venerdì 24 luglio 2026

IL PREZIOSISSIMO SANGUE E LA CONFESSIONE

 


C'era a Gerusalemme una piscina detta "Probatica" che aveva cinque portici sotto i quali c'erano infermi di ogni genere. Questi infermi aspettavano la venuta dell'angelo del Signore. Al movimento dell'acqua, provocato dall'angelo, il primo che si immergeva veniva guarito.

Questa piscina era il simbolo dei sacramento della Confessione, che attinge la sua efficacia dal Sangue che Gesù ha versato per noi. Con la differenza che alla piscina veniva guarito un solo infermo, mentre nella Confessione tutti i cristiani possono guarire dalle loro infermità spirituali.

Come già il buon ladrone, ogni volta che noi riceviamo l'assoluzione dal sacerdote beneficiamo della morte di Gesù. Non sette volte sette, ma settanta volte sette il Signore ci perdona le offese che gli abbiamo fatto. Dunque, quando siamo in peccato non stiamo lontani da lui, ma cerchiamo con umiltà e con tanta fiducia il suo perdono.

Fioretto: Confessati al più presto, anche se non hai colpe gravi e preparati alla Confessione nel migliore dei modi.

ESEMPIO Le reliquie del Sangue di Gesù hanno contribuito più di ogni altra causa al diffondersi di questa devozione. La tradizione ci racconta che Longino, il soldato che colpì il costato di Gesù, fu ricambiato con grande misericordia da parte del Signore. Alcune gocce di quel Sangue divino, cadutegli negli occhi, lo guarirono da una penosa infermità e gli aprirono gli occhi dell'anima alla fede. Riconoscente, raccolse un po' di quel Sangue e lo conservò gelosamente in una ampolla. Nell'anno 35, perseguitato dagli Ebrei, si rifugiò nell'Isauria, poi ad Antiochia, quindi a Roma e infine a Mantova, dove predicò il vangelo e morì martire il 2 dicembre del 38, dopo aver nascosto il prezioso tesoro in un orto ove ora si erge la magnifica chiesa di S. Andrea.

Nell'804, su indicazione venuta dal cielo, la preziosa reliquia fu ritrovata accanto al corpo del martire. Sulla cassetta di piombo contenente l'ampolla era scritto: "Sangue di Gesù Cristo". Saputa la cosa, Carlo Magno, pregò il Papa Leone III di far verificare la cosa, perché era desideroso di venir ad adorare la preziosa reliquia, come poi fece con grande seguito di principi e cavalieri. L'esempio di Carlo Magno fu imitato da papi, da principi e da re.


Dolore per un rifiuto

 


Maria 

Andai alla sinagoga di sabato e Gesù era lì. Era tornato a Nazareth, ma ora era conosciuto per le sue guarigioni e miracoli. Io lo guardavo con il cuore di una madre. Ho sentito le loro osservazioni e conoscevo le loro aspettative. Alcuni erano schernitori. Altri portavano uno spirito meschino e amaro. Ho pensato, “O Gesù, che cosa stai entrando a fare qui nella nostra sinagoga, dove eravamo abituati a pregare in pace?” 

La funzione nella Sinagoga 

La funzione ebbe inizio. A Gesù fu dato il rotolo. “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha consacrato”. Avevo potuto vedere e ascoltare e sentire quella unzione. Il testo significava molto di più nel momento in cui Gesù stesso lo leggeva. “Questo è il suo testo”, ho pensato. “Egli annuncia il suo ministero e quello per cui Dio lo ha unto”. 

Quando ebbe finito queste ultime parole, “per proclamare un anno di grazia del Signore”, si sedette e tutti gli occhi erano su di lui. Non potrei mai dimenticare le sue parole di apertura, “Oggi questa Scrittura che avete udito si è adempiuta”. Ho potuto vedere e sentire l’inquietudine e la rabbia crescente. Mormorii hanno riempito la sinagoga. La folla era divisa, ma, come sempre, i beffardi erano quelli più schietti. 

Rifiuto e sfida 

Gesù sentì il loro rifiuto e ha affrontato la sfida. “Voi dite, «Fa’ qui i miracoli che hai fatto a Cafarnao». Io dico che «nessun profeta è disprezzato se non nella sua patria».” Come la rabbia aumentava, ho ricordato le parole di Simeone: “Questo bambino è un segno di contraddizione, a motivo dell’ascesa e della caduta di molti in Israele”. Stavo vedendo accadere questo davanti ai miei occhi. I nostri amici e i nostri vicini stavano montando contro Gesù. Scoppiò la violenza. Le persone erano diventate una ressa. Improvvisamente, Gesù fu preso e portato fuori dalla sinagoga. Stavano per ucciderlo, proprio davanti ai miei occhi. Tuttavia, la sua ora non era ancora giunta e egli scivolò attraverso le loro mani. 

Come ho pianto per Nazareth, il mio amato paese! Il Salvatore del mondo, che sarebbe stato sempre noto come Gesù di Nazareth, non poteva operare nessun miracolo qui. Ho avuto di fronte il grande potere del male, che prende a tal punto il cuore degli uomini che essi avrebbero cercato di uccidere l’Uomo della Pace. 

Una ressa a Gerusalemme 

Sapevo che questo era un presagio. Come Gesù avrebbe detto: “Nessun profeta muore, se non in Gerusalemme”. Sapevo che ci sarebbe stata un’altra folla inferocita, altri leader ebrei, e persino i soldati romani. Questa volta, Gesù non potrà scivolare via inosservato. Oh, i dolori del mio cuore, provenienti da ogni parte. Essi provenivano dallo scontro inevitabile, quando Dio vuole entrare nel cuore umano che ha creato, ma il cuore è già di proprietà delle tenebre. 

O lettore, Gesù vuole entrare nel tuo cuore. Non lo respingere e provocarmi altri dolori. Io ti aiuterò a pentirti e a scacciare il male che ti tiene come suo prigioniero. Non aspettare. Più il male ti controlla, maggiore è la sua presa. 

Commento: Il confrontarsi di Nazareth (Lc 4,16-30) è stato forte. Il rifiuto è stato decisivo. Gesù non vi è ritornato. 

5 Aprile 2012


«Il Tau sarà scritto sui vostri spiriti e vi renderà immuni dal verdetto compiuto dagli Angeli. Il castigo sarà compiuto col fuoco nel giorno del Giudizio, al quale parteciperanno i quattro Evangelisti».

 



Ezechiele cap. X e XI119.

Dice Gesù:

«Il segno del Tau: croce capitozzata come è giusto sia quella che segna i sudditi, i quali non possono portare baldacchino al loro trono, col nome di re. Figli di Dio ma non “primogeniti del Padre”. Solo il Primogenito siede sul suo trono di re. Solo il Cristo, il cui trono terreno fu la Croce, porta in alto alla stessa, sull’asse che s’innalza oltre il capo, la sua gloriosa insegna: “Gesù Cristo, Re dei Giudei”120 2. I cristiani portano il segno di Cristo umilmente monco nella cima come si conviene a figli di stirpe regale ma non primogeniti del Padre.

In che consiste il segno del Tau? Dove è apposto? Oh! lasciate la materialità delle forme quando vi immergete nella conoscenza del mio regno che è tutto dello spirito!

Non sarà un segno materiale quello che vi renderà immuni dal verdetto compiuto dagli angeli. Esso sarà scritto, con caratteri invisibili ad occhio umano ma ben visibili ai miei angelici ministri, sui vostri spiriti, e saranno le vostre opere, ossia voi stessi, che avrete durante la vita inciso quel segno che vi fa degni d’esser salvati alla Vita. Età, posizione sociale, tutto sarà un nulla all’occhio dei miei angeli. Unico valore quel segno. Esso uguaglierà i re ai mendicanti, le donne agli uomini, i sacerdoti ai guerrieri. Ognuno lo porterà uguale, se nella rispettiva forma di vita avrà ugualmente servito Dio e ubbidito alla Legge, e uguale sarà il premio: vedere e godere Iddio eternamente, per tutti coloro che si presentano a Me con quel fulgido segno nel loro spirito.

Il solo esser tanto convinti della necessità, del dovere di dare a Dio ogni gloria e ogni ubbidienza, vi incide nell’anima quel segno santo che vi fa miei e che vi comunica una somiglianza soave con Me Salvatore, per cui voi, come Io, vi affliggete dei peccati degli uomini e per l’offesa che recano al Signore e per la morte spirituale che portano ai fratelli. La carità si accende, e dove è carità è salvezza.

Ezechiele dice d’aver udito il Signore ordinare all’uomo vestito di lino di prendere i carboni accesi che stavano fra i cherubini e di gettarli sulla città a punire i colpevoli, cominciando da quelli del santuario, perché l’occhio del Signore era stanco di vedere le opere dell’uomo, il quale crede di poter fare il male impunemente perché Dio glielo lascia fare e si illude che Dio non veda altro che l’ipocrito aspetto esteriore.

No. Con la potenza sua infinita Dio vi legge nel fondo dei cuori, o voi, ministri del santuario, o voi, potenti della terra, o voi, coniugi che peccate, o voi, figli che contravvenite al quarto comandamento, o voi, professionisti che mentite, o voi, venditori che rubate, o voi tutti che disubbidite ai miei dieci comandamenti121. Inutile ogni velame. Come i vostri raggi X, di cui andate tanto fieri, molto più ancora, l’occhio di Dio vi fruga, vi penetra, vi trapassa, vi legge, vi sviscera per quello che realmente siete. Ricordatevelo.

Non è un’azione simbolica quella del fuoco preso fra i cherubini per punire.

In che mancate, mancando? Alla carità. Già ve l’ho spiegato parlando del Purgatorio e dell’Inferno122, di questi due veri che voi credete fole. Carità, verso Dio, i primi tre comandamenti. Carità verso il prossimo, gli altri sette.

Oh! molte volte mi sentirete ritornare su questo argomento. Meglio se non ve ne fosse tanto bisogno! Vorrebbe dire che migliorate. Ma non migliorate. Precipitate, anzi, con velocità di meteorite, verso l’anticarità. 

Le vostre azioni, anzi le vostre “maleazioni” verso la Carità pullulano sempre più numerose come fungaia nata sulla corruzione di un terreno. Io osservo questo germinare sempre più vasto e forte, questo prosperare di maleazioni sulle maleazioni già esistenti, come se da strato di putredine sorgesse altro strato sempre più venefico, e così via. È l’atmosfera di peccato e delitto, è il terreno di peccato e delitto, è lo strato di peccato e delitto in cui vivete, su cui vi posate, da cui sorgete, quello che alimenta della sua corruzione il nuovo più corrotto e sanguinario strato, terreno, atmosfera. È un moto perpetuo, è un caos rotante di male, simile a quello di certi microbi patogeni, i quali continuano a riprodursi senza soste e con sempre maggiore virulenza in un sangue inquinato.

Ora è giusto che siate puniti delle colpe contro la Carità col fuoco della Carità che avete respinta. Era Amore. Ora è Punizione. Non si spregia il dono di Dio. Voi l’avete spregiato. Il dono si muta in castigo. Dio vi ritira la Carità e vi lascia nella vostra anticarità. Dio vi getta, come saette, la Carità che avete sprezzata e vi punisce. Per chiamarvi ancora, se non in molti, ancora quelli che sono suscettibili a resipiscenza e a meditazione.

I cherubini, ossia il simbolo della Carità soprannaturale, custodiscono fra loro le braci della Carità. L’azione, che sembra unicamente simbolica, cela una verità reale.

Quando sarete evocati al grande Giudizio, coloro che vissero nella Carità non appariranno arsi dal fuoco punitivo. Già ardenti di loro, per il santo amore che li colmò, essi non avranno conosciuto il morso delle accese punizioni divine, ma solo il bacio divino che li farà più belli. Mentre coloro che furono carne, unicamente carne, porteranno sulla carne le cicatrici delle folgori divine, poiché la carne, essa sola, può esser segnata da tale cicatrice, non lo spirito che è fuoco vivente nel Fuoco del Signore.

A questo Giudizio, ai lati del Giudice che Io sono, saranno i miei quattro Evangelisti. Consumarono se stessi per portare la legge della Carità nei cuori, e oltre la morte continuarono la loro opera coi loro Vangeli, dai quali il mondo ha vita poiché conoscere il Cristo è avere in sé la Vita. Giusto dunque che Giovanni, Luca, Matteo e Marco siano meco quando sarete giudicati per avere o non avere vissuto il Vangelo123. Io non sono un Dio geloso e avaro. Vi chiamo a condividere la mia gloria. Non dovrei dunque, a questi miei servi fedeli che vi divulgarono la mia Parola e la sottoscrissero col loro sangue e colle loro pene, dare la compartecipazione alla gloria del Giudizio?

Non nella vita, ma per la vita che avrete vissuta vi giudicherò “ai confini” di essa, ossia là dove la vita cesserà per mutarsi in eternità. Vi giudicherò tutti, dal primo all’ultimo, definitivamente, per quello che avrete fatto o non fatto di bene e, tu l’hai visto124, nel risorgere sarete tutti uguali, povere ossa slegate, povero fumo che si ricondensa in carne, e delle quali cose siete tanto superbi ora, quasi che quelle ossa e quella carne fossero tal cosa da essere superiori a Dio.

Nulla siete come materia. Nulla. Solo il mio spirito infuso in voi vi fa qualcosa, e solo conservando in voi il mio spirito, divenuto in voi anima, meritate di esser rivestiti di quella luce imperitura che sarà veste alla vostra carne, fatta incorruttibile per l’eternità.

Vi giudicherò, e già fra voi, in voi, vi giudicherete, anche prima del mio apparire, perché allora vi vedrete. Morta la Terra della quale siete tanto avidi, e con essa tutti i sapori della Terra, uscirete dall’ebrietà di cui vi saziate e vedrete.

Oh! tremendo “vedere” per chi visse unicamente della Terra e delle sue menzogne! Oh! gaudioso “vedere” per chi oltre le voci della Terra “volle” ascoltare le voci del Cielo e rimase ad esse fedele.

Morti i primi, vivi i secondi, saranno oscurità o luce, a seconda della loro forma di vita, la quale è o con la Legge o contro la Legge per avere sostituito ad essa la legge umana o demoniaca, e andranno nell’abbraccio tremendo dell’Oscurità eterna o a quello beatifico della Luce trina, che arde in attesa di fondervi a SÉ, o miei santi, o miei amatori, per tutta l’Eternità.»

DA: I QUADERNI DEL 1944 


Aiutatemi a Salvare tutti i Giovani, i più vulnerabili nella vostra società.

 


Mia amata figlia prediletta, mentre Il Mio Eterno Padre, Dio l’Altissimo, prepara il mondo per il cambiamento che verrà, Egli è comunque triste e pieno di dolore per l’uomo che ancora rimane cieco di fronte alla Verità riguardante la Sua esistenza. 

Mentre Mio Padre si accinge a far risuonare i cambiamenti, al fine di preparare il Mio Ritorno sulla Terra, Egli vede così tanti peccati nel mondo, che piange di tristezza, per quelle anime che inevitabilmente saranno perdute per Lui, alla fine. Le preghiere per salvare quelli ancora in vita nel mondo di oggi, che volontariamente gli girano le spalle, in totale disprezzo, sebbene conoscano ed accettino la Sua esistenza, possono aiutare le loro anime. Continua a pregare e a fare sacrifici personali per quelle anime, figlia Mia, in quanto, senza tutto ciò, c’è di che avere paura per il loro futuro. 

Confido sui Miei seguaci, per pregare per queste anime perdute. Il tempo rimasto per convincere i ciechi nella fede, ad aprire gli occhi alla Verità dell’esistenza di Dio Padre, è breve ora. 

Prendetevi per mano, figli Miei della luce, in modo che il vostro cerchio d’amore e devozione a Me, sia forte abbastanza per attirare quelle anime che non credono o non accettano la Mia esistenza o quella del Mio amato Padre. 

Non rompete questa catena di fede, quando non ce la fate a salvare i vostri fratelli e sorelle, che non seguono più la via della Verità per la Vita Eterna. Al contrario, poiché sono indeboliti dalla seduzione per gli interessi mondani, necessitano di una guida ferma che li aiuti. 

Non siate prepotenti e non intimorite chi non segue Dio. Convinceteli gentilmente, parlando loro della Mia crocifissione e di come il Mio Padre Eterno ha compiuto questo ultimo sacrificio per salvare i suoi bambini, dando loro il dono della grazia della salvezza, attraverso il perdono dei peccati. 

Mio Padre vi chiama tutti, voi che leggete questi messaggi per la prima volta. Dovete leggere ognuno di questi attentamente. Poi pregare lo Spirito Santo, per la grazia che vi permetta di vedere come questi messaggi siano di origine divina. Aprite il vostro cuore, per ricevere la Mia Parola. Percepitemi nella vostra anima, chiedendoMi quanto segue: 

Gesù, se sei veramente tu, per favore inonda la mia anima, con il segno del Tuo amore, così che io possa riconoscerti per chi veramente sei. Non lasciare che venga ingannato dalle falsità. Mostrami invece, la Tua Misericordia, aprendo i miei occhi alla verità e alla via che conduce al Tuo nuovo Paradiso sulla terra. 

Ricordate bambini, poiché è solo per il Mio profondo amore, che vengo nel mondo per comunicare con voi, in questa maniera. Tutto ciò non è per turbarvi, impressionarvi, creare controversie o discussioni. E’ per aiutare a salvare tutte le anime, specialmente quelle delle generazioni più giovani, che non dimostrano alcun interesse nella religione, poiché impegnati come sono, nelle loro vite, ove Dio viene poco considerato. E’ parlando a loro, tramite un linguaggio che loro capiscono, che spero di avvertirli degli eventi che stanno per compiersi. Essi, figli Miei, sono tra i più vulnerabili nella vostra società, figli. E’ vitale che Io possa raggiungerli, il più velocemente possibile. 

Raccoglietevi ora insieme a me, figli Miei,  per salvare tutte quelle giovani anime, presenti nel mondo d’oggi. Aiutatemi ad accoglierli nel Mio Regno, così che nessuna di queste singole anime preziose, sia perso per Me. 

Il vostro amato Salvatore di tutta l’Umanità, 

Gesù Cristo. 

15 Agosto 2011


I rimedi di Dio.

 


Cristianesimo vissuto


I primi e più importanti sono i rimedi di Dio, quelli che Dio stesso ha fatti e preparati per te. Dal momento che Nostro Signore per se stesso si è degnato di preparare alle tue infermità certi rimedi e indicarti la necessità e il modo di prenderli, bisognerebbe non aver la fede per aver l'ardire di trascurarli. Dio senza dubbio conosce le tue infermità, e conosce i mezzi per guarirle. Celeste medico, inviato dal Padre suo per guarire i mali delle anime, Gesù Cristo ha preparato dei rimedi; è giunto persino a comporne con la sua carne e col suo sangue. Bisogna confessare che è difficile al medico di spingere più lontano l'amore per i suoi malati67. Allora che dire del malato che non vuole rimedi?

I  rimedi  di  Dio  sono  i  sacramenti  e  la  preghiera.  Anzitutto  i sacramenti,  grandi  tesori  della  Chiesa,  grandi  rimedi  della  vita cristiana;  tu  li  conosci.  Il  Battesimo  che  crea  questa  vita,  la Confermazione che la fortifica, la Penitenza che la ripara, l'Eucaristia, che  la  nutre,  l'Estrema  Unzione  che  la  corona,  l'Ordine  che  ne perpetua i ministri, e il Matrimonio che ne perpetua gli individui: ecco il grande arsenale delle grazie, gli accumulatori dell'elettricità divina. Nostro Signore ha ivi condensato i Più ricchi frutti della Passione. Vi è forse  bisogno  di  esortarti  a  ricorrere  ad  essi?  Oh  no,  certamente! Perché  sono  persuaso  che  tu  provi  un  vero  bisogno  dei  due sacramenti,  che  sono  la  quotidiana  riparazione  ed,  alimentazione della tua vita. Se della confessione e della comunione tu non senti il bisogno e l'amore, non dirmi che hai desiderio di vivere. Se ti farai tirare per accostarti al santo tribunale ed alla sacra mensa, tu pendi molto più verso le tue passioni che verso Dio; c'è in te più il senso del mondo che di Cristo. Dio non occupa in te che un piccolo posto, e senza dubbio giungerai a restringerglielo ancora. Sai che con Dio non bisogna scherzare68; bisogna trattarlo da Dio; tu ne sei convinto e sei deciso a trattarlo in questo modo. Ebbene se sei risoluto di essere franco con te stesso e con Dio, se sei deciso di diventare un uomo di fede e di dovere, io non ho bisogno di dirti né quando né come devi ricorrere  ai  sacramenti.  I  bisogni  dell'anima  tua  te  lo  diranno sufficientemente, e finché i bisogni dell'anima tua non te lo diranno, quello  che  potranno  dirtene  i  libri  o  gli  uomini  non  avrà  grande influsso. su di te. Il cuor retto non ha bisogno di tante esortazioni e prediche, quello che egli sente ha più valore di ciò che gli si dice. Del resto, per la grazia di Dio,  oggi s'insiste tanto sulla  frequenza alla Comunione, che potrai udire  raccomandazioni  ed esortazioni  senza numero.  Non  ho  dunque  da  aggiungere  le  mie  raccomandazioni  a tante  altre,  e  non  faccio  che  ripetere  il  mio  grande  consiglio:  Sii sincero, va' sino in fondo alla tua fede. Vedi? la fede, come l'amore, non è una questione di parole o di lingua, ma è prima di tutto una questione di verità e d'azione69. Ah, s'io potessi convincerti di questo! Se potessi insegnarti ad essere un uomo di fede! un uomo di verità e di sincerità!

Che? un cristiano, che sul serio vuol vivere da cristiano, avrebbe dunque  bisogno  d'esser  incessantemente  spinto  da  esortazioni, forzato dalla sorveglianza, senza la quale ricade inerte? Egli non ha dunque nulla nella mente nè nel cuore. La vita non viene dal di fuori ma dal di dentro; e se dentro non c'è nulla, mai non vi sarà vita. Non parlarmi  di  quegli  esseri  senza  carattere,  che  non  hanno  più  vita d'una carretta. La quale, quando è tirata, cammina; ma appena si lascia, rimane dov'è. Tu non apparterrai mai alla categoria di quegli esseri fiacchi e vuoti, vili e falsi, che fanno il bene per timore o per compiacenza,  per  adulazione  o  per  ipocrisia'  per  vanità  o  per interesse. Il bene, per essere vero, dev'esser sincero, e se c'è una buona azione in cui si richiede la sincerità, è soprattutto la frequenza dei  sacramenti.  lo  fremo  al  solo  pensiero  dei  sacrilegi  che  si commettono per ipocrisia. Ma gemo pure pensando alla viltà dei cuori che si fanno trascinare. Oh! no, tu non sarai mai né un cuor vuoto, né uno spirito falso.

François de Sales Pollien


Io so tutto, non devi darmi spiegazioni. - Se capissi che Io guarisco tutte le ferite, anche quelle che hai verso te stessa. Se capissi che Io Sono il Dio che contempla le cose.

 


—Ciao, Signore, questo è il mio secondo incontro con Te. Tu mi hai detto che l’altro era il primo.

—Ciao, piccola, sei qui. Sei venuta a trovarmi nonostante tutte le tue sofferenze. Quanto soffri, povera figlia mia! Vieni qui a riposarti. Vieni qui, perché Io Sono il tuo Amore. (L’altro giorno mi ha detto che Lui era il mio Amore. L’Amore). Piangi, figlia mia, piangi qui, ai Miei piedi. (Vedo che Lui mi accarezza la testa con le Sue Mani).

—Signore, Signore…

—Figliola mia, mia piccola figliola. Piangi, piangi, vieni qui. Io Sono il tuo Amore. Io Sono Colui che rimane. Io Sono il Dio. Io sono il tuo Dio. Io sono il tuo Amore. Sei venuta, figlia mia, sei venuta con Me. A volte anch’Io sono solo. Morto e affamato. Ho sete delle anime che non vengono a Me. Figlia mia.

—C’è una ragazza, avrei voluto stare da sola con Te, Gesù. —Io sono solo con te, figlia mia, è il nostro appuntamento. Io sono il tuo Salvatore (sento un amore fortissimo).

—Gesù, cosa posso dirti? Tu sai tutto.

—Riempiti di Me, inebriati di Me. Mi piacerebbe che venissi a trovarmi ogni giorno e che continuassimo ad avere queste conversazioni, questa unione. (Lui mi ama come uno sposo romantico ama la sua sposa. Sento un forte sospiro). Riposa, mia colomba, riposa28. Le tue lacrime sono raccolte da Me. Io le contemplo. (Sento che devo inginocchiarmi di nuovo, sono davanti a Dio, il vero Dio). Sì, amore mio. Io Sono Dio, ma Sono Servo.

Sento Gesù, il vero Dio, molto vicino, tenero, dolce, romantico, delicato, sensibile, bellissimo, affascinante: è l’uomo più straordinario del mondo. Ed è l’amore di Dio che sto sprecando29. Voglio avvicinarmi a Lui, ma mi guardo e non so come fare.

—Quanto hai pianto in questi giorni per i tuoi figli! I miei piccolini.

—Tu li ami, Gesù? Tu li ami?

—Certo che li amo, sono i Miei piccolini.

Sentendolo parlare mi scendono le lacrime. Mi sono sentita così intensamente sola, ho provato tanta vulnerabilità, tanto disamore…

—Ti costa fare sacrifici, figlia mia, ti costa accettare l’Amore. Hai molto dolore. Hai una spada conficcata, un cuore trafitto. E quella spada rimane lì dentro, conficcata, radicata, ecco perché soffri così tanto. È il dolore per tutti coloro che hai amato. Io Sono la loro Fonte30.

Ho una visione, vedo il mio cuore con una spada disegnata, la tengo tra le mani, la porgo a Lui.


—Ecco, Signore, è tuo.

—Figlia mia, riposa da te stessa e dalle tue imperfezioni che tanto critichi. Vieni a Me, riposa, Io Sono il Balsamo. Io Sono Colui che purifica. Io Sono Dio. Consegnalo a Me e non lottare più, riposa nel tuo Dio. Riposa con Colui che ti ama.

Sentendo quelle parole mi viene voglia di piangere, mi trattengo perché ho una ragazza accanto, vorrei che non ci fosse. Voglio stare da sola con Lui. Vedo che Gesù mi prende tra le braccia, la mia testa è sul Suo braccio destro, mi bacia sulla fronte, sulla guancia. Gli chiedo perdono per aver visto quella scena, ma Lui mi rassicura. Gli dico che sono una peccatrice.

—Riposati da questo. Io Sono Dio.

Sento che la mia miseria svanisce di fronte alla Sua Misericordia. Lui mi conosce già come miserabile, l’importante qui è Lui. Tutto è nulla di fronte al Suo sguardo amorevole. Tutto svanisce nel Suo Sacro Cuore. Dio scioglie.

—Io so tutto, non devi darmi spiegazioni. Io so tutto, piccola mia. Quanto temi, piccola mia, di fare del male. Quanto temi, sei un mare di lacrime. Se capissi che Io guarisco tutte le ferite, anche quelle che hai verso te stessa. Se capissi che Io Sono il Dio che contempla le cose. Figlia mia, quanto dolore, sei un mare di lacrime, un mare di lacrime. Vieni qui e lascia che ti guarisca. Lascia che ti consoli. Lascia che ti ami, anche se solo un po’. Desideri quell’amore che temi tanto a causa del dolore. Per questo non accetti l’amore di cui hai bisogno. Ma vieni a Me e Io, poco a poco, ti guarirò, mi prenderò cura di te e ti preparerò a riceverlo. Potrei parlarti di Me (del Suo dolore e della Sua solitudine, di ciò che Gli accade), ma oggi hai bisogno che parliamo solo di te, piccola mia.

Vuole che io vada a trovarlo e gli dico che non so se sarò costante.

—Oggi sei qui e questo, nel non-tempo, vale un’eternità.

Lui mi perdona continuamente, mi difende con il Suo Amore da me stessa, dagli attacchi che rivolgo a me stessa. Vedo la mia miseria. Lui la raccoglie con dolcezza.

All’improvviso mi parla di eventi che stanno per accadere nel mondo, nella Chiesa… Mi scandalizza e temo ciò che sento riguardo alla Chiesa; per questo lo respingo. Poiché non lo capisco, penso che non sia Dio a dirmelo. Eppure Lui insiste:

—I tempi. Le cose cambieranno molto in fretta… Molto.

—Signore, non farmi soffrire, fa’ che il diavolo non mi metta alla prova, lo sai…

Gli dico questo perché ho paura che sia il diavolo ad avvertirmi e non Lui. Mi fa capire che non so nulla di ciò che sta per accadere. Mi ha ordinato di recitare i due misteri che mi restavano.

—Ora prega la Mia Santa Madre.

—Perché o per chi vuoi che li reciti, Signore?

—Affinché il Mio Amore sia ascoltato. Il Mio Amore è così poco conosciuto… Conoscono così poco il loro Creatore, il loro Dio. Ecco perché sono così lontani da Lui.

(Così ho fatto).

—Addio Signore, me ne vado.

—Portami con te. Portami con te.

—Ti ho dato il mio cuore; e ora, cosa faccio? Il Tuo non mi sta. —Prendi e porta con te un po’ del mio Amore.

Capisco che sia quello che trova posto nel mio cuore. Dio è molto delicato, non mi costringe, vede come sto.

—Grazie, Signore, voglio portare con me il Tuo Amore. Ti voglio bene, Signore. Posso dirtelo?

—L’hai già detto.

Il mio cuore si infiamma. Sono tentata di spezzare un pezzettino della Sacra Forma e portarlo sempre con me, per stare sempre con Lui (ovviamente non lo faccio).

—La tua storia, figlia mia, sarà dura, non allontanarti da Me. Vieni a trovarmi. Come hai fatto oggi. Ricordati di oggi, che l’Amore trionfi. Ti benedico.

NOVEMBRE 2012

s.t.G.


29 Quando parliamo di questa visione, commenta: «L’Amore di Dio è così meraviglioso che, mentre lo si contempla, ci si rende conto di quanto sia sottovalutato e non ricambiato. Si avverte l’immensa distanza che esiste tra il Suo Amore e l’amore che riceve dagli uomini». E si pensa: «È un Amore sprecato».


CROCIFISSO - VII

 


Non si potrà mai immaginare cosa fu quell’invasione dei Boxer, né i disastri che l’accompagnarono. Non si potranno mai immaginare le torture subite da migliaia di uomini, donne e bambini, né il sanguinoso terrore che regnò nei giorni della desolazione.

Pechino, chiusa, l’esercito impotente ad aprirla, la morte e i supplizi stabiliti permanentemente, l’impotenza esasperante in cui si trovavano gli alleati, incapaci di soccorrere i loro compatrioti.

A volte, qualche disgraziato fuggito da quell’inferno, portava notizie lugubri – si uccide sempre! L’angoscia e la fame regnano nella città. I mostri orrendi continuano a saccheggiare. E, come sempre, i missionari furono le prime vittime, perché è l’odio per Dio a formare la base di ogni rivoluzione.

Bombardare Pechino, sterminarla sotto le masse di ferro, affondarla in una catastrofe senza precedenti? Ma questo significherebbe, allo stesso tempo, massacrare i nostri. Allora, aspettare. Ma è continuare il supplizio e permettere che i banditi sazino la loro rabbia e la sete di sangue fino alla fine.

I distaccamenti francesi stazionano sulle alture vicine. Un’impazienza formidabile, una fretta di vendetta si impadronisce delle file del nostro esercito. Si possono udire le grida delle vittime salire dal crepitio degli incendi, le cui luci sinistre illuminano le notti. Si annuncia che intere province si sono sollevate, accorrono per dare una mano ai ribelli, e che la Cina, mentre finge di disapprovare tutte le atrocità commesse, prepara un’insurrezione generale per impedire per sempre agli Europei di intromettersi nei suoi affari.

È deciso. Fra poco saremo in combattimento.

Per impadronirci della città criminale, bisogna attraversare la muraglia eretta di lance e baionette, sfondare l’esercito che protegge gli assassini!

Pedro Morel è nei posti avanzati. Hanno messo nei luoghi pericolosi i soldati agguerriti nelle lotte coloniali, quelli che una lunghissima esperienza ha formato per la guerra di sorprese, di imprevisti e di guerriglia.

La quinta compagnia è di sentinella in questo giorno. Ognuno vuole compiere interamente il proprio dovere. Si sente che gli eventi si precipitano e che sta per suonare l’ora della strage.

È notte! Morel cerca di dormire nella sua tenda. Il capitano lo ha lasciato quel pomeriggio, chiamato dal generale in capo per dirigere un riconoscimento. Lui ha ora il comando.

Un doppio cordone di sentinelle protegge l’accampamento. I piccoli posti coprono il campo come una maglia.

Lui pensa, intanto… La sua anima è partita per là, molto lontano, vicino a quella che ama. Si vede aureolato da una nuova gloria nel giorno in cui le porterà, con tutto il cuore, un nome accresciuto dalle recenti conquiste e imprese.

Ma, all’improvviso, pensieri così dolci sono interrotti da un’urla che gli impedisce di udire… Grida risuonano nelle sue orecchie… Dove si trova? Un uomo è vicino a lui; è l’attendente.

“Mio tenente! Alzatevi, alzatevi!”

Lui si scuote! Il sogno è finito, lui torna alla realtà, è l’attacco.

Eccolo fuori dalla baracca… La compagnia si forma. Una sentinella, che ha battuto in ritirata, annuncia che una truppa cinese ha appena attaccato i posti avanzati. Morel ha capito tutto. È l’ora di compiere il dovere, e, soprattutto, di conoscerlo! Ma lui ha quel sangue freddo e quell’abilità che fanno gli ufficiali di scuola. Colpi di fucile rimbombano lontano, isolati, rompendo il silenzio, e smascherando un attacco in regola che stava per essere fatto di sorpresa.

Ecco la truppa che parte per il passaggio più vicino: è da lì che viene il nemico.

“Avanti! Marciate!”

Morel fa agli uomini le ultime raccomandazioni.

“Avanti, soldati! Niente esitazioni. Non sparate a caso e pensate bene che ogni colpo perso è una speranza in meno…”

Poi, si scatena il fuoco serrato, che inizia tra ombre che si cercano nel nero della notte… Altre compagnie vengono a unirsi alla prima… I cannoni si illuminano e rimbombano. E la tremenda baraonda si generalizza.

È la guerra, è la battaglia, in cui i bravi, portando nel fondo del cuore, come una causa preziosa, il ricordo di quelli che li amano, vanno a cercare la gloria che può farli eroi acclamati e salutati, o, altrimenti, cadaveri che si seppelliscono.

Così, per tre mesi, le scaramucce si susseguono; così, per lunghe settimane, i soldati del corpo di spedizione possono chiedersi: "Sarò vivo domani?"  

Quanti feriti già! E morti! Gli ufficiali scomparivano rapidamente, poiché pagano il posto che occupano, essendo bersagli più esposti e più visibili, così, agli occhi dei nemici. Se ne trova un gran numero nelle ambulanze, immobilizzati per lunghi mesi, forse per sempre.  

E, cosa accadde a Pedro Morei? Nulla. Si direbbe che il crocifisso di Cecilia lo renda invulnerabile. Nemmeno un graffio nei sette combattimenti a cui prese parte. Il suo coraggio aumentò e la speranza con esso. Ora egli crede fermamente che Dio lo conservi intatto per la grande festa del ritorno, per il grande giorno in cui il suo amore, puro e forte, verrà a confondersi con quello della sposa amata. Gli sembrava che il futuro non avesse più quei veli impenetrabili che lo facevano tanto temere. Egli non intravedeva più il "domani" con l'aspetto mascherato di cui parla il poeta. "Domani", era, per lui, la realtà splendida che brillava alla fine del suo sogno.  

E l'esercito degli alleati entrò a Pechino! Furono rivisti tutti gli angoli del grande bazar internazionale, e questa volta la Francia poté sentirsi sicura della sorte della sua legazione. Ma c'erano molti morti e dispersi. Questo fu il dispiacere, ma illuminato di gioia e di speranza, poiché le bandiere tricolori sventolavano sui monumenti e l'esercito francese passava, agli occhi delle potenze, come il più generoso e il più capace di iniziative.  

Pedro Morei, nel pomeriggio di quel giorno, fu citato nell'ordine del giorno e proposto per il grado di capitano alla fine della campagna. Un gallone d'oro da offrire a Cecilia il giorno del matrimonio! Questa fu la notizia che annunciò nella prima lettera scritta dal paese mortifero: una lettera che doveva consolare, rassicurare, diffondere la gioia.  

La mano gli tremava un po', per l'emozione dolcissima del cuore, mentre scriveva l'indirizzo di quella piccola messaggera della felicità: "Signorina Cecilia Riscai. R. (Gironda.) Francia."  

Volle portarla lui stesso alla posta, assicurarsi che fosse partita correttamente. E, durante il tragitto, sentiva una specie di armonia di sogni che gli cantava nella testa, e una serie di visioni che gli sfilavano davanti agli occhi. Persino, nel momento di abbandonarla, depose un bacio su quella cosa fragile, che portava nel suo seno cose maggiori e più ricche di quelle che avrebbe contenuto nei fianchi l'immenso vapore che l'avrebbe portata attraverso i mari.  

Il capitano Morei tornò alla sua compagnia acquartierata nelle dipendenze del palazzo imperiale. L'ordinanza gli consegnò diverse lettere:  

— Abbiamo appena ricevuto la corrispondenza dalla Francia; ecco le lettere.  

Egli prese il pacchetto, distinse a prima vista, tra gli indirizzi tracciati da mani care, uno scritto con lettere regolari e piccole, delicate e ferme come il cuore che aveva battuto su quella carta, messaggera di tenera gioia.  

Ma un suono di tromba chiamava la compagnia per la rivista, dove era necessaria la sua presenza! Rapidamente, mise le lettere nella tasca della tunica, lasciando per assaporarle più tardi, nel silenzio, da solo, con lo spirito libero da preoccupazioni, il cuore consegnato tutto intero ai ricordi, interamente aperto alle onde di gioia che si sarebbero precipitate in lui...  

Una volta dispersa la compagnia, Pedro si ritirò nella stanza, chiuse la porta e si sbottonò a causa del caldo insopportabile. Poi, avendo posto sul tavolo le tre lettere che gli erano indirizzate, aprì quella di Cecilia, spiegò il foglio e lo percorse tutto intero con gli occhi, prima di assaporare le parole, una a una, impregnarsene, con esse riempire il cuore.  

Ma, invece della tenerezza penetrante, invece delle parole d'amore e delle effusioni incantatrici, egli vide, a prima vista, che le pagine parlavano di dispiaceri, di addii, di sogni evanescenti, di speranze perdute, di sottomissione alla volontà di Dio.  

Pensò di sognare! Ma no! Le righe, scritte con mano tremula, erano lì, reali, inconfutabile traduzione di sentimenti che egli non conosceva. Ebbe il coraggio di ingoiare fino alla fine quella prova; ma mai la presenza del pericolo o della morte, affrontati da lui da così vicino, gli avevano lanciato l'anima in così terribile disperazione.  

La lettera diceva: Addio, sogni benedetti che se ne sono andati. Pensavo sempre che fossero troppo belli. Dio non lo voleva, poiché è lui che alza la barriera insormontabile tra i nostri due amori. Il mio cuore, pieno di dolore, si spezza ancora al doverle dire, piangendo, questo addio crudele che la spaventa e la sconvolge. Ma è necessario! La nostra unione è impossibile; e creda bene che, se pronuncio una tale parola, è perché so che è assolutamente necessaria. Ci sono giorni in cui il dovere assume l'aspetto della tortura.

Non posso farle conoscere il segreto che spezza il nostro futuro; lo saprà sempre tra poco. Ma quello che le assicuro fin da ora è che non sposerò nessuno. "L'unico amore di cui il mio cuore aveva bisogno era il suo. Dio non lo ha permesso. Mi dimentichi, per favore!".

Dimenticare! Questa parola assumeva nello spirito di Pedro Morei un aspetto fantastico. Dimenticare! Come se fosse possibile chiudere un cuore come si chiude una casa! Un dolore acuto si impadronì della sua anima, dolore ravvivato da tutte quelle cause che torturano: l'oblio, il dubbio, l'impossibilità di sapere. Lei che gli aveva fatto promesse equivalenti a giuramenti! Lei, che lui sapeva così grande, così nobile, così amorosa! No! non poteva essere abbandono né oblio. No! non era il capriccio che aveva dettato quella lettera. Era necessario che un avvenimento terribile fosse venuto improvvisamente a interporsi tra lei e lui, che un mistero di disgrazia si fosse svelato, escluso, come una mina sotterranea che esplode improvvisamente sotto i passi di quelli che non supponevano nemmeno la sua presenza. Il dubbio e l'angoscia, ecco quello che all'ufficiale restava di tutte le speranze accarezzate! Che delusione tremenda! E lui che, giorni fa, vedendo assicurato il futuro, sembrava sfidare l'incertezza del "domani", pensando di possedere già la chiave della felicità! Ah! La prova era dura, doppiamente, per la violenza imprevista e per l'allontanamento! Era lì, in quella città conquistata, in piena gloria, quando tutto il pericolo di morte scompariva, che quella lettera arrivava, lo feriva in pieno petto, come una pallottola isolata che uccide un eroe, quando già le trombe cantano l'inizio della vittoria e lo splendore della gloria...

Un feroce disperazione afferrò il giovane ufficiale. Si era alzato, ripensando nella memoria agli avvenimenti passati, per trovare in essi l'indizio che lo aiutasse a rompere i densi veli che avvolgevano il mistero. Nulla! Si erano amati senza che nessuna nuvola venisse a oscurare il cielo di quell'idillio, e i loro sogni di ventura si sgretolavano così... Perché? E quel "perché?" era la traduzione di tutti quei dubbi. E quel "perché?" era forse l'inizio della disgrazia di un uomo...

Sarebbe stato necessario aspettare forse un anno prima di sapere la causa di quella lettera tremenda: un anno di martirio? Allora, il giovane capitano, preda di un'angoscia paurosa, con lo spirito traboccante di pensieri lugubri, pensò che sarebbe stato, forse meglio morire lì, in quel paese esotico, che tornare laggiù, per vivere disperato... Ma, all'improvviso, ebbe un sussulto nell'anima. La fede, la grande luce, si illuminò come un faro nelle tenebre e gli mostrò la sua dignità di uomo e il coraggio di cristiano, che era la tempra della sua anima. Ci fu come una resurrezione...

Pedro Morei pensò che il vero eroismo non era quello di correre davanti alla morte, ma piuttosto di sopportare le prove della vita. E, afferrando il crocifisso che gli riposava sul petto, lo baciò tre volte, dicendo: "Mio Dio, mio Gesù; io soffro, ma tu sei l'amico di quelli che soffrono; hai sofferto molto più di me: rendimi forte...".

Morei, all'improvviso, si accorse che non vedeva bene il crocifisso; che i suoi occhi erano velati,... e si accorse che piangeva, lui, il soldato, lui che non aveva nemmeno tremato davanti agli attacchi impetuosi della morte... Il capitano Pedro Morei piangeva...

R.Gaell


Il cammino con il vostro Signore e Salvatore nel Giardino di Nazareth è solo l’inizio di un viaggio che sarà emozionante per voi se risponderete alla mia chiamata.

 


The Rock, Santuario di Nostra Signora dell’Isola, Eastport, NY, 


Gesù di Nazareth

Figlio mio,

Ancora una volta ti invito a camminare con me nel Giardino di Nazareth. Ricorda che questo è il luogo in cui ho appreso per la prima volta della mia missione per conto del Padre.

Ora invito te e tutti i tuoi fratelli e sorelle ad assumervi la missione che chiedo a ciascuno di voi in questi tempi emozionanti della storia dell’umanità.

Molti di voi stanno diventando sempre più consapevoli della mia presenza in mezzo a voi. Il velo si sta sollevando per coloro che ora scelgono di seguirmi, poiché c’è molto lavoro da compiere, e desidero che tutti voi procediate con il fervore e l’amore del Padre, sapendo che in questi tempi vi accompagno più che mai nel vostro cammino.

È giunto il momento per tutti voi di rafforzare il vostro impegno verso una vita di preghiera e umiltà. È giunto il momento per voi di riconoscere che molti dei vostri fratelli e sorelle sono rimasti indietro. Molti di loro soffrono e sono nella disperazione perché non conoscono il mio Amore per loro.

Chiedo a voi, miei fratelli e sorelle che ora siete nella Luce del Salvatore e Redentore del mondo, di prendere la mia Croce e portarla con me per i prossimi 40 giorni, in preparazione al ritorno del mio Amore per voi in modi sempre più intensi.

È proprio in questo periodo che vi chiedo di rivolgervi ai vostri familiari e amici e di diffondere la Buona Novella del Vangelo, annunciando che sto tornando all’umanità come vi avevo promesso duemila anni fa.

Vi trovate ora nel tempo dell’adempimento della mia promessa di camminare nuovamente con voi, ma non nello stesso modo di prima.

Mentre ora camminate con me nel Giardino di Nazareth, sto invitando tutti i vostri fratelli e sorelle a intraprendere anch’essi questo cammino con me. Nessuna anima sulla faccia della terra è esclusa da questo invito.

Attraverso la preghiera e la fede, attraverso la meditazione e la contemplazione, e attraverso la ricezione dei sacramenti della Chiesa di San Pietro, ognuno di voi può rispondere alla chiamata e iniziare il cammino con me.

Come ormai sanno bene coloro tra voi che mi hanno seguito con fervore e fede, sono stato al vostro fianco sin da prima che nascesse e continuo ad accompagnarvi lungo il vostro cammino nella vita. Sono qui con voi in ogni singolo secondo di ogni singolo giorno, per guidarvi e sostenervi; poiché vi chiamo, in quanto prescelti, a portare la Croce insieme a me, così come io ho portato la vostra croce e i vostri fardelli per tutta la vostra vita.

Se farete questo per il vostro Signore e Salvatore, le ricompense saranno grandi. Non pensate che le ricompense arriveranno nel mondo materiale. Lasciatevi alle spalle questo mondo di cose materiali e concrete, poiché vi sto chiamando a camminare con me nel mondo del futuro. Il cammino con il vostro Signore e Salvatore nel Giardino di Nazareth è solo l’inizio di un viaggio che sarà emozionante per voi se risponderete alla mia chiamata.

Chiedo a tutti voi di intraprendere questo viaggio con me, dedicando ogni giorno del tempo a pregare con me, con fervore e amore. Vi chiedo di pregare per guarire il mondo da tutti i suoi peccati e di prendere la mia Croce per tutti i vostri fratelli e sorelle che vivono ancora nel peccato. Se farete queste cose per me, diventerà sempre più facile per voi unirvi a me in questo cammino nel Giardino di Nazareth.

Considerate questo giardino come una tappa intermedia tra il cielo e la terra, dove potete venire da me con tutte le vostre sofferenze e il vostro dolore, con tutti i vostri problemi e con tutte le vostre richieste per il futuro del mondo.

Man mano che affiderete la vostra vita a me in modo sempre più completo, il viaggio verso il Giardino di Nazareth diventerà sempre meno difficile e le ricompense saranno sempre più grandi.

Guardate come la bellezza della visione di Dio Padre abbia creato questo luogo per voi proprio ora; in questo luogo che è stato progettato appositamente per voi, per i tempi in cui vi trovate voi e il resto dell’umanità nel mondo di oggi. Il Giardino di Nazareth è il luogo dove dovete recarvi per avvicinarvi a me e per camminare con me.

Sto aspettando che voi, tutti i miei fratelli e sorelle, vi uniate a me qui e percorriate questo cammino insieme a me, vostro Signore e Salvatore. Quanto sarà misericordioso questo viaggio per voi, se solo affidaste la vostra vita a me. Abbiate fiducia in me come vostro Signore e Salvatore: io allontanerò la paura, vi mostrerò la vostra strada, svilupperò in voi il senso della vostra missione e vi insegnerò a camminare con me verso l’eternità.

In fondo al Giardino di Nazareth si profila all’orizzonte la fiamma eterna. Visualizzate questa fiamma, poiché è la fiamma dell’Amore del Padre Eterno. Cammina con me e segui la fiamma del Padre mentre contempli la missione che ti chiedo di compiere mentre ancora cammini sulla faccia della terra. Sappi che quando la tua vita qui sarà terminata, io sarò con te per camminare verso l’orizzonte eterno e sperimentare l’amore e lo splendore del luogo che il Padre ha preparato per te come tua dimora eterna.

Ti saluto nel tuo cammino, ma sappi che io sono qui con te sempre!

1 marzo 2006

Ned Dougherty


I VISITATORI DEL CIELO: GESÙ E LA SUA DIVINA MADRE

 


Bisogna ritornare ai 4 libri dell'Abate Pierre Roberdel. Successivamente, le storie della Fraudais, continueranno a pubblicare dei libri su molteplici soggetti: la Madonna, San Giuseppe, San Michele, gli Angeli, i Santi.  

Consultate "Colloqui con il Cielo"; rimarrete rapiti. Citiamo solamente qualche frase più importante. Gesù dice a Maria Giulia: "Figlia mia, un atto d'amore vale mille peccatori". Con ciò voleva dire a Maria Giulia che ogni volta che avesse baciato i piedi del suo crocefisso avrebbe salvato mille peccatori. Ecco la fecondità infinita dell'amore. Il 15 marzo 1882, la fiamma del Santo Spirito dirà a Maria Giulia: la Madre di Dio esortata dall'amore del suo cuore ridiscenderà sulla terra, apparendo in una maniera che sarà senza misura.  

Il 2 Agosto1932, 1a Santa Vergine dirà: "Miei piccoli figli, (Amici della Croce) queste sono le preghiere e le sofferenze che possono diminuire e ridurre tutto in questo diluvio di sofferenza che verrà: Io mi mostrerò ovunque e a tutte le estremità della terra".  

Gesù presenta la Sua Divina Madre: "Le apparizioni frequenti della Mia Buona Madre sono opera della Mia misericordia; Io le invio, per volontà del Santo Spirito, per avvisare gli uomini e per salvare quelli che sono da salvare. Io devo lasciare arrivare queste apparizioni sul mondo intero, affinché siano salvate molte anime, che, senza di Me, sarebbero perdute. E' l'opera del Mio amore".  

E il 25 maggio 1882, la Madonna apparirà sospesa su una nube bianca circondata da una ghirlanda di rose per dire: "La terra non sarà che una tomba dall'Alsazia Lorena (preservata) fino all'orlo della Bretagna (risparmiata)." 

E il 4 maggio 1880 dice Maria Giulia: "Io vedo nel sole mistico,, con l'avvicinarsi della fine del secolo, che in ogni luogo si moltiplicheranno le visite di Dio e della Madonna. Ci sarà un gran numero di cose straordinarie e molto vicine, dei fatti prodigiosi e delle disgrazie. Ci saranno degli eventi di fede e anche molti di rivolta sebbene la pace regnerà ancora. La causa di queste rivolte deriverà per molto tempo da tutti i fatti che il cielo e l'inferno produrranno". 

Prima di concludere il capitolo, rallegriamoci di questa confidenza della Madonna a Maria Giulia, concernente i molteplici aiuti per gli avvenimenti a venire. Era il 29 gennaio 1878: "Coraggio vittime della Croce. Il Mio amore ha scelto dei servitori zelanti per manifestare la gloria e la grandezza del Signore adorabile".  

Nell'estasi del 25 agosto 1878 c'è l'avvertimento circa 'i falsi veggenti': "Il nemico fra breve sarà dappertutto. Egli parlerà alle orecchie delle anime buone, farà loro intendere che è Dio che rivelerà loro dei misteri nuovi e delle grazie profonde. Voi ne sarete testimoni, tenete lontano da essi le vostre orecchie. Credete a Dio! Le anime dannate cominceranno a manifestarsi dalla Svizzera e dal Belgio fino ai Pirenei, da Parigi fino alle vicinanze di Fraudais. Questi falsi veggenti, pretese anime privilegiate, pulluleranno come insetti. Essi segneranno gli ultimi assalti del regno di Satana, che sta per crollare. Segni particolari: orgoglio, pretesa, testardaggine. 

Marie-Julie Jahenny. 


Amore e Sangue

 


IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO


Quando la spogliazione dell'anima è portata all'estremo, allora giunge la misericordia di Dio.

Rivestimi, o Signore, rivestimi! E la preghiera è offerta col Sangue, le labbra la pronunciano posando sulle piaghe adorabili, baciandole, invocandone i meriti, la virtù, la potenza.

E Gesù risponde ad ogni contatto, ad ogni bacio devoto con tesori di grazia.

- Ti do la veste del perdono, ti do la veste della purezza, ti do la veste della giustizia, ti do la veste della carità, ti do la veste della sapienza.

Ogni piaga dona il tesoro soprannaturale, ma la piaga del Costato ti dona la veste dell'innocenza. -

Come è fatto, o Signore?

- Esso è fatto di Sangue. Il perdono toglie la colpa, distrugge la miseria, ripara l'infedeltà; la purezza dona la luce, la giustizia prepara la capacità, la verità eleva e porta alle sorgenti della grazia, la carità ricolma di amore, la sapienza insegna a corrispondervi, ma il Sangue, solo il Sangue di Gesù forma l'unione, la mantiene, l'accresce, la perfeziona e la rende eterna.

Quell'unione poi non è che la vita, la forza, lo splendore dell'innocenza. -

O mio Dio, non so pronunziare che due parole: Sangue e Amore!

Amore e Sangue. L'uno mi attrae, l'altro mi domina, mi alimenta, m'investe; che l'attrazione sia perenne e il dominio assoluto! q. 30 : 17 febbraio

 SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Adorate come gli Angeli e siate in comunione, come i Santi di Dio.

 


Messaggio della Madonna Madre della Divina Consolazione (la Protettrice degli afflitti)


20 luglio 2026

“Cari figli,

Ecco la Serva del Signore!

Figli miei, avvicinatevi al Santo Sacrificio dell’Eucaristia! Siate uniti nell’Amore di Cristo! Egli vi ama e vuole salvare le vostre anime. Nell’Eucaristia si trovano il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del mio amato Figlio Gesù. Non create divisioni nelle vostre anime! Accogliete con amore la volontà di Mio Figlio. Egli vi ama e vi aspetta a braccia aperte. Sono qui perché voglio condurvi alla vetta della santità! Ritornate in fretta sulla via della santità, che vi conduce a Dio, e tutto andrà meglio per le vostre anime. Qui vi chiedo, con affetto e amore, la vostra conversione e la comunione con Dio. I tabernacoli cattolici e ortodossi custodiscono, senza dubbio, l’Amore non amato, che è il Corpo e il Sangue di Mio Figlio Gesù. Adorate come gli Angeli e siate in comunione, come i Santi di Dio. Spero, con amore, che i vostri cuori si santifichino attraverso l’Eucaristia e le sante preghiere. Vi amo moltissimo! Ascoltatemi oggi e sempre!

Che Dio vi benedica e vi conceda la Sua pace!

Vi amo! Rimanete tutti nel nome della Santissima Trinità.”



Questo è il momento in cui le anime dovranno sopportare il dolore del Purgatorio sulla Terra.

 


CASTIGHI 

Figlia mia dolce, perché ti preoccupi per le difficoltà che devi affrontare ogni giorno in questa missione? Non sai che Ogni Potere è nelle mani del Padre Mio, Dio l‟Altissimo? 

Quando l‟umanità dovrà subire la purificazione finale, potrebbe non essere una cosa piacevole; ma, senza, le anime non saranno purificate. Questo è il momento in cui le anime dovranno sopportare il dolore del Purgatorio sulla Terra. Solo coloro che sono puliti e puri di animo potranno entrare nel Nuovo Paradiso che è il Regno di Dio. Quindi, invece di essere timorosi, vi esorto tutti ad accettare l‟Intervento di Dio nel mondo. Rassegnatevi a quello che deve essere, a ciò che deve succedere e alle azioni che saranno necessarie per proteggere tutti voi dalla malvagità e dalle ingiustizie che saranno inflitte alla razza umana da parte di coloro che sono fedeli soltanto a loro stessi e agli operatori di satana.  

È desiderio di mio Figlio, per prima cosa, unire tutte quelle anime innocenti che non credono in Dio. Mio Figlio sa che coloro che amano Dio, ma che potrebbero non accettarLo, col tempo si rivolgeranno a Lui. Egli ha fiducia in coloro che veramente Lo amano, ma che rifiutano il Suo Intervento attraverso questi Messaggi divini, poiché anche costoro Gli correranno incontro. Quelli che lo preoccupano di più sono coloro che non Lo conoscono e quelli che si rifiutano di accettare Chi Egli sia. Per cui ricordatevi sempre che saranno queste anime perdute le prime anime che mio Figlio bramerà di più. Queste sono le persone che Lo feriscono di più; che Gli causano dolore e sofferenze terribili e che provocarono le Sue Lacrime di Sangue quando patì l‟Agonia nell‟Orto degli Ulivi.  

I castighi sono inviati non solo c ome punizione per i peccati dell‟umanità, ma come un mezzo per riportare l‟umanità alla ragione e ad inginocchiarsi nell‟umiltà. Quando l‟uomo si sarà liberato della sua arroganza, della sua fiducia  nella sua grandezza personale e della convinzione errata che il suo potere è più grande di quello di Dio, solo allora, attraverso tale purificazione, egli potrà dirsi pronto per presentarsi al cospetto di Dio.  

Una persona che è in peccato mortale e che si rifiuta di mostrare rimorso, non sarà mai in grado di sopportare il dolore della Luce di Dio. Quindi, è un Atto di Misericordia che Dio intervenga per preparare quell‟anima in modo che anch‟essa possa condividere la Gloria di Dio. È grazie al Suo Amore e alla Sua Generosità, che Dio permetterà che questi tempi difficili, che sono già iniziati, maturino. Non perché Egli voglia semplicemente punire i Suoi figli della loro malvagità, ma per garantire che essi diventino degni della Vita Eterna. 

La vostra amata Madre, 

Madre della Salvezza. 

13 Febbraio 2014


giovedì 23 luglio 2026

Dov’era GESÙ Quando SATANA Cadde Come un Fulmine?


 

E gli chiesi: «Da dove inizierai?» - Dagli Stati Uniti. È da lì che è uscito il veleno che ha ucciso tutta l’umanità, da lì è uscito tutto il male che si diffonde nel mondo, ed è da lì che inizierò a mettere ordine.

 


MESSAGGIO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO


Cuore straziato di Gesù. Sacro Cuore di Gesù. È giunta l’ora!

(Di quale ora parli, Gesù?)

- Parlo della Mia ora. Piegate le ginocchia, i cuori e le mani, perché è giunta l’ora in cui rinnoverò la terra. Guardate il Mio Cuore. È tutto distrutto.

(Mi mostrava un cuore tutto lacerato, da cui cadevano pezzi e sgocciolava sangue. Era come uno straccio, con strisce di carne penzolanti. Così me lo mostrava e diceva)

- È a causa del mondo che il Mio Cuore è così.

E gli chiesi: «Da dove inizierai?»

- Dagli Stati Uniti. È da lì che è uscito il veleno che ha ucciso tutta l’umanità, da lì è uscito tutto il male che si diffonde nel mondo, ed è da lì che inizierò a mettere ordine.

E poi, Gesù, qui? Cosa resterà della nostra città, Gesù? Mi dava una visione di un luogo che conosco, una fattoria, alcune case vecchie, antiche e molto bosco, alberi enormi, ma poche case; me lo mostrava dall’alto e io vedevo tutto questo sotto di me. Diceva che questo è ciò che resterebbe della mia città.)

Sílvia Maria, Ribeirão Preto/SP  – 15/11/2000 


La vedova Lais e le sue figlie - Secondo le visioni della Beata Anna Caterina Emmerick

 


LA VITA DI GESÙ CRISTO E 

DI SUA MADRE SANTISSIMA 

(Dalla Seconda Festa dei Tabernacoli 

fino alla Prima Conversione di Maria Maddalena) 


La vedova Lais e le sue figlie


Lì si trovava la vedova pagana Lais di Naim, che era venuta a implorare il suo aiuto in nome delle sue due figlie, Sabia e Athalia. Erano in una terribile condizione, possedute dal diavolo, e a casa a Naim erano confinate nelle loro rispettive stanze. Erano completamente furiose. Si muovevano qua e là, mordevano la propria carne e colpivano selvaggiamente intorno a loro, tanto che nessuno osava avvicinarsi. In altre occasioni i loro arti erano stati contratti da crampi, e cadevano a terra incoscienti e pallide. La loro madre, accompagnata da serve e servi, era venuta da Gesù per chiedere aiuto. Aspettava ansiosamente a distanza, desiderosa del suo avvicinarsi, ma con sua delusione, lo vedeva sempre rivolgersi agli altri. La povera madre non riusciva a contenere la sua impazienza, ma gridava di tanto in tanto quando si avvicinava: "Ah, Signore, abbi pietà di me!" ma Gesù non sembrava ascoltarla. La donna accanto a lei le suggerì che avrebbe dovuto dire: "Abbi pietà delle mie figlie!", poiché lei stessa non era una vittima. Lei rispose: "Esse sono la mia stessa carne. Avendo pietà di me, Lui avrà pietà anche di loro!" e di nuovo pronunciò lo stesso grido. Gesù infine si voltò e si rivolse a lei: "È giusto che io debba spezzare il pane ai figli della mia stessa casa prima di assistere gli stranieri." La madre rispose: "Signore, hai ragione. Aspetterò o tornerò anche un'altra volta, non importa se puoi aiutarmi oggi, perché non sono degna della tua assistenza!" Tuttavia, Gesù aveva terminato la sua opera di guarigione, e i guariti, cantando canti di lode, se ne andavano con i loro letti. Gesù si era allontanato dalla madre sconsolata e sembrava sul punto di ritirarsi. Vedendo ciò, la povera donna si disperava. "Ah!" pensò, "Non mi aiuterà!" Ma mentre queste parole le passavano per la testa, Gesù si voltò verso di lei e le disse: "Donna, cosa chiedi da me?" Lei si gettò ai suoi piedi velata e rispose: "Signore, aiutami! Le mie due figlie di Naim sono tormentate dal diavolo. Io so che Tu puoi aiutarle se te lo chiedo, perché tutte le cose sono possibili per te." Gesù rispose: "Torna a casa tua! Le tue figlie vengono incontro a te. Purificati! I peccati dei genitori ricadono su questi bambini." Queste ultime parole Gesù le disse in privato. Lei replicò: "Signore, ho già pianto molto per i miei peccati. Cosa devo fare?" Allora Gesù le disse che avrebbe dovuto disfarsi dei suoi beni acquisiti ingiustamente, mortificare il suo corpo, pregare, digiunare, dare elemosina e confortare i malati. Lei gli promise con molte lacrime di fare tutto ciò che Lui suggerì, e poi se ne andò piena di gioia. Le sue due figlie erano il frutto di una relazione illecita. Aveva tre figli nati all'interno di un matrimonio legittimo, ma vivevano lontani dalla madre, che ancora conservava le proprietà che appartenevano loro. Era molto ricca e, nonostante il suo pentimento, viveva, come la maggior parte della gente della sua classe, una vita di lusso. Le figlie erano confinate in stanze separate. Mentre Gesù parlava con la loro madre, caddero incoscienti, e Satana si allontanò da loro sotto forma di un vapore nero. Piangendo e profondamente cambiate, chiamarono le loro guardiane e le informarono che erano guarite. Quando seppero che la loro madre era andata a vedere il Profeta di Nazareth, uscirono per incontrarla, accompagnate da molti dei loro conoscenti. La incontrarono a circa un'ora di distanza da Naim e le raccontarono tutto ciò che era loro accaduto. La madre andò in città, ma le figlie con le loro serve e servitori procedettero direttamente verso Meroz. Desideravano presentarsi a Gesù, che avevano sentito, sarebbe andato a insegnare lì la mattina seguente.

Durante la guarigione dei malati, Manahem, il discepolo cieco di Corea, che era stato riportato alla vista e che Gesù aveva inviato con un messaggio a Lazzaro, tornò da Betania con i due nipoti di Giuseppe di Arimatea. Gesù diede loro un colloquio. Le sante donne avevano inviato per loro denaro e doni di vario tipo a Gesù. Dina la Samaritana aveva visitato le sante donne a Cafarnao, portando con sé una ricca contribuzione. Veronica e Johanna Chusa avevano visitato anche Maria. Al suo ritorno, chiamò per vedere la Maddalena, che trovò molto cambiata. Era depressa nello spirito, apparentemente la sua follia sottoposta a una lotta con le sue buone inclinazioni. Le sante donne portarono Dina con loro a Betania. C'era in quel periodo una ricca vedova, di mezza età, che si unì al gruppo di Marta e diede tutto ciò che possedeva per il beneficio della giovane comunità.

Quando i farisei invitarono Gesù a una cena, gli chiesero se i suoi discepoli, uomini giovani e inesperti, alcuni di loro molto rustici e poco abituati alla società dei saggi, dovessero essere invitati anche loro. Gesù rispose: "Sì! Perché chiunque mi invita, invita anche i membri della mia famiglia, e chi li rifiuta rifiuta anche me". Sentendo queste parole, ordinò che gli portassero i discepoli con sé. Tutti andarono alle case pubbliche della città, dove Gesù ancora insegna e spiega le parabole.

La proprietà in cui Lazzaro si era stabilito vicino alla locanda di Meroz consisteva in un campo bellissimo e frutteti intervallati da numerosi boschetti incantevoli. Alcuni dei suoi servi vivevano lì per occuparsi della frutta e prepararne la vendita. In quel momento si occupò anche della locanda. Nell'ultimo incontro di Gesù con Lazzaro a Ennon, era stato deciso che Gesù doveva rimanere per qualche tempo in quelle parti. Le sante donne erano, di conseguenza, arrivate lì per mettere in ordine la vendita, e la gente di tutta la regione era stata informata in attesa di Gesù.

La mattina seguente, prima di tornare di nuovo sulla montagna, Gesù insegnò alla fonte di Meroz, e di nuovo rimproverò i farisei per la poca cura che avevano della gente. Dopo di che salì sulla montagna e diede un insegnamento simile a quello conosciuto come il Sermone della Montagna. Prima di congedarsi dalla gente, diede ancora una volta una spiegazione del talento sepolto. Alcuni dei suoi ascoltatori erano già stati accampati sulla montagna per tre giorni. Quelli che erano nel bisogno erano stati messi da parte rispetto agli altri e furono forniti di cibo e altre cose necessarie dai discepoli. Lo zio di Giuda, Simeone di Iscariota, un uomo devoto, anziano, di carnagione scura e vigoroso, pregò di andare a Iscariota, e Gesù si impegnò a farlo. Quando scese dalla montagna, trovò dei malati che lo aspettavano. Erano ancora in grado di camminare. Gesù li guarì. Questo avvenne sulla strada tra la locanda e la proprietà di Lazzaro, a una certa distanza sotto il luogo dove i discepoli avevano distribuito cibo alla gente.

Nello stesso luogo in cui la donna pagana Lais di Naim ieri si era inginocchiata ai piedi di Gesù pregando per le sue figlie malate, oggi c'erano le figlie, ora entrambe guarite, in attesa della venuta di Gesù. Si chiamavano Atalia e Sabia, ed erano accompagnate dalle loro ancelle e servi. Con tutti i loro assistenti, si gettarono davanti a Gesù, dicendo: "Signore, non siamo degni di ascoltare i tuoi insegnamenti, quindi speriamo qui di ringraziarti per averci liberato dal potere del maligno". Gesù ordinò loro di alzarsi. Lodò la pazienza della loro madre, l'umiltà e la fede, come una straniera che aveva aspettato finché Egli non aveva spezzato il pane nella sua casa. Ma ora, continuò, anche lei apparteneva alla sua casa, perché aveva riconosciuto il Dio di Israele nella sua misericordia. Il Padre Celeste lo aveva mandato per spezzare il pane a tutti coloro che credono nella sua missione e portano i frutti della penitenza. Poi ordinò ai discepoli di portare del cibo, che diede alle ancelle e a tutti i loro assistenti, a ciascuno un pezzo di pane e un pezzo di pesce, non permettendo loro di produrre allo stesso tempo un insegnamento al riguardo pieno di profondo significato. Dopo di che continuò con i suoi discepoli verso la locanda. Una delle ancelle aveva vent'anni, l'altra venticinque anni. La loro malattia e l'isolamento in cui vivevano le avevano rese pallide e emaciate.