lunedì 6 luglio 2026

LA VITA INTERIORE - IL MIO FINE

 



LA VITA INTERIORE 


Dio mi ha creato. - Tutto viene da Dio; io vengo dunque da lui. Ci ha fatti lui, non ci siamo fatti da noi. Le sue mani mi hanno fatto e plasmato tutto quanto (Gb.10, 8). Per la formazione del primo uomo Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l'uomo a sua immagine» (Gn.1, 26-27). «Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente» (Gn.2, 7). Capolavoro della creazione visibile, immagine di Dio, l'uomo è l'ultimo e supremo anello degli esseri terrestri, in lui termina l'opera creatrice. Possedendo un corpo materiale ed un'anima spirituale, egli partecipa del mondo visibile e di quello invisibile. Portando nel suo corpo la somiglianza degli esseri inferiori e nella sua anima la somiglianza stessa di Dio, egli è posto tra la creatura e Dio come anello di congiunzione fra la materia e lo spirito, come legame fra la terra e il cielo.  

 

Per la sua gloria. - Perché Dio mi ha creato? Tutto è fatto per Dio; dunque anch'io sono fatto per lui, unicamente per lui. Egli solo è il mio fine ultimo e supremo. Io non ho altra ragione di essere all'infuori della sua gloria. Per lui io vivo; per lui muoio; per lui vivrò nei secoli eterni. Né la vita né la morte né l'eternità sono principalmente in vista di me. Non è per me che vivo, non è per me che muoio, poiché, infatti, «nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore» (Rm.14, 7-8).  

Tutti coloro che invocano il mio nome, dice il Signore, li ho creati, li ho formati e li ho fatti per la mia gloria (cfr. Is.43, 7).  


Questo è tutto l'uomo.La gloria di Dio, scopo della mia vita, è il mio tutto, è tutto me stesso, poiché se io non la procuro, non ho più ragione di essere, non servo a niente, sono niente. «Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l'uomo è tutto» (Qo.12, 13). Tutto l'uomo è qui. «Come esprimere più brevemente una verità così salutare? - dice sant'Agostino. - Temi Dio ed osserva i suoi comandamenti; questo è tutto l'uomo. Ogni uomo, infatti, chiunque sia, è il custode dei comandamenti di Dio; se non è questo, è nulla. Non si può infatti pervenire all'immagine della verità finché si rimane nella somiglianza della vanità» 3. 

Questo è tutto l'uomo sulla terra e in cielo; è tutta la sua vita mortale, tutta la sua vita eterna, poiché egli ha questa duplice destinazione, del tempo e dell'eternità, o meglio, quest'unica vita composta di due periodi, essendo il tempo una preparazione all'eternità. Sono fatto per vivere un po' di tempo su questa terra, e crescervi, per vivere poi in eterno nella celeste dimora, possedendo, nell'immutabilità della sua pienezza, la grandezza che mi sarò procurata. 


Sulla terra. - Perché dunque debbo crescere sulla terra? Per Dio e per la sua gloria. Le forze e le risorse che ho ricevuto, i mezzi e gli aiuti che mi sono stati concessi, tutto è stato fatto in vista di questo termine, superiore, assoluto, infinito: la glorificazione della Suprema Maestà. La mia anima e il mio corpo, la mia mente, il mio cuore e i miei sensi, i miei giorni e le mie notti, la mia attività e il mio riposo, la mia vita e la mia morte, tutto deve lodare Dio. Questo è tutto l'uomo, il compendio della sua vita, la pienezza della sua esistenza. In seguito, vedrò meglio la portata immensa ed il profondo significato di questa espressione: questo è tutto l’uomo. In forza di questo, l'uomo è qualche cosa; in forza di questo, egli è. Fuori di lì, è niente. Per questo, egli si completa, la sua vita si perfeziona; senza di questo, egli si vuota e la sua vita si perde.  

 

Nel cielo. - Questo è tutto l'uomo nel cielo. Infatti, che cosa fanno i santi negli splendori della gloria? Una cosa sola, la stessa che hanno iniziato nella loro vita terrena: lodare Dio. Il cielo risuona del canto delle lodi sacre che riempie tutto. Questo canto è sufficiente agli angeli e agli uomini; da solo riempie l'eternità. Nell'unità del Corpo di Gesù Cristo, gli eletti sono uniti per esaltare, in un concerto eterno, il nome della Trinità tre volte Santa. Ciascuno, in questo concerto universale, ha la sua parte, secondo le qualità della sua vita e della sua vocazione; ciascuno ha il suo posto segnato nel gran Corpo. E tutti insieme, armonicamente ordinati, corrispondendo si in una meravigliosa intesa, che è l'eterna comunione dei santi, riassumono la loro vita nell'inno supremo che rallegra il cuore di Dio. Ecco la vita eterna. Oh! come allora l'espressione del testo sacro avrà la sua pienezza: Questo è tutto l'uomo!  

 

Per la mia felicità. - Creandomi per sé, Dio mi ha manifestato l'amore essenziale che egli ha verso se stesso. «Dio è amore» (1Gv 4, 8) e ha creato per amore, prima di tutto verso se stesso; per questo ha fatto tutto per la sua gloria. Ma egli ha pure creato queste cose per mio amore, per la mia felicità. Qui si rivela, nel suo disegno, un nuovo aspetto del mio destino, poiché la mia felicità è, con la gloria divina, parte integrante del piano della mia creazione. Non sono chiamato soltanto a dedicarmi all'Amore Eterno, glorificandolo. Egli vuole anche darsi a me beatificandomi: rientra nell'ordine del mio fine. Tutto in me aspira alla felicità; tutto in me desidera, reclama la felicità; è un bisogno irresistibile della mia natura. Volente o nolente, deliberatamente o per istinto cerco sempre la mia felicità, avendo Dio così disposto il mio essere. Felicità in questo mondo e nell'eternità. Questa aspirazione è così profonda che solo l'infinito può appagarla. Sensi, anima, cuore, mente, tutto in me è creato per l'infinito. Dio ha voluto che, già in questo mondo, io trovassi molte soddisfazioni nell'avanzamento della mia vita verso di lui e nell'acquisto di quell'essere che costituisce la mia esistenza temporale; ed ha anche voluto che nell'eternità io trovassi quel godimento unico, infinito, quell'ultimo completo riposo del mio essere, che si chiama beatitudine. Felicità in questo mondo e felicità nell'altro; anche questo è il mio fine.  

 

Unione dei due fini. - Sono dunque due i fini assegnati alla mia esistenza? Sì e no. Sì, perché vi è nella mia vita la parte di Dio e la parte mia, i diritti della sua gloria e la parte di felicità che mi spetta. No, perché questi due fini, secondo l'idea di Dio, non si debbono mai separare.  

Dio si compiacque unire la mia vita alla sua, il mio essere al suo, la mia felicità alla sua gloria, e la mia condotta gli sarà grata soltanto se saprò non disgiungere ciò che lui ha unito. Egli desidera glorificarsi in me e beatificarmi in lui. Ciò che egli ha fatto dal principio e continua ad operare ad ogni istante, mira sempre a condurmi verso questo termine supremo, in cui sarò consumato del tutto nell'unità in lui (cfr. Gv.17,23). Dovrò dunque, da parte mia, studiare le condizioni di questo vincolo e i mezzi per condurlo alla sua perfezione. Ora, secondo quanto ho già trattato (n. 12), vi è una prima condizione fondamentale di questa unità, e cioè la subordinazione dell'uomo a Dio; ad essa soprattutto si fermeranno le mie riflessioni.  

FRANÇOIS POLLIEN 


l Cardinale che Abbandonò la Ricchezza per Salvare Milano – San Carlo Borromeo


 

Gesù Cristo fine ultimo della devozione a Maria.

 


1) CHI È GESÙ CRISTO. - È il nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo; deve essere perciò il fine ultimo di tutte le nostre devozioni: diversamente, esse sarebbero false ed ingannevoli. Gesù è l'Alfa e l'Omega, il principio e il fine di ogni cosa. Noi non lavoriamo, come dice l'Apostolo, che a rendere perfetto ogni uomo in Gesù; in lui solo infatti risiedono, con la pienezza della divinità, tutte le altre pienezze di grazie, di virtù e di perfezioni; in lui solo noi siamo stati benedetti d'ogni sorta di benedizioni spirituali.  

2) CHE COS'È GESÙ PER NOI. - Gesù è:  il nostro unico Maestro da cui dobbiamo imparare,  il nostro unico Signore da cui dipendere,  il nostro unico Capo cui essere uniti,  il nostro unico Modello cui conformarci,  il nostro unico Medico che deve guarirci,  il nostro unico Pastore che deve nutrirci,  la nostra unica Via che deve guidarci,  la nostra unica Verità che dobbiamo credere,  la nostra unica Vita che deve vivificarci,  il nostro unico Tutto in ogni cosa che deve bastarci.  

GESÙ NOSTRA UNICA SALVEZZA. - Non ci fu dato altro nome sotto il cielo, che il Nome di Gesù, mercé il quale noi dovessimo andare salvi. Dio non mise per noi altro fondamento di salvezza, di perfezione e di gloria, all'infuori di Gesù Cristo. Qualunque edifizio che non sia stabilito su questa pietra irremovibile, posa sopra mobile sabbia e infallibilmente presto o tardi cadrà. - Ogni fedele non unito a Lui qual tralcio al ceppo della vite, cadrà, seccherà e sarà atto soltanto ad essere gettato sul fuoco. - Fuori di Lui tutto è traviamento, menzogna, iniquità, inutilità, morte e dannazione. - Ma se noi siamo in Gesù Cristo e Gesù Cristo è in noi, niun timore d'andare dannati: né gli Angeli del Cielo, né gli uomini della terra, né i demoni dell'inferno, né qualsiasi altra creatura ci può nuocere, perché non può dividerci dalla carità di Dio che è in Gesù Cristo. Per mezzo di Gesù, con Gesù, in Gesù, possiamo ogni cosa ad onore e gloria del Padre.  

Se dunque stabiliamo la solida devozione a Maria SS., è solo per stabilire più perfettamente quella di Gesù Cristo, solo per dare un mezzo facile e sicuro di trovare Gesù Cristo. - Se la devozione a Maria allontanasse da Gesù Cristo, bisognerebbe rigettarla quale illusione diabolica. Essa invece ci è necessaria per trovare perfettamente Gesù, per amarlo di tutto cuore e servirlo con fedeltà. (Tratt. n. 61-62).  

P. FRANCESCO M. AVIDANO. S. M. 


La scienza divina infusa dal Sangue

 


IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO


- La scienza umana si acquista con lo studio e ci vuole ingegno per possederla, ma la scienza divina può essere concessa in un istante e può essere infusa dal Sangue della Passione. Ricevi questo Sangue abbondantemente e segui le operazioni della grazia, schiudendo la mente, il cuore, lo spirito alle divine misericordie e agli splendori del Mistero.

Vengo a celebrare il mio sacrificio nel tuo cuore: accoglimi. - q. 30 : s. d.

SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Arrestate e spegnete il fuoco dell'odio con il fuoco dell'amore, perdonate con umiltà.

 


Kurescek, 

Arrestate e spegnete il fuoco dell'odio con il fuoco dell'amore, perdonate con umiltà. Gareggiate tra voi nel distribuire la pace. Pregate per gli avversari e perdonate loro.

Abbiate timore di condannare per non essere voi stessi tra i condannati.

In quanto a voi sacerdoti, figli miei, vi invito a dedicarvi con grande amore, dedizione e responsabilità al servizio della riconciliazione. Distribuendo la grazia di Dio rimanete anche voi stessi nella forza di questa grazia.

Rimanete miei figli fedeli!

La mia benedizione sia con voi, in particolare benedico i malati e gli invalidi.

5.9.1992

 

Vergine Maria: Il Castigo sta per avere inizio.

 


CASTIGHI


Figlia Mia, il mio dolore per la malvagità così evidente nel mondo spezza il mio cuore quando vedo quelle anime perdute immergersi nel più profondo abisso di tenebre fuori dal quale non vi è ritorno. 

Satana schernisce ora i miei figli proprio mentre rapidamente ruba le anime di coloro che non hanno amore per Dio nei loro cuori. È spaventoso, figlia mia, che quelle stesse anime non hanno idea di cosa si troveranno ad affrontare dopo la morte. 

Le mie lacrime di tristezza scorrono in un incessante fiume di dolore mentre osservo anche il sincero tormento e la sofferenza che mio figlio sta sopportando ancora adesso. 

La mano del Padre Mio Celeste è pronta adesso a colpire col castigo alcune parti del mondo. Quelle nazioni che stanno progettando una terribile atrocità per sterminare altre nazioni saranno punite severamente. Non riesco più a trattenere la mano del Padre Mio, tanta è grande la Sua rabbia. 

Pregate per coloro che affronteranno questa severa punizione. Pregate per le loro anime. Le loro azioni devono essere fermate o le vite di milioni di miei poveri bambini saranno spazzate. Non possono essere tollerate le loro azioni malvagie con le quali essi mirano a causare una terribile distruzione su quelle altre nazioni che essi vedono come loro nemiche. 

Pregate, pregate, pregate prima del castigo per alleviare le sofferenze degli innocenti. 

La tua Madre amata, 

Regina Addolorata. 

1 Dicembre 2011

domenica 5 luglio 2026

APOCALISSE 9: IL CAPITOLO PIÙ SPAVENTOSO DELLA BIBBIA!


 

IL IL PREZIOSISSIMO SANGUE E IL PECCATO

 


"Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato" (Gv 8, 34), cioè cade sotto il dominio tirannico del demonio, in balìa del potere malvagio di colui che "li ha presi nella rete perché facessero la sua volontà" (2 Tm 2, 26).

Questo dominio del diavolo si è attuato nel trionfo del paganesimo, nel quale egli, sotto nomi diversi, era adorato come un dio. Si è rivelato anche nei molti casi di possessione diabolica, in cui, non contento di possedere le anime, si impadroniva anche dei corpi e li tormentava. Ma è venuto Gesù a vincerlo. E' venuto a lavare le nostre colpe, che sono l'unica cosa che può dare al demonio un vero potere su di noi.

II Preziosissimo Sangue di Gesù non solo cancella le nostre colpe, ma rimedia anche agli orribili mali causati dal peccato. Per il peccato sono entrate nel mondo la morte temporale, la morte spirituale e la morte eterna. II peccato spoglia l'anima della grazia santificante e la rende ripugnante agli occhi purissimi di Dio, la rende deforme e schiava dei demonio. E oltre a ciò offende la maestà del Signore e provoca la sua divina giustizia. Ora, chi può rimediare a tanti mali se non il Sangue di Cristo, balsamo salutare che sana ogni ferita dell'anima? Solo il Sangue di Gesù calma lo sdegno di Dio, ci riconcilia con la divina giustizia, ci purifica da ogni colpa e ci ridona i meriti perduti. Quanto è grande la bontà di Gesù che ci dona, col suo Sangue, così tanti e così grandi rimedi! Quanto devo turbarmi se considero il numero, la gravità e la malizia dei miei peccati! Ma se rivolgo uno sguardo alle piaghe dei Crocifisso che gronda Sangue... quanto diventa facile confidare nella sua misericordia e nel suo perdono!

Fioretto: Fa devotamente il pio esercizio della "Via Crucis".

ESEMPIO Si legge di Osanna da Mantova che aveva una devozione così grande al Preziosissimo Sangue che ogni volta che vedeva sangue umano veniva rapita in estasi.

S. Maria Francesca delle Cinque Piaghe (Napoli) fu comunicata dall'arcangelo Raffaele con il calice, che per un po' venne a mancare al sacerdote sull'altare. E stata, questa, una risposta al vivissimo desiderio che ella aveva di quel Sangue e un premio per questa sua devozione.


La Donna dei dolori

 


Maria 

Ben presto l’esilio finì e noi tornammo sui nostri passi, condotti fuori dall’Egitto dalla parola per noi di un angelo. Ci sistemammo nella nostra vita a Nazareth, gioiosi di essere di nuovo tra quelli che avevamo conosciuto e amato. 

Le grazie di Dio nella mia anima erano sovrabbondanti. Ogni anno facevamo il nostro viaggio verso Gerusalemme per celebrare la Pasqua. Quando Gesù ebbe dodici anni, siamo partiti come al solito, non sapendo affatto ciò che ci attendeva. 

Il ritorno a Gerusalemme 

Quando quei giorni finirono, tornammo nel grande gruppo di Nazareth, ma ben presto scoprimmo che Gesù non c’era. La nostra unica speranza era quella di tornare a Gerusalemme e ricercarlo. Quanto doloroso fu quel viaggio. La gioia della festa era stata drenata dal mio cuore. Sapevo per fede che anni dopo avrei fatto un altro viaggio doloroso a Gerusalemme, ma questo mi limiterò a descriverlo in seguito. 

Ci volle un altro giorno per arrivare, così iniziammo la nostra ricerca il terzo giorno nel tempio. C’era Gesù che parlava con i dotti maestri di Israele, chiedendo loro domande e dando anche risposte. Erano stupefatti e siamo rimasti stupiti. 

Potei solo parlare dal mio cuore: “Gesù, perché hai fatto questo? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato? “La sua risposta fu totalmente diversa da quello che mi aspettavo. “Perché mi stavate cercando? Non sapevate che debbo occuparmi delle cose del Padre mio?” Sì, egli apparteneva al suo Padre celeste. 

L’appartenenza al Padre 

Sapevo tutto questo, e come ogni devota madre ebrea, io continuamente avevo offerto Gesù al Padre: “Egli è tuo”, avevo detto, “non mio”, ma questo evento aveva reso quel sacrificio così reale. Avevamo perso Gesù per tre giorni, e il nostro gioioso ritrovamento di lui era ormai mescolato con la consapevolezza che egli non ci apparteneva. Egli chiamava Dio suo Padre e sarebbe stato al Padre che egli avrebbe dedicato la sua vita. Avevo sempre detto: “Padre, egli ti appartiene”. Eppure, di fronte a tale realtà fu un dolore del mio cuore. Ora, avevo vissuto tre dolori - la profezia di Simeone, la fuga in Egitto e questo evento nel tempio. Come la Madre di Gesù, vorrei accumulare molti più dolori. Questi dolori fanno parte del mio “sì” a Dio. 

O lettore, quanti dolori si devono sopportare. Quando diventano troppo pesanti per te, vieni a me, la Madre dei dolori, e ti consolerò. Io riverserò le infinite benedizioni che ho conservato per te. Con ogni dolore, Dio mi ha dato infinite benedizioni, così ho potuto darle a tutti coloro che soffrono. La Terra è una valle di lacrime, ma posso trasformarla in una valle di pace. È per questo che parlo. 

Commento: Maria ha sette dolori. Gli altri quattro sono: l’incontro con Gesù che porta la sua croce, la morte di Gesù, la presa in custodia di Gesù dopo la sua morte e la sepoltura di Gesù. C’è un rosario dei dolori di Maria. 

1 aprile 2012 


Giuda Iscariota viene presentato a Gesù - Secondo le visioni della Beata Anna Caterina Emmerick

 


LA VITA DI GESÙ CRISTO E 

DI SUA MADRE SANTISSIMA 

(Dalla Seconda Festa dei Tabernacoli 

fino alla Prima Conversione di Maria Maddalena) 


Sulla strada, i discepoli furono accolti da Giuda Iscariota, Gesù di nuovo, e quando si unì a loro, Bartolomeo e Simone Zelota lo presentarono a Gesù con queste parole: "Maestro, ecco Giuda di cui ti abbiamo parlato." Gesù lo guardò con gentilezza, ma con un dolore indescrivibile. Giuda, inchinandosi, disse: "Maestro, ti prego di permettermi di condividere i tuoi insegnamenti." Gesù gli rispose con dolcezza e, con parole cariche di significato profetico: "Tu hai un posto tra i miei discepoli, a meno che tu non preferisca lasciarlo nelle mani di un altro." Queste furono le sue parole o almeno il loro significato. Sentii che Gesù stava profetizzando su Mattia, che avrebbe sostituito Giuda tra i dodici, e alludendo anche al suo tradimento. L'espressione era più ampia, ma sentii che tale era l'allusione.

Attualmente, continuò la salita della montagna, Gesù insegnando per tutto il tempo. Sulla cima si radunò una grande folla da Meroz, da Atarot verso nord, e da tutta la regione circostante. C'erano anche molti farisei di questi luoghi. Gesù aveva annunciato alcuni giorni prima il sermone attraverso i discepoli. Predicò con toni vigorosi sul Regno, sulla penitenza, sull'abbandono in cui viveva la gente di Meroz, e li esortò sinceramente a risvegliarsi dalla loro indolenza. Non c'era nessuna cattedra qui. Il predicatore si trovava su un'altura, circondata da un fossato e un basso muro, su cui gli ascoltatori si chinavano o stavano in piedi.

La vista da questo punto era molto bella e ampia. Si poteva vedere oltre Samaria, Meroz, Tebes, Machmethat, e lontano su tutta la regione circostante. Il Monte Garizim, tuttavia, non era visibile, sebbene le torri del suo antico tempio fossero visibili. Verso sud-est, l'orizzonte si estendeva verso il Mar Morto e il Giordano verso est fino a Galaad. Verso nord in direzione obliqua si elevavano le alture del Tabor, l'obiettivo di continuare ad espandersi nella direzione di Cafarnao.

Quando scese la notte, Gesù informò i suoi ascoltatori che avrebbe insegnato lì di nuovo la mattina seguente. Una gran parte delle persone dormì sulla montagna, sotto una tenda poiché erano a così grande distanza da casa. Gesù e i discepoli tornarono alla locanda vicino a Meroz. Lungo il percorso, Gesù insegnò la via del buon uso del tempo, della salvezza tanto cercata e ora così vicina, dell'abbandono dei propri familiari per seguirlo, e dell'aiuto ai bisognosi. Arrivati alla locanda, cenò con i discepoli. Mentre era sulla montagna, aveva fatto distribuire ai poveri il denaro che i discepoli avevano portato con sé da Cafarnao. Giuda osservò la distribuzione con occhio avido. Durante il pasto alla locanda, Gesù continuò i suoi insegnamenti e, di fatto, proseguì fino a tarda notte. Quel giorno, per la prima volta, Giuda sedette a tavola con il Salvatore e passò la notte sotto lo stesso tetto con lui.


Le prove e le delusioni sono inevitabili in un mondo pieno di peccato

 


Nostra Signora delle Sierras


(Maria)

Miei cari figli,

desidero riempire i vostri cuori di vera pace e tranquillità, ma voi, miei cari, dovete scegliere di permettermi di aiutarvi. La vera pace si raggiunge abbandonandosi a Dio con totale dipendenza da Lui.

Le prove e le delusioni sono inevitabili in un mondo pieno di peccato, ma bisogna superare i compiti apparentemente insormontabili che vi si presentano riponendo tutta la fiducia in Dio. Egli è la fonte di forza da cui attingerete il coraggio di andare avanti quando l’oscurità avrà avvolto il vostro mondo — poiché l’oscurità arriverà davvero — eppure, al di là dell’oscurità, si celano una tale bellezza e una speranza che sgorga eterna.

Ascoltate bene le mie parole e lasciate che trovino significato nella vostra anima. Pregate e meditate, poiché vi ho rivelato molto — non vi resta che aprire la porta del vostro cuore mentre il Signore dell’Amore e della Verità si appresta a entrare portando la pace eterna.

Siete amati, o piccoli miei!

8 novembre 1997

Ritorno a casa

 


Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica


VLADIMIRO ROCA, figlio di Blas Roca, fondatore del partito comunista cubano, che mise a suo figlio il nome di Vladimiro per la sua ammirazione verso Vladimir Illitch Lenin. Egli ci racconta la sua conversione: Lavoravo nel comitato statale di collaborazione economica ed ebbi accesso agli scritti che legavano l’Unione Sovietica al “glasnost” e alla perestroika. In quelle pagine si parlava chiaramente della violenza che si era prodotta in Russia da quando Lenin aveva preso il potere. Quindi, mi resi conto che a noi dicevano una cosa e ne facevano un’altra. Questo mi portò ad analizzare la situazione cubana e iniziai a sentirmi male. Mi resi conto dei metodi che si utilizzano per controllare la gente e di come si stessero verificando continui soprusi.

Così cominciò una lotta violenta dentro di me. Vidi che dovevo cercare una strada, giacché a tutto ciò dovevo trovare una soluzione... In quel periodo intrapresi un’amicizia con un cattolico che veniva a casa mia e mi parlava di Cristo. Un giorno mi disse di andare con lui alla parrocchia di Santa Rita... Stetti tre ore in colloquio con monsignor Carlos Manuel Di Céspedes. Dopodiché ebbi un incontro con monsignor Jaime Ortega, prima che divenisse cardinale. E così mi resi conto, alla luce dell’incontro con la Bibbia e dopo preghiere, che Dio stava con me e che mai mi avrebbe abbandonato. Ed iniziai ad andare in chiesa per prepararmi alla prima comunione, anche se prima dovetti ricevere il battesimo.

Nel 1992 mi avevano già licenziato dal lavoro, a causa del mio diverso modo di pensare. Nel 1997 fui incarcerato con tre compagni (Marta Beatrice Roque, Felice Bonne e Renato Gomez) per aver chiesto democrazia per Cuba e aver criticato il partito comunista... Nel carcere continuai a pregare e mi feci battezzare. Fu una cerimonia semplice, ma molto emozionante. Lì, l’esperienza costante di Dio mi permise di sopportare il tempo di prigionia. La cella era larga 1,50 per 1,86 d’altezza. Mi alzavo di buon ora e recitavo le mie orazioni. Leggevo le letture della Bibbia del giorno e ogni volta che mi sentivo depresso leggevo la Passione del Signore. Fu un’esperienza che mi permise di riconciliarmi nonostante l’ambiente violento nel quale mi trovavo. Ho potuto vivere in pace con i carcerati e con le autorità. Ora so che Cristo è l’unico cammino e che mi spinge a cercare la riconciliazione attraverso l’amore.

Padre ángel Peña


Un’anima santa è un giusto sulla terra che riflette Dio.

 


Dettato dal Sacro Cuore. 


Avere la santità significa possedermi veramente, pienamente; è quell’unione intima con Me, è essere, sentire sempre la Mia presenza unita a quell’anima, vederMi in ogni evento della sua vita.

Io sono il centro della sua vita, il suo unico desiderio e la sua felicità, sono la gioia dell’anima.

Santità: solo coloro che hanno uno spirito povero, i semplici, gli umili, i misericordiosi, coloro che amano con lo stesso amore con cui Io li amo, la possiedono.

Sono così Miei come due gocce che si uniscono e diventano una sola.

L’anima santa non si irrita, è paziente, è gioiosa, desidera che gli altri provino questa felicità. È prudente, non si scandalizza mai, non giudica mai né desidera ascoltare coloro che mi offendono, prega sempre, le sue stesse azioni sono preghiera per darmi gloria.

Sul suo volto risplende la pace, nel suo sguardo mi rifletto negli altri.

Un’anima santa mi appartiene a tal punto da raggiungere questa unità con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Sappiate, miei amati, che sulla terra ci sono già dei santi che vivono insieme a voi, poiché Io ho già dei santi che mi amano come io amo loro e, grazie a loro, la misericordia è concessa e il perdono giunge a tutti, perché sono anime elette.

L’anima santa è come un diamante i cui raggi di luce risplendono per tutti e inondano di luce coloro che sono nelle tenebre. È il suo profumo squisito che piace al Padre celeste, è l’immagine di Dio sulla terra.

Basta un’anima santa perché Dio riversi su tutti la grazia e i doni, poiché un’anima santa ha ricambiato l’amore; un’anima santa è un giusto sulla terra che riflette Dio.

Servi del Divino Amore


ANGELI IN AZIONE

 


La venerabile suor ángeles Sorazu (1873-1921) afferma: Sin dalla mia infanzia nutrii una cordiale devozione verso il mio angelo custode, al quale mi rivolgevo molte volte durante la giornata e con molto fervore... Ebbi l’idea di imparentarmi con gli angeli, chiamandomi da religiosa suor Maria degli angeli, come feci il giorno in cui mi diedero il santo abito. Li amavo molto e mi entusiasmava il ricordarli... Li vedevo estasiati d’amore e ammirazione, contemplando ora le perfezioni della Madonna (la Vergine Maria), ora il suo rapporto con la grazia, ora le sue relazioni divine con Dio e il suo Unigenito incarnato.

Poi, avvicinandosi di più alla mia anima, mi si mostravano come modelli affinché mi lasciassi ispirare da loro nel mio relazionarmi con Dio e con la Vergine, accesi dal divino amore, mostrandomi nei loro atteggiamenti la profonda venerazione e la stima infinita che nutrono per Dio e la sua “divina” Madre. Inoltre, si mostravano compagni del mio destino e coadiutori nella grande impresa di amare e glorificare i miei supremi amori, Gesù e Maria, nei misteri della sua vita mortale e nella santa Eucaristia.

Ovunque contemplassi Gesù e Maria, li vedevo sempre attorniati da una moltitudine immensa di angeli... Varie volte, vidi o sperimentai la presenza del mio angelo custode e di altri angeli nella mia cella: essi avevano potere sulla mia anima come partecipi della santità e del potere di Dio, con tanta grandezza e maestà, da apparire come “dei”, ma allo stesso tempo umili e affabilissimi... Nutrivo un rispetto e una venerazione tale verso di loro, che in loro presenza volevo restare prostrata a terra in atto di “adorazione” e la loro presenza scatenava nella mia anima effetti meravigliosi, giacché sentire la presenza di un angelo e cadere in ginocchio, come abbracciata all’amore divino, era tutt’uno. Sentivo una tale ansia di divenire santa e di glorificare Dio da non sembrarmi vero che attraverso di lui Dio stesso si rivelasse alla mia povera anima. Anelavo di esser come loro: santa, angelica, “divina”, come divino è l’oggetto nella cui contemplazione sono assorti e ebbri d’amore.

“Chi sarà Dio?”, mi domandavo spesso, quando si rivelava alla mia anima qualche angelo, dati gli effetti che la sua presenza mi provocava; e mi persuadevo che se questi angeli si lasciassero vedere dagli infedeli e dai peccatori che vivono nel mondo, tutti si sentirebbero abbracciati nell’amore di Dio e la terra si trasformerebbe nel cielo(34).

Nei miei rapporti con Gesù e Maria avevo sempre presenti i santi angeli e in unione con loro praticavo tutti gli atti virtuosi e comandati dalla religione... Quando uscivo dal coro, lasciavo il mio cuore nel tabernacolo ai piedi di Gesù, che supplicavo di tenere al suo fianco la mia anima. Così faceva il Signore, poiché, ovunque fossi, sentivo l’influenza di Dio e comunicavo con lui attraverso le pareti che ci separavano. C’era un filo invisibile e misterioso dal tabernacolo alla mia anima, attraverso il quale comunicavo con Gesù e Maria e con i santi angeli che lasciavo in chiesa.

Ogni dieci o quindici minuti, mandavo messaggi attraverso il mio angelo custode, lo supplicavo di recarsi presso il tabernacolo a nome suo e mio per far visita ai miei due grandi amori (Gesù e Maria), e mi riportasse notizie su di loro e sui nostri fratelli angeli; e inoltre dicesse loro quanto desideravo pormi al loro fianco, e che mi dessero la loro benedizione...

Amavo molto tutti gli angeli; ma prediligevo quelli che servono Gesù e lo accompagnano nella santa Eucaristia: mi è sempre parso che mi unissero a loro degli intimi legami. Quando ero nel coro, mi immaginavo di vedere il mio angelo custode in mezzo a quelli che stavano sempre presso il tabernacolo.

Uscendo dal coro mi congedavo da tutti, meno che dall’angelo tutelare, che mi immaginavo venisse con me per accompagnarmi e aiutarmi a compiere i miei doveri. Lo percepivo al mio fianco e dentro di me, molto contento e affabile, e apprezzavo talmente il suo mistero da restare meravigliata. Capivo che mi diceva che il Signore gli aveva affidato e raccomandato la mia anima con speciale e sommo interesse, e per questo, giacché vedeva il diavolo pronto a sedurmi, dispiegava le sue attenzioni verso di me, e mi vigilava e mi proteggeva con delicatezza.

La conoscenza e l’esplicitarsi dell’amore del mio angelo, oltre che la sua accorata cura mi entusiasmavano e accrescevano l’amore che nutrivo per lui, e da innamorata del mio santo angelo esclamavo: è santo, santissimo il mio angelo! Che bello, che eccelso, che amabile e buono!... Non smetterò di ripetere che il mio angelo è eccezionale, è uno degli angeli più santi, più affabili e caritatevoli delle schiere angeliche e, mi perdonino i suoi fratelli, i miei, gli angeli del cielo se venissero offesi dall’affetto singolare che professo per lui e dalla preferenza che ho per lui, in virtù della stima che nutro nei suoi riguardi.

Dopo aver compiuto i miei doveri, per i quali avevo lasciato il tabernacolo, quando ritornavo presso di esso, mi pareva che gli angeli che si trovano alla corte di Gesù nel nostro tabernacolo, raggianti di gioia, mi venissero incontro e, prendendo la mia anima, la portassero nel tabernacolo con ineffabile delicatezza, contenti di vedermi di nuovo in loro compagnia.

E lì, nel fondo del tabernacolo, prostrata ai piedi di Gesù, lo adoravo e mi faceva da testimone il mio angelo custode, gli angeli del tabernacolo e Maria Immacolata, la mia madre eccelsa, e rendevo partecipe Gesù di tutto quello che avevo realizzato o omesso fuori dal coro, ringraziando per i favori e i soccorsi divini, che mi aveva concesso lo stesso Signore. Mi comunicavo spiritualmente e rimanevo in chiesa, o meglio, nel centro del tabernacolo, dove giaceva la mia anima prostrata ai piedi di Gesù, intenta ad amarlo e a portargli tutta la gloria e gli onori possibili, in unione con Maria, il mio angelo custode e gli angeli del tabernacolo(35).

Varie volte vidi Gesù glorioso nel cielo, immerso in un’intima comunicazione con i santi angeli, in mezzo a loro, e li trattava con infinito amore e tenerezza, come dei figli, e mi richiese di entrare a far parte della loro natura angelica e di partecipare dell’amore e della tenerezza che rivolge a loro(36)

Padre ángel Peña O.A.R.


Seguire la mistica corrente del Sangue

 


IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO


La vita dello spirito è data, alimentata, accresciuta, perfezionata dal Sangue di Gesù.

Non è necessario conoscere il modo, il grado, lo scopo della elevazione dell'anima: basta che essa risponda agli impulsi divini e segua la mistica corrente del Sangue. Ciò che acquista salendo, ciò che perde, ciò che trasforma, perfeziona e compie è tutto noto al Signore, scritto col suo Sangue divino. q. 30: s.d.

  SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Ogni mio dono è una grazia, ma anche un obbligo.

 


Ti ho donato due tipi di grazia:

- la grazia del tuo rapporto con Me,

- e la grazia del servizio.

Ricordalo e vivilo sempre più profondamente. Sappi che chi ha, riceverà sempre di più, e chi perde ciò che ha ricevuto, perderà tutto, e anche molto più di quanto gli è stato affidato.

Ogni mio dono è una grazia, ma anche un obbligo. È una grazia, perché è il Mio Amore che te lo dona: per trasformarti in Mia figlia, in Mia erede, in amata di Dio.

È un obbligo, perché ti richiede un distacco sempre maggiore, un distacco da tutto ciò che non sono Io. Ciò richiede di condividere tutto con i tuoi fratelli – soprattutto di condividere ciò che Io depongo nel tuo cuore, cioè Me stesso.

Queste grazie permettono di adempiere al comandamento di amare Dio e il proprio prossimo. Sono quei talenti di cui renderai conto al Padre al tuo ritorno a Casa4.

Prega e sii vigile. Unisciti al tuo Dio e unisciti ai tuoi fratelli. Unisciti, affinché ciò che è spezzato torni ad essere Uno. Affinché tutto ciò che è uscito dalla Casa del Padre attraverso la via del peccato originale verso la terra dell’esilio possa ritornarvi.

Torna. E che il tuo ritorno non sia solitario. Rientra in grande processione.

Come una regina seguita da una grande folla, che guida una nazione dietro di sé. Come una madre che ha dato alla luce generazioni.

Mc 16 – La risurrezione di Gesù Cristo.

11 settembre 1989


Mt 26,41 «Vegliate e pregate per non cadere in tentazione: lo spirito è ardente, ma la carne è debole».

13 settembre 1989

 Alice Lenczewska


Il Gruppo Globale che ha distrutto il vostro sistema bancario cadrà a pezzi.

 


CASTIGHI 


Mia amata figlia prediletta, da Me viene la vita eterna, la sola vita di cui l‟uomo potrà mai avere bisogno, da qui all‟eternità. 

Figlioli, dovete sapere che questo terribile tumulto che state vedendo intorno a voi non durerà a lungo. 

Dio, il Mio Eterno Padre, non permetterà che i Suoi preziosi figli soffrano ancora molto. Voi, figli Miei, siete le vittime del lavoro dell‟ingannatore. Egli, che controlla il Gruppo Globale, si sta indebolendo. I suoi poteri stanno per essere affossati dal potere di Mio Padre. Questo gruppo, che ha deliberatamente distrutto il vostro sistema bancario per rendervi, a vostra insaputa mendicanti, cadrà a pezzi. Non dovete preoccuparvi, perché la mano di Mio Padre si abbatterà sui loro modi malvagi. 

Pregate affinché tutte quelle anime illuse che restano pedissequamente fedeli alla malvagità che dimora nel cuore di questo gruppo possano convertirsi durante l‟Avvertimento. 

Non dovete mai perdere la speranza, figlioli. Sarà grazie al vostro amore di Dio l‟Altissimo che voi ritornerete all‟ovile della vostra famiglia. La Santissima Trinità è la vostra casa, figlioli. Quelli tra di voi che accettano questa realtà, realizzata attraverso la conversione, erediteranno la gloriosa era del Paradiso sulla terra. 

Confidate in Me sempre. Offrite i vostri dispiaceri, i vostri problemi e le vostre paure a Me. PermetteteMi di alleviare il vostro dolore e la vostra sofferenza. 

Adesso non sarà più lontano il tempo in cui il mondo troverà sollievo dalle fitte dolorose del parto che voi sopportate in questi tempi. 

Mai perdere la speranza. Confidate in Me. Pregate affinché le Mie grazie vi rendano più forti. Posate la vostra testa sulle Mie spalle e consentite alla Mia Pace di avvolgere le vostre anime. Solo allora comprenderete la verità della Mia Gloriosa promessa di vita eterna. 

Il Vostro Gesù, 

Salvatore dell‟Umanità. 

4 Novembre 2011

sabato 4 luglio 2026

La Madre della Salvezza: Quando una missione, che professa di parlare la Parola di Dio, è falsa, non è mostrato nessun odio verso di essa.

 


Mia cara figlia, come piccoli bambini amati da Dio, non dovete mai permettere che i disaccordi si trasformino in odio l’uno per l’altro. Il maligno crea terribili sofferenze in mezzo a voi, diffondendo la sua infestazione maligna, e soprattutto contro i veggenti e i profeti eletti da Dio. 

Quando Dio è presente in una Missione, stabilita da Lui sulla Terra per salvare le anime, satana la attaccherà sempre. Potrete riconoscere i veri profeti di Dio dalla persecuzione e dall’odio di cui saranno oggetto. Voi li riconoscerete dal pubblico rifiuto delle loro Missioni e dalle azioni malvagie che altri infliggeranno loro. 

Quando una missione che professa di parlare la Parola di Dio è falsa, non è mostrato nessun odio verso di essa, perché Satana non attaccherà mai pubblicamente quelli che inganna. Quando mio Figlio si manifesta, Egli è sempre offeso, poiché il peccato separa l’uomo da Dio. Quando mio Figlio viveva sulla terra, ovunque andasse gridavano contro di Lui. Lo maledicevano e lanciavano pietre contro di Lui e contro tutti quelli che Lo seguivano. E mentre essi dichiaravano che Egli era un impostore, adulavano i numerosi falsi profeti che cercavano di competere con Lui. Lo stesso avverrà quando Egli farà il Suo ultimo viaggio per raccogliere tutti coloro che rimangono in Lui e con Lui. Egli unirà tutti coloro che vivono secondo i Suoi Insegnamenti e che rimangono sinceri e umili servitori. Poi, con l’aiuto della sua Chiesa Rimanente, Egli lotterà fino alla fine per salvare quante più anime possibile, comprese le anime di tutti i Suoi nemici e di tutti coloro che si rifiutano di accettarlo. 

Se amate mio Figlio, non dovete mai offenderlo odiandovi l’un l’altro. Mio Figlio vi ha detto che non potrete rimanere in unione con Lui, se vi è odio nel vostro cuore. 

Pregate, pregate, pregate, perché tutti voi che dichiarate di essere Cristiani seguiate l’esempio di mio Figlio. 

La vostra amata Madre,  

Madre della Salvezza. 

IL PREZIOSISSIMO SANGUE E' IL PREZZO DELLE ANIME

 


II pregio di una perla preziosa si valuta dal prezzo che si è disposti a pagare per averla; e quanto più alto è il prezzo, tanto più quella perla è considerata preziosa.

Ora, la nostra anima non è stata comprata con l'oro o con l'argento, ma con un prezzo inestimabile, infinitamente più alto, cioè col Sangue Preziosissimo che il Figlio di Dio ha sparso per noi in alcuni momenti della sua vita e soprattutto sulla croce alla fine della sua esistenza terrena. Quanto è grande dunque la dignità della nostra anima!

Già tanto preziosa perché creata a immagine e somiglianza di Dio, è resa ancora più preziosa dalla sua redenzione, perché riscattata da Gesù a prezzo del suo Sangue e della sua vita. Quanto siamo costati al Signore!

A nulla ci serviranno gli onori, le ricchezze, i piaceri se poi perdiamo l'anima. Ecco l'affare più importante di cui dobbiamo occuparci in questa vita: salvare la nostra anima, per redimere la quale Gesù ha tanto sofferto.

Anche noi dobbiamo saper soffrire con coraggio e, se ci è possibile, volentieri, per amore suo e per salvarci, altrimenti a nulla ci servirà il suo Sangue.

"Quel Dio che ti ha creato senza di te - ci dice S. Agostino - non può salvarti senza di te".


Fioretto: Recita la terza parte del Rosario meditando i misteri dolorosi.


ESEMPIO Il Ven. Buonsignore Caccinguerra, amico e compagno di S. Filippo Neri, era entusiasta di questa devozione. Un giorno, mentre si lamentava al pensiero che i pagani, gli ebrei e i musulmani non potessero approfittare del Sangue del Salvatore, nostro Signore gli apparve col Sangue sgorgante dal suo costato e gli disse: "E' per tutti e per chiunque ne vuole".

Quando lo stesso S. Filippo Neri istituì a Roma la visita alle sette chiese, intendeva offrire al fedeli la possibilità di una devozione alle sette principali effusioni del Sangue di Gesù e assegnò una effusione speciale di quel Sangue a ognuna di quelle sette chiese.


MISTERI DOLOROSI

  Primo mistero: L’agonia del Getsemani Gesù andò con i suoi discepoli in un luogo chiamato Getsemani e cominciò a provare tristezza e angoscia” (Mt 26, 36-37). “Ed entrato in agonia, pregava più intensamente e il suo sudore divenne come gocce di sangue che scorrevano fino a terra” (Lc 22,43-44). Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria, Gesù mio.

  Secondo Mistero: La flagellazioneQuelli ancor più gridavano: Crocifiggilo! Allora Pilato, volendo tare il popolo, liberò Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso” (Mt 15,13-15). Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria, Gesù mio.

  Terzo Mistero: L’incoronazione di spine I soldati lo condussero nell’atrio del Pretorio. Lo rivestirono di porpora e, intrecciata una corona di spine, gliela conficcarono sul capo. Si misero poi a salutarlo: Salve, o Re dei Giudei!” (Mc 15,16-18). Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria, Gesù mio.

  Quarto Mistero: La “Via Crucis”Presero dunque Gesù e lo condussero via. Ed egli, portando la croce, uscì verso il luogo chiamato Calvario, in ebraico Golgota, dove lo crocifissero” (Gv 19, 16-17). Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria, Gesù mio.

  Quinto Mistero: Crocifissione e morte di Gesù “Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle quindici” (Mc 15,33). “Gesù gridando a gran voce disse: Padre, nelle tue mani affido il mio spirito. Detto questo, spirò” (Lc 23,46). Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria, Gesù mio. Salve Regina.

Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.

Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria



Premessa del Padre 43 - Parte 3, Messagio di Giovanni nel luogo santo

 


Il 24.05.2023 nel Luogo Santo

Messaggio di Giovanni


Figlia Mia. Io, il tuo Giovanni sono venuto qui oggi per dirti quanto segue:

Figlia Mia. Il tempo passa e le persone vivono come se non succedesse nulla! Vivono la vita superficialmente non si preparano per quanto è stato profetizzato. Vivono come se le profezie non si dovessero realizzare quando invece vivete proprio nel bel mezzo del tempo profetizzato: il tempo finale!

Amati figli. Oggi io, il vostro Giovanni, sono venuto insieme al Padre per dirvi le cose seguenti: Voi, il vostro mondo, si trova poco prima del collasso! L’élite vi ha venduti al loro capo, al principe delle tenebre e costui ha un solo obiettivo: rubare voi, la vostra anima e ciò ora gli riesce grazie ai lavori preparatori della sua Elite e dei suoi scagnozzi che determinano la vostra rovina se non siete pronti per Gesù Cristo, il nostro Signore e Salvatore!

Figli, figli avete una solo CHANCE! Sfruttatela e siate pronti!

Il Padre è con Me, perché questa questione è di grandissima importanza!

EGLI, che vi ha creato, vi ama moltissimo, ed EGLI che vi ha creati aspetta il vostro Sì a LUI e a Suo Figlio, COLUI CHE È affinché neanche uno di voi vada perduto nelle grinfie del maligno, perché il Suo amore è misericordioso ed è infinito e nulla Lo addolora di più che vedere quanto vivete nello smarrimento, quanto avete voltato le spalle a LUI e a Suo Figlio e quanto calpestate e adattate ai vostri desideri  i Suoi Comandamenti, che vi garantiscono una vita nell’amore, nella pace, nella provvidenza e nella protezione!

Figli, figli il tempo è breve e ciò che è stato profetizzato è vicino! Vivete nel tempo finale siatene consapevoli e purificate la vostra anima, voi stessi. Le istruzioni per farlo ve le donò il Padre nei messaggi della preparazione, quindi sfruttatele! È la missione del Padre, attraverso Maria, la più santa di tutte le vergini e Madre di Dio Gesù Cristo, avviata con l’approvazione di Dio Padre e del Suo Santissimo Figlio Gesù Cristo. Sfruttate ciò che è stato scritto e preparatevi!

La chiesa cattolica vive un grande scisma, ma chi è fedele a Gesù resterà sulla via della verità!

A questo proposito è già stato detto tutto, siate pronti quindi, amati figli, perché il tempo è breve, molto breve, l’avversario è pronto a prendere il trono di Pietro e quando questo accadrà sarà beato chi è fortemente ancorato al Signore, Gesù Cristo. Amen.

Ora vai. Questo è l’ultimo messaggio del libro, che viene dato in anticipo. Amen.

Il tuo Giovanni. Apostolo e prediletto di Gesù, accompagnato da molti angeli.

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L’Accordo USA Iran e il Segno di Fatima che Molti Ignorano


 

Ascoltami - Il Grande Messaggio del Cuore di Gesù per il XX Secolo


 PRIMA PARTE

Sorella Maria Josefa Menéndez

Religiosa della Società del Sacro Cuore di Gesù


(Manifestazioni degli infiniti tesori della misericordia del Sacro Cuore di Gesù).


Il 16 luglio 1922, giorno felice dei suoi voti, Nostro Signore la fece entrare nella sua ferita e le disse: "Ti custodisco in questa prigione... tu, Josefa, lavora per me. Io, lavoro per te! I tuoi interessi sono i miei; i miei sono i tuoi interessi".

La semplicità di bambina la fece entrare pienamente nel regno di Dio. A Monsignor Durfort, allora Vescovo di Poitiers, ella rendeva conto delle sue azioni come una bambina senza pretese. L'umiltà, l'obbedienza, l'amore della regola e della vita comune, erano ornamento della sua anima.

Nostro Signore le disse: "Agirò in te, parlerò per te; mi farò conoscere per te". Un'altra volta la avvertì dei suoi disegni: "nonostante la tua indegnità e miseria, mi servirò di te per realizzare i miei disegni; ti voglio come Apostola della mia Bontà e Misericordia".

Poiché Josefa tremava di fronte a questa elezione divina, la sostenne con queste parole: "Ama e non temere nulla. Io voglio ciò che tu non vuoi... ma Io posso ciò che tu non potrai". "Ricordati delle mie parole", le disse un altro giorno, "e credi in esse. L'unico desiderio del mio Cuore è stringerti dentro di esso, possederti, poi fare della tua piccolezza e della tua fragilità un canale di Misericordia per molte anime che si salveranno per tuo mezzo. Non sono i tuoi meriti che Mi inducono a servirmi di te... ma voglio che le anime vedano come il mio potere si serve di strumenti deboli e miserabili".

Il 6 agosto 1922, Nostro Signore apparve a Josefa e disse: "Le parole che Io ti dico, non si cancelleranno mai". Josefa mostrò i suoi timori di rovinare "l'opera del suo amore", dicendo che nonostante i suoi buoni desideri era capace di tutto ciò che è male. Dal Cuore di Gesù scaturì un incendio di fiamme e ella udì queste parole piene di bontà: "Josefa, Sposa del mio Cuore, inizia la mia Opera, aggrappata alla mano di mia Madre. Non ti dà coraggio questa mano?". Allora, aprendo per così dire il futuro agli occhi dell'anima prostrata ai suoi piedi, aggiunse: "Niente di ciò che Io ti dico, si cancellerà mai! Poco importa che tu sia così piccola e miserabile; sono Io che farò tutto". E, dopo una lunga effusione di carità, concluse: "Sì, ti insegnerò i miei segreti e sarai un esempio vivente della mia Misericordia, perché se per te che non sei che miseria e nulla, Io ho tanto amore e tanta predilezione, che non farò per altre anime molto più generose della tua?".

Il Sacro Cuore insegnò a Josefa la Presenza della grazia nell'interiore di ogni anima, fondamento della sua incorporazione nella Vita divina.

"Ne faccio parte, ci vivo, mi piace l'unione con essa. Ma, in compenso, le chiede di non lasciarlo mai Solo, di consultarlo in tutto, di chiedergli tutto, e soprattutto di rivestirsi di Lui e scomparire sotto la sua Vita. - "Più scomparirà, più Io sarò la tua Vita". Non sembra il commento della parola di S. Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Gesù Cristo che vive in me?"

E subito mette in evidenza il valore di questa Unione vitale con Lui che trasforma le più piccole azioni e attività umane, rivestendole dell'"oro soprannaturale" dei Meriti. Nostro Signore moltissime volte mostrò a Josefa, in modo tangibile, ciò che l'Amore realizzava mediante le sue azioni fatte in unione con Lui. In questo modo voleva ravvivare nelle anime la consolazione di credere in questa ricchezza che è alla portata di tutti. "Quante anime, diceva Lui, riprenderanno coraggio, quando comprenderanno meglio il frutto divino della loro vita ordinaria!"

Siamo così condotti al dogma che sembra essere il nodo di questo magnifico insegnamento: quello della Partecipazione ai meriti infiniti di Gesù Cristo. Nostro Signore incessantemente ricorda a Josefa il potere, conferito all'anima battezzata, sui tesori della sua Redenzione. Se le chiede di completare in lei ciò che manca alla sua Passione, che offra riparazioni per il mondo e soddisfi alla Giustizia del Padre, è sempre con Lui, per Lui e in Lui. - "Il mio Cuore è vostro, prendetelo e riparate per mezzo di esso". Sgorgano allora dalle sue labbra queste offerte onnipotenti sul Cuore del suo Eterno Padre, che Josefa raccoglie e ci trasmette: "Padre Buono, Padre Santo, Padre Misericordioso! Ricevete il Sangue di vostro Figlio, le sue Piaghe... il suo Cuore! Vedete la sua Testa trafitta di spine. Non permettete che questo Sangue sia inutile ancora una volta. Non dimenticate che il tempo della Giustizia non è ancora arrivato, e che siamo in quello della Misericordia!"

***

Padre Antônio Paulo Ciríaco Fernandes, S.J.