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sabato 28 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 

Il processo canonico e la seconda negazione 
***
Prima seduta 


Sono presenti tutti i membri del Tribunale in una sala a  sinistra dell'ingresso principale della Casa del Noviziato delle  Suore della Sapienza (a Bergamo), in via S. Giacomo, 8. Sono le  ore 10.10 del 21 maggio 1947. 
Alle ore 10.15 entra la bambina Adelaide, accompagnata 
dalla superiora, la quale esce subito. 
Il Presidente del Tribunale apre il plico dell'interrogatorio  preparato dal promotore della Fede, mons. V. Cavadini e, dopo  aver fatto giurare la bambina di dire tutta la verità e solo la verità  e di mantenere il segreto su quello che le verrà chiesto, le  propone le singole domande. 
Mi chiamo Adelaide Roncalli di Enrico, nata il 23 aprile  1937. Sono qui dal luglio 1946. Qui mi chiamano Maria Rosa. Il  perché me lo sono immaginato: qui ci sono tante bambine, per  non far capire che sono io... 
Sì, so che cosa è il giuramento, ma non ho mai giurato.  Non mi sono immaginata il perché mi hanno chiamato. Ma  adesso lo penso: cioè, per interrogarmi sulla Madonna. Nessuno  mi ha suggerito nulla. 
Ero andata a raccogliere i fiori, perché per andare nelle  nostre stanze vi era una scala con la statua della Madonna: è la  casa di una detta "Fiura". Nessuno mi aveva detto di andare a  cogliere fiori. Era la prima volta. Andavo con le mie compagne. 
Non mi ricordo come era la statua della Madonna: mi sembra  con le mani giunte. Non so chi l'abbia messa. Delle compagne  una si chiamava Bettina, poi c'era mia sorella Palmina; poi la  Severa, la Giulia. Le altre non le ricordo. Eravamo sette o otto. 

 Era la prima volta che andavamo in quel luogo a cogliere fiori. 

 Sono andata per la mia spontanea volontà: nessuno mi  aveva invitato. Le compagne le ho chiamate io, andavo sempre  insieme a giocare. Alcune erano più anziane di me. La Giulia  aveva 10 anni: faceva la prima con me. Sono venute subito: siccome avevamo la carriola, ci divertivamo con la carriola. 

 No, io non avevo mai sentito. Al teatrino una volta ho  visto i fatti di Fatima; ci sono stati dei lampi e tre pastorelli, ma  non parlavano; solamente si vedeva che avevano paura. Ai  lampi mi sono spaventata. E dal palco è venuto su un fuoco.  C'era sotto una suora che lo faceva venir su. Non so se era vero  o finto; si vedevano delle scintille. Credevo allora che rappresentasse l'inferno e mi sono spaventata. Non mi ricordo quando  fu fatto il teatro; ma era d'estate, perché c'era il sole. Io allora  andavo all'asilo. E poi hanno fatto un'altra recita e c'erano gli  angeli ed anch'io facevo l'angelo. Stavo così, con le braccia  incrociate; non ricordo se avevo le ali. E non mi sono mai  mossa; ed avevo piacere perché anch'io volevo diventare un  angelo. Poi non mi hanno messa più nel teatro perché avevo i  capelli troppo corti: non era perché ero superbietta. Stavo lì proprio ferma perché pensavo: Se diventassi anch'io un angelo!  Non li ho mai visti gli angeli venire a tirarmi le orecchie né a  farmi carezze. Li avevo visti dipinti. 

 Non avevo pensato: pensavo che erano fortunati quei tre  bambini... poi noi non abbiamo giocato a fare gli angeli, ma a  far la maestra e a far le recite di quello che ci capitava. Così  quando eravamo piccole, vedevamo qualcuno morire e fingevamo anche noi di morire. Così una volta sul palco una sembrava morta davvero; ma poi l'ho vista camminare e allora ho  capito che non era morta. 

 Non se n'è parlato. Andavamo nel campo dei pini a  prendere fiori e non pregavamo. Nessuno aveva parlato di apparizioni. Mia mamma mi raccontava delle storie che lei stessa  inventava, ma non mi parlava della Madonna. Eravamo andati  con la carriola e la menavamo un po' ciascuno. Era una carriola  piccola che aveva fatto mio padre. 

 Ho visto una luce che veniva avanti e mi sono spaventata, e dopo a poco a poco ho visto una persona. Era una luce in  forma di ovale. Ho detto tra me: "Cosa è quella luce?". Mi sono  spaventata e mi sono sentita male e non riuscivo più a parlare.  Non ricordo se sono caduta a terra. Ho visto una faccia e il  corpo dentro quella luce. Non so quanto tempo è durata. Era un  po' in alto distante due o tre metri, ma un po' più bassa di questo soffitto (e indica il soffitto della stanza alto pressappoco 4 o  5 metri). Ho visto una Signora. Mi sembra di averla vista vestita  di bianco con il manto celeste, non tanto lungo e la fascia celeste. Aveva delle rose sui piedi, una per piede; non ricordo il  colore. Roselline così un po' più grandi di quei batuffoli che  mettono sulle scarpe. Le mani erano giunte. Non ricordo se  guardava il cielo o me. Era alta un po' più della mia mamma e  più magra. 

 Le compagne mi dissero: "Ti sei sentita male? Dicci che  cosa hai visto. La Madonna?" (mi ha detto una). E io ho detto  che se mi conducevano fino ad un certo punto della strada con  la carriola glielo dicevo. 

Così, spontaneamente ho detto così: per fare aspettare un po'. 

Pensavo di dire una cosa seria. Io ho fatto per davvero. 

 Mentre ero all'apparizione la prima volta, mia sorellina  mi ha detto che è corsa dalla mamma a dire che l'Adelaide era  morta in piedi. Non mi ricordo di aver detto più tardi, mentre  ero dalle Orsoline, di non aver visto la Madonna alla mamma. E  non ricordo di averlo detto neppure a don Cortesi. E neppure N. B. - Si contesta alla bambina la negazione da lei fatta alla  mamma e si legge la relazione che è in atti. La bambina dichiara  di non ricordare. E soggiunge: 

Forse l'ho detto per scherzo. Alle parole della relazione: 
- È proprio vero che non ho visto la Madonna, ripete: - L'  avrò detto per scherzo. Ma io l'ho vista la Madonna. Allora ho  abbassato la testa spontanea, perché l'avevo detto per scherzo.  E continua a dire che l'avrà detto per scherzo.- Io non ricordo di  aver mandato un biglietto, né alla mia mamma né al vescovo. Io  l'avrò detto che non era vero, ma l'avrò detto per scherzo. 
Il giudice continua a leggere la relazione ed ella soggiunge: 

 In collegio ci stavo volentieri. Credo che mi abbia 
domandato se volevo andare a casa. 
Il giudice continua a leggere e a relativa domanda la bambina aggiunge: 

 La Maria e l' Annunciata non mi hanno detto niente. Io so  che un giorno è venuta la mia mamma a trovarmi e mi ha detto  così, ma io l'ho detto per scherzo. E mi ha chiesto se era vero che  non avevo visto la Madonna, ma io ho detto per scherzo. 
La bambina non ricorda quanto si afferma nella relazione  riguardo alla confessione sua alla mamma nella notte. E a  rispettiva domanda aggiunge: 

 A don Cortesi non ricordo se ho risposto sì o no, se  avevo visto la Madonna. Con don Cortesi avevo confidenza; non  è mai stato duro con me; mi portava le caramelle e anche i confetti,  e una volta, durante le apparizioni mi portò un uovo grande credo  di legno, con dentro i dolci. 
La bambina continua a ripetere che non ricorda se ha detto  a don Cortesi di non aver visto la Madonna. Monsignor Cavadini  legge a pagina 228 del terzo volume di don Cortesi. La bambina  dichiara di non ricordare quanto viene letto. Non ricorda di aver  detto di non aver visto la Madonna neppure alle Suore Orsoline e  continua: 
- Le Suore Orsoline certe volte me le davano, quando dicevo di aver visto la Madonna: per esempio suor Ludgarda; così anche al lavoro,  quando per esempio non avevo l'ago. Allora dicevo che l'avevo vista  anche se mi battevano. Non mi battevano però tanto forte forte.  Me le davano anche quando dicevo di aver visto la Madonna. Non  ricordo di avere detto neppure a suor Rosaria e a suor Michelina. Io  non so se le suore credevano o no se avevo visto la Madonna.  L'ultimo che mi ha interrogato credo sia don Cortesi. 
Monsignor Bramini qualche volta mi ha domandato qualche  cosa, ma non proprio come qui. Non mi ha insegnato cosa dovevo  dire. Io non ricordo che sia stato qui Padre Petazzi: qui non è stato mai  nessuno fuori di mons. Bramini. Il mio parroco è venuto qui un giorno o  due prima che venisse il curato. Il curato è venuto una sera in tempo di  studio a trovarmi, dopo Pasqua. Ho visto una volta il superiore delle  Suore Clarisse di Boccaleone, un cappuccino. 
Le si mostra la lettera: la bambina, sorridendo al vederla  esclama: - È la mia scrittura. Io avevo scritto su un foglio doppio,  ma siccome il primo si è macchiato allora l'ho riscritto sul secondo. Io  non ricordo se questo sia il primo o il secondo: mi pare il primo. L'altro  foglio l'ho dato a don Cortesi: a me sembra di averlo dato a don  Cortesi. Questi fogli li ho scritti in una stanza delle Orsoline in città  bassa: era presente appena don Cortesi. Lo scritto me lo ha dettato  lui. Mi dettava come in classe e io scrivevo. Io capivo le parole e le  scrivevo. 
Monsignor Cavadini legge a pag. 229 del vol. terzo di don  Cortesi. E la bambina soggiunge: - Me la ha dettata lui: io non  sapevo come scrivere. Io gli dicevo le cose in bergamasco e lui mi  dettava in italiano quello che gli dicevo: ma ha messo bene in italiano. 
Monsignor Merati legge la lettera della bambina alla stessa. 
Gliela mostra e la bambina dice: 

 Io ricordo di averla scritta e ho capito quello che ho  scritto. Siccome don Cortesi mi diceva: "Dimmelo, se non è  vero, io non ti faccio niente", io glielo ho detto così. 
A ogni proposta dei giudici di dire la verità, come se fosse  in punto di morte, la bambina resta lungo tempo in silenzio soggiungendo sempre: sì, sì. Monsignor Cavadini domanda: - Hai  scritto anche un'altra volta al vescovo se hai visto o no la  Madonna? 
Visto il silenzio prolungato e imbarazzato della bambina,  (silenzio che dura alcuni minuti nonostante le ripetute insistenze  di dire la verità), monsignor Merati le propone se vuol restare  sola con lui. La bambina accetta volentieri e tutti i membri del  Tribunale escono. Dopo alcuni minuti la bambina esce dalla  sala; i membri si radunano di nuovo in sala e monsignor Merati  riferisce quanto segue: 

 La bambina rimasta sola è di nuovo pregata di dire la  verità, avvertita della gravità davanti a Dio ed alla coscienza, la  bambina dopo alcuni momenti di silenzio titubante, risponde: - La Madonna non l'ho vista, e lo ripete più volte. 

 Allora perché hai scritto un'altra lettera che avresti composto nell'asilo delle Ghiaie durante la tua dimora alle Ghiaie  nelle vacanze del 1946? 
La bambina risponde di non ricordare di averla scritta. Io  aggiungo: - Guarda che in quella lettera dicevi che non era vero  quello che avevi scritto prima al vescovo e che era vero che  avevi visto la Madonna. 
La bambina risponde: - Non ricordo di avere scritto questa 
seconda lettera. Ma io la Madonna non l'ho vista. 

E allora cosa vedevi quando guardavi in cielo? 

Delle nuvole. 

E allora io ho creduto di non insistere più oltre ed ho  lasciato andare la bambina dicendo che il Signore la benedirà  perché ha detto la verità. La seduta è tolta alle ore 11.50. 
Can. Paolo Merati - sac. Cesare Patelli - don Benigno Carrara - can. Vincenzo Cavadini promot. Della Fede - sac. G. B.  Magoni. 

venerdì 27 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 

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Il processo canonico e la seconda negazione 

Padre Petazzi, dimostrata infondata, assurda l'ipotesi dell 'inganno, con motivazioni storiche, psicologiche e teologiche,  scrive: "Sarebbe necessario che l'inchiesta fosse affidata ad  uomini maturi ed esperti specialmente di scienze teologiche... I  criteri scientifici potranno essere adoperati dalla commissione  apposita in sede apposita. Ma le inchieste debbono essere fatte solo da persone di buon senso e versate nella scienza dei  santi...". 
Dopo la ritrattazione scritta di Adelaide si poteva pensare che gli studi su Adelaide del Cortesi fossero terminati, e invece gli fu possibile frequentarla fino all'inizio del 1946. Infatti, in  quell'anno gli fu proibito dal vescovo mons. Adriano Bernareggi non solo di avvicinare Adelaide ma perfino di entrare nel convento delle Suore Orsoline, dove si trovava ancora la bambina, la quale poté così terminare la terza elementare e tornare il 5 luglio 1946 al suo paese. Monsignor Bernareggi prese una tale decisione dopo avere ricevuto una lettera scritta da monsignor Bramini, studioso lodigiano delle apparizioni mariane. Egli, nell'anno 1946 era stato chiamato  dallo stesso vescovo a fare parte della commissione teologica con la  funzione di avvocato difensore delle apparizioni di Ghiaie e si rese conto immediatamente della irregolarità della posizione del  Cortesi, ottenendone così l'allontanamento. 
Nello stesso tempo anche la popolazione di Ghiaie si mostrava preoccupata per gli sviluppi della situazione, e così  alcuni capi famiglia di Ghiaie, il 3 giugno 1946, inviarono al  vescovo di Bergamo una istanza, di cui riporto il testo: 
"Eccellenza Rev.ma, i sottoscritti rappresentanti dell'intera popolazione di Ghiaie di Bonate Sopra espongono: 
1. Gli avvenimenti verificatesi qui nel maggio  1944, alla distanza di due anni sono tuttora vivi e palpitanti nella mente e nel cuore di tutti i parrocchiani, e le opposizioni  privatamente e pubblicamente mosse, anche da persone qualificate,  contro l'autenticità di essi non hanno persuaso, né persuadono  nessuno. 
2. Se col luglio 1944 non abbiamo più visto convenire qui le folle innumerevoli dei mesi precedenti, dobbiamo però per la verità dichiarare che il movimento devozionale dei pellegrini al  luogo delle asserite apparizioni non è mai totalmente cessato: che  anzi col termine della guerra e specialmente in questa primavera  tale movimento si è andato e va ogni giorno più ingrossando per il  convenire qui da ogni parte, anche la più remota, dall'Alta Italia e  persino dalla Svizzera, di centinaia e migliaia di persone, sole, in comitiva o in pellegrinaggio, che sostano a lungo in preghiera, anche  nelle ore notturne, sul luogo predetto. E ciò avviene senza che alcun  richiamo locale vi abbia contribuito o contribuisca, e nonostante che  questo nostro paese non offra ai pellegrini né comodità, né attrattive di sorta. 
3. Moltissimi pellegrini che qui convengono attestano pubblicamente di essere venuti a ringraziare la Madonna dei  favori, talvolta anche insigni, che affermano di aver ricevuto  invocandola sotto il titolo delle Ghiaie, in quanto qui la ritengono  realmente apparsa. 
Ciò premesso, questa popolazione, ha appreso con grande e  dolorosa sorpresa la notizia qui diffusa da persone qualificate che la  bambina Adelaide Roncalli ha smentito le sue primitive  affermazioni di aver visto la Madonna ed è vivo in tutti il desiderio  di conoscere pienamente la verità. La popolazione di Ghiaie  pertanto per mezzo nostro, chiede a V.E. Rev.ma che voglia istituire uno speciale tribunale ecclesiastico che, mediante un  regolare processo canonico, giudichi su tutto il complesso dei  fatti qui avvenuti nel maggio 1944 e sulla bambina Adelaide  Roncalli, dichiarandosi pronta a concorrere alle spese necessarie, e assicurando fin d'ora l'E. V. Rev.ma che qualsiasi sentenza da  questo tribunale sarà emessa verrà da noi tutti accolta con il  massimo rispetto e docilità. 
Fiduciosi di essere esauditi, ci prostriamo al bacio del sacro anello invocando su tutta la popolazione la pastorale benedizione. 
Ghiaie, 3-6-1946. 
Seguono le firme di dodici capi famiglia: Negri Giovanni,  Gerosa Giuseppe, Gerosa Giovanni, Medolago Giuseppe, Togni  Luigi, Donadoni Pietro, Baratti Guido, Locatelli Giulio, Invernizzi Luigi, Roncalli Pietro, Leidi Antonio, Spada Vittorio. 
Noi sottoscritti dichiariamo che le firme apposte a questa  istanza sono autentiche e i firmatari interpretano realmente i  sentimenti e le preghiere di tutta la popolazione di questa parrocchia. 
Don Italo Duci, coadiutore, don Cesare Vitali, parroco".  Devo aggiungere che Adelaide lasciò la famiglia, il 15  luglio 1946, e non rientrò nell'istituto delle Suore Orsoline, ma in  altro tenuto dalle Figlie della Sapienza e stette in quel luogo  durante tutto l'anno scolastico 1946-1947. 
L'otto maggio 1947 fu istituito con decreto vescovile un  apposito tribunale per giudicare i fatti di Ghiaie di cui facevano  parte i seguenti membri: 
Mons. G. B. Magoni, mons. Paolo Merati, presidente del tribunale, mons. Bramini, avvocato difensore delle apparizioni,  sac. Cesare Patelli, don Benigno Carrara, can. Vincenzo Cavadini, promotore della Fede. Le sedute del tribunale furono sei  così distribuite: 
1. Interrogatorio di Adelaide Roncalli (21 maggio). 
2. Interrogatorio di suor Bernardetta e poi di Adelaide (23 maggio). 
3. Seduta senza interrogatori (2giugno). 
4. Interrogatorio di suor Bernardetta e poi di Adelaide, Poi  confronto tra Adelaide e don Luigi Cortesi (6 giugno).  
5. Interrogatorio del parroco di Ghiaie don Cesare Vitali (9 giugno). 
6. Interrogatorio di don Italo Duci coadiutore di Ghiaie, poi di Annunciata Roncalli, poi di suor Celestina Algeri (10 giugno). 
Ho letto i verbali delle sei sedute, tenute dal tribunale nei giorni: 21, 23 maggio 1947 e 2, 6, 9, 10 giugno 1947. 
Credo sufficiente riportare il verbale della prima seduta, e qualche riferimento alle altre sedute. 
Non sono note le domande dell'interrogatorio della prima seduta, ma solo le risposte di Adelaide. 
Ecco il testo: 
"Tribunale diocesano, per l'esame dei fatti di Ghiaie di Bonate. 
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Severino Bortolan

giovedì 26 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Il processo canonico e la seconda negazione 

Il vescovo di Bergamo mons. Adriano Bernareggi, il 28  ottobre 1944, istituì una commissione teologica per esaminare i  fatti di Ghiaie. 
Riporto dal periodico ufficiale per gli atti del vescovo e della Curia di Bergamo la seguente comunicazione: 
"Gli avvenimenti verificatesi recentemente nella parrocchia di Ghiaie di Bonate, presentano aspetti vari ed incerti che  esigono un esame attento sia per accertarne la reale consistenza  come per la loro esatta interpretazione dal punto di vista teologico, - perché la pietà dei fedeli possa procedere per via sicura, - ora che gli spiriti sono tornati più sereni così da permettere che  l'esame venga compiuto in più favorevoli condizioni per raggiungere lo scopo inteso, - abbiamo creduto opportuno di costituire una speciale commissione di competenti in materia, chiamati anche da fuori diocesi, i quali, sotto la nostra presidenza,  procedano all'esame dei fatti suindicati. 
Ne faranno parte quali membri i rev. mi: 
can. Mons. Paolo dott. Merati, arcidiacono del capitolo cattedrale ed officiale del tribunale ecclesiastico diocesano; can. Mons. Giuseppe prof. Castelli arciprete del capitolo cattedrale; mons. Carlo dott. Figini, preside della facoltà teologica del seminario di Vengono (Milano); prof. Angelo dott. Meli, insegnante di sacra Scrittura e prefetto degli studi nel nostro seminario diocesano; prof. Stefano dott. Tomasoni, già insegnante di teologia  dogmatica nel seminario diocesano di Brescia, prevosto di S.  Giovanni Ev. nella stessa città; prof. Luigi dott. Sonzogni, insegnante di teologia dogmatica nel nostro seminario diocesano. 
Fungerà da segretario della commissione il can. prof. G. Battista dott. Magoni, insegnante di diritto canonico nel nostro seminario e cancelliere della Curia diocesana. 
Ci riserviamo poi di costituire, su parere della commissione suindicata, delle particolari sotto-commissioni secondo la  varia natura dei fatti da indagare. 
Bergamo, 28 ottobre 1944. A. Bernareggi vescovo. Can. G. Battista Magoni, cancell. Vesc. (v. La vita Diocesana, ottobre  1944, pp. 128-129). 
La commissione nominata il 28 ottobre 1944, per fare luce  su fatti che presentavano, secondo il vescovo, aspetti incerti ed  esigevano quindi un esame attento, fino al settembre 1945, non  si era mai riunita e fu subito influenzata molto dalla ritrattazione  di Adelaide, avvenuta proprio in quello stesso mese, e dagli  scritti di don Luigi Cortesi. 
La commissione a quasi un anno dalla sua costituzione, è  ancora ferma, mentre si è mosso rapidamente il Cortesi, il quale  di sua iniziativa ha svolto un'inchiesta personale, che riassume  nei tre libri: Storia dei fatti di Ghiaie; Le visioni della piccola  Adelaide Roncalli; Il problema delle apparizioni di Ghiaie. 
I tre libri sono dati come base dell'attività della commissione, di cui il Cortesi non fa parte. Così la commissione fa suo  almeno in parte, il giudizio negativo del Cortesi sui fatti di  Ghiaie, senza avere prima svolto un'indagine propria. 
Dei tre libri del Cortesi fu preso, in particolare, il terzo, cioè: Il problema delle apparizioni di Ghiaie, come guida dei  lavori della commissione e del tribunale ecclesiastico. 
Padre Giuseppe Petazzi S.I., preoccupato per l'affermarsi  di una minoranza di oppositori alle apparizioni, nel settembre  1945, iniziava una sua inchiesta sui fatti di Ghiaie. Di essa  lasciò memoria nella lettera inviata il 5 ottobre 1945 a don  Cesare Vitali, in cui scrive: 
"Molto rev. sig. Parroco, l'amore alla verità e il desiderio  di contribuire all'onore di Maria Santissima mi muove a scriverle la presente. 
Appena giunsi la settimana scorsa a Bergamo, per un  corso di Esercizi, mi fu detto che ormai tutte le cose delle Ghiaie erano finite, perché fu scoperto che non si trattò che di un  inganno. Se le cose stessero in questi termini non ci sarebbe stato  e non ci sarebbe più nulla da fare, perché la Madonna non ha  certamente bisogno delle nostre bugie per difendere il suo onore.  Ne ebbi però dispiacere, perché nelle condizioni attuali, una dichiarazione che non si tratta che di un inganno desterebbe  scandalo in molte anime e turberebbe la fede di molti. Perciò ho  voluto indagare le cose e andare un po' in fondo per scoprire la  verità. A questo scopo ho parlato con alcuni sacerdoti bergamaschi molto seri e specialmente con don Cortesi che è il principale  protagonista del dramma. Anzitutto ho chiesto a don Cortesi  quale fosse il giudizio della commissione; egli candidamente mi  confessò che la commissione non si era radunata neppure una  volta; tutto il giudizio della commissione si riduceva a quello stesso di don Cortesi. 
Gli feci allora notare che in una questione così grave e di  tanta responsabilità, io non mi sarei fidato del mio giudizio, ma  avrei voluto essere assistito almeno da qualche persona competente. Ma egli mi disse avere ormai raggiunto la certezza assoluta  della falsità della cosa. E la soluzione era veramente la più  melanconica che si potesse pensare, perché non si tratta di una suggestione della bambina, ma di un inganno perpetrato dalla  medesima. E per la verità due sono le ipotesi che si possono fare  per escludere la verità delle apparizioni: 1° la bambina è stata  suggestionata; 2° la bambina ha ingannato. 
Ora la prima ipotesi non si può ammettere, perché il giudizio unanime dei medici e degli psicologi è che la bambina non  è soggetto suggestionabile. 
Non rimane che l'altra ipotesi ed è appunto quella a cui si è  appigliato don Cortesi: la bambina ha positivamente ingannato...  Se noi dunque possiamo dimostrare che questa è più assurda  della prima rimarrà provata la verità delle apparizioni...". 

***
Severino Bortolan

mercoledì 25 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


La testimonianza di don Candido Maffeis 

Il sacerdote Candido Maffeis, parroco della parrocchia SS.  Salvatore di Ari (Chieti), il 23-12-1977, inviò una lettera, con  allegato uno scritto tolto dal suo diario, al prof. Walter De Giuseppe. Ecco il testo: 

"Gent.mo prof. De Giuseppe, eccomi a mantenere la promessa fattale di inviarle il fascicolo da me personalmente strappato a un quaderno di mia proprietà col titolo di Diario... Le dico  che io non sapevo neppure che allora (nell'anno 1954) Adelaide  fosse a Roma, io andavo spesso a trovare le Suore Sacramentine  che si trovavano a Palazzo Salviati e c'era la Superiora Suor  Rinalda (che ho rivisto a Pescara per il Congresso Eucaristico)  che mi voleva molto bene. Io sono sempre stato molto  affezionato alle Suore Sacramentino, furono le mie maestre  (dopo mia madre) a farmi conoscere Dio, l'Eucaristia, la Vergine  Maria. Serberò eterna riconoscenza a queste anime eucaristiche  che hanno scoperto il vero centro di fede. Mi trovavo a Roma per  studiare e frequentavo i corsi di filosofia all'Università di  Propaganda Fide. Un giorno come tutti gli altri mi trovai tra le  nostre suore e suor Rinalda mi disse che guardassi bene se  conoscevo la signorina che mi stava davanti. Mi meravigliò  molto la sua presenza e un senso di sgomento mi pervase.  Ricordo benissimo il pianto di Anna (mamma di Adelaide)  quando dopo pochi mesi seppe che la figlia aveva ritrattato tutto  e la sentii dire: "Povera figlia mia che le hanno fatto dire proprio 
i preti". Questa frase mi è rimasta incisa nel cuore e allora pensai  ai Sacerdoti come a una casta onnipotente che aveva anche il  potere di annullare dei fatti strepitosi come quelli del mio paese.  Questo l'avevo scritto nel mio diario personale che risale al mese di ottobre 1944". 
Veniamo ora al testo del manoscritto in data 21-3-1954. 
"Oggi al palazzo Salviati ho trovato Adelaide Roncalli. È  una giovine umile, modesta come sempre l'ho conosciuta. Di  primo acchito non l'ho riconosciuta. Però la fisionomia è sempre  quella. Io l'ho chiamata Adelaide ma la suora mi ha detto che si  chiama Maria. Mi ha risposto che non ha l'età (per farsi suora  n.d.r.) e che molte prove le sono venute. Candido le domanda: 
 Come mai Adelaide hai potuto dire di no delle apparizioni? 
 Io sentivo soltanto don Cortesi che mi parlava sempre  che ogni mia visione era peccato e non la finiva mai. Non ho mai  avuto mezzo di parlare con altri sacerdoti che con lui. Io essendo  sempre in quell'ambiente così teso non sapevo che fare. Don  Cortesi non la finiva mai di dirmi che facevo peccato dicendo  di si e che dovevo smetterla di ingannare la gente perché facevo  fare ad essa altrettanti peccati. Ero piccola ed ho pensato ai molti  peccati che avrebbero fatto a causa mia e mi ha fatto dire per forza  di no. 
 La Madonna quando ti è apparsa ove ero presente io 
come è apparsa vestita? 
 La Madonna mi è apparsa vestita in tante maniere (cioè  con diverse vesti). Quella volta in cui eri tu presente era vestita  come tu ora, con veste bianca e fascia azzurra per indicare che devi  tendere alla perfezione, che la tua vita deve essere tutta celeste. 
Mi guardava la Madonna? Mi sorrideva? 
No. 
 Quando io ti chiamavo tu mi rispondevi mentre eri in 
estasi. 
 Non ricordo, solo so che quando entravo in estasi non 
sentivo più nulla. Non sapevo neppure da che lato tu fossi. 
Era bella la Madonna? Oh! Sì, bellissima. 
- Come erano i suoi occhi? 
 Azzurri, tanto belli. 
 Che sembra a te la visione delle due colombe? 
 Le mie apparizioni sono di scopo sociale e a me sembra  che la Madonna volesse parlarmi dell'amore e dell'unione che deve esistere tra i coniugi affinché possano educare e allevare una  vera famiglia cristiana. 
 Ti senti la vocazione religiosa? 
 Non vedo l'ora di compiere gli anni per volare al noviziato. 
- Che ne dici di don Cortesi? 
- Poverino mi ha ingannata. La Madonna gli userà misericordia. 
- Lo hai saputo che il sole ha girato l'anno scorso (13 
maggio 1953) nell'anniversario delle apparizioni? 
 Sì lo so, anzi le novizie mi avevano chiamato per vedere il 
sole ma io non l'ho guardato. 
 Ti ricordi quell'anno (1944) in cui girò il sole? Io stavo su 
una pianta ma sono sceso perché avevo paura. 
Io invece non l'ho visto. 
 Sfido stavi in estasi. 
 Candido, guai se nelle prediche non parlerai della  Madonna, tu che hai avuto la vocazione direttamente dalla  Madonna. 
 Adelaide, tu mi offendi, può darsi mai che un figlio si  dimentichi di sua Madre? Così io figlio del Cuore della Mamma del  cielo, quando sarò predicatore non la lascerò mai. 
 Come mai Adelaide mentre stavi a casa e tutti ti castigavano  e ti rimproveravano tu dicevi sempre di sì e mentre nessuno ti  diceva niente hai detto di no? 
 Io ho detto di no perché don Cortesi mi ha detto che  facevo peccato a dir di sì. Io ho scritto ma ciò che scrivevo il mio  cuore riprovava. Lo sai tu se io non soffrivo? Lo so io le prove che ho dovuto sostenere. Prima di tutto don Cortesi che  non mi diceva altro che facevo peccati su peccati. Io mi fidavo  di lui che era Sacerdote non pensando mai che invece facesse la  parte del diavolo. Io non ho mai potuto comunicarmi con alcun  sacerdote liberamente. L'unico mio confidente era lui. Oggi  però che sono più grande capisco le cose e non lo direi il no,  neppure se mi dicesse chissà che cosa. Se io avessi potuto confidarmi con un altro sacerdote la cosa sarebbe riuscita in altro  modo. 
- Non ti è mai più apparsa la Madonna dopo di allora? 
 No, eppure ne avrei tanto bisogno per le tante prove e  sofferenze. Se non ci fosse la Madonna che mi sostiene non so  che cosa sarebbe di me. 
 Durante le visioni sentivi della musica? 
 Sì, sentivo della musica, quando parlava la Madonna 
però taceva. 
 Come era alta la Madonna? 
 Era di statura piuttosto slanciata, bella, tutto era armonia 
in Lei. 
 Come aveva la voce? 
 Non saprei dirtelo perché nessun uomo ha mai parlato 
come la Madonna. 
 Che ne dici della nostra Madonna? Ci credi ancora? 
 La nostra Madonna sta nascosta nell'umiltà per la molta  guerra e per le molte calunnie che hanno fatto correre. Io ci  credo ancora come ci ho creduto il primo giorno. Più volte mi  ha ripetuto che il messaggio di Ghiaie è a scopo sociale. La  Madonna vuole l'unione delle famiglie, le vuole cristiane, vuole  che i coniugi si vogliano bene e formino una famiglia cristiana. 
Candido scrive: 
 Dopo di averle confidato alcune cose Adelaide mi ha 
detto: 
 La Madonna ti vuole tanto bene, sei il suo prediletto.  Non devi mai dire: se Dio mi aiuta e la Madonna mi protegge.  La Madonna non vuole questo linguaggio da te. Essa ti aiuta sempre. Hai forse poca fiducia nella Madonna? Essa lo ha detto  che sarai missionario, me lo ricordo ancora bene, sì, perciò devi  stare contento e felice. Vuole inoltre che tu la predichi molto e  divenga il suo apostolo e il suo difensore. Non dubitare di questo. 
Candido continua: 
 Adelaide è la bambina di un tempo. Quando si è presentata avanti a me era umile e modesta, io titubante nel riconoscerla: essa se ne stava avanti a me con gli occhi bassi, come  quando era al paese. Era silenziosa, non chiacchierona e le sue  risposte erano brevi e precise. Si ricordava per filo e per segno  tutte le estasi e il contenuto di esse. L'ho trovata molto calma e  serena. Mi ha detto però che si trova meglio quando ha delle  prove perché la Madonna ama la sofferenza e il sacrificio.  Essendo abituata a soffrire non le pare vero di stare senza prove. 
Povera Adelaide, dice di non soffrire e mi ha confidato  che non vede l'ora di ritornare al noviziato. La sua sofferenza è  gioiosa. 
Candido fa ancora qualche domanda: 
 La Madonna, nelle apparizioni, non ti hai mai parlato 
della devozione al suo Cuore Immacolato? 
 No, mai. 
 Non ti ha mai accennato il suo Cuore? 
 No. Come ti dico le nostre apparizioni sono tutt'altro che  di carattere di devozione al Suo Cuore, la Madonna vuole che il  suo messaggio sia sociale. (È un'altra smentita alle ripetute  affermazioni dei contrari della dipendenza delle apparizioni di  Ghiaie da quelle di Fatima, n.d.r.) 
Don Candido Maffeis, il 15-2-1978, inviò un'altra lettera, 
ecco il testo: 
"Caro professore, 
tra i miei ricordi che ho scritto sui quaderni, che sono  presso di me, c'è una frase che ho scritto con tanta amarezza di ragazzo e con occhi sgranati di incredulità. Mia madre, Maria  Teresa Caccia, era molto amica e confidente della signora Anna  (mamma di Adelaide) e una mattina, appena tornata da Bergamo stava recandosi verso casa a piedi e giunta davanti a casa  vedendola tanto triste le domandò: "Ma che ti è successo Anna?  Rispose: "Pensa, Teresa, che hanno fatto dire alla mia Adelaide  che non è vero che ha visto la Madonna e per convincerla  l'hanno battuta. Adelaide mi ha fatto vedere le gambe "morelle"  per le percosse." E si mise a piangere. "Non mi dispiace tanto  per le botte ma per la costrizione di dover dire che non ha visto  la Madonna. Io sono la mamma e la conosco bene e so che non  avrebbe mai detto quel no che è stato strappato con la paura del  peccato e dell'inferno. Io stessa l'ho battuta e provata quelle  sere e ho visto negli occhi di mia figlia qualcosa che non era di  questa terra. Da allora non l'ho picchiata più". 

Questo, caro professore, mi ricordo e ricopio fedelmente e  qualora un giorno si verrà a una revisione del caso sono pronto a  deporre. Purtroppo molti testimoni stanno partendo verso l'eternità e penso che farebbe bene a raccogliere più testimonianze  possibili se si vuole vincere con l'aiuto di Dio e di Lei, dolce  Madre, questa lotta così accanita. Lo ha detto Lei stessa: "La  Chiesa un giorno mi riconoscerà". Questo vuoi dire che prevedeva le lotte, le lungaggini, i tradimenti, la poca fede ma il  domani come gli uomini sono pedine nelle mani dell'Altissimo.  Per la mia ordinazione sacerdotale e prima S. Messa alle Ghiaie  ho scritto una lettera di invito a don Cortesi. Mi rispose su una  cartolina intestata al suo nome. Gli ricordavo come quel giorno  si erano avverate le parole di Maria ad Adelaide in quella domenica  pomeriggio 14 maggio 1944 e che ero sacerdote per bontà e  amore di Maria Santissima apparsa a Ghiaie. Ero esultante e  pieno di felicità. Mi rispose: "Quello che successe alle Ghiaie  non mi interessa più, dopo il responso e il giudizio della Curia di  Bergamo, né voglio ritornare su quei fatti. Ormai tutto è passato". 

Severino Bortolan

martedì 24 febbraio 2026

Regina della Famiglia



La lettera di Giovanni XXIII 

Il giudizio che la ritrattazione scritta di Adelaide Roncalli  non ha alcun valore, perché fatta sotto costrizione morale, viene  confermato dall'autorevole parere del Papa Giovanni XXIII,  nella lettera inviata l'8 luglio 1960 al bergamasco monsignor  Giuseppe Battaglia, vescovo di Faenza. 

Adelaide smentisce la ritrattazione dettatale  da don Luigi Cortesi 

Il 5 luglio 1946, Adelaide, dopo aver frequentato la terza  classe elementare presso le Suore Orsoline, ritorna a Ghiaie per  trascorrere alcuni giorni di vacanza in famiglia. 
L'11 luglio 1946, accompagnata dalla cugina Annunciata, va a casa di don Italo Duci, il quale a proposito delle apparizioni  le chiede: 
Guardavi le stelle? 
No, la Madonna. 
 Allora dì pure a quelli che te lo chiedono, che hai visto  la Madonna. Affermare ciò non è superbia, perché la Madonna  non ti è apparsa per i tuoi meriti. 
A questo punto don Italo ricorda ad Adelaide la ritrattazione scritta e gliela mostra. 
Essa ripete a lui e ad Annunciata che l'ha scritta sotto dettatura di don Luigi Cortesi. 
Stando così le cose, don Italo dice alla bambina che deve riaffermare per iscritto che ha visto la Vergine. 
La sera dopo Adelaide, accompagnata da Annunciata, va  alla scuola materna diretta dalle suore, ed entrata da sola in  un'aula, su un foglio con la data e la firma, scrive queste parole:  "È vero che ho visto la Madonna". 
Intanto viene chiamato don Italo il quale sta sorvegliando 
i ragazzi della scuola di disegno, in attesa del maestro. 
Adelaide esce contenta dall'aula e gli mostra lo scritto. 
Don Italo le dice: 
"Non basta, devi mettere nel foglio perché hai scritto la ritrattazione". 
Adelaide entra di nuovo da sola nell'aula, e dopo poco  tempo corre a portagli il foglio in cui si legge: "Io ho detto che  non ho visto la Madonna perché mi aveva dettato don Cortesi ed  io per ubbidire a lui ho scritto così". 
Don Italo Duci stava nell'atrio della scuola materna,  assieme alle suore e ad Annunciata, e a tutte ha fatto apporre la  firma nel foglio. 
Adelaide prendeva gusto a invitare tutti a firmare. Mentre  indicava a don Italo il posto della firma, gli disse: "Don Cortesi  non ha firmato". 
Don Italo Duci, nel suo diario aggiunge: "Adelaide è turbata. Sente di dover dire che ha visto la Madonna e sulla coscienza pesano le negazioni fatte sotto costrizione morale". 

Severino Bortolan

lunedì 23 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Il giudizio di un agente dell'Intelligence  Service 

Mons. Vittorio Bonomelli, arciprete di Breno (Brescia), in  una conversazione del giugno 1973 rievoca la sua azione di partigiano, insieme al capitano inglese Peter Cooper, dell'Intelligence Service, che da principio si interessò dei fatti di Ghiaie,  per motivi politico-militari, fino a convincersi, poi, della verità  delle apparizioni e a diventare cattolico. 
L'agente segreto, dalle ripetute visite a Ghiaie e dai colloqui con Adelaide, tornava sempre più convinto e ripeteva: 
"Quella bambina non può inventare, non può essere assolutamente una suggestionata; quella bambina ha visto come io  vedo; mi sembra di veder riflesso nei suoi occhi quello che ha  visto. E poi parla con tanta semplicità, senza isterismo". 
Più tardi, letto il libro del Cortesi, in cui era contenuta la ritrattazione di Adelaide, disse a don Vittorio Bonomelli: 
"Ho letto attentamente: una ragazza normale non può che  smentire. Sarebbe stata una ragazza anormale se non avesse  smentito. Noi che siamo addetti agli interrogatori, alle cose  severe, ecc. possiamo far dire a una persona normale quel che  pare e piace a noi. Per ottenere questo, non c'è niente come  mettere così sotto interrogatorio la figliola, piuttosto tardiva; una  ragazza che è però intelligentina, ma si svilupperà più tardi...  Perciò io ritengo che questa smentita è una dimostrazione che lei  è stata più che normale: questo per me è positivo, non è negativo.  Queste le mie conclusioni". 
Dopo un po' di tempo, egli portò il libro in Inghilterra, lo  fece esaminare anche da altri, e tutti diedero lo stesso giudizio.  "La conclusione che hanno tirato a Bergamo è una conclusione  esattamente illogica, perciò non logica" (Cfr. G. Cortinovis e  Collaboratori, Le apparizioni della Madonna a Ghiaie di Bonate  nel 1944, pp. 39-45). 

Severino Bortolan

domenica 22 febbraio 2026

Regina della Famiglia



Don Cortesi spiega la ritrattazione 

Don Luigi Cortesi, professore di filosofia del Seminario di  Bergamo, nel libro Il problema delle apparizioni di Ghiaie,  descrive il modo con cui riuscì a indurre Adelaide Roncalli a  ritrattare le apparizioni. Credo sia illuminante, per l'argomento  che trattiamo, citare dal suddetto libro qualche pagina degli  interrogatori, cui sottopose la piccola veggente. 

Egli scrive (pp. 220-221): 
"Ranzanico, 23 luglio, ore 22,30 — Siamo bucolicamente sdraiati nel praticello dell'asilo, in faccia al lago sottostante... 
La conversazione sfarfalleggia da un argomento all'altro. Ma  mi è facile condurla, al momento buono, dove voglio. La fermo  sulle paure del buio, dalle quali Adelaide s'è lasciata agitare anche  l'altra sera. 
 Non devi aver paura, dunque, se quelle immagini non  sono vere. Del resto, chi è quieto in coscienza non teme neppure il  diavolo. Si direbbe che tu non sia quieta in coscienza. 
 Che cosa vuol dire "quieta in coscienza"? 
 Non si è quieti quando si prova rimorso, perché si hanno 
peccati sull'anima. Li hai tu? 
 Non so... Chi ha un peccato sull'anima, se dice un'Avemaria, 
il diavolo scappa via, no? 
 Lascia stare il diavolo. È sempre bene dire un'Avemaria,  ma non basta: chi è in peccato mortale deve confessarsi. Forse che  ce l'hai tu? 
- Non so. Che cosa sono i peccati mortali? 
 Sono peccati grossi che, se morissimo... 
- Per esempio? 
 Per esempio... - E intanto annaspo per trovare l'esempio  adatto. Non voglio buttarle in faccia il caso suo, senza averla  preparata. La bimba è sulle spine e ripete tre volte: 
- Per esempio? 
 Ecco per esempio: un tale va in tribunale e dice al giudice:  "Questo fascista ha ucciso dieci partigiani". La cosa non è vera, ma  il giudice fa ammazzare il fascista. Ebbene, quel tale ha  commesso peccato grave. 
 Io non ho mai fatto queste cose. Non ho mai parlato di 
soldati. 
 Lo credo bene. Ma io non dicevo di te... Però anche tu hai  fatto delle bugie grossettine, grossettine, colla storia della tua  Madonna. 
Adelaide non si ribella: pare angustiata della sua colpa e  chiede ansiosa: - È peccato mortale? — È terribile compito il  convincere di peccato grave la coscienza di un bambino: ma  bisognerà pure illuminarla, quandochessia. 
 Adelaide mia, non ti voglio ingannare. Tu sei piccola e 
 forse il tuo non è un peccato grave, perché tu non sapevi bene  tutto il male che facevi. Ma se avessi fatto io, io che ho più di  trent'anni quello che hai fatto tu, se io avessi detto alla gente che  mi era apparsa la Madonna sapendo che non era vero, io avrei  commesso un peccato mortale, grosso, grosso, uno dei più grossi...  Invece, forse tu non sapevi... 
 È più grosso ancora del peccato mortale? 
 Eh, no. Tutti i peccati grossi sono mortali. 
 No, ci sono dei peccati più grossi dei mortali. 
 Quali? Vuoi dire i peccati contro lo Spirito Santo? - 
No, un altro. 
- Che gridan vendetta al cospetto di Dio? 
- No, un altro. 
- Me lo dirai quando ti viene in mente. Però, tu l'hai confessato per bene, non è vero? 
 Sì, annuisce Adelaide col capo". 
Il 31 luglio (pag. 225) il Cortesi ripete ad Adelaide: 
"Certo, una bugia, in queste cose della Madonna è peccato  grosso... E quindi devi confessarti, chiedere di cuore perdono al  Signore e alla Madonna: poi devi fare penitenza... 
Domani saremo a Bergamo e ti potrai confessare. Se vuoi, 
puoi venire da me, perché io so già le cose...". 
Il 13 agosto (pp. 228-229), a Bergamo, don Cortesi, tra 
l'altro dice alla bambina: 
Io so che non ti sei ancora confessata... 
 Sì, mi sono confessata da quell'altro... 
 Volevo dire: non ti sei ancora confessata di quella bugia 
circa la tua Madonna, non è vero? 
No, non ne ho parlato. 
Vedi ascolta: secondo il tuo parere, fu bene o male che tu 
dicessi di aver visto la Madonna?
Male. 
Perché fu male? 
Perché è una bugia. 
Se è male devi confessartene... 
 Penso che Mons. Vescovo vorrà conoscere questa storia  della Madonna: a lui bisogna dirla per bene. Tu certamente avrai  vergogna di confessare la tua bugia. Perciò facciamo in questo  modo: tu scrivi una lettera e ci metti tutto ciò che il cuore ti  detta; io poi la porterò al vescovo. Vuoi?...". 
Gli interrogatori martellanti non potevano che portare alla  ritrattazione. La resistenza della bambina, nell'isolamento,  durata più di un anno, a una tale coercizione morale, è un prodigio. 
Questi fatti procurarono gravi ferite nella psiche e nella  coscienza della bambina, e furono la causa principale di altre  ritrattazione.

Severino Bortolan 

sabato 21 febbraio 2026

Regina della Famiglia



La testimonianza della mamma 


La mamma di Adelaide, pochi giorni dopo la ritrattazione,  avvenuta il 15 settembre 1945, davanti alla commissione  vescovile d'inchiesta disse: 

"Riguardo alla ritrattazione della bambina, io ho saputo  questo da Don Cortesi che mi portò il biglietto: e io venni in  convento... Dissi: 

 Ascolta Adelaide, tutti dicono che non è vero che hai 
visto la Madonna. 

 Sì, è vero che l'ho vista. 
- E allora perché la gente dice che non l'hai vista? 
 Io non posso dire che cosa ho visto, perché faccio peccato di disobbedienza. 

Non sono ben sicura, continua la madre, se abbia nominato anche don Cortesi" (Cfr. Argentieri, o.c., pp. 19-20). 


Ciò che scrisse Adelaide nel suo quaderno 

"Don Cortesi, di frequente, mi narrava che lui pure un  giorno aveva visto la Madonna, Gesù Bambino e San Giuseppe,  ma non era un'apparizione, perché li aveva visti solo nella fantasia e che perciò anche a me era successo così, perciò era grave  peccato affermare agli altri che li avevo visti. 
Per molti mesi io sostenni decisa di averli visti, poi la  parola di Don Cortesi insistente e persuasiva mi convinse che  veramente facevo peccato a manifestare agli altri le apparizioni  della Madonna: anche perché affermandomelo un sacerdote, io, come fui educata in casa di aver fede in ciò che dicono i preti,  credetti alla sua parola e non osai più dire diversamente di  quanto egli mi affermava e decisi pertanto di tenerlo solo nel  mio cuore. 
Per farla finita con tutti, mi decisi di confessarmi. Difatti  al Sacerdote Don Sonzogni mi accusai che non era vero ciò che  narravo della Madonna. 
Il 15 settembre 1945, come il solito, Don Cortesi mi portò  da sola per interrogarmi, perché io, per suo ordine, non potevo  parlare con alcuno; anzi, mi aveva detto che, a qualunque persona mi avesse avvicinato per interrogarmi, io dovevo dire: "Non  sono autorizzata a rispondere". 
In una sala delle Suore Orsoline di Bergamo, dopo aver  chiuso le porte, Don Cortesi mi dettò le parole da scrivere sullo  sfortunato biglietto. 
Mi ricordo benissimo che, posto lo stato di violenza morale  che stavo subendo, lo macchiai ed egli divise il foglio e me lo  fece rifare, con molta pazienza, pur di ottenere il suo scopo. 
Così il tradimento fu compiuto" (v. Padre Bonaventura Raschi, o.c., pp. 53-54) 

Severino Bortolan