sabato 30 maggio 2026

San Giovanni Climaco: L’uomo che ha costruito una scala verso il Cielo


 

Il problema del male

 


EGITTO


La civiltà proveniente dall'Asia raggiunge approssimativamente e nello stesso periodo, come già abbiamo detto, l'Assiria-Babilonia e l'Egitto. Un lungo passato preistorico precede ciò che conosciamo con certezza del popolo egiziano. È certo che questa popolazione, così ben dotata, e che avrebbe acquisito una così alta reputazione di saggezza, si liberò solo gradualmente da una barbarie caratterizzata, per quanto ci riguarda, dal più grossolano feticismo.

Ci è voluto molto tempo perché cessasse di attribuire esclusivamente a potenze maligne tutto ciò che poteva essere motivo di sofferenza. Le malattie, le sconfitte, le miniere, le inimicizie, la morte, tutto proveniva da poteri ostili che si cercava di scongiurare o placare. La magia si manifestava inesorabile. Non si poteva andare senza essere equipaggiati con amuleti e la memoria piena di formule di incantesimo. Si diffidava dei morti tanto quanto dei vivi, degli animali quanto degli uomini; e il timore superstizioso, unito al sentimento del mistero animale, è ciò che diede origine, nell'attesa che i fedeli seguaci vi vedessero un puro simbolo, a quel culto strano di cui godettero in Egitto per millenni lo sciacallo, il serpente, la lucertola, il ratto e il topo, il falco, il coccodrillo e altri animali dannosi.

L'importanza accordata a questi culti era così grande, che chiunque avesse ucciso, anche accidentalmente, un animale sacro, veniva punito con la morte. Quando ci si dedicava ai lavori dei campi, si aveva cura di procurarsi formule magiche per evitare il morso delle vipere cornute, degli scorpioni e del terribile serpente areus, di cui esiste nella Biblioteca Nazionale un bellissimo esemplare in bronzo.

La costruzione di una casa iniziava con un sacrificio e il pavimento veniva bagnato con il sangue della vittima, per scacciare dalla futura dimora le influenze nefaste. La prima palata di terra delle fondamenta serviva a coprire il piede di un albero protettore. Quando i muri si alzavano dal suolo, si riservavano in essi due nicchie per ospitare serpenti, ai quali veniva affidata la protezione della dimora contro i ladri. Il guerriero aumentava tale protezione appendendo sopra la sua porta teschi, mani, piedi o falli dei suoi nemici sconfitti.

L'allontanamento da queste pratiche e da tali stati d'animo durò a lungo e non fu mai completo. Fino alla fine rimase una certa ambiguità nel passivo di questa civiltà brillante e prospera, elevata e tinta di nobiltà. La sfinge rappresenta abbastanza bene il suo genio, quella sfinge dallo sguardo orizzontale, che sembra contemplare un infinito lontano, che non lascia indovinare il senso del suo sorriso.

L'Egitto tende a separarsi potentemente dalla materia, senza riuscire completamente in questo sforzo. I colossi di Memnone brillano al primo raggio di luce mattutina, ma la sabbia li seppellisce. La scultura geroglifica è immersa nel sensibile e non accede direttamente allo spirito. L'uomo di questo paese comprende molte cose, ma non comprende bene se stesso; per questo, non ha prodotto un'opera nazionale, come l'Acropoli o il Tempio di Gerusalemme, come l'Iliade o la Bibbia.

La civiltà egizia si lancia verso la vita e rimane, da una parte, sotto l'intimità della morte. Le tombe hanno in essa maggiore importanza dei templi, il che interessa vivamente il nostro tema, poiché è un sintomo che riguarda la concezione del bene e del male.

Senza voler poetizzare, come a volte si fa con questo argomento, si può dire del popolo egiziano nei suoi primi tempi che è stato amico del bene e nemico del male nel modo in cui lo permetteva un'anima nazionale in formazione, e in relazione a ciò non ha nulla da invidiare agli altri popoli. Ha espresso il suo sentimento a questo riguardo sotto forma di sentenze, aforismi o racconti. Non ha formato sistemi. Dotato di spirito filosofico, ha lasciato ai greci il compito di sistematizzare ciò che sentiva profondamente, ma non era in grado di riunire in principi. Di quadri logici alla maniera di Aristotele, non ne aveva alcuna idea. Persino la parola dovere, persino la parola virtù, sono estranee alla sua lingua, estranee persino al suo stesso spirito nella sua forma astratta. L'egiziano fa tutto in modo concreto, e il concreto è ciò che conta qui.

La concezione della divinità è alla base di tutto. In Egitto evolve con la civiltà, che a sua volta la condiziona. Nato dal feticismo e dall'adorazione del dio Nilo, il fiume sacro da cui dipende tutta la sua vita, e la cui regolarità stagionale è simile a quella degli astri:

"Come l'eternità, sempre il suo flusso rinasce" (1).

Questo villaggio arriverà, attraverso l'Enneade e la Triade delle dinastie intermedie, alla concezione del Dio unico. E non sarà una grande vegetazione immaginativa che maschera l'idea centrale, molto simbolismo che oscura alla gente comune il senso della realtà; ma questa è riconosciuta, e questo stesso culto della "animalità" che fu così grossolano, sembra procedere alla fine da un profondo sentimento dell'unità dell'essere, di ciò che è comune e divino, in fondo, in tutte le manifestazioni della vita, sia qui o nell'aldilà dell'umanità pensante.

Ecco un testo di Apuleio in cui la stessa dea Isis proclama il suo impero unitario e rivela con ciò le tendenze egiziane; "Io sono la stessa Natura di tutte le cose, la Signora degli elementi, la fonte e l'origine dei secoli, la Sovrana delle divinità, la Regina dei mani e dei abitanti dei cieli. Io sola rappresento in me tutti gli dei e tutte le dee. Governo a mio volontà le splendenti volte del cielo, i venti salutiferi del mare e il triste silenzio degli inferi. Io sono la sola divinità che è nell'universo, che tutta la terra reverenza sotto diverse forme, con cerimonie varie e con nomi diversi. Mi chiamano la Madre degli dei."

Una inscrizione del tempio di Sais, città del basso Egitto, inscrizione che Plutarco ha conservato per noi, fa dire anche a questa divinità sovrana: "Io sono ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Nessun mortale ha levato il mio velo." Il soffio di panteismo che esala questi testi li allontana molto, senza dubbio, dalla purezza biblica; testimoniano, tuttavia, un grande sforzo di elevazione e unificazione dei pensieri primi.

Ora, riconoscere l'unità divina con gli attributi essenziali del vero Dio, era portare il problema del male ai suoi veri termini. Il dualismo manicheo, così diffuso, non era più possibile. Ci sono in lui, tuttavia, numerose tracce negli scritti, in ragione della lentitudine evolutiva dei pensieri comuni.

La leggenda fondamentale che aveva occupato lo spirito del popolo egiziano nei suoi inizi è questo mito di Isis e di Osiris, così divulgato da Plutarco per suo proprio interesse. Il senso del racconto è di una elevata moralità, che esalta la giustizia di Osiris, la fedeltà coniugale e l'amore materno di Isis, e la pietra filiale di Horus, suo germoglio.

Il problema del bene e del male si lega con questa tradizione approssimativamente verso la XVIII dinastia. In sua origine non aveva questa significazione generale. Ma, da allora, Osiris sarà essenzialmente il Buono. Il male sarà attribuito a suo fratello Set, che è suo assassino e che avrà per consiglieri i Buffoni, spiriti malvagi che appariscono di notte nel valle del Nilo e molestano i esseri viventi perduti nelle ombre. Questo Set egiziano è il Tyfon dei greci. I due principi, buono e malo, si legano alla fine con la leggenda di Ra, il dio del cielo, e la opposizione del bene e del male è allora quella della luce e delle tenebre, idea che si trova in tutta la storia della umanità.

Bene si vede che qui esiste una mescolanza. Non bisogna stupirsi di ciò, dato che il dualismo, caratterizzato o parziale, è una tendenza diffusa per tutte parti nel mondo antico e anche nel nostro. Nel più remoto Egitto, già si parlava della opposizione di Isis, natura primordiale, matrice universale, chiamata la Buona dea, e la serpente Apofis, nemica degli umani, che trattava di equilibrare l'influenza della dea benefattrice. Al finale, la serpente era vinta, ma non senza sforzo, e in ciò esistiva un certo dualismo.

Esiste nei papiri un vivo sentimento dei mali quotidiani e della fatalità che a ciò ci espone, anche quando nel seno della prosperità più brillante. "Ti sono stati dati luoghi piacevoli— dice un antico testo—; si hanno collocati cactus intorno agli spazi che per te lavorarono con la zappa; Si hanno plantati nel interno sicomori che uniscono tutte le proprietà dipendenti della tua casa. Puoi riempire la tua mano con le flori che i tuoi occhi contemplano. Ma in mezzo di tutto ciò, si fa uno enfermo. Oh, felice quello che non abbandona nulla di questo!" E per concludere, come sempre, questa alternativa: immergersi in un disaliento triste, o precipitarsi con la testa bassa nel godimento di ciò che ci sfugge di tal modo.

Il male morale non preoccupa meno al egiziano ben nato, ma in questo anche si apprezza una evoluzione più sensibile. Nel primo Egitto, la morale si confonde con l'osservanza dei riti. Si mantiene tra la religiosità superstiziosa e il bene vivere. Il fine della insegnanza morale è utilitario.

Si evidenzia questo principio» così cristiano in apparenza: 

«Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.» Però si tratta di un membro della famiglia o del proprio circolo, e, soprattutto, si pensa alle dolorose conseguenze di un'omissione in questo senso.

In ogni caso, il peccato contro il prossimo non esiste oltre i confini. Lì, ci si può abbandonare allegramente alla violenza o alla rapina. E lo stesso vale per i gradini più bassi della scala sociale. Il fellah non è considerato un soggetto morale. Viene derubato, schernito e, a volte, maltrattato. Ma così accadeva ovunque prima del cristianesimo, e molto più in Grecia e a Roma che in Egitto.

Tra i crimini ritenuti mortali tra gli egiziani, il più grande di tutti riguardava il Faraone, dio visibile, possessore di tutta la terra e davanti al quale tutto doveva tremare. Un crimine simile non veniva perdonato. Il parricida, equiparato a quest'ultimo, suscitava un profondo orrore. Veniva punito lacerando le mani del colpevole con una canna affilata, dopo di che veniva bruciato vivo su un rogo di spine. Anche l'adulterio era considerato un grande crimine; poiché la famiglia, che veniva profondamente turbata, era tenuta in grande onore nel paese. La punizione, sempre capitale, assumeva a volte forme piuttosto particolari. In un racconto riguardante il Re Khufu, si vede un vassallo sedurre la moglie del primo scriba, e incontrarsi con lei, in segreto, nella villa del marito. Essendo stati denunciati dal maggiordomo della casa, il marito si mise «furioso come una pantera di mezzogiorno», e facendosi portare il libro degli incantesimi, formò un coccodrillo di cera, lo animò con le sue formule e lo gettò nel lago nel momento in cui il colpevole stava per fare il bagno. Il coccodrillo catturò il bagnante e lo trattenne sette giorni sul fondo dell'acqua, dopo di che, per ordine del Faraone, lo divorò; la donna fu bruciata viva e le sue ceneri gettate nell'acqua, nello stesso luogo in cui era stato divorato il suo complice.

Bisogna confessare che, nonostante queste severità, la moralità sessuale non era molto fiorente in Egitto; il clima si prestava poco a ciò, e i vizi contro natura erano lì così diffusi come in Grecia. Come compensazione, le atrocità belliche che ho segnalato a Ninive e Babilonia non sono conosciute. Le imprese guerriere non figurano nemmeno nelle iscrizioni. Osiride, il prototipo dell'eroe nazionale, è «un dio che non ha nemici».

Allo stesso modo in cui nella mistica cristiana si propone come rimedio al male morale la meditazione sulla vita e sui suoi fini ultimi, così avvenne anche nei periodi migliori della mentalità egiziana. «La morte viene—dice il papiro Prisse—; allo stesso modo si impadronisce della creaturina che si trova in braccio alla madre, come di colui che è diventato vecchio. Pensa, dunque ti ho detto cose eccellenti che devi meditare nel tuo cuore. Agisci e diventerai un uomo buono, e tutti i mali si allontaneranno da te.» (4).

Questo pensiero della morte ha dominato l'anima egiziana fino all'ossessione. Di tutti i popoli, è il più penetrato dalla caducità dell'esistenza, e il poeta ha visto bene, quando mette in bocca a un Faraone, come conclusione alla cerimonia della sua salita al trono:

«E ora, costruite la mia tomba.»

Le Piramidi, che rispondono a questo desiderio, sono monumenti funerari come non esistono in nessun'altra parte del mondo. Queste montagne, scolpite dalla mano dell'uomo, quando dall'alto della cittadella del Cairo si contemplano profilarsi sull'orizzonte, forniscono a chi ricorda il loro significato un'impressione tragica. La città è ai loro piedi, schiacciata, minuscola, e davanti al loro silenzio il suo minuscolo ronzio non conta per nulla.

Le Piramidi sono uniche; ma le siringhe di Tebe non hanno eguali, e le precauzioni prese per preservare la sicurezza di queste dimore eterne, mai hanno testimoniato una tale sollecitudine. Grande è l'emozione del viaggiatore nel penetrare in queste misteriose escavazioni, le cui pareti sembrano dipinte ieri, e dove si è trovato nella sabbia, da circa cinquanta secoli, l'impronta dei passi del corteo funebre, lasciando, retrocedendo, i venerati resti.

In Egitto, le statue dei vivi hanno già l'aspetto fisso e contratto della tomba. La carezza delle forbici sembra essere stata per loro, come quelle unzioni della Maddalena, di cui Gesù diceva: «Ha fatto questo prevedendo la mia sepoltura.»

E intorno a tali simulacri, come il deserto che solo il Nilo fertilizza, sembra estendersi invisibilmente la regione dove abita solo il ricordo.

Questa regione esiste. Augusto Comte ha parlato dell'immortalità soggettiva, di quella sopravvivenza in noi degli esseri scomparsi: gli egiziani hanno il culto fervente di questi; e a quella consacrano i loro ipogei e le loro piramidi. Sanno anche dire:

«La morte è rivissuta dolcemente nella mia anima» (5)

Ma questa malinconica sopravvivenza non è l'unica che fiorisce sulle rive del Nilo. I rivieraschi del sacro fiume, superiori in questo agli antichi ebrei, si avvicinano all'immortalità mescolando la sua nozione, secondo le epoche, con molte superstizioni e sogni. La loro idea più pura appare ben espressa in questo testo di Ermete Trismegisto: «La morte è per molti uomini un fantasma spaventoso, e tuttavia non è altro che una liberazione dai vincoli della materia. Il corpo non è altro che un vestito di inferiorità che ci impedisce di salire ai mondi del progresso. È una crisalide che si apre quando siamo maturi per una vita più lunga e più elevata» (6).

In altri ambienti o in epoche più remote interviene la magia, e le idee ridicole si mescolano con le concezioni superiori. I testi sono molto diversi, secondo le date. Scomponendoli, ci si perde in una confusione inestricabile. Ma le idee essenziali sussistono. La morte è una conquista morale. Non lascia il male impunito, e meno ancora, il bene senza ricompensa. Questo male supremo del tempo si apre, se lo vogliamo, su un futuro felice.

La successione di idee più frequentemente espressa è questa. Il morto aveva vissuto sulla terra grazie a un principio interiore, una sorta di doppio spirituale, chiamato il Ka. Perduto a causa della morte, questo Ka è restituito all'uomo da una vita ulteriore a condizione che sia giustificato, cioè riconosciuto come innocente nel tribunale di Osiride, e dei suoi quarantadue assessori, in presenza della dea Verità. Allora, l'eletto vola tra gli dei, nelle regioni celesti, dove conduce un'esistenza mal definita, ma felice, compatibile, inoltre, con un rinnovamento di vita terrena, sorprendente oscillazione tra i due domini (7).

Nelle formule del giudizio delle anime, sembra che l'odio del male predomini sull'amore del bene. In ogni caso, l'attenzione si muove in quella direzione. Il defunto si difende dall'aver fatto questo o quello. È ciò che si chiama la Confessione negativa. I modi di agire umani che si considerano criminali sono questi: uccidere, rubare, ingannare nelle transazioni, falsificare i prodotti, darsi alla prostituzione, commettere adulterio, di cui abbiamo già raccontato sopra la speciale gravità in Egitto.

In conformità con esigenze più severe, c'è anche il mentire, calunniare, spiare il prossimo, avere il cuore scoraggiato, far piangere i bambini privandoli di latte o brutalizzandoli, maltrattare gli animali, ecc. D'altra parte, ci sono i falli relativi al modo in cui si soddisfano i propri incarichi; poiché il negligente o il prevaricatore in questo dominio non poteva essere ammesso, né l'avaro, né chi rende sua moglie sgradita, né chi è un cattivo servitore o un cattivo padrone, né chi tradisce la fiducia che gli viene concessa. Moralità elevata, già si vede, e dove il sentimento del peccato si trova al livello di una vera cultura spirituale. Nell'epoca migliore dell'evoluzione morale egiziana, rispondere a un'offesa con un'offesa simile, già si considera ingiusto. In verità, questo non si trova così lontano dal Sermone della Montagna.

Dopo la confessione negativa, si fa la controprova ponendo sul piatto sinistro della bilancia una statuetta della dea Verità-Giustizia, e su quello destro, il cuore dell'uomo, «quello che aveva ricevuto nel seno di sua madre», secondo si dice, per significare che il giudizio si estende a tutta la vita. Se il cuore mostra un peso equivalente a quello della Verità, il giudizio è favorevole e il defunto è giustificato; se non è così, segue la condanna a supplizi, ai quali succede la seconda morte, che è l'annientamento. Solo la felicità, già si vede, è destinata a essere perpetua. Sembra questo più conforme alla giustizia, poiché nessun peccato sembra meritare un supplizio senza fine.

Tale era il procedimento postumo. Ma prima di arrivare alla sala del giudizio, l'anima aveva dovuto attraversare una moltitudine di ostacoli, insidiata da mostri, obbligata, per oltrepassare i domini dei geni perversi, a recitare formule magiche e pronunciare parole di traslazione, a darsi a esperienze complicate e superare molti assalti. Prepararsi e armarsi con tutte le sue forze per questa lotta spettava al Libro dei Morti. Accanto al defunto si includeva un esemplare per il suo governo.

Secondo Erodoto, gli egiziani furono i primi a concepire la trasmigrazione, che da allora avrebbe dovuto avere, e in India, soprattutto, le opinioni erano mal fondate. La gente comune accettava molte favole; i colti si accontentavano del giudizio postumo, dopo il quale i buoni godono, nelle Dimore Celesti, di una vita felice, identificandosi con Osiride* e immergendosi così nell'essere perfetto. Per i malvagi, esistevano pene temporali proporzionate alle loro colpe, dopo le quali venivano annientati.

Nella sua fase greco-romana, soprattutto, è dove la religione d'Egitto si purifica per quanto riguarda la sanzione del bene e del male. Non si tiene conto allora dell'effetto che si attribuisce agli amuleti e alle pratiche superstiziose; si tratta solo del bene e del male; e la dignità o il rango sociale del defunto non gli conferiscono alcun vantaggio.

A questo proposito, si trova nei papiri una bella leggenda relativa al gran sacerdote Khamoés, il quale, per mezzi magici, era stato ammesso a visitare con suo figlio le regioni inferiori. Prima di penetrarvi, i viaggiatori incontrarono due cortei funebri, molto diversi l'uno dall'altro.

Il primo era quello di un ricco, che un grande seguito sfarzosamente adornato conduceva alla sua ultima dimora. L'altro era quello di un povero, vestito con una semplice stuoia e senza accompagnamento. Avendo varcato la soglia delle dimore sotterranee, Khamoés e suo figlio, percorrendo le sale, trovarono nella sesta Osiride sul suo trono d'oro, con i suoi consiglieri, e davanti a lui la bilancia fatidica che serve per pesare le anime. Coloro le cui buone azioni superavano le cattive erano ammessi tra i consiglieri del dio e salivano al cielo. Gli altri erano condannati a vari supplizi. All'ingresso della quinta sala c'era un disgraziato nel cui occhio destro girava il cardine della porta: era l'uomo il cui ricco corteo avevano visto prima. E alla destra di Osiride, semplicemente vestito di lino reale, si trovava il povero, destinato a vivere tra i gloriosi trasfigurati (8).

A questo stesso sentimento di uguaglianza davanti alla morte e di giustizia postuma si unisce un fatto molto notevole. Il re Khufu, il Cheope dei greci, non fu sepolto nella piramide che aveva eretto a tal fine e che porta il suo nome. Ciò fu dovuto come punizione per le esazioni che aveva imposto ai suoi sudditi, in vista di quella grande opera. Si pensa a Luigi XIV e a Versailles. Ma il prestigio della gloria è tale, che a distanza scompare il suo costo e non ne resta che l'aureola. Per questo, il ricordo del Re Sole aleggia sugli stagni e i verdi della sua sfarzosa dimora, e così anche quello di Cheope sulla sua piramide. Si parla sempre della piramide di Cheope.

Giudicandola dall'alto e tenendo conto della differenza dei tempi, non si può che ammirare una civiltà dotata di un senso morale così elevato e così probo. Ciò che l'ha resa celebre nell'antichità, è la sua dottrina dell'immortalità e delle retribuzioni ultraterrene, dottrina più chiara e più pura in sé che in nessun altro popolo antico, anche se fosse quello di Dio. I suoi defunti non sono ombre pallide come nei greci, né condannati al ciclo delle reincarnazioni come in India; sono immortali e, moralmente, conformemente al nostro sguardo cristiano, le loro opere li seguono. Il male non sfugge alla pena. C'è un San Michele egiziano con la sua bilancia, e un Libro della Vita: le tavolette di Anubi, per "stabilire il bilancio dell'esistenza".

Fino all'amore, così poco conosciuto dalle religioni antiche, si insinua accanto alla giustizia in testi come questo: "Amon-Ré, ti amo, e ti ho chiuso nel mio cuore. Non obbedisco all'inquietudine del mio cuore. Ciò che Amon ha detto prospera." (9). Molti cristiani guadagnerebbero meditando questa preghiera e dicendo anche in presenza del male: io non obbedisco all'inquietudine del mio cuore. Bastano questi sentimenti perché la Bibbia abbia riconosciuto la saggezza di questo popolo, nella quale Mosè fu iniziato (10), e che il re Salomone valorizzava con ostentato orgoglio (11).

una fortuna così considerevole. Ma sembra che in ciò ci sia un errore. Ciò che ha potuto creare la confusione, è che l'anima, agli occhi degli egiziani, poteva adottare dopo la morte la figura di esseri diversi, di qualsiasi uccello o animale. Modo di manifestarsi e non trasformazione reale. Conviene dire, tuttavia, che le credenze a questo riguardo...

A . D . S E R T I L L A N G E S



Siete stati scelti per essere dei Cristi viventi. - Un messaggio per tutti i sacerdoti.

 


Un messaggio per tutti i sacerdoti.


Un messaggio di Dio Padre a J.V.


Dio Padre parla:

Miei sacerdoti, miei carissimi ministri del mio amore, ho tanto bisogno di voi affinché, attraverso di voi, la mia opera di salvezza possa compiersi, ma trovo in voi tanta freddezza e indifferenza. Mi fa male dirlo, mi fa davvero molto male vedere che i Miei sacerdoti, ministri supremi, Mi stanno deludendo.

Avevo notato fin dall’inizio del Cristianesimo che i Miei Apostoli erano pieni di difetti, eppure li ho comunque scelti come Miei primi Vescovi. Riconosco la vostra debolezza, eppure vi amo ancora e ho bisogno di voi.

Dovete avvicinarvi al Mio Cuore. Vi siete allontanati dal vostro ministero, molti hanno trasformato la vostra vita consacrata in un'immagine di carne e vizio. Vi ho dato molto più che alla maggior parte delle Mie creature e quindi, in giustizia e amore, esigerò di più da voi.

Siete stati scelti per essere un altro Cristo Vivente, per trasmettere la virtù, trasmettere la verità, trasmettere l'amore, vivere i Miei insegnamenti ed essere un fedele esempio del vostro primo e più grande maestro, il vostro Salvatore, Gesù Cristo.

Figli Miei, voi che siete consacrati a Me, c’è ancora tempo. Ritornate alla virtù; allontanatevi dalla Terra e da tutto il male che vi è in essa. Non permettete che le vostre sacre vesti sacerdotali si macchino. Perché quando il vostro tempo sarà finito, dovrete presentarle a Me. La bilancia è pronta a pesare l’una contro l’altra.

La vostra concupiscenza vi allontana da Me. Cosa avrete da restituirmi alla fine? A causa della vostra freddezza, Miei Consacrati, il mio nemico si porta via molte anime. Il vostro è un impegno enorme, ma vi ho anche riccamente dotati di doni meravigliosi, e cosa ne avete fatto? Vi siete lasciati trascinare giù nel mondo. La vostra missione è sublime. Comprendete questo: sublime! Io posso perdonare anche il peccatore più ostinato, purché abbia uno spirito contrito; questo lo sapete già. Perché allora non vi avvicinate a Me? Dimenticate il mondo e le sue insidie una volta per tutte!

Voi siete Miei, la vostra è una missione Celeste NON di questo mondo; il vostro tempo è completamente Mio e per Me, da impiegare nella salvezza dei vostri fratelli. Figli Miei, vivete nella purezza del corpo e dell’anima, recidete i legami con tutto ciò che vi conduce all’impurità, poiché ciò spezza il Mio Cuore.

No, figli Miei, non state vivendo in accordo con la vostra missione suprema. Non illudetevi, la vostra vita deve essere virtuosa ed essere un esempio per gli altri. Molte, molte anime si perdono a causa del vostro cattivo esempio; questo lo sapete già.

Ancora una volta vi dico: ho bisogno di voi, per favore non deludetemi, per amore delle Mie anime, per amore delle Mie creature.

Il tempo si avvicina, il tempo della tribolazione è giunto. Cosa farai quando i tuoi fratelli e Io avremo più bisogno di te? Solo una vita virtuosa ti manterrà saldo nella fede e nella fortezza d’animo di cui avrai bisogno per aiutarmi a salvare le anime nei tempi di tribolazione. Ti dono il mio Spirito Santo, ti offro il perdono dal mio Cuore, ma cerca di rimanere sul sentiero che ho tracciato per te fin da 2000 anni fa. Ho bisogno di voi, e il mondo ha bisogno di voi. Conducete tutte le anime alla salvezza. Siate un buon esempio di virtù e di amore, e vincete il vostro egoismo e le vostre passioni.

Voi mi appartenete completamente, non dimenticatelo. La giustizia sarà più severa con voi, ma anche l’Amore sarà tanto più riconoscente.

Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto e santi come il Cristo vostro è santo.

Vi benedico, figli Miei, nel Mio Nome, nel Nome del Figlio Mio e nel Nome del Mio Spirito Santo d’Amore.

22 maggio 1998


L’amore di Dio e delle creature.

 


La sapienza del Vangelo

(Estratti)


L’amore che Dio ti porta è eterno nella durata. Dio ti ha amato prima che tu fossi, perché voleva che tu partecipassi al sommo ed eterno bene. Ti ha amato prima ancora che tu lo amassi; ti ha amato anche quando l’offendevi. Gli eventi e le persone di questa terra mutano e passano; passeranno i cieli e la terra ma l’amore che Dio ha per te non verrà mai meno. L’amore delle creature, al contrario, è volubile e limitato nel tempo; comincia e termina con la loro vita. Prima che tu fossi, esse non ti conoscevano e non ti amavano. Una madre è pronta a dare la vita per amore del proprio bambino; e questo è solo un raggio dell’amore di Dio (Rm 5, 5; Is 49, 15). Cosa sarà il sole, se un raggio è così grande? Sei figlio di Dio, espressione del suo amore, così come l’essere più emarginato è figlio di Dio, e egli ama con un amore senza confini. Egli è un’immensità di amore che ti avvolge d’ogni parte. Se tu comprendessi quanto Dio ti ama moriresti di gioia. Dio ti fa partecipe della sua vita divina, di una felicità infinita; egli stesso sarà la tua mercede nei cieli (Mt 5, 12). 

Francesco Bersini


Non devi temere le tenebre, perché IO SONO la tua LUCE!

 


Ascolta, Gerusalemme, la Voce del tuo DIO, Creatore dei Cieli e della Terra!

IO SONO IL GIUSTO GIUDICE: gli uomini giusti percorrono la Mia Via, ma guai agli empi, poiché essi percorrono la via della rovina.

Beati coloro che percorrono con umiltà la MIA via, non commettono iniquità e camminano nella legge del Signore!

Beati coloro che osservano i Miei Precetti, che cercano con tutto il cuore ciò che MI PIACE, IL SANTO!

IO ascolto il grido disperato di questa Generazione!

Sì, IO ascolto le tue preghiere e vedo la tua angoscia, Generazione!

Solo riposerai in Pace se dimorerai nella Mia Sicurezza!

Le Mie Parole sono SANTE, sono PURE, come argento raffinato che è stato purificato molte volte!

IO SONO la tua Fortezza, il tuo Scudo, il tuo UNICO RIFUGIO e la tua UNICA SALVEZZA!

Mi invocherai nel giorno della Battaglia, Io sarò con te, se giusto sarà il tuo grido, i tuoi nemici scompariranno dalla tua vista. Ti libererò dagli uomini malvagi, che cospirano contro di te, la loro violenza si ritorcerà contro di loro stessi!

Guiderò i tuoi passi nel deserto, allontanerò da te ogni insidia, perché IO SONO il TUO Liberatore!

Non devi temere le tenebre, perché IO SONO la tua LUCE!

Ma guai a coloro che vedono nelle tenebre la luce! E le nascoste sono complici delle tenebre, amando il male piuttosto che il bene! Sono, in verità, un pozzo di malvagità, amanti della menzogna, c'è solo iniquità nei loro cuori, hanno scelto Satana come padre.

Distruggerò le loro opere malvagie, seppellirò la malvagità che ricopre la Terra, ridurrò in polvere tutto ciò che non proviene più da ME, tutto ciò che è stato corrotto dall’influenza di Satana.

Conosco la menzogna di coloro che si dicono giusti, ma non lo sono! Conosco la perversità che abita nei loro cuori! Non possono nascondermi nulla, IO VEDO TUTTO!

Mio amato messaggero, che tristezza vedere un'umanità così corrotta dal peccato, e ancora più triste è sapere che pochi si preoccupano di redimere le proprie colpe. Li ho invitati a partecipare all'eredità dei santi nella MIA LUCE. Ho inviato al Mio Popolo la Redenzione. Il Sangue del Mio Patto, per la remissione dei peccati dell’umanità, è stato ed è ancora apertamente rifiutato da molti!

L’apostasia quindi adempie ciò che è stato detto nelle Scritture! Ora manca poco tempo e tutto si adempirà!

Non aspettatevi che il vostro DIO annunci disgrazie. Volete sapere del futuro, ma cosa ne fate del presente?

Vedo falsi profeti che seminano confusione sotto forma di sventure annunciate. Vi ho già avvertito che tutto ciò che dovete sapere è nelle Sacre Scritture. Vi ho dato la visione del mondo in cui vivete, l'Apocalisse si sta compiendo!

Non dovete lasciarvi guidare dalle sventure, ma dai segni annunciati nel Libro Sacro (la Bibbia).

Nulla accade senza che IO lo permetta!

Invece di dare ascolto ai falsi profeti e alle loro false profezie, rafforzate i vostri cuori sostenendovi a vicenda, sopportando le afflizioni, consolando chi ne ha bisogno. Vi invito a praticare la misericordia verso i vostri fratelli.

Come potete dire di avere FEDE se non comprendete veramente le Mie Parole? Se non mettete in pratica i Miei Insegnamenti?

Ma se li mettete in pratica, beati sarete! Vi chiamo alla santità!

Sarete santi, perché

IO SONO SANTO!

11-04-2004

 A.P.T.F. 

L'ULTIMA Profezia di SAN PIO X sull'Italia Prima di Morire nel 1914 si Avvera Adesso

 



ONORE AL CROCIFISSO

 


IL PRIMO PAPA (10 a. C. + 67 8. C.).

Nativo di Betsaida da famiglia di pescatori, fu da Gesù chiamato alla sua sequela e costituito Capo degli Apostoli, Primo della serie dei Sommi Pontefici Cristiani, e Pietra fondamentale della Chiesa Universale.

Mentre nel Getsemaní ebbe il coraggio di tagliare un'orecchio a Malco, nel cortile del Sommo Sacerdote ebreo, invece, forse sopraffatto e smarrito per il succedersi di un dramma impensato, non ebbe il coraggio di confessarsi discepolo di Cristo: ma fu una debolezza momentanea, che pianse per tutta la vita e accese d'incontenibile zelo il suo apostolato.

Avvenuta la Pentecoste, in due coraggiosi discorsi, provò ai connazionali la Divinità del Crocifisso e l'avveramento delle profezie in suo riguardo, rimproverò loro il deicidio compiuto e li invitò a penitenza: 5000 nuovi credenti chiesero subito il Battesimo.

Evangelizzò Antiochía e tutta l'Asia Minore. Tornò a Gerusalemme dove Erode Agrippa lo fè incatenare con l'intenzione di farlo uccidere dopo Pasqua, ma un Angelo ne spezzò le catene e lo mise in libertà. Prese la via di Roma per fondarvi la Madre di tutte le Chiese: da Roma diffuse il Vangelo in Italia, nella Francia e nella Spagna: dentro la stessa Roma, nelle catacombe del Cimitero Ostriano, sull'Aventino in casa di Priscilla e di Aquila, sul Viminale al Vicus Patricius, fra i popolani e gli schiavi, tra gli stessi cavalieri di Cesare, propaga la nuova luce e porta al Maestro Crocifisso un infinito numero di credenti.

Ciò dispiacque ai prefetti dell'incendiatore dì Roma, che lo rinchiusero per nove mesi nel Carcere Mamertino e, infine, lo condannarono ad essere flagellato e crocifisso. Il 29 giugno dell'anno 67, XIV del regno di Nerone, sulla placida collina del Vaticano, donde si scorge la Capitale e i dintorni, Pietro è spogliato delle vesti e inchiodato in croce. L'anima sua esulta al pensiero che in tal guisa si rassomiglia al Maestro Crocifisso. Ma un sentimento lo preoccupa: era proprio degno di rassomigliarlo così al vivo? non era conveniente che tra lui e il Maestro vi fosse qualche differenza?... L'umile Apostolo chiede ai carnefici che, nel drizzar la croce, la pongano col capo riverso; in quella spasmodica posizione compie il suo olocausto pregando per Roma, per la Chiesa nascente e per il mondo intero.

Il corpo del gran Martire fu deposto dai cristiani in una catacomba presso i giardini di Nerone e della Via Trionfale, e anche oggi è là, quasi pietra riquadrata, sotto la grandiosa cupola di Michelangelo, attorno alla quale rifulge a caratteri d'oro la famosa profezia di Gesù in perenne avveramento:

«Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam! ».

Il palazzo di Nerone è un ammasso di rovine: la tomba dell'umile Pescatore si fa ogni giorno sempre più gloriosa, e la Croce di Gesù, posta nel vertice del Vaticano, risplende sul mondo intero come faro di verità e di amore, di glorie e di trionfi. Sempre così nella storia. Tra le potenze tenebrose dell'errore e del vizio e le potenze luminose della verità e della giustizia, vi sarà irreconciliabile conflitto. Ma il successo? Sempre lo stesso: le potenze dell'errore, dopo un'effimera vittoria, cadono in perpetua ignominia; le potenze della verità, dopo un'effimera sconfitta, assurgono ai fastigi di una gloria imperitura.


Voi non siete un popolo che cammina solo; alzatevi, non rimanete nel fango del peccato, siate amore. Rimanete saldi e con fede.

 


SAN MICHELE ARCANGELO 


Amato popolo di Dio.

Vengo a dirvi che cammino davanti a voi con la Mia spada che vi difende.

Mantenetevi attenti, attenti in ogni momento per non cadere in tentazione. (Mt. 6,13). Voi siete guerrieri, guerrieri di pace e d’amore, guerrieri che con la preghiera piegherete il nemico, guerrieri che con la preghiera piegherete i demoni, guerrieri che si rivestono dell’armatura dell’amore, della pazienza e della carità. Voi siete i miei guerrieri ed uniti vinceremo.

Oggi vi invito ad amarvi più che in altri momenti. Questa è la missione dei figli di Dio; vi invito ad agire con amore, in santità e con purezza di cuore; oggi vi chiamo a rispondere “ipso facto” al primo comandamento.

Voi non vedete quanto si avvicina, non vedete la forza con la quale il nemico si avvicina all’umanità. Il nostro Re, sì. Per questo mi manda a chiamarvi, perché prestiate attenzione e rispondiate con prontezza, avendo la certezza che ho il mandato Divino di difendere i figli dell’Altissimo.

Questa è la ragione per la quale io rimango di fronte a voi con la mia spada in alto, difendendovi e proteggendovi affinché il nemico non vi tocchi. Abbiate questa certezza: il male non vi toccherà perché io, San Michele, difensore dell’umanità, sono chiamato a rimanere davanti al popolo fedele ed obbediente, proteggendovi e difendendovi. (Dan. 12,1).

Voi non siete un popolo che cammina solo; alzatevi, non rimanete nel fango del peccato, siate amore. Rimanete saldi e con fede.

Uniti trionferemo.

San Michele Arcangelo

AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

 AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

 AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO

GENNAIO 2009

Luz de Maria

Il Santo Rosario: legame fra Cielo e terra

 


C'è un pensiero delizioso di santa Teresina che ci spiega con semplicità come la corona del Santo Rosario sia un legame che unisce il Cielo alla terra. «Secondo una graziosa immagine - dice la Santa carmelitana -, il Rosario è una lunga catena che lega il cielo alla terra; una delle estremità è nelle nostre mani e l'altra in quelle della Santa Vergine».  

Questa immagine ci fa ben capire che quando abbiamo la corona del Rosario fra le mani e la sgraniamo devotamente, con fede e con amore, siamo in rapporto diretto con la Madonna che fa scorrere anch'Ella i grani del Rosario avvalorando la nostra povera preghiera con la sua grazia materna e misericordiosa.  

Ricordiamo che cosa avveniva, infatti, a Lourdes?  

Quando l'Immacolata appariva a santa Bernardetta Soubirous avveniva che la piccola santa Bernardetta prendeva la corona del Rosario e iniziava la recita della preghiera: a quel punto; anche l'Immacolata, che aveva la splendida corona colar d'oro fra le mani, iniziava a sgranare la corona, senza dire le parole dell'Ave Maria, pronunziando, invece, le parole del Gloria al Padre.  

L'insegnamento luminoso è questo: quando prendiamo la corona del Rosario e iniziamo a pregare con fede e con amore, anche Lei, la divina Madre, sgrana la corona con noi, avvalorando la nostra povera preghiera, quasi sgranando grazie e benedizioni su chi recita devotamente il Santo Rosario. In quei minuti, quindi, noi ci troviamo realmente legati a Lei, poiché la corona del Rosario fa da legame fra Lei e noi, fra il Cielo e la terra.  

Ogni volta che recitiamo il Santo Rosario sarebbe molto salutare ricordare ciò, cercando di ripensare a Lourdes e di tenere presente l'Immacolata che a Lourdes accompagnava la preghiera del Rosario dell'umile santa Bernardetta sgranando con lei la corona benedetta. Questo ricordo e l'immagine di santa Teresina possano aiutarci a recitare meglio il Santo Rosario, in compagnia della divina Madre, guardando Lei che guarda noi e ci accompagna nello sgranare la corona. 


«Incenso ai piedi dell'Onnipotente»  

Un'altra bella immagine che santa Teresina ci insegna, a proposito del Rosario, è quella dell'incenso: ogni volta che noi prendiamo la santa corona per pregare, «il Rosario - dice la Santa - sale come incenso ai piedi dell'Onnipotente. Maria lo rinvia subito come benefica rugiada, che viene a rigenerare i cuori».  

Se è antico l'insegnamento dei santi i quali affermano che la preghiera, ogni preghiera, è come incenso profumato che sale verso Dio, nei riguardi del Rosario santa Teresina completa e abbellisce questo insegnamento spiegando che il Rosario non soltanto fa salire come incenso la preghiera a Maria, ma fa anche ottenere «subito», dalla divina Madre, l'invio della «rugiada benefica», ossia la risposta in grazie e benedizioni che vengono «a rigenerare i cuori».  

Possiamo ben capire, quindi, che la preghiera del Rosario sale verso l'alto con un'efficacia non comune, dovuta soprattutto alla partecipazione diretta dell'Immacolata, ossia a quella partecipazione che Ella mostrò anche esternamente a Lourdes accompagnando la preghiera del Rosario dell'umile Bernardetta Soubirous nello sgranare la santa corona. Questo comportamento della Madonna a Lourdes fa comprendere che Ella è proprio la Mamma vicina ai figli, ed è la Mamma che prega con i suoi figli nella recita della santa corona. Non dovremmo mai dimenticare la scena dell'apparizione e della recita del Rosario dell'Immacolata con santa Bernardetta a Lourdes.  

Da questo particolare così bello e significativo appare chiaro che il Santo Rosario si presenta davvero come la preghiera «prediletta» dalla Madonna, e perciò come la preghiera più feconda di altre preghiere per ottenere «subito» la grazia della «benefica rugiada» che «rigenera i cuori» dei figli quando piamente sgranano la santa corona, riponendo ogni speranza in Lei, nel Cuore della Regina del Santo Rosario.  

Si può capire anche, di conseguenza, che la preghiera «prediletta» dalla Madonna non può non essere la preghiera più cara e più potente presso il Cuore di Dio, per cui Ella ottiene ciò che altre preghiere non possono ottenere, piegando con facilità il Cuore di Dio alle richieste che Ella rivolge in favore dei devoti del Santo Rosario. È per questo che ancora santa Teresina, con il suo magistero di umile e grande Dottore della Chiesa, insegna affermando con semplicità e sicurezza che «non c'è preghiera che sia più gradita a Dio del Rosario», e il beato Bartolo Longo conferma ciò quando dice che il Rosario, infatti, è la «catena dolce che ci rannoda a Dio».  

Padre Stefano Manelli


IL PANE DEGLI ANGELI

 


Dio onnipotente ed eterno, 

mi accosto al Sacramento del tuo Unigenito Figlio 

il Signore nostro Gesù Cristo. 

 

Mi accosto come infermo al medico della vita, 

come colpevole alla fonte della misericordia, 

come cieco alla luce dell’eterna chiarezza, 

come povero e miserabile 

al Signore del cielo e della terra. 

 

Imploro pertanto l’abbondanza della tua sconfinata magnanimità; 

perché tu voglia guarire la mia infermità, 

lavare le mie sozzure, 

illuminare la mia cecità, 

arricchire la mia povertà, 

coprire la mia nudità, 

per cui riceva il pane degli angeli, 

il re dei re, il Signore dei signori, 

con tale riverenza e umiltà, 

con tale purezza e fede, 

quale si richiede per la salvezza della mia anima. 

 

Concedimi, ti prego, 

di ricevere non solo il Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, 

ma anche la realtà e la virtù di questo Sacramento. 

Dolcissimo Dio, 

fa’ che io riceva il Corpo del tuo unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, 

che egli prese nel seno della Vergine Maria, 

in modo da essere unito al suo mistico corpo 

e annoverato fra i suoi membri. 

 

Concedimi, Padre amorosissimo, 

di contemplare infine apertamente e per sempre 

il Figlio tuo diletto, 

che ora mi propongo di ricevere 

nascosto sotto i veli Eucaristici. 

Tu che vivi e regni, o Dio, 

insieme con lo Spirito santo, 

per tutti i secoli dei secoli. Amen.   


VIVI NELL'AZIONE DI GRAZIE

 


QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE

-dettati di Gesù al sacerdote 

 Padre Courtois-


VIVI NELL'AZIONE DI GRAZIE


Sii in me una vivente azione di grazie.

Sii un GRAZIE vibrante, costante, gioioso.

Di' GRAZIE per tutto quello che hai ricevuto e conosci.

Di' GRAZIE per tutto quello che hai ricevuto e hai dimenticato.

Di' GRAZIE per tutto quello che hai ricevuto e non conosci affatto.

 

Tu sei capacità di ricevere. Allarga, estendi questa capacità con la tua incessante azione di grazie e riceverai ancora di più per poter dare di più agli altri.

Chiedi. Ricevi. Di' grazie.

Dona. Comunica. Dividi e di' grazie perché hai qualcosa da donare.

Dimmi grazie di averti scelto e di passare attraverso te per donarmi agli altri.

Dimmi grazie per la sofferenza che mi permette di completare nella tua carne ciò che manca alla mia Passione per il mio corpo che è la Chiesa.

Diventa una sola cosa con me nel GRAZIE vibrante e sostanziale che io sono per il Padre mio.

 

Vivi sempre di più nell'azione di grazie. Ti ho tanto spesso esaudito!

Dimmi più spesso GRAZIE per tutto e a nome di tutti. In quel momento tu stimoli la mia Carità nei riguardi del mondo, poiché non c'è nulla che mi disponga di più a donare quanto l'attenzione prestata ai miei doni. Così diventerai sempre di più un'anima eucaristica e, perché no?, una Eucaristia vivente. Sì, dimmi grazie per averti utilizzato secondo il mio stile, al tempo stesso soave e forte, al servizio del mio Regno.

 

Ciò che hai ricevuto finora non è nulla in confronto a ciò che ancora ti riservo fino al termine della tua vita sulla terra, per farne beneficiare molti tuoi fratelli, ma soprattutto nella luce della gloria allorché, penetrato da me senza limiti e senza riserve, sarai diventato incandescente del mio immenso amore. In totale umiltà, ti renderai conto, in quel momento, che da te stesso tu non sei NIENTE, se non un povero peccatore soggetto a tutte le ambiguità umane, dalle quali sei stato purificato grazie alla mia inesauribile misericordiosa tenerezza.

Allora sboccerà nell'intimo del tuo essere un vibrante Magnificat e tu stesso diventerai un Te Deum vivente, in unione alla Vergine e a tutti gli eletti del paradiso.

Sin da ora e in previsione di quel giorno eterno, rinnova spesso la presentazione di tutta la tua vita al Padre, in un gesto di fiduciosa oblazione, in unione alla mia.

 

Sì, tu ci appartieni, ma valorizza il tempo disponibile per diminuire la tua appartenenza a te stesso e per far crescere l'intensità del nostro possesso di te.

Sotto l'influsso dello Spirito Santo, che moltiplica in tutti i modi i suoi appelli silenziosi, offriti attraverso me al Padre e lasciati invadere e sommergere dalla nostra ineffabile presenza, dalla nostra misteriosa trascendenza, dalla nostra tenerezza divina.

Pensa a Noi più che a te stesso, vivi per Noi più che per te. Gli impegni che ti affidiamo non solo saranno assolti più facilmente, ma saranno davvero utili alla Chiesa.

Al di là di ciò che appare, esiste ciò che è: quella è l'unica profonda realtà valida per il Regno.

 

Io sono l'unico che può supplire alle tue insufficienze, colmare le brecce, intervenire in tempo, impedire o riparare i tuoi spropositi. Non puoi fare nulla senza di me, ma, unito a me, non c'è niente che tu non possa utilizzare per il servizio efficace della Chiesa e del mondo.

 

Sii riconoscente per le grazie ricevute e per quelle che ho fatto passare attraverso di te. Ma, nella fede, dimmi anche GRAZ1E per tutte le tue umiliazioni, i tuoi limiti, le tue sofferenze fisiche e morali. Il vero significato di esse lo vedrai soltanto nell'eternità e il tuo cuore sussulterà di ammirazione per la mia delicata pedagogia divina.

Dimmi grazie anche per tutti coloro, conosciuti e sconosciuti, fratelli e sorelle oggi dimenticati, che ti diedi per compagni di viaggio. Ti hanno aiutato molto con la loro preghiera che si univa alla mia, con la loro assistenza morale e spirituale, tecnica e materiale, e sono stato io a darteli, nel momento opportuno.

 

Unendoti ai miei slanci di riconoscenza per quello che soffri come per quello che fai, ti poni nell'asse dell'infinita abbondanza dei benefici spirituali, divini, e ottieni tutte le grazie di coraggio e di pazienza di cui hai bisogno.


Il dramma della fine dei tempi

 


V. I predicatori dell'Anticristo, la visione di San Giovanni.

( Quinto articolo luglio 1885 )


I

I Libri Sacri, che entrano così in dettaglio sull'uomo del peccato, ci fanno conoscere un misterioso agente di seduzione che sottometterà la terra. Questo agente, allo stesso tempo uno e multiplo, è, secondo San Gregorio, una specie di corpo insegnante che diffonderà ovunque le dottrine perverse della Rivoluzione.

L'Anticristo avrà i suoi luogotenenti e i suoi generali; avrà un esercito molto numeroso. Non è difficile capire, alla lettera, il numero che San Giovanni ci dà di lui quando parla dell'unico esercito 17. Ma soprattutto, avrà al suo servizio falsi profeti come lui, illusi del diavolo, dottori della menzogna; nemico personale di Gesù Cristo, copierà il Maestro Divino, circondandosi di apostoli al contrario. Parliamo dunque, secondo San Giovanni, di questi dottori empi, ai quali daremo il nome, con San Gregorio, di predicatori dell'Anticristo.

II

San Giovanni, nel 13° capitolo della sua Apocalisse, descrive una visione del tutto simile a quella di Daniele. Vede sorgere dal mare un mostro unico, che riunisce in sé con una sintesi orribile tutte le caratteristiche delle quattro bestie contemplate dal profeta. Questo mostro assomiglia al leopardo; ha le zampe di un orso e la testa di un leone; ha sette teste e dieci corna.

Rappresenta l'impero dell'Anticristo, formato da tutte le corruzioni dell'umanità. Rappresenta anche l'Anticristo stesso, L'impostore è il nodo di tutto questo violento conglomerato di membri incoerenti e disparati. Dovremmo vedere l'impostore, con il seguito di cristiani apostati, di musulmani fanatici, di ebrei illuminati, che lo seguiranno ovunque.

Ora, mentre San Giovanni considerava questa Bestia, vide che una delle sue teste era come ferita a morte; e poi la sua ferita mortale fu guarita. E tutta la terra si meravigliò della bestia. Gli interpreti vedono qui uno dei falsi prodigi dell'Anticristo; uno dei suoi principali luogotenenti, o forse lui stesso, sembrerà essere gravemente ferito; sarà creduto morto, quando improvvisamente, per un congegno diabolico, risorgerà pieno di vita. Questa impostura sarà celebrata da tutti i giornali, quel giorno casualmente molto creduloni; e l'entusiasmo si trasformerà in delirio.

"Allora", continua San Giovanni, "gli uomini adoravano il drago, perché aveva dato potere alla bestia, e adoravano la bestia, dicendo: "Chi è come la bestia e chi può combattere con lui?

Così il diavolo sarà pubblicamente adorato, e così l'Anticristo; e non sarà un doppio culto, perché il primo sarà adorato nel secondo. San Giovanni ci fa poi assistere alla persecuzione contro la Chiesa.

"E gli fu data una bocca per dire grandi cose e bestemmie, e gli fu dato il potere di agire per quarantadue mesi". Questa è la stessa predizione di Daniele, e designa il tempo della persecuzione quando raggiunge il suo parossismo. Quarantadue mesi sono solo tre anni e mezzo.

"E aprì la sua bocca per dire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e il suo tabernacolo, quelli che hanno la loro dimora nei cieli. E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu dato potere su ogni tribù, popolo, lingua e nazione. E tutti quelli che abitano sulla terra lo adoreranno, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell'Agnello ucciso dalla fondazione del mondo. Chiunque abbia un orecchio, ascolti. Chiunque conduce in cattività andrà in cattività; chi uccide di spada sarà anche ucciso di spada. Ecco la pazienza e la fede dei santi" 18.

Così l'amato apostolo descrive la terribile persecuzione. A tutte le minacce si aggiungeranno tutte le seduzioni un fanatismo delirante che getterà il mondo intero ai piedi della Bestia. Ma tutti gli assalti dell'inferno falliranno di fronte alla "pazienza e alla fede dei santi".

III

San Giovanni ci descrive poi il grande agente di seduzione che piegherà gli spiriti degli uomini all'adorazione della Bestia.

E vidi", continua, "un'altra bestia che usciva dalla terra; e aveva due corna come l'Agnello, e parlava come un drago. E il potere della prima bestia giustiziò tutti davanti a lui. E fece sì che la terra e coloro che vi abitano adorassero la prima bestia, la cui ferita mortale fu guarita. E fece grandi prodigi, cosicché persino il fuoco scese dal cielo sulla terra agli occhi degli uomini. Ed egli sedusse quelli che abitano sulla terra a causa dei prodigi che gli fu dato di fare in vista della bestia, dicendo a quelli che abitano sulla terra di fare un'immagine alla bestia, che aveva sopportato la ferita della spada ed era di nuovo viva. E gli fu dato di dare spirito all'immagine della bestia, di parlare all'immagine della bestia e di fare in modo che chiunque non adorasse l'immagine della bestia fosse ucciso. E perché tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, avessero un marchio messo sulla loro mano destra o sulla loro fronte, e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi aveva il marchio, che è il nome della bestia, o il numero del suo nome. Ecco la saggezza. Chi ha comprensione, calcoli il numero della Bestia, perché è un numero umano. E il suo numero è 666" 19.

Questa è la seconda parte della profezia di San Giovanni. San Gregorio interpreta questo misterioso passaggio per significare che, come abbiamo detto, l'Anticristo avrà il suo collegio di predicatori e apostoli al contrario. E questi dottori della menzogna saranno qualcosa come i nostri moderni saggi, ma aumentati con i poteri dei maghi o delle spie.

Avranno l'aspetto dell'Agnello. Fingono le massime evangeliche di pace, di armonia, di libertà, di fratellanza umana; ma sotto queste apparenze propagano l'ateismo più spudorato.

Avranno l'aspetto dell'Agnello. Si presenteranno come agenti di persuasione, rispettosi di tutte le coscienze; ma poi metteranno a morte nei tormenti coloro che si rifiuteranno di ascoltarli.

"I loro uditori", dice energicamente San Gregorio, "saranno tutti i reprobi; la loro tattica", continua, "consisterà nel proclamare che il genere umano, durante le età della fede, era immerso nelle tenebre; ed essi saluteranno l'avvento dell'Anticristo c come l'apparizione del giorno e il risveglio del mondo. "20

Questi predicatori saranno sostenuti da falsi prodigi. Istruiti dal diavolo e dal suo satellite di segreti naturali ancora sconosciuti, i missionari dell'Anticristo spaventeranno e sedurranno le folle con ogni sorta di stregoneria; faranno scendere il fuoco dal cielo e parleranno delle immagini dell'Anticristo che avranno allestito.

Ma non è tutto. Costringeranno tutti gli uomini, sotto pena di morte, ad adorare queste immagini parlanti. Li costringeranno a portare, sulla mano destra o sulla fronte, il numero del mostro. E chi non ha questo numero, non potrà comprare o vendere.

Qui si mostra la spaventosa raffinatezza della persecuzione suprema. Chi non porta il marchio del mostro si troverà, per questo fatto, fuori dalla legge, fuori dalla società, meritevole di morte.

Ma non vediamo ora l'abbozzo di un tentativo di questa tirannia? Cosa sono tutti questi maestri di insegnamento senza Dio se non i precursori dell'Anticristo? La Rivoluzione vuole avere il suo corpo insegnante, ufficialmente incaricato di scristianizzare la gioventù, e di imprimere sulla fronte di tutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi, il marchio del Dio-Stato. L'educazione obbligatoria e laica non ha altro scopo. Si stanno già preparando delle leggi per vietare l'ingresso nelle scuole pubbliche a chiunque non abbia ricevuto la firma delle scuole statali. Il giorno in cui queste leggi abominevoli saranno approvate, la libertà umana sarà finita. Entreremo allora in una tirannia lugubre, soffocante, infernale. L'Anticristo può venire.

Poiché la coscienza pubblica, si spera, è ancora troppo cristiana per sopportare una tale tortura, si cerca ogni mezzo possibile per addormentarla. D'altra parte, che i credenti siano confortati. Tutti questi estremi serviranno, nei piani di Dio, a far risplendere la pazienza e la fede dei santi. Questo è ciò che vedremo nel prossimo capitolo.

venerdì 29 maggio 2026

San Giorgio di Lydda Il soldato che sfidò un impero per Cristo

 


Figli miei, spesso ascolto molti che sono desiderosi di avere tanti doni, ma Dio vi ha dato due doni speciali: una è l’intelligenza e l’altra la coscienza.

 


Messaggio della Regina del Rosario a Gisella del 26 maggio 2026


Figli miei,
grazie per essere riuniti nella preghiera e per aver ascoltato la mia chiamata nel vostro cuore.
Figli miei, spesso ascolto molti che sono desiderosi di avere tanti doni, ma Dio vi ha dato due doni speciali: una è l’intelligenza e l’altra la coscienza.
L’intelligenza vi serve per discernere il bene e il male altrimenti vi sarebbero bastate le leggi di Dio; siete in grado di sapere quali sono le azioni che portano verso Dio o verso Satana.
Vi ha donato la coscienza, che sarebbe la parola di Dio dentro di voi e voi sapete coscientemente il giusto e l’errore.
E poi vi ha donato la libertà. Allora vi chiedo, figli: avete gli strumenti giusti per andare verso la vita eterna o no?
Fate vostro prima di tutto l’uso di questi doni e non chiedete altro, perché se non riuscite ad usare questi potrebbe essere pericoloso per tutti, perché in molti non c’è l’umiltà.
Vi amo e vi sto vicino.
Ora vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

***
Riflessione sul messaggio:
La Madonna si riallaccia al racconto ultimo della Pentecoste per farci una confidenza: molti, probabilmente dopo aver ascoltato la liturgia della Parola di domenica scorsa, le hanno chiesto di poter ricevere “tanti doni” (San Paolo li elenca nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 12).
Dimentichiamo però due cose fondamentali:
– la prima è che il Signore dona queste manifestazioni dello Spirito per il bene comune, per servire i fratelli, non per far aumentare la nostra fama, il nostro successo o il nostro orgoglio;
– la seconda è che abbiamo già dei doni divini importantissimi che rappresentano la nostra essenza più profonda.
Ecco quali sono:

– l’intelligenza, che ci aiuta a leggere la realtà e a capire quali azioni conducono alla felicità e all’amore e quali invece portano a Satana;

– la coscienza, che è il luogo più intimo e sacro dell’uomo (il suo cuore), dove Dio gli parla. Se l’intelligenza ci fa comprendere ciò che è bene o male in astratto, la coscienza ci fa fare le scelte concrete, ci fa compiere ciò che è giusto o ci avverte se stiamo compiendo un’azione sbagliata;

– la libertà, infine, che è il dono più grande. È la capacità di scegliere consapevolmente e volontariamente il bene. Non significa fare tutto ciò che si vuole.

Facciamo un esame di coscienza, perché la Madonna non vede nei nostri cuori l’umiltà e prima di compiere un’azione chiediamoci: sto facendo qualcosa di gradito a Dio? Come si comporterebbe Gesù al mio posto, in questa situazione concreta?