lunedì 13 aprile 2026

La Parola suonante

 


La Voce interiore


Giovanni 14, 21: „Chi osserva i Miei Comandamenti, Mi ama. Ma chi Mi ama, sarà amato dal Padre Mio, ed Io l’amerò, e Mi rivelerò a lui.” Il momento più sublime nella vita terrena è per l’uomo la percezione della Parola che risuona, appena sente l’espressione del Mio Amore nel suo cuore come una Parola pronunciata. Perché ora la Mia Presenza è percepibile come una marea di Luce che colma il cuore, ed è anche udibile ai sensi dell’uomo. In quale maturità d’anima ora si trova l’uomo, è di influenza sul modo del risuonare della Voce interiore. Può concedersi spensieratamente al sentimento di delizia, se la sua anima è già molto progredita, come deve anche aver da lottare con ostacoli interiori, se si trova ancora in un grado inferiore di maturità. Ciononostante deve già aver raggiunto una certa maturità dell’anima, altrimenti non potrebbe mai ricevere la Grazia della Parola “risuonante”. Si tratta dunque di un procedimento di trasferimento di Luce e Forza in forma diretta. L’uomo sta così strettamente in contatto con Me, che posso esprimerMi di fronte a lui e vengo anche compreso, cosa che in anime immature non sarà mai il caso. Ma devo sempre ridurre la Mia Forza d’Amore, se l’uomo deve rimanere idoneo per la vita terrena, e non perdere ogni legame terreno a causa di una felicità traboccante. E perciò saranno sempre soltanto dei brevi momenti, in cui Mi esprimo con il suono, finché non è terminato il percorso di colui che Mi stà così vicino che lo onoro con il Mio Discorso. Nel tempo della fine però ho bisogno di servi sulla Terra, che siano attivi per Me in modo molto fervente. E ricompenso il loro fervore, rivelandoMi in un modo, che non nutrono più nessun dubbio nel cuore, perché MI sono fedeli, perché credono, senza vedere e lavorano per Me in questa fede Voglio stimolarli per un’attività sempre più fervente, ma posso esprimerMi a suono solamente, quando la loro fede ha raggiunto già quella solidità, che credono incondizionatamente nel Mio Agire, che hanno già sentito prima la Voce dello Spirito e la riconoscono come la Mia Voce. Perché la Parola suonante non deve mai significare per loro una costrizione di fede. E’ l’incoronamento di una forte fede e per la vita terrena il più prezioso da raggiungere, perché rende l’uomo indicibilmente felice, ed il pensiero in ciò lo rende insensibile verso sofferenze e miserie di specie terrena. La sua beatitudine, la sua fede convinta danno anche ai prossimi una accresciuta forza di fede, in modo che l’agire tra gli uomini di costoro è estremamente beatificante e compirà ogni prestazione, che intraprende. I prossimi possono ben contrapporre dei dubbi. Ma chi percepisce la Mia Parola dentro di sé come suono, non può più dubitare. E così ricompenso l’amore e la fedeltà dei Miei servi, che si impegna per Me, e gli do già sulla Terra una felicità, che non gli può offrire il mondo. 

Amen

26. maggio 1948

 


La vostra Madre Celeste vi aspetta come ogni vera Madre, con il Cuore ardente d’amore per voi

 


Figli Miei, figli benedetti del Mio Cuore, vi parlo per dirvi che nelle famiglie, se manca la comunicazione, queste si allontanano e i loro membri seguono il proprio libero arbitrio nella vita, senza curarsi di ciò che accade a uno o agli altri, e possono persino perdersi (le famiglie). Questo, figli Miei, accade anche nella famiglia celeste, per questo vi chiedo di essere più in comunione con il Cielo e di elevare maggiormente il vostro cuore ai Santi e alle Sante del Cielo e a tutti gli Angeli, e soprattutto alla vostra Madre Celeste che vi aspetta come ogni vera Madre, con il Cuore ardente d’amore per voi. Io, Gesù, vi parlo.

Figli miei, sono il vostro fratello maggiore e vi chiedo di rivolgervi a me, di parlarmi delle vostre cose, di avvicinarvi alla vostra Madre Celeste e di esporle le vostre preoccupazioni, perché Lei, da Madre amorevole, vi ascolta con fervore. Chi ama veramente la propria madre biologica, rimane forse lontano da lei per molto tempo? Ebbene, lo stesso vale per la vostra Madre Celeste, che desidera che i Suoi veri figli La lodino, La preghino, ma Le raccontino anche i loro dolori e le loro speranze e li affidino tutti alle Sue Mani immacolate.

Figli Miei, durante il Mio passaggio sulla Terra raccontavo tutto a Mia Madre e avevamo grandi dialoghi, pur sapendo, come Dio, ciò che c'era nel Suo Cuore, e Lei a Me, nonostante fossi Suo Figlio, rivolgeva richieste come a Dio e si sottometteva sempre a qualunque cosa fosse la Mia Volontà. Lei intercedeva per i Suoi vicini, per chi Le stava intorno, per i casi di sventure che Le giungevano e che erano accadute, e Lei, umilmente e sottomettendosi a Me, Mi pregava per quelle persone e si sottometteva a ciò che Io volessi fare. A volte Le concedevo ciò che chiedeva e altre volte Le dicevo che era meglio non farlo per il bene delle loro anime, e la fede e l’amore ardenti di Mia Madre credevano in tutto e accettavano tutto. Io, Gesù, vi parlo.

Ma figli, voi ci avete in grande abbandono e non vi rivolgete a Noi nonostante a molti di voi non siamo indifferenti. Non avete l’abitudine di dialogare con Noi. Recitate il Rosario, leggete cose spirituali, ma non dialogate con Noi che siamo la vostra Famiglia Celeste e siamo attenti alle vostre cose. Quindi, figli, rivolgetevi a Noi e parlateci come se vivessimo sulla Terra, perché tra il Cielo e la Terra il dialogo e la preghiera accorciano la distanza e uniscono intimamente. Io, Gesù, Vostro Fratello, Vostro Salvatore, il Figlio di Maria, ve lo chiedo. La mia Pace sia con tutti voi. 

30 GENNAIO 2011

Veggente di Jaén

MISSIONE ARTEMIS: L'Avvertimento Che Nessuno Ascolta | Rivelazioni Profetiche Ignorate dalla NASA


 

Preghiera della Divina Misericordia

 


Gesù mio dammi da bere della tua misericordia. Il mio essere, non comprendendo le tue vie, tende al mondo, a causa di tante idee, di tante affermazioni contrarie alla tua parola, degli artifici del male che persegue le anime perché si allontanino da te. Che la tua misericordia ci liberi dalla caduta.

Oggi rendo grazie a un così grande ed infinito Amore che, non tenendo conto della disaffezione dell’uomo, continua a tenere aperte all’uomo le Porte della Tua Infinita Misericordia.

Concedici la comprensione, il raziocinio, affinché nonostante siamo immersi nella mondanità, possiamo essere creature che, amandoti al di sopra di ogni cosa, abbiamo la certezza che per entrare nella Tua Casa, per essere accettati alla Tua Mensa, abbiamo bisogno del pentimento che ci porti alla conversione.

Dacci talmente tanto amore che, anche se non Ti vediamo con gli occhi corporali, noi crediamo in Te. Non permettere che ti rinneghiamo, ma il Tuo Amore ci leghi alla vera libertà.

Amen.

(Ispirata a Luz de María, 08.04.2018)

 

MESSAGGIO N. 20 SAN MICHELE AI DUE CUORI UNITI E TRASFERITI VIENE CONCESSO UN BREVE PERIODO DI TEMPO STRAORDINARIO

 


MESSAGGIO N. 20 SAN MICHELE 

AI DUE CUORI UNITI E TRASFERITI VIENE CONCESSO UN BREVE PERIODO DI TEMPO STRAORDINARIO 


Io, San Michele Arcangelo, Principe della Milizia Celeste, ero disposto, per ordine del Cielo, a impartire molto presto le ultime istruzioni; ma il Cuore di Gesù Cristo, vedendo i suoi fratelli ancora materialmente indifesi, ha concesso un tempo brevissimo, ma sufficiente, affinché il Popolo di Dio si preparasse a questo riguardo.

Ripeto, è un tempo molto breve concesso dal Cielo su richiesta di Gesù Cristo.

Il suo Cuore si è commosso per i cuori dei suoi fratelli, vedendo che gli chiedevano di concedere un po' più di tempo, poiché non erano adeguatamente preparati materialmente.

Gesù Cristo, mio Signore, soffre troppo per i sacrilegi commessi contro il suo Santissimo Corpo. Il Padre non può sopportarlo, ma come sempre i Cuori di Gesù e Maria, con le loro richieste per l’umanità, concedono sempre tempi straordinari all’umanità, per perdonarla, esortarla al pentimento, salvarla e attirarla a sé.

Ma il Padre, che non è così condiscendente, poiché è molto giusto, concede sempre loro, perché i suoi due Cuori Uniti e Trafitti toccano il suo Cuore.

Ma l’umanità è così ingrata verso questi due Cuori di Gesù e Maria; tuttavia, per intercessione di pochi, pochissimi, i Cuori di Gesù e Maria sono teneri e concedono concessioni per amore dell’umanità.

Gesù Cristo è stato crudelmente ucciso sulla Croce, dissanguato, sfigurato, e lo ha fatto per amore dell’umanità, e in ogni ferita atroce ha chiesto la salvezza delle anime. È stato un dolore terribile per il Padre, e la Madre di Cristo lo ha sopportato pazientemente per amore dell’umanità.

Questa coppia di Cuori folli non sa quanto abbia interceduto per tutti voi e quanto abbia fermato la giusta ira del Padre.

Solo per pochi, tutto si ferma, e il Cielo cambia idea, e non può dire di no a Gesù e Maria.

Ecco perché il Padre ha concesso un tempo breve ma pertinente per la preparazione materiale; approfittatene al massimo.

Ho incaricato Lore di fare ricerche su questo argomento e di scrivere tutto in questo spazio, per far conoscere tutto ciò che è necessario, per poter sopravvivere in questa grande tribolazione.

Ricordate che la cosa più importante è la preparazione spirituale, tuttavia, anche quella materiale è importante.

Non potete immaginare l’amore che la Madre Celeste e suo Figlio hanno per voi, umanità ingrata. Ringraziatelo infinitamente con la preghiera, ore di riparazione, digiuni, sacrifici e soprattutto amore per il prossimo e per i vostri nemici.

Siate caritatevoli, amate, perdonate e siate più riconoscenti verso Gesù e Maria, che non sapete come hanno smosso il Cielo e hanno fatto sì che il Padre cambiasse i suoi piani, che tutto il Cielo, in considerazione di entrambi, lo abbia fatto più e più volte.

Non stancatevi mai di ringraziare questi due Cuori folli d’amore per l’umanità. Di notte espiano molto, per i Cuori offesi di Gesù e Maria.

Solo per riguardo verso alcuni, è stato concesso questo tempo straordinario: approfittatene al massimo. Vi lascio nella pace di Gesù Cristo

Che è come Dio! Nessuno è come Dio! 

04 Settembre 2016

Lorena

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La prof. Agata Sidlauskaitè 

 Il prof. Don Luigi Cortesi invitò a Bergamo la prof. A. Sidlauskaitè, per uno studio supplementare su Adelaide Roncalli.  La professoressa soggiornò presso la fanciulla, nel convento di  Gandino (Bergamo) delle Suore Orsoline, a più riprese, nei mesi  di luglio, agosto e settembre 1944. 

Dall'osservazione prolungata, la Sidlauskaitè trasse una conferma ai risultati della relazione di padre Gemelli, come  risulta da ciò che scrive il Cortesi stesso, alle cui ansie la professoressa rispondeva sempre in modo pacato ma ferma: "Vuoi  forse ch'io dica che Adelaide è un'anormale, quando è più normale di...?" (v. Il problema delle apparizioni di Ghiaie, p. 116). 

Il Cortesi non riferisce per intero la frase, ma sarebbe interessante conoscere il secondo termine di paragone. 


Dott. Giulio Loglio 

 Al giudizio di padre Agostino Gemelli e della sua assistente prof. A. Sidlauskaitè, aggiungo quello non meno importante, sotto certi aspetti, del dott. Giulio Loglio, medico condotto  di Bonate Sopra (Bergamo), il quale partecipò a varie apparizioni  e potè controllare direttamente l'estasi di Adelaide. 

Il dott. Loglio, nella relazione inviata, il 30 settembre 1944, al vescovo di Bergamo scrive: 

"... Conosco la famiglia Roncalli da circa 18 anni, come  robusta, buona e brava famiglia di operai. Poche le malattie sofferte dai numerosi membri della famiglia e di nessuno di essi ho mai notato alcun sintomo di alterazioni psichiche, d'isterismo od  epilessia. 

Gli otto figli viventi, sani e robusti, furono allevati con sani  criteri di educazione ed economia domestica, compatibili con i  modesti guadagni del padre, operaio del linificio di Ponte S.  Pietro, che , se non si rifiutò di bere qualche bicchiere di vino,  specie alla domenica, non si abbandonò però mai agli eccessi. La  madre, è madre esemplare; cura amorevolmente i figlioli senza  tanti pietismi e li educa cristianamente, ma senza bigottismo. 

L'Adelaide, nata il 23 aprile 1937... non si ammalò che di pertosse e di morbillo... 

È sempre vissuta al Torchio Sotto, gruppo di tre cascinali  della frazione Ghiaie di Bonate Sopra e non si allontanava da  casa che per recarsi a scuola od in chiesa alla domenica. Solo lo  scorso inverno ha assistito ad una rappresentazione di Fatima,  data al teatro-oratorio. È di carattere taciturno e per l'ambiente in  cui è vissuta, un po' timido, di sviluppo psichico un po' tardo, ma  è difficilmente impressionabile, (ricordo la sua indifferenza per  la folla che la circondava implorando e vociando), e di forte  volontà. (Il 31 maggio, quando venne colta da forti dolori  addominali, il prof. Cazzamalli gentilmente le offrì una pasticca  di laudano disciolta in acqua zuccherata. Essa, pur non sapendo  che si trattava di una medicina, si rifiutò di prendere quanto le  veniva offerto e volle che tutti quanti quelli che la circondavano,  ne bevessero un po'. Esaurita, ne fu soddisfatta). Non è neppure  dotata di fantasia facile nelle fanciulle; essa ripete quanto sa, od  ha studiato a memoria, senza alterare una parola ed il significato,  e se non sa tace. Sebbene fin dall'inizio avessi avuto sentore delle  apparizioni della Vergine alla piccola Adelaide, io ho assistito la  prima volta la fanciulla il 20 maggio c.a. '' 

Il dott. Loglio continua descrivendo ciò che osservò durante le apparizioni cui assistette, e poi, fa a se stesso tre  domande alle quali risponde. 

Io riporto, ora, solo la prima domanda e la risposta. Egli scrive: 

"È apparsa veramente la Vergine alla Roncalli? Da indagini esperite anche da illustri psichiatri mi risulta che la Roncalli  Adelaide fu riconosciuta sana di mente e immune da isterismo.  Non poteva essere ipnotizzata, perché l'ipnotizzato non compie  alcun movimento volontario, ciò che invece faceva di frequente  la bambina durante le visioni, sia cambiando la posizione delle  mani, sia ravviandosi i capelli, né avverte quegli stimoli che  invece avvertì la Roncalli (pizzicotti e piena percezione con  successiva risposta alla domanda rivoltale); non poteva simulare  perché sebbene di carattere forte, non lo poteva mai essere al  punto di affermare di avere delle apparizioni per ben 13 volte (e  sulle prime ci buscò anche degli scapaccioni dal padre e dalla  madre); né avrebbe sopportato certamente l'allontanamento dalla  casa, tanto trambusto, tante noiose indagini, e nelle sue visioni  sarebbe stata assai più sollecita, né avrebbe potuto avere su di  esse tutti i particolari che ebbe, indi, dopo pochi giorni,  dichiarare terminate le visioni. 

Sono quindi convinto che effettivamente la Vergine sia apparsa". 

Il dott. G. Loglio termina così: "Quanto sopra ho sentito il dovere di riferire alla E.V. Rev.ma quale medico e quale cattolico, sebbene non troppo fervente. 

Della E.V. Rev.ma, dev.mo dott. G. Loglio". 

In merito al giudizio espresso dal dott. G. Loglio, sullo  sviluppo psichico un po' tardo di Adelaide, credo opportuno  rilevare che la bambina dava questa impressione anche ad altri  che non avevano dimestichezza con lei. Ciò accadde in un primo  tempo, anche alla dott.ssa E. Maggi, la quale dovette ricredersi,  quando con l'aumentare della confidenza, Adelaide le apri la sua  mente, tutt'altro che tonta e tarda, come la Maggi stessa scrisse  nella sua relazione. 

Inoltre faccio notare che il dott. Loglio non si limita a giu- dicare, come medico, le condizioni psicofisiche di Adelaide, ma  va più in là del limite che altri si imposero, e dice: per me le  apparizioni sono vere. 

La sua convinzione personale, fondata su osservazioni  obiettive e considerazioni di carattere razionale, è lecita anche  dal punto di vista etico, almeno fino a quando non vi sia una  aperta e motivata sconfessione delle apparizioni, da parte dell'autorità ecclesiastica. 

Severino Bortolan

domenica 12 aprile 2026

IL LIBRO DEGLI ATTI: PERCHÉ LA CHIESA MODERNA LO HA DIMENTICATO?


 

La scintilla divina – Giusto rapporto verso Dio

 


La scintilla d’amore di Dio nell’uomo 


Voi tutti portate in voi la scintilla divina, che vuole essere la vostra guida nella vita terrena, se soltanto gli concedete il diritto, se glielo rendete possibile che si possa esprimere e istruirvi. Nessun uomo dipende da sé stesso, ogni uomo può aspettarsi il Mio Sostegno. Ognuno deve soltanto collegarsi con Me ed agirò poi sull’uomo attraverso il Mio spirito. Voi siete bensì collegati con Me sin dal principio, appunto attraverso quella scintilla spirituale, che voi ospitate dentro di voi e che è una Parte del Mio Sirito di Padre, cioè voi siete costantemente in contatto con Me. Ma esso si mantiene in silenzio, finché non vi affidate coscientemente alla sua guida, finché vi tenete separati da Me in pensieri e nel vostro essere. E così dipende da voi stessi, se vi sentite come parte di Me, se stabilite il giusto rapporto con Me, il rapporto di un figlio verso il Padre o della creatura verso il suo Dio e Creatore, dipende da voi, se vi lasciate guidare e consigliare da Me. Già riconoscendo di essere sottomesso a Me come vostro Creatore dall’Eternità, è un passo di avvicinamento a Me, che vi condurrà certamente anche là, perché Mi riconoscete e tendete verso Me come vostro Padre; perché allora permettete già alla Mia scintilla spirituale in voi, che agisca su di voi, che vi avverte ed ammonisce di non fare il male e di fare il bene. Allora posso già parlare con voi attraverso lo spirito, appena voi Mi riconoscete. E le Mie Parole diventano poi sempre più amorevoli, l’influenza del Mio Spirito di Dio genererà sempre più amore, più voi riconoscete in Me vostro Padre ed ora seguite anche obbediente la voce interiore come Miei figli, che vuole istruirvi davvero solo a vostro vantaggio. Il contatto con Me esiste comunque sempre e continuamente, ma che ve ne rendiate conto, dipende da voi stessi. Appena i vostri pensieri si rivolgono a Me nella preghiera, voi stabilite coscientemente il contatto con Me, ed ora posso agire in voi mediante il Mio Spirito. E così nessuno nella Creazione si trova isolato da Me, se lui stesso non compie questo isolamento. Se egli stesso si distoglie da Me, si crede libero da ogni legame con il Potere che lo ha creato, allora egli è anche isolato, e non viene influenzato da Me. Allora la scintilla divina sonnecchia in lui, non si annuncia in nessun modo, perché la libera volontà dell’uomo non viene toccata. L’uomo non viene condizionato nella sua predisposizione verso Me, egli stesso deve stabilire il legame, se vuole sperimentare la benedizione di un tale collegamento, che conduce irrevocabilmente alla perfezione.

Amen

26. ottobre 1954

L’anima sperimenta che non è capace di niente senza Gesù e che a Lui deve tutto. Gesù, il vero Direttore spirituale, la istruisce su come fare nello stato di oscurità e abbandono, nella preghiera, nella Comunione e nelle visite a Gesù nel SS. Sacramento

 


Mi ricordavo ancora di tutte le grazie, le parole, le correzioni, i rimproveri. Vedevo con occhio chiaro che tutto l’operato fin qui, tutto, tutto, era stato opera della sua Grazia e che di me non restava altro che il puro niente e l’inclinazione al male; toccavo con mano che senza di Lui non sentivo più l’amore così sensibile, quei lumi così chiari nella meditazione, in modo che vi stavo le due o tre ore, ma però facevo quanto più potevo per fare quello che facevo [35] quando me lo sentivo, perché in me sentivo ripetere quelle parole  (“Se mi sarai fedele verrò per premiarti; se ingrata, per castigarti”). 

Così passavo, quando due giorni, quando quattro, più o meno, come a Lui piaceva. L’unico mio conforto era riceverlo in Sacramento. Oh, sì, certo, lì lo trovavo, non potevo dubitare, e ricordo che poche volte non si faceva sentire, perché tanto lo pregavo e ripregavo ed importunavo, che mi contentava, ma però non amoroso e amabile, ma severo. 45 

Dopo che passavo quei giorni in quello stato detto di sopra (specialmente se gli ero stata fedele), me lo sentivo ritornare dentro di me, mi parlava più chiaramente, e siccome nei giorni passati non avevo potuto concepire dentro di me una parola né sentire niente, così ora venivo a conoscere che non era la mia fantasia, siccome molte volte prima dicevo –tanto che di quanto detto fin qui non dicevo niente né al Confessore né ad altra anima vivente–; io però [36] facevo quanto più potevo per corrispondergli, ché altrimenti mi faceva tanta guerra, che non trovavo pace. Ah, Signore, sei stato tanto buono con me, ed io così cattiva ancora! 

Seguitando ciò che avevo cominciato, me lo sentivo dentro di me, lo abbracciavo, me lo stringevo, gli dicevo: “Amato Bene, vedi quanto mi è riuscita amara la nostra separazione”, e Lui mi diceva: “È niente ciò che hai passato, preparati a prove più dure. Perciò sono venuto, per disporre il tuo cuore e fortificarlo. Adesso mi dirai tutto ciò che hai passato, i tuoi dubbi e timori, tutte le tue difficoltà, per poterti insegnare il modo come portarti nella mia assenza”. 

Quindi gli facevo la narrazione delle mie pene, dicendogli: “Signore, vedi, senza di Voi non ho potuto far niente bene. La meditazione l’ho fatta tutta distratta, brutta, tanto che non avevo coraggio di offrirvela. Nella Comunione non ho potuto stare le ore intere, come quando Vi sentivo; mi vedevo sola, [37] non trovavo con chi poter intendermela, tutta mi sentivo vuota. La pena della vostra assenza mi faceva provare agonie mortali, la natura voleva sbrigarsi subito per sfuggire quella pena, tanto più che mi pareva che non facevo altro che perdere tempo. Il timore, ancora, che Voi tornando mi castigaste, perché non ero stata fedele..., quindi non sapevo che fare. E poi, la pena che Voi siete continuamente offeso e che non sapendo quando fare, come prima mi insegnavi, quegli atti di riparazione, quelle visite al Santissimo Sacramento, per le diverse offese che Voi ricevete, dunque, ditemi un po’, come dovevo fare?” 

E Lui, benignamente ammaestrandomi, diceva: “Tu hai fatto male nello stare così disturbata. Non sai tu che Io sono Spirito di pace? E la prima cosa che ti raccomando è di non funestare la pace del cuore. Quando nell’orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a [38] questo o a quell’altro, come è e come non è. Facendo così, tu stessa chiami la distrazione. Invece, quando ti trovi in quello stato, la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, al quale, mentre lo uccide, lambisce la mano. Così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, mi ringrazierai di tutto cuore, mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedi, pregandomi che li accettassi come un sacrificio di lode, di soddisfazione delle tue colpe e di riparazione delle offese che mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio, vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi [39] di perdere, farai grandi acquisti. 

A riguardo della Comunione, non voglio che ti affligga che non sai stare. Sappi che è un’ombra della pena che soffrii nel Getsemani. Che sarà quando ti farò partecipe dei flagelli, delle spine e dei chiodi? l pensiero delle pene maggiori ti farà soffrire con più coraggio le pene minori. Quindi, quando nella Comunione ti troverai sola, agonizzante, pensa che ti voglio un poco in compagnia nell’agonia dell’orto. Dunque, mettiti vicino a Me e fa un confronto tra le tue e le mie pene. Vedi: tu sola e priva di Me, ed o anche solo e abbandonato dai più fidi amici, che addormentati se ne stanno, e fin dal mio Divin Padre lasciato solo; poi, in mezzo a pene acerbissime, circondato da serpi, da vipere, da cani arrabbiati, quali erano i peccati degli uomini e dove erano anche i tuoi, che facevano la loro parte, che mi pareva che mi volevano divorare vivo. l mio Cuore fu preso da tali strettezze, che me lo sentivo come se stesse [40] sotto un torchio, tanto che sudai vivo sangue... Dimmi, quando tu sei giunta a soffrire tanto? Dunque, quando ti trovi priva di Me, afflitta, vuota da ogni consolazione, ripiena di tristezze, di affanni, di pene, vieni vicino a Me, asciugami quel sangue, offrimi quelle pene in sollievo della mia amarissima agonia. Così facendo troverai il modo come poterti trattenere con Me dopo la Comunione. Non è che non soffrirai, perché la pena più amara che possa dare alle anime mie care è il privarle di Me, ma tu, pensando che con quel tuo penare darai sollievo a Me, sarai anche contenta. 

Per le visite ed atti di riparazione, tu devi sapere che tutto ciò che feci nel corso dei trentatré anni, dacché nacqui finché morii, lo sto continuando nel Sacramento dell’altare. Perciò voglio che mi visiti 33 volte al giorno, onorando i miei anni e insieme unendoti con Me nel Sacramento, [41] con le mie stesse intenzioni, cioè di riparazione e di adorazione. Questo lo farai in tutti i tempi; il primo pensiero della mattina subito voli innanzi alla custodia, dove sono per amor tuo, e mi visiti l’ultimo pensiero della sera; mentre dormirai la notte, prima e dopo il pasto, in principio d’ogni tua azione, camminando, lavorando”. 

Mentre così mi diceva, mi vedevo tutta confusa e, non sapendo se potevo riuscire a farle, gli dissi: “Signore, Vi prego di starvi insieme, finché prenda l’abitudine di farle, ché conosco che con Voi tutto posso, ma senza di Voi, che posso fare io, miserabile?” 

E Lui benignamente soggiungeva: “Sì, sì, ti contenterò. Quando mai ti ho mancato? Per la tua buona volontà, voglio che qualunque aiuto tu vuoi te lo dia”. E così faceva. 

Luisa Piccarreta


Dirti: Padre!

 


O Dio così grande, che gioia poterti dire: Padre!

Eppure come sono timido e lento a trarre profitto da questa gioia!

Il nome che Cristo ti ha attribuito e col quale ci ha particolarmente invitati a rivolgerci a te nelle nostre preghiere, io lo pronuncio troppo raramente.

Che tu sia nostro Padre è una verità così stupenda, una grazia così meravigliosa che faccio fatica ad accoglierle!

Malgrado tutto quello che tuo Figlio ci ha raccontato di te, ho ancora paura e rimango sulla soglia di questa verità immensa, non osando immergermi in essa e saziarmene come tu vorresti.

Poiché tu sei così buono, attirami sempre più al tuo cuore paterno, incoraggiami a considerarti davvero come un Padre, a venerarti e ad amarti con cuore filiale!

Fa' trionfare in me la fiducia, affinché mi abbandoni finalmente senza reticenze alla gioia di avere un Padre in cielo! Che io vi attinga conforto nelle difficoltà, e vi trovi sempre uno stimolo all'amore!

Rivolgendomi a te come Padre, che io possa amarti come tu desideri, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze!


Ecco perché mio Figlio soffre ancora sulla croce: perché queste anime continuano a flagellarlo, a disprezzarlo e ad oltraggiarlo.

 



Julia patisce le sofferenze dellacrocifissione


Testo integrale della 1ettera che Julia mandò nel marzo 1988 a padre Raymond Spies. Aveva già inviato un primo testo che, su sua richiesta, le fu restituito. Julia lo revisionò, correggendolo in alcuni punti. Infatti, aveva fatto la prima stesura in un momento in cui era in preda a grandi sofferenze fisiche. Julia scrive:

"Padre Pha, che doveva incontrarsi (appunto quel giovedì 4 febbraio) con 1��Arcivescovo di Kwangju, é passato prima da Naju e vi ha celebrato una Messa. La sera del 3 febbraio, verso le ore 21,00, la Vergine lasciò il suo posto abituale e si spostò in avanti (verso il lato sinistro della nicchia), rimanendo quindi girata verso la porta.(Fu in questa posizione che padre Spies e Dina trovarono la Vergine, quando entrarono nella sala - cappella; la sala era vuota. Per almeno dieci minuti essi poterono osservare tranquillamente le lacrime che colavano senza sosta.

Padre Spies cominciò a celebrare la Messa verso le 10,50. Padre Pha, mentre indossava i paramenti sacerdotali per celebrare la Messa, si ricordò che la Vergine era rivolta verso la porta. E penso: "Chissà se la Vergine desidera restare in quella posizione? Penso di no; vorrà essere rivolta verso suo Figlio, presente nel ss.mo Sacramento nel corso della Messa. Devo metterla sull��altare, in centro, in avanti, rivolta verso i fedeli? No, poiché volterebbe le spalle a suo Figlio e, inoltre, quel posto é riservato al crocifisso che vi é poggiato. Debbo rimetterLa io stesso al suo posto? No, non sarebbe né cortese né gentile verso la Vergine, dato che, se lo vuole, può tornare da sola al suo posto abituale, allo stesso modo in cui si é spostata in avanti. E, inoltre, sono presenti i responsabili abituali, cioè Julia e Pak Lubino: e a loro che spetta decidere" (Padre Spies mi ha riferito più tardi queste riflessioni che aveva fatto all��inizio della Messa).

A questo punto, il padre decise di cominciare la celebrazione é allora che la Vergine diede la sua risposta per mezzo mio, servendosi proprio di me, così poco dotata. "Padre Spies domandò in seguito a Julia come aveva ricevuto quest��ordine. Julia gli spiego che una voce interiore, forte e chiara, le aveva dettato le parole da dire. Infatti Julia si alzo e, quando il padre arrivo a11��altare, gli disse ad alta voce: "Padre, la Vergine le chiede di rimetterla al suo posto". Padre Spies, impedito dalla sua vista difettosa, dai ceri posti davanti alla statua, e dal centrino che si era spostato con la statua, prego Julia e Pak Lubino di aiutarlo. Si avvicinarono; Lubino spostò i ceri accesi; contemporaneamente al padre, Julia tese le mani verso la statua. Julia aveva spalancato le mani, che teneva chiuse sulle stimmate ricevute pochi giorni prima, il 29 gennaio.

Lanciò un grido di dolore e disse al padre: "Non posso aiutarvi: mi si sono riaperte le ferite e colano sangue". Padre Spies rimise lui stesso a posto il centrino e la statua. La Vergine disse: "Julia! Comunica questo messaggio a padre Pha: posso tornare da sola al mio posto, ma desidero tornarci per mano del padre. D��altronde, non si tratta tanto del mio posto come statua, quanto del mio posto di Madre della Chiesa. Io, che dovrei essere onorata da tutti, mi vedo trattata con disprezzo; siamo arrivati al punto che vengo buttata da parte, tutta sola; la gente mi solleva e mi mette giù come le pare, senza riguardo, e mi volta le spalle. Il mio Cuore ne soffre enormemente. Aiutami. Figlia mia, tu devi aiutarmi con sacrifici accompagnati da sofferenze".

Julia: "Si, Madre! Farò la vostra volontà". Julia scrive: "Quando il padre diede la benedizione alla fine della Messa, io caddi ed entrai in estasi. (Julia entrò in estasi verso le 11,40.Padre Spies, nell��impartire la benedizione finale, 1��aveva vista accasciarsi lentamente. In estasi e supina teneva le braccia stese ai lati del corpo, nella stessa posizione di quelle della statua piangente. Alle 12,00 precise, Julia lanciò un grido lacerante di atroce dolore. In un attimo, il suo corpo prese la forma di Gesù in croce. Cominciarono le sofferenze della crocifissione. Fu atroce per Julia, e fu atroce vederla e udire le sue grida. Padre Spies e tutte le persone che avevano assistito alla Messa presero parte, con dolorosa pietà, pregando e piangendo a dirotto, a quello spettacolo orrendo.

A un certo momento, Julia, che gridava di dolore, con dignità ma in modo orribile a udirsi, subì tre forti scosse: tutto il corpo, pur restando fisso nella stessa posizione, si sposto per tre volte verso il basso, per una lunghezza totale di circa 50-60 cm. Era come se la croce fosse stata conficcata a tre riprese in una buca preparata per accoglierla. La Vergine mi fece vedere molti suoi figli che erano diretti verso 1��inferno perché non avevano amato. "Guarda, figlia mia! Ho scelto con amore numerose anime, ma esse hanno causato molto dolore a mio figlio Gesù per il loro fare irrispettoso e per 1��insolenza con cui hanno tradito i miei messaggi, non tenendone conto e preferendo sé stesse a lui. Ecco perché mio Figlio soffre ancora sulla croce: perché queste anime continuano a flagellarlo, a disprezzarlo e ad oltraggiarlo.

Figlia mia! Oh povere anime peccatrici! Oh poveri figli miei che vanno alla perdizione per colpa della loro ipocrisia. Mio Figlio ha pagato un ben caro sacrificio perché si salvassero i suoi figli che vivono nel peccato. Ma essi vivono nell��indifferenza, senza provare la minima riconoscenza per lui. Spero che tu offrirai ancora più generosamente le tue sofferenze per compiere senza fallo la mia volontà, che é di salvare molte anime.

Mi auguro anche che crediate fermamente che le vostre numerose sofferenze vi accumulano in cielo numerose gioie. Dato che i miei messaggi sono basati sull��amore, le anime, chiunque siano, saranno colmate di misericordia, se faranno penitenza, mettendoli in pratica. Figlia mia! Per ora ricevo consolazione per merito di un��anima piccola e semplice, quella di padre Pha. Infatti, provo gioia nel vedere che mi offre con fervore il suo amore e la sua fedeltà". (Julia nello scrivere "fedeltà" ha usato una parola coreana molto difficile. Quando le é stata chiesta una spiegazione, ha risposto che aveva scritto la parola cosi come l��aveva sentita, ma che ne ignorava il significato. Esistono termini più semplici per indicare la fedeltà, la lealtà). "Figlioletta mia! Sei tu, figlia mia, quella che deve passare attraverso la sofferenza. Vuoi partecipare alle sofferenze del Signore, affinché tutte le anime possano tornargli in seno?".

Julia: "Si, Madre". La Vergine: "Ti prego di patire tutte queste sofferenze per il Papa, i cardinali, tutti i vescovi e i preti, e per la conversione dei peccatori". (Julia conclude la sua lettera con queste parole): "Trovai, come delle bruciature, le sofferenze della croce, quelle della corona di spine e quelle del sacro Cuore, sofferenze per cui mi sembrava di essere trafitta da lance, da frecce, da coltelli affilati. Soffrivo così da circa 25 minuti quando padre Pha, mosso a pietà, mi benedisse. Subito dopo ho cessato di soffrire". (Dopo simili sofferenze, Julia era rimasta completamente senza forze. Parecchie persone dovettero trasportarla. Queste furono le terze sofferenze della croce. La quarta volta, accadde il 27 gennaio 1989 a Naju, durante un��estasi che durò dalle 10,50 alle 11,50. La quinta, dalle 5,00 alle 6,00 del mattino della domenica 29 gennaio; Julia ricevette le cinque stimmate e sei ferite in fronte. La sesta, nello stesso luogo, a Mirinae, nel convento delle suore del cuore di Maria dalle 15,00 precise alle 15,40. Padre Spies vi assistette insieme a due preti coreani, ad alcuni religiosi e ad altra gente: in tutto, circa 70 persone).

4 febbraio 1988

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


SEGNI E PRODIGI CONFERMANO CHE LE APPARIZIONI SONO VERE 


LA VEGGENTE

Normalità 

Il primo segno di autenticità, va cercato nella personalità della veggente Adelaide Roncalli, nel maggio 1944. 

È una bambina di 7 anni: spontanea, estroversa, più pronta  al gioco ed allo scherzo che allo studio; frequenta la prima elementare. 

Ha una intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia; è portata piuttosto alle cose pratiche. È semplice, limpida  come le acque dei torrenti, che allora irrigavano la sua terra. 

Adelaide ha i suoi pregi e difetti come tutti i bambini, e  non dimostra nulla di particolare, almeno all'esterno. È una  delle tante, come dirà la mamma, e vive nell'anonimato, in una  numerosa e sana famiglia della campagna bergamasca. 

Durante le apparizioni mantiene spesso una tranquillità  sorprendente. Piange solo quando l'urto della folla pare la travolga, o certi fanatici le strappano gli abiti o addirittura i capelli. 

Tuttavia, anche allora, non perde la sua semplicità e domanda:  "Perché tutti guardano me e non guardano voi?". 

Il celebre pittore Galizzi s'incantava dinanzi a quella bambina innocente che vedeva la Madonna. 

Adelaide è generosa e buona d'animo e mostra la maturità spirituale di chi è capace di perdonare. 

Il Cortesi la definisce così: "È una bambina intelligente, moralmente sana e religiosamente educata". (v. L. Cortesi, Storia  dei fatti di Ghiaie, o.c. pp. 148-149). 

Le affermazioni del professore, in netto contrasto con la  teoria dell'inganno da lui sostenuta, trovano piena conferma in  varie relazioni mediche e testimonianze autorevoli.


Padre Agostino Gemelli 

Gli esperti si sono posti la domanda delle cause del fenomeno straordinario. 

Merita, fra tutti, una particolare attenzione il giudizio di  padre Gemelli, fondatore e rettore dell'Università cattolica di  Milano, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze,  psichiatra e psicologo di fama internazionale. 

Egli comunica al vescovo di Bergamo il risultato del suo  studio: Adelaide Roncalli è una bambina sana, normale; dotata di  intelligenza pratica e buona d'animo. Le visioni che essa dice di  avere avuto non provengono né da una mente malata, né sono  frutto di suggestione o di menzogna. 

Ritengo utile riportare quanto l'insigne maestro afferma  nella sua relazione, in risposta alla teoria dell'inganno, sostenuta  dal prof. Don Luigi Cortesi. 

Padre Gemelli scrive: 

"È da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la  menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute. L'osservazione prolungata di quattro giorni avrebbe permesso, specialmente mediante test mentali, di mettere in luce una tale personalità nel quadro della quale sarebbe in modo evidente e pronto  apparso il desiderio di ingannare o di presentare in maniera  diversa dalla realtà la propria personalità. Lo si può escludere nel  modo più assoluto, anche perché la bambina non ritorna mai  spontaneamente sul racconto delle visioni; interrogata, abbassa la  testa, si fa seria, tace; inoltre tutta la personalità si presenta allo  psichiatra come una personalità dominata dalla spontaneità, dalla  semplicità, dalla immediatezza, ossia da caratteri che non  possono essere imitati da una bambina". 

Ciò che per il Cortesi era la prova della menzogna: la ritrosia di Adelaide a parlare delle apparizioni, per padre Gemelli  era un motivo in più per affermare la sincerità e l'attendibilità del  racconto della bambina. 

Chi conosce la teologia mistica, la storia delle apparizioni  autentiche e la vita dei veggenti, sa che tutti quelli che hanno  ricevuto doni particolari da Dio trovano grande difficoltà a parlarne. Essi amano custodire nel loro cuore il segreto del Re;  conoscono che l'esperienza soprannaturale non si può mai tradurre adeguatamente nel nostro linguaggio umano, perciò  preferiscono tacere. 

Tra i veggenti delle più celebri apparizioni, ricordo Bernardetta di Lourdes e i tre pastorelli di Fatima. 

A Bernardetta costò sempre molto parlare delle apparizioni  e cercò di sottrarsi, quando e come poteva, agli interrogatori, alle  domande non di rado indiscrete, alle visite di persone, -fossero  anche vescovi. 

René Laurentin scrive: 

"Una prova inesauribile, quasi ossessionante, di continuo risorgente, fu quella delle visite. 

Assediata a Lourdes, Bernardetta aveva lasciato il paese  natale con la promessa che tutto sarebbe finito; invece si ricominciò ben presto... 

Un giorno secondo la testimonianza di suor A. Faur, disse alla madre generale: 

 Cara madre, mi farò vedere solo se me lo ordinate in 

virtù di santa obbedienza... 

Quella volta, la superiora non insistette e Bernardetta ottenne soddisfazione. Sembrava temere in particolare le visite  dei vescovi, evidentemente non in quanto tali, ma perché erano i  soli autorizzati a vederla, quindi i più numerosi; inoltre, la  coscienza del loro diritto li rendeva a volte indiscreti: 

 Questi poveri vescovi, (diceva Bernardetta, n.d.r.) farebbero meglio a restare a casa loro" (v. Bernardetta vi parla, Ed.  Paoline, Roma 1983, pp. 516-517). 

Giacinta, Francesco e Lucia di Fatima, quando non potevano sottrarsi fisicamente con la fuga, a chi li cercava per vederli  e interrogarli, rispondevano il meno possibile alle domande. 

Suor Lucia scrive: 

"Siccome Giacinta aveva l'abitudine, negli interrogatori, di chinare il capo e fissare gli occhi per terra e di non dire quasi  niente, praticamente ero sempre chiamata io per soddisfare la  curiosità dei pellegrini. 

Perciò ero chiamata continuamente in casa del parroco,  per essere interrogata da questa o da quella persona, da questo o  da quel prete. Venne una volta a interrogarmi un prete di Torres  Novas. Mi fece un interrogatorio così minuzioso, così pieno di  cavilli, che rimasi con qualche scrupolo di avergli nascosto qualcosa..." (v. o.c., pp. 81-82). 

Giacinta, al tempo delle apparizioni di Fatima, ha la stessa  età di Adelaide e il medesimo comportamento di fronte a chi la  interroga. Tuttavia non è stata accusata di menzogna continuata. 

Francesco non agisce in maniera diversa dalla sorella Giacinta. 

Lucia scrive: 

"Un giorno gli domandai: 

 Perché mai quando ti domandano qualcosa, tu abbassi la  testa e non vuoi rispondere? 

- Perché preferisco che lo dica tu, o Giacinta. Io non ho sentito niente. Soltanto posso dire che ho visto, sì. E se poi dico  qualcuna di quelle cose che tu non vuoi?" (v. o.c., p. 129). 

Lucia scrive ancora: 

"Un giorno eravamo seduti sulla porta della casa dei miei  zii, quando scorgemmo varie persone avvicinarsi. Francesco ed  io, senza perdere tempo, corremmo ognuno in una stanza a  nasconderci sotto il letto... 

Un altro giorno eravamo seduti a pochi passi dalla loro casa, all'ombra di due fichi che pendono sulla strada. Francesco  si allontanò un po', giocando. Vedendo avvicinarsi varie signore,  corse ad avvisarci. Siccome a quel tempo si usavano dei cappelli  con le tese larghe quasi come un setaccio, pensammo che con un  tale arnese in capo, non ci avrebbero visti e senz'altro salimmo  sui fichi. Appena le signore passarono, scendemmo subito e, in  fuga affrettata, andammo a nasconderci in un campo di  granoturco. 

Questa nostra maniera di scappare ogni volta che potevamo, era pure un motivo dei lamenti del parroco; il reverendo si  lamentava che noi scappassimo, soprattutto dai sacerdoti. Il  reverendo aveva proprio ragione. Ma era perché specialmente i  preti ci interrogavano e reinterrogavano e ci interrogavano ancora. 

Quando ci trovavamo alla presenza di un prete, ci preparavamo già ad offrire a Dio uno dei nostri più grandi sacrifici" (v.  o.c., pp. 87-88). 

Le brevi notizie, tratte dalla vita dei veggenti di Lourdes e  di Fatima, confermano la validità del giudizio di padre Gemelli.  La sua è una conclusione per esclusione, ma di grande valore,  perché porta l'indagine ad un punto molto avanzato. Padre  Gemelli dice: la bambina è credibile. Si parla di giudizio di credibilità, non di giudizio sulla soprannaturalità dei fatti. Questo è il limite che il ricercatore non può superare e padre Gemelli lo  sa, e perciò lascia tale giudizio all'autorità della Chiesa. 

Severino Bortolan 

sabato 11 aprile 2026

Mel Gibson: rivelata l’inquietante profezia della Fine dei Tempi della Bibbia etiope


 

La fede in una continuazione della vita – Conseguenze della vita terrena nell’aldilà

 


La Vita dell’anima continua dopo la morte


La preoccupazione sulla salvezza dell’anima non viene presa sul serio, ma questa deve essere preposta a tutto, perché questo è l’unico scopo della vita degli uomini. E malgrado ciò l’uomo non ne può essere costretto, a lui può sempre e sempre soltanto di nuovo essere presentato che deve prendere su di sè le conseguenze del suo agire sulla Terra dopo la sua vita terrena, che, se non pensa all’anima sulla Terra, egli deve è trascorrere un’esistenza di molte volte più scarsa e tormentosa di quel che può essere la vita terrena più povera e dolorosa. L’uomo vive soltanto nel presente, e crede che questo presente abbia termine con la morte del corpo. E così non provvede nemmeno per il futuro. E proprio soltanto per questo futuro egli è sulla Terra. La fede in una continuazione della vita dopo la morte non può essergli trasmessi per forza, e perciò non possono essergli nemmeno offerte delle evidenti dimostrazioni dall’Aldilà, per non interferire nella sua libertà di fede. Ma se soltanto l’uomo avesse la buona volontà di stare nella Verità, allora gli si farebbe notare il mondo spirituale, perché allora baderebbe ai minimi segni, ed una fede nell’aldilà diventerebbe viva in lui. Ma l’uomo non dà quasi mai valore per sapere qualcosa sul “dopo”. Egli vive sulla Terra ed è soddisfatto di questa certezza, sempre nella premessa che dopo la morte fisica non sa e non percepisce più niente. E non pensa, che soltanto la forma esterna è diventata senza vita, perché lo spirito – la vera vita – è sfuggito da lei. Egli non pensa, che questo non può morire, che è imperituro, che lascia soltanto la sua forma esteriore sulla Terra, per entrare nella vera Patria e non pensa che lui stesso sulla Terra si forma il Regno spirituale, che è corrispondente alla sua vita terrena, che può essere un ambiente senza Luce, sgarbato ed opprimente, oppure raggiante, che rende felice l’anima dell’uomo. Lui non pensa che si ricorda di un pentimento tormentoso della sua vita terrena non utilizzata, dato che non può mai dire, che il sapere su ciò non gli fosse mai stato apportato. Ad ogni uomo vengono conferiti insegnamenti su questo, ma non ogni uomo accetta questi insegnamenti, perché non vuole e la volontà non può essere costretta. Allora pensano soltanto al loro corpo, la loro attenzione è rivolta soltanto al loro benessere, mentre l’anima rimane dimenticata. La miseria dell’umanità è grande, e perciò anche la miseria fisica deve essere così grande, affinché l’uomo entri in sé e si tenga davanti agli occhi la caducità di tutto il terreno ed anche la caducità del corpo, affinché stia poi ancora in modo interrogativo davanti all’Infinità e che ora può venire guidato in un altro pensare. 

Amen

14. ottobre 1941

In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio.

 


Cari figli, sono la vostra Madre e vengo fin qui per parlarvi del mio amore. Io vi amo e questo amore che ho per voi è eterno. E vi ringrazio per le vostre preghiere. Cari figli, continuate sempre a pregare per gli atei. Io conto ancora sulle vostre preghiere. Pregate, pregate, pregate e preparatevi con la preghiera per il giorno 02 di maggio. In questo giorno, continuo a diramare con abbondanza le Mie grazie su di voi. Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

A presto!”

Più tardi sentii la voce della Vergine; questo accadde quando stavo nella mia stanza prima di addormentarmi. La Madre di Dio mi diede un importante e lungo messaggio:

 E’ molto importante pregare insieme. E’ necessario vivere l’amore nelle famiglie. Le famiglie sono distrutte perché manca loro l’amore e perché non lo vivono tra loro. Una famiglia che non vive l’amore non può accogliere Mio Figlio Divino, perché Gesù è l’amore ed Egli desidera vivere nelle famiglie per trasmettere loro il Suo amore. Ma le famiglie Lo rifiutano, poiché si preoccupano solo dei loro interessi e le loro preoccupazioni impediscono che possano sentire Gesù nei loro cuori. 

Cari figli, voi siete famiglia. Voi siete la mia famiglia. Io sono la vostra Madre e Dio è vostro Padre. 

Dio desidera che tutte le famiglie vivano in comunione di amore con Gesù e con i fratelli. Figli miei cari, amatevi tra di voi. Amatevi gli uni gli altri come Gesù vi ama e come Io vi amo. Come già vi dissi: è dal cuore dell’ uomo che Dio raccoglierà tutto quello che di buono egli avrà realizzato durante il percorso della sua vita terrena, dopo la sua esistenza qui sulla terra. Pace, pace, pace: proclamo ancora una volta!... Io desidero la pace tra tutti i cristiani del mondo intero. Cristiani o non cristiani tutti figli miei. Come Mio Figlio Gesù vi disse, ci sono ancora molte pecore che non sono state condotte allo stesso gregge, che non sono dello stesso ovile. Pregate per l’unione di tutti i cristiani. Io sono la Madre di tutti i popoli, Madre di tutta l’umanità; Io sono la Vergine della Pace e del Rosario... Desidero ora parlarvi, miei piccoli, della necessità di preghiera per tutta la Santa Chiesa e specialmente per il Papa Giovanni Paolo II, il rappresentante del Mio Divino Figlio in questo mondo. Gli uomini non vogliono accettare i suoi insegnamenti tanto santi che Mio Divino Figlio pone nelle sue labbra. E’ imprescindibile che tutti ascoltino la sue chiamate alla conversione, alla preghiera, all’unione alla Santa Chiesa e specialmente all’osservanza dei Santi Comandamenti di Dio, come anche agli ordini della Sua Santa Chiesa  che ,ancora una volta vi dico, è quella Cattolica. Pregate, pregate molto per i miei figli prediletti e offrite ogni giorno costanti sacrifici per loro. Il vostro amore per la Sua Chiesa deve essere costante. E’ necessario non diminuire le vostre preghiere per lei. Pregate continuamente Dio per un rinnovo totale della Sua Chiesa e soprattutto perché i ministri di Dio in questo mondo siano inondati dalla luce divina dello Spirito Santo che li guiderà e li illuminerà su come condurre la Sua Santa Chiesa per il cammino del Signore, senza alcuna macchia e senza alcun errore, ma infallibilmente perché fino ad oggi è stata condotta dal Signore per mezzo della luce del Suo divino Spirito. 

Miei piccolini, il Rosario sia la vostra arma. La vostra Madre del cielo insiste tanto sulla preghiera quotidiana del Santo Rosario, poiché è per mezzo di questa umile preghiera che noi distruggeremo tutta l’astuzia e la superbia del dragone infernale. Diffondete tra tutti i vostri fratelli la preghiera del Santo Rosario, insegnate loro che non sanno pregarlo bene e con amore. Io sono la Signora del Rosario. Il Rosario è il segno della mia presenza materna in mezzo a voi. Sappiate che dove si pregail Rosario Io, vostra Madre Celeste, mi faccio presente e lì resto per diffondere sopra i miei cari figli, innumerevoli grazie dal Mio Cuore Immacolato. Quanto mi piacerebbe che i miei piccolini, tutti loro, si consacrassero al Mio Cuore Immacolato e al Sacro Cuore del Mio Divino Figlio Gesù.  E’ necessario che diffondiate, tra tutti i vostri fratelli, la devozione ai nostri Sacri Cuori. I nostri Sacri Cuori distruggeranno, con le fiamme ardenti del purissimo amore, tutto il male che satana ha sparso in questo mondo tra i miei figli peccatori. I nostri Sacri Cuori trionferanno figli miei, siate sicuri di questo e saranno tutti felici coloro che saranno dentro a questi nostri Cuori. La loro allegrezza sarà talmente grande che niente in questo mondo potrà eguagliarla. La loro allegrezza sarà totale così come Mio Divino Figlio ha promesso. Quando lo Spirito Santo avrà acceso tutti i cuori con il fuoco del Suo amore, allora tutta l’umanità arderà del santo desiderio di volere Dio al di sopra di tutte le cose e tutto ciò che è del mondo non avrà più spazio nei  cuori perché, solo Dio sarà l’unico e vero tesoro. Pregate, pregate, pregate chiedendo al Divino Santo Spirito che diffonda sopra di voi la luce, perché tutti siano rinnovati dalla Sua grazia santificante. Figli miei, è necessario che non vi lasciate abbattere dalle insidie del nostro avversario. Egli è molto astuto e sagace. Restate in pace e vivete la pace e mai sarete strumenti dei quali egli si servirà per realizzare i suoi malefici piani. L’uomo che sta in pace con Dio suo creatore non darà mai opportunità a satana di venire a tentarlo. Bisogna che i miei figli sappiano che la miglior arma per vincere tutta la superbia del nemico nelle tentazione è l’umiltà. In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio. Fu nell’umiltà della sua Madre Celeste e nella sua piccolezza che Dio pose i suoi occhi e la scelse per essere la Madre del Suo Divino Figlio. Vedete figli, quanto è grande e importante l’umiltà agli occhi di Dio. Voi dovete vivere questa virtù ogni giorno della vostra vita: dovete essere piccoli, semplici, non aspirare a cose grandi e non voler essere importanti agli occhi degli altri, ma dovete chiedere di essere coloro che servono il prossimo. Il Mio Divino Figlio, nel Suo Vangelo, sempre vi ha esortato a vivere il sevizio verso il prossimo e verso i più bisognosi. Egli essendo Dio, il creatore di tutte le cose, ci insegnò che il primo passo per l’uomo che vive in sintonia con le opere di Dio è praticare l’umiltà nel servizio al prossimo, mediante la preghiera al Padre supplicando per avere  la forza, la luce, la grazia del  Suo Divino Spirito, affinché il suo lavoro sia gradito a Dio. Figli miei, Io vostra Madre vi amo molto. Il Mio amore è immenso, tanto immenso quanto tutta l’estensione dell’universo. Questo amore immacolato è per tutti voi. Se voi desiderate essere miei e di Mio Figlio Gesù dovete ascoltare tutto quello che vi ho chiesto in questo mio santo messaggio di conversione. Mettetelo in pratica. Vivetelo cari figli, vivetelo. Io, Maria, la Vergine Madre di Dio e la Vergine della Pace vi benedico: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!”

03/03/96

Itapiranga 

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La relazione del pittore Galizzi 

 

Il pittore Giovan Battista Galizzi, di Bergamo, aveva ricevuto l'incarico dal prof. Don Luigi Cortesi, di dipingere un quadro con la Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide Roncalli. 

Il pittore sull'origine del quadro e sui suoi contatti con 

Adelaide scrive: 

"Non appena venni a conoscenza degli avvenimenti straordinari delle Ghiaie di Bonate volli recarmi sul posto per  rendermi conto personalmente dello svolgersi dei fatti. Prima di  ogni cosa, mi impressionò lo spettacolo dell'enorme concorso di  folla, la quale, per la presenza di parecchi ammalati mi richiamò  quella che seguiva Gesù (vidi una donna alzarsi dalla barella, ma  non conobbi i particolari e gli sviluppi del fatto). Non mi fu  possibile per la grande ressa avvicinare sul posto l'Adelaide nel  momento della visione, cosa che ottenni invece in seguito con  agio, e in varie riprese, sia presso l'Istituto delle RR. Suore  Orsoline a Bergamo e a Gandino, sia nel mio studio. 

Questi incontri si resero necessari perché il Rev. Don Cortesi mi aveva affidato l'incarico di dipingere un quadro con la  Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide. Dal canto mio  desideravo vivamente di tentare di fissare sulla tela l'immagine  della Madonna, secondo la visione della bambina; così accettai  con gioia l'incarico escludendo a priori l'idea di qualsiasi vantaggio personale presente o futuro. 

Posso dichiarare, senza minima esitazione, che fin dal  primo incontro con l'Adelaide, ebbi la netta e chiara sensazione  di trovarmi di fronte a una bambina sana di mente e di corpo,  sensazione che in seguito divenne sicurezza anche perché venne  confermata poi pienamente dal Prof. Cazzamalli, in occasione di  una visita che si fece insieme a Gandino alla bambina, in  compagnia anche di Don Cortesi e della dott. Maggi di Pontida,  che ci ospitò nella propria auto. Erano pure presenti alcuna Suore  dell'Istituto e tutte queste persone possono confermare il giudizio  favorevole dato allora dal Prof. Cazzamalli. 

Fra le varie apparizioni che Adelaide veniva descrivendo  (per verità assai sobriamente) io fermai la mia attenzione su una  delle ultime, nella quale la Madonna appariva sola, e la scelsi a  soggetto del quadro per il motivo che essendo Essa la protagonista di tutte le visioni, mi parve conveniente fissare su di Lei il  mio studio; e d'altro canto presentava attributi originalissimi, che  la rendevano inconfondibile con qualsiasi immagine finora fallo. 

Ho notato la particolarità della visione della Madonna  sospesa nel vuoto, senza alcun appoggio né di alberi né di nubi o  di rocce, in contrasto con le immagini che Adelaide doveva  conoscere. Riguardo a tutti gli altri particolari: corona del rosario  bianca, rose bianche ai piedi, fascia alla vita, del medesimo  colore dell'abito, ampiezza delle maniche, ecc. essi furono da me  eseguiti dietro precise indicazioni di Adelaide, la quale approvò  dapprima il bozzetto e collaudò poi nel mio studio il quadro  ultimato. 

Riguardo al fatto della attendibilità o meno di quanto la  bambina asseriva delle sue visioni, ad un'altra cosa io diedi molta  importanza: per ragioni tecniche di impostazione, era per me  esenziale fissare i rapporti coloristici del quadro ossia stabilire se  l'immagine dovesse staccare luminosa su fondo di tono più  scuro, o viceversa essere in tono più basso rispetto al fondo  luminoso. A questa domanda che formulai in modo semplice per  farmi intendere bene da lei, precisò che la Madonna era avvolta  in uno splendore luminoso. Aveva anche precisato che la  Madonna era vestita di rosso, col manto verde; cosa questa che a  me creava non poco imbarazzo dal lato artistico per la difficoltà  di armonizzare tra di loro questi colori. 

Pensai allora di far scegliere da lei stessa da una grande  scatola di pastelli di tutte le gradazioni di tinte, quelli che più si  avvicinassero ai colori da lei visti. Con mia sorpresa, mentre mi  sarei atteso la scelta del rosso e del verde più sgargianti, secondo  il gusto popolare, scelse un rosso pallidissimo ed un verde caldo  sbiadito, segnandomeli sopra un foglio di carta bianca; e questo  alla presenza di Don Cortesi e di altre persone. Sul momento la  cosa mi sembrò quasi una contraddizione, ma ripensandoci  durante l'esecuzione del quadro, mi resi conto che il rosso e il  verde, invasi dello splendore da lei visto, dovevano  necessariamente presentarsi attenuati secondo i colori dei pastelli  da lei scelti. Ragionamento che Adelaide non avrebbe potuto certamente fare. 

Concludendo: io personalmente, dovetti venire alla convinzione che Adelaide deve aver visto veramente la Madonna  ed il ripetuto contatto con questa bambina, ha sempre più confermato questa mia convinzione. Tengo anche a dichiarare che  non l'ho mai avvicinata o interrogata se non in presenza di Don  Cortesi e di altre persone (v. Raschi, o.c., pp. 104-107). 

Don Italo Duci nel suo diario scrive: "Interessante la relazione che fa lo stesso pittore Galizzi, riferendo le descrizioni, le  correzioni che faceva la piccola Adelaide. Il pittore Galizzi si è  confermato sempre più nella convinzione della sincerità di Adelaide e della verità di quanto diceva delle apparizioni, persino  nella scelta di alcuni colori mostrati nella sua tavolozza, per la  lunghezza del manto (della Madonna, n.d.r.) di cui diceva Adelaide non si vedeva la fine, che arrivava fino a Roma. 

Il pittore Galizzi, uomo di grande fede, conservò sempre  grande convinzione nella verità delle apparizioni delle Ghiaie e  di frequente veniva alla cappella a pregare finché le forze glielo  permisero e si soffermava spesso nella casa parrocchiale. 

In una udienza con Pio XII, per la illustrazione dei Vangeli o anche della Bibbia, deve aver parlato delle apparizioni di  Ghiaie.


La lettera del pittore Galizzi a Pio XII 

Ecco il testo: 

"Bergamo 15 agosto 1957 

Beatissimo Padre, 

sono il pittore Giambattista Galizzi di Bergamo che ebbe la  somma grazia di essere ricevuto da Vostra Santità in udienza  privata il giorno 22 giugno scorso per offrirle in omaggio i  volumi della Sacra Scrittura da me illustrati. 

Mentre con animo sentitamente devoto e ancora profondamente commosso, ringrazio la Santità Vostra dell'indimenticabile  udienza e dell'accettazione dell'omaggio, mi faccio premura di  inviare quanto mi avevate richiesto sui fatti di Ghiaie di Bonate  dei quali avevo osato parlare a Santità Vostra. Faccio le mie più  umili scuse se alcuni libri non sono in perfetto ordine, perché  non ve ne sono più in commercio e non mi fu possibile trovarne  altri. 

I libri che invio non rappresentano che un minimo di  quanto fu stampato su quei fatti; tuttavia sembrano i più significativi. 

Oso ancora esprimere alla Santità Vostra che quanto in  udienza ho esposto in merito a questa causa, è il sentimento  notissimo di parecchi Vescovi, di numerosissimi sacerdoti, di  distinte personalità, di schiere di migliaia e migliaia di fedeli che  da anni in disciplina e preghiera attendono una parola autorevole  e delucidativa. 

Ringrazio con profonda devozione la Santità Vostra di  avermi dato questo ambito incarico, e mi prostro umilmente a  esprimere tutta la mia figliale pietà. 

Con profonda devozione 

Giambattista Galizzi". 

(v. Senapa, agosto 2002, pp. 19-20). 


Severino Bortolan