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martedì 14 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Dott.ssa Eliana Maggi 

 Il giudizio dato dalla dott.ssa Eliana Maggi su Adelaide  Roncalli è pure di grande importanza, sia perché essendo stata  presente a varie apparizioni potè osservare la piccola veggente,  anche durante l'estasi, sia per il prestigio che le derivava dalla  competenza e dalla probità della vita. 

Lo stesso don Luigi Cortesi così la presenta: 

"Venerdì, 19 maggio 1944. Si presentò la dott.ssa Maggi.  Se non andiamo errati, fu il primo medico che rischiò la reputazione professionale partecipando, per amore della scienza e della  pietà, ai fatti di ghiaie. In seguito sarà sempre presente a tutte le  visioni, testimone fedele e prezioso, e renderà grandi servigi alla  Commissione medica di accertamento dei miracoli, indagatrice  abile e preziosa. Stasera la cara dott.ssa volle sottoporre la  piccina a una sommaria visita medica: la trovò perfettamente  sana e normale" ( v. Storia dei fatti di Ghiaie p. 66). 

Il giudizio sulla perfetta normalità di Adelaide Roncalli,  dato dalla dott.ssa la sera del suo primo incontro con la bambina,  viene confermato da uno studio più approfondito e prolungato  nel tempo, condotto dalla medesima, e i cui risultati sono stati  raccolti nella relazione trasmessa dalla Maggi, nel 1944, al  vescovo di Bergamo. 

La dott.ssa nella suddetta relazione afferma che Adelaide Roncalli gode di buona salute fisica e psichica, ed è dotata di una  intelligenza positiva sì, ma capace di vedute larghe e di sintesi  rapida. La bambina è sensibilissima al bene e sente compassione per chi soffre. La  dott.ssa E. Maggi riassume il suo giudizio su Adelaide in una frase: dico solo  che è "mens sana in corpore sano". 


La testimonianza di suor Ambrogina Cozzi  maestra della scuola materna di Ghiaie 

 Suor Ambrogina Cozzi così scrive: 

"Ecco quanto posso dire di Adelaide Roncalli. A mio  parere la bambina in oggetto non è dotata di molta intelligenza e  tanto meno di fantasia. 

Nei tre anni durante i quali l'ebbi nell'asilo non mi fu mai  concessa la soddisfazione di vederla attenta alle lezioni che  generalmente attraggono i bambini; neppure i piccoli lavori che  di solito piacciono ai bambini bastavano ad interessare la piccola  Adelaide... 

In fatto di sincerità mi pare di poter assicurare di non aver  mai notato nella bambina segni di malizia o di poca sincerità... 

Firmato suor Ambrogina Cozzi. Roma Tiburtino 3°, 1° 

agosto 1946". 


La dichiarazione dell'ins. Ada Odoni Spalazzi 

 L'insegnante della scuola elementare di Ghiaie dichiara:  "La bambina Adelaide Roncalli è stata mia scolaretta nella prima  classe per alcuni mesi. 

Di lei posso dire che non era in quel tempo un' allieva delle  più dotate ed aveva sempre bisogno del mio incitamento, del mio  aiuto per fare qualche cosa. 

Non si distingueva per una spiccata fisionomia morale. Si  confondeva nel numero dei fanciulli normali era ora buona e  disciplinata, ora invece disubbidiente e distratta perché si  abbandonava a piccoli ozi e trastulli. 

Una volta perché si era mostrata indolente, l'avevo invitata  a fare firmare dai genitori una nota di rimprovero. La piccola per  evitare un castigo, firmò lei stessa la nota. Io me ne accorsi,  perché riconobbi subito i suoi caratteri irregolari. Ella non negò  il suo sotterfugio, perché aveva della fanciullezza tutta la candida  sincerità. Rimaneva in lei assai evidente una naturale rozzezza,  ch'io non seppi mai vincere. 

Lasciandola fare lavorava con entusiasmo e con accurata  diligenza a preparare palline di lana e di cotone di vario colore  che da lei e dalle sue compagne venivano chiamate col nome di  fiori della Madonna. Nelle conversazioni con me esprimeva il  suo pensiero così naturalmente, come naturalmente affiorava dal  cuore. 

Era dunque spontanea, schietta e per nulla timida. 

L'insegnante Odoni Spalazzi Ada". 

Severino Bortolan 

lunedì 13 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La prof. Agata Sidlauskaitè 

 Il prof. Don Luigi Cortesi invitò a Bergamo la prof. A. Sidlauskaitè, per uno studio supplementare su Adelaide Roncalli.  La professoressa soggiornò presso la fanciulla, nel convento di  Gandino (Bergamo) delle Suore Orsoline, a più riprese, nei mesi  di luglio, agosto e settembre 1944. 

Dall'osservazione prolungata, la Sidlauskaitè trasse una conferma ai risultati della relazione di padre Gemelli, come  risulta da ciò che scrive il Cortesi stesso, alle cui ansie la professoressa rispondeva sempre in modo pacato ma ferma: "Vuoi  forse ch'io dica che Adelaide è un'anormale, quando è più normale di...?" (v. Il problema delle apparizioni di Ghiaie, p. 116). 

Il Cortesi non riferisce per intero la frase, ma sarebbe interessante conoscere il secondo termine di paragone. 


Dott. Giulio Loglio 

 Al giudizio di padre Agostino Gemelli e della sua assistente prof. A. Sidlauskaitè, aggiungo quello non meno importante, sotto certi aspetti, del dott. Giulio Loglio, medico condotto  di Bonate Sopra (Bergamo), il quale partecipò a varie apparizioni  e potè controllare direttamente l'estasi di Adelaide. 

Il dott. Loglio, nella relazione inviata, il 30 settembre 1944, al vescovo di Bergamo scrive: 

"... Conosco la famiglia Roncalli da circa 18 anni, come  robusta, buona e brava famiglia di operai. Poche le malattie sofferte dai numerosi membri della famiglia e di nessuno di essi ho mai notato alcun sintomo di alterazioni psichiche, d'isterismo od  epilessia. 

Gli otto figli viventi, sani e robusti, furono allevati con sani  criteri di educazione ed economia domestica, compatibili con i  modesti guadagni del padre, operaio del linificio di Ponte S.  Pietro, che , se non si rifiutò di bere qualche bicchiere di vino,  specie alla domenica, non si abbandonò però mai agli eccessi. La  madre, è madre esemplare; cura amorevolmente i figlioli senza  tanti pietismi e li educa cristianamente, ma senza bigottismo. 

L'Adelaide, nata il 23 aprile 1937... non si ammalò che di pertosse e di morbillo... 

È sempre vissuta al Torchio Sotto, gruppo di tre cascinali  della frazione Ghiaie di Bonate Sopra e non si allontanava da  casa che per recarsi a scuola od in chiesa alla domenica. Solo lo  scorso inverno ha assistito ad una rappresentazione di Fatima,  data al teatro-oratorio. È di carattere taciturno e per l'ambiente in  cui è vissuta, un po' timido, di sviluppo psichico un po' tardo, ma  è difficilmente impressionabile, (ricordo la sua indifferenza per  la folla che la circondava implorando e vociando), e di forte  volontà. (Il 31 maggio, quando venne colta da forti dolori  addominali, il prof. Cazzamalli gentilmente le offrì una pasticca  di laudano disciolta in acqua zuccherata. Essa, pur non sapendo  che si trattava di una medicina, si rifiutò di prendere quanto le  veniva offerto e volle che tutti quanti quelli che la circondavano,  ne bevessero un po'. Esaurita, ne fu soddisfatta). Non è neppure  dotata di fantasia facile nelle fanciulle; essa ripete quanto sa, od  ha studiato a memoria, senza alterare una parola ed il significato,  e se non sa tace. Sebbene fin dall'inizio avessi avuto sentore delle  apparizioni della Vergine alla piccola Adelaide, io ho assistito la  prima volta la fanciulla il 20 maggio c.a. '' 

Il dott. Loglio continua descrivendo ciò che osservò durante le apparizioni cui assistette, e poi, fa a se stesso tre  domande alle quali risponde. 

Io riporto, ora, solo la prima domanda e la risposta. Egli scrive: 

"È apparsa veramente la Vergine alla Roncalli? Da indagini esperite anche da illustri psichiatri mi risulta che la Roncalli  Adelaide fu riconosciuta sana di mente e immune da isterismo.  Non poteva essere ipnotizzata, perché l'ipnotizzato non compie  alcun movimento volontario, ciò che invece faceva di frequente  la bambina durante le visioni, sia cambiando la posizione delle  mani, sia ravviandosi i capelli, né avverte quegli stimoli che  invece avvertì la Roncalli (pizzicotti e piena percezione con  successiva risposta alla domanda rivoltale); non poteva simulare  perché sebbene di carattere forte, non lo poteva mai essere al  punto di affermare di avere delle apparizioni per ben 13 volte (e  sulle prime ci buscò anche degli scapaccioni dal padre e dalla  madre); né avrebbe sopportato certamente l'allontanamento dalla  casa, tanto trambusto, tante noiose indagini, e nelle sue visioni  sarebbe stata assai più sollecita, né avrebbe potuto avere su di  esse tutti i particolari che ebbe, indi, dopo pochi giorni,  dichiarare terminate le visioni. 

Sono quindi convinto che effettivamente la Vergine sia apparsa". 

Il dott. G. Loglio termina così: "Quanto sopra ho sentito il dovere di riferire alla E.V. Rev.ma quale medico e quale cattolico, sebbene non troppo fervente. 

Della E.V. Rev.ma, dev.mo dott. G. Loglio". 

In merito al giudizio espresso dal dott. G. Loglio, sullo  sviluppo psichico un po' tardo di Adelaide, credo opportuno  rilevare che la bambina dava questa impressione anche ad altri  che non avevano dimestichezza con lei. Ciò accadde in un primo  tempo, anche alla dott.ssa E. Maggi, la quale dovette ricredersi,  quando con l'aumentare della confidenza, Adelaide le apri la sua  mente, tutt'altro che tonta e tarda, come la Maggi stessa scrisse  nella sua relazione. 

Inoltre faccio notare che il dott. Loglio non si limita a giu- dicare, come medico, le condizioni psicofisiche di Adelaide, ma  va più in là del limite che altri si imposero, e dice: per me le  apparizioni sono vere. 

La sua convinzione personale, fondata su osservazioni  obiettive e considerazioni di carattere razionale, è lecita anche  dal punto di vista etico, almeno fino a quando non vi sia una  aperta e motivata sconfessione delle apparizioni, da parte dell'autorità ecclesiastica. 

Severino Bortolan

domenica 12 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


SEGNI E PRODIGI CONFERMANO CHE LE APPARIZIONI SONO VERE 


LA VEGGENTE

Normalità 

Il primo segno di autenticità, va cercato nella personalità della veggente Adelaide Roncalli, nel maggio 1944. 

È una bambina di 7 anni: spontanea, estroversa, più pronta  al gioco ed allo scherzo che allo studio; frequenta la prima elementare. 

Ha una intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia; è portata piuttosto alle cose pratiche. È semplice, limpida  come le acque dei torrenti, che allora irrigavano la sua terra. 

Adelaide ha i suoi pregi e difetti come tutti i bambini, e  non dimostra nulla di particolare, almeno all'esterno. È una  delle tante, come dirà la mamma, e vive nell'anonimato, in una  numerosa e sana famiglia della campagna bergamasca. 

Durante le apparizioni mantiene spesso una tranquillità  sorprendente. Piange solo quando l'urto della folla pare la travolga, o certi fanatici le strappano gli abiti o addirittura i capelli. 

Tuttavia, anche allora, non perde la sua semplicità e domanda:  "Perché tutti guardano me e non guardano voi?". 

Il celebre pittore Galizzi s'incantava dinanzi a quella bambina innocente che vedeva la Madonna. 

Adelaide è generosa e buona d'animo e mostra la maturità spirituale di chi è capace di perdonare. 

Il Cortesi la definisce così: "È una bambina intelligente, moralmente sana e religiosamente educata". (v. L. Cortesi, Storia  dei fatti di Ghiaie, o.c. pp. 148-149). 

Le affermazioni del professore, in netto contrasto con la  teoria dell'inganno da lui sostenuta, trovano piena conferma in  varie relazioni mediche e testimonianze autorevoli.


Padre Agostino Gemelli 

Gli esperti si sono posti la domanda delle cause del fenomeno straordinario. 

Merita, fra tutti, una particolare attenzione il giudizio di  padre Gemelli, fondatore e rettore dell'Università cattolica di  Milano, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze,  psichiatra e psicologo di fama internazionale. 

Egli comunica al vescovo di Bergamo il risultato del suo  studio: Adelaide Roncalli è una bambina sana, normale; dotata di  intelligenza pratica e buona d'animo. Le visioni che essa dice di  avere avuto non provengono né da una mente malata, né sono  frutto di suggestione o di menzogna. 

Ritengo utile riportare quanto l'insigne maestro afferma  nella sua relazione, in risposta alla teoria dell'inganno, sostenuta  dal prof. Don Luigi Cortesi. 

Padre Gemelli scrive: 

"È da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la  menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute. L'osservazione prolungata di quattro giorni avrebbe permesso, specialmente mediante test mentali, di mettere in luce una tale personalità nel quadro della quale sarebbe in modo evidente e pronto  apparso il desiderio di ingannare o di presentare in maniera  diversa dalla realtà la propria personalità. Lo si può escludere nel  modo più assoluto, anche perché la bambina non ritorna mai  spontaneamente sul racconto delle visioni; interrogata, abbassa la  testa, si fa seria, tace; inoltre tutta la personalità si presenta allo  psichiatra come una personalità dominata dalla spontaneità, dalla  semplicità, dalla immediatezza, ossia da caratteri che non  possono essere imitati da una bambina". 

Ciò che per il Cortesi era la prova della menzogna: la ritrosia di Adelaide a parlare delle apparizioni, per padre Gemelli  era un motivo in più per affermare la sincerità e l'attendibilità del  racconto della bambina. 

Chi conosce la teologia mistica, la storia delle apparizioni  autentiche e la vita dei veggenti, sa che tutti quelli che hanno  ricevuto doni particolari da Dio trovano grande difficoltà a parlarne. Essi amano custodire nel loro cuore il segreto del Re;  conoscono che l'esperienza soprannaturale non si può mai tradurre adeguatamente nel nostro linguaggio umano, perciò  preferiscono tacere. 

Tra i veggenti delle più celebri apparizioni, ricordo Bernardetta di Lourdes e i tre pastorelli di Fatima. 

A Bernardetta costò sempre molto parlare delle apparizioni  e cercò di sottrarsi, quando e come poteva, agli interrogatori, alle  domande non di rado indiscrete, alle visite di persone, -fossero  anche vescovi. 

René Laurentin scrive: 

"Una prova inesauribile, quasi ossessionante, di continuo risorgente, fu quella delle visite. 

Assediata a Lourdes, Bernardetta aveva lasciato il paese  natale con la promessa che tutto sarebbe finito; invece si ricominciò ben presto... 

Un giorno secondo la testimonianza di suor A. Faur, disse alla madre generale: 

 Cara madre, mi farò vedere solo se me lo ordinate in 

virtù di santa obbedienza... 

Quella volta, la superiora non insistette e Bernardetta ottenne soddisfazione. Sembrava temere in particolare le visite  dei vescovi, evidentemente non in quanto tali, ma perché erano i  soli autorizzati a vederla, quindi i più numerosi; inoltre, la  coscienza del loro diritto li rendeva a volte indiscreti: 

 Questi poveri vescovi, (diceva Bernardetta, n.d.r.) farebbero meglio a restare a casa loro" (v. Bernardetta vi parla, Ed.  Paoline, Roma 1983, pp. 516-517). 

Giacinta, Francesco e Lucia di Fatima, quando non potevano sottrarsi fisicamente con la fuga, a chi li cercava per vederli  e interrogarli, rispondevano il meno possibile alle domande. 

Suor Lucia scrive: 

"Siccome Giacinta aveva l'abitudine, negli interrogatori, di chinare il capo e fissare gli occhi per terra e di non dire quasi  niente, praticamente ero sempre chiamata io per soddisfare la  curiosità dei pellegrini. 

Perciò ero chiamata continuamente in casa del parroco,  per essere interrogata da questa o da quella persona, da questo o  da quel prete. Venne una volta a interrogarmi un prete di Torres  Novas. Mi fece un interrogatorio così minuzioso, così pieno di  cavilli, che rimasi con qualche scrupolo di avergli nascosto qualcosa..." (v. o.c., pp. 81-82). 

Giacinta, al tempo delle apparizioni di Fatima, ha la stessa  età di Adelaide e il medesimo comportamento di fronte a chi la  interroga. Tuttavia non è stata accusata di menzogna continuata. 

Francesco non agisce in maniera diversa dalla sorella Giacinta. 

Lucia scrive: 

"Un giorno gli domandai: 

 Perché mai quando ti domandano qualcosa, tu abbassi la  testa e non vuoi rispondere? 

- Perché preferisco che lo dica tu, o Giacinta. Io non ho sentito niente. Soltanto posso dire che ho visto, sì. E se poi dico  qualcuna di quelle cose che tu non vuoi?" (v. o.c., p. 129). 

Lucia scrive ancora: 

"Un giorno eravamo seduti sulla porta della casa dei miei  zii, quando scorgemmo varie persone avvicinarsi. Francesco ed  io, senza perdere tempo, corremmo ognuno in una stanza a  nasconderci sotto il letto... 

Un altro giorno eravamo seduti a pochi passi dalla loro casa, all'ombra di due fichi che pendono sulla strada. Francesco  si allontanò un po', giocando. Vedendo avvicinarsi varie signore,  corse ad avvisarci. Siccome a quel tempo si usavano dei cappelli  con le tese larghe quasi come un setaccio, pensammo che con un  tale arnese in capo, non ci avrebbero visti e senz'altro salimmo  sui fichi. Appena le signore passarono, scendemmo subito e, in  fuga affrettata, andammo a nasconderci in un campo di  granoturco. 

Questa nostra maniera di scappare ogni volta che potevamo, era pure un motivo dei lamenti del parroco; il reverendo si  lamentava che noi scappassimo, soprattutto dai sacerdoti. Il  reverendo aveva proprio ragione. Ma era perché specialmente i  preti ci interrogavano e reinterrogavano e ci interrogavano ancora. 

Quando ci trovavamo alla presenza di un prete, ci preparavamo già ad offrire a Dio uno dei nostri più grandi sacrifici" (v.  o.c., pp. 87-88). 

Le brevi notizie, tratte dalla vita dei veggenti di Lourdes e  di Fatima, confermano la validità del giudizio di padre Gemelli.  La sua è una conclusione per esclusione, ma di grande valore,  perché porta l'indagine ad un punto molto avanzato. Padre  Gemelli dice: la bambina è credibile. Si parla di giudizio di credibilità, non di giudizio sulla soprannaturalità dei fatti. Questo è il limite che il ricercatore non può superare e padre Gemelli lo  sa, e perciò lascia tale giudizio all'autorità della Chiesa. 

Severino Bortolan 

sabato 11 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La relazione del pittore Galizzi 

 

Il pittore Giovan Battista Galizzi, di Bergamo, aveva ricevuto l'incarico dal prof. Don Luigi Cortesi, di dipingere un quadro con la Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide Roncalli. 

Il pittore sull'origine del quadro e sui suoi contatti con 

Adelaide scrive: 

"Non appena venni a conoscenza degli avvenimenti straordinari delle Ghiaie di Bonate volli recarmi sul posto per  rendermi conto personalmente dello svolgersi dei fatti. Prima di  ogni cosa, mi impressionò lo spettacolo dell'enorme concorso di  folla, la quale, per la presenza di parecchi ammalati mi richiamò  quella che seguiva Gesù (vidi una donna alzarsi dalla barella, ma  non conobbi i particolari e gli sviluppi del fatto). Non mi fu  possibile per la grande ressa avvicinare sul posto l'Adelaide nel  momento della visione, cosa che ottenni invece in seguito con  agio, e in varie riprese, sia presso l'Istituto delle RR. Suore  Orsoline a Bergamo e a Gandino, sia nel mio studio. 

Questi incontri si resero necessari perché il Rev. Don Cortesi mi aveva affidato l'incarico di dipingere un quadro con la  Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide. Dal canto mio  desideravo vivamente di tentare di fissare sulla tela l'immagine  della Madonna, secondo la visione della bambina; così accettai  con gioia l'incarico escludendo a priori l'idea di qualsiasi vantaggio personale presente o futuro. 

Posso dichiarare, senza minima esitazione, che fin dal  primo incontro con l'Adelaide, ebbi la netta e chiara sensazione  di trovarmi di fronte a una bambina sana di mente e di corpo,  sensazione che in seguito divenne sicurezza anche perché venne  confermata poi pienamente dal Prof. Cazzamalli, in occasione di  una visita che si fece insieme a Gandino alla bambina, in  compagnia anche di Don Cortesi e della dott. Maggi di Pontida,  che ci ospitò nella propria auto. Erano pure presenti alcuna Suore  dell'Istituto e tutte queste persone possono confermare il giudizio  favorevole dato allora dal Prof. Cazzamalli. 

Fra le varie apparizioni che Adelaide veniva descrivendo  (per verità assai sobriamente) io fermai la mia attenzione su una  delle ultime, nella quale la Madonna appariva sola, e la scelsi a  soggetto del quadro per il motivo che essendo Essa la protagonista di tutte le visioni, mi parve conveniente fissare su di Lei il  mio studio; e d'altro canto presentava attributi originalissimi, che  la rendevano inconfondibile con qualsiasi immagine finora fallo. 

Ho notato la particolarità della visione della Madonna  sospesa nel vuoto, senza alcun appoggio né di alberi né di nubi o  di rocce, in contrasto con le immagini che Adelaide doveva  conoscere. Riguardo a tutti gli altri particolari: corona del rosario  bianca, rose bianche ai piedi, fascia alla vita, del medesimo  colore dell'abito, ampiezza delle maniche, ecc. essi furono da me  eseguiti dietro precise indicazioni di Adelaide, la quale approvò  dapprima il bozzetto e collaudò poi nel mio studio il quadro  ultimato. 

Riguardo al fatto della attendibilità o meno di quanto la  bambina asseriva delle sue visioni, ad un'altra cosa io diedi molta  importanza: per ragioni tecniche di impostazione, era per me  esenziale fissare i rapporti coloristici del quadro ossia stabilire se  l'immagine dovesse staccare luminosa su fondo di tono più  scuro, o viceversa essere in tono più basso rispetto al fondo  luminoso. A questa domanda che formulai in modo semplice per  farmi intendere bene da lei, precisò che la Madonna era avvolta  in uno splendore luminoso. Aveva anche precisato che la  Madonna era vestita di rosso, col manto verde; cosa questa che a  me creava non poco imbarazzo dal lato artistico per la difficoltà  di armonizzare tra di loro questi colori. 

Pensai allora di far scegliere da lei stessa da una grande  scatola di pastelli di tutte le gradazioni di tinte, quelli che più si  avvicinassero ai colori da lei visti. Con mia sorpresa, mentre mi  sarei atteso la scelta del rosso e del verde più sgargianti, secondo  il gusto popolare, scelse un rosso pallidissimo ed un verde caldo  sbiadito, segnandomeli sopra un foglio di carta bianca; e questo  alla presenza di Don Cortesi e di altre persone. Sul momento la  cosa mi sembrò quasi una contraddizione, ma ripensandoci  durante l'esecuzione del quadro, mi resi conto che il rosso e il  verde, invasi dello splendore da lei visto, dovevano  necessariamente presentarsi attenuati secondo i colori dei pastelli  da lei scelti. Ragionamento che Adelaide non avrebbe potuto certamente fare. 

Concludendo: io personalmente, dovetti venire alla convinzione che Adelaide deve aver visto veramente la Madonna  ed il ripetuto contatto con questa bambina, ha sempre più confermato questa mia convinzione. Tengo anche a dichiarare che  non l'ho mai avvicinata o interrogata se non in presenza di Don  Cortesi e di altre persone (v. Raschi, o.c., pp. 104-107). 

Don Italo Duci nel suo diario scrive: "Interessante la relazione che fa lo stesso pittore Galizzi, riferendo le descrizioni, le  correzioni che faceva la piccola Adelaide. Il pittore Galizzi si è  confermato sempre più nella convinzione della sincerità di Adelaide e della verità di quanto diceva delle apparizioni, persino  nella scelta di alcuni colori mostrati nella sua tavolozza, per la  lunghezza del manto (della Madonna, n.d.r.) di cui diceva Adelaide non si vedeva la fine, che arrivava fino a Roma. 

Il pittore Galizzi, uomo di grande fede, conservò sempre  grande convinzione nella verità delle apparizioni delle Ghiaie e  di frequente veniva alla cappella a pregare finché le forze glielo  permisero e si soffermava spesso nella casa parrocchiale. 

In una udienza con Pio XII, per la illustrazione dei Vangeli o anche della Bibbia, deve aver parlato delle apparizioni di  Ghiaie.


La lettera del pittore Galizzi a Pio XII 

Ecco il testo: 

"Bergamo 15 agosto 1957 

Beatissimo Padre, 

sono il pittore Giambattista Galizzi di Bergamo che ebbe la  somma grazia di essere ricevuto da Vostra Santità in udienza  privata il giorno 22 giugno scorso per offrirle in omaggio i  volumi della Sacra Scrittura da me illustrati. 

Mentre con animo sentitamente devoto e ancora profondamente commosso, ringrazio la Santità Vostra dell'indimenticabile  udienza e dell'accettazione dell'omaggio, mi faccio premura di  inviare quanto mi avevate richiesto sui fatti di Ghiaie di Bonate  dei quali avevo osato parlare a Santità Vostra. Faccio le mie più  umili scuse se alcuni libri non sono in perfetto ordine, perché  non ve ne sono più in commercio e non mi fu possibile trovarne  altri. 

I libri che invio non rappresentano che un minimo di  quanto fu stampato su quei fatti; tuttavia sembrano i più significativi. 

Oso ancora esprimere alla Santità Vostra che quanto in  udienza ho esposto in merito a questa causa, è il sentimento  notissimo di parecchi Vescovi, di numerosissimi sacerdoti, di  distinte personalità, di schiere di migliaia e migliaia di fedeli che  da anni in disciplina e preghiera attendono una parola autorevole  e delucidativa. 

Ringrazio con profonda devozione la Santità Vostra di  avermi dato questo ambito incarico, e mi prostro umilmente a  esprimere tutta la mia figliale pietà. 

Con profonda devozione 

Giambattista Galizzi". 

(v. Senapa, agosto 2002, pp. 19-20). 


Severino Bortolan 

venerdì 10 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Il prof. Cazzamalli e le apparizioni di Ghiaie 

 

          Il Cazzamalli neuropsichiatra, nel 1951, pubblicò il libro:  La Madonna di Bonate, apparizioni o visioni?, nel quale tenta di  spiegare che le apparizioni di Ghiaie non sono autentiche. Il  suddetto professore era anche presidente della Società Italiana di  metapsichica. 

A proposito, padre Gemelli, tra l'altro dice: 

"Ho scritto parole chiare sulla fondazione in Italia di una  società di metapsichica, sulle esperienze del prof. Ferdinando  Cazzamalli, sulla registrazione dei fenomeni elettromagnetici  radianti dal cervello, con i quali il Cazzamalli spiega o ritiene di  spiegare la metapsichica, la rabdomanzia, ecc., ecc. Il Cazzamalli ha risposto con un violento articolo pubblicato nel volume:  Studi e ricerche di metapsichica, Società italiana di  metapsichica, tip. Colombo, Roma 1942, pagg. 91 e ss. 

Consiglio a coloro che sono abituati al metodico lavoro  scientifico di leggere quelle pagine; esse sono istruttive non  tanto sui procedimenti polemici del Cazzamalli, quanto sui suoi  metodi scientifici e sul suo modo d'impostare le questioni... 

Padre Gemelli riporta questa affermazione del Cazzamalli: 

"Lo spiritismo è da me respinto irrevocabilmente dal terreno della indagine sperimentale... impedendo che sotto bandiera  metapsichica venga contrabbandato materiale spiritistico...". 

Padre Gemelli risponde: "Per accettare questa affermazione bisogna dimostrare che metapsichica e ricerca psichica non  sono il vestito nuovo e pseudoscientifico dell'antico spiritismo.  Io questa dimostrazione non ho trovato negli scritti del  Cazzamalli e nemmeno in quelli del Richet o degli altri autori  dai quali il Cazzamalli ha mutuato l'equivoca espressione di  metapsichica". 

Quindi padre Gemelli dice che la metapsichica equivale 

allo spiritismo. 

Padre Gemelli passa poi a trattare la questione se esistono  radiazioni del cervello, questi fenomeni elettromagnetici radianti  dal cervello, come afferma il Cazzamalli. 

Egli dice: "Fino ad ora nessun laboratorio di fisiologia o di  psicologia ha dato la conferma delle registrazioni fatte dal  Cazzamalli. Nessun fisiologo o psicologo o neurologo si è occupato dei fatti da lui descritti, all'infuori di coloro che si occupano  di metapsichica". 

Padre Gemelli aggiunge che non solo i fisiologi e gli psicologi, ma anche coloro che si occupano del complesso mondo  delle onde elettromagnetiche, hanno dimostrato di non dare peso  alcuno alle pretese scoperte del Cazzamalli. 

Padre Gemelli dice: "Non chiedo che vengano registrati i  fenomeni radianti negli stati di trance dei medium, domando che  sia dato il modo di controllare che il cervello umano è, come  afferma il Cazzamalli, un oscillatore emettente-ricevente,  irradiante nell'etere, con possibilità esplorative delle vibrazioni  che costituiscono un oceano nel quale siamo immersi. Domando  che sia data la dimostrazione che si può realmente registrare,  impiegando soggetti normali, in condizioni normali, ciò che il  Cazzamalli afferma di avere registrato... Sino a che questo non sarà stato fatto, io avrò il diritto di ripetere che queste sono fantasticherie di un materialista". 

In un secondo articolo, sempre sullo stesso argomento,  padre Gemelli scrive: "Il Cazzamalli, escluso che i fenomeni da  lui registrati si riscontrano in soggetti normali, in condizioni  normali, afferma che, affinché le esperienze riescano, ossia  affinché si abbia la captazione di fenomeni elettromagnetici  radianti dal soggetto, occorre usare soggetti dotati di intensa  psicosensorialità particolarmente visiva, nei quali si abbiamo  stati onirici, allucinazioni spontanee o indotte, allucinazioni  morbose, visioni allucinatrici frequenti negli stati di piccoli  trance, ossia soggetti oniroidi, o allucinati veri e propri, o infine  paranormali sensitivi... Se non mi inganno, mi parrebbe quindi di  avere messo ordine nelle affermazioni del Cazzamalli: i fenomeni da lui descritti sono cioè da lui stati osservati in condizioni  eccezionali e in stati patologici. Ma ciò che interessa soprattutto  dimostrare si è verificare se si possono dimostrare i fenomeni  descritti dal Cazzamalli in stati eccezionali, o nelle condizioni  eccezionali, che egli afferma di avere studiate. Ora qui sta la  difficoltà; come possiamo fare per realizzare queste condizioni  eccezionali, questi stati eccezionali? Il Cazzamalli dice che  bisogna, a questo scopo, usare soggetti di intensa vivacità psicosensoriale, ossia soggetti paranormali sensitivi. Confesso di non  capire questa nomenclatura inconsueta agli psicologi e agli psichiatri; essa è bensì usata dai cultori della cosiddetta parapsicologia e dalla metapsichica, le ipotetiche discipline che studiano  quei fenomeni che gli americani chiamano extrasensoriali; ma  siamo fuori dal campo della fisiologia, della psicologia, oltre che  della patologia mentale. Per la educazione scientifica su basi  positive avuta io nutro diffidenza a riguardo dell'esistenza di  questi soggetti paranormali, di questi stati parapsicologici e di  questi fatti extrasensoriali... 

Questa rinascita fra noi della metapsichica è dovuta, come si sa, al Cazzamalli, che si agita a suo favore da vent'anni; ma è  necessario ricordare che le società di analogo nome costituite in  altri paesi hanno chiuso i battenti da alcuni anni? Esse hanno  chiuso i battenti perché le discussioni agitatesi nel mondo scientifico non furono a loro favorevoli... Al Cazzamalli riesce amaro  che io lo abbia accusato di materialismo: mi rimprovera di avere  con questa affermazione messo in dubbio la sua fede religiosa di  cattolico. Mi inchino dinnanzi alla dichiarazione che il  Cazzamalli fa di essere un buon cattolico; poiché, se non sbaglio, fu un tempo acceso socialista; godo di saperlo oggi fratello  di fede religiosa; ma questo non toglie che egli si deve purgare  dall'accusa di materialismo. 

Poiché questa non è la sede opportuna per discutere questioni filosofiche, prego il prof. Cazzamalli di rispondere, in sede  opportuna, all'articolo: La dottrina materialistica del prof.  Cazzamalli, apparso nella Rivista medica per il Clero, luglio  1942, p. 146; in esso il P. Giuseppe Albarelli, a proposito del  risentimento del Cazzamalli per l'accusa che io gli ho mosso,  scrive: "Di qui il risentimento del Cazzamalli, il quale non vede  come lo studio dei misteri del cervello umano possa dare appiglio alla taccia di materialista. E non lo vediamo nemmeno noi  se non che, caso più unico che raro e che può attestare l'innocenza del Presidente della Società Italiana di Metapsichica, è che  il prof. Cazzamalli volendo gettare sul P. Gemelli l'accusa di  materialista, fornisce la prova indiscussa del suo materialismo,  che egli in perfetta buona fede ritiene spiritualismo della miglior  lega. 

Il Cazzamalli, continua il P. Albarelli, aggiunge di proprio  queste strabilianti affermazioni: "L'anima (si intende l'anima  dell'uomo) è il principio immateriale, estraneo alle leggi ed alle  forze della materia, dell'energia, della vita...; non può essere  sottoposta alla osservazione e all'esperienza, cioè ai mezzi precipui dei metodi sperimentali; l'anima resta oggetto della teologia". Questa definizione dell'anima umana del Presidente della Società Italiana di Metapsichica, è ribadita dal medesimo a pag.  8 (Esordio promettente) degli Studi e Ricerche della Metapsichica". Il P. Abbarelli commenta: "Non so come sia possibile far  passare questa dottrina del Cazzamalli come spiritualistica e  conforme all'insegnamento della Chiesa cattolica. A parole si  concede all'anima umana l'immaterialità, la si fa come una "res  divina", oggetto esclusivo della teologia. In pratica la si riduce a  zero". 

Ossia, e farò punto, afferma il P. Albarelli, il prof. Cazzamalli, mentre diniega di seguire dottrine materialistiche, d'altra  parte ammette che la psiche umana, alla quale fan capo i fenomeni intellettivi compresi i coscienti che sono i più elevati, è  materiale e perciò oggetto di osservazione e di esperienza. Egli  poi a salvaguardare la immaterialità dell'anima umana la distingue dalla psiche umana, senza dirci di che cosa essa sia principio  in ogni modo escludendo che sia principio dei fenomeni  intellettivi. Se la teoria del Cazzamalli, come da lui espressa, lo  salva dal materialismo, lo mette però in opposizione con la dottrina della Chiesa definita dal Concilio di Vienna, che dichiara  come verità di fede che l'anima umana è forma sostanziale del  corpo umano. Risponda dunque il Cazzamalli, se lo ritiene  opportuno, al P. Abbarelli; comunque resta evidente che io non  gli ho recato ingiuria quando l'ho accusato di essere un materialista" (v. Vita e Pensiero, novembre 1941 e Archivio di Psicologia Neurologia Psichiatria, estratto dal fascicolo di giugno 1942,  biblioteca della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,  pp. 248-251). 

Ho riportato il confronto, o meglio lo scontro, tra padre  Gemelli ed il Cazzamalli per fare notare quali erano le idee e i  metodi di Cazzamalli che lo hanno guidato nell'esame di Adelaide e delle apparizioni di Ghiaie e non c'è da meravigliarsi se  con queste premesse è arrivato alla conclusione che conosciamo. 

Ci si domanda: perché il Cazzamalli ha scritto questo libro? 

La risposta la dà il Cortesi, il quale scrive: 

"Sollecitai la relazione del Prof. Ferdinando Cazzamalli di  Como; mi attendevo grandi cose dall'esimio neuropsichiatra... il  quale aveva assistito all'ultima visione di Adelaide e con  profonda competenza e finissima sensibilità critica continuava a  interessarsi vivamente della piccola, visitandola di quando in  quando a Bergamo e tenendosi in stretta relazione epistolare con  me" (v. Il problema delle apparizioni di Ghiaie, o.c. p. 116). 

Il Cazzamalli consegnò la sua relazione il 21 giugno 1945  e poi venne il libro, con una grande differenza nei confronti della  tesi del Cortesi, perché il Cazzamalli afferma che Adelaide  Roncalli non ha ingannato, ma si è ingannata, è una sognatrice ad  occhi aperti. 

Riporto solo alcune pagine del libro, quelle che in sintesi 

esprimono la sua tesi. 

Il Cazzamalli scrive: 

"Una contadinella di età fra i sei e i sette anni, di sveglia  intelligenza, di vivace psicosensorialità, di complessivamente  discrete doti di carattere... allevata in ambiente famigliare di  accentuata se pur grossolana pietà religiosa, dapprima attraverso  illustrazioni apologetiche, poi attraverso rappresentazione scenica, rielaborata in successive ripetizioni spontanee fanciullesche, viene ad assorbire tutta la storia di Fatima nei suoi più toccanti e minuti particolari. Non possiamo dimenticare l'onirismo  abituale dell'Adelaide, che sfocia abitualmente nel sonniloquio,  accompagnato da moti fisionomici e da gesticolazione, che lo  portano ai confini del sonnambulismo, poiché è su questo terreno  di vivissima eccitabilità psicosensoriale che la storia offerta  all'Adelaide nella rappresentazione scenica, ripetuta poi nei  giochi colle amichette e di certo illustrata ampiamente con  vivacità descrittiva attraverso le parole suadenti delle suore dell'Asilo, farà germinare nella psiche dell'Adelaide il conato oniroide. 

Nella psiche dell'Adelaide viene infatti ad accumularsi un  deposito mnemonico ordinato e munito del potenziale di carica  di sovraccarica dei correlativi elementi sentimentali e passionali.  Nel subconscio della bambina viene così via via elaborandosi,  colla spinta del confessato ardente desiderio di veder la  Madonna, un conglomerato psichico, contrassegnato da elementi  psicosensoriali e fissativi mnemonici ad alto potere rievocativo,  il cui nocciolo è in "Fatima", mentre alcuni particolari potranno  derivare senza difficoltà dalle similari impressioni di tipo  religioso e chiesastico, sgorgate dall'ambiente in cui è immersa  l'Adelaide sia nei mesi precedenti il 13 maggio 1944, sia nei  giorni passionali delle "apparizioni", non che dalle mnemotraccie  di quadri e statue della chiesa parrocchiale. L'Adelaide è una  bambina sana di fisico e dal lato psichico complessivamente  equilibrata per la sua età, pur non dimenticando le possibili e  probabili influenze degenerogene dell' alcolismo paterno...  Quanto a certe reazioni psichiche della bambina non va  dimenticato che siamo in campo di psicologia infantile e che nel  'caso specifico dell'Adelaide, si tratta di un soggetto complessivamente dotato di discrete qualità morali, intelligente, non  propensa al sistematico mendacio (salvo le facili bugie dell'età),  con tendenza alla imitazione di cose viste e udite, e dotata di una  vivida psicosensorialità... Indagini ed osservazioni accurate dal  lato fisiopsichico, riguardanti la bambina al di fuori delle  "apparizioni", hanno accertato per la stessa il dato predominante  di una particolare vivacità psicosensoriale, rivelatosi  caratteristico della mentalità del soggetto e insieme una intelligenza sveglia, un carattere forte con tendenze sopraffattorie, un  certo egocentrismo, una maturità di giudizio e una estraneità ai  giochi propriamente infantili, che la rendono, per il suo complesso mentale, superiore alla media delle contadinelle della sua  età. E ancora tendenze allo scherzo fino alle soglie dello scherno,  alla monelleria fino a una certa ardita presuntuosità, e una  propensione alla imitazione veramente spiccata. Di carattere buono e affettuoso, spontaneo e libero da quelle artificiosità,  così frequenti a riscontrarsi in tale età evolutiva specie nei  soggetti di sesso femminile. 

Alle Ghiaie quel 13 maggio scoppiò il piccolo uragano nel  cielo psichico di Adelaide Roncalli, di cui la preparazione nuvolosa era stata di mesi e quella temporalesca di giorni. Ed ecco la  bambina darsi in balia della réverie, della fantasticheria, favorita  dal suo volontario abbandono - avendo per modello i particolari  scenici della rappresentazione di Fatima - nello stato oniroide di  attenzione aspettante, proprio nel momento in cui le condizioni  esteriori ambientali (luogo quieto e sereno, due amichette accoste, la messe di fiori campestri da raccogliersi per la Madonna)  venivano a coincidere coll'orgasmo psicosensoriale, di cui il  desiderio sempre più ardente di vedere anche lei la Madonna  fungeva da elevatore del potenziale di carica. Desiderio confessato con infantile candore... 

Il piccolo uragano psichico scoppia e la scarica psicosensoriale, che dà corpo scenico alla fantasticheria con alcuni elementi di riproduzione evocativa e altri di interpolazione sul  cosciente, abbacina colla visione agognata la bambina. L'Adelaide vede la Madonna, vede la Sacra Famiglia, come tutti i  sognanti vedono l'obbietto del loro sogno colle caratteristiche di  evidenza più vera della stessa realtà. Ma la Madonna non è  apparsa alla bambina Adelaide Roncalli, se pur la bambina l'ha  vista in varie fogge e in varie scene con S. Giuseppe, col Bambino, cogli angeli, persuasa profondamente perché la sorpresa  allucinatoria oniroide l'ha colpita in pieno. Poi la bambina vorrà  riprovare tale emozione psicosensoriale e vi riuscirà più o meno  per altri dodici volte, fino a che entreranno in gioco elementi  inibitori, via via fattisi sempre più imperiosi alla coscienza di  veglia. 

Il gioco subcosciente di mettersi in stato sognante, favorirà, per l'intensa attività psicosensoriale di cui la bambina è  dotata, il ripetersi, dopo la prima "visione", preparatasi nell'ombra del subconscio ed esplosa con sorpresa della coscienza vigile,  che ne venne soprafatta, le successive "visioni". Le quali sono  sollecitate non tanto da una condizione mistico-religiosa, assente  in Adelaide, quanto dalle pressanti richieste di tutto il mondo  passionale, di cui la guerra immane costituiva l'incubo  quotidiano. Vi fu un giorno nel quale l'Adelaide avrebbe certo  preferito di recarsi a prendere una bella bambola promessale,  invece che al luogo della "apparizioni" e lo affermò candidamente con bella e sana ingenuità. Ma dalla espressione scandalizzata dei visi, comprendendo che la sua preferenza apertamente  manifestata era un po' troppo forte, ripiegò dicendo che  anteponeva il desiderio di vedere la Madonna a quello di avere la  bambola! E in ciò rifulse il rapido intuito della bambina e la  capacità di adeguarsi alle circostanze. Del resto nessuna reazione  mai di aderenza soprannaturale si ebbe a rilevare nell'Adelaide. E  neanche, a malgrado del soggiorno in ambiente mistico-religioso,  un aumento della pietà, che è amore di Dio. Nello stesso  esercizio delle devozioni e nei momenti trepidi della Santa  Comunione la bambina mai ebbe a dimostrare una ardente  elevazione al Cielo. L'ultima "visione" si chiude con una aridità  sentimentale da parte di Adelaide veramente impressionante. La  bambina, secondo suggerimenti avuti, chiede alla Madonna se  non sarebbe più venuta, e la Madonna risponde che era questa  l'ultima volta e non sarebbe più venuta. 

Null'altro dalla... Madonna alla bambina in quell'ultimo  giorno di quel maggio. Neanche un saluto di congedo. Tutto ciò  s'intende va attribuito alla immaginaria Madonna dell'Adelaide e  si spiega col desiderio cosciente della bambina di troncare una  situazione fattasi sempre più pesante, senza dimenticare il naturale illanguidimento di quel potenziale affettivo della bimba  (soddisfatto ormai il desiderio di "vedere" la Madonna), che era  stato il fattore massimo di carica subcosciente della psicosensorialita cerebrale" (v. La Madonna di Bonate, apparizioni o  visioni?, Fratelli Bocca Editori, Milano 1951, pp. 85-91). 

Continuando la lettura del libro trovo: i tre casi di malattia con  esiti felici. Mi sono detto: vediamo come spiega questi fatti lo  psichiatra Cazzamalli, se sono anche questi sogni o realtà e se  queste persone sono guarite a causa di una bambina sognante,  dato che le tre guarigioni sono intimamente connesse con le  apparizioni di Ghiaie. 

Il Cazzamalli scrive: 

"Complete sono le storie cliniche di alcuni pazienti da me  tenute in prolungata osservazione. Qui per inderogabile economia di spazio debbo limitarmi a poche righe riassuntive. 

Tre sono state in modo particolare le pazienti da me compiutamente osservate e seguite in questi anni, le quali in diretta  relazione con i fatti svoltisi alle Ghiaie di Bonate, hanno sortito  un esito positivo colla scomparsa delle loro sofferenze, mentre a  tutt'oggi lo stato di benessere è invariato. 

- Roncari Anna, quarantaquattrenne al momento dei fatti di  Bonate, era una suora al secolo... Si tratta di una distonica del  sistema neurovegetativo con crisi gastriche di probabile natura  ipercloridrica d'origine neurotica (nevrosi gastrica, ptosi e  colite). 

Ha presentato anteriormente crisi di schietta natura isteroide. Alle Ghiaie di Bonate il contegno e le reazioni sono tipicamente isteroidi e colà in stato di coscienza onirica di tipo  autoipnotico ha visione allucinatoria della Madonna, che le  cammina sull'addome e le annuncia la guarigione. 

Guarigione improvvisa e insolita non vuol dire miracolosa... 

L'interesse del caso clinico Roncari Anna è nella istantaneità della guarigione da sofferenze indubbiamente dolorose e  penose... Miracolo adunque no. Singolarità della guarigione sì.  Meccanismo della stessa autoipnotico, favorito e potenziato dal  temperamento mistico-religioso della paziente. La fede che guarisce. 

- Sala Anna trentaseienne, affetta da grave nevrosi traumatica del tipo "trauma cranico chiuso", è guarita alle Ghiaie di  Bonate. Anche qui si tratta di una suora al secolo... dopo tre ore  di preghiere alle Ghiaie di Bonate, proprio in quel 31 maggio,  che segnò la fine delle "apparizioni, e prima ancora che la bambina Adelaide Roncalli venisse portata nel recinto, e cioè tra le  17 e le 18,- noi sappiamo come in quel giorno solo verso le ore  venti la bambina cadde nello stato oniroide di visione — la Sala  Anna sentì dentro di sé "qualcosa di soprannaturale" e con ciò di  essere guarita. 

Ancor qui guarigione prodigiosa. Non miracolo. Ed ancora  qui, dove assai difficilmente avrebbe potuto avere successo un  intervento etero-suggestivo, il fattore autosuggestivo, munito di  un potenziale emo-affettivo intenso, quale è quello della fede  ardente, e dalla sua pietà religiosa profonda, ha posto in gioco  linee di forza e sviluppato interventi energetici endoorganici tali  da determinare il fatto inusitato, in simili casi clinici, della  immediata e stabile guarigione. 

- E veniamo alla Villa Anna, oggi trentunenne, che dopo la  guarigione clinica pure istantanea avvenuta alle Ghiaie di Bonate  ebbe una felice gravidanza, con parto e puerperio normali. Qui  niente tendenze monastiche. Però ancor qui una pietà religiosa  spiccata e elementi della personalità non comuni. La Villa Anna  era da sei anni affetta da morbo di Pott a carico della XII  vertebra dorsale e della I lombare. Venne curata opportunamente  e ne risultò tale sensibile miglioramento, da consentirle il ritorno  in famiglia. Dopo tre anni si verificò una ricaduta, alla quale non  debbono ritenersi estranee condizioni psicotraumatiche. Allora si  indusse a partire per Pietrelcina, ove risiede un tal Padre Pio  venuto in fama di guaritore di anime e di corpi. E qui si innesta  un fatto "metapsichico". La Villa tenta di mettersi psichicamente  in comunicazione con Padre Pio innanzi di recarsi da lui. E si  rivolge al proprio "Angelo Custode" come al medium adatto. E  chiede ad esso la prova della avvenuta intercomunicazione  spirituale psichica. Aveva letto infatti un libro su Padre Pio e appreso come taluno avesse avvertito a distanza un  "odore" (il famoso "odore di santità"). Un giorno un forte odore  di acido fenico venne avvertito dalla Villa, che la madre con  assai minore intensità, ma sufficiente alla sua individuazione,  ebbe pure a percepire intorno alla testa della figlia malata. Venne  deciso, come ho detto, il viaggio. 

Ciò che avvenne poi a Pietrelcina si può facilmente identificare con taluni fenomeni della metapsichica subbiettiva (criptestesia del "frate") e obbiettiva (odore di acido fenico percepito  anche dalla cognata). Tornò di là assai migliorata. 

Qui si pongono evidentemente due questioni. L'una delle  possibilità guaritive cliniche dell'autosuggestione con benefica  ripercussione sul soma attraverso influenze tonico-trofiche del  sistema nervoso centrale sul vegetativo e sugli organi; e dall'altra  parte le possibilità non più refutabili guaritive che taluni soggetti  umani (guaritori) esercitano su malati, e per cui non si può  escludere oggi un rapporto energetico fra guaritore e paziente. 

Seguirono nuove successive ricadute e infine il viaggio  alle Ghiaie col noto benefico risultato, che, preannunciato da  sensazioni di benessere spirituale e materiale, ad un dato  momento, dopo le manovre compiute sul "sasso" della bambina,  risentì in modo fulmineo... Il seguito è noto, e debbo aggiungere  che la Villa ebbe in seguito una gravidanza normale e parto e  puerperio normali. Guarigione dunque improvvisa e straordinaria. 

Queste tre guarigioni cliniche, che per certi lati sconcertano dal punto di vista medico-terapeutico, specie per la fulmineità del benessere soggettivo, mantenutosi fino ad oggi, devono  essere saggiamente vagliate. 

Va escluso assolutamente il fattore "miracolo", in quanto  in tutte e tre fa difetto come dissi il "suggellum Dei" (sigillo di  Dio, n.d.r.), il cui contrassegno immancabile è il ripristino  immediato di tessuti alterati con tessuti sani, obbiettivamente  constatabile, mentre resta aperta l'interpretazione relativa alla prodigiosità del benessere immediatamente seguito al pellegrinaggio alle Ghiaie e conservatosi fino ad oggi. Passando dal  semplice al più complicato dirò che una prima ipotesi esplicativa 

si può basare sulle possibilità guaritive autosuggestive. Una  seconda ipotesi va riferita a possibilità energetiche assunte dall'ambiente psicobiofisico. Una terza ipotesi infine, che mi piace  pure di formulare a consolazione meritata delle tre pazienti e di  tutti i fedeli, è che la Madonna, non di Bonate, ma la Vergine  Madre di Gesù il Cristo, abbia voluto premiare la fede sincera di  tutta una vita in tre sofferenti; due delle quali vere suore al  secolo, e l'ultima pure imbevuta di profondo spirito religioso". 

 

Il prof. Ferdinando Cazzamalli, nell'appendice del suo  libro, riporta la relazione sul caso della Roncari Anna che egli ha  consegnato a don Luigi Cortesi 1'11 dicembre 1944. La  medesima fu poi pubblicata dal Cortesi nell'appendice del suo  libro: Il problema delle apparizioni di Ghiaie, edito nel 1945. Tra 

le due, cioè tra la relazione stampata nel libro del Cortesi e  quella riportata dal Cazzamalli nel suo libro edito nel 1951, vi è  una certa differenza. Il testo del Cortesi è più completo e mostra  di più la possibilità dell'intervento soprannaturale. Tuttavia il  Cazzamalli, a conclusione delle sue osservazioni cliniche, non  può non scrivere: "Se passeranno mesi e anni e la Roncari continuerà a mantenersi in perfetta condizione di salute esplicando  attività lavorativa normale, allora la clinica medica dovrà porsi la  domanda: "Che è occorso nell'organismo della Roncari 1'11  giugno alle Ghiaie di Bonate, di cui le nostre conoscenze sanitarie non riescono a darci una soddisfacente spiegazione?." Il caso  clinico della Roncari, concludendo, merita di essere preso in  seria considerazione dal punto di vista delle guarigioni improvvise e insolite". (v. p. 120). 

Il Cazzamalli quando scriveva queste parole non si è  accorto che erano già passati sette anni dalla guarigione perfetta e duratura della Roncari e quindi doveva concludere: il caso cli- nico della Roncari merita di essere preso in seria considerazione  dal punto di vista delle guarigioni prodigiose. 

A riguardo del caso Sala Anna, il Cazzamalli nell'appendice scrive: "Ora nelle ben precisate condizioni di evidente  grave stabilizzazione morbosa il 31 maggio 1944 la Sala, nei  modi che si disse sopra, riacquista immediata piena e perfetta  salute. La guarigione è improvvisa e oggi che scrivo persiste  perfetta, come in ripetuti esami ho potuto controllare durante  questi due anni. Su tale dato di fatto non vi è posto per discussione di sorta. A questo punto possiamo dal lato clinico porci  alcune domande: 

1) Una guarigione assoluta, completa, perfetta come questa della Sala è possibile o probabile in casi clinici similari? 

2) Con quali mezzi terapeutici? 

3) In quanto tempo presumibile? 

Devesi coscienziosamente rispondere che non si è dato in  tali casi di assistere ad una guarigione assoluta, completa, perfetta, come è quella della Sala: che è possibile in taluni casi di  ottenere qualche miglioramento per alcuni disturbi con cure lunghe e protratte, ma i residui e le sequele di tale sindrome clinica  sono sempre immancabili e individuabili obbiettivamente.  Aggiungerò che i fattori suggestivi, sia autosuggestivi (indennizzo da riscuotere prima e indennizzo ottenuto poi, come ogni  altro fatto che può germinare e svolgersi nella psiche di malati di  tale sindrome morbosa), sia eterosuggestivi (fatti imprevisti  emotivi, interventi di psicoterapia, di ipnotizzazione, ecc.) hanno  sulla sindrome atopica da trauma cranico chiuso e sulle sue  sequele morbose nessuna possibilità di serio successo. 

È perciò che il caso clinico della Sala Anna va preso, a mio  avviso, in seria considerazione dal punto di vista delle guarigioni  improvvise e singolari" (v. pp. 129-130). 

Anche in questo caso, il Cazzamalli, nella relazione inviata al Cortesi l'11 dicembre 1944, non parla di guarigioni  improvvise e singolari, ma di guarigioni prodigiose. Tuttavia chi  legge queste pagine e le mette a confronto con la pagina 93  dello stesso libro, non può non notare una assoluta disparità di  giudizio, tanto da poter dire che al Cazzamalli non manca solo il  rigore scientifico, ma anche la logica, la coerenza. 

E veniamo al caso di Anna Villa. Il Cazzamalli scrive:  "Siamo di fronte con certezza ad un processo pottico della  colonna vertebrale, iniziatosi probabilmente durante la gravidanza del 1937, a carico inizialmente della XIIa vertebra dorsale e della prima lombare... Alla fine del 1943 e all'inizio del  1944 vi è altra ricaduta per cui si riduce a stare alzata dal letto  solo per circa un'ora e mezza al giorno, sostenuta dal busto in  alluminio e celluloide. Appena levava il busto doveva per  camminare appoggiare le mani sulle ginocchia, camminando  così curva per l'incapacità di reggersi. Alle Ghiaie di Bonate si  recò il 28 maggio (1944, n.d.r.) e, come sopra è riferito, colà  toltosi il busto si sentì dritta, sciolta nei movimenti della colonna  e liberata dal dolore. Tornata a casa portò il busto ancora  prudenzialmente nel giorno successivo e al terzo giorno dovette  abbandonarlo per sempre e venne poi sostituito da corsetto di  tela. Da allora riprese vita normale e nel luglio e nell'agosto  costatai che continuava tale stato normalissimo di vita da persona  assolutamente sana, che accudisce (come è il caso della paziente  che è donna sposa e madre) alle faccende tutte domestiche dalla  mattina di buon'ora alla sera, uscendo di casa, recandosi alla  chiesa di buon mattino, insomma considerandosi precisamente  come prima del 1937 e cioè quand'era in perfetto stato di salute. 

È evidente che le condizioni di salute della Villa nell'estate  1944 sono ottime e in manifesta contraddizione col reperto  radiografico precisamente di tale epoca. Il radiologo avanti di  procedere alla radiografia di controllo, e dopo aver presa visione  delle lastre precedenti che seguono il grave decorso della  malattia, ebbe a fare questa dichiarazione: "Se io troverò una  colonna vertebrale ripristinata normalmente, crederò al miracolo e mi farò frate". Un intelligente sacerdote mi aveva già  dichiarato che se radiologicamente si fosse trovato la colonna  vertebrale normale il miracolo sarebbe stato evidente. Mi sembra  che la questione sia mal posta, poiché se il reperto obbiettivo  radiologico mi dà un responso sempre più grave e la paziente sta  benissimo e vive normalmente penso che si deva essere tratti a  riflettere seriamente su quanto improvvisamente è avvenuto e poi  si è mantenuto e stabilizzato nelle condizioni di salute della  Villa. Se ad esempio ci trovassimo di fronte ad un cieco per  atrofia dei nervi ottici colla sintomatologia oftalmoscopica  corrispondente, che improvvisamente ricuperasse completamente  la vista restando invariato lo stato del "fundus oculi" dal lato  medico-biologico che dovremmo pensare? Dovremmo pensare  che poiché a tali condizioni dei nervi ottici e della retina  corrisponde totale o parziale cecità, saremmo di fronte ad un  fatto dal lato medico-scientifico inspiegabile... 

 

Se non ci fosse di mezzo il fatto "Bonate" clinici e radiologi, io penso, non potrebbero trattenersi dal fare alte meraviglie  sia sul benessere improvviso con ritorno della Villa ad una vita  normale, quale era quella ante malattia, sia sul contrasto fra tale  "status" improvvisamente delineatosi e il quadro radiografico  della colonna vertebrale. Se fra un anno il quadro radiografico  fosse stazionario o peggiorato e la Villa continuasse a stare  benissimo ed a vivere normalmente non vedo come potremmo in  coscienza medica sottrarci dal ritenere che un intervento prodigioso si è verificato a capovolgere i rapporti fra condizione  morbosa bene individuabile della colonna vertebrale e scomparsa  totale dei disturbi, che clinicamente dovrebbero di necessità e  immancabilmente corrispondere... Nel caso poi, che più qui ci  interessa, della Villa in relazione alle "apparizioni" di Bonate, i  dati di esame e di osservazione, offerti dalla clinica medica, dalla  radiologia, dalla neurologia, ammessa la necessità di protrarre  ulteriormente l'osservazione del caso, mi inducono però in coscienza a segnalare il caso della Villa come degno della  massima considerazione in rapporto a seria possibilità di  guarigione improvvisa e straordinaria, in quanto la Villa non solo  è stata sempre bene, ma ha partorito poi altro figlio normalmente  e senza alcuna conseguenza cattiva per la sua salute" (v. pp. 135138). 

Anche qui va notata la contraddizione tra quello che il  Cazzamalli afferma nell'appendice e quello che scrive nelle  pagine 94-95 del suo libro. Assistiamo ad un caso più unico che  raro, in cui l'autore confuta se stesso. 

Il Cazzamalli per spiegare le apparizioni di Ghiaie usa le  motivazioni del Locatelli e del Cortesi già dimostrate false e  adopera espressioni che padre Gemelli diceva di non capire perché non appartenevano al linguaggio dei cultori della scienza, ma  proprie dello spiritismo o metapsichica. Ed è proprio questa la  chiave d'interpretazione del Cazzamalli nel caso Ghiaie. Per  averne una dimostrazione basta vedere come tratta l'incontro di  Villa Anna con Padre Pio. 

Il Cazzamalli confonde il luogo di nascita di Padre Pio:  Pietrelcina (Benevento) con San Giovanni Rotondo (Foggia)  dove esercitava il suo ministero sacerdotale e là Villa Anna lo  incontrò. 

Il fenomeno dei profumi di Padre Pio, che molti percepivano anche a distanza, come nel caso della Villa, non era l'odore  della santità del santo religioso, perché la santità non ha alcun  odore, essendo una realtà puramente spirituale. Un tempo si  usava l'espressione "in odore di santità" per indicare la fama di  santità che una persona godeva presso i fedeli. 

La preghiera rivolta dalla Villa all'angelo custode non ha  nulla a che fare con la metapsichica di Cazzamalli e l'angelo  custode non si può nemmeno lontanamente paragonare al  "medium" delle sedute spiritiche. Villa Anna era una cattolica  che credeva nell'aiuto degli angeli custodi e nell'intercessione dei  santi. 

Il Cazzamalli, ad ogni guarigione che riporta nel suo libro,  ripete come un ritornello: non si tratta di un miracolo. È facile  rispondergli che questo giudizio non spetta a lui, ma alla competente autorità ecclesiastica, in primo luogo al vescovo della  diocesi. 

In conclusione, ci troviamo di fronte a tre tesi, a tre tentativi di spiegare le apparizioni di Ghiaie; il trucco inventato dal  parroco di Ghiaie don Cesare Vitali; l'inganno di Adelaide; il  sogno ad occhi aperti della piccola Roncalli. 

Locatelli, Cortesi, Cazzamalli usano gli stessi argomenti e  arrivano a conclusioni che si escludono a vicenda e ognuno critica l'altro, certo di avere trovato la soluzione giusta del problema. Ma qual è quella vera? Nessuna, perché hanno lavorato di  fantasia, hanno parlato di un'altra Adelaide, non di quella vera.  Hanno voluto trovare ragioni per negare la soprannaturalità delle  apparizioni di Ghiaie, nei difetti, nei limiti della bambina  Adelaide. E i contrari, i negatori delle apparizioni non hanno  manifestato i loro limiti e anche gravi? Chi di noi può dire di non  averne, soprattutto nel campo spirituale? E se poi guardiamo ai  frutti? Da una bambina bugiarda o allucinata o plagiata sono  derivate conversioni, guarigioni straordinarie, preghiere,  sacrifici, un bene immenso e dall'azione dei perfetti che cosa ne è  venuto? Lascio la risposta a chi vuole vedere. 

Severino Bortolan 

giovedì 9 aprile 2026

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


La testimonianza del pittore Galizzi 

Il pittore fece il quadro della Madonna apparsa il 28 maggio 1944, sotto le precise indicazioni della piccola veggente, per  cui fu chiamato il quadro dell’Adelaide. 
Egli scrive nella sua relazione: 
“Adelaide seguiva il mio lavoro controllando e suggerendo  quando le pareva il caso, modifiche al bozzetto, che le  presentavo a distanza di giorni ed anche di settimane: ciò nonostante non si è mai contraddetta nemmeno nei minimi particolari  delle sue asserzioni, nonostante le sistematiche contestazioni del  prof. Don cortesi, sempre presente, fatte allo scopo di confonderla per saggiarne la sincerità... 
Io personalmente dovetti venire alla convinzione che Adelaide deve aver visto veramente la Madonna ed il ripetuto contatto con questa bambina, ha sempre più confermato questa mia  convinzione". 

È la smentita più netta di quello che scrive il Locatelli  nella sua relazione. Egli dice: "La bambina dice di avere visto la  Madonna, però non ci sa dire nulla della sacra immagine".


La testimonianza di Achille Ballini 

Achille Ballini, che ha seguito le apparizioni fin dai primi  giorni ed ha lottato e sofferto molto per l'affermazione della  verità delle medesime, scrive: 
"Ora sorge spontanea una domanda: che disse, che fece il  parroco delle Ghiaie di fronte a quanto stava succedendo nella  sua parrocchia e di fronte alle affermazioni della bambina. 
Nella domenica 14 maggio all'oratorio egli non volle dare  importanza a quanto diceva l'Adelaide, né alle beffe delle  ragazze... né più badò ai fatti di Adelaide. Ma lo scosse poi, da  questa specie di torpore, la voce che si diffondeva in maniera  impressionante, e la gente che da ogni parte accorreva alle  Ghiaie. Allora credette bene interrogare la bambina. E all'oratorio durante la dottrina ed in canonica, la interrogò con parole  semplici, adatte all'intelligenza di lei; ma un pensiero dominava  il suo discorso: conoscere più chiaramente possibile il valore  delle sue risposte al fine di stabilire il modo con cui buttare  all'aria tutte quelle chiacchiere. Non riuscì a niente. Le risposte  di un giorno, messe di fronte a quelle di un altro, restavano  sostanzialmente ed anche formalmente uguali. 
Ed il parroco? Incominciò a riflettere; divenne più cauto  nei suoi atteggiamenti e nei suoi giudizi; ma ancora non credeva.  Anzi, il venerdi sera, quando lo interrogai in proposito, mi rispose: "Cosa vuoi che ti dica. La bambina continua a dire di  vedere e di parlare con la Madonna; la gente accorre... Ma, se  non fosse vero? Lei è una bambina, saprà bene quello che dice...  La gente, lo sai... in questi momenti terribili fa presto a creare  del fanatismo"... 
Lo scetticismo di Don Vitali restò forte, credo fino alla  domenica 21 maggio, quando di fronte ai fenomeni solari, sentendosi vinto nei suoi dubbi, mutò opinione, senza volere  imporla a chi era vicino" (v. Andiamo alle Ghiaie a vedere, Grafica Monti, Boltiere 1951, pp. 34-36). 

Severino Bortolan