Antioco e Nerone
figure dell'ultimo Anticristo.
L'Anticristo sarà al sommo empio, e vorrà
come vedremo più innanzi far apostatare i Cristiani dalla loro Religione: ora egli in ciò fu
a capello prefigurato nel re Antioco. La Scrittura in poche parole ci descrive questo scellerato, essa lo chiama radice peccatrice: radia
peccatria: perchè da lui come da empia radice
germinarono tutti i vizi, come ben lo provarono le sue azioni. Avendo costui ingiustamente
occupato il regno di Siria, coll'esclusione di
Demetrio figliuolo di Seleuco, al quale spettava
il regnare: alcuni iniqui e faziosi figliuoli di
Israele misero su molti altri dicendo. Andiamo
e facciamo lega colle nazioni circonvicine: imperocchè poscia chè noi ci siamo appartati da
esse non abbiamo veduti se non disastri. Ed
avendo quei approvato tal cosa, un certo Giasone fratello al Sommo Pontefice Onia, il quale
agognava avidamente il Sacerdozio del fratello,
e voleva scavalcarlo dal medesimo si recò da
Antioco, ed avendogli offerto molto denaro, ottenne dal medesimo il governo di Gerusalemme, colla facoltà di vivere secondo i costumi de Gentili. Ed essi abolito il segno della circoncisione, abbandonarono il testamento santo,
e si venderono al mal fare (I. Macab. 1).
Quando Antioco avendo di già espugnate le
città forti dell'Egitto, e saccheggiatone tutto il
paese, arrivò a Geruselemme con un poderoso
esercito. Ed entrato arrogantemente nel luogo
santo, si prese l'altare d'oro, ed il candelabro colle lampade, e tutti i vasi colla mensa
di proposizione, e le coppe e i turiboli d'oro,
e il velo e le corone e l'ornato d'oro, che
stava sulla facciata del tempio, e fece tutto in
pezzi. E preso l'argento e l'oro ed i vasi preziosi, e portati via i tesori nascosti, che ritrovò,
dato il sacco ad ogni cosa se ne ritornò al suo
paese; avendo trucidata molta gente ed avendo
parlato con superbia. Et fecit caedem hominum,
et locutus est in superbia magna. E grande fu
il lutto in Israele ed in tutto il paese; ed i
principi ed i seniori gemevano; e i giovani e
le fanciulle erano senza fiato; e si commosse
la terra per pietà de' suoi abitatori, e tutta la
casa di Giacobbe fu nell'obbrobrio. Et factus
est planctus magnus in Israel, et in omni loco
eorum. Et ingemuerunt principes et seniores; vir
gines et iuvenes infirmati sunt. Et commota est
terra super abitantes in ea, et universa domus Iacob induit confusionem (I. Madab. 1).
Nè di ciò contento, di lì a due anni, mandò il sopraintendente pelle città di Giuda, il quale
arrivò a Gerusalemme con una turba immensa
d'uomini. E parlò alla gente parole buone, ma
con inganno, e quei si fidarono delle medesime.
Ma ei all'improvviso assali i cittadini, e ne fece
gran macello e trucidò moltissima gente. E
spogliata la città vi mise il fuoco; e ne distrusse
le case e le mura all'intorno; e menò schiave
le donne e tolse inoltre i ragazzi ed i bestiami.
E cinta la città di David di muraglia forte, ne
fece una fortezza; e vi mise entro gente malvagia, la quale fu un gran flagello, come quella
che se ne stava quivi in agguato contro del
tempio; e divenne un cattivo diavolo per Israele; e spargevano il sangue innocente attorno
al luogo santo e contaminarono il santuario,
Et factum est hoc ad insidias santificationi, et in
diabolum malum in Israel; et effuderunt sangui
nem innocentem per circuitum santificationis, et
contaminaverunt santificationem. E per causa di
loro fuggirono gli abitanti di Gerusalemme, e
il suo santuario restò in abbandono, e le sue
feste solenni si cangiarono in lutto, e i suoi
sabbati in obbrobrio (I. Macab. 1).
Oltre a ciò spedì lettere per tutto il suo regno affinchè tutto il popolo avesse una sola
religione, quella dei Greci, e rinunziasse ciascuno alla propria, nel che fu da suoi sudditi
vili tostamente e ciecamente ubbidito. Et scripsit rea Antiochus omni regno suo, ut esset omnis
populus unus; et relinqueret unusquisque legem
suam. Et consenserunt omnes gentes secundum
verbum regis Antiochi. E mandò il re i suoi
messaggieri a Gerusalemme, i quali proibirono
che si facessero i sacrifizi e gli olocausti al
tempio di Dio; ed impedirono che si santificasse
il sabbato e le solennità. E ordinò che si profanassero i luoghi santi, e che si ergessero
altari e templi e idoli e si immolassero carni
di porco e bestie immonde. (I. Macab. 1).
E non circoncidessero i propri figliuoli, e si
contaminassero con ogni sorta d'immondezze e
di abominazioni, affinchè si dimenticassero della
legge di Dio, e tutti conculcassero i precetti di
Dio. Ed ai quindici del mese di Casleu fece porre
sopra l'altare del tempio di Dio l'idolo di Giove, al
quale pure fece erigere altari in tutte le parti,
ed in tutte le città di Giuda. E chiunque non
obbedisse al comando del re Antioco fosse messo
a morte. Queste cose scrisse a tutto il suo
regno, e prepose principi al popolo, che li obbligassero a far le medesime. Et quicumque
non fecisset secundum verbum regis Antiochi mo
rerentur. Secundum omnia verba hac scripsit omni
regno suo; et praeposuit principes populo, qui ha c
fieri cogerent (I. Macab. 1).
A quel tirannico decreto ubbidirono anche
non pochi del popolo di Dio, e davanti alle porte delle case, e per le piazze abbruciarono
incensi agli idoli, e facevano sacrifizi a Giove.
Ma molti degli altri stabilirono di non mangiar
cibi immondi, ed elessero di morire, e non
vollero violare la santa legge di Dio, e venivano spietatamente uccisi. Et multi de populo
Israel definierunt apud se, ut non manducarent
immunda et elegerunt magis mori, quam cibis co
inquinari immundis: et noluerunt infringere legem
Dei sanctam, et trucidati sunt. Infra costoro meritano special menzione una madre co' suoi sette
figliuoli. Essendo stati presi e volendoli il re
a forza di frustate e di nerbate costringerli a
mangiar delle carni di porco in disprezzo della
legge, il primogenito guardandolo coraggiosamente gli disse: che cerchi tu o che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto
che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio.
Quid quaeris, et quid vis discere a nobis? parati
sumus mori, magis quam patrias Dei leges prae
varicari. (II. Macab. VII).
A quelle parole sdegnato il re comandò che si
mettessero sul fuoco le padelle e le caldaie di
bronzo: e quando esse furono bollenti ordinò
che gli fosse tagliata la lingua, e gli fosse
strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi a vista
degli altri fratelli e della madre. E quando fu
ridotto ad una assoluta impotenza ordinò che lo accostassero al fuoco e spirante tuttora fu
arrostito nella padella, nella quale fu lunga
mente tormentato. Ma la madre ed i fratelli a
quello spettacolo non che venir meno si esortavano a vicenda a morir con fortezza. Cum
cruciaretur cacteri una cum matre invicem se hor
tabantur mori fortiter (II. Macab. VII).
Morto il primo fu introdotto il secondo e
strappatagli la cotenna dal capo lo interrogavano se volesse mangiare prima di essere tormentato nelle altre parti. Ed ei rispose tosto
e forte: nol farò: non faciam. Venne perciò
tormentato come il primo, e vicino a spirare
guardando fisamente Antioco sì gli parlò. Tu,
o uomo iniquissimo, distruggi noi nella vita
presente: ma il Re dell'universo risusciterà per
la vita eterna noi, che muoiamo per le sue
leggi. Dopo questo fu straziato il terzo, il quale
alla prima istanza mettendo fuori la lingua ed
offerendo le mani disse: Dal cielo ebbi in dono
queste cose, ma per amor delle leggi di Dio
io le disprezzo, perocchè ho fidanza che mi
saranno rendute da lui. E il re ed i suoi ministri ammiravano il coraggio di costui, che
per cosa da niente avea i tormenti. Ita ut rea, et
qui cum ipsoerant, mirarenturadolescentis animum,
quod tamquam nihilum duceret cruciatus. E dopo
questo tormentavano il quarto, e stando già per
morire esclamò. Ella è cosa molto buona l'essere uccisi dagli uomini colla speranza in Dio
di essere da lui nuovamente risuscitati: ma
per te non havvi alcuna risurrezione alla vita.
Potius est ab hominibus morti datos spem expectare
a Deo, iterum ab ipso resuscitandos; tibi enim
resurrectio ad vitam non erit (II. Macab. VII).
E preso il quinto lo martoriavano; ed egli
mirando il re disse: avendo tu tra gli uomini
potestà, benchè tu sii uomo corruttibile, tu fai
quel che ti piace: non creder però che la nostra stirpe sia abbandonata: ma abbi pazienza
e vedrai la potestà grande di lui, e come egli
tormenterà te e la tua stirpe. Dopo questo fu
condotto il sesto e questo presso il morire
disse: guardati dal vanamente ingannarti; perocchè noi per nostra colpa sopportiamo questo,
avendo peccato contro il nostro Dio : ma tu
non credere che abbia ad essere senza castigo
l'ardimento, che hai di combattere contro Dio.
Tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod
contra Deum pugnare tentaveris. E la madre oltre
modo ammirabile veggendo sette figliuoli, che
nello spazio di un sol giorno perivano di buon
animo ciò sopportava per la speranza, che avea
in Dio; e piena di sapienza a uno a uno li esortava unendo alla tenerezza di donna un
coraggio virile. E diceva loro: io non so in
qual modo veniste ad essere nel mio seno:
perocchè non fui io, che diedi a voi e spirito e anima e vita. Ma il Creatore del mondo che
stabili la generazione dell'uomo e a tutte le
cose diede il principio, renderà egli di bel
nuovo a voi per sua misericordia e spirito e
vita, perchè voi adesso per amore delle sue
leggi non curate voi medesimi (II. Macab. VIl).
Antioco, stimandosi vilipeso, restandovi tuttora il più giovane, non solamente lo esortava colle parole ad abbandonare la sua legge,
ma con giuramento gli prometteva di farlo
ricco e beato e che lo avrebbe tenuto infra i
suoi amici: e non piegandosi punto alle sue
esigenze, chiamata la madre, la consigliava a
salvare dalla morte quell'unico figlio, che le
rimaneva. Ma essa deridendo il tiranno inchinatasi sopra di lui sì gli parlò: figliuol mio,
io ti chieggo, che tu guardi il cielo e la terra
e tutte le cose che vi si contengono, e sappi
che e quelle cose e l'umana progenie creò la
dio dal niente così avverrà che tu non temerai
questo carnefice. Avea appena finito di parlare,
che il giovanetto incoraggiato dalle parole materne disse: chi aspettate? Io non obbedisco al
comando del re ma al precetto della legge data
a noi da Mosè: quem sustinetis? non obedio pra
cepto regis, sed praecepto legis, quae data est nobis
per Moysen (II. Macab. VII).
E tu inventore di tutti i mali contro gli Ebrei, seguì egli, non fuggirai la mano di Dio: tu, o scellerato, il più reo di tutti gli uomini, non
ti lusingare inutilmente con vane speranze infuriando contro i servi di Dio. Io ad imitazione
de' miei fratelli fo sacrifizio dell'anima e del
mio corpo in difesa della legge de' padri miei,
pregando Dio, che tanto più presto si plachi
col nostro popolo, e che tu tra i tormenti e le
percosse abbia a confessare che egli solo è Dio.
Allora il re ardendo di sdegno esercitò la sua
crudeltà sopra di questo più che sopra gli altri, ed ultima uccise anche la madre. Iddio lo
castigò in prima quell'uomo senza viscere, con un grandissimo dolore nelle medesime; e poi
con una caduta dal carro pella quale se gli
slogarono tutte le ossa; da ultimo con vermi
sì schifosi che gli uscivano dal corpo, dei
quali egli stesso non poteva sopportarne il fetore. Vedendosi castigato disse: è cosa giusta
l'essere soggetto a Dio, e che il mortale non
si faccia simile a lui: ed oppresso dalla tristezza e dai rimorsi dicendo: ora mi ricordo
dei mali che ho operati in Gerusalemme: nunc
reminiscor mulorum, que feci in Ierusalem dispe
rato mori (II. Macab. VII).
L'Anticristo sarà un mostro infame odioso
ed abborrito, ed in ciò fu già prefigurato da un
altro mostro, l'imperatore Nerone ho detto.
Costui, pervenuto al regno per le male arti di
sua madre, sul principio del medesimo fu buono, ed era sì mite che piangeva quando era costretto a condannare alcuno alla morte. Ma
poco tempo si conservò in siffatte disposizioni,
e divenne sì crudele che si dilettava di tormentare le bestie, e molte ne strangolava colle
sue proprie mani. Dalle bestie la sua barbarie
in breve passò a suoi sudditi e si mise ad ucciderne molti d'ogni condizione non risparmiando nemmeno i senatori, più nemmeno la
sua madre. Che anzi divenne così scellerato
da non poter più resistere all'idea fissa d'un
delitto. Ascoltiamo un'autorità niente sospetta: Uno dei tratti del carattere di Nerone, scrive
il Renan, era di non poter resistere all'idea
fissa di un delitto. L'incendio di Troia, nel
rappresentarsi il quale ei godeva sin dall'in
fanzia, lo tormentava terribilmente. Uno dei
pezzi che fece rappresentare nelle sue feste era
l'Incendium d'Afranio, dove si vedeva sopra la
scena un grande braciere. In uno de' suoi accessi di furore egoistico contro il destino esso
esclamò: Fortunato Priamo, il quale ha potuto
vedere co' suoi proprii occhi il suo impero e
la sua patria perire in una sol volta! In un'altra
circostanza sentendo citare un verso greco del
Bellerofonte di Euripide il quale significava:
Me morto possano la terra ed il fuoco confondersi!
Oh no! diss'egli: ma ben piuttosto me vivente.
(L'ANTIC. Cap. 6. P. 144) (1).
Avendo perciò questo mostro una notte fatto
incendiar Roma per godere dal suo palazzo
di quello spettacolo, ed essendo perciò venuto in obbrobrio a tutti, per torsi quell'infamia ne incolpò i cristiani. Laonde fattine
prendere tosto molti, chi, scrive Tacito, vestiti
da fiere faceva divorar dai cani; chi ordinò
che fossero crocifissi; altri volle abbruciati; e
non pochi riservò affinchè servissero di fanali
la notte ne suoi giardini.
E quasi ciò fosse ancora poco di ordine,
che chiunque nel suo regno si fosse professato
per cristiano come convinto nemico dell'uman
genere, senza difesa venisse tosto condannato
nel capo. Merita di essere conosciuto questo
veramente Neroniano decreto, al quale potrà
ispirarsi l'Anticristo. Quisquis christianum se
esse confitetur, is tamquam generis humani con
victus hostis, sine ulteriore sui defensione capite
plectitor. Iddio però non lasciò vivere più a
lungo quel mostro: imperocchè raunatosi il senato lo depose dall'impero, ed ordinò che nudo
fosse condotto per la città con una forca conficcata nel collo, e che fosse flagellato finchè
morisse. Il che saputo da quel vile, travestito
sen fuggi a nascondersi in una spelonca, ed
essendo cercato dai soldati, vedendo come non
potesse omai più celarsi, nell'età di anni trentadue s'uccise dicendo: vissi vergognosamente,
perirò più turpemente ancora! Dedecorose vivi,
turpius peream!
Si Nerone è una bella figura dell'Anticristo,
come lo furono del pari Antioco, Nabucodonosor
e Faraone, ma non ne è punto la realtà, per chè se vi è della concordanza tra l'uno e l'altro,
vi è pure, come vedremo innanzi molta discrepanza. E se è verità di fede l'esistenza dell'Anticristo lo è pure che deve ancor venire
e venire alla fine del mondo, ma nel senso che
abbiamo già detto e che esporremo anche meglio
più innanzi. Ascoltiamo Paolo: Vi preghiamo, o
fratelli, per la venuta del Signor nostro, che non
vi lasciate si presto smuovere dai vostri sentimenti (passati), nè atterrire, quasi sia imminente
il di del Signore. Nessuno vi seduca in alcun
modo: imperocchè ciò non sarà se prima non sia
seguita la ribellione e non siasi manifestato
l'uomo del peccato (l'Anticristo). Ora voi sapete quello che lo rattiene affinchè sia manifestato
a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero
dell'iniquità, e allora sarà manifestato quell'iniquo l'arrivo del quale sarà per operazione di
Satana. Ne quis vos seducat ullo modo: quoniam
nisi venerit discersio primum, et revelatus fuerit
homo peccati. Et nunc, quid detineat scitis, ut re
veletur in suo tempore. Nam misterium iam ope
ratur iniquitatis. Et tunc revelabitur ille iniquus
cuius est adventum secundum operationem Satanae.
(II. Thes. lI.)
Lo stesso insegnano i Padri. Qui mi limito
a citarne alcuni dovendo riferire gli altri più
innanzi. Isidoro scrive: Chiamasi Anticristo,
perchè verrà contro il Cristo. E Gregorio
Papa sopra quelle parole del capo 15 di Giobbe: Innalzò contro Dio la sua mano, e si rinforzò contro l'Onnipotente, corse contro di lui
con collo alto, e si armò di una superba
cervice; scrive: Queste cose s'intendono meglio
del capo degli iniqui, cioè dell'Anticristo, il
quale si dice rafforzarsi alzando la mano contro
Dio. Il che ei farà alla fine del mondo. Teten
dit adversus Deum manum suam, et contra Omni
potentem roboratus est. Cucurrit adversus eum
collo erecto, et pingui cervice armatus est. Haec
de ipso iniquorum capite, scilicet Antichristo, a
pertius sentiuntur, qui contra Deum manum erigens
roborare dicitur. Quod ille in fine mundi acturus
est. (In lob. 15). E Giovanni Damasceno dice:
in ispecial maniera si chiamerà Anticristo colui,
Che verrà alla catastrofe del mondo. Peculiari ae
praecipuo modo Antichristus ille dicitur, qui sub
mundi catastrophen venturus est. (Lib. 4. c. 27).
Ma come mai, domanderà alcuno, Paolo dice
che il mistero dell'iniquità operava già sino da'
suoi giorni? Ecco il modo. Siccome se tu getti
un carbone in mezzo alle legna esso principia
tosto la sua azione sebbene più tardi avvampi
solo in pubblico e clamoroso incendio, così
l'iniquità principiò in Nerone per divampare
poi nell'Anticristo. Laonde acutamente sopra
queste parole scrivea Teofilatto: Per quelle parole il mistero d'iniquità già opera Paolo intende Nerone, il quale era una figura dell'Anticristo. Imperocchè era immondo, e voleva essere chiamato Dio. Bellamente perciò l'appella
mistero, imperocchè Nerone non camminò a
pertamente contro Dio, come farà ei, nè senza
vergogna e rossore. Ma quello che vuol dire
è ciò: priachè fosse il tempo dell'Anticristo, se
ne trovò un altro non molto inferiore, qual
meraviglia perciò se vi è già l'Anticristo? Misterium enim iam operatur iniquitatis: Neronem
hic intelligit Apostolus, qui erat figura Antichristi.
Etenim immundus erat, ac Deus quaerebat nomi
nari. Pulchre autem misterium dicit: non enim
palam Nero adversus omnem Deum incedit, ut ille,
neque citra ruborem et verecundiam. Quod autem
dicit est huiusmodi: Priusquam instaret tempus
Antichristi, inventus est alius non multo inferior:
quid igitur. mirum, si iam Antichristus est? Nessuno adunque si lasci ingannare dalle chiacchere di un moderno precursore dell'Anticristo,
di Renan ho detto, le quali hanno nemmeno il merito della novità, che vorrebbe personificarlo in Nerone. No nessuno ci creda,
l'Anticristo sarà un grande mentitore, lo stesso
è de' suoi precursori, i quali appunto perchè
lo dicono di già venuto, bisogna crederlo ancora da venire, e bisogna sospettare che sia
presto per giugnere!!
***
DEL PADRE VIATORE C0MBA