giovedì 28 maggio 2026

CHI FU SAN GIOVANNI CRISOSTOMO? La VOCE che sfidò gli imperatori


 

SIETE MIEI!

 


MESSAGGIO DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO 


Cari figli, non sapete quanto facessero male le Mie ferite...

(In quel momento Gesù desiderava essere adorato. Ho chiesto perdono, ho adorato e lodato...)

Quando Mi portarono per inchiodarMi alla Croce, il Mio Corpo ardeva per le tante piaghe, non avevo più voce, riuscivo a malapena a tenere gli occhi aperti. Figli, non ho bisogno di rivelarvi tutto ciò che ho passato, perché non lo sopportereste. Voglio solo ricordarvi l'amore che provo per ciascuno di voi. Voglio dire che non ho pagato un prezzo qualsiasi, ma sì, ho pagato un prezzo molto caro. Pertanto, voi siete Miei. Questa è la questione di oggi: VOI SIETE MIEI. I Miei rimarranno con Me. Tutto ciò che vi appartiene non rimane con voi? Anche se cambiate indirizzo, ciò che è vostro lo portate con voi. Ebbene, coloro che sono Miei rimarranno eternamente Con Me! Se avete qualche dubbio al riguardo, ve lo chiarisco: non dubitate di ciò che dico, tutto ciò che dico rimane impresso nel Cuore del Padre. Se Io sono giusto, quanto più lo è il Padre che Mi ha mandato. 

Figli Miei! So quando avete sete, quando siete stanchi, conosco ciascuno di voi come il palmo della Mia mano. So quando avete bisogno di aiuto, perché i vostri cuori Mi rivelano tutto, Mi rivelano ogni cosa, poiché conosco ogni vostro visino e ogni vostro cuore: voi siete Miei! Sono in contatto con voi ogni giorno, in ogni momento, anche se non Mi notate, sono attento! Sono sempre vigile. Come vi prendete cura dei vostri bambini? Li lasciate ovunque, abbandonati? Ebbene, pensate che Io abbandonerei i Miei bambini? Non lascerò mai uno dei Miei Consacrati. Capite? Non vi lascerò orfani! Capite? Cari figli, voglio paservi sempre, come pecorelle obbedienti! Ma se sarà necessario, tornerò e vi spezzerò le gambe affinché non fuggite più lontano da Me. Il lupo è affamato dei Miei. State attenti, confidate... Io sono davanti e vi mostro la via. Seguite le Mie orme, Miei amati. Rimanete in pace. Vi amo con amore eterno. Venite! Vi tengo per mano. Non cadrete nella valle! Abbiate fiducia! Che l'amore di Mia Madre vi avvolga, e che la pace regni pienamente in mezzo a voi. 

 12/11/2000

Sílvia Maria

Il Santo Rosario: grazia su grazia

 


Il tesoro del Santo Rosario è ricco di ogni grazia. Dalla storia della Chiesa e dalla vita dei santi sappiamo che è incalcolabile il numero delle grazie di ogni genere legate al Santo Rosario. Basterebbe anche solo pensare ai magnifici Santuari mariani dedicati alla Madonna del Santo Rosario e a tutte le Chiese dedicate alla Madonna del Rosario nel mondo intero per comprendere quale immenso tesoro di grazie il Santo Rosario abbia portato e sia capace di portare all'umanità bisognosa di aiuto dall'alto.  

Il Santo Rosario è la dimostrazione più concreta ed esauriente della dottrina dogmatica su Maria Santissima Madre della divina grazia e Mediatrice universale di tutte le grazie. È il senso dei fedeli, animato dallo Spirito Santo, che sostiene e conferma validamente questa verità di fede su Maria Santissima Tesoriera del Paradiso e Dispensatrice di ogni grazia per la salvezza e la santificazione delle anime lungo tutta la storia della salvezza.  

Non può non essere incoraggiante questa verità e questa dottrina mariana, già abbondantemente collaudata nella storia della Chiesa e garantita dalle esperienze dei santi che da san Domenico in poi hanno verificato di persona la potenza e la fecondità del Santo Rosario nell'ottenere per il popolo di Dio grazia su grazia.  

Per la nostra epoca, poi, si aggiunga la testimonianza diretta della stessa Madre divina che è apparsa a Lourdes e a Fatima per raccomandare espressamente la preghiera del Santo Rosario, quale preghiera per ottenere ogni grazia e benedizione. I fatti straordinari delle apparizioni dell'Immacolata a Lourdes e a Fatima e i suoi messaggi sulla preghiera del Santo Rosario dovrebbero bastare più che a sufficienza per convincere chiunque dell'importanza e della preziosità del Santo Rosario, che può ottenere realmente grazia su grazia.  

Un giorno, ad una udienza pubblica, nel gruppo dei pellegrini si presentò davanti al papa san Pio X un ragazzo che aveva la corona del Rosario al collo. Il Papa lo guardò, lo fermò e gli disse: «Ragazzo, mi raccomando, con il Rosario ... qualunque cosa!». Il Rosario è scrigno ricchissimo di grazie e di benedizioni per ogni cosa.  

 

«L'orazione più cara a Maria»  

Quando a san Pio da Pietrelcina un giorno il padre Guardiano chiese perché egli recitasse tanti Rosari di giorno e di notte, perché pregasse, in sostanza, solo e sempre con il Santo Rosario, Padre Pio rispose: «Se la Vergine Santa apparsa a Lourdes e a Fatima ha sempre caldamente raccomandato il Rosario, non ti pare che ci debba essere un motivo speciale per questo e che la preghiera del Rosario deve avere una importanza eccezionale particolarmente per noi e per i nostri tempi?».  

Ugualmente suor Lucia, la veggente di Fatima, ancora vivente, disse un giorno con chiarezza che «da quando la Vergine Santissima ha dato grande efficacia al Santo Rosario, non c'è problema né materiale né spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il Santo Rosario e con i nostri sacrifici». E ancora: «Lo scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di preghiera. È stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario ... Se tutti recitassero il Rosario ogni giorno, la Madonna otterrebbe miracoli».  

Ma già prima di san Pio da Pietrelcina e di suor Lucia di Fatima, il beato Bartolo Longo, l'apostolo della Madonna di Pompei, aveva scritto e proclamato tante volte che il Rosario è «l'orazione più cara a Maria, la più favorita dai santi, la più frequentata dai popoli, la più illustrata da Dio con stupendi prodigi, avvalorata dalle più grandi promesse ch'abbia fatto la Beatissima Vergine».  

Adesso possiamo capire meglio perché di santa Bernardetta, la veggente di Lourdes, si diceva: «Bernardetta non fa altro che pregare, non sa far altro che scorrere i grani del Rosario ...». E chi può contare i Rosari recitati dai tre pastorelli di Fatima? Il piccolo Francesco di Fatima, ad esempio, ogni tanto spariva e nessuno sapeva dove fosse, perché egli si appartava e si nascondeva per poter recitare Rosari e Rosari. La piccola Giacinta non fu da meno quando si trovò sola sola, ricoverata in ospedale, per subire un intervento chirurgico. I due piccoli Beati, in età di dodici e dieci anni, avevano realmente capito che i Rosari sono grazia su grazia. E noi, invece, che cosa abbiamo compreso se facciamo tanta difficoltà a recitare anche una sola corona del Rosario al giorno? ... Non vogliamo anche noi grazia su grazia? ...  

Padre Stefano Manelli


Davanti a Te

 


Signore Gesù,  

siamo qui raccolti davanti a te. 

Tu sei il Figlio di Dio fatto uomo, 

da noi crocifisso e dal Padre Risuscitato. 

Tu, io vivente, realmente presente in mezzo a noi. 

Tu, la vita, la verità e la vita:  

Tu, che solo hai parole di vita eterna. 

Tu, l'unico fondamento della nostra salvezza,  

e l'unico nome Da invocare per avere speranza. 

Tu l'immagine del Padre e il donatore dello Spirito; 

Tu, l'Amore: l'Amore non amato. 

Signore Gesù, noi crediamo in Te,  

ti adoriamo, ti amiamo con tutto il nostro cuore,  

e proclamiamo il tuo nome al di sopra di ogni altro nome.  

Signore Gesù rendici vigilanti nell'attesa della tua venuta. 

 

     (Giovanni Paolo II) 

Il maligno attacca

 


Figlia mia diletta, non temere, non ti rimprovero sì hai sbagliato, ma comprendo che la pena volte può divenire così pesante da errare. Dio solo può conoscere l’intensità di certe difficoltà che non sono note agli occhi degli altri. Sono il Dio del dolore e comprendo.  

Tu però vai domani alla fonte del mio perdono. È il maligno, diletta, che si intrufola sempre per colpirti nei figli, ora in uno, ora nell’altro, ma tu non cedere così. Prega mia madre, non un attimo, ma come oggi, con questa intensità. Hai notato come egli poi è fuggito? Riposa il tuo cuore, consola il tuo bambino. Lascialo pure senza mangiare, non gli accadrà nulla, non te ne prendere angustia, perché è proprio in quell’angoscia che il male entra per molestarti. Io lo permetto per darti del dolore, figlia, ma sappi che sono sempre la tua ancora di salvezza alla quale ti puoi appigliare per salvare e vincere sempre.  

Mi sei cara, tutta la tua famiglia, dato che so i frutti che da essa cresceranno e i molti figli che mi darai. 

Dal quadro della Madonna  

Figlia carissima non temere, sono prove. Il maligno si infiltra continuamente nella tua vita e ti attaccano i figli poiché la tua preghiera è la preghiera del cuore, che io tanto annuncio. Essa mi giunge diretta, unita al tuo sacrificio, ed io la faccio giungere a coloro per cui tu preghi. È per questo che è con te arrabbiatissimo.  

Rimani con me, continua a pregare. Io non ti lascerò, ti proteggo. Con me vincerai sempre. 

Ti benedico. 

16/5/1996  

Gocce di Luce 

Il dramma della fine dei tempi

 


L'uomo del peccato

( Terzo articolo aprile 1885 )

I

Entra dentro il possibile, anche se l'apostasia è molto avanzata, che i cristiani, per uno sforzo generoso, facciano retromarcia agli autisti della scristianizzazione ad oltranza, e ottengano così per la Chiesa giorni di consolazione e di pace prima della grande prova. Questo risultato lo speriamo, non dagli uomini, ma da Dio; non tanto dagli sforzi quanto dalle preghiere.
In quest'ora di idee, alcuni autori pii sperano, dopo la crisi presente, un trionfo della Chiesa, qualcosa come una domenica delle Palme, in cui questa Madre sarà salutata dai cla- mores d'amore dei figli di Giacobbe, riuniti le nazioni nell'unità di una stessa fede. Ci associamo volentieri a queste specie, che puntano ad un fatto formalmente annunciato dai profeti, di cui riparleremo al loro posto.

Qualunque cosa sia, questo trionfo, se Dio ce lo concede, non sarà di lunga durata. I nemici della Chiesa, storditi da un momento, proseguiranno la loro opera satanica con raddoppiato odio. Possiamo rappresentarci lo stato della Chiesa in quel momento, come simil-in-tutto allo stato di Nostro Signore durante i giorni di precetto alla sua Passione.
Il mondo sarà profondamente scosso, come lo era il popolo ebraico riunito per le feste pasquali. Ci saranno dicerie immense, e ognuno parlerà della Chiesa, alcuni per dire che lei è divina, altri per dire che la non lo è. La Chiesa sarà esposta ai più insidiosi attacchi del libero pensiero; ma non sarà mai riuscita meglio che allora ridurre al silenzio i suoi avversari, polverizzando i suoi sofismi...
In breve, il mondo sarà posto di fronte alla verità; l'irradiazione divina della Chiesa brillerà davanti ai suoi occhi; ma egli svierà il capo, e dirà: Non mi interessa!
Questo disprezzo della verità, questo abuso delle grazie avrà come conseguenza la rivelazione dell'uomo del peccato. L'umanità avrà amato questo padrone immondo: lo avrà. E per lui ci sarà una seduzione di iniquità, un'efficacia di errore (così tratta Bossuet a San Paolo) che punirà gli uomini per aver respinto e odiato la Verità.
Parlando in questo modo, non ci affidiamo ad immaginazione, ma seguiamo l'Apostolo. Infatti, secondo lui, ogni seduzione di iniquità opererà "su coloro che si perdono, per non aver accettato l'amore della verità per salvarsi. Per questo Dio manderà loro un'efficacia di errore, con cui credere alla menzogna; affinché siano giudicati tutti coloro che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti dell'ingiustizia" 11.

II

Quando l'uomo del peccato apparirà, sarà, come dice San Paolo, a tempo debito; cioè in un momento in cui il corpo del malvagio, indurito contro i dardi della grazia, reso compatto e impermeabile dall'ostinazione della sua malizia, rivendicherà questa testa. Essa sorgerà, e Satana farà risplendere in essa tutta la portata del suo odio contro Dio e contro l'uomo.

L'uomo del peccato, l'Anticristo, sarà un uomo, un semplice viandante verso l'eternità. Alcuni autori hanno assunto in lui un'immaginazione del diavolo; questa immaginazione non ha fondamento. Il diavolo non ha il potere di assumere e unire una natura umana, di simulare l'adorabile mistero dell'Incarnazione del Verbo.
I Padri pensano all'unanimità che sarà un ebreo d'origine. Infatti, si dice che sarà della tribù di Dan, in base al fatto che questa tribù non è nominata nell'Apocalisse come elezione al Signore. Sant'Agostino fa eco a questa tradizione nel suo libro di conferenze su Giosuè. È reso molto plausibile dal fatto che la franchezza è di origine ebraica, che gli ebrei tengono i loro fili nelle mani di tutto il mondo; il che fa pensare che il capo dell'impero anticristiano sarà un ebreo. Gli ebrei, invece, che non vogliono riconoscere Gesù Cristo, stanno ancora aspettando il loro Messia. Nostro Signore disse loro: "Sono venuto nel nome di mio Padre, e voi non mi ricevete; se un altro viene dalla sua stessa autorità, lo riceverete.
un altro, i Padri comprendono comunemente l'Anticristo.
Anche se l'Anticristo è chiamato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, non è destinato al male, come fedelmente e irrevocabilmente. Egli riceverà la grazia, conoscerà la verità, avrà un angelo custode. Egli avrà l'opportunità e i mezzi per raggiungere la salvezza, e sarà perso solo per colpa sua.
Tuttavia, San Giovanni Damasceno non esita a dire che fin dalla nascita sarà impuro, totalmente impregnato delle ispirazioni di Satana. Egli crede che, dall'uso della ragione, entrerà in un contatto così costante e intimo con lo spirito delle tenebre, che sarà incline al male con una tale ostinazione che non permetterà a nessuna luce o grazia soprannaturale dall'alto di entrare nella sua anima. Rimarrà immutabilmente ribelle a tutti i buoni.
Questo lo renderà un uomo di peccato. Egli porterà il peccato al suo culmine, non facendo una vita intera, ma un lungo atto di ribellione contro Dio. Con questa costante applicazione al male, egli raggiungerà una raffinatezza dell'empietà che nessun uomo ha mai raggiunto.
Il termine "figlio della perdizione", comune a Giuda, significa che la sua dannazione eterna è prevista da Dio come punizione per la sua terribile malizia, tanto da essere iscritta nelle Scritture e consegnata in anticipo. È probabile, e tale è il pensiero di san Gregorio, che il mostro sappia, per una luce proveniente dagli abissi dell'inferno, il destino che lo attende, che rinuncerà a ogni speranza per odiare Dio più del proprio gusto, che fisserà la sua attenzione da questa vita sull'irrimediabile ostinazione del condannato. E così si renderà conto in se stesso del terribile nome di figlio della perdizione.
Così sarà veramente l'Anticristo, cioè l'anticristo, l'antipodo di nostro Signore. Gesù Cristo era fuori dalla portata del peccato; si metterà fuori dalla portata della grazia, abbandonando tutto il suo essere allo spirito del male. Gesù Cristo si orienterà al Padre suo con tutti gli impulsi di natura divinizzata e suoi - portati agli influssi del male; si orienterà al male con tutti gli impulsi di natura profondamente viziata e rinuncerà persino alla speranza.

III

Essendo così diametralmente opposto a Nostro Signore, egli compirà opere in diretta opposizione alle sue. Sarà per Satana un organo selezionato, uno strumento di predilezione.
Come Dio, mandando suo Figlio nel mondo, lo ha rivestito del potere di fare miracoli, e persino di riportare in vita i morti, così Satana, facendo un patto con l'uomo del peccato, gli comunicherà il potere di fare falsi miracoli. Per questo San Paolo dice che "la sua venuta sarà secondo l'opera di Satana, con tutto il potere e i segni e i falsi prodigi". Nostro Signore ha fatto miracoli solo per bontà, e si è rifiutato di fare miracoli per pura ostentazione; l'Anticristo si compiacerà di essi, e il popolo, per un giusto giudizio di Dio, sarà ingannato dalla sua giocoleria.
Da quanto precede, è chiaro che l'Anticristo si presenterà al mondo come il tipo più completo di questi falsi profeti che fanatizzano le masse, e che le conducono a tutti gli eccessi con il pretesto della riforma religiosa. Da questo punto di vista, Maho- ma sembra essere stato il loro vero precursore. Ma l'Anticristo lo supererà subito nella perversione, nella perizia, e anche nella pienezza del suo potere satanico.
Nel prossimo articolo studieremo le origini e lo sviluppo del suo potere, e le fasi della guerra di sterminio che scatenerà contro la Chiesa di Gesù Cristo.

Padre Emmanuel André

mercoledì 27 maggio 2026

Quali sono le 3 DOMANDE che Dio farà nel Giorno del GIUDIZIO? Sarai PRONTO?


 

Il Futuro nelle Parole di Santa Matrona: Speranza o Profezia d’Allerta? Un Messaggio Incredibile!


 

La prova di volontà sulla Terra – La successione di Gesù Il collegamento

 


La Volontà di Dio


Solo in Me trovate la vostra beatitudine. Una volta vi siete volontariamente allontanati da Me e siete diventati infelici, volontariamente dovete ritornare a Me, per poter essere messi nello stato della beatitudine, che perciò si può trovare soltanto nel collegamento con Me. Nulla può sostituire ciò che trovate in e con Me, e perciò ogni tendere in altra direzione è anche un percorso a vuoto per la vostra anima, che viene soltanto trattenuta sulla via verso la perfezione, che prolunga soltanto il suo ritorno a Me, appena aspira ad un’altra meta che all’unificazione con Me. Io Solo voglio essere la vostra meta, perché Io Solo posso darvi la beatitudine, che avete perduta per vostra propria colpa. Perciò tutta la Mia Preoccupazione sarà di rivolgere a Me la vostra volontà, Io vi guiderò o aggiusterò sempre il vostro destino in modo, che siate spinti a rifugiarvi in Me, ma sempre rispettando la vostra libera volontà.

Ma dato che la vostra volontà stessa è determinante, esiste anche il pericolo, che orientiate questa erroneamente, che tendiate a qualcos’altro e così ritardiate il ritorno a Me. Perché anche il Mio avversario cerca di obbligare la vostra volontà, benché non possa agire su di voi in modo costrittivo. Lui vi mette sempre davanti agli occhi altre mete, che secondo lui dovete seguire, per distrarvi dall’unica vera meta. Ma difficilmente giungerete alla meta per delle deviazioni. Il vostro tempo terreno come uomo passa velocemente, vi è concesso soltanto un breve lasso di tempo, dove potete raggiungere la definitiva unificazione con Me, e se non usate saggiamente questo breve tempo, per voi è perduto. Tramite Gesù Cristo a voi uomini è stata indicata chiaramente la via, dove potete giungere alla totale unificazione con Me; dovete soltanto percorrere la via della successione di Gesù, per giungere sicuramente a Me, ma dovete percorrere coscientemente questa via, dovete tendere le vostre mani verso di Me, affinché Io vi possa afferrare, dovete quindi entrare in contatto mentalmente con Me attraverso l’intima preghiera e mediante una vita nell’amore per ricevere la Mia Forza, che dimostra già il collegamento con Me. Sulla Terra potete giungere alla meta soltanto così, per assolvere il vostro compito terreno, solo così rivolgete coscientemente a Me la vostra volontà e sarete accolti da Me. 

La vostra vita terrena ha per scopo solo la messa alla prova della vostra volontà, che si è una volta distolta da Me verso il Mio avversario e che ora deve di nuovo staccarsi da lui e darsi nuovamente totalmente a Me. Dovete entrare in diretto contatto con Me. Comprendete ciò che vi chiedo? Che Io Solo voglio riempire il vostro cuore, che lo dovete preparare per Me unicamente, che voglio Essere vostro Signore e Re, che non posso tollerare accanto a Me degli dei stranieri, ai quali rivolgete i vostri pensieri, perché questi ostacolano poi una totale unificazione con Me, perché Io voglio possedere il vostro amore non diviso, tutto il vostro cuore e la vostra volontà. Una volta dovevate decidervi fra Me ed il Mio avversario, il quale però avete seguito nell’amore cieco e avete abbandonato Me. Così ora dovete abbandonare tutto sulla Terra e seguire unicamente Me. Allora superate la prova della vostra vita terrena, orientate bene la vostra volontà e vi conquistate di nuovo il diritto sulla beatitudine che dura in eterno. E dato che la vostra caduta d’un tempo aveva la sua motivazione nel fatto che non potevate contemplarMi e volevo rendervi facile la via del ritorno a Me, Io Stesso Sono diventato contemplabile per voi in Gesù Cristo, affinché Lo dobbiate ora amare ed aspirare a Lui e con ciò confessarvi per Me, perché Io Stesso Mi Sono incorporato in Gesù Cristo, per Essere per voi uomini un Dio contemplabile, al Quale potete ora donare tutto il vostro amore e conquistarvi il Suo Amore, il Quale vuole accogliervi nel Suo Regno, per prepararvi delle eterne Beatitudini, che potete gustare nella totale unificazione con Me.

 10. maggio 1953


La croce di sapere che i propri patimenti sono noti agli altri: e questa fu anche una pena di Gesù

 


Così passai parecchi anni, soffrendo da parte delle creature, dai demoni e direttamente da Dio. Delle volte giungevo a tanta amarezza da parte delle creature e del modo come la pensavano, che avevo vergogna di farmi vedere da qualunque persona, tanto che il mio più grande sacrificio era il comparire in mezzo a persone. Tanto era il rossore e la confusione, [75] che mi sentivo istupidire.    Ci furono altre visite di altri medici, ma non ci riuscirono a nulla.59 

Delle volte, versando amare lacrime, gli dicevo con tutto il cuore: “Signore, come si sono rese pubbliche le mie sofferenze, non solo alla famiglia, ma anche agli estranei. Mi vedo tutta coperta di confusione, mi pare che tutti mi segnano a dito, come se queste sofferenze fossero le più cattive azioni. Io stessa non so dire che cosa mi è successo. Deh, Voi solo potete liberarmi da tale pubblicità e farmi patire di nascosto. Ve ne prego, Ve ne scongiuro, esauditemi!” 

Delle volte, anche il Signore faceva mostra di non ascoltarmi ed aumentava le mie pene. Alle volte, poi, mi compativa dicendomi: “Povera figlia, vieni a Me, ché ti voglio consolare. Tu hai ragione che soffri, ma non ti ricordi tu che anch’o, oh, quanto più soffrii? Fino a un certo punto furono nascoste le mie pene, ma quando la Volontà del Padre giunse, di patire in [76] pubblico, prontamente uscii ad incontrare confusioni, obbrobri, disprezzi, fino ad essere spogliato nudo in mezzo ad un popolo numerosissimo. Potresti tu immaginare confusione più grande di questa? La mia natura sentiva molto questa specie di sofferenza, ma avevo l’occhio fisso alla Volontà del Padre ed offrivo quelle pene in riparazione di tanti che commettono le più nefande azioni pubblicamente ad occhi aperti, menandone vanto, senza il minimo rossore. Gli dicevo: «Padre, accettate la confusione e gli obbrobri miei, in riparazioni di tanti che hanno la sfacciataggine di offendervi così liberamente, senza il minimo dispiacere; perdonate, date loro lume, affinché vedano la bruttezza del peccato e si convertano». Anche a te voglio farti partecipe di questa specie di sofferenza. Non sai tu che i più bei regali che posso dare alle anime che amo sono le croci e le pene? Tu sei bambinella ancora [77] nella via della Croce; perciò ti senti troppo debole. Quando ti sarai fatta grande e avrai conosciuto quanto sia prezioso il patire, allora ti sentirai più forte. Perciò appoggiati a Me, riposati, che così acquisterai fortezza”. 


- Tu Mi parli dell'Europa... Ti rispondo: l'Europa ha apostatato ufficialmente e, sì, la figlia maggiore è la principale istigatrice di questo rinnegamento.

 


- Gesù, Ti presento una richiesta riguardante l'Europa che ha fatto la scelta di cancellare ogni riferimento cristiano sotto pressione in particolare dalla Francia.

- Tu Mi parli dell'Europa... Ti rispondo: l'Europa ha apostatato ufficialmente e, sì, la figlia maggiore è la principale istigatrice di questo rinnegamento.

Poveri popoli d'Europa, senza Dio, senza anima, senza guida, alla mercé delle orde che si tengono pronte da lungo tempo. Che dolore ha ricevuto il Mio Sacro Cuore da Sua figlia maggiore, il giorno stesso della Sua festa! Che tristezza, che pena... Eppure, vai in Pace, ti benedico.

Domenica 20 giugno 2004

AGNÈS-MARIE

Madonna Addolorata di Umbe

 


Apparizioni Mariane


Appare a Felipa Sistiaga di Arrieta, di 33 anni, in una fattoria nei boschi sui monti di Umbe nella regione di Vizcaya, Spagna. Vi furono più di cento apparizioni dal 25 marzo 1941 al 1° settembre 1979. A cinquanta metri dal luogo si trova un pozzo, benedetto dalla Madonna, e molti dicono di essere stati guariti. Si è anche costruita una cappella.

La Madonna parla dei grandi cataclismi che minacciano l’umanità. Il 22 luglio 1971 diceva: «Sono apparsa in molti luoghi della terra, ma sono pochi quelli che credono in me. Prima del castigo darò un avviso. Si illuminerà il cielo con una grande croce che scomparendo produrrà un’immensa luce bianca di tale forza che impedirà la vista del sole. In seguito, un vento caldissimo sferzerà tutta la terra. Molti moriranno dalla paura».

Il 2 ottobre 1971: «Pregate, figli miei, e fate penitenza».

Il 28 febbraio 1976: «Arrivano giorni di purificazione, disordini di sangue, cattivi raccolti, fame, malattie e morte. La Chiesa sembrerà sparire e resterà come distrutta. Io sarò la vostra forza e la vostra consolazione in questi giorni».

Come in altre apparizioni, parla della grande apostasia, della perdita della fede, di una grande tribolazione per l’umanità. Così come a Garabandal, Fatima, La Salette o Medjugorje ci parla di un avviso, del miracolo e del castigo, prima del trionfo completo di Cristo.

Appariva vestita di nero come Madre Addolorata.

Padre Angel Peña


PROFEZIE Serva dei Sacri Cuori : La PURIFICAZIONE DIVINA prima dell'illuminazione della coscienza


 

Volete che Io dica “Sì” o “No” ---- “destra” o “sinistra”, ma vi dico che è la vostra fede nella bontà e nella potenza di Dio che illumina il cammino della vostra anima e quindi la direzione che la vostra vita prenderà.

 


Nostra Signora delle Sierras


(Maria)

Miei cari figli,

Venite a me con tante domande — domande alle quali, nel tempo perfetto di Dio, verrà data risposta. Volete che Io dica “Sì” o “No” ---- “destra” o “sinistra”, ma vi dico che è la vostra fede nella bontà e nella potenza di Dio che illumina il cammino della vostra anima e quindi la direzione che la vostra vita prenderà. Permettete ai vostri cuori e alle vostre menti di aprirsi al Suo amore, poiché è nel Suo amore perfetto che dimorano la vera conoscenza e la tranquillità del Cuore.

Non soffermatevi sugli eventi futuri, poiché il male cercherà di distruggere la vostra pace. I tempi saranno difficili, miei cari, e ad alcuni sarà chiesto di soffrire più dei loro vicini, ma tutto questo fa parte del piano divino di Dio. Siate protagonisti della vita ---- non spettri (fantasmi) ---- poiché troppo presto vi renderete conto di ciò che avete lasciato incompiuto. Non potete cancellare gli errori del passato, ma il perdono è lì a chi lo chiede ---- grande è la Misericordia di Gesù.

Continuate a sviluppare una vita di preghiera più forte, poiché questo è il vero cibo di cui vi nutrirete. Pace e amore!

7 novembre 1997

FENOMENI MISTICI CONCOMITANTI

 


EPISTOLARIO


La fenomenologia mistica affiora quasi ad ogni pagina dell'epistolario. Esorbita da questa presentazione introduttiva, forzatamente succinta e frammentaria, l'analisi di tutti i doni mistici, con cui Dio adornò quest'anima privilegiata. Accenneremo appena ai principali, stralciando squarci di lettere, per mettere in rilievo la loro esistenza, il posto che occupano in questo itinerario spirituale e l'idea personale che dei medesimi aveva padre Pio.  Questa tappa dell'itinerario spirituale è polarizzata intorno all'amore di Dio e caratterizzata da alcuni fenomeni concomitanti che studieremo nel presente capitolo.  La intensità dell'amore di Dio è così forte e penetrante che alle volte esplode improvvisamente in effetti transitori sorprendenti, e questi non si esauriscono nei nascosti recessi dello spirito e negl'intimi rapporti dell'anima con Dio, ma investono altresì l'attività delle potenze e dei sensi e si riflettono, in qualche modo, su tutto l'organismo.  

Padre Pio descrive questi fenomeni mistici in pagine dense di pensiero e cariche d'esperienza. Noi adottando la terminologia comunemente ammessa dagli specialisti, raggruppiamo in tre categorie principali i detti fenomeni, concomitanti questa fase della vita contemplativa o vita d'unione e riscontrati nell'epistolario: 1) impeti o trasporti d'amore, 2) tocchi divini; 3) ferite e piaghe d'amore.  Ci sembra superfluo avvertire che certi aspetti di tali fenomeni appaiono in grado più o meno elevato e con più o meno frequenza nelle tre categorie suaccennate. Non lo dimentichi il lettore dei brani da noi scelti per illustrare i singoli fenomeni.  1.   Impeti d'amore.   Sono trasporti ispirati dalla intensità e dalla forza dell'amore di Dio. L'anima si sente come divorata da una fame e da una sete di corrispondere all'amore divino, e non potendo saziarle cade in deliquio e prorompe in lagrime.  L'impeto amoroso si riflette così vivamente nel corpo, che pur aumentando notevolmente le energie dello spirito causa gli effetti di una vera malattia ed esso si sente languire. L'acerbo dolore è controbilanciato da indicibile soavità. L'anima anela a congiungersi definitivamente a Dio:  "Sentomi il cuore e le viscere tutte assorbite da fiamme di un grandissimo fuoco che si vanno sempre ingagliardendo. Tali fiamme fanno uscire la povera anima in flebili sospiri. Eppure chi il crederebbe? In un medesimo tempo l'anima sente, assieme al martirio atrocissimo che le viene cagionato dalle suddette fiamme, una soavità estremamente eccessiva, che tutto mi lascia divampare d'amor grande di Dio. Mi sento annicchilito, padre mio, e non trovo luogo per potermi nascondere a tale dono del divin Maestro. IO sono ammalato, ed ammalato di cuore. Non ne posso proprio più; il filo sembra che sia per spezzarsi da un momento all'altro e questo momento non si vede giungere. Quanto è triste, padre mio, lo stato di un'anima a cui Iddio l'ha fatta infermare del suo amore. Per carità, pregate il Signore che ponga fine ai miei giorni, che non sento affatto più la forza di poterla continuare in simile stato. Non veggo altro rimedio alla mia malattia del cuore se non quello d'essere una buona volta consunto da queste fiamme che bruciano e non mai consumano. Non crediate poi che sia la sola anima quella che partecipi ad un tale martirio; anche il corpo vi partecipa, sebbene indirettamente, in un grado altissimo. Da che dura questa divina operazione, il corpo è per divenire impotente a tutto" (30 1 1915).  "E purtroppo questa luce non è venuta mai meno, ma dovete ancora convenire meco che l'è appunto questa luce che cagiona al povero spirito una pena superiore ad ogni umano concetto; ella rappresenta in tal modo la divina bontà da non poter l'anima goderne con possedimento d'amore, ma solo ella sospira da lungi un tal possesso con desideri penosi: tale luce fa anelare l'anima a Dio, fonte di ogni bene e che il più delle volte è stretta a palesare la pena delle sue brame con un profluvio di lacrime" (9 5 1915; cf. anche 17 10 1915; 2 4 1917; 16 7 1917).  "Padre, lo strazio che sento nell'anima e nel corpo per l'operazioni avvenute [trasverberazione e stigmatizzazione] e che perdurano sempre, quando avranno fine? Dio mio, padre mio, io non ne posso più. Mi sento morire di mille morti in ogni istante. Mi sento divorare da una forza misteriosa, intima e penetrante che mi tiene sempre in un dolce, ma dolorosissimo deliquio. Che cosa è mai questo? lamentarsi con Dio di tanta durezza è colpa?" (20 12 1918). 

PADRE PIO DA PIETRELCINA 


Visione del Paradiso

 


È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore


Visione del Paradiso

(CEV) "I Quaderni 1943", p. 386. Maria Valtorta: "Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri [...] Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant'alto, informano, regolano, provvedono a tutto l'universo creato. Come già l'altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.

Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi... finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d'un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico "rosa" per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.

Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell'Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma... oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell'Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell'Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.

Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l'occhio spirituale, abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.

E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente.

Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant'altra, la annullava facendola come un'ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito... Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.

Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l'abito regale che ne copriva le Membra Santissime senza celarne la bellezza superindescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.

Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Santissima Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto - le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani - e col volto lievemente alzato - il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto - guardava, adorando, il Padre e il Figlio.

Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: "Sanctus! ", diceva: "Adoro Te!" unicamente col suo sguardo.

[Maria] guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: "Ti amo!!'. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell'Infanzia e nella Morte. Ella diceva: "Figlio mio!", "Gioia mia!", "Mio amore!" unicamente col suo sguardo.

Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l'Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell'Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: "Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l'eternità". E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.

E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall'Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l'Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell'Amore!

Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l'oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l'oceano ha acque per tutta la Terra. Così la Luce dell'Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all'Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.

Ecco che questo si svelava nei suoi particolari... Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore.

Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano... sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.

Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all'occhio e - fa impressione - al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall'altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell'età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l'aspetto sono di dignità patriarcale.

Fra i molti... oh! quanto popolo di santi!... e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l'amore di questo esercito di angeli e beati...

Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null'altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.

Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle Tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d'amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime... Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.

Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all'Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell'espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!

È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore. È l'Amore che in esso crea tutto. È l'Amore la base su cui tutto si posa. È l'Amore l'apice da cui tutto viene.

Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l'Amore. Il Canto è perché è l'Amore. La Vita è perché è l'Amore. Oh! Amore! Amore! Amore! ... Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.

Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia...

 

LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI - BAMBINI RIBELLI

 


 LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI  


BAMBINI RIBELLI


Molte sono le madri che si lamentano dei loro figli, già insolenti e capricciosi. Ho sentito più di una mamma sconsolata e disperata esclamare più o meno così:

Infine, non so più come procedere per farli obbedire! Sono diventati così disobbedienti e testardi che non hanno paura di nulla! Rispondono con un'impudenza incredibile. Li chiamo in tutti i modi: inutile! Li picchio duramente: è la stessa cosa! E molte volte mi fanno dire parolacce e sciocchezze che non so più cosa dico; ma loro, lontani dal temere, insistono ancora di più; e, con un'impudenza inaudita, osano rispondermi con maleducazione... incredibile! Ai miei tempi non si osava tanto! Guai a chi proferisse una parola contro i genitori! Oggi, al contrario, non c'è più rispetto, né legge né autorità per loro. Sono diventati tutti malvagi! ... 

Malvagi? Non tutti; solo quelli, sebbene molti, che sono educati così! È tutta questione di metodo, di educazione. Osservate come si forma questa impudenza: una madre chiama il figlio che è fuori a giocare; lui, tutto concentrato sul gioco, dice "no" e non si muove; la madre allora lo apostrofa con parolacce, e, strano! lo lascia continuare; allora il piccolo ribelle, che ha perso anche la stima per la propria madre sconsiderata, non teme di mancarle di rispetto, ripetendo le stesse parole imparate dalle labbra materne. La madre, allora, indignata da tali nomi, crede di rimediare, sfogando la sua collera con una pioggia di imprecazioni e un'intemperanza di botte. Il risultato è quello che tutti conoscono: una grande avversione del piccolo per la madre, da cui ha perso la stima e l'affetto filiale, e questo con maggiore ostinazione nella disobbedienza. Non è possibile educare con metodi violenti, sotto il suono delle botte! C'è la persuasione distillata con grande calma e dignità! Gli impulsi sfrenati dell'ira, da parte di chi deve comandare, fanno perdere la stima e il rispetto in chi deve obbedire. Per questo, la severità della madre non dovrebbe mai confondersi con gli accessi di impazienza, o con le esplosioni della collera: con questo, si otterrebbe l'effetto contrario, danneggiando l'educazione dei figli. Picchiare un bambino, con ira, per qualsiasi motivo, è, dunque, sempre una crudeltà, una vigliaccheria che deposita nel suo spirito una profonda avversione, di cui non si dimenticherà mai! Quelle madri che si lamentano dei loro figli ingrati, senza alcun amore filiale, senza cuore per chi ha dato loro la vita, devono ricordarsi di tutti i loro eccessi nervosi, non mossi, certamente, dall'amore, e riconoscere di essere state loro, con quegli atti violenti, le assassine dell'amore. La severità della madre deve essere soprattutto piena di dignità: nel dispiacere di dover castigare o rimproverare, deve trasparire l'amore! Se manca il controllo dei nervi, mancherà il vero amore; e la punizione produce un male morale più nocivo del male corporale. La rimprovero e la punizione, per essere efficaci, devono essere eccezioni: non cose abituali! Il castigo deve essere un ricordo raro: "Quel giorno - dirà il figlio - la mamma era molto severa! Quel giorno la mamma mi ha dato uno schiaffo! ..." Se, al contrario, diventa abitudine non impressionerà più, perché il bambino non gli dà più alcuna attenzione. "È una furiosa come le altre", pensa lui; aspetta che passi la furia, poi farà come la prima volta, e anche peggio. Quando, però, una giusta severità, proporzionata alla mancanza, (affinché il bambino sappia distinguere le grandi mancanze da quelle lievi), quando una giusta severità viene applicata in tempo, con dignità e nella sua giusta misura, diventa, allora, un mezzo efficace di educazione. Un bambino osò insultare la mamma; che farà questa, di fronte a tanta audacia? Gli darò due schiaffi o due sculacciate molto seriamente, possibilmente in silenzio, che fa più impressione, e lo lascio gridare. Quando, in seguito, si avvicina a lui, bastano poche parole in tono di dolore: "Hai insultato tua madre! Hai contristato Nostro Signore! ... Finché non ti penti, non ti guarderò più! ..." Per avere un'obbedienza docile dei figli, è necessario dar loro un alto concetto di autorità. Ora i genitori rappresentano la prima autorità che il bambino incontra nella vita. Però, se la mamma non gode della stima dei figli, visto che è nervosa e impaziente, quelli concepiscono l'idea dell'ira, della rabbia materna: non dell'autorità che Dio ha depositato nella madre. Sarà, allora, da meravigliarsi se i bambini si ribellano contro la madre e le mancano di rispetto? La ragione per cui tanti adolescenti non si lasciano più domare, né dai maestri, né da altri superiori, è proprio questa: abituati a disprezzare l'autorità più sacra, affidata da Dio ai genitori, non rispetteranno più nessun'altra autorità.

A. ARRIGHI


Tutte le religioni sono BUONE e portano a DIO? (Spiegazione Cattolica)


 

OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"

 


Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita


8-V-1968 (Varazze) Gesù. Voglio che tu dica a p. G. quanto segue: Non si lasci trascinare da facili entusiasmi, ma persegua il fine con amorevole sforzo e pazienza. Le prove non sono finite; ma oltre queste sorgerà la Luce. Non desista, ma perseveri. Devo esortano ad essere anche più cauto, poiché per ora gli occhi di molti sono chiusi per mio volere. Deve mirare a Me; deve essere certo che Io ho voluto le prove, le incertezze, perché la vostra fede trionfi. Anche Vera ha subito la stessa scossa, ma se confidate in Me, trionferete con Me. Io verrò a voi con la mia Parola, e tu scriverai, perché questa è la mia Volontà. Per entrambi non ci sarà conforto, perché voi siete le "vittime" della mia Opera. Vera scriverà perché Io detterò, e tu G. rassicurati: la mia Parola.giungerà a te perché tu la custodisca. Per ora fai così. Infine aprirà le mie Vie, e tu sarai felice del mio trionfo, felice di avermi servito nelle prove. G., rassicurati: Gesù ti ha parlato. Io ti benedico e aspetto il tuo amore, la tua fede in Me. Vera scriverà, ti scriverà per desiderio mio, per la Gloria mia. Gesù Sacerdote a te, G.!


Commento all‟Apocalisse

 


IV. Vers. 3. E dal fumo del pozzo uscirono locuste sulla terra, e fu dato loro un potere, come l‟hanno gli scorpioni della terra.


Le locuste sono queste ferocissime popolazioni settentrionali, e specialmente e in primo luogo, Goti e Vandali, infetti dell‟eresia ariana. Le chiama metaforicamente„ locuste‟, in primo luogo per significare come queste genti assai popolose, al pari delle cavallette, si sparsero in tutti i popoli e regni, come avvenne di fatto. Scrivono, infatti, Metodio Martire, Giordane Goto, e Paolo Diacono, che da questa pessima terra e popolazione del nord si siano mossi e abbiano tratto origine tutti questi popoli, ossia Masageti, Unni, Amazzoni, Cimbri, Parti, Sueci, Longobardi, Eruli, Winili, Svevi, Bulgari, Tamicilingi, Alemanni, Slavi, Burgundi, Livoni, Servi, Normanni, Corpi, Calti e Cimmerici. Questi popoli, infatti, si riversarono su tutta la terra come locuste e tutto devastarono, così che giustamente parve che Dio li avesse riservati come flagello e castigo della Cristianianità e del mondo intero. Dall‟Aquilone si spanderà la sciagura sopra tutti gli abitanti della terra, dice Geremia (c. I, v. 14; c. IV, vv. 6, 7, 9). In secondo luogo, come le cavallette vanno saltando di luogo in luogo, e, per nutrirsi, devastano campi, pascoli, messi e fiori, così queste genti dalla Spagna passarono in Tracia, in Africa, e poi in Italia e Gallia, distruggendo e saccheggiando. In terzo luogo, come le cavallette sono velocissime e con un solo salto sfuggono a chi tenta di catturarle, così questi popoli li troviamo stabilirsi ora in una parte, ora in un‟altra. E dal fumo del pozzo uscirono sulla terra. A seguito del favore accordato dall‟Imperatore Valente all‟eresia ariana, queste genti vennero contaminate da detto errore. E uscirono, o meglio si mossero, per giusto giudizio di Dio, contro lo stesso Imperatore Valente, e poi contro gli altri regni e terre. E fu dato loro un potere, come l‟hanno gli scorpioni della terra. Sono paragonati questi popoli agli scorpioni in relazione al potere loro concesso da Dio e dalla natura, in primo luogo, in ragione del loro armamento: lo scorpione, infatti, brandisce davanti a sé, e ha la sembianza come di un arco con frecce, ossia i pungiglioni ricurvi e velenosi, con cui punge e uccide gli uomini. Così quei popoli impiegavano in guerra una simile insegna militare, detta arcobalestra, colla quale uccidevano o ferivano gravemente o mortalmente, alla stessa guisa degli scorpioni, con lancio di piccoli e sottili dardi, imbevuti di veleno. Questo loro armamento ha poi un‟altra somiglianza con gli scorpioni, in quanto le punte dell‟arco sembrano chele che brandiscono il pungiglione della coda. In secondo luogo, per la loro celerità. Lo scorpione è infatti velocissimo e rapidissimo nel pungere e ferire con la coda. In pari modo quelle genti erano velocissime e rapidissime nell‟uso delle armi e delle frecce e dei dardi, le quali lanciavano come una pioggia torrenziale, contro i nemici, con inaudita rapidità e veemenza. Per cui portar loro guerra fu sempre impresa difficile e rara la vittoria. In terzo luogo, in ragione della perfidia ariana, che giustamente viene detto veleno potentissimo, con cui questi popoli, via via che ne erano contaminati, lo sparsero dappertutto, trascorrendo di regno in regno e costituendosi dei sovrani eretici, come già detto. Per quarto, lo scorpione è un animale feroce, astuto e malvagio, si nasconde nelle fessure delle pietre, negli angoli delle case, per attaccare d‟improvviso, e chiunque incauto venga punto, è ferito in modo letale. Così anche quelle genti si dimostrarono feroci, e bellicose negli inganni, astute nel costruire ordigni bellici, aggredivano d‟improvviso i nemici, ne invadevano i territori, distruggendone le città, e portando così ovunque moltissime calamità. 

Venerabile Servo di Dio Bartolomeo Holzhauser 


L’ARIDITA’ DELL’ANIMA

 


Il Signore

Mia piccola prediletta, lavoreremo ora sull’aridità dell’anima. Andiamo direttamente al computer. Ecco, cominciamo con una preghiera…

Quando l’anima si sente vuota, va in cerca di fresco e di qualcosa da bere; e molte volte si chiede: dove sta il mio Dio per rinfrescarmi e calmare la mia sete? Dov’è la soave brezza del mio Gesù? Prega un momento e aspetta… prega ancora e aspetta… prega… aspetta… ma non c’è risposta… Le sue lacrime scendono per manifestare il suo bisogno, l’anima ha sete e lotta per controllare questa sete… aspetta e aspetta… Allora, rendendosi conto di stare disperdendo delle energie senza risultato, si abbandona nel silenzio… Accetta, e ora prega senza parole…

E’ come il calore di una estate ardente in mezzo al deserto, quando si prova l’arsura, e quando il vento bollente si incolla al viso e la quiete fa chiedere: come può esserci vita qui? La pelle diventa secca, la sete tortura, si sente la pelle bruciare e di nuovo la domanda: dov’è la bellezza del deserto? Dove sono i cactus lattiginosi e i fiori che attirano le api per ricavare il miele?

E’ lo stesso… ora le nubi cominciano a coprire il sole ardente… Stanca, ti distendi e chiudi gli occhi. La dolce corrente si trasforma in una fresca sorgente; la brezza calda porta una dolce e soave frescura, e tu tranquillamente ti trovi addormentata…

Piccola mia, ho appena descritto come l’anima assettata disperde fino alle sue ultime energie nella ricerca affannosa di acqua  per bere e riprendere vita. E’ il cammino della notte, dove le luci sono così forti che ti accecano e ti procurano angoscia perché la bellezza della vita se ne va. Che fai tu? Disperdi tutta la tua energia cercando di trovare la bellezza e facendolo ti stanchi. Il sole è così forte che prosciuga ogni fonte di energia che esce da te, e ti procura ancora più sete. Cercando di controllare la situazione, cercando di liberare lo spirito, non hai trovato la vita, ma il contrario.

Finalmente, nell’abbandono, la pace e la libertà, il vento fresco e la frescura vengono da Dio a ristorarti. Il deserto si converte in un giardino di bellezza, le montagne fanno ombra al deserto ed espongono alla luce i loro fiori di lavanda addolciti al tramonto del sole… Tutto ciò che tu pensavi stesse per morire a causa di quel calore ardente, sta ora chiaramente irradiando la bellezza del deserto!

Ciò che desidero insegnarvi è questo: rimanete calmi e sereni; nell’aridità dell’anima, rimanete silenziosi. 

Aspettate pazientemente che Dio vi mostri il Suo volto. Non  temete e non affliggetevi, poiché non siete soli. Abbandonatevi e accettatevi così come siete, spogliatevi di voi stessi, siate umili. Non dimenticate che l’umiltà si edifica nel silenzio. Attendete, come Io ho atteso; esaminate il vostro interno, siate semplici. Non lottate per controllare la situazione. Quando camminate in mezzo a una tempesta di sabbia, rimanete calmi; non potete controllare una tempesta di sabbia… Nello stesso modo, l’anima non può controllare l’aridità, poiché controllandola non farebbe che prolungarla, causando più accecamento. Attendete lo spuntare del giorno e con esso tutto sarà rinnovato.

26 ottobre 1996

Catalina rivas

Il Santo Rosario: la scala delle grazie

 


Nel primo libro della Sacra Scrittura, il Genesi, leggiamo l'episodio della visione che ebbe una notte Giacobbe, mentre era in fuga dalla casa paterna per sottrarsi alla persecuzione da parte del fratello Esau che aveva perduto la primogenitura. Giacobbe «fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa» (Gn.28,12).  

Nell'interpretazione dei Santi Padri e dei Santi, la Scala di Giacobbe simboleggia anche la Mediazione universale delle grazie di Maria Santissima, nel senso che per la Mediazione materna di Maria le nostre preghiere salgono fino a Dio, sorgente di ogni grazia, e per la Mediazione materna di Maria le grazie discendono dal Cuore di Dio attraverso le mani misericordiose di Maria che le distribuisce a tutti gli uomini bisognosi.  

Anche il Santo Rosario viene chiamato, per questo, Scala di Giacobbe, e la corona benedetta del Rosario è paragonata alla Scala di Giacobbe per quei cinquanta grani dell'Ave Maria che somigliano ai gradini di una scala su cui salgono le nostre preghiere a Dio e discendono le grazie da Dio: e tutto avviene attraverso e per mezzo di Maria Santissima, la Madre e Mediatrice universale di tutte le grazie da dispensare agli uomini.  

Il sant'Annibale Di Francia, grande apostolo del secolo ventesimo, Fondatore dei "Rogazionisti", ha raccomandato la devozione al Santo Rosario con zelo ardente e ha voluto paragonare il Rosario proprio alla Scala di Giacobbe con queste parole: «Il Rosario è formato di Misteri, Pater, Ave e Gloria e questi sono i vari gradini di questa scala per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie». Possiamo anche pensare che i grani della corona del Rosario diventano gradini della Scala di Giacobbe insieme ai venti quadri evangelici dei misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi, che il Rosario presenta alla nostra contemplazione scandita dal ritmo delle Ave Maria. I venti misteri e le cinquanta Ave Maria, infatti, di posta in posta sostengono l'anima nello sforzo della riflessione e della meditazione contemplativa contro le insidie delle distrazioni che tentano di turbare la preghiera deviando i nostri pensieri e la nostra attenzione di fede e di amore.


Il Rosario è la «Scala bianca»  

L'immagine della scala di grazie ci aiuta a comprendere quanto importante ed efficace sia la preghiera del Rosario per ottenere grazie e benedizioni dalla Tesoriera di tutte le grazie. Se davvero animiamo la nostra fede e il nostro amore alla Madre e Dispensatrice di ogni grazia, nella recita dei nostri Rosari, non potremo non sperimentare anche noi la verità della fecondità di questa preghiera mariana prediletta dalla Madonna e voluta come scala di grazie proprio da Lei, che il papa Leone XIII chiama, appunto, «Inventrice» del Santo Rosario.  

Ma è necessario, è indispensabile, intanto, che recitiamo il Santo Rosario, e che lo recitiamo soprattutto nelle cose più difficili, e che lo recitiamo bene, con attenzione, senza stancarci o scoraggiarci se la grazia o le grazie non arrivano subito. Si sa che tante volte è proprio dal numero dei Rosari e dalla perseveranza nel recitarli che dipende l'ottenimento di una sospirata grazia. Noi vorremmo tutto facile e a poco prezzo. Ma ogni grazia è un tesoro di Dio!  

Una volta san Massimiliano Maria Kolbe, trovandosi in Cina per un impegno importante, si trovò in mezzo a difficoltà impreviste e insuperabili. Ci sarebbe stato solo da scoraggiarsi. Ma il Santo aveva il suo segreto potente. Difatti, scrive lui stesso che cosa fece: «Allora ho recitato molti rosari», e poco dopo, infatti, ... «tutte le difficoltà si sono dileguate in modo insperato una dopo l'altra. Gloria all'Immacolata!».  

Possiamo pensare anche alla Scala bianca di cui parlano le Fonti Francescane, presentandoci un gruppo di frati impegnato a salire verso il cielo su una Scala rossa alla cui cima Gesù è in attesa dell'arrivo dei frati. Ma i frati non reggono alla salita, e cadono l'uno dopo l'altro, appena saliti pochi gradini della Scala rossa. Allora san Francesco esorta i frati a salire per la Scala bianca, alla cui cima si trova la Madonna. Su questa scala, infatti, i frati riescono a salire più agevolmente, raggiungendo tutti la cima per entrare in Paradiso.  

Così è la corona del Santo Rosario: è una scala di grazie, e di tutte le grazie. Non c'è nulla, infatti, che non si possa chiedere, e non c'è nulla che non si possa ottenere con il Santo Rosario. Tocca a noi, però, adoperare questa santa corona senza pigrizie o indolenze, recitando il Rosario per far salire la nostra preghiera e far discendere le grazie dalle mani della Madre di ogni grazia.  

Padre Stefano Manelli