Asmodeo, un demonio umorista
Da qualche tempo Max, durante le preghiere di liberazione ha cambiato umore e loquacità. Da muto che era ha cominciato a dialogare con battute umoristiche, scherzose per prendermi in giro, per deridere le mie preghiere e segni liturgici. Anche negli ultimi incontri dinanzi ad alcuni segni si mostra particolarmente sofferente: io li ripeto per stancarlo e farlo soffrire perchè se ne vada.
Lo vedo reagire nuovamente all'aspersione dell'acqua santa, mentre per un certo tempo si era mostrato indifferente, così pure all'invocazione dello Spirito Santo, alle promesse battesimali, alle unzioni con l'olio dei catecumeni e degli infermi. ¨ tornato a mostrare reazioni forti, a lamentarsi per le sofferenze,: grida: non ne posso piø.
Succede anche con i segni di croce. Mi dice: Non hai ancora finito; ancora croci, quante croci ci sono!
Che ne fai di tutte queste croci?
Lui è morto 2000 anni fa; chi si ricorda di Lui?.
Si lamenta pure quando invoco alcuni Santi dinanzi ai quali mostra maggiore reazione. Soffre molto alla invocazione di S. Leopoldo, Giovanni Paolo II° . A riguardo di P. Pio, mi dice: Lascialo stare, è morto, sono tanti che lo disturbano, che lo chiamano. Io continuo ad invocarlo per disturbare di più il demonio.
E lui: E dai ancora, finiscila di disturbarlo. Invoco poi Renato Baron. Sorride ironicamente e mi dice: Ah, questo piccolissimo; di fronte a P. Pio è una cosetta così di qualche centimetro. Cosa vuoi che faccia. Di S. Romualdo mi dice:
Lascialo in pace dove sta; non ha mai fatto niente nella vita, cosa vuoi disturbarlo adesso?
Passo allora ad invocare S. Antonio di Padova: Ah ben, questo ormai è vecchio. Allora invoco il Curato d'Ars: Oh, questo sì è buono! Ma quanti ne vuoi tirar fuori. Non la finisci più; lasciali in pace.
Alla presentazione del Crocifisso mi dice: Ancora croci?
Ma finiscila, lasciami in pace, sono stanco. Se mi fai arrabbiare me ne vado via. Benissimo, gli rispondo, è proprio quello che aspetto. Subito rettifica: No, no, scherzavo, l'ho detto tanto per dire. Non andrò mai via di qua; sto troppo bene. E poi con questo caldo andare all'inferno. Però soffri molto anche qui e ormai sei stanco!. Sì soffro, mi dice con molta calma e ironia, ma ormai ho imparato a sopportare, a sopravivere; butto tutto dietro le spalle e resisto. Batti pure, ma di qua non mi muovo.
Mentre sto alitando lo Spirito Santo sul posseduto, come la liturgia suggerisce per cacciare i demoni, subito si lamenta, reagisce con forza, dice che non ne può più. Io ripeto il segno, continuo a soffiare e lui mi dice: Oh, come si sta bene qui, e una bella arietta fresca. Continua pure a soffiare, mi fai un piacere. Con il caldo che è fuori, mi va bene. Una battuta di fine umorismo e sottile ironia! Aggiunge:
Cosa vuoi darti tanto da fare. Ormai mi sono abituato a soffrire. Mi scrollo tutto di dosso, ho fatto le spalle grosse e resisto bene. Fai tutto per niente. Non mi stanchi!
Questo demonio non ha alcun atteggiamento di lotta, di
arroganza, non si proclama il più forte, solo qualche lamento
di sofferenza, con animo bonariamente disteso, sa sopportare
per tirare avanti, perché sta sempre meglio che all’inferno.
In un successivo incontro di preghiera, torno a chiedere
aiuto alla Madonna, a P, Pio per stancare e allontanare il demonio. Lui reagisce, sente la sofferenza come ricevesse forti
frustate, soprattutto quando dico a P. Pio di passare le sue mani piagate sul corpo del posseduto per colpire il demonio.
Anche se soffre, trova lo stesso il tempo per ironizzare,
per fare dell’umorismo e scherzarvi sopra. “Lascia P. Pio a
dormire, perché lo disturbi anche tu? Come vuoi che faccia ad
ascoltare tutti, sono troppi quelli che lo cercano! Finché era in
vita ci ha bastonati bene, ormai fa poco”.
Vedendo che avverte bene la presenza di P. Pio per le sofferenze che gli procura gli dico: “Hai visto che non dormiva,
che è venuto; hai sentito come pesano le sue mani?”. Commenta: “Purtroppo sì, mi ha fatto sentire le sue mani, ma ora
lascialo riposare”. Ovviamente parla per starsene tranquillo.
A quel punto penso di farmi longa manus di P. Pio e passo
con le mani e la stola sulla schiena del posseduto Max. Il demonio mi avverte: “Non farlo, gli togli tutti i chiodi che gli ho
piantato. Io ho faticato molto per piantargli anche le spine sulla schiena, per farlo soffrire ed ora tu le stai levando tutte. Tu
mi rovini tutto il lavoro, finiscila, non vedi che mi fai il solletico: lasciami in pace”. “Ti lascio in pace se te ne vai di qui; va
pure dove vuoi, ma lascia libero Max”
“Si, aspetta che me ne vado di qui!. Rimango anche se soffro”. Poi tace piuttosto confuso. Io lo tartasso forte con benedizioni, aspersioni di acqua santa (per lui acqua sporca), invocazioni dello Spirito Santo e con il Crocifisso.
All’unzione con l’olio dei catecumeni e degli infermi sul
capo non riesce più a sopportare e dice: “Sono come mattoni
scagliati sulla testa, pesano forte, mi sconquassano la testa.
Finiscila, lasciami stare”. Io continuo sulla spaziosa ‘piazza’
della testa l’unzione e invoco i Santi che gli sono più ostili.
Invoco ancora S. Antonio e lui mi ripete: “È troppo vecchio, non fa più niente. Una volta sì ha fatto molto”. “Ma sono
ancora molti che vanno ad invocarlo”. “Si, fanno bla bla, ma
non c’è fede. Passano davanti chiacchierando”. Vuol farmi
capire che sono più turisti che devoti del Santo.
Non devo credere alle sue parole perché vuole deviare il
mio interesse e invocazione a S. Antonio, ma rivela pure il
diverso spirito di fede con cui viene invocato oggi S. Antonio.
Per alcuni finisce per essere il ‘maghetto’ che aiuta a sperare
risolvere i problemi del mondo.
Ad un dato momento mi dice: “Sono una strega”. Penso
che voglia alludere alla suocera del posseduto, considerata
proprio la strega dal genero. Gli faccio delle domande per saperne di più, ma non vuole più rispondere. Su alcune cose
chiedo: “Nel nome di Cristo, dimmi la verità”. Lui non dà valore alle mie domande, sorride e dice: “Gesù è morto 2000 anni fa, cosa vuoi che faccia?”.
“Ma è risorto e nel nome di Cristo che mi ha dato il potere
di cacciare il demonio sia come cristiano, sia come sacerdote:
“Asmodeo, maledetto da Dio, vattene all’inferno nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Ogni volta faccio il
segno di croce, lo vedo contorcersi, come gli dessi una sferzata, vorrebbe scansarla, ma poi cerca di sopportarla.
Gli consiglio: “Ti conviene andartene perché ti bastonerò
sempre di più”. “Ma perché devo soffrire tanto se non ho fatto
niente”. Il Padre eterno vi ha cacciati perché vi siete ribellati”.
“Ma, che ribellati! Alcuni si sono ribellati e noi ci siamo andati dietro senza neppure sapere il perché; non abbiamo fatto
nulla di male”. “Possibile che il Padre Eterno vi abbia cacciati
all’inferno senza conoscere il vostro spirito, le vostre intenzioni, se eravate colpevoli o no. Lui vede tutto nel nostro cuore”.
“Allora è un furbo anche Lui che vede da lontano”. “Se non
hai fatto niente e ti sei infilato dietro senza sapere, va a dirglielo, a chiedergli scusa”.
A questo punto tace, riconoscendo che ora non si può fare
più niente. Cercava di
indurmi alla compassione, a sopportare la
sua presenza, senza
farlo soffrire molto e
senza mandarlo via.
Il posseduto termina l’incontro di preghiera stanco, sfinito,
sconvolto, ma rimane
convinto di continuare
la lotta. Vorrebbe sapere se e quando la
battaglia finirà, se riuscirà uscirne fuori.
Alcuni segni rivelano che stiamo lottando sulla strada giusta, che il demonio vorrebbe ostacolare, ma non ci è dato di sapere quanto lunga sarà.
Passando sopra il suo corpo con la Madonnina (quella
trovata sopra le scalette di Monte Berico), il demonio soffre,
specie quando passo sullo stomaco, sugli arti, sul capo. Si
domanda cosa è che gli fa tanto male, poi si accorge che trattasi della statuetta della Madonna. Mi dice: “Sei stato ben
fortunato; qualcuno l’ha messa!”. “Ne ho trovate quattro: due
come questa e due diverse!”. Rimane ancor più stupito.
Alle invocazioni di S. Romualdo, S. Pio, S. Leopoldo
soffre e si lamenta ancor di più. Passando con le reliquie dei
Santi, con il Crocifisso, con la stola dice che cavo tutti i chiodi che nascostamente di notte lui ha piantato sul corpo del
posseduto. “Non lo sapeva nessuno, dice, l’ho fatto in silenzio”.
Durante i segni di Croce per mandarlo via, mi dice che
non ne può più, di lasciarlo stare. Aggiunge: “In fondo sono
il più buono dei demoni”. Poi arrabbiatissimo reagisce e mi
caccia via: “Sono 30 anni che io sono qui: pretendi di cacciarmi via in tre giorni”? Gli rispondo: “Proprio perché sono
30 anni che torturi quest’uomo, devi andartene via presto”.
“Io sono qui e ci rimango. Ricordati che sono uno dei demoni
più buoni, e tu lo sai bene che gli altri sono ben più cattivi.
Lasciami in pace, diversamente chiamo uno più cattivo con
me, un mio amico”.
Nel lamentarsi chiede aiuto alla mamma. Gli chiedo: “Ma
tu hai una mamma?”. Mi risponde di sì. Gli chiedo: “E’ la
Madonna”?. “E no”! Poi mi chiede di fare la pace. “E no, non è possibile: io
devo allontanarti da Max”. “Allora facciamo una tregua per
tre mesi”. “Se mi prometti di andartene dopo i tre mesi, allora
facciamo la tregua”. “E no! Dopo tre mesi riprendo la guerra”! “Allora, maledetto Asmodeo vattene subito all’inferno nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Ogni segno di Croce gli arriva come una freccia che colpisce il suo corpo. Visto che io continuo a cacciarlo con i segni
di Croce, lui cerca di non reagire, si mostra quasi indifferente
per indurmi a lasciarlo stare.
Reagisce ancora dinanzi all’acqua benedetta. All’ultima
benedizione reagisce fortemente, cerca di coprirsi. Visto inutile, si alza di fretta e fugge via di corsa agilmente. Io lo inseguo
e lo raggiungo lo stesso con l’acqua benedetta: reagisce fortemente e cerca di coprirsi. Gli sembra di bruciare dove viene
bagnato con l’acqua santa.
Più lo aggredisco con preghiere, benedizioni, segni di Croce, più impedisce a Max di pregare: questa sera l’ha lasciato a
pregare pochissimo. Speriamo sia un segno che annuncia la soluzione
della difficile
situazione e
Max venga liberato dalla
presenza diabolica.
FRATELLO ESORCISTA