martedì 21 aprile 2026

PERCHÉ I GIGANTI ESISTEVANO ANCORA DOPO IL DILUVIO? (LA BIBBIA NON LO SPIEGA)


 

L’Infinito Amore Paterno di Dio

 


Ma avete un Padre!


Voglio che stabiliate un rapporto con Me, come quello di un figlio con suo padre, che Mi portiate incontro amore e fiducia, che siate sempre certi del Mio Aiuto e non dubitiate mai del Mio Amore. Se soltanto conquistate una salda fede nel Mio amore, allora verrete anche a Me in ogni momento come figli al Padre e Mi presenterete tutte le vostre miserie e preoccupazioni e Mi chiedete l’Aiuto ed Io vi aiuterò; perché voglio anche conquistare il vostro amore perché allora tenderete di nuovo a Me, il Quale una volta avete liberamente abbandonato. Non lasciatevi schiacciare da nessuna miseria, ma sottoponetela a Me, vostro Padre dall’Eternità ed in Verità, sperimenterete l’Aiuto del Padre, perché il Mio Amore per i Miei figli è molto più profondo che un padre terreno sia capace di amare. Ma vi manca proprio la consapevolezza del Mio infinitamente profondo Amore e perciò dubitate ed indugiate. Ma una volta siete proceduti dal Mio Amore e lo dovete credere fermamente che rimanete uniti con Me in tutta l’Eternità. Anche se la vostra volontà una volta tendeva via da Me, ma non ha potuto dissolvere il legame, altrimenti sareste svaniti. Ma ciò che una volta è stato creato da Me è imperituro, anche se temporaneamente separato da Me per via della volontà. Proprio questa libera volontà dovete donarMi sulla Terra, mentre venite a Me con ogni faccenda e quindi entrate di nuovo nel giusto rapporto che esisteva primordialmente fra Me e voi e che vi rendeva inimmaginabilmente beati. Quando pensate a Me, allora siate sempre certi che il Mio Amore Si rivolge subito a voi, che vi irradio, cosa che rendete possibile attraverso i vostri pensieri rivolti a Me. Poi fate che siate certi che Mi sta a Cuore soltanto il vostro bene, che vorrei inondarvi spiritualmente e corporalmente con i Doni di Grazia ed ho bisogno sempre soltanto dei vostri cuori aperti, che vi rivolgiate a Me, che ora permette anche il Mio Agire su di voi. Il Mio Amore per voi è sconfinato, e non cesserà mai e perciò ho anche Nostalgia di voi, le Mie creature, affinché ritorniate a Me come “figli”, affinché impariate a riconoscerMi, vostro Padre dall’Eternità, durante il vostro cammino terreno. Tento davvero di tutto per darvi una giusta Immagine di Me, del Mio Essere e del Mio Amore per voi, affinché possiate ora anche amare questo Essere da tutto il cuore e con tutti i vostri sensi. Ho Nostalgia di questo amore sin dalla vostra caduta da Me, ma ho Pazienza, affinché Mi doniate questo amore nella libera volontà. Ma appena voi stessi Mi riconoscete bene, non vi sarà nemmeno più difficile amarMi. Ma se siete istruiti in modo sbagliato, vi viene resa una falsa Immagine di Me, in modo che non vedete in Me nessun Dio dell’Amore, ma soltanto un Dio vendicativo ed iracondo, allora non imparerete mai ad amarMi come vostro Padre. Perciò dapprima dovete conoscere la pura Verità, dovete essere istruiti secondo la Verità dal vostro Dio e Creatore, il Cui Amore è infinito e Che E’ vostro Padre e vuole Essere riconosciuto da voi come Padre. “Venite a Me tutti voi che siete stanchi ed aggravati, vi voglio ristorare.... ” Tali Parole ve le può dire soltanto Colui Che vi ama e Che vuole sempre soltanto il vostro meglio, il vostro Padre dall’Eternità, Che chiama a Sé i Suoi figli per aiutarli in ogni miseria spirituale e terrena. Sperimenterete sempre di nuovo delle dimostrazione del Mio Amore Paterno, se soltanto vi sentite come figli Miei e prendiate fiduciosi la via verso il Padre, perché ogni rivolgimento a Me Mi dà il Diritto di poter agire su di voi, altrimenti il Mio avversario vi respinge da Me e fa valere la sua influenza su di voi, che Io non gli posso rifiutare finché voi stessi non vi difendete da lui mentre invocate Me, vostro Padre dall’Eternità, e con ciò Mi concedete il Diritto di proteggere da Lui i Miei figli. Il Mio Amore per voi è sconfinato, e Lo potete sempre richiedere, il Mio Aiuto vi è sempre assicurato quando siete nella miseria. Appena siete convinti che il Mio Amore vi appartiene, vi sentite anche come figli Miei ed ora ritornate liberamente nella Casa del vostro Padre, a Me, dal Quale una volta siete proceduti. 

Amen

25. luglio 1962

LA LIBERAZIONE DEL GIGANTE

 


Romanzo storico su San Tommaso d’Aquino 


In quel momento fra Vincenzo, solo nel giardino che in piena fioritura lodava Iddio con vesti multicolori tali da far impallidire la magnificenza di re Salomone, stava leggendo il breviario; erano le prime ore del pomeriggio ed egli si sentiva quindi ancora fresco e non distratto.  

La prima cosa a dargli nell'occhio fu l'ombra che, sul muro davanti a lui, non era, come avrebbe dovuto essere, una superficie piana e allungata, e presentava invece qualcosa come una protuberanza che turbava la regolarità. Fra Vincenzo, il quale vi aveva gettato uno sguardo di sopra il breviario, ne fu disturbato. A guardar meglio, quell'escrescenza aveva una forma quasi assurda, era come una testa di montone con tanto di corna e d'orecchie, e persino con la barba: diciamo dunque un caprone.  

Ma da quando in qua i caproni possono arrampicarsi su un muro verticale alto più di nove piedi?  

Fra Vincenzo sapeva benissimo che a rigore avrebbe dovuto concentrarsi nella lettura del breviario. Negli abissi del cervello gli parve infatti di sentire come uno squillo d'allarme: tienti al libro e non curarti dell'ombra o del caprone! Obbedì e lesse la riga seguente. Poi la tentazione di dare ancora una sbirciata a quell'ombra, una sola, fu più forte di lui.  

L'ombra sembrava davvero una testa di capra... o qualche cosa di simile. E... si moveva.  

Il frate provò una scossa. L'ombra era viva, sul muro, si moveva... ma non era un caprone. Che cos'era mai?  

Aveva il muso allungato, malinconico, stretto e giallastro.  

Le orecchie erano aguzze, e fra esse sorgevano due corna brevi e diritte che terminavano in un ingrossamento simile a un bottone. Aveva gli occhi semichiusi sotto palpebre stanche e superbe. Ma il peggio era che cresceva e cresceva. Già la testa sporgeva due palmi oltre il muro, anzi, a dir meglio, soltanto il collo si allungava, un collo giallo senza fine, con strani segni bruni.  

Fra Vincenzo stava a guardare allibito. Col terrore paralizzante di chi sogna, vedeva quel brutto collo crescere e crescere oltre ogni misura possibile per uomini e bestie. Vedeva una maligna testa di capra sul corpo di un enorme serpente che si rizzava salendo sempre più in alto. A un tratto sull'orlo del muro apparvero due mani nere, e un istante dopo un ornino tutto nero col turbante bianco, il vestito bianco e i denti bianchissimi scoperti in un ghigno. Indicando quella forma orrenda il cui collo continuava ad allungarsi, l'ornino esclamò con voce stridula:  

«Sciraff! Sciraff!».  

La figura enigmatica, invece, non mandò alcuna voce. Traendo un respiro lungo e profondo il frate riprese il dominio del proprio cervello.  

«Apage» esclamò. «Apage, Satana!» E fece il segno della croce, che non produsse alcuna impressione né sull'apparizione né sull'omino nero, ma aiutò il frate a riacquistare per intero le sue facoltà fisiche. Egli spiccò un salto, si volse, e con tutta la rapidità che gli consentivano le gambe settantenni fuggì verso l'ingresso del monastero.  

«Reverendissimo abate... reverendissimo abate...» Francesco Tecchini, abate di Santa Giustina, stava appunto esaminando   un bellissimo esemplare dell'Organon di Aristotele. Era, naturalmente, la traduzione di Boezio, non già quella maura con le glosse di Averroè che in quegli ultimi tempi godeva le simpatie di certi circoli moderni: un misto di verità aristotelica e di eresia avverroista che avrebbe finito per guastare il buon nome dello Stagirita. Oh, poter pulire a dovere quella stalla di Augia! Trovare chi dimostrasse a quei filosofi musulmani sfuggenti e sicuri di sé che Aristotele, se ancora vivo, avrebbe riso delle loro fatalistiche interpretazioni...  

«Reverendissimo abate...»  

«Adesso l'abate non riceve perché sta lavorando intorno a...»  

«Ma io devo parlargli.»  

«Frate Leone, fa entrare fra Vincenzo» disse l'abate a voce alta mentre il vecchio già entrava nella cella barcollando. «Reverendissimo abate, il diavolo... Ho visto... ho visto il diavolo.»  

«Anche il diavolo!» esclamò l'abate indispettito. «Che storie sono queste?» Solo sei mesi prima aveva dovuto chiudere uno dei suoi monaci nell'infermeria e tenerlo in osservazione giorno e notte perché si credeva continuamente assalito dal demonio. Infine aveva dovuto ricorrere all'esorcista di un altro monastero il quale, esaminato l'uomo, gli consigliò... d'interrompere i digiuni per qualche mese e di andare invece ogni giorno a lavorare un paio d'ore nell'orto. "Tutto qui?" "Sì, è quello che ci vuole, reverendissimo abate. Fra tre settimane sarà bell'e guarito". Il consiglio era stato efficace. Ma quale umiliazione aver dovuto consultare un esorcista di fuori!  

E adesso, ecco fra Vincenzo! Questo caso però doveva essere diverso: il vecchio era uomo ragionevole e riflessivo, tutt'altro che un fascio di nervi. Perché il Maligno avesse scelto proprio lui, era un enigma. Una cosa però era sicura: non si trattava di prescrivere a fra Vincenzo le fatiche dell'orto: egli era infatti il giardiniere del convento.  

«Dev'essere stato il demonio» insistette il frate. «E aveva con sé un demonietto nero che diceva trattarsi di un Seràf, un serafino. Ma mentiva. Non poteva essere un serafino! Era la cosa più brutta, più orrenda ch'io abbia mai visto. Che serafino d'Egitto!» Fra Vincenzo era indignatissimo.  

«Ma dove, tutto questo?» domandò il priore.  

«Presso le fucsie» spiegò il frate. «Vale a dire oltre il muro ch'è dietro alle fucsie.»  

"Ovvia topografia da giardiniere" pensò l'abate. "Dove sono però le nostre fucsie? Intanto, è una prova che il brav'uomo non ha perduto il cervello." Poi notò il punto inverosimile della dichiarazione.  

«Dietro il muro? E allora, come potevi vederlo, se il muro è alto nove piedi e mezzo?»  

«L'omino nero vi si è arrampicato» spiegò fra Vincenzo. «E il... quell'altro vi sporgeva con testa e collo.» «Dev'essere un diavolo piuttosto lungo» mormorò l'abate alzandosi finalmente con un po' di fatica. «Ebbene, andiamo a vedere.»  

Fuori si era adunata una dozzina di monaci.  

«Pare che tu abbia ragione, fra Vincenzo» esclamò l'abate con ironia. «Sarà proprio il diavolo. Basta vedere quanto sacro lavoro ha già fatto interrompere...». I frati si squagliarono mentre egli soggiungeva: «Andiamo, avanti! Alle fucsie».  

Raggiunsero il luogo in pochi minuti, ma il muro, dietro quella bellezza rosso-viola, era deserto. «È stato proprio qui, fra Vincenzo?» «Con certezza, reverendissimo abate.»  

«Peccato!» disse il priore freddamente. «Sta bene. Tomo al mio lavoro. E se qualcosa dovesse riapparire...»  

Un grido rauco del frate gli troncò la parola.  

«Là... là, reverendissimo! ...» E indicava il portone, dove realmente avveniva qualcosa. Il frate portinaio fuggiva a gambe levate verso l'edificio principale gridando con quanto fiato aveva in gola: ma la sua voce era sopraffatta da uno squillare di trombe così forte da rompere i timpani. Era quello il diavolo di fra Vincenzo? Fuori, davanti al portone, doveva esserci una gran confusione. E che cos'era quell'interminabile affare giallo-bruno guidato da un piccolo negro?  

«Eccolo, reverendissimo» esclamò fra Vincenzo. «Eccolo insieme col demonietto! Se ve lo dicevo»!  

Il portone era alto dodici piedi: ciò nonostante, per passare quel coso dovette piegare il collo, l'orribile collo che sembrò facesse una riverenza e poi si rialzò in tutta la sua lunghezza. Lì per lì l'abate pensò seriamente che il suo frate avesse ragione, ma poi dietro quel coso vide comparire una mole grigia e informe, con enormi orecchi e una lunga proboscide: quello era certamente l'animale detto elefante, ch'egli aveva visto dipinto, una bestia strana e terribile ma pur sempre una bestia. Dunque, anche l'altra era probabilmente una bestia. "Chi abbia visto questi animali" pensò l'abate "non avrà difficoltà a credere che esistano il liocorno o la salamandra che vive nel fuoco: ma il perché, l'origine... " Forse era soltanto un incubo dal quale si poteva destarsi tra qualche istante. Da tutte le porte i frati accorrevano fissando con terrore quegli strani intrusi. Entrando non senza fatica dal portone l'elefante ripeté il barrito: anch'esso era accompagnato da un demonietto nero, un pagano dalla pelle scura, in turbante e abito bianco, che lo guidava per la proboscide. Seguivano altri animali, linci e pantere, almeno mezza dozzina, tutti con la museruola, guidati da uomini in turbante, con un codazzo di cammelli a una o due gobbe.  

«Santa Madre di Dio!» sospirò fra Vincenzo. «Che cosa succede, reverendissimo abate? Si è forse scatenato l'inferno in terra?»  

Il priore non rispose. Fissava l'ingresso dove dietro i cammelli comparivano altre forme, figure umane in magnifici abiti quasi trasparenti, in tutti i colori dell'iride: bei visetti di donne molto imbellettate. Anch'esse avevano i loro demoni, creature deformi in lunghi abiti fluenti: gli eunuchi. Ballerine ed eunuchi!... L'abate comprese e impallidì.  

«Sì, fra Vincenzo, l'inferno si è scatenato... ma è l'inferno in terra. È un insulto, un'offesa come quella che fu fatta a nostro Signore... e con la medesima intenzione. Eccolo che arriva.»  

Chiuso nell'armatura, saldo su un destriero bardato, entrò nel cortile un cavaliere seguito da paggi e scudieri: un enorme coleottero dai riflessi metallici circondato da formiche. Si guardò in giro e andò difilato verso l'abate, davanti al quale si fermò.  

«Siete voi il padre superiore?»  

«Sono don Francesco Tecchini, superiore di Santa Giustina. Che significa, signore, quest'invasione, questa... processione sconveniente e invereconda?»  

«Reverendissimo,» disse il cavaliere «sono il conte di Caserta, servitor vostro. Quella che vi compiacete di definire processione sconveniente e invereconda è una parte della Corte di Sua Maestà imperiale della quale voi siete suddito al pari di me: suddito e servitore, reverendissimo, come tutti costoro sono suoi servi e serve; bipedi o quadrupedi, non c'è differenza.»  

«La differenza, signor conte, ve la potrebbe insegnare un bambino. E questo è un luogo sacro...»  

«Non sono venuto per discutere di sottigliezze teologiche,» interruppe il cavaliere «ma per annunciare l'imminente arrivo dell'imperatore che si è degnato di fare del vostro convento il suo temporaneo quartier generale.»  

«Impossibile» si lasciò sfuggire l'abate, le cui labbra tremavano. «L'imperatore e i suoi nobili sono naturalmente i benvenuti... ma qualora la sua visita comprenda anche tutto ciò...»  

«Mi spiace dover interrompere ancora il vostro bel discorso, ma quando il mio signore comanda niente è impossibile. Egli si rende conto che i monaci e il bel sesso non vanno d'accordo. Perciò voi e i monaci lascerete immediatamente Santa Giustina... nel vostro interesse.» E le sue labbra sottili e sarcastiche si contrassero lievemente sotto il naso largo e sensuale, mentre gli occhi scuri e penetranti balenavano divertiti.  

«Lasciare Santa Giustina... » sussurrò l'abate interdetto. «Non posso... non posso credere che l'imperatore... » «Reverendissimo, la vostra età e l'abito mi vietano di rispondervi come risponderei a chiunque osasse mettere in dubbio l'esattezza delle mie asserzioni. E anche a voi devo...»  

«Preferisco offendere voi» interruppe l'abate «dichiarandovi menzognero anziché l'imperatore prendendo per vere le vostre parole.»  

«Basta così» lo investì il cavaliere. «Vi do mezz'ora di tempo. Se poi troverò qui ancora un frate, la finirete male. Ho ricevuto l'ordine di sgombrare questo luogo affinché diventi degno del mio signore. Sono parole dell'imperatore.»  

«Capisco» disse l'abate che aveva ritrovato la calma. «Se Santa Giustina dev'essere degna del vostro signore, non può più esserlo del mio. Ci allontaneremo.»  

E passando davanti, al cavaliere ammutolito andò verso l'ingresso dove i monaci, una cinquantina, si erano raccolti pieni di paura e di sdegno. "Il Santissimo" pensava. "I vasi sacri e i paramenti, un paio di libri e di manoscritti. Ringraziamo Iddio per il voto di povertà. Troveremo un rifugio a Montecassino dove c'è posto anche per noi." Non sarebbe stato per sempre, poiché l'imperatore Federico non si tratteneva mai a lungo nello stesso luogo. Dopo la scomunica egli aveva spostato il quartier generale più d'una volta all'anno. Pareva che il terreno gli bruciasse sotto i piedi. E forse era vero...   

«Reverendissimo abate...» «Che c'è, fra Vincenzo?»  

«Chi si occuperà adesso dei miei fiori?» «Dei nostri fiori, fra Vincenzo.»  

«Dei nostri fiori, reverendissimo. Parecchi hanno bisogno d'acqua tre volte al giorno, e...»  

«Non so, ma temo che quando torneremo si dovrà ricominciare da capo.» E con un doloroso sorriso soggiunse:  

«Fra Vincenzo, avevi ragione e avevi torto. Torto, perché quello che hai visto non era il diavolo; ragione, perché era l'araldo del diavolo».  

***

LOUIS DE WOHL 


Non si conquista il Cielo se non si ama. Ai servi di Dio Io dico: “Non si fa conquistare il Cielo ai credenti se non si amano con perfezione”.

 


Messaggio di Gesù dato a Gisella il 12 aprile 2026


Fratelli,
ricordate sempre le mie parole: Dio è Misericordia, perché Dio è Amore. Il servo di Dio deve essere misericordioso per imitare Dio.
Dio si serve della misericordia come di un mezzo per attirare a Sé i figli sviati. Il servo di Dio deve servirsi della misericordia come di un mezzo per portare a Dio i figli che hanno intrapreso strade sbagliate.

Il precetto dell’amore è obbligatorio per tutti, ma deve essere tre volte tale nei servi di Dio. Non si conquista il Cielo se non si ama. Ai servi di Dio Io dico: “Non si fa conquistare il Cielo ai credenti se non si amano con perfezione”.
E voi cosa siete? Siete creature che tendete a vita perfetta, alla vita benedetta, faticosa, luminosa del servo di Dio, del ministro del Cristo?

I vostri doveri devono essere: un amore totale a Dio, un amore totale al prossimo. Il vostro scopo: servire, rendendo a Dio coloro che il mondo, la carne, il demonio Gli hanno rapito. L’unico modo è: con l’amore. L’amore, che ha mille forme per arrivare ad un unico fine: far amare.
Il vostro Maestro di Misericordia.

***

Gesù in questo giorno di festa della Divina Misericordia, da Lui espressamente voluto e richiesto a Santa Faustina, ci spiega il suo significato profondo.
Per assomigliare a Dio dobbiamo imitarlo nella sua essenza profonda che è la Misericordia e l’Amore. Ricordiamoci sempre che tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio in quanto peccatori e che la stessa misericordia dobbiamo usarla verso chi sbaglia. Solo così consentiremo ai peccatori di riavvicinarsi a Dio e di raggiungere il Paradiso.
Chi viene amato a sua volta diventa capace di amare; amo il prossimo perché mi sento amato da Dio, perdono il prossimo perché sono stato perdonato da Dio.


Il Giudizio Universale

 


“Via, lontano da Me, maledetti, nel fuoco eterno” (Mt 25,41)


Ma le occasioni di peccare sono troppe, dirà ancora un altro. Amico mio, conosco tre specie di occasioni che possono indurci a peccare. Tutti gli stati di vita hanno i loro pericoli e offrono occasioni di peccare. Ci sono dunque tre specie di occasioni: quelle alle quali siamo esposti a causa dei doveri del nostro stato, quelle che incontriamo senza cercarle, e quelle nelle quali ci invischiamo da soli, senza alcuna necessità. Quelle occasioni di caduta, nelle quali ci invischiamo senza necessità, non ci potranno servire da scusa; non cerchiamo neppure, inoltre, di giustificare un peccato con un altro peccato. Voi dite che avete sentito cantare una cattiva canzone; oppure avete ascoltato una maldicenza o una calunnia: e perché siete andati in quella casa o avete frequentato quella certa compagnia? Perché avete familiarità con queste persone senza religione? Non sapete forse che colui che si espone al pericolo è colpevole e perirà in esso? Chi cade senza che si sia esposto, si rialza subito, e la sua caduta lo rende ancora più vigilante e più saggio. Ma come mai non capite che quando Dio ci ha promesso il suo aiuto nelle tentazioni, non ce lo ha promesso affatto per quando siamo noi stessi che abbiamo l’incoscienza di esporci ad esse? Andate, sciagurati, siete stati voi stessi che avete voluto perdervi; meritate l’inferno che è riservato ai peccatori come voi. Ma, mi obietterete, abbiamo sempre cattivi esempi davanti agli occhi. Avete cattivi esempi? Che frivola scusa! Se ne avete di cattivi, non ne avete anche di buoni? Perché non avete seguito piuttosto i buoni esempi che i cattivi? Perché non avete seguito l’esempio di quella giovane che si recava in chiesa, alla mensa santa, piuttosto che quello di quell’altra giovane che se ne andava a ballare? Quando quel bravo giovane veniva in chiesa per adorare Gesù Cristo nel santo tabernacolo, perché non avete seguito le sue tracce, piuttosto che quelle di quell’altro giovane che se ne andava ai divertimenti? Dite piuttosto, o peccatori, che vi è piaciuto di più seguire la via larga che vi ha condotto in questa infelicità nella quale ora vi trovate, e non il viottolo stretto che il Figlio di Dio ha voluto lui stesso tracciare. La vera causa delle vostre cadute e della vostra condanna non sono dunque né i cattivi esempi, né le occasioni, né la vostra debolezza, né la mancanza delle grazie necessarie, ma unicamente le cattive disposizioni del vostro cuore che voi non avete voluto reprimere. Se avete fatto il male, è perché lo avete voluto voi! La vostra condanna viene dunque unicamente da voi stessi.

Ma, mi direte ancora, ci era stato detto sempre che Dio è buono. E’ vero che è buono, ma è anche giusto: la sua bontà e la sua misericordia per voi, ormai, sono finite; vi resta solo la sua giustizia e la sua vendetta! Ahimè! Fratelli miei, noi che abbiamo tanta ripugnanza a confessarci, se cinque minuti prima di quel gran giorno Dio ci desse dei sacerdoti per confessare loro i nostri peccati, affinché fossero cancellati, ah! Con quanta fretta non ne approfitteremmo? Ma ciò non ci verrà affatto accordato in quel momento di disperazione. Si racconta che il re Bogoris fu molto più saggio di noi: essendo stato istruito da un missionario nella religione cattolica, era però ancora trattenuto dai falsi piaceri del mondo. Per disposizione della Provvidenza di Dio, un pittore cristiano, a cui egli aveva commissionato per il suo palazzo un dipinto rappresentante una terribile caccia alle bestie feroci, gli dipinse invece il giudizio finale, con il mondo tutto in fiamme, Gesù Cristo in mezzo a tuoni e fulmini, l’inferno già aperto per inghiottire i dannati, il tutto con figure così spaventose che il re rimase impietrito. Ritornato in sé, si ricordò di quello che un missionario gli aveva detto che bisognava fare per evitare gli orrori di quel momento in cui il peccatore non può più avere in sorte altro che la disperazione; e, rinunciando immediatamente a tutti i suoi piaceri, trascorse il resto della vita nella penitenza e nelle lacrime. Ahimè! Fratelli miei, se questo principe non si fosse convertito, sarebbe ugualmente morto, avrebbe lasciato ugualmente tutti i suoi beni e i suoi piaceri, solo un po’ più tardi, ma poi, dopo la morte, avrebbe comunque lasciato ad altri i suoi beni. Ora egli si troverebbe nell’inferno ad ardere per sempre, invece si trova in cielo per l’eternità, tutto contento nell’attesa del gran giorno del giudizio, vedendo che tutti i suoi peccati gli sono stati perdonati e che non ricompariranno mai più, sia agli occhi di Dio che a quelli degli uomini. Fu questo medesimo pensiero, a lungo meditato da san Girolamo, che lo portò a usare un tale rigore con il suo corpo, e a versare tante lacrime. Ah! Gridava nella sua solitudine, mi sembra di udire ad ogni istante quella tromba che dovrà svegliare tutti i morti e chiamarmi al tribunale del mio Giudice. Questo stesso pensiero faceva tremare Davide sul suo trono, e sant’Agostino nel bel mezzo dei suoi piaceri, malgrado tutti gli sforzi che faceva per soffocarlo. Egli diceva di tanto in tanto al suo amico Alipo: Ah! Caro amico, verrà un giorno che compariremo tutti davanti al tribunale di Dio, per ricevere la ricompensa del bene o il castigo del male che abbiamo compiuto durante la vita; abbandoniamo, egli aggiungeva, la strada del crimine e imbocchiamo quella che hanno seguito tutti i santi. Prepariamoci fin da ora a quel giorno. 

***

S. Giovanni Maria Vianney


l’Orgoglio dei potenti sta portando i popoli alla distruzione.



Messaggio della Regina del Rosario dato a Gisella l’11 aprile 2026


Figli mie, grazie per essere uniti nella preghiera e per aver piegato le vostre ginocchia. Figli miei, l’orgoglio dei potenti sta portando i popoli alla distruzione.

Figli miei, guardatevi intorno e vedete i morti che riempiono le strade e le città; ma voi con indifferenza guardate solo la tranquillità delle vostre case, delle vostre città e dei vostri Paesi senza pensare che la purificazione sarà per tutti.
Figli miei, pregate, perché il dolore si avvicinerà anche a voi.
Pregate, pregate, pregate!
Chiedete la Misericordia e il perdono e la luce scenderà su di voi. Siate nella pace, perché questo vuole il Dio dell’Amore, della Carità e della Speranza.
Ora vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

***

Riflessione sul messaggio:
Come ho sempre detto negli ultimi anni, il fatto che la guerra coinvolga Paesi lontani dal nostro non deve portarci all’indifferenza o peggio ancora ad ignorare i morti e la distruzione che sta devastando interi popoli.
Approfittiamo di questa festa odierna della Divina Misericordia per chiedere perdono a Dio e sebbene la Novena sia appena terminata, ricominciamola nuovamente per ricevere la luce e la pace di cui ci parla la Madonna.
Solo così potremo resistere alla sofferenza e alla purificazione che arriveranno anche alle porte delle nostre case.
Riconciliamoci con i nostri fratelli, perché questo vuole il nostro Dio, che è Amore.

 

Le grandezze di Gesù - L’Idolatria vinta e distrutta dalla Incarnazione

 


L’Idolatria vinta e distrutta dalla Incarnazione


Questa eresia sì potente non venne domata che dalla Unità potente e adorabile del mistero della Incarnazione. Ci volle un Uomo Dio per bandirla dalla terra, mentre le altre eresie vennero annientate dai Profeti e dagli altri servi di Dio. Dopo che l’Uomo Dio ha vissuto, camminato, parlato sopra la terra, il mondo non ha potuto durarla in quell’errore, ma ha riconosciuto dovunque l’Unità di Dio e l’hanno pure riconosciuta la maggior parte dei sapienti benché privi della luce della Fede e profondamente sepolti nelle tenebre del gentilesimo.

La conoscenza della Unità di un solo Dio nel mondo, prima disonorato dal Paganesimo e dal culto di un numero sterminato di false divinità, è la prima grazia derivata da questo mistero, il quale in sé porta e contiene la vera luce, la luce increata, che dà al mondo la luce e la conoscenza del vero Dio; è la prima verità impressa nella terra del Verbo Incarnato e impressa così fortemente da quel divino carattere della sostanza dell’Eterno Padre, che nulla la può cancellare; è il primo raggio della sua luce diffuso in tutto il mondo, e diffuso sì potentemente dalla nascita di questo vero Sole, che le tenebre dell’errore e del vizio non hanno più potuto oscurare, come avevano fatto prima sotto la Legge di Natura e sotto la Legge scritta, la verità della Unità di Dio, né mai potranno ottenebrarla finché durerà il mondo; è il primo effetto visibile e pubblico nel mondo della onnipotenza della sua Unità della Unità della sua Persona sussistente nella pluralità e diversità di natura. Unità che in un nuovo mistero onora l’Unità della sua Essenza eterna.

Questa luce e conoscenza della Unità di Dio è una grazia sì abbondante e sì estesa, un favore sì potente e sì universale che non si è comunicato soltanto ai fedeli sparsi in tutto il mondo, ma, per riverbero, ne hanno beneficiato anche i nemici del nome cristiano.

Infatti, dopo 1’avvento del Figlio di Dio, i più grandi fautori del Paganesimo ebbero vergogna del loro errore, e affettarono di riconoscere nella diversità delle loro divinità la Unità di un Dio Supremo. Ed anche coloro che in seguito abbandonarono il cristianesimo non abbandonarono più la credenza nella Unità di Dio. E ciò, come per una segreta riserva di potenza, che il Figlio di Dio ha voluto fare in onore della sua Unità, persino in quelle anime infedeli ch’Egli ha abbandonate ai loro errori ed alla propria empietà; così si osserva in tutti i popoli seguaci di Maometto.

Ed è pure per una medesima grazia e potenza, per il medesimo favore, che gli Ebrei, prima tanto proclivi alla Idolatria, furono preservati dal ricadervi appena si avvicinava il tempo felice dell’avvento di Gesù e la sua aurora cominciava a risplendere sul nostro orizzonte. Ed è cosa tanto più notevole che quel Popolo fin dalla sua culla, fin dalla nascita della Legge e della Sinagoga, fu sempre inclinato alla Idolatria, come risulta dal vitello d’oro; sempre ostinatamente vi ricadeva in ciascuna età e in ciascun secolo, come si vede dai Profeti; né gli oracoli divini, né i castighi rigorosi della giustizia di Dio, mai avevano potuto farlo rinsavire.

Eppure, verso l’ultima età del mondo, dopo il ritorno da Babilonia, avvicinandosi il secolo del Messia, gli Ebrei non ricadevano più nella Idolatria, come per un presentimento del felice avvento della vera Luce, che stava per diffondere i suoi raggi nel mondo. La Giudea non è mai più ricaduta in quegli errori dopo che il Figlio di Dio l’ha onorata con la sua nascita e l’ha rischiarata come un sole con la sua presenza.

L’Unità dunque così intima a Dio, così propria alle creature, impressa sì profondamente nel mondo, combattuta così accanitamente dai demoni, difesa così validamente dai fedeli, e così saldamente stabilita, riconosciuta e onorata per effetto del divino Mistero della Incarnazione, doveva pur risplendere in questo mistero, come esso la fece risplendere nel mondo. Perciò Dio ha voluto imprimere quella sua prima e più gloriosa perfezione nella prima e più sublime delle sue opere, facendo sì che fosse opera unica e senza esempio.

Card. Pietro de Bérulle


La tua bontà è ovunque

 


La tua bontà è ovunque, Padre universale, sulla terra come in cielo.

La tua bontà è ovunque, in tutti gli esseri del mondo, che ci sono dati.

La tua bontà è ovunque, nel fiore che si schiude e ci inebria col suo profumo, nel frutto che matura e ci soddisfa col suo sapore.

La tua bontà è ovunque, nei raggi del sole, nella luce del giorno e nel mistero della notte, nella speranza della primavera come nella profusione dell'autunno, nell'ardore dell'estate come nel letargo dell'inverno.

La tua bontà è ovunque, nei grandiosi paesaggi di montagna, nell'orizzonte pacifico delle pianure, nella guglia ardita delle cattedrali.

La tua bontà è ovunque, in tutto ciò che contribuisce al nostro benessere e in tutti gli amici che ci dai da amare.

La tua bontà è ovunque, nel lavoro col quale ci vuoi nobilitare e nel dolore col quale vuoi elevarci.

La tua bontà è ovunque, nella buona salute che ti ignora e nella malattia che ci riconduce a te, nelle innumerevoli gioie di cui è cosparsa la nostra esistenza, nelle pesanti croci e nelle grandi felicità.

La tua bontà è ovunque, in tutti gli avvenimenti della nostra vita e nel nostro cuore, formato a immagine del tuo!


Presto si soffrirà molto per trovare luoghi di vera fede: continuate a camminare sulla strada di Dio.

 


Messaggio della Regina del Rosario dato a Gisella l’8 aprile 2026


Figli miei,
grazie per essere qui uniti nella preghiera e per aver piegato le ginocchia.
Figli, bambini miei, adesso, dopo la Resurrezione, si è aperta la finestra in cielo: approfittate di questa luce che entra nel vostro cuore.
Figli miei, tanto è stato il sangue sgorgato del mio Gesù per la vostra vita, per questo vi dico: amate il mio e il vostro Signore.
Presto si soffrirà molto per trovare luoghi di vera fede: continuate a camminare sulla strada di Dio.
Quando non si troverà l’Eucarestia cosa farete?
Figli miei, impegnatevi fin da ora ad avere un vero pastore accanto, non arrendetevi ma con coraggio lottate, perché questo tempo è molto vicino.
Non smarritevi, adesso sapete qual è la vera strada da percorrere.
Ora vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.


Riflessione sul messaggio:

La Madonna ci delizia con metafore sublimi e paragona la Resurrezione di Gesù ad una finestra spalancata, da cui promana una luce di salvezza, generata dal sangue del suo adorato Figlio. I tempi che ci attendono non sono semplici, per questo la nostra Mamma Celeste insiste nel ricordarci qual è la strada da seguire: amare Gesù, cibarsi dell’Eucarestia e avere come punto di riferimento un santo sacerdote che possa guidarci quando i luoghi sacri e la stessa Eucarestia verranno a mancare.
Dobbiamo lottare, ma non smarrirci, perché la strada ci è stata indicata da Lei.

 

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


LA VEGGENTE OGGI 

Testimonianze 


Don Elio Artifoni 

Don Elio, allora parroco di Ghiaie, il 13 marzo 1990, scrisse questa testimonianza: 

"Il sottoscritto Don Elio Artifoni, Parroco di Ghiaie, può  testimoniare che Adelaide Roncalli, nata a Ghiaie il 23-4-1937  da Enrico e Anna Gamba, battezzata nella chiesa parrocchiale il  25-4.1937, comunicata il 28-5-1944, sposata con Bissola Aldo a  Tirano il 7-1-1971, ha due figlie Maria Cristina e Maria Elena. 

Abita ora a Milano in piazza S. Nazaro n. 15, si dedica  come infermiera al servizio dei malati e gode, sia qui nel suo  paese natale, sia presso la parrocchia del Santi Apostoli e  Nazaro di Milano, ottima reputazione per la sua fervida e umile  vita cristiana aliena da ogni ostentazione. 

È di esempio nella fedeltà dei propri doveri familiari e di madre cristiana. 

In fede, il Parroco Don Elio Artifoni". 


Mario Ronzoni 

Mario Ronzoni, sul giornale Bergamo-oggi (13 maggio 1984) scrive: 

"Come fare a parlare di miracoli o anche solo di eventi  inspiegabili quando il vero miracolo, sia pure nel significato più  pedestre del termine, è lei, Adelaide Roncalli? 

... Qualunque bambina o adolescente sarebbe uscita  distrutta da una vicenda come la sua nella quale le vennero fatti  rivestire prima i panni della piccola santa, e poi quelli di  strega... Poche ragazze avrebbero retto anche solo fisicamente a  simili prove. Adelaide Roncalli, invece, è ora una normalissima  moglie e una premurosa madre di famiglia. Merito certamente  del suo equilibrio, ma lei ringrazia la Madonna per averglielo  conservato". 

La testimonianza di don Materno Frigerio mette in risalto  la fede e la pietà eucaristica di Adelaide, provata dalla malattia  e dal dolore. 

Al ricordo grato di don Ettore Bonaldi, si unisce il giudizio altamente positivo dei tre parroci su Adelaide, che conduce  la sua vita di sposa e di madre guidata dalla fede, fortificata dal  Pane di vita. 

Le risposte delle due suore, che vissero a lungo insieme ad Adelaide nel servizio agli ammalati mostrano nella stessa l'esercizio delle virtù umane e cristiane, prima fra tutte, della carità. 

Mario Ronzoni osservando Adelaide Roncalli a distanza di  40 anni, da quei fatti che hanno così pesato sulla sua vita, e  trovandola una normalissima moglie e premurosa madre di  famiglia, la definisce un "miracolo". 

Severino Bortolan 

lunedì 20 aprile 2026

Sulla questione: Quale origine ha avuto il male?

 


Lucifero – la sua caduta – il suo agire


Qualunque cosa vi possa opprimere, venite con tutte le preoccupazioni da Me, perché solamente Io posso aiutarvi e Io vi aiuterò anche, appena voi vi affidate a Me. Ma Io pretendo da voi una ferma fede nella Verità di ciò che voi percepite attraverso il Mio Spirito, perché solamente la forza della vostra fede vi rende capaci di fidarvi di Me senza riserva, che Io non posso altro che offrirvi la pura Verità. Ma quando avete riconosciuto la Verità, allora è anche il vostro dovere di espanderla, perché nulla è più pericoloso che tollerare un errore, che ha per conseguenza inevitabilmente un errore maggiore. Perché l’errore è il mezzo dell’avversario di tirarvi giù nell’oscurità. Ma Io voglio, che la pura Verità si affermi ed incarico sempre soltanto i Miei messaggeri di difendere questa Verità riconosciuta, per eliminare quindi ogni errore, perché soltanto la Verità porta alla Perfezione. E la Verità è e rimane: Che voi tutti siete proceduti dal Mio Amore e perciò anche in tutta la Perfezione, che voi stessi però siete usciti dall’Ordine e con ciò siete diventati peccaminosi. Io vi dico ripetutamente, che il Mio avversario, che un tempo fu emanato come Mia Immagine quale massimo spirito di luce, attraverso la sua caduta da Me solamente il peccato è venuto nel mondo, che quindi Lucifero, che era provvisto della stessa potenza di creazione quale Mia Immagine, grazie alla quale egli ha generato da sé il peccato, che prima non era presente in nessun essere, e perciò è assolutamente errato, che Io Stesso avessi in Me tanti opposti. Allora Io non sarei Perfetto e non avrei mai potuto creare della Perfezione. Precisamente come Io avevo in Me soltanto il Bene, il Divino, proprio come l’Amore era il primo Principio, proprio così Lucifero aveva dopo la sua caduta del peccato il male in sé. Tutto si rovesciava nel suo essere, egli divenne primariamente cattivo, era spinto dal suo odio, il suo essere era solamente bugia e completamente distolto dalla Verità. Ma mai e poi mai voi potete accettare in Me bugia e Verità, oscurità e Luce, odio ed Amore, cioè tutto il contrario, perché questo non corrisponderebbe ad un perfetto Essere, Cui Sostanza Principale è Amore. Tutte queste caratteristiche sono ben attaccate agli uomini, e queste sono le conseguenze del rifiuto della Forza del Mio Amore. Quando Io ho creato un essere perfetto, allora questo significa, che si muove completamente nel Mio Ordine, e non avrebbe dovuto eternamente rovesciare questo Ordine. Ma c’era un secondo potere all’opera, che nella stessa misura utilizzava il suo potere negativamente e trasferì questa forza negativa anche a quegli esseri, che sono caduti, che cioè hanno rifiutato la Mia Radiazione d’Amore e con ciò si sono riconosciuti per quel potere, che trasferì tutte le cattive caratteristiche di questi esseri. Tutto questo era una evidente conseguenza della caduta da Me, che deve andare a carico di Lucifero, perché in Me non vi è davvero nulla di contrario, altrimenti Io non potrei essere chiamato un Dio dell’Amore; se l’odio fosse già ancorato in Me, Io non sarei nemmeno un Dio della Verità, se si trovasse contemporaneamente la menzogna in Me. Voi uomini dovete pensare chiaramente, voi esprimete qualcosa, che non si copre con l’Immagine, che Io Sono e rimango sin dall’Eternità: Un Essere sublimemente Perfetto, che poteva creare e procreare in tutta Perfezione, Che non ha in Sé alcuna mancanza, Il Cui Amore non trova fine ed è dedicato anche al caduto in tutta l’Eternità. Il Mio avversario, che era contemporaneamente potente, avrebbe abusato talmente del suo potere, per creare così un mondo, che era in contrasto al mondo degli spiriti puri, lo poteva ben fare perché la sua libera volontà tendeva a tutte le caratteristiche che contraddicevano al Mio perfetto Essere, e che poi ha trasferito tutte queste caratteristiche sull’esercito degli spiriti caduti. Dove quindi Io Sono pura Verità, là lui mette contro la bugia. Dove Io donavo Amore, là lui partorì l’odio. Dove Io diedi la Luce, là lui diffonde oscurità. Lui trasformava tutte le buone caratteristiche che erano ancorate nel divino, in cattive, e più la sua influenza era forte, più gli esseri si opponevano alla Mia Radiazione d’Amore. Da lui proveniva tutto il male, egli uomini sono più o meno legati ai suoi mali della terra, tutto il mondo materiale è un mondo della ribellione contro di Me, che però il Mio Amore una volta spezzerà. Perché quest’Una cosa dovete sapere, che Lucifero una volta è stato l’essere più beato, poteva procreare in tutta Perfezione ed anche rimanere tempi infiniti in questa beatitudine, che lui però, quando egli rifiutava la Forza d’Amore, creava da se il male grazie al suo potere, ed ora lui è diventato il Mio polo opposto. E tutti coloro che lo seguirono, hanno assunto queste cattive caratteristiche e hanno operato contro di Me la resistenza. Ed il rifiuto della Mia Forza d’Amore aveva per conseguenza, che si sono induriti, sono stati trasformati nella creazione e dovevano passare il percorso attraverso la Creazione, per lottare ora come uomo contro tutte le caratteristiche non divine, che erano state trasferite attraverso Lucifero agli esseri caduti. Ed ora dipende dal fatto che se loro accettano di nuovo liberamente l’Irradiazione d’Amore, perché il Mio Amore è onnipotente, ed una volta gli riuscirà che ogni uomo si aprirà ed anelerà al Mio Amore, ma poi farà anche parte all’essere più beato, che ora ha anche raggiunto la meta di essere Mio figlio e non andrà mai più via da Me, che si è unito a Me ed è di nuovo perfetto, come lo era sin dal principio. 

Amen

20. novembre 1964

Gesù sollecita Luisa, per arricchirla e abbellirla di più e unirla più intimamente a Sé, a sostenere una terribile lotta contro i demoni.

 


Dopo che ebbi passato qualche tempo, quando con Lui e quando priva di Lui, un giorno dopo la Comunione mi sentii più intimamente a Lui [42] unita. Mi faceva varie domande, come per esempio, se gli volevo bene, se ero pronta a fare ciò che Lui voleva, anche il sacrificio della vita per amor suo. Mi diceva ancora: “E tu dimmi che vuoi; se tu sei pronta a fare ciò che voglio, anch’o farò ciò che vuoi tu”. 

Io mi vedevo tutta confusa; non intendevo quel suo modo di operare, ma col tempo ho capito che quel modo di agire è quando vuole disporre l’anima a nuova e pesante croce, e la sa tirare tanto a Sé con quegli stratagemmi, che l’anima non ardisce di opporsi a ciò che Lui vuole. Dunque gli dicevo: “Sì che Vi voglio bene; ma ditemi Voi stesso: posso trovare oggetto più bello, più santo, più amabile di Voi? E poi, perché domandarmi se sono pronta a fare ciò che Voi volete, mentre è da tanto tempo che Vi consegnai la mia volontà e Vi ho pregato che non mi risparmiate, anche a farmi a pezzi, purché potessi darvi gusto? Io mi abbandono in Voi, oh Sposo Santo; operate [43] liberamente, fa di me ciò che vuoi, datemi la grazia vostra, ché da me nulla sono e niente posso”. 

E mi ripeteva: “Veramente sei pronta a tutto ciò che voglio?” 

Io mi vedevo più confusa e annientata, e dicevo: “Sì, sono pronta”, ma quasi tremante, e Lui, compassionandomi, continuava a dirmi: “Non temere, sarò tua forza; non soffrirai tu, ma sono Io che soffrirò e combatterò in te. Vedi, voglio purificare l’anima tua da ogni minimo neo che potesse impedire l’amor mio in te. Voglio provare la tua fedeltà, ma come posso vedere se ciò è vero, se non col metterti in mezzo alla battaglia? Sappi dunque, che voglio metterti in mezzo ai demoni; darò loro libertà di tormentarti e di tentarti, affinché, quando avrai combattuto con le virtù i vizi opposti 46, già tu ti trovi in possesso di quelle stesse virtù che crederai di perdere, e dopo l’anima tua, purgata, abbellita, arricchita, sarà come un re che viene, vincitore, da una fierissima guerra, che [44] mentre credeva di perdere quello che aveva, se ne ritorna invece più glorioso e ripieno di immense ricchezze, e allora verrò o a formare in te la mia dimora e staremo sempre insieme. È vero che sarà doloroso il tuo stato, i demoni non ti daranno più pace, né giorno, né notte; staranno sempre in atto di muoverti fierissima guerra, ma tu abbi sempre la mira a quello che voglio fare di te, cioè di farti simile a Me, come è che a ciò non potrai giungere che per mezzo di molte e grandi tribolazioni, ché così starai con più coraggio a sostenerne le pene”.

Chi può dire come rimasi spaventata a tale annunzio? Mi sentivo gelare il sangue, arricciare i capelli e la mia immaginazione ripiena di neri spettri, che pareva che mi volevano divorare viva. Mi pareva che il Signore, prima di mettermi in questo stato doloroso, dava libertà a tutto ciò che dovevo soffrire, e mi vedevo da tutto circondata; e allora a Lui mi rivolsi [45] e gli dissi: “Signore, abbi pietà di me! Deh, non lasciarmi sola e abbandonata! Vedo che i demoni, è tanta la loro rabbia, che non lasceranno di me neppure la polvere. Come potrò resisterli? A Voi è ben nota la mia miseria e quanto sono cattiva. Dunque, dammi nuova grazia per non offenderti. Ma, Signore, la pena che strazia di più l’anima mia è il vedere che anche Voi dovete lasciarmi. Ah, a chi potrò dire più una parola? Chi mi deve insegnare? Ma sia fatta sempre la vostra Volontà, benedico il tuo santo Volere”. 

E Lui benignamente così riprese a dire: “Non ti affliggere tanto. Sappi che mai permetterò che ti tentino sopra le tue forze. Se ciò permetto è per tuo bene. Non metto mai le anime nelle battaglie per fare che periscano. Prima misuro le loro forze, dono loro la mia grazia, e poi le introduco, e se qualche anima precipita è perché non si tiene unita a Me con la preghiera. Non provando più la sensibilità del mio amore, [46] vanno mendicando amore dalle creature, mentre o solo posso saziare il cuore umano; non si lasciano guidare dalla via sicura dell’obbedienza, credendo più al giudizio proprio che a chi li guida in vece mia. Dunque, quale meraviglia se precipitano? Quindi, quel che ti raccomando è la preghiera. Ancorché dovessi soffrire pene di morte, mai devi tralasciare quel che sei solita di fare, anzi, quanto più ti vedrai nel precipizio, tanto più invocherai l’aiuto di chi può liberarti. 47 47 - Le armi della vittoria sono la perseveranza e la fiducia nel Signore, e questa è segno di umiltà.  

Di più voglio che ti metta ciecamente nelle mani del Confessore, senza esaminare quello che ti viene detto; tu sarai circondata da tenebre e sarai come uno che non ha occhi e che ha bisogno di una mano che lo guidi. L’occhio per te sarà la voce del Confessore, che come luce ti rischiarerà le tenebre; la mano sarà l’ubbidienza, che ti sarà di guida e di sostegno per farti giungere a porto sicuro.  

L’ultima cosa che raccomando è il coraggio: voglio che con [47] intrepidezza entri nella battaglia. La cosa che più fa temere un esercito nemico è il vedere il coraggio, la fortezza, il modo con cui sfidano i più pericolosi combattimenti, senza nulla temere. Così sono i demoni: nulla più temono, che un’anima coraggiosa, tutta appoggiata a Me, con animo forte va in mezzo a loro, non per essere ferita, ma con risoluzione di ferirli e di sterminarli.  demoni restano spaventati, atterriti, e vorrebbero fuggire, ma non possono, perché legati dalla mia Volontà, e sono costretti a starvi per loro maggior tormento. Dunque, non temere di loro, ché niente possono farti senza il mio Volere; e poi, quando ti vedrò che non puoi più resistere e starai per venir meno, se tu mi sarai fedele subito verrò, metterò tutti in fuga e ti darò grazia e fortezza. Coraggio dunque, coraggio!” 


VOI SIETE ARROGANTI, SLEALI, IMPETUOSI, ESIGENTI, BUGIARDI ED ESTREMAMENTE INVIDIOSI... QUANTO DANNO SPIRITUALE STATE CAUSANDO A VOI STESSI E AI VOSTRI SIMILI, MENTRE VI AUTO DEFINITE UNTI DAL MIO SANTO SPIRITO.

 


MESSAGGIO DI DIO PADRE
A LUZ DE MARIA 

17 APRILE 2026



Popolo Mio, amato Popolo Mio:


IO VI STO DONANDO IL MIO AMORE, METTENDOVI IN GUARDIA SU QUANTO DOVRETE AFFRONTARE COME GENERAZIONE.


Siete giunti a causarmi un grande dolore, con le vostre continue depravazioni e con il vostro attaccamento a tutto ciò che è sbagliato; profanate senza riguardo le Mie Chiese, disprezzate l'osservanza della Mia legge e a causa della presente preoccupazione, vi fate sordi ai Miei Appelli.
 
Rifiutare la conversione, il vero pentimento e non provare dolore per i peccati commessi, vi sta mantenendo in un costante rapporto con il male e questo vi porta a cadere in peccati detestabili.
 
Popolo Mio:


VOI SIETE ARROGANTI, SLEALI, IMPETUOSI, ESIGENTI, BUGIARDI
ED ESTREMAMENTE INVIDIOSI...

QUANTO DANNO SPIRITUALE STATE CAUSANDO A VOI STESSI E AI VOSTRI SIMILI, MENTRE VI AUTO DEFINITE UNTI DAL MIO SANTO SPIRITO.


In questo momento in cui stanno crollando grandi imperi, voi non temete che l'impero del vostro ego umano vi porti a cadere per terra, mentre vedete e puntate il dito verso la pagliuzza nell'occhio altrui, senza considerare la vostra trave, che non vi permette di essere Miei figli, ma vi mantiene nelle grinfie del demonio, facendovi sprofondare sempre di più nell'invidia.
 
State vivendo di quelle apparenze che vi porteranno a cadere e a provare l'iniquità dei vostri peccati al momento dell'Avvertimento, quando Io vi farò guardare dentro di voi, vi farò vedere uno ad uno, i peccati che avete commesso e il peso che questi peccati hanno per voi e di fronte a Me.
 
Voi non vi rendete conto di quello che sta succedendo in questo momento, in cui i potenti della terra stanno tenendo intenzionalmente il pericolo dell'energia nucleare davanti all'intera umanità, mentre continuate ad essere gli stessi.

 

DOVETE PREGARE PROFONDAMENTE E INTIMAMENTE E DOVETE RIVOLGERVI ALLA NOSTRA TRINITÀ PER VENIRE ASCOLTATI, AFFINCHÈ LA GUERRA POSSA ESSERE DIMINUITA PRIMA CHE CAUSI MALI IRREPARABILI.


La terra si trova in grande pericolo e questo comprende tutta l'umanità, che si sentirà minacciata, quando vedrà il fuoco cadere sulla terra.
Voi figli Miei non saprete cosa fare, né quello che starà succedendo, perciò adesso dovete sapere che nel contesto attuale, molte reazioni della natura sono causate dall'uomo stesso.

Figli Miei, proteggete i bambini dalla malattia che arriverà presto.
Per farlo, mettete un piccolo granello di sale esorcizzato sulla lingua dei bambini ogni giorno e cominciate ad usare l'olio del buon samaritano sulla loro pelle, iniziando con una piccola quantità. (*)

Gli adulti devono utilizzare l'olio del Buon Samaritano a giorni alterni, alternandolo con l'olio di San Michele Arcangelo. (**)
Dovete ingerire quotidianamente una piccola quantità di acqua benedetta, dovete pregare, portare i sacramentali, mantenervi in stato di Grazia e dovete portare sempre su di voi la Medaglia della vostra Madre Miracolosa.

Io desidero che vi salviate, per questo dovete dare testimonianza del buon modo di comportarsi di un vero Mio figlio...

Ho chiesto ai Miei strumenti di invitare i loro fratelli a pregare e a correggere la loro vita. Tenete presente che non c'è peccatore, per quanto grande possa essere, al quale Io negherò il Mio perdono, se si avvicinerà a Me veramente pentito dei suoi peccati.


IO VENGO PER I PECCATORI, NON PER I SANTI.
STO CERCANDO I MIEI FIGLI CHE SONO SULLA STRADA DEL PECCATO, LI CERCO PER PERDONARLI.


Popolo Mio, procedete a passo fermo, senza guardare ai lati, tenendo fisso lo sguardo davanti a voi, ma volgendo gli occhi alla Nostra Trinità Sacrosanta, a Mia Figlia, la Santissima Vergine Maria e ai Cori Angelici, affinché diventiate più forti e non inciampiate.

 

Pregate figli Miei, pregate per i vostri Paesi e per il mondo intero.


Pregate figli Miei, pregate per i vostri fratelli e per voi stessi.


Pregate figli Miei, pregate per la fraternità tra le nazioni.


Pregate figli Miei, pregate per i vostri fratelli che rifiutano la conversione.


Pregate figli Miei, pregate per la fraternità tra voi, figli Miei.


QUANDO CI SONO GRANDI MALI, IO PERMETTO GRANDI MIRACOLI.


Continuate a fare del bene ai vostri fratelli.

 

Io, vostro Padre, vi amo; il Mio Divin Figlio lo sacrificai per ciascuno di voi. Amate la vostra Madre Santissima. 

Il Mio Amore per ciascuno di voi, è Eterno.

 

Il vostro Padre Eterno


AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO


Nota esplicativa:

(*) Dio Padre nel Messaggio ha detto di "mettere l'Olio del Buon Samaritano sulla pelle dei bambini cominciando con piccole quantità". 


Dio Padre mi ha spiegato che si deve fare attenzione con i bambini, perché la loro pelle non si irriti, per questo è necessario iniziare con piccole quantità mettendo alcune gocce sulla pianta dei piedi fino ad arrivare a una quantità che non irriti la pelle e che non sia eccessiva.  Dopo aver verificato che la pelle del bambino non si sia irritata, l'olio deve essere applicato quotidianamente in questo modo: sulla pianta dei piedi, sulla colonna vertebrale e sui lobi delle orecchie.

(**) Dio Padre mi ha spiegato che gli adulti devono mettere quotidianamente alcune gocce dell'Olio del Buon Samaritano e dell'Olio di San Michele Arcangelo sulla pianta dei piedi, sui lobi delle orecchie e sulla colonna vertebrale, alternandoli. 


Vi ricordiamo che questi oli sono per uso topico, non devono venire ingeriti.


CHI È GESÙ CRISTO? - Gesù Cristo è la Seconda Persona della Santissima Trinità, cioè il Figlio di Dio fatto uomo.

 


SPIEGAZIONE TEOLOGICA DEL CATECHISMO DI S. S. PIO X


In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutte le cose furono  fatte per mezzo di lui, e nulla fu fatto senza di lui di quanto e stato fatto. In lui era la vita e la Vita era la luce degli uomini; e la luce risplende tra le tenebre, e le tenebre non l'hanno ricevuta.  

Era la luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, e il mondo non lo conobbe ... E il Verbo si è fatto carne e abitò fra di noi e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria quale di Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni rende testimonianza a lui e grida in questi termini: «Questi era colui, di cui dissi: Quegli che verrà dopo di me, è da più di me, perché era prima di me». Tutti abbiamo ricevuto dalla pienezza di lui e grazia su grazia. Perché la legge venne data per mezzo di Mosè; ma la grazia e la verità per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai veduto Dio; il Figlio unigenito, che sta nel seno del Padre, è stato lui a rivelarcelo (Gv.1, 1-18).  

Gesù Cristo è la seconda Persona della SS. Trinità, il Verbo Figlio di Dio, che assunse la natura umana nell'unità della sua persona divina; ha due nature in una sola persona divina; la natura: divina e la natura umana. La divina Persona incarnata assunse un nome nuovo: Gesù Cristo, che indica la seconda Persona della Santissima Trinità, che si è fatta uomo, Dio e uomo a un tempo.  

 Questa domanda troverà più ampia spiegazione nel numero seguente e ai numeri 76-81.  

 

Riflessione. - Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché gli uomini in Lui e per Lui diventassero figli di Dio.  


ESEMPI. - 1. Ecco l'Agnello di Dio (Gv.11, 29-34). 2. La testimonianza di Pietro (Mt 16, 13-20).  

Sac. C. T. DRAGONE, P. S. S. P.