LE GLORIE DI MARIA
La “Salve Regina”
Le virtù di Maria Santissima
Che invocare e pregare i santi e particolarmente la loro regina Maria santissima, affinché ci impetrino la grazia divina, sia cosa non solamente lecita, ma utile e santa, è verità di fede già enunciata dai Concili contro gli eretici, i quali la condannano come ingiuria a Gesù Cristo, che è il nostro unico mediatore. Ma se Geremia
dopo la sua morte prega per Gerusalemme (2Mac 15,14); se i
vegliardi dell'Apocalisse presentano a Dio le preghiere dei
santi (Ap 5,8; cfr. 8,3-4); se san Pietro promette ai suoi discepoli di ricordarsi di loro dopo la sua morte (2Pt 1,15); se santo
Stefano prega per i suoi persecutori (At 7,59); se san Paolo
prega per i suoi compagni (At 27,24; Ef 1,16; Fil 1,4); se
insomma i santi possono pregare per noi, perché non
possiamo noi implorare i santi affinché intercedano in nostro
favore? San Paolo si raccomanda alle preghiere dei suoi
discepoli: « Pregate per noi » (1Ts 5,25); san Giacomo esorta: «
Pregate gli uni per gli altri » (Gc 5,16). Dunque lo possiamo
fare anche noi. Nessuno nega che Gesù Cristo sia l'unico
mediatore di giustizia che con i suoi meriti ci ha ottenuto la
riconciliazione con Dio. Ma al contrario è cosa empia il negare
che Dio si compiaccia di fare le grazie per intercessione dei
santi e specialmente di Maria sua Madre, che Gesù tanto
desidera di vedere da noi amata e onorata. Chi non sa che
l'onore tributato alle madri si riflette sui figli? « Gloria dei figli,
i loro padri» (Pro 17,6). Perciò san Bernardo dice che non deve
pensare di oscurare la gloria del figlio chi loda molto la
madre, perché « quanto più si onora la madre, tanto più si
loda il figlio ». Sant'Ildefonso dice: « Tutto l'onore che si rende
alla madre si riflette su suo figlio e fino al re s'innalzano gli
omaggi rivolti alla regina del cielo ». Si sa che per i meriti di
Gesù è stata concessa a Maria l'autorità di essere la
mediatrice della nostra salvezza: mediatrice non di giustizia,
ma di grazia e d'intercessione, come appunto è chiamata da
san Bonaventura: « Maria la fedelissima mediatrice della
nostra salvezza ». E san Lorenzo Giustiniani dice: « Come non
è piena di grazia colei che è stata scelta scala del paradiso,
porta del cielo e la più autentica mediatrice tra Dio e gli uomini? ». Perciò con ragione sant'Anselmo scrive che quando
noi preghiamo la santa Vergine di ottenerci le grazie, non è
che diffidiamo della divina misericordia, ma piuttosto che
diffidiamo della nostra indegnità e ci raccomandiamo a Maria
affinché la sua dignità supplisca alla nostra miseria. Dunque
soltanto quelli che mancano di fede possono dubitare che il
ricorrere all intercessione di Maria sia cosa molto utile e
santa. Ma il punto che qui intendiamo provare è che l'intercessione di Maria è necessaria anche per la
nostra salvezza: necessaria diciamo, non di una necessità
assoluta, ma, propriamente parlando, di una necessità
morale. Diciamo che questa necessità nasce dalla stessa
volontà di Dio, il quale vuole che tutte le grazie che egli ci
dispensa passino attraverso le mani di Maria, secondo il
pensiero espresso da san Bernardo. E si può dire con l'autore
del Regno di Maria che questa sentenza è oggi comune tra i
teologi e i dottori. La seguono Vega, Mendoza, Paciuchelli,
Segneri, Poiré, Crasset e molti altri dotti autori. Persino il
padre Natale di Alessandro, autore peraltro così riservato
nelle sue proposizioni, dice anch'egli essere volontà di Dio che
noi aspettiamo tutte le grazie per l'intercessione di Maria. «
Dio vuole - sono le sue parole - che ogni bene che speriamo
da lui ci sia concesso per l'intercessione della Vergine Madre,
quando la invochiamo come si conviene ». E a conferma della
sua asserzione, cita il celebre passo di san Bernardo: « E
volontà di Dio che tutto ci sia concesso per mezzo di Mana ».
Vincenzo Contenson esprime lo stesso pensiero. Spiegando le
parole dette da Gesù Cristo in croce a san Giovanni: « Ecco
tua madre », egli scrive: « Come se dicesse: Nessuno sarà
partecipe del mio sangue, se non per intercessione della
Madre mia. Le mie ferite sono sorgenti di grazie; ma a
nessuno perverranno questi torrenti, se non per mezzo di
Maria. Giovanni, mio discepolo, tanto da me sarai amato,
quanto tu l'amerai ». Questa proposizione, cioè che tutto il
bene che riceviamo dal Signore ci viene per mezzo di Maria,
non piace molto a un certo autore moderno, il quale peraltro,
sebbene tratti con molta pietà e sapienza della vera e della
falsa devozione, tuttavia parlando della devozione verso la
divina Madre, si è dimostrato molto avaro nell'accordarle questa gloria, che non hanno avuto scrupolo a riconoscerle
diversi santi come Germano, Anselmo, Giovanni Damasceno,
Bonaventura, Antonino, Bernardino da Siena, il venerabile
abate di Selles e tanti altri dottori, i quali non hanno avuto
difficoltà a dire che per la suddetta ragione l'intercessione di
Maria non solo è utile, ma necessaria. Quest'autore dice che
una tale proposizione, cioè che Dio non faccia alcuna grazia
se non per mezzo di Maria, e un iperbole e un'esagerazione
sfuggita al fervore di alcuni santi ma che, propriamente parlando, significa semplicemente che da Maria
abbiamo ricevuto Gesù Cristo, per i cui meriti riceviamo poi
tutte le grazie. Altrimenti, conclude, sarebbe errore il credere
che Dio non ci potesse concedere le grazie senza
l'intercessione di Maria, poiché san Paolo dice che noi
riconosciamo un solo Dio e un solo mediatore tra Dio e gli
uomini: Gesù Cristo (1Tm 2,5). Tali sono le idee di
quest'autore. Ma come egli stesso ci insegna nel suo libro,
altro è la mediazione di giustizia per via di merito, altro la
mediazione di grazia per via di preghiere. Altro è il dire che
Dio non possa, altro che Dio non voglia concedere le grazie
senza l'intercessione di Maria. Noi confessiamo che Dio è la
fonte di ogni bene e il Signore assoluto di tutte le grazie e che
Maria non è che una pura creatura la quale riceve da Dio
gratuitamente tutto quello che ottiene. Ma chi mai può negare
quanto sia ragionevole e conveniente affermare che Dio voglia
che tutte le grazie concesse alle anime redente passino e si
dispensino attraverso le mani di lei, per esaltare questa
incomparabile creatura, che più di tutte le altre creature lo ha
onorato e amato durante la sua vita e che egli ha eletto come
Madre del Figlio suo, nostro comun Redentore? Noi
confessiamo, conformemente alla distinzione fatta sopra, che
Gesù Cristo è l'unico mediatore di giustizia, che con i suoi
meriti ci ottiene le grazie e la salvezza, ma diciamo che Maria
è mediatrice di grazia e che, se tutto ciò che ottiene l'ottiene
per i meriti di Gesù Cristo e perché prega e lo domanda in
nome di Gesù Cristo, nondimeno tutte le grazie che noi chiediamo, le riceviamo per mezzo della sua intercessione. In ciò
non vi è certamente nulla di contrario ai sacri dogmi, anzi
tutto è conforme ai sentimenti della Chiesa, che nelle
pubbliche preghiere da lei approvate ci insegna a ricorrere
continuamente a questa divina Madre e ad invocarla: « Salute
degli infermi, rifugio dei peccatori, aiuto dei cristiani, vita,
speranza nostra ». La stessa santa Chiesa nell'officio che fa
recitare nelle festività della Vergine, applicando a lei le parole
della Sapienza, ci fa capire che in Maria troveremo ogni
speranza: « In me ogni speranza di vita e di virtù »; in Maria
ogni grazia: « In me ogni grazia di via e di verità » (Eccli [= Sir]
24,25 Volg.). In Maria insomma troveremo la vita e la salvezza
eterna: « Chi mi avrà trovato, avrà trovato la vita e riceverà la salute dal Signore » (Pro 8,35). E altrove: « Quelli che operano
per me, non peccheranno; quelli che mi mettono in luce,
avranno la vita eterna » (Eccli [= Sir] 24,30-31 Volg.). Tutte
queste parole ci dicono la necessità che abbiamo dell'intercessione di Maria. In questo sentimento ci confermano
molti teologi e santi padri che lo hanno espresso. Infatti non è
giusto dire, come fa l'autore suddetto, che per esaltare Maria
essi si siano lasciati sfuggire iperboli ed esagerazioni.
L'esagerare e il proferire iperboli è oltrepassare i limiti del
vero, il che non si può dire dei santi, che hanno parlato con lo
spirito di Dio, il quale è spirito di verità. Mi si permetta qui
una breve digressione per esprimere un mio sentimento.
Quando un'opinione onora in qualche modo la santa Vergine,
ha un certo fondamento e non ha nulla di contrario né alla
fede né ai decreti della Chiesa, né alla verità, il non accettarla
e il contraddirla perché anche l'opinione opposta potrebbe
essere vera, denota poca devozione verso la Madre di Dio. Io
non voglio essere annoverato fra questi spiriti poco devoti, né
vorrei che lo fosse il mio lettore, ma piuttosto vorrei essere
annoverato fra coloro che credono pienamente e fermamente
tutto ciò che senza errore si può credere delle grandezze di
Maria. Secondo l'abate Ruperto, « credere fermamente alle sue
grandezze » è uno degli omaggi più graditi alla nostra Madre
51 Del resto, per toglierci il timore di eccedere nelle nostre
lodi basti l'opinione di sant'Agostino, il quale afferma che
tutto ciò che diciamo in lode di Maria època cosa rispetto a
quel che ella merita per la sua dignità di Madre di Dio. E la
santa Chiesa fa leggere nella messa della beata Vergine: « Sei
infatti beata e degnissima di ogni lode, o santa Vergine Maria
» Ma torniamo al punto e vediamo quello che i santi dicono a
questo proposito. San Bernardo afferma che Dio ha riempito
Maria di tutte le grazie affinché gli uomini, per mezzo di lei,
come da un canale, ricevessero quanto viene loro di bene: «
Un acquedotto sempre pieno, affinché tutti ricevano dalla sua
pienezza ». Inoltre il santo fa un'importante riflessione al
riguardo e dice che, se prima della nascita della santa Vergine
non vi fu per tutti questa corrente di grazia, è perché non vi
era ancora questo acquedotto. « Ma, aggiunge, Maria è stata
data al mondo affinché per mezzo di lei, come da un canale,
arrivassero continuamente da Dio agli uomini i doni celesti »
Come Oloferne per conquistare la città di Betulia
ordinò che si rompessero gli acquedotti (Gdt 7,6-13), così il
demonio cerca con ogni mezzo di far perdere alle anime la
devozione verso Maria perché, chiuso questo canale di grazie,
gli riesce poi facilmente d'impadronirsi di esse. San Bernardo
riprende: « Guardate, o anime, con quale affetto e devozione il
Signore vuole che noi onoriamo la nostra regina ricorrendo
sempre con fiducia alla sua protezione, poiché ha posto in lei
la pienezza di ogni bene affinché ormai tutto quanto abbiamo
di speranza, di grazia e di salvezza, riconosciamo che tutto ci
viene dalle mani di Maria ». Ugualmente dice sant'Antonino: «
Per mezzo di lei è sceso dal cielo tutto ciò che la terra ha
ricevuto di grazia». Perciò Maria è paragonata alla luna. Dice
san Bonaventura che, come la luna sta tra il sole e la terra e
quel che dal sole riceve lo rifonde alla terra, così la Vergine
regina, posta tra Dio e gli uomini, riceve le celesti influenze
della grazia per trasfonderle a noi su questa terra. Perciò la
Chiesa la chiama « Porta felice del cielo ». San Bernardo
spiega che, come ogni rescritto di grazia che viene mandato
dal re passa per la porta della sua reggia, così « nessuna
grazia discende dal cielo sulla terra se non passa per le mani
di Maria ». San Bonaventura aggiunge che Maria viene
chiamata porta del cielo perché nessuno può entrare in cielo
se non passa per Maria che ne è la porta. Nello stesso
sentimento ci conferma san Girolamo -o secondo altri un
antico autore del sermone dell'Assunzione inserito tra le sue
opere - il quale dice che in Gesù Cristo fu la pienezza della
grazia come nel capo, da cui poi si diffondono alle sue
membra, che siamo noi, tutti gli spiriti vitali, cioè gli aiuti
divini necessari per conseguire la salvezza eterna. In Maria
poi fu anche la stessa pienezza come nel collo che la
distribuisce alle membra. Lo stesso pensiero è espresso da
san Bernardino da Siena, il quale dice che per mezzo di Maria
si trasmettono ai fedeli, che sono il corpo mistico di Gesù
Cristo, tutte le grazie della vita spirituale che discendono da
Gesù loro capo. San Bonaventura ce ne dice la ragione: «
Essendosi Dio compiaciuto di abitare nel seno di questa santa
Vergine, non temo di affermare che ella ha acquisito una
certa giurisdizione sopra tutte le grazie, poiché da questo
seno purissimo, come da un oceano celeste, sono usciti con Gesù tutti i fiumi dei doni divini ». Lo stesso pensiero
esprime con termini più chiari san Bernardino da Siena: « Dal
tempo in cui la Vergine Madre concepi nel suo seno il Verbo
divino, ha acquisito per così dire un diritto speciale sui doni
che a noi procedono dallo Spirito Santo, in modo che nessuna
creatura ha poi ricevuto da Dio alcuna grazia se non per
mezzo di Maria e dalle sue mani ». Così appunto viene
interpretato da un autore quel passo di Geremia in cui
parlando dell'Incarnazione del Verbo e di Maria sua madre, il
profeta dice che una donna doveva circondare quest'UomoDio (Ger 31,22 Volg.). Quest'autore spiega: « Come dal centro
di un circolo non esce nessuna linea che non passi per la
circonferenza che lo circonda, così da Gesù, che è il centro di
ogni bene, nessuna grazia può venirci se non per mezzo di
Maria, che lo ha circondato dopo averlo ricevuto nel suo seno
». San Bernardino da Siena dice che « perciò tutti i doni, tutte
le virtù e tutte le grazie sono dispensate per mano di Maria a
quelli che ella vuole, quando vuole e come vuole ». Allo stesso
modo Riccardo di san Lorenzo dice che « Dio vuole che quanto
di bene fa alle sue creature, tutto passi per le mani di Maria ».
Il venerabile abate di Selles esorta dunque a ricorrere a colei
che egli chiama « Tesoriera delle grazie », poiché solo per suo
mezzo il mondo e tutti gli uomini possono ricevere tutto il
bene che possono sperare. Dal che si vede chiaramente che i
santi e gli autori citati, affermando che tutte le grazie ci
vengono per mezzo di Maria, non hanno inteso dire ciò
solamente perché da 'Maria abbiamo ricevuto Gesù Cristo,
che è la fonte di ogni bene, come pretende l'autore suddetto,
ma ci assicurano che Dio, dopo averci donato Gesù Cristo,
vuole che tutte le grazie che da allora sono state dispensate,
che lo sono ancora adesso e lo saranno sino alla fine del
mondo, siano tutte dispensate attraverso le mani e per
l'intercessione di Maria. Il padre Suarez conclude dunque: « È
oggi sentimento universale della Chiesa che l'intercessione
della santa Vergine ci è non soltanto utile, ma necessaria ».
Necessaria, come abbiamo detto, non di necessità assoluta,
perché solamente la mediazione di Gesù Cristo ci è assolutamente necessaria; ma di necessità morale, poiché, secondo il
pensiero della Chiesa espresso da san Bernardo, Dio ha
determinato che nessuna grazia sia dispensata a noi se non per mano di Maria. E prima di san Bernardo, sant'Ildefonso si era rivolto alla Vergine dicendo: « O Maria, il
Signore ha decretato di raccomandare alle tue mani tutti i
beni che egli ha disposto di dare agli uomini e perciò a te ha
affidato tutti i tesori e le ricchezze delle grazie ». Per questo
san Pier Damiani dice che Dio non volle farsi uomo se non col
consenso di Maria; anzitutto affinché noi tutti le fossimo
sommamente obbligati, poi affinché comprendessimo che da
lei dipende la salvezza di tutti. Isaia (11,1-3) aveva
profetizzato la nascita di Maria e quella del Verbo incarnato
che doveva nascere da lei come un fiore: « Una verga spunterà
dal tronco di lesse, un fiore dalle sue radici, su di lui si poserà
lo Spirito del Signore ». Meditando su queste parole san
Bonaventura esclama: « Chiunque desidera ottenere la grazia
dello Spirito Santo, cerchi il fiore nella verga, cioè Gesù in
Maria, poiché attraverso la verga si arriva al fiore e attraverso
il fiore si arriva a Dio ». E aggiunge: « Se vuoi avere questo
fiore, cerca con le preghiere d'inclinare a tuo favore la verga
del fiore e l'otterrai ». D'altra parte a proposito delle parole: «
Trovarono il bambino con Maria sua madre » (Mt 2,11), il
santo dice: « Non si troverà mai Gesù se non con Maria e per
mezzo di Maria ». E conclude: « Invano cerca Gesù chi non
cerca di trovarlo insieme con Maria ». Così sant'Ildefonso
diceva: « Io voglio essere servo del Figlio e poiché non lo sarà
mai chi non è servo della Madre, ambisco al servizio di
Maria».
Esempio
Il Belluacense (Vincenzo di Beauvais) e il Cesario narrano che
un giovane nobile che il padre aveva lasciato ricco, essendosi
ridotto per i suoi vizi così povero che doveva mendicare, si
allontanò dalla patria per andare a vivere con minor vergogna
in un paese lontano dove non fosse conosciuto. Durante il
viaggio incontrò un vecchio servo di suo padre il quale, vedendolo così afflitto per la povertà in cui era caduto, gli disse
di farsi coraggio perché voleva presentarlo a un principe molto
generoso che lo avrebbe provveduto di tutto. Ma il vecchio
servo era un empio stregone. Un giorno, prese con sé il povero
giovane e lo portò attraverso un bosco fino a uno stagno dove cominciò a parlare con una persona che non si vedeva;
sicché il giovane gli domandò con chi parlasse. Rispose: « Con
il demonio ». Vedendo il giovane spaventato, gli disse di non
temere e seguitò a parlare con il demonio: « Signore, questo
giovane è ridotto in miseria estrema e vorrebbe ritornare nella
sua condizione originaria ». « Se vorrà ubbidirmi, rispose lo
spirito del male, lo renderò più ricco di prima; ma anzitutto
deve rinnegare Dio ». A queste parole il giovane inorridì, ma
poi, istigato da quel maledetto mago, rinnegò Dio. « Non
basta, riprese il demonio; bisogna che rinneghi anche Maria.
Da lei infatti derivano le nostre maggiori perdite. Quante
anime toglie dalle nostre mani, le riconduce a Dio e le salva! ».
« Questo no! rispose il giovane. Non rinnegherò la Madre mia
che è tutta la mia speranza. Preferisco piuttosto andar mendicando per tutta la vita ». E si allontanò da quel luogo. Mentre
se ne ritornava, si trovò a passare davanti a una chiesa « Ma
quest'ingrato, Madre mia, mi ha rinnegato ». Vedendo però
che la Madre non cessava di pregarlo, rispose infine: « Madre,
io non ti ho negato mai niente; sia perdonato, poiché tu me lo
chiedi ». Un uomo, che aveva comperato i beni di quel
dissipatore, assisteva segretamente a questa scena. Avendo
visto la misericordia di Maria verso quel peccatore, gli diede
per moglie la sua unica figlia e lo nominò erede di tutti i suoi
averi. Così il giovane per mezzo di Maria ricuperò la grazia di
Dio e anche i beni temporali.
S. Alfonso M. de Liguori