sabato 14 marzo 2026

Dare oltre il sapere spirituale

 


La diffusione della Parola di Dio nel tempo della fine


Attraverso la Grazia dell’illuminazione interiore, all’uomo si dischiude un sapere che lo rende capace di fare grandi progressi spirituali in breve tempo se lo utilizza bene, cioè se contribuisce alla diffusione della pura Verità. Perché solo per questo scopo l’uomo viene guidato nel sapere spirituale. Solo quando la Verità è diffusa fra gli uomini ha un effetto benefico, perché se lo sapesse solo il singolo uomo non ne trarrebbe nessuna utilità, perché non lo può valorizzare, perché il sapere è sempre di valore solamente quando viene impiegato, quindi può essere trasmesso ad un prossimo. L’uomo che non può comunicarsi, che racchiude in sé il patrimonio spirituale, non è migliore di un uomo che non possiede nessun patrimonio spirituale, perché per il primo il suo possesso è un patrimonio morto, che giace totalmente nella maggese e così per il valore. Ma il sapere spirituale deve aiutare a giungere alla conoscenza dell’eterna Divinità. Chi ha ora riconosciuto Dio, cerca di insegnare anche al prossimo questa conoscenza, che il tendere a Dio è lo scopo della vita terrena. Se non trasmette questa conoscenza agli uomini, allora lui stesso non ha ancora riconosciuto Dio, allora ha bensì accolto questo sapere intellettualmente, ma non con il cuore ed allora non agisce nemmeno su di lui da promuoverlo. Questo vale per l’uomo che riceve un sapere ma non lo dà oltre. Ma chi è illuminato dallo Spirito di Dio, utilizzerà anche il suo sapere, perché lo spinge l’amore a comunicarsi al prossimo e quindi di diffondere la Verità di Dio, perché sa che con ciò guida le anime a Dio le quali, quando Lo hanno riconosciuto, tendono a Lui anche con il cuore. Quindi la Verità conduce a Dio e perciò dev’essere diffusa sulla Terra. L’uomo ora può bensì essere trascurato, allora non lo colma il sapere conquistato, allora non lo ha accolto con il cuore, ma solo con l’intelletto, ma allora non era ancora attivo lo spirito da Dio in lui, il quale fa del sapere ricevuto un sapere spirituale. Quindi l’uomo che riceve il sapere spirituale, dev’essere attivo nell’amore, affinché venga istruito dallo spirito di Dio, cioè che solo attraverso lo spirito da Dio gli viene dischiuso il sapere, benché glielo trasmetta il prossimo sapiente. E’ assolutamente necessaria una vita nell’amore, se la pura Verità dev’essere diffusa. Sia il donatore come anche il ricevente devono stare nell’amore, se vogliono trarre la giusta utilità dalla Verità per le loro anime, se vogliono riconoscere Dio ed aspirare a Lui. Allora vengono spinti dall’interiore a comunicarsi, allora loro stessi accolgono il sapere nel desiderio di poterlo distribuire ed allora sono anche in grado di utilizzare il sapere secondo la Volontà di Dio e possono anche essere provvisti dallo Spirito divino nella misura più abbondante, perché ora lavorano per il Regno di Dio, attraverso la Verità cercano di guidare gli uomini a Dio ed ora sono inarrestabilmente attivi, perché il sapere rende felici loro stessi e li spinge a rendere felice anche il prossimo. 

Amen

6. gennaio 1945

Cosa vide Daniele che Dio proibì di rivelare?


 

LA SINDROME DELL’ODIO

 


TRATTATO DI DEMONOLOGIA


Tra le facoltà e capacità umane ce n’è una che il demonio non potrà mai avere, alla quale non potrà mai arrivare, la facoltà di amare. L’amore, nel suo duplice significato attivo e passivo, cioè la possibilità di amare e di essere amato, è una prerogativa unica dello Spirito divino, dello spirito angelico e dell’uomo, creatura ragionevole dotata di intelligenza e di volontà. Dio, l’angelo e l’uomo sono capaci di amare e possono essere oggetto di amore. Diciamo ancora di più: l’amore è in certo senso l’essenza della vita divina, angelica e umana. Senza l’amore sarebbe inconcepibile e impossibile la loro vita e la loro esistenza. Tutto si svolge nell’amore, tutto circola intorno all’amore, tutto trova una spiegazione razionale nell’amore.

Per il demonio, angelo decaduto, non è così. Essenza, centro motore, region d’essere è per lui solamente l’odio. Egli vive nell’odio e per l’odio. Tutto ciò che egli vuole, tutto ciò che egli fa è suggerito dall’odio e trova una spiegazione nell’odio. L’odio forma, così, la sindrome del suo esistere e del suo agire. Che cos’è la sindrome? E un concorso di sintomi che derivano da diverse malattie e ne dimostrano l’esistenza nello stesso individuo, un complesso di mali che, nel caso concreto, diventano un unico male per infettare e avvelenare tutto ciò che l’individuo fa o intende fare.

Il demonio ha la sindrome dell’odio. Apparendo a santa Caterina da Siena — la santa senese ebbe a subire in vita molti incontri col demonio — il demonio, interrogato chi fosse, diede di sè questa risposta:

— Io sono il freddo.

Il demonio è il freddo gelido, livido, della gelosia, dell’invidia, dell’odio, in contrasto con l’angelo che è il caldo dell’amore, della generosità, della comprensione.

Mentre il paradiso è per eccellenza il regno dell’amore portato fino alle sue espressioni più eccelse, l’inferno è il regno dell’odio. I demoni si odiano tra loro e odiano i dannati loro vittime, e i dannati a loro volta odiano i demoni. E in quest’odio gli uni e gli altri si arrovellano, si consumano, si combattono fin quando dura la loro esistenza, cioè per sempre.

Secondo la teologia cattolica esiste una gerarchia nelle schiere celesti, i così detti nove cori degli angeli che partono dai gradi inferiori, a cui sono affidate mansioni minori, e arrivano ai gradi superiori, le cui mansioni sono più elevate. Così, secondo alcuni, esiste anche una gerarchiameno definita nei suoi dettagli — anche tra i demoni, i quali perciò non sono tutti uguali e dotati degli stessi poteri. Ci sono anche tra loro i capi che danno gli ordini e i sudditi che li devono eseguire per raggiungere, tra gli uni e gli altri, gli obiettivi di una stessa strategia che tende ad abbattere il regno di Dio e a danneggiare e a rovinare l’uomo. La strategia della lotta è unica, condivisa e portata avanti con la collaborazione di tutti gli spiriti infernali, ma non sempre, specialmente nei gradi inferiori, per adesione volontaria o per scelta personale, ma solo per costrizione, per paura, per violenza subita alla quale non è possibile in alcun modo sottrarsi.

Durante l’esorcismo di Maria Tien, ajunan nella Cina, che abbiamo riferito nella seconda parte di quest’opera, c’è un particolare che merita di essere sottolineato. Interrogato il demonio — in questo caso Lucifero stesso — dell’esistenza di un’altra possessione diabolica in una città vicina, rispose che la donna era effettivamente posseduta da un demonio. Interrogato chi fosse questo demonio non lo volle dire:

— Io lo odio, io lo odio.

E il padre Stolz commenta: «Questo è vero, nell’inferno c’è continua lotta e rissa tra i dannati, allo stesso modo che tra i beati del cielo c’è eterna pace e amore»144.

Ma il demonio odia sopra tutto e sopra tutti Dio e tutto ciò che si riferisce a lui, la chiesa cattolica, i sacramenti, i sacramentali, le persone e le cose sacre, gli uomini destinati alla salvezza attraverso la chiesa e i sacramenti.

Ecco su questo particolare una bella pagina di Giovanni Papini: «L’odio del diavolo non nasce soltanto dal suo primo impulso di fare a meno di Dio, della sua grazia, della sua sovranità, quest’odio è accresciuto, via via, dal sentimento della sua dipendenza eterna, anche dopo la caduta, dal suo creatore. Se il demonio è ancora «principe», se gli rimane ancora un potere, esso lo deve unicamente alla volontà di Dio che per i suoi imperscrutabili finì non l’ha annientato, ma gli ha confidato un regno e un ufficio. La consapevolezza di questa dipendenza lo esaspera. Egli non è capace di gratitudine, vi è in lui perciò l’odio segreto, furibondo, profondo del beneficato verso il benefattore, del debitore verso il creditore, e perciò la smania di sopprimere, o almeno di ferire il benefattore e il creditore. Per questa ragione egli si adopera per spingere gli uomini al deicidio. Per questa ragione si è adoperato e collaborò alla crocifissione del Golgota, per questo istiga all’assassinio, che è la distruzione di una creatura di Dio (aggiungiamo noi: all’aborto, alla delinquenza e a tutti gli altri delitti che la cronaca quotidiana deve registrare ogni giorno). Il diavolo è il creditore rancoroso e vendicativo che si serve degli uomini nei suoi tentativi di derubaree ferire Colui al quale, pur nella sua condanna, deve tutto, eccettuato il suo implacabile odio»145.

Egli odia Cristo, il «Nazareno», come talvolta è da lui chiamato, la cui incarnazione era stata la prima causa della sua ribellione e della sua riprovazione all’inizio del mondo; Cristo il quale con la sua morte in croce ha posto fine al suo «regno» e detronizzato per sempre «il principe di questo mondo»; Cristo che ha dato ai suoi apostoli e a tutti i successori degli apostoli, vescovi e sacerdoti, il potere e l’autorità di dominare i demoni e di cacciarli dal corpo degli ossessi. 

Questo odio a Cristo, per quanto profondo, viscerale, inestinguibile, non si può tuttavia manifestare in pieno, ma solo in misura rattenuta, entro i limiti permessi dalla suprema volontà di Dio.

Il demonio odia Maria santissima, colei che al principio della storia umana era stata predestinata a guidare la lotta contro di lui e a riportare su di lui completa vittoria fino a schiacciargli il capo sotto i suoi piedi. In tutti i casi di possessione diabolica — l’abbiamo visto negli esempi riportati— non manca mai la presenza e la potenza di Maria, e la conclusione finale, l’espulsione definitiva del demonio, avviene sempre per l’aperta invocazione di Maria alla quale egli non può resistere.

— Perché adesso deve costui — cioè l’esorcista — venir fuori con la «Grande Signora»? Ora devo andarmene davvero, sono costretto a uscire da questo corpo.

Così aveva detto a Illfurt nell’esorcismo dei due fratelli Teobaldo e Josef. L’invocazione di altri santi, o di Dio stesso, non sempre ha sul demonio l’effetto infallibile dell’invocazione di Maria santissima.

Il demonio odia i santi, e tra i santi specialmente san Michele arcangelo, l’antico antagonista che in nome di Dio e per la forza di Dio aveva ingaggiato in cielo la lotta contro di lui e l’aveva ricacciato per sempre, dopo una mischia terribile, nell’inferno dal quale non sarebbe più uscito.

Il demonio monta su tutte le furie al solo sentirlo nominare e invocare. Anche nella ricorrenza delle sue feste, l’8 maggio e il 29 settembre, o al solo vedere la sua immagine, fa vedere disagio e insofferenza negli ossessi di cui si è impadronito. Per bocca degli ossessi manifesta talvolta i suoi sentimenti di odio:

— Michele è bello — diceva Lucifero nell’esorcismo di Magda — è il riflesso dello splendore di Colui che vede ogni giorno, e noi vediamo questo splendore. Io sono il capo dell’esercito opposto, per questo non gli do nessuna importanza.

Ricordando la sua antica felicità soggiungeva: — Quello che si nota in Michele è la sua grande pace e il suo grande splendore. Eravamo nello stesso grado e molto amici tra noi. Ma io sono stato vinto da lui. Gli ho dovuto cedere, in certo senso, la mia daga, che Michele ha dovuto per forza pretendere, ma la usò a malincuore contro di me perché eravamo stati fino allora amici e ci intendevamo molto bene tra noi.

La lotta tra Lucifero e Michele non è finita: — Dove siamo noi c’è anche Michele e tra noi c’è una lotta senza tregua.

Anzi Michele è in molti casi il rappresentante di Dio che attraverso lui manifesta la sua volontà e la fa trasmettere ai demoni: — Se noi spiriti odiamo qualche cosa e qualcuno, quest’odio si volge soprattutto ai cori degli angeli, a Michele, a Gabriele, i quali tuttavia si erano rattristati della nostra perdita. Essi non sono stati contenti di vederci cacciati dal paradiso. Ma noi abbiamo cambiato questa compassione in odio, l’abbiamo corrisposta con l’odio.

I demoni vedono in Michele l’anticipatore dei tempi nuovi che inizieranno quando essi, liberi per il momento di scorazzare per il mondo, saranno nuovamente ridotti in catene — «il nostro tempo è breve» hanno detto più volte — e il bene e la verità avranno via libera per diffondersi e per affermarsi.

I diavoli odiano terribilmente tutto il genere umano sia per la loro ostinata volontà nel male, sia perche l’uomo, vivendo in grazia, può meritare quella felicità eterna che essi hanno perduto per loro colpa, sia per la preferenza che Dio ha dato alla natura umana redenta con l’incarnazione.

Ma tra tutti gli uomini l’odio maggiore è rivolto al sacerdote cattolico, come ha dimostrato in molti casi l’esorcismo. Col sacerdote cattolico il demonio ha sempre uno scontro diretto, e uno scontro che si conclude infallibilmente con la sua ritirata e la sua sconfitta. Il sacerdote, anche se semplice uomo, è più forte del demonio perché il sacerdote è Cristo, ed egli lo deve suo malgrado riconoscere.

— In te io incontro il Nazareno. Tu sei lui e lui è te. E il Nazareno che ti porta nelle sue mani.

La grandezza del sacerdote deriva più che altro dall’eucarestia.

— Voi preti siete grandi perché tenete tra le mani il pane (eucaristico) — diceva Lucifero al padre Rodewyk —. Quello che il sacerdote porta nelle sue mani io non lo potrò portare mai per quanto io sia stato creato come lucJro, portatore di luce146.

Il prete che la mattina aveva celebrato la Messa portava ancora una traccia della presenza di Cristo e il demonio sentiva tutta la forza che emanava da questa presenza.

L’odio a Dio si estendeva per diretta conseguenza a tutto ciò che si riferiva a Dio, alle cose sacre. 

Proprio dell’indemoniato, cioè del demonio che alberga in lui, un comportamento di forte e violenta avversione alle cose sacre. Non si tratta più dell’avversione al sacro che può avere l’ateo, o l’indifferente, o il laicista in genere, al quale diventa insopportabile anche l’accenno lontano a ciò che ha un riferimento alla religione e a Dio. Al miscredente, anticlericale e anticristiano dà fastidio ed è insopportabile lo stesso suono delle campane che diventa per lui un richiamo e un rimorso sgradito. Non sempre, come si è già osservato, l’avversione al sacro è segno certo di una presenza diabolica. L’avversione può nascere da molte altre cause puramente naturali. Certo è però che nei casi di possessione diabolica questa avversione non manca mai e si manifesta tutte le volte in forma violenta, rabbiosa, spettacolare, improvvisa. Ne abbiamo già riscontrate alcune nelle pagine precedenti. L’indemoniato sì accorge della presenza dell’oggetto sacro anche nascosto, esce in escandescenze improvvise, cambia fisionomia, straluna gli occhi, si agita in tutto il corpo, tutto il suo essere è trasfigurato e le parole che pronuncia sono le più volgari ed oscene, vere bestemmie, che mai si sono sentite pronunziare da labbra umane. Non è possibile disgiungere questi fenomeni da un qualche cosa di demoniaco.

Anche questo è un aspetto, e non ultimo, della «sindrome dell’odio» da cui è colpito il demonio.

Paolo Calliari


Tutte queste guerre seminano il terrore e fanno crescere l’odio e la collera nel vostro cuore .

 


Messaggio della Vergine Maria


Io vi ringrazio di esservi  riuniti per pregare insieme a questa fanciulla. Il suo cuore brucia del fuoco dell’amore eucaristico di mio Figlio.  Durante questa messa egli fa scaturire tutto il suo amore su tutti i suoi figli sofferenti della guerra . Ve ne supplico, pregate e pregate per le loro anime.
Io vi chiedo d’accogliere su di essi le grazie onnipotenti di provvidenza,  di protezione e di luce del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  Io, vostra Madre del Cielo,  unita alle vostre preghiere , intercedo per essi e per quelli che soffrono .  E vi dico che presto sarà la fine delle tenebre.

Preghiera della Vergine Maria: Vieni Signor Gesù attraverso il tuo Cuore d’Accoglienza, ad accogliere l’onnipotenza di luce dello Spirito Santo  che scaccia le tenebre. Vieni  ad inondare tutti i popoli con il tuo amore! 

Figli miei, cessate di battervi per i vostri dirigenti , facendo morire millioni di bambini, donne e uomini per conquistare un pezzetto di terra.  Riflettete, figli miei ! Tutte queste guerre seminano il terrore e fanno crescere l’odio e la collera nel vostro cuore . Per questo odio e per questa collera, voi nutrite il male in voi, il male nelle vostre popolazioni.

            Figli miei, colui che ha ogni potere, è Dio : nel suo amore e nella sua misericordia.  Non date poteri a tutti quelli che nutrono falsi valori e che  hanno perso ogni senso morale ed il rispetto della libertà degli uomini.

Preghiera della Vergine MariaVieni Signor Gesù, attraverso il tuo Cuore d’Accoglienza, accogliere le onnipotenti grazie del tuo Spirito Santo di verità e di discernimento per guidare i dirigenti dei popoli nelle loro decisioni.

Figli miei, ve ne supplico, per metter fine a tutte le ingiustizie sociali, ritornate alla  preghiera e non smetete di pregare.
Molte malattie sconosciute sorgono sulla Terra. La vostra scienza à sorpassata.  Non arriva più a seguire. Figli miei, vi ho spesso detto che la preghiera allontana le catastrofi e vi protegge  da molte epidemie. Unitevi al Cuor d’Accoglienza di mio Figlio unito a suo Padre : egli è l’Onnipotente. Chiedetegli di accogliere con voi le sue grazie di misericordia.
Che avete da guadagnare in una guerra, figli miei? A chi appartengono veramente queste terre? Un giorno verrà quando accetterete di dividere le vostre parcelle di terra con i vostri fatelli.  Un giorno verrà dove la pace regnerà,  poichè il vostro Padre del Cielo vi ama e fa scendere su di voi le onnipotenti grazie del suo Regno attraverso il Cuore d’Accoglienza di suo Figlio.

Preghiera della Vergine MariaLodato sii, Signore Gesù , per il giorno dove vivremo insieme nella pace tra fratelli.

Pregate e pregate, figli miei, per ottenere la forza d’ essere liberati dalle vostre catene e di ritornare alla preghiera.

Preghiera della Vergine Maria : Vieni Signor Gesù, attraverso il tuo Cuor d’Accoglientza, rompere le catene delle tenebre, per sempre nella mia vita, con l’onnipotenza del tuo Spirito Santo.  Vieni, Signor Gesù, attraverso il tuo Cuor d’Accoglienza, rompere le catene di tutti i popoli con l’onnipotenza del tuo Spirito Santo.

Io, a te,Gesù, che sei vittorioso di tutte le forze delle tenebre,  offro la mia famiglia,  offro il mio popolo, io ti offro tutte le mie debolezze e ti offro tutta la mia  vita di peccatore.    Vieni Signor Gesù, accogliermi nel tuo Cuore con l’onnipotenza della tua misericordia.  Non ho più forza. Salvami nella mia miseria.  Lodato sii tu, Signor Gesù, tu che regni sulla Terra e nel Cielo,  per i secoli dei secoli.  Così  sia!

Messaggio del nostro Padre Celeste

Il Padre dice a tutti i suoi figli che tutto il sangue versato dagl’innocenti sarà riscattato dalla sua onnipotenza di giustizia e di amore puro.  Egli dice di accogliere  attraverso il Cuore Accogliente di suo Figlio Gesù, l’ onnipotenza di luce che scaccia le tenebre. 

       «  Immaginate tutte le forze che i miei figli riceveranno quando il Cuore d’Accoglienza di Gesù sarà conosciuto e pregato su tutta la Terra. Figli miei, formate gruppi di preghiera del Cuor d’Accoglienza di mio Figlio.  Capite che ognuno dei vostri gruppi di preghiera sarà come un canale per lasciare passare le onnipotenti grazie della luce che scaccia le tenebre e le onnipotenti grazie dello Spirito Santo, di liberazione, di guarigione e di miracolo.  »  
Così sia!

Marzo 1999

Micheline Boisvert

Cristo a noi vicino

 


Visite al SS.mo Sacramento

e a Maria SS.ma


A GESÙ

Dove è il vostro tesoro, la sarà anche il vostro cuore (Lc 12,34).

Dice Gesù Cristo che dove si ripone il proprio tesoro, là si ripongono anche i propri affetti. I Santi che non hanno amato e non amano altro tesoro che Gesù Cristo, ripongono tutto il loro amore nel santissimo Sacramento.

Amatissimo Gesù, che per l'amore che mi porti sei presente notte e giorno in questo tabernacolo, volgi verso di te, ti prego, il mio cuore: non pensi ad altro che a te, non ami, non cerchi, non speri che te. Fa' questo, per i meriti della tua passione: è questa la mia speranza.

Mio Salvatore, con quanta tenera sollecitudine cerchi l'amore delle anime! Eterno Verbo, non ti bastò farti uomo e morire per noi; ci donasti questo Sacramento perché ci fosse guida, nutrimento, anticipazione del paradiso.

Ci appari neonato in una stalla, subito ferocemente perseguitato, povero nella casa di Nazaret, impegnato nel lavoro manuale, evangelizzatore del Regno, condannato sopra la croce, pane sopra l'altare. Che cosa occorre di più per farti amare? O amore infinito, quando potrò corrispondere degnamente a tanta amorosa sollecitudine e vivere soltanto nell'impegno di riamarti? Te lo prometto, o Signore: d'ora in avanti l'anima mia vivrà solo per amarti, si scioglierà d'amore al ricordo del tuo amore, arderà di desiderio al solo pensiero di un presepe, di una croce, dei santissimo Sacramento, o Gesù, che tanto soffristi per me.

Signore, prima di morire che cosa farò per te?


A MARIA

Come un olivo maestoso nella pianura (Sir 24, 14).

Io sono l'ulivo da cui esce sempre l'olio di misericordia - dice Maria -. Sto nella pianura perché tutti mi vedano e a me ricorrano.

Facciamo nostra l'invocazione di san Bernardo: Ricorda, madre pietosissima, che non si è mai udito che uno abbia invocato il tuo aiuto e sia rimasto abbandonato. Non vorrei essere io questo sventurato.

O Maria, fammi la grazia di ricorrere sempre a te.

S.Alfonso Maria de' Liguori


Perché Gerusalemme si sta preparando per la seconda venuta di GESÙ CRISTO?


 

Voglio tutto quello che vuole Gesù, costi quel che costi

 


Madre M. Pierina De Micheli Apostola del Volto Santo


Ave Maria!

21 - Riprendo a scrivere per ubbidire. Quante lotte in questo tempo! Che Gesù non sia offeso, che le anime si salvino, e poi tutto!... La notte del 6 al 7 fu spaventosa. Il nemico mi batté tanto forte, da non poterne più, mi gettò dal letto, mi soffocava suggerendomi bestemmie...

Fece tanto rumore che qualche suora si accorse della cosa... Fui terribilmente tentata di disperazione... Non è possibile dare un'idea di quanto passò in me... Ma Gesù, venne in aiuto. Al mattino venne il Padre, mi portò la pace e mi diede la S. Comunione!

Il nemico ebbe tanta rabbia e mi giurò si sarebbe vendicato, e mi avrebbe fatto vedere che non aveva paura del Padre. Una sera, credo la sera del 9 al 10 mettendomi in ginocchio vicino al letto per recitare alcune preghiere suggeritemi dal Padre, per ottenere notte tranquilla, fui assalita e buttata a terra, ma ecco S. Silvestro, che scaccia con un gesto il nemico, poi mi dice: Va a letto e riposa, ti curo io; e dicendogli io che dovevo recitare cinque Ave Maria, le recitammo insieme, poi Gli presi la Mano, la baciai tre volte, rinnovando i voti, e avuta la Sua benedizione, disparve, lasciandomi in cuore il Paradiso. Riposai, cosa insolita fino alle cinque senza svegliarmi. Confidenza illimitata. La notte dal 14 al 15, fu un disastro. Fece tanto rumore, che mise sossopra tutta la Comunità. Prima mi tenne come legata nel letto e presentandosi in modo spaventoso, voleva bestemmiassi, mi forzava a giurare di non parlare più al Padre, poi mi incitava a togliermi la vita. Guai se non ci fosse l'aiuto divino, sia pur nascosto!... poi incominciò a far girare il letto in tutti i modi, mise sossopra tutta la camera, rovesciò parecchie scatole di medaglie del Santo Volto e dava dei colpi forti, impressionanti... O Gesù non permettere abbia venir disturbata la Comunità, batti pure, ma che ci sia silenzio intorno a me... Questo brutto ceffo mi disturba anche col telefono, atteggiandosi a Padre... quanto sono miserabile, mio Dio!... come è facile riconoscermi tale! Se non confidassi in Dio e nella Sua Misericordia, guai!

20 -Alleluia! Desolazione, abbandono, isolamento. Mi sento priva di fede, mi pare di cadere in un vuoto spaventoso. Maria aiuta la mia debolezza! Vivere di fede, sentendosi privi... Coraggio anima mia!

21 - Se l'ubbidienza non mi avesse imposto di comunicarmi, anche oggi sarei senza Gesù, ma il nemico l'ho vinto ubbidendo... Quanta forza trova l'anima mia nell'ubbidienza!

Mi pare che Gesù non voglia altro da me, in questi tempi, che l'amorosa sottomissione a Chi tiene il Suo posto. Costi quello che costi, Gesù deve essere contento della Sua Suor Pierina.

22 - Ascensione di N.S. Ho una sofferenza interiore che mi opprime. Non posso esprimere quello che passa in me! Maria aiutami! non permettere abbia a cedere alla sfiducia! Gesù, credo che mi ami, credo!... S. Silvestro prega per me! ...

23 - Anniversario della mia Professione. Senza Gesù! Sono priva di speranza. L'anima mia è così piagata, e l'ira di Dio pare schiacciarmi. Confessarmi? se non torna il Padre, dove andrò? Lasciare Gesù? Chi mi dà forza per lottare? e l'ubbidienza? Ma perché Gesù mi chiede il contrario? Non ne posso più. Ma io non voglio disgustare Gesù... eppure... Oggi ho dato un rimprovero di primo impulso... perdono Gesù. Vigilerò sull'irascibilità che in questi giorni mi opprime. Calma, anima mia!

24 - Sono nel buio completo... ma risoluta ad ubbidire al Padre... è Gesù che parla. Credo tutto e lotto per rinunciare a tutto quanto è contrario all'ubbidienza.

Come mi si presenta triste la vita oggi. Perché? Se cercassi il Signore, mi pare non dovrebbe essere così!

25 - Giorno di ritiro - Ho incominciato il giorno in burrasca... Gesù per mezzo del Padre mi ha ridato la calma e nuova forza per camminare nel Volere di Dio... Sfruttare pienamente tutti i mezzi per mostrare a Gesù il mio amore! Servire il Signore nel dolore, è amore vero, puro... Se in Paradiso si potesse soffrire, ciò sarebbe per non poter più dare questa prova d'amore. In questi ultimi giorni del mese di Maria, chiederò incessantemente la grazia di vivere di fede, di abbandono, di ubbidienza...

30 - Gli assalti del nemico sono violenti... Questa mattina dopo la Comunione ebbi un po' di luce, Gesù mi fece capire che le mie lotte, strappano le anime al demonio... coraggio anima mia... per il trionfo del S. Volto, la gloria di Dio, la salvezza delle anime.

31 - Ultimo giorno del bel mese di Maria! che ho fatto?... La Volontà di Dio!... come sono turbata, non ne posso più. Maria aiutami! S. Silvestro dove sei?

Maggio 1941

«Sappi, figlia Mia, che con un atto di obbedienza Mi dai maggior gloria che con lunghe preghiere e penitenze».

 


2.1.1937. Oggi è venerdì. La mia anima è in un mare di sofferenze. I peccatori mi hanno tolto tutto; ma va bene così, ho dato tutto per loro, affinché conoscano che Tu sei buono ed infinitamente misericordioso. Io in ogni caso Ti sarò fedele sia sotto l'arcobaleno che sotto la tempesta. Oggi il medico ha deciso che non debbo andare alla santa Messa, ma solo alla santa Comunione. Desideravo ardentemente assistere alla santa Messa, ma il confessore d'accordo col medico mi ha detto di obbedire. «E volontà di Dio che lei guarisca; non le è permesso, sorella, mortificarsi in nulla; sia ubbidiente e Dio la ricompenserà ». Sentivo che quelle parole del confessore erano parole di Gesù e sebbene mi dispiacesse tralasciare la santa Messa, poiché Dio mi concedeva la grazia di poter vedere il Bambino Gesù, ubbidii poiché antepongo l'obbedienza ad ogni altra cosa. Mi immersi nella preghiera e feci la penitenza. Improvvisamente vidi il Signore che mi disse: «Sappi, figlia Mia, che con un atto di obbedienza Mi dai maggior gloria che con lunghe preghiere e penitenze». Come è bello vivere nell'obbedienza, vivere nella consapevolezza che tutto quello che faccio è gradito al Signore. 

Santa Sr. Faustina Kowalska 


«Egli si è allontanato da Me, perciò anch’Io mi sono allontanato da lui.»

 


Durante un funerale nel 1895

Quando Barbara, un giorno, si imbatté per caso in un funerale e non riuscì ad attraversare la strada a causa della folla, entrò nella cattedrale e, con le braccia aperte, recitò la preghiera delle Cinque Piaghe per il defunto. Già durante il secondo Padre Nostro udì la voce di Gesù:

Gesù:

«Egli si è allontanato da Me, perciò anch’Io mi sono allontanato da lui.»

Poiché ormai credeva che fosse perduto, pregò con ancora maggiore fervore, al che il Signore disse:

Gesù:

«Domani ne saprai di più.»

Il giorno seguente disse:

Gesù:

«Ero così adirato contro di lui che la Mia giustizia non riusciva, per così dire, a vincere se stessa per salvarlo, se non fosse stato per le anime altruiste che si sono poste tra lui e la Mia giustizia.

Quella è una di quelle anime che avete salvato con la vostra preghiera notturna; ma lui è condannato a rimanere nel Purgatorio fino al Giorno del Giudizio nel Purgatorio, e precisamente nelle profondità più remote, dove le preghiere della Chiesa non lo raggiungono. Ovunque nel mondo un’ anima altruista si frapponga tra la Mia giustizia e il peccatore, lì Io sono disarmato e devo, per amor suo, salvare il peccatore.»

Si trattava di un signore che aveva ostinatamente respinto l’assistenza del sacerdote, ma al quale una francescana, all’ultimo momento, aveva recitato un atto di contrizione che egli aveva ripetuto. Sua moglie aveva persino respinto il vescovo.

Barbara Weigand


LA VERGINITA' DI MARIA

 


OGGI LA CONFUTAZIONE DEGLI ERRORI E DEI DUBBI 


1. L'INSEGNAMENTO DEL MAGISTERO ECCLESIASTICO 

(attraverso l'antichissima "Regola della Fede", attraverso i vari "simboli della fede", attraverso i Concili Ecumenici, attraverso l'insegnamento dei Papi e attraverso le testimonianze della Sacra Liturgia). 

1) La "Regola della fede" e il concepimento verginale. L'esistenza di una "Regola della fede" è testimoniata fin dall'inizio del secolo II. È infatti questa "Regola della fede" che S. Ignazio d'Antiochia (+107 - 110) opponeva ai Doceti allorché enunziava "in formole già stereotipate e fissate dall'uso liturgico" (cfr. CAMELOT TH., O.P., in Ignace d'Antiochie, Lettres, ed. "Sources Chrétiennes", 10, 27; cfr. p. 118, n. 2), la generazione verginale, la morte e la resurrezione di Cristo: "Nostro Signore - diceva nella lettera agli Smirnesi (1, 2) - è veramente della stirpe di David secondo la carne, figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, veramente nato da una vergine". Si tratta, in forza del contesto, di una verità di fede, di una verità cioè della quale i cristiani dovevano essere "fermamente convinti". Parlando poi contro gli stessi Doceti, e asserendo che Dio è nato "veramente" (ossia, corporalmente, non già apparentemente) "da una vergine", S. Ignazio parla, evidentemente, di una verginità corporale (cfr. JOUASSARD G., Marie à travers la patristique, in Maria del P. H. Manoir, I, Paris 1949, 73, n. 6). 

Secondo S. IRENEO (+ 202 c.) la fede della Chiesa universale, ricevuta dagli Apostoli e dai loro discepoli, aveva per oggetto, in modo particolare, "la generazione di Cristo dalla (ek) vergine", nonché la sua passione, la sua risurrezione, la sua ascensione e la sua parusia (Her. 1, 10, s.; ed. Harvey, I, p. 91). Ed aggiunge immediatamente: "Avendo ricevuto questo Kerigma e questa fede, come noi abbiamo già detto, la Chiesa, quantunque sparsa in tutto il mondo, lo custodisce con cura, come se essa non avesse che una sola dimora; ed ella vi crede come se non avesse che un'anima sola e un cuor solo, ella la predica unanimemente, la insegna e la trasmette, come se essa non avesse che una sola bocca" (Her. 1, 10, 2; ed. Harvey, I, 92). Per S. Ireneo, una tale verità è da aversi "come regola della fede, da credersi da tutti" (5). 

Altrettanto ripete TERTULLIANO (+222-223 c.) appellandosi anche lui alla "Regola della fede": "La regola di fede - dice - è del tutto una, sola, immutabile e irreformabile: è necessario credere in un Dio unico onnipotente, creatore del mondo, e nel suo figlio Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, crocifisso sotto Ponzio Filato, risuscitato dai morti il terzo giorno, ricevuto nei cieli, assise ora alla destra del Padre, e che verrà a giudicare i vivi e i morti per la risurrezione della carne" (De virg. vel., 1,3; C.S.E.L. 2, p. 1209). Tertulliano sottolinea la continuità di questa "Regola della fede"; essa viene da Cristo, ed "ha iniziato il suo corso fin dal principio del Vangelo" (De praescript. haer., 13, 3: C.S.E.L. 1, p. 197). 

2) I "Simboli della fede" propriamente detti sono sorti un po' più tardi della "Regola della fede". Il concepimento verginale viene ricordato nel Simbolo Apostolico, sia nella forma occidentale (tanto in quella antica che in quella più recente) sia nella forma orientale, nel Simbolo di Epifanio (la formola più lunga). 

La più antica formola di "Simbolo Apostolico" può farsi risalire agli ultimi decenni del secolo II, o agli inizi del secolo III. Tale è il Simbolo Apostolico secondo la forma occidentale più antica (detta "Romana") in cui si dice: "Credo... in Gesù Cristo... nato da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo" (cfr. DENZINGER, 2). 

Nel Simbolo di Epifania, secondo la forma più lunga (del sec. IV) si dice: "Crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito... il quale per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e s'incarnò, cioè, perfettamente generato da Maria sempre Vergine per opera dello Spirito Santo, si è fatto uomo" (Denzinger, 13). Questa formula di Epifanio va più in là del concepimento verginale: enunzia la verginità perfetta. È un'esplicitazione della formula primitiva "nato dalla Vergine". Il termine "la Vergine", infatti, sembra indicare una verginità senza restrizioni, senza limiti di tempo. Era, evidentemente, una risposta a coloro che, pur ammettendo che Maria era stata vergine nel concepire Gesù (vergine "prima del parto") non lo sarebbe poi stata in seguito. 

Dalle testimonianze unanimi e costanti della "Regola della fede" e dei vari "Simboli della fede" si può legittimamente concludere che il concepimento verginale di Cristo da Maria, per opera dello Spirito Santo (non già per opera d'uomo) appartenga alla fede della Chiesa. Si tratta di una verginità fisica, corporale, come fisico, corporale fu il concepimento di Cristo; viene perciò esclusa qualsiasi interpretazione "morale" o "spirituale", ossia, l'idea di un dono supremo della grazia (di cui il concepimento verginale non sarebbe altro che un rivestimento poetico). Un tale significato non sarebbe "un'interpretazione", ma un'aperta negazione di quanto viene asserito dalla "Regola della Fede" e dai "Simboli della Fede". Non può perciò esser proposta neppure come ipotesi (a fortiori come tesi). 

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P. GABRIELE M. ROSCHINI O.S.M. 


400 ANNI DI SILENZIO: Cosa è successo tra l'Antico e il Nuovo Testamento?


 

CONSACRAZIONE AI TRE SIGNORI DEL CIELO E DELLA TERRA GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

 


(P. Lorenzo Coronel, Puebla Messico, 1724)


Amabilissimi, tenerissimi, beatissimi padroni e signori Gesù, Maria e Giuseppe, io (nome), umilmente sottomesso, dolcissimamente schiavo dei vostri amori, supplico le vostre eccellentissime Maestà di volermi ricevere per il più inutile, indegno e minore schiavo vostro.

E con tutto l'ardore prego che non permettiate che in alcun tempo mi faccia schiavo del demonio né delle mie passioni o appetiti, poiché mi sono consegnato come schiavo di così dolcissimi padroni e signori, e poiché gli schiavi (secondo diritto) non possiedono cosa propria, se non dei loro padroni, fin da oggi offro, dedico e consacro alle vostre dolcissime maestà l'anima, la vita e il cuore; pensieri, parole ed opere; potenze, sensi e desideri, perché come padroni e signori miei mi possediate tutto e tutto mi dominiate, dirigendo tutto ai maggiori gusti e amori del mio dolcissimo Gesù e in concomitanza dei suoi tenerissimi genitori, padroni e signori miei, alle cui Maestà, in ossequio di schiavitù, offro e prometto di recitare tutti i giorni questa consacrazione come gustosissima paga di schiavo con i suoi amatissimi e tenerissimi padroni e signori. Amen.


Premessa del Padre 33 - Parte 3, Messagio di Giovanni

 


Il 12.04.2023 nel luogo Santo


Messaggio di Giovanni

Figlia Mia. Io, il tuo Giovanni, oggi sono venuto per dire, mostrare, riferire a te e ai figli del tempo finale quanto segue:

Figlia Mia. Il vostro mondo così come lo conoscete passerà. L’anticristo porterà molta distruzione, sofferenza e povertà e ci saranno grandi difficoltà ma non temete perché il Signore, Gesù Cristo è pronto per TUTTI i Suoi figli fedeli che LO amano autenticamente.

Figlia Mia. Il tempo “d’ attesa” vi appare lungo; Io, il tuo Giovanni, vi posso capire e comprendere molto bene, ma voi dovete sapere che è TUTTO molto vicino.

La vostra pazienza e il vostro perseverare sono duramente provati; infatti, solo un figlio che crede davvero e ha fiducia nel Signore resisterà.

Pregate molto dunque, amati figli del Signore, perché la vostra preghiera vi mantiene sempre forti e saldi nella fede nel Signore Gesù Cristo.

Non appena l’anticristo mostrerà il suo volto a TUTTA l’opinione pubblica cominceranno tempi duri.

Egli lavora ancora nel nascondimento e attua ciò che da molto tempo suo padre, il signore delle tenebre, ha intrapreso e pianificato attraverso i suoi gregari. Non temete, amati figli, perché i suoi progetti falliranno e si sfracelleranno come una barca che viene distrutta contro le scogliere da onde alte ed impetuose.

Così avverrà con la realizzazione dei progetti del diavolo e del suo anticristo, perché il Padre manderà onde impetuose sulla terra e la Sua mano devasterà e tutti quelli che non sono abbandonati nel Signore soccomberanno in queste impetuose onde, annientati dalla potenza della Sua mano punente. La terra tremerà, si aprirà e parti di essa si staccheranno e a causa di ciò ci saranno ulteriori tsunami e tutti i figli della terra devono temere, perché nessun figlio della terra, nessun “membro dell’élite”, nessun gregario, si potrà salvare dalle catastrofi che cominceranno quando il Padre interverrà. La misura della malvagità, infatti, ha superato il limite e LUI, che è Onnipotente, correrà in soccorsi dei Suoi veri figli mentre fermerà e ostacolerà quelli che non amano Suo Figlio, perché solo LUI il Padre stesso ha il potere sul cielo e sulla terra. Nessuno di quelli che pensano di essere di più di quello che sono, sarà preservato ma sentirà la Sua mano punente. Guai a chi non cade per tempo in ginocchio davanti a Suo Figlio Gesù Cristo, guai a chi non si è convertito per tempo. Guai a chi ha rifiutato e/o calpestato, sputato addosso a LUI, il suo Salvatore e Redentore, che è Suo Figlio Gesù Cristo: costui infatti percepirà l’ onnipotenza e la Giustizia del Padre perché la Misericordia passa e costui soffrirà per l’eternità perché non ha voluto cambiare, ma si e messo al di sopra del Padre, che lo ha creato con profondo e grandissimo amore ma che lui non ha ritrovato a causa del suo orgoglio, egoismo, tiepidezza... Figli sarà tremendo, quindi convertitevi prima che la Misericordia ceda il posto alla Giustizia. Amen.

Io, il vostro Giovanni, sono venuto per darvi questo messaggio. Prendetelo a cuore perché quando l’Avvertimento sarà giunto, sarà beato chi l’avrà accettato e guai invece a chi continuerà a dormire e a godere la propria “vita” sulla terra SENZA il Padre. Amen.

Figlia Mia. Comunica questo ai figli. È il secondo messaggio della terza parte del libro. Pubblica anche questo messaggio prima del resto. I figli devono risvegliarsi. Amen.

Il tuo Giovanni. Apostolo e “prediletto” di Gesù. Amen.

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Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Le negazioni di Adelaide escludono la autenticità delle apparizioni? 

Si è detto che se la Madonna fosse apparsa a Ghiaie non avrebbe  permesso che Adelaide negasse le apparizioni. 
Premesso che da quanto ho scritto appare che non si può  parlare di vera negazione, aggiungo che Dio lascia libera la  nostra volontà, e di solito non interviene con miracoli quando  questa si oppone alla sua. Dicendo ciò non mi riferisco ad Adelaide Roncalli, ma ad altri, le cui azioni, al di là delle intenzioni  che non mi è lecito giudicare, hanno reso estremamente complicata la questione Ghiaie. Dio non è intervenuto per impedire  tante altre ingiustizie: cito tra tutte la condanna al rogo di Giovanna d'Arco. 
Leggendo la storia del processo e della condanna della  santa, viene alla mente il "processo ufficioso e ufficiale" cui fu  sottoposta la bambina Adelaide Roncalli. Si capisce, non si  tratta di fare un parallelo. Almeno, oggi, nella Chiesa, non si usa  più condannare al rogo, come a quei tempi. Ma qualche punto in  comune c'è. Monsignor Cauchon era stato rettore dell'Università di Parigi, ed era considerato un buon vescovo. Giovanna  d'Arco fu catturata nel suo territorio, per cui la sua giurisdizione  era legittima e gli inglesi erano contenti di trovare lì un vescovo  onorato e sapiente che garantisse l'autorità del processo. Egli  era un esperto in procedure giuridiche. L'Università di Parigi  approvò il suo giudizio. 
La testimonianza di Giovanna d'Arco fu di una forza  geniale, si ammette oggi leggendo il suo processo. Ma, per i  suoi giudici, brillanti intellettuali, fu facile trarre da tutti questi  dialoghi, che era una bugiarda, un'eretica e una strega. 
La frequenza con cui il prof. don Luigi Cortesi dichiara  bugiarda la bambina Adelaide Roncalli nei suoi scritti, e il comportamento dei giudici teso a scoprire una "verità preconcetta" e  atto a suscitare nella bambina contraddizioni o l'apparenza di bugie, richiama quel lontano processo. 
Il successo di monsignor Cauchon sulla semplice Giovanna  d'Arco si è ripetuto ai danni della bambina Adelaide Roncalli. 
Se un giudizio ufficiale è mal motivato, un esperto è in  diritto di percepirlo e di cercare un mezzo per ristabilire la  verità. È quello che hanno fatto per Giovanna d'Arco degli  uomini di grande merito. Fu il domenicano Jean Bréhart che, in  particolare, lavorò per un processo di riabilitazione. 

Sappiamo che questo processo dichiarò finalmente la condanna "viziata di iniquità, di contraddizioni, di errori manifesti,  nulla, non valida, senza valore e senza autorità. (v. R. Laurentin, 
Ancora su Medjugorje, Ed. Queriniana, Brescia 1985, pp. 53-  56). 

Speriamo che sorga un altro Jean Bréhart capace e coraggioso, che lavori per una felice soluzione del problema Ghiaie. 

venerdì 13 marzo 2026

La purificazione dell’anima

 



La Creazione Spirituale - La Caduta di Lucifero e degli spiriti Primordiale


Tutti coloro che Mi seguono e che prendono anche la loro croce su di sé, per loro il cammino verso la Croce sarà anche di Benedizione. Tutti coloro che soffrono nell’arrendevolezza nella Mia Volontà, saranno veri seguaci di Gesù. La vostra anima ha ancora bisogno della purificazione, finché camminate sulla Terra, perché solo di rado un‘anima si è purificata nella sua esistenza su questa Terra da non aver più bisogno di nessuna sofferenza, solo di rado un oltremodo alto grado d’amore ha procurato la descoriazione di un’anima che possa entrare come vero figli di Dio nel Regno di Luce e Beatitudine. Le viene sempre ancora caricato una misura di sofferenze che l’aiuta all’ultimo perfezionamento, affinché siano dissolte tutte le scorie e la Mia Luce d’Amore possa compenetrare l’anima in tutta la pienezza. E vi darò anche sempre la necessaria Forza di portare la vostra croce, oppure la prenderò sulle Mie Spalle per aiutarvi a portare, quando vi sembra troppo pesante, perché allora bastano solo intime richieste rivolte a Me e sentirete un notevole sollievo. Ma non dovete cercare di distogliere da voi ogni misura di sofferenze, perché allora anche la misura di Beatitudine nel Regno spirituale sarà minore. Ma Io sò che cosa siete in grado di portare ed in Verità, non vi carico nessun peso maggiore. Ricordate sempre che dimorate ancora nel regno il cui signore è il Mio avversario e questo lotterà per le vostre anime fino alla vostra morte e le sue tentazioni consistono prevalentemente ad indurvi, che vi ribelliate contro di Me, vuole sempre solo far scaturire in voi impazienza, malavoglia, agitazione, per mettere in voi in tali momenti dubbi del Mio Amore. Lui vuole che il vostro amore per Me diventi meno, e non dovete concedergli questo trionfo. Dovete essere dediti a Me nell’amore e sapere che anche per questa sofferenza è determinante il Mio Amore, che vi vorrebbe preparare maggiore Beatitudine e perciò la vostra anima deve diventare sempre più perfetta, per cui contribuisce anche qualsiasi sofferenza portata nella rassegnazione. Perciò ho detto le Parole: “Chi Mi vuole seguire, prenda su di sé la sua croce.... “ Si devono spiritualizzare tutte le sostanze della vostra anima, nella vostra anima non deve rimanere attaccato nulla di ciò che appartiene ancora alla Terra, di cui fanno parte anche gli istinti e passioni dal tempo antecedente, che avete portate con voi nell’esistenza terrena come uomo. E sovente dovete lottare molto a lungo finché non li avete superati. Ed a questo contribuisce ogni sofferenza corporea. La vostra anima si cristallizza e scioglie tutte le scorie che impediscono una penetrazione dei Raggi della Mia Luce d’Amore o diminuiscono la sua Forza. Ma il Mio Raggio d’Amore significa per voi Beatitudine, significa una vera Vita che dura in eterno. Lasciate allora tranquillamente morire il vostro corpo e non disturbatevi, quando dovete portare sofferenza, ma sappiate che abbandonate più gioiosi il vostro corpo terreno, quando è venuta l’ora che Io ho posto per il vostro decesso da questa Terra. Ma sappiate anche che Io Stesso determino questa ora e che malgrado le vostre infermità e dolori potete vivere ancora a lungo, quando si tratta di condurre alla fine un compito che Io vi ho posto. E finché non è adempiuto questo compito, siete anche provvisti con la necessaria Forza e vi arrenderete sempre più silenziosi nella Mia Volontà e portate la vostra croce, perché Io Stesso cammino poi anche accanto a voi come Portatore della Croce ed il peso non vi sembra più così grave. Il legame con Me vi assicura anche il Mio costante apporto di Forza e la Mia Forza è davvero potente nel debole. Perché finché Io ho bisogno di voi, il corso della vostra vita è anche determinato dalla Mia Volontà e lo potrete sempre di nuovo constatare, che si dispone tutto in modo come serve per voi ed il vostro compito. Non avrete bisogno di provvedere da voi stessi a voi, perché Io provvedo a voi e sosterrò anche visibilmente la vostra missione e portarla a compimento. Perché non si tratta solo della vostra propria vita, ma si tratta della vita di innumerevoli uomini che devono giungere tramite voi alla vera Vita e che sono nella più grande miseria spirituale, se non vengono aiutati. Ma dato che un tale aiuto dev’essere sempre prestato liberamente e per amore per essere di successo, non rinuncerò nemmeno ai Miei collaboratori che hanno questa volontà di aiutare e lasciano agire Me Stesso tramite sé stessi. Ed anche se la loro sorte terrena sembra oltremodo difficile, l’anima avrà comunque la Forza e prenderà tutto rassegnata su di sé, perché con ciò aumenta costantemente in Forza spirituale e diventa anche vincitrice del suo corpo, perché anche questo potrà spiritualizzarsi nelle sue sostanze ed una volta l’anima riconoscerà, che anche la più grande sofferenza corporea è solo stata per la sua Benedizione. 

Amen

27. gennaio 1963

IL MISTERO DELLA NOSTRA INTIMITÀ CON DIO

 


PERCHÉ CI VIENE PROPOSTO 

IL "MISTERO" 

DELL'INTIMITÀ DIVINA?


Perché tutta la nostra vita cristiana trae la sua grandezza e la sua fecondità soprannaturali dalla nostra fedeltà a tutte le volontà divine che ci riguardano.

Ora, per seguire la volontà di Dio, per rispondervi con tutto il nostro amore, per eseguire ciò che essa richiede dal nostro coraggio, per adottare soprattutto il suo modo di vedere, è necessario avere intimità con Lui. Non c'è alternativa. Tale è la legge essenziale di una vita cristiana.

Ecco ciò che è necessario comprendere bene. Per questo, è necessario guardare a Cristo. Quando gli fu necessario definire la sua vita, caratterizzarla davanti agli occhi del suo Padre, che cosa disse? "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera" (Giovanni 4,34). Prestate attenzione alla parola di cui si servì: "mio cibo" è piena di significato e analizzandola scopriremo la sua ricchezza.


Le qualità di un vero alimento. 

Affinché un alimento sia "nutritivo", capace di sostenere una vita, permetterle di affrontare le sue esigenze, svilupparla, che cosa è necessario? Deve soddisfare due condizioni.

In primo luogo, deve essere appropriato all'organismo che lo assorbe, il che significa che deve essere in stato di simpatia con esso. Altrimenti, l'organismo contrariato lo rigetterà come indigesto, non ne trarrà alcun beneficio. Non scegliamo con cura i nostri alimenti perché sappiamo che tale alimento, per quanto eccellente possa essere di per sé, non ci conviene, ma perché esiste in noi una causa segreta che lo rende dannoso? Diciamo ugualmente che deve essere "assimilabile", poiché avrà la possibilità di penetrare nel nostro sangue per rigenerarlo e fortificarlo.

In secondo luogo, è necessario che questo alimento sia effettivamente assimilato dal lavoro dei succhi dell'organismo che agiranno su di esso e lo trasformeranno poco a poco in energia motrice. È grazie a questa magnifica elaborazione che l'occhio vede, che l'orecchio sente, che i muscoli possono muoversi, che il cuore batte, che l'organismo intero può dedicarsi alle attività che gli convengono. È in questo lavoro silenzioso, meravigliosamente adattato, che un organismo si ricostituisce, si rafforza, si sviluppa, trova la sua piena espansione. Non si è detto, con giusta ragione, che la salute di un essere e il suo equilibrio fisico significano, in ultima analisi, l'assimilazione perfetta degli alimenti che assorbe?

Trasportate queste constatazioni, di ordine fisico, a quelle delle nostre relazioni con Dio e avrete la piena luce che cerchiamo.


La volontà divina, alimento che sostiene la nostra vita spirituale

Dire che la volontà divina deve essere per noi "alimento" - come lo fu per Cristo, la cui intera vita manifestò il carattere di una fedeltà assoluta al Padre suo - significa affermare che ogni intervento di Dio nella nostra vita sarà l'alimento perfettamente adatto al nostro organismo soprannaturale, quello che nulla può sostituire nel momento in cui si produce.

È in questa affermazione così semplice che si trova il principio della vitalità spirituale.

Per dire la verità, non è facile accettarla. Senza la presenza della fede, proiettando tutta la sua luce e convincendoci fino all'evidenza, non avremo che esitazioni, per non dire ripugnanze, nell'ammettere tale asserzione.

Molte volte, infatti, la volontà divina ci è sembrata dura, imbarazzante, incomprensibile. Un certo progetto messo a terra, un certo disegno mal riuscito, un certo rovescio inconcepibile. Perché Dio interviene in questo modo? È il mistero delle condotte provvidenziali di Dio.

Non c'è nulla di più oscuro, di più doloroso da accettare in certi momenti della nostra vita. Tuttavia, in mezzo a questa sconfitta della nostra ragione, che non vede che contrarietà inspiegabili o interventi ingiustificati, la fede si manifesta. Essa dice: "Tutto ciò che è appena accaduto non può che essere una manifestazione delle attenzioni paterne di Dio nei vostri riguardi. Credete: questa volontà, manifestata nell'avvenimento che vi stupisce, che vi squilibra, che vi farà soffrire nel vostro cuore, nella vostra anima, nel vostro corpo, Dio, la cui saggezza è infinita, ha considerato che proprio questo vi era necessario, che era l'alimento appropriato che vi conveniva. Vi è duro ascoltare questo linguaggio, perché non avete il punto di vista di Dio. Se pensaste come Lui, reagireste in altro modo. Un padre può dare a suo figlio un alimento che non gli conviene? Non mancherebbe alla legge del suo amore e sarebbe ancora degno di ricevere questo nome?"


Convincersene di questo è un lavoro che richiede molto fiato.

Spieghiamo.

È necessario molte volte una vita intera per comprendere questo.

Senza una grazia eminente di Dio, non vi arriveremo se non dopo molti tentativi, dubbi e rivolte segrete.

Se l'anima non è fortemente unita al suo Dio per un'intimità della quale essa vive e che la nutre giorno per giorno, come potrà superare tale shock e proseguire il suo cammino senza debolezza?

Questa è la ragione per cui tante anime si separano da Dio nel momento della prova o si deludono per le loro reazioni troppo umane.

Non avendo alcuna vera intimità con il Signore, è loro impossibile accettare i suoi punti di vista; si ribellano, lottano, si disperano e infine si separano da Lui.

Che tristezza.

Ma per l'anima che vive di Dio e che in Lui cerca rifugio, tutto procederà diversamente.

Senza dubbio, soffrirà, perché non è in suo potere sfuggire a questo aspetto doloroso dell'intervento divino.

Ma dirà, avendo piena certezza di non sbagliarsi: "Non capisco nulla; accetto, tuttavia, ciò che viene dalla mano di Dio. Non ne approfitterò per separarmi da Lui. Da chi andrei? Il Signore me lo ha dato, il Signore me lo ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore" (Giobbe 1,21).

Non comprendete quanto l'intimità divina si sia imposta come una necessità vitale?

Accettare le interferenze di Dio, conformarsi pienamente ad esse, realizzare ciò che Egli attende, tutto questo non è possibile se non quando il cuore appartiene a Dio e solo in Lui deposita il suo valore.


Una grazia da chiedere con umiltà

La prima e più grande grazia che dobbiamo chiedere al Signore, in ginocchio, è proprio questa: che le Sue volontà ci appaiano sempre adattate a ciò che ci conviene nei Suoi disegni provvidenziali, che siano "assimilabili", capaci di diventare fonti di vita.

Esse hanno tutto ciò che serve per realizzare questo obiettivo.

È in esse – possiamo comprenderlo! – che brilla l'amore che Dio ci concede. Egli sa presentare ai Suoi figli, al momento opportuno, ciò che ritiene necessario per loro per raggiungerlo.

Avremo sempre il diritto di dire a noi stessi: "In questo evento che mi colpisce, c'è Dio. Sento il Suo passaggio. Accetto ciò che Egli mi invia o chiede. Mi sosterrò di Lui. La Sua volontà è assimilabile. Essa ha tutto ciò che è necessario per sostenermi nel cammino".


Assimilare le volontà divine per viverne

Questo non è tutto. È necessario che questa volontà di Dio, effettivamente assimilata, diventi nostra attraverso una libera accettazione, e che noi ne partecipiamo con tutte le esigenze che comporta. È qui che inizia la nostra attività personale.

Finora abbiamo dovuto solo essere passivi e attendere il buon piacere divino. Ora si tratta di rispondere a un appello, si tratta di accettare nella nostra vita l'intervento divino, qualunque sia il nome che esso porti, e di trarne tutto il beneficio che racchiude.

È in questa reazione del nostro intero organismo spirituale, sostenuto dalla grazia, che consiste la santità. Essa non può essere altro che una corrispondenza spontanea, totale, alla volontà divina.

Spieghiamo: è di fronte al proprio comportamento di fronte agli eventi della vita che si potrà giudicare la qualità di un'anima e il grado di perfezione che essa ha raggiunto. Questo criterio è inappellabile.

Poste di fronte allo stesso evento, le anime reagiranno secondo il grado della loro intimità con Dio. Una di esse si lascerà travolgere dall'imprevisto di un fatto; un'altra reagirà solo debolmente e non ne trarrà alcun vantaggio; un'altra ancora utilizzerà l'evento come un trampolino per ascendere a Dio e dichiarargli il suo amore.

Perché questa diversità di atteggiamenti? Lo intuite: la diversa vitalità spirituale di queste anime spiega le loro reazioni opposte.

Nella vita fisica, solo un individuo sano, un essere che trae dal proprio alimento tutto ciò che esso gli fornisce, un essere che assimila, può reagire vigorosamente e produrre sforzi. Nella vita spirituale arriviamo alla stessa conclusione. Nulla si improvvisa.

È nell'intimità divina, e solo in essa, che andremo a cercare il segreto di partecipare a tutte le volontà divine e di conformarci ad esse senza malumore, senza dubitare di Dio e del suo amore, e soprattutto senza ribellione. È in essa che troveremo il segreto di un'accettazione senza riserve dei suoi interventi. Questo sarà il frutto della nostra paziente applicazione nel trovarlo e nel viverne.

Per condividere le volontà di Dio è necessario vivere nell'atmosfera di Dio. Nulla la sostituirà.


L'applicazione di una legge universale

È qui che troviamo una grande legge universale che si impone in tutti i domini dove la vita può espandersi: essa non appare e non si sviluppa se non vengono realizzate certe condizioni necessarie alla sua eclosione.

È ciò che chiamiamo il "clima favorevole", "l'atmosfera propizia".

E allo stesso modo che un bambino deve vivere nell'intimità dei suoi genitori se vuole essere il loro continuatore, rivestirsi dello spirito della sua famiglia per perpetuarlo e trasmetterlo a sua volta, così anche nella vita soprannaturale un'anima non permane sotto lo sguardo di Dio e non compie la sua volontà se non vive in contatto frequente con lui. È una necessità imperiosa che nulla può sostituire.


Conclusione

Concludiamo che tutta la vita spirituale che si sforza di essere "vera" cerca di sottomettersi sempre più perfettamente alla volontà divina. Essa sogna, come spinta da un bisogno insopprimibile, una reale intimità con il Signore. Non è possibile sfuggire a questa evidenza, che nasce dalla stessa natura della nostra vita cristiana. Ogni fedeltà a Dio si fonda su una vera intimità con Lui. Se così non fosse, quando Egli interverrà in modo imbarazzante – che è la sua condotta abituale – e ciò non corrisponderà ai nostri desideri e distruggerà le nostre speranze, non comprenderemo più nulla della sua azione e ci allontaneremo da Lui.

Quante anime, disorientate da una prova inaspettata o apparentemente superiore alle loro forze, hanno abbandonato Dio in un momento di ribellione! Non sono rimaste attente a Dio: sono diventate incapaci di percepire il motivo segreto della sua azione nelle loro vite. Chissà se non è la vostra storia quella qui narrata, voi che leggete queste righe? Non avete detto a voi stessi, scorrendole: "Mi ritrovo qui, mi riconosco, sento che il mio caso è descritto qui e sono coinvolto in esso"? Per favore, non diventate intolleranti. Non allontanatevi da Dio. Ritornate a Lui, soprattutto se avete avuto la disgrazia di abbandonarlo in un momento di incomprensione. Egli ha bisogno del vostro cuore, della vostra intimità, del vostro amore. Egli vuole confidarvi i suoi segreti. Possa realizzarsi pienamente in voi la parola della Sacra Scrittura: "Quando essi, nella loro angoscia, si convertirono al Signore, Dio d'Israele, e lo cercarono, Egli si lasciò trovare da loro" (2Cr 15,4).

Il "mistero" dell'intimità divina si propone a ciascuno di noi. Nella misura in cui cercheremo di vivere di esso, saremo giudicati fedeli nel cammino.

L.- J. CALLENS, O. P.