Maria nel X secolo
Il Cardinale Baronio, e con lui molti scrittori cattolici descrivono il secolo decimo come un'epoca in cui l'abominevole entrò nel Tempio di Dio. Ecco ciò che scriveva il Baronio: «Comincia l'anno di Redenzione novecento, col quale si inizia il secolo decimo; secolo che, per la sua sterilità del bene, può chiamarsi di ferro, per l'abbondanza del male, può dirsi di piombo, e tenebroso per la scarsità di scrittori» (Baron. Annal. Eccl. ad anno 900).
Però lo scrittore avverte subito che Dio ha permesso tali cose perché si tenga presente che la sua Chiesa ha per fondamento, non la parola dell'uomo, ma quella di Gesù stesso, di cui sta scritto: «Verba mea non transibunt».
E quali furono questi mali?
1) RILASSATEZZA TRA IL CLERO. In realtà, le condizioni della Chiesa Romana erano molto turbate: Diaconi, Sacerdoti ed anche Vescovi non si attennero strettamente alle regole ecclesiastiche del celibato. Di qui, scandali e corruzione anche tra i laici, specialmente in Germania, nella Gallia, in Inghilterra e in Italia.
Le condizioni morali di Roma e dell'Italia, fecero scrivere a Papa Silvestro II: «Roma mi dà la visione dell'Italia; e i costumi dei romani inorridiscono il mondo» (Epist. n. 16).
2) SIMONIA. La simonia è una convenzione di una cosa sacra con volontà cattiva di ridurre ad un valore economico ciò che non può avere; e quindi di ricavare un vantaggio materiale da un elemento spirituale...
Nel secolo decimo la simonia ebbe molta diffusione. Principi, Signori, Vescovi e Superiori Ecclesiastici vendevano posti lucrosi delle Diocesi, cercando di arricchire, per potersi comprare un buon posto nella Chiesa. Le dignità più eminenti erano occupate spesso non da chi meritava, ma da chi meglio pagava!
Quanto male ne venisse alla Chiesa da questo mercimonio, non è facile poterlo descrivere!
3) INVESTITURE ECCLESIASTICHE FEUDALI. Le investiture ebbero origine da Ottone I, detto Magno, (861-873) coronato Imperatore da Giovanni XII. Questo Ottone I aveva promesso di difendere i diritti della Chiesa: e di fatto restituì i territori che le erano stati usurpati. Ma poi, preso dalla smania di dominare, si assunse l'autorità di eleggere Vescovi, Abati e gli stessi Pontefici Gregorio V, Papa Tedesco, ne è una prova). Affidava ai Vescovi e agli Abati anche il governo delle città dove dimoravano, dando loro una posizione civile influentissima nella società; e questo per assicurarsi una maggiore fedeltà dei sudditi, per cui si avevano Vescovi ed Abati più secolari che Chierici, più assorbiti dalle cure civili che dagli interessi della Chiesa.
Era questa la peggiore servitù della Chiesa: vedersi negata la libertà persino nella elezione dei Vescovi e dei Papi. Di qui lotte e forti dissidi tra gli Imperatori e i Romani Pontefici, tanto che Ottone I giunse a deporre Papa Giovanni XII e sostituirlo con l'antipapa Leone VIII. Vescovi, Abati e Prelati Ecclesiastici, per l'investitura dei fondi che ricevevano, mediante la consegna del Pastorale e dell'anello, dovevano prestare giuramento di obbedienza nelle mani dei Principi. (Mauri. Lez. Eccl. P. I. p. 403 e segg.).
Questi erano i mali da cui era afflitta la Chiesa, mali veramente gravi, nel secolo decimo. Però sarebbe ingiustizia non riconoscere, anche in mezzo a tante rovine, il gran bene che si diffondeva all'intorno: virtù, scienza, ottime istituzioni, riforme e specialmente le conquiste dei popoli barbari alla fede.
Si ebbero molti Santi: S. Dunstano Arcivescovo di Canterbury (975-978) che, unitamente ai Vescovi Santi Osvaldo ed Etelwaldo, fece prosperare le sorti religiose d'Inghilterra. Per suo mezzo sorsero cinquanta nuove Abbazie, compresa quella di Westmister. Si ebbe pure S. Alberto, primo Arcivescovo di Praga, che tanto si adoperò e soffrì per estinguere in Boemia le usanze pagane del paese, ed esiliato in Prussia, morì nel 997.
Anche il movimento Missionario fu intenso. Nel 967, in Polonia, i Missionari riuscirono a distruggere gl'idoli: così pure tra gli slavi e gli ungheresi. In Russia, fino dal 927, la Regina Olga, favorendo i Missionari, cooperò a fare entrare in quelle terre il Cristianesimo. In Germania, le Sante Principesse Matilde madre, e Adelaide sposa di Ottone Magno, moltiplicarono i Monasteri. Dottissimi e Santi uomini, come S. Brunone di Colonia, Burcaro di Worms e non pochi Vescovi, compirono tali riforme da rendere la Germania un centro di civiltà. Così si dica della Francia e dell'Italia.
Una lode speciale va data ai Monaci Benedettini, tanto benemeriti della letteratura e della civiltà cristiana del secolo decimo, i quali attesero con tanto zelo alla istruzione del Clero e del popolo, da formare in Germania e in Francia veri fari di luce e di vero progresso.
Anche in Italia, quantunque funestata da continue guerre, invasioni e devastazioni, non mancarono ottimi Vescovi, Santi e buoni scrittori. Fra questi, ricordiamo il francese Attone, Vescovo di Vercelli, e il Belga Roterio, Vescovo di Verona.
Di qui appare che il giudizio del Baronio, di chiamare il secolo decimo «secolo di ferro», non sia vero in modo assoluto, ma solo relativo, cioè rispetto ai secoli precedenti o successivi. Certo è che il bene compiuto in mezzo ai pericoli di quel tempo, ha del prodigioso, e non si spiega senza ricorrere ad un soprannaturale intervento. Ed in questo intervento, dopo Dio, dobbiamo ammettere la potente intercessione della gran Madre di Dio.
Gli storici, infatti, affermano che nel secolo decimo il culto alla Beatissima Vergine Maria ebbe uno sviluppo tutto particolare, specialmente per le molte chiese costruite in di Lei onore, sia nell'Oriente che in Occidente. (Pighi. Hist. Eccl. To. II. p. 178).
La devozione alla Madonna in quel tempo ha veramente del prodigioso!
Al secolo decimo è attribuito l'Inno «Ave, Maris Stella...», sebbene non se ne conosca l'autore. Ma in quell'Inno furono compendiati proprio i mali dell'epoca, e insieme si nota una insistente supplica alla Vergine perché intervenga a difesa della Chiesa.
Si segua un momento l'ispirazione di questo Inno.
Anzitutto, vengono ricordati i gloriosi titoli che rivelano la grandezza di Maria, specialmente la sua Divina Maternità: «Ave Dei Mater alma...!». Poi si fanno presenti gli errori, la rilassatezza del Clero ecc. e si prega perché la Madre di Dio porti luce a tanti accecati dall'errore: «Profer lumen caecis...». L'anima pia, contemplando le dolorose piaghe che feriscono la Chiesa, nella sua tristezza, supplica la Vergine Benedetta che dissipi i mali ed ottenga ogni bene: «Mala nostra pelle, bona concta posce...». Viene altresì ricordata la corruzione dei costumi, e la Chiesa scongiura la Madre di Dio, perché, purificate le menti, renda tutti umili e casti: «Nos culpis solutos, mites fac et castos...».
Chi non vede qui l'ardente desiderio del bene e lo slancio fervoroso dell'anima, intenta ad intercedere presso il trono della Madre di Dio il trionfo del bene, la vittoria della Chiesa?
Non meno interessante è ricordare qui la pietà e la devozione a Maria SS. ma del popolo russo.
La Russia di Kiev ricevette il cristianesimo nel secolo decimo; non perché prima di allora non lo conoscesse, ma solo per dire che nel secolo decimo era già definitivamente stabilito. S. Giovanni Damasceno, S. Andrea di Creta e S. Germano di Costantinopoli avevano già chiaramente insegnato al popolo russo i misteri della vita e del fine della Sempre Vergine, in occasione di feste Mariane...!
«Bisogna leggere le forme liturgiche di quel secolo per averne un'idea. Non si finiva un Divino Ufficio, senza lodare la Vergine: «Santissima Madre di Dio, salvaci...!». A cui il coro rispondeva: Te più onorabile dei Cherubini ed incomparabilmente più gloriosa dei Serafini; Te, che senza corruzione partoristi il Verbo di Dio; Te magnifichiamo quel vera Madre di Dio». Nelle feste dedicate alla Vergine, tutte le strofe di ogni inno erano in onore della Deipara. Nelle Messe, la Vergine era ricordata ed invocata una quindicina di volte.
«Presso i fedeli russi si riteneva che la loro preghiera non avesse valore se non era appoggiata dalla preghiera della Vergine. I testi che confermano questa verità sono numerosissimi. Ne citiamo alcuni: Guarda a noi, o celebrata Madre di Dio, illuminando i nostri cuori oscurati, o Purissima: Tu puoi quanto vuoi, essendo Madre del tuo Creatore, ed esclama a quelli che ti pregano: Io sono con voi e nessuno contro di voi. Non cesseremo, o Deipara, noi indegni di parlare della tua potenza; infatti se tu intercedendo non pregassi per noi, chi ci avrebbe liberati da tante miserie? Chi ci avrebbe custoditi liberi fino ad ora? Non ci ritrarremo da Te, o Deipara, poiché tu salvi sempre i tuoi servitori da ogni affanno». (Rivista «Unitas» Gen. Feb. 1959. P. Stef. Virgilns. S. J.).
Questo culto pubblico e privato reso alla Benedetta fra tutte le donne, giustificava l'appellativo dato alla Russia di «Casa della Madre di Dio». Quando il Cardinale Pitra, famoso Patrologo e cultore delle antichità cristiane, visitò la Russia nel 1859, ebbe a dire: «Un popolo così devoto di Maria non può andare perduto».
Non diversamente affermò Pio XII quando rivolse la sua parola ai popoli della Russia: «Quando s'interpone il Patrocinio della Vergine, le porte dell'inferno non possono prevalere». (Pio XII, Act. Apost. Sed. 1950, p. 510).
E' pure del secolo decimo udire i buoni cattolici, invitati ed istruiti dalla Chiesa, ripetere spesso l'invocazione a Maria, formando intere corone del saluto «Ave, Maria»: né mai cominciavano la giornata, né la terminavano senza ripetere più volte «Ave, Maria»: che anzi vi erano molti che santificavano ogni loro azione con questo breve saluto: «Ave, Maria». (Mislei. S. J. «La Madre di Dio») (1).
Da tutto questo, quale potrà essere la nostra conclusione? Molto semplice. Alla Madre di Dio non si ricorre mai invano! E Se dopo quarant'anni di dittatura comunista, e l'intensificata lotta antireligiosa, la Religione Cattolica non è stata distrutta in milioni di anime russe, questa è già una vittoria che si deve attribuire alla intercessione della Vergine Madre di Dio. La permanenza della Religione cristiana in Russia, la intangibile santità della Chiesa Cattolica in mezzo ai disordini, sono legate alla pietà e all'amore verso la Madre di Dio, la quale, come nei secoli passati, così per i secoli futuri, sarà sempre la debellatrice di ogni errore e di ogni eresia.
Terminiamo questo capitolo con le belle parole di Tommaso da Kempis: «Si rianimino i devoti della Madre di Dio ad invocare la Beatissima Vergine. Nel dire Ave, Maria, satana atterrito sen fugge, e con lui tremano le schiere d'inferno. Nel dire Ave, Maria, si dilegua la tristezza, ed inaspettata si presenta la letizia al cuore dell'abbattuto. Ave, Maria, e svanisce qualunque torpore, cresce la devozione, germina la compunzione, sorge la speranza, aumenta la consolazione. Sì, voglio ripetere l'intero saluto a Maria, e quante sono le creature in cielo e in terra si uniscano a me a ripeterlo: Ave, Maria, gratia plena, Dominus tecum, benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui». (Kemp. Opera Omn. ed. III. p. 500).
P. AMADIO M. TINTI