martedì 10 febbraio 2026

La motivazione del chiarimento sul Piano di Salvezza e dello scopo della vita terrena

 


Il Piano di Dio di Salvezza e di Rimpatrio


I Miei Doni di Grazia vi affluiscono illimitatamente, e vi potete davvero raccogliere delle ricchezze sulla Terra ed entrare riccamente benedetti nel Regno dell’aldilà dopo la morte del vostro corpo. Ed aumenterò anche la misura delle Grazie ancora fino alla fine, vi renderò il più semplice possibile giungere nel possesso di beni spirituali, ma devo sempre lasciarvi liberi di accettare ciò che vi viene donato nella misura più abbondante. Ma se rifiutate, per voi non c’è nessuna salvezza, perché Io non posso determinare contro la vostra volontà il vostro cammino di vita, né la vostra maturazione spirituale. E così l’ora della fine si avvicina sempre di più. Per questo motivo nel tempo della fine vi do il chiarimento, che deve far riflettere voi uomini, perché riguarda un sapere, che dapprima possedevano soltanto pochi uomini: vi fornisco la conoscenza del Mio Piano di Salvezza, dello scopo della vostra vita terrena e del senso e dello scopo della Creazione. Se riflettete seriamente su questo chiarimento, non potrete più vivere alla giornata senza scrupolo, vi domanderete piuttosto, se camminate sulla Terra rispetto allo scopo della vostra vita e quale sorte vi attende dopo il vostro decesso, e se sarete salvati dalla rovina. E perciò la Mia Preoccupazione è sempre rivolta all’apporto di questo sapere a quegli uomini, che non si rendono ancora conto del loro compito terreno. A volte impiego i mezzi più strani, per sottoporre a quegli uomini questo sapere; ma dove la resistenza contro di Me è ancora grande, quivi tutti gli sforzi sono inutili, appunto perché la libera volontà deve essere rispettata. Io voglio soltanto indurre gli uomini a dei legami mentali con il Regno spirituale, ed Io cerco di ottenere questi legami in molti modi. Dove viene annunciato il Mio Vangelo, là il divino Redentore Gesù Cristo sarà vicino agli uomini e quindi questi uomini sono salvati, appena si sono affidati a Me in Gesù Cristo. Ma dove non ha luogo l’annuncio del Vangelo, dove gli uomini si tengono lontani da ogni manifestazione simile e rifiutano anche tutti gli insegnamenti di fedi chiesastiche, là esiste soltanto ancora la possibilità, di stimolare i pensieri mediante una rappresentazione secondo la Verità del Mio Piano di divinizzazione di ciò Che una volta proceduto dalla Forza del Mio Amore. Perché il Sorgere e il Sussistere della Creazione nel suo Ordine di Legge induce gli uomini alla riflessione sul senso e sullo scopo della loro origine. Una rappresentazione secondo la Verità (il Mio Piano della Divinizzazione) può anche essere di successo se gli uomini lasciano librare i loro pensieri in Regioni, che si presume esistano al di fuori dalla Terra, che quindi ora è anche stabilito il contatto, che viene utilizzato dagli esseri di Luce, mentre si includono e sono attivi nell’insegnare. Io non voglio lasciare andare perduta nessuna anima, ed Io amo tutti gli uomini ugualmente; Io cerco di conquistare anche coloro che Mi sono ancora lontani, e con loro devo usare sovente altri mezzi. E così anche i compiti dei Miei servitori sulla Terra sono molto diversi, e provvedo con altri talenti ognuno, che vuole e può valorizzare al meglio. e lo metto anche nel posto, dove il Mio lavoro possa essere valorizzato con successo. Il servizio per Me ed il Mio Regno consiste sempre soltanto nel fatto di stabilire il contatto fra gli uomini ed il Regno spirituale. Perché per le anime che vedono soltanto il mondo e vi aspirano, che rigettano ogni pensiero sul Regno spirituale e perciò non sfruttano nessun singolo Dono dei tanti che vengono offerti a tutti, non c’è speranza. La Mia Ricchezza di Grazie viene riversata sempre di più fino alla fine, e tutto è Grazia, che aiuta a rivolgere in Alto gli sguardi dell’uomo, a volgere a Me ed al Mio Regno i suoi pensieri, affinché possa essere afferrato ed attirato in Alto, affinché non vada perduto, quando sarà venuta la fine di questa Terra. 

Amen

2. luglio 1956

Quando avrò mondato il gregge da ciò che è falso e impuro, nel mio periodo di Re della Pace, istruirò i rimasti per l’ultima istruzione. Conosceranno Me come ora solo gli eletti mi conoscono.

 


Dice Gesù: 

«Troppi han voluto mangiare col sangue.62 E il sangue fa loro nodo nella strozza. Sangue estorto per prepotenza, per orgoglio, per libidine di potere. Troppo sangue è stato sparso ed è sparso sulla terra da  chi ha perduto anche la più piccola concezione del Bene e del Male ed è un ludibrio in mano di Satana, che lo sventola come la sua insegna per abbacinare e traviare i deboli. 

Troppo “illecito” è stato fatto divenire “lecito” solo perché commesso da potenti. Ma pensate, o potenti di un’ora, che l’unico Potente ha già in mano la folgore per incenerirvi, prima, nelle mani i frutti che avete rubato, e poi, se ancora non vi pentite, per incenerire voi. 

Il possesso vero della terra non sarà dato ai violenti, agli omicidi, ai corruttori, ai traditori, ai viziosi. 

Esso sarà di coloro che vivranno secondo la mia Legge. Voi potrete loro levare questo giorno terreno prima che il tramonto venga; ma nel Giorno tremendo e sfolgorante della mia Venuta essi giudicheranno, con Me, voi, voi che ora vi credete lecito ogni illecito verdetto. Guai a voi, allora, quando dietro al Cristo Giudice, la cui Maestà tremenda scuoterà i mondi con un tremito ben più forte di quello che aprì i sepolcri e squarciò il velo del Tempio nell’ora della morte mia, guai a voi quando dietro di Me vedrete tutti coloro che avete ucciso e torturato e i cui dolori Io avrò presenti nel giudicarvi per l’eternità. 

Cadono per colpa vostra città, regni, popoli. Avete voluto arciregnare, e con un assolutismo feroce. 

Vi faccio la solitudine intorno. Rimarrete come colonna superstite di un palazzo crollato. Ma ricordate che a chi vive fra le rovine può accadere d’esser rovinato e che chi fa le rovine è di certo destinato a rovina. E ancora potrete dirvi contenti se nel cadere vi ricorderete che Io sono il Signore del mondo. 

Tu, anima mia, non tremare e non insuperbire. Dannosi ugualmente sono il timore e l’orgoglio. 

Ti lascino indifferente lodi e scherni. Vivi unicamente nel pensiero di servire la causa del tuo Dio. 

Gli scherni subiti per la causa di Dio sono già aureola. 

Le lodi! Oh! le lodi degli uomini! Sono la cosa più vana che ci sia e più facile a svanire nel nulla. 

Più di bolla d’aria che salga da un fondo melmoso, gas di fango putrido, per erompere alla superficie delle acque sulle quali segna un cerchio subito dissolto, tale è la lode degli uomini. Nasce sempre da sentimento umano, trascina con sé i suoi miasmi, rompe lo specchio della pace intima e poi di essa nulla più resta. Beati quelli che, come acqua che vuole restare pura, continuano ad operare in Dio e vanno veloci, lasciando indietro anche il ricordo della inutile lode suscitata passando a contatto della umanità che è solo tale. 

Non ti seducano mai le lodi umane. Pensa sempre che per metà sono fatte da ipocrisia e per l’altra metà da leggerezza. Come oggi ti adulano, domani ti denigrano. Pensa che anche i più buoni, di quella bontà però tutta umana, ti ascoltano per diletto delle parole, non per il succo delle parole. Piacciono i concetti perché armonici e artistici, non meditano il nerbo che li sorregge: “Tu sei per essi come un cantico cantato da voce dolce e soave, essi ascoltano le tue parole ma non le mettono in pratica”63. 

Lasciali fare. Peggio per loro. Rifiutano un altro dono della mia paziente Misericordia e, rifiutandolo, accumulano su se stessi i carboni della Giustizia mia, perché ebbero chi nuovamente portò la Parola e la Parola una volta ancora hanno sprezzato. Una volta ancora si può applicare a questa generazione la profezia di Isaia: “Udrete e non intenderete, guarderete e non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile; sono divenuti duri d’orecchi e hanno chiuso i loro occhi affinché non vedano e non ascoltino e non intendano col loro cuore e non si convertano ed Io non li guarisca”. 

Generazione adultera e malvagia, che credi con tanta facilità a chi ti uccide nello spirito e rigetti il Cristo e i suoi profeti che ti vogliono dare la Vita, quante volte, generazione dei già segnati dal segno di Cristo che è un controsenso su voi disposati al Nemico e alla carne, quante volte non ho cercato di salvarti ottenendo in cambio le pietre per i miei profeti e la crocifissione per il tuo Maestro! Generazione stolta e traditrice, generazione di Giuda che mi vendi e baratti per un appetito immondo e rinneghi la Luce per inabissarti nelle tenebre, ben ti venga ciò che vuoi. Morte avrai perché Vita non volesti, e non avrai altri segni a svegliare la tua sonnolenza di crapulona che i segni tremendi dell’ira mia. 

“Ma quando avverrà quello che è stato predetto, ed ecco che viene, allora saprai che in mezzo a te v’è stato un profeta, un servo, una ‘voce’ mia”64. 

Figlia, scrivi: “Guai ai pastori i quali pascono se stessi”65  

Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni. 

La responsabilità tremenda di essere amministratori di vite e di Vite non può essere esplicata in santità a giustizia altro che se restate nella mia Santità e nella mia Giustizia. Non ve ne sono altre. Fuori di Dio e della sua Legge non v’è onestà continua di opere. Potrete reggere per qualche tempo, ma poi decadete e siete la rovina vostra e altrui. La scrittrice aggiunge a matita: (v. 33) 

Svisate la vostra missione; vi pascete in luogo di pascere. Non vi esaurite nel compito santo e soave di irrobustire e guarire le anime, voi, primi pastori, e nel compito giusto e benedetto di tutelare i vostri sudditi, voi, secondi pastori. Avete perseguitato o trascurato. Avete condannato o ucciso. O tremendo giudizio che vi aspetta! 

Lo ripeto66, le disperazioni dei soggetti ricadono su coloro che le suscitano. Ogni smarrimento, ogni bestemmia, su chi le fa sgorgare. Ogni agonia d’anime, su quei sacerdoti che non sanno che esser rigoristi e senza carità. 

Guai, guai, guai a voi potenti. Ma sette volte guai a voi sacerdoti. Ché, se i primi portano la morte più ai corpi che alle anime, voi siete responsabili della morte delle anime, cominciando da quelle dei potenti che non sapete contenere, o, quanto meno, non cercate di contenere con un fermo “Non licet“, ma che lasciate operino il loro male per un bugiardo ossequio che è tradimento a Cristo.  

Io ve l’ho detto: “Il buon pastore dà la vita per quella delle sue pecore”. Voi badate a conservarvi la vostra; e le pecore, grandi e piccine, si sono disperse, preda ai feroci, e sono morte per essersi cibate di pascoli malsani. 

Bisogna saper mettere il ferro al piede della grande pianta che nuoce. E non soppesare il pericolo che essa o le sue propaggini vi si rivoltino contro col ferro a togliervi la vita, ma agire per preservare la più alta Vita. Voi questo lo fate sempre meno e la rovina devasta la terra e la rovina devasta gli spiriti. 

Ora Io vi dico: Ecco: Io stesso diverrò il loro Pastore. Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalla caligine delle dottrine stolte e perniciose che dànno le febbri mortali dello spirito. Le separerò, anzi da se stesse si separeranno dai capretti e dagli arieti, perché udranno la Voce che li ama. La udranno non più come ora, attraverso ai miei servi, ma sgorgante come fiume di Vita dalla bocca del Verbo, tornato a prendere possesso del suo Regno. 

Raccoglierò con pietà le mie pecore, anche quelle che la vostra incuria ha rovinato. Ma via, via dal mio gregge i lupi in veste d’agnello, via i pastori infingardi, via gli avidi di ricchezze e di piacere. Chi mi segue deve amare ciò che è netto e onesto. Chi mi segue deve avere carità per il fratello e non impinguarsi lasciando ad altri miseria d’erba calpestata e sporca e acqua intorbidata da mene umane. E questo va anche a coloro che nelle congregazioni di laici non tendono che alle cariche solleticanti la boria. Giù la superbia, se volete essere i miei agnelli, e giù la durezza di cuore. Sono le corna pontute con cui ferite e respingete i mansueti e opprimete i deboli. 

Quando avrò mondato il gregge da ciò che è falso e impuro, nel mio periodo di Re della Pace, istruirò i rimasti per l’ultima istruzione. Conosceranno Me come ora solo gli eletti mi conoscono. Saranno non dodici, ma dodicimila volte dodicimila creature chiamate alla conoscenza del Re. Cadranno le eresie e le guerre. Luce e Pace saranno il sole della Terra. Si nutriranno del germe vivo della mia Parola e non saranno più languenti della fame spirituale. Mi adoreranno in spirito e verità. 

Quando l’ultima rivolta di Satana a Dio avverrà, non mancheranno gli ultimi Giuda fra i chiamati alla conoscenza del Re. L’oro della Città eterna deve essere depurato per tre filtri per poter divenire turibolo davanti al trono dell’Agnello glorioso. E questo sarà l’ultimo filtro. Ma i “fedeli” resteranno fedeli, conosceranno che Io sono con essi e che essi sono il mio popolo eterno. 

Ma fin da ora, o miei diletti, o anima che mi ami e che amo, sappiate che, anche prima che Io venga a radunare il mio gregge per portarlo agli eterni pascoli del Cielo, voi siete i miei amati agnelli. Prima degli altri entrerete nel mio Regno perché voi siete il mio gregge ed Io sono il Signore Iddio vostro, il vostro Pastore che fra voi prende le sue delizie e che vi chiama alla sua dimora per vivere con voi nella Pace serbata ai fedeli di Cristo.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


INVITO D'AMORE

 


L'acqua viva saliente a eterna vita,

Sgorga dal Cuore del Divino Amante;

"Chi ha sete venga a Me"; cosà c'invita

A dissetarci alle sue Piaghe Sante;

Son questi i fonti, che del Sacro Cuore

Ci trasmettono l'onda dell'amore.

Chi geme sotto il'peso del peccato,

Chi è assetato di pace e di perdono,

Chi ha il cuor dalla sventura insanguinato,

Venga fidente della Croce al Trono,

Quivi il dolore si conforta e tace,

Qui si trova perdono, amore e pace.

O Piaghe di Gesù, Bocche d'amore,

La carità d'un Dio manifestate,

E si converta il mondo peccatore,

E le piaghe dei cuor siano sanate,

E sulla piaga, dal dolor guarita,

S'apra di santo amore la ferita.

 

Aspetto solo il vostro grido!

 


Messaggio di Nostro Signore tramite Robert Brasseur 


5 febbraio 2026

«Caro figlio, Io sono Colui che ti ha creato. Io sono tuo Padre, pieno di compassione per tutti i Suoi figli. Io sono la Luce del mondo.

Per tutti coloro che non credono nella Mia Onnipotenza, le tenebre diventeranno sempre più intense nei loro cuori.

L'unica via d'uscita per loro è gridare a Me, affinché possano ritrovare questa Luce. Ciascuno dei Miei figli è stato creato per renderMi Gloria e portarMi il suo amore.

Se in questo tempo il male si intensifica nel cuore dei Miei figli, è perché l'uomo ha dato troppa importanza alla tecnologia piuttosto che alla Mia Presenza in lui e alla preghiera, ed è questo che lo sta distruggendo.

Caro figlio, tutto ciò che percepite attualmente non è che l'inizio della Grande Purificazione. Oggi chiedo a ciascuno dei Miei figli di mettere la preghiera al primo posto nel proprio cuore, per attenuare il male che li invade.

Cari figli, d'ora in poi nulla sarà più come prima. Molti perderanno la fede e quanti finiranno nella Geenna? ...

Non abbiate paura di chiedermi aiuto. Siate certi che vi ascolto e che sarò sempre presente accanto a voi per sostenervi nella vostra lotta.

Aspetto solo il vostro grido!

Così percepirete la Luce che vi invaderà e vi darà la forza di continuare. Cari figli, non arrendetevi, MA PREGATE!

Caro figlio, grazie per avermi ascoltato. Benedico te e tutti i tuoi cari.

Il tuo Papà, pieno di compassione per tutti i Suoi figli.


Regina della Famiglia



La Vergine prega il Rosario con Adelaide 

Quel Rosario che la Vergine porta sempre, nella terza  apparizione lo usa per dire la preghiera con la bambina. Essa  dice, riferendosi alla Madre di Dio: "Recitò una decina del rosario con me". Qui, sorge una domanda: quale preghiera è il Rosario, se la Madre di Dio ci esorta tanto a farla, dandocene l'esempio? San Pio V così risponde: "Il Rosario o salterio della beatissima Vergine Maria è un modo piissimo di orazione e di preghiera a Dio, modo facile alla portata di tutti che consiste nel  lodare la stessa beatissima Vergine ripetendo il saluto angelico  per centocinquanta volte, quanti sono i salmi del salterio di  David, interponendo ad ogni decina la preghiera del Signore, con  determinate meditazioni illustranti l'intera vita del Signore nostro  Gesù Cristo (v. Bolla Consueverunt romani Pontifices —
17.09.1569). La definizione del Papa San Pio V contiene in  mirabile sintesi l'essenza e la forma del Rosario che diciamo noi.  Di San Pio V ricordo ancora la Bolla Salvatoris Domini, con la  quale istituiva la festa liturgica della Beata Vergine Maria del  Rosario, nell'anniversario (1572) della vittoria navale riportata  dai cristiani a Lepanto, e attribuita all'aiuto della Madre di Dio  invocata con la recita del Rosario. Se si guarda la storia del  magistero pontificio su questa materia, si rimane impressionati  per il numero, la varietà e la costanza degli interventi dei Papi,  da San Pio V fino a Giovanni Paolo II, sul Rosario. Il Rosario è  preghiera evangelica perché dal Vangelo vengono prese sia le  preghiere, sia la formulazione dei misteri che ci presentano le  tappe fondamentali della vita di Cristo: incarnazione, passione e  gloria. Mentre meditiamo sulla vita di Gesù, siamo invitati a  considerare tutto ciò che Maria ha fatto, unita al Figlio per la nostra salvezza. Il Rosario è la preghiera dei poveri, non solo  perché è praticabile dagli umili ma soprattutto perché insegna il  cammino verso la semplicità e povertà di spirito. La ripetizione  delle "Ave" per alcuni è un ostacolo più immaginario che reale.  Il ripetersi delle "Ave" è come una lunga "Ave Maria" che si  espande sempre di più, una lode che continueremo oltre l'ora  della nostra morte nella patria beata. Sono ripetizioni di un atto  di amore, come quello del bambino che dice alla mamma che le  vuole bene e la mamma non si stanca mai di sentire. 

Il Rosario è una preghiera che ci porta a confrontare la  nostra vita con quella di Gesù, Signore della vita e maestro dell'esistenza. In questo confronto si attua una purificazione che ci  rende più aperti e pronti a fare la volontà di Dio. È forse un caso  che i grandi missionari e gli artefici di profonde riforme nella  Chiesa erano persone che pregavano il Rosario? Infine, il Rosario oltre che preghiera è anche un metodo semplice e popolare  di predicazione e di presentazione della fede. È una forma di  pedagogia e di catechesi, e come tutte le opere ispirate, unisce  alla semplicità il valore della riproposizione dell'annuncio di  Cristo unico salvatore. 

Severino Bortolan

lunedì 9 febbraio 2026

La scintilla divina dell’amore - L’amore vero e sbagliato

 


Il pericolo dell’amor proprio e dell’assenza d’amore


La scintilla divina nell’uomo è l’amore. Dio ha posto l’amore nel cuore di ogni uomo e gli ha posto ora un compito sulla Terra, di far divampare questa scintilla divina dell’amore ad una chiara fiamma che poi consuma tutto intorno a sé. Quindi, all’interno dell’uomo dimora l’amore, ma a quali cose questo amore si rivolge, è lasciato all’uomo, cioè la volontà umana determina la meta dei suoi desideri, quindi l’oggetto del suo amore. Il desiderio spirituale contrassegna il vero amore compiacente a Dio, e le brame terrene contrassegnano l’amore invertito, perché l’amore è il desiderio dell’unificazione. Se all’uomo viene portato vicino qualcosa e lui cerca di possederla, allora è già stato acceso l’amore in lui. Gli verranno portate vicino ambedue le cose, affinché l’uomo si possa decidere.

Gli vengono offerti dei beni terreni e seduzioni mondane, ma gli viene messo a disposizione anche il bene spirituale, in modo che ora l’amore dell’uomo si possa decidere, quale oggetto prendere per sua meta. Di conseguenza cresce anche l’amore. Il desiderio per l’unificazione fornisce perciò alla vita terrena il suo contenuto, perché ora l’uomo tende al possesso, spirituale o terreno, secondo quanto è forte in lui la fede ed il desiderio per Dio. Quindi l’amore sarà la spinta al suo agire e pensare. 

L’amore mondano è pari al disamore, perché l’amore mondano esclude l’amore per Dio, l’amore mondano tende solamente al proprio possesso e non si rivolge mai al prossimo. L’amor proprio però è il contrario all’amore per il prossimo, quindi questo amore si esprime in disamore verso il prossimo, perché ogni uomo amerà sé stesso, quindi il suo pensare ed agire verso il prossimo dev’essere chiamato disamorevole. 

Inizialmente contenderanno due desideri nell’uomo ed allora è importante a quale brama in sé cede l’uomo. Se in lui predomina l’amore per il bene, allora supererà presto le brame per il mondo, perché il bene ha la sua origine in Dio, di conseguenza l’uomo tende verso Dio e quindi il suo amore si rivolge a Lui. E questo amore si esprime nell’amore per il prossimo e divamperà in una chiara fiamma. 

L’amore invertito però avrà per meta del bene perituro; perciò sarà anche incostante, scoprirà sempre cose nuove da desiderare e questo amore invertito devierà gli uomini da Dio e li guiderà al Suo avversario. Allora la scintilla divina nell’anima dell’uomo non viene nutrita, ma soffocherà piuttosto in istinti impuri, il puro amore verrà sostituito tramite un desiderio che verrà pure considerato come amore, ma con la differenza che non ha per meta Dio, ma il Suo avversario, quindi si può parlare di un amore invertito. Questo amore invertito però è adesso il marchio del basso stato spirituale dell’umanità, perché chi ha Dio per meta, quindi cerca di collegarsi con Lui, ama Dio e Gli è vicino, quindi spiritualmente più maturo di coloro che sono distanti da Dio attraverso il loro amore invertito per il mondo, perché soltanto tramite l’unificazione con Dio può essere raggiunta la maturità spirituale, e chi tende a questa sta nel vero amore, ha acceso in sé la scintilla divina dell’amore e cerca di formare sé stesso nell’amore. Amen

2. aprile 1942

SALOMONE, LA MASSONERIA E IL SISTEMA RELIGIOSO ATTUALE: DEVI SAPERLO IMMEDIATAMENTE!


 

PREGHIERA PER I GIOVANI

 


O Maria, Madre di Dio e nostra, ti presentiamo i giovani. Tutte le età hanno bisogno della tua protezione, ma oggi soprattutto i giovani.

Oggi sono esposti a tanti pericoli e tentazioni. Sono la speranza della Chiesa e del mondo.

O Madre, che hai sofferto per tre giorni lo smarrimento del tuo Figlio, quante madri piangono oggi per i loro figli: giovani sbandati, travolti dalla droga, dal vizio, da falsi ideali o privi di ogni vero ideale.

O Vergine pura e santa, fa' che il clima delle nostre case sia adatto alla crescita dei figli in saggezza e in grazia.

Fa' che le scuole siano luoghi di vera formazione dei nostri figli, che gli insegnanti siano veri educatori dei giovani per la professione e per la vita.

Fa' che i giovani trovino in Gesù e nel suo Vangelo il progetto per la loro vita e così diventino costruttori di un mondo migliore.

Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.


Il Padre annuncia a questa Umanità la fine di questa vita nella povertà d’amore e proclama un nuovo mondo.

 


Carbonia 07.02.2026

Eccomi a voi, figli amati, ecco, vengo a prendervi in Me, rivestirvi di Me.

Figlioli, il tempo vecchio è chiuso, sto aprendo un tempo nuovo al mio popolo.

Adoperatevi per le Cose di Dio, o uomini, abbandonate il vecchio e venite a Me, solo in Me trovate sapienza, amore e carità.

Dopo questo inverno il Cielo si prepara a far visita ai Suoi figli per rivestirli della Sua stessa Luce.

Miei amati, ho tanto dolore nel mio Sacro Cuore, attendo bramante nell’amore il momento del nostro incontro.

Orsù le cose vecchie sono passate, il tempo nuovo si apre a voi per una vita nuova nelle bellezze infinite del mio Amore, sarete sapienti delle Cose di Dio e viaggerete nell’Universo, …entrerete nel mio Regno dove tutto è in Me amore e bellezza infinita.

Il Padre annuncia a questa Umanità la fine di questa vita nella povertà d’amore e proclama un nuovo mondo riservato a crescere nell’infinito amore.

La mia discesa è vicina! Amati figli, vedrete il Santo discendere su di una nube e vi prostrerete a Lui. Mentre Egli vi benedirà, vi eleverete a Lui all’istante e i vostri occhi vedranno l’immensità del suo Tutto.

Catapulterò il mio popolo eletto in una terra nuova, dove abiteranno felici in armonia al Creatore e a Lui apparterranno per sempre.

Non volgete i vostri occhi altrove, ma teneteli puntati verso il cielo, l’attesa è finita, il mio intervento sarà repentino, nessuno che non sia preparato potrà essere accolto in Me.

Rallegratevi, amati miei, la gioia sia in voi, siate certi che Io Sono!!! Dio vi ha donato, in Sé, la vittoria su Satana.

Questo è il tempo in cui conoscerete tutta la verità, parteciperete al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, con Lei avanzerete e con Lei trionferete.

Figli miei, voglio vedervi convinti di quello che vi dico: state pronti, abbracciatevi a Me perché la luna nera non vi colpisca.

Un volo di gabbiani annuncerà il Mio intervento.

Regina della Famiglia



La preghiera più gradita 

Alla domanda di Adelaide quale fosse la preghiera a lei più gradita, la Vergine rispose: "L'Ave Maria". 
La risposta data dalla Madonna alla piccola veggente, può forse meravigliare qualcuno che, portato dall'abitudine di dire la  preghiera imparata a memoria fin dall'infanzia, corre il rischio di non vederne il valore, la profondità. L'Ave Maria, la preghiera mariana per eccellenza, è composta dal saluto angelico  (Lc 1,28), dalla benedizione di Elisabetta (Lc 1,42) ed è completata nella seconda parte da una supplica "Santa Maria" che è  popolare-ecclesiale. 

"Gioisci piena di grazia, il Signore è con te". Le prime parole dell'angelo, più che un saluto, come siamo abituati a considerarle noi, sono un invito alla gioia, nota caratteristica di  ogni annuncio messianico, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento. Ciò spiega il turbamento di Maria. Si comprende che  essa si preoccupi del senso di quelle parole, che essa domandi,  come dice espressamente San Luca, che cosa significhino quelle  parole: il Messia sta per venire; il messaggio di gioia, rivolto già  alla Figlia di Sion, oggi è comunicato a lei. Che vuoi dire? Che  cosa si vuole da lei? Quale compito le è riservato? Le parole  "piena di grazia" indicano che Maria è stata e rimane oggetto privilegiato delle premure di Dio, ricolma della sua grazia e,  come indica il seguito, beneficiaria di un favore unico, quello di  essere stata scelta a preferenza di tutte le altre vergini, come  Madre di Dio. 

Le parole "il Signore è con te" preparano l'annuncio del concepimento verginale; rivelano l'amore incomparabile con  cui Dio ha circondato Maria chiamandola ad essere la Madre  del Figlio suo. Egli è con lei come con nessun'altra creatura.   

"Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del ventre tuo". Elisabetta esprime così in due formule parallele la  benedizione con cui l'angelo Gabriele aveva salutato Maria. Essa  esalta Maria mettendola al di sopra di tutte le figlie degli uomini.  E mostra di conoscere, prima ancora che la sua cugina le abbia  detto qualcosa, che Maria è la Madre del Messia: al bambino che  sta per nascere dà l'appellativo di Signore, che gli attribuiva uno  dei salmi messianici più conosciuti (Sal 110). Elisabetta dice che Maria con la sua fede e la sua obbedienza generosa e coraggiosa  alla parola di Dio, è un segno della benevolenza di Dio verso tutti gli uomini. Viene alla mente Abramo che obbedisce a Dio, e per  questo suo atto di fede eroica, viene giustificato e in lui saranno  benedette tutte le genti. Maria è modello di fede, di abbandono a  Dio, e mostra a tutti noi la fecondità di questa totale  appartenenza a lui. 
"Santa Maria". L'espressione "santa Maria" manifesta la natura di Maria, che partecipa della natura di Dio in modo speciale, di colui che è per natura propria santo. La santità di Maria  riguarda la sua vita terrena, il cammino sulla via dello Spirito, e  la sua vita ora, nel regno di Dio, dove è gloriosa perché partecipa  della gloria di Dio. Proclamare "santa Maria" è atto di culto verso  Dio largitore di ogni dono e verso Maria che ha fatto fruttificare i  doni ricevuti. La santità di Maria è un modello per la Chiesa. Ma  la Donna di Nazareth è soprattutto modello per la famiglia chiesa  domestica. 

"Madre di Dio prega per noi peccatori". Per venire in questo mondo Dio ha scelto la mediazione di una donna. Egli ha voluto avere una madre come tutti noi. Maria è Madre di Dio  fatto uomo; è Madre di Cristo, del Cristo totale, capo e membro e  quindi della Chiesa e di tutti noi. Chiediamo a Maria di pregare  per noi che ci lasciamo vincere dal fascino del male, perché  siamo deboli e timorosi di fare chissà quale fatica nel seguire il  Signore e di perdere la nostra libertà se accettiamo Dio nella  nostra vita, mentre solo in lui troviamo la piena realizzazione. 
"Adesso e nell'ora della nostra morte". Chiediamo l'aiuto di Maria, adesso, ora, nella durezza della lotta per il Regno al quale  siamo chiamati, per potere perseverare nel cammino di fede. La  fedeltà episodica, l'entusiasmo di un impulso sono facili. Ma la  validità del nostro essere discepoli del Signore si misura sulla  tenuta della fedeltà, verso Dio, verso se stessi e le altre persone.  Questa fedeltà non può limitarsi a dire no al peccato, ma deve  essere un impegno quotidiano per la costruzione del Regno di  Dio in noi e negli altri. Chiediamo a Maria l'aiuto perché ogni momento della nostra vita sia un atto di fedeltà, di  lode a Dio fino all'ora della nostra morte, fino all'ingresso  nell'eternità. 

Severino Bortolan

domenica 8 febbraio 2026

L’alto valore della giusta preghiera

 


Il Padre Nostro


Tutto ciò per cui chiedete la Mia Benedizione sarà per la vostra benedizione. Quando venite al Padre come figli e Mi domandate, Io non chiudo il Mio Orecchio, ma vi provvedo secondo questa richiesta. E questo vi deve essere una salda certezza, che Io vi odo, che Io inchino sempre il Mio Orecchio a voi e gioisco di parole amorevoli, che il vostro cuore dice, anche se la vostra bocca rimane chiusa. E così vi guido anche su tutte le vie che percorrete, e guido sempre tutto in modo che sia per la vostra benedizione. Non sapete quale effetto di Grazia ha l’intimo contatto con Me, che stabilite con Me in una preghiera nello Spirito e nella Verità. Con questo intimo legame rendete possibile, che la Mia Forza d’Amore possa fluire dentro di voi, che dà all’anima una portentosa spinta verso l’Alto, che l’aiuta al suo sviluppo come un raggio di acqua fresca fa diventare un bocciolo un fiore. L’anima ha bisogno di questo apporto di Forza, ma non può esserle fornito quando la porta del cuore è chiusa, che è sempre il caso, finché l’uomo si isola da Me. Deve aprirsi volontariamente, e questo avviene appunto tramite il collegamento con Me nella preghiera. Ogni intima preghiera significa l’unificazione con Me, perché Io bado ad ognuna di queste preghiere. Ma se una richiesta spirituale è il contenuto della preghiera, allora si riversa la Mia Corrente di Grazia in ultramisura sul figlio Mio e l’anima ha fatto un grande passo verso l’Alto. Perché la Mia Forza non rimane senza effetto, anche se questo effetto non è evidente per voi uomini. Quanto facile potrebbero rendere gli uomini la trasformazione del loro essere mediante la giusta preghiera! Una preghiera nello Spirito e nella Verità è la via diretta verso di Me, che procura all’uomo ciò di cui ha bisogno: la Mia Forza d’Amore. Allora può eseguire tutte le richieste che Io gli pongo, affinché maturi, allora potrà svolgere il lavoro sulla sua anima e non avrà più bisogno di temere nessuna debolezza, perché può assicurarsi sempre di nuovo l’apporto di Forza nella preghiera, e non rimarrà sulla via, ma raggiungerà la meta. Ma chi prende sul serio di formare la sua anima così che Io la possa accogliere nel Mio Regno? Che possa sostare vicino a Me, per essere inesprimibilmente beata? Soltanto l’uomo che si rivolge a Me nell’intima preghiera. E salgono poche preghiere a Me, e perciò soltanto pochi uomini raggiungono anche la meta sulla Terra. Che voi possiate pregarMi, che possiate avvicinarvi al Padre come figli e chiederGli l’Aiuto, è un Regalo di Grazia, che tutti voi uomini valutate troppo poco, anzi sovente lo disdegnate, perché potete eliminare tutte le vostre debolezze tramite la preghiera. Se dunque avete la seria volontà di giungere in Alto, da Me, allora tramite la preghiera avete anche la sicura garanzia di raggiungere la vostra meta, perché ogni richiesta per il vostro bene spirituale, trova l’esaudimento, perché è ciò che Io voglio sentire da voi: il desiderio di Me. Ma vi aiuto anche nella miseria terrena, perché anche questo vi ho assicurato, se lo credete saldamente e senza dubbio. Perciò potete approfittare in ogni tempo della Grazia della preghiera, Io Mi aprirò sempre a voi, appena pregate nello Spirito e nella Verità, appena Mi presentate le vostre miserie e preoccupazioni nel fiducioso dialogo con Me. E non attenderete invano l’esaudimento delle vostre richieste, perché un Padre, il Quale ama i Suoi figli, dona loro ciò che desiderano, se soltanto non nuoce al bene dell’anima. Perché non deluderò mai un figlio che si affida totalmente a Me.

 Amen

15. agosto 1956

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Antioco e Nerone figure dell'ultimo Anticristo. 


L'Anticristo sarà al sommo empio, e vorrà come vedremo più innanzi far apostatare i Cristiani dalla loro Religione: ora egli in ciò fu a capello prefigurato nel re Antioco. La Scrittura in poche parole ci descrive questo scellerato, essa lo chiama radice peccatrice: radia peccatria: perchè da lui come da empia radice germinarono tutti i vizi, come ben lo provarono le sue azioni. Avendo costui ingiustamente occupato il regno di Siria, coll'esclusione di Demetrio figliuolo di Seleuco, al quale spettava il regnare: alcuni iniqui e faziosi figliuoli di Israele misero su molti altri dicendo. Andiamo e facciamo lega colle nazioni circonvicine: imperocchè poscia chè noi ci siamo appartati da esse non abbiamo veduti se non disastri. Ed avendo quei approvato tal cosa, un certo Giasone fratello al Sommo Pontefice Onia, il quale agognava avidamente il Sacerdozio del fratello, e voleva scavalcarlo dal medesimo si recò da Antioco, ed avendogli offerto molto denaro, ottenne dal medesimo il governo di Gerusalemme, colla facoltà di vivere secondo i costumi de Gentili. Ed essi abolito il segno della circoncisione, abbandonarono il testamento santo, e si venderono al mal fare (I. Macab. 1). 

Quando Antioco avendo di già espugnate le città forti dell'Egitto, e saccheggiatone tutto il paese, arrivò a Geruselemme con un poderoso esercito. Ed entrato arrogantemente nel luogo santo, si prese l'altare d'oro, ed il candelabro colle lampade, e tutti i vasi colla mensa di proposizione, e le coppe e i turiboli d'oro, e il velo e le corone e l'ornato d'oro, che stava sulla facciata del tempio, e fece tutto in pezzi. E preso l'argento e l'oro ed i vasi preziosi, e portati via i tesori nascosti, che ritrovò, dato il sacco ad ogni cosa se ne ritornò al suo paese; avendo trucidata molta gente ed avendo parlato con superbia. Et fecit caedem hominum, et locutus est in superbia magna. E grande fu il lutto in Israele ed in tutto il paese; ed i principi ed i seniori gemevano; e i giovani e le fanciulle erano senza fiato; e si commosse la terra per pietà de' suoi abitatori, e tutta la casa di Giacobbe fu nell'obbrobrio. Et factus est planctus magnus in Israel, et in omni loco eorum. Et ingemuerunt principes et seniores; vir gines et iuvenes infirmati sunt. Et commota est terra super abitantes in ea, et universa domus Iacob induit confusionem (I. Madab. 1). 

Nè di ciò contento, di lì a due anni, mandò il sopraintendente pelle città di Giuda, il quale arrivò a Gerusalemme con una turba immensa d'uomini. E parlò alla gente parole buone, ma con inganno, e quei si fidarono delle medesime. Ma ei all'improvviso assali i cittadini, e ne fece gran macello e trucidò moltissima gente. E spogliata la città vi mise il fuoco; e ne distrusse le case e le mura all'intorno; e menò schiave le donne e tolse inoltre i ragazzi ed i bestiami. E cinta la città di David di muraglia forte, ne fece una fortezza; e vi mise entro gente malvagia, la quale fu un gran flagello, come quella che se ne stava quivi in agguato contro del tempio; e divenne un cattivo diavolo per Israele; e spargevano il sangue innocente attorno al luogo santo e contaminarono il santuario, Et factum est hoc ad insidias santificationi, et in diabolum malum in Israel; et effuderunt sangui nem innocentem per circuitum santificationis, et contaminaverunt santificationem. E per causa di loro fuggirono gli abitanti di Gerusalemme, e il suo santuario restò in abbandono, e le sue feste solenni si cangiarono in lutto, e i suoi sabbati in obbrobrio (I. Macab. 1). 

Oltre a ciò spedì lettere per tutto il suo regno affinchè tutto il popolo avesse una sola religione, quella dei Greci, e rinunziasse ciascuno alla propria, nel che fu da suoi sudditi vili tostamente e ciecamente ubbidito. Et scripsit rea Antiochus omni regno suo, ut esset omnis populus unus; et relinqueret unusquisque legem suam. Et consenserunt omnes gentes secundum verbum regis Antiochi. E mandò il re i suoi messaggieri a Gerusalemme, i quali proibirono che si facessero i sacrifizi e gli olocausti al tempio di Dio; ed impedirono che si santificasse il sabbato e le solennità. E ordinò che si profanassero i luoghi santi, e che si ergessero altari e templi e idoli e si immolassero carni di porco e bestie immonde. (I. Macab. 1).

E non circoncidessero i propri figliuoli, e si contaminassero con ogni sorta d'immondezze e di abominazioni, affinchè si dimenticassero della legge di Dio, e tutti conculcassero i precetti di Dio. Ed ai quindici del mese di Casleu fece porre sopra l'altare del tempio di Dio l'idolo di Giove, al quale pure fece erigere altari in tutte le parti, ed in tutte le città di Giuda. E chiunque non obbedisse al comando del re Antioco fosse messo a morte. Queste cose scrisse a tutto il suo regno, e prepose principi al popolo, che li obbligassero a far le medesime. Et quicumque non fecisset secundum verbum regis Antiochi mo rerentur. Secundum omnia verba hac scripsit omni regno suo; et praeposuit principes populo, qui ha c fieri cogerent (I. Macab. 1). 

A quel tirannico decreto ubbidirono anche non pochi del popolo di Dio, e davanti alle porte delle case, e per le piazze abbruciarono incensi agli idoli, e facevano sacrifizi a Giove. Ma molti degli altri stabilirono di non mangiar cibi immondi, ed elessero di morire, e non vollero violare la santa legge di Dio, e venivano spietatamente uccisi. Et multi de populo Israel definierunt apud se, ut non manducarent immunda et elegerunt magis mori, quam cibis co inquinari immundis: et noluerunt infringere legem Dei sanctam, et trucidati sunt. Infra costoro meritano special menzione una madre co' suoi sette figliuoli. Essendo stati presi e volendoli il re a forza di frustate e di nerbate costringerli a mangiar delle carni di porco in disprezzo della legge, il primogenito guardandolo coraggiosamente gli disse: che cerchi tu o che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio. Quid quaeris, et quid vis discere a nobis? parati sumus mori, magis quam patrias Dei leges prae varicari. (II. Macab. VII). 

A quelle parole sdegnato il re comandò che si mettessero sul fuoco le padelle e le caldaie di bronzo: e quando esse furono bollenti ordinò che gli fosse tagliata la lingua, e gli fosse strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi a vista degli altri fratelli e della madre. E quando fu ridotto ad una assoluta impotenza ordinò che lo accostassero al fuoco e spirante tuttora fu arrostito nella padella, nella quale fu lunga mente tormentato. Ma la madre ed i fratelli a quello spettacolo non che venir meno si esortavano a vicenda a morir con fortezza. Cum cruciaretur cacteri una cum matre invicem se hor tabantur mori fortiter (II. Macab. VII). 

Morto il primo fu introdotto il secondo e strappatagli la cotenna dal capo lo interrogavano se volesse mangiare prima di essere tormentato nelle altre parti. Ed ei rispose tosto e forte: nol farò: non faciam. Venne perciò tormentato come il primo, e vicino a spirare guardando fisamente Antioco sì gli parlò. Tu, o uomo iniquissimo, distruggi noi nella vita presente: ma il Re dell'universo risusciterà per la vita eterna noi, che muoiamo per le sue leggi. Dopo questo fu straziato il terzo, il quale alla prima istanza mettendo fuori la lingua ed offerendo le mani disse: Dal cielo ebbi in dono queste cose, ma per amor delle leggi di Dio io le disprezzo, perocchè ho fidanza che mi saranno rendute da lui. E il re ed i suoi ministri ammiravano il coraggio di costui, che per cosa da niente avea i tormenti. Ita ut rea, et qui cum ipsoerant, mirarenturadolescentis animum, quod tamquam nihilum duceret cruciatus. E dopo questo tormentavano il quarto, e stando già per morire esclamò. Ella è cosa molto buona l'essere uccisi dagli uomini colla speranza in Dio di essere da lui nuovamente risuscitati: ma per te non havvi alcuna risurrezione alla vita. Potius est ab hominibus morti datos spem expectare a Deo, iterum ab ipso resuscitandos; tibi enim resurrectio ad vitam non erit (II. Macab. VII). 

E preso il quinto lo martoriavano; ed egli mirando il re disse: avendo tu tra gli uomini potestà, benchè tu sii uomo corruttibile, tu fai quel che ti piace: non creder però che la nostra stirpe sia abbandonata: ma abbi pazienza e vedrai la potestà grande di lui, e come egli tormenterà te e la tua stirpe. Dopo questo fu condotto il sesto e questo presso il morire disse: guardati dal vanamente ingannarti; perocchè noi per nostra colpa sopportiamo questo, avendo peccato contro il nostro Dio : ma tu non credere che abbia ad essere senza castigo l'ardimento, che hai di combattere contro Dio. Tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod contra Deum pugnare tentaveris. E la madre oltre modo ammirabile veggendo sette figliuoli, che nello spazio di un sol giorno perivano di buon animo ciò sopportava per la speranza, che avea in Dio; e piena di sapienza a uno a uno li esortava unendo alla tenerezza di donna un coraggio virile. E diceva loro: io non so in qual modo veniste ad essere nel mio seno: perocchè non fui io, che diedi a voi e spirito e anima e vita. Ma il Creatore del mondo che stabili la generazione dell'uomo e a tutte le cose diede il principio, renderà egli di bel nuovo a voi per sua misericordia e spirito e vita, perchè voi adesso per amore delle sue leggi non curate voi medesimi (II. Macab. VIl). Antioco, stimandosi vilipeso, restandovi tuttora il più giovane, non solamente lo esortava colle parole ad abbandonare la sua legge, ma con giuramento gli prometteva di farlo ricco e beato e che lo avrebbe tenuto infra i suoi amici: e non piegandosi punto alle sue esigenze, chiamata la madre, la consigliava a salvare dalla morte quell'unico figlio, che le rimaneva. Ma essa deridendo il tiranno inchinatasi sopra di lui sì gli parlò: figliuol mio, io ti chieggo, che tu guardi il cielo e la terra e tutte le cose che vi si contengono, e sappi che e quelle cose e l'umana progenie creò la dio dal niente così avverrà che tu non temerai questo carnefice. Avea appena finito di parlare, che il giovanetto incoraggiato dalle parole materne disse: chi aspettate? Io non obbedisco al comando del re ma al precetto della legge data a noi da Mosè: quem sustinetis? non obedio pra cepto regis, sed praecepto legis, quae data est nobis per Moysen (II. Macab. VII). 

E tu inventore di tutti i mali contro gli Ebrei, seguì egli, non fuggirai la mano di Dio: tu, o scellerato, il più reo di tutti gli uomini, non ti lusingare inutilmente con vane speranze infuriando contro i servi di Dio. Io ad imitazione de' miei fratelli fo sacrifizio dell'anima e del mio corpo in difesa della legge de' padri miei, pregando Dio, che tanto più presto si plachi col nostro popolo, e che tu tra i tormenti e le percosse abbia a confessare che egli solo è Dio. Allora il re ardendo di sdegno esercitò la sua crudeltà sopra di questo più che sopra gli altri, ed ultima uccise anche la madre. Iddio lo castigò in prima quell'uomo senza viscere, con un grandissimo dolore nelle medesime; e poi con una caduta dal carro pella quale se gli slogarono tutte le ossa; da ultimo con vermi sì schifosi che gli uscivano dal corpo, dei quali egli stesso non poteva sopportarne il fetore. Vedendosi castigato disse: è cosa giusta l'essere soggetto a Dio, e che il mortale non si faccia simile a lui: ed oppresso dalla tristezza e dai rimorsi dicendo: ora mi ricordo dei mali che ho operati in Gerusalemme: nunc reminiscor mulorum, que feci in Ierusalem dispe rato mori (II. Macab. VII). 

L'Anticristo sarà un mostro infame odioso ed abborrito, ed in ciò fu già prefigurato da un altro mostro, l'imperatore Nerone ho detto. Costui, pervenuto al regno per le male arti di sua madre, sul principio del medesimo fu buono, ed era sì mite che piangeva quando era costretto a condannare alcuno alla morte. Ma poco tempo si conservò in siffatte disposizioni, e divenne sì crudele che si dilettava di tormentare le bestie, e molte ne strangolava colle sue proprie mani. Dalle bestie la sua barbarie in breve passò a suoi sudditi e si mise ad ucciderne molti d'ogni condizione non risparmiando nemmeno i senatori, più nemmeno la sua madre. Che anzi divenne così scellerato da non poter più resistere all'idea fissa d'un delitto. Ascoltiamo un'autorità niente sospetta: Uno dei tratti del carattere di Nerone, scrive il Renan, era di non poter resistere all'idea fissa di un delitto. L'incendio di Troia, nel rappresentarsi il quale ei godeva sin dall'in fanzia, lo tormentava terribilmente. Uno dei pezzi che fece rappresentare nelle sue feste era l'Incendium d'Afranio, dove si vedeva sopra la scena un grande braciere. In uno de' suoi accessi di furore egoistico contro il destino esso esclamò: Fortunato Priamo, il quale ha potuto vedere co' suoi proprii occhi il suo impero e la sua patria perire in una sol volta! In un'altra circostanza sentendo citare un verso greco del Bellerofonte di Euripide il quale significava: 

Me morto possano la terra ed il fuoco confondersi!

Oh no! diss'egli: ma ben piuttosto me vivente. (L'ANTIC. Cap. 6. P. 144) (1). 

Avendo perciò questo mostro una notte fatto incendiar Roma per godere dal suo palazzo di quello spettacolo, ed essendo perciò venuto in obbrobrio a tutti, per torsi quell'infamia ne incolpò i cristiani. Laonde fattine prendere tosto molti, chi, scrive Tacito, vestiti da fiere faceva divorar dai cani; chi ordinò che fossero crocifissi; altri volle abbruciati; e non pochi riservò affinchè servissero di fanali la notte ne suoi giardini.   

E quasi ciò fosse ancora poco di ordine, che chiunque nel suo regno si fosse professato per cristiano come convinto nemico dell'uman genere, senza difesa venisse tosto condannato nel capo. Merita di essere conosciuto questo veramente Neroniano decreto, al quale potrà ispirarsi l'Anticristo. Quisquis christianum se esse confitetur, is tamquam generis humani con victus hostis, sine ulteriore sui defensione capite plectitor. Iddio però non lasciò vivere più a lungo quel mostro: imperocchè raunatosi il senato lo depose dall'impero, ed ordinò che nudo fosse condotto per la città con una forca conficcata nel collo, e che fosse flagellato finchè morisse. Il che saputo da quel vile, travestito sen fuggi a nascondersi in una spelonca, ed essendo cercato dai soldati, vedendo come non potesse omai più celarsi, nell'età di anni trentadue s'uccise dicendo: vissi vergognosamente, perirò più turpemente ancora! Dedecorose vivi, turpius peream! 

Si Nerone è una bella figura dell'Anticristo, come lo furono del pari Antioco, Nabucodonosor e Faraone, ma non ne è punto la realtà, per chè se vi è della concordanza tra l'uno e l'altro, vi è pure, come vedremo innanzi molta discrepanza. E se è verità di fede l'esistenza dell'Anticristo lo è pure che deve ancor venire e venire alla fine del mondo, ma nel senso che abbiamo già detto e che esporremo anche meglio più innanzi. Ascoltiamo Paolo: Vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro, che non vi lasciate si presto smuovere dai vostri sentimenti (passati), nè atterrire, quasi sia imminente il di del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo: imperocchè ciò non sarà se prima non sia seguita la ribellione e non siasi manifestato l'uomo del peccato (l'Anticristo). Ora voi sapete quello che lo rattiene affinchè sia manifestato a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero dell'iniquità, e allora sarà manifestato quell'iniquo l'arrivo del quale sarà per operazione di Satana. Ne quis vos seducat ullo modo: quoniam nisi venerit discersio primum, et revelatus fuerit homo peccati. Et nunc, quid detineat scitis, ut re veletur in suo tempore. Nam misterium iam ope ratur iniquitatis. Et tunc revelabitur ille iniquus cuius est adventum secundum operationem Satanae. (II. Thes. lI.) 

Lo stesso insegnano i Padri. Qui mi limito a citarne alcuni dovendo riferire gli altri più innanzi. Isidoro scrive: Chiamasi Anticristo, perchè verrà contro il Cristo. E Gregorio Papa sopra quelle parole del capo 15 di Giobbe: Innalzò contro Dio la sua mano, e si rinforzò contro l'Onnipotente, corse contro di lui con collo alto, e si armò di una superba cervice; scrive: Queste cose s'intendono meglio del capo degli iniqui, cioè dell'Anticristo, il quale si dice rafforzarsi alzando la mano contro Dio. Il che ei farà alla fine del mondo. Teten dit adversus Deum manum suam, et contra Omni potentem roboratus est. Cucurrit adversus eum collo erecto, et pingui cervice armatus est. Haec de ipso iniquorum capite, scilicet Antichristo, a pertius sentiuntur, qui contra Deum manum erigens roborare dicitur. Quod ille in fine mundi acturus est. (In lob. 15). E Giovanni Damasceno dice: in ispecial maniera si chiamerà Anticristo colui, Che verrà alla catastrofe del mondo. Peculiari ae praecipuo modo Antichristus ille dicitur, qui sub mundi catastrophen venturus est. (Lib. 4. c. 27). 

Ma come mai, domanderà alcuno, Paolo dice che il mistero dell'iniquità operava già sino da' suoi giorni? Ecco il modo. Siccome se tu getti un carbone in mezzo alle legna esso principia tosto la sua azione sebbene più tardi avvampi solo in pubblico e clamoroso incendio, così l'iniquità principiò in Nerone per divampare poi nell'Anticristo. Laonde acutamente sopra queste parole scrivea Teofilatto: Per quelle parole il mistero d'iniquità già opera Paolo intende Nerone, il quale era una figura dell'Anticristo. Imperocchè era immondo, e voleva essere chiamato Dio. Bellamente perciò l'appella mistero, imperocchè Nerone non camminò a pertamente contro Dio, come farà ei, nè senza vergogna e rossore. Ma quello che vuol dire è ciò: priachè fosse il tempo dell'Anticristo, se ne trovò un altro non molto inferiore, qual meraviglia perciò se vi è già l'Anticristo? Misterium enim iam operatur iniquitatis: Neronem hic intelligit Apostolus, qui erat figura Antichristi. Etenim immundus erat, ac Deus quaerebat nomi nari. Pulchre autem misterium dicit: non enim palam Nero adversus omnem Deum incedit, ut ille, neque citra ruborem et verecundiam. Quod autem dicit est huiusmodi: Priusquam instaret tempus Antichristi, inventus est alius non multo inferior: quid igitur. mirum, si iam Antichristus est? Nessuno adunque si lasci ingannare dalle chiacchere di un moderno precursore dell'Anticristo, di Renan ho detto, le quali hanno nemmeno il merito della novità, che vorrebbe personificarlo in Nerone. No nessuno ci creda, l'Anticristo sarà un grande mentitore, lo stesso è de' suoi precursori, i quali appunto perchè lo dicono di già venuto, bisogna crederlo ancora da venire, e bisogna sospettare che sia presto per giugnere!!

***

DEL PADRE VIATORE C0MBA


La Mia Sofferenza è universale. Oggi, il Mondo intero si trova sul Golgota.

 


È la Mia Consacrazione



GESÙ: Chi vede Me, vede il Padre Mio. Chi vede il vostro Papa attualmente nel suo Amore e nella sua Fede profonda per la Mia Santa Chiesa, vede Me nel Mio Dolore e nella  Sofferenza segreta della Mia Santa Croce.


La Mia Sofferenza è universale. Oggi, il Mondo intero

si trova sul Golgota.


È il grande Silenzio. È l’ora in cui il velo sta per squarciarsi. È l’ora in cui la Terra non può più bere il sangue dei Miei martiri: sangue di tutte le vittime innocenti che hanno riempito il Ciborio del Mondo intero dopo la sua origine.


L’Oblazione sta per terminare. Il canto degli Angeli accompagna già la Consacrazione.


SILENZIO! Dio viene a unire il Suo Sangue a quello di tutte le vittime innocenti o pentite, dopo la Creazione del primo uomo sulla Terra. Guardate tutte queste Croci che salgono al Mio seguito e che si sono ricoperte di sangue generosamente a causa Mia in vista della Redenzione finale e totale. Benedite il vostro Dio Fedele che accompagna tutti i suoi figli nella Gioia della Croce e nei secoli dei secoli. Amen. Per rassomigliarMi, bisogna vivere la Mia Vita.


Non cercate come imitarMi, sono Io che vi scelgo. Venite e seguiteMi. Sulla Mia Santa Croce, il Mio Corpo divino si spezzava:  già allora, per ciascuno di voi, Io Mi dividevo. Sì, Io vi ho amati fino a morirne! Sareste pronti, voi, tra di voi, ad amarvi così? Voi, che Io ho consegnato alla Mia Santa Mamma (“Donna, ecco Tuo figlio!”). Guardando Giovanni, Io ho visto tutti i Miei Preti fedeli, e, in loro, tutti i membri della Mia Santa Chiesa. Voi eravate lì, voi tutti!


Presto ognuno comprenderà che non c’è che un solo Dio, Unico e Vero, e che Egli vi ama con tutto il Suo Cuore. Il Mio sguardo si è unito a quello della Mia Santa Madre che, guardandoMi, vedeva il Padre mentre riceveva l’Offerta Santa del Suo Divin Figlio. In quello stesso momento, la Mia Santa Madre ricevette tutti i figli del Padre, per custodirli vicino al Suo Cuore Immacolato, nella Sua Divina Maternità, là dove Io stesso fui concepito.


O MARIA, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi.


Lei Sola può partorirvi a Somiglianza del Suo Adorabile Figlio, perché Ella è Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo. Sì, ascoltate la Mia voce che, davanti alla vostra propria Croce, vi grida:

“Figlio, ecco tua Madre che viene a te

per donarti la Mia Vita al fine di rassomigliarMi

e vivere per sempre nella Mia Eternità,

vicino al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,

e con Maria, la Mia Santa Madre,

la Divina Immacolata Concezione.”

Io sono il tuo Dio,l’Eterno.

Amen.


Ed ecco che tutto precipita


2 marzo 2005


J.N.S.R.

CUORE VOLTO VERSO IL PADRE

 


CAPITOLO PRIMO  

CUORE VOLTO VERSO IL PADRE  


L'umiltà fondamentale,

Nel suo zelo per la gloria del Padre, Cristo non permette che gli omaggi degli uomini si fermino su di lui. Al giovane ricco che si commosse alla vista della sua bontà e corse a prostrarsi davanti a lui, chiamandolo "Buon maestro", Gesù risponde attribuendo al Padre la gloria di tutta la bontà: "Nessuno è buono se non Dio". Non vuole che quel ragazzo, vittima di un abbaglio, gli attribuisca in modo esclusivo la bontà divina, perché se si manifesta agli uomini come Dio, lo fa come Figlio del Padre, di un Padre da cui ha ricevuto tutto. La sua risposta appare persino impregnata di una certa vivacità, come se avesse ricevuto uno shock che lo obbligasse a fare immediatamente una riparazione per alleviare il suo cuore. L'adorazione del giovane che voleva trattarlo come un nuovo Dio, a discapito dell'antico, toccò la corda più sensibile: la sua totale devozione al Padre. Gesù ama il Padre "in eccesso" e non può consentire che gli venga sottratto il minimo omaggio.

Qui traspare l'umiltà di Cristo. Siamo abituati ad ammirare la sua umiltà nei confronti dei suoi discepoli e degli uomini in generale, quell'umiltà di cui il lavaggio dei piedi è diventato un simbolo. Tuttavia, questa umiltà verso gli uomini non è altro che la conseguenza di un'umiltà più profonda e più essenziale verso il Padre. Un'umiltà tanto più impressionante quanto è quella di un Dio fatto uomo. Se potessimo immaginare la venuta di un Dio sulla terra, avremmo naturalmente pensato che dovesse presentarsi a noi come il Maestro unico e supremo, farci conoscere la dottrina di cui sarebbe autore e far convergere legittimamente sulla sua stessa persona tutto il culto religioso e tutta l'adorazione dell'umanità. Non mancherebbero mai filosofi che pretendessero che l'umiltà non si addicesse a questo Dio vivente tra gli uomini: perché, direbbero, l'umiltà è la virtù caratteristica della nostra condizione di creature. È la virtù di un essere che non esiste per se stesso e che tutto deve ricevere dal Creatore: nell'ordine morale, traduce la sottomissione ontologica propria in relazione a Dio. Se il Creatore, se Dio fosse venuto in questo mondo, non dovrebbe partecipare a questa dipendenza delle creature, né quindi alla loro umiltà. Solo lui avrebbe il diritto di non essere umile, e persino il dovere di non esserlo; perché dovrebbe comportarsi come l'Essere Supremo. Ecco come saremmo tentati di rifiutare l'umiltà di un Dio incarnato. La Rivelazione, però, ci offre una realtà ben diversa: tutta la vita di Cristo, Dio e Creatore, è intessuta di umiltà e in essa riposa, raggiungendo persino il punto spiegato da San Paolo: tutta l'Incarnazione redentrice si riassume nell'annichilimento e nell'obbedienza. Colui a cui riconosceremmo il diritto di essere completamente egocentrico, si dona a noi in uno spirito del più radicale altruismo. Appare, non come venuto per iniziativa propria o per un decreto sovrano della sua volontà, ma come l'inviato di un altro. Non dice ai suoi discepoli che lui stesso ha elaborato e concepito nel suo genio illuminato la dottrina che porta; un altro gli ha comunicato i suoi insegnamenti. Da un altro ugualmente gli è venuto il potere straordinario testimoniato dai suoi miracoli. Lungi dal cercare di imporsi, sia per la sua personalità, sia per la sua originalità, per suscitare la fede, fa appello al mandato ricevuto da un altro. Anche se è Dio, e prima di tutto perché è Dio, Cristo ritiene che nel suo caso, molto più che in quello delle creature tra le quali viveva, l'io fosse odioso. Il suo io si è nascosto, è scomparso dietro quello di un altro: un Dio fatto uomo è più meravigliosamente umile degli uomini.

Abbiamo appena detto: umile perché è Dio. Effettivamente, l'umiltà di Gesù è così essenziale, che si trova inscritta nella sua filiazione divina. Generato dal Padre, non è il Verbo nella posizione di chi ha ricevuto tutto? E non consiste l'atteggiamento eterno del Verbo nel dimenticarsi di sé per glorificare il Padre, e contemplare senza sosta la sua grandezza e la sua bontà? Da sempre il Figlio si rallegra di dovere tutto al Padre, di scomparire ai propri occhi per fissare il suo sguardo sul volto paterno. In quest'atteggiamento del Verbo, Gesù traduce semplicemente i suoi sentimenti e altri gesti umani.

JEAN GALOT