ROSARIO
nella eloquenza di
VIEIRA
ESTOLLENS VOCEM
Resta la terza e ultima parte del nostro discorso, che mi dispiace molto di raggiungere così tardi; ma la mia brevità, e la vostra devozione, renderanno tollerabile questo difetto. Promisi di provare in quest'ultimo punto, quanto alta e altissima è la preghiera vocale del Rosario per l'altezza dell'intercessione, di cui ci serviamo: e questa valenza e intercessione è quella della Vergine Santissima Signora nostra, il cui potentissimo patrocinio tante volte imploriamo, quante sono le Ave Maria del Rosario, ripetendo nello stesso giorno cento e cinquanta volte: "Santa Maria Madre di Dio, prega per noi peccatori". Il tribunale, davanti al quale intercede la Regina degli Angeli, è il supremo concistorio della stessa Maestà divina, a cui presentiamo le nostre petizioni e a cui nella prima parola del Rosario invochiamo con il nome di Padre, come proprio della pietà e misericordia, in cui come peccatori abbiamo posta tutta la fiducia. I titoli, infine, su cui si fonda l'efficacia dell'intercessione che chiediamo, come si vede dalla stessa supplica, sono tre: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi: che preghi per noi come Santa, che preghi per noi come Maria, che preghi per noi come Madre di Dio. Tutti questi titoli dichiarò l'Angelo nella sua ambasceria con la stessa distinzione, e nello stesso ordine: prima quello di Santa: "Gratia plena": poi quello di Maria: "Ne timeas Maria": ultimamente quello di Madre di Dio: "Paries Filium, et Filius Altissimi vocabitur". E nelle stesse tre parole, se ben noterete, si include interamente tutta la preghiera dell'Ave Maria, riassunta ogni clausola in una sola parola: perché all'Ave Maria risponde Maria: al "Gratia plena" risponde Santa: e al "Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui", risponde Madre di Dio.
Con ragione diciamo subito, che la preghiera vocale del Rosario, anche per questa intercessione, di cui ci serviamo, è alta e altissima: "Extollens vocem"; perché essendo altissimo nella Signora il titolo di Santa, altissimo quello di Maria, e altissimo quello di Madre di Dio, tutti insieme, e uno sopra l'altro, che altezza faranno? Ora vorrei avere tempo per combinarli, e confrontarli tra loro, e sollevare su di essi altrettante questioni: Se è più forte per intercedere, il titolo di santa, o quello di Maria? Se è più soave per obbligare, il nome di Maria, o quello di Madre di Dio? Se è più potente per conseguire, il rispetto di Madre di Dio, o di santa? Ma sia risoluzione ciò che potrebbe essere disputa. E dico, che ogni titolo nel suo genere comprende, in grado altissimo, le perfezioni di tutti. Quello di santa: perché la santità di Maria, dopo la santità di Dio, è la maggiore santità: quello di Maria; perché il nome di Maria, dopo il nome di Dio, è il maggiore nome; quello di Madre di Dio, perché la dignità di Maria, dopo la dignità di Dio, è la maggiore dignità. Intercedendo dunque per noi, benché peccatori, la maggiore santità, il maggiore nome, e la maggiore dignità, come potrà resistere la Divina Giustizia, né negarsi la sua misericordia a una così forte, così soave, e così potente intercessione?
L'intercessione, come significa il nome stesso, è un mezzo tra due estremi: e per essere potente ed efficace, deve toccare entrambi: a quello con cui intercede, che in questo caso è Dio, e a quelli per cui intercede, che sono i peccatori. E la Signora, posta tra Dio e i peccatori, quanto è vicina a un estremo e all'altro? È così vicina a Dio, con cui intercede, che le manca solo di essere Dio; e così vicina ai peccatori, per cui intercede, che le manca solo il peccato. San Matteo, tessendo la genealogia della Vergine Maria, lo fece con tale artificio, che pose la Signora tra Dio e i peccatori, facendola figlia di peccatori, e Madre di Dio come veramente è. È figlia di peccatori per natura, e madre di Dio per grazia; ma per tale modo di grazia, che la stessa natura che ricevette dai peccatori per essere sua figlia, fu la seconda natura che diede a Dio per essere sua Madre. E essendo intercessora e mediatrice tra Dio, di cui è Madre, e tra i peccatori, di cui è figlia, vedete quale grazia si potrà negare a un'intercessione così stretta per natura? Questa fu la ventura di un ladro, e la disgrazia dell'altro sul Calvario. Cristo stava nel mezzo di entrambi: ma in mezzo della croce di Cristo, e della croce del Buon Ladrone stava la Signora; in mezzo della stessa croce di Cristo, e della croce del Mal Ladrone, non stava. E dove tra il peccatore e Dio mediò la Madre di Dio, si salvò il peccatore; dove non mediò, non si salvò. E questa è la forza della mediazione, di cui ci serviamo, questa l'intercessione altissima, che chiediamo, quando diciamo: "Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori".
Non posso però non notare molto, che in questo caso invochiamo l'intercessione e il patrocinio della Signora con il nome di Madre di Dio, e non di Madre nostra. Così come già uniamo la fine del Padre nostro con l'inizio dell'Ave Maria: uniamo ora la fine dell'Ave Maria con l'inizio del Padre nostro. Se quando invochiamo Dio, diciamo: "Padre nostro": quando invochiamo la Signora, perché non diciamo anche, "Madre nostra", ma invece, "Madre di Dio"? Abbiamo l'audacia, come abbiamo detto, per chiamare Dio nostro Padre, e non abbiamo la fiducia per chiamare la Signora, nostra Madre? Sì, abbiamo. Non è mancanza di fiducia, è finezza di saper allegare e chiedere. Molto più avanziamo, e valorizziamo l'intercessione che chiediamo, invocando la Signora come Madre di Dio, che come Madre nostra. Perché se intercedesse per noi come Madre nostra, si impegnerebbe per noi come figli suoi: ma intercedendo per noi come Madre di Dio si impegna per noi come figli di suo Figlio, che è molto di più. Quando noi diciamo, "Padre nostro", chi è nostro Padre, e di chi siamo figli? Siamo figli dello stesso Dio, di cui la Signora è Madre; quindi molto maggiore è l'impegno del suo amore intercedendo per noi, in quanto figli di suo Figlio, che in quanto figli suoi. Quando Giacobbe lanciò la benedizione a tutti i suoi figli, applicò la benedizione di ciascuno alla persona dello stesso figlio: quella di Ruben alla persona di Ruben; quella di Simeone alla persona di Simeone; quella di Levi alla persona di Levi, e così per gli altri; ma quando arrivò a Giuseppe, non gli applicò la benedizione a lui, ma ai figli dello stesso Giuseppe, Manasse ed Efraim. Poiché se agli altri li benedisse in se stesso, in Giuseppe perché cambiò stile, e invece di applicargli e dare la benedizione a lui, la dà e applica ai suoi figli? Perché amava Giuseppe più di tutti gli altri; e maggiore impegno e dimostrazione fu del suo amore, il dare la benedizione a Manasse ed Efraim, che erano figli di suo figlio, che se l'avesse data allo stesso Giuseppe che era figlio suo. Dando la benedizione a Giuseppe, soddisfava solo al suo amore, ma dandola ai figli di Giuseppe, soddisfava al suo amore, e più all'amore dello stesso Giuseppe; perché non solo mostrava di amare molto il figlio, ma anche i figli del figlio. Nel nostro caso ancora è maggiore la ragione, e infinitamente maggiore. La Signora, anche se come Madre nostra ci ama molto, come Madre di Dio ama infinitamente molto più Dio: quindi molto più sicura risulta la sua intercessione, e molto più potente ed efficace, intercedendo per noi come figli di suo Figlio, che come figli suoi; perché non solo intercede per noi con il grande amore con cui ci ama noi, ma con tutto l'amore con cui ama Dio. Essendo questo veramente così, e da parte della stessa Madre di Dio, e Madre nostra, con maggiore certezza e affetto, di quanto si possa valorizzare né immaginare; ciò che solo resta, è che tutti ci serviamo dell'altissimo e potentissimo patrocinio di così sovrana intercessore, con quella fiducia che ci assicura la grandezza della sua pietà, e con quella efficacia e insistenza che richiede la grandezza della nostra pretensione. Ciò che in una pretendiamo in tante e così varie petizioni, è il regno del cielo: "Venga il tuo regno" (41). Di conseguire o non conseguire questa pretensione, non è meno ciò che dipende, che la felicità o infelicità eterna. Vedete se è grande l'importanza, e quale deve essere la nostra cura. E posto che il supremo Signore, davanti a cui richiediamo, sia Padre, e invocato come Padre: "Padre nostro, che sei nei cieli"; se ci manca l'intercessione della Madre, molto possiamo temere che non ci valga, né basti il nome di figli. Due figli aveva Davide pretendenti entrambi allo stesso regno. Adonia, e Salomone: e quale portò la corona? Adonia che aveva dalla sua parte la prerogativa di primogenito, la perse; e Salomone fu l'erede del regno, non con altra ragione di preferenza più che l'intercessione di sua Madre: "Uscite, figlie di Sion, e vedete il re Salomone nel diadema, con cui lo coronò sua madre". Così lo lasciò scritto, per eterna memoria del caso, lo stesso Salomone: Uscite, figlie di Gerusalemme e vedete il Re Salomone trionfante con la corona con cui lo coronò sua madre. Si legga la storia dei Re d'Israele, e si troverà che lo stesso Davide, padre di Salomone, fu colui che lo nominò re, e lo mandò a coronare. E questa è la forza della mediazione, di cui ci avvaliamo, questa l'intercessione altissima, che chiediamo, quando diciamo: "Santa Maria Madre di Dio, prega per noi peccatori".
Poiché la Scrittura attesta che il padre incoronò Salomone, come dice lo stesso Salomone che fu la madre a incoronarlo? Se non fosse stato per l'intercessione della madre, egli non avrebbe ereditato il regno. E Salomone, così saggio, comprese che doveva la corona più all'intercessione della madre che alla grazia e alla nomina del padre. E tutto ciò non fu altro che una rappresentazione nel teatro della terra di ciò che accade e ci accadrà nel regno dei cieli? È vero, come crede e confessa la nostra fede, che il regno dei cieli che chiediamo non si ottiene se non per grazia di Dio, che è il Padre; ma lo stesso Dio vuole che comprendiamo che solo per intercessione di sua Madre si ottiene questa grazia in questa vita, e la corona della Gloria nell'altra.