam Antichristus est? Nessuno adunque si lasci ingannare dalle chiacchere di un moderno precursore dell'Anticristo, di Renan ho detto, le quali hanno nemmeno il merito della novità, che vorrebbe personificarlo in Nerone. No nessuno ci creda, l'Anticristo sarà un grande mentitore, lo stesso è de' suoi precursori, i quali appunto perchè lo dicono di già venuto, bisogna crederlo ancora da venire, e bisogna sospettare che sia presto per giugnere!!

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DEL PADRE VIATORE C0MBA


venerdì 31 ottobre 2025

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Faraone e Nabucodonosor

figura dell'ultimo Anticristo.


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Non solo nel mondo vi sono e vi furono molti Anticristi, ma vi esistettero inoltre molte figure del medesimo. L'ultimo Anticristo sarà un re empio, superbo, prestigiatore, e terribile persecutore dei buoni. Or bene, non pochi re ed imperatori in ciò lo precedettero, e perciò lo prefigurarono, ed i principali che più gli rassomigliarono sono Faraone, Nabucodonosor, Antioco e l'imperatore Nerone. Iddio permise che questi mostri prefigurassero l'ultimo vuoi per i buoni, vuoi per i cattivi; per i buoni in prima affinché conoscendolo prima nelle sue figure non si spaventassero di troppo alla sua comparsa, e pei cattivi affinché vedendo quali castighi sopraggiunsero alle figure sapessero quali attendono il reale Anticristo ed i suoi, non aderiscano poi al medesimo, ma lo fuggano se non vorranno essere colti dagli stessi mali.

Se ne stavano i buoni figli d'Abramo, il popolo eletto del Signore, figura del popolo cristiano, da più anni nell'Egitto, ed erano amati da tutti gli Egiziani, vuoi per la robustezza degli uomini, vuoi per la perizia delle donne nell'arte del tessere e del tingere, vuoi specialmente per la loro bontà, e vuoi molto più per le grandi cose a loro pro operate da Giuseppe. Quando salì sul trono un re, non più come gli antichi, buono, ma di un'altra famiglia, cattivo, il quale ignorando quanto aveva operato Giuseppe, figura del Cristo, a pro degli Egiziani, non voleva più osservare le leggi saggiamente istituite dal medesimo, ma ne voleva fare delle nuove, e perciò era un re nuovo d'origine, di pensieri, di abitudini, di costumi e di governo. Surreait interea rea novus super Aegyptum, qui ignorabat Ioseph. (Exod. I).

Costui, vero tipo dei tiranni e dei persecutori, scorgendo come crescesse il popolo santo, e quanto fosse forte, temendone il potere, stabilì di opprimerlo ed umiliarlo. Raunatisi perciò attorno i principali Egiziani, si parlò loro: ecco che il popolo d'Israele è numeroso, ed è più forte di noi; su via cerchiamo d'opprimerlo con astuzia affinché non si moltiplichi più; ed affinché, se ci accada qualche guerra non si unisca ai nostri nemici, e dopo averci vinti se ne parta da noi. Piacque agli Egiziani il previdente consiglio del re, ed egli prepose agli Israeliti dei prefetti, i quali li costringevano a lavorar molto per indebolirli e farli così perire; ma quanto più costoro li vessavano tanto più si moltiplicavano e cresceano in numero. Deluso in questa sua aspettazione l'empio re chiamate le levatrici ordinò loro che uccidessero tutti i figli maschi degli Ebrei che sarebbero nati. E non facendolo quelle per timore di Dio, crescendo in barbarie, comandò che si gettassero nel fiume tutti i neonati maschi, e si riserbassero solo le figlie. Praecepit ergo Pharao omni populo suo dicens: quidquid masculini sexus matum fuerit, in flumen proicite: quidquid foeminini reservate. (Exod. I).

Piangenti d'inframezzo alle loro fatiche i figliuoli d'Israele, alzarono le loro preghiere al Signore, il quale, ricordatosi dei medesimi, mandò loro Mosè ed Aronne a liberarli. Entrati essi da Faraone sì gli parlarono: queste cose dice il Signore Iddio d'Israele; lascia andare il mio popolo affinché sacrifichi a me nel deserto. Cui superbamente Faraone: chi è il Signore che io ascolti la sua voce e lasci andare Israele? non conosco punto il Signore e non lascerò andare Israele. Quis est Dominus, ut audiam vocem eius, et dimittam Israel? nescio Dominum, et Israel non dimittam. Ed essi: il Dio degli Ebrei ci ha chiamati, affinché andiamo nella solitudine e sacrifichiamo al Signor nostro. Ed egli: perché, voi Mosè ed Aronne, allontanate il popolo dal suo lavoro? andate alle vostre fatiche. Questo popolo è numeroso, vedete che la turba crebbe, molto più ciò avverrà se gli date riposo dal lavoro. E comandò in quel giorno stesso ai prefetti che più non dessero la paglia per i mattoni, come per lo innanzi, ma che fossero costretti a procurarsela essi stessi, e che stabilissero il numero dei mattoni che ciascuno doveva fare, e che non lo diminuissero punto. Imperocché diceva egli: perché stanno oziosi van dicendo: andiamo e sacrifichiamo al Dio nostro; siano oppressi col lavoro e lo facciano, affinché non credano a parole mendaci (Exod. V).

Iddio mandò di nuovo Mosè ed Aronne a Faraone, col potere di far miracoli onde provare la divinità della loro missione. Come gli furono innanzi, fatta di nuovo l'ambasciata, avendo egli domandato loro dei segni in prova della verità della loro asserzione, Mosè presa in mano la sua verga la gettò innanzi al re, ed essa si convertì tosto in serpente. Non si arrese Faraone al miracolo, ma fatti chiamare i sapienti ed i maghi, essi con incantazioni e misteri, loro solo noti, gettate le loro verghe restarono anch'esse serpenti. Ma quel di Mosè di voratili tutti restò di nuovo verga come prima.

Non cedendo ai miracoli, Dio mise mano ai castighi, l'ultimo dei quali fu terribilissimo ed operato dallo stesso Cristo. Essendo Mosè ed Aronne comparsi di nuovo innanzi a Faraone, così gli parlarono: queste cose dice il Signore: Israele è il mio Figliuolo primogenito. Io ti ho detto di lasciare andare il mio figliuolo affinché mi serva; e non hai voluto lasciarlo partire. Ecco che io darò morte al tuo figliuolo primogenito (Es. IV). 

Il che avvenne e si estese il castigo ai primogeniti di tutti gli Egiziani e fino a quelli delle loro bestie. Ma ascoltiamo la Sacra Scrittura. Mentre un tranquillo silenzio occupava tutte le cose, e la notte facendo il suo corso era alla metà del viaggio, la onnipotente tua Parola (il Cristo), o Signore, dal cielo, dal trono reale, quale terribile campione discese in mezzo alla terra destinata allo sterminio. Essa, come acuta spada portante il tuo irresistibile comando, al suo venire empì tutto di morte. Cum enim quietum silentium continerent omnia, et noa in suo cursu medium iter haberet, omnipotens Sermo tuus de coelo a regalibus sedibus, durus debellator in mediam extermini terram prosilivit, gladius acutus insimulatum imperium tuum portans, et stans replevit omnia morte. (Sap.-XVIII).

Tutto spaventato per questo castigo, Faraone e tutti i suoi consiglieri, fatti chiamare Mosè ed Aronne, in sul momento disse loro: alzatevi ed uscite dal mio popolo, voi e i figli d'Israele; andate e sacrificate al Signore, come dite, e partendovene beneditemi. Gli Egiziani poi facevano loro fretta, dicendo loro: partitevene affinché non moriamo tutti. E perché pentitosi di poi si mise ad inseguire il popolo santo, il Signore lo distrusse egli ed i suoi e li seppellì tutti in questo modo. Aveva Faraone col suo esercito in numero di cinquantamila cavalieri e duecentomila pedoni, secondo scrive Giuseppe, raggiunto gli Israeliti vicino al Mar Rosso, quando essendosi essi cacciati nel medesimo, diviso a mo'di canale, da Mosè, Faraone con tutto il suo esercito, accecato e non badando al miracolo, si gettò anche nel medesimo. Come gli Ebrei raggiunsero l'opposta riva, essi già erano nel mezzo del mare, quando il Signore dalla nube, guardando sdegnato Faraone co' suoi, li gettò giù dai loro cavalli, e sconvolse i loro carri. Un sol grido si fece allora sentire: fuggiamo Israele perché Dio combatte per esso contro di noi; ma non furono nemmeno più in tempo a rialzarsi, che le onde riunitesi li seppellirono. (Esod. XIV).

Lo stesso sarà dell'Anticristo; egli sarà in prima un re nuovo, nuovo nei suoi disegni, nuovo nelle sue opere, e nuovo nei suoi pensieri, e nella sua fede; egli non crederà come quelli che lo precedettero, in Dio e nel suo Cristo, ché anzi egli lo conoscerà nemmeno; egli perseguiterà il popolo cristiano, e sebbene sarà pregato e minacciato a desistere da un tanto male dal Papa, da Enoch e da Elia, egli non cesserà punto, e come Faraone loro risponderà: Quis est Dominus ut audiam vocem eius? nescio Dominum. Che anzi agli innumerevoli miracoli operati dal Signore a provare, che egli è il Cristo, ed a quelli che egli opererà per Enoch ed Elia egli opporrà i suoi prestigi diabolici, e quelli de' suoi ministri, onde provare che è lui stesso il Cristo! Ma come Faraone, co' suoi anch'egli perirà.

Uno fra i più grandi re dell'antichità fu Nabucodonosor, a lui diceva Daniele: tu sei il re dei regni, e il Dio del cielo ha dato a te regno e fortezza, e impero, e gloria. E al tuo potere ha assoggettato tutti i luoghi dove abitano i figliuoli degli uomini, e le bestie del campo, e gli uccelli dell'aria ha dato in tuo potere e sotto il tuo dominio ha poste tutte le cose. Tu re sei divenuto grande e la tua grandezza è cresciuta e si è innalzata sino al cielo, e la tua possanza sino all'estremità di tutta la terra. Vedendosi sì grande e non iscorgendo alcuno che si opponesse ai suoi voleri, pensò di farsi adorare per Dio. A tal fine, l'anno trentesimo settimo del suo regno, fece una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e la fece innalzare nella campagna di Dura, provincia di Babilonia. Nabuchodonosor rea fecit statuam auream altitudine cubitorum sexaginta, latitudine cubitorum sex, et statuit eam in campo Dura, provinciae Babylonis. (Dan. II et III).

Il che fatto, mandò a raunare i satrapi, i magistrati e i giudici, i capitani, i dinasti, e i prefetti, e tutti i governatori delle provincie affinché tutti insieme si recassero alla dedicazione della statua da lui alzata. Venuti da ogni parte e stando raunati attorno alla medesima, il banditore si mise a gridare ad alta voce. S'ordina a voi popoli, tribù e lingue, che nel punto istesso in cui udirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano, e degli strumenti musicali d'ogni genere, prostrati adorate la statua eretta dal re Nabucodonosor. 

Che se alcuno non si prostra ed adora, nello stesso punto sarà gettato in una fornace di fuoco ardente: se qualcuno infatti non si prostrerà ad adorare, sarà gettato nella fornace di fuoco ardente. Sentito ciò, tutti quei vili si prostrarono e la adorarono: tutti i popoli adoravano la statua d'oro che Nabucodonosor aveva eretta. (Dan. III). Tra tanti vili si trovarono tre uomini coraggiosi, i quali credevano nel vero Dio ed avevano fede nel suo Cristo; essi erano Ebrei, e prefetti della provincia di Babilonia, i quali non si inginocchiarono affatto. La cosa fu subito riferita al re, il quale si adirò e ordinò che fossero condotti davanti a lui. Quando li vide, così parlò loro: è vero, o Sidrach, Misach ed Abdenago, che voi non rendete culto ai miei Dei e non adorate la statua d'oro eretta da me? Ora, se siete disposti a farlo, bene per voi; ma se no, sarete nello stesso punto gettati in una fornace di fuoco ardente, e chi è quel Dio che vi possa sottrarre dalla mia mano? A cui essi risposero: non è necessario che ti diamo risposta su questo; poiché certamente il nostro Dio, che noi adoriamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e sottrarci al tuo potere, o re. E se non vorrà, sappi tu, re, che noi non rendiamo culto ai tuoi Dei, né adoriamo la statua d'oro da te eretta. Se non lo farà, sappi che noi non adoriamo i tuoi Dei, e non adoriamo la statua d'oro che hai eretta. A quella risposta libera e nobile, Nabucodonosor andò in furia e comandò che si facesse il fuoco nella fornace sette volte di più di quanto si suole fare, e ordinò a uomini fortissimi del suo esercito di gettarli vivi dentro. (Dan. III). Fu subito ubbidito, perché l'ordine del re era pressante, ma le fiamme uscite dalla fornace bruciarono quei scellerati ministri e tutti i curiosi spettatori. E l'Angelo del Signore disceso con essi allontanò da loro la fiamma del fuoco, e fece sì che nel mezzo della fornace soffiasse come un umido vento e il fuoco non toccasse in alcun modo, né li afflisse, né diede loro molestia alcuna. A quel miracolo, estatici, sciolsero le loro lingue e così iniziarono a lodare il Signore. Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, lodevole e glorioso, ed esaltato sopra tutte le cose per i secoli. Piogge e rugiade, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose per i secoli. Venti di Dio, benedite tutti il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose per i secoli. Fuochi e calori, benedite voi il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose per i secoli. E voi Anania, Azaria e Misael, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose per i secoli. Poiché egli ci ha liberati dall'inferno, e ci ha salvati dalle mani della morte, e ci ha tratti di mezzo all'ardente fiamma, e ci ha cavati di mezzo al fuoco. Rendete grazie al Signore perché egli è buono, perché la sua misericordia è eterna. (Dan. III). 

Dio castigò la superbia di Nabucodonosor facendolo restare, senza però cessare di essere uomo, nella figura e negli istinti di una bestia. Prese nella faccia un aspetto ferino, e gli crebbero tanto i capelli da coprire tutto il corpo. Lasciato il camminare retto proprio dell'uomo, prese a camminare curvo sui piedi e sulle mani come i quadrupedi, s'inselvì e si mise come le bestie a mangiare l'erba delle selve. Uguale, anzi più grande sarà la superbia dell'Anticristo, scorgendosi il più grande e potente re del mondo, e vedendosi da tutti i suoi vilmente adulato, vorrà essere adorato per Cristo e per Dio. Farà quindi innalzare ovunque la sua statua, che vorrà essere adorata da tutti i suoi sudditi sotto pena di morte. Ma Dio umilierà la sua superbia, come e molto più di quella di Nabucodonosor.

DEL PADRE VIATORE C0MBA


martedì 26 agosto 2025

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Il primo Anticristo.


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Non avendo potuto regnare in cielo, permettendolo Iddio a prova della nostra virtù, e ad occasione di maggior merito, si forzò di piantare il suo regno, o meglio come lo chiama Cirillo, la sua tirannia in terra. Appressatosi per ciò ad Adamo, gli suggerì i suoi stolti pensieri, lo fece cadere dall'amicizia divina per averlo suo servo. Ed essendo questi stato sal vato dal Cristo apparsogli; s'avvicinò al suo figliuolo Caino, ed avendolo pure fatto cadere in peccato; nè essendosi ei lasciato salvare come suo padre dal Cristo, restò servo del demonio tanto lui come i suoi figliuoli che lo imitarono nelle sue colpe. Siccome, scrive Gregorio Papa, il nostro Redentore è una persona sola con tutta la raunanza dei buoni, imperocchè egli è il capo del corpo, e noi il corpo di questo capo, così l'antico nemico è una persona sola con tutta la raunanza dei cattivi, perchè egli come capo gli precede nell'iniquità, ed essi mentre lo servono ne' suoi desiderii come corpo a lui unito si attaccano al capo. Sicut autem idem Redemptor noster una persona est cum congregatione bonorum, ipse namque caput est corporis, et nos huius capitis corpus; ita anti quus hostis una persona est cum cuncta collectione reproborum, quia ipse eis quasi caput ad iniqui tatem praeminet; illi autem dum ad persuasa de serviunt, velut subiunctum capiti corpus inhaerent. E tanto ingrandì il suo regno sino a dominare prima del diluvio quasi tutti gli uomini. 

Distrutto il suo regno dal Cristo e sepoltolo nelle onde del diluvio, ei lo ravvivò di nuovo per mezzo dell'idolatria, e lo conservò sino alla venuta del Signore. Sì l'idolatria era il regno del demonio, e ben volentieri soscriviamo a queste saggie parole di De Camille. L'opinione che al semplice caso debbano attribuirsi i culti dei gentili è tutt'altro che universalmente ammessa. Nella sua prima Apologia ad Antonino Pio, l'antichissimo Padre San Giustino così incalza i pagani: vogliate crederci, sono i demonii che hanno spacciate per verità le favole del paganesimo, affine di rendere favolosa altresì la venuta di Gesù Cristo. Conoscendo essi questo avvenimento per mezzo dei Profeti, fecero credere all'esistenza di una numerosa progenitura di Giove, presumendo di far ritenere la nascita di Gesù Cristo non meno assurda di questi favolosi racconti. Secondo questo Padre gannatrici, e pervennero a corrompere quasi intera l'umanità, la quale ignorando l'esistenza degli spiriti ribelli, (o meglio avendo solamente più un'idea confusa della creazione degli Angeli), ne fece altrettanti Dei. Siamo persuasi, dic'egli ai pagani, che il vostro acciecamento contro di noi esce meno dal vostro proprio impulso, che dallo spirito infernale che travolge la ragione umana. Egli nulla trascura per ciò; prestigi, sogni, fantasmi.... ei non vuole che gli sfuggiate dalle unghie come abbiamo fatto noi cristiani. (Storia della Setta Anticristiana. V. I. Lett. 14. Pag. 305).

I primi cristiani, segue egli, non combattevano l'idolatria come culto semplicemente irragionevole od assurdo, ma la combattevano come culto reso al demonio. Eusebio si stese a lungo sopra questo argomento: i cristiani, dic' egli, illuminati dalla Santa Scrittura, respingono un culto impuro con una vita casta; ecco il perchè hanno rinunziato ai vostri oracoli, alle vostre divinazioni ed hanno disprezzati tutti i prestigi di cui si servono i demoni per sedurvi.... È Gesù Cristo che insegnò loro a respingerli. (Praep. Evang. 4). E altrove nella medesima opera: Questa confessione (di Porfirio) la quale prova come i più grandi filosofi onorassero i cattivi spiriti come altrettanti Dei, ci meraviglia: è un confessare la sorgente degli errori delle nazioni; confessione molto importante, dappoichè ci viene da persona iniziata ai misteri ed alle superstizioni dei gentili: è un riconoscere che i demonii si fanno credere Dei. E nel panegirico di Costantino, questo stesso sapientissimo scrittore, dopo aver detto come quell'Imperatore abbia trionfato dei demoni, e dipinte le abbominazioni dei culti pagani, così si fa ad interrogare: Chi ha dato il potere di schiacciare gli spiriti impuri colla preghiera? Chi ha messo in fuga quei demonii i quali da molti secoli ingannavano i popoli, se non Gesù Cristo? (Ivi. P. 306).

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DEL PADRE VIATORE C0MBA

domenica 17 agosto 2025

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Il primo Anticristo. 


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Sì Iddio fe' conoscere agli Angeli l'incarnazione e la gloria del suo Figlio. Ascoltiamo Bernardino. Avendo Iddio creato gli Angeli nella libertà di natura rivelò ad essi l'incarnazione del suo Figlio, che avea stabilito Dominatore su tutta la terra. Onde Giobbe al capo 38 dice: Chi gettò la pietra angolare (della terra) quando mi lodavano assieme gli astri del mattino, e giubilavano tutti i figli di Dio?

Chi per la pietra angolare della terra, questa figura può più convenientemente esprimere che Cristo, il quale prese il corpo dalla terra? Questa pietra Iddio la gettò quando lo lodavano gli astri del mattino, quando rivelò nel principio della creazione agli Angeli che dovea mandarlo ad incarnarsi. Cum creasset Angelos Deus in li bertate naturae revelavit eis in carnationem Filii sui, quem proposuit Dominatorem universae terrae. Unde Iob. 38 ait: Quis dimisit lapidem angularem eius, silicet terrae, cum me lauderent simul astra matutina, et iubilarent omnes filii Dei? Quem per lapidem angularem terrae, haec figura convenien tius notare potest, quam Christum, qui de terrena materia corpus assumpsit? Hunc lapidem Deus dimisit, cum laudarent astra matutina: quando Christum in assumptione carnis mittendum ab initio creaturae rationalis inter Angelos revelavit. (Serm. 56. de Pars. Chr. Tom. 2.). 

Ossequiosi e riverenti ubbidirono tosto al comando paterno la maggior parte degli Angeli, credettero all'Incarnazione, e se ne rallegrarono, e riconobbero il Cristo pel loro Dio, loro Signore, loro Re, e come tale lo adorarono. Non così però una terza parte dei medesimi, con a capo uno fra i più belli chiamato pel suo splendore Lucifero. Vedendo essi tanta gloria e maestà del Cristo la invidiarono in prima; e poi vieppiù insuperbendo negarono di adorarlo e di assoggettarsi al suo impero. A questa incarnazione, segue il citato Bernardino, gli uni erano favorevoli e costoro si chiamano astri del mattino, costoro giubilanti nella loro mente dell'incarnazione di Cristo lodavano Iddio della sua saggia disposizione nel salvare. Ma gli altri insuperbitisi, e tratti dal l'inganno di Lucifero disprezzavano di assoggettarsi ad una natura inferiore, e perciò invidiavano all'incarnazione di Cristo. Huic in carnationi quidam Angelorum favebant, et hi astra matutina denominantur, hi iubilantes interna men tis ea:ultatione de incarnatione Christi Deum de eiussapienti dispositione in sua gratifica salvatione laudabant. (Ibi.).

Che anzi il loro capo crescendo di superbia in superbia vedendosi, scrive Cirillo, sì grande e si glorioso desiderò di essere eguale al Figlio di Dio, e di comandare agli altri. Cum videret se omnes Angelorum ordines, gloria et decore praecellere, spretis omnibus, voluit Deo aequalis existere, et aliis per tyrannidem imperare. E vaneggiando disse nel cuor suo: salirò in cielo, porrò sopra le stelle di Dio il mio trono, m'innalzerò sopra l'altezza delle nubi, e sarò simile all'Altissimo. Già si accingeva allo stolido e superbo attentato, e già cominciava co' suoi ad alzarsi verso il cielo, ove era la reggia del Cristo, quando ciò scorgendo gli Angeli con a capo Michele, altro infra i – 37 – principali Angeli da Dio creati, se gli opposero con tutte le loro forze e tutti esclamarono: o stolto, e qual mai persona per grande che sia può farsi simile a Dio? qual creatura può eguagliare il Creatore? quis ut Deus? quis ut Deus?

Non dierono quei superbi retta agli avvisi degli altri Angeli, ed allora si fece in cielo una grande guerra, figura di quella che si farà un giorno sulla terra; Michele co' suoi combatteva da una parte, e Lucifero co' suoi compagni dall'altra. Factum est praelium magnum in coelo, Michael et Angeli eius praeliabantur cum dracone, et draco pugnabat et angeli eius. (Apoc. 12). Quando il Cristo venuto in aiuto di Michele e de'suoi, per essi vinse Lucifero, e dal cielo lo cacciò nell'inferno. Onde a ragione Isaia diceva: come cadesti dal cielo Lucifero, tu che dicevi ascenderò in cielo? Giustamente fu abbassata fino all'inferno la tua superbia. Quo modo cecidisti de coelo Lucifer, qui dicebas in corde tuo in coelum conscendam? Detracta est ad inferos superbia tua. E Bernardo: il diavolo non stette nella verità, perchè non si appoggiò sul Verbo, ma confidò nella sua virtù, imperocchè diceva: sederò sul monte del testamento. Ma lddio giudicando altrimenti nè stette, nè se dette, ma cadde. Diabolus in veritate non stetit, quia non innirus est Verbo, qui in sua virtute confisus est. Dicebat enim sedebo in monte testa menti. Caeterum Deo aliter disponente, nec stetit, nec sedit, sed cecidit. Ed ei da Angelo restò demonio, di bellissimo bruttissimo, e si chiamò dippoi nen più Lucifero ma Satana, che come osserva Andrea, significa avversario del suo Signore: Satanas vocatus est tamquam adversans Domino suo: epperò primo Anticristo.

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DEL PADRE VIATORE C0MBA

mercoledì 13 agosto 2025

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Il primo Anticristo. 

La parola Anticristo suona avversario, nemico , contro di Cristo. Di costoro sempre ve ne furono in tutti i tempi. Se, parlando de' suoi scrive Ecumenio, se aspettiamo l'Anticristo, già ora molti Anticristi si trovano in questo mondo, manifesto è perciò che se ne avvicina il tempo, mentre molti Anticristi ne precedono uno e gli preparano la strada. Ed il Rabano. L'Anticristo ha molti ministri della sua malignità, dei quali molti nel mondo lo precedettero, quali furono Antioco, Nerone e Domiziano. E noi anche ai nostri tempi ne conosciamo molti Anticristi. Imperocchè chiunque, sia laico, sia canonico, sia monaco vive contro la giustizia, ed impugna la gloria del suo ordine, e bestemmia quel che è buono, è un Anticristo ed un ministro di Satana. An tichristus multos habet suae malignitatis ministros ea quibus multi in mundo praecesserunt, qualis fuit Antiochus, Nero, Domitianus. Nos quoque nostro tempore Antichristos multos novimus esse. Quicumque enim sive laicus, sive canonicus, sive monachus, contra iustitiam vivit, et Ordinis sui gloriam impugnat, et quod bonum est blasphemat, Antichristus est, minister Satanae. 

Infra costoro due sono i principali il primo e l'ultimo. Non potendo, per la brevità che mi sono proposto, parlare di tutti, mi limito ad alcuni, ed in questo capo comincio dal primo. Avendo Iddio creato il cielo ed abbellitolo d'in numerevoli e luccicanti stelle; e la terra ed adornatala d'erbe e di fiori, e popolatala d'una famiglia di pressochè infiniti animali. Racconta la Genesi che seguitò dicendo: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, e presieda ai pesci del mare, e ai volatili del cielo, ed alle bestie di tutta la terra, ed a tutti i rettili che strisciano sopra la medesima. Colle quali parole lo destinò ad essere il re della creazione in terra. Nè di ciò contento avendogli preparata nel Paradiso terrestre una conveniente reggia; colà condottolo volle porlo egli stesso al possesso del suo regno. E chiamato attorno a lui gli uccelli dell'aria in prima e poi tutti gli animali della terra gli comandò, che, qual padrone era dei medesimi, loro imponesse il nome, che sempre poi avrebbero dovuto portare, e col quale chiamate avrebbero dovuto ubbidirgli. Indi benedicendo tanto lui, quanto la cara compagna che gli avea dato disse loro: Dominate sui pesci del mare, sugli uccelli dell'aria, e su tutte le bestie che si muovono sulla terra. Dominamini piscibus maris, et volatilibus coeli, et universis animantibus quae moventur super terram (Gen. I).

Ora quello che Iddio Padre fece con Adamo, figura ed immagine del Cristo, colà nel Paradiso terrestre, è solo una debol ombra di quanto pria avea fatto col suo Figlio in cielo. Avendo Iddio Padre, come abbiamo visto nel capo precedente, destinato fino dall'eternità il Cristo ad essere il Padrone ed il Re del cielo e della terra, volle porlo egli stesso al possesso del suo regno. Quindi è che appena creato il cielo e popolatolo d'innumerevoli esseri spirituali, gli Angeli suoi ministri: avendoli destinati a godere della stessa sua gloria; e volendo che se la meritassero, e fosse ai medesimi di corona. Sedendo il Cristo nel più alto dei cieli, come nella sua reggia, chiamatili tutti mostrò loro la gloria che avrebbe avuto il suo Figlio incarnato, ed ordinò loro che lo adorassero qual loro Dio, loro Signore e loro Re. Il che così fu enfaticamente cantato dal Profeta Davide. Regnò il Signore, esulti la terra, le nubi e le caligini il circondano, la giustizia ed il giudizio sono le basi e le fondamenta del suo soglio. Annunziarono i cieli la di lui giustizia, e viddero tutti i popoli (celesti) la gloria di lui. E la celeste Sionne attonita e plaudente ascoltò queste parole: Adoratelo tutti, o Angeli di Dio. Dominus regnavit, exultet terra. Nubes et caligo in circuitu eius; iustitia et iudicium correctio sedis eius. An nuntiaverunt coeli iustitiam eius; et viderunt omnes populi gloriam eius. Adorate eum omnes Angeli eius; audivit et laetata est Sion. (Ps. 96).

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martedì 22 luglio 2025

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


 Il Cristo

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Onde a ragione Gesù Cristo parlando di se stesso diceva: Il Signore mi possedette nel principio delle sue vie priachè facesse qualche cosa da principio, o meglio secondo il testo Ebreo: il Signore mi possedette principio della sua via, innanzi le sue opere, da allora: Do minus possedit me principium viae suae ante 0pera sua ex tunc. Io fui stabilito dall'eternità, dall'antichità primachè si facesse la terra. Non vi erano ancor gli abissi ed io era già concepito, io nacqui innanzi alle colline. (Prov. 8). Che anzi per questo che si sarebbe fatto uomo Iddio Padre, come ne assicura Giovanni, gli diede ogni cosa nelle sue mani: omnia dedit ei Pater in manus (Ioan. 3). Ed ei è il Re per natura, il Re per autonomasia, il solo Re. Quindi con ogni verità a suo onore canta la Chiesa. Ti benediciamo. Ti adoriamo. Ti glorifichiamo. Figlio Unigenito. Perchè tu solo sei Padrone. 0 Gesù Cristo. Benedicimus te. Adoramus te. Glorificamus te. Fili Unigenite. Quoniam tu solus Dominus. Iesu Christe. 

- Questo suo impero e dominazione il Signore cominciò ad esercitarlo in cielo. Essendosi, come vedremo più innanzi diflusamente, Luci fero con non pochi de' suoi compagni ribellato a questo suo regno, ei li cacciò di quel luogo, e li riservò ad esser condannati nel finale giudizio all'inferno (Ep. Iud. I). Ed appena Iddio creò l'uomo, ei, come ce lo attesta la Sacra Scrittura si mise tosto ad esercitarlo anche in terra. Eccone le parole. La Sapienza (Gesù Cristo) custodi colui che primo fu formato da Dio Padre, mentre era ancora solo; (Adamo) e caduto di poi - nel peccato - lo trasse dal suo delitto, e gli comunicò il potere di reggere tutte le cose. E quando l'acqua distruggeva la terra, la Sapienza lo salvò di nuovo, governando il giusto Noè per mezzo d'un di sprezzevole legno. Questa liberò il popolo giusto (l'Ebreo) dalle nazioni che lo opprimevano; entrò nell'anima del servo di Dio Mosè e fece contro i re portenti e segni; li fece passar pel Mare Rosso, e annegò nel mare i loro nemici; e i giusti tolsero le spoglie degli empi Haee populum iustum liberavit a nationibus, quae illum deprimebant. Intravit in animam servi Dei: et stetit contra reges horrendos in portentis et signis. Transtulit illos per mare Rubrum. Inimicos au tem illorum demersit in mare. Ideo iustitulerunt spolia impiorum. (Sap. 10). E questo suo impero continuò ad esercitarlo sino alla sua venuta.

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sabato 28 giugno 2025

IL CRISTO E L'ANTICRISTO

 


Il Cristo


Che se il Cristo è Figlio di Dio ne segue, che siccome il Padre per confessione di tutti è il Re del cielo e della terra, così anche esso è il Re dei medesimi. E tanto ne viene insegnato da Paolo con queste parole. Iddio che molte volte ed in molti modi parlò un tempo ai padri per mezzo dei Profeti: ultimamente in questi giorni ha parlato a noi pel suo Figliuolo, cui egli costituì erede di tutte le cose, e per cui creò anche i secoli. Quem constituit haeredem universorum, per quem fecit et saecula. Il quale essendo lo splendore della gloria, e figura della sostanza di lui e le cose tutte sostentando colla possente parola sua, fatta la purgazione dei peccati, siede alla destra della Maestà nelle altezze. Fatto di tanto superiore agli Angeli, quanto più eccellente nome, che essi ebbe in retaggio. Imperocchè a qual mai degli Angeli disse: Tu sei mio Figliuolo, oggi ti ho generato? Agli Angeli dice bensì egli: che suoi Angeli fa gli spiriti. Ma al Figlio poi dice: il tuo trono, o Dio, pel secolo del secolo, e scettro di equità e il scettro del tuo regno. Ad Filium autem thronus tuus, Deus, in saeculum saeculi, virga aequitatis, virga regni tui. (Haebr. I). 

Tale si fu pure sempre la fede, vuoi della Sinagoga, vuoi della Chiesa. Il Soar al foglio 88 sulla Genesi dice: Di te, o Messia, si canta (Ps. 2): baciate il Figliuolo, tu sei il Figliuol mio. Egli è il Principe d'Israele, il Signore delle cose inferiori, il Signore de gli Angeli del ministero, il Figliuolo dell'Altissimo, il Figliuolo di Dio. Ed Eusebio di Cesarea parlando di Gesù Cristo lo chiama: il Sommo Condottiero ed Imperatore dei celesti ed immortali eserciti; e il Padrone ed il Dio di tutte le cose create da Dio, il quale ricevette dal Padre l'autorità ed il potere assieme alla Divinità, alla Virtù ed all'Onore. Ai quali facendo eco Agostino scriveva: il Figlio di Dio che ci ha creati venne tra di noi, ed egli è il nostro Re che ci regge, come quegli che ci ha creati. Filius Dei qui fecit nos, factus est inter nos, et Rea noster regit nos, quia Creator noster fecit nos. Oltre a ciò il Signore non è solo il Re del cielo e della terra assieme al Padre in quanto Dio e suo Figlio, ma lo è di più ancora in quanto uomo. Iddio come conosce se stesso da tutta l'eternità; così pure fin d'allora conosce tutte le cose. Ora egli nell'infinita sua sapienza, previdde che se avesse creato nel tempo il mondo e l'uomo, l'uomo sarebbe caduto, e che non sarebbe stato conveniente alla sua bontà il lasciarlo perire. Ma convenientissimo il mandare il suo Figliuolo a farsi uomo per liberare l'uomo. E siccome quanto ei vuole lo vuole ancora fin dall'eternità, così fin d'allora stabili di mandarlo. Ed avendo quegli accettato Iddio lo fece fino dall'eternità il Capo e il Re della creazione.

Il primo motivo, scrive Bernardino, per cui tutte le cose sono da Dio create, è per diffondere se stesso. Imperocchè la natura del bene è di communicarsi. La seconda ragione, per cui Dio creò tutte le cose, è per l'esaltazione del Cristo. Imperocchè la principal natura da Dio voluta nella creazione dall'eternità fu quella che ei predestinò alla personale unione ed essendo la persona di Cristo la più grande nel l'ordine della grazia, che supera l'ordine della natura, ad essa la dio, che tiene il primato sopra tutte le cose, e alla gloria, e all'onore di lei ordinò tutte le cose, affinchè dai beni e dai mali si accrescesse l'onore all'uomo Dio Gesù Cristo. Prima ratio quare omnia sunt creata a Deo, est propter sui communicationem. Natura enim boni est communicare seipsum. Secunda autem ratio, quare Deus cuncta creavit, est propter Christi eaal tationem. Nom principalis natura in creatione in tenta a Deo ab aeterno fuit, quam ipsa praedesti navit ad personalem unionem, et cum ipsa persona Christi sit omnium summa in ordine gratiae, qui superat ordinem naturae, ad ipsam Deus, qui in omnibus primatum tenet, et ad eius gloriam et honorem homnia ordinavit, ut ea omnibus bonis et malis honor accrescat Deo homini Iesu Christo. (Serm. 54. De Univ. Reg. Iesu. 1.). Ed ecco come il Signore in quanto alla sua umanità è il Re del cielo e della terra (Tom. I.).

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mercoledì 4 giugno 2025

IL CRISTO E L'ANTICRIST0

 


Il Cristo


Sebbene in più luoghi de' miei scritti io abbia detto e spiegato diffusamente chi è il nostro Signor Gesù Cristo, tuttavia vuoi per l'altezza e profondità dell'argomento, che sono immense, vuoi perchè non può trovarsi il fine di parlare di colui che non ha fine; vuoi per la perfezione di questo libro, e vuoi special mente ancora per coloro che non avessero letto gli altri, bisogna permettermi che ne dica di nuovo qualche cosa.

Doppio è il nome del nostro Signore; esso suona Gesù e Cristo; il primo, come osserva Agostino, è un nome proprio, Mosè, per esempio, Elia, Abramo; il secondo è un nome di ufficio, di dignità, di onore, come Profeta, Sacerdote. Iesus proprium nomen est, quomodo Moyses, Elias, Abraham: Christus autem sacra menti nomen est, quomodo si dicatur Propheta vel Sacerdos, ossia il primo è un nome di persona, il secondo un sopranome (1). Il primo significa Salvatore, e il secondo Re consecrato: essi vogliono essere dai veri Cristiani creduti e confessati tutti e due. E chiunque ammettesse solo il primo e negasse il secondo, e così dividesse il Signore, dice Giovanni, costui non sarebbe da Dio, nè perciò un vero Cristiano, che anzi ei sarebbe un Anticristo, o, come legge il Greco, sarebbe dell'Anticristo, e ne avrebbe, secondo Cipriano, lo spirito. Omnis spiritus qui solvit Iesum, ea Deo non est: et hic est Antichristus (I. Ioan. 4). E per verità, come non crederlo e confessarlo per tale se lo è infatti ?

Ed ecco come. Iddio, come insegnano d'accordo la ragione e la fede, è l'Essere, e non in una maniera qualunque, sibbene in un modo assoluto: epperò l'Essere eterno, immenso, infinito, onnipotente, onnisciente e sommamente beato. Ei si conosce da tutta l'eternità, e conoscendosi produce un'idea, che tutto il rappresenta, la quale perchè è a lui consustanziale è Dio; e perchè lo dice a se stesso appellasi Verbo, Parola, Sapienza; e perchè lo rappresenta e gli rassomiglia chiamasi Immagine, Figlio. Ora Gesù Cristo nella sua parte più nobile è appunto questa idea a Dio con sustanziale, epperò Dio, ed inoltre gli rassomiglia e lo rappresenta, epperò è suo Figlio. Si Gesù Cristo è Figlio di Dio. Di questa verità io ci potrei arrecare molte prove, ma voglio limitarmi alla testimonianza degli antichi i quali, vuoi per essere più vicini alla origine della rivelazione; vuoi per essere prima della venuta del Signore; sono, per gli uomini di buona volontà, e che cercano schiettamente il vero, una autorità irrefragabile.

In primo luogo viene l'autorità della Chiesa primitiva. L'antichissimo Eschilo così fa parlare Mercurio a Promoteo incatenato, figura dell' uomo decaduto : non credere già che un tal supplizio abbia ad aver termine pria che un Dio si offra per sottentrare ne' tuoi tormenti e voglia discendere per te lungi dalla luce, nella dimora di Plutone nei tenebrosi profondi del tartaro. In China, scrive Roscelly, i libri Likiyki annunziavano un eroe che dovea stabilire ogni cosa nel primo stato, e distruggere i delitti co'suoi patimenti. Questi era detto Kiun-tsé il Santo. Il Tsiung-yung, il Seium King dicono che il Santo e non ha padre (terreno). Egli è concepito per opera di Tien (Dio Padre). I Kings parlano pure di questo misterioso personaggio. Egli esisteva prima del cielo e della terra. Benchè sì grande pure la sua natura è simile alla nostra. Tien-gien sarà il Dio-uomo ; sarà fra gli uomini, e gli uomini (empi) non lo conosceranno (per Dio). Lo stesso è dei Persiani. Mitra, scrive Antequil-Duper ron è da Ormuzd stabilito sul mondo per governarlo. Egli procede da lui, e vedesi nei libri Zend la parola Verbum, che procede dal primo principio che era prima del cielo, prima dell'acqua, prima della terra, prima degli armenti, prima degli alberi, prima del fuoco, prima di tutto il mondo esistente, prima di tutti i beni, di tutti i germi dati da Ormuzd. Il suo nome è Io sono (nome proprio di Dio). Ai quali facendo eco gli Indiani ed i Romani credevano i primi al gran Dio ed al Verbo, ed i secondi al gran Dio ed al Genito di Dio, cioè come i Cristiani al Padre Dio ed al Figliuolo di Dio.

La seconda testimonianza irrefragabile è della Sinagoga, la quale sempre credette del Messia il Salmo secondo di Davide dove è chiamato generato da Dio e Figlio di Dio. Che questo Salmo sia del Messia, scrive il Perrone, lo professano con unanime consenso tutti i documenti dell'Antica Sinagoga, come vedesi dal Talmud Trat. Succàh fogl. 52, dal Soar fogl. 94 sui Numeri, dal Midrax-Rabbà sulla Genes, e dal Midrax-Thehillim. Lo stesso parimenti confessano quasi tutti i dottori della Sinagoga, che anzi il vogliono. Hume Psalmum de Messia esse, documenta omnia Veteris Syna gogae unanimi consensu profitentur, ut patet ea Talmude Tract. Succàh, ex Zoar in Numer. fol 94, Midrax-Rabbà in Genes 15, et Midrax Thehillim. Idipsum pariter plerique omnes Sy nagogae doctores fatentur, immo, et contendunt. (De Div. Ies. Chr. V. I. 54). Ecco il Salmo:

E perchè mai tumultuano le genti? 

E le tribù van meditando il nulla?

 Collegansi li Regi della terra, 

E fan consiglio secoloro i Prenci 

Contro il Signore e contro il suo Cristo? 

Spezziamo (van dicendo) i lor legami, 

Ed iscotiamo da noi il lor giogo. 

Di lor si ride chi nei cieli siede, 

Ed il Signor si fa di loro beffa; 

Allora parlerà lor pien di sdegno, 

Ed ei li abbatterà nel suo furore; 

« Io fui da Dio per Rege consacrato » 

Sovra il suo santo Monte di Sionne, 

» Ed io sarò de' suoi voleri il Nunzio. » 

A me disse il Signor: Tu sei mio Figlio, 

» Oggi l'ho generato; mi richiedi, » 

Richiedi pur tutte le genti, e queste » 

Te le concederò per tuo retaggio, 

» E tuoi saranno del mondo i confini, » 

E tu li guiderai con verga ferrea, 

» Li triterai quali di creta un vaso; » 

Adesso adunque l'intendete, o Regi, 

O giudici del mondo l'imparate; 

A Dio Signor servite con rispetto, 

Ed il timor unite al gaudio vostro, 

Ossequiate il Figlio, onde con voi 

(Iddio) non entri in ira e voi periate 

Dal ver cammin, quando fra breve accenda, 

Il suo furor. Felici tutti quanti 

Ripongono su lui la loro speme.  

(Versione del Vignolo).

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DEL PADRE VIATORE C0MBA