martedì 23 giugno 2026

Vera Presenza

 


Messaggero: Nota: La mattina presto del 6 ottobre fui svegliata dal suono di bussare e dalla canzone "Oh, la Signora sta chiamando, ti sta chiamando ora" che suonava. Poi la prima lettura alla Messa quella mattina parlava di Gesù che bussava.

Nel pomeriggio andai all'Adorazione nella Chiesa di Santa Gertrude. Il Santissimo Sacramento era esposto e, mentre adoravo Gesù, chiusi gli occhi. Vidi un'immagine di Gesù, il Suo volto di profilo. L'immagine durò circa due minuti, poi svanì lentamente. Mentre svaniva, un'immagine di un ostensorio entrò in vista. Questo significava per me la Vera Presenza di Gesù e il Suo chiamarmi a diffondere la devozione a Gesù nell'Eucaristia e l'adorazione davanti al tabernacolo.

Quella stessa sera, dopo la Comunione alla Messa a Dayton, udii una voce dietro di me dire "Rita". Mi voltai e non c'era nessuno. Ho avuto molte immagini di porte. Gesù mi ha chiamato bussando per scrivere queste lettere per voi. Siete chiamati ad aprire i vostri cuori e lasciare che Lui dimori in voi. Vi ama così profondamente. 

Gesù parla: Io sono il Signore, tuo Dio, e non avrai altri dèi davanti a Me. Vieni e sta' con Me, figlio. Io rendo il tuo cuore pieno di gioia. Ti consolo. Ti santifico. Ti rendo luce e tu ti rivolgi solo a Me nelle tue preghiere e gridi per la Mia misericordia, la Mia grazia e il Mio amore. Tutto è su di voi, piccoli. Tutto in questo mondo è così inutile. La Mia mano è su di voi per fare la Mia opera. Ho bisogno che tu sia libero per stare con Me qui nella Mia chiesa. Ricorda il Mio volto, poi l'ostensorio. Tu, figlio Mio, Mi vedrai. Mi farò conoscere a te. Devi venire ogni giorno e stare con Me, da solo. Un'ora per noi ogni giorno. Non privarMi. Sii qui per Me. Desidero stare con te e condividere Me stesso con te. Non voltarti via e verso altre cose. Le Mie preoccupazioni sono le tue uniche preoccupazioni. Rivolgiti a Me e sii attento a tutto ciò che ti dico. Tutto il resto non ha importanza.

Io sono il tuo Dio e ti amo. Ho bisogno che tu consegni questi messaggi. Devi rimanere totalmente fisso su di Me. Sii qui affinché Io possa operare in te, piccolo. Non posso costringerti a venire. Ti sto dicendo ciò che desidero. Fa' tutto il necessario per stare con Me solo ogni giorno. PregaMi costantemente. Tu non devi essere di questo mondo. Ecco perché ti senti come un disadattato. Non puoi fare questo lavoro ed essere mondano. Devi lasciarti andare e fidarti completamente di Me.

Sono veramente con te, piccolo. Siamo come veri amanti. Ti aspetto e tu desideri così tanto stare con Me. Sai quanto desideri essere qui. Devi vedere come Satana mette altre cose sulla tua strada. Devi essere più astuto di lui e renderti conto che Io ti voglio con Me in chiesa. Tutto il resto è insignificante. Hai ora visto il Mio volto di profilo, figlio. Sono Io, Gesù, che ti ama. Non stai perdendo nulla. Stai guadagnando il Mio amore e la nostra relazione. Resta attaccato a Me, figlio. Fidati totalmente e sta' con Me. Nient'altro ha importanza. Io sono il tuo Dio e sono geloso. Voglio il tuo tempo-qui. Voglio il tuo tempo in preghiera. Voglio te-solo. Tutto il resto è insignificante. Io riempio il tuo cuore di ogni cosa buona e sono lì in ogni passo che fai.

Io sono Gesù, Figlio del Dio Vivente. Vieni, figlio, aspetto e aspetto te. Non farmi aspettare. Ti prego di venire. Di' agli altri che sei occupato. Il tuo amore ti aspetta e Io sono Dio, figlio. Un'ora da solo con Me ogni giorno. Nessuna scusa. Voglio stare con te, figlio. Voglio mostrarti di più ma tu non vieni abbastanza a lungo o dormi. Sta' con Me, figlio Mio. Aspetto, aspetto, aspetto. Ti voglio con Me. Ti amo. Ascoltami e non temere.

6 ottobre 1993


IL MISTERO DELLA NOSTRA INTIMITÀ CON DIO

 


IN CHE COSA CONSISTE L'INTIMITÀ DIVINA?


Per conoscere la natura dell'intimità divina che condivideremo con Dio, basta interrogarci sulle nostre amicizie umane; chiarificandoci, esse ci apriranno ampi orizzonti. L'intimità è il risultato dello sforzo di due esseri che non desiderano altro che diventare uno: avere ciascuno la stessa vita dell'altro.


L'intimità umana: la sua genesi

Nasce da un incontro. Un giorno, per un felice caso, due esseri si trovano l'uno di fronte all'altro. Fino ad allora erano completamente sconosciuti. La conversazione si avvia, si scambiano punti di vista. All'improvviso, per una sorta di simpatia prestabilita, si comprendono. Si scoprono molto simili. Il modo di pensare, di sentire, di reagire, quel "non so che" che fa percepire in un essere una parentela misteriosa, che non si può spiegare e che lo avvicina singolarmente a voi, tutto questo è stato il punto di partenza di un'amicizia, che desidera solo crescere, essere messa alla prova. Cercano di incontrarsi, conversare, mantenere uno scambio di ciò che hanno di meglio in sé, mirando a una comunione che aspira a essere totale. Se la vita separa questi amici per un po', le relazioni proseguiranno per corrispondenza, per queste mille piccole prove di un'amicizia che vuole essere sempre presente e che soffre per la separazione. Man mano che il tempo compie la sua opera di approfondimento, le anime si avvicinano sempre di più; si appoggiano su un sentimento molto bello e condiviso con la stessa intensità.

Queste anime sentono molto presto che la loro intimità sarà perfetta, condividendo gli stessi pensamenti, per arrivare all'unione delle volontà. Forse qui o là nascono alcune leggere dissensioni: modo diverso di apprezzare questo o quel motivo particolare, di reagire in qualche circostanza. Poco importa! Questi due esseri, uniti da un'amicizia nascente, apprezzano troppo il suo valore e la sua insostituibile bellezza per fermarsi a banalità. Non tengono conto delle loro preferenze personali, tanto che è vero che solo un grande amore è capace di fondere i cuori nell'unità. Eviteranno tutto ciò che possa creare una dissonanza tra loro. La loro unica angoscia sarà il pensiero di una possibile separazione. Non osano nemmeno prevederla. E se la vita dovesse produrla, essi avrebbero per sempre nel cuore una ferita incurabile, perché sanno che un cuore che si consola, dopo la separazione, sembra rinunciare a colui che è partito.


L'intimità umana: la sua natura

Queste poche annotazioni, tratte dall'esperienza umana, indicano chiaramente cosa si deve intendere per "intimità". È una particolare natura di relazioni tra certi esseri che l'amicizia avvicina. Si vive nell'intimità di qualcuno quando si penetra nei suoi pensieri più intimi, si cerca di conoscerli per condividerli, quando si hanno, in tutte le cose, gli stessi punti di vista dell'altro, quando tendiamo a concordare con la sua volontà.


La vita familiare: modello di intimità

È indiscutibilmente nella vita della famiglia che scopriamo tutta la ricchezza che questa parola "intimità" può contenere in sé stessa. Questa vita domestica si può definire in modo molto semplice: consiste nel vivere insieme. Fondiamo una casa per rimanere uniti, a essa torniamo per ritrovarci di nuovo. È una vita che si oppone a quella esterna. Di sera, quando il padre di famiglia finisce il suo lavoro, torna a casa. Si toglie la giacca, chiude la porta e si unisce ai suoi. Forse è stato preoccupato, per tutto il giorno, da molteplici preoccupazioni, da difficoltà di ogni genere. Si sente sfinito dalla stanchezza! Porta con sé apprensioni, inquietudini per il giorno seguente. Poco importa! Ha fretta di ritrovare l'atmosfera familiare. Sa, per esperienza, che essa è capace di curare molte ferite, di riconfortare il coraggio che dubita di sé stesso, di compensare non poche miserie. Vedere sua moglie e i suoi figli sarà per lui un grande conforto. Si siedono a tavola. Egli non pensa più alle cose che lo preoccupano. Parlano, se desiderano parlare, tacciono, se desiderano stare in silenzio. E mentre i corpi si ristorano, avviene nel più profondo delle anime qualcosa di molto bello: è l'intimità dei cuori che si unisce. È il clima familiare che si forma. Stanno gli uni accanto agli altri. Coloro che hanno avuto la felicità di conoscere questa gioia della famiglia riunita intorno a una tavola, nello scambio spontaneo di pensieri reciproci, ne conservano un ricordo imperituro. Sembra che sulla terra non possa esserci nulla di meglio. E quali che siano i cammini della vita, con le sue inevitabili separazioni e le sue prove, conserveranno, nel loro intimo, questa visione delle gioie passate che nulla potrà cancellare. La vita familiare non è veramente dolce se non per coloro che la conoscono. Al contrario, non si può dubitare della grande tristezza degli orfani: non hanno mai sperimentato questa dolcezza, non sanno cosa sia amarsi in famiglia. Così, nei loro cuori ci sarà sempre un vuoto che nulla potrà colmare. Anche se trovassero, in futuro, una felicità autentica nel loro cammino, sentirebbero la mancanza di non essere stati accolti sotto un tetto, dove i cuori si avvicinano nella comunità di una vita condivisa in pienezza.


L'intimità divina: un appello del Signore a tutte le anime

È ciò che Dio sogna di realizzare con noi. Egli sogna una vera intimità tra il suo cuore di Padre e quello dei suoi figli. Egli sa bene che è l'unico cammino possibile affinché arriviamo a conoscerlo con tutte le ricchezze del suo amore. Non vuole aspettare il grande incontro nella Patria per aprirci il suo cuore e rivelarci i suoi segreti. Cerca anime che comprendano il suo desiderio. Le chiama, le educa lui stesso, non trascura nulla affinché il suo sogno diventi realtà. Ecco tutto il mistero delle vite contemplative, così care al cuore di Dio: faranno della loro intimità con lui una funzione nella Chiesa. Per esse soprattutto si realizza la parola della Sacra Scrittura: "Mi cercherete, e mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Mi lascerò trovare da voi" (Ger 29,13). Tale è il "mistero" dell'intimità che dobbiamo condividere con Dio. Siamo chiamati a lui qualunque sia la nostra condizione, qualunque possa essere la nostra vocazione umana.


L'intimità divina: cosa è necessario estrarre dalla sua nozione

Le conclusioni che derivano da questa percezione si lasciano facilmente intuire. Osserviamole: sono piene di significato.

1ª) La nozione di intimità esclude, dalle nostre relazioni con Dio, ogni idea di servitù. Questa si addice al mercenario. Non c'è molta intimità tra il padrone e il servitore. Il padrone si accontenta di dare ordini senza spiegare le sue intenzioni. Il servitore non pensa a penetrare nel pensiero del suo padrone; si accontenta di eseguire ciò che gli viene ordinato, cercando di risparmiarsi il più possibile. Forse addirittura succede che non lo serva di buona volontà, ma semplicemente perché è obbligato per guadagnare il suo salario. Desidera, molte volte, lasciare il suo padrone, riprendere la sua tranquillità e la sua libertà. È ciò che fa quando è stanco di ricevere ordini o ritiene che non gli convenga più eseguirli.

2ª) È necessario inoltre eliminare dalla vita di intimità con Dio ciò che potremmo chiamare relazioni d'affari. Nel mondo, certi uomini si avvicinano in questo modo; ciò li obbliga, a volte, a relazioni prolungate, molto frequenti, quotidiane persino. Non c'è, tuttavia, alcuna intimità tra loro. Ciascuno ha in vista solo il fine che persegue per il proprio interesse, senza preoccuparsi di quello del suo vicino. Ciascuno lavora per sé; i pensieri dell'uno non sono assolutamente quelli dell'altro. Non c'è tra loro se non questa cosa fragile: l'interesse: quando questo scompare, le relazioni cessano; non si vedranno, forse, mai più.

3ª) Ci sono ancora persone alle quali pensiamo di poterci unire. Giudicando dalle apparenze, sembra che ci si possa fidare di loro, affidare loro i nostri segreti. Sfortunatamente ci accorgiamo presto che non sono degne di fiducia. Sono superficiali! Invece di interessarsi a ciò che desidereremmo dire loro, parlano solo di cose vane, di futilità, di mille sciocchezze che le preoccupano. Con loro, nessuna comunicazione di anime è possibile; non possono comprendere. Non vivono allo stesso livello spirituale.

L'intimità divina: chi può pretenderla? Le anime rappresentate da queste tre categorie di persone non potranno mai avere una vera intimità con Dio. Se desideriamo trattare con Lui affari, difendere punti di vista personali, non potremo mai fare nostri i Suoi pensieri. Ciò che costituisce la Sua vita, i Suoi desideri, la Sua felicità, tutto questo rimarrà estraneo a loro. Nemmeno le anime superficiali possono pretendere di condividere la Sua intimità. Dio credeva di poter contare su di loro; c'era qualcosa, in queste anime, che Lo attirava. Ma quando Egli provò a confidarsi con loro, esse non furono capaci di comprendere; i loro spiriti e i loro cuori erano altrove. Così, Egli dovette abbandonarle: non erano degne di Lui!

Con chi, dunque, si ha intimità? Con coloro che si ama. Con loro ogni comunicazione diventa facile, ogni scambio di idee diventa spontaneo. Nulla costa quando si tratta di compiacerli e di andare in loro aiuto. L'amore che vive nel cuore trasfigura tutto, semplifica tutto. Questa osservazione è preziosa, poiché indica che è l'amore di Dio che agirà nella nostra vita spirituale, come "lievito". È Lui che sarà la fonte nascosta e vivificante della nostra intimità con il Signore e che spiegherà la sua vitalità.


**L'intimità divina: la sua comparsa in un'anima**

Cosa è necessario affinché questa intimità sorga? Affinché un bambino abbia intimità con i suoi genitori, è necessario, in primo luogo, che partecipi della loro vita in ciò che essa ha di più essenziale e insostituibile: deve essere unito a loro dall'identità della corrente vitale tra i tre. Espansione delle loro stesse vite attraverso una comunicazione che spiega l'amore, egli è il loro prolungamento. Essere riparato sotto lo stesso tetto dei suoi, sedersi alla stessa tavola, partecipare agli eventi della famiglia, tutto questo, per quanto eccellente sia, non basta. È necessario che una realtà più profonda unisca il bambino ai suoi genitori. Ciò che fonda l'unità di una famiglia è la comunità del sangue.

La nostra intimità con Dio non conosce altra legge. Essa non può nascere se non nel cuore del figlio di Dio, nel quale circola la vita divina; è essa che lo farà entrare nella sua famiglia. Questa inserzione non potrà essere che un effetto del suo amore, perché San Paolo dice: noi nasciamo "figli dell'ira" (Ef 2,3). L'inimicizia creata tra Dio e noi, dal peccato originale, ci ha posto in una condizione miserabile, dalla quale non potremo uscire se non che Dio infonda in noi, lui stesso, la sua vita e ci allei a lui. È la grazia iniziale del battesimo che opera nella nostra anima una trasfusione del sangue divino, ci lega in un certo modo a Dio per l'identità della corrente di vita che, d'ora in poi, circolerà tra lui e noi, e la cui tendenza sarà di svilupparsi sempre più se non vi porremo ostacolo. Qui sta la nostra grandezza essenziale. San Paolo ha avuto cura di avvertire, su questo, gli efesini: "Voi, dunque, non siete ospiti, né avventizi, ma siete cittadini dei santi e membri della famiglia di Dio" (Ef 2,19).

Non dimentichiamoci mai di questo: la nostra intimità con Dio ha radici nella grazia battesimale. Nella misura in cui abbiamo coscienza di appartenere a Dio, avremo interesse a incontrare nostro Padre, a conversare con lui, sogneremo l'intimità con lui. Non sarà perché non abbiamo il "senso filiale", che non abbiamo fame di Dio? La nostra preghiera langue, il suo linguaggio è senza splendore, il nostro impulso verso lui è molte volte contenuto, perché non prendiamo mai piena coscienza della realtà divina, che il battesimo ha inserito in noi, per affiliarci a Dio, d'ora in poi nostro Padre. È la nostra lucidità di figli di Dio che farà di noi anime avide di incontrarlo e di vivere insieme a lui. L'intimità divina: espansione del dono della pietà

C'è, tuttavia, qualcosa di più da osservare, e chiunque ha visto la vita di un bambino nel seno della sua famiglia, se ne convincerà senza difficoltà. Conosci, come me, bambini i cui genitori, dopo aver dato loro la vita, si sono sforzati di educarli, li hanno circondati delle loro cure, li hanno avvolti con il loro amore, senza mai conoscere il minimo sfinimento nel dono di sé stessi. Ahimè! Questi bambini non hanno alcuna intimità con loro. Peggio ancora, tutto sembra allontanarli. Un temperamento difficile, squilibrato, tendenze egoistiche incorreggibili, abitudini di vita contrarie a quelle dei genitori, tutto si unisce in loro per renderli "disadattati". Sono difficili da sopportare, rendono l'atmosfera pesante con la loro presenza. Mai una parola affettiva, mai un gesto di gratitudine, mai un comportamento disinteressato. Li sentiamo chiusi verso gli altri, imprigionati nelle loro povere personalità, inclini alle loro tendenze ribelli. Che cosa manca loro, dunque? La pietà filiale, una specie di tenerezza che ammorbidisce il cuore e lo fa vibrare nella gioia, nel dolore; una propensione istintiva a vivere per gli altri, a condividere le loro preoccupazioni, le loro prove, a penetrare nelle loro anime. C'è tutto questo nel movimento del cuore che conduce il bambino ai suoi genitori. Quando il suo cuore è pieno di questo amore filiale, i genitori lo sentono perfettamente; è anzi oggetto della loro gioia più profonda, perché sanno che nulla sostituisce quella spontaneità, quell'impulso di un cuore che ama veramente. Esprimono, inoltre, il loro contentamento con queste parole: "Questo figlio è la nostra immagine!" Quanti cristiani non ci sono che hanno ricevuto la vita divina, e tuttavia vivono come se Dio fosse per loro un perfetto estraneo? Quanti non gli rivolgono mai una parola, e hanno chiuso i loro cuori a ogni intromissione della sua grazia? In sua presenza sembrano disseccati, incapaci di un movimento d'amore o presto stanchi della sua compagnia! Non sarebbe perché manca loro quella pietà filiale, dono dello Spirito Santo, per la quale il nostro cuore si apre spontaneamente per parlargli, desiderare di incontrarlo, sentirsi molto vicino a lui, godere della sua compagnia? San Tommaso d'Aquino fa questa riflessione che spiega tutto: "Lo Spirito Santo muove il cuore di un sentimento filiale verso Dio". È questa percezione che si manifesterà soprattutto nella preghiera e creerà una facilità per conversare con lui con la commovente semplicità di un bambino. Il dono della pietà verrà, dunque, a completare ciò che la grazia battesimale aveva iniziato: sarà il coronamento di questa.


L'intimità divina: una "cena" con il Signore

Questa duplice influenza della grazia battesimale e del dono della pietà si manifesta subito in una vita spirituale che si desidera autentica. Essa susciterà atteggiamenti di figlio di Dio, porrà nel cuore un immenso bisogno di Dio che cercherà soprattutto di saziarsi nella preghiera silenziosa. Un testo della Sacra Scrittura esprime ciò che Dio vuole essere per noi: "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20). Egli non disse: "mangerò"; questo non sarebbe bastato, perché, infatti, mangiare non è altro che un atto di vita vegetativa. Egli spiega: "cenerò". Evoca l'intimità della sera, momento in cui i membri della famiglia, dispersi durante l'intera giornata a causa delle loro occupazioni, si ritrovano riuniti intorno alla tavola, nel caldo ambiente del pasto. Non è questo il momento, durante i mesi estivi, in montagna, in cui il rifugio si anima, e l'abitazione fuma con la buona zuppa della sera? Ecco perché tutti coloro che sono stati avidi di avvicinarsi a Dio hanno mantenuto sopra ogni cosa questa intimità, e si sono difesi con vigore contro tutto ciò che potrebbe diminuirla o distruggerla. Essi sono stati gelosi nel custodirla nelle loro vite, come si protegge un tesoro di cui si conosce il valore. Hanno sentito che in essa era il segreto della loro vitalità spirituale e la fonte della loro fedeltà nel servizio di Dio.


Direttive

Alla fine di queste conclusioni che spiegano la natura dell'intimità divina e indicano la sua fonte, formulerò volentieri due brevi note capaci di suscitare un esame di coscienza e di orientare la condotta.

1ª) Affinché la nostra vita spirituale si mantenga a un livello elevato, è necessario saper riservare, nella nostra vita, momenti in cui solo Dio conta.

2ª) Il Signore ha diritto a questo impulso, a questa disponibilità di tutto il nostro essere, a questa pura dissipazione d'amore. Egli non ci lascerà mai uscire da un incontro del genere senza un arricchimento. Dobbiamo avere nostalgia di questa parte sacra di Dio in noi. Dovremo molte volte difenderla energicamente. Tutto dipenderà dalla nostra generosità. Allora si realizzerà per noi ciò che la Sacra Scrittura dice di Mosè: "Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo è solito parlare con il suo amico" (Es 33,11). "Mosè non sapeva che il suo volto era raggiante dopo che aveva parlato con il Signore" (Es 34,29).

L.- J. CALLENS, O. P.


ESAMINANDOCI DAVANTI A GESÙ.

 


Dettato dal Sacro Cuore di Gesù.


28 Marzo 1991

Io che sono Creatore, Redentore e Santificatore, vi dico, sono in ognuno di voi, poiché sono ovunque, e non c'è luogo in cui non mi si possa trovare, tanto più in coloro che mi aprono il loro cuore, e quanto più è grande quella porta che mi aprono con generosità, senza risparmiare nulla, lasciandomi entrare come padrone e Signore di tutto ciò che è vostro, così io vi assicuro che mi dono a quell'anima, che mi ami con vera sincerità.

Ricordate che io costruisco un tempio, e abitiamo in esso, quanto più amore troviamo in esso.

Fin dalla creazione vi vedevo e conoscevo, e pronunciavo i vostri nomi, e vi dico, sono scritti nel libro della Vita, perché siete miei, e per essere santi vi è stata data la vita.

Ah! Quanta ingratitudine trovo, ancora in alcuni cuori che dicono di essere miei, quanta poca carità verso i vostri fratelli, quanto siete falsi, che tristezza sente il mio cuore, ancora in molti non ho trovato quella corrispondenza, io desidero per voi il meglio, ve l'ho mostrato dando la mia vita per te, solo per te.

Il tempo si avvicina, e l'incontro non ti sorprenda lontano da me.

Sei certo di amarmi veramente?

Non sei di quelli che amano ingannarsi e credere di ingannare gli altri?

Quando qualcuno ti dice la verità sui tuoi difetti, sei umile e lo riconosci?

Non alzi la tua lingua per parlare o criticare i tuoi fratelli, sei prudente, gentile con i tuoi fratelli, soprattutto con coloro che devi perdonare per ciò che ti hanno offeso?

Hai saputo obbedire al tuo confessore, che in quel caso ero io, quando ti chiedeva di cercare di cambiare in ciò in cui facilmente cadevi frequentemente, e tu non hai voluto farlo?

Il tuo corpo, lo hai rispettato pensando che appartiene a me, e che io abito in esso?

Non hai saputo frenare le tue passioni né con il corpo né con i tuoi sensi?

Hai saputo perdonare e dimenticare?

Sei egoista e ti piace emergere, e pensi solo a te stesso?

Le ore che ti ho chiesto e che mi appartengono, sei venuto con gioia e amore?

O hai anteposto i tuoi interessi passeggeri a questo dialogo che vale un'eternità?


Interruzione del racconto. I vari modi con cui Gesù parla a Luisa

 


Però ho da dire altro, per ordine del Confessore attuale. Io ubbidisco a manifestare i vari modi con cui il Signore mi ha parlato. A me pare che i modi con cui Iddio mi parla siano quattro; ma questi quattro modi di parlare di Gesù sono assai diversi dalle ispirazioni. 

1° – Il primo modo è quando l’anima esce fuori di sé. Voglio però prima spiegare, come meglio so, questo uscire fuori di me stessa. Questo avviene in due modi: 

Il primo è istantaneo, quasi un baleno, ed è così repentino che a me pareva che il corpo si sollevasse un po’ dal letto per seguire l’anima; ma poi è ci rimane lì, e a me è parso che il corpo è rimasto morto. L’anima invece ha seguito Gesù, camminando per tutto l’universo: la terra, l’aria, i mari, i monti, il Purgatorio [101]  e il  Cielo, dove tante volte mi ha fatto vedere il posto dove io sederò dopo morta. L’altro modo di uscire l’anima, poi, è più quieto. Pare che il corpo si assopisca insensibilmente e resti come impietrito alla presenza di Gesù Cristo, ma però rimane l’anima col corpo ed il corpo non sente più nulla delle cose esterne, anche se si sconvolgesse tutto l’universo, anche se mi bruciassero o mi facessero a pezzi. 

Questi due modi di uscire fuori di me stessa, così diversi, io li ho notati sensibilmente, perché nel primo modo, dovendo io obbedire al Confessore che veniva a destarmi, l’ho visto dal luogo dove mi conduceva Gesù, cioè, o dai confini della terra, o dall’aria, o dai monti, o dal mare, o dal Purgatorio, o anche dallo stesso Paradiso. Anzi, mi pareva di non fare in tempo per far trovare dal Confessore l’anima nel corpo e quindi non potere obbedire, e pareva che così da lontano come io mi trovavo con l’anima, mi pareva che mi affaccendassi tutta, mi angustiassi e mi affliggessi, [102]  se mai non avessi fatto in tempo a farmi trovare dal Confessore e perciò a non ubbidire; ma confesso che mi sono trovata sempre in tempo, e l’anima mi pareva che entrasse nel corpo, prima che il Confessore cominciasse a darmi l’obbedienza di destarmi. Anzi, dico la verità, che tante volte io vedevo da lontano il Confessore che veniva, ma per non lasciare Gesù, pareva che non pensassi al Confessore che veniva, e allora Gesù stesso mi premurava a tornare con l’anima nel corpo, per poter obbedire al Confessore; e allora io mi sentivo una gran ripugnanza a lasciare Gesù, ma l’obbedienza vinceva e, lasciando Gesù, Egli stesso mi baciava e mi abbracciava o faceva altra cosa per licenziarsi da me. Ed io, lasciando il mio caro Gesù, gli dicevo: “Vado dal Confessore; ma Voi, mio buon Gesù, tornate presto, non appena il Confessore se ne andrà”. 

Questi dunque sono i due modi con cui l’anima pareva che uscisse dal corpo, ed in questi due modi di uscire [103]  l’anima Iddio mi parla. E questo modo di parlare Egli stesso lo chiama “parlare intellettuale”. Mi ingegnerò 76 di spiegarlo. L’anima, dunque, uscita dal corpo e trovandosi innanzi a Gesù, non ha bisogno di parole per intendere ciò che il Signore le vuol dire, né l’anima ha bisogno di parlare per farsi intendere, ma per mezzo dell’intelletto, oh, quanto ci intendiamo bene quando ci troviamo insieme! Da una luce che da Gesù mi viene nell’intelletto, mi sento imprimere in me tutto  ciò che il mio Gesù vuol farmi capire. Questo modo è molto alto e sublime, tanto che la natura difficilmente sa adattarsi a spiegarlo con le parole; appena può dire qualche idea. Questo modo di farsi intendere Gesù è rapidissimo; in un semplice istante si apprendono molte cose sublimi, più che leggendo libri interi. Oh, quanto è maestro ingegnosissimo Gesù, che insegna molte cose, che per un altro ci vorrebbero anni [104] interi, se pure vi riesce, perché il maestro terreno non ha potenza di poter tirare la volontà del discepolo, né di potergli infondere nella mente senza sforzo e fatica. Ma in Gesù no; tanta è la sua dolcezza, l’amabilità del suo tratto, la soavità del suo parlare, e poi è tanto bello che l’anima, appena lo vede, si sente tanto attirata, che delle volte è tanta la velocità con cui corre appresso a Gesù che, senza quasi avvedersi, si trova trasformata nell’oggetto amato, in modo che l’anima non sa discernere più il suo essere terreno; tanto resta immedesimata con l’Essere Divino. 

Chi può dire ciò che l’anima prova in questo stato? Ci vorrebbe Gesù stesso, oppure un’anima separata perfettamente dal corpo, perché l’anima, trovandosi un’altra volta circondata dal muro di questo corpo e perdendo quella luce che prima la teneva inabissata, molto vi [105]  perde e vi resta oscurata, sicché se volesse provare a dire qualche cosa, non potrebbe dirla che rozzamente. Per darne un’idea, dico che m’immagino un cieco nato, che non ha mai avuto il bene di vedere ciò che contiene l’universo intero, e per pochi minuti avesse il bene di aprire gli occhi alla luce e potesse vedere tutto ciò che contiene il mondo, il sole, il cielo, il mare, le tante città, le tante macchine, le varietà dei fiori e tante altre cose che ci sono nel mondo, e dopo quei pochi minuti di luce ritornasse alla cecità di prima. Ora, potrebbe costui dire distintamente tutto ciò che ha visto? Potrebbe fare   solo un abbozzo, dire qualche cosa in confuso. 

Ora una cosa simile 77 succede quando l’anima si trova separata, e poi, nel corpo. Non so se dico spropositi; come a quel povero cieco non resterebbe altro che la pena della vista perduta, così l’anima vive gemente e quasi in uno stato [106] violento, perché l’anima si sente violentata sempre verso il Sommo Bene, ed è tanta l’attrazione che Gesù resta nell’anima ed essa vorrebbe stare sempre attratta nel suo Dio. Ma ciò non può essere e perciò si vive come se si stesse in Purgatorio. Aggiungo che l’anima non ha niente di suo in questo stato; è tutta operazione che fa il Signore.

2° – Ora mi ingegnerò 78 di spiegare il secondo modo che tiene Gesù nel parlare, ed è che l’anima, trovandosi fuori di se stessa, vede la persona di Gesù Cristo, come per esempio da Bambino, oppure crocifisso, o in qualunque altro atteggiamento, e l’anima vede che il Signore con la sua bocca pronunzia le parole ed essa con la sua bocca risponde. Delle volte succede che l’anima si mette a conversare con Gesù come farebbero due intimi sposi. Sebbene il parlare di Gesù è parchissimo, [107] appena quattro o cinque, e delle volte anche una sola parola; rarissime volte si diffonde qualche poco 79, ma in quel pochissimo parlare, oh, quanta luce introduce nell’anima! Mi sembra di vedere a prima vista un piccolo ruscello, ma guardando bene, invece di un ruscello ci vedo un vastissimo mare. Così è una sola parola detta da Gesù: è tanta l’immensità della luce che resta nell’anima, che ruminandola ben bene vi scorge tante cose sublimi e profittevoli per l’anima sua,     da rimanerne stupita. Io credo che se si unissero insieme tutti i sapienti, resterebbero tutti confusi e  muti ad una sola parola di Gesù. 

Ora, questo modo è più confacente all’umana natura e facilmente si sa manifestare, perché l’anima, entrando in sé stessa, si porta con sé ciò che ha sentito dire dalla bocca di Nostro Signore e lo [108] comunica al corpo. Invece, non riesce così facile quando è per mezzo dell’intelletto. 

Per me ritengo che Gesù tiene questo modo di parlare per adattarsi all’umana natura, non perché abbia bisogno di parola per farsi intendere, ma perché in questo modo più facilmente l’anima capisce e può manifestarlo al Confessore. Insomma, Gesù fa come un maestro dottissimo, sapiente, intelligente, che possiede in grado eminentissimo tutte le scienze e che nessuno può eguagliarlo; ma siccome si trova tra discepoli che non hanno imparato ancora le prime lettere 80 dell’alfabeto, ritenendo tutti in sé gli altri studi, insegna 81 ai discepoli l’abicì, ecc. 

Oh, quanto è buono Gesù! Si adatta ai dotti e parla loro in modo altissimo, in modo che per capirlo devono studiare ben bene ciò che dice. Si adatta agli ignoranti e si finge anche Lui ignorantello e parla in modo basso, in modo che nessuno può [109] restare digiuno delle lezioni di questo Divin Maestro. 

3° – Il terzo modo con cui Gesù mi parla è quando parlando partecipa all’anima la sua stessa sostanza. A me sembra che come il Signore, quando creò il mondo, con una sola parola creò le cose, così, essendo la sua parola creatrice, nell’atto stesso che dice la parola, già crea nell’anima quella stessa cosa che dice. Come per esempio, Gesù dice all’anima: “Vedi quanto sono belle le cose? Per quanto l’occhio tuo può scorrere e sulla terra e nel cielo, mai troverai bellezza simile a Me”.  

In questo dire di Gesù l’anima si sente entrare in sé un certo che di divino; l’anima resta tanto attirata verso questa bellezza e allo stesso tempo 82 perde l’attrattiva per tutte le altre cose; per quanto belle e preziose fossero non le fanno nessuna impressione. Quello che le resta fisso e quasi tramutato in sé è la bellezza di Gesù; [110]  a quello pensa, di quella bellezza si sente investita e resta tanto innamorata che, se il Signore non operasse un altro miracolo, le creperebbe il cuore di puro amore per questa bellezza di Gesù e spirerebbe l’anima, per volare al Cielo a bearsi di questa bellezza di Gesù. Io stessa non so se dico spropositi. Per spiegarmi meglio di questo parlare sostanziale di Gesù dico un’altra cosa. Gesù dice: “Vedi quanto sono puro? Anche in te voglio purità in tutto”. In queste parole l’anima si sente entrare in sé una purità divina. Questa purità si tramuta in lei stessa e giunge a vivere come se non avesse più corpo. E così poi delle altre virtù. Oh, quanto è desiderabile questo parlare di Gesù! Io, per me, darei tutto ciò che sta sulla terra, se potessi essere padrona, per avere una sola di queste parole di Gesù. 

4° – Il quarto modo con cui Gesù mi parla è quando [111] mi trovo in me stessa, cioè nello stato naturale, e questo è pure in due modi. Il primo è quando, trovandomi in me stessa, raccolta nell’interno del cuore, senza articolazione di voce o di suono all’orecchio del corpo, Gesù internamente parla. Il secondo è come si fa da noi, e questo succede delle volte stando anche distratta oppure parlando con altre persone. Ma una sola di queste parole basta a raccogliermi se sono distratta, a darmi la pace se sono turbata, a consolarmi se sono afflitta. 


Una tromba sta per essere suonata, per avvisare il mondo del passaggio del Figlio dell’uomo in ogni anima.

 


IL PASTORE SUPREMO 


 7 DICEMBRE 2016  

«Guardami sulla Croce, popolo Mio. Guardami. Osserva il Mio dolore e il Mio Sangue versato per te, per la tua salvezza, per il tuo amore. Non rinnegare Colui che ti ha dato la vita, Colui che è morto per te, per il tuo amore.  

Ascolta popolo Mio, ascolta le Mie Parole d’amore e non te ne pentirai; perché sono alla porta e busso e hai bisogno di udire ciò che si avvicina a questo mondo che ha rinnegato il suo Dio, il suo Salvatore. Sono alla tua porta, figlio, e non mi apri; mi lasci qui solo, all’aperto, non ti addolori per Me, per il Mio grido d’amore e di tenerezza al tuo cuore. Cuori duri e ostinati, duri come pietre, aridi come il deserto! Sì figlio, il tuo Salvatore geme e piange per te, per i tuoi peccati e tu insisti a guardare altrove, a non fare caso ai Miei avvertimenti, avvertimenti d’Amore, e ad avvisarti dei pericoli che ci sono sul tuo cammino per la salvezza della tua anima.  

Sono qui per te, ma non Mi senti, non Mi ascolti; le tue orecchie sono attente ad altri dèi, dèi di fango che non sentono i tuoi gemiti, le tue grida di salvezza, di libertà, d’amore; non li sentono e mai li sentiranno, perché sono sordi, hanno orecchi e non odono, hanno labbra e non parlano, e tu aspetti le loro parole; no figlio, non ti parleranno, l’unico che ti parlerà per loro è il principe della menzogna, lui sì ti parlerà per mezzo degli dèi che non parlano, e arriveranno alle tue orecchie solo menzogne e tradimenti per perdere la tua anima.  

Oggi, figlio, oggi Mi avvicino a te con il Mio grido d’amore, la Mia supplica di conversione della tua anima. AscoltaMi. AscoltaMi in alcuni minuti di silenzio della tua vita, perché ogni vita, ogni anima, ha un cammino diverso e ha bisogno di ascoltare ciò che le è proprio. I vostri peccati sono davanti ai Miei occhi e non serbo rancore per essi, ma ho bisogno della vostra conversione, del vostro pentimento per farli scomparire dalla faccia della Terra. Senza le vostre lacrime e il vostro pentimento, i vostri peccati rimangono anche se vi siete confessati di essi. Solo il cuore pentito è depositario della Mia Misericordia. La Misericordia del vostro Dio ha bisogno del vostro pentimento sincero per tutte le vostre mancanze e peccati. Un giorno li vedrete davanti a Me, e le vostre lacrime laveranno le macchie delle vostre anime nel pentimento più sincero e più grande che abbiate mai conosciuto. L’Amore del vostro Dio riempirà il vostro cuore di pentimento per averLo offeso e per essere stati così ingrati con Lui, che è venuto a portarvi la Salvezza.  

Oh figli, il tempo sta finendo, il tempo di vivere come se nulla accadesse, come se nulla dovesse accadere. Oh figli, che non state facendo la Volontà del vostro Dio, che vuole solo il vostro bene e la Salvezza delle vostre anime.  

Un pentimento sincero muove le montagne e, colui che meritava l’inferno per i suoi peccati, è destinatario della Mia Misericordia, e avrà la corona di Gloria che non appassisce.  

Pentitevi, pentitevi, ed erediterete il Regno dei Cieli. Non posso compiere la Mia Opera di Misericordia in voi senza il vostro pentimento. È inutile la Redenzione senza il vostro “sì” ad essa.  

Io, Gesù, sono qui inchiodato sulla Croce per te, per la tua Salvezza. Oh popolo Mio, guardami sulla Croce e medita i Miei dolori e le Mie sofferenze per te. Non temere di vedere il tuo Dio come un povero, sotto l’ignominia delle grida e dello scandalo di un popolo che non ha riconosciuto il suo Dio e la grandezza della sua Salvezza. No, guardami come Mi guardava il Padre: con l’infinito Amore e Tenerezza di Colui che sta donando la Sua Vita essendo Dio, per te, per il tuo amore, e non vergognarti di Me quando Mi vedi così addolorato e insanguinato, che ti chiamo per il tuo pentimento e la tua conversione. Apri il tuo cuore al Mio grido d’Amore, e comprendi fino a dove arriva l’Amore più grande che esiste, l’Unico Amore che esiste: Che lo stesso Dio ha dato il Suo Unico Figlio per la Salvezza del mondo, di tutti gli uomini, di tutti coloro che, volendo essere salvati, si rifugiano nella Mia Croce.  

Oh popolo Mio, una croce brilla all’orizzonte: la croce degli eletti, per dare Gloria al Mio Nome.  

Una tromba sta per essere suonata, per avvisare il mondo del passaggio del Figlio dell’uomo in ogni anima.

Una lacrima sta per essere versata per tutti coloro che non vorranno la Salvezza e la rinnegheranno, preda del nemico infernale, il drago15 che finirà nel lago di fuoco16, il serpente bugiardo e nauseabondo che ha pervertito tante anime con i suoi inganni e seduzioni ed è tra voi e non ne avete paura, lo ascoltate, e andate dietro a lui, e lasciate che i vostri figli allegramente vadano dietro a lui, e non li avvisate né li avvertite. Se sapeste il castigo che avranno le vostre anime sapendo il male che vi circonda e che è dentro le vostre case e non fate nulla per evitare di cadere in esso, e che cadano i vostri figli e fratelli che sono intorno a voi. Se lo sapeste, figli, sareste coraggiosi e audaci e rischiereste la stessa vita per gridare nel deserto delle anime perdute che tornino all'ovile, all'ovile del Buon Pastore17; ma no, preferite la comodità di guardare dall'altra parte, di non disturbare coloro che amate per la paura di perderli; non sono vostri, sono del vostro Dio e state permettendo che le loro anime finiscano all'inferno mentre voi desiderate andare in Cielo. Volete allora essere separati da loro per tutta l'eternità e vedere le loro anime torcersi eternamente nel fuoco dell'inferno? Mettetevi a lavorare per la salvezza delle loro anime perché, figli, la Verità è solo una e ne siete alienati; il mondo18, il demonio19 e la carne20 hanno fatto preda di voi, avete paura di coloro che dovreste ammonire seriamente per impedire la loro condanna eterna.  

Coraggio figli, che Io sono con voi e vi assisto con il Mio Santo Spirito21 in ogni istante.  

Vedrete scendere il Dio dell'Universo Glorioso22 tra nuvole e con i Suoi angeli. E quel giorno tutti coloro che hanno odiato il mondo per causa Mia saranno pieni di gioia e allegrezza traboccante nei loro cuori. Non amate il mondo. Amate il vostro Dio che ha vinto il mondo nella Sua Croce.  

È tardi e la notte dei tempi si avvicina, si avvicina nella vostra vita. Siete preparati? Siete saldi nella fede23? Vi restano cose da fare? Dunque avanti, mettetevi a lavorare nelle vostre anime e supplicate tutti per la conversione. Gridate nel deserto dei loro cuori, stretti dalla paura e dalla vergogna delle loro vite, i loro rancori ed egoismi, avarizie e cupidigie, sensualità e sregolatezza, per la loro apostasia; e reclamate che le loro anime tornino a Colui che è depositario e Autore delle stesse: il loro Creatore.  

Non c'è tempo per intrattenervi in piani di conversione, no, è tempo di gridare24 nel deserto e condurre una vita di penitenza. Questo tempo è un tempo di rigore, di salvezza e urge la conversione perché il principe di questo mondo verrà con i suoi seguaci e riempirà di terrore e desolazione questo mondo, non potrete più fare la missione che oggi vi affido.  

Solo vergognatevi del vostro peccato, ma non di parlare della Mia Salvezza, perché il tempo stringe e non c'è tempo e le anime di tanti peccatori destinate all'inferno hanno bisogno di voi, hanno bisogno della vostra fedeltà alle parole dell'invio del vostro Dio che vi faccio arrivare per mezzo della Mia cara bambina dell'anima. Ascoltatela dunque le sue parole sono Mie; amen, amen.  

Un giorno vi rallegrerete di ascoltarmi e di fare ciò che vi dico quando arriverà il giorno della vostra liberazione e quelle anime dei vostri cari saranno con voi in Cielo. Non consentite che essi si perdano mentre voi lavorate per la vostra salvezza.  

Ascolta, figlio, il tuo Dio, che ti grida dalla Croce: Pentiti, piangi25 i tuoi peccati, abbraccia la Mia Salvezza, abbraccia la Mia Croce e un giorno sarai Con Me in Paradiso26. Grida ai cuori: Pentitevi dei vostri peccati e tornate27 all'Unico Dio di tutto Amore e di tutto conforto che versò fino all'ultima goccia del Suo Sangre per te, per la tua Salvezza, per il tuo amore. Pentiti, figlio di Dio, pentiti di tutti i tuoi peccati e abbraccia il Signore dei signori sulla Croce, dove morì per te, per il tuo amore, e un giorno sarai con Lui in Paradiso.  

Oh figli, ascoltate la Mia Voce di aiuto, ascoltatemi perché ci sono anime che con il vostro aiuto potranno salvarsi e non c'è tempo. Non aspettate che accadano miracoli, il miracolo più grande è l'obbedienza e la fedeltà alle Mie Parole.  

Il giorno sta declinando, si odono armoniose voci degli angeli che cantano, il cielo si sta preparando perché il Gran Giorno sta per arrivare.  

State preparati, figli, e aiutate i vostri fratelli. Questo è l'apostolato di cui ora ha bisogno il mondo, l'urgenza di dire a tutti la verità: Pentiti o morirai28 nel fuoco che non si estingue.  

Alleluia, figli degli uomini, lodate il vostro Dio. Mettetevi i sandali e percorrete il cammino deserto della conversione dei vostri cuori e del cuore di coloro che un giorno ho messo al vostro fianco per la Mia Misericordia, in un disegno eterno di Salvezza.

Non fate orecchie sorde alle Mie Parole, la chiamata alla conversione è urgente. Ora, c'è ancora tempo, i Miei sacerdoti santi sono tra voi aspettando che vi avviciniate alla Fonte29, alla più grande Fonte dell'Amore e della Misericordia: il perdono dei vostri peccati. Avvicinatevi al sacramento della penitenza e inginocchiatevi chiedendo perdono al vostro Dio e Signore per tutti i vostri peccati. Ricevete l'assoluzione tra gioie e allegrie perché la vostra anima sia stata purificata da tutti i peccati, tutte le offese che hanno inchiodato30 il vostro Dio e Signore sulla Croce più crudele che ancora, figli, non siete riusciti a conoscere.

Perdonatevi31 gli uni gli altri perché il tempo della raccolta si avvicina. Disponetevi in pace per attendere32 il Mio arrivo.

Vi chiederò conto della salvezza dei vostri fratelli perché siete stati scelti per lavorare nella Mia messe33, e il tesoro della vostra elezione è per la Gloria di Dio e la Salvezza di tutte le anime34. Alleluia. Amen. Amen.

Vi aspetto figli, aspettatemi anche voi perché il tempo si avvicina.

Non temete, prendete la mano di Mia Madre e ascoltate35 il suo sussurro d'amore nelle vostre anime affinché facciate ciò che Io, Gesù, vi dico per la vostra Salvezza. »

7 DICEMBRE 2016  


AUDACE TENTAZIONE DEL NEMICO

 


L'ARALDO DEL DIVINO AMORE


Quante volte, o mio Dio, in quei tempi, hai moltiplicati gli effetti della tua salutare presenza! Con quali dolci benedizioni hai prevenuto la mia miseria, soprattutto nei primi tre anni dopo la mia conversione e specialmente quando ricevevo il tuo Corpo e il Sangue preziosissimo! Non potendo ricambiarti, neppure nella misura dell'uno per mille, m'affido a quell'eterna, immutabile gratitudine per la quale da Te, per Te e in Te, o fulgida e sempre tranquilla Trinità, soddisfi pienamente ogni nostro debito.

Quale minutissimo granello di polvere m'immergo in quella divina gratitudine e ti offro, per mezzo di Colui che siede alla tua destra, rivestito della mia sostanza, i ringraziamenti di cui sono capace; te li offro in virtù dello Spirito Santo, per tutti i benefici di cui mi hai ricolma e soprattutto per quel luminoso insegnamento col quale hai dissipato la mia ignoranza, mostrandomi in qual modo io sciupavo la bellezza de' tuoi doni.

Una mattina dunque, mentre assistevo alla S. Messa, durante la quale dovevo comunicarmi, ti sei degnato farti sentire a me presente e, servendoti di un paragone sensibile, ti mostrasti quale assetato bisognosa di bevanda. E siccome mi lamentavo di non averne, non potendo trarre dal mio cuore neppure una lagrima, ti vidi porgermi, con le tue stesse Mani, un calice d'oro. Avendolo io preso, subito il cuore si stemperò sotto lo sforzo dell'amore ed i miei occhi versarono un torrente di lagrime ardenti.

In quel mentre comparve alla mia sinistra un'orrida figura che tentava di pormi furtivamente in mano, un non so che di velenoso e d'amaro, insistendo segretamente perchè lo ponessi nel calice, per avvelenare quella deliziosa bevanda. In pari tempo provai un tal moto di vanagloria che mi fece capire la frode dell'antico avversario, invidioso de' tuoi doni e sempre pronto ad osteggiarli.

Ringrazio, o mio Dio, la tua fedeltà, ringrazio la tua protezione, o Divinità sussistente nella Verità e nell'Unità, Verità adorabile nell'Unità e nella Trinità, Deità incomprensibile nella Trinità e nell'Unità, perché non permetti che siamo tentati al di sopra delle nostre forze, quantunque, per esercitarci e farci progredire, permetti al nemico di attaccarci con violenza. Se ci vedi appoggiati fiduciosamente al tuo aiuto, Tu prendi su di Te la nostra causa e, con eccesso di generosità, ti riservi il combattimento, concedendo a noi la vittoria, purchè aderiamo al tuo beneplacito, col movimento interiore della volontà. Così, come non permetti al nemico di toccare minimamente il nostro libero arbitrio, ce ne lasci tu stesso la pienezza dell'uso, per accrescere i nostri meriti.

In altra occasione e con diverso paragone mi hai fatto capire che, chi cede facilmente alle suggestioni del nemico, gli dàì modo di crescere in audacia. La maestà della tua giustizia esige poi talora che la tua misericordia si celi a noi, durante il pericolo che corriamo per la nostra negligenza; quanto però più tenacemente resistiamo, altrettanto più utile, fruttuosa e vantaggiosa è la nostra vittoria.

RIVELAZIONI DI S. GELTRUDE


Se avete conosciuto Cristo, parlate di Lui, senza timore.

 


Se avete conosciuto Cristo, parlate di Lui, senza timore. Io, Spirito Divino, Spirito d'Amore, la Terza Persona della Santissima Trinità, vi parlo.

Non avete nulla da invidiare ai pastori che adorarono il Bambino Gesù a Betlemme, essi videro la meraviglia di un sorriso divino, di un Bambino bellissimo e perfettissimo, che Io formai nelle viscere della Mia Dolce Sposa, la Vergine Maria, videro come questa si alzava e agiva come se non avesse partorito, videro l'umiltà di Giuseppe e udirono il canto degli angeli, per questo parlarono e divulgarono la notizia, (Lc 2, 15) ma voi, figli di Dio, avete molto più di questo, avete Gesù nei vostri cuori, avete Me, che vi consolo, confrontatevi con i disperati e con quelli del mondo, meditateci bene, e parlatene.

Parlatene senza timore, Io metterò le Mie Parole nel vostro cuore. Non tenete per voi soli questo tesoro, sareste come il Mar Morto, che non ha sbocco, che non ha vita.

Gesù mette alla prova la vostra fede. Dice: “Andate e mostratevi ai sacerdoti”. Siate dunque riconoscenti come il samaritano guarito, che tornò indietro per ringraziare Mio Figlio Gesù, il quale, addolorato e stupito, chiese “E gli altri nove… dove sono? Non c'è stato nessuno che sia tornato a rendere gloria a Dio se non questo straniero? Alzati e cammina, la tua fede ti ha guarito”. (Lc 17:11-19)

Figli di Dio, siate fedeli e riconoscenti e le grazie vi saranno moltiplicate. Lasciatevi guidare da Me, che sono fuoco, che sono vento impetuoso, (At 2, 3) non temete, senza che ve ne accorgiate porterete molto frutto e sarete come il lago di Genesaret, pieno di verde e abbondante di pesci.

Mia Sposa è una guida molto sicura, invocateLa, pensate alla Sua immensa umiltà, neppure per un istante della Sua Vita distolse il Suo pensiero da Dio. Non temete e parlate, cogliete le occasioni. Se dicono “destino”, dite “Provvidenza”, ma con dolcezza, pace e buona coscienza, senza violare le anime, che sono Mie, terreno sacro, proprietà Mia, comprate a Sangue prezioso, e voi, soltanto vili strumenti. Non perdete di vista questo, e in questo modo, fruttificheranno i talenti che avete ricevuto.

Io sono Colui che mette gioia e pace nelle vostre anime dopo una buona confessione o dopo aver ricevuto Gesù nella Comunione, cominciate dicendo “Rendiamo grazie a Dio”, “Sia benedetto Dio” Lasciate andare, lasciate andare quel tesoro, senza timore! Io, Spirito Divino, ve lo chiedo. Vi benedico nel Nome del Padre, in quello del Mio Amatissimo Gesù e nel Mio proprio. Pace e gioia per chiunque, leggendo questo messaggio, lo metta in pratica.

28/01/2012

L'agnello pasquale


IL VANGELO DALLA SINDONE

Gesú crocifisso fu prefigurato nell'esodo degli Ebrei dall'Angelo pasquale, che col suo sangue li liberò dalla morte e con la sua carne diede loro la forza di raggiungere e oltrepassare il Mar Rosso, acquistare la libertà e avviarsi alla Terra Promessa.

Per questo S. Giovanni Battista, quando la prima volta vide Gesú da lontano, disse: « Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo » (Gv. 1,29). Questo Agnello si immolò nel Calvario e rinnova la sua immolazione nella Messa.

Il cristiano, dopo essersi segnato e purificato col sangue di Gesú nella confessione, deve mangiarlo nella comunione per avere la forza di percorrere la strada del Signore osservando i dieci comandamenti e raggiungere il Paradiso. Non basta fare la comunione una volta tanto; bisogna farla spesso. Dio fece vedere agli Ebrei questa necessità con la manna. Presto ad essi terminarono i viveri nel cammino di 40 anni nel deserto, simbolo del cammino della vita. Allora essi si rivolsero a Mosè, il quale pregò Dio. Dio rispose che nella notte avrebbe fatto piovere una farina bianca dolcissima, che gli Ebrei poi chiamarono: « manna ».

E cosí ogni notte per 40 anni Dio fece piovere la manna nell'accampamento degli Ebrei. Gli Ebrei al mattino la raccoglievano, la mangiavano e poi si mettevano in cammino. Cosí finché raggiunsero la Terra Promessa.

Gesú, 1300 anni dopo, riferendosi a tale miracolo, un giorno disse agli Ebrei: « lo sono il pane di vita. l padri vostri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane disceso dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Sono io il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Discutevano perciò fra di loro i Giudei dicendo: "Come può darci a mangiare la sua carne?" Gesú disse loro: `In verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell'uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me ed io in lui "» (Gv. (,48-56).


Vergine tutta rivolta verso tuo Figlio

 


Tu che hai saputo guardare Gesù e penetrare fino nelle profondità più intime della sua persona,

Insegnami a guardarlo, a guardarlo a lungo e quietamente, nel tabernacolo dove è presente.

Aiuta i miei occhi a scoprire l'invisibile e il mio cuore a spingersi verso la presenza nascosta del Cristo.

Fammi penetrare nell'intimo di questo focolare d'amore, comprendere fino a qual punto Gesù si offre a me pieno di tenerezza, di misericordia, di quella simpatia che sola può consolarci.

Insegnami ad ascoltare nel silenzio le parole che egli mi rivolge e ad annodare con lui un dialogo misterioso.

Fammi intravvedere le meraviglie che egli desidera operare nel segreto delle anime, della mia anima.

Concedimi di apprezzare quanto egli mi sia ineffabilmente vicino e quanto sia grande l'amicizia che mi dimostra. Aiutami a rispondere al suo amore con lo slancio di tutto il mio essere, a perdermi interamente, come te, in uno sguardo d'amore fisso su di lui.


Desiderate essere Miei, la vera vita vi attende per essere goduta nella felicità eterna.

 


Carbonia 21.06.2026

Figlia amata, quale Dio e quale Padre vengo a dettarti la Mia santa volontà per questa Umanità ipocrita, senza scrupoli. Ho deciso di intervenire ora, in questo tempo nefasto per scuotere le anime.

Eccomi a te, popolo ingrato, eccomi, sono giunto ad una conclusione, è urgente che Mi ascoltiate, ora decreterò il Mio Basta, non tornerò indietro, la decisione è presa.

Preparatevi a ciò che subirete a causa della vostra malvagità, dico a voi che Mi avete cancellato dalla vostra vita.

La Terra tremerà con forza, improvvisamente sarete catapultati nella disperazione, non saprete più da quale parte andare.

Sono Io che vi parlo, o uomini, sono Jahwè, il Dio Creatore, sono Io che ancora vi urlo la salvezza. Tornate a Me, o uomini, seguite le Mie regole, non siate stolti, il tempo a voi donato è terminato, questo Pianeta sarà trasformato, deve risplendere di Me.

Ascoltate il Mio appello, è urgente che vi convertiate ora perché poi non avrete più tempo.

Farò cadere il fuoco dal cielo, vi toglierò ogni possibilità di vita, la Terra sarà arsa dal calore, non avrete né acqua né cibo per il vostro sostentamento, la vostra pelle si asciugherà, le vostre ossa si frantumeranno, senza di Me non potrete nulla!!! 

Sono stato offeso, questa Umanità si è privata di Me, si è rivelata Mia nemica accompagnandosi al Male!

Amati figli, il Mio dolore è infinito, Io vi amo e vorrei avervi tutti Miei, portarvi dove tutto è amore e gaudio, farvi vivere delle Mie bellezze infinite.

Amati figli, oggi vi chiedo di prestare attenzione a questo Mio appello: ravvedetevi, non siate superbi, a breve non avrete non ci sarà più tempo per tornare a Me. Io chiudo questa storia antica, la cancello, … è troppo grande il male, il peccato ha preso il posto del bene, la spregiudicatezza ha esordito, gli uomini sono alla sequela del maledetto Serpente Antico.

Figli Miei, togliete la morsa che avvolge il vostro cuore, voi non siete figli del Male, ma figli dell’Amore! Desiderate essere Miei, la vera vita vi attende per essere goduta nella felicità eterna. Scioglietevi dai lacci del Demonio, affrontatelo senza timore, chiamatemi in vostro aiuto e Io sarò con voi nella battaglia, con Me al vostro fianco sarete vittoriosi.

È tempo di vigilanza, pregate, fate opere buone, mostratevi disponibili al Mio richiamo di salvezza, state per udire il Mio urlo di giustizia!!! Fatevi salvare, figli Miei, fate sì che il vostro Dio vi porti con Sé dove scorrono latte e miele.

Vi attendo in Me, vi bramo, figli Miei. Vi benedico.

JAHWÈ

Dalla Mia Crocifissione, la Cristianità non ha mai subito, prima d‟ora, una simile persecuzione.

 


PERSECUZIONI 

Mia amatissima figlia, le Mie Lacrime cadono come grandi torrenti in questo momento, poiché la Sacra Parola di Dio viene fatta a pezzi. 

L‟amore per Me, Gesù Cristo è scomparso e lo spirito della Mia Chiesa si sta inaridendo cosicché, presto, essa diventerà soltanto un deserto. Sarà priva di vita e solo i veri fedeli all‟interno della Mia Chiesa, continueranno a far battere regolarmente il Cuore del Mio Amore, mentre qualsiasi altra cosa la circondi, inaridirà ed ogni accenno di vita verrà risucchiato da essa. 

Dalla Mia Crocifissione, la Cristianità non ha mai subito, prima d‟ora, una simile persecuzione a causa del disprezzo contro la Parola di Dio. 

Tutto quello che nel Regno dei Cieli, è ritenuto sacro dal Padre Mio, viene decimato dall‟uomo, il cui cuore non prova più amore per il suo Creatore Dio l‟Altissimo. Coloro che rimangono fedeli a Lui, amandoLo e adorandoloLo, sentiranno il Suo Dolore nei loro cuori, come una spada che trafigge ed infligge una sofferenza terribile, ma che non ucciderà. Difatti coloro che hanno vero amore per Dio non saranno capaci di separarsi da Lui, poiché sono attaccati a Lui da un cordone ombelicale che non può essere reciso. 

Dio, per via della Sua Misericordia, distruggerà i Suoi nemici che cercheranno di rubare le anime di coloro i cui nomi sono stati scritti nel Libro della Vita. Il Mio Tempo è quasi su di voi. 

Non smettete mai di sperare né disperate quando sarete testimoni del lavoro dei Miei oppositori e della velocità mediante la quale i loro astuti modi malvagi vengono accettati dalle anime ignare. Io sono prima di tutto un Dio dalla Grande Pazienza e la Mia Misericordia sarà riversata in abbondanza sul genere umano, tra le fiamme del Mio Amore. Queste fiamme instilleranno un rinnovamento della fede nei Miei confronti in coloro che si sono allontanati da Me mentre distruggeranno Satana ed ogni dèmone o angelo caduto che tiene in ostaggio le anime che Mi appartengono, ma che si sono separate da Me. 

Il Mio Tempo verrà, ma non prima che il mondo veda i segni predetti nel Libro della Rivelazione e nel Libro della Verità. Non abbiate timore di Me! Preparatevi per Me. Respingete le false promesse fatte dai Miei nemici. Rimanete sempre leali alla Mia Parola. I Miei nemici non avranno alcuna parte nel Mio Regno. I Miei amati fedeli, inclusi coloro che M‟invocheranno durante l‟Avvertimento, non moriranno mai. Per loro vi è il Nuovo Regno, il Mio Regno, Quello che è stato promesso a Me, il Messia, il Re di tutti i tempi; un mondo senza fine. 

Questo potrà anche essere un tempo di confusione, divisione, tristezza e di bramosa attesa per coloro che Mi rappresentano su questa Terra e che proclamano la Verità. Ma sappiate questo: Io Sono la Verità! La Verità non muore mai. Il Mio Regno è eterno e voi, Miei amati figli, appartenete a Me. Venite! Restate vicini a Me! Io vi condurrò fino alla vostra legittima eredità. Confidate in Me! AscoltateMi attraverso questi Messaggi, il Libro della Verità. È un Dono di Dio per voi, così che non dimentichiate mai la Mia Promessa di tornare di nuovo a giudicare i vivi: coloro che sono attualmente vivi, su questa Terra, così come coloro che sono morti nel Mio Favore. 

Io adesso mostrerò segni di ogni genere in tutto il mondo. Coloro che sono benedetti mediante il Dono dello Spirito Santo, sapranno che essi sono stati dati  a voi per Ordine del Mio amato Padre. 

Andate in Pace. In questo momento, ascoltateMi solo attraverso questi Messaggi. 

Io vi amo tutti moltissimo e vi ho rivendicati come Miei. Non consentite ad alcun uomo di tentare di sottrarMi una singola anima, poiché egli soffrirà il tormento eterno per le sue azioni. 

Il vostro Gesù. 

6 Maggio 2015

lunedì 22 giugno 2026

COSA DICE DAVVERO LA BIBBIA SUL TUO ANGELO CUSTODE? (INQUIETANTE)


 

La Risurrezione della carne e la nefasta teoria della reincarnazione.

 


Dice Gesù: 

«Uomo che mi sei caro nonostante i tuoi errori, pecora spersa per la quale ho camminato e per la quale ho versato il mio Sangue per segnarti la via della Verità, questo dettato è per te. Una istruzione per te. 

Una luce per te. Non rifiutare il mio dono. 

Non commettere sacrilegio di pensare che è più giusta altra parola di questa. Questa è mia. È la mia voce che da secoli è sempre la stessa, che non muta, che non si contraddice, che non si rinnova col passare dei secoli perché è perfetta e il progresso non la incide. Voi potete aggiornarvi. Non Io che sono come il primo giorno nella mia dottrina così come sono da eternità in eterno nella mia natura. Sono la Parola di Dio, la Sapienza del Padre. 

Nel mio vero, unico Vangelo, è detto: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. 

Non il Dio dei morti ma dei vivi”101. Abramo è vissuto una volta. Isacco è vissuto una volta. Giacobbe è vissuto una volta. Tu vivrai una volta. Io che sono Dio ho preso carne una volta e non la prenderò una seconda, perché anche Dio rispetta l’ordine. E l’ordine della vita umana è questo: 

- Che ad una carne si fonda uno spirito per rendere l’uomo simile a Dio, il quale non è carne ma spirito, non è animale ma soprannaturale. 

- Che quando la carne tramonta, alla sua sera, cada come spoglia e rivestimento nel nulla da cui fu tratta e lo spirito torni alla vita sua: beata se visse, dannata se perì per avere fatto della carne il suo signore invece di fare Dio signore del suo spirito. 

- Che da quell’al di là del quale inutilmente volete conoscere gli estremi senza accontentarvi di credere al suo essere, esso spirito attende con tremore di spavento o con palpito di gioia di veder risorgere la carne per rivestirsene nell’estremo giorno della Terra e con quella precipitare nell’abisso o penetrare in Cielo glorificato anche nella materia, con la quale avete vinto perché è stata la vostra nemica naturale da voi fatta alleata soprannaturale. 

Ma come potreste rivestire una carne al momento della mia eccelsa rassegna e con essa andare alla condanna o alla gloria, se ogni spirito avesse avuto molte carni? E quale sceglierebbe fra esse? La prima o l’ultima? 

Se la prima gli valse, secondo le vostre teorie, l’ascesa alla seconda, è già carne meritevole, anzi più meritevole delle altre di possedere il cielo, perché ciò che costa è la prima vittoria. Dopo l’ascesa trascina. Ma se in Cielo devono entrare solo i perfetti, come può entrare la prima? Ingiusto sarebbe escludere la prima e ingiusto credere che sarà esclusa l’ultima delle vostre carni, che con teoria nefasta voi credete possano rivestire, a serie ascendenti, il vostro spirito, incarnato e disincarnato per tornarsi ad incarnare come abito che si posa la sera e si riprende al mattino. 

E come potreste voi chiamare i beati se essi fossero già reincarnati? E come dire vostri i vostri defunti se in quel momento essi già sono i figli di altri? 

No. Lo spirito vive. Creato che sia, non si distrugge più. Vive nella Vita se ha vissuto sulla terra, nell’unica vita che vi è concessa, da figlio di Dio. Vive nella Morte se ha vissuto nella vita terrena da figlio di Satana. Ciò che è di Dio torna a Dio in eterno. Ciò che è di Satana torna a Satana in eterno. 

E non dire: “Ciò è male”. Ciò - ti dico Io, Verità - è sommo bene. Viveste mille vite, diverreste mille volte zimbello di Satana e non sempre sapreste uscirne feriti ma vivi. Vivendo una volta e sapendo che in quella volta è il vostro destino, se non siete dei maledetti adoratori della Bestia, agite con quel minimo almeno di volontà che basta a Me per salvarvi. 

Beati poi quelli che in luogo del minimo dànno tutto se stessi e vivono nella mia Legge. Il Dio dei vivi li guarda dal Cielo con infinito amore, e quel che ancora avete di bene sulla terra l’avete per questi santi che voi talora spregiate, ma che i Santi chiamano “fratelli”, che gli angeli carezzano, e che il Dio Uno e Trino benedice.» 

DA: I QUADERNI DEL 1944