sabato 27 giugno 2026

MAMMA PARLA CON DIO ...

 


LA TRINITÀ 


Signore, una nuova settimana inizia.

Desidero che sia interamente dedicata alla Vostra gloria. Fin da ora la offro tutta a Voi.

La domenica è il Vostro giorno. In ogni luogo è chiamata "giorno del Signore". Queste parole mi sembrano vive. Concedetemi di comprendere "il Vostro giorno", vivendolo sempre in tutto il suo splendore. Non ho il diritto di rimanere indifferente in queste ore di preghiere ufficiali.

Nella mia casa, desidero che si viva il Vostro giorno. E che si senta, nell'atmosfera familiare, che non è un giorno come gli altri. Credo, o Signore, di aver cercato lealmente di conformarmi a questa divina esigenza.

Qui siete adorato con fede. Mai abbiamo trasgredito il Vostro precetto, almeno volontariamente. Ho ricevuto, grazie alla Tua bontà, questa accurata educazione, nella quale l'amore di Dio viene al primo posto.

Fin da bambina ho imparato a non dissipare questo grande giorno, che Tu hai riservato a Te stesso. Amo il Tuo giorno, o Signore, perché Ti amo. Amo il Tuo giorno, perché mi offre l'occasione di soffermarmi sulle cose della mia anima.

Per accrescere lo splendore di questo giorno, cerco da lungo tempo di rendere la mia casa più chiara, più luminosa, più allegra. A tavola, durante i pasti familiari, ho cercato di aggiungere discretamente, senza ostentazione, qualche leccornia, come senza dubbio si usava ai tempi dei primi cristiani, quando, dopo la comunione, i fedeli si riunivano in segreto, all'uscita dalle catacombe.

Durante la primavera, addobbo la mia casa con fiori dai più svariati colori, che il Tuo sole fa sbocciare nel piccolo spazio del nostro giardino. Con devozione, mi impegno per aiutare la mia famiglia a ricordarTi e per conferire una nota festiva a questo giorno, a Te consacrato secondo il Tuo comandamento.

Amo questo giorno, perché porta in sé una soavità divina e dà al mio cuore di madre una così felice opportunità di un riposo pieno di dolcezza nel seno della mia famiglia. Nell'intimità della famiglia, il cuore parla liberamente e l'anima si ristora grazie a una comune tenerezza.

Signore, dammi la grazia di far sì che osservino il Tuo giorno, affinché tutti coloro che dipendono da me conservino un'indelebile memoria dell'adempimento del Tuo precetto per tutta la durata del loro viaggio terreno. Non trovo nulla di più indegno per un cristiano che rubarTi il Tuo giorno.

Tuttavia, Tu non sei così esigente, poiché, in sette giorni, non reclami che uno, per Te. Certamente, tutti i giorni sono Tuoi, ma la Domenica deve rimanere, con un culto ufficiale, il Tuo giorno.

Che io e i miei possiamo sempre osservare il precetto domenicale, non solo per timore del peccato, ma soprattutto per amore, per conoscerTi meglio, amarTi e servirTi. Voglio, nelle Domeniche, meditare che Tu sei Uno in tre Persone.

Concedimi di adorarTi con fervore in questo mistero che sarà rivelato ai miei occhi in tutto il suo splendore, da Te, nel Giorno Futuro. Fa' che nella mia dimora, il rispetto della Domenica prepari me e i miei al grande mistero degli eletti.

Qui, nella mia casa, dove sei amato, dove sei adorato, esiste anche una trinità: il padre, la madre, i figli. Che questa trinità della terra viva della Trinità del Paradiso specialmente nelle domeniche, affinché, senza interruzione, la più elevata animi la minore e la prepari a confondersi in Lei nell'eternità.

Che in questo giorno io viva come il Padre e con Lui. Lui è il Creatore. Voglio ammirare la Sua opera, trovarla bella, ammirare la bellezza prodigata da Lui in me e intorno a me; contemplare la natura in tutto il suo splendore, sentire l'armonia che emana dal firmamento, dai fiori, dagli alberi, dalle acque e pensare, per tutto il giorno, che il mondo è un pallido riflesso del Cielo. Che io contempli il mondo con occhi riconoscenti e pieni d'amore!

Voglio continuare a distribuire la bellezza intorno a me, affinché ognuno dei miei serva e adori il Signore. Voglio continuare la creazione, o mio Dio, con i fiori delle mie virtù conquistatrici, con la dolcezza delle mie parole apostoliche, con la ricchezza dei miei esempi radiosi e con il profumo della mia soave cortesia, che faranno dimenticare tutto ciò che porta dolore o contrarietà.

Lui è il Creatore. Io mi ricorderò che mi ha scelto per collaborare con Lui nella creazione delle anime. E considerando, intorno alla tavola, ognuno dei miei figlioli, canterò, o Signore, la Tua bontà per esserti degnato di scegliermi e continuare attraverso di me la creazione.

Ti dirò, dal profondo del mio cuore, quanto desidero che la mia opera non distrugga questa visione di paradiso che è la mia famiglia, e che a Te, guardando il nostro nido, non dispiaccia lasciare per un istante il Tuo Cielo per contemplare il mio.

Che io viva, mio Dio, tutte le domeniche con fede e con amore. Che io viva anche con il Figlio di Dio e come Lui. Lui è "la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo". Ecco per me l'ora di conoscere meglio il nostro Salvatore per offrirLo meglio agli altri.

Che io mi attenga a tutti i principi del Tuo Vangelo, che non vacilli mai, nemmeno nelle ore di fatica, che mi renda come Te, o Signore, che io trasmetta il messaggio. Tu offri la buona novella. Trasmettila intatta, succeda quel che succeda, e mantieniti fermo anche se ci sono opposizioni. Tu mi insegni a essere salvatrice. Tu, il Salvatore. Poiché, per salvare, è necessario vivere come Te e divulgare la verità come Te.

Non voglio dimenticare, Signore, che devo essere una delle Tue mani, o entrambe allo stesso tempo, una che possa attirare esteriormente e l'altra che possa trattenere attraverso il cuore. E perché no? Osservando bene la Domenica, diventerò capace di allontanare tutto ciò che impedisce l'avvicinamento di Dio nelle anime dei miei cari.

Solo una lunga esposizione del mio cuore alle verità evangeliche cancellerà le tenaci illusioni terrene che mi rendono una schiava. Come lo Spirito Santo, che è amore, e sotto la cui ispirazione devo oggi vivere, concedimi la grazia di essere l'amore stesso tra i miei cari. Che, per la forza dell'amore, io li conservi per Te; non si amano le anime per mezz'ora, per un giorno, o di tanto in tanto. Si amano le anime ogni secondo del giorno, per tutta la vita. L'apostolato in casa è un'azione continua. Nemmeno un solo momento Gesù dimentica la Sua missione. Questo sentimento Lo accompagna ovunque. È in ogni istante che Dio dà l'esistenza e ci mantiene in vita. È in ogni istante che la grazia di Dio esercita pressione su di noi. È in ogni istante che le anime hanno bisogno di noi, che il Padre esige che Lo glorifichiamo, che il Figlio chiede che completiamo la Sua Passione, che lo Spirito Santo desidera che l'Amore risplenda.

O Trinità adorabile, voglio che la mia Domenica mi trovi al Tuo servizio con tutta la mia anima, con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze. Ecco la mia offerta. Non esiste altra. Non sarà forse offrendoTi tutto il Tuo giorno che possiederò la Grazia nella sua pienezza? E io sento tanto bisogno della Grazia! Essa è chiamata a essere il personaggio di primo piano nella storia della santificazione e della salvezza di tutti gli uomini. E quanto è dimenticata questa verità! Nonostante ciò, è necessario che me ne renda ben conto: cosa sono io senza la Grazia? Ben poca cosa! È necessario credere nella sua onnipotenza e nella sua infinita sublimità.

"La Grazia è insidiosa, scriveva un giorno Péguy, la Grazia è astuta e inaspettata. È ostinata come una donna e come la donna è tenace e resistente. Quando bussa alla porta, entra dalla finestra. Gli uomini che Dio vuole per sé, li ha. Quando la Grazia non viene direttamente, viene per vie traverse. Quando non viene dalla destra, viene dalla sinistra. Quando non viene per linee rette, viene per curve e quando non per curve, viene per linee spezzate. Quando vuole raggiungere un'anima, ci riesce. Non segue lo stesso percorso che noi. Va dove vuole, per vie diverse. Non prende mai due volte lo stesso cammino. Quando non viene dall'alto, viene dal basso, e quando non viene dal centro, viene dalla periferia. E l'acqua di questa sorgente, quando non viene come un getto, può, se lo vuole, venire come un'acqua che gocciola nascostamente sotto una diga. Mi piace questo modo originale di parlare della Grazia.

Voglio vivere in piena fede, credere nell'onnipotenza della Tua Grazia, cercarla, rendermi degna di essa e non perderla mai per mia colpa. E per ottenerla nella sua pienezza, concedimi di passare la mia Domenica, vivendola come la vuole Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Signore, fa' che io partecipi veramente alla Messa Domenicale, centro e vita del sacro precetto.

Tutte le nazioni hanno il loro giorno commemorativo per onorare i soldati caduti sul campo dell'onore. Cattolica, io posso assistere alla cerimonia commemorativa nella mia chiesa parrocchiale. La Messa è il rinnovamento del sacrificio della croce. Più che una commemorazione, la Messa è una realtà ultraterrena, attraverso la quale Cristo, glorificato in cielo, prolunga sulla croce il Suo Sacrificio per noi e per noi: è il Sacrificio del Corpo Mistico di Cristo, fatto una cosa sola con il Sacrificio della Croce, offerta fisica di Gesù Cristo. È il Calvario rivocato, rinnovato. Signore, Ti adoro e Ti ringrazio per avermi concesso una così grande ricchezza.

Voglio dimostrarTi la sincerità della mia adorazione e del mio amore attraverso la Comunione che faccio tutte le Domeniche. Mi sembra che, assistendo alla Santa Messa, sarebbe ingratitudine o almeno inopportunità, non ricevere, o Signore, il Tuo Corpo Sacro. Ti amo molto, mio Dio, per non provare con atti le mie parole. Alla voce di un uomo investito di un potere straordinario Dio obbedisce. Davanti agli angeli attoniti, che volteggiano il santuario, Egli rinasce, in un certo modo, nascondendo il Suo potere, sotto l'apparenza di un fragile pezzo di pane. Gli angeli non possono riceverTi. Io, del tutto indegna, come questo pane diventato il Tuo Corpo consacrato, affinché la Carne Divina si incorpori alla mia carne e la divinizzi. Signore, Tu sei l'Amore, l'unico Grande Amore, poiché hai inventato un capolavoro come questo. La Domenica, non posso immaginarla grande senza la Comunione.

Per possedere la Tua Grazia, voglio anche ascoltare la Tua parola – che si identifica un po' con Te stesso – nell'ora in cui viene predicata durante la Messa. Voglio riceverla con fede, sottomissione e amore. È scritto nel Tuo Vangelo: "I discepoli si avvicinarono a Lui. Allora, aprendo la bocca, Gesù parlò". Per parlare ai Suoi, Gesù aspetta che si avvicinino a Lui. Che significa questo? Che devo ascoltare la Tua parola con attenta cura come se stessi ricevendo un'Ostia. Essere distratta, significa essere assente, significa trovarsi altrove, lontano da Te che parli attraverso la bocca del Tuo ministro. Signore, voglio ascoltare il Tuo insegnamento con amore. È la Tua Parola; essa deve venire a me, scendere in me, concentrarsi, fissarsi in me come il seme e germogliare poi per l'attesa messe.

Voglio ascoltare la Tua Parola con sincerità: la slealtà chiude il cammino della verità. E ci allontana da essa. La sincerità avvicina il cuore che ascolta al cuore che parla in una specie di comunione spontanea. Altrimenti, a cosa serve ascoltare, se il cuore non si apre? – Le parole cadono sulle anime come le gocce della pioggia su una statua di marmo. Che io riceva la Tua parola con sincerità, venga essa da dove viene. La sincerità ammorbidisce il cuore e lo rende permeabile all'acqua della parola di Dio. Che io ascolti con simpatia la parola divina, cioè, con tutto l'ardore del discepolo quando il Maestro parla, sia per Sé stesso, sia per coloro che nella Chiesa hanno il compito di distribuire l'Ostia Sacra della parola evangelica. Voglio ascoltarTi attraverso la voce dei Tuoi ministri. Voglio ascoltarTi con il candore ingenuo dei primi uditori di Tiberiade, seduti sulle sabbie della spiaggia del lago ora azzurro, ora violaceo, tra le montagne fulve, rosse, ombrose o verdeggianti, ma sempre rivestite di luce... o meglio ancora, voglio ascoltarTi con la tenerezza commovente di Giovanni, il Tuo preferito, soggiogata come lui, mentre ascoltava le Tue così care parole, o come Pietro, con l'ardore del suo temperamento apostolico, ma senza la sua presunzione, per non essere disposta a rinnegarti, nemmeno nelle cose più piccole. Signore, la Domenica rimarrà il Tuo giorno per me e per i miei; la desidero tanto, che ho pensato di rivolgerti una lunga preghiera, al fine di meritare una grazia speciale che arricchirà ogni settimana della mia vita. Sarei molto felice se, per questo motivo, la mia Nazareth Ti facesse pensare un po' alla Tua. Che la Trinità del cielo avvolga la trinità della mia casa nella sua atmosfera di freschezza. Che la mia dimora sia un regno di pace, dove il bianco si unisca all'azzurro celeste per conferirle un fascino verginale. Che guardando la mia casa, Tu possa vedere un po' la luce di Nazareth, dove la Grazia Divina dà il suo incanto vivo e palpitante.

Che arrivando alla fine della mia vita, con tutti i miei, io Ti restituisca, o Signore, tutto ciò che mi hai dato in prestito, per deporre la ricchezza ai Tuoi piedi con la fede dei Magi e con la semplicità degli apostoli. E che un giorno tutti insieme siamo ammessi alla Tua corte per celebrare nella Gloria, la domenica eterna. Così sia.

di LOURENÇO GAUTHIER


Rimarrete esseri umani viventi e più consapevoli del "Timore di Dio".

 


Bretagna – 23 giugno 2026


Riferimenti: Giudici 17 e 18 – Il santuario di Mika e il santuario di Dan


Dan desiderava, con la sua tribù, stabilirsi definitivamente su un territorio. Mandò cinque uomini guerrieri come esploratori per esaminare luoghi che sarebbero stati adatti a loro.  

A quel tempo, in Israele, non c’era un re né regole, ognuno faceva come desiderava. Gli uomini di Dan trovarono sul monte di Efraim la casa di Mika, della tribù di Giuda, dove si viveva in grande pace.  

Mika aveva installato un santuario con oggetti di culto e aveva anche ingaggiato un Levita che divenne il sacerdote disponibile per la popolazione del clan di Mika.  

Gli uomini di Dan tornarono al clan per dare il risultato della loro ricerca. Dan e i suoi 600 guerrieri tornarono quindi alla casa di Mika. Si impossessarono degli oggetti di culto e ingaggiarono il Levita. Mika volle contestare ma Dan si impose. Dan e il suo esercito si recarono a Laish, la città vicina. Decimò la popolazione e diede fuoco alla città. Così prese possesso della città e più tardi ricostruì questa città, vi installò un santuario e vi rimase definitivamente.  

Dan, seguendo l’esempio di Mika, installò il suo santuario con l’immagine scolpita che rappresentava Dio e installò anche la statuetta idolo venerata in quei luoghi. Dimostrando così la sua ignoranza e il suo disprezzo verso il Dio di Israele. Queste “idoli” erano lì per rispondere alle loro aspettative e richieste di vittorie e gloria.


Nel 2026, ritroviamo gli stessi comportamenti di confusione e aspettativa verso gli dèi e verso Dio Unico e Amore Infinito: al fine di ottenere gloria e dominio. Per i dirigenti del mondo e delle Chiese, il riferimento a Dio, in senso positivo o negativo, avviene solo per compiacere e dirigere con autorità la popolazione verso i loro obiettivi di distruzione e di ottenimento della vittoria. Non vogliono servire Dio ma vogliono Dio al loro servizio.  

Ovviamente, la loro vittoria è illusoria; si rivelerà, per loro, una decadenza definitiva.


Parola di Gesù Cristo:

«Ti benedico, Mia figlia d’Amore, di Luce e di Santità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

La guarigione del tuo occhio sarà completata in due giorni. Diffida del sole, nonostante il suo aspetto bonario non è davvero gentile con te e con quelli che ti assomigliano.

Miei dolci figli che attendete la continuazione del piano di Dio che vi è stato annunciato, non siate spaventati, siete preparati e sostenuti dal vostro Dio che vi ama e dalla Comunione dei Santi.

Le tribolazioni della Fine dei Tempi, fase di purificazione, sono amplificate da satana che, sapendosi sconfitto, moltiplica le sue menzogne e le sue malefatte per perdere l’Uomo.

Pregate di più e senza sosta, figli di Dio, seguite i consigli di Mia Madre Maria Corredentrice che, dal Suo Cuore Immacolato e secondo la Mia Divina Volontà, vincerà il male.

Proteggetevi, rimanete nei luoghi che avete preparato secondo i numerosi consigli diffusi dai messaggeri e dai vostri fratelli. Questa fase così difficile rivelerà la carità dei Miei figli d’Amore. Rifugiati nel Mio Sacro Cuore ricevete la Mia pace ovunque siate. Siate fiduciosi nella Mia divina protezione.

Le fasi difficili e molto scioccanti devono aver luogo per permettere la purificazione totale di questo mondo estremamente decadente. Mantenete sia il cuore che gli occhi aperti e l’orecchio attento pur essendo distanziati da questo mondo in disordine.

Potrete rimanere nella realtà per sapervi proteggere pur avendo la certezza di essere sulla retta via, in Chiesa con i vostri fratelli.

Allora la preghiera nella Fede e nella Speranza e in una continua relazione fervente con Dio, vostro Padre, che ha previsto tutto per accogliervi, sarete come in una navicella rassicurante che vi conduce a buon porto.

Come descrivervi brevemente tutto ciò che Dio Amore mette e metterà in voi e per voi in questa transizione verso la nuova terra pura e pronta ad accogliervi? Miei figli, scoprirete il significato delle parole “benedizione” e “miracolo”. Siete sotto la Protezione del vostro Divino Maestro Creatore, l’Altissimo.

E, uscire da queste tribolazioni per essere nella pace e nella gioia che superano la vostra immaginazione e persino la vostra speranza, richiederà uno sforzo di adattamento. Il contrasto sarà così grande nel realizzare cosa significasse l’espressione “piccolo resto”!

Effettivamente sarete in una nuova vita, in un mondo nuovo. Rimarrete umani viventi e più consapevoli del “Timore di Dio” di fronte all’estremamente piccolo che siete e tanto amati dall’incommensurabilmente Grande che ha fatto Tutto per voi e davanti all’Immensa Bontà Divina che ha scacciato il male per offrirvi la Sua Vita di Pace e Bellezza.

Miei figli, siate degni e umilmente riconoscenti verso Dio Tre Volte Santo. Glorificatelo, esaltatelo per l’Eternità che vi è offerta.

Rimanete nella pace e nella gioia che vi colmano, figli di Dio, miti e umili di cuore e siate riconoscenti verso il vostro Creatore, Salvatore e Consolatore. Guardate, vicino a voi, quelli del Cielo con Maria Immacolata, così generosa, che vi invitano a lavorare nella Comunione dei Santi per offrirmi, a Me Gesù Cristo, ciò che vi ho insegnato: «Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amati».

Quasi tutto è compiuto, non è vero, miei dolci figli? Smettete di dubitare, smettete di rivendicare. Siate «lucidi e solidi». Da tempo si accumulano gli assalti del male contro di voi. Allora il Padre Eterno ha deciso che «basta questo maltrattamento dei miei, basta l’arroganza e la bestemmia».

Nell’Amore e nella carità, in queste tribolazioni: sostenete i più deboli, non fate più progetti per questo mondo che crolla. Camminate sempre intimamente uniti a Dio Creatore, Salvatore e Consolatore, alla presenza della Vergine Maria Corredentrice e dei vostri fratelli che, come voi, hanno bisogno di perdono e di misericordia.

Per quanto vi riguarda, venite con la vostra buona volontà per offrirmi con tutta sincerità, nello spirito e nella Verità, i vostri passi di riconciliazione, di perdono e di riparazione, testimoniando così il desiderio di vivere in Dio che vi ama.

Gesù Cristo


Maria Caterina dell’Incarnazione Redentrice, serva qualsiasi nella Divina Volontà dell’Onnipotente, Unico Dio.


Guarigione delle famiglie

 


Oltre la morte


Oggi vi sono molte persone che soffrono per la disgregazione delle loro famiglie. Molte sofferenze sono causate dai divorzi, dagli adulteri, dalla violenza familiare, e naturalmente dagli aborti, che lasciano traumi psicologici molto spesso per tutta la vita.

Per questo è necessario che le famiglie vivano unite e questo è possibile solo se stanno con Dio. La famiglia che prega unita rimane unita, si è sempre detto. Al contrario, la famiglia che si allontana da Dio o si dimentica di lui, potrà mai avere pace e felicità? Senza Dio, senza amore e senza preghiera, nessuno può avere pace e felicità.

Sappiamo quanti bambini soffrono tutta la vita per il divorzio dei loro genitori? Quanti, senza saperlo, portano un trauma nella loro vita, perché la loro madre voleva abortirli e ci provò, anche se non riuscì a giungere all’intento? Lo stesso possiamo dire dei traumi causati dalla violenza familiare, dall’infedeltà o dai cattivi costumi. Orbene, la famiglia non può avere la pace completa se non accoglie tutti i suoi figli e non li accoglie come tali. Ma quanti sono i bambini abortiti o nati morti dei quali nessuno si ricorda? Questi bambini hanno bisogno di una famiglia, della loro famiglia, che li voglia, li riceva e li accetti come tali. Se questo non si fa in questa vita, forse dovranno riunirsi e riconciliarsi nell’aldilà. Ma fino ad allora questi bambini non saranno nella pace: manca loro qualcosa, manca loro l’amore e l’affetto della loro famiglia.

Un giorno venne a visitarmi una signora che mi raccontò che nei sogni le si era presentata una bambina molto pallida, ben vestita, che, aprendo le braccia, si slanciava verso di lei dicendo: «Mamma, mamma». Lei allora, respingendola le disse: «Tu non sei mia figlia, mio figlio è maschio». La bambina se ne andò molto triste, scomparendo a poco a poco. Io le chiesi immediatamente: «Hai avuto qualche aborto?» Mi rispose: «Ebbi una perdita». Le dissi: «Forse questa è la sua figlia che ha perso e della quale si è dimenticata totalmente. Lei ha bisogno del suo amore e del suo affetto». Di sicuro questo sogno così vivo le si impresse con molta forza nella mente e non riusciva a scordarselo, tanto che mi diceva: «Anche se vedessi quella bambina dei miei sogni tra mille la riconoscerei».

Abbiamo già riportato quello che dice Maria Simma: «A volte i fratelli sentono la presenza di un altro bambino vicino a loro, anche se non sanno nulla di quel fratellino, nato morto o abortito». Personalmente ho ascoltato confidenze in questo senso. Bambini che vedono l’altro bambino vicino a loro che gioca con loro come il loro “amichetto” e che potrebbe essere il loro fratellino morto senza battesimo. Forse si devono a loro tante storie di gnomi presenti in ogni cultura, che non sono altro che questi bambini che, con il permesso di Dio, appaiono ai loro familiari per richiamare la loro attenzione affinché preghino per loro.

Di fatto vi sono molti casi di piccoli bimbetti che vedono i loro fratellini abortiti o nati morti, anche se non sapevano della loro esistenza. E appaiono loro lungo gli anni e, in qualche caso pare che invecchino con loro, quasi per far capire che sono i loro stessi fratelli. Ricordiamo il caso prima citato della madre di famiglia che aveva abortito sette volte e le apparirono diverse volte, finché adottò altri bambini e riparò il suo peccato.

Immaginiamo ora che noi siamo stati abbandonati pochi giorni dopo la nascita in un ospedale. A mano a mano che cresciamo, non ci piacerebbe sapere chi è la nostra famiglia, chi sono i nostri fratelli e dove si trovano? La nostra vita sarebbe un po’ vuota senza sapere chi siamo e chi sono i nostri genitori. Ma supponiamo che un giorno appaia qualcuno che sappia della nostra esistenza e scopre che siamo il figlio e l’erede del re, che sia stato sequestrato da malfattori e che non sia mai stato ritrovato. Riusciamo ad immaginare la gioia che ci invaderebbe se fossimo accolti con affetto e amore dai genitori e fratelli che ci aspettavano da tanto tempo senza sapere dove fossimo, e che soffrivano per la nostra assenza? Che gioia essere stati ben accolti dalla famiglia, che bello conoscere la nostre radici! Finalmente abbiamo un cognome e una famiglia: ora la famiglia è completa. Che felicità sapere che siamo il figlio primogenito del re e che abbiamo diritto al trono! Noi che prima eravamo poveri orfani, che nessuno ci voleva e tutti ci disprezzavano, ora siamo ammirati e amati da tutto il mondo. Che cambiamento radicale, che gioia immensa!

Orbene, questi bambini abortiti o nati morti hanno bisogno dell’amore della loro famiglia o di altre persone buone per vivere una nuova vita e riconoscere che anche loro sono figli di Dio e che sono chiamati alla felicità meravigliosa e infinita del paradiso. Allora potranno essere liberati dal limbo, dove vivevano una felicità incompleta e solamente naturale. Allora scoprirranno un mondo nuovo, un mondo che non avrebbero mai sognato, ma che è una realtà bella, il mondo del cielo, la loro elevazione all’ordine soprannaturale fatto in una felicità immensamente più grande di quello che mai avrebbero potuto immaginare. Quale meraviglia! Poiché Dio li aspetta e ha fretta di abbracciarli come figli diletti. Cosa stiamo facendo per aiutarli? Essi hanno bisogno di noi e sono nostri fratelli, hanno bisogno del nostro affetto e dell’infinito amore di Dio Padre.

 

La famiglia che prega unita

rimane unita fino all’eternità.


Considerazioni

Dopo tutto quello che abbiano preso in esame, possiamo renderci conto dell’importanza di battezzare i bambini quanto prima, «poco dopo la loro nascita» (Cat 1250) per evitare che possano morire senza il battesimo. Ma nel caso che un bambino muoia senza il battesimo, possiamo “battezzarlo” spiritualmente dopo la sua morte, affinché il desiderio del battesimo da parte dei suoi genitori o familiari possa salvarlo quanto prima.

è importante che anche negli ospedali i medici e le infermiere battezzino “spiritualmente” i bambini abortiti o i bambini nati morti. Ricordiamoci il caso dell’infermiera di Vienna che battezzava tutti i bambini abortiti, che giunsero tutti a trovarla nell’ora della sua morte. Il “battesimo d’amore”, che avviene battezzandoli perché li abbiamo riempiti del nostro amore, crediamo che porti gli stessi frutti del battesimo. Nel caso di aborti provocati, i genitori devono chiedere perdono a Dio e riparare in qualche modo facendo penitenza del loro peccato. Comunque bisogna pregare per questi bambini: accogliergli nella famiglia, offrirli a Dio, benedirli e far celebrare per loro una messa.

Maria Simma dice che le anime del purgatorio le hanno rivelato che i genitori in paradiso vedranno il “luogo” dove avrebbero dovuto stare i loro figli, se avessero vissuto normalmente, ma questo “luogo” rimarrà eternamente vuoto. Se uno non compie la sua missione, nessuno potrà compierla per lui: è una missione personale e non trasferibile. Forse nel piano di Dio per loro vi era una vita di 80 anni ed è stata loro stroncata la possibilità di realizzarsi umanamente e spiritualmente. Per questo la Chiesa castiga con la scomunica automatica (Cat 2272 canone 1398) coloro che procurano l’aborto.

D’altra parte, riteniamo che sia cosa buona di tanto in tanto far celebrare una messa non solo per i defunti della famiglia, ma anche per tutti i bambini morti senza battesimo, affinché Dio risani ogni influsso negativo degli antenati. Naturalmente è importante che la famiglia, per vivere unita e felice, ami Dio, preghi in famiglia e compia tutti i doveri cristiani. I genitori devono pensare che i loro figli morti senza battesimo, se sono già liberati, sono come angelini di Dio. Per questo devono dare loro un nome e invocarli spesso. In questo modo avranno grandi intercessori e un grande aiuto di Dio per mezzo loro, che saranno felici di aiutare i loro genitori, i fratelli, i familiari.

Ma pensiano anche che il limbo potrebbe avere milioni e milioni di bimbi di cui nessuno si ricorda. Ogni anno vi sono nel mondo oltre sessanta milioni di aborti procurati (oltre 165.000 al giorno) e molti altri milioni di bambini morti prima dell’uso della ragione e senza essere battezzati.

Pensiamo a tante migliaia di embrioni fecondati “in vitro”, fabbricati in laboratorio e poi rifiutati come “materiale biologico che avanza” e che muoiono in esperimenti “scientifici” o in pratiche di fecondazione artificiale o di clonazione degli embrioni, e a tanti embrioni, già esseri umani, congelati nelle banche degli embrioni, che non hanno avuto il calore e l’amore di una madre... Essi ci guardano con speranza, soprattutto guardano ai loro famigliari e contano su di noi per riconciliarsi con la propria famiglia e giungere ad essere figli di Dio.

Molti di loro dovranno aspettare in questo stato molti anni. Forse debbono aspettare fino alla morte dei loro genitori e fino alla riparazione del loro peccato in purgatorio. Altri forse debbono aspettare fino a che Dio destini loro le preghiere di altri e li battezzi con il suo amore.

 

“Il battesimo di sangue come pure il desiderio del battesimo porta i frutti del battesimo,

anche senza essere sacramento” (Cat 1258). 

 

P. Angel Peña


Un tuono assordante verrà dal cielo, … sarà l’ira del Creatore.

 


Carbonia 25.06.2026

Jahwè benedice il Suo popolo!

Amati figli, Io sono Colui che tutto ha creato, sono Colui che oggi torna a rimediare ogni cosa sporcata dal Male!

Popolo Mio, amato popolo Mio, è verità infinita che IO SONO!

Ascolta la Mia Parola, Israele, non deviare dalle Mie vie, stai nella Mia pace, ti assolverò da tutti i tuoi peccati se ti rimetterai a Me.

Popolo Mio, popolo amato, stai in Me, volgimi il tuo cuore, chiedimi misericordia, il tempo della vittoria dei Miei figli è in Me, abbracciatemi nel vostro cuore e cantatemi inni di gloria.

Eccomi, amati figli, il vento dell’Est soffia forte, ma il Mio intervento spiazzerà. Ho visto abbastanza, vedo la corruzione degli uomini in Satana!

Vi amo infinitamente, figli Miei, è per questo che vi chiedo di abbracciarvi fortemente a Me, confidate in Me, il tempo è già chiuso, Satana ha perso la sua battaglia ed è furente, in questi ultimi attimi distruggerà tutto ciò che troverà fragile.

Amati figli, convertitevi! Tornate al vostro Dio Amore, tornate a renderGli grazie, Egli vi ama infinitamente e attende il vostro risveglio. Guardatevi attorno, o uomini: la Terra si ribella, i vulcani si svegliano e nel loro ruggito sputano fuoco, i mari si innalzano, l’acqua scorre per le città, come un fiume impetuoso trascina via tutto ciò che trova nel suo percorso.

Il vento scoperchia anche i tetti delle case, i terremoti le fanno crollare, gli uomini sono distratti: …come ai tempi di Noè gli uomini vivono nell’ubriachezza dei loro cuori, sono depravati, lussuriosi, disprezzano il sacro, abbracciano il male:

…poveri uomini, che ne sarà di voi?

Avete preso la via sbagliata e ancora non vi destate da questo errore, avvinghiati dagli artigli del Demonio perseverate nel male! Poveri figli Miei e non più Miei per vostra libera scelta.

Ecco, un tuono assordante verrà dal cielo, … sarà l’ira del Creatore, cosa farete di fronte a questo segno? Imprecherete contro di Me? Vi renderete conto del vostro errore? Sarete sottoposti a giudizio, o uomini!

Il tempo segna la fine, Satana è sconvolto, i suoi seguaci perdono potere, Dio avanza senza fermarsi, distruggerà gli empi, innalzerà i giusti, renderà nuove tutte le cose.

Ecco, amati figli, ora vedrete con i vostri occhi il Mio intervento su questa storia antica, sto chiudendo le sue porte, sto aprendo l’Era Nuova, una storia in amore e gaudio per i Miei fedeli.

Il sole è alla sua eruzione, spaventerà questa Umanità, la metterà in ginocchio.

Beato l’uomo che crede in Me perché solo in Me troverà rifugio!

Dio salva!


Sinfonia di anime

 


SANTA TERESA DI GESU’ BAMBINO  

SANTA BERNARDETTA SOUBIROUS  

SUOR CONSOLATA BETRONE 


Presentazione 


Il messaggio spirituale di Teresa Martin, Bernardetta Soubirous e Consolata Betrone a tutte le persone ammala-te, sofferenti nel corpo e nell’anima, contiene una parola di incoraggiamento, di solidale comprensione, di amore.

La vita della piccola Teresa è notissima e lo è diventata ancor di più in seguito alla pubblicazione autobiografica di “Storia di un’anima”; anche la vita di Bernardetta è abba-stanza conosciuta ed amata nel contesto particolare delle apparizioni di Lourdes.

Consolata Betrone, invece, rimane ancora nella “penom-bra”; esiste una ragione, forse un po’ sentimentale, che in-vita a sentire questa straordinaria creatura vicina a noi, rendendola cara ai nostri occhi: Consolata è italiana, nata, vissuta e morta in Piemonte!

Teresa, Bernardetta e Consolata hanno sofferto molto, hanno pagato in prima persona, con le braccia levate a supplica, a preghiera, consumate nell’amore per chi non sa o non vuole amare; fedeli per chi non ha fede, non crede, con lo sguardo “lanciato” nella certezza di Dio, nella spe-ranza dell’incontro con Lui.

Hanno sofferto e per questo motivo possono comprendere la sofferenza in tutta la sua interezza, nelle sue lacera-zioni più profonde, nelle ferite che faticano a rimarginarsi, cha a lungo rimangono aperte, sanguinando. La stessa sof-ferenza è diventata l’olocausto quotidiano, silenzioso, nel-la semplicità di una fede incondizionata nell’amore di Dio, senza frapporvi ostacoli, diaframmi, limitazioni, ma accet-tata con consapevolezza, quale dono prezioso dalle mani di Dio, manifestazione personalissima e irripetibile del Suo Amore.

“Dio è Amore”, ha scritto l’apostolo San Giovanni; Dio “…. non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepa-rarne loro una più certa e più grande….”.(1)

Sono queste le parole con cui il Manzoni descrive e accompagna la tristezza di Lucia, costretta a fuggire per l’ingiustizia degli uomini: nel “silenzio” della prova, dove malinconia, dolore, rimpianto si acutizzano, dalla dispera-zione di una realtà apparentemente senza soluzione, nasce, si apre alla vita la speranza.

Il Manzoni ne tratteggia il messaggio religioso e nella calma della notte sul lago, interrotto solo dal rumore sec-co, ritmato dei remi, Lucia respira la speranza della gioia che il Signore, alla fine, certamente le riserverà.

Amore e fiducia sono le caratteristiche essenziali di queste tre anime “belle”, che sopportando ogni genere di sofferen-za, hanno trovato nella Croce non solo la gioia dì più pura e più autentica, ma anche il mezzo di apostolato più efficace.

La loro sofferenza, infatti, non è mai stata improduttiva, autofinalizzata, bensì vissuta in pienezza e quindi offerta per la conversione dei peccatori.

Può sorgere, forse, la tentazione negativa e negativizzan-te del limite, dell’incredulità: “Non possono , non so ama-re…!”; oppure “Non possono, non so credere…!”.

In tal caso occorre operare uno sforzo, un “salto di quali-tà”, per uscire dai cosiddetti ripiegamenti, dagli atteggia-menti interiori solipsistici, egoistici ed aprirsi a una di-mensione essenziale superiore: l’amore, la fede non sono semplicemente prodotti del sentimento, ma sostanzialmen-te atti della volontà, dell’intelletto.

E’ fondamentale credere, volendo compiere continui atti di fede. Sant’Agostino ne ha sostenuto l’aspetto volitivo, affermando che, chi vuole credere, crede, nonostante tutte le difficoltà che possono insorgere nello spirito; in egual modo avrebbe potuto esprimersi sull’amore: chi vuole a-mare, ama!

L’amore può essere arricchito dal sentimento; ma non in forma esclusiva e non necessariamente quando rivolto a Dio, che è Spirito.

Se voglio amare Dio, con tutto il cuore, Lo amo e il mio amore Gli è immensamente gradito, anche se non sento nulla!

Il momento del deserto spirituale è sempre un momento “forte”: l’aridità, l’abbandono, la solitudine, l’incompren-sione, reali o immaginari, inseriti nel discorso della fede, diventano mezzi, strumenti di purificazione per il nostro cuore.

San Francesco di Sales, ha usato, a proposito, un’espres-sione, il cui contenuto si rivelerà altamente incoraggiante per coloro che, a causa della sofferenza, si sentono aridi, freddi e perciò incapaci di amare:

“Dio preferisce che si vada a baciargli i piedi con ripu-gnanza, piuttosto che con grande slancio e fervore…..”(2). Abbiamo poc’anzi asserito che la fiducia è la seconda caratteristica: la piccola Teresa è la santa della confidenza; Bernardetta, pur sapendo che la vita sarebbe stata un cal-vario, crede fermamente alle parole dell’Immacolata: “Io non              ti    prometto                 di     farti         felice           in     questo             mondo,              ma

nell’altro….”. (3).

Bernardetta punta i suoi occhi negli occhi gloriosi di Maria e da quell’istante inizia a vivere la beatitudine della non felicità, in pura perdita. Roccia di fedeltà, nei prati dolcissimi della speranza!

Consolata, infine, ha ricevuto moltissime volte l’incoraggiante promessa: “Nella Chiesa tu sarai la Confi-denza….”.

Se ci sembra che la fiducia venga meno, rivolgiamoci, chiediamola con insistenza a queste tre creature che hanno vissuto eroicamente di fiducia e di amore!

A tutti coloro che soffrono vorremmo suggerire anche un consiglio fraterno: quando entriamo in rapporto con il Padre, con Gesù, con la Vergine, con i Santi, manteniamo la stessa semplicità interiore del bambino che si rivolge al-la sua mamma!

“Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo e non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.

Io sono tranquillo e sereno

come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia”.

(Salmo 130)

L’anima “in pace” si abbandona a Dio senza inquietudi-ne né ambizione. Il Signore richiede unicamente questa fiducia filiale, incondizionata. “… In verità, vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non en-trerete nel regno dei cieli” (Mt. 18, 3-5).

Scrive Romano Guardini: “Il sentimento dell’innocenza è l’atteggiamento di colui che in ogni incontro vede il Padre dei cieli … diventare bambino nel senso di Cristo è si-nonimo di maturità cristiana” (4).

Ripeteva continuamente San Francesco d’Assisi ai suoi frati: “Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te…..” (5).

Un grande dottore della Chiesa, San Giovanni della Croce, ha affermato: “Si ottiene tutto quello che si spera da Lui ….”. Ecco la conferma della nostra asserzione: le grazie che riceveremo, saranno proporzionate alla nostra fi-ducia!

“Il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza. I cristiani portano in se stessi la vita e la speranza del mondo, Cristo Gesù” (6).

In questo atteggiamento di abbandono filiale ritroviamo il volto autentico e genuino della vita cristiana, intessuta di piccole cose ordinarie, ma completamente votata alla fiducia nella Provvidenza, nella pace serena e profonda del cuore.

Se sapremo accettare ogni piccola sofferenza pazientemente, scevri da qualsiasi tentativo di ribellione, con spirito di adorazione o almeno di adesione alla volontà di Dio, certamente potremo cooperare alla redenzione del mondo operata da Cristo con la Sua Passione.

Per tutti i casi, anche i più assurdi per la logica umana, c’è un posto nel cuore di Cristo, una soluzione nella Sua morte e resurrezione.

“Ora, come egli si immola su ogni altare, su cui viene celebrata la Messa, così egli muore di nuovo in ogni uomo, che è preso dall’angoscia di morte …..” (7).

Quando intorno a noi si fa il vuoto più completo, il nostro animo si smarrisce e pare che l’esistenza, la vita ci sfuggano; è già una grazia poter offrire a Dio la nostra sofferenza, confidandogli il nostro smarrimento, la nostra solitudine, nell’attesa della speranza che Egli venga sensibilmente a colmarla con la Sua presenza.

Non dobbiamo mai dimenticare che ogni nostra offerta giunge al Padre, passando attraverso Gesù che muore sulla Croce.

Confidiamo dunque che, nell’abbracciare la Croce di Cristo, la nostra stessa croce sarà resa più lieve e più sopportabile.

Maria, causa della nostra gioia e Mamma nostra, ci aiuti!

Sac. Giampiero Invernizzi 


Signore Gesù, davanti all'immagine della Sindone

 


Signore Gesù, davanti all'immagine della Sindone noi contempliamo la tua Passione.

Tu sei l'uomo dei dolori, che ben conosce il patire: ti sei caricato delle nostre sofferenze, hai preso su di te i nostri dolori. Docile come un agnello condotto al macello, ti sei lasciato maltrattare senza aprire bocca, offrendo te stesso in espiazione.

Sei stato trafitto per i nostri peccati, schiacciato per le nostre iniquità: per le tue piaghe siamo stati guariti. Fa risuonare la tua voce nei nostri cuori, affinché sappiamo vederti là dove ancora oggi ti rendi presente, per incontrare e servire te nei nostri fratelli. E quando potremo contemplare il tuo Volto glorioso, sarà gioia senza fine. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


Cieli nuovi e terra nuova. Mi vedrete, Mi conoscerete, non potrete più dire che Dio è solo una favola nella mente dei poveri!

 


Carbonia 24.06.2026

Amata figlia, chiedo preghiere per il Mio popolo!

Avvertite i Miei figli che il tempo delle cose vecchie è finito, stanno entrando le nuove: cieli nuovi e terra nuova.

Amate creature Mie, voglio deliziarvi di Me, delle Mie bellezze infinite, voglio realizzarvi in Me.

Tutto tace, il vostro paese è messo in condizioni di attesa, ma tutto si scatenerà all’improvviso, il suolo tremerà e il cielo si oscurerà.

La Mia Potenza non è ancora ben chiara agli uomini, essi pensano che Io sia un Dio fantasma, un Dio assente, ma eccomi, amati figli, vengo a manifestarmi a voi perché in voi succeda la grazia della vista, aprirò i vostri occhi, …Mi vedrete, Mi conoscerete, non potrete più dire che Dio è solo una favola nella mente dei poveri!

Eccomi, figli Miei, eccomi a voi, sono tutto amore, irradio amore e gioia, apritemi i vostri cuori, lasciate che sia Io ad accarezzarvi e nutrirvi delle Mie delizie, non mostratevi increduli, ma credete perché è giunta l’ora del Rapimento!

Il Cielo brama riavere i Suoi figli a Sé, desidera ardentemente abitare con loro, creare mondi nuovi con il Suo amato popolo.

Eccomi, amati figli, vivo nell’attesa di voi, nutro il vostro essere del Mio amore e grido a voi la pace! Pace, amati figli, la pace sia in voi!

Nella Mia Immensità vi accoglierò, vi rimetterò in Me in Spirito e Verità, avrete ogni sorta di bene e vivrete nella felicità immensa. Le cose di prima saranno passate, dimenticate dinanzi alla bellezza di ciò che vi apparterrà in Me.

Vivo in attesa di incontrarvi, figli Miei: …che bello sarà quando potrò stringervi a Me, farvi entrare in Me, …il Mio Petto si aprirà al vostro passaggio in Me e il Mio Spirito esalerà in voi di Me.

Cominciate e vivere mettendovi in Me, amati figli, non pensate a quello che resterà sulla Terra, tutto verrà dimenticato, per amore del vostro Dio dimenticherete ogni cosa, ogni sofferenza, riabbraccerete tutti i vostri cari e abiterete nella dimensione d’Amore infinito.

Vivo per voi e di voi, vi nutro di Me, la Mia Parola santa penetra in voi, abbiate amore e carità tra di voi, unitevi in un cuor solo e un’anima sola, il tempo che vi resta ancora nell’attesa di Me è finito, il passaggio è aperto perché Io venga con tutto il Mio Esercito celeste a mettere fine a questa feccia che vige sulla terra: Basta!

Eccomi a voi, figli Miei, popolo Mio, amato Mio popolo, eccomi a voi, sono fremente d’amore nell’attesa di voi, gioisco, potrò riavervi in Me, siete Miei, siete parte di Me, …nuovamente riabiterete in Me.

Si sciolgano i lacci della morte, sia apra la Terra e inghiottisca ogni essere impuro, …i ribelli a Me: lasciate la terra ai Miei eletti, o spiriti del Male, Io qui preparo un mondo d’amore, donerò al Mio popolo, nella libertà e amore infinito, il Nuovo Eden.

Acclamate il Mio Santo Nome, apritevi a Me, sono Io il vostro Unico Salvatore, Colui che vi ridonerà la vita in amore e gaudio.

Suonano le trombe, il Cielo comanda di aprire il portale, il Trono di Dio discenderà sulla Terra a rapire i Suoi figli e accompagnarli a Sé nella nuova vita.

Tremate, o porte antiche, ecco che il Re dell’amore infinito viene a riprendervi in Sé.

Piangete pure, demoni infernali, il vostro tempo si chiude qui! Ho atteso questo giorno con tutto il Mio Amore per voi, figli Miei, ora vi prenderò sulle Mie braccia e finalmente vi cullerò in Me, abbandonatevi a Me, fatevi prendere in Me.

Il Cielo si accende di mille colori, la Luce discenderà agli uomini, spazzerà via la tenebra e creerà nuove tutte le cose.

Vi benedico, con impaziente amore vi attendo tutti a Me.

Dio Padre.

Mi vedrete, Mi conoscerete, non potrete più dire che Dio

è solo una favola nella mente dei poveri!


RABBUNI’ GESU’ IL MAESTRO INTERIORE

 


LA NOSTRA VITA SPIRITUALE E IL NOSTRO MAESTRO INTERIORE

Se per la nostra vita razionale noi siamo simili alle nature angeliche, per la nostra vita spirituale - per la quale noi viviamo dei doni divini della Grazia e delle virtù soprannaturali - noi siamo addirittura simili a Dio, poiché, come dice San Pietro, noi siamo "partecipi della natura divina" (2Pt 1, 4).

In realtà, questa vita spirituale soprannaturale, noi l'abbiamo già vissuta lungo tutto il cammino fatto sinora; tuttavia, mentre per il passato essa veniva considerata solo indirettamente, cioè in rapporto ai danni causati dal peccato originale nei diversi settori della nostra vita naturale, qui, invece, viene considerata direttamente in se stessa, in ordine al danno causato in essa dal peccato originale: danno che potremmo considerare alquanto simile a quello che causò a satana il suo peccato, poiché in quel suo stesso peccato di "diventare come Dio" egli aveva tentato di trascinarci.

Anche la grazia del Battesimo ci ha liberato da quel peccato, tuttavia le sue conseguenze restano in noi, e non sono se non quei sette vizi capitali che noi abbiamo già considerato, ma che qui ritroviamo in edizione nuova, in quanto, dopo che ci hanno condizionato nella nostra vita sensitiva, ora condizionano la vita stessa del nostro spirito, così che ora si chiamano: superbia spirituale, avarizia spirituale, etc.

Entrando, dunque, in questo argomento della nostra vita spirituale soprannaturale, rileviamo anzitutto che essa ha una sua vita interiore, là dove essa vive della Grazia e delle virtù teologali; ma dispone pure di una vita esteriore, cioè della vita di orazione, là dove essa manifesta anche al di fuori lo stesso mistero che vive interiormente.

Perciò, dal comportamento di questa vita di orazione noi potremo cogliere anche i preziosi insegnamenti del nostro Maestro interiore: insegnamenti che saranno sempre fedeli alla nota tattica: guarire le ferite dell'anima, utilizzando le stesse ferite inferte dal nemico.

L'anima che ha seguito fin qui il cammino che abbiamo fatto attraverso le diverse sezioni della nostra vita, e che quindi ha accolto i tanti insegnamenti del Maestro interiore, insieme avrà pure fatto qualche progresso nella fede, così che noi ora possiamo coglierla in uno stato di vita soprannaturale e di orazione alquanto avanzato.

Cominciando dunque a seguirla in questo suo cammino, non faremo certo un trattato circa l'orazione, non essendo questo lo scopo di queste pagine, ma andremo mettendo in risalto solo quei momenti importanti della sua orazione che saranno segnati dagli insegnamenti del Maestro interiore, insegnamenti che potremo riconoscere, come sempre, per mezzo delle manifestazioni naturali spontanee della stessa anima.

Possiamo dir subito che, essendo quel cammino il medesimo, ma in senso opposto, di quello che l'anima. ha fatto sotto l'istigazione di satana, nella pretesa di diventare `come Dio'; ecco che quei momenti e i corrispondenti insegnamenti del Maestro interiore, non saranno che dei passaggi, in quel cammino di ritorno, dalla schiavitù del peccato verso la libertà dell'incontro con Dio.

In quel suo cammino di ritorno a Dio, quest'anima potrà aver già fatto alcuni buoni passaggi preparatori a quelli più importanti che verranno poi; fra tutti memorabile quello della scoperta dell'orazione, quello, cioè, in cui l'orazione è divenuta un fatto personale: fatto, questo, che può avvenire abbastanza presto, perché l'incontro con la propria personalità può avvenire con la stessa adolescenza. Tuttavia, può darsi che si tratti di un semplice inizio, di un primo risveglio della fede in un'anima che tuttora vive sotto l'influsso delle sue passioni; bisognerà, dunque, che perseveri nell'accendere e riaccendere quell'inizio, quel risveglio, così da liberarsi a poco a poco delle sue debolezze, fino ad avvertire dentro di sé la Divina Presenza, e stabilirsi quindi in una vita di orazione piuttosto continua e sicura.

Allora potrà maturare il momento per uno dei passaggi più importanti. Infatti, dopo che essa avrà lasciato dietro di sé tutto il peso dei suoi vizi capitali sul piano sensibile con i relativi peccati, avverrà che gli stessi vizi le peseranno sul piano dello spirito; cioè: la sua orazione sarà sì sicura e continua, ma si troverà come ripiegata su se stessa, sui propri gusti spirituali, e solo per questi verrà ricercata e bramata.

Si realizzerà, dunque, un'orazione, ma fatta di gola spirituale, di superbia spirituale, magari anche di lussuria spirituale, etc ...; un'orazione che non contrasterà l'egoismo ma, anche se inavvertitamente, lo andrà nutrendo.

Il Maestro interiore vede che è l'ora di intervenire, e interviene: dispone quindi che quell'orazione, che è di tanto gradimento per quell'anima, a poco a poco, o magari improvvisamente, le si trasformi in una realtà del tutto insipida e disgustosa.

Un cambiamento di clima così improvviso e imprevisto non potrà non provocare nell'anima un profondo disorientamento, specialmente se si tratta di un'anima che è del tutto ignara della presenza in lei del dolce Maestro interiore: la poverina non farà che ritornare alla preghiera nella speranza di ritrovarla come una volta, ma tutto sarà inutile.

Allora si volterà a destra e a sinistra, in cerca di chi la possa orientare, e speriamo che lo possa trovare.

Se invece si tratta di un'anima che sa della presenza dentro di sé del Maestro interiore, e sa che è proprio Lui che dispone di tutto ciò che le succede, e che lo dispone proprio per il suo bene, allora quel disorientamento, ben presto, comincerà ad illuminarsi: infatti, se è l'amore che dispone, l'adattarsi all'amore non può essere che invitante e dolce; in quel dolce adattarsi si potrà poi scoprire anche l'inganno di quella orazione che, alla stregua degli amori vani, era intenta ad amare se stessa piuttosto che l'Amore al quale parlava.

Il tutto, alla fine, potrà favorire un proposito non solo di eliminare dall'orazione ogni sorta e ogni ricerca di gusti, ma di preferire addirittura il contrario.

L'anima, dunque, esce assai bene da questa prova, pronta per un cammino di orazione libero ormai dall'inganno dei gusti sensibili, e quindi consegnato solamente alla luce calda e semplice della Parola di Dio.

Tuttavia, ecco che, dopo un certo periodo, potrà avvenire che quella Parola, accostata da lei con una mente capace sì di intenderla, ma divenuta poi, col tempo, desiderosa di indagarla, di svilupparla, di interpretarla, etc., all'atto concreto di venir consegnata alla vita, quella Parola, svigorita così fra le tante altre in cui era stata diluita, mancherà della sua forza di coinvolgimento e di influenza, come il grano che non ha potuto entrare sottoterra...

Siamo dunque davanti ad un altro momento o passaggio importante che esige l'intervento del Maestro interiore. Questo intervento si chiamerà: aridità! Un'aridità tale che sappia estirpare le occulte radici delle diverse forme di superbia spirituale e riduca quindi lo spirito alla condizione di non poter far che... niente!

Una parola, questa, che, come possiamo immaginare, ridurrà lo spirito in uno stato se non di morte, di qualcosa di simile. San Giovanni della Croce si premurerà di confortare queste anime dicendo loro che `faranno molto se persevereranno nell’orazione senza far niente': Infatti, questo far niente potrà condurle ad una scoperta, cioè che Dio e solo Dio è Tutto! Perciò perdersi nel dolce Maestro interiore sarà un trovare tutto, trovarsi nel Tutto.

Penso che solo una fede sicura in questa verità di un Dio presente in noi, potrà guidare l'anima a simili scoperte! Difatti, una volta superata anche questa prova, l'orazione di quest'anima potrà volare al di sopra di ogni compromesso con il senso e con le stesse facoltà naturali, nel cielo tranquillo delle virtù teologali.

Ma questo cielo non è ancora quello empireo.

La nostra fede, speranza e carità sono sì realtà divine, ma dentro vasi fragili: quel cielo empireo verso cui esse ci portano, noi spesso ce lo raffiguriamo anche attraverso una fede che è ancora troppo umana, attraverso una speranza che è ancora troppo confusa tra le nostre speranze. Scatterà dunque anche qui un altro momento importante in questo viaggio della vita di orazione, e sarà sempre il Maestro interiore ad inaugurarlo quando succederà che l'anima, più o meno improvvisamente, si scoprirà senza fede, cioè senza più alcun segno di quel gran conforto che le veniva prima dai diversi articoli del credo, e ancor più dalla speranza nella vita eterna: quel conforto, ora, se cercato e ricercato dall'anima, può addirittura tramutarsi in ulteriore sconforto.

La situazione, qui, più che mai potrà apparire tragica e senza sbocco; invece, per un'anima che sa, tramite sempre quella presenza interiore, che la fede è un dono del Suo Amore, dono totalmente gratuito che si esercita non per via del sentimento, ma compiendo semplicemente le opere della fede, cioè la volontà di Dio, ecco che quella situazione può redimersi, illuminarsi e trasformarsi in una vera occasione di portare alla sua perfezione una vita, un'orazione di vera fede e vera speranza teologale.

Santa Teresa di Gesù Bambino, che ha vissuto questa prova così da diventare una maestra in proposito, ha anche affermato di non aver mai fatto tanti atti di fede come durante tutto il suo lungo perdurare. In una delle strofe del suo cantico alla Vergine, ha voluto dare questo incarico a Lei:

"Digli (a Gesù che mai per me si senta nel disagio accetto di aspettarlo fino al tramonto estremo che spegnerà mia fede. ".

Purificata così la fede, e per essa anche la speranza, un altro momento e passaggio importante in questo viaggio dell'orazione verso la sua perfezione nella vita eterna, non potrà non riguardare l'altra virtù teologale, cioè la carità.

La carità "è il vincolo della perfezione" (Col. 3, 14), perciò tutti i momenti o passaggi già osservati, se direttamente erano orientai verso altri punti della vita di orazione, indirettamente riguardavano anche la carità; ora, invece, che il momento e passaggio riguardano la carità in maniera diretta, indirettamente riguardano anche tutti gli altri.

Avviene dunque che l'anima, che ha fatto questo cammino di orazione superando tutti i diversi momenti, quelli visti e quelli non visti, sempre desiderosa di giungere a quella meta dell'incontro con il suo Maestro interiore, proprio nel momento in cui più che mai sembra che quel desiderio stia per aprirsi a quel divino abbraccio, ecco che il maestro interiore ha in serbo un'estrema esigenza per purificare, sublimare ancor più quel desiderio: come il Padre aveva fatto anche con Lui quando, sulla croce, stava per finire il suo sacrificio, così vuol fare anche Lui con quell'anima, perché gli diventi sempre più simile: la abbandona dunque a se stessa, come se Lui non ci fosse più per lei, anzi la respinge da sé come fosse degna di dannazione. E l'anima - commenta San Giovanni della Croce - si sente tanto impura e miserabile, da sembrarle che Dio le sia contro, e che lei sia divenuta contraria a Lui"

Tanto è importante che noi sappiamo morire ad ogni stimolo di presunzione e che scopriamo il nostro niente, dal momento che l'amore stesso con cui vorremmo amare il nostro Dio non può essere il nostro ma un altro, scaturito, nutrito e maturato dal suo.

Questi sono alcuni dei passaggi che l'anima, sotto la guida del Maestro interiore, dovrà affrontare lungo il viaggio di ritorno all'abbraccio del suo Sposo Divino, quello che essa aveva abbandonato, fuggendo lontano da Lui dopo che lo aveva tradito, consegnandosi in braccio al peccato, cioè al suo nemico. Tuttavia, notiamo che questi passaggi o momenti importanti del cammino dell'orazione non appartengono geometricamente o meccanicamente solo alla parte estrema di questo cammino, ma - fatte le debite proporzioni - un po' a tutto il cammino dell'orazione.

Bisognerà, però, che l'anima non cada mai nell'errore purtroppo tanto diffuso di attribuire al caso, e tanto meno all'intervento del nemico, quei cambiamenti di tono o di clima in cui potrà imbattersi, ma - sicura nella sua bella fede che le parla tanto chiaramente della presenza in lei della SS. Trinità e quindi del suo Maestro interiore - sappia sempre tutto riferire a Lui e risolvere con Lui, il quale è sempre e sempre Amore, qualsiasi avvenimento o novità le succeda dentro o, spontaneamente, dall'esterno, così che - come appunto insegna Santa Teresa - si trattasse pure di suggestioni diaboliche, prendendo tutto da Lui e dal suo Amore, non solo non potrebbero nuocere, ma piuttosto servire.

PADRE VIRGINIO CARLO BODEI C. D.