domenica 21 giugno 2026

È facile dire che siete Cristiani, finché non verrete messi alla prova per dimostrare di esserlo.

 


PERSECUZIONI

Mia amatissima figlia, non appena Mi metterò in comunicazione anche con i figli di Dio di tutte le altre religioni, non credenti e Cristiani, molti, in risposta alla Mia Chiamata, si convertiranno al Cristianesimo. Questo obiettivo sarà raggiunto attraverso la Grazia di Dio e per la Potenza dello Spirito Santo. 

Nel frattempo, i buoni Cristiani e i Miei discepoli impegnati, troveranno che le prove da dover affrontare siano molto difficili. Ora, Io chiedo loro: Chi tra voi, in questo momento, è così forte da stare al Mio Fianco e da attenersi alla Verità, senza il Mio Intervento? Molti di voi, dal buon cuore, Mi rimarranno fedeli, ma solo all‟interno dei propri gruppi. Una volta che sarete tutti d‟accordo tra di voi, troverete più facile servirMi. Se invece dovrete affrontare l‟opposizione – e ciò avverrà, ad un certo punto, per colpa dei Miei nemici che cercheranno di attirarvi in una falsa dottrina – non lo troverete più così facile. 

Quando verrete criticati per il fatto che seguite la vera Parola di Dio, molti di voi saranno troppo deboli per difenderla. Una volta che dovrete fronteggiare l‟opposizione dei vostri fratelli Cristiani, e quando sarete obbligati ad accettare una scrittura falsa e recentemente modificata, vi accascerete per il gran dolore. Da quel momento, la vostra fede sarà veramente messa alla prova ed avrete due scelte: o credere nella Verità, così come fu stabilita da Dio, e per la quale tanto sangue é stato versato allo scopo di riconciliare l‟uomo con il Suo Artefice, oppure, in alternativa, accettare una versione annacquata della Mia Parola, permeata di falsità. 

Scegliere la prima opzione vi procurerà molta pena, dolore e sofferenza, perché voi sarete considerati con disprezzo dagli altri per esserMi rimasti fedeli, ma scegliendo la seconda opzione, benché possiate essere ricoperti da grandi lodi e accettati dai vostri simili e dai Miei nemici, sarete immersi nelle tenebre e la vostra anima sarà a rischio. 

È facile dire che siete Cristiani finché non verrete messi alla prova per dimostrare di esserlo; ma se verrete disprezzati, derisi, ridicolizzati o diffamati nel Mio Nome, alcuni di voi non saranno abbastanza forti per resistere a tali prove. Molti di voi Mi abbandoneranno e se ne andranno per paura della pubblica opinione. Molti di voi Mi tradiranno, molti di voi Mi volteranno le spalle poiché avranno troppa vergogna per portare la Mia Croce. 

Non crediate che essere un Mio discepolo sia facile, poiché non lo è, ma verrà un tempo in cui la vostra fede sarà sottoposta alla prova finale ed è allora che Io saprò chi è per Me e chi non lo è. 

Il vostro Gesù. 

23 Settembre 2014

sabato 20 giugno 2026

La pergamena di 2.100 anni fa che descrive Gesù… prima che nascesse


 

Come Io ho guidato i Miei discepoli, similmente il Mio Santo Spirito vi guiderà

 


Signore?

Io Sono; ti do la Mia pace e ti benedico; Mio fiore, lavoriamo, scrivi:

ve lo dico solennemente: Io dono al mondo numerosi segni, ma esso è disposto a riconoscere i Miei Segni Celesti? oggi, molti parlano unicamente di ciò che hanno veduto, ma tuttavia respingono la testimonianza del Mio Santo Spirito che si rivela ora più che mai; come Io ho guidato i Miei discepoli, similmente il Mio Santo Spirito vi guiderà e vi ricoprirà tutti con il Mio amore compassionevole; Io mostrerò ad ognuno che il Mio nome, Gesù, vuol dire Colui-Che-Salva;

figlia Mia, rivolgi lo sguardo verso di Me e fiorisci; Io sono tutto generosità; ti ho investita della Mia conoscenza e ti ho affidato i Miei interessi; il tuo Creatore ti ha circondata con le Sue Braccia Potenti, quindi non aver paura; getterò a terra i tuoi nemici che in realtà sono i Miei nemici; la tua Santa Madre è il tuo Baluardo; Io, il Signore, ti renderò forte per portare il Mio Messaggio ai quattro angoli della terra; notte e giorno, veglio su di te, quindi non permettere al tuo piccolo cuore di turbarsi; da oggi, Io ti aprirò più porte; a partire da oggi, preti, vescovi e cardinali inizieranno ad aprire le loro orecchie e a sentire la Mia voce; essi cominceranno ad ascoltare e, per una pioggia di grazie che dalla Mia infinita Misericordia si riverserà su di essi, cominceranno a capire e le scaglie dei loro occhi, incrostate dalla polvere dell’Apostasia, cadranno e, nuovamente, potranno vedere gli splendori del Mio Santo Spirito; discerneranno le Insondabili Ricchezze del Mio Sacro Cuore, quelle Ricchezze riservate per il vostro tempo;

figlia Mia, considerati come un lattante appena svezzato dal tuo Creatore; rimani piccola affinché Io possa facilmente sollevarti al Mio petto e serrarti alla Mia Guancia; tutta la sapienza degli uomini crollerà e le astuzie della tua generazione saranno sepolte;

il Mio cuore è con te; figlia Mia, continuerai a testimoniare e ad essere la Mia Eco presso questa generazione apostata che è sul punto di sprofondare; tu sarai l’ambasciatrice dei Miei Affari; Io, bimba Mia, ti porterò sulle Mie Spalle nel cuore di una nazione che ha preferito basarsi sulle furberie e gli inganni che non sul soffio del Mio Santo Spirito; Io ora ti invierò a quelli che avevano soppresso Me, il Santo, dalla loro vista; Io li porterò ad una conversione e ad una salvezza tale mai intesa prima o mai vista prima; Io libererò questa nazione; Io la risparmierò e la salverò; in quel giorno, la canzone che Mi canterà sarà come il cantico di una notte di nozze; Io ti manderò in mezzo a loro1 come un pellegrino;

“Io farò camminare i ciechi
lungo le strade
e li condurrò lungo i sentieri;
Io trasformerò davanti ad essi
le tenebre in Luce
e il terreno sassoso in pianura;
queste cose, Io le farò
e non le lascerò incompiute.”2

Io verrò a salvarli”;


1 Ho immediatamente capito che Cristo parlava della Russia, dove ero appena stata invitata a recarMi in pellegrinaggio.
2 Is. 42, 16.

21 Luglio, 1992

MANSUETUDINE DI GESÙ

 


Cuore di Gesù, Vittima dei peccatori, abbiate pietà di noi! 


Gesù è il Maestro Divino; noi siamo i suoi discepoli ed abbiamo il dovere di ascoltare i suoi insegnamenti e di metterli in pratica.

Consideriamo alcune lezioni particolari, che il Sacro Cuore ci impartisce.

La Chiesa rivolge a Gesù questa invocazione: Cuore di Gesù, mite ed umile di Cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo! - Con tale preghiera ci presenta il Sacro Cuore, come modello di mansuetudine e d'umiltà e ci esorta a domandargli queste due virtù.

Dice Gesù: Prendete su di voi il mio giogo ed imparate da me, che sono mite ed umile di Cuore, e troverete il riposo alle anime vostre, perchè il mio giogo è soave ed il mio peso è leggero. (S. Matteo, XI-29). Quanta pazienza, mansuetudine e dolcezza manifestò Gesù nella sua vita! Da Bambino, cercato a morte da Erode, fuggì lontano, in braccio alla Vergine Madre. Nella vita pubblica fu perseguitato dai perfidi Giudei e offeso con i titoli più umilianti, quale « bestemmiatore » ed « indemoniato ». Nella Passione, accusato falsamente, taceva, tanto che Pilato con meraviglia disse: Vedi di quante cose ti accusano! Perché non rispondi? (S. Marco, XV-4). Condannato a morte innocentemente, si avviò al Calvario, con la Croce sulle spalle, come un mansueto agnello che va al macello.

Oggi Gesù ci dice: Imitatemi, se volete essere miei devoti! -

Nessuno può imitare perfettamente il Maestro Divino, ma tutti dobbiamo sforzarci di ricopiare in noi la sua immagine come meglio ci è possibile.

Sant'Agostino osserva: Quando Gesù dice. Imparate da me! - non intende che impariamo da Lui a creare il mondo ed a fare miracoli, bensì ad imitarlo nella virtù. Se vogliamo trascorrere serenamente la vita, non amareggiarci più del bisogno, stare in pace nella famiglia, vivere pacificamente col nostro prossimo, coltiviamo la virtù della pazienza e della mansuetudine. Tra le beatitudini annunziate da Gesù sulla montagna, c'è questa: Beati i mansueti, perché erediteranno la terra! - (S. Matteo, V-5). Ed invero, chi è paziente e dolce, chi è delicato nei modi, chi tutto sopporta con calma, diviene padrone dei cuori; al contrario, il carattere nervoso ed impaziente aliena gli animi, si rende pesante e viene disprezzato. La pazienza ci è tanto necessaria e bisogna esercitarla prima di tutto con noi stessi. Quando si avvertono nel nostro animo i moti dell'ira, freniamo subito la commozione e conserviamo il dominio di noi stessi. Questa padronanza si acquista con l'esercizio e con la preghiera.

È anche vera pazienza con noi stessi il sopportare il nostro carattere ed i nostri difetti. Quando commettiamo uno sbaglio, senza arrabbiarci, ma diciamo con calma: Pazienza! - Se cadiamo in un difetto, anche dopo aver promesso di non, ricadervi, non perdiamo la pace; facciamoci coraggio e promettiamo di non cadervi in seguito. Fanno tanto male coloro che perdono le staffe e poi si arrabbiano perché si sono arrabbiati e s'indispettiscono con se stessi.

Pazienza con gli altri! Coloro, coi quali abbiamo da trattare, sono come noi, pieni di difetti e, come vogliamo essere compatiti noi negli sbagli e nelle mancanze, così dobbiamo compatire gli altri. Rispettiamo i gusti e le vedute altrui, finché non sono evidentemente male.

Pazienza in famiglia, più che altrove, specialmente con i vecchi e gli ammalati. Si raccomanda:

 

1. - Nei primi assalti dell'impazienza frenare in modo particolare la lingua, affinché non si pronunzino ingiurie, imprecazioni o parole poco decenti.

2. - Nelle discussioni non pretendere di avere sempre ragione; sapere cedere, quando lo richiede la prudenza e la carità.

3. - Nei contrasti non accalorarsi troppo, ma parlare « piano » e con calma. Un forte contrasto o diverbio si può vincere con una risposta mite; donde il proverbio: « La risposta dolce spezza l'ira! »

 

Quanto bisogno c'è di mansuetudine nella famiglia e nella società! A chi ricorrere per averla? Al Sacro Cuore! Diceva Gesù a Suor Maria della Trinità: Ripetimi spesso questa preghiera: Rendi, Gesù, il mio cuore mite ed umile come il tuo!

 

Trasformazione

Una nobile famiglia era allietata da una corona di figliuoli, d'indole più o meno differente. Chi faceva esercitare spesso la pazienza alla mamma era Francesco, ragazzo di buon cuore, intelligente, ma collerico ed ostinato nei suoi pensieri.

Questi si accorse che nella vita si sarebbe trovato male, lasciando senza freno i suoi nervi, e propose di correggersi assolutamente; con l'aiuto di Dio riuscì.

Studiò a Parigi e nell'Università di Padova, dando ai compagni di studio esempi di pazienza e di grande dolcezza. Si offrì a Dio e fu ordinato Sacerdote e consacrato Vescovo. Iddio permise che esercitasse l'ufficio di Pastore delle anime nella difficile regione del Chiablese, in Francia, ov'erano i protestanti più sfegatati.

Quanti insulti, persecuzioni e calunnie! Francesco rispondeva col sorriso e con la benedizione. Da giovanetto aveva proposto di rendersi sempre più dolce e mansueto, contraddicendo all'indole collerica, alla quale per natura sentivasi inclinato; nel suo campo di apostolato le occasioni di esercitare la pazienza, anche eroica, erano frequenti; ma seppe dominarsi, sino a destare le meraviglie degli avversari.

Un avvocato, spinto da Satana, nutriva un odio implacabile contro il Vescovo e glielo esternava in privato ed in pubblico.

Il Vescovo un giorno, incontrandolo, gli si avvicinò amichevolmente; prendendolo per mano gli disse: Io vi voglio bene; voi volete farmi del male; ma sappiate che anche quando voi mi strappaste un occhio, io seguiterei a guardarvi amorevolmente con l'altro. -

L'avvocato non ritornò a migliori sentimenti e, non potendo sfogare la collera contro il Vescovo, ferì di spada il suo Vicario Generale. Fu messo in prigione. Francesco andò a visitare il suo acerrimo nemico nella prigione, l'abbracciò e tanto brigò finché lo fece mettere in libertà. Con tale eccesso di bontà e di pazienza, tutti i protestanti del Chiablese si convertirono, in numero di settanta mila.

San Vincenzo De' Paoli una volta esclamò: Ma se Monsignor di Sales è tanto dolce, come doveva essere dolce Gesù!?... 

Francesco, il ragazzo collerico di un tempo, oggi è Santo, il Santo della dolcezza, San Francesco di Sales.

Ricordiamoci che chi vuole, può correggere il suo carattere, anche se molto nervoso.


 Rendi, Gesù, il mio cuore mite ed umile come il tuo! 


Don Giuseppe Tomaselli


Cerco anime che mi amino

 


Se sapessi come cerco gli uomini e come busso, busso forte al loro cuore. Mia madre appare in tanti luoghi e quanto piange, quante lacrime versa. Quante sono le celebrazioni in chiesa ove Io chiamo. Eppure essi non mi amano. Amano la felicità nelle cose del mondo, mentre Io so che la vita possono trovarla solo in me e sarei così felice di poter riempire le loro vite di gioia, di ricchezze, di doni, di pace. 

Oggi dovrebbe essere un’occasione lieta, questa della Cresima, ma il mio Cuore è triste perché molti di questi ragazzi li perderò. Oh, lo Spirito Santo è sceso su di essi, ha portato via tante brutture, ma non potrà vivervi a lungo il loro perché cercheranno altrove ciò che non è nel mio insegnamento. 

Cerco anime che si innamorino di me, che sappiano essere testimoni del mio amore, perché simili a me diano la vita per i fratelli.  

Guarda la mia Chiesa. È divisa e lacerata. Le anime non trovano quasi più padri santi che sappiano trasmettere il calore, la verità, la santità che gli uomini cercano per poter credere. 

La mia parola è trasformata, diviene psicologica e umana e tolgono la sua sacralità, la sua divinità che ha il potere, il calore e il carisma di penetrare nell’uomo ed è per questo che si allontanano da me.  

Cerco, in te, una di quelle creature che mi sanno spalancare il cuore per donarsi. Che sia un terreno che Io mieti per seminarvi e avere poi il suo raccolto. È ancora un terreno incolto, ma Io, vedi, lo inondo già della mia luce.  

Non pensare a come morirai o come sarà la tua morte. La morte nel regno è solo un passaggio e il tuo avverrà tra le mie braccia. La morte vera è un’altra, è quella dove non mi si incontra più. 

Sapessi quanti morti camminano su questa terra e come vorrei ridare loro la vita. Tutto perdono. Credono che sia un Dio spento. Non sanno che Io amo, che sono l’ardore, uno sposo, un amante appassionato per l’anima e tutto seguo delle mie creature, ogni cosa dispongo e non permetto che siano provate più di quello che non possono. Persino nel dolore sono lì ad alleviarli, ad accarezzarli, a baciarli. 

Sono il Dio dell’universo che tutto può abbracciare, ma decido essere Re dei cuori. 

Tu cercami di più, amami di più. 

18/5/1996  


ANIME SEMPLICI

 


GESÙ E SATANA


Gesù coltiva le anime con i buoni pensieri e le sante ispirazioni. Più l'anima si conserva nell'umiltà, nella semplicità e nel distacco del mondo e più Gesù abbonda di luce divina. 

Il cuore allora è attratto fortemente al bene e la mente ha delle illustrazioni meravigliose. Quante anime semplici, pervase da questa luce, se sapessero scrivere ci darebbero capolavori di ascetica e di mistica! Talune si contentano di dire: Oh, se potessi esprimere i bei pensieri che invadono spesso la mia mente! ... Se potessi dire ciò che sento nel mio cuore!... - 

Questi sogliono essere pensieri di amore di Dio, di fiducia illimitata in Gesù, di slancio verso la perfezione cristiana, di dolore dei peccati propri e degli altrui. 

Un fanciullo di dodici anni, ricoverato in un Ospizio, una sera si appartò dai compagni e rimase in un cantuccio. 

Sollevava di tratto in tratto gli occhi al cielo e poi li abbassava; poi cominciò a piangere. Il Superiore se ne accorse; gli si avvicinò e gli chiese: 

- Perché questa sera non giuochi? - Non ne ho voglia. 

- E perché piangi? 

- Ma ... guardando il cielo, sento il bisogno di piangere. 

- Cosa pensi? 

- Penso che le stelle, la luna e tutti gli astri sono sempre ubbidienti a Dio, compiono i movimenti che Dio ha loro assegnati. Ed io invece... per tanti anni ho disubbidito a Dio, ho calpestata la sua legge ed ho peccato! 

- Ma ormai Gesù ti ha perdonato; hai fatta la Confessione generale; non pensare più al passato. - 

Il Superiore era Don Bosco ed il fanciullo era Magone Michele. 

Don Bosco seguì il lavoro di Gesù in quest'anima, ne ammirò la bellezza e poi, avvenuta la morte, ne scrisse la vita. 

Don Giuseppe Tomaselli


Molte volte vi dimenticate che tutto ciò che sta attorno a voi è quanto vi ha donato Dio; siamo tutti le sue creature. Io lo ringrazio anche per voi che ve ne dimenticate troppo spesso.

 


ROCCIA DI BELPASSO 


Figli miei, sono felice delle vostre preghiere e così lo è il mio Figliol Gesú, che vi salverà se continuerete ad amare il bene. 

Ricordatevi che esistono anche gli altri; è bello che voi preghiate per loro, ma non basta, fate in modo che preghino anch'essi perché nella preghiera c'è Dio; parlate con la Santissima Trinità: sono tre persone distinte, ma unica natura. 

Essa vive nell'amore. Dio è portatore, salvatore, donatore.  Egli porta: vi porta il suo messaggio d'amore attraverso la vita. 

Egli salva: vi salva per mezzo del Figlio Gesú. Egli dona: vi dona per mezzo dello Spirito Santo i suoi sette Santi Doni. Contemplate le meraviglie dell'amore di Dio, la perfezione dell'universo. E in tutta questa grandezza troverete Dio... il Dio dell'amore. Molte volte vi dimenticate che tutto ciò che sta attorno a voi è quanto vi ha donato Dio; siamo tutti le sue creature. Io lo ringrazio anche per voi che ve ne dimenticate troppo spesso. 

Ma non temete, Egli vi perdona, perché è bontà infinita e sa che siete imperfetti d'amore. Rosario: «Madonnina verrai il 18 di questo mese?». - Verrò e ti rivelerò alcune cose. 

Figlioli miei, impegnatevi al massimo in questo mese alle preghiere e alla partecipazione alla S. Messa; è importante la S. Comunione, prendere il cibo della vita eterna. Vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

8 Giugno 1986 

LO SPOSALIZIO PRESENTE LA SS. VERGINE

 


[I.134-137] La mattina poi, nella santa Comunione, mi pare di ricordarmi che subito mi diede il bacio di pace; ed in quel punto diademi unione intima e mi fece capire che voleva fare questo legame ed unione perpetua con sposarmi con Lui. Mi pare che io dicessi: Eccomi tutta in tutto al vostro volere. In un subito parmevi vedere la Beata vergine con molti santi e sante con armonia angelica che cantavano e mi pare di ricordarmi che io sentissi queste precise parole: Veni sponsa Christi, accipe coronam. Il Signore posò sopra il mio capo una bellissima corona. Nell’accomodarla mi fece anche sentire le punture dell’altra [aveva in precedenza ricevuto al corona di spine]. Provai gran dolore e pena. Mi pare che il Signore mi facesse intendere che facevamo sentire questa pena, acciocché io non partissi colla mia mente dalla sua passione e dolori, e che tutto ciò sarebbe stato di aiuto a quanto di presente voleva fare con me. In un subito mi venne un rapimento e farmi che mi levasse affatto dai propri sensi. Sentivo un dolore intimo di quanto avevo fatto in tempo di mia vita; ma però non vedevo le proprie colpe, solo v’era il dolore e la pena.
Mi pare di ricordarmi che questo dolore facevamo più unire a Dio. Avevo anche un certo lume sopra la cognizione propria. Contuttociò mi pareva che il Signore desumi a conoscere in un certo modo il suo infinito amore. Mi mostrava le sue sante piaghe, le quali risplendevano come tanti soli. Mi pareva che per me fossero voce che mi invitavano. Ora non ho a mente tutto quello che passi in quel punto. So che, dopo molte comunicazioni che ebbi, parvemi che il Signore tenesse in mano quello anello e dissemi: Questo è vero sposalizio; gli altri che tu hai fatto con me sono stati mezzi per arrivare a questo. Così dicendo, mi pare che la Beata Vergine presemi la mano dritta e la porse al suo Figlio, ed Esso mi mise l’anello in dito; e poi presemi per mano con dirmi: Chi sei? Io non mi ricordo bene, ma mi pare che rispondessi: Son vostra sposa per vostri meriti. Qui ebbi di nuovo cognizione sopra il mio essere. Il Signore m’addimandò: Ove sono i segni che tu sia mia sposa? In quel punto gli mostrai i segni che aveva fatto in me delle sue piaghe e dissi: Questi mi fan dire che sono vostra sposa. Lui rispose così e dissemi: Queste piaghe io ti lascio per pegno, acciò tu abbia sempre la mente in me. Sta posata nel mio volere, io sarò per te. Così dicendo presemi per mano un’altra volta. Rivolto alla Beata Vergine disse: Questa è mia sposa: a voi viene a essere vostra figlia. Ve la consegno, acciò ella mi sia fedele ed operante alle operazioni mie che voglio operare in lei. Mi pare di ricordare che la Beata vergine rivolta al suo Figlio gli disse: Le vostre piaghe siano sua abitazione. Esso mi mostrò il suo costato e dissemi: Qui starai. Mi pare che mi venisse desiderio di sapere il contenuto del misterioso anello con le tre gemme distinte. Mi pareva di vederlo così nel mio dito. In una di esse vi erano due cuori. Stavano tanto uniti che pareva un solo. Nella seconda vi era la croce e nella terza mi pareva di vedere gli stromenti della passione. In un subito parvemi capire che i due cuori erano il cuore ferito e quello amoroso che volevano significare il Cuore di Gesù. La croce era la dote di detto sposalizio, in questa dovevo sempre aspirare. La terza, eranmi mostrati questi stromenti della passione, acciò io operassi e facessi tutto in tutto, in unione dei patimenti e meriti suoi, mi conformassi con Lui per mezzo del patire. Qui furono più cose, ma ora non mi ricordo. Solo ho a mente che, dopo tutto ciò, il Signore mi disse che rivoleva l’anello, ed io gli porsi la mano. La Beata Vergine lo cavò e lo diede al suo Figlio, i quale lo ripose nel suo costato e disseti: Questo sta per te. In questo punto mi pare che facesse il segno della santa croce sopra la ferita del cuore, che pochi giorni avanti era aperta. così mi disse: Ora risano detta ferita per farti più penare. Mi diede una benedizione e disparve.

S. VERONICA GIULIANI


PERCHÉ SIAMO CONCEPITI NEL GREMBO DELLA SANTISSIMA VERGINE COME NUOVA UMANITÀ?

 


IL LIBRO DETTATO DALLO SPIRITO SANTO

RIVELAZIONI ALLA LUCE DELLO SPIRITO SANTO 


***


Queste anime sono viste dalla società come stranezze, perché non accettano le sue regole. Sono discriminate e dimenticate dagli altri, per non vivere alla moda né seguire le loro ideologie, ma esse sono felici essendo fedeli alla verità che alberga nei loro cuori.  

Oggigiorno, al bene si chiama male e al male si chiama bene. Si vive in una società corrotta dal peccato e si crede di vivere nella verità, in un mondo che porta solo morte e distruzione all'umanità.  

L'umanità si sta autodistruggendo, sta finendo con l'ecosistema, i valori, l'innocenza dei bambini, le famiglie, la Chiesa, la comunità.  

Oggi nessuno vede più, se non per i propri interessi monetari, senza importare di schiacciare il prossimo per raggiungere il successo economico.  

Tutto questo si è venuto preparando da secoli, per il piano perverso del nemico e delle sue sette massoniche che cercano di degradare l'essere umano e finire con il cristianesimo, per instaurare il Nuovo Ordine Mondiale, orchestrato dall'Anticristo e dal Falso Profeta, che cercano di eliminare tutto ciò che si chiami Dio o segua Dio, per instaurare il loro regno di malvagità e perversità, dove regni Satana nel mondo.  

Vogliono impadronirsi dell'umanità e Dio ha permesso a Satana di portare a termine questo piano, ma gli ha dato cento anni perché possa pervertire l'umanità. Ma se non ci riuscirà sarà incatenato e umiliato, e questo è scritto nella Bibbia in Apocalisse 20.  

Il demonio sa che sarà sconfitto e che gli resta poco tempo, perciò cerca di ingannare l'umanità e di portare all'inferno il maggior numero di anime. Così sentirà la sua potenza vedendo che l'umanità si è decisa per lui e non per Dio.  

Ma per sua disgrazia il piano della nostra Madre del Cielo e di suo Figlio Gesù Cristo, è fondato sul trionfo dei due Cuori Uniti, che saranno Eucaristici.  

Perché Gesù Cristo regnerà e abiterà dentro i cuori di ogni essere umano uniti in uno solo, arrivando al Sesto Appartamento, dove si fondono i cuori e quindi si vive nella Nuova Gerusalemme Spirituale, quella che porteremo dentro di noi.  

Questo significa vivere il Nuovo Regno di Cristo nei nostri cuori ancora qui sulla terra; in mezzo alle più dense tenebre possiamo vivere il Regno Eucaristico di Cristo nei nostri cuori.  

Saremo fiaccole accese nell'oscurità del mondo, piccole luci che andranno illuminando poco a poco l'umanità fino a soffocare l'oscurità con la luce. E allora verrà il regno dei Cuori Eucaristici di Gesù e di Maria, che daranno vita alla nuova umanità, perché non solo saranno generati nel Ventre di Maria, ma nei Cuori Eucaristici della Madre e del Figlio.  

Soldati di Cristo Gesù, la Nuova Umanità sarà generata nel Ventre della Vergine Maria di Guadalupe, perché Lei è portatrice della vita e della vittoria accettando e dando il suo FIAT allo Spirito Santo, e generando nel suo ventre Gesù Cristo più di duemila anni fa.  

Perciò è Regina e Sovrana di tutto il mondo e quindi genererà la Nuova Umanità che passerà per i dolori del parto, che non sono altro che la purificazione di tutta l'umanità.  

Nelle mani di Dio Padre, l'Unzione dello Spirito Santo, gli insegnamenti di Cristo per mezzo dei suoi Vangeli e il ventre caldo della dolce Madre del Cielo, che con amore ospita l'umanità per andarla gestando poco a poco nel suo ventre, la fa essere preparata per il suo parto, cominciando dalle Primizie, le prime a partorire prima di tutte le altre.  

Dopo di loro verranno tutte le altre.  

L'umanità rinnovata nello Spirito Santo in un mondo nuovo, dove l'Eucaristia vivrà in ogni cuore umano, illuminandolo e guidandolo per sentieri di amore e giustizia, poiché l'uomo per il peccato originale, non sarà affondato nell'oscurità che indebolisce l'uomo.  

Tuttavia il libero arbitrio di questo, continuerà ad esistere essendo il più grande dono che Dio Padre possa dare all'umanità, l'avere l'opportunità di poter scegliere tra il bene e il male.  

Tuttavia, le conseguenze del peccato originale nell'uomo scompariranno, quindi sarà più forte e godrà di una salute spirituale molto grande. Già la sua anima non si inclinerà al peccato ma alle virtù, per cui sarà molto difficile peccare.  

Il diavolo sarà incatenato, quindi le tentazioni scompariranno.  

Tuttavia il libero arbitrio esisterà e la possibilità quasi nulla di cadere nel peccato anche, per cui la persona che vivrà meno di cento anni sarà maledetta, perché per i suoi peccati la sua vita sarà più breve.  

Fratelli in Cristo Gesù, oggi all'umanità sotto le influenze del demonio che è stato sciolto, e gli effetti del peccato originale e l'ambiente che si vive nel mondo, le è molto facile cadere in peccato.

***

Lorena

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Lo Spirito Santo educatore delle anime


2) L'educazione delle nostre anime è preveniente rispetto a qualsiasi nostro merito. È una grazia eccellente di Dio. Nella misura in cui, attraverso gli eventi della vita in cui Dio passa e agisce, siamo il suo oggetto, è che andiamo, soprattutto, percependo quanto essa sia benefica. Per grazia di Dio, "Sono quello che sono", dirà San Paolo che, più degli altri senza dubbio, aveva sperimentato la frequenza e la giustezza dei suoi interventi. San Tommaso d'Aquino, facendo eco a questa parola dell'apostolo, insiste sulla gratuità assoluta delle attitudini divine: "L'idea di merito si trova esclusa dalla nozione stessa di grazia: essa supera la portata della nostra natura" 4.

La gratuità nel dono di sé, il disinteresse che non sa pensare a sé, o a guadagno e interesse meschino, non costituiscono tratti della fisionomia del vero educatore? L'amore per il bambino, che controlla la sua vita e il suo devotamento, viene profondamente alterato se offuscato, per quanto poco sia, da vedute egoistiche. Il dono di sé, nell'opera dell'educazione, non attende retribuzione. Che importa se un giorno il bambino sarà ingrato, se dimenticherà il suo benefattore, se gli volterà le spalle, come se il passato per lui si fosse dissipato? Fin dall'inizio, è stato previsto. Non sarà il dono di sé, una rinuncia al riconoscimento, un'accettazione anticipata di prove molte volte dilaceranti che costituiscono la vera grandezza della vocazione dell'educatore? Chi l'abbracciasse senza la volontà di eliminare qualsiasi prospettiva interessata, lavorerebbe con un cuore di mercenario. Per essere educatore è necessario possedere un cuore abnegato, purificato da tutte le scorie dell'egoismo. Servire con un cuore "donato".

Ideale così elevato, che riveste la vocazione dell'educatore di autentica bellezza, si trova raramente nell'essere umano, sempre soggetto alle debolezze della sua natura. Esita essa, a volte, nel lasciarsi vincere da esigenze così moleste, recalcitra di fronte a sacrifici sempre rinnovati, i cui risultati raramente si percepiscono. Ma, ciò che è raro tra gli uomini, si trova in pienezza nello Spirito Santo che è, per questo, educatore incomparabile, maestro nell'arte di condurre le anime e plasmarle secondo le sue volontà.

La liturgia ha espresso tutto ciò in termini densi, che lo caratterizzano interamente: Egli è il "Donum Dei Altissimi" 5, il dono di Dio Altissimo. La donazione che lo Spirito Santo fa di sé, nell'educazione delle anime, è sovranamente gratuita e liberale. Spara da sé stesso le sue munificenze, le sue luci, i suoi impulsi segreti, senza che nulla possa obbligarlo ad agire così; può darsi infinitamente, e si dà, di fatto, senza ritirarsi per sé alcun vantaggio. Così, possiamo affermare che solo Lui è "assolutamente liberale, perché non agisce per utilità sua ma unicamente a causa della sua bontà" 6.

È questo il principio che spiega più profondamente l'opera educatrice dello Spirito Santo. Basta dire che, consegnati alle sue mani, possiamo essere certi di non smarrirci; ciascuna delle sue interventi proverrà da un amore che mai si smentisce. L'esame attento dei suoi processi di educatore rivela, passo per passo, quanto si giustifica questa affermazione e a quali mani abili il Padre ha affidato i suoi figli, per condurli gradualmente al compimento totale nella grazia e alla qualità di adulti nella fede, che per loro ha ambizionato lo stesso Padre.

L.J. CALLENS, O.P.


CONTEMPLA E PREGA MARIA

 


QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE

-dettati di Gesù al sacerdote 

 Padre Courtois-


Se sapessi quanto è bello il sorriso della Vergine! Se potessi vederlo, non fosse altro che per un istante, tutta la tua vita ne rimarrebbe illuminata! E' un sorriso di bontà, di tenerezza, di accoglienza, di misericordia; è sorriso d'amore. Ciò che non puoi vedere con gli occhi del corpo, puoi percepirlo con gli occhi dell'anima, attraverso la fede.

Chiedi spesso allo Spirito Santo di far scaturire nel tuo pensiero questo sorriso ineffabile, che è l'espressione della « tutta amante » e dell'Immacolata. Il suo sorriso può guarire le pene e medicare le piaghe. Esso esercita un influsso penetrante nei cuori più chiusi e proietta una luce indicibile negli spiriti più ottenebrati.

Contempla questo sorriso in tutti i misteri della sua vita. Contemplalo nella gioia del cielo, in unione ai beati, che vi trovano una delle più limpide sorgenti di allegrezza.

Contemplalo attraverso la fede, poiché essa è vicina a te. Vedila mentre ti guarda. Guardala che ti sorride. 

Ti aiuterà lei col suo sorriso, poiché il suo sorriso materno è una luce, una forza, una fonte viva di carità.

Anche tu, sorridile come meglio sai. Lascia che io le sorrida attraverso te. Partecipa al mio sorriso per lei.

Confidati a lei. Sii sempre più delicato verso di lei. Sai ciò che lei è stata per te nel corso della tua infanzia e nella tua vita sacerdotale.

Lei ti sarà vicina nella tua vita in declino e nell'ora della morte; verrà a cercarti e ti presenterà a me lei stessa, che è per eccellenza la Vergine della Presentazione.

Comunica spesso ai sentimenti del cuore di Maria. Esprimi a modo tuo ciò che provi.

C'è un tuo modo personale ed incomunicabile di interpretare le disposizioni d'animo di mia Madre. Esse diventano davvero tue senza cessare di essere sue. In realtà, è il medesimo Spirito che ispira, anima, amplifica e tu servi da accompagnamento alla melodia unica e ineffabile che sgorga dal cuore di mia Madre.

Vieni a rifugiarti presso la Vergine. Lei saprà accarezzare la tua fronte meglio di chiunque e saprà dare valore alla tua stanchezza. Con la sua materna presenza ti aiuterà a salire progressivamente dietro di me la strada della Croce.

Tu darai certamente ascolto al suo triplice appello: penitenza, penitenza, penitenza, fatto in vista di una trasfigurazione spirituale più fulgente. Per crucem ad lucem.

Soprattutto, vivi nella pace, non forzare il tuo talento. In unione a lei, accogli nel miglior modo possibile la grazia del momento presente: così la tua vita, per quanto oscura agli occhi di molti, sarà feconda a profitto di una moltitudine.

Non tralasciare di metterti spesso sotto l'azione congiunta dello Spirito Santo e della Vergine e chiedi a essi di accrescere il tuo amore!

Partecipa ai miei sentimenti verso mia Madre, sentimenti fatti di delicatezza, di tenerezza, di rispetto, di ammirazione, di fiducia totale e di veemente riconoscenza.

Se lei non avesse accettato di essere ciò che è stata, che cosa avrei potuto fare io per voi? Nella creazione ella è davvero la proiezione fedele della bontà materna di Dio. Lei è tale quale l'abbiamo concepita, tale quale potevamo desiderarla. Se sapessi quanto sono incantevoli le sue iniziative! Lei è l'incanto di Dio fatto donna.

Unisciti a me per parlarle, per chiederle aiuto per te, per gli altri, per la Chiesa, per la crescita del mio corpo mistico.

Pensa alla sua gioia nella gloria del cielo, dove non dimentica nessuno dei suoi figli sulla terra. Pensa alla regalità materna di Maria. La sua regalità, tutta spirituale, si esercita sulla terra per ogni uomo; ma diventa efficace solo nella misura in cui viene vitalmente accettata.

Io compio miracoli soltanto dove si eseguono le sue direttive, come a Cana: « Fate tutto quello che egli vi dirà ».

Nella misura in cui si è fedeli al suo influsso e ai suoi appelli, la mia voce è ascoltata e si attua ciò che io chiedo. Così non cessiamo dal lavorare insieme, perché tutti gli uomini collaborino a espandere un po' più di vero amore sulla terra.

Maria ti aiuterà a non dimenticare mai l'Unico Necessario, a non ingombrarti di cose inutili, a non confondere l'accessorio con l'importante, a saper fare le scelte più feconde. Ella è sempre presente, pronta ad aiutarti, a ottenerti, con la sua intercessione, gioie e fecondità per gli ultimi anni della tua vita quaggiù. 

Ma ciò avverrà quanto più avrai fiducia nella sua tenerezza e nella sua potenza.

Vivi nell'azione di grazie verso di lei. Quando mi ringrazi, unisciti al suo Magnificat, che ella non cessa di cantare con tutte le fibre del suo cuore e che vorrebbe prolungare in tutti i cuori dei suoi figli.

Chiedi sempre di più quella fede chiara, luminosa e calda ch'ella già ti ha ottenuto, ma che deve crescere fino al momento del nostro incontro.

Pensa all'istante in cui la vedrai nello splendore della sua gloria eterna. Come ti rimprovererai di non averla abbastanza amata e filialmente circondata!

Poiché lei si è data tutta intera, senza indugio, senza riserva, senza ripresa, io mi sono donato tutt'intero a lei e lei ha potuto darmi al mondo.

L'incarnazione non è soltanto l'inserimento del divino nell'umano, è l'assunzione dell'umano da parte del divino.

In Maria si è verificata, in modo glorioso, l'assunzione della sua umanità a opera della mia divinità. Era conveniente che, in corpo e anima, ella fosse assunta grazie a me in una gioia che compensava infinitamente i suoi dolori generosamente offerti in spirito di collaborazione alla mia opera redentrice. 

Nella luce divina, Maria vede tutti i bisogni spirituali dei suoi figli: vorrebbe aiutare tanti ciechi a riacquistare la vista della fede, tanti paralitici della volontà a ritrovare l'energia e il coraggio necessari per donarsi a me, tanti sordi ad ascoltare i miei appelli e a rispondere con tutto il loro essere. Ma non lo può fare se non nella misura in cui aumentano le anime di preghiera, che la supplicano di intercedere per l'umanità barcollante.

Tu sei uno dei suoi figli privilegiati. Agisci sempre più, verso di lei, come un figlio affettuoso e devoto!

Maria è la Tutta Bella, la Tutta Buona, la Potenza supplichevole. Più conoscerai lei, più ti avvicinerai a me.

La sua dignità è unica. Non sono forse io la carne della sua carne, il sangue del suo sangue? Non è forse lei la proiezione ideale del Padre sulla creatura umana, il riflesso della bellezza e della bontà divine?

Va' a lei più filialmente, con immensa fiducia. Chiedile tutto ciò di cui senti bisogno, per te e per il mondo: dalla pace nei cuori, nelle famiglie, tra gli uomini, tra le nazioni, fino al materno sostegno per i poveri, gli infermi, gli ammalati, i feriti, i morenti...

Affida alla sua intercessione misericordiosa i peccatori.

Abbi un'anima di fanciullo nei suoi confronti. Stringiti a lei, rannìcchiati in lei. Sono tante le grazie che potresti ottenere per te, per il tuo lavoro e per il mondo, se la pregassi più spesso e se ti sforzassi di vivere maggiormente sotto il suo influsso. 

Vi sono certi approfondimenti nella vita interiore che sono le conseguenze dei raggi che io faccio emanare da mia Madre e di cui beneficiano soltanto coloro che sono fedeli nel ricorrere a lei.

Di questi tempi, molte anime si lasciano condurre in vicoli ciechi o per certe scorciatoie, verso paludi in cui la loro vita diventa sterile, poiché non fanno ricorso sufficiente all'aiuto tanto potente e provvidenziale di Maria. Credono, poverette, di poter fare a meno di lei, come se un bambino potesse privarsi, senza inconvenienti, della sollecitudine materna. Eppure Maria non può far nulla per loro se non le chiedono di intervenire. E' legata dal rispetto della loro libertà, ed è necessario che dalla terra salga verso di lei un appello pressante alla sua intercessione.

Che cosa puoi fare, da solo, di fronte all'immensità del lavoro: tanti uomini da evangelizzare, tanti peccatori da convertire, tanti preti da santificare! Tu ti senti povero e sprovveduto. Chiedi, allora, unendoti a mia Madre, con intensità e perseveranza. Molti cuori saranno toccati, rinnovati, infiammati. 

È compito suo facilitare, proteggere, intensificare la tua intima unione con me.

Unito a lei, sei unito profondamente a me.

È Maria che continua a intercedere per te e a intervenire, più spesso di quanto tu non veda, in tutti i dettagli della tua vita spirituale, della tua vita laboriosa, della tua vita sofferente, della tua vita apostolica. 

Attualmente la Chiesa è in crisi. Cosa normale, dal momento che mia Madre non è più abbastanza invocata dai cristiani. Ma, per l'appunto, se tu e tutti i fratelli che hanno realizzato una volta nella loro vita l'importanza della sua mediazione, si mettessero a pregarla ardentemente a nome di quelli che non ci pensano, questa crisi si trasformerebbe presto in apoteosi. 

Convinciti che la mia potenza non è diminuita: come nei secoli passati, posso suscitare grandi santi e grandi sante che meraviglieranno il mondo; ma voglio aver bisogno della vostra collaborazione, che permetta a mia Madre, sempre vigilante sulla miseria del mondo, di intervenire... come a Cana. 

La progressiva spiritualizzazione dell'umanità non avviene senza contraccolpi, né senza qualche rottura. 

Eppure il mio Spirito è sempre presente. Ma per pedagogia, per attenzione al vostro contributo umano, per quanto minimo, egli non può esercitare il suo influsso se non in collaborazione con la sua Sposa, la vostra madre, Maria.

Le feste della Vergine Maria sono le feste di nostra Madre, la mia, la tua e quella di tutto il genere umano. 

Contemplala interiormente nella sua ineffabile bellezza di Immacolata che dice « sì » alla volontà del Padre, e di Trasfigurata, nella gloria della sua Assunzione.

Contemplala nella Bontà profonda, essenziale, esistenziale della sua Maternità divina e umana, della sua Maternità universale.

Contemplala nella sua Onnipotenza supplichevole che attende il tuo appello e quello di tutti gli uomini alla sua intercessione.

Contemplala nella sua squisita e delicata intimità con le tre Persone della Santa Trinità: figlia perfetta del Padre, sposa fedele dello Spirito Santo, madre devota del Verbo Incarnato fino al totale oblio di se stessa.

Lei t'ha condotto a me. Lei ti ha presentato a me, così come non cessa, lungo tutta la tua vita, di proteggerti, fino a quando, nel giorno benedetto della tua morte, ti offrirà a me nella luce della gloria.


Il Mistero del Cuoco che Consigliava i Papi – San Carlo da Sezze


 

IL CUORE DEL PADRE

 


La Provvidenza

Noi designamo specificamente col nome di Provvidenza la sollecitudine con la quale Dio governa il mondo e insieme ciascuno di noi. L'atto con il quale è stato creato l'universo continua, in quanto Dio continua a mantenere il mondo nell'esistenza; e si completa con un'azione esercitata in favore dello sviluppo e dell'evoluzione di tutte le creature. Nella Provvidenza bisogna riconoscere anzi tutto un volto paterno, il Padre chino sui suoi figli. La Provvidenza, infatti, non è un'amministrazione che s'interessi più alle cose che alle persone, né un governo che consideri i sudditi in modo confuso e generico, senza curarsi concretamente di ciascun individuo. Essa è essenzialmente la vigilanza di un Padre che s'interessa a ciascuno come a tutti e che riesce a tener conto, nel governo di tutto l'insieme, della situazione di ciascun individuo in particolare. Inoltre la Provvidenza non dev'essere concepita come un prolungamento e un complemento dell'opera creatrice, ma più ancora come un completamento dell'opera di redenzione. Il Padre che ha offerto la salvezza a tutta l'umanità, sacrificando per essa il Figlio, usa tutti i mezzi per mettere gli uomini in condizione di approfittare individualmente di quella salvezza e di ricevere la vita divina che fu loro meritata a prezzo di un così gran sacrificio. Nella sua provvidenza il Padre persegue dunque uno scopo ben determinato: fare di ogni uomo il proprio figlio, infondendogli con la grazia la vita di Cristo e avviandolo a vivere in sempre maggior pienezza questa vita divina, così da potergli concedere una felicità eterna più completa.

Compito assai difficile, per il fatto che il Padre rispetta la libertà umana e che nella realizzazione del suo piano grandioso deve ad ogni istante far fronte a delle opposizioni, alle ribellioni del peccato, a tutti i capricci di volontà troppo spesso instabili. Il compimento dei suoi progetti divini é per così dire costantemente messo in pericolo dall'atteggiamento indipendente di molti uomini, che rifiutano di conformarvisi e preferiscono i loro interessi e vantaggi ai doni che loro offre il Padre. Anche coloro che hanno la buona volontà di collaborare col Padre sanno per esperienza di essere soggetti a molte debolezze e di deludere di frequente le speranze che il Padre aveva riposto in loro. Eppure, nonostante tante contraddizioni e deviazioni provocate dalla malizia e dalla fragilità umane, il Padre continua nell'attuazione del suo disegno. Noi non possiamo capire come il suo rispetto scrupoloso della libertà umana si accordi con .la sovranità con cui egli guida ogni cosa allo scopo prefisso. È un mistero: e tuttavia è un fatto che il Padre riesce a conciliare quello che a noi sembra inconciliabile. Egli non fa violenza ai suoi figli, anche se si rendono colpevoli dei falli più gravi; non li costringe a ritornare a lui nei loro smarrimenti; e tuttavia è lui in definitiva che li conduce, con mano dolce e ferma ad un tempo, è lui che guida la nostra esistenza per la nostra più grande felicità.

Misurandosi con la libertà che ci ha dato e con gli abusi che ne facciamo, il Padre dispone di due punti di vantaggio. Innanzi tutto egli si presenta a noi col suo amore paterno, e su questo conta per attirarci a sé e ottenere che ci conformiamo alla sua volontà. Se si vieta di costringerci o di farci violenza, egli impiega però un ardore più vivo nel sollecitare la nostra adesione col fascino del suo amore, e il suo appello benevolo fa risuonare instancabile nel profondo dei nostri cuori. Le attenzioni molteplici della sua Provvidenza attestano la sua bontà verso coloro che lo offendono, lo dimenticano e si disinteressano di lui; egli è ininterrottamente presente nella vita di coloro che vorrebbero sottrarsi alla sua presa, e si serve di ogni occasione per rinnovare il suo invito, per farsi di volta in volta più persuasivo.

Poi, quando il suo amore ha ottenuto la risposta che egli si attendeva, il Padre usa della sua onnipotenza per rimediare al passato e rimettere a nuovo una esistenza umana. Gli basta un istante per cambiare il significato di tutta una vita, per renderla, da miserabile che era, bella e ammirevole. La vita del ladrone crocifisso insieme a Cristo era stata un susseguirsi di rapine e forse di delitti; ma l'ultimo istante ha trasformato ogni cosa. Il Padre celeste ha offerto a quest'uomo la testimonianza più commovente del suo amore divino: Cristo in croce. Segretamente il Padre l'aveva attirato verso il Figlio suo, e il ladrone aveva ceduto a quell'attrazione « Gesù, ricordatevi di me quando sarete giunto nel vostro regno ». Questa conversione dell'ultimo istante, che faceva del ladrone un santo autentico, illumina retrospettivamente tutta la sua vita. La Provvidenza aveva avviato quest'uomo verso una conclusione inaspettata, che riparava d'un sol tratto il passato e gli restituiva il suo vero significato. Nell'intenzione di Dio, le gravi colpe da lui commesse erano già, a sua insaputa, dirette verso il momento supremo del pentimento e del perdono, allo scopo di far maggiormente risplendere questo perdono e di porre in una luce più viva la generosità della misericordia divina.

Se non conoscessimo questa conclusione, potremmo giudicare quella del ladrone una vita mancata. Ora, quante vite umane possono svolgersi in misura analoga, apparentemente sepolte nel vizio e insozzate dai peccati più gravi, ma la cui vera conclusione ci é ignota! Se al Padre celeste basta un istante per ristabilire la situazione più compromessa e se un impulso di buona volontà gli permette di trasformare un ladrone in un santo, possiamo ben pensare che molte esistenze, in cui la grazia divina pareva urtarsi contro un'opposizione irriducibile e la Provvidenza fallire nei suoi tentativi, siano terminate col trionfo della misericordia paterna.

L'episodio del buon ladrone ci mostra con quanta cura il Padre avesse vegliato sul corso di un'esistenza e l'avesse guidata verso il suo momento decisivo, e testimonia della sua abilità nel fare di una linea spezzata una linea retta, nel raddrizzare tutte le deviazioni e tutte le curve.

Dobbiamo osservare come questa vigilanza paterna, che si é manifestata e resa più visibile all'ultimo momento, si fosse di fatto esercitata durante tutto il corso dell'esistenza. Una delle caratteristiche della Provvidenza é data infatti dalla cura meticolosa con cui essa interviene ad ogni istante, usando tutti i mezzi e tutte le circostanze per indirizzare una vita umana al suo fine.

Quando cerchiamo di raffigurarci il regno della potenza divina sul nostro universo, noi ammettiamo senza difficoltà che Dio governa l'insieme del mondo e che, possedendo un'assoluta sovranità, interviene là dove meglio gli aggrada. Ma di fronte all'affermazione che anche i minimi particolari della nostra esistenza sono regolati dal supremo Signore di tutte le cose rimaniamo perplessi. Poiché il Creatore ha imposto in precedenza leggi alle forze della natura, non può lasciare che quelle leggi producano il loro effetto

in un'armonia di cui egli stesso ha fissato i termini e i limiti? Non si può dire semplicemente che il mondo e l'umanità evolvono secondo regole inerenti alla loro natura, e che perciò i particolari della nostra vita quotidiana non presuppongono un intervento particolare di Dio, benché esso possa aver luogo in certe circostanze straordinarie o in eventi di grande importanza?

Parlare così significherebbe sottovalutare la Provvidenza. Se questa fosse unicamente la continuazione o il mantenimento dell'energia creatrice di Dio, potremmo limitarla alla funzione di conservare le leggi della natura senza intervenire in modo particolare nei fatti della vita umana. Ma, come abbiamo visto, la Provvidenza consiste nella sollecitudine del Padre celeste che vuole farci beneficiare della redenzione. Essa si esercita non soltanto nel campo delle leggi naturali, ma essenzialmente nell'ordine soprannaturale, cioè sul piano della grazia. Ora, in quest'ordine la nostra esistenza deve compenetrarsi della vita divina, la quale comporta delle relazioni filiali con Dio in un'intimità di ogni istante, che tutto avvolge e nulla vuol lasciare fuori della sua presa. Per questo la Provvidenza si interessa in maniera particolare a tutti gli aspetti della vita umana e all'atmosfera che la circonda. Sollecito nel favorire in tutto il progresso spirituale degli uomini, il Padre fa sentire dovunque la perfezione del suo amore paterno e, pur lasciando che le leggi della natura seguano in linea generale il loro corso, egli ne accompagna lo svolgimento con costante vigilanza.

Si potrebbe giudicare non degno della grandezza di Dio il fatto di vegliare sui minimi particolari della nostra esistenza, su cose che giudichiamo noi stessi senza importanza. In realtà, agli occhi dell'Essere infinito quelle cose apparirebbero assai più infime di quanto non appaiano ai nostri occhi se in quell'Essere non avessimo un Padre. Anche i minimi particolari concernenti il figlio rivestono agli occhi di un padre una grande importanza, per il fatto che egli ama suo figlio. Così per il fatto dell'imenso amore che il Padre celeste ci ha votato, nulla vi è nella nostra vita che lo lasci indifferente. È questo che Cristo ha espressamente dichiarato con le parole: « I capelli della vostra testa sono tutti contati ». Che vi è di più trascurabile di un capello? Eppure ogni minimo particolare della nostra esistenza è oggetto di speciale sollecitudine da parte della Provvidenza.

Anche le cose più piccole di una vita umana sono dunque regolate da un affetto paterno al quale nulla sfugge. Non esiste nella nostra esistenza il puro caso, cioè eventi dovuti alla semplice concomitanza di cause materiali, e meno ancora la cieca fatalità dell'azione inesorabile, come se la sovranità divina si servisse della tirannia delle forze naturali per imporsi con una irresistibile pressione: dietro le circostanze più insignificanti e più fortuite della nostra vita si nasconde l'azione di una bontà superiore che ha tutto disposto misteriosamente e minuziosamente: tocco paternamente delicato nel quadro banale della nostra esistenza quotidiana.

Una volta ammesso il principio che la Provvidenza governa la vita umana fin nei dettagli, rimane ancora da rispondere ad un'obiezione, che viene sollevata di frequente contro la bontà divina. Se il Padre celeste dispone ogni evento per il nostro bene, come mai tante sventure si abbattono sul mondo? Gli uomini di buona volontà ne sono colpiti quanto gli altri; peccatori induriti godono apparentemente in pace i beni di questo mondo, mentre persone di condotta esemplare sono colpite da prove terribili in ciò che hanno di più caro. Si ha a volte l'impressione che la sventura si accanisca contro gli innocenti di una vera e propria persecuzione; certe prove sono così dolorose che generano scoraggiamento e disperazione e distolgono le anime da Dio invece di ricondurvele. Di fronte a un tale spettacolo si è tentati di dire che il mondo va male, che l'ingiustizia vi si manifesta con troppa insolenza, mentre gli sforzi di chi vuol fare il bene sono imbrigliati e paralizzati. E ci si chiede perché tante sofferenze affliggano gli uomini, così da farli a volte dubitare dell'amore divino.

Osserviamo innanzi tutto che sarebbe una risposta insufficiente a questo problema cruciale tentare di sottrarre la responsabilità del Padre celeste per ciò che riguarda la sofferenza umana, imputandola unicamente ai nostri peccati. È vero che il peccato è stato all'origine del dolore mandato agli uomini; ma resta il fatto che è stato ēffettivamente mandato dal Padre. Vi è un'unica cosa che il Padre si rifiuta positivamente di volere e che si limita a permettere per il rispetto che porta alla nostra libertà: il male morale, il peccato. Ma il dolore è un'altra cosa: egli ce lo manda, lo pone nella nostra vita. Perché?

A questa domanda si deve rispondere dimostrando che il dolore proviene veramente da una bontà paterna. In certi casi una simile giustificazione è accettabile, perché le sofferenze si presentano come un elemento essenziale dell'opera educatrice del Padre. Egli si serve della sofferenza per elevare le anime, per farle uscire dal loro confortevole egoismo e spingerle ad una maggiore generosità. Si comprende così che egli ritenga di dover scuotere l'inerzia o l'indurimento di taluni, mettendoli in guardia con i suoi avvertimenti contro i pericoli cui sono esposti per la loro cattiva condotta.

Si tratta della funzione educatrice che il Padre ha esplicato nei riguardi del popolo ebreo, cercando di distoglierlo dai suoi smarrimenti e dalle sue infedeltà con prove e con minacce. Egli assumeva il volto dell'ira per sottolineare la gravità delle offese ricevute, e faceva sentire il vigore della sua collera. Ma nello stesso tempo annunciava il suo proposito finale di misericordia e di perdono: l'ira era passeggera, la misericordia doveva durare per sempre. L'ira era dunque ispirata e comandata dalla bontà, che,voleva manifestarsi in modo tanto più luminoso dopo il biasimo per le colpe commesse e in modo tanto più saggio nei confronti di volontà divenute migliori. Tutto l'Antico Testamento è la storia di questa educazione lenta e difficile data dal Padre a Israele, sua creatura.

Il Padre continua questa opera educatrice nei confronti di ogni uomo, di ogni cristiano. Con l'esperienza del dolore egli insegna agli uomini che il senso della vita non consiste nel massimo godimento dei beni terreni e sconvolge tutte le illusioni di un egoismo avido facendolo clamorosamente fallire. Senza l'allarme del dolore, che scuote gli inerti e risveglia coloro che si adagiano in una tranquillità soddisfatta, gli uomini inseguirebbero un ideale di piacere e di quieto vivere, che impedirebbe lo sviluppo della loro vita spirituale e religiosa. Il Padre celeste interviene soprattutto in quelle esistenze che sono sotto il segno del peccato, con avvertimenti che possono parere brutali, ma la cui violenza ha il fine di provocare un cambiamento di rotta. I suoi colpi crudeli fanno sentire quale punizione potrebbero meritare i peccati commessi, e inducono l'uomo a riflettere, a riconoscere le proprie colpe, ad offrire un'espiazione attraverso le prove che Dio gli manda.

Le sofferenze che il Padre ci infligge sono dunque uno strumento della sua azione paterna. Seppure possano esteriormente apparire indici dell'ira o della severità divina, soprattutto nei riguardi di taluni uomini, esse non sono in realtà che gli strumenti d'una ferma bontà, che vuole innanzi tutto il bene dei figli e che desidera con ogni mezzo assicurare loro la vita eterna. Se un dolore passeggero può condurci alla felicità definitiva, se una fermezza nella bontà si sostituisce ad una compiacente indulgenza che ci sarebbe nociva, noi dobbiamo essere riconoscenti al Padre, come un figlio divenuto adulto ringrazia il padre dell'educazione ricevuta, anche se a volte gli é sembrata dura e pesante.

Ma non è tutto: la ragione fondamentale della condotta del Padre sta altrove. Se il dolore dovesse essere un semplice avvertimento a coloro che camminano sulla via del peccato o nelle illusioni dell'egoismo e offrir loro una possibilità di conversione e di espiazione, esso sarebbe inviato dalla Provvidenza divina in proporzione dei peccati degli uomini. Ma noi sappiamo che in questo mondo i più duramente colpiti dal dolore non sono i peccatori maggiormente colpevoli. Anzi, si ha spesso l'impressione del contrario; e la Scrittura ci offre l'esempio di Giobbe, modello di onestà e di pietà e tuttavia oppresso dalle sventure più crudeli, quasi che il dolore gli fosse inflitto proprio in ragione della sua innocenza. Il dolore non é dunque commisurato alla colpevolezza e non può, di conseguenza, essere considerato una semplice risposta divina ai peccati commessi.

Il Padre destina il dolore ai suoi figli per unirli il più strettamente possibile all'opera di redenzione compiuta dal Figlio suo. Il dolore quaggiù non é necessariamente il retaggio del peccatore, é anche il retaggio di Cristo, l'innocente per eccellenza. Se il Padre aveva designato a soffrire colui che era il suo Figlio diletto, condividere questo destino non é indice della sua riprovazione, ma del suo amore. Come aveva guidato l'esistenza di Gesù verso il dramma del Calvario, espressione massima della sua offerta e del suo amore, egli guida la nostra vita con la croce per portare al massimo la nostra generosità. E si deve riconoscere che nella vita di molti uomini il dolore é stato l'occasione di un magnifico slancio, a volte di un autentico eroismo, che ha stimolato all'estremo il coraggio e il dono di sé. Se il dolore innalza l'uomo, esso dev'essere considerato una grazia, un favore dovuto alla benevolenza del Padre.

Non si ha torto, dunque, a capovolgere la proporzione che saremmo tentati di stabilire tra il peccato e il dolore. Non sono i più grandi peccatori quelli che devono soffrire di più su questa terra, bensì gli amici di Dio, quelli che il Padre ama e considera in modo particolare figli suoi e nei quali vuole imprimere più profondamente l'immagine del Figlio sofferente sulla croce. Nonostante la sua apparenza di punizione, il dolore é un dono reale che deriva dalla bontà del Padre, un dono attraverso il quale l'amore divino ci viene comunicato in maniera più profonda; perché é nel dolore che si impara ad amare più totalmente. Non difetto di generosità dell'amore divino, quindi, ma sguardo d'amore del Padre sul Figlio crocifisso, attraverso il quale egli contempla il nostro volto di figli. La sofferenza, inoltre, non ci permette solo di dare una più larga misura d'amore, ma anche di contribuire alla salvezza e al progresso spirituale degli altri. Essa rende così la nostra vita più feconda e le nostre intenzioni più efficaci, allarga e consolida il nostro campo d'azione nell'ordine invisibile dei meriti. Per mezzo del dolore noi siamo infatti associati all'opera di Cristo per la costruzione dell'umanità nella sua vita spirituale e nella penetrazione sempre più profonda della carità divina. Ogni nostra sofferenza rappresenta un mezzo prezioso per aiutare il prossimo e collaborare al regno dell'amore in questo mondo.

Voler sopprimere la sofferenza significherebbe, dunque, togliere agli uomini una parte essenziale della bellezza e della fecondità della loro vita, un tesoro del loro patrimonio spirituale. Il Padre sa che mandandoci il dolore si espone a lamenti e a ribellioni; ma sa anche che noi lo accoglieremo e che esso ci nobiliterà. Questa sua fiducia in noi, nonostante la nostra debolezza, riposa sul fatto che insieme col dolore egli ci dà la grazia sufficiente per sopportarlo e offrirlo; per cui un giorno, quando saremo pervenuti, grazie alle nostre sofferenze, a una felicità celeste più luminosa, noi lo ringrazieremo.

La Provvidenza va al di là delle nostre vedute umane. Quando siamo tentati di immaginarla come una sollecitudine che si limita a soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri, essa ci conduce arditamente verso cime di difficile ascensione, verso un'opera dagli orizzonti larghissimi, per la quale impiega i mezzi più radicali. Il suo scopo essenziale è di farci partecipare alla sua azione redentrice; mediante la sofferenza, che può essere atroce, ma mai superiore alla nostra capacità di offerta, alimenta e accresce il nostro amore e ne fa beneficiare tutta l'umanità. Il Padre, che non ha esitato a sacrificare il Figlio suo, non ha timore di associare tutti noi a quel sacrificio. La sua bontà é audace, e questa andacia é un omaggio reso agli uomini, giudicati degni di partecipare al dramma eroico del Calvario e, in fine, al gaudio trionfale che la sua generosità paterna farà scaturire infallibilmente dalla croce.

Jean Galot s. j.