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martedì 13 gennaio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


CONTESTO STORICO-RELIGIOSO DELLE APPARIZIONI 


La chiesa parrocchiale 

La costruzione della chiesa parrocchiale iniziata nel 1888, fu portata a termine dopo 11 anni, e il 16 settembre 1899 fu benedetta da monsignor Guindani, vescovo di Bergamo, presenti due amici di Ghiaie: monsignor Radini-Tedeschi ed il chierico Angelo Giuseppe Roncalli. La chiesa è adornata come un santuario mariano: attorno all'altare della Vergine Maria sono rappresentati i misteri gaudiosi; attorno all'altare di San Giuseppe i misteri dolorosi; sulla volta della chiesa i misteri gloriosi. Tra le opere che rendono bella la chiesa, sopra il coro, si notano tre tele che rappresentato: la Santa Famiglia, lo sposalizio di Maria e Giuseppe, la morte di San Giuseppe. All'interno della chiesa due lapidi, dettate da don Angelo Giuseppe Roncalli, ricordano il grande benefattore G. Bonzanni e il canonico Alessandro Locatelli. 

Il canonico Alessandro Locatelli 

Alessandro Locatelli, nato a Carvico (Bergamo) nel 1850, andò presto ad abitare a Sotto il Monte (Bergamo). Fu ordinato sacerdote nel 1874 e assegnato a Bonate Sopra come curato, con l'incarico di cappellano festivo per la frazione di Ghiaie. Ricevuto in dono da Giuseppe Bonzanni il terreno nel 1885, vi fece costruire una casa, per restare a Ghiaie in modo permanente. 
Nel 1888, iniziò la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale, e per raccogliere il denaro necessario scrisse lettere in Italia e all'estero, dipinse, modellò statuette, perfino riparò sveglie... 
Quando monsignor Radini-Tedeschi volle con sé nell'episcopio don Alessandro Locatelli, egli non abbandonò Ghiaie, ma vi ritornò regolarmente per il servizio religioso. 
Morì il 1° agosto 1918. 

Don Cesare Vitali 

È nato a Boltiere (Bergamo) il 1° agosto 1881. Nel 1917 passa da Bonate Sotto a Ghiaie come curato, a fianco di don Alessandro Locatelli, col compito di abbellire la nuova chiesa, organizzare le attività religiose e lavorare per la erezione canonica della parrocchia di Ghiaie, di cui fu parroco dal 1921 fino al 25 maggio 1955, quando morì. Colpito da paralisi, durante la malattia ricevette più volte la visita del vescovo monsignor Giuseppe Piazzi, e nel settembre 1954, quella graditissima del cardinale Roncalli, patriarca di Venezia. Lo stesso cardinale, avuta notizia della sua morte, il 2 giugno 1955, così scriveva a don Italo Duci: "Esprimo al rev. e caro don Italo Duci e per suo mezzo a tutti i buoni fedeli delle Ghiaie la mia viva partecipazione al loro lutto per la morte del loro parroco don Cesare Vitali degno continuatore del canonico Alessandro Locatelli nella cura della chiesa e delle anime. Amo veder associati nella luce celeste questi due ottimi sacerdoti che io conobbi ed amai dalla mia giovinezza e che in grande semplicità di vita e di ministero pastorale fecero tanto e tanto bene, e continueranno a fame ora dal Paradiso. Don Cesare Vitali ci incoraggia tutti al lavoro, alla sofferenza, alla carità. Tutti benedico. + Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia". 
Il giudizio dato dal cardinale, sull'opera e sulla vita di don Cesare Vitali, era pienamente condiviso dalla popolazione di Ghiaie che volle, come atto di pubblico riconoscimento, a lui intitolata la via che conduce alla scuola materna. 
Don Cesare Vitali, da principio, tenne verso le apparizioni un contegno distaccato, di grande prudenza. Dopo avere osservato quei fatti, con l'animo del pastore attento e preoccupato del bene dei suoi fedeli e della Chiesa, si convinse della loro soprannaturalità. Per il suo atteggiamento favorevole, mantenuto sempre entro i limiti di una rigorosa fedeltà alle direttive del vescovo, alcuni sacerdoti lo fecero molto soffrire, in particolare il parroco di Presezzo (Bergamo), don Luigi Locatelli, il quale lo accusò di essere il principale regista della farsa di Ghiaie, il manipolatore della bambina Adelaide Roncalli. Nel corso del presente lavoro, riprenderò la triste questione. 

Don Italo Duci 

Nato a Ponte Nossa (Bergamo), il 23 maggio 1915, andò a Ghiaie come curato nel 1940, appena ordinato sacerdote. 
Divenne parroco di Ghiaie nel 1955, dopo la morte di don Cesare Vitali. Lasciò la parrocchia per motivi di salute, il 29 giugno 1987, dopo 47 anni di ininterrotto e fedele servizio pastorale. 
Partecipò ai fatti straordinari del 1944, assieme al parroco don Cesare Vitali, nella piena obbedienza all'autorità ecclesiastica. 
Fu sempre convinto della verità delle apparizioni, mantenendo una sofferta prudenza nella difficile situazione che si era creata, specie dopo l'atto vescovile del 30 aprile 1948. Nel 1946, fu scelto da monsignor Angelo Bramini, professore nel seminario di Lodi e avvocato difensore delle apparizioni, come suo principale collaboratore sul posto, fino alle dimissioni date dal Bramini stesso dall'incarico ricevuto. 
Una sera lo vidi davanti alla cappella, sul luogo delle apparizioni. Mi meravigliai, perché là non l'avevo mai visto. Finita la preghiera, si avvicinò e mi disse: "La ringrazio per tutto il bene che ha fatto qui. Tra qualche giorno lascio la parrocchia per motivi di salute". Andai più volte a trovarlo nella casa di riposo a Scanzorosciate (Bergamo) e sempre mi manifestò il dubbio, che era anche il suo cruccio, di non aver fatto abbastanza per la causa delle apparizioni. Tale sofferenza affiora nel suo testamento spirituale. Egli scrive: "A riguardo dei fatti straordinari qui avvenuti, nel 1944, per i quali ho tanto gioito, lavorato e sofferto, rinnovo la mia sottomissione alle decisioni della Chiesa rappresentata dal vescovo della diocesi. Se a riguardo di questi fatti in qualche cosa ho mancato, per la realizzazione dei piani divini, ne chiedo perdono a Dio e alla Madonna ed offro le mie preghiere e sofferenze" (v. Bollettino parrocchiale Comunità Cristiana di Ghiaie, dicembre 2003, pp. 8-9). Morì il 13 settembre 2003. 

Severino Bortolan 

lunedì 12 gennaio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


CONTESTO STORICO-RELIGIOSO DELLE APPARIZIONI 

L'ambiente 

Ghiaie è un piccolo paese situato lungo la sponda destra del fiume Brembo e trae il nome dal territorio ghiaioso su cui sorge. Dista una decina di chilometri dalla città di Bergamo. 
È una frazione del comune di Bonate Sopra e, in parte, di Presezzo. Anche per la giurisdizione religiosa, il paese dipendette dalle parrocchie di Bonate Sopra e di Presezzo fino a che, nel settembre 1921, fu costituito in parrocchia autonoma, riconosciuta agli effetti civili, dopo molte contestazioni, soltanto col decreto del 29 marzo 1944, registrato alla Corte dei Conti il 20 maggio 1944. 
Nella difficile situazione che si trascinava dal 1921 e si concluse il 20 maggio 1944, si inserirono le apparizioni, puro fatto spirituale che fu visto da alcuni ecclesiastici come un tentativo maldestro del parroco don Cesare Vitali, per dare vita e prestigio alla nuova parrocchia. 
Il livello di cultura era basso. La povertà era grande non solo a causa della guerra, ma anche perché non c'era lavoro per tutti. Si viveva dei prodotti della terra e di denaro non ne circolava molto. Le famiglie erano ricche di bambini. 
Nel 1944 Ghiaie contava 980 abitanti. Di. Ghiaie faceva parte anche un gruppo di cascinali in aperta campagna, chiamato "Il Torchio". Lì vivevano 150 persone. È il luogo in cui abitava Adelaide Roncalli ed avvennero le apparizioni. 
Al tempo dei fatti di Ghiaie era vescovo di Bergamo monsignor Adriano Bernareggi, il quale prese possesso della cattedra di Sant' Alessandro nel 1936. 
Nella parrocchia si celebrano con particolare solennità le feste della Santa Famiglia e della Madonna di Lourdes ed è degno di nota che la chiesa parrocchiale di Ghiaie sia dedicata alla Santa Famiglia, unico caso nella diocesi di Bergamo. 


Per capire meglio i fatti del maggio 1944, e ciò che ne è seguito, occorre almeno accennare alla storia della comunità religiosa di Ghiaie. Avremo modo di conoscere persone di valore e saremo in grado di comprendere come siano lontane dalla verità le interpretazioni, date da alcuni, dei grandiosi avvenimenti di cui sto scrivendo. 

La chiesetta di S. Giuseppe e della Madonna di Lourdes 
 
La piccola chiesa di S. Geminiano, già cadente, era diventata anche scomoda, perché un po' lontana dal nuovo insediamento urbano. 
Nel 1759, il doge di Venezia, Francesco Loredano, diede il permesso di edificare una nuova chiesa. Fu dedicata a S. Giuseppe e si trova a poche decine di metri dalla chiesa parrocchiale. Ora si chiama anche "della Madonna di Lourdes". 
Il motivo viene spiegato nel libretto "Cenni storici e preghiere a Nostra Signora di Lourdes che si venera nella parrocchia delle Ghiaie", pubblicato da Don Cesare Vitali, nel gennaio 1944, affinché i fedeli potessero usarlo nella novena in preparazione dell'11 febbraio 1944. 
Don Cesare scrive: 
"Nel ridare alle stampe le preghiere che si recitano durante la novena in preparazione alla festa della Madonna di Lourdes, voglio premettere alle stesse preghiere qualche notizia che riguarda la bella statua che si venera nella chiesina dedicata a Nostra Signora di Lourdes. 
Don Alessandro Locatelli fino dai primi momenti della sua presenza, 1875, devotissimo com'era della Madonna, volle introdurre a Ghiaie la devozione alla Madonna apparsa a Lourdes a Bernardetta Soubirous: devozione che si era già diffusa anche nella nostra diocesi. 
Nel 1882, monsignor Giacomo M. dei Conti Radini-Tedeschi (diventato poi vescovo di Bergamo), amico di don Locatelli, dovendosi recare a Parigi per un delicatissimo incarico avuto dal Papa Leone XIII, insieme col sac. Achille Ratti (eletto Papa col nome di Pio XI, nel 1922), ebbe l'incarico di comperare una statua della Madonna. Comperata a Parigi, fu portata a Lourdes e là nella grotta fu benedetta. 
La spesa per l'acquisto della statua fu sostenuta da un buon cristiano delle Ghiaie, il sig. Chiesa Pietro. La statua di celestiale bellezza fu accolta con grande entusiasmo e festeggia-menti dalla popolazione che il primo sabato di settembre del 1882, andò ad incontrarla nella vicina parrocchia di Ponte San Pietro. 
Con solenne processione fu portata e deposta nell'attuale chiesina, dove per alcuni giorni fu oggetto di ammirazione e di preghiere da parte non solo dei Ghiaiesi gloriosi di un simile acquisto, ma anche dei fedeli vicini. 
Essendo troppo angusta la chiesina per la popolazione già numerosa, la statua è stata collocata in una sala della casa del coadiutore trasformata in cappella, e quivi rimase fino al 1900, quando fu trasferita nella nuova chiesa che diventò poi la parrocchiale nel 1921...". 
Don Cesare Vitali scrive ancora che, nel giugno 1923, comprò a Lourdes una bella corona di ottone dorato e gemmata che il 16 luglio 1923, festa dell'ultima apparizione di Lourdes, fu messa sul capo della statua della Madonna dal cappuccino padre Fabriano Corti di Ghiaie. 
Nel 1931, fu benedetta la chiesetta, col nuovo altare e con la grotta. 
Il buon popolo si reca nella chiesetta a invocare la Madonna, dice don Vitali, specialmente in questi anni di guerra, per i soldati e la Patria in armi. 
Nella parrocchia vengono ricordate le 18 apparizioni di Lourdes, e con particolare solennità, la prima, l'11 febbraio, e l'ultima, il 16 luglio. Dalle poche note riportate, appare che la devozione alla Vergine Maria a Ghiaie, ha origini lontane, ed è stata coltivata da ottimi pastori d'anime. Quindi risulta assurda l'accusa rivolta a don Cesare Vitali di avere preparato l'ambiente parrocchiale con una intensa attività mariana, alla messinscena delle apparizioni del maggio 1944. 

Severino Bortolan

domenica 11 gennaio 2026

Regina della Famiglia



 Apparizioni a Ghiaie 


Ha senso parlare ancora di apparizioni della Vergine Maria? 

Notiamo atteggiamenti diversi e opposti di fronte alle apparizioni. Ci sono coloro che accettano tutte le apparizioni, senza adoperare un minimo giudizio critico, così da discernere quelle vere da quelle false. Altri, invece, escludono tutte le apparizioni. I primi non tengono presente che ci sono apparizioni false frutto di allucinazione naturale e diabolica. Le false apparizioni, seguite sempre da inevitabile delusione, allontanano dalla vera fede, disorientano la coscienza dei fedeli, gettano il discredito sulla vera religione. Ciò spiega la sapiente prudenza della Chiesa, quando tratta questa materia. I secondi escludono per principio tutte le apparizioni, spiegandole nell'ipotesi più benevola, come fenomeni di suggestione. Alla base di questa posizione preconcetta vi è il razionalismo, più o meno avvertito, che rifiuta il soprannaturale e quando non lo nega apertamente, tende a spiegarlo, a ridurlo entro limiti accettabili dalla ragione umana. Non si vuole ammettere l'irruzione gratuita di Dio nella vita e nella storia degli individui e dei popoli. Noi crediamo a Dio creatore, uno nella natura e trino nelle persone, che conosce, ama ed ha cura di tutti gli uomini. Il nostro Dio non è lontano, freddo, indifferente alla nostra condizione e alla nostra sorte. La Bibbia rivela Dio che salva. In essa troviamo la storia della salvezza non solo di un popolo, ma di tutta l'umanità e di ciascuno di noi. Già nelle prime pagine del libro della Genesi, leggiamo che Dio ama comunicare con gli uomini, creati a sua immagine e somiglianza. È il peccato che rompe questa comunione, ma Dio la ristabilisce per mezzo di Gesù Cristo, donandoci la possibilità di partecipare alla sua stessa vita. La partecipazione alla vita divina, che ci rende veri figli di Dio, eredi della stessa gioia e felicità del Padre, nell'unità di amore perfetto, nella vita interminabile, è molto di più che essere ammessi ad un colloquio e avere la visione del Signore e della Vergine qui sulla terra. Il nostro Dio non è il Dio dei filosofi, ma il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe: è Dio Padre, è Dio incarnato, è Dio con noi. Dopo l'incarnazione del Verbo eterno del Padre, nel seno purissimo della Vergine Maria, con tutto ciò che ne è seguito, nessun fatto che rientra nel divino mistero di salvezza dovrebbe suscitare in noi diffidenza, incredulità, opposizione, ma stupore, riconoscenza, silenzio adorante dell'anima. La storia della Chiesa è la storia dei martiri, dei confessori della fede, dei santi, dei mistici, dei missionari, degli eremiti, dei monaci, dei padri e delle madri di famiglia, che compiono il loro dovere nella dura quotidianità, per amore, a volte eroico; di tutti quelli che con la loro vita testimoniano la comunione con Dio, la sua continua presenza e azione tra gli uomini. Dio interviene anche nel nostro tempo, tra i più travagliati della storia umana, con mezzi ordinari e straordinari, direttamente o per mezzo della Vergine Maria, per salvarci. 
Il nostro Dio è in mezzo a noi e noi siamo il suo popolo. In particolare i cristiani possono dire che, a causa del Battesimo che hanno ricevuto, Dio è dentro di noi e non dobbiamo fare grandi sforzi o imparare tecniche speciali importate dall'oriente, per raggiungerlo. 
Dio è fra noi e con Lui vi è la sua e nostra Santissima Madre, che, come afferma il Concilio Vaticano II: "Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata" (v. Lumen Gentium, n. 62). La Vergine Maria, con le sue apparizioni nel mondo ed anche a Ghiaie di Bonate, va compiendo un divino disegno di salvezza. È la Madre che viene sulla terra, per riunire i figli divisi dall'odio e dall'indifferenza e per riportare i dispersi e i lontani alla Casa del Padre. Persone credenti che non sentono il bisogno di essere confermate nella fede dalle apparizioni, le prendono a cuore perché vedono in esse un mezzo efficace, come la storia dimostra, di cui la misericordia di Dio si serve per la conversione e la salvezza degli uomini. Lo comprendono coloro che vivono sotto la giuda dello Spirito Santo, ma lo sa anche Satana nemico dell'uomo e omicida fin da principio. Ciò spiega anche l'opposizione accanita contro le apparizioni, ma in modo particolare contro Ghiaie. 
Satana si è inserito nella vicenda di Ghiaie seminando discordia, confusione, oscurando la verità, ma non ha vinto. 
René Laurentin, mariologo di fama internazionale, osserva che dal 1933 fino al 1987, secondo la lista redatta da Dom Bernard Billet si è avuta notizia di 200 apparizioni presunte (tra le quali vi è anche Ghiaie) e nessuna di esse è stata riconosciuta. 
Egli scrive: "Forse perché non erano autentiche? O forse perché si erano verificate in un ambiente culturale ed ecclesiale nel quale non potevano essere accettate? Alcune commissioni formate da uomini convinti assertori dei presupposti radicali del metodo storico-critico o della psicanalisi e imbevuti di filosofie razionaliste e idealiste che dominano più di quanto sembri gli intellettuali cattolici, non potevano certo portare a conclusioni positive. Mi sono, a volte, scontrato in quegli anni e dicevo: se Lourdes succedesse ai nostri giorni, le apparizioni non verrebbero riconosciute" (v. La Vergine appare a Medjugorje?, Queriniana, Brescia 1984, p. 10). 
Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Sacra Congregazione per la dottrina della fede, in cui vi è la sezione detta "disciplinare" alla quale spetta il giudizio sulle apparizioni mariane, disse: "Nessuna apparizione è indispensabile alla fede, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo, Egli stesso è la Rivelazione. Ma non possiamo certo impedire a Dio di parlare a questo nostro tempo, attraverso persone semplici e anche per mezzo di segni straordinari che denuncino l'insufficienza delle culture che ci dominano, marchiate di razionalismo e di positivismo. Le apparizioni che la Chiesa ha approvato ufficialmente — innanzitutto Lourdes e ancora Fatima — hanno un loro posto preciso nello sviluppo della vita della Chiesa nell'ultimo secolo. 
Mostrano fra l'altro che la Rivelazione — pure essendo unica, conchiusa e dunque non superabile — non è cosa morta, è viva e vitale...Uno dei nostri criteri è separare l'aspetto della vera o presunta "soprannaturalità" dell'apparizione da quello dei suoi frutti spirituali. I pellegrinaggi della cristianità antica si dirigevano verso luoghi a proposito dei quali il nostro spirito critico di moderni sarebbe talvolta perplesso quanto alla "verità scientifica" della tradizione che vi è legata. Ciò non toglie che quei pellegrinaggi fossero fruttuosi, benefici, importanti per la vita del popolo cristiano. Il problema non è tanto quello della ipercritica moderna (che finisce poi, tra l'altro, in una forma di nuova credulità) ma è quello della valutazione della vitalità e dell'ortodossia della vita religiosa che si sviluppa attorno a questi luoghi" ( v. Vittorio Messori, Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, Milano 1985, pp. 112-113). 

Severino Bortolan



sabato 10 gennaio 2026

Regina della Famiglia




Apparizione a Ghiaie


Le Fonti 

Attingo da diverse fonti il racconto delle apparizioni ed il  contenuto dei messaggi. 
Esistono documenti autografi e dattiloscritti, che riportano piccoli diari o raccolte di messaggi, fatti da Adelaide Roncalli, non molto tempo dopo gli eventi del 1944. 

Questi documenti, scritti in tempi e luoghi diversi nella tormentata vita della veggente, hanno una caratteristica provvidenziale, cioè sono uguali nel testo dei messaggi, tolta qualche variante secondaria. Suscita qualche perplessità sull'autenticità il diario che Adelaide scrisse tra il 1947 ed il 1949, quando era ospite della Signorina Galli. La cura calligrafica ed ortografica e soprattutto le parole usate fanno pensare all'intervento della Galli o di altra persona nella stesura dello scritto. 

La signora Adelaide Roncalli mi ha confermato che il diario è suo, in un incontro inaspettato, avvenuto il 5 marzo 1986, in una stanza dell'Ospedale maggiore policlinico di Milano, dove era ricoverata sua sorella Caterina, Superiora Generale delle Suore Concezioniste. Riporto il dialogo che si svolse tra me e la veggente: 

 È suo quel diario? 
 E di chi è allora? Mi rispose subito la signora Adelaide Roncalli, meravigliata della mia domanda. 
 Mi sembra che una bambina di 10 o 12 anni non possa scrivere a quel modo; l'ha aiutata la signorina Galli? 
 È vero che, spostata di qua e di là come un sacco di patate, contro il mio volere e all'insaputa dei miei genitori, ho frequentato irregolarmente le scuole elementari e non potevo avere una buona conoscenza della lingua italiana. Tuttavia, non ricordo se la signorina Galli mi abbia aiutato. Può darsi, ma il racconto è mio: sono cose che ho scritto come le ricordavo. 

Dovevo convenire che, se anche ci fosse stato un aiuto nella stesura del testo, senza aggiunte o manomissioni tali da alterarne la sostanza, lo scritto sarebbe ugualmente autentico. 
Ma è proprio così? Che il testo del diario non abbia subito mutazioni notevoli, lo si vede dal confronto con gli altri scritti della veggente, soprattutto in alcuni punti fondamentali come i messaggi, più difficili da ricordare integralmente ed i più esposti ad apporti estranei, e lo si nota dall'esame dei testi di altri autori, alcuni dei quali non favorevoli alle apparizioni. 
I diari e la raccolta dei messaggi scritti da Adelaide Roncalli sono preziosi, direi fondamentali, ma per la loro brevità non ci fanno conoscere tutta la storia delle apparizioni. Perciò, oltre a questi documenti, ho esaminato relazioni, testimonianze, libri di autori favorevoli e contrari, al fine non di raccontare tutto ciò che si è detto o scritto sui fatti di Ghiaie, ma solo di approfondirne qualche punto qualificante. Tra gli scritti dei contrari, mi sono servito di due libri del prof. Don Luigi Cortesi: Storia dei fatti di Ghiaie e Il problema delle apparizioni di Ghiaie. 
Molte sono le difficoltà che impediscono di raggiungere il risultato di una più completa informazione. Ne elenco alcune: a Ghiaie o a Bergamo non vi è mai stato un vero centro di documentazione, per i motivi a tutti noti; sono passati sessanta anni dalle apparizioni e molti testimoni di quei fatti sono morti; non ultima in ordine d'importanza, l'impossibilità di accedere all'archivio della curia di Bergamo, in cui sono custoditi documenti di primaria importanza. È già un fatto straordinario che abbia potuto raccogliere quei documenti riportati in questo e in altri libri scritti sulle apparizioni, senza che io li abbia richiesti, perché non ne conoscevo l'esistenza, visto che io sono giunto a Ghiaie quarant'anni dopo le apparizioni. 

Severino Bortolan

venerdì 9 gennaio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Testimonianza personale 

Nei mesi di maggio e luglio 1984, dopo quarant'anni, sentii parlare di nuovo delle apparizioni della Vergine Maria a Ghiaie di Bonate; l'eco di quei fatti mi era giunta la prima volta nel maggio 1944. Guardai i miei interlocutori come si osservano degli individui eccentrici. Mi era incomprensibile che, dopo tanti anni dalla presa di posizione dell'autorità ecclesiastica, ci fosse ancora gente che credesse a quelle apparizioni. 
Ho accennato a questi incontri per dire che, se sono stato indotto a interessarmi di Ghiaie, non l'ho fatto per una predisposizione al meraviglioso e allo straordinario. Non sono mai andato alla ricerca di miracoli e di apparizioni. Anzi, sono stato sempre molto diffidente verso questo tipo di fenomeni. Fatti personali, poi, mi spinsero ad andare a Ghiaie e vi andai per la prima volta il 29 ottobre 1984. Da allora ci sono tornato molte volte e con il tempo è cresciuto in me il desiderio di far conoscere quanto vi è accaduto nel maggio 1944. Quest'anno corre il 20° anniversario del mio costante pellegrinaggio a quel luogo santificato dalla presenza della Regina della Famiglia. Lì ho conosciuto la grandezza e l'attualità del messaggio di Ghiaie dato a tutte le famiglie. È stata un'esperienza triste ed affascinante nello stesso tempo. Un'avventura che non avrei mai pensato che potesse capitarmi. Lì ho incontrato persone di ogni ceto e condizione, malati nell'anima e nel corpo. Quale cattedra di parole di vita, quale clinica spirituale la Vergine Santissima ha posto in quel luogo. 
Il 29 ottobre 1984, al mio ritorno dalla prima visita a Ghiaie, così scrivevo: La Vergine apparsa la prima volta il 13 maggio 1944 a Ghiaie di Bonate (Bergamo) è in mezzo a noi, come la Madre che sta ritta ai piedi della Croce, con il cuore e lo spirito trafitti, assieme al suo Gesù. 
È una sensazione nuova che ti prende, nel luogo benedetto delle apparizioni. È un'esperienza che penetra nel tuo intimo e ti fa desiderare di stare in compagnia di una Madre dolcissima, che soffre l'umiliazione del rifiuto dei figli. Essa aspetta che le aprano la porta: il cuore. 
Si starebbe sempre lì e quando si parte, si va con il rimpianto nell'animo ed il vivo desiderio di farvi presto ritorno. 
A Ghiaie si avverte la presenza di Maria. Bisogna saperla scorgere anche attraverso i segni dell'apparente sconfitta. 
Il pellegrino che va a Ghiaie si aspetta di vedere almeno una cappella dedicata alla Regina della Famiglia. Invece si trova di fronte ad un altare modesto, con un bianco crocifisso, di tipo cimiteriale, posto alla sommità di tre piccoli gradini che danno l'idea del Golgota. La cancellata che protegge e chiude l'altare ti stringe il cuore. È resa evidente la situazione attuale in cui molti tentano di legare la Vergine potente, la Regina del cielo e della terra e di impedirle di entrare nelle famiglie e nel mondo. 
Questo senso di morte è reso più chiaro da un vicino deposito di carcasse di auto in demolizione. Tuttavia l'albero è solo reciso, non sradicato. È rimasto il ceppo vivo, da cui riprenderà vita una nuova pianta, che allargherà sulla terra i suoi rami frondosi, ricchi di fiori e di frutti. 
I segni di vita sono i quadri e i cuori d'argento appesi alle pareti dell'edicola, testimoni di grazie ricevute; i vasi di fiori freschi; i lumi accesi e le piantine verdi che ne coprono il pavimento; soprattutto l'ininterrotto pellegrinaggio dei fedeli che arrivano qui, anche da lontano e sostano in preghiera con ogni tempo. Non è più il fiume impetuoso delle folle dei giorni delle apparizioni; come sappiamo dalle notizie storiche, è un rigagnolo che dura da oltre quarant'anni e manifesta che la fonte non è inaridita, non è scomparsa, è sempre lì in attesa di diventare un fiume pieno di acque che risanino e portino vita dovunque arrivano. L'attesa sarà meno lunga se adopreremo i mezzi qui più volte indicati da Maria: preghiera, penitenza, silenzio, riconciliazione, pace. 

Severino Bortolan

sabato 13 marzo 2021

Regina della Famiglia

 


CONCLUSIONE 

Da sessant'anni Ghiaie non cessa di interessare credenti, critici ed oppositori. 

Siamo di fronte ad una realtà che supera i nostri  limiti, ad un dono offerto alla Chiesa e al mondo ancora  da scoprire, da accogliere. È un dono in attesa di manifestare tutta la sua ricchezza. 

Maria è apparsa a Ghiaie come la Regina della  Famiglia, che oggi è investita dalle profonde e rapide  trasformazioni della società e della cultura, minacciata  dal veleno del materialismo che la inaridisce e la uccide.  Maria indica nell'obbedienza ai comandamenti il  mezzo sicuro perché le famiglie vivano una vita piena  secondo il progetto divino. 

Da Ghiaie viene a noi un messaggio di vita. 

Abituati a vedere le cose in superficie, a noi pare  che a Ghiaie tutto sia fermo. Invece vi è la vita dello Spirito che opera nel silenzio. 

A Ghiaie c'è chi diffonde messaggi non ispirati dal  Cielo. Il messaggio di Ghiaie è quello dato a noi dalla  Santissima Vergine, attraverso la bambina Adelaide Roncalli nel maggio 1944. 

Ciascuno lo mediti attentamente e troverà in esso un insegnamento ricco, aderente alla verità rivelata, di  viva attualità. 

I segni non basteranno mai a coloro che non credono. Alla domanda dei farisei e dei sadducei, che chiedevano un segno, Gesù rispose: "Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà  dato se non il segno di Giona" (v. Mt 16,4). 

I miracoli, i segni sono doni che devono suscitare in  noi lo stupore e la riconoscenza. Dio opera liberamente,  quando e come vuole. Tutto ciò che è avvenuto a Ghiaie:  le apparizioni così semplici e straordinarie nello stesso  tempo; il messaggio profondo rivolto al mondo; le grazie  e le guarigioni, avvenute durante e dopo le apparizioni; i  fenomeni celesti osservati più giorni e a distanza di centinaia di chilometri in connessione con le apparizioni; le  numerose conversioni, sono un unico segno, che ci fa  dire che a Ghiaie si è manifestata la Regina della Famiglia. 

Quali altri segni dovremmo chiedere alla Vergine  potente? È Lei, invece che giustamente chiede a noi una  vita nuova, che sia il segno per i non credenti. 

Un giorno, sotto l'infuriare del vento, vidi cadere a  terra i vasi di fiori ed alcuni quadri appesi alle pareti  della cappella. La scena mi colpì e vidi in essa la situazione di molte famiglie. È urgente ricostruire il santuario  domestico e riedificare il tempio vivo nel cuore dei figli  di Dio. 

La realtà Ghiaie, così come è, ci dà l'idea della situazione della famiglia di oggi. 

L'apparizione mantiene ancora per tutti un severo monito ed un richiamo profetico alla conversione. 

Se Ghiaie diventerà, per la misericordia di Dio e la nostra buona volontà il luogo privilegiato, dove i focolari  spenti riceveranno luce e calore e le famiglie impareranno ad amare la vita dal suo nascere fino al tramonto,  questo sarà il grande segno che annuncerà il trionfo di  Maria a Ghiaie e nel mondo. 


Preghiera alla Regina della Famiglia 


O Maria Madre di Dio 

tempio dell'Altissimo e porta del cielo, 

quando ci avviciniamo a te, 

sentiamo di essere alla presenza 

della Regina dell'universo, 

della Donna vestita di sole. 

Ma avvertiamo che siamo accompagnati 

dallo sguardo, dall'amore 

e dalla protezione della Madre dolcissima, 

che tutto sa di noi, 

intercede e vuole il vero nostro bene. 

O Vergine potente apparsa a Ghiaie di Bonate, 

vieni in nostro aiuto 

e concedici la grazia ... che tanto desideriamo. 

Tu che tieni tra le mani due colombi,  simbolo della famiglia unita e santa, 

risana le nostre famiglie, purifica i cuori, 

fa che le famiglie diventino sorgente 

di fede, di santità, d'amore. 

Tra i pericoli dell'ora presente 

ascolta l'invocazione dei tuoi figli: 

Madre della vita salvaci. 

Amen

giovedì 11 marzo 2021

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Il pensiero di due Papi e di alcuni vescovi 

Pio XII, nel giugno 1949, un anno dopo la pubblicazione  dell'atto vescovile del non consta, ha ricevuto in udienza privata la bambina Adelaide Roncalli, che gli ha comunicato il  segreto datole dalla Vergine Maria nel maggio 1944, e a lui  riservato. Con questo gesto, il grande pontefice, manifestò chiaramente di credere nell'autenticità delle apparizioni di Ghiaie. 

Papa Giovanni XXIII, nella lettera inviata a monsignor  Giuseppe Battaglia, suo amico, mostrava non solo di credere  alle apparizioni, ma indicava anche l'iter che si doveva seguire,  perché la pratica per il riconoscimento delle apparizioni, potesse  giungere sul suo tavolo ed ottenere la sua approvazione. 

Monsignor Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo,  non si può dire un oppositore delle apparizioni. Una fotografia  del 27 luglio 1944, lo mostra pellegrino al luogo delle apparizioni, assieme al fratello Domenico, vescovo ausiliare di Milano,  e a sacerdoti e fedeli di Ghiaie. Inoltre non si deve dimenticare  che la costruzione della cappella nel luogo delle apparizioni e  l'acquisto di un vasto appezzamento di terreno circostante, nella  previsione della costruzione di un santuario, furono da lui voluti. 

Il cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano,  la cui vita santa è nota a tutti, credette alle apparizioni, ed espresse più volte la sua convinzione parlando ai fedeli della  sua diocesi. 

Monsignor Giuseppe Battaglia, di Brembate Sopra (Bergamo), grande vescovo di Faenza, ha sempre affermato l'autenticità delle apparizioni di Ghiaie, come appare dai documenti che  ho già riportato e dalla seguente lettera mandata al pittore  Giovan Battista Galizzi, che gli aveva inviato l'articolo di padre  Cipriano Casella S.J. Mons. Giuseppe Battaglia, il 6 febbraio  1952 scriveva: "Preg.mo sig. prof. ho letto e riletto l'articolo di  Padre Casella, e la sua relazione, a riguardo dei fatti di Bonate,  che lei gentilmente mi ha mandato. La ringrazio di cuore. 

Per me, accetto in pieno la conclusione di padre Casella:  obbedienti sì, stupidi no. Non riesco a concepire che una bambina di 7 anni possa aver giocato una commedia del genere. E  poi i fatti prodigiosi non li nega neppure il responso dell'autorità  ecclesiastica. La sincerità della bambina, come appare dalla sua  relazione, non può essere messa in dubbio, anche se dopo ha  negato: allora era certamente sincera, dopo si è influenzata la sua  psiche. 

Io penso che gli uomini non si sono mostrati degni di questa meravigliosa apparizione, e la Madonna ha permesso che si  chiudesse, per ora, una nuova fonte di grazie per l'umanità; ma  spero che Essa, sempre buona e misericordiosa, non badando alle  nostre miserie, vorrà di nuovo riaprirla, per il conforto di tutti e  per la sua stessa gloria...F.to + Giuseppe Battaglia vescovo". 

Monsignor Battaglia, in un'altra lettera inviata al pittore  Galizzi, il 5 maggio 1954, scriveva: "Preg.mo sig. professore,  voglia scusare il ritardo con cui rispondo alla sua gentile lettera.  Ho ricevuto e letto con piacere gli articoli riguardanti i fatti delle  Ghiaie di Bonate, e li ho trovati molto ben fatti, sereni e obiettivi, e anche opportuni. Forse avrei omesso l'accenno  al testamento di Mons. Bernareggi, che potrebbe, forse,  provocare una smentita a meno che si sia sicuri della cosa, da  non temere smentita. E la circostanza sarebbe oltremodo  significativa. 

Ho fatto leggere detti articoli anche a S. E. Mons. Zaffonato Vescovo di Vittorio Veneto, che sta predicando la novena  della B. V. delle Grazie a Faenza, e li ha trovati interessantissimi. 

In confidenza, Le dirò che in occasione di S. Giuseppe,  scrivendo gli auguri a Mons. Vescovo di Bergamo (Giuseppe  Piazzi, n.d.r.) — che non ho mai visto — gli espressi il voto che  "l'Anno Mariano segnasse la revisione del processo delle Ghiaie,  che non mi era sembrato scevro di zone d'ombra e di  contraddizione"; ma su questo punto non mi ha risposto nulla. 

Scriverò a don Piccardi che si faccia coraggio: se la  Madonna deve trionfare, ciò avverrà solo a prezzo di sacrifici e  di vittime; ... 

Voglia gradire colla sua Gentile Signora i miei ossequi e la mia benedizione. 

Faenza, 5 maggio 1954. F.to + Giuseppe Battaglia. 

Monsignor Giuseppe Battaglia, nella lettera inviata a don Giuseppe Piccardi, il 21 maggio 1955, scriveva: 

"Carissimo d. Giuseppe, ho ricevuto l'opuscolo che mi hai  spedito riguardante i fatti delle Ghiaie di Bonate e l'ho letto  quasi tutto d'un fiato e con profonda commozione. 

È una documentazione schiacciante che, nello stabilire la  realtà dei fatti, si è seguita la tesi preconcetta di escludere il  soprannaturale. E da questa documentazione qualcuno esce così  malconcio, che dovrebbe avere vergogna a mostrasi in pubblico. 

Il trattamento usato ad una bimba di sei (sette, n.d.r.) anni  è semplicemente vergognoso e mi ha strappato lacrime di dolore. 

E mi pare grave — pur ammettendo la buona fede — l'af-  fronto usato alla Madonna, che intendeva aprire una nuova fonte di grazia e misericordia in terra bergamasca. E i fatti prodigiosi  lo dicevano ben chiaro. 

Io penso che bisogna riparare — sempre per vie legittime 

— l'offesa fatta alla Madonna. Ne scrissi, in occasione dell'Anno  Mariano, a S.E. Mons. Piazzi, facendo notare che la sentenza di  Mons. Bernareggi, che non escludeva i miracoli avvenuti come  premio della fede dei fedeli, era contraddittoria. Purtroppo, la  risposta non fu favorevole. 

I tempi non sono ancora maturi? Bisogna pregare, pregare,  pregare, perché la Madonna, la buona mamma, dimentichi tanti  errori commessi, speriamo in buona fede, e continui le sue  materne misericordie a Bonate. 

Intanto non si potrebbero raccogliere molte firme e di  sacerdoti e di laici e umiliare una supplica al Vescovo o al  Metropolita, per la revisione del processo? Il quale però, dato  l'ambiente arroventato, non dovrebbe tenersi a Bergamo, ma a  Milano o altrove, magari a Roma. Io pure firmerei volentieri  l'eventuale petizione. Pensaci! 

 

L'opuscolo che mi hai mandato sarebbe riuscito anche più  efficace se avesse evitato certe durezze di giudizio contro le persone: bastavano i fatti. Ma comprendo che non tutti i temperamenti sono come quello di Silvio Pellico e che anche il Signore  ha preso i flagelli... 

Ricordami al Signore e alla Madonna, sicuro di averne il contraccambio. 

Continua la tua azione per il trionfo della Madonna di  Bonate, ma con serenità di spirito e con umiltà, e soprattutto con  purezza d'intenzione. 

Ti saluto e benedico di cuore. 

Faenza, 21 maggio 1955. F.to + Giuseppe Battaglia". 

Mons. Egidio Bignamini, arcivescovo di Ancona, a don  Giuseppe Piccardi che gli aveva inviato il libro scritto da Dome- nico Argentieri sulle apparizioni, il 19 maggio 1955, rispondeva: 

"Carissimo Don Piccardi, ho ricevuto e letto con grande piacere il volumetto inviatomi. 

Dunque non è chiusa la faccenda di Bonate...mi scriva chi  è questo Argentieri che ha saputo così limpidamente e logicamente esporre i fatti delle contrastate apparizioni. 

Preghiamo perché la Madonna affretti il suo trionfo...  Vorrei vederlo anch'io e ritornare ad inginocchiarmi su quella  terra bergamasca benedetta. 

L'aspetto con vivo desiderio in Ancona per la S. Missione. 

Preghi per me: La benedico di cuore. 

Ancona, 19 maggio 1955. F.to + Egidio Bignamini. 

 

Devo aggiungere che la lettera di monsignor Giuseppe  Battaglia, per la revisione del processo sui fatti di Ghiaie, fu  inviata al Papa Giovanni XXIII, anche a nome di monsignor  Egidio Bignamini e del bergamasco monsignor Tarcisio Benedetti, vescovo di Lodi, come si può leggere nel libro curato da  monsignor Loris Capovilla, Giovanni XXIII - Lettere 19581963,  pp. 216-217, edito nel 1978. 

 

Monsignor Giuseppe Obert, nato a Lignod di Ayas  (Aosta) nel 1890, entrato nel Pontificio Istituto Missioni Estere  di Milano nel 1912, partì per il Bengala (India) nel 1919. Fu  vescovo di Dinajpur (Bangladesch) dal 1948 al 1968; morì a  Milano nel 1972. 

Padre G. Obert, nel 1935, fu richiamato in Italia per fare da  direttore spirituale agli alunni di teologia del P.I.M.E. di Milano.  Più tardi divenne rettore della chiesa di S. Francesco Saverio di  Milano. 

Padre Giuseppe Cavagna, missionario del P.I.M.E. a Dinajpur (Bangladesch), dal 1933, di lui scrive: 

"Quando era rettore della chiesa di S. Francesco Saverio, la gente lo cercava ad ogni ora, indicandolo a modo suo: "Quel padre che aiuta i disoccupati; quello che converte gli ebrei; che  soccorre i poveri; quello che fa guarire dal cancro". Dicevano  anche: "Quello che guida i pellegrini a Bonate". 

Infatti, nel 1944, a Ghiaie di Bonate, era apparsa la  Madonna alla piccola Adelaide Roncalli. Nonostante la guerra in  corso e la censura severissima degli Alleati, la notizia giunse  anche nel campo di concentramento, dove ci trovavamo noi  missionari italiani, e si parlava di una apparizione straordinaria,  profetica... tutti eravamo stanchi della guerra e della prigionia... 

Padre Obert era convinto che le apparizioni fossero  soprannaturali e che Adelaide fosse una bimba sincera e semplice. Per questa sua convinzione guidava i pellegrini a Ghiaie. 

Delle apparizioni di Ghiaie parlava spesso e difendeva  Adelaide che egli conosceva e l'aveva fatta accettare, lontana da  ogni pressione, presso la signorina E. Galli di Milano, che abitava non lontano dalla sede del nostro Istituto... 

Da vescovo, un giorno, mentre visitava un grosso villaggio  di Beneedwar, egli raccontava con grande stima i fatti di Ghiaie.  Allora mi permisi di dirgli: "Monsignore, non sarebbe meglio che  la Madonna invece che a Ghiaie di Bonate o in Europa tra i  cristiani, apparisse qui in missione a consolidare la fede dei  nostri neofiti e per attirare i pagani alla nostra s. religione"? Si  soffermò un momento e rispose: "per questi paesi non è ancora  giunta l'ora. Tanto i cristiani, come i pagani finirebbero per  pensare ai "bonga" (spiriti). Lasciamo fare alla Madonna". (v.  ciclostilato interno per il P.I.M.E. del Bangladesch, 1987). 

Padre Giuseppe Cavagna scrive ancora: 

"Monsignor Obert era da molti chiamato il "vescovo  santo", e lo era davvero. Nei primi tempi della mia vita missionaria, quanta impressione mi faceva vedere in chiesa, con la  piccola lanterna, alle prime ore del giorno, padre Obert inginocchiato che pregava... 

I missionari delle diocesi vicine ci dicevano: "Fate come  fa il vostro vescovo, pregate tanto; egli è una persona di Dio;  vive di Dio..." 

Quanto amava il Bangladesch...Si faceva tutto a tutti, come dice S. Paolo" (v. Il vincolo, n. 104, p.74). 

Alle parole di padre Cavagna, che ci presentano monsignor Giuseppe Obert, come una straordinaria figura di sacerdote  e vescovo missionario, aggiungo che nel 1949, come ho già  scritto, egli accompagnò Adelaide dal Papa Pio XII, perché gli  rivelasse il segreto, che la Vergine le aveva confidato. 

 

Monsignor Giuseppe Maritano del P.I.M.E., vescovo  emerito di Macapà (Brasile), allora cappellano di un lebbrosario  nell'Amazzonia, nella lettera inviata il 19 agosto 1988, a padre  Mauro Mezzalonna, in parte già riportata, scrive: 

"Non so come ringraziarti del bellissimo regalo che mi hai  fatto inviandomi il libro delle apparizioni di Ghiaie di Bonate.  Quanti ricordi, mio Dio! Non ti so dire che cosa il libro ha prodotto in me; so che mi sento mezzo turbato e pieno di gioia allo  stesso tempo, senza sapere dire perché. Ti mando queste foto che  ho fatto io stesso a Ghiaie anche nel giorno della prima  comunione della Adelaide, e ti racconto qualche episodio capitatomi a Ghiaie. Cose che a me servono per ricordare dei giorni e  delle ore in cui mi pareva di essere vicino assai a qualche cosa di  soprannaturale che si faceva toccare con mano. Era come se si  spaccasse il cielo e lasciasse sentire qualcosa di Paradiso nella  fanghiglia del mondo. 

Quel giorno, accanto a me, sul balcone della casa di Adelaide, c'era un fratello del P.I.M.E., non ricordo chi era. Tutti  avevano una voglia matta di fare domande alla bambina. Anch'io  ne feci una; più che la domanda mi rimase impressa la risposta  che la piccola mi diede. Io le domandai se la Madonna era più  contenta quando c'era poca gente o quando ce n'era molta. 

Adelaide mi guardò in faccia come stupita, e mi rispose  candidamente: "So mia me" (lo so mica io!). Quel "so mia me",  mi è rimasto così impresso come segno della semplicità e sincerità schietta di Adelaide, che non avrebbe mai inventato e detto  quello che non sapeva... 

Ho letto nel libro la guarigione della signora Villa. Sono  convinto di essere stato presente quel giorno. Non so se si chiamava Villa, ma so che il caso visto da me, corrisponde esattamente a quello descritto nel libro. 

Voglio raccontarti un particolare soltanto a me noto, perché il fatto capitò a me. Non ricordo bene il giorno...forse non  era neanche più il tempo delle apparizioni... ricordo soltanto che  la folla era enorme. Lassù sul balcone c'era un prete che diceva di  essere della Curia di Bergamo e invitava la gente a non  esagerare, perché di miracoli non ce n'erano stati. E citava  esattamente il caso della signora guarita, si diceva allora, di  spondilite, la quale in un momento di entusiasmo aveva buttato  via il busto, ma poi aveva dovuto rimetterlo e continuava ad  essere malata. Io ero sul balcone, e scesi pensieroso. Svoltando  l'angolo della casa incontrai un barroccio che stava arrivando.  Chi teneva le redini del cavallo era la signora di cui il prete  aveva appena detto che era ancora malata. Le domandai come  stesse. Mi rispose che stava benissimo ed era venuta a ringraziare  la Madonna. Disse che aveva ripreso a lavorare nella filanda e  stava benissimo...Sarei davvero felice se potessi vedere o almeno  scrivere a qualcuno della famiglia di quella signora. Se ti è  possibile entrare in contatto con qualcuno di loro, dì che un  vecchio vescovo missionario ora cappellano di un lebbrosario  nell'Amazzonia, parla spesso della signora guarita dalla  Madonna, a Ghiaie di Bonate... 

Con monsignor Obert e con padre Lozza si parlava tanto  della Madonna di Bonate...Insomma il libro mi ha fatto (e mi fa)  rivivere un periodo che era rimasto assopito, ma pur sempre vivo  nel mio cuore. Ringrazia per me l'autore, e digli che preghi per me la Santa Madonna. Se lui può parlare con la signora  Adelaide, le chieda preghiere per me e per la mia gente. Noi qui  di casa formiamo una famiglia, basata non sulla carne e sul sangue, ma sulla fede. Cominciamo la giornata in chiesa pregando  per tutti coloro che si raccomandano alle nostre preghiere e per  quelli che ci fanno del male o ci vogliono male, oltre che per i  nostri amici e benefattori, è chiaro. Concludiamo sempre la  nostra preghiera dicendo alla Madonna: "Maria, figlia prediletta  di Dio Padre, Mamma del Signore Gesù, Sposa e capolavoro  dello Spirito Santo, prega con noi e intercedi per noi. La nostra  povera preghiera la affidiamo al tuo cuore di Mamma e la mettiamo nelle tue mani. Confidiamo in te Maria". E poi diciamo il  Rosario. Se Adelaide vuole unirsi a noi nella preghiera così, noi  la mettiamo tra le persone per cui e con cui preghiamo ogni  mattina. Sarei tanto lieto se fosse possibile chiederle di parlare  anche di me e di noi alla Santa Madonna. 

In Cristo e Maria. F.to + Dom Giuseppe Maritano". 

È un'altra straordinaria testimonianza che si aggiunge alle altre. 

A proposito della guarigione ricordata, a parte i vuoti di  memoria, sul nome dell'ammalata e il giorno in cui fu guarita,  spiegabili a distanza di molti anni, il fatto resta ed è molto significativo. Forse non era la signora Villa, la guarita che vide monsignor Maritano; del resto, non fu la sola affetta dal morbo di  Pott, ad essere guarita a Ghiaie. 

Balzano agli occhi il tentativo, e non è il solo, di chi minimizza o nega il fatto straordinario, e la pronta smentita dell'interessata. 

La verità vince sempre. 

Il cardinale Giuseppe Siri, già arcivescovo di Genova,  ora defunto, una delle figure più eminenti e prestigiose della  Chiesa cattolica del secolo appena passato, a chi gli aveva  inviato una lettera, accompagnata da un libretto sulle apparizioni,  il 9 maggio 1980, rispondeva: 

"Egregio Signore, ho ricevuto la Sua lettera e il libretto accluso. L'ho letto con gioia. 

Ella mi chiede di presentarlo al Papa. Non posso fare questo perché io non ho autorità o giurisdizione su quanto entra in  causa e mi sentirei dire soltanto: "lei che c'entra?". Guasterei-. So  che cosa pensare, ma la responsabilità della carica ecclesiastica,  mi inibisce di interloquire in modo assoluto. Io devo rispettare in  tutto le decisioni prese dalla legittima Autorità ecclesiastica di  Bergamo. 

Si ricordi che lo stesso Papa Giovanni XXIII in merito ha  risposto: "...La cosa deve muoversi dal basso. Muovetevi voi,  bergamaschi !". 

Mi duole risponderle così, ma Ella capirà che non posso assolutamente fare diverso. 

Dio la benedica! F.to + Giuseppe Card. Siri". 

E si potrebbe continuare a riportare il giudizio positivo di altri vescovi, sulle apparizioni di Ghiaie. 

Severino Bortolan