sabato 11 aprile 2026
La fede in una continuazione della vita – Conseguenze della vita terrena nell’aldilà
La Vita dell’anima continua dopo la morte
La preoccupazione sulla salvezza dell’anima non viene presa sul serio, ma questa deve essere preposta a tutto, perché questo è l’unico scopo della vita degli uomini. E malgrado ciò l’uomo non ne può essere costretto, a lui può sempre e sempre soltanto di nuovo essere presentato che deve prendere su di sè le conseguenze del suo agire sulla Terra dopo la sua vita terrena, che, se non pensa all’anima sulla Terra, egli deve è trascorrere un’esistenza di molte volte più scarsa e tormentosa di quel che può essere la vita terrena più povera e dolorosa. L’uomo vive soltanto nel presente, e crede che questo presente abbia termine con la morte del corpo. E così non provvede nemmeno per il futuro. E proprio soltanto per questo futuro egli è sulla Terra. La fede in una continuazione della vita dopo la morte non può essergli trasmessi per forza, e perciò non possono essergli nemmeno offerte delle evidenti dimostrazioni dall’Aldilà, per non interferire nella sua libertà di fede. Ma se soltanto l’uomo avesse la buona volontà di stare nella Verità, allora gli si farebbe notare il mondo spirituale, perché allora baderebbe ai minimi segni, ed una fede nell’aldilà diventerebbe viva in lui. Ma l’uomo non dà quasi mai valore per sapere qualcosa sul “dopo”. Egli vive sulla Terra ed è soddisfatto di questa certezza, sempre nella premessa che dopo la morte fisica non sa e non percepisce più niente. E non pensa, che soltanto la forma esterna è diventata senza vita, perché lo spirito – la vera vita – è sfuggito da lei. Egli non pensa, che questo non può morire, che è imperituro, che lascia soltanto la sua forma esteriore sulla Terra, per entrare nella vera Patria e non pensa che lui stesso sulla Terra si forma il Regno spirituale, che è corrispondente alla sua vita terrena, che può essere un ambiente senza Luce, sgarbato ed opprimente, oppure raggiante, che rende felice l’anima dell’uomo. Lui non pensa che si ricorda di un pentimento tormentoso della sua vita terrena non utilizzata, dato che non può mai dire, che il sapere su ciò non gli fosse mai stato apportato. Ad ogni uomo vengono conferiti insegnamenti su questo, ma non ogni uomo accetta questi insegnamenti, perché non vuole e la volontà non può essere costretta. Allora pensano soltanto al loro corpo, la loro attenzione è rivolta soltanto al loro benessere, mentre l’anima rimane dimenticata. La miseria dell’umanità è grande, e perciò anche la miseria fisica deve essere così grande, affinché l’uomo entri in sé e si tenga davanti agli occhi la caducità di tutto il terreno ed anche la caducità del corpo, affinché stia poi ancora in modo interrogativo davanti all’Infinità e che ora può venire guidato in un altro pensare.
Amen
14. ottobre 1941
In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio.
Cari figli, sono la vostra Madre e vengo fin qui per parlarvi del mio amore. Io vi amo e questo amore che ho per voi è eterno. E vi ringrazio per le vostre preghiere. Cari figli, continuate sempre a pregare per gli atei. Io conto ancora sulle vostre preghiere. Pregate, pregate, pregate e preparatevi con la preghiera per il giorno 02 di maggio. In questo giorno, continuo a diramare con abbondanza le Mie grazie su di voi. Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
A presto!”
Più tardi sentii la voce della Vergine; questo accadde quando stavo nella mia stanza prima di addormentarmi. La Madre di Dio mi diede un importante e lungo messaggio:
E’ molto importante pregare insieme. E’ necessario vivere l’amore nelle famiglie. Le famiglie sono distrutte perché manca loro l’amore e perché non lo vivono tra loro. Una famiglia che non vive l’amore non può accogliere Mio Figlio Divino, perché Gesù è l’amore ed Egli desidera vivere nelle famiglie per trasmettere loro il Suo amore. Ma le famiglie Lo rifiutano, poiché si preoccupano solo dei loro interessi e le loro preoccupazioni impediscono che possano sentire Gesù nei loro cuori.
Cari figli, voi siete famiglia. Voi siete la mia famiglia. Io sono la vostra Madre e Dio è vostro Padre.
Dio desidera che tutte le famiglie vivano in comunione di amore con Gesù e con i fratelli. Figli miei cari, amatevi tra di voi. Amatevi gli uni gli altri come Gesù vi ama e come Io vi amo. Come già vi dissi: è dal cuore dell’ uomo che Dio raccoglierà tutto quello che di buono egli avrà realizzato durante il percorso della sua vita terrena, dopo la sua esistenza qui sulla terra. Pace, pace, pace: proclamo ancora una volta!... Io desidero la pace tra tutti i cristiani del mondo intero. Cristiani o non cristiani tutti figli miei. Come Mio Figlio Gesù vi disse, ci sono ancora molte pecore che non sono state condotte allo stesso gregge, che non sono dello stesso ovile. Pregate per l’unione di tutti i cristiani. Io sono la Madre di tutti i popoli, Madre di tutta l’umanità; Io sono la Vergine della Pace e del Rosario... Desidero ora parlarvi, miei piccoli, della necessità di preghiera per tutta la Santa Chiesa e specialmente per il Papa Giovanni Paolo II, il rappresentante del Mio Divino Figlio in questo mondo. Gli uomini non vogliono accettare i suoi insegnamenti tanto santi che Mio Divino Figlio pone nelle sue labbra. E’ imprescindibile che tutti ascoltino la sue chiamate alla conversione, alla preghiera, all’unione alla Santa Chiesa e specialmente all’osservanza dei Santi Comandamenti di Dio, come anche agli ordini della Sua Santa Chiesa che ,ancora una volta vi dico, è quella Cattolica. Pregate, pregate molto per i miei figli prediletti e offrite ogni giorno costanti sacrifici per loro. Il vostro amore per la Sua Chiesa deve essere costante. E’ necessario non diminuire le vostre preghiere per lei. Pregate continuamente Dio per un rinnovo totale della Sua Chiesa e soprattutto perché i ministri di Dio in questo mondo siano inondati dalla luce divina dello Spirito Santo che li guiderà e li illuminerà su come condurre la Sua Santa Chiesa per il cammino del Signore, senza alcuna macchia e senza alcun errore, ma infallibilmente perché fino ad oggi è stata condotta dal Signore per mezzo della luce del Suo divino Spirito.
Miei piccolini, il Rosario sia la vostra arma. La vostra Madre del cielo insiste tanto sulla preghiera quotidiana del Santo Rosario, poiché è per mezzo di questa umile preghiera che noi distruggeremo tutta l’astuzia e la superbia del dragone infernale. Diffondete tra tutti i vostri fratelli la preghiera del Santo Rosario, insegnate loro che non sanno pregarlo bene e con amore. Io sono la Signora del Rosario. Il Rosario è il segno della mia presenza materna in mezzo a voi. Sappiate che dove si pregail Rosario Io, vostra Madre Celeste, mi faccio presente e lì resto per diffondere sopra i miei cari figli, innumerevoli grazie dal Mio Cuore Immacolato. Quanto mi piacerebbe che i miei piccolini, tutti loro, si consacrassero al Mio Cuore Immacolato e al Sacro Cuore del Mio Divino Figlio Gesù. E’ necessario che diffondiate, tra tutti i vostri fratelli, la devozione ai nostri Sacri Cuori. I nostri Sacri Cuori distruggeranno, con le fiamme ardenti del purissimo amore, tutto il male che satana ha sparso in questo mondo tra i miei figli peccatori. I nostri Sacri Cuori trionferanno figli miei, siate sicuri di questo e saranno tutti felici coloro che saranno dentro a questi nostri Cuori. La loro allegrezza sarà talmente grande che niente in questo mondo potrà eguagliarla. La loro allegrezza sarà totale così come Mio Divino Figlio ha promesso. Quando lo Spirito Santo avrà acceso tutti i cuori con il fuoco del Suo amore, allora tutta l’umanità arderà del santo desiderio di volere Dio al di sopra di tutte le cose e tutto ciò che è del mondo non avrà più spazio nei cuori perché, solo Dio sarà l’unico e vero tesoro. Pregate, pregate, pregate chiedendo al Divino Santo Spirito che diffonda sopra di voi la luce, perché tutti siano rinnovati dalla Sua grazia santificante. Figli miei, è necessario che non vi lasciate abbattere dalle insidie del nostro avversario. Egli è molto astuto e sagace. Restate in pace e vivete la pace e mai sarete strumenti dei quali egli si servirà per realizzare i suoi malefici piani. L’uomo che sta in pace con Dio suo creatore non darà mai opportunità a satana di venire a tentarlo. Bisogna che i miei figli sappiano che la miglior arma per vincere tutta la superbia del nemico nelle tentazione è l’umiltà. In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio. Fu nell’umiltà della sua Madre Celeste e nella sua piccolezza che Dio pose i suoi occhi e la scelse per essere la Madre del Suo Divino Figlio. Vedete figli, quanto è grande e importante l’umiltà agli occhi di Dio. Voi dovete vivere questa virtù ogni giorno della vostra vita: dovete essere piccoli, semplici, non aspirare a cose grandi e non voler essere importanti agli occhi degli altri, ma dovete chiedere di essere coloro che servono il prossimo. Il Mio Divino Figlio, nel Suo Vangelo, sempre vi ha esortato a vivere il sevizio verso il prossimo e verso i più bisognosi. Egli essendo Dio, il creatore di tutte le cose, ci insegnò che il primo passo per l’uomo che vive in sintonia con le opere di Dio è praticare l’umiltà nel servizio al prossimo, mediante la preghiera al Padre supplicando per avere la forza, la luce, la grazia del Suo Divino Spirito, affinché il suo lavoro sia gradito a Dio. Figli miei, Io vostra Madre vi amo molto. Il Mio amore è immenso, tanto immenso quanto tutta l’estensione dell’universo. Questo amore immacolato è per tutti voi. Se voi desiderate essere miei e di Mio Figlio Gesù dovete ascoltare tutto quello che vi ho chiesto in questo mio santo messaggio di conversione. Mettetelo in pratica. Vivetelo cari figli, vivetelo. Io, Maria, la Vergine Madre di Dio e la Vergine della Pace vi benedico: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!”
03/03/96
Itapiranga
Regina della Famiglia
Apparizioni a Ghiaie
La relazione del pittore Galizzi
Il pittore Giovan Battista Galizzi, di Bergamo, aveva ricevuto l'incarico dal prof. Don Luigi Cortesi, di dipingere un quadro con la Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide Roncalli.
Il pittore sull'origine del quadro e sui suoi contatti con
Adelaide scrive:
"Non appena venni a conoscenza degli avvenimenti straordinari delle Ghiaie di Bonate volli recarmi sul posto per rendermi conto personalmente dello svolgersi dei fatti. Prima di ogni cosa, mi impressionò lo spettacolo dell'enorme concorso di folla, la quale, per la presenza di parecchi ammalati mi richiamò quella che seguiva Gesù (vidi una donna alzarsi dalla barella, ma non conobbi i particolari e gli sviluppi del fatto). Non mi fu possibile per la grande ressa avvicinare sul posto l'Adelaide nel momento della visione, cosa che ottenni invece in seguito con agio, e in varie riprese, sia presso l'Istituto delle RR. Suore Orsoline a Bergamo e a Gandino, sia nel mio studio.
Questi incontri si resero necessari perché il Rev. Don Cortesi mi aveva affidato l'incarico di dipingere un quadro con la Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide. Dal canto mio desideravo vivamente di tentare di fissare sulla tela l'immagine della Madonna, secondo la visione della bambina; così accettai con gioia l'incarico escludendo a priori l'idea di qualsiasi vantaggio personale presente o futuro.
Posso dichiarare, senza minima esitazione, che fin dal primo incontro con l'Adelaide, ebbi la netta e chiara sensazione di trovarmi di fronte a una bambina sana di mente e di corpo, sensazione che in seguito divenne sicurezza anche perché venne confermata poi pienamente dal Prof. Cazzamalli, in occasione di una visita che si fece insieme a Gandino alla bambina, in compagnia anche di Don Cortesi e della dott. Maggi di Pontida, che ci ospitò nella propria auto. Erano pure presenti alcuna Suore dell'Istituto e tutte queste persone possono confermare il giudizio favorevole dato allora dal Prof. Cazzamalli.
Fra le varie apparizioni che Adelaide veniva descrivendo (per verità assai sobriamente) io fermai la mia attenzione su una delle ultime, nella quale la Madonna appariva sola, e la scelsi a soggetto del quadro per il motivo che essendo Essa la protagonista di tutte le visioni, mi parve conveniente fissare su di Lei il mio studio; e d'altro canto presentava attributi originalissimi, che la rendevano inconfondibile con qualsiasi immagine finora fallo.
Ho notato la particolarità della visione della Madonna sospesa nel vuoto, senza alcun appoggio né di alberi né di nubi o di rocce, in contrasto con le immagini che Adelaide doveva conoscere. Riguardo a tutti gli altri particolari: corona del rosario bianca, rose bianche ai piedi, fascia alla vita, del medesimo colore dell'abito, ampiezza delle maniche, ecc. essi furono da me eseguiti dietro precise indicazioni di Adelaide, la quale approvò dapprima il bozzetto e collaudò poi nel mio studio il quadro ultimato.
Riguardo al fatto della attendibilità o meno di quanto la bambina asseriva delle sue visioni, ad un'altra cosa io diedi molta importanza: per ragioni tecniche di impostazione, era per me esenziale fissare i rapporti coloristici del quadro ossia stabilire se l'immagine dovesse staccare luminosa su fondo di tono più scuro, o viceversa essere in tono più basso rispetto al fondo luminoso. A questa domanda che formulai in modo semplice per farmi intendere bene da lei, precisò che la Madonna era avvolta in uno splendore luminoso. Aveva anche precisato che la Madonna era vestita di rosso, col manto verde; cosa questa che a me creava non poco imbarazzo dal lato artistico per la difficoltà di armonizzare tra di loro questi colori.
Pensai allora di far scegliere da lei stessa da una grande scatola di pastelli di tutte le gradazioni di tinte, quelli che più si avvicinassero ai colori da lei visti. Con mia sorpresa, mentre mi sarei atteso la scelta del rosso e del verde più sgargianti, secondo il gusto popolare, scelse un rosso pallidissimo ed un verde caldo sbiadito, segnandomeli sopra un foglio di carta bianca; e questo alla presenza di Don Cortesi e di altre persone. Sul momento la cosa mi sembrò quasi una contraddizione, ma ripensandoci durante l'esecuzione del quadro, mi resi conto che il rosso e il verde, invasi dello splendore da lei visto, dovevano necessariamente presentarsi attenuati secondo i colori dei pastelli da lei scelti. Ragionamento che Adelaide non avrebbe potuto certamente fare.
Concludendo: io personalmente, dovetti venire alla convinzione che Adelaide deve aver visto veramente la Madonna ed il ripetuto contatto con questa bambina, ha sempre più confermato questa mia convinzione. Tengo anche a dichiarare che non l'ho mai avvicinata o interrogata se non in presenza di Don Cortesi e di altre persone (v. Raschi, o.c., pp. 104-107).
Don Italo Duci nel suo diario scrive: "Interessante la relazione che fa lo stesso pittore Galizzi, riferendo le descrizioni, le correzioni che faceva la piccola Adelaide. Il pittore Galizzi si è confermato sempre più nella convinzione della sincerità di Adelaide e della verità di quanto diceva delle apparizioni, persino nella scelta di alcuni colori mostrati nella sua tavolozza, per la lunghezza del manto (della Madonna, n.d.r.) di cui diceva Adelaide non si vedeva la fine, che arrivava fino a Roma.
Il pittore Galizzi, uomo di grande fede, conservò sempre grande convinzione nella verità delle apparizioni delle Ghiaie e di frequente veniva alla cappella a pregare finché le forze glielo permisero e si soffermava spesso nella casa parrocchiale.
In una udienza con Pio XII, per la illustrazione dei Vangeli o anche della Bibbia, deve aver parlato delle apparizioni di Ghiaie.
La lettera del pittore Galizzi a Pio XII
Ecco il testo:
"Bergamo 15 agosto 1957
Beatissimo Padre,
sono il pittore Giambattista Galizzi di Bergamo che ebbe la somma grazia di essere ricevuto da Vostra Santità in udienza privata il giorno 22 giugno scorso per offrirle in omaggio i volumi della Sacra Scrittura da me illustrati.
Mentre con animo sentitamente devoto e ancora profondamente commosso, ringrazio la Santità Vostra dell'indimenticabile udienza e dell'accettazione dell'omaggio, mi faccio premura di inviare quanto mi avevate richiesto sui fatti di Ghiaie di Bonate dei quali avevo osato parlare a Santità Vostra. Faccio le mie più umili scuse se alcuni libri non sono in perfetto ordine, perché non ve ne sono più in commercio e non mi fu possibile trovarne altri.
I libri che invio non rappresentano che un minimo di quanto fu stampato su quei fatti; tuttavia sembrano i più significativi.
Oso ancora esprimere alla Santità Vostra che quanto in udienza ho esposto in merito a questa causa, è il sentimento notissimo di parecchi Vescovi, di numerosissimi sacerdoti, di distinte personalità, di schiere di migliaia e migliaia di fedeli che da anni in disciplina e preghiera attendono una parola autorevole e delucidativa.
Ringrazio con profonda devozione la Santità Vostra di avermi dato questo ambito incarico, e mi prostro umilmente a esprimere tutta la mia figliale pietà.
Con profonda devozione
Giambattista Galizzi".
(v. Senapa, agosto 2002, pp. 19-20).
Severino Bortolan
venerdì 10 aprile 2026
L’apporto delle Rivelazioni - La dimostrazione della realtà del Regno spirituale
La via nella Patria spirituale
La necessità del Mio diretto Agire su di voi risulta dal fatto, che la fede in genera si è guastata, che per gli uomini è difficile credere ciò che viene loro insegnato da parte chiesastica e che perciò rifiutano contemporaneamente il vero ed il falso, se non viene loro aiutato in quanto la Verità viene loro trasmessa su vie insolite e loro stessi si possono ora decidere di accettarla oppure di rifiutarla. Gli uomini sono da scusare, quando sono di buona volontà e si urtano agli insegnamenti di fede deformati, che in loro richiamano istintivamente il rifiuto. Ma da sé stessi non sono capaci di giudicare per riconoscere insegnamenti falsi e vero, benché un uomo attivo nell’amore ne può avere il giusto sentimento. Ma il mondo agisce così potentemente sugli uomini, che tutto lo spirituale sembra loro irreale e perciò è necessario di far diventare “realtà” anche lo spirituale, quindi di guidare agli uomini una Comunicazione evidente, una Rivelazione divina, che può far loro credere nel Regno spirituale. Attraverso le Rivelazioni giungono a loro i chiarimenti e questi poi rendono possibile anche un esame della Verità e dell’errore, che camminano l’una accanto all’altro nel mondo, che devono essere riconosciuti. L’apporto delle Rivelazioni è una dimostrazione della realtà del Regno spirituale. Io Stesso Mi prendo Cura degli uomini che vogliono credere, che però dagli insegnamenti della chiesa non vengono cosi toccati da poter credere. Quello che Io esigo dagli uomini di credere, è da accettare per buono con buona volontà e solo poca conoscenza. Quest’ultima la voglio trasmettere a coloro che hanno la buona volontà e se ora ascoltano gli Insegnamenti ed agiscono di conseguenza, impareranno anche a riconoscere e possono credere. Il Regno spirituale non è così irreale, se esiste soltanto un bagliore della conoscenza e diventa sempre più reale, più l’uomo sale nella conoscenza. Io Stesso Mi rivelo agli uomini, Io stabilisco il collegamento con il regno terreno, con l’uomo che porta in sé anche il desiderio di un collegamento con Me. Costui ora Mi serve come mediatore per tutti gli altri uomini che sono bensì in grado di insegnare, che però non fanno nulla per mettersi in collegamento con Forze insegnanti, perché il Regno spirituale per loro non è ancora nessun concetto di realtà. Ma il mediatore può procurare loro una dimostrazione, se la desiderano, il mediatore può guidare al prossimo i risultati spirituali che procedono dal Regno spirituale, che procedono da Me Stesso. E quindi gli uomini ricevono delle Rivelazioni da Parte Mia e ciò che ora credono, è diventato per loro convinzione; ora sanno ciò che è la Verità e ciò che è l’errore, riconoscono che non tutti gli insegnamenti di fede devono essere disimparati, sanno del collegamento ed ora diventano vivi rappresentanti di ciò che per loro è diventato convinzione. Ed appena hanno una volta riconosciuto Me Stesso come l’Origine di tutta la Verità, vorranno parlare anche per Me e guidare pure i prossimi in un sapere che proviene dal Regno spirituale e che è comunque più reale che il sapere terreno. Chi sta una volta nella Luce, non vuole più farne a meno, ma provvederà che la Luce mandi i suoi raggi anche nell’oscurità più profonda, darà del suo sapere, perché lo ha riconosciuto come Verità.
Amen
13. marzo 1951
L'«Amore», disse a Marie, convertirà i pagani, l'Amor del prossimo degli infedeli e la Giustizia, purificherà la Chiesa.».
VITTIMA DI ESPIAZIONE PER IL TEMPO DELLA GRANDE CONVERSIONE
In questo tempo della grande conversione secondo la profezia di Marie des Vallées, Dio esaudirà le sue preghiere e realizzerà la parola della Scrittura: «Io comanderò al sole di dare la luce ai ciechi», dove per Sole si intende Gesù, come ciechi i peccatori, come vista la Grazia. I demoni saranno costretti a cooperare alla distruzione del loro mondo, essi si impossesseranno di coloro che non vorranno convertirsi. San Gabriele avrà un ruolo particolare nella distruzione del peccato; san Raffaele aiuterà i disperati, san Michele porterà le anime a Dio. Pioverà un diluvio di grazie, la terra sarà abitata da Santi, e ci saranno martiri dell'Amore che diventeranno molto più grandi che non i primi.
Marie dovette recitare le Litanie a Dio Padre sulla piazza maggiore della città, le Litanie a Dio Figlio, inginocchiata nella più grande pozzanghera che poté trovare, quella allo Spirito Santo davanti a un Crocifisso della Cattedrale. Nonostante la meraviglia dei passanti e la derisione dei ragazzi, compassionata e congratulata dalla Madre Celeste, Marie portò a termine tutto questo, affinché al tempo del grande castigo il mondo si converta. La Litania sulla piazza principale chiese la conversione degli Infedeli, quella nella pozzanghera la santificazione del Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa, specialmente la conversione dei cattivi sacerdoti; finalmente la terza nella Cattedrale, per il diluvio di fuoco dell'Amore, il torrente di Grazie della grande Conversione.
Quando il Signore una volta ordinò di pregare per la Chiesa, sua Sposa, che era carica della lebbra del peccato, e che doveva lavarsi nel Giordano della Penitenza, Egli promise a questa sua sposa tre grazie particolari (che però non furono promesse a Maria come prossime visioni): La prima era un anello d'oro con una perla fiammante, la seconda il suo cuore, la terza una interpretazione della Sacra Scrittura, come finora non si era mai conosciuta.
Dopo la grande conversione, per la quale Maria des Vallées si offrì, non ci sarà più che un solo pastore e un solo gregge. Marie vide, in una visione simbolica, come Gesù e la sua Santissima Madre mettevano sul suo letto una donna morta - perché in Marie si rinnovava la Passione del Signore - poi una donna che si era uccisa con un coltello ed una con le mani ed i piedi perforati. L'Angelo del Gran Consiglio (Magni Consilii angelus, lit. di Natale), che è Cristo medesimo, mise legna e carbone sotto le donne per bruciarle, cioè per purificarle con il fuoco, nel grande castigo, e poi risuscitarle e trasformarle in una sola cosa nel tempo della conversione universale. Poiché la prima donna significava le genti morte prima di Gesù, la seconda, la Sinagoga e gli eretici, che si uccidono da sé stessi con la loro infedeltà; la terza, invece, la Chiesa, che è crocifissa dai suoi stessi figli. Sotto quest'ultima non fu messo alcun pezzo di carbone, perché «essa sarà trattata molto più severamente, come per la legna che richiede più tempo per ardere che il carbone, sebbene il fuoco del carbone sia più potente».
L'«Amore», disse a Marie, convertirà i pagani, l'Amor del prossimo degli infedeli e la Giustizia, purificherà la Chiesa.».
MARIE des VALLEES
Le ricchezze di Maria
Maria
Voglio che i miei figli entrino nel mio cuore per scoprire tutte le ricchezze e le benedizioni che Dio vi ha posto.
Nel grembo materno
Quando fui concepita senza peccato, il Padre ha posto in me una tale pienezza della vita divina, superiore a quanto qualsiasi altra persona umana avesse mai ricevuto. Anche i grandi santi, come Pietro e Paolo, dopo tutti gli anni di conoscenza e di amore verso Gesù, non hanno avuto al termine della loro vita anche solo una frazione della vita divina che ho avuto fin dal primo momento del concepimento. Anche quando ero nel grembo di mia madre, questa vita si moltiplicava in una maggiore pienezza. Mentre ero ancora nel grembo materno, mi sono resa conto del Padre, del Figlio e dello Spirito con una conoscenza mistica ed esperienziale di gran lunga superiore al più elevato Serafino. Amavo Dio, anche prima della mia nascita, più di tutti gli angeli e tutti i santi insieme.
Dopo la nascita
Come ho visto i miei genitori, li ho percepiti nella luce di Dio e li ho amati come Dio li ha amati. Ero così assorta in Dio che ho visto tutto il mondo come la sua creazione e ogni persona umana come Dio la ha amata.
Anche se il mio corpo era sulla terra, il mio spirito era già giubilante in Dio, mio salvatore. Ogni momento, la vita divina di Dio si moltiplicava in me. Ogni secondo aumentava più di tutti gli altri momenti della mia vita insieme. Sono stata assorbita sempre più in profondità nei segreti di Dio. All’interno di ogni segreto, c’erano milioni di altri segreti. All’interno di ogni attributo, milioni di altre caratteristiche ancora sconosciute. Stavo sperimentando l’infinito, la vita interiore di Dio.
Vivere la Trinità
In mezzo a tutte le mie esperienze divine del Padre, c’era un uomo che ha detto: “Io sono la via al Padre”. Molto misteriosamente, lui e il Padre sono uno, entrambi con queste qualità infinite e condividevano pienamente la vita che mi veniva rivelata. Loro due hanno generato una terza persona, una fiamma pura che li univa e completava il mistero. Anche se completo, il mistero allungò la mano verso di me attraverso quell’umanità sacra e mi ha attratto nella fiamma dell’amore di Dio. Questo è successo continuamente. Ogni volta che sono stata immersa in quella fiamma, sono diventata più simile ad essa, assumendo le sue qualità e ricevendo la vita di cui godeva.
Commento: Maria condivide con noi le sue esperienze mistiche della Trinità.
23 marzo 2012
E tu, primo fra i Miei figli, come sei il Mio Vicario, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.
Dice Gesù:
«Troppe volte non “rivolgete gli sguardi” a Colui che è la vostra Provvidenza. Mettete le frange, spesso inutili, ad una cosa, e poi vi dite: “Questa cosa l’abbiamo fatta noi”.
No. Non ne siete gli autori, anzi spesso ne siete i distruttori perché neutralizzate i frutti che da una opera vengono, quando non distruggete l’opera stessa con le vostre mani e le vostre menti distruttrici.
Dio vi dà tanto, vi dà tutto quanto vi è utile e necessario per la carne ed il sangue, e per la mente e lo spirito. Voi a questo tutto, specie a quel tutto che è volto alla mente e allo spirito, scavate un “lago”. Oh! sì! Un lago. Ma è lago in cui le acque limpide di Dio stagnano e si corrompono perché messe al contatto di tante altre cose e scoperte a tutte le invasioni.
Così del sapere, moltiplicato a dismisura, ma non elevato verso Dio, avete fatto un pericolo per voi, così della religione che avete voluto infronzolire di tante inutilità, analizzare con lente umana, profanare volendola spiegare senza riferimento a Dio, avvilire rendendola formula e non forma di vita.
È sempre lo stesso rimprovero che vi devo fare. Vi siete creduti pari o anche superiori a Dio. E siete caduti in opere non da figli di Dio ma unicamente da animali ragionevoli, i superragionevoli della terra, ma umanamente ragionevoli. Ed è già molto quando siete ragionevoli e vi rispettate al punto di dirvi: “Vediamo di agire pensando al domani”. Il più delle volte pensate unicamente all’oggi e a fare dell’oggi una baldoria per la vostra carne superamata da voi.
Neppure quando siete fra i tormenti di un castigo uscite da questa vostra euforia malsana. Ma anzi tanto più volete godere e vivere da bruti solo intenti a saziare fame e senso. E fra un godimento e l’altro irridete Dio nel quale più non credete, salvo poi imprecarlo o implorarlo nel momento che soffrite. E perché? Cosa vi attendete? Non è così che si ottiene aiuto da Dio. Io sono per chi è onesto e fedele.
Anche se debole lo perdono e soccorro. Non sono per gli schernitori e i rinnegatori che sanno prendersi la loro parte e dare ai miei figli solo dolore e tormento.
E tu, primo fra i miei figli86, fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.
Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni?
Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare.
Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti. Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare.
Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei.
Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli».
DA: I QUADERNI DEL 1943
Signore Gesù, crocifisso e risorto
Signore Gesù, crocifisso e risorto, immagine della gloria del Padre, Volto Santo che ci guardi e ci scruti, misericordioso e mite, per chiamarci alla conversione e invitarci alla pienezza dell'amore, noi ti adoriamo e ti benediciamo.
Nel tuo Volto luminoso, apprendiamo come si è amati e come si ama; dove si trova la libertà e la riconciliazione; come si diviene costruttori della pace che da te si irradia e a te conduce.
Nel tuo Volto glorificato impariamo a vincere ogni forma di egoismo, a sperare contro ogni speranza, a scegliere le opere della vita contro le azioni della morte.
Donaci la grazia di porre te al centro della nostra vita; di restare fedeli, tra i rischi e i mutamenti del mondo, alla nostra vocazione cristiana; di annunciare alle genti la potenza della Croce e la Parola che salva; di essere vigili e operosi, attenti ai più piccoli dei fratelli; di cogliere i segni della vera liberazione, che in te ha avuto inizio e in te avrà compimento. Signore, concedi alla tua Chiesa di sostare, come la Vergine Madre, presso la tua Croce gloriosa e presso le croci di tutti gli uomini per recare ad essi consolazione, speranza e conforto.
Lo Spirito che ci hai donato porti a maturazione la tua opera di salvezza, perché tutte le creature, liberate dai vincoli della morte, contemplino nella gloria del Padre il tuo Volto Santo, che splende luminoso nei secoli dei secoli. AMEN
Giovanni Paolo II
Se il mondo non si converte, il Medio Oriente diventerà un grande teatro di un futuro giudizio punitivo.
7 aprile 2026, dopo la preghiera dell’Angelus
Prego mentre l’immagine del Volto Santo di Manoppello risplende luminosa. Vedo il volto di Gesù con una corona di spine fatta di luce. Il Signore mi guarda e dice:
«Isaia 13, 17. Ecco, io inciterò contro di loro i Medi, per i quali l’argento non ha alcun valore e l’oro non significa nulla…»
Il Signore mi guarda e io vedo che, qualunque cosa accada, anche se all’ultimo minuto si trovasse una soluzione di pace tra gli Stati Uniti, Israele e l’Iran, questa sarebbe purtroppo solo una pace di breve durata. Se il mondo non si converte, il Medio Oriente diventerà un grande teatro di un futuro giudizio punitivo. Purtroppo il Medio Oriente non trova pace.
Inoltre, grazie alla visione del Signore, mi è ora chiaro perché il Santo Arcangelo Michele sia apparso all’inizio di quest’anno con la spada fiammeggiante. Questa apparizione è legata a una profezia di Fatima. I giudizi punitivi stanno per iniziare e saranno eseguiti con la spada fiammeggiante del Santo Arcangelo Michele.
Perché allora i numerosi appelli alla preghiera provenienti dal Cielo, la richiesta di pregare per la pace? Non è forse vano? No, non lo è. Si tratta di impedire il peggio. Più persone pregano e si convertono a Dio, più possiamo mitigare questi giudizi punitivi. Si tratta anche della protezione dei nostri paesi, della nostra protezione.
Non sapevo chi o cosa fossero i “Medi” e nemmeno conoscevo quel passo della Bibbia. I Medi erano un antico popolo degli altipiani iraniani (nel nord-ovest dell’odierno Iran) e insieme ai Persiani formarono l’Impero medo-persiano. Erano chiamati strumento di Dio, che non conosceva pietà, in relazione alla distruzione di Babilonia.
Di fronte a tutto ciò che sta per accadere, siamo ripetutamente chiamati dal cielo alla preghiera, alla penitenza e alla conversione. Sperimentiamo infatti anche la grazia della preghiera e l’invito dal cielo a «non avere paura», ma a condurre una vita nei Sacri Sacramenti e a pregare per i nostri simili.
Sievernich
Regina della Famiglia
Apparizioni a Ghiaie
Il prof. Cazzamalli e le apparizioni di Ghiaie
Il Cazzamalli neuropsichiatra, nel 1951, pubblicò il libro: La Madonna di Bonate, apparizioni o visioni?, nel quale tenta di spiegare che le apparizioni di Ghiaie non sono autentiche. Il suddetto professore era anche presidente della Società Italiana di metapsichica.
A proposito, padre Gemelli, tra l'altro dice:
"Ho scritto parole chiare sulla fondazione in Italia di una società di metapsichica, sulle esperienze del prof. Ferdinando Cazzamalli, sulla registrazione dei fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello, con i quali il Cazzamalli spiega o ritiene di spiegare la metapsichica, la rabdomanzia, ecc., ecc. Il Cazzamalli ha risposto con un violento articolo pubblicato nel volume: Studi e ricerche di metapsichica, Società italiana di metapsichica, tip. Colombo, Roma 1942, pagg. 91 e ss.
Consiglio a coloro che sono abituati al metodico lavoro scientifico di leggere quelle pagine; esse sono istruttive non tanto sui procedimenti polemici del Cazzamalli, quanto sui suoi metodi scientifici e sul suo modo d'impostare le questioni...
Padre Gemelli riporta questa affermazione del Cazzamalli:
"Lo spiritismo è da me respinto irrevocabilmente dal terreno della indagine sperimentale... impedendo che sotto bandiera metapsichica venga contrabbandato materiale spiritistico...".
Padre Gemelli risponde: "Per accettare questa affermazione bisogna dimostrare che metapsichica e ricerca psichica non sono il vestito nuovo e pseudoscientifico dell'antico spiritismo. Io questa dimostrazione non ho trovato negli scritti del Cazzamalli e nemmeno in quelli del Richet o degli altri autori dai quali il Cazzamalli ha mutuato l'equivoca espressione di metapsichica".
Quindi padre Gemelli dice che la metapsichica equivale
allo spiritismo.
Padre Gemelli passa poi a trattare la questione se esistono radiazioni del cervello, questi fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello, come afferma il Cazzamalli.
Egli dice: "Fino ad ora nessun laboratorio di fisiologia o di psicologia ha dato la conferma delle registrazioni fatte dal Cazzamalli. Nessun fisiologo o psicologo o neurologo si è occupato dei fatti da lui descritti, all'infuori di coloro che si occupano di metapsichica".
Padre Gemelli aggiunge che non solo i fisiologi e gli psicologi, ma anche coloro che si occupano del complesso mondo delle onde elettromagnetiche, hanno dimostrato di non dare peso alcuno alle pretese scoperte del Cazzamalli.
Padre Gemelli dice: "Non chiedo che vengano registrati i fenomeni radianti negli stati di trance dei medium, domando che sia dato il modo di controllare che il cervello umano è, come afferma il Cazzamalli, un oscillatore emettente-ricevente, irradiante nell'etere, con possibilità esplorative delle vibrazioni che costituiscono un oceano nel quale siamo immersi. Domando che sia data la dimostrazione che si può realmente registrare, impiegando soggetti normali, in condizioni normali, ciò che il Cazzamalli afferma di avere registrato... Sino a che questo non sarà stato fatto, io avrò il diritto di ripetere che queste sono fantasticherie di un materialista".
In un secondo articolo, sempre sullo stesso argomento, padre Gemelli scrive: "Il Cazzamalli, escluso che i fenomeni da lui registrati si riscontrano in soggetti normali, in condizioni normali, afferma che, affinché le esperienze riescano, ossia affinché si abbia la captazione di fenomeni elettromagnetici radianti dal soggetto, occorre usare soggetti dotati di intensa psicosensorialità particolarmente visiva, nei quali si abbiamo stati onirici, allucinazioni spontanee o indotte, allucinazioni morbose, visioni allucinatrici frequenti negli stati di piccoli trance, ossia soggetti oniroidi, o allucinati veri e propri, o infine paranormali sensitivi... Se non mi inganno, mi parrebbe quindi di avere messo ordine nelle affermazioni del Cazzamalli: i fenomeni da lui descritti sono cioè da lui stati osservati in condizioni eccezionali e in stati patologici. Ma ciò che interessa soprattutto dimostrare si è verificare se si possono dimostrare i fenomeni descritti dal Cazzamalli in stati eccezionali, o nelle condizioni eccezionali, che egli afferma di avere studiate. Ora qui sta la difficoltà; come possiamo fare per realizzare queste condizioni eccezionali, questi stati eccezionali? Il Cazzamalli dice che bisogna, a questo scopo, usare soggetti di intensa vivacità psicosensoriale, ossia soggetti paranormali sensitivi. Confesso di non capire questa nomenclatura inconsueta agli psicologi e agli psichiatri; essa è bensì usata dai cultori della cosiddetta parapsicologia e dalla metapsichica, le ipotetiche discipline che studiano quei fenomeni che gli americani chiamano extrasensoriali; ma siamo fuori dal campo della fisiologia, della psicologia, oltre che della patologia mentale. Per la educazione scientifica su basi positive avuta io nutro diffidenza a riguardo dell'esistenza di questi soggetti paranormali, di questi stati parapsicologici e di questi fatti extrasensoriali...
Questa rinascita fra noi della metapsichica è dovuta, come si sa, al Cazzamalli, che si agita a suo favore da vent'anni; ma è necessario ricordare che le società di analogo nome costituite in altri paesi hanno chiuso i battenti da alcuni anni? Esse hanno chiuso i battenti perché le discussioni agitatesi nel mondo scientifico non furono a loro favorevoli... Al Cazzamalli riesce amaro che io lo abbia accusato di materialismo: mi rimprovera di avere con questa affermazione messo in dubbio la sua fede religiosa di cattolico. Mi inchino dinnanzi alla dichiarazione che il Cazzamalli fa di essere un buon cattolico; poiché, se non sbaglio, fu un tempo acceso socialista; godo di saperlo oggi fratello di fede religiosa; ma questo non toglie che egli si deve purgare dall'accusa di materialismo.
Poiché questa non è la sede opportuna per discutere questioni filosofiche, prego il prof. Cazzamalli di rispondere, in sede opportuna, all'articolo: La dottrina materialistica del prof. Cazzamalli, apparso nella Rivista medica per il Clero, luglio 1942, p. 146; in esso il P. Giuseppe Albarelli, a proposito del risentimento del Cazzamalli per l'accusa che io gli ho mosso, scrive: "Di qui il risentimento del Cazzamalli, il quale non vede come lo studio dei misteri del cervello umano possa dare appiglio alla taccia di materialista. E non lo vediamo nemmeno noi se non che, caso più unico che raro e che può attestare l'innocenza del Presidente della Società Italiana di Metapsichica, è che il prof. Cazzamalli volendo gettare sul P. Gemelli l'accusa di materialista, fornisce la prova indiscussa del suo materialismo, che egli in perfetta buona fede ritiene spiritualismo della miglior lega.
Il Cazzamalli, continua il P. Albarelli, aggiunge di proprio queste strabilianti affermazioni: "L'anima (si intende l'anima dell'uomo) è il principio immateriale, estraneo alle leggi ed alle forze della materia, dell'energia, della vita...; non può essere sottoposta alla osservazione e all'esperienza, cioè ai mezzi precipui dei metodi sperimentali; l'anima resta oggetto della teologia". Questa definizione dell'anima umana del Presidente della Società Italiana di Metapsichica, è ribadita dal medesimo a pag. 8 (Esordio promettente) degli Studi e Ricerche della Metapsichica". Il P. Abbarelli commenta: "Non so come sia possibile far passare questa dottrina del Cazzamalli come spiritualistica e conforme all'insegnamento della Chiesa cattolica. A parole si concede all'anima umana l'immaterialità, la si fa come una "res divina", oggetto esclusivo della teologia. In pratica la si riduce a zero".
Ossia, e farò punto, afferma il P. Albarelli, il prof. Cazzamalli, mentre diniega di seguire dottrine materialistiche, d'altra parte ammette che la psiche umana, alla quale fan capo i fenomeni intellettivi compresi i coscienti che sono i più elevati, è materiale e perciò oggetto di osservazione e di esperienza. Egli poi a salvaguardare la immaterialità dell'anima umana la distingue dalla psiche umana, senza dirci di che cosa essa sia principio in ogni modo escludendo che sia principio dei fenomeni intellettivi. Se la teoria del Cazzamalli, come da lui espressa, lo salva dal materialismo, lo mette però in opposizione con la dottrina della Chiesa definita dal Concilio di Vienna, che dichiara come verità di fede che l'anima umana è forma sostanziale del corpo umano. Risponda dunque il Cazzamalli, se lo ritiene opportuno, al P. Abbarelli; comunque resta evidente che io non gli ho recato ingiuria quando l'ho accusato di essere un materialista" (v. Vita e Pensiero, novembre 1941 e Archivio di Psicologia Neurologia Psichiatria, estratto dal fascicolo di giugno 1942, biblioteca della Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, pp. 248-251).
Ho riportato il confronto, o meglio lo scontro, tra padre Gemelli ed il Cazzamalli per fare notare quali erano le idee e i metodi di Cazzamalli che lo hanno guidato nell'esame di Adelaide e delle apparizioni di Ghiaie e non c'è da meravigliarsi se con queste premesse è arrivato alla conclusione che conosciamo.
Ci si domanda: perché il Cazzamalli ha scritto questo libro?
La risposta la dà il Cortesi, il quale scrive:
"Sollecitai la relazione del Prof. Ferdinando Cazzamalli di Como; mi attendevo grandi cose dall'esimio neuropsichiatra... il quale aveva assistito all'ultima visione di Adelaide e con profonda competenza e finissima sensibilità critica continuava a interessarsi vivamente della piccola, visitandola di quando in quando a Bergamo e tenendosi in stretta relazione epistolare con me" (v. Il problema delle apparizioni di Ghiaie, o.c. p. 116).
Il Cazzamalli consegnò la sua relazione il 21 giugno 1945 e poi venne il libro, con una grande differenza nei confronti della tesi del Cortesi, perché il Cazzamalli afferma che Adelaide Roncalli non ha ingannato, ma si è ingannata, è una sognatrice ad occhi aperti.
Riporto solo alcune pagine del libro, quelle che in sintesi
esprimono la sua tesi.
Il Cazzamalli scrive:
"Una contadinella di età fra i sei e i sette anni, di sveglia intelligenza, di vivace psicosensorialità, di complessivamente discrete doti di carattere... allevata in ambiente famigliare di accentuata se pur grossolana pietà religiosa, dapprima attraverso illustrazioni apologetiche, poi attraverso rappresentazione scenica, rielaborata in successive ripetizioni spontanee fanciullesche, viene ad assorbire tutta la storia di Fatima nei suoi più toccanti e minuti particolari. Non possiamo dimenticare l'onirismo abituale dell'Adelaide, che sfocia abitualmente nel sonniloquio, accompagnato da moti fisionomici e da gesticolazione, che lo portano ai confini del sonnambulismo, poiché è su questo terreno di vivissima eccitabilità psicosensoriale che la storia offerta all'Adelaide nella rappresentazione scenica, ripetuta poi nei giochi colle amichette e di certo illustrata ampiamente con vivacità descrittiva attraverso le parole suadenti delle suore dell'Asilo, farà germinare nella psiche dell'Adelaide il conato oniroide.
Nella psiche dell'Adelaide viene infatti ad accumularsi un deposito mnemonico ordinato e munito del potenziale di carica di sovraccarica dei correlativi elementi sentimentali e passionali. Nel subconscio della bambina viene così via via elaborandosi, colla spinta del confessato ardente desiderio di veder la Madonna, un conglomerato psichico, contrassegnato da elementi psicosensoriali e fissativi mnemonici ad alto potere rievocativo, il cui nocciolo è in "Fatima", mentre alcuni particolari potranno derivare senza difficoltà dalle similari impressioni di tipo religioso e chiesastico, sgorgate dall'ambiente in cui è immersa l'Adelaide sia nei mesi precedenti il 13 maggio 1944, sia nei giorni passionali delle "apparizioni", non che dalle mnemotraccie di quadri e statue della chiesa parrocchiale. L'Adelaide è una bambina sana di fisico e dal lato psichico complessivamente equilibrata per la sua età, pur non dimenticando le possibili e probabili influenze degenerogene dell' alcolismo paterno... Quanto a certe reazioni psichiche della bambina non va dimenticato che siamo in campo di psicologia infantile e che nel 'caso specifico dell'Adelaide, si tratta di un soggetto complessivamente dotato di discrete qualità morali, intelligente, non propensa al sistematico mendacio (salvo le facili bugie dell'età), con tendenza alla imitazione di cose viste e udite, e dotata di una vivida psicosensorialità... Indagini ed osservazioni accurate dal lato fisiopsichico, riguardanti la bambina al di fuori delle "apparizioni", hanno accertato per la stessa il dato predominante di una particolare vivacità psicosensoriale, rivelatosi caratteristico della mentalità del soggetto e insieme una intelligenza sveglia, un carattere forte con tendenze sopraffattorie, un certo egocentrismo, una maturità di giudizio e una estraneità ai giochi propriamente infantili, che la rendono, per il suo complesso mentale, superiore alla media delle contadinelle della sua età. E ancora tendenze allo scherzo fino alle soglie dello scherno, alla monelleria fino a una certa ardita presuntuosità, e una propensione alla imitazione veramente spiccata. Di carattere buono e affettuoso, spontaneo e libero da quelle artificiosità, così frequenti a riscontrarsi in tale età evolutiva specie nei soggetti di sesso femminile.
Alle Ghiaie quel 13 maggio scoppiò il piccolo uragano nel cielo psichico di Adelaide Roncalli, di cui la preparazione nuvolosa era stata di mesi e quella temporalesca di giorni. Ed ecco la bambina darsi in balia della réverie, della fantasticheria, favorita dal suo volontario abbandono - avendo per modello i particolari scenici della rappresentazione di Fatima - nello stato oniroide di attenzione aspettante, proprio nel momento in cui le condizioni esteriori ambientali (luogo quieto e sereno, due amichette accoste, la messe di fiori campestri da raccogliersi per la Madonna) venivano a coincidere coll'orgasmo psicosensoriale, di cui il desiderio sempre più ardente di vedere anche lei la Madonna fungeva da elevatore del potenziale di carica. Desiderio confessato con infantile candore...
Il piccolo uragano psichico scoppia e la scarica psicosensoriale, che dà corpo scenico alla fantasticheria con alcuni elementi di riproduzione evocativa e altri di interpolazione sul cosciente, abbacina colla visione agognata la bambina. L'Adelaide vede la Madonna, vede la Sacra Famiglia, come tutti i sognanti vedono l'obbietto del loro sogno colle caratteristiche di evidenza più vera della stessa realtà. Ma la Madonna non è apparsa alla bambina Adelaide Roncalli, se pur la bambina l'ha vista in varie fogge e in varie scene con S. Giuseppe, col Bambino, cogli angeli, persuasa profondamente perché la sorpresa allucinatoria oniroide l'ha colpita in pieno. Poi la bambina vorrà riprovare tale emozione psicosensoriale e vi riuscirà più o meno per altri dodici volte, fino a che entreranno in gioco elementi inibitori, via via fattisi sempre più imperiosi alla coscienza di veglia.
Il gioco subcosciente di mettersi in stato sognante, favorirà, per l'intensa attività psicosensoriale di cui la bambina è dotata, il ripetersi, dopo la prima "visione", preparatasi nell'ombra del subconscio ed esplosa con sorpresa della coscienza vigile, che ne venne soprafatta, le successive "visioni". Le quali sono sollecitate non tanto da una condizione mistico-religiosa, assente in Adelaide, quanto dalle pressanti richieste di tutto il mondo passionale, di cui la guerra immane costituiva l'incubo quotidiano. Vi fu un giorno nel quale l'Adelaide avrebbe certo preferito di recarsi a prendere una bella bambola promessale, invece che al luogo della "apparizioni" e lo affermò candidamente con bella e sana ingenuità. Ma dalla espressione scandalizzata dei visi, comprendendo che la sua preferenza apertamente manifestata era un po' troppo forte, ripiegò dicendo che anteponeva il desiderio di vedere la Madonna a quello di avere la bambola! E in ciò rifulse il rapido intuito della bambina e la capacità di adeguarsi alle circostanze. Del resto nessuna reazione mai di aderenza soprannaturale si ebbe a rilevare nell'Adelaide. E neanche, a malgrado del soggiorno in ambiente mistico-religioso, un aumento della pietà, che è amore di Dio. Nello stesso esercizio delle devozioni e nei momenti trepidi della Santa Comunione la bambina mai ebbe a dimostrare una ardente elevazione al Cielo. L'ultima "visione" si chiude con una aridità sentimentale da parte di Adelaide veramente impressionante. La bambina, secondo suggerimenti avuti, chiede alla Madonna se non sarebbe più venuta, e la Madonna risponde che era questa l'ultima volta e non sarebbe più venuta.
Null'altro dalla... Madonna alla bambina in quell'ultimo giorno di quel maggio. Neanche un saluto di congedo. Tutto ciò s'intende va attribuito alla immaginaria Madonna dell'Adelaide e si spiega col desiderio cosciente della bambina di troncare una situazione fattasi sempre più pesante, senza dimenticare il naturale illanguidimento di quel potenziale affettivo della bimba (soddisfatto ormai il desiderio di "vedere" la Madonna), che era stato il fattore massimo di carica subcosciente della psicosensorialita cerebrale" (v. La Madonna di Bonate, apparizioni o visioni?, Fratelli Bocca Editori, Milano 1951, pp. 85-91).
Continuando la lettura del libro trovo: i tre casi di malattia con esiti felici. Mi sono detto: vediamo come spiega questi fatti lo psichiatra Cazzamalli, se sono anche questi sogni o realtà e se queste persone sono guarite a causa di una bambina sognante, dato che le tre guarigioni sono intimamente connesse con le apparizioni di Ghiaie.
Il Cazzamalli scrive:
"Complete sono le storie cliniche di alcuni pazienti da me tenute in prolungata osservazione. Qui per inderogabile economia di spazio debbo limitarmi a poche righe riassuntive.
Tre sono state in modo particolare le pazienti da me compiutamente osservate e seguite in questi anni, le quali in diretta relazione con i fatti svoltisi alle Ghiaie di Bonate, hanno sortito un esito positivo colla scomparsa delle loro sofferenze, mentre a tutt'oggi lo stato di benessere è invariato.
- Roncari Anna, quarantaquattrenne al momento dei fatti di Bonate, era una suora al secolo... Si tratta di una distonica del sistema neurovegetativo con crisi gastriche di probabile natura ipercloridrica d'origine neurotica (nevrosi gastrica, ptosi e colite).
Ha presentato anteriormente crisi di schietta natura isteroide. Alle Ghiaie di Bonate il contegno e le reazioni sono tipicamente isteroidi e colà in stato di coscienza onirica di tipo autoipnotico ha visione allucinatoria della Madonna, che le cammina sull'addome e le annuncia la guarigione.
Guarigione improvvisa e insolita non vuol dire miracolosa...
L'interesse del caso clinico Roncari Anna è nella istantaneità della guarigione da sofferenze indubbiamente dolorose e penose... Miracolo adunque no. Singolarità della guarigione sì. Meccanismo della stessa autoipnotico, favorito e potenziato dal temperamento mistico-religioso della paziente. La fede che guarisce.
- Sala Anna trentaseienne, affetta da grave nevrosi traumatica del tipo "trauma cranico chiuso", è guarita alle Ghiaie di Bonate. Anche qui si tratta di una suora al secolo... dopo tre ore di preghiere alle Ghiaie di Bonate, proprio in quel 31 maggio, che segnò la fine delle "apparizioni, e prima ancora che la bambina Adelaide Roncalli venisse portata nel recinto, e cioè tra le 17 e le 18,- noi sappiamo come in quel giorno solo verso le ore venti la bambina cadde nello stato oniroide di visione — la Sala Anna sentì dentro di sé "qualcosa di soprannaturale" e con ciò di essere guarita.
Ancor qui guarigione prodigiosa. Non miracolo. Ed ancora qui, dove assai difficilmente avrebbe potuto avere successo un intervento etero-suggestivo, il fattore autosuggestivo, munito di un potenziale emo-affettivo intenso, quale è quello della fede ardente, e dalla sua pietà religiosa profonda, ha posto in gioco linee di forza e sviluppato interventi energetici endoorganici tali da determinare il fatto inusitato, in simili casi clinici, della immediata e stabile guarigione.
- E veniamo alla Villa Anna, oggi trentunenne, che dopo la guarigione clinica pure istantanea avvenuta alle Ghiaie di Bonate ebbe una felice gravidanza, con parto e puerperio normali. Qui niente tendenze monastiche. Però ancor qui una pietà religiosa spiccata e elementi della personalità non comuni. La Villa Anna era da sei anni affetta da morbo di Pott a carico della XII vertebra dorsale e della I lombare. Venne curata opportunamente e ne risultò tale sensibile miglioramento, da consentirle il ritorno in famiglia. Dopo tre anni si verificò una ricaduta, alla quale non debbono ritenersi estranee condizioni psicotraumatiche. Allora si indusse a partire per Pietrelcina, ove risiede un tal Padre Pio venuto in fama di guaritore di anime e di corpi. E qui si innesta un fatto "metapsichico". La Villa tenta di mettersi psichicamente in comunicazione con Padre Pio innanzi di recarsi da lui. E si rivolge al proprio "Angelo Custode" come al medium adatto. E chiede ad esso la prova della avvenuta intercomunicazione spirituale psichica. Aveva letto infatti un libro su Padre Pio e appreso come taluno avesse avvertito a distanza un "odore" (il famoso "odore di santità"). Un giorno un forte odore di acido fenico venne avvertito dalla Villa, che la madre con assai minore intensità, ma sufficiente alla sua individuazione, ebbe pure a percepire intorno alla testa della figlia malata. Venne deciso, come ho detto, il viaggio.
Ciò che avvenne poi a Pietrelcina si può facilmente identificare con taluni fenomeni della metapsichica subbiettiva (criptestesia del "frate") e obbiettiva (odore di acido fenico percepito anche dalla cognata). Tornò di là assai migliorata.
Qui si pongono evidentemente due questioni. L'una delle possibilità guaritive cliniche dell'autosuggestione con benefica ripercussione sul soma attraverso influenze tonico-trofiche del sistema nervoso centrale sul vegetativo e sugli organi; e dall'altra parte le possibilità non più refutabili guaritive che taluni soggetti umani (guaritori) esercitano su malati, e per cui non si può escludere oggi un rapporto energetico fra guaritore e paziente.
Seguirono nuove successive ricadute e infine il viaggio alle Ghiaie col noto benefico risultato, che, preannunciato da sensazioni di benessere spirituale e materiale, ad un dato momento, dopo le manovre compiute sul "sasso" della bambina, risentì in modo fulmineo... Il seguito è noto, e debbo aggiungere che la Villa ebbe in seguito una gravidanza normale e parto e puerperio normali. Guarigione dunque improvvisa e straordinaria.
Queste tre guarigioni cliniche, che per certi lati sconcertano dal punto di vista medico-terapeutico, specie per la fulmineità del benessere soggettivo, mantenutosi fino ad oggi, devono essere saggiamente vagliate.
Va escluso assolutamente il fattore "miracolo", in quanto in tutte e tre fa difetto come dissi il "suggellum Dei" (sigillo di Dio, n.d.r.), il cui contrassegno immancabile è il ripristino immediato di tessuti alterati con tessuti sani, obbiettivamente constatabile, mentre resta aperta l'interpretazione relativa alla prodigiosità del benessere immediatamente seguito al pellegrinaggio alle Ghiaie e conservatosi fino ad oggi. Passando dal semplice al più complicato dirò che una prima ipotesi esplicativa
si può basare sulle possibilità guaritive autosuggestive. Una seconda ipotesi va riferita a possibilità energetiche assunte dall'ambiente psicobiofisico. Una terza ipotesi infine, che mi piace pure di formulare a consolazione meritata delle tre pazienti e di tutti i fedeli, è che la Madonna, non di Bonate, ma la Vergine Madre di Gesù il Cristo, abbia voluto premiare la fede sincera di tutta una vita in tre sofferenti; due delle quali vere suore al secolo, e l'ultima pure imbevuta di profondo spirito religioso".
Il prof. Ferdinando Cazzamalli, nell'appendice del suo libro, riporta la relazione sul caso della Roncari Anna che egli ha consegnato a don Luigi Cortesi 1'11 dicembre 1944. La medesima fu poi pubblicata dal Cortesi nell'appendice del suo libro: Il problema delle apparizioni di Ghiaie, edito nel 1945. Tra
le due, cioè tra la relazione stampata nel libro del Cortesi e quella riportata dal Cazzamalli nel suo libro edito nel 1951, vi è una certa differenza. Il testo del Cortesi è più completo e mostra di più la possibilità dell'intervento soprannaturale. Tuttavia il Cazzamalli, a conclusione delle sue osservazioni cliniche, non può non scrivere: "Se passeranno mesi e anni e la Roncari continuerà a mantenersi in perfetta condizione di salute esplicando attività lavorativa normale, allora la clinica medica dovrà porsi la domanda: "Che è occorso nell'organismo della Roncari 1'11 giugno alle Ghiaie di Bonate, di cui le nostre conoscenze sanitarie non riescono a darci una soddisfacente spiegazione?." Il caso clinico della Roncari, concludendo, merita di essere preso in seria considerazione dal punto di vista delle guarigioni improvvise e insolite". (v. p. 120).
Il Cazzamalli quando scriveva queste parole non si è accorto che erano già passati sette anni dalla guarigione perfetta e duratura della Roncari e quindi doveva concludere: il caso cli- nico della Roncari merita di essere preso in seria considerazione dal punto di vista delle guarigioni prodigiose.
A riguardo del caso Sala Anna, il Cazzamalli nell'appendice scrive: "Ora nelle ben precisate condizioni di evidente grave stabilizzazione morbosa il 31 maggio 1944 la Sala, nei modi che si disse sopra, riacquista immediata piena e perfetta salute. La guarigione è improvvisa e oggi che scrivo persiste perfetta, come in ripetuti esami ho potuto controllare durante questi due anni. Su tale dato di fatto non vi è posto per discussione di sorta. A questo punto possiamo dal lato clinico porci alcune domande:
1) Una guarigione assoluta, completa, perfetta come questa della Sala è possibile o probabile in casi clinici similari?
2) Con quali mezzi terapeutici?
3) In quanto tempo presumibile?
Devesi coscienziosamente rispondere che non si è dato in tali casi di assistere ad una guarigione assoluta, completa, perfetta, come è quella della Sala: che è possibile in taluni casi di ottenere qualche miglioramento per alcuni disturbi con cure lunghe e protratte, ma i residui e le sequele di tale sindrome clinica sono sempre immancabili e individuabili obbiettivamente. Aggiungerò che i fattori suggestivi, sia autosuggestivi (indennizzo da riscuotere prima e indennizzo ottenuto poi, come ogni altro fatto che può germinare e svolgersi nella psiche di malati di tale sindrome morbosa), sia eterosuggestivi (fatti imprevisti emotivi, interventi di psicoterapia, di ipnotizzazione, ecc.) hanno sulla sindrome atopica da trauma cranico chiuso e sulle sue sequele morbose nessuna possibilità di serio successo.
È perciò che il caso clinico della Sala Anna va preso, a mio avviso, in seria considerazione dal punto di vista delle guarigioni improvvise e singolari" (v. pp. 129-130).
Anche in questo caso, il Cazzamalli, nella relazione inviata al Cortesi l'11 dicembre 1944, non parla di guarigioni improvvise e singolari, ma di guarigioni prodigiose. Tuttavia chi legge queste pagine e le mette a confronto con la pagina 93 dello stesso libro, non può non notare una assoluta disparità di giudizio, tanto da poter dire che al Cazzamalli non manca solo il rigore scientifico, ma anche la logica, la coerenza.
E veniamo al caso di Anna Villa. Il Cazzamalli scrive: "Siamo di fronte con certezza ad un processo pottico della colonna vertebrale, iniziatosi probabilmente durante la gravidanza del 1937, a carico inizialmente della XIIa vertebra dorsale e della prima lombare... Alla fine del 1943 e all'inizio del 1944 vi è altra ricaduta per cui si riduce a stare alzata dal letto solo per circa un'ora e mezza al giorno, sostenuta dal busto in alluminio e celluloide. Appena levava il busto doveva per camminare appoggiare le mani sulle ginocchia, camminando così curva per l'incapacità di reggersi. Alle Ghiaie di Bonate si recò il 28 maggio (1944, n.d.r.) e, come sopra è riferito, colà toltosi il busto si sentì dritta, sciolta nei movimenti della colonna e liberata dal dolore. Tornata a casa portò il busto ancora prudenzialmente nel giorno successivo e al terzo giorno dovette abbandonarlo per sempre e venne poi sostituito da corsetto di tela. Da allora riprese vita normale e nel luglio e nell'agosto costatai che continuava tale stato normalissimo di vita da persona assolutamente sana, che accudisce (come è il caso della paziente che è donna sposa e madre) alle faccende tutte domestiche dalla mattina di buon'ora alla sera, uscendo di casa, recandosi alla chiesa di buon mattino, insomma considerandosi precisamente come prima del 1937 e cioè quand'era in perfetto stato di salute.
È evidente che le condizioni di salute della Villa nell'estate 1944 sono ottime e in manifesta contraddizione col reperto radiografico precisamente di tale epoca. Il radiologo avanti di procedere alla radiografia di controllo, e dopo aver presa visione delle lastre precedenti che seguono il grave decorso della malattia, ebbe a fare questa dichiarazione: "Se io troverò una colonna vertebrale ripristinata normalmente, crederò al miracolo e mi farò frate". Un intelligente sacerdote mi aveva già dichiarato che se radiologicamente si fosse trovato la colonna vertebrale normale il miracolo sarebbe stato evidente. Mi sembra che la questione sia mal posta, poiché se il reperto obbiettivo radiologico mi dà un responso sempre più grave e la paziente sta benissimo e vive normalmente penso che si deva essere tratti a riflettere seriamente su quanto improvvisamente è avvenuto e poi si è mantenuto e stabilizzato nelle condizioni di salute della Villa. Se ad esempio ci trovassimo di fronte ad un cieco per atrofia dei nervi ottici colla sintomatologia oftalmoscopica corrispondente, che improvvisamente ricuperasse completamente la vista restando invariato lo stato del "fundus oculi" dal lato medico-biologico che dovremmo pensare? Dovremmo pensare che poiché a tali condizioni dei nervi ottici e della retina corrisponde totale o parziale cecità, saremmo di fronte ad un fatto dal lato medico-scientifico inspiegabile...
Se non ci fosse di mezzo il fatto "Bonate" clinici e radiologi, io penso, non potrebbero trattenersi dal fare alte meraviglie sia sul benessere improvviso con ritorno della Villa ad una vita normale, quale era quella ante malattia, sia sul contrasto fra tale "status" improvvisamente delineatosi e il quadro radiografico della colonna vertebrale. Se fra un anno il quadro radiografico fosse stazionario o peggiorato e la Villa continuasse a stare benissimo ed a vivere normalmente non vedo come potremmo in coscienza medica sottrarci dal ritenere che un intervento prodigioso si è verificato a capovolgere i rapporti fra condizione morbosa bene individuabile della colonna vertebrale e scomparsa totale dei disturbi, che clinicamente dovrebbero di necessità e immancabilmente corrispondere... Nel caso poi, che più qui ci interessa, della Villa in relazione alle "apparizioni" di Bonate, i dati di esame e di osservazione, offerti dalla clinica medica, dalla radiologia, dalla neurologia, ammessa la necessità di protrarre ulteriormente l'osservazione del caso, mi inducono però in coscienza a segnalare il caso della Villa come degno della massima considerazione in rapporto a seria possibilità di guarigione improvvisa e straordinaria, in quanto la Villa non solo è stata sempre bene, ma ha partorito poi altro figlio normalmente e senza alcuna conseguenza cattiva per la sua salute" (v. pp. 135138).
Anche qui va notata la contraddizione tra quello che il Cazzamalli afferma nell'appendice e quello che scrive nelle pagine 94-95 del suo libro. Assistiamo ad un caso più unico che raro, in cui l'autore confuta se stesso.
Il Cazzamalli per spiegare le apparizioni di Ghiaie usa le motivazioni del Locatelli e del Cortesi già dimostrate false e adopera espressioni che padre Gemelli diceva di non capire perché non appartenevano al linguaggio dei cultori della scienza, ma proprie dello spiritismo o metapsichica. Ed è proprio questa la chiave d'interpretazione del Cazzamalli nel caso Ghiaie. Per averne una dimostrazione basta vedere come tratta l'incontro di Villa Anna con Padre Pio.
Il Cazzamalli confonde il luogo di nascita di Padre Pio: Pietrelcina (Benevento) con San Giovanni Rotondo (Foggia) dove esercitava il suo ministero sacerdotale e là Villa Anna lo incontrò.
Il fenomeno dei profumi di Padre Pio, che molti percepivano anche a distanza, come nel caso della Villa, non era l'odore della santità del santo religioso, perché la santità non ha alcun odore, essendo una realtà puramente spirituale. Un tempo si usava l'espressione "in odore di santità" per indicare la fama di santità che una persona godeva presso i fedeli.
La preghiera rivolta dalla Villa all'angelo custode non ha nulla a che fare con la metapsichica di Cazzamalli e l'angelo custode non si può nemmeno lontanamente paragonare al "medium" delle sedute spiritiche. Villa Anna era una cattolica che credeva nell'aiuto degli angeli custodi e nell'intercessione dei santi.
Il Cazzamalli, ad ogni guarigione che riporta nel suo libro, ripete come un ritornello: non si tratta di un miracolo. È facile rispondergli che questo giudizio non spetta a lui, ma alla competente autorità ecclesiastica, in primo luogo al vescovo della diocesi.
In conclusione, ci troviamo di fronte a tre tesi, a tre tentativi di spiegare le apparizioni di Ghiaie; il trucco inventato dal parroco di Ghiaie don Cesare Vitali; l'inganno di Adelaide; il sogno ad occhi aperti della piccola Roncalli.
Locatelli, Cortesi, Cazzamalli usano gli stessi argomenti e arrivano a conclusioni che si escludono a vicenda e ognuno critica l'altro, certo di avere trovato la soluzione giusta del problema. Ma qual è quella vera? Nessuna, perché hanno lavorato di fantasia, hanno parlato di un'altra Adelaide, non di quella vera. Hanno voluto trovare ragioni per negare la soprannaturalità delle apparizioni di Ghiaie, nei difetti, nei limiti della bambina Adelaide. E i contrari, i negatori delle apparizioni non hanno manifestato i loro limiti e anche gravi? Chi di noi può dire di non averne, soprattutto nel campo spirituale? E se poi guardiamo ai frutti? Da una bambina bugiarda o allucinata o plagiata sono derivate conversioni, guarigioni straordinarie, preghiere, sacrifici, un bene immenso e dall'azione dei perfetti che cosa ne è venuto? Lascio la risposta a chi vuole vedere.
Severino Bortolan









