venerdì 24 aprile 2026

O Verbo fatto carne

 


Con la tua Incarnazione ti sei fatto talmente vicino a noi che non abbiamo più alcun motivo di starti lontano.

Superando l'infinito che separa Dio dall'uomo, hai voluto far cadere tutte le barriere del nostro timore. Avvicinandoti e mescolando la tua vita alla nostra, hai voluto prevenire i nostri paurosi ripiegamenti.

Tu non hai esitato a incarnarti nel seno di una donna, per stabilire con noi la più completa intimità.

Ti sei presentato a noi come un bambino, per attirare maggiormente su di te uno sguardo di tenerezza e di familiarità.

Hai condotto un'esistenza umana simile alla nostra, escludendo tutto ciò che poteva allontanarti da noi.

Ispiraci dunque più fiducia a venire verso te, ad avvicinarci il più possibile a te.

Rallegraci col tuo sguardo posato su di noi, poiché è uno sguardo di fraternità, di solidarietà, di comprensione. Colmaci di quella fiducia che esige la tua amicizia, una fiducia che giunga fino al più completo abbandono.

Facci vivere intimamente con te, perché possiamo darci a te come tu ti sei dato a noi!


IL TEMPO DELLA TRIBOLAZIONE – FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA DIVINA

 


Messaggio della Madonna - Maria, piena di grazia


La nascita del Nuovo Mondo 


Festa dell'Assunzione di Maria


Cari figli, oggi, giorno del Signore, con tanto amore e affetto, vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Uniti alla Santissima Trinità, insieme otterremo la vera pace nel mondo.

Figli miei, la Santa Parola di Dio vi avverte oggi, mentre celebrate la mia Assunzione al Cielo, che dovete anche voi rispondere “sì” a Lui.

Dio non ha dato una missione solo a Me, ma anche a tutti voi. Siete avvertiti di rimanere nella grazia e nella vita eterna. Dovete prendervi cura dei vostri cuori, occuparvi della vostra conversione di tanto in tanto, cercando che le vostre vite non commettano offese contro Dio.

Un cuore che contiene odio non è un cuore ben curato, è un cuore che si apre facilmente al male. Dovete purificarlo costantemente e crescere ogni volta di più nell’amore che Dio ha posto nei vostri cuori.

Siete molto vicini a lasciare questo mondo ed entrare nel mondo nuovo, l’eternità, eppure non siete preparati per questo.

Dovete dedicare più tempo alla preghiera, così potrete sopravvivere alle prove che vi raggiungono. Il nemico sta tessendo una trappola attorno a ogni essere umano, più veloce di quanto un ragno tessi la propria per intrappolare il proprio cibo in questa ragnatela di Satana; coloro che cadono sono deboli nella fede e nella speranza e non confidano pienamente in Dio

Convertitevi, cari figlioli, convertitevi, io sono con voi per aiutarvi a risorgere. Non posso costringervi, ma posso mostrarvi che state per essere ingannati dal diavolo e che egli vuole distruggervi, distruggere la terra e trascinarvi all’inferno. Accettate e convertitevi, siete in grave pericolo, il tempo della conversione sta volgendo al termine.

Ecco perché sono venuta a rivelare questo messaggio per la vostra crescita spirituale. Pregate, figli miei, per rafforzarvi nella fede, nella speranza e nella fiducia in Dio; abbiate cura della vostra vita, perché la sofferenza sta arrivando e ce ne saranno altre ancora più dolorose.

Pregate, pregate, pregate per il Santo Padre Papa Benedetto XVI.

Pregate per gli atei e i pagani, forza, impegnatevi di più per lottare per loro. Ricordate che Dio vi ha chiamati a pregare per chiedere aiuto per salvare le anime. Il Paradiso è per tutti, tutti dovrebbero lottare per la Salvezza.

Pregate per la Santa Chiesa fondata da Gesù Cristo, unitevi, è tempo di grande sofferenza. La preghiera vi rafforzerà per sopportare le difficoltà che vi attendono, unitevi, tanta unione. Siete al sicuro nelle Mani del Mio Divin Figlio Gesù Cristo, Egli è morto sulla croce per voi, dovete confidare che Egli è per voi.

Vi amo moltissimo e vi offro il Mio Cuore Immacolato come rifugio in questo tempo molto doloroso che sta per arrivare nel mondo, specialmente per voi brasiliani, siete stati scelti da Dio per essere un grande segno di esempio per il mondo.

Il mio Mantello d'Amore è su di voi, confidate nella protezione che vi porto dal Cielo. Sono la vostra Mediatrice e non vi abbandono.

Ora vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, la Madre di Gesù Cristo, il Salvatore del Mondo,

Maria Immacolata

17 agosto 2008

Darly Chagas


Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


FENOMENI LUMINOSI 


Testimonianze 

A Ghiaie e in altri luoghi distanti centinaia di chilometri,  si verificarono, durante e dopo le apparizioni, fenomeni straordinari davanti a centinaia di migliaia di persone. 

Adelaide aveva predetto che alla fine del primo ciclo delle  apparizioni ci sarebbe stato un miracolo. La predizione è stata  registrata anche nel diario del vescovo di Bergamo, sotto la data  del 20 maggio 1944: "La cugina è stata molto prudente. Chiede  che si debba fare, se accompagnare o no la bambina stasera. Ha  detto che ci sarà un miracolo domani e se non fosse sarebbe un  colpo per la fede di molti. Io dico di non potermi pronunciare". 

Il miracolo avvenne la sera stessa del 20 maggio. 


Dott.ssa Eliana Maggi 

Il 16 gennaio 1946, davanti alla commissione vescovile la dott.ssa E. Maggi riferì: 

"Il sabato (20 maggio, n.d.r.) era giornata piovosa; e all'inizio dell' apparizione è venuto un raggio di sole sulla testa della bambina, ed io ho alzato gli occhi ed ho visto uno squarcio  a forma di croce e una specie di pioggia di puntini (stelline) d'oro  e d'argento per un minuto o due. E tutti hanno gridato al  miracolo...Poi la pioggia di stelline è cessata...Riguardo alla luce  non ho parlato con altre persone, se non con Maria, che però  disse di non avere visto niente: ma essa disse che aveva sentito  una musica armoniosissima, tanto che si era distratta; e la notte,  pensandoci pianse tutta la notte". 


Suor Maria Roncalli 

In un interrogatorio eseguito per rogatoria dal cancelliere  della Curia diocesana di Savona e Noli, Maria Roncalli, cugina  di Adelaide fattasi suora di N.S. della Misericordia di Savona, il  3 luglio 1946, così depose: 

"Durante la visione di quella sera (20 maggio) alcuni  testimoni riferirono di avere visto una pioggia d"argento che  scendeva sulla testa della bambina: io vidi le mani della signorina dottoressa Maggi presente, che si coloravano di vari colori  e sentii una melodia musicale tanto bella che non ho mai sentito  di eguali... Ritornando a casa dopo la visione abbiamo visto il  sole che girava e cambiava colore" (v. D. Argentieri, o.c., p.  96). 


Don Luigi Cortesi 

Il Cortesi, descrivendo i fenomeni di quella sera, aggiunge:  "S'alzò dalla folla un grido che presto si fece tempesta: -

Guarda, guarda il sole, guarda che colori... 

Alcuni notarono uno strano fascio di luce, che illuminava  intensamente la bambina e si riverberava sui volti circostanti. 

Altri videro il sole in forma di croce; altri videro il disco solare roteare vertiginosamente in un cerchio non più grande di  un mezzo metro. 

Nei bassi strati dell'atmosfera, si videro piogge di stelline  d'oro, nuvolette gialle a forma di ciambelle, così dense e così  vicine che alcuni tentarono di afferrarle con le mani. Sulle mani  e sui volti degli astanti degradavano i più vari colori, colla prevalenza del giallo; si videro mani fosforescenti, globi di luce in  forma di ostia...". (v. Storia dei fatti di Ghiaie, pp. 83- 84). 

Severino Bortolan 

giovedì 23 aprile 2026

Dio Stesso Si rivela in tempi di miseria spirituale

 


Miseria spirituale


Ogni pensiero che rivolgete a Me nello Spirito e nella Verità, lo accolgo, e Mi sforzo veramente, di rispondervi secondo la Verità, quando Mi sottoponete una domanda. Ma anche voi dovete sforzarvi, di accettare questa Risposta senza pregiudizio. Vi dovete sentire come dei vasi vuoti, che Io voglio riempire con il giusto contenuto, che deve essere per tutti voi una benedizione. Dovete sapere che il Mio Amore per voi è sconfinato e che perciò impiegherà tutti i mezzi, per aiutarvi, perché ora state poco dinanzi al vostro perfezionamento – a questo ultimo perfezionamento per cui non c’è ormai molto tempo. Inoltre dovete sapere che il Mio avversario nell’ultimo tempo prima della fine ha molto potere, concessogli dagli uomini stessi, che non tendono seriamente all’ultimo perfezionamento, e che riuscirà a portare di nuovo molti uomini alla caduta, il cui cammino terreno è stato poi inutile. Dato che Io so tutto, anche delle molte anime indecise, che sono troppo deboli di fronte al suo oltraggioso agire, e dato che il Mio Amore è sconfinato e vorrei veramente liberare tutti gli uomini dalle sue mani, ma non posso comunque infrangere la Legge del Mio eterno Ordine, agirà però nell’ambito dell’eterno Ordine e aiutare tutti coloro, che rivolgono soltanto i loro pensieri a Me, la cui volontà non è distolta da Me, persino se non si sono ancora decisi apertamente per Me. Ma Io voglio aiutarli a trovare la giusta decisione. Quindi devo rivolgere a loro Luce e Forza, affinché una volta imparino a riconoscerMi, e poi sviluppano anche la forza, per opporre resistenza al Mio avversario e di tendere verso di Me. Io non Sono un Dio che non sarebbe raggiungibile per voi, Io Sono l’Amore, e l’Amore non è mai distante dalle Mie creature, le insegue costantemente, anche quando le creature si trovano ancora nella più distante lontananza da Me. Dovete dapprima imparare a riconoscere questo Dio, che è interessato come “Padre” al destino di ogni singolo uomo, ed il Quale non dovete mai cercare lontano da voi. Un intimo pensiero del Mio figlio Mi chiama a lui, ed Io gli sarò e rimarrò presente, perché l’amore del figlio non permette più nessuna separazione, ed Io Mi rivelerò a lui. E questo è il Mio grande Aiuto che faccio arrivare all’umanità nel tempo della fine, che è nel massimo bisogno spirituale. Io Stesso parlo agli uomini, e tutti gli uomini possono sentire la Mia Parola, se soltanto aprono il loro cuore al Mio Discorso dall’Alto. Io trasmetto loro la Luce e la Forza mediante la Mia Parola di cui loro hanno bisogno per il loro perfezionamento. Ed Io agisco così, vostro Dio e Padre dall’Eternità, per indebolire l’agire del Mio avversario, per offrire agli uomini un’ancora di salvezza, con la quale possono sfuggire al pericolo, di soccombere al suo agire. Io Stesso parlo agli uomini, e per questo Io uso un mezzo volontario, che Mi serve coscientemente e permette un agire diretto su ed in lui, perché Io non espongo l’umanità a nessuna costrizione di volontà, ma si deve decidere liberamente, di accettare o no il Mio Discorso. Ma Io Stesso parlo agli uomini, perché il Mio sconfinato Amore Mi stimola, Esso non cesserà mai ed è sempre pronto ad aiutare e voi uomini dovete credere che la miseria spirituale è grande, perché vi trovate davanti alla fine. E dovete anche sapere, che questa fine è anche motivata dal Mio Amore, perché Io so ciò che serve, Io so, quando sia venuto il tempo, in cui devo di nuovo ristabilire l’Ordine di Legge, per poter continuare l’Opera di Rimpatrio dello spirituale caduto. Ma Io so anche dove può servire ancora l’Aiuto ed in quale modo, ed Io sfrutto veramente ogni occasione, per aprire ancora gli occhi agli uomini sulla Terra, per rivelare Me Stesso a loro. E le Mie pecore riconoscono la Voce del loro Pastore e la seguono. Ma anche nel Cosmo viene udita la Mia Voce, perché la Mia Parola risuona anche nell’Infinito, risuona ad ogni spirituale auto consapevole, e compenetra anche questo con Luce e Forza. Perciò non potrete dire, che voi stessi non potete o non dovete sentire Me Stesso, perché allora il Mio Amore – oppure il Mio Potere - sarebbe limitato. Ed anche se Io Sono e rimango irraggiungibile per le Mie creature, attraverso l’amore Sono comunque intimamente unito con loro, ed anche così vicino, che ogni creatura è in grado di sentirMi, quando anche il suo amore è per Me, e quindi il collegamento è stabilito come era in principio. Perché all’inizio tutti gli esseri udirono la Mia Parola, e questa era una Benedizione, e sarà anche di nuovo la loro Benedizione, quando il Mio Amore irradierà di nuovo gli esseri come una volta.

Amen

9. febbraio 1962 

NELLA PREGHIERA TROVERAI LA MIA CONSOLAZIONE

 



Procura, figliola, di acquisire lo spirito di preghiera, supplica per ottenere la santa abitudine di pregare. Prega non solo oralmente, ma mentalmente e con il cuore; nella prosperità, per offrirmi la tua riconoscenza e la tua gioia; nelle avversità, per implorare il Mio aiuto e il Mio conforto; nel dubbio per sollecitare il Mio consiglio.

Mai troverai, come nella preghiera, la conoscenza vera di Me e di te; senza la preghiera, non troverai mai l'umiltà e la vera carità. Mai potrai conoscermi bene, mai possederai il Mio Spirito, mai comprenderai i sentimenti che Mi animano in molte cose.

Se ricorri alla preghiera per chiedere beni materiali o economici, accadrà che penserai a questi in un modo molto diverso da come pensavi prima, perché la luce della Grazia Divina, che viene concessa all'anima in preghiera, è infinitamente più pura delle luci della comprensione umana.

Se ricorri a Me tutte le volte che ti senti afflitto, non ti sarà necessario cercare consolazioni umane, perché una goccia della Mia consolazione è molto più efficace di tutte le consolazioni degli uomini.

Chi si impegna nella preghiera, si unisce a Me molto più intimamente. Non cade, si rialza; non si intristisce, si rianima; non vacilla, ma acquista maggior sicurezza.

L'anima abituata a ricorrere a Me in ogni occasione, ha il suo protettore, il suo consigliere e il suo consolatore. Sulla preghiera, si fonda una sicura speranza di perseveranza. Essa è il nutrimento di coloro che hanno fame e sete di giustizia, il godimento delle anime pure; in essa si trova tutto quanto si può desiderare.

Mentre preghi, Mi riverisci, Mi glorifichi e fai sulla terra quello che gli Angeli e i Santi fanno in cielo; quello che farai in seguito, per tutta l'eternità.

6 aprile 1995 

Catalina Rivas 

La telecamera cattura il movimento alla porta destinata a fermare il Messia: filmati incredibili


 

Vi invito ad intensificare le vostre preghiere. La preghiera non è completa finché non è alimentata dall'amore, dal sacrificio, dalla sofferenza e dall'umiltà.

 


"MADRE DELL'EUCARISTIA" 


Miei cari figli, vi invito in quest'ultimo periodo di Quaresima ad intensificare le vostre preghiere. La preghiera non è completa finché non è alimentata dall'amore, dal sacrificio, dalla sofferenza e dall'umiltà. È ora che vi affrettiate a raggiungere e vivere la vera conversione perché solo allora potrete aiutare le anime che vi sono accanto a convertirsi. Vivere con mio Figlio Gesù è bello, anche se comporta sofferenza, ma queste sofferenze, sapete benissimo, servono per aiutare il vostro prossimo, il prossimo più vicino. Pregate, pregate, pregate, io sto elemosinando preghiere per amore delle anime da condurre a Dio, perché desidero la loro salvezza. Vi supplico e vi chiedo con tutto il cuore: restate sempre in grazia di Dio. Se riceverete ogni giorno Gesù Sacramentato nel vostro cuore, allora sarete in grazia di Dio, sarete forti per affrontare qualsiasi cosa che vi può capitare e sarete gioiosi e sereni, anche nella tempesta. Vi ricordo che ognuno di voi ha un angelo custode, pregatelo che vi 

accompagni lungo la giornata. Se metterete in pratica gli insegnamenti di mio Figlio Gesù e i miei messaggi che cosa può fare Satana contro di voi? Nulla. Vivete questo ultimo periodo di Quaresima accettando ogni cosa con amore, non tutti siete chiamati a fare grandi cose, cercate di fare bene quelle piccole. Come Mamma vi do tutto il mio amore, sono sempre con voi e vi seguo passo passo. Miei cari figli, potete ancora dare, potete dare molto, non vi nascondete, non chiudetevi dentro il vostro focolare, non pensate soltanto a voi e ai vostri cari. Degli altri, di tutte le anime che vi circondano, chi se ne preoccupa? Io non penso solo a voi, ma penso a tutti. Miei cari figli, amatevi ed aiutatevi a vicenda. Datevi la mano, formate un cerchio, edificate questo cenacolo d'amore e andate avanti. La passione è dura, Gesù soffre e soffre molto. Io vi chiedo preghiere e sacrifici perché Gesù ed io abbiamo grandi cose da fare. Perché chiedo a voi, proprio a voi, piccolo gruppo, impegno e testimonianza? Perché io vi ho chiamato uno ad uno, voglio portarvi verso 

Gesù e voglio accompagnarvi lungo la strada della santità. Insieme al sacerdote vi benedico e vi copro con il mio manto materno. Grazie perché siete qui presenti. Andate nella pace di Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Sia lodato Gesù Cristo. 

1 aprile 1990

MIRACOLO NEGLI STATI UNITI: La Scala fatta da San Giuseppe che sfida ogni legge fisica


 

Imprimi in me l'immagine di Cristo

 


Dio di tenerezza e di misericordia, che solo conosci i segreti del cuore degli uomini, poiché nulla è nascosto alla tua presenza; tu che sai tutto di me, non distogliere da me il tuo Volto, distogli piuttosto il tuo sguardo dai miei peccati.

Lava le impurità del mio corpo e della mia anima, santificami tutto con la perfezione della tua potenza. Fortifica in me il grande e celeste mistero che ho ricevuto; imprimi in me, indegno, l'immagine del tuo Cristo sul fondamento dei tuoi apostoli e profeti; piantami come un albero di verità nella tua santa Chiesa, affinché crescendo nella fede glorifichi anch'io il tuo Nome santissimo.


Fate molta attenzione, perché se lasciate che sia tolto Cristo dal cuore degli uomini, chi vi subentrerà? L’Anticristo. E guai a voi per questo.

 


Messaggio di Gesù a Gisella del 18 aprile 2026


Figli miei, fate molta attenzione, perché se lasciate che sia tolto Cristo dal cuore degli uomini, chi vi subentrerà? L’Anticristo.
E guai a voi per questo.
Come una ragnatela, stanno tessendo per distruggere. Siate voi Sacerdoti, la potenza che rompe la valanga che si è formata e che, se inizia la sua marcia, vi stritolerà.
Siate come al tempo delle catacombe.
Allora i Sacerdoti, gli stessi Papi, vivevano fra il popolo e non solo fra il popolo cristiano. Erano nei palazzi imperiali, tra i lavoratori più umili come gli scaricatori, coltivatori o fra i medici e i pedagoghi. E quelli che per nascita non avevano necessità di lavoro, andavano ogni giorno in umili vesti a compiere le opere di misericordia nei quartieri più poveri.
E tutti predicavano con la parola e più ancora con l’esempio, non predicavano con i testi ma secondo le mie leggi, parlando semplicemente, insinuando dolcemente la conoscenza di Gesù Cristo e del Vangelo, con pazienza, con amore, con costanza.
Non li spaventava né il disagio né il pericolo.
Non facevano della demagogia politica e soprattutto non la facevano in momenti delicati di malcontenti popolari o di mutamenti di imperatori. Facevano della vita cristiana, questa sola e vera e trascinavano sulla loro via, ossia sulla mia via.
In verità si può dire che i pagani correvano dietro a Me attirati dal buon odore di Cristo che i miei discepoli, veri altri Cristi, lasciavano dietro di essi, passando fra la corruzione e l’errore per scacciarli ed instaurare il Cristo.
Ora vi dico in verità, che per ricristianizzare l’Italia e il mondo di oggi, dove vive e si afferma sempre più una dottrina che è peggiore delle false religioni pagane di allora e di quelle ancora più false di ora – perché è una dottrina che fa dell’uomo un Dio, abolendo ogni ossequio alla Divinità, sentita e venerata da pagani e idolatri di ogni tempo e luogo – bisogna vivere quella vita, la vera vita cristiana, così come era vissuta nei primi tempi cristiani.
Solo così può arrivare la salvezza, altrimenti la ragnatela dell’Anticristo vi attirerà senza poterne uscire più fuori.
Il vostro Maestro.

***

Riflessione sul messaggio:
Gesù si presenta nuovamente a noi come Maestro per istruirci. Ci chiede di essere suoi Apostoli, portare a tutti la sua Parola, i suoi insegnamenti, ma soprattutto dare al mondo testimonianza attraverso il nostro modo di agire cristiano.
Per fare ciò, Gesù ci indica anche il modello da seguire e cioè i primi cristiani, perché solo in questo modo sarà possibile portare la salvezza in questo mondo che ha messo a tacere Dio, dove gli uomini si ritengono autosufficienti ed onnipotenti.
In virtù del Battesimo siamo tutti sacerdoti, cioè ognuno di noi è chiamato a offrire la propria vita a Dio, pregarlo, adorarlo, servire gli altri e soprattutto a portare al mondo l’Annuncio, il cuore del Vangelo: Dio ti ama, Cristo è morto e risorto per te, e ti offre una vita nuova nello Spirito.
Teniamo sempre davanti agli occhi questo messaggio, perché se ci allontaneremo dagli insegnamenti del Maestro finiremo negli inganni dell’Anticristo. Gesù ci avvisa per tempo, perché non saranno tempi facili quelli che arriveranno e anche il più fervente dei credenti rischia di perdere la Fede se si allontana dalla Sua scuola d’Amore.


Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Lettera di Adelaide Roncalli a  Papa Giovanni XXIII 


Adelaide Roncalli, il 13 maggio 1960, da Milano, a Giovanni XXIII così scrisse: 

"Beatissimo Padre, chi osa mandare questa lettera è l'ultima delle vostre figlie, che oramai non ha, come ultimo  scampo, che il vostro immenso cuore di padre. 

Sono Adelaide Roncalli del Torchio di Ghiaie di Bonate,  quella figliola che, bambina di sette anni, nel maggio 1944 vide  tredici volte la Madonna, più volte però con S. Giuseppe e Gesù  Bambino e da cui sentii quelle cose che scrissi e che ho ancora  vive nel cuore. 

Dico che ho visto perché io in coscienza sento proprio  così e darei la mia vita per confermare questa mia convinzione. 

Anche in quell'anno 1944 io ero certa di aver visto la  Madonna, ma dopo, quando mi interrogarono i sacerdoti incaricati dal vescovo e mi fecero giurare, prima dissi di sì e poi di  no, perché avevo paura di fare un grosso peccato mortale affermando di aver visto la Madonna. 

Durante i giorni dell'apparizione mi portarono via dalla  mia casa e dai miei genitori, dalle suore Orsoline in via Masone.  Là veniva solo don Cortesi e mi seguiva sempre una suora da  lui scelta a vigilarmi. 

Un po' alla volta egli mi andava persuadendo che io  avevo visto colla fantasia appena l'apparizione, mentre in realtà  fuori dai miei occhi non c'era stato niente. 

Anche don Cortesi diceva allora che aveva visto anche lui  di queste visioni della Santa Famiglia, ma non si era mai sognato  di dire di aver avuto delle apparizioni. Anche tanti altri —  continuava a dirmi — hanno gli stessi fenomeni di fantasia, ma  se ne guardano bene di dire di aver avuto delle apparizioni. 

Ero dalle suore Orsoline in via Masone, don Cortesi un po'  alla volta mi persuase che io facevo un grosso peccato mortale a  dire di aver visto la Madonna perché era stata tutta una mia  fantasia. 

Facevo fatica ad ammettere questo, ma mi faceva tanta  paura di andare all'inferno che scrissi un biglietto come voleva  don Cortesi per dire che io avevo fatto una bugia a dire che  avevo visto la Madonna. 

Dentro nel mio cuore però io sentivo che l'avevo proprio  vista e lo dicevo ancora, ma poi avevo paura di aver fatto peccato  e andavo a confessarmi. 

Anche quando andai in collegio dalle suore francesi in  Città Alta io ero sempre in questo stato d'animo e lì, quando i  sacerdoti incaricati dal vescovo mi fecero giurare per domandarmi se avevo visto la Madonna, prima dissi di sì e narrai come  l'avevo vista, ma poi per paura di aver fatto peccato dissi che non  l'avevo vista. 

Dopo andai un po' a casa, ma poi mi portò via una signorina di Milano, per un po' di anni, ma ho sofferto tanto allora. 

Poi entrai dalle Sacramentine di Bergamo e io ero tutta  contenta perché mi facevo suora come aveva detto la Madonna,  ma facevo solo la postulante, perché monsignor Bernareggi non  voleva che diventassi suora. 

Quando egli morì io ero a Lavagna nella diocesi di Lodi.  Monsignor Benedetti allora permise che facessi la vestizione, ma  poi venne là monsignor Merati che, a nome della Santa Sede —  diceva — mi fece svestire e ordinò di uscire dal convento. Io non  so poi il motivo perché fecero questo. Tornai nel mondo e andai  a lavorare un po' da una parte e un po' dall'altra per vivere e  aiutare i miei che dal tempo delle apparizioni vedevo solo ogni tanto. Quanto mi costò stare lontano da loro, dalla mia casa, dal  mio paese, sin da piccolina un po' in mano di tutti! A contar tutto  sarebbe troppo lunga. 

Anche spiritualmente non avevo mai trovato un direttore  spirituale, perché poi avevo sempre paura, dopo quello che mi  era capitato. Solo un po' tardi ebbi la fortuna di confidarmi con  un buon Padre e potei ritrovare la pace perduta. 

Il passato con tante alternative di sì e di no, di verità e di  peccato era cessato. Solo mi rimase l'amaro rimorso di aver  negato la Madonna e di aver così impedito il riconoscimento  della sua apparizione. 

Se in quegli anni però io non avessi avuto paura di fare  peccato a dire che l'avevo vista non l'avrei certo negata a costo di  qualunque sacrificio. 

Ora, Beatissimo Padre, mi sento più sollevata per aver  versato nel vostro animo un po' della mia storia che poteva  essere tutta bella ma che invece io feci brutta e che mi fece soffrire tanto in tutti i modi. Perdonatemi, Padre Santo, per quello  che ho fatto negando la Madonna. Non l'ho proprio fatto apposta,  chiedo il vostro perdono, come non mi stanco di chiederlo a  Gesù e a Maria. 

Voi che potete tutto, fate rivedere la storia delle apparizioni di Ghiaie di Bonate, ve lo chiedo per la Madonna. 

Io lo so ci farò una brutta figura; non importa. Basta che 

trionfi la Madonna. 

Voi solo potete fare questo. Forse è stata la Madonna a  volervi Papa perché della terra di Bergamo, possiate rivendicare  la sua apparizione nella Bergamasca. 

E ancora una supplica: lasciate che quanti amano e continuano a credere alla Madonna possano andare liberamente sul  luogo delle apparizioni. Sono quindici anni che la gente ci va, ma  c'è anche la proibizione. 

E per me Santo Padre non ci sarà un segno di misericordia e di perdono? 

Sballottata dalla mia infanzia ad ora, un po' da ogni parte,  mi sono portata nel cuore, sotto nome diverso da quello del mio  battesimo, il ricordo vivo dell'apparizione, il rimorso di averla  negata e il desiderio di tornare ad essere Sacramentina. Ma non  me lo hanno più permesso. Da anni sono qui infermiera al Policlinico di Milano e aspetto ancora, aspetto sempre che si compia  il desiderio della Madonna su me. O sarà un'attesa vana? 

Dite una parola, Beatissimo Padre, e tutto andrà a posto.  Ed ora mi prostro a baciarvi non uno ma i due Santi Piedi,  che hanno camminato portati da un grande amore per la  Madonna e chiedo per me, per la mia famiglia che ha sofferto  umiliazioni e calunnie per la Madonna, per quanti mi hanno  voluto e mi vogliono bene unico conforto della mia vita, tanto  provata, ma che sono stati travolti nella mia causa e nel mio  dolore, per la nostra terra di Bergamo e per il mio paesino così  prediletti dalla Madonna, la vostra grande Paterna Benedizione  Apostolica". 

Monsignor Loris Capovilla, interrogato sull'autenticità  della lettera, ha confermato che Adelaide ha scritto al Papa Giovanni XXIII e che il contenuto della bozza manoscritta, pubblicato su Bergamo Sette, il 7 giugno 2002, corrisponde all'originale che porta la data del 13 maggio 1960. 

La lettera è stata consegnata a mano al cardinale Gustavo  Testa perché la portasse in Vaticano. Mons. Capovilla ricevette  la lettera dal cardinale Testa il 27 maggio 1960 e la consegnò al  Papa. 

Mons. Capovilla ha anche aggiunto che il Papa Giovanni  XXIII non sapeva che Adelaide era stata ricevuta in udienza da  Pio XII e che, se lo avesse saputo in tempo, avrebbe certamente  ricevuto anche lui in udienza la veggente (v. Senapa, agosto  2002, pp. 17-18). 

Severino Bortolan

mercoledì 22 aprile 2026

Amore e sofferenza – La via verso l’Alto

 


Malattia e Sofferenza


Vi voglio indicare la via percorribile più breve, per abbreviare il tempo del vostro sviluppo, per condurla ad una fine per voi di successo. Durante la vita terrena vi viene data l’occasione, ma dovete anche conoscere tutti i vantaggi e svantaggi della conduzione della vostra vita, affinché non percorriate invano quest’ultimo cammino sulla Terra, affinché non viviate alla giornata senza piano e senza meta ed i giorni non siano perduti per voi, in cui potete formare la vostra propria sorte per l’Eternità. Esiste una via molto breve che conduce sicuramente alla meta: la via dell’amore e della sofferenza, che anche Gesù Cristo ha percorso, nel Quale Io Stesso ho preso il Cammino sulla Terra. Amore e sofferenza producono con certezza il perfezionamento dell’anima e perciò il Mio Vangelo è sempre soltanto la divina Dottrina dell’amore che ho predicato sulla Terra e che predicherò sempre di nuovo agli uomini che Mi ascoltano, che vogliono sentire la Mia Parola. Il vostro compito terreno consiste solamente nella trasformazione del vostro essere nell’amore; e dove questo cambiamento non viene aspirato abbastanza intensamente, là deve aiutare la sofferenza, affinché l’anima si liberi dalle scorie ancora sulla Terra, affinché passi nel Regno dell’aldilà il più sgravata possibile, quando è completata la sua vita terrena. Amore e sofferenza, la Vita terrena dell’Uomo Gesù era un ininterrotto agire nell’amore, che alla fine venne ricambiata con una ultramisura delle più amare sofferenze e dolori, che il Suo Corpo e la Sua Anima hanno preso su di Sé per Amore per i prossimi tormentati, della sofferenza d’anima l’Uomo Gesù sapeva in conseguenza dell’alto grado d’Amore, che Egli aveva raggiunto. Questo alto grado d’Amore soltanto ha reso possibile, che Io Stesso potessi incorporarMi in quest’Uomo Gesù, che Io, come l’Eterno Amore, Lo colmavo totalmente e quindi potevo eseguire in Lui l’Opera dell’Espiazione per l’umanità, per il qual scopo Io camminavo sulla Terra. L’amore e la sofferenza dovevano portare la salvezza agli uomini nella loro grande miseria spirituale, che consisteva nel fatto, che erano incatenati dal Mio avversario e non avevano nessuna forza per vincerlo. Gesù ha vissuto l’Amore come esempio agli uomini e dimostrava loro su Sé Stesso, che l’Amore è la “Forza”, che Egli era capace di fare tutto con questa Forza d’Amore e che quindi poteva anche vincere l’avversario grazie al Suo Amore. L’Amore Lo ha anche mosso a prendere su di Sé la colpa degli uomini, che aveva causato questo incatenamento tramite l’avversario, quindi di pagare all’avversario il prezzo di riscatto per la liberazione delle anime, che volevano liberarsi da lui. Egli ha pagato questa colpa con incommensurabili sofferenze e la morte più amara sulla Croce. Egli Stesso Si è dato in Sacrificio, Egli ha dato il Suo Corpo per la Vita dello spirituale caduto e perciò per le anime incatenate ed ha riscattato queste in certo qual modo dal loro padrone, sotto al quale erano cadute per la loro propria colpa. Come l’Uomo Gesù ho pagato la colpa per tutte le Mie creature ed Io ho anche indicato a tutte la via che dovevano percorrere, per uscire dal regno del Mio avversario e giungere nel Mio Regno. Dovevano condurre una vita nell’amore, perché senza amore l’avversario mantiene il potere sugli uomini, perché soltanto l’amore è il legame con Me e senza di Me è impossibile una liberazione dall’avversario. Quindi, l’uomo deve osservare i Miei Comandamenti dell’amore e, se ha da portare la sofferenza e la miseria, prenderle pazientemente su di sé sempre nel pensiero rivolto a Gesù Cristo, il divino Redentore. Allora percorre la via che Io gli ho indicato, allora si è unito mentalmente già con Me, e tramite l’agire nell’amore rinsalda ora l’unificazione con Me, percorre la via della successione di Gesù Cristo, cambia il suo essere nell’amore e purifica la sua anima tramite la sofferenza, ed ora deve anche giungere inevitabilmente alla meta, all’unificazione con Me, perché “chi rimane nell’amore, rimane in Me ed Io in lui.... ”. Soltanto l’amore ci unisce strettamente, soltanto l’amore è la via verso di Me, che attraverso la sofferenza viene ancora abbreviata ed ora potrà essere raggiunta la perfezione con certezza già nella vita terrena, che è lo scopo e la meta del cammino terreno dell’uomo. 

Amen

7. dicembre 1958

VITA DI SAN GIUSEPPE

 


Timore e consolazione – Il Santo aveva anche un grande timore di offendere il suo Dio e questo timore nasceva dall’amore che gli portava, temendo di poterlo disgustare; perciò porgeva calde suppliche a Dio, affinché l’avesse fatto prima morire, piuttosto che dare un minimo disgusto alla sua infinita bontà. Una volta che il Santo era tormentato più del solito da questo timore, e portatosi al Tempio per raccomandarsi a Dio, fece una lunga orazione supplicando il suo Dio con calde lacrime e infuocati sospiri di non permettere mai che egli lo disgustasse in cosa alcuna, e venisse a perdere la sua grazia e la sua amicizia, Dio consolò il suo servo assicurandolo che lui non avrebbe mai perduto la sua grazia e che si sarebbe conservato innocente fino alla morte. A questo grande favore e a questa promessa, fu così grande la consolazione che intese il Santo, che non stava più in se stesso per la gioia, e non passò mai un giorno della sua vita che non rendesse affettuose grazie al suo Dio per la sicurezza avuta; ma tuttavia non lasciò nemmeno di stare ben cautelato in ogni sua azione affinché il suo Dio non venisse da lui offeso, stando sempre con un timore, ma timore di se stesso, non già che dubitasse affatto della grazia che Dio gli aveva promesso, perché ne era sicurissimo, avendo egli una gran fede in tutte le cose che il suo Dio gli prometteva. Se tanto grande era la pena che il nostro Giuseppe sentiva, che il suo Dio non fosse amato e servito fedelmente da tutti, quanto maggiore era il dolore che sentiva, nel vedere come Dio era gravemente offeso! Fu tanto il dolore che sentiva di questo, che più volte svenne per il cordoglio; e piangeva amaramente quando sentiva dire che il suo Dio era stato gravemente offeso. 

Serva di Dio  Maria Cecilia Baij O.S.B. 

Il tempo è finito, il ritorno del Figlio dell’Uomo è a momenti.

 


Carbonia 11.04.2026

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amati figli, sono l’Altissimo, discendo in mezzo a voi in questo Colle Sacro, vengo a rivelarvi i prossimi eventi che si susseguiranno uno dietro l’altro in questo tempo.

Siamo arrivati alla grande tribolazione, al punto di non ritorno. Il Mio santo aiuto sarà sui Miei figli, costoro vedranno solo l’inizio della grande sciagura che verrà sulla Terra.

Apro le porte del Mio Cielo!
Apro le porte ad un nuovo tempo!
I Miei figli saranno sollevati dai Miei Angeli e portati in un Pianeta nuovo dove brilleranno nell’amore del Padre Creatore e splenderanno d’amore in Lui.
Le grazie del Cielo discendono su questa Umanità che Mi rifiuta, che non Mi vuole ascoltare.
Gli appelli celesti non vengono considerati dagli uomini che, indifferenti, continuano a percorrere strade lontane da Dio e progettano il loro futuro sulla Terra,
vanno ignari di ciò che verrà, …saranno violentati da Satana!

Il tempo è finito o uomini, la Terra tremerà con potenza, i mari si agiteranno con grande forza, le varie catastrofi che succederanno trascineranno via voi e le vostre case, perderete tutto.

E voi, potenti della Terra, sarete messi a dura prova, vivrete l’infinito dolore per la sofferenza che avete causato a questa Umanità a motivo dei vostri fini personali:
… per avere un pezzo d’argento in più, …una terra in più,
… avete assassinato i vostri stessi fratelli!!!
… avete perso la vostra vita, o uomini!!!
Cadrete come birilli in mezzo a questa violenza, i vostri lustri cadranno come cadrete con i vostri imperi. Poveri uomini!!!

Ascoltate bene questo Mio appello, abbiate pietà di voi stessi: …ormai non ci sarà più misericordia per voi, bensì il castigo.

Resto in attesa che si compiano le ultime profezie, dopo diche abbraccerò i Miei a Me.

Preparatevi al ritorno di Gesù: una grande luce si manifesterà nel cielo, questo sarà il segno del nuovo tempo della Sua prossima venuta.

Il tempo è finito, il ritorno del Figlio dell’Uomo è a momenti!

Vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La sofferenza di A. Roncalli 

La Vergine Maria, fin dalla seconda apparizione, e poi  altre volte, annuncia ad Adelaide che avrebbe sofferto molto. 

Nell'ultima apparizione, il 31 maggio le dice: "In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire". 

Molti hanno contribuito in modi e tempi diversi, magari  con retta intenzione, a rendere difficile la vita di questa creatura,  a cominciare dai genitori e familiari, nei primi giorni delle apparizioni. Il penoso strappo dalla famiglia, quando era una bambina  di sette anni, quella segregazione cui fu sottoposta, le accuse più  assurde contro di lei e le persone care, continuate anche dopo le  apparizioni, hanno amareggiato la sua esistenza. Ma ciò che più  l' affligge è l' avere negato le apparizioni. 

Sappiamo bene, come e perché avvenne ciò, ma il fatto pesa sul cuore, e lo manifestò in varie circostanze. 

Come non ricordare il pianto di Adelaide nella notte seguente l'interrogatorio, in cui fece la seconda negazione? 

Commentando, nel suo quaderno, la decima apparizione, Adelaide scrive: 

"La Madonna non mi rivelò il nome di quei due Santi che  aveva ai suoi fianchi. Solo per ispirazione interna ebbi chiara  intuizione del loro nome: S. Matteo e S. Giuda. Il nome Giuda ha  per me un ricordo triste, perché sia pure involontariamente ho  tradito la Madonna... 

Nel mio cuore sento pesare il mio grosso sbaglio, ma pur  avendo imitato Giuda traditore voglio tuttavia santificarmi  seguendo l'esempio di Giuda santo coll'essere apostola e martire per amore a Gesù e alla Madonna. 

San Matteo ispira al mio cuore fiducia di salvezza, perché  anche lui peccatore ha seguito Gesù e si è fatto apostolo del suo  nome". 

Nella relazione di don Romualdo Baldissera, si legge: 

"Mi appare (Adelaide, n.d.r.) umile e coerente. Dopo le  prime difficoltà, si apre sempre più fino alla confidenza. La  vedo coprire con le mani gli occhi rossi e piegare la testa  davanti alla fotografia che la riproduce in estasi, dimostrando  tutta l'angoscia del suo cuore". 

L'angoscia che Adelaide aveva nel cuore il 21 gennaio 1948, non si fermò a quella data, andò oltre. 

Adelaide Roncalli, il 10 aprile 1959, invia da Milano a don Italo Duci, una lettera in cui, tra l' altro, scrive: 

"Ora sig. prevosto, mi devo accusare di essermi lasciato  sfuggire qualche lamento la settimana scorsa alla cappella, in  presenza di alcune persone. 

Il motivo è, che mi ha fatto dispiacere vedere la nostra  cappelletta assai mal ridotta, e l'esclamazione di estranei nel  vederla tanto trascurata. 

Il pensiero di aver negato, lei sig. prevosto lo sa, mi ha  sempre pesato, ed ogni occasione serve per riaprire la ferita e  così anche ora, a pensare che la mia negazione può essere causa  di tanta freddezza e noncuranza, mi fa sanguinare il cuore...". 

Gesù dice: "Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me" (Mt. 10, 38). 

La vita dei veri veggenti è segnata dalla sofferenza: anzi,  la croce per loro è garanzia di autenticità. Basta pensare alle  prove sopportate da Bernardetta Soubirous e dai tre pastorelli di  Fatima, per averne la conferma. 

I veggenti, come tutti i cristiani, sono chiamati a percorrere la via dolorosa assieme a Gesù, per poter giungere all'unione perfetta con il loro Dio crocifisso. 

La vita di Adelaide Roncalli non fa eccezione alla regola.  La verità del messaggio e dell'apparizione di Ghiaie,  viene confermata anche dalla vita della veggente. 

Severino Bortolan

martedì 21 aprile 2026

PERCHÉ I GIGANTI ESISTEVANO ANCORA DOPO IL DILUVIO? (LA BIBBIA NON LO SPIEGA)


 

L’Infinito Amore Paterno di Dio

 


Ma avete un Padre!


Voglio che stabiliate un rapporto con Me, come quello di un figlio con suo padre, che Mi portiate incontro amore e fiducia, che siate sempre certi del Mio Aiuto e non dubitiate mai del Mio Amore. Se soltanto conquistate una salda fede nel Mio amore, allora verrete anche a Me in ogni momento come figli al Padre e Mi presenterete tutte le vostre miserie e preoccupazioni e Mi chiedete l’Aiuto ed Io vi aiuterò; perché voglio anche conquistare il vostro amore perché allora tenderete di nuovo a Me, il Quale una volta avete liberamente abbandonato. Non lasciatevi schiacciare da nessuna miseria, ma sottoponetela a Me, vostro Padre dall’Eternità ed in Verità, sperimenterete l’Aiuto del Padre, perché il Mio Amore per i Miei figli è molto più profondo che un padre terreno sia capace di amare. Ma vi manca proprio la consapevolezza del Mio infinitamente profondo Amore e perciò dubitate ed indugiate. Ma una volta siete proceduti dal Mio Amore e lo dovete credere fermamente che rimanete uniti con Me in tutta l’Eternità. Anche se la vostra volontà una volta tendeva via da Me, ma non ha potuto dissolvere il legame, altrimenti sareste svaniti. Ma ciò che una volta è stato creato da Me è imperituro, anche se temporaneamente separato da Me per via della volontà. Proprio questa libera volontà dovete donarMi sulla Terra, mentre venite a Me con ogni faccenda e quindi entrate di nuovo nel giusto rapporto che esisteva primordialmente fra Me e voi e che vi rendeva inimmaginabilmente beati. Quando pensate a Me, allora siate sempre certi che il Mio Amore Si rivolge subito a voi, che vi irradio, cosa che rendete possibile attraverso i vostri pensieri rivolti a Me. Poi fate che siate certi che Mi sta a Cuore soltanto il vostro bene, che vorrei inondarvi spiritualmente e corporalmente con i Doni di Grazia ed ho bisogno sempre soltanto dei vostri cuori aperti, che vi rivolgiate a Me, che ora permette anche il Mio Agire su di voi. Il Mio Amore per voi è sconfinato, e non cesserà mai e perciò ho anche Nostalgia di voi, le Mie creature, affinché ritorniate a Me come “figli”, affinché impariate a riconoscerMi, vostro Padre dall’Eternità, durante il vostro cammino terreno. Tento davvero di tutto per darvi una giusta Immagine di Me, del Mio Essere e del Mio Amore per voi, affinché possiate ora anche amare questo Essere da tutto il cuore e con tutti i vostri sensi. Ho Nostalgia di questo amore sin dalla vostra caduta da Me, ma ho Pazienza, affinché Mi doniate questo amore nella libera volontà. Ma appena voi stessi Mi riconoscete bene, non vi sarà nemmeno più difficile amarMi. Ma se siete istruiti in modo sbagliato, vi viene resa una falsa Immagine di Me, in modo che non vedete in Me nessun Dio dell’Amore, ma soltanto un Dio vendicativo ed iracondo, allora non imparerete mai ad amarMi come vostro Padre. Perciò dapprima dovete conoscere la pura Verità, dovete essere istruiti secondo la Verità dal vostro Dio e Creatore, il Cui Amore è infinito e Che E’ vostro Padre e vuole Essere riconosciuto da voi come Padre. “Venite a Me tutti voi che siete stanchi ed aggravati, vi voglio ristorare.... ” Tali Parole ve le può dire soltanto Colui Che vi ama e Che vuole sempre soltanto il vostro meglio, il vostro Padre dall’Eternità, Che chiama a Sé i Suoi figli per aiutarli in ogni miseria spirituale e terrena. Sperimenterete sempre di nuovo delle dimostrazione del Mio Amore Paterno, se soltanto vi sentite come figli Miei e prendiate fiduciosi la via verso il Padre, perché ogni rivolgimento a Me Mi dà il Diritto di poter agire su di voi, altrimenti il Mio avversario vi respinge da Me e fa valere la sua influenza su di voi, che Io non gli posso rifiutare finché voi stessi non vi difendete da lui mentre invocate Me, vostro Padre dall’Eternità, e con ciò Mi concedete il Diritto di proteggere da Lui i Miei figli. Il Mio Amore per voi è sconfinato, e Lo potete sempre richiedere, il Mio Aiuto vi è sempre assicurato quando siete nella miseria. Appena siete convinti che il Mio Amore vi appartiene, vi sentite anche come figli Miei ed ora ritornate liberamente nella Casa del vostro Padre, a Me, dal Quale una volta siete proceduti. 

Amen

25. luglio 1962

LA LIBERAZIONE DEL GIGANTE

 


Romanzo storico su San Tommaso d’Aquino 


In quel momento fra Vincenzo, solo nel giardino che in piena fioritura lodava Iddio con vesti multicolori tali da far impallidire la magnificenza di re Salomone, stava leggendo il breviario; erano le prime ore del pomeriggio ed egli si sentiva quindi ancora fresco e non distratto.  

La prima cosa a dargli nell'occhio fu l'ombra che, sul muro davanti a lui, non era, come avrebbe dovuto essere, una superficie piana e allungata, e presentava invece qualcosa come una protuberanza che turbava la regolarità. Fra Vincenzo, il quale vi aveva gettato uno sguardo di sopra il breviario, ne fu disturbato. A guardar meglio, quell'escrescenza aveva una forma quasi assurda, era come una testa di montone con tanto di corna e d'orecchie, e persino con la barba: diciamo dunque un caprone.  

Ma da quando in qua i caproni possono arrampicarsi su un muro verticale alto più di nove piedi?  

Fra Vincenzo sapeva benissimo che a rigore avrebbe dovuto concentrarsi nella lettura del breviario. Negli abissi del cervello gli parve infatti di sentire come uno squillo d'allarme: tienti al libro e non curarti dell'ombra o del caprone! Obbedì e lesse la riga seguente. Poi la tentazione di dare ancora una sbirciata a quell'ombra, una sola, fu più forte di lui.  

L'ombra sembrava davvero una testa di capra... o qualche cosa di simile. E... si moveva.  

Il frate provò una scossa. L'ombra era viva, sul muro, si moveva... ma non era un caprone. Che cos'era mai?  

Aveva il muso allungato, malinconico, stretto e giallastro.  

Le orecchie erano aguzze, e fra esse sorgevano due corna brevi e diritte che terminavano in un ingrossamento simile a un bottone. Aveva gli occhi semichiusi sotto palpebre stanche e superbe. Ma il peggio era che cresceva e cresceva. Già la testa sporgeva due palmi oltre il muro, anzi, a dir meglio, soltanto il collo si allungava, un collo giallo senza fine, con strani segni bruni.  

Fra Vincenzo stava a guardare allibito. Col terrore paralizzante di chi sogna, vedeva quel brutto collo crescere e crescere oltre ogni misura possibile per uomini e bestie. Vedeva una maligna testa di capra sul corpo di un enorme serpente che si rizzava salendo sempre più in alto. A un tratto sull'orlo del muro apparvero due mani nere, e un istante dopo un ornino tutto nero col turbante bianco, il vestito bianco e i denti bianchissimi scoperti in un ghigno. Indicando quella forma orrenda il cui collo continuava ad allungarsi, l'ornino esclamò con voce stridula:  

«Sciraff! Sciraff!».  

La figura enigmatica, invece, non mandò alcuna voce. Traendo un respiro lungo e profondo il frate riprese il dominio del proprio cervello.  

«Apage» esclamò. «Apage, Satana!» E fece il segno della croce, che non produsse alcuna impressione né sull'apparizione né sull'omino nero, ma aiutò il frate a riacquistare per intero le sue facoltà fisiche. Egli spiccò un salto, si volse, e con tutta la rapidità che gli consentivano le gambe settantenni fuggì verso l'ingresso del monastero.  

«Reverendissimo abate... reverendissimo abate...» Francesco Tecchini, abate di Santa Giustina, stava appunto esaminando   un bellissimo esemplare dell'Organon di Aristotele. Era, naturalmente, la traduzione di Boezio, non già quella maura con le glosse di Averroè che in quegli ultimi tempi godeva le simpatie di certi circoli moderni: un misto di verità aristotelica e di eresia avverroista che avrebbe finito per guastare il buon nome dello Stagirita. Oh, poter pulire a dovere quella stalla di Augia! Trovare chi dimostrasse a quei filosofi musulmani sfuggenti e sicuri di sé che Aristotele, se ancora vivo, avrebbe riso delle loro fatalistiche interpretazioni...  

«Reverendissimo abate...»  

«Adesso l'abate non riceve perché sta lavorando intorno a...»  

«Ma io devo parlargli.»  

«Frate Leone, fa entrare fra Vincenzo» disse l'abate a voce alta mentre il vecchio già entrava nella cella barcollando. «Reverendissimo abate, il diavolo... Ho visto... ho visto il diavolo.»  

«Anche il diavolo!» esclamò l'abate indispettito. «Che storie sono queste?» Solo sei mesi prima aveva dovuto chiudere uno dei suoi monaci nell'infermeria e tenerlo in osservazione giorno e notte perché si credeva continuamente assalito dal demonio. Infine aveva dovuto ricorrere all'esorcista di un altro monastero il quale, esaminato l'uomo, gli consigliò... d'interrompere i digiuni per qualche mese e di andare invece ogni giorno a lavorare un paio d'ore nell'orto. "Tutto qui?" "Sì, è quello che ci vuole, reverendissimo abate. Fra tre settimane sarà bell'e guarito". Il consiglio era stato efficace. Ma quale umiliazione aver dovuto consultare un esorcista di fuori!  

E adesso, ecco fra Vincenzo! Questo caso però doveva essere diverso: il vecchio era uomo ragionevole e riflessivo, tutt'altro che un fascio di nervi. Perché il Maligno avesse scelto proprio lui, era un enigma. Una cosa però era sicura: non si trattava di prescrivere a fra Vincenzo le fatiche dell'orto: egli era infatti il giardiniere del convento.  

«Dev'essere stato il demonio» insistette il frate. «E aveva con sé un demonietto nero che diceva trattarsi di un Seràf, un serafino. Ma mentiva. Non poteva essere un serafino! Era la cosa più brutta, più orrenda ch'io abbia mai visto. Che serafino d'Egitto!» Fra Vincenzo era indignatissimo.  

«Ma dove, tutto questo?» domandò il priore.  

«Presso le fucsie» spiegò il frate. «Vale a dire oltre il muro ch'è dietro alle fucsie.»  

"Ovvia topografia da giardiniere" pensò l'abate. "Dove sono però le nostre fucsie? Intanto, è una prova che il brav'uomo non ha perduto il cervello." Poi notò il punto inverosimile della dichiarazione.  

«Dietro il muro? E allora, come potevi vederlo, se il muro è alto nove piedi e mezzo?»  

«L'omino nero vi si è arrampicato» spiegò fra Vincenzo. «E il... quell'altro vi sporgeva con testa e collo.» «Dev'essere un diavolo piuttosto lungo» mormorò l'abate alzandosi finalmente con un po' di fatica. «Ebbene, andiamo a vedere.»  

Fuori si era adunata una dozzina di monaci.  

«Pare che tu abbia ragione, fra Vincenzo» esclamò l'abate con ironia. «Sarà proprio il diavolo. Basta vedere quanto sacro lavoro ha già fatto interrompere...». I frati si squagliarono mentre egli soggiungeva: «Andiamo, avanti! Alle fucsie».  

Raggiunsero il luogo in pochi minuti, ma il muro, dietro quella bellezza rosso-viola, era deserto. «È stato proprio qui, fra Vincenzo?» «Con certezza, reverendissimo abate.»  

«Peccato!» disse il priore freddamente. «Sta bene. Tomo al mio lavoro. E se qualcosa dovesse riapparire...»  

Un grido rauco del frate gli troncò la parola.  

«Là... là, reverendissimo! ...» E indicava il portone, dove realmente avveniva qualcosa. Il frate portinaio fuggiva a gambe levate verso l'edificio principale gridando con quanto fiato aveva in gola: ma la sua voce era sopraffatta da uno squillare di trombe così forte da rompere i timpani. Era quello il diavolo di fra Vincenzo? Fuori, davanti al portone, doveva esserci una gran confusione. E che cos'era quell'interminabile affare giallo-bruno guidato da un piccolo negro?  

«Eccolo, reverendissimo» esclamò fra Vincenzo. «Eccolo insieme col demonietto! Se ve lo dicevo»!  

Il portone era alto dodici piedi: ciò nonostante, per passare quel coso dovette piegare il collo, l'orribile collo che sembrò facesse una riverenza e poi si rialzò in tutta la sua lunghezza. Lì per lì l'abate pensò seriamente che il suo frate avesse ragione, ma poi dietro quel coso vide comparire una mole grigia e informe, con enormi orecchi e una lunga proboscide: quello era certamente l'animale detto elefante, ch'egli aveva visto dipinto, una bestia strana e terribile ma pur sempre una bestia. Dunque, anche l'altra era probabilmente una bestia. "Chi abbia visto questi animali" pensò l'abate "non avrà difficoltà a credere che esistano il liocorno o la salamandra che vive nel fuoco: ma il perché, l'origine... " Forse era soltanto un incubo dal quale si poteva destarsi tra qualche istante. Da tutte le porte i frati accorrevano fissando con terrore quegli strani intrusi. Entrando non senza fatica dal portone l'elefante ripeté il barrito: anch'esso era accompagnato da un demonietto nero, un pagano dalla pelle scura, in turbante e abito bianco, che lo guidava per la proboscide. Seguivano altri animali, linci e pantere, almeno mezza dozzina, tutti con la museruola, guidati da uomini in turbante, con un codazzo di cammelli a una o due gobbe.  

«Santa Madre di Dio!» sospirò fra Vincenzo. «Che cosa succede, reverendissimo abate? Si è forse scatenato l'inferno in terra?»  

Il priore non rispose. Fissava l'ingresso dove dietro i cammelli comparivano altre forme, figure umane in magnifici abiti quasi trasparenti, in tutti i colori dell'iride: bei visetti di donne molto imbellettate. Anch'esse avevano i loro demoni, creature deformi in lunghi abiti fluenti: gli eunuchi. Ballerine ed eunuchi!... L'abate comprese e impallidì.  

«Sì, fra Vincenzo, l'inferno si è scatenato... ma è l'inferno in terra. È un insulto, un'offesa come quella che fu fatta a nostro Signore... e con la medesima intenzione. Eccolo che arriva.»  

Chiuso nell'armatura, saldo su un destriero bardato, entrò nel cortile un cavaliere seguito da paggi e scudieri: un enorme coleottero dai riflessi metallici circondato da formiche. Si guardò in giro e andò difilato verso l'abate, davanti al quale si fermò.  

«Siete voi il padre superiore?»  

«Sono don Francesco Tecchini, superiore di Santa Giustina. Che significa, signore, quest'invasione, questa... processione sconveniente e invereconda?»  

«Reverendissimo,» disse il cavaliere «sono il conte di Caserta, servitor vostro. Quella che vi compiacete di definire processione sconveniente e invereconda è una parte della Corte di Sua Maestà imperiale della quale voi siete suddito al pari di me: suddito e servitore, reverendissimo, come tutti costoro sono suoi servi e serve; bipedi o quadrupedi, non c'è differenza.»  

«La differenza, signor conte, ve la potrebbe insegnare un bambino. E questo è un luogo sacro...»  

«Non sono venuto per discutere di sottigliezze teologiche,» interruppe il cavaliere «ma per annunciare l'imminente arrivo dell'imperatore che si è degnato di fare del vostro convento il suo temporaneo quartier generale.»  

«Impossibile» si lasciò sfuggire l'abate, le cui labbra tremavano. «L'imperatore e i suoi nobili sono naturalmente i benvenuti... ma qualora la sua visita comprenda anche tutto ciò...»  

«Mi spiace dover interrompere ancora il vostro bel discorso, ma quando il mio signore comanda niente è impossibile. Egli si rende conto che i monaci e il bel sesso non vanno d'accordo. Perciò voi e i monaci lascerete immediatamente Santa Giustina... nel vostro interesse.» E le sue labbra sottili e sarcastiche si contrassero lievemente sotto il naso largo e sensuale, mentre gli occhi scuri e penetranti balenavano divertiti.  

«Lasciare Santa Giustina... » sussurrò l'abate interdetto. «Non posso... non posso credere che l'imperatore... » «Reverendissimo, la vostra età e l'abito mi vietano di rispondervi come risponderei a chiunque osasse mettere in dubbio l'esattezza delle mie asserzioni. E anche a voi devo...»  

«Preferisco offendere voi» interruppe l'abate «dichiarandovi menzognero anziché l'imperatore prendendo per vere le vostre parole.»  

«Basta così» lo investì il cavaliere. «Vi do mezz'ora di tempo. Se poi troverò qui ancora un frate, la finirete male. Ho ricevuto l'ordine di sgombrare questo luogo affinché diventi degno del mio signore. Sono parole dell'imperatore.»  

«Capisco» disse l'abate che aveva ritrovato la calma. «Se Santa Giustina dev'essere degna del vostro signore, non può più esserlo del mio. Ci allontaneremo.»  

E passando davanti, al cavaliere ammutolito andò verso l'ingresso dove i monaci, una cinquantina, si erano raccolti pieni di paura e di sdegno. "Il Santissimo" pensava. "I vasi sacri e i paramenti, un paio di libri e di manoscritti. Ringraziamo Iddio per il voto di povertà. Troveremo un rifugio a Montecassino dove c'è posto anche per noi." Non sarebbe stato per sempre, poiché l'imperatore Federico non si tratteneva mai a lungo nello stesso luogo. Dopo la scomunica egli aveva spostato il quartier generale più d'una volta all'anno. Pareva che il terreno gli bruciasse sotto i piedi. E forse era vero...   

«Reverendissimo abate...» «Che c'è, fra Vincenzo?»  

«Chi si occuperà adesso dei miei fiori?» «Dei nostri fiori, fra Vincenzo.»  

«Dei nostri fiori, reverendissimo. Parecchi hanno bisogno d'acqua tre volte al giorno, e...»  

«Non so, ma temo che quando torneremo si dovrà ricominciare da capo.» E con un doloroso sorriso soggiunse:  

«Fra Vincenzo, avevi ragione e avevi torto. Torto, perché quello che hai visto non era il diavolo; ragione, perché era l'araldo del diavolo».  

***

LOUIS DE WOHL