mercoledì 7 ottobre 2026

Scrisse 13 Lettere al Papa e Cambiò la Chiesa — La Storia di Santa Elena Guerra AI


 

Impressioni di Luisa dopo avere contemplato la gloria degli Angeli e dei Santi nel Cielo

 


Chi può dire, poi, le finezze d’amore che Gesù [146] faceva all’anima mia? Erano tali e tante che è impossibile descriverle, ma quel poco che ricordo cercherò di dirlo. Delle volte, trasportandomi con Sé, mi portava nel Paradiso, ed ivi ascoltavo i cantici dei beati, vedevo la Divinità, i diversi cori degli angeli, gli ordini dei santi, tutti immersi nella Divinità di Dio, assorbiti, immedesimati; mi pareva che intorno al trono ci fossero tante luci, come se fossero più risplendenti del sole, che a chiare note denotavano tutte le virtù e gli attributi di Dio. I beati, specchiandosi in una di queste luci, restavano rapiti, in modo che non giungevano a penetrare tutta l’immensità di quella luce, di modo che passavano ad una seconda luce, senza capire tutto a fondo la prima. Sicché i beati in Cielo non possono comprendere perfettamente Dio, perché è tanta l’immensità, la grandezza, la santità di Dio, che mente creata non può comprendere un Essere [147] increato. Ora, i beati, specchiandosi in queste luci, mi pareva che venissero a partecipare alle virtù di queste luci. Sicché l’anima in Cielo rassomiglia a Dio, con questa differenza: che Dio è quel Sole grandissimo e l’anima è un piccolo sole. 

Ma chi può dire tutto ciò che in quel beato soggiorno si apprende? Mentre l’anima si trova in questo carcere del corpo è impossibile; mentre nella mente si sente qualche cosa, le labbra non trovano vocaboli per potersi esprimere. Mi sembra come un bambino che incomincia a balbettare, che vorrebbe dire tante e tante cose, ma alla fine resta che non sa dire neppure una parola chiara. Perciò faccio punto, senza passare più oltre. 

Solo dirò che delle volte, mentre mi trovavo in quella Patria beata, passeggiavamo insieme con Gesù in mezzo ai cori degli angeli e dei santi e, siccome io ero novella sposa, tutti i beati si univano insieme per partecipare [148] alle gioie del nostro sposalizio. Mi pareva che dimenticassero i loro contenti, per occuparsi dei nostri, e Gesù mi mostrava ai santi dicendo loro: “Vedete quest’anima? È un trionfo del mio amore; il mio amore tutto ha superato in lei”. 

Altre volte, poi, mi faceva mettere al posto che a me toccava e mi diceva: “Ecco, qui è il tuo posto; nessuno te lo può togliere”; e delle volte giungevo a credere che non dovevo tornare più alla terra, ma in un semplice istante mi trovavo rinchiusa nel muro di questo corpo.


Non sono un Dio lontano, vivo tra voi.

 


Messaggio da Dio Padre a J.V.


Dio Padre parla,

Io sono un Dio vivente. Vivo tra di voi. Guido il Mio popolo secondo le necessità che sorgono in voi.

Contrariamente a quanto molti credono, non sono un Dio distante, seduto lontano sul Suo trono in Cielo, che non sa cosa accade ai Suoi figli sulla Terra. No, figli Miei, vivo tra di voi; anzi meglio, vivo in voi. Quando siete scesi sulla Terra, uniti alla vostra anima, al momento del vostro concepimento, il Mio Amore vi ha accompagnato e continua a farlo per tutta la vostra vita nella Mia Terza Persona, il Mio Spirito Santo d'Amore. Egli vive veramente in voi, vi guida, vi consiglia, vi conduce per il cammino della Salvezza, vi infonde i Miei Precetti. Egli è, in una parola, la vostra coscienza.

Egli vive in voi e vi conosce perfettamente e attende pazientemente che vi rendiate conto che c'è una vita soprannaturale e il più grande dei tesori dentro di voi, che sono i doni che dimorano in voi. Alcuni li percepiranno rapidamente; altri, molto più tardi.

Figli Miei, che meraviglioso tesore ho posto in ciascuno di voi! Voi cercate ricchezze terrene che sono NULLA rispetto al più grande dei tesori che ognuno custodisce nel proprio cuore.

Se ve ne rendeste conto, la gioia vi sommergerebbe e vivreste ringraziandomi per tutto il bene che vi ho dato, e Io sarei compiaciuto e vi darei di più.

Mio Figlio Gesù Cristo vi ha detto mentre era sulla Terra: "Cercate il Regno di Dio che è dentro di voi".

Voi cercate oro e pietre preziose della terra, combattete per esse, fate guerre tra nazioni solo per aumentare i vostri beni materiali eppure non notate il magnifico dono che custodite dentro di voi: avete Me, creatore dell'intero Universo, e voi, come Miei figli, avete anche il diritto di condividere TUTTI i Miei beni.

Perché cercare e combattere per i miseri beni della Terra quando attraverso Me siete già in possesso di TUTTI i beni dell'Universo?

Riconsiderate, figli Miei. Vi ho dato la Fede affinché poteste superare la prova dell'amore nella vostra missione sulla Terra. Questa Fede, se la cercate e la comprendete, vi darà Speranza nel vostro stato spirituale, che alla fine della vostra missione, Mi possederete completamente.

Anche ora, mentre siete sulla Terra, potete possedermi e vivere uniti a Me e rivendicare tutta la Mia creazione, in modo parziale. Dato che il vostro corpo è un peso che vi impedisce di elevarvi completamente fino a Me, la vostra anima, assegnata a servirmi di vostra libera volontà, può sperimentare pienamente le Mie grazie e i doni che Io, vostro Padre, vi concedo giorno per giorno.

Vivete allora, in profonda preghiera dal cuore affinché possiate trovarci e vivere questa vita soprannaturale, che è la Mia Vita.

Ho detto ai Miei discepoli: "Voi non siete di questo mondo" e il mondo non li ha compresi. Ciò significa che quando avrete veramente quella vita interiore, soprannaturale con Me, vivrete la Mia Vita e godrete dell'intero Universo, e allora, vi renderete conto di quanto siano piccoli la Terra e i suoi beni, e li paragonerete all'infinita immensità dei doni che vostro Padre e Creatore vi ha dato e che non avevate notato.

Cercatemi e vi assicuro che non vi deluderò. Io sono il vostro Dio, il vostro Padre che vi ama teneramente.

05 Giugno 1998


Il PREZIOSISSIMO SANGUE DI CRISTO - GLI APOSTOLI DEL SANGUE

 


GLI APOSTOLI DEL SANGUE


Erano i dodici. Ma in modo particolare lo furono i due più privilegiati del Collegio apostolico: Pietro e Giovanni. A questi si unì più tardi Paolo, che Gesù abbatté a terra e rese cieco alle porte di Damasco, affinché, in mezzo a quella luminosa cecità, intravedesse la scena e il mistero del Calvario. La teologia del Sangue non poté avere interpreti migliori, né maestri di maggiore autorità.

PIETRO, il capo, non vide Gesù nella sua sanguinosa agonia dell'Orto con i suoi occhi assonnati, ma lo vide pendente dalla Croce, sebbene da lontano. Per questo, poté chiamare se stesso: testimone delle sofferenze di Cristo (1 Pt 5,1). Ma dove forse egli ha compreso meglio il mistero fu quando, nel cortile della casa del Pontefice, guardò e vide di sfuggita quel volto triste di Gesù, ancora segnato dalle macchie del sudore sanguigno della notte, mentre cominciava a pesare sulla sua coscienza il delitto che aveva appena commesso, negando tre volte il suo Maestro. Gli venne in mente, in quel momento, il riferimento all'Agnello, che tre anni prima aveva ascoltato dalla bocca del Battista: Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1, 29). Pertanto, poteva togliere anche il suo peccato!

Cominciò, dunque, a piangere con quel pianto così amaro che terminerà solo con la sua vita. Per questo, scrivendo da Roma ai cristiani della dispersione, li saluta così: eletti secondo la prescienza di Dio Padre, e santificati dallo Spirito (Santo), per prestare obbedienza a Gesù Cristo e essere aspersi con il suo sangue

(1 Pt 1, 2). E più avanti li ammonisce: sapendo che foste riscattati dalla nostra vana maniera di vivere ricevuta dai vostri padri, non a prezzo di cose corruttibili, di argento o di oro, ma col prezioso sangue di Cristo, l'agnello senza difetto e senza macchia (1 Pt 1, 18-19). Che profonda emozione racchiudono queste parole!

GIOVANNI: il discepolo prediletto, che Gesù amava (Gv 21, 20), colui che contemplò dissanguato sulla Croce l'Agnello di Dio, che già gli aveva indicato con il dito il Battista, e colui che ricevette da molto vicino le prime schizzi del Sangue prezioso. Giovanni, nel suo Vangelo, nella sua prima Epistola e nell'Apocalisse, fa l'apologia del Sangue divino con accenti commoventi. È lui che descrive la scena dell'Ecce homo, e solo lui ci ha trasmesso il dato su quel colpo misterioso della lancia (Gv 19,34). Il vescovo di Ippona sottolinea lo studio dell'espressione dicendo l'evangelista: non colpì o ferì il fianco di Cristo, ma, disse, aprì – aperuit, “per indicare che fu aperta, di fatto, quella porta vitale da cui sgorgano i Sacramenti della Chiesa, senza i quali non è possibile entrare nella vera vita”. E, proprio lì, nella descrizione, si rivela il mistero!

L'Apostolo grida forte, scrivendo ai fedeli dell'Asia: Dio è luce... se camminiamo nella luce (della verità e della santità), come egli stesso è nella luce, abbiamo comunione reciproca, e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato (1 Gv 1,5-7). Ricordando forse il sangue del fianco, esclama: Chi è che vince il mondo, se non colui che crede che Gesù è il Figlio di Dio (e procede secondo questa fede)? Questo Gesù Cristo è colui che venne per mezzo dell'acqua e del sangue (1 Gv 5, 5-6).

Esattamente; sono il Sangue della Redenzione e l'acqua del Battesimo, che da quel Sangue trae origine e virtù purificatrice. Per questo, l'Apostolo afferma che il Sangue, insieme all'acqua e allo Spirito, che sono una sola cosa in Gesù, sono quelli che danno testimonianza della sua Divinità (1 Gv 5, 8). Nelle visioni dell'Apocalisse, San Giovanni invoca fin dall'inizio pace per i credenti; la pace di Gesù Cristo, che è il testimone fedele, il primogenito (il primo che risuscitò) tra i morti, il sovrano dei re della terra. Colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati col suo sangue, e ha fatto di noi un regno e sacerdoti per Dio e suo Padre (Ap 1, 5-6).

Verità stupende che si ritrovano nel canto nuovo che intonano gli anziani davanti all'Agnello! Degno sei di ricevere il libro e di aprirne i sigilli, perché fosti ucciso e riscattasti per Dio, con il tuo sangue, uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne facesti, per il nostro Dio, un regno e sacerdoti, e regnano sulla terra (Ap 5, 9-10), e quelli che lo hanno vinto (al drago infernale) col sangue dell'Agnello (Ap 12, 11).

Chi sono i santi? Quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le loro tuniche e le hanno imbiancate nel Sangue dell'Agnello (Ap 7,14).

In questo modo, la tragedia del Calvario, dominando la Storia umana, giunge al suo termine e ha la sua glorificazione nell'apoteosi dell'eternità.

L'APOSTOLO SAN PAOLO. Paolo di Tarso, il fariseo persecutore di Cristo e dei cristiani, una volta fulminato dalla grazia e direttamente illuminato dal Divino Maestro, si trasformò in un Apostolo instancabile e nel teologo del Sangue divino. Mentre San Giovanni scruta con il suo sguardo penetrante il futuro, San Paolo si volge a guardare il passato, per dimostrare come tutto l'Antico Testamento si risolva e si sublimi nel Nuovo. Ricorda agli Efesini e ai Colossesi l'immenso beneficio della predestinazione divina per diventare figli adottivi di Dio per mediazione di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà, per la glorificazione della sua grazia in laudem gloriae gratiae suae. Ed è per questa grazia, attraverso la quale noi veniamo accettati da Dio nel suo Figlio molto amato, nel quale abbiamo la Redenzione attraverso il suo Sangue e la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia (Ef 1, 5-7; Col 1, 13-14).  

Rivolgendosi agli Ebrei, San Paolo esalta la Persona e l'Opera di Gesù Cristo, che ha confermato i sacrifici della Legge Antica fondando il nuovo Patto, infinitamente più nobile e più santo: Cristo, venendo come pontefice dei beni futuri, passando attraverso un tabernacolo più eccellente e perfetto, non fatto da mano d'uomo, cioè non di questa creazione, e non con il sangue dei capri o dei vitelli, ma con il suo proprio sangue, entrò una sola volta nel santuario, ottenendoci una redenzione eterna (Eb 9, 11-12).  

Per questo, l'Apostolo si rallegra con quei suoi connazionali che già si sono avvicinati al Mediatore della Nuova Alleanza, Gesù, e all'aspersione del Sangue, che parla meglio di quello di Abele (Eb 12, 24). Li esorta con tutta tenerezza, dicendo loro: Avendo dunque, fratelli, in virtù del Sangue di Cristo, ferma fiducia di entrare nel santuario che Egli ci ha aperto come via nuova e vivente attraverso il velo, cioè della sua carne... avviciniamoci con cuore sincero, con fede perfetta, purificati i cuori da ogni coscienza cattiva (Eb 10,19-22).  

Con eloquenza simile espone la dottrina della giustificazione scrivendo ai Romani: Tutti hanno peccato e sono privati della gloria di Dio, e ora sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù, il quale Dio ha proposto come propiziazione mediante la fede nel suo Sangue, per la manifestazione della sua giustizia, per la tolleranza dei peccati passati (Rm 3, 23-25). Questo passo ci offre una sintesi stupenda del pensiero paolino e, attraverso di esso, del profondo mistero della giustificazione umana. La causa prima che opera è Dio. La causa seconda meritoria, è Gesù Cristo. Terza causa strumentale (come la chiamano i teologi), è il Sangue di Cristo. Ora, la giustificazione, che consiste precisamente nella remissione dei peccati per mezzo della grazia santificante, non si applica all'anima se non per mezzo della fede nel Sangue di Cristo: per fidem in sanguinem eius. Il fine supremo a cui mirano tutti i meriti della grazia è la manifestazione della giustizia divina: ad ostensionem iustitiae suae. Abbiamo, dunque, tutti i fattori e i termini che integrano la Redenzione e, alla luce di questo mistero, le meraviglie del preziosissimo sangue. Tutto quanto d'ora in poi diremo non sarà che una mera divulgazione di così elevati concetti.

CARDEAL  PIAZZA 


L’ordine originario della creazione, così come vi è stato donato da Dio Padre, prevarrà a beneficio di tutta l’umanità, ma non di quei pochi che si sono autoproclamati e che credono di avere il potere di controllarvi tutti per il proprio arricchimento.

 



Nostra Signora di Pontmain


Mio caro figlio,
Ancora una volta ti invito in Francia. Ora ti ho condotto qui, nel luogo in cui sono apparsa per la prima volta ai bambini nel 1871. Solo i bambini potevano vedermi e venire a conoscenza dei miei desideri per il mondo e, in particolare, per il popolo francese di allora.

Ora appaio nuovamente qui a Pontmain, poiché provo un grande dolore per il popolo francese, che non conosce più l’Amore che mio Figlio nutre per loro. Quanto mi addolora la Francia, poiché ho amato il popolo francese e l’ho sempre tenuto vicino al mio cuore. Lo amo ancora, ma esso non riconosce né il mio Amore né l’Amore di mio Figlio Gesù, il Redentore del mondo.

Quando giunsero i tempi che conducevano alla Fine dei Tempi nel mondo, fu proprio qui in Francia che apparvi a molti bambini e anche a molti adulti, sia uomini che donne. La mia missione e il mio cammino allora erano gli stessi di oggi. Figli miei! C’è molto che dovete sapere e imparare sul futuro del mondo.

La mia amata Francia è stata travolta dalla secolarizzazione del mondo, dalle cose materiali che vi danno grande conforto, ma solo per un istante. Ora vedo come vivono i miei figli e questo mi rattrista. Non conoscono il mio Amore per loro né l’Amore di Mio Figlio per loro. Le chiese stanno chiudendo o sono già chiuse in tutta la Francia e ora questo sta accadendo in tutto il mondo, dove le persone sono diventate materialiste e hanno perso le loro radici spirituali.

Ora, in tutto il mondo, il nuovo ordine mondiale sta prendendo il controllo degli affari di tutta l’umanità in ogni paese, ma, ahimè, le loro intenzioni non sono per il bene del popolo. L’ordine di cui parlano non è l’ordine di Dio Padre, né di Mio Figlio, il Redentore del mondo, né dello Spirito Santo.

Il piano del nuovo ordine mondiale è un inganno del maligno, che sta progettando di conquistare il mondo, ma non avrà successo. L’ordine originario della creazione, così come vi è stato donato da Dio Padre, prevarrà a beneficio di tutta l’umanità, ma non di quei pochi che si sono autoproclamati e che credono di avere il potere di controllarvi tutti per il proprio arricchimento.

Presto verrà il tempo in cui si verificherà un grande crollo nel mondo che colpirà molte delle vostre economie. Saranno tempi tristi e gravi per coloro tra voi che non hanno prestato ascolto ai miei messaggi.

Per coloro tra voi che vivono nella Luce di Mio Figlio, questi saranno tempi gloriosi e vi ritroverete davvero a gioire alla vista del Signore e Redentore, mentre gli altri tra voi languiranno nell’autocommiserazione e nel dubbio, perché tutto ciò che è stato importante per loro nelle loro vite materiali verrà loro tolto. Rimarranno soli con se stessi, in preda alla depressione, perché non avranno gli strumenti che vi sono stati dati da Mio Figlio e da me, vostra Madre Celeste, per attraversare il periodo più importante della storia dell’umanità.

Siete tutti qui oggi su questa terra perché avete un compito molto importante da svolgere per il Signore e Salvatore. È grazie alle vostre potenti preghiere in questi tempi che il mondo cambierà in meglio e che l’Era della Pace verrà inaugurata in tutto il mondo. I cambiamenti saranno operati da voi, gli Eletti, e non dai ministri del mio nemico, il maligno, che sta tentando di legare il mondo al materialismo e all’avidità, seminando dubbi riguardo alla promessa del Padre e del Figlio di un paradiso eterno in Cielo.

Sappiate dunque fin d’ora che è vicino il tempo in cui grandi cambiamenti avranno luogo sul pianeta. Sappiate che avete la grande responsabilità di tendere la mano ai vostri fratelli e alle vostre sorelle e di ricondurli tra le braccia di Mio Figlio, poiché è solo attraverso di Lui che avverranno grandi cambiamenti nel mondo, cambiamenti che inaugureranno l’Era della Pace.

Purtroppo, e con grande gravità, grandi guerre si profilano nuovamente all’orizzonte del futuro dell’umanità, poiché voi, come popolo, non avete ascoltato i miei avvertimenti e le parole di Mio Figlio.

Quando Egli camminò tra voi come Mio Figlio sulla faccia della terra, portò un messaggio d’amore da parte del Padre che non includeva mai un invito a imbracciare le armi contro i vostri fratelli e le vostre sorelle, poiché tutte le anime umane sulla faccia del pianeta sono vostri fratelli e sorelle.

Come mai continuate a radunare eserciti e a impugnare le armi contro i vostri vicini? Come mai invocate il nome di Dio per devastare il mondo con la violenza, la guerra e la barbarie delle pallottole e delle bombe? Mio Figlio vi ha mai detto di radunare eserciti per combattervi l’uno contro l’altro? Non vi ha forse chiesto di porgere l’altra guancia e di mostrare pace e amore gli uni verso gli altri? Come mai i vostri leader continuano a usare le grandi religioni del mondo per esercitare il proprio potere e il proprio controllo su di voi attraverso proiettili e bombe?

Vogliono che rispondiate al terrorismo con altro terrorismo. Questa non è la via del Signore. Il Signore, il Salvatore e Dio Padre non hanno mai previsto che combatteste gli uni contro gli altri. Dovete allontanarvi dai sedicenti leader di qualsiasi religione al mondo che vi dicono che la violenza è la via di Dio Padre o la via di Mio Figlio. Quante volte e in quanti modi devo dirvi che non ci devono più essere guerre nel mondo, altrimenti la fine dell’umanità sarà piuttosto amara e imminente?

Vi attendono grandi guerre se non porterete un cambiamento nel mondo. Ora sapete di avere il potere, attraverso la preghiera, di cambiare il mondo in meglio. Dovete allontanarvi dai leader che vi stanno trascinando sempre più nelle guerre. L’argomentazione secondo cui la violenza contro di voi e il terrorismo giustificano il vostro ricorso a una vostra forma di terrorismo deve cessare.

Agli occhi di Dio, non esiste terrorismo o guerra che sia diversa dall’altra. Tali termini non dovrebbero essere definiti attraverso lo sguardo dei leader materialisti e avidi tra voi che giustificano le proprie guerre.

Ogni forma di terrorismo e di guerra dovrebbe essere definita attraverso lo sguardo dei bambini. Poiché i bambini, nella loro innocenza, vedono le devastazioni causate dalla violenza e dalla guerra e desiderano porre fine a ogni guerra. I bambini del mondo sono infatti molto più vicini a Dio rispetto ai loro anziani, e i bambini sanno, con i loro occhi, che Dio vuole la fine di tutte le guerre.

La guerra è lo strumento del maligno per promuovere la fine del mondo, e i guerrieri sono tutti servitori delle tenebre e del maligno, poiché compiono l’opera di Satana nel portare grande rovina al mondo.

Ora sapete perché appaio così spesso ai bambini in ogni parte del mondo. Poiché i bambini hanno l’innocenza e il coraggio di riconoscere che il piano di Dio per l’umanità non ha mai previsto che l’uomo alzasse la mano contro il proprio prossimo o contro il proprio fratello. Non è forse giunto il momento che tutta l’umanità comprenda il piano di Dio e deponga le armi l’una contro l’altra?

Dovete farlo ora e porre fine a tutti i conflitti e a tutte le guerre. Se vi definite figli di Dio, dovete allontanarvi da qualsiasi leader che vi dica il contrario. E se tutto il popolo di Dio, in ogni grande religione, e tutte le persone timorate di Dio nel mondo che non professano una religione riconosciuta, si allontanassero dai leader guerrieri? Non rimarrebbe più nessuno a combattere le loro battaglie.

È giunto il momento che l’umanità torni all’Era della Pace. Non potrete mai inaugurare l’Era della Pace continuando i combattimenti e le guerre.

È giunto il momento di porre fine a tutte le guerre!

Vengo ora da voi come Notre Dame de Pontmain.

Trasmettete eternamente il mio amore al popolo francese e a tutti i popoli del mondo!

Pregate per la pace nel mondo e potrete realizzarla subito!

Ned Dougherty

1 Aprile 2006

CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE


AMMONIZIONI


IV. CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE


              1 Dice il Signore: «Non sono venuto per essere servito ma per servire». 2 Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi ai fratelli. 3 E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della loro anima.

S. Francesco d’Assisi


O Cristo, che doni la gioia

 


Nell'Eucaristia ti mostri a noi come Signore trionfante, proprio come un tempo sei apparso improvvisamente, risuscitato, in mezzo ai tuoi discepoli.

Fa' traboccare su di noi la gioia che hai portato agli uomini all'alba della tua risurrezione.

Questa gioia, contenuta in sovrabbondanza nella tua presenza eucaristica, diffondila nel mondo e falla sbocciare nei nostri cuori.

Poiché essa ha trionfato delle tristezze dell'agonia e della morte, fa che superi in noi ogni dolore, ogni angoscia, ogni malinconia

Poiché possiede una forza sovrana, irresistibile, fa' che rinnovi in noi, al di sopra di tutte le nostre debolezze, l'entusiasmo della tua vittoria.

Poiché è la festa dell'eternità già inaugurata nella tua presenza terrena, fa' che regni in noi senza fine, per condurci alla felicità dell'altra vita.

Rendici felici nonostante noi stessi, felici, nonostante i nostri disinganni e le nostre stanchezze, o piuttosto felici per causa loro, poiché son proprio essi che permettono alla tua gioia di sostituirsi alla nostra.

Rendici felici di guardarti, felici di possederti, felici di rimanere accanto a te.

Rendici felici del tuo trionfo, felici del tuo amore, felici molto semplicemente della tua presenza.

 

Io sono il solo, unico vero Dio!

 


Sono Gabriele.

Myriam e Lilly, avrete amore.

Come i fiori del campo nulla vi mancherà, come gigli candidi sarete nelle mani del Signore Gesù Cristo.

Egli vi annuncia che carità e amore sono il frutto della Sua gloria.

Dio non abbandona mai i Suoi figli: sarete amate e sarete in carità e amore, il Signore Gesù Cristo sarà con voi che sarete le sue ancelle, e servirete il Signore Iddio Gesù Cristo con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte voi stesse, nel corpo e nell’anima.

Sarete come Lui vi vuole, ardenti di amore e di carità per il prossimo. Egli è Colui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco, Colui che vi forgerà a sua immagine e somiglianza, Egli è Colui che regnerà come aveva promesso.

Gesù è il Re dei re, il solo, l’unico, il vero Dio d’amore, il Cristo Gesù, il Crocifisso. Vuoi tu credere che il Crocifisso è il tuo Dio?

“Sì!”.

Allora, il Cristo, il Crocifisso, Amore infinito, regnerà per l’eternità con amore. Io sono il solo, unico vero Dio!

Sono Gabriele, come Angelo del Signore Gesù vengo a voi e vi guiderò per Suo comando all’amore del Padre celeste che è nei Cieli. Sono con voi per Suo ordine e Suo amore infinito.

Siate caritatevoli nell’amore di Gesù Cristo. Lui presto sarà di ritorno sulla Terra e sarà pace e amore infinito com’è su nel Cielo! Cielo e Terra si uniranno all’unisono, in amore, e sempre solo amore sarà.

Nulla vi mancherà, nulla vi nuocerà nel cammino che porta al Cielo, perché Lui è l’unico e vero Dio d’amore, Padre e Creatore dell’Universo e vi amerà per l’eternità.

Siate sempre con amore e carità. Vi benedico dal Cielo in nome di Dio Padre Onnipotente, il Re dei re, il Cristo Crocifisso.

Gabriele.

29 gennaio 2003

Luce fra genti siate.

 


Sei la Mia ancella, Io ti scelsi quando non avevi nulla.

Sarete con Me voi che amate veramente; sarete le radici della Mia gioia infinita, voi che dovete amare, siate salde nell’amore che vi chiederò, ancora un poco e Io vi chiederò.

Luce fra le genti siate. Come Io vi voglio dovrete brillare nell’amore del Padre Divino. Come leoni sarete forti, sarete lampade ad illuminare le genti, occhi per vedere dove andare; sarete come fiori del campo, la vostra bellezza per amare, la vostra purezza per chiamare.

La carità e l’amore non vi mancheranno perché sarò con voi nel cammino e sarete lucciole! Sì! Amore sarete, lucciole, quelle che si fanno vedere nel buio, nel buio brillerete come al mattino. Sì! Sarete come vuole il Signore Iddio.

Sarete con Me fino alla fine dei tempi, il Mio Spirito sarà con voi e sarete illuminate su tutto, il tempo è ormai alle porte, presto, molto presto, non passeranno anni, non passeranno mesi che Io non sia tra voi; sarò con voi prima che voi sappiate che sono con voi. Io sono con voi e voi siete con Me. Gesù vi dice: Io sono con voi e voi non ve ne accorgete, come gli Apostoli che vissero con Gesù e non se ne resero conto fino alla fine della Sua vita terrena. Dopo, quando Egli si presentò in spirito e carne, Risorto, allora credettero.

Voi, cosa aspettate a credere? Lui tornerà e si manifesterà in Spirito e Carne, ma voi già Lo conoscete come Spirito e vi manderà alla Sua missione perché avvenga quello che Lui vuole.

Quando tornerà sulla Terra in forma umana sarete prese dalla Sua visione. Sarete meritevoli di ciò che Lui chiede, perché vi metterà in condizioni di merito e sarete nel Suo amore sempre, non abbiate mai dubbi!

Myriam e Lilly, ora andate alla marcia della pace nel mondo, Dio è sempre con voi, amatevi sempre come Lui vi ama, il resto verrà da sé.

Vi benedico nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo, andate nella pace del Signore.  

 Ciao, Gabriele.

26 gennaio 2003

Colle del Buon Pastore

Quali sono i contenuti mancanti del Terzo Segreto?

 


Il Mistero dell’Iniquità


Si negano i dogmi!

Forse questo spiegherebbe perché ci troviamo di fronte alla  negazione dei dogmi. Prendiamo il Sillabo degli Errori di Papa Pio IX, che  consiste in una condanna solenne e definitiva. Leggiamone il paragrafo  6; esso è conforme ai criteri stabiliti nel Codice di Diritto Canonico del  1983 per un pronunciamento infallibile che non sia esattamente solenne  come una definizione dogmatica, ma sufficientemente tale e abbastanza  definitivo da avere una nota teologica d’infallibilità. In questo paragrafo  possiamo leggere la condanna nei confronti della dottrina della libertà  religiosa, e la descrizione che ne viene fatta coincide quasi parola per  parola col testo che venne promulgato dal Concilio Vaticano Secondo  come verità. Si tratta di un’inversione radicale della dottrina! Eppure  ci è stato ripetuto più e più volte, che nel Concilio Vaticano Secondo  non v’è nulla che contraddica il dogma, non v’è nulla che contraddica  la dottrina della Fede, ma che tutto deve essere interpretato secondo la  tradizione. 

È come prendere le 95 tesi di Lutero e dire: “non c’è alcuna eresia,  qui, ma dobbiamo interpretarle secondo la tradizione”. Si tratta di un’affermazione assurda. Non voglio inoltrarmi troppo nell’argomento,  tuttavia, perché ne ho già parlato approfonditamente nel mio libro The  Suicide of Altering the Faith in the Liturgy [“Il suicidio nell’alterare la  Fede nella Liturgia”], dove ho esaminato la storia della Chiesa e spiegato  come la Tradizione e le Sacre Scritture siano del tutto incompatibili  con l’insegnamento della libertà religiosa e dell’ecumenismo portato  avanti dal Vaticano II. Abbiamo quindi sia la condanna del Vangelo  sia quella della Tradizione, nonché quella – fortissima – contro  l’ecumenismo, fatta da Papa Pio XI nella sua lettera enciclica Mortalium  animos. In essa, Papa Pio XI affermava che l’errore dell’ecumenismo  è talmente pericoloso che potrebbe distruggere la Chiesa dalle sue  stesse fondamenta. Tuttavia, sin dal Vaticano II, ci è stato detto che la  Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo, per  salvaguardare l’unità. Si tratta proprio del disorientamento diabolico di  cui parla il Terzo Segreto di Fatima. 


Il disorientamento diabolico, ad ogni livello 

 Suor Lucia disse che il disorientamento diabolico avrebbe colpito la  gerarchia della nostra Chiesa a tutti i suoi livelli, anche i più alti. Basta  prendere la lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II, Ut unum sint,  e vedremo chiaramente come questo disorientamento abbia colpito la  gerarchia ai livelli più alti, persino il Vicario di Cristo in terra, Papa  Giovanni Paolo II. È stato Papa Wojtila, infatti, ad aver dichiarato che  la Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo.  Il problema, purtroppo, è che l’ecumenismo è in realtà la minaccia  più grande per la Chiesa: è stato creato dai nemici più feroci e mortali  della Chiesa, proprio con lo scopo di distruggerla. L’ecumenismo è il  più grande ostacolo all’unità, tuttavia ci viene detto che dobbiamo promuoverlo proprio per la salvaguardia dell’unità! 


Il fondamento Divino per l’Unità

 Per comprendere quanto sia assurda l’idea che l’ecumenismo possa  favorire l’unità, dobbiamo solo considerare quali sono i vincoli d’unione,  cioè in che cosa consiste realmente quest’unità. Esistono tre vincoli  d’unità: quello della Fede, quello dei Sacramenti e quello del Governo  Ecclesiastico. Secondo la formula di San Paolo: “Un solo Signore, una  sola Fede, un solo Battesimo”. (Ef. 4:5)

 Esiste un’unica Fede, quella Cattolica, al di fuori della quale non v’è  salvezza. Come disse il Concilio Vaticano Primo, al di fuori di quella Fede  non v’è salvezza. Esiste un’unica e sola religione istituita dal Signore – la  religione Cattolica. Nessun’altra religione è stata istituita divinamente.  Ecco perché non v’è salvezza al di fuori della Fede Cattolica, perché si  tratta della Fede divina e Cattolica. 


La Grazia è necessaria per la salvezza eterna

 Semplici dottrine umane non possono ottenere la salvezza,  perché non hanno il potere di conferire la grazia, visto che questa può  arrivarci solo per mezzo della Fede e dei Sacramenti, grazie al potere  sovrannaturale del Signore per mezzo della Fede, e la grazia che  riceviamo dal Signore Onnipotente e dai Suoi Sacramenti portatori di  salvezza. Non vi può quindi essere comunione tra la Chiesa Cattolica  e una qualsiasi altra religione. Solo ove esistano tutti e tre i vincoli di  Fede, Sacramenti e Governo della Chiesa vi è unità. 

Padre Paul Kramer

martedì 6 ottobre 2026

Gesù le mostrò il Suo Volto e le affidò una missione — Maria Pierina De Micheli


 

BABILONIA ...sarà completamente bruciata dal fuoco.

 


BABILONIA AMA IL LUSSO


Un'altra importante caratteristica di Babilonia, che ci aiuterà a identificarla, è che ama il lusso (Apocalisse 18:7,9,14). Infatti, ne è dipendente. Si coccola con ogni acquisto immaginabile con cui può gratificare la sua anima. Forse le sue case sono piene di ogni tipo di ninnolo e decorazione. Possiamo immaginare che i suoi "carri" siano lucidi e nuovi.

Senza dubbio, la sua attenzione è costantemente rivolta a se stessa, cercando come possa soddisfare più pienamente il costante prurito per maggiore comfort e agio. Questo probabilmente include attività come sempre più vestiti, sempre più gioielli (Apocalisse 17:4) e una ricerca senza fine dei cibi e delle bevande più fini. Possiamo speculare che passi molto del suo tempo a fare shopping e a provare nuovi ristoranti e bar o negozi di tè e caffè. Probabilmente gli intrattenimenti occupano gran parte del suo tempo. Ogni tipo di film, evento sportivo, teatro o festa potrebbe essere al centro della sua attenzione. Potrebbe persino essere vero che nuove auto, articoli sportivi, barche, ATV, motoslitte, camper, moto d'acqua e molti altri oggetti simili consumino una parte considerevole del suo reddito disponibile.

È probabile che la persona media nell'ultima Babilonia viva a un livello che, fino a tempi molto recenti, era riservato solo a re e nobili. Forse gli abitanti di Babilonia possono comprare quasi ogni tipo di cibo o bevanda che il loro cuore desidera. Non ci può essere dubbio che le case degli abitanti di Babilonia siano piene di ogni tipo di comodità, lusso e persino stravaganza. I loro televisori sono grandi e i loro divani comodi. I loro armadi non sono mai abbastanza grandi per contenere tutti i vestiti che vi hanno stipato. Hanno i loro "servi" elettronici per lavare i vestiti e i piatti.

Sempre più spesso, invece di dover cucinare i propri pasti, cenano in ristoranti dove vengono serviti. Se potessero desiderare qualcosa, semplicemente saltano sul loro "carro" e in pochi minuti i loro desideri sono soddisfatti. Vivono in modo regale sotto ogni aspetto.

Forse pensate che io stia andando troppo lontano nelle mie ipotesi riguardo al carattere di Babilonia. Ma la Bibbia ci dice chiaramente che Babilonia vive "lussuosamente" (Apocalisse 18:7). Nel nostro mondo di oggi, vivere "lussuosamente" deve significare vivere esattamente come abbiamo descritto. Qualcosa di meno non sarebbe all'altezza. Lei deve essere l'epitome dell'autocompiacimento.

David W. Dyer


Tacere, soffrire ed offrire

 


Dice Maria:

“Figli miei, voi sapete bene che siete i miei bambini e, come tali, molte volte chiedete ciò che non è bene per voi. Vi prego dunque: siate perseveranti nella preghiera, e se non otterrete ciò che chiedete, saranno date a voi altre consolazioni ben più importanti.

A voi, mie figlie, che piangete la perdita non fisica ma morale dei vostri mariti, voglio dare un prezioso consiglio. Voi vedete e sapete che i vostri consorti hanno lasciato il tetto coniugale per allacciare altre relazioni e ciò vi tormenta, anche perché vi manca quell’aiuto materiale che, pur se necessario, non è però tutto.

Io vi prego di tener presente la responsabilità che voi avete di loro e come soprattutto vi deve preoccupare la loro salvezza eterna. Voi siete legate ai vostri mariti da un legame indissolubile a cui dovete tener fede.

Questa situazione di peccato da parte loro vi deve preoccupare moltissimo e dovete chiedere insistentemente al Signore la loro conversione. Se voi farete come vi ha insegnato il mio divin Figlio, se cercherete cioè prima i beni dell’anima e poi quelli del corpo, tutto vi sarà dato in sovrappiù.

Ora mi rivolgo a quanti altri, con tanta pazienza, devono sopportare persone dal carattere difficile o affette da penose tare.

Figli miei, il paradiso è la meta da raggiungere e conquistarlo richiede che si debba soffrire, se anche il mio Gesù per aprirvene la porta si è lasciato crocifiggere. Sia questo il vostro programma: tacere, soffrire ed offrire.

Voi vi lamentate perché vi fanno soffrire? Ma non è in tutto il mondo così? E non fate tutti soffrire il Signore che vi ricolma continuamente di beni?

Tutta la vita è un continuo mancare di confidenza, di delicatezza, di fiducia e di bontà col vostro Dio, Creatore e Signore di ogni cosa. Sappiate accettare e riparare con le vostre sofferenze le ingratitudini di coloro che rifiutano di amare, di credere, di perdonare e che, vivendo una vita in modo non cristiano, offendono acerbamente il loro Dio.

Sappiate che l’amore vince sempre e che, se saprete tacere e amare, presto o tardi si capirà il vostro cuore e vi si verrà incontro. La generosità cristiana insegna a non chiedere nulla per sé ma tutto per gli altri. Sappiate dunque dimenticare voi stessi per chiedere unicamente che i vostri familiari possano raggiungere quella vita eterna dove non entrano nè i disonesti, nè gli ubriaconi, nè i cattivi, ma dove in perfetta armonia, tutti trasformati, vi amerete in Dio.

Figli, vi benedico tutti e v’invito a solennizzare la festa della Misericordia del mio Gesù. Egli vi coprirà col manto della sua misericordia e vi trasformerà in Lui. Io intanto vi vado preparando e con tutto il mio affetto materno vi stringo al mio cuore e vi faccio miei.

Volete sapere ciò che dovete fare per la festa del mio Gesù? Ebbene, estinguete la sete che lo divora. Egli cerca le anime, desidera espandere la sua misericordia su di loro perdonando i loro peccati e attirandole a sé. Portate dunque a Lui molte anime. Non vi costi nessun sacrificio, aumentate le vostre preghiere, trasformate in preghiera il compimento del vostro dovere.

Siate i buoni samaritani, siate i buoni pastori. La vostra assiduità nella ricerca delle anime sarà la migliore attestazione d’affetto.

Accogliete il suo “sitio” pronunciato dall’alto della croce e fate che possa tramutarsi nell’altra espressione rivolta al buon ladrone: “Oggi stesso sarai con me in paradiso”. Sì, oggi stesso, poiché tutti i giorni un numero sterminato di anime passa alla vita eterna e ogni giorno può essere una conquista per il mio Gesù o una perdita, una conquista per il demonio o una perdita. Dipende in gran parte da voi, dall’intensità del vostro amore che vi fa agire e pregare e pensare nel senso che vi ho detto, affinché ogni giorno tutti coloro che muoiono siano salvi.

Oggi è un terremoto, domani un’altra catastrofe, oggi un’epidemia, domani un crollo: sono tutti richiami per gli uomini perché vivano in grazia. Sono richiami per voi a quell’opera di solidarietà e di salvezza a cui v’invita la croce, la Chiesa e la vostra vocazione di cristiani.

Figli miei, sono la Madre della Misericordia: io vi benedico e vi aiuto.”

Carmela Negri Carabelli

UNA "BELLA SIGNORA" A LA SALETTE

 


STORIA DELLA COMMOVENTE APPARIZIONE DI MARIA SSMA. IN LACRIME


CAPITOLO PRIMO

UNA "BELLA SIGNORA" A LA SALETTE



"La Salette", un'immensa e bellissima conchiglia, il cui bordo non è altro che l'imponente dispiegarsi delle altissime cime della catena delle Alpi, il cui fondo, pieno di rilievi, è fatto di prati, torrenti, paesini con il getto della torre della piccola e vetusta chiesa parrocchiale. In quel bordo c'è un'unica breccia, attraverso la quale si esce per andare al villaggio e decanato di Corps, diocesi di Grenoble, sud-est della Francia, a circa 70 chilometri, in linea d'aria, dal confine italiano.

A Corps nacque il 27 agosto 1835, Maximino Giraud, e il 7 novembre 1831, Melania Calvat. Quest'ultima, fin dall'età di 8 anni, lavorava come pastorella fuori da Corps. Maximino era anche pastore, ma non si conoscevano. Si incontrarono, per la prima volta nella vita, il giovedì pomeriggio, 17 settembre 1846, lassù in alto sui monti, nel territorio di La Salette (1).

Il giorno seguente, incontrandosi nuovamente, fecero più ampia conoscenza e giocarono "a ritagliare, con i loro coltellini, quadratini nell'erba" (2). La mattina del sabato, il grande giorno, 19 settembre 1846, dopo aver scalato le ripide e molto scoscese pendici, di nuovo si trovavano a badare naturalmente al loro bestiame, ma giocando e chiacchierando. Al suono delle "Ave Maria", verso mezzogiorno, il padrone di Maximino gli ordinò di portare subito le mucche a bere. "Vado a chiamare la piccola Melania e andiamo". E andarono guidando il bestiame fino a una fonte, sul versante nord di un terreno pianeggiante, chiamato Plaaalto, a circa 1800 metri di altitudine. Dopo che le mucche ebbero bevuto, alla Fonte dei Buoi, le fecero attraversare il piccolo ruscello chiamato Sézia e le lasciarono sulle rocce dei Gargas, monte di 2.200 metri.

Salendo una cinquantina di metri più in alto, andarono a sedersi vicino al Sézia, vicino a una sorgente, la Fonte dei Romei, e mangiarono pane con formaggio, bevvero acqua fresca e, caricando le loro bisacce, scesero fino alla Fonte allora secca e lì, sdraiati sull'erba del valloncello, contrariamente al loro solito, si addormentarono. Non si è mai saputo per quanto tempo dormirono i pastorelli.


Le Apparizioni 

Il primo a svegliarsi fu Melania che, piuttosto preoccupata, chiamò: "Ragazzo, andiamo a vedere dove sono le nostre mucche". Salirono in fretta il pendio fino al Plualto e videro, vicino, le mucche, ruminando, placidamente sdraiate. Rassicurati, stavano scendendo per prendere le loro bisacce, quando Melania esclamò: "Ragazzo, guarda quella luce!" "Dove?" "Laggiù in basso".

Allora entrambi videro, riempiendo il burrone, un globo enorme, di un raggio di tre o quattro metri, molto più luminoso del sole. Questo, tuttavia, splendeva nel firmamento senza una nuvola.

Ecco che il globo, aprendosi, lascia apparire, secondo l'espressione dei veggenti, una "Bella Signora" ancora più brillante del globo, seduta sulle stesse pietre su cui, poco prima, si erano seduti loro, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia, il volto nascosto nelle mani, il corpo curvato in avanti sotto il peso della sofferenza, i piedi nel letto della Fomubaha, sembrava piangere. Erano circa le due o tre del pomeriggio, ora in cui, nell'inno dei primi vespri di Nostra Signora dei Dolori, si canta: "Oh! quante lacrime inondano il volto della Vergine Madre!"

Una visione così inaspettata e straordinaria spaventò enormemente i piccoli pastori, specialmente la paurosa Melania, che alzando le braccia, gridò: "Mio Dio!" - Massimino, invece, più coraggioso, disse: "Prendi il tuo bastone, Melania, io ho il mio e se ci farà qualcosa, le darò un colpo."

La "Bella Signora" si alza, ritira le mani dentro le ampie e lunghe maniche, posa il braccio destro sopra il sinistro, avanza un po' e, con voce dolcissima, chiama: "Venite, miei figli; non abbiate paura, sono qui per raccontarvi una grande novità".

- Attirati irresistibilmente da parole così materne, essi corrono e si posizionano di fronte alla "Bella Signora": Melania alla sua sinistra e Massimino alla sua destra; e "così vicini, che una persona, dissero loro, non potrebbe passare tra noi e Lei". Il cagnolino venne, si sdraiò ai piedi di Massimino e si addormentò.

Totalmente rapiti, poterono allora i felici piccoli pastori contemplare la meravigliosa visione. Melania, attenta, fu più favorita, poiché il ragazzo, intravisto, non riuscì a vedere il volto della Signora. Conforme permette il linguaggio umano, Melania diede la seguente descrizione: "Tutta Lei era solo luce, di altezza regolare, ben proporzionata, volto bianco e bello, un po' allungato, dai tratti fini. Un copricapo molto bianco, le copriva la testa, i capelli, la fronte fino sopra gli occhi, le orecchie e il collo; coronata la "Bella Signora", con un magnifico diadema, di raggi di luce splendenti, adornato alla base con rose di vari colori, dai cui centri emergevano getti luminosi. Il vestito bianco, ricamato di punti luminosi come perle, chiuso fino alla base del copricapo, scende fino a coprire parte dei piedi. È abbastanza ampio da non evidenziare le forme del corpo. Dalla cintura, arrivando fino a un dito sopra l'orlo del vestito, pende un grembiule color oro".

Le copre le spalle uno scialle del colore del vestito, però senza perle, incrociato sul petto, con un nodo dietro, i contorni adornati da una ghirlanda di rose, simili a quelle del diadema, e da una specie di gallone d'oro, della larghezza di tre dita, il cui disegno appare come una catena fatta di anelli non intrecciati, solo giustapposti.

Sul petto, pendente dal collo per una catenina, un crocifisso di circa venticinque centimetri, il cui Cristo risplende più di tutto il resto. Sul braccio della croce, dal lato destro, una tenaglia semiaperta, e dal lato sinistro un martello; tutto ha la lucentezza del più fine oro. Calzature bianche, ricamate di perle, con fibbie d'oro e ghirlande più piccole, però dello stesso stile e tonalità di quelle del diadema.

Si mostrava così afflitta che, secondo i veggenti, sembrava una madre infelice a cui i figli avessero fatto del male, sempre piangendo. "Ho proprio visto scorrere le sue lacrime", affermava Melania. Lei così parlò, in lingua francese: "Se il mio popolo non vorrà sottomettersi, mi vedrò costretta a lasciar cadere il braccio del mio Figlio; è così forte e così pesante, che non posso più sostenerlo. Oh! da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, devo pregarlo senza sosta, e voi, di questo non fate caso. Per quanto preghiate, per quanto facciate, non potrete mai ricompensarmi delle penose cure che ho avuto per voi. Vi ho dato sei giorni per il lavoro, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. È questo che rende così pesante il braccio di mio Figlio. Quelli che guidano i carri non sono capaci di bestemmiare senza interporre il nome di mio Figlio, il cui braccio, per queste due cose, diventa così pesante. Se il raccolto si rovina è per causa vostra. Ve l'ho mostrato bene l'anno scorso, con le patate; ma non ne avete fatto caso, anzi, trovandole rovinate, bestemmiavate, interponendo il nome di mio Figlio. Continueranno a rovinarsi e per Natale non ce ne saranno più".

Molto impressionato, Maximino esclamò: "Non così tanto, le patate non spariranno tutte senza... sempre Melania, alcune si troveranno."

Sentendo la parola "patate" che lei, nel suo dialetto, chiamava solo "tartufi", si voltò verso Maximino per chiedere chiarimenti, dicendo: "Ah! Non capite però la Bella... aspettate, dialetto, parlerò in un altro modo." (4). Ricominciò nel dialetto della regione con queste parole: "Se il raccolto si rovina..." fino a "non ce ne sarà più"; proseguì nello stesso dialetto: "Se avete grano non dovete seminarlo, perché tutto ciò che seminerete, gli insetti lo mangeranno; e quello che verrà, si ridurrà in polvere quando sarà macinato. Sopraggiungerà una grande carestia, ma prima, i bambini di meno di sette anni saranno colpiti da tremori e moriranno sotto gli occhi delle persone che li terranno in braccio; gli adulti faranno penitenza per la fame. L'uva marcirà e le radici (5) diventeranno cattive." Qui la "Bella Signora" si voltò verso Maximino che, senza notare cambiamenti nel tono della voce, riceve un segreto. Melania non sente nulla, anche se vede il movimento delle sue labbra. Da parte sua lei riceve il suo segreto e Maximino non sente nulla. I segreti furono detti in lingua francese.

Facendosi sentire da entrambi insieme, continuò in dialetto: "Se si convertiranno, le pietre e le rocce diventeranno mucchi di grano e le patate si semineranno da sole nella terra... (6).

Poi chiese loro: "Fate bene la vostra preghiera, miei figli?" - "Oh! No, Signora, non molto" - risposero con franchezza. "Ah! Miei figli, disse Lei, bisogna farla bene, di mattina e di sera: quando non avrete tempo, dite almeno un Padre Nostro e un'Ave Maria e quando potrete dite di più."

"Vanno alla messa solo alcune donne anziane. Gli altri lavorano la domenica, durante tutta l'estate; e in inverno, quando non sanno cosa fare, vanno alla messa solo per schernire la religione. "In Quaresima vanno alla macelleria come se fossero cani" (7).

Fece un'altra domanda: "Non avete mai visto grano rovinato, miei figli?" Maximino rispose subito per entrambi: "Non abbiamo visto, no Signora". - "Ma tu, mio figlio, lo hai visto bene una volta, vicino a Coin (8), con tuo padre. Il proprietario di un terreno disse a tuo padre: 'Venite a vedere il mio grano rovinato'. Siete andati entrambi lì. Avete preso due o tre spighe nelle vostre mani e le avete strofinate e tutto si è disfatto in polvere. Poi siete tornati. Quando eravate a mezz'ora di cammino da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane, dicendo: 'Prendi, mio figlio, mangia pane ancora quest'anno; non so chi lo mangerà l'anno prossimo, se il grano continua a rovinarsi in questo modo'."

Rispose Maximino: "È vero, mia Signora, ora mi ricordo, poco fa non me lo ricordavo."

Allora la "Bella Signora", tornando a parlare in francese, disse: "Ebbene, miei figli, comunicate questo a tutto il mio popolo!"

Deviando a sinistra, Lei passa davanti ai bambini, attraversa il ruscello mettendo il piede su una pietra e, senza fermarsi, senza voltarsi, ripete in francese: "Ebbene, miei figli, comunicate questo a tutto il mio popolo."

***

Po. Dr. Simio Baccelli, M. S • 


Come chiederMi aiuto per risolvere le vostre preoccupazioni.

 


Mia amatissima figlia, le grazie riversate su di te, ti vengono fornite al fine di renderti più forte per questo lavoro, dandoti maggior fiducia. 

La fiducia in Me, bambini, è molto importante. Sì, ciò porta molta gioia al Mio sacro cuore, quando sento che Mi amate. Tuttavia, è quando veramente confidate in Me e lasciate andare tutte le vostre preoccupazioni, passandole a Me, in maniera che Io me ne possa occupare, che potete sentire solamente un vero senso di pace. Così tanti Miei bambini pregano per delle intenzioni a loro speciali. 

Io le ascolto tutte. Ma voi dovete, quando Mi pregate per qualcosa di molto importante per voi, lasciar andare tutte le vostre paure. Queste, non provengono da Me. Vi sono date di satana, per tormentarvi. Non lo capite questo? Quando avete paura di un qualcosa che sentite stringere attorno alla vostra vita, più ne avete, più il problema s‟inasprisce. 

E‟ solo quando vi fermate e dite: 

“Gesù, ripongo nelle Tue mani, tutte le mie preoccupazioni a riguardo, con fiducia affinché tu possa risolverlo secondo la tua Sacra Volontà”, 

che la vostra mente può raggiungere la pace. Questo è ciò che voglio dire con  fiducia, bambini Miei. 

Avere fiducia in Me, significa dimostrarmi, da parte vostra, una grande fiducia. Fidatevi di Me. Sono morto per i vostri peccati – per tutti voi, che vivete in questo tempo. Perché non vi fidate di Me? 

Vi amo come nessun‟altra creatura presente in terra. Nessuno può amarvi e vi amerà come Me. Ricordatevelo sempre. Andate in pace e amore, ora. Io sono al vostro fianco mattina, pomeriggio e notte, in attesa di una vostra chiamata. 

Il tuo amatissimo amico e salvatore 

Re della Misericordia, 

Gesù Cristo. 

17 Agosto 2011


GLI ESERCIZI DELLA MORTIFICAZIONE ESTERIORE

 


Coloro che si intendono di agricoltura e di coltiva2ione di alberi da frutta assicurano che se si incide una parola su una mandorla intatta e poi si rimette nel suo nocciolo, si richiude e si salda a perfezione, e si pianta, tutte le mandorle che produrrà l’albero che ne nascerà porteranno scritta la parola incisa nella mandorla piantata.

Non ho mai approvato il metodo di coloro che per riformare l’uomo cominciano dall’esterno: dal contegno, dall’abito, dai capelli. Mi sembra che si debba cominciare dal di dentro: Convertitevi a me con tutto il cuore, dice Dio. Figlio mio, dammi il tuo cuore; e questo perché è il cuore la sorgente delle azioni, per cui le azioni sono secondo il cuore.

Lo Sposo divino invita l’anima e le dice: Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio. È proprio vero perché chi ha Gesù nel cuore lo ha ben presto anche in tutte le azioni esteriori.

Ecco perché, cara Filotea, prima di tutto, voglio incidere e scrivere nel tuo cuore questo santissimo Motto: VIVA GESÙ; e sono sicuro che in seguito la tua vita, vero albero nato dal cuore, come il mandorlo dal nocciolo, produrrà tutte le azioni, ossia i suoi frutti, segnati dallo stesso motto della salvezza. Quel dolce Gesù, che sarà vivente nel tuo cuore, lo si vedrà nei tuoi occhi ‘ sulla tua bocca, nelle tue mani e persino dai tuoi capelli; e potrai dire sinceramente, sull’esempio di S. Paolo: Vivo sì, ma non più io; è Cristo che vive in me. A dirla in breve, chi conquista il cuore e dell’uomo conquista tutto l’uomo.

Ma proprio questo cuore, dal quale vogliamo cominciare, ha bisogno di essere educato su come darsi una linea di condotta e un comportamento, di modo che non si manifesti soltanto la santa devozione, ma anche una profonda saggezza con altrettanta discrezione. A tal fine eccoti alcuni consigli.

Se sei in condizione di sopportare il digiuno, farai bene a digiunare qualche giorno in più di quelli che comanda la Chiesa; perché, oltre all’effetto ordinario del digiuno, che è quello di liberare lo spirito, sottomettere la carne, praticare la virtù e accrescere l’eterna ricompensa in cielo, il digiuno ci dà modo di dominare i nostri appetiti, e mantenere la sensualità e il corpo sottomessi allo spirito; e anche se i digiuni non saranno molti, il nemico quando si accorgerà che sappiamo digiunare, ci temerà di più.

Il mercoledì, il venerdì e il sabato sono i giorni che i primi cristiani più facilmente consacravano alla astinenza: scegline uno tra di essi per digiunare, secondo quanto ti consiglierà la tua devozione e la discrezione del tuo direttore spirituale.

Ripeto volentieri quanto dice S. Girolamo a Leta: I digiuni lunghi ed esagerati mi indispongono molto, soprattutto se sono effettuati da persone in giovane età. Ho sperimentato che il somarello fiacco cerca di deviare dal sentiero; ossia, i giovani che si ammalano per digiuni eccessivi, si girano facilmente verso le cose delicate. I cervi corrono goffamente in due circostanze: quando sono troppo grassi e quando sono troppo magri. Anche noi siamo molto fragili di fronte alle tentazioni sia quando il nostro corpo è troppo pasciuto, come quando è troppo debole; nel primo caso è presuntuoso nel suo benessere, nell’altro è disperato nel suo malessere; quando è troppo grasso non riusciamo a portarlo, quando è troppo magro lui non porta noi. La mancanza di misura nei digiuni, nelle flagellazioni, nell’uso del cilicio, nelle asprezze rende molte persone incapaci di consacrare gli anni migliori della vita ai servizi della carità; questo avvenne anche a S. Bernardo che si pentì in seguito di aver abusato di penitenze troppo dure; chi ha trattato con troppa durezza il proprio corpo all’inizio, finirà col blandirlo alla fine. Non pensi che se quei tali avessero agito con più senno, se gli avessero riservato un trattamento sempre uguale e -adeguato ai suoi compiti ed alle sue occupazioni avrebbero fatto meglio?

Il digiuno e il lavoro domano e prostrano la carne.

Se il lavoro che fai ti è necessario, o è molto utile alla gloria di Dio, sono dei parere che sia meglio per te affrontare la fatica del lavoro che quella del digiuno; questo è il pensiero della Chiesa che dispensa anche dai digiuni comandati quelli che si consacrano a lavori utili al servizio di Dio -e del prossimo.

C’è chi fa fatica a digiunare, chi invece a servire gli ammalati, un altro a visitare i prigionieri, a confessare, a predicare, consolare gli afflitti, Pregare ed altri esercizi simili: queste ultime fatiche valgono di più di quella del digiuno, perché, oltre a darci ugualmente il dominio sulla carne, in Più ci offrono frutti molto più apprezzabili.

Come principio generale è meglio conservare forze corporali più di quanto serve, che perderne più di quanto è necessario; si può sempre fiaccarle, volendolo; ma non sempre basta volerlo, per recuperarle.

Mi sembra che dobbiamo avere una grande considerazione per la frase che Nostro Signore, Salvatore e Redentore disse ai suoi discepoli: Mangiate ciò che vi sarà presentato Io sono del parere che sia maggiore virtù mangiare senza scelta ciò che ti viene presentato, e nell’ordine in cui ti viene presentato, senza far caso se sia di tuo gusto o meno, che scegliere sempre quanto c’è di peggiore. Perché se anche questo ultimo modo di agire sembra più austero, l’altro denota maggiore mortificazione, perché non ti porta soltanto alla rinuncia al tuo gusto, ma anche alla scelta personale; e mi sembra che non sia una mortificazione da poco piegare il proprio gusto alle circostanze del caso e tenerlo sottomesso alle situazioni fortuite; in Più questo genere di mortificazione passa inosservato, non dà noia ad alcuno ed è di un valore ineguagliabile quanto a buona educazione!

Mettere da parte un cibo per prenderne un altro, piluccare e assaggiare tutto senza mai trovare nulla di ben preparato e a puntino, giocare a fare il misterioso ad ogni boccone. Tutto ciò manifesta un cuore da mollusco, sensibile solo ai piatti e alle scodelle. Ammiro di più S. Bernardo che beve olio per acqua o vino per colpa di altri, che se avesse bevuto assenzio per propria scelta; quello che fece disse chiaramente che non faceva caso a quello che beveva!

E in questa indifferenza a ciò che si mangia e a ciò che si beve si trova la perfezione di questa parola: Mangiate ciò che vi sarà presentato.

Faccio eccezione per i cibi che nuocciono alla salute o che disturbano lo spirito, come sono, per molti, i cibi caldi e le spezie che riscaldano e che gonfiano; o anche certe circostanze nelle quali la natura deve essere sostenuta, per avere la forza di affrontare qualche impegno per la gloria di Dio. Una sobrietà costante e moderata è molto meglio che le privazioni violente fatte di tanto in tanto, intervallate da periodi di grande rilassatezza.

Se presa con moderazione, la disciplina dà meravigliosi risultati nel risvegliare il desiderio della devozione. Il cilicio domina potentemente il corpo, ma il suo uso abitualmente non è consigliabile agli sposati, alle persone di costituzione delicata, o a quelli che devono sopportare altre grosse fatiche. Tuttavia si può impiegare, volendo, nei giorni forti di penitenza, sempre che il confessore sia d’accordo.

La notte, ciascuno secondo la propria costituzione, deve prendersi il tempo sufficiente per dormire; questo per poter essere pienamente sveglio e fresco di giorno. Si aggiunga che la Sacra Scrittura in cento modi, l’esempio dei Santi e motivi di ordine naturale, ci raccomandano fortemente, come momento più ricco e producente del giorno, il mattino. Oltre a ciò pensa che Nostro Signore viene chiamato Sole che sorge, la Madonna Alba del giorno.

Penso che tutto ciò indichi che è segno di virtù coricarsi di buon’ora la sera per potersi alzare per tempo il mattino. Certamente è il tempo più bello, il più dolce e il meno occupato; anche gli uccelli ci invitano, al mattino per tempo, a lodare Dio; di modo che l’alzarsi presto giova alla salute e alla santità.

Balaam, cavalcando la sua asina, stava recandosi a trovare Balac; ma siccome la sua intenzione non era retta, l’Angelo lo attendeva sulla strada con la spada sguainata per ucciderlo. L’asina, che vedeva l’Angelo, si fermò tre volte rifiutandosi di avanzare; Balaam la prendeva ferocemente a bastonate per farla avanzare; alla terza volta si coricò del tutto sotto Balaam e, per un grande prodigio, parlò e disse: Che cosa ti ho fatto? Perché mi hai già bastonato tre volte? Subito si apersero gli occhi a Balaam che vide l’Angelo, il quale gli disse: Perché hai percosso la tua asina? Se non ti avesse tenuto lontana) da me io ti avrei ucciso e lei l’avrei risparmiata! Rispose allora Balaam: Signore, ho peccato perché non sapevo che ti eri posto contro di me sulla via.

Vedi, Filotea, Balaam ha fatto il male e bastona e percuote la povera asina che non c’entra per nulla.

È quello che avviene spesso nella nostra vita. Guarda per esempio quella donna; cade malato il figlio o i marito, e subito ricorre al digiuno, alla disciplina, al cilicio, come fece Davide in un caso simile, Cara amica, tu percuoti il povero asino, affliggi il tuo corpo, che non ha niente a che fare con il tuo male. Non è lui che ha provocato la spada di Dio contro di te; correggi Piuttosto il cuore che idolatra il marito e che tollera mille vizi nel figlio, e lo conduce all’orgoglio, alla vanità, all’ambizione.

Ci sarà qualche altro che cadrà pesantemente nel peccato di lussuria: il rimorso interiore aggredirà la sua coscienza con la spada in pugno per trapassarla di santo timore; e subito, riprendendo la padronanza del cuore griderà: carne traditrice, corpo traditore, tu mi hai rovinato. E subito infierirà a grandi colpi sulla carne, con digiuni sregolati, discipline senza criterio, cilici insopportabili. Povero te, se il tuo corpo potesse parlare come l’asina di Balaam! Ti direbbe: Miserabile, perché mi percuoti? t contro te, anima mia, che Dio prepara la vendetta; sei tu la criminale; perché mi conduci alle cattive conversazioni? Perché impieghi i miei occhi, le mie mani, le mie labbra nei piaceri? Perché mi turbi con cattive fantasie? Fa buoni pensieri e io non avrò cattivi movimenti, frequenta la gente onesta e lo non sarò agitato dalla concupiscenza. Sei tu che mi getti nel fuoco e poi pretendi che non arda. Mi getti il fumo negli occhi e non vuoi che gli occhi si infiammino.

In questi casi Dio ti dice: Percuoti spezza fendi, strapazza prima il tuo cuore, perché è contro di esso che sono adirato.

Per guarire il prurito non serve molto lavarsi e fare il bagno, quanto piuttosto purificare il sangue e rinfrescare il fegato. Allo stesso modo per sanare i nostri vizi, è bene, sì, mortificare la carne, ma più ancora e necessario purificare i nostri affetti e rinnovare il nostro cuore.

Per chiudere, ricordati di non dare mai seguito a penitenze corporali senza aver avuto il parere favorevole del tuo direttore spirituale.

S. Francesco di Sales