mercoledì 27 maggio 2026
La prova di volontà sulla Terra – La successione di Gesù Il collegamento
La Volontà di Dio
Solo in Me trovate la vostra beatitudine. Una volta vi siete volontariamente allontanati da Me e siete diventati infelici, volontariamente dovete ritornare a Me, per poter essere messi nello stato della beatitudine, che perciò si può trovare soltanto nel collegamento con Me. Nulla può sostituire ciò che trovate in e con Me, e perciò ogni tendere in altra direzione è anche un percorso a vuoto per la vostra anima, che viene soltanto trattenuta sulla via verso la perfezione, che prolunga soltanto il suo ritorno a Me, appena aspira ad un’altra meta che all’unificazione con Me. Io Solo voglio essere la vostra meta, perché Io Solo posso darvi la beatitudine, che avete perduta per vostra propria colpa. Perciò tutta la Mia Preoccupazione sarà di rivolgere a Me la vostra volontà, Io vi guiderò o aggiusterò sempre il vostro destino in modo, che siate spinti a rifugiarvi in Me, ma sempre rispettando la vostra libera volontà.
Ma dato che la vostra volontà stessa è determinante, esiste anche il pericolo, che orientiate questa erroneamente, che tendiate a qualcos’altro e così ritardiate il ritorno a Me. Perché anche il Mio avversario cerca di obbligare la vostra volontà, benché non possa agire su di voi in modo costrittivo. Lui vi mette sempre davanti agli occhi altre mete, che secondo lui dovete seguire, per distrarvi dall’unica vera meta. Ma difficilmente giungerete alla meta per delle deviazioni. Il vostro tempo terreno come uomo passa velocemente, vi è concesso soltanto un breve lasso di tempo, dove potete raggiungere la definitiva unificazione con Me, e se non usate saggiamente questo breve tempo, per voi è perduto. Tramite Gesù Cristo a voi uomini è stata indicata chiaramente la via, dove potete giungere alla totale unificazione con Me; dovete soltanto percorrere la via della successione di Gesù, per giungere sicuramente a Me, ma dovete percorrere coscientemente questa via, dovete tendere le vostre mani verso di Me, affinché Io vi possa afferrare, dovete quindi entrare in contatto mentalmente con Me attraverso l’intima preghiera e mediante una vita nell’amore per ricevere la Mia Forza, che dimostra già il collegamento con Me. Sulla Terra potete giungere alla meta soltanto così, per assolvere il vostro compito terreno, solo così rivolgete coscientemente a Me la vostra volontà e sarete accolti da Me.
La vostra vita terrena ha per scopo solo la messa alla prova della vostra volontà, che si è una volta distolta da Me verso il Mio avversario e che ora deve di nuovo staccarsi da lui e darsi nuovamente totalmente a Me. Dovete entrare in diretto contatto con Me. Comprendete ciò che vi chiedo? Che Io Solo voglio riempire il vostro cuore, che lo dovete preparare per Me unicamente, che voglio Essere vostro Signore e Re, che non posso tollerare accanto a Me degli dei stranieri, ai quali rivolgete i vostri pensieri, perché questi ostacolano poi una totale unificazione con Me, perché Io voglio possedere il vostro amore non diviso, tutto il vostro cuore e la vostra volontà. Una volta dovevate decidervi fra Me ed il Mio avversario, il quale però avete seguito nell’amore cieco e avete abbandonato Me. Così ora dovete abbandonare tutto sulla Terra e seguire unicamente Me. Allora superate la prova della vostra vita terrena, orientate bene la vostra volontà e vi conquistate di nuovo il diritto sulla beatitudine che dura in eterno. E dato che la vostra caduta d’un tempo aveva la sua motivazione nel fatto che non potevate contemplarMi e volevo rendervi facile la via del ritorno a Me, Io Stesso Sono diventato contemplabile per voi in Gesù Cristo, affinché Lo dobbiate ora amare ed aspirare a Lui e con ciò confessarvi per Me, perché Io Stesso Mi Sono incorporato in Gesù Cristo, per Essere per voi uomini un Dio contemplabile, al Quale potete ora donare tutto il vostro amore e conquistarvi il Suo Amore, il Quale vuole accogliervi nel Suo Regno, per prepararvi delle eterne Beatitudini, che potete gustare nella totale unificazione con Me.
10. maggio 1953
La croce di sapere che i propri patimenti sono noti agli altri: e questa fu anche una pena di Gesù
Così passai parecchi anni, soffrendo da parte delle creature, dai demoni e direttamente da Dio. Delle volte giungevo a tanta amarezza da parte delle creature e del modo come la pensavano, che avevo vergogna di farmi vedere da qualunque persona, tanto che il mio più grande sacrificio era il comparire in mezzo a persone. Tanto era il rossore e la confusione, [75] che mi sentivo istupidire. Ci furono altre visite di altri medici, ma non ci riuscirono a nulla.59
Delle volte, versando amare lacrime, gli dicevo con tutto il cuore: “Signore, come si sono rese pubbliche le mie sofferenze, non solo alla famiglia, ma anche agli estranei. Mi vedo tutta coperta di confusione, mi pare che tutti mi segnano a dito, come se queste sofferenze fossero le più cattive azioni. Io stessa non so dire che cosa mi è successo. Deh, Voi solo potete liberarmi da tale pubblicità e farmi patire di nascosto. Ve ne prego, Ve ne scongiuro, esauditemi!”
Delle volte, anche il Signore faceva mostra di non ascoltarmi ed aumentava le mie pene. Alle volte, poi, mi compativa dicendomi: “Povera figlia, vieni a Me, ché ti voglio consolare. Tu hai ragione che soffri, ma non ti ricordi tu che anch’o, oh, quanto più soffrii? Fino a un certo punto furono nascoste le mie pene, ma quando la Volontà del Padre giunse, di patire in [76] pubblico, prontamente uscii ad incontrare confusioni, obbrobri, disprezzi, fino ad essere spogliato nudo in mezzo ad un popolo numerosissimo. Potresti tu immaginare confusione più grande di questa? La mia natura sentiva molto questa specie di sofferenza, ma avevo l’occhio fisso alla Volontà del Padre ed offrivo quelle pene in riparazione di tanti che commettono le più nefande azioni pubblicamente ad occhi aperti, menandone vanto, senza il minimo rossore. Gli dicevo: «Padre, accettate la confusione e gli obbrobri miei, in riparazioni di tanti che hanno la sfacciataggine di offendervi così liberamente, senza il minimo dispiacere; perdonate, date loro lume, affinché vedano la bruttezza del peccato e si convertano». Anche a te voglio farti partecipe di questa specie di sofferenza. Non sai tu che i più bei regali che posso dare alle anime che amo sono le croci e le pene? Tu sei bambinella ancora [77] nella via della Croce; perciò ti senti troppo debole. Quando ti sarai fatta grande e avrai conosciuto quanto sia prezioso il patire, allora ti sentirai più forte. Perciò appoggiati a Me, riposati, che così acquisterai fortezza”.
- Tu Mi parli dell'Europa... Ti rispondo: l'Europa ha apostatato ufficialmente e, sì, la figlia maggiore è la principale istigatrice di questo rinnegamento.
- Gesù, Ti presento una richiesta riguardante l'Europa che ha fatto la scelta di cancellare ogni riferimento cristiano sotto pressione in particolare dalla Francia.
- Tu Mi parli dell'Europa... Ti rispondo: l'Europa ha apostatato ufficialmente e, sì, la figlia maggiore è la principale istigatrice di questo rinnegamento.
Poveri popoli d'Europa, senza Dio, senza anima, senza guida, alla mercé delle orde che si tengono pronte da lungo tempo. Che dolore ha ricevuto il Mio Sacro Cuore da Sua figlia maggiore, il giorno stesso della Sua festa! Che tristezza, che pena... Eppure, vai in Pace, ti benedico.
Domenica 20 giugno 2004
AGNÈS-MARIE
Madonna Addolorata di Umbe
Apparizioni Mariane
Appare a Felipa Sistiaga di Arrieta, di 33 anni, in una fattoria nei boschi sui monti di Umbe nella regione di Vizcaya, Spagna. Vi furono più di cento apparizioni dal 25 marzo 1941 al 1° settembre 1979. A cinquanta metri dal luogo si trova un pozzo, benedetto dalla Madonna, e molti dicono di essere stati guariti. Si è anche costruita una cappella.
La Madonna parla dei grandi cataclismi che minacciano l’umanità. Il 22 luglio 1971 diceva: «Sono apparsa in molti luoghi della terra, ma sono pochi quelli che credono in me. Prima del castigo darò un avviso. Si illuminerà il cielo con una grande croce che scomparendo produrrà un’immensa luce bianca di tale forza che impedirà la vista del sole. In seguito, un vento caldissimo sferzerà tutta la terra. Molti moriranno dalla paura».
Il 2 ottobre 1971: «Pregate, figli miei, e fate penitenza».
Il 28 febbraio 1976: «Arrivano giorni di purificazione, disordini di sangue, cattivi raccolti, fame, malattie e morte. La Chiesa sembrerà sparire e resterà come distrutta. Io sarò la vostra forza e la vostra consolazione in questi giorni».
Come in altre apparizioni, parla della grande apostasia, della perdita della fede, di una grande tribolazione per l’umanità. Così come a Garabandal, Fatima, La Salette o Medjugorje ci parla di un avviso, del miracolo e del castigo, prima del trionfo completo di Cristo.
Appariva vestita di nero come Madre Addolorata.
Padre Angel Peña
Volete che Io dica “Sì” o “No” ---- “destra” o “sinistra”, ma vi dico che è la vostra fede nella bontà e nella potenza di Dio che illumina il cammino della vostra anima e quindi la direzione che la vostra vita prenderà.
Nostra Signora delle Sierras
(Maria)
Miei cari figli,
Venite a me con tante domande — domande alle quali, nel tempo perfetto di Dio, verrà data risposta. Volete che Io dica “Sì” o “No” ---- “destra” o “sinistra”, ma vi dico che è la vostra fede nella bontà e nella potenza di Dio che illumina il cammino della vostra anima e quindi la direzione che la vostra vita prenderà. Permettete ai vostri cuori e alle vostre menti di aprirsi al Suo amore, poiché è nel Suo amore perfetto che dimorano la vera conoscenza e la tranquillità del Cuore.
Non soffermatevi sugli eventi futuri, poiché il male cercherà di distruggere la vostra pace. I tempi saranno difficili, miei cari, e ad alcuni sarà chiesto di soffrire più dei loro vicini, ma tutto questo fa parte del piano divino di Dio. Siate protagonisti della vita ---- non spettri (fantasmi) ---- poiché troppo presto vi renderete conto di ciò che avete lasciato incompiuto. Non potete cancellare gli errori del passato, ma il perdono è lì a chi lo chiede ---- grande è la Misericordia di Gesù.
Continuate a sviluppare una vita di preghiera più forte, poiché questo è il vero cibo di cui vi nutrirete. Pace e amore!
7 novembre 1997
FENOMENI MISTICI CONCOMITANTI
EPISTOLARIO
La fenomenologia mistica affiora quasi ad ogni pagina dell'epistolario. Esorbita da questa presentazione introduttiva, forzatamente succinta e frammentaria, l'analisi di tutti i doni mistici, con cui Dio adornò quest'anima privilegiata. Accenneremo appena ai principali, stralciando squarci di lettere, per mettere in rilievo la loro esistenza, il posto che occupano in questo itinerario spirituale e l'idea personale che dei medesimi aveva padre Pio. Questa tappa dell'itinerario spirituale è polarizzata intorno all'amore di Dio e caratterizzata da alcuni fenomeni concomitanti che studieremo nel presente capitolo. La intensità dell'amore di Dio è così forte e penetrante che alle volte esplode improvvisamente in effetti transitori sorprendenti, e questi non si esauriscono nei nascosti recessi dello spirito e negl'intimi rapporti dell'anima con Dio, ma investono altresì l'attività delle potenze e dei sensi e si riflettono, in qualche modo, su tutto l'organismo.
Padre Pio descrive questi fenomeni mistici in pagine dense di pensiero e cariche d'esperienza. Noi adottando la terminologia comunemente ammessa dagli specialisti, raggruppiamo in tre categorie principali i detti fenomeni, concomitanti questa fase della vita contemplativa o vita d'unione e riscontrati nell'epistolario: 1) impeti o trasporti d'amore, 2) tocchi divini; 3) ferite e piaghe d'amore. Ci sembra superfluo avvertire che certi aspetti di tali fenomeni appaiono in grado più o meno elevato e con più o meno frequenza nelle tre categorie suaccennate. Non lo dimentichi il lettore dei brani da noi scelti per illustrare i singoli fenomeni. 1. Impeti d'amore. Sono trasporti ispirati dalla intensità e dalla forza dell'amore di Dio. L'anima si sente come divorata da una fame e da una sete di corrispondere all'amore divino, e non potendo saziarle cade in deliquio e prorompe in lagrime. L'impeto amoroso si riflette così vivamente nel corpo, che pur aumentando notevolmente le energie dello spirito causa gli effetti di una vera malattia ed esso si sente languire. L'acerbo dolore è controbilanciato da indicibile soavità. L'anima anela a congiungersi definitivamente a Dio: "Sentomi il cuore e le viscere tutte assorbite da fiamme di un grandissimo fuoco che si vanno sempre ingagliardendo. Tali fiamme fanno uscire la povera anima in flebili sospiri. Eppure chi il crederebbe? In un medesimo tempo l'anima sente, assieme al martirio atrocissimo che le viene cagionato dalle suddette fiamme, una soavità estremamente eccessiva, che tutto mi lascia divampare d'amor grande di Dio. Mi sento annicchilito, padre mio, e non trovo luogo per potermi nascondere a tale dono del divin Maestro. IO sono ammalato, ed ammalato di cuore. Non ne posso proprio più; il filo sembra che sia per spezzarsi da un momento all'altro e questo momento non si vede giungere. Quanto è triste, padre mio, lo stato di un'anima a cui Iddio l'ha fatta infermare del suo amore. Per carità, pregate il Signore che ponga fine ai miei giorni, che non sento affatto più la forza di poterla continuare in simile stato. Non veggo altro rimedio alla mia malattia del cuore se non quello d'essere una buona volta consunto da queste fiamme che bruciano e non mai consumano. Non crediate poi che sia la sola anima quella che partecipi ad un tale martirio; anche il corpo vi partecipa, sebbene indirettamente, in un grado altissimo. Da che dura questa divina operazione, il corpo è per divenire impotente a tutto" (30 1 1915). "E purtroppo questa luce non è venuta mai meno, ma dovete ancora convenire meco che l'è appunto questa luce che cagiona al povero spirito una pena superiore ad ogni umano concetto; ella rappresenta in tal modo la divina bontà da non poter l'anima goderne con possedimento d'amore, ma solo ella sospira da lungi un tal possesso con desideri penosi: tale luce fa anelare l'anima a Dio, fonte di ogni bene e che il più delle volte è stretta a palesare la pena delle sue brame con un profluvio di lacrime" (9 5 1915; cf. anche 17 10 1915; 2 4 1917; 16 7 1917). "Padre, lo strazio che sento nell'anima e nel corpo per l'operazioni avvenute [trasverberazione e stigmatizzazione] e che perdurano sempre, quando avranno fine? Dio mio, padre mio, io non ne posso più. Mi sento morire di mille morti in ogni istante. Mi sento divorare da una forza misteriosa, intima e penetrante che mi tiene sempre in un dolce, ma dolorosissimo deliquio. Che cosa è mai questo? lamentarsi con Dio di tanta durezza è colpa?" (20 12 1918).
PADRE PIO DA PIETRELCINA
Visione del Paradiso
È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore
Visione del Paradiso
(CEV) "I Quaderni 1943", p. 386. Maria Valtorta: "Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri [...] Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant'alto, informano, regolano, provvedono a tutto l'universo creato. Come già l'altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.
Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi... finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d'un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico "rosa" per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.
Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell'Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma... oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell'Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell'Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.
Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l'occhio spirituale, abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.
E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente.
Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant'altra, la annullava facendola come un'ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito... Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.
Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l'abito regale che ne copriva le Membra Santissime senza celarne la bellezza superindescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.
Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.
Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Santissima Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto - le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani - e col volto lievemente alzato - il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto - guardava, adorando, il Padre e il Figlio.
Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: "Sanctus! ", diceva: "Adoro Te!" unicamente col suo sguardo.
[Maria] guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: "Ti amo!!'. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell'Infanzia e nella Morte. Ella diceva: "Figlio mio!", "Gioia mia!", "Mio amore!" unicamente col suo sguardo.
Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l'Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell'Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: "Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l'eternità". E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.
E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall'Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l'Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell'Amore!
Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l'oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l'oceano ha acque per tutta la Terra. Così la Luce dell'Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all'Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.
Ecco che questo si svelava nei suoi particolari... Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore.
Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano... sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.
Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all'occhio e - fa impressione - al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall'altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell'età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l'aspetto sono di dignità patriarcale.
Fra i molti... oh! quanto popolo di santi!... e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l'amore di questo esercito di angeli e beati...
Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null'altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.
Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle Tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d'amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime... Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.
Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all'Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell'espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!
È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall'Amore. Il Paradiso è Amore. È l'Amore che in esso crea tutto. È l'Amore la base su cui tutto si posa. È l'Amore l'apice da cui tutto viene.
Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l'Amore. Il Canto è perché è l'Amore. La Vita è perché è l'Amore. Oh! Amore! Amore! Amore! ... Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.
Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia...
LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI - BAMBINI RIBELLI
LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI
BAMBINI RIBELLI
Molte sono le madri che si lamentano dei loro figli, già insolenti e capricciosi. Ho sentito più di una mamma sconsolata e disperata esclamare più o meno così:
Infine, non so più come procedere per farli obbedire! Sono diventati così disobbedienti e testardi che non hanno paura di nulla! Rispondono con un'impudenza incredibile. Li chiamo in tutti i modi: inutile! Li picchio duramente: è la stessa cosa! E molte volte mi fanno dire parolacce e sciocchezze che non so più cosa dico; ma loro, lontani dal temere, insistono ancora di più; e, con un'impudenza inaudita, osano rispondermi con maleducazione... incredibile! Ai miei tempi non si osava tanto! Guai a chi proferisse una parola contro i genitori! Oggi, al contrario, non c'è più rispetto, né legge né autorità per loro. Sono diventati tutti malvagi! ...
Malvagi? Non tutti; solo quelli, sebbene molti, che sono educati così! È tutta questione di metodo, di educazione. Osservate come si forma questa impudenza: una madre chiama il figlio che è fuori a giocare; lui, tutto concentrato sul gioco, dice "no" e non si muove; la madre allora lo apostrofa con parolacce, e, strano! lo lascia continuare; allora il piccolo ribelle, che ha perso anche la stima per la propria madre sconsiderata, non teme di mancarle di rispetto, ripetendo le stesse parole imparate dalle labbra materne. La madre, allora, indignata da tali nomi, crede di rimediare, sfogando la sua collera con una pioggia di imprecazioni e un'intemperanza di botte. Il risultato è quello che tutti conoscono: una grande avversione del piccolo per la madre, da cui ha perso la stima e l'affetto filiale, e questo con maggiore ostinazione nella disobbedienza. Non è possibile educare con metodi violenti, sotto il suono delle botte! C'è la persuasione distillata con grande calma e dignità! Gli impulsi sfrenati dell'ira, da parte di chi deve comandare, fanno perdere la stima e il rispetto in chi deve obbedire. Per questo, la severità della madre non dovrebbe mai confondersi con gli accessi di impazienza, o con le esplosioni della collera: con questo, si otterrebbe l'effetto contrario, danneggiando l'educazione dei figli. Picchiare un bambino, con ira, per qualsiasi motivo, è, dunque, sempre una crudeltà, una vigliaccheria che deposita nel suo spirito una profonda avversione, di cui non si dimenticherà mai! Quelle madri che si lamentano dei loro figli ingrati, senza alcun amore filiale, senza cuore per chi ha dato loro la vita, devono ricordarsi di tutti i loro eccessi nervosi, non mossi, certamente, dall'amore, e riconoscere di essere state loro, con quegli atti violenti, le assassine dell'amore. La severità della madre deve essere soprattutto piena di dignità: nel dispiacere di dover castigare o rimproverare, deve trasparire l'amore! Se manca il controllo dei nervi, mancherà il vero amore; e la punizione produce un male morale più nocivo del male corporale. La rimprovero e la punizione, per essere efficaci, devono essere eccezioni: non cose abituali! Il castigo deve essere un ricordo raro: "Quel giorno - dirà il figlio - la mamma era molto severa! Quel giorno la mamma mi ha dato uno schiaffo! ..." Se, al contrario, diventa abitudine non impressionerà più, perché il bambino non gli dà più alcuna attenzione. "È una furiosa come le altre", pensa lui; aspetta che passi la furia, poi farà come la prima volta, e anche peggio. Quando, però, una giusta severità, proporzionata alla mancanza, (affinché il bambino sappia distinguere le grandi mancanze da quelle lievi), quando una giusta severità viene applicata in tempo, con dignità e nella sua giusta misura, diventa, allora, un mezzo efficace di educazione. Un bambino osò insultare la mamma; che farà questa, di fronte a tanta audacia? Gli darò due schiaffi o due sculacciate molto seriamente, possibilmente in silenzio, che fa più impressione, e lo lascio gridare. Quando, in seguito, si avvicina a lui, bastano poche parole in tono di dolore: "Hai insultato tua madre! Hai contristato Nostro Signore! ... Finché non ti penti, non ti guarderò più! ..." Per avere un'obbedienza docile dei figli, è necessario dar loro un alto concetto di autorità. Ora i genitori rappresentano la prima autorità che il bambino incontra nella vita. Però, se la mamma non gode della stima dei figli, visto che è nervosa e impaziente, quelli concepiscono l'idea dell'ira, della rabbia materna: non dell'autorità che Dio ha depositato nella madre. Sarà, allora, da meravigliarsi se i bambini si ribellano contro la madre e le mancano di rispetto? La ragione per cui tanti adolescenti non si lasciano più domare, né dai maestri, né da altri superiori, è proprio questa: abituati a disprezzare l'autorità più sacra, affidata da Dio ai genitori, non rispetteranno più nessun'altra autorità.
A. ARRIGHIOPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"
Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita
8-V-1968 (Varazze) Gesù. Voglio che tu dica a p. G. quanto segue: Non si lasci trascinare da facili entusiasmi, ma persegua il fine con amorevole sforzo e pazienza. Le prove non sono finite; ma oltre queste sorgerà la Luce. Non desista, ma perseveri. Devo esortano ad essere anche più cauto, poiché per ora gli occhi di molti sono chiusi per mio volere. Deve mirare a Me; deve essere certo che Io ho voluto le prove, le incertezze, perché la vostra fede trionfi. Anche Vera ha subito la stessa scossa, ma se confidate in Me, trionferete con Me. Io verrò a voi con la mia Parola, e tu scriverai, perché questa è la mia Volontà. Per entrambi non ci sarà conforto, perché voi siete le "vittime" della mia Opera. Vera scriverà perché Io detterò, e tu G. rassicurati: la mia Parola.giungerà a te perché tu la custodisca. Per ora fai così. Infine aprirà le mie Vie, e tu sarai felice del mio trionfo, felice di avermi servito nelle prove. G., rassicurati: Gesù ti ha parlato. Io ti benedico e aspetto il tuo amore, la tua fede in Me. Vera scriverà, ti scriverà per desiderio mio, per la Gloria mia. Gesù Sacerdote a te, G.!
Commento all‟Apocalisse
IV. Vers. 3. E dal fumo del pozzo uscirono locuste sulla terra, e fu dato loro un potere, come l‟hanno gli scorpioni della terra.
Le locuste sono queste ferocissime popolazioni settentrionali, e specialmente e in primo luogo, Goti e Vandali, infetti dell‟eresia ariana. Le chiama metaforicamente„ locuste‟, in primo luogo per significare come queste genti assai popolose, al pari delle cavallette, si sparsero in tutti i popoli e regni, come avvenne di fatto. Scrivono, infatti, Metodio Martire, Giordane Goto, e Paolo Diacono, che da questa pessima terra e popolazione del nord si siano mossi e abbiano tratto origine tutti questi popoli, ossia Masageti, Unni, Amazzoni, Cimbri, Parti, Sueci, Longobardi, Eruli, Winili, Svevi, Bulgari, Tamicilingi, Alemanni, Slavi, Burgundi, Livoni, Servi, Normanni, Corpi, Calti e Cimmerici. Questi popoli, infatti, si riversarono su tutta la terra come locuste e tutto devastarono, così che giustamente parve che Dio li avesse riservati come flagello e castigo della Cristianianità e del mondo intero. Dall‟Aquilone si spanderà la sciagura sopra tutti gli abitanti della terra, dice Geremia (c. I, v. 14; c. IV, vv. 6, 7, 9). In secondo luogo, come le cavallette vanno saltando di luogo in luogo, e, per nutrirsi, devastano campi, pascoli, messi e fiori, così queste genti dalla Spagna passarono in Tracia, in Africa, e poi in Italia e Gallia, distruggendo e saccheggiando. In terzo luogo, come le cavallette sono velocissime e con un solo salto sfuggono a chi tenta di catturarle, così questi popoli li troviamo stabilirsi ora in una parte, ora in un‟altra. E dal fumo del pozzo uscirono sulla terra. A seguito del favore accordato dall‟Imperatore Valente all‟eresia ariana, queste genti vennero contaminate da detto errore. E uscirono, o meglio si mossero, per giusto giudizio di Dio, contro lo stesso Imperatore Valente, e poi contro gli altri regni e terre. E fu dato loro un potere, come l‟hanno gli scorpioni della terra. Sono paragonati questi popoli agli scorpioni in relazione al potere loro concesso da Dio e dalla natura, in primo luogo, in ragione del loro armamento: lo scorpione, infatti, brandisce davanti a sé, e ha la sembianza come di un arco con frecce, ossia i pungiglioni ricurvi e velenosi, con cui punge e uccide gli uomini. Così quei popoli impiegavano in guerra una simile insegna militare, detta arcobalestra, colla quale uccidevano o ferivano gravemente o mortalmente, alla stessa guisa degli scorpioni, con lancio di piccoli e sottili dardi, imbevuti di veleno. Questo loro armamento ha poi un‟altra somiglianza con gli scorpioni, in quanto le punte dell‟arco sembrano chele che brandiscono il pungiglione della coda. In secondo luogo, per la loro celerità. Lo scorpione è infatti velocissimo e rapidissimo nel pungere e ferire con la coda. In pari modo quelle genti erano velocissime e rapidissime nell‟uso delle armi e delle frecce e dei dardi, le quali lanciavano come una pioggia torrenziale, contro i nemici, con inaudita rapidità e veemenza. Per cui portar loro guerra fu sempre impresa difficile e rara la vittoria. In terzo luogo, in ragione della perfidia ariana, che giustamente viene detto veleno potentissimo, con cui questi popoli, via via che ne erano contaminati, lo sparsero dappertutto, trascorrendo di regno in regno e costituendosi dei sovrani eretici, come già detto. Per quarto, lo scorpione è un animale feroce, astuto e malvagio, si nasconde nelle fessure delle pietre, negli angoli delle case, per attaccare d‟improvviso, e chiunque incauto venga punto, è ferito in modo letale. Così anche quelle genti si dimostrarono feroci, e bellicose negli inganni, astute nel costruire ordigni bellici, aggredivano d‟improvviso i nemici, ne invadevano i territori, distruggendone le città, e portando così ovunque moltissime calamità.
Venerabile Servo di Dio Bartolomeo Holzhauser
L’ARIDITA’ DELL’ANIMA
Il Signore
Mia piccola prediletta, lavoreremo ora sull’aridità dell’anima. Andiamo direttamente al computer. Ecco, cominciamo con una preghiera…
Quando l’anima si sente vuota, va in cerca di fresco e di qualcosa da bere; e molte volte si chiede: dove sta il mio Dio per rinfrescarmi e calmare la mia sete? Dov’è la soave brezza del mio Gesù? Prega un momento e aspetta… prega ancora e aspetta… prega… aspetta… ma non c’è risposta… Le sue lacrime scendono per manifestare il suo bisogno, l’anima ha sete e lotta per controllare questa sete… aspetta e aspetta… Allora, rendendosi conto di stare disperdendo delle energie senza risultato, si abbandona nel silenzio… Accetta, e ora prega senza parole…
E’ come il calore di una estate ardente in mezzo al deserto, quando si prova l’arsura, e quando il vento bollente si incolla al viso e la quiete fa chiedere: come può esserci vita qui? La pelle diventa secca, la sete tortura, si sente la pelle bruciare e di nuovo la domanda: dov’è la bellezza del deserto? Dove sono i cactus lattiginosi e i fiori che attirano le api per ricavare il miele?
E’ lo stesso… ora le nubi cominciano a coprire il sole ardente… Stanca, ti distendi e chiudi gli occhi. La dolce corrente si trasforma in una fresca sorgente; la brezza calda porta una dolce e soave frescura, e tu tranquillamente ti trovi addormentata…
Piccola mia, ho appena descritto come l’anima assettata disperde fino alle sue ultime energie nella ricerca affannosa di acqua per bere e riprendere vita. E’ il cammino della notte, dove le luci sono così forti che ti accecano e ti procurano angoscia perché la bellezza della vita se ne va. Che fai tu? Disperdi tutta la tua energia cercando di trovare la bellezza e facendolo ti stanchi. Il sole è così forte che prosciuga ogni fonte di energia che esce da te, e ti procura ancora più sete. Cercando di controllare la situazione, cercando di liberare lo spirito, non hai trovato la vita, ma il contrario.
Finalmente, nell’abbandono, la pace e la libertà, il vento fresco e la frescura vengono da Dio a ristorarti. Il deserto si converte in un giardino di bellezza, le montagne fanno ombra al deserto ed espongono alla luce i loro fiori di lavanda addolciti al tramonto del sole… Tutto ciò che tu pensavi stesse per morire a causa di quel calore ardente, sta ora chiaramente irradiando la bellezza del deserto!
Ciò che desidero insegnarvi è questo: rimanete calmi e sereni; nell’aridità dell’anima, rimanete silenziosi.
Aspettate pazientemente che Dio vi mostri il Suo volto. Non temete e non affliggetevi, poiché non siete soli. Abbandonatevi e accettatevi così come siete, spogliatevi di voi stessi, siate umili. Non dimenticate che l’umiltà si edifica nel silenzio. Attendete, come Io ho atteso; esaminate il vostro interno, siate semplici. Non lottate per controllare la situazione. Quando camminate in mezzo a una tempesta di sabbia, rimanete calmi; non potete controllare una tempesta di sabbia… Nello stesso modo, l’anima non può controllare l’aridità, poiché controllandola non farebbe che prolungarla, causando più accecamento. Attendete lo spuntare del giorno e con esso tutto sarà rinnovato.
26 ottobre 1996
Catalina rivas
Il Santo Rosario: la scala delle grazie
Nel primo libro della Sacra Scrittura, il Genesi, leggiamo l'episodio della visione che ebbe una notte Giacobbe, mentre era in fuga dalla casa paterna per sottrarsi alla persecuzione da parte del fratello Esau che aveva perduto la primogenitura. Giacobbe «fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa» (Gn.28,12).
Nell'interpretazione dei Santi Padri e dei Santi, la Scala di Giacobbe simboleggia anche la Mediazione universale delle grazie di Maria Santissima, nel senso che per la Mediazione materna di Maria le nostre preghiere salgono fino a Dio, sorgente di ogni grazia, e per la Mediazione materna di Maria le grazie discendono dal Cuore di Dio attraverso le mani misericordiose di Maria che le distribuisce a tutti gli uomini bisognosi.
Anche il Santo Rosario viene chiamato, per questo, Scala di Giacobbe, e la corona benedetta del Rosario è paragonata alla Scala di Giacobbe per quei cinquanta grani dell'Ave Maria che somigliano ai gradini di una scala su cui salgono le nostre preghiere a Dio e discendono le grazie da Dio: e tutto avviene attraverso e per mezzo di Maria Santissima, la Madre e Mediatrice universale di tutte le grazie da dispensare agli uomini.
Il sant'Annibale Di Francia, grande apostolo del secolo ventesimo, Fondatore dei "Rogazionisti", ha raccomandato la devozione al Santo Rosario con zelo ardente e ha voluto paragonare il Rosario proprio alla Scala di Giacobbe con queste parole: «Il Rosario è formato di Misteri, Pater, Ave e Gloria e questi sono i vari gradini di questa scala per la quale salgono le nostre preghiere, e discendono le grazie». Possiamo anche pensare che i grani della corona del Rosario diventano gradini della Scala di Giacobbe insieme ai venti quadri evangelici dei misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi, che il Rosario presenta alla nostra contemplazione scandita dal ritmo delle Ave Maria. I venti misteri e le cinquanta Ave Maria, infatti, di posta in posta sostengono l'anima nello sforzo della riflessione e della meditazione contemplativa contro le insidie delle distrazioni che tentano di turbare la preghiera deviando i nostri pensieri e la nostra attenzione di fede e di amore.
Il Rosario è la «Scala bianca»
L'immagine della scala di grazie ci aiuta a comprendere quanto importante ed efficace sia la preghiera del Rosario per ottenere grazie e benedizioni dalla Tesoriera di tutte le grazie. Se davvero animiamo la nostra fede e il nostro amore alla Madre e Dispensatrice di ogni grazia, nella recita dei nostri Rosari, non potremo non sperimentare anche noi la verità della fecondità di questa preghiera mariana prediletta dalla Madonna e voluta come scala di grazie proprio da Lei, che il papa Leone XIII chiama, appunto, «Inventrice» del Santo Rosario.
Ma è necessario, è indispensabile, intanto, che recitiamo il Santo Rosario, e che lo recitiamo soprattutto nelle cose più difficili, e che lo recitiamo bene, con attenzione, senza stancarci o scoraggiarci se la grazia o le grazie non arrivano subito. Si sa che tante volte è proprio dal numero dei Rosari e dalla perseveranza nel recitarli che dipende l'ottenimento di una sospirata grazia. Noi vorremmo tutto facile e a poco prezzo. Ma ogni grazia è un tesoro di Dio!
Una volta san Massimiliano Maria Kolbe, trovandosi in Cina per un impegno importante, si trovò in mezzo a difficoltà impreviste e insuperabili. Ci sarebbe stato solo da scoraggiarsi. Ma il Santo aveva il suo segreto potente. Difatti, scrive lui stesso che cosa fece: «Allora ho recitato molti rosari», e poco dopo, infatti, ... «tutte le difficoltà si sono dileguate in modo insperato una dopo l'altra. Gloria all'Immacolata!».
Possiamo pensare anche alla Scala bianca di cui parlano le Fonti Francescane, presentandoci un gruppo di frati impegnato a salire verso il cielo su una Scala rossa alla cui cima Gesù è in attesa dell'arrivo dei frati. Ma i frati non reggono alla salita, e cadono l'uno dopo l'altro, appena saliti pochi gradini della Scala rossa. Allora san Francesco esorta i frati a salire per la Scala bianca, alla cui cima si trova la Madonna. Su questa scala, infatti, i frati riescono a salire più agevolmente, raggiungendo tutti la cima per entrare in Paradiso.
Così è la corona del Santo Rosario: è una scala di grazie, e di tutte le grazie. Non c'è nulla, infatti, che non si possa chiedere, e non c'è nulla che non si possa ottenere con il Santo Rosario. Tocca a noi, però, adoperare questa santa corona senza pigrizie o indolenze, recitando il Rosario per far salire la nostra preghiera e far discendere le grazie dalle mani della Madre di ogni grazia.
Padre Stefano Manelli
«Sono io. Non temete»
«Il Dio di maestà, colui che ha ogni potere su di voi, sono io. Non temete!
Il Signore del cielo e della terra, è questo Gesù che vi parla come un amico, sono io. Non temete!
La guida che vi traccia la via e vi conduce attraverso sentieri a volte tortuosi e scoscesi, sono io. Non temete!
Il confidente che a sera accoglie la vostra stanchezza con tutto il peso delle mancanze della giornata, sono io. Non temete!
Il Giudice che riceve la vostra domanda di perdono e vi apre le braccia della misericordia, sono io. Non temete! Quando avete la gioia e temete di perderla, sono io.
Non temete!
Quando arriva la sofferenza e il dolore si presenta improvviso, sono io.
Non temete!
Quando vorreste amarmi e sentite nel vostro cuore un vuoto desolante, sono io.
Non temete!
Quando desiderate pregare e trovate solo un'assenza, sono io.
Non temete!
Quando nell'ora della morte qualcuno vi chiamerà e vi accoglierà in un altro mondo, sono io. Non temete!»
VI PROTEGGERÒ DALLE CALAMITÀ CHE SI ABBATTONO SUL MONDO!
(Messaggio ricevuto da MYRIAM e MARIE il 26 maggio 2026)
IO SONO DIO Onnipotente: «DIO d’Amore che vi ama»!
Sì, Miei Amati, IO vi amo così come siete... Lasciatevi trasportare dal Mio Amore e, così, potrò compiere meraviglie in voi!
Sì, Miei Amati, lasciate che il Mio Amore entri in voi: non spegnete l’Amore: non spegnete l’Amore del vostro DIO: come ha fatto gran parte del mondo, che ha lasciato entrare l’odio in sé: Attraverso l’odio, la violenza, la sofferenza e la morte dell’anima.
AmateMi, Miei Amati, amateMi come IO vi amo: Consolate il mio cuore ferito... Con il vostro amore: «Consolate la Mia dolce mamma, con il vostro amore e con una fiducia totale in DIO, nell’Amore»!
IO vi proteggerò dai flagelli che si abbattono sul mondo.
AMEN, AMEN, AMEN,
Ricevete, Miei cari, la Mia Santissima Benedizione, insieme a quella della Beata VERGINE MARIA che È tutta Pura e Santa: «L'IMMACOLATA CONCEZIONE DIVINA» e di San GIUSEPPE, Suo castissimo sposo:
NEL NOME DEL PADRE,
NEL NOME DEL FIGLIO,
NEL NOME DEL SANTO SPIRITO,
AMEN, AMEN, AMEN,
IO SONO DIO Onnipotente: Salvatore del mondo: RE di tutto l’universo, IO SONO l’Amore che vi ama, che viene a liberarvi, che viene a darvi la vera libertà: La libertà che viene da DIO e non dagli uomini!
IO SONO!
IO vi do la Mia PACE! , Amen ….
( Alla fine del messaggio ricevuto, abbiamo cantato:
Pregate il Magnificat
Canto della promessa
Coronata di stelle
Il dramma della fine dei tempi
I segni precursori
( Primo articolo aprile 1885 )
I
Il tema della fine del mondo è stato agitato dall'inizio della Chiesa. San Paolo aveva dato su questo punto preziose lezioni ai cristiani di Tessalonica; e come a dispetto dei suoi insegnamenti orali, gli spiriti erano ancora inquieti a causa di predizioni e dicerie senza fondamento, gli rivolge una lettera molto grave per calmare queste inquietudini.
Osserviamo, come corollario di questa interpretazione, che i massoni si oppongono innanzitutto e soprattutto al ripristino del potere cristiano. Che un principe si annunci come cristiano, si mettono in atto tutti i mezzi per disfarsene. È ciò che non deve venire a nessun prezzo 9. Così, dunque, il potere cristiano è ciò che impedirebbe alla setta di raggiungere il suo obiettivo.
D'altra parte, le razze latine sono destinate o a esercitare un'influenza cattolica nel mondo, o ad abdicare. La loro missione è di servire la diffusione del Vangelo; e la loro esistenza politica è legata a questa missione. Il giorno in cui vi rinunceranno a causa della completa apostasia, saranno annientati; e l'Anticristo, probabilmente proveniente dall'Oriente, li schiaccerà facilmente con i piedi. Anche in questo caso, spetta ai cristiani lavorare sullo spirito pubblico, costringere i governi ad adottare nuovamente le tradizioni cristiane, al di fuori delle quali non c'è più decadenza per le nazioni europee e soprattutto per il nostro Paese povero.
Padre Emmanuel André
martedì 26 maggio 2026
La necessità del soffrire
La motivazione di miseria e sofferenza
La sofferenza deve portare voi uomini all’ammissione che percorrete ancora vie errate sulla Terra, che non siete ancora purificati nel vostro pensare oppure che vi trovate ancora nella più grande lontananza da Dio. Se non lavorate su voi stessi, se credete di non aver più bisogno di nessuna educazione, rimanete fermi nel vostro sviluppo spirituale ed allora Dio vi deve mandare sofferenza, affinché vi rendiate conto delle vostre imperfezioni e Lo seguiate nell’intima preghiera. Allora sarà necessaria solo una minima misura di sofferenza, che cerchiate il collegamento con Dio e ve la può di nuovo togliere appena il vostro pensare è orientato bene. Ma l’uomo sta sovente nella più grande lontananza da Dio ed allora non Lo trova nemmeno attraverso la sofferenza. Allora gli uomini s’inalberano contro la Potenza di fronte alla Quale stanno comunque impotenti e devono portare maggior sofferenza. Perché se Dio toglie loro la sofferenza, allora ricadono nei loro vecchi errori e nell’arroganza e quindi non tendono di andare incontro a Dio, per cercare di formarsi nella perfezione. Ci sono solo molto pochi uomini ai quali può rimanere risparmiata la sofferenza, perché lavorano coscientemente su di sé e sono solo molti pochi ai quali Dio Si può avvicinare ad aiutarli a portare la sofferenza, se questa non può passare da loro per via dell’umanità. E perciò la Terra viene visitata in un modo che un avvenimento doloroso dà il cambio all’altro e verrà una grande oppressione sugli uomini il cui cammino terreno non corrisponde alla Volontà divina. Perché la dura miseria cambierà l’uomo appena gli sembra insopportabile e questo è lo scopo della sofferenza. Dio E’ sempre pronto con il Suo Aiuto, quando gli uomini Lo invocano e loro stessi possono rendere inefficace la più grande sofferenza in breve tempo attraverso l’intima preghiera. Ma quanto raramente gli uomini trovano la via verso di Lui, quanto raramente sale al Padre nel Cielo una profonda preghiera infantile che Egli Si chini al richiedente e gli possa adempiere la sua richiesta! Gli uomini rimangono duri e chiusi mentre possono ottenere tutto chiedendo con fiducia. E perciò aumentano la misura delle loro sofferenze, si spingono in certo qual modo sempre più profondamente nella sofferenza e miseria e non vi riconoscono l’Amore di Dio che vorrebbe aiutarli.
Amen
20. gennaio 1942
Al popolo ebraico. Ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu Mio, espellendo coloro che sotto il Segno Mio sono gli aspidi e i lupi della società umana.
Dice Gesù:
«Salvatore delle genti, non posso non essere Salvatore del popolo mio. Mio per legge antica, mio per legge nuova.
Sono, umanamente, uscito da quella razza e se essa mi ha deriso, misconosciuto, tradito, ucciso, se essa ha fatto ciò avendo l’anima appesantita e avviluppata dal magma della colpa che il mio Sangue non lava, essendo questa razza ramo che non vuole innestarsi al ceppo della vite divina, non è meno vero che sono morto anche per essa, che su essa ho diritti di Re e amore di Creatore.
Con durezza e ferocia i padri dei padri di questi d’ora hanno respinto il dono dell’Eterno e chiesto il mio Sangue a sfamare il loro odio verso la Verità. Con pazienza, con intelligenza, con forza e con bontà li attirerò a Me.
Le opere buone o inique dell’uomo servono sempre a un fine soprannaturale, perché la malvagità umana viene raccolta da Dio e al contatto delle sue mani si muta in strumento di bene. Nulla lascia intentato Dio nel suo lungimirante operare per raggiungere lo scopo che è quello di riunire in un unico nucleo gli umani per l’ultimo giorno, come da un unico nucleo si diramarono per la Terra dividendosi come rivoli che traboccano dalla coppa di una sorgente.
L’opera è già iniziata ed i persecutori che ledono e offendono ciò che è umano non sanno di stare creando con la loro iniquità il gran giorno del Signore, in cui come pecore disperse radunerò il mio immenso gregge ai piedi della Croce e ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu mio, espellendo coloro che sotto il segno mio sono gli aspidi e i lupi della società umana.
Quando saprete riconoscermi e piangere col cuore contrito, Io muterò la secolare condanna di voi, deicidi, in perdono e benedizione, poiché non posso dimenticare il bene compiuto dai vostri Padri antichi, i quali dal Regno pregano per voi erranti. Spogliatevi dunque anche voi, che per primi avete avuto in dono la Legge, di ciò che è ingrato a Dio.
Gli stessi comandi che faccio ai miei nati dal mistico travaglio della Croce, li dico anche a voi che della croce vi siete fatti un sacrilego patibolo e una fonte di condanna.
Dite la verità e servite la Verità. Venite ad Essa. Battetevi il petto per coloro che l’hanno derisa ed hanno sperato di ucciderla. Hanno ucciso unicamente se stessi perché la Verità è immortale nella sua natura divina. Non ammantatevi delle insegne di essa per scopo umano. Ma una volta accostatala, amatela come sposa or or conosciuta. Essa è quella che vi deve generare la Vita eterna. Ma non si può generare se di due non si fa una sola cosa perseguendo non piacere di sensi, ma santità di scopo. Siate onesti e sinceri con tutti e specie con Iddio, il cui occhio trivella i cuori e li passa parte a parte e li vede come e meglio di quanto lo scienziato e il batteriologo vedano nei vostri corpi le malattie che vi consumano e i germi che vi rodono.
Applicate l’amore alla verità nei rapporti con Dio e con l’uomo. Non tradite. Ha tradito or sono venti secoli uno della vostra razza, istigato e seguito da subdoli e malvagi. Levate quell’onta, che vi schiaccia da secoli, col vostro agire giusto e leale.
Per essere amati occorre farsi amare. Lo avete dimenticato molte, troppe volte. Amate la pace. È il segno del Cristo, che i vostri padri hanno ucciso attirando su voi la guerra che non ha termine e con pause di tregua esplode e risorge come morbo insanabile nel corpo della Terra e non vi dà sicurezza e riposo. Ora dovete imparare ad amarla questa pace per potere essere del Cristo e finire così l’eterno esodo della vostra razza.
Ogni zolla del mondo freme sotto il vostro piede e vi scaccia. Anche le vostre zolle antiche. Ma se Io, Signore del mondo, stenderò la mia Mano ed aprirò la mia Bocca a dire: “Basta! Costoro sono nuovamente miei”, la Terra più non potrà perseguitarvi. Le soprannaturali tende del Cielo saranno sopra di voi a protezione.
Ricordate quando per voi ho perseguitato i potenti, ho aperto il mare, ho fatto scaturire fonti nell’aridità dei deserti e piovere cibo dai cieli, quando ho messo i miei angeli ad aprirvi un varco fra i nemici per addurvi nella Terra che avevo promessa ai primi santi della Terra. Sono sempre quel Dio potente e pietoso. Lo sono due volte di più ora che non sono solo il Padre Creatore ma il Figlio Salvatore, ora che la Terza Persona ha generato il miracolo della Incarnazione di un Dio per farne la Vittima espiatoria di tutta l’umanità.
Io vi attendo per poter dire: “Pace” alla Terra, e dire al Cielo: “Apriti ad accogliere i viventi. Il tempo è finito!”. Venite. Non ho cuore diverso, ora che sono in Cielo, di quello che avevo sul Golgota quando pregavo per i padri vostri e perdonavo a Disma.»
















