sabato 25 luglio 2026

Edifica la Mia Chiesa

 


Gesù: «Mio amato amico, ricorda al Mio popolo che la Chiesa è nata dal Mio Cuore, trafitto dalla lancia del soldato sul Calvario. Dal Mio Cuore trafitto è nata la Chiesa con i suoi sacramenti. Due di questi sacramenti, l’Eucaristia e il Battesimo, sono stati simboleggiati dal Sangue e dall’Acqua che sgorgarono dal Mio costato trafitto.

«Come la Chiesa è nata dal Mio Cuore trafitto, così la vita della Chiesa cresce grazie alle grazie che Le dono continuamente dal Mio Cuore trafitto — questo Cuore che ora è glorificato. «Invito tutti i membri della Mia Chiesa ad aiutare a edificare il Mio Corpo, la Chiesa, avvicinandosi al Mio Cuore trafitto. Uniti al Mio Cuore e dimorando in Esso, darò a ciascuno la luce e la forza per compiere la volontà di Mio Padre nell’edificazione della Mia Chiesa.

«Maria è Madre e Modello della Chiesa. Come “Madre della Chiesa”, intercede per tutte le grazie di cui i membri hanno bisogno per contribuire all’edificazione della Mia Chiesa. Come Modello — come perfetta imitatrice di Me — mostra ai figli della Chiesa come tutti, individualmente e collettivamente, debbano essere sempre più plasmati a Mia immagine. Poiché tutti si avvicinano al Mio Cuore per l’edificazione della Chiesa, che lo facciano uniti al Cuore di Maria.

«La Mia Chiesa sta attraversando momenti critici e molto difficili. Ci sono molte divisioni. Esistono molti insegnamenti errati, compresi alcuni diffusi da certi teologi. Questi insegnamenti errati derivano dal fatto che coloro che ne sono responsabili non sono in retta unione con il Mio vicario, il Papa, e con il Magistero della Chiesa. Desidero che tutti i Miei figli preghino quotidianamente per la guarigione dei numerosi e gravi mali della Chiesa. Con l’intensificarsi delle preghiere e dei sacrifici per la salute della Chiesa, arriverà presto il giorno in cui la Chiesa sarà purificata e rinvigorita. Quando quel giorno arriverà, la Chiesa sarà una luce per tutte le nazioni come mai prima d’ora. Quando quel giorno arriverà, la Chiesa rinnovata sarà caratterizzata dal trionfo del Cuore Immacolato e dal regno del Mio Sacro Cuore. Così il messaggio di Fatima avrà raggiunto il suo compimento.

«Io sono il Signore e il Maestro. Chiedo che tutto il mio popolo ascolti le mie parole e vi risponda. Amo il mio popolo con un amore immenso, e in questo grande amore gli dono questo messaggio!»

Riflessione: Parlando della Chiesa, san Paolo ci dice:

«Come infatti il corpo umano, pur essendo composto da molte parti, è un’unica entità, perché tutte queste parti, pur essendo molte, formano un solo corpo, così è anche per Cristo. In un unico Spirito siamo stati tutti battezzati, sia Giudei che Greci, sia schiavi che liberi, e a tutti noi è stato dato da bere un unico Spirito...

«Ora voi tutti insieme siete il corpo di Cristo; ma ciascuno di voi ne è una parte diversa. Nella Chiesa, Dio ha dato il primo posto agli apostoli, il secondo ai profeti, il terzo ai dottori; dopo di loro, i miracoli, e dopo di essi il dono della guarigione; i collaboratori, i buoni capi, coloro che parlano molte lingue. Sono forse tutti apostoli, o sono forse tutti profeti, o sono forse tutti dottori? Hanno tutti il dono dei miracoli, o tutti il dono della guarigione? Parlano tutti lingue straniere, e tutti le interpretano?» (1 Corinzi 12, 12-30).

Nel messaggio sopra riportato, Gesù ricorda a tutti noi che abbiamo la responsabilità di contribuire all’edificazione della Chiesa. San Paolo ci ricorda che ognuno di noi ha il proprio ruolo. Egli nomina molti di questi ruoli e sono in molti a condividerli. Ad esempio, nella Chiesa ci sono molti maestri di vario genere. Ma ciascuno insegna secondo la propria unicità personale. Di conseguenza, possiamo davvero dire che ognuno ha una missione, ha un ruolo nella vita della Chiesa che nessun altro può svolgere. Nella misura in cui ciascuno di noi dona la propria vita a Cristo, continuiamo la Sua opera sulla terra attraverso l’umanità visibile e tangibile che ciascuno di noi possiede. Nella misura in cui ciascuno di noi non riesce ad abbandonarsi a Gesù, in quella stessa misura gli neghiamo l’opportunità di vivere attraverso la nostra unicità personale. Che privilegio straordinario è stato concesso a ciascuno di noi! E che responsabilità straordinaria!


Resistenza di Luisa a Gesù che la vuole nella sofferenza, perché manca il permesso del Confessore; ma alla fine Gesù s’impone: le comunica la sofferenza e, come prova che è la sua Volontà, dà al Confessore l’annuncio di una guerra tra l’Italia e l’Africa

 


Quando il Confessore mi diede l’ubbidienza di non dovere più stare nel letto, io incominciai a resistere e dicevo al Signore: “Che vuoi da me? Non posso, perché l’ubbidienza non vuole. Se Voi volete, date lume al Confessore e allora io sono pronta a fare ciò che vuoi”; e stetti tutta una notte a contrastare col Signore. Quando veniva gli dicevo: “Mio caro Gesù, abbi pazienza, non ci venire, ché l’ubbidienza non permette che mi fate partecipe delle sofferenze”. Fino alla mattina io vincevo; mi sentivo in me stessa e libera di sofferenze, quando in un istante venne il Signore e mi tirò talmente a Sé, che non potetti resistergli; [121] perdetti i sensi e mi trovai insieme con Gesù, ma tanto stretta che, per quanto facessi opposizione, non potei distaccarmi da Lui.  

Stando con Gesù io mi sentivo tutta annichilita e avevo un certo rossore per le tante parti 84 che gli avevo fatto la notte. Gli dissi: “Sposo Santo, perdonami; è il Confessore che così vuole”; e Lui mi disse: “Non temere; quando è l’ubbidienza Io non mi offendo –proseguì–. Vieni, vieni a Me; oggi è capodanno e voglio darti la strenna” (Giusto quella mattina era il primo giorno dell’anno) 85. Così avvicinò le sue purissime labbra alle mie e versò un latte dolcissimo, mi baciò e, preso un anello da dentro il costato 86, mi disse: “Oggi voglio farti vedere l’anello che ti ho preparato per quando ti sposerò”.  

Poi mi disse: “Di’ al Confessore che è Volontà mia che continui a stare nel letto; e per segno che sono o, digli che c’è la guerra tra l’talia e l’Africa, e se lui ti dà l’ubbidienza [122] di farti continuare a soffrire, non farò fare niente; ambo le parti si rappacificheranno insieme”. 

Nell’atto stesso di dire queste parole, mi sentii come circondata da una veste, da sofferenze, e da me stessa non potei liberarmi. Pensavo tra me: “Che dirà il Confessore?”, ma non stava più in mio potere 87. Quel latte che Gesù versò in me, mi produceva tale amore verso di Lui che mi sentivo languire, e mi sentivo tanta sazietà e dolcezza che, dopo che venne il Confessore e mi riebbi da quello stato, e la famiglia mi portò il cibo, mi sentivo tanto piena che il cibo non andava al basso;    ma per fare l’ubbidienza che così voleva, presi un poco e subito fui costretta a rimetterlo, ma misto con quel dolce latte che mi aveva dato Gesù.  

E Gesù, quasi scherzando, mi disse: “Non ti basta quel che ti ho dato? Non ne sei contenta ancora?”  

[123]  Io arrossii tutta, ma subito gli dissi: “Che vuoi da me? È l’ubbidienza”. 

Quando venne il Confessore incominciò ad inquietarsi e a dirmi che ero disobbediente, oppure mi diceva che era una malattia; che se fosse cosa di Dio, mi avrebbe fatto ubbidire; perciò, invece di chiamare il Confessore, dovevo chiamare i medici. Quando lui finì di dire, io gli dissi tutto ciò che mi aveva detto il Signore, come ho detto di sopra, e lui mi disse che era vero, che c’era la guerra tra ’Africa e l’Italia: “Staremo a vedere se non si farà niente!” E così restò persuaso di farmi continuare  a soffrire. 

Dopo circa quattro mesi, un giorno venne il Confessore e mi disse che erano venute le notizie della guerra che c’era tra l’Africa e l’Italia, che senza farsi nessun danno d’ambo le parti, si erano rappacificate insieme. [124] Così il Confessore restò più persuaso e mi lasciò restare in pace. 


Tutte le religioni che negano questa verità non sono la mia volontà, ma sono inganni di Satana.

 


Figlio mio, sono il tuo Padre Celeste e ho un messaggio per te. Figlio mio, voglio istruirti sul rapporto che l’umanità instaura con il proprio Creatore. L’umanità è alla continua ricerca della verità. Ricorre a molti metodi per cercare di giungere alla verità. Guarda il tuo mondo oggi. Molti cercano di trovare la verità nella religione, nel denaro, nel potere e nelle droghe, ma si sentono vuoti dentro. Perché, figlio mio? Perché il mio popolo non si rende conto che non c’è verità al di fuori di Dio Onnipotente. Io sono la fonte di ogni verità. L’umanità è sempre stata alla ricerca, ma è accecata dall’orgoglio e dalle menzogne di Satana che le impediscono di trovare Me, che sono la tua unica fonte di felicità.

Prima che mio Figlio vivesse in mezzo al mio popolo, all’umanità era precluso l’accesso al mio regno. Il peccato originale ha avuto conseguenze disastrose sul mio popolo. L’umanità, sotto l’influenza di Satana e delle sue menzogne, ha sviluppato false religioni pagane, che adoravano la creatura anziché il Creatore. Persino il mio popolo eletto di Israele ha commesso molte volte il peccato di idolatria. Con la prima venuta di mio Figlio nella carne, la mia verità ha camminato in mezzo al mio popolo. Ma il mio popolo non ha visto la verità, così la verità è stata crocifissa, è morta, è stata sepolta ed è risorta il terzo giorno. Ancora una volta, figlio mio, il tuo mondo sta rinnegando la verità e sta diventando un mondo pagano.

Molti nel vostro mondo insegnano e credono che tutte le religioni conducano a Dio. Molti credono che non importi come si preghi, poiché tutte le religioni pregano lo stesso Dio. Questa è una delle menzogne più orribili con cui Satana ha ingannato l’umanità. Queste menzogne stanno causando a molti di trascorrere l’eternità all’inferno. C’è una sola via per il paradiso. Una verità parziale non vi garantirà l’ingresso nel mio regno. Mio Figlio ha affermato: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». Mio Figlio è il ponte e la porta d’accesso al mio regno. Senza la vita di mio Figlio nella vostra anima, subirete la morte eterna. La mia Parola afferma inoltre: «Chi odia me, odia anche il Padre mio». Giovanni 15:23. Inoltre, la mia Parola afferma: «Chiunque nega il Figlio, non ha nemmeno il Padre. Chi confessa il Figlio, ha anche il Padre». 1 Giovanni 2:23. Poiché anche mio Figlio ha affermato: «Io e il Padre siamo uno». Giovanni 10,30. E chi vede me, vede anche il Padre. Giovanni 14,9. Non potete avere un rapporto con il Padre vostro senza mio Figlio. Dovete avere la vita divina di mio Figlio nella vostra anima ed essere in grazia santificante per entrare in paradiso. Non ci sono eccezioni a questa regola. Queste sono le leggi eterne pronunciate dall’Onnipotente.

Satana sta cercando di intrappolare e ingannare i miei figli per indurli a negare queste verità. Tutte le religioni insegnano una verità parziale, tranne la Santa Chiesa Cattolica Romana. È l’unica Chiesa che insegna la pienezza o la completezza della mia rivelazione all’umanità. Tutte le altre confessioni cristiane insegnano solo una verità parziale. Questo è il disegno di Satana. Satana sa come l’umanità entra in paradiso. Sa che negare mio Figlio e rifiutare la misericordia di mio Figlio condannerà un’anima all’inferno. Ma c’è una verità che Satana e le sue legioni non riescono a comprendere: la profondità della mia misericordia. Guardate le religioni del mondo e le loro dottrine. Ad esempio, il buddismo, l’induismo, l’islam e la religione ebraica negano tutti il sacrificio e la divinità di mio Figlio. Di conseguenza, queste sono false religioni che negano anche il loro Padre.

Inoltre, leggete Isaia 59,2: «Ma le vostre iniquità si sono frapposte tra voi e il vostro Dio, e i vostri peccati hanno nascosto il suo volto da voi, affinché egli non vi ascolti». Il peccato blocca la comunicazione con il vostro Padre che è nei cieli. Ripeto: è stato solo grazie al sacrificio di mio Figlio sulla croce che la comunicazione con il vostro Padre che è nei cieli è stata ristabilita! Coloro che seguono false religioni non pregano il vostro Padre, ma falsi dei. Infatti la mia parola afferma chiaramente: «Poiché tutti gli dei delle nazioni sono demoni; ma il Signore ha creato i cieli». Io solo, il Signore Dio Onnipotente, sono il creatore del cielo e della terra, e mio Figlio è l’unica via per raggiungere il vostro Padre. Tutte le religioni che negano questa verità non sono la mia volontà, ma sono inganni di Satana.

Ora leggi Ecclesiastico 2,23.  Infatti, quanto è grande la sua grandezza, tanto è grande anche la sua misericordia. Rifletti su questa affermazione.  La mia misericordia è grande quanto la mia grandezza. In altre parole, la mia misericordia va oltre la comprensione dell’uomo, degli angeli e delle legioni dell’inferno. È così grande che io stesso, in quanto seconda persona della Trinità, mi sono incarnato e ho pagato il prezzo totale per i peccati dell’umanità. Notate bene: non ho pagato un prezzo parziale, ma il prezzo totale. Poi ho istituito la mia Chiesa e ho stabilito la Santa Eucaristia per donarmi totalmente al mio popolo. Anche nella vostra generazione peccatrice, vi mostro la mia misericordia. Vi ho dato la Beata Vergine Maria come segno per i vostri tempi. Numerosi messaggi, miracoli eucaristici e di altro tipo, e persino una Domenica della Divina Misericordia, sono stati concessi al mio popolo. Ma il mio popolo continua a rifiutare la mia misericordia. Verrà un ultimo atto di misericordia per questa generazione. È chiamato con molti nomi. Sarà un monito a questa generazione affinché si penta o affronti la mia giustizia. Questo evento avverrà presto, secondo il vostro modo di misurare il tempo. Ancora una volta, ciò è dovuto alla mia grande misericordia. Se il mio popolo rifiuta la mia misericordia dopo aver visto la condizione delle proprie anime, un grande castigo si abbatterà sull’umanità. Sono misericordioso verso l’umanità fino all’ultimo momento. Nell’ora della morte, a ogni anima viene concessa un’ultima possibilità di accettare la mia misericordia attraverso mio Figlio Gesù Cristo. È il rifiuto della mia misericordia nell’ora della morte che fa sì che un’anima venga gettata all’inferno. Al Giudizio Universale, nessuno potrà sostenere di non aver conosciuto la verità. A tutte le anime viene data l’opportunità di accettare la mia misericordia, anche se con l’ultimo respiro. Ecco perché molti rimarranno sorpresi nel vedere chi è andato in paradiso e chi all’inferno. Molti pagani accettano la mia misericordia quando ne hanno l’opportunità. Ecco perché è importante che ogni anima in grazia santificante viva e predichi il Vangelo al mondo. Infatti, all’ora della morte, è difficile per un’anima priva di grazia santificante accettare la mia misericordia. Ecco perché la mia Parola dice: «Ecco, ora è il tempo favorevole; ecco, ora è il giorno della salvezza». II Corinzi 6,2.

Ora, figli miei, leggete i prossimi versetti e rispondete a una mia domanda. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ma come potranno invocarlo se non hanno creduto in lui? E come potranno credere in colui di cui non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza un predicatore? Romani 10,13-14. State guidando le anime verso di me o lontano da me? Siete voi la causa per cui le anime rifiutano la mia misericordia e trascorrono l’eternità all’inferno? Queste parole sono rivolte a tutti i miei fedeli, non solo al clero. Tutti i miei fedeli sono tenuti, con le loro parole, i loro pensieri e le loro azioni, a condurre le anime a mio Figlio Gesù Cristo per la salvezza e a farle tornare al loro Vero Padre.

C’è un’altra questione che necessita di chiarimenti per il mio popolo. Molti falsi profeti stanno proclamando che l’inferno non esiste, oppure che, una volta all’inferno, la mia misericordia permetterà al peccatore di uscirne e di raggiungere il paradiso. Questa è una menzogna e un inganno di Satana. Una volta che muori, entri nel tuo giudizio particolare. La sentenza emessa durante questo giudizio sulla tua anima è eterna. Se la tua sentenza è quella di trascorrere l’eternità all’inferno, si tratta di una sentenza definitiva ed eterna. Infatti la mia Parola afferma chiaramente in Sapienza 2,2: «E non si è mai saputo che qualcuno sia tornato dall’inferno». Mio Figlio lo ha affermato chiaramente in una parabola in Luca 16,26: «E oltre a tutto questo, tra noi e voi è posto un grande abisso, così che quelli che vorrebbero passare da qui a voi non possono, né da lì venire qui».

Infine, leggete la sentenza di mio Figlio nel giudizio finale in Matteo 25,41: «Allontanatevi da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli».

10-10-07


UN CONFESSORE ... SI CONFESSA ...

 


LA PIGRIZIA - Portare ogni mese l'Eucaristia ai malati nelle loro case è un compito di estrema importanza, un dovere di giustizia e di carità, ma è non poco impegnativo: può costare fatica e spesso non si ha molto tempo a disposizione.

E così, alcuni sacerdoti, in qualche caso anche per pigrizia, fanno ricorso in modo un po' troppo disinvolto ai ministri straordinari dell'Eucaristia, che vanno senza rendersi conto (come sembra non se ne rendano conto i sacerdoti che li mandano) che anche un malato può aver bisogno di confessarsi.

In qualche caso sono i malati stessi che minimizzano la situazione della loro anima: 'Padre - ti rispondono talvolta quando li inviti a confessarsi - che peccati posso avere? Del male non ne faccio, sono sempre qui in casa!" (... come se in casa non si potesse peccare!).

Ma poi, insistendo un po', dolcemente, più di qualcuno accetta di confessarsi e talvolta saltano fuori delle "croste" che parcheggiavano in quell'anima da decenni.

Se invece il malato volesse confessarsi perché ha commesso qualche colpa grave, che deve fare?

O rimanda indietro il ministro straordinario dell'Eucaristia, dicendogli che non può far la Comunione perché si trova in peccato mortale (umiliandosi davanti a un laico che ascolta così, indebitamente, una implicita confessione), oppure riceve l'Eucaristia senza aver prima ricevuto il perdono di Cristo dalla Chiesa.

È sapienza e carità pastorale creare problemi di coscienza a chi, per motivi di età e di salute, di problemi ne ha già abbastanza?

In questo modo "moderno", comodo, sbrigativo e arruffolone di affrontare la Confessione degli ammalati, non viene a mancare inoltre, o prima di tutto, il doveroso rispetto verso Gesù Eucaristia?

Don Enzo Boninsegna


O generazione incredula e perversa, che cosa potrei fare di più per sottrarti all’ora oscura di sangue e morte che s’avvicina?

 


Duemila  anni  fa  il grano doveva marcire per rinascere gemma vigorosa e vivace. Il Capo della Chiesa nascente  doveva  immolarsi annietandosi, per la salvezza comune. S’immolo’ invece il Capo, per pagare il debito inestimabile contratto verso la Divina giustizia.

Oggi, l’intero Corpo Mistico, reso sterile come il fico maledetto dall’infestazione demoniaca dell’ateismo, deve come il grano di frumento, essere gettato  in seno alla terra  marcendo, per fare rinascere una vita divina  vigorosa e feconda. 

Questa è la risposta esatta, delle mie irreversibili  esigenze della mia Giustizia e Misericordia.  

In verità vi dico, che se non rinascete, non entrerete nel Regno dei Cieli.  Il mistero della mia redenzione è un atto di infinita  Misericordia e Giustizia.  

la redenzione continua, la redenzione è in corso, ma la Misericordia esige la vostra salvezza, la mia Giustizia esige il riscatto dei debiti contratti da voi membri vivi, liberi ed intelligenti, capaci di discernere il bene  ed il male e di conseguenza responsabili dei vostri atti. 

Non turbarti figlio mio, la mia  Misericordia esige che tutti  siano avvertiti, con dei richiami non solo interni ma anche esterni! 

Chi vuole capire, capisca, ma chi si ostina accecato dalla superbia e l’orgoglio, seguendo  satana, perisca! 

O quanta ostinazione! 

O generazione incredula e perversa, che cosa potrei fare di più per sottrarti  all’ora  oscura  di sangue e morte che s’avvicina?  

Che  cosa  posso darvi di più  di quello che vi ho donato? Vi ho donato il mio Amore, il mio Cuore e l’amore di quella che è mia Madre e la Vostra. 

A varie riprese Ella è venuta  sulla terra per scuotere il vostro torpore e ricordarvi le grandi realtà  della fede, e la strada da percorrere.  

                     Guariro’ la mia Chiesa. 

Guariro’ i popoli e le Nazioni, guariro’ la mia Chiesa.  

                

Il Signore “Confidenze di Gesù ai suoi preti e ai  suoi fedeli” 1992

ONORE AL CROCIFISSO

 


SAN GREGORIO VII (1013 + 1085).

Enrico IV dopo aver curvato la fronte a Canossa, perfidamente si ribellò un'altra volta al Papa, e scese con un esercito dalla Germania per assediare Roma (1081). Al secondo assalto, nonostante la tenace resistenza interna, riuscì ad incendiare le cerchia delle mura. Un pauroso anello di fuoco stringeva la città, da cui non si levava altro che il rantolo dei morenti e il pianto delle donne atterrite. Allora sugli spalti di una torre, splendido e pallido, tra il bagliore e il fumo dell'incendío, apparve il Papa Gregorio VII e con gesto solenne e calmo segnò le fiamme irrompenti col Segno della Croce. Subito ogni fuoco si spense sotto l'impeto di una grandiosa e invisibile potenza.

(G. Colombo: Pensieri sui Vangeli - Vita e Pensiero. Milano, 1951).

Nel mondo spesso divampano incendi di vaste proporzioni: odi e guerre, cupidigie e miserie, tirannie e schiavitù, errori ed eresie, sensualità ed egoismi. E il Crocifisso, attraverso il gesto solenne e benedicente dei suoi Pontefici, spegne cotesti incendi, e sulle immani rovine fa rifiorire un'umanità sempre più cristiana.


Quando l'anima abbraccia la Croce

 


IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO


Quando l'anima abbraccia la croce, è a sua volta sicuramente abbracciata da Gesù.

La croce è il simbolo della riparazione e della redenzione; mediante la croce della tribolazione l'anima ripara, per i meriti di Gesù, le proprie colpe e redime la propria felicità. La felicità perfetta consiste nell'unione con Gesù e questa unione, stretta sotto la Croce, ha un carattere di vera elevazione.

Spesso Gesù staccò dall'albero della Croce le sue braccia per stringere in sublime amplesso le anime consumate per Lui dal dolore e dall'amore. Sempre rinnova questa mistica espansione quando l'anima lo accompagna con tutte le forze nelle vie della Passione dolorosa.

Egli fa ancor più: dal profondo dell'anima dov'è crocifisso, non per il dolore, ma dall'amore, apre le braccia possenti, non solo per avvolgere di tenerezza la sua creatura, ma per stringersela al petto, avvicinarla al suo labbro e segnarla in fronte con il bacio della dilezione. q. 30: 21 febbraio

SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Apocalisse rivelata: Quando arriverà la fine?



 CAPITOLO XV (15)

Quando arriverà la fine?


Raffaele, Arcangelo di Dio e di Maria Regina degli Angeli:

«Nove è il numero su cui è basato il tempo. Vi sono nove secoli in una unità del tempo di Dio. L’Alfa è Dio e l’Omega è Dio. L’inizio e la fine. Proprio come Dio all’inizio ha creato l’universo, così Egli lo porterà ad una fine. I primi nove secoli della Chiesa furono l’inizio della Chiesa stessa. I secondi nove secoli furono il mezzo della chiesa, e i terzi nove secoli saranno la fine della Chiesa e anche la fine della Vecchia Terra.

Dio ha accelerato o compresso il tempo da quando è finito il diciottesimo secolo. Con l’inizio della Rivoluzione Industriale iniziò l’ultimo tempo della Creazione di Dio.

Adesso ogni anno è come nove anni all’inizio del diciannovesimo secolo. Perciò un secolo è come nove secoli, o una unità del tempo di Dio.

Così, all’inizio del Ventesimo Secolo vi sono state tre unità di tempo. Nell’anno 1900, secondo il calcolo degli uomini, Dio accelerò nuovamente il tempo. Dal 1900 al 1927 ogni anno fu come 27 anni. Dal 1927 al 1967 ogni anno fu come 81 anni.

O MONDO, DOV’È LA TUA FINE?

Al compimento di nove unità dal tempo della morte di Cristo. La pace unilaterale comincerà al compimento della nona unità, e col 1969 l’ottava unità sarà diventata completa.

All’inizio del 1969 il tempo sarà accelerato finché non vi sarà alcun modo di calcolare la fine esatta.

AL TERMINE DELLA NONA UNITÀ DEL TEMPO DI DIO, GIUNGERÀ LA TRIBOLAZIONE.

LA PACE UNILATERALE, la pace per quelli che amano Dio e seguono Maria, la Madre di Dio, al Posto Sicuro dove non accadrà loro nessun male. Ma per quelli che seguono Satana e si rifiutano di abbandonare le vie mondane, non vi sarà pace finché la tribolazione non li avrà colpiti.

ALLA FINE DELLA TRIBOLAZIONE COMINCERÀ LA DECIMA UNITÀ. QUESTA DURERÀ MILLE ANNI, perché tutto sarà perfetto. La decima unità ritornerà al tempo in cui Dio ha creato l’universo, ed esso è illimitato.

Comprendi il significato del tempo di Dio, della compressione del tempo e del suo rallentamento?

Il tempo è Dio. Il tempo è la terza parte dell’universo. È la traiettoria dell’orbita delle stelle. E la traiettoria della terra intorno al sole. Quando il tempo è accelerato, l’universo intero si muove su un’orbita senza tempo intorno alla Mente di Dio, sempre più veloce. Poiché tutto si muove contemporaneamente, nessuno può scoprire il cambio di pace.

Ma la continua creazione della terra è accelerata ed è accelerato anche l’acquisto della conoscenza da parte degli uomini. L’uomo, nel suo orgoglio, pensa di aver compiuto tutto da solo.

Ma il materiale che usa per il suo progresso tecnico è sempre stato sulla terra. Solo l’evoluzione o continua creazione della mente dell’uomo è stata così compressa che Dio ha permesso agli uomini di acquistare la conoscenza dell’atomo, delle onde nell’atmosfera e del potere di creare razzi e navi spaziali. Questa conoscenza avrebbe preso centinaia di anni senza il diretto intervento di Dio. Ma l’uomo, nella sua ignoranza, pensa di aver acquistato questa conoscenza con il proprio cervello.

Il cervello dell’uomo è più piccolo del cervello di molti animali. Che cosa allora fa pensare all’uomo che il suo cervello abbia creato queste meraviglie con le sue mani? È la mente dell’uomo che ora ha raggiunto la sua INFANZIA; infanzia che l’uomo crede sia la più grande che gli possa accadere. Egli è onesto. Sarà rallentato e non andrà oltre finché non volgerà la sua mente a Dio, che è il solo che può insegnare alla mente dell’uomo a raggiungere la maturità.

La Tribolazione non ha bisogno di venire a punire la terra. LA TERRA PUÒ ESSERE PURGATA DAL MALE DAGLI ANGELI E PUÒ ESSERE TRASFORMATA NELLA NUOVA TERRA ALLA VENUTA DI CRISTO. Ciò è su di voi. Perché solo se molta gente comincerà a pregare il Rosario la riparazione potrà essere fatta.

Dio, nella Sua misericordia, vi dà ancora la possibilità di tentare. Alzate gli occhi al cielo. Guardate le stelle nella loro vorticosa traiettoria e lasciate che la vostra mente sia aperta alla vita-dono della forza dell’Eterna Mente di Dio».

Raffaele, Arcangelo di Dio e di Maria Regina degli Angeli

Margherita Sampair


Coloro che Mi maledicono saranno maledetti.

 


CASTIGHI

Mia amata figlia prediletta, quando mi riferisco ai Miei nemici, parlo sempre di quelli che, con mezzi subdoli, tentano di rubarMi le anime. Mi riferisco, in particolare, a coloro che usano la maschera della santità per guidare deliberatamente le anime verso il peccato. Quando qualcuno tenta di sedurre un‟altra anima spingendola a credere falsità sulla Mia Santa Parola, data al mondo attraverso il Libro di Mio Padre, allora costui è un Mio nemico.

Il più grande dolore che sopporto viene dalle mani di coloro che professano di essere Miei devoti discepoli e che si vantano della loro conoscenza di Me. Quando queste persone cercano di ferire gli altri e non pensano a nient‟altro che ad ammonirli nel Mio Nome ecco, questo è molto doloroso per Me. Io trovo delle anime che sono chiuse a Me e le attiro verso di Me in molti modi, e non includo solo coloro che fanno già parte della Mia Chiesa sulla Terra. Cerco sempre in primo luogo quelli che si sono smarriti, che sono perduti e coloro che non riescono a vedere. Queste sono le prime anime che Io cerco e sono quelle che, nelle mani sbagliate, possono essere e sono fuorviate. 

Vi chiedo di ricordare sempre nelle vostre preghiere quelle nazioni, quelle religioni, quelli senza alcuna fede in Me – sempre. Vi prego di accoglierli, proprio come lo farei Io stesso. Non tentate mai di imporre loro le vostre opinioni o di ferirli nel Mio Nome. Avvicinateli sempre con amore e generosità, perché sono tanto importanti per Me quanto i più devoti tra di voi. Chiunque voi avviciniate, sappiate che nessuno di voi è più meritevole di un altro, perché siete tutti peccatori. 

Tutti i figli di Dio, col tempo, saranno testimoni della Verità finale del Suo Piano per completare la Sua Alleanza. Tutti potranno conoscere la Verità e allora sarà più facile accettare la Mia Mano di Misericordia. In quel Giorno le persone di tutte le religioni, fedi, colori e nazionalità avranno la prova della Mia Esistenza. Coloro che hanno eretto barriere, ponendole tra loro e il loro Creatore, piangeranno con gratitudine, perché finalmente conosceranno l‟Amore di Dio. E mentre pianificate e vi preparate per i tempi a venire, sappiate che, quali che siano gli ostacoli che voi vi troverete ad affrontare in questo cammino verso la Salvezza Eterna, i Miei nemici saranno trattati molto più duramente. 

Coloro che Mi maledicono saranno maledetti. Quelli che combattono il Piano di Mio Padre per salvare le anime, saranno sconfitti. E coloro che perseguitano i figli di Dio e si frappongono alla Volontà del Signore, saranno a loro volta perseguitati da quello stesso servo a cui giurarono fedeltà. Niente potrà ostacolarMi, perché ciò è impossibile. Per la Potenza di Dio, ogni nemico sarà distrutto e tutti coloro che proclamano le parole, le opere e le azioni dell‟anticristo saranno respinti, e il Regno di Dio allora sarà perfetto. 

Il vostro Gesù. 

19 Marzo 2014

venerdì 24 luglio 2026

IL PREZIOSISSIMO SANGUE E LA CONFESSIONE

 


C'era a Gerusalemme una piscina detta "Probatica" che aveva cinque portici sotto i quali c'erano infermi di ogni genere. Questi infermi aspettavano la venuta dell'angelo del Signore. Al movimento dell'acqua, provocato dall'angelo, il primo che si immergeva veniva guarito.

Questa piscina era il simbolo dei sacramento della Confessione, che attinge la sua efficacia dal Sangue che Gesù ha versato per noi. Con la differenza che alla piscina veniva guarito un solo infermo, mentre nella Confessione tutti i cristiani possono guarire dalle loro infermità spirituali.

Come già il buon ladrone, ogni volta che noi riceviamo l'assoluzione dal sacerdote beneficiamo della morte di Gesù. Non sette volte sette, ma settanta volte sette il Signore ci perdona le offese che gli abbiamo fatto. Dunque, quando siamo in peccato non stiamo lontani da lui, ma cerchiamo con umiltà e con tanta fiducia il suo perdono.

Fioretto: Confessati al più presto, anche se non hai colpe gravi e preparati alla Confessione nel migliore dei modi.

ESEMPIO Le reliquie del Sangue di Gesù hanno contribuito più di ogni altra causa al diffondersi di questa devozione. La tradizione ci racconta che Longino, il soldato che colpì il costato di Gesù, fu ricambiato con grande misericordia da parte del Signore. Alcune gocce di quel Sangue divino, cadutegli negli occhi, lo guarirono da una penosa infermità e gli aprirono gli occhi dell'anima alla fede. Riconoscente, raccolse un po' di quel Sangue e lo conservò gelosamente in una ampolla. Nell'anno 35, perseguitato dagli Ebrei, si rifugiò nell'Isauria, poi ad Antiochia, quindi a Roma e infine a Mantova, dove predicò il vangelo e morì martire il 2 dicembre del 38, dopo aver nascosto il prezioso tesoro in un orto ove ora si erge la magnifica chiesa di S. Andrea.

Nell'804, su indicazione venuta dal cielo, la preziosa reliquia fu ritrovata accanto al corpo del martire. Sulla cassetta di piombo contenente l'ampolla era scritto: "Sangue di Gesù Cristo". Saputa la cosa, Carlo Magno, pregò il Papa Leone III di far verificare la cosa, perché era desideroso di venir ad adorare la preziosa reliquia, come poi fece con grande seguito di principi e cavalieri. L'esempio di Carlo Magno fu imitato da papi, da principi e da re.


Dolore per un rifiuto

 


Maria 

Andai alla sinagoga di sabato e Gesù era lì. Era tornato a Nazareth, ma ora era conosciuto per le sue guarigioni e miracoli. Io lo guardavo con il cuore di una madre. Ho sentito le loro osservazioni e conoscevo le loro aspettative. Alcuni erano schernitori. Altri portavano uno spirito meschino e amaro. Ho pensato, “O Gesù, che cosa stai entrando a fare qui nella nostra sinagoga, dove eravamo abituati a pregare in pace?” 

La funzione nella Sinagoga 

La funzione ebbe inizio. A Gesù fu dato il rotolo. “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha consacrato”. Avevo potuto vedere e ascoltare e sentire quella unzione. Il testo significava molto di più nel momento in cui Gesù stesso lo leggeva. “Questo è il suo testo”, ho pensato. “Egli annuncia il suo ministero e quello per cui Dio lo ha unto”. 

Quando ebbe finito queste ultime parole, “per proclamare un anno di grazia del Signore”, si sedette e tutti gli occhi erano su di lui. Non potrei mai dimenticare le sue parole di apertura, “Oggi questa Scrittura che avete udito si è adempiuta”. Ho potuto vedere e sentire l’inquietudine e la rabbia crescente. Mormorii hanno riempito la sinagoga. La folla era divisa, ma, come sempre, i beffardi erano quelli più schietti. 

Rifiuto e sfida 

Gesù sentì il loro rifiuto e ha affrontato la sfida. “Voi dite, «Fa’ qui i miracoli che hai fatto a Cafarnao». Io dico che «nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria».” Come la rabbia aumentava, ho ricordato le parole di Simeone: “Questo bambino è un segno di contraddizione, a motivo dell’ascesa e della caduta di molti in Israele”. Stavo vedendo accadere questo davanti ai miei occhi. I nostri amici e i nostri vicini stavano montando contro Gesù. Scoppiò la violenza. Le persone erano diventate una ressa. Improvvisamente, Gesù fu preso e portato fuori dalla sinagoga. Stavano per ucciderlo, proprio davanti ai miei occhi. Tuttavia, la sua ora non era ancora giunta e egli scivolò attraverso le loro mani. 

Come ho pianto per Nazareth, il mio amato paese! Il Salvatore del mondo, che sarebbe stato sempre noto come Gesù di Nazareth, non poteva operare nessun miracolo qui. Ho avuto di fronte il grande potere del male, che prende a tal punto il cuore degli uomini che essi avrebbero cercato di uccidere l’Uomo della Pace. 

Una ressa a Gerusalemme 

Sapevo che questo era un presagio. Come Gesù avrebbe detto: “Nessun profeta muore, se non in Gerusalemme”. Sapevo che ci sarebbe stata un’altra folla inferocita, altri leader ebrei, e persino i soldati romani. Questa volta, Gesù non potrà scivolare via inosservato. Oh, i dolori del mio cuore, provenienti da ogni parte. Essi provenivano dallo scontro inevitabile, quando Dio vuole entrare nel cuore umano che ha creato, ma il cuore è già di proprietà delle tenebre. 

O lettore, Gesù vuole entrare nel tuo cuore. Non lo respingere e provocarmi altri dolori. Io ti aiuterò a pentirti e a scacciare il male che ti tiene come suo prigioniero. Non aspettare. Più il male ti controlla, maggiore è la sua presa. 

Commento: Il confrontarsi di Nazareth (Lc 4,16-30) è stato forte. Il rifiuto è stato decisivo. Gesù non vi è ritornato. 

5 Aprile 2012


«Il Tau sarà scritto sui vostri spiriti e vi renderà immuni dal verdetto compiuto dagli Angeli. Il castigo sarà compiuto col fuoco nel giorno del Giudizio, al quale parteciperanno i quattro Evangelisti».

 



Ezechiele cap. X e XI119.

Dice Gesù:

«Il segno del Tau: croce capitozzata come è giusto sia quella che segna i sudditi, i quali non possono portare baldacchino al loro trono, col nome di re. Figli di Dio ma non “primogeniti del Padre”. Solo il Primogenito siede sul suo trono di re. Solo il Cristo, il cui trono terreno fu la Croce, porta in alto alla stessa, sull’asse che s’innalza oltre il capo, la sua gloriosa insegna: “Gesù Cristo, Re dei Giudei”120 2. I cristiani portano il segno di Cristo umilmente monco nella cima come si conviene a figli di stirpe regale ma non primogeniti del Padre.

In che consiste il segno del Tau? Dove è apposto? Oh! lasciate la materialità delle forme quando vi immergete nella conoscenza del mio regno che è tutto dello spirito!

Non sarà un segno materiale quello che vi renderà immuni dal verdetto compiuto dagli angeli. Esso sarà scritto, con caratteri invisibili ad occhio umano ma ben visibili ai miei angelici ministri, sui vostri spiriti, e saranno le vostre opere, ossia voi stessi, che avrete durante la vita inciso quel segno che vi fa degni d’esser salvati alla Vita. Età, posizione sociale, tutto sarà un nulla all’occhio dei miei angeli. Unico valore quel segno. Esso uguaglierà i re ai mendicanti, le donne agli uomini, i sacerdoti ai guerrieri. Ognuno lo porterà uguale, se nella rispettiva forma di vita avrà ugualmente servito Dio e ubbidito alla Legge, e uguale sarà il premio: vedere e godere Iddio eternamente, per tutti coloro che si presentano a Me con quel fulgido segno nel loro spirito.

Il solo esser tanto convinti della necessità, del dovere di dare a Dio ogni gloria e ogni ubbidienza, vi incide nell’anima quel segno santo che vi fa miei e che vi comunica una somiglianza soave con Me Salvatore, per cui voi, come Io, vi affliggete dei peccati degli uomini e per l’offesa che recano al Signore e per la morte spirituale che portano ai fratelli. La carità si accende, e dove è carità è salvezza.

Ezechiele dice d’aver udito il Signore ordinare all’uomo vestito di lino di prendere i carboni accesi che stavano fra i cherubini e di gettarli sulla città a punire i colpevoli, cominciando da quelli del santuario, perché l’occhio del Signore era stanco di vedere le opere dell’uomo, il quale crede di poter fare il male impunemente perché Dio glielo lascia fare e si illude che Dio non veda altro che l’ipocrito aspetto esteriore.

No. Con la potenza sua infinita Dio vi legge nel fondo dei cuori, o voi, ministri del santuario, o voi, potenti della terra, o voi, coniugi che peccate, o voi, figli che contravvenite al quarto comandamento, o voi, professionisti che mentite, o voi, venditori che rubate, o voi tutti che disubbidite ai miei dieci comandamenti121. Inutile ogni velame. Come i vostri raggi X, di cui andate tanto fieri, molto più ancora, l’occhio di Dio vi fruga, vi penetra, vi trapassa, vi legge, vi sviscera per quello che realmente siete. Ricordatevelo.

Non è un’azione simbolica quella del fuoco preso fra i cherubini per punire.

In che mancate, mancando? Alla carità. Già ve l’ho spiegato parlando del Purgatorio e dell’Inferno122, di questi due veri che voi credete fole. Carità, verso Dio, i primi tre comandamenti. Carità verso il prossimo, gli altri sette.

Oh! molte volte mi sentirete ritornare su questo argomento. Meglio se non ve ne fosse tanto bisogno! Vorrebbe dire che migliorate. Ma non migliorate. Precipitate, anzi, con velocità di meteorite, verso l’anticarità. 

Le vostre azioni, anzi le vostre “maleazioni” verso la Carità pullulano sempre più numerose come fungaia nata sulla corruzione di un terreno. Io osservo questo germinare sempre più vasto e forte, questo prosperare di maleazioni sulle maleazioni già esistenti, come se da strato di putredine sorgesse altro strato sempre più venefico, e così via. È l’atmosfera di peccato e delitto, è il terreno di peccato e delitto, è lo strato di peccato e delitto in cui vivete, su cui vi posate, da cui sorgete, quello che alimenta della sua corruzione il nuovo più corrotto e sanguinario strato, terreno, atmosfera. È un moto perpetuo, è un caos rotante di male, simile a quello di certi microbi patogeni, i quali continuano a riprodursi senza soste e con sempre maggiore virulenza in un sangue inquinato.

Ora è giusto che siate puniti delle colpe contro la Carità col fuoco della Carità che avete respinta. Era Amore. Ora è Punizione. Non si spregia il dono di Dio. Voi l’avete spregiato. Il dono si muta in castigo. Dio vi ritira la Carità e vi lascia nella vostra anticarità. Dio vi getta, come saette, la Carità che avete sprezzata e vi punisce. Per chiamarvi ancora, se non in molti, ancora quelli che sono suscettibili a resipiscenza e a meditazione.

I cherubini, ossia il simbolo della Carità soprannaturale, custodiscono fra loro le braci della Carità. L’azione, che sembra unicamente simbolica, cela una verità reale.

Quando sarete evocati al grande Giudizio, coloro che vissero nella Carità non appariranno arsi dal fuoco punitivo. Già ardenti di loro, per il santo amore che li colmò, essi non avranno conosciuto il morso delle accese punizioni divine, ma solo il bacio divino che li farà più belli. Mentre coloro che furono carne, unicamente carne, porteranno sulla carne le cicatrici delle folgori divine, poiché la carne, essa sola, può esser segnata da tale cicatrice, non lo spirito che è fuoco vivente nel Fuoco del Signore.

A questo Giudizio, ai lati del Giudice che Io sono, saranno i miei quattro Evangelisti. Consumarono se stessi per portare la legge della Carità nei cuori, e oltre la morte continuarono la loro opera coi loro Vangeli, dai quali il mondo ha vita poiché conoscere il Cristo è avere in sé la Vita. Giusto dunque che Giovanni, Luca, Matteo e Marco siano meco quando sarete giudicati per avere o non avere vissuto il Vangelo123. Io non sono un Dio geloso e avaro. Vi chiamo a condividere la mia gloria. Non dovrei dunque, a questi miei servi fedeli che vi divulgarono la mia Parola e la sottoscrissero col loro sangue e colle loro pene, dare la compartecipazione alla gloria del Giudizio?

Non nella vita, ma per la vita che avrete vissuta vi giudicherò “ai confini” di essa, ossia là dove la vita cesserà per mutarsi in eternità. Vi giudicherò tutti, dal primo all’ultimo, definitivamente, per quello che avrete fatto o non fatto di bene e, tu l’hai visto124, nel risorgere sarete tutti uguali, povere ossa slegate, povero fumo che si ricondensa in carne, e delle quali cose siete tanto superbi ora, quasi che quelle ossa e quella carne fossero tal cosa da essere superiori a Dio.

Nulla siete come materia. Nulla. Solo il mio spirito infuso in voi vi fa qualcosa, e solo conservando in voi il mio spirito, divenuto in voi anima, meritate di esser rivestiti di quella luce imperitura che sarà veste alla vostra carne, fatta incorruttibile per l’eternità.

Vi giudicherò, e già fra voi, in voi, vi giudicherete, anche prima del mio apparire, perché allora vi vedrete. Morta la Terra della quale siete tanto avidi, e con essa tutti i sapori della Terra, uscirete dall’ebrietà di cui vi saziate e vedrete.

Oh! tremendo “vedere” per chi visse unicamente della Terra e delle sue menzogne! Oh! gaudioso “vedere” per chi oltre le voci della Terra “volle” ascoltare le voci del Cielo e rimase ad esse fedele.

Morti i primi, vivi i secondi, saranno oscurità o luce, a seconda della loro forma di vita, la quale è o con la Legge o contro la Legge per avere sostituito ad essa la legge umana o demoniaca, e andranno nell’abbraccio tremendo dell’Oscurità eterna o a quello beatifico della Luce trina, che arde in attesa di fondervi a SÉ, o miei santi, o miei amatori, per tutta l’Eternità.»

DA: I QUADERNI DEL 1944 


Aiutatemi a Salvare tutti i Giovani, i più vulnerabili nella vostra società.

 


Mia amata figlia prediletta, mentre Il Mio Eterno Padre, Dio l’Altissimo, prepara il mondo per il cambiamento che verrà, Egli è comunque triste e pieno di dolore per l’uomo che ancora rimane cieco di fronte alla Verità riguardante la Sua esistenza. 

Mentre Mio Padre si accinge a far risuonare i cambiamenti, al fine di preparare il Mio Ritorno sulla Terra, Egli vede così tanti peccati nel mondo, che piange di tristezza, per quelle anime che inevitabilmente saranno perdute per Lui, alla fine. Le preghiere per salvare quelli ancora in vita nel mondo di oggi, che volontariamente gli girano le spalle, in totale disprezzo, sebbene conoscano ed accettino la Sua esistenza, possono aiutare le loro anime. Continua a pregare e a fare sacrifici personali per quelle anime, figlia Mia, in quanto, senza tutto ciò, c’è di che avere paura per il loro futuro. 

Confido sui Miei seguaci, per pregare per queste anime perdute. Il tempo rimasto per convincere i ciechi nella fede, ad aprire gli occhi alla Verità dell’esistenza di Dio Padre, è breve ora. 

Prendetevi per mano, figli Miei della luce, in modo che il vostro cerchio d’amore e devozione a Me, sia forte abbastanza per attirare quelle anime che non credono o non accettano la Mia esistenza o quella del Mio amato Padre. 

Non rompete questa catena di fede, quando non ce la fate a salvare i vostri fratelli e sorelle, che non seguono più la via della Verità per la Vita Eterna. Al contrario, poiché sono indeboliti dalla seduzione per gli interessi mondani, necessitano di una guida ferma che li aiuti. 

Non siate prepotenti e non intimorite chi non segue Dio. Convinceteli gentilmente, parlando loro della Mia crocifissione e di come il Mio Padre Eterno ha compiuto questo ultimo sacrificio per salvare i suoi bambini, dando loro il dono della grazia della salvezza, attraverso il perdono dei peccati. 

Mio Padre vi chiama tutti, voi che leggete questi messaggi per la prima volta. Dovete leggere ognuno di questi attentamente. Poi pregare lo Spirito Santo, per la grazia che vi permetta di vedere come questi messaggi siano di origine divina. Aprite il vostro cuore, per ricevere la Mia Parola. Percepitemi nella vostra anima, chiedendoMi quanto segue: 

Gesù, se sei veramente tu, per favore inonda la mia anima, con il segno del Tuo amore, così che io possa riconoscerti per chi veramente sei. Non lasciare che venga ingannato dalle falsità. Mostrami invece, la Tua Misericordia, aprendo i miei occhi alla verità e alla via che conduce al Tuo nuovo Paradiso sulla terra. 

Ricordate bambini, poiché è solo per il Mio profondo amore, che vengo nel mondo per comunicare con voi, in questa maniera. Tutto ciò non è per turbarvi, impressionarvi, creare controversie o discussioni. E’ per aiutare a salvare tutte le anime, specialmente quelle delle generazioni più giovani, che non dimostrano alcun interesse nella religione, poiché impegnati come sono, nelle loro vite, ove Dio viene poco considerato. E’ parlando a loro, tramite un linguaggio che loro capiscono, che spero di avvertirli degli eventi che stanno per compiersi. Essi, figli Miei, sono tra i più vulnerabili nella vostra società, figli. E’ vitale che Io possa raggiungerli, il più velocemente possibile. 

Raccoglietevi ora insieme a me, figli Miei,  per salvare tutte quelle giovani anime, presenti nel mondo d’oggi. Aiutatemi ad accoglierli nel Mio Regno, così che nessuna di queste singole anime preziose, sia perso per Me. 

Il vostro amato Salvatore di tutta l’Umanità, 

Gesù Cristo. 

15 Agosto 2011


I rimedi di Dio.

 


Cristianesimo vissuto


I primi e più importanti sono i rimedi di Dio, quelli che Dio stesso ha fatti e preparati per te. Dal momento che Nostro Signore per se stesso si è degnato di preparare alle tue infermità certi rimedi e indicarti la necessità e il modo di prenderli, bisognerebbe non aver la fede per aver l'ardire di trascurarli. Dio senza dubbio conosce le tue infermità, e conosce i mezzi per guarirle. Celeste medico, inviato dal Padre suo per guarire i mali delle anime, Gesù Cristo ha preparato dei rimedi; è giunto persino a comporne con la sua carne e col suo sangue. Bisogna confessare che è difficile al medico di spingere più lontano l'amore per i suoi malati67. Allora che dire del malato che non vuole rimedi?

I  rimedi  di  Dio  sono  i  sacramenti  e  la  preghiera.  Anzitutto  i sacramenti,  grandi  tesori  della  Chiesa,  grandi  rimedi  della  vita cristiana;  tu  li  conosci.  Il  Battesimo  che  crea  questa  vita,  la Confermazione che la fortifica, la Penitenza che la ripara, l'Eucaristia, che  la  nutre,  l'Estrema  Unzione  che  la  corona,  l'Ordine  che  ne perpetua i ministri, e il Matrimonio che ne perpetua gli individui: ecco il grande arsenale delle grazie, gli accumulatori dell'elettricità divina. Nostro Signore ha ivi condensato i Più ricchi frutti della Passione. Vi è forse  bisogno  di  esortarti  a  ricorrere  ad  essi?  Oh  no,  certamente! Perché  sono  persuaso  che  tu  provi  un  vero  bisogno  dei  due sacramenti,  che  sono  la  quotidiana  riparazione  ed,  alimentazione della tua vita. Se della confessione e della comunione tu non senti il bisogno e l'amore, non dirmi che hai desiderio di vivere. Se ti farai tirare per accostarti al santo tribunale ed alla sacra mensa, tu pendi molto più verso le tue passioni che verso Dio; c'è in te più il senso del mondo che di Cristo. Dio non occupa in te che un piccolo posto, e senza dubbio giungerai a restringerglielo ancora. Sai che con Dio non bisogna scherzare68; bisogna trattarlo da Dio; tu ne sei convinto e sei deciso a trattarlo in questo modo. Ebbene se sei risoluto di essere franco con te stesso e con Dio, se sei deciso di diventare un uomo di fede e di dovere, io non ho bisogno di dirti né quando né come devi ricorrere  ai  sacramenti.  I  bisogni  dell'anima  tua  te  lo  diranno sufficientemente, e finché i bisogni dell'anima tua non te lo diranno, quello  che  potranno  dirtene  i  libri  o  gli  uomini  non  avrà  grande influsso. su di te. Il cuor retto non ha bisogno di tante esortazioni e prediche, quello che egli sente ha più valore di ciò che gli si dice. Del resto, per la grazia di Dio,  oggi s'insiste tanto sulla  frequenza alla Comunione, che potrai udire  raccomandazioni  ed esortazioni  senza numero.  Non  ho  dunque  da  aggiungere  le  mie  raccomandazioni  a tante  altre,  e  non  faccio  che  ripetere  il  mio  grande  consiglio:  Sii sincero, va' sino in fondo alla tua fede. Vedi? la fede, come l'amore, non è una questione di parole o di lingua, ma è prima di tutto una questione di verità e d'azione69. Ah, s'io potessi convincerti di questo! Se potessi insegnarti ad essere un uomo di fede! un uomo di verità e di sincerità!

Che? un cristiano, che sul serio vuol vivere da cristiano, avrebbe dunque  bisogno  d'esser  incessantemente  spinto  da  esortazioni, forzato dalla sorveglianza, senza la quale ricade inerte? Egli non ha dunque nulla nella mente nè nel cuore. La vita non viene dal di fuori ma dal di dentro; e se dentro non c'è nulla, mai non vi sarà vita. Non parlarmi  di  quegli  esseri  senza  carattere,  che  non  hanno  più  vita d'una carretta. La quale, quando è tirata, cammina; ma appena si lascia, rimane dov'è. Tu non apparterrai mai alla categoria di quegli esseri fiacchi e vuoti, vili e falsi, che fanno il bene per timore o per compiacenza,  per  adulazione  o  per  ipocrisia'  per  vanità  o  per interesse. Il bene, per essere vero, dev'esser sincero, e se c'è una buona azione in cui si richiede la sincerità, è soprattutto la frequenza dei  sacramenti.  lo  fremo  al  solo  pensiero  dei  sacrilegi  che  si commettono per ipocrisia. Ma gemo pure pensando alla viltà dei cuori che si fanno trascinare. Oh! no, tu non sarai mai né un cuor vuoto, né uno spirito falso.

François de Sales Pollien


Io so tutto, non devi darmi spiegazioni. - Se capissi che Io guarisco tutte le ferite, anche quelle che hai verso te stessa. Se capissi che Io Sono il Dio che contempla le cose.

 


—Ciao, Signore, questo è il mio secondo incontro con Te. Tu mi hai detto che l’altro era il primo.

—Ciao, piccola, sei qui. Sei venuta a trovarmi nonostante tutte le tue sofferenze. Quanto soffri, povera figlia mia! Vieni qui a riposarti. Vieni qui, perché Io Sono il tuo Amore. (L’altro giorno mi ha detto che Lui era il mio Amore. L’Amore). Piangi, figlia mia, piangi qui, ai Miei piedi. (Vedo che Lui mi accarezza la testa con le Sue Mani).

—Signore, Signore…

—Figliola mia, mia piccola figliola. Piangi, piangi, vieni qui. Io Sono il tuo Amore. Io Sono Colui che rimane. Io Sono il Dio. Io sono il tuo Dio. Io sono il tuo Amore. Sei venuta, figlia mia, sei venuta con Me. A volte anch’Io sono solo. Morto e affamato. Ho sete delle anime che non vengono a Me. Figlia mia.

—C’è una ragazza, avrei voluto stare da sola con Te, Gesù. —Io sono solo con te, figlia mia, è il nostro appuntamento. Io sono il tuo Salvatore (sento un amore fortissimo).

—Gesù, cosa posso dirti? Tu sai tutto.

—Riempiti di Me, inebriati di Me. Mi piacerebbe che venissi a trovarmi ogni giorno e che continuassimo ad avere queste conversazioni, questa unione. (Lui mi ama come uno sposo romantico ama la sua sposa. Sento un forte sospiro). Riposa, mia colomba, riposa28. Le tue lacrime sono raccolte da Me. Io le contemplo. (Sento che devo inginocchiarmi di nuovo, sono davanti a Dio, il vero Dio). Sì, amore mio. Io Sono Dio, ma Sono Servo.

Sento Gesù, il vero Dio, molto vicino, tenero, dolce, romantico, delicato, sensibile, bellissimo, affascinante: è l’uomo più straordinario del mondo. Ed è l’amore di Dio che sto sprecando29. Voglio avvicinarmi a Lui, ma mi guardo e non so come fare.

—Quanto hai pianto in questi giorni per i tuoi figli! I miei piccolini.

—Tu li ami, Gesù? Tu li ami?

—Certo che li amo, sono i Miei piccolini.

Sentendolo parlare mi scendono le lacrime. Mi sono sentita così intensamente sola, ho provato tanta vulnerabilità, tanto disamore…

—Ti costa fare sacrifici, figlia mia, ti costa accettare l’Amore. Hai molto dolore. Hai una spada conficcata, un cuore trafitto. E quella spada rimane lì dentro, conficcata, radicata, ecco perché soffri così tanto. È il dolore per tutti coloro che hai amato. Io Sono la loro Fonte30.

Ho una visione, vedo il mio cuore con una spada disegnata, la tengo tra le mani, la porgo a Lui.


—Ecco, Signore, è tuo.

—Figlia mia, riposa da te stessa e dalle tue imperfezioni che tanto critichi. Vieni a Me, riposa, Io Sono il Balsamo. Io Sono Colui che purifica. Io Sono Dio. Consegnalo a Me e non lottare più, riposa nel tuo Dio. Riposa con Colui che ti ama.

Sentendo quelle parole mi viene voglia di piangere, mi trattengo perché ho una ragazza accanto, vorrei che non ci fosse. Voglio stare da sola con Lui. Vedo che Gesù mi prende tra le braccia, la mia testa è sul Suo braccio destro, mi bacia sulla fronte, sulla guancia. Gli chiedo perdono per aver visto quella scena, ma Lui mi rassicura. Gli dico che sono una peccatrice.

—Riposati da questo. Io Sono Dio.

Sento che la mia miseria svanisce di fronte alla Sua Misericordia. Lui mi conosce già come miserabile, l’importante qui è Lui. Tutto è nulla di fronte al Suo sguardo amorevole. Tutto svanisce nel Suo Sacro Cuore. Dio scioglie.

—Io so tutto, non devi darmi spiegazioni. Io so tutto, piccola mia. Quanto temi, piccola mia, di fare del male. Quanto temi, sei un mare di lacrime. Se capissi che Io guarisco tutte le ferite, anche quelle che hai verso te stessa. Se capissi che Io Sono il Dio che contempla le cose. Figlia mia, quanto dolore, sei un mare di lacrime, un mare di lacrime. Vieni qui e lascia che ti guarisca. Lascia che ti consoli. Lascia che ti ami, anche se solo un po’. Desideri quell’amore che temi tanto a causa del dolore. Per questo non accetti l’amore di cui hai bisogno. Ma vieni a Me e Io, poco a poco, ti guarirò, mi prenderò cura di te e ti preparerò a riceverlo. Potrei parlarti di Me (del Suo dolore e della Sua solitudine, di ciò che Gli accade), ma oggi hai bisogno che parliamo solo di te, piccola mia.

Vuole che io vada a trovarlo e gli dico che non so se sarò costante.

—Oggi sei qui e questo, nel non-tempo, vale un’eternità.

Lui mi perdona continuamente, mi difende con il Suo Amore da me stessa, dagli attacchi che rivolgo a me stessa. Vedo la mia miseria. Lui la raccoglie con dolcezza.

All’improvviso mi parla di eventi che stanno per accadere nel mondo, nella Chiesa… Mi scandalizza e temo ciò che sento riguardo alla Chiesa; per questo lo respingo. Poiché non lo capisco, penso che non sia Dio a dirmelo. Eppure Lui insiste:

—I tempi. Le cose cambieranno molto in fretta… Molto.

—Signore, non farmi soffrire, fa’ che il diavolo non mi metta alla prova, lo sai…

Gli dico questo perché ho paura che sia il diavolo ad avvertirmi e non Lui. Mi fa capire che non so nulla di ciò che sta per accadere. Mi ha ordinato di recitare i due misteri che mi restavano.

—Ora prega la Mia Santa Madre.

—Perché o per chi vuoi che li reciti, Signore?

—Affinché il Mio Amore sia ascoltato. Il Mio Amore è così poco conosciuto… Conoscono così poco il loro Creatore, il loro Dio. Ecco perché sono così lontani da Lui.

(Così ho fatto).

—Addio Signore, me ne vado.

—Portami con te. Portami con te.

—Ti ho dato il mio cuore; e ora, cosa faccio? Il Tuo non mi sta. —Prendi e porta con te un po’ del mio Amore.

Capisco che sia quello che trova posto nel mio cuore. Dio è molto delicato, non mi costringe, vede come sto.

—Grazie, Signore, voglio portare con me il Tuo Amore. Ti voglio bene, Signore. Posso dirtelo?

—L’hai già detto.

Il mio cuore si infiamma. Sono tentata di spezzare un pezzettino della Sacra Forma e portarlo sempre con me, per stare sempre con Lui (ovviamente non lo faccio).

—La tua storia, figlia mia, sarà dura, non allontanarti da Me. Vieni a trovarmi. Come hai fatto oggi. Ricordati di oggi, che l’Amore trionfi. Ti benedico.

NOVEMBRE 2012

s.t.G.


29 Quando parliamo di questa visione, commenta: «L’Amore di Dio è così meraviglioso che, mentre lo si contempla, ci si rende conto di quanto sia sottovalutato e non ricambiato. Si avverte l’immensa distanza che esiste tra il Suo Amore e l’amore che riceve dagli uomini». E si pensa: «È un Amore sprecato».


CROCIFISSO - VII

 


Non si potrà mai immaginare cosa fu quell’invasione dei Boxer, né i disastri che l’accompagnarono. Non si potranno mai immaginare le torture subite da migliaia di uomini, donne e bambini, né il sanguinoso terrore che regnò nei giorni della desolazione.

Pechino, chiusa, l’esercito impotente ad aprirla, la morte e i supplizi stabiliti permanentemente, l’impotenza esasperante in cui si trovavano gli alleati, incapaci di soccorrere i loro compatrioti.

A volte, qualche disgraziato fuggito da quell’inferno, portava notizie lugubri – si uccide sempre! L’angoscia e la fame regnano nella città. I mostri orrendi continuano a saccheggiare. E, come sempre, i missionari furono le prime vittime, perché è l’odio per Dio a formare la base di ogni rivoluzione.

Bombardare Pechino, sterminarla sotto le masse di ferro, affondarla in una catastrofe senza precedenti? Ma questo significherebbe, allo stesso tempo, massacrare i nostri. Allora, aspettare. Ma è continuare il supplizio e permettere che i banditi sazino la loro rabbia e la sete di sangue fino alla fine.

I distaccamenti francesi stazionano sulle alture vicine. Un’impazienza formidabile, una fretta di vendetta si impadronisce delle file del nostro esercito. Si possono udire le grida delle vittime salire dal crepitio degli incendi, le cui luci sinistre illuminano le notti. Si annuncia che intere province si sono sollevate, accorrono per dare una mano ai ribelli, e che la Cina, mentre finge di disapprovare tutte le atrocità commesse, prepara un’insurrezione generale per impedire per sempre agli Europei di intromettersi nei suoi affari.

È deciso. Fra poco saremo in combattimento.

Per impadronirci della città criminale, bisogna attraversare la muraglia eretta di lance e baionette, sfondare l’esercito che protegge gli assassini!

Pedro Morel è nei posti avanzati. Hanno messo nei luoghi pericolosi i soldati agguerriti nelle lotte coloniali, quelli che una lunghissima esperienza ha formato per la guerra di sorprese, di imprevisti e di guerriglia.

La quinta compagnia è di sentinella in questo giorno. Ognuno vuole compiere interamente il proprio dovere. Si sente che gli eventi si precipitano e che sta per suonare l’ora della strage.

È notte! Morel cerca di dormire nella sua tenda. Il capitano lo ha lasciato quel pomeriggio, chiamato dal generale in capo per dirigere un riconoscimento. Lui ha ora il comando.

Un doppio cordone di sentinelle protegge l’accampamento. I piccoli posti coprono il campo come una maglia.

Lui pensa, intanto… La sua anima è partita per là, molto lontano, vicino a quella che ama. Si vede aureolato da una nuova gloria nel giorno in cui le porterà, con tutto il cuore, un nome accresciuto dalle recenti conquiste e imprese.

Ma, all’improvviso, pensieri così dolci sono interrotti da un’urla che gli impedisce di udire… Grida risuonano nelle sue orecchie… Dove si trova? Un uomo è vicino a lui; è l’attendente.

“Mio tenente! Alzatevi, alzatevi!”

Lui si scuote! Il sogno è finito, lui torna alla realtà, è l’attacco.

Eccolo fuori dalla baracca… La compagnia si forma. Una sentinella, che ha battuto in ritirata, annuncia che una truppa cinese ha appena attaccato i posti avanzati. Morel ha capito tutto. È l’ora di compiere il dovere, e, soprattutto, di conoscerlo! Ma lui ha quel sangue freddo e quell’abilità che fanno gli ufficiali di scuola. Colpi di fucile rimbombano lontano, isolati, rompendo il silenzio, e smascherando un attacco in regola che stava per essere fatto di sorpresa.

Ecco la truppa che parte per il passaggio più vicino: è da lì che viene il nemico.

“Avanti! Marciate!”

Morel fa agli uomini le ultime raccomandazioni.

“Avanti, soldati! Niente esitazioni. Non sparate a caso e pensate bene che ogni colpo perso è una speranza in meno…”

Poi, si scatena il fuoco serrato, che inizia tra ombre che si cercano nel nero della notte… Altre compagnie vengono a unirsi alla prima… I cannoni si illuminano e rimbombano. E la tremenda baraonda si generalizza.

È la guerra, è la battaglia, in cui i bravi, portando nel fondo del cuore, come una causa preziosa, il ricordo di quelli che li amano, vanno a cercare la gloria che può farli eroi acclamati e salutati, o, altrimenti, cadaveri che si seppelliscono.

Così, per tre mesi, le scaramucce si susseguono; così, per lunghe settimane, i soldati del corpo di spedizione possono chiedersi: "Sarò vivo domani?"  

Quanti feriti già! E morti! Gli ufficiali scomparivano rapidamente, poiché pagano il posto che occupano, essendo bersagli più esposti e più visibili, così, agli occhi dei nemici. Se ne trova un gran numero nelle ambulanze, immobilizzati per lunghi mesi, forse per sempre.  

E, cosa accadde a Pedro Morei? Nulla. Si direbbe che il crocifisso di Cecilia lo renda invulnerabile. Nemmeno un graffio nei sette combattimenti a cui prese parte. Il suo coraggio aumentò e la speranza con esso. Ora egli crede fermamente che Dio lo conservi intatto per la grande festa del ritorno, per il grande giorno in cui il suo amore, puro e forte, verrà a confondersi con quello della sposa amata. Gli sembrava che il futuro non avesse più quei veli impenetrabili che lo facevano tanto temere. Egli non intravedeva più il "domani" con l'aspetto mascherato di cui parla il poeta. "Domani", era, per lui, la realtà splendida che brillava alla fine del suo sogno.  

E l'esercito degli alleati entrò a Pechino! Furono rivisti tutti gli angoli del grande bazar internazionale, e questa volta la Francia poté sentirsi sicura della sorte della sua legazione. Ma c'erano molti morti e dispersi. Questo fu il dispiacere, ma illuminato di gioia e di speranza, poiché le bandiere tricolori sventolavano sui monumenti e l'esercito francese passava, agli occhi delle potenze, come il più generoso e il più capace di iniziative.  

Pedro Morei, nel pomeriggio di quel giorno, fu citato nell'ordine del giorno e proposto per il grado di capitano alla fine della campagna. Un gallone d'oro da offrire a Cecilia il giorno del matrimonio! Questa fu la notizia che annunciò nella prima lettera scritta dal paese mortifero: una lettera che doveva consolare, rassicurare, diffondere la gioia.  

La mano gli tremava un po', per l'emozione dolcissima del cuore, mentre scriveva l'indirizzo di quella piccola messaggera della felicità: "Signorina Cecilia Riscai. R. (Gironda.) Francia."  

Volle portarla lui stesso alla posta, assicurarsi che fosse partita correttamente. E, durante il tragitto, sentiva una specie di armonia di sogni che gli cantava nella testa, e una serie di visioni che gli sfilavano davanti agli occhi. Persino, nel momento di abbandonarla, depose un bacio su quella cosa fragile, che portava nel suo seno cose maggiori e più ricche di quelle che avrebbe contenuto nei fianchi l'immenso vapore che l'avrebbe portata attraverso i mari.  

Il capitano Morei tornò alla sua compagnia acquartierata nelle dipendenze del palazzo imperiale. L'ordinanza gli consegnò diverse lettere:  

— Abbiamo appena ricevuto la corrispondenza dalla Francia; ecco le lettere.  

Egli prese il pacchetto, distinse a prima vista, tra gli indirizzi tracciati da mani care, uno scritto con lettere regolari e piccole, delicate e ferme come il cuore che aveva battuto su quella carta, messaggera di tenera gioia.  

Ma un suono di tromba chiamava la compagnia per la rivista, dove era necessaria la sua presenza! Rapidamente, mise le lettere nella tasca della tunica, lasciando per assaporarle più tardi, nel silenzio, da solo, con lo spirito libero da preoccupazioni, il cuore consegnato tutto intero ai ricordi, interamente aperto alle onde di gioia che si sarebbero precipitate in lui...  

Una volta dispersa la compagnia, Pedro si ritirò nella stanza, chiuse la porta e si sbottonò a causa del caldo insopportabile. Poi, avendo posto sul tavolo le tre lettere che gli erano indirizzate, aprì quella di Cecilia, spiegò il foglio e lo percorse tutto intero con gli occhi, prima di assaporare le parole, una a una, impregnarsene, con esse riempire il cuore.  

Ma, invece della tenerezza penetrante, invece delle parole d'amore e delle effusioni incantatrici, egli vide, a prima vista, che le pagine parlavano di dispiaceri, di addii, di sogni evanescenti, di speranze perdute, di sottomissione alla volontà di Dio.  

Pensò di sognare! Ma no! Le righe, scritte con mano tremula, erano lì, reali, inconfutabile traduzione di sentimenti che egli non conosceva. Ebbe il coraggio di ingoiare fino alla fine quella prova; ma mai la presenza del pericolo o della morte, affrontati da lui da così vicino, gli avevano lanciato l'anima in così terribile disperazione.  

La lettera diceva: Addio, sogni benedetti che se ne sono andati. Pensavo sempre che fossero troppo belli. Dio non lo voleva, poiché è lui che alza la barriera insormontabile tra i nostri due amori. Il mio cuore, pieno di dolore, si spezza ancora al doverle dire, piangendo, questo addio crudele che la spaventa e la sconvolge. Ma è necessario! La nostra unione è impossibile; e creda bene che, se pronuncio una tale parola, è perché so che è assolutamente necessaria. Ci sono giorni in cui il dovere assume l'aspetto della tortura.

Non posso farle conoscere il segreto che spezza il nostro futuro; lo saprà sempre tra poco. Ma quello che le assicuro fin da ora è che non sposerò nessuno. "L'unico amore di cui il mio cuore aveva bisogno era il suo. Dio non lo ha permesso. Mi dimentichi, per favore!".

Dimenticare! Questa parola assumeva nello spirito di Pedro Morei un aspetto fantastico. Dimenticare! Come se fosse possibile chiudere un cuore come si chiude una casa! Un dolore acuto si impadronì della sua anima, dolore ravvivato da tutte quelle cause che torturano: l'oblio, il dubbio, l'impossibilità di sapere. Lei che gli aveva fatto promesse equivalenti a giuramenti! Lei, che lui sapeva così grande, così nobile, così amorosa! No! non poteva essere abbandono né oblio. No! non era il capriccio che aveva dettato quella lettera. Era necessario che un avvenimento terribile fosse venuto improvvisamente a interporsi tra lei e lui, che un mistero di disgrazia si fosse svelato, escluso, come una mina sotterranea che esplode improvvisamente sotto i passi di quelli che non supponevano nemmeno la sua presenza. Il dubbio e l'angoscia, ecco quello che all'ufficiale restava di tutte le speranze accarezzate! Che delusione tremenda! E lui che, giorni fa, vedendo assicurato il futuro, sembrava sfidare l'incertezza del "domani", pensando di possedere già la chiave della felicità! Ah! La prova era dura, doppiamente, per la violenza imprevista e per l'allontanamento! Era lì, in quella città conquistata, in piena gloria, quando tutto il pericolo di morte scompariva, che quella lettera arrivava, lo feriva in pieno petto, come una pallottola isolata che uccide un eroe, quando già le trombe cantano l'inizio della vittoria e lo splendore della gloria...

Un feroce disperazione afferrò il giovane ufficiale. Si era alzato, ripensando nella memoria agli avvenimenti passati, per trovare in essi l'indizio che lo aiutasse a rompere i densi veli che avvolgevano il mistero. Nulla! Si erano amati senza che nessuna nuvola venisse a oscurare il cielo di quell'idillio, e i loro sogni di ventura si sgretolavano così... Perché? E quel "perché?" era la traduzione di tutti quei dubbi. E quel "perché?" era forse l'inizio della disgrazia di un uomo...

Sarebbe stato necessario aspettare forse un anno prima di sapere la causa di quella lettera tremenda: un anno di martirio? Allora, il giovane capitano, preda di un'angoscia paurosa, con lo spirito traboccante di pensieri lugubri, pensò che sarebbe stato, forse meglio morire lì, in quel paese esotico, che tornare laggiù, per vivere disperato... Ma, all'improvviso, ebbe un sussulto nell'anima. La fede, la grande luce, si illuminò come un faro nelle tenebre e gli mostrò la sua dignità di uomo e il coraggio di cristiano, che era la tempra della sua anima. Ci fu come una resurrezione...

Pedro Morei pensò che il vero eroismo non era quello di correre davanti alla morte, ma piuttosto di sopportare le prove della vita. E, afferrando il crocifisso che gli riposava sul petto, lo baciò tre volte, dicendo: "Mio Dio, mio Gesù; io soffro, ma tu sei l'amico di quelli che soffrono; hai sofferto molto più di me: rendimi forte...".

Morei, all'improvviso, si accorse che non vedeva bene il crocifisso; che i suoi occhi erano velati,... e si accorse che piangeva, lui, il soldato, lui che non aveva nemmeno tremato davanti agli attacchi impetuosi della morte... Il capitano Pedro Morei piangeva...

R.Gaell