OGGI LA CONFUTAZIONE DEGLI ERRORI E DEI DUBBI
1. L'INSEGNAMENTO DEL MAGISTERO ECCLESIASTICO
(attraverso l'antichissima "Regola della Fede", attraverso i vari "simboli della fede", attraverso i Concili Ecumenici, attraverso l'insegnamento dei Papi e attraverso le testimonianze della Sacra Liturgia).
1) La "Regola della fede" e il concepimento verginale. L'esistenza di una "Regola della fede" è testimoniata fin dall'inizio del secolo II. È infatti questa "Regola della fede" che S. Ignazio d'Antiochia (+107 - 110) opponeva ai Doceti allorché enunziava "in formole già stereotipate e fissate dall'uso liturgico" (cfr. CAMELOT TH., O.P., in Ignace d'Antiochie, Lettres, ed. "Sources Chrétiennes", 10, 27; cfr. p. 118, n. 2), la generazione verginale, la morte e la resurrezione di Cristo: "Nostro Signore - diceva nella lettera agli Smirnesi (1, 2) - è veramente della stirpe di David secondo la carne, figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, veramente nato da una vergine". Si tratta, in forza del contesto, di una verità di fede, di una verità cioè della quale i cristiani dovevano essere "fermamente convinti". Parlando poi contro gli stessi Doceti, e asserendo che Dio è nato "veramente" (ossia, corporalmente, non già apparentemente) "da una vergine", S. Ignazio parla, evidentemente, di una verginità corporale (cfr. JOUASSARD G., Marie à travers la patristique, in Maria del P. H. Manoir, I, Paris 1949, 73, n. 6).
Secondo S. IRENEO (+ 202 c.) la fede della Chiesa universale, ricevuta dagli Apostoli e dai loro discepoli, aveva per oggetto, in modo particolare, "la generazione di Cristo dalla (ek) vergine", nonché la sua passione, la sua risurrezione, la sua ascensione e la sua parusia (Her. 1, 10, s.; ed. Harvey, I, p. 91). Ed aggiunge immediatamente: "Avendo ricevuto questo Kerigma e questa fede, come noi abbiamo già detto, la Chiesa, quantunque sparsa in tutto il mondo, lo custodisce con cura, come se essa non avesse che una sola dimora; ed ella vi crede come se non avesse che un'anima sola e un cuor solo, ella la predica unanimemente, la insegna e la trasmette, come se essa non avesse che una sola bocca" (Her. 1, 10, 2; ed. Harvey, I, 92). Per S. Ireneo, una tale verità è da aversi "come regola della fede, da credersi da tutti" (5).
Altrettanto ripete TERTULLIANO (+222-223 c.) appellandosi anche lui alla "Regola della fede": "La regola di fede - dice - è del tutto una, sola, immutabile e irreformabile: è necessario credere in un Dio unico onnipotente, creatore del mondo, e nel suo figlio Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, crocifisso sotto Ponzio Filato, risuscitato dai morti il terzo giorno, ricevuto nei cieli, assise ora alla destra del Padre, e che verrà a giudicare i vivi e i morti per la risurrezione della carne" (De virg. vel., 1,3; C.S.E.L. 2, p. 1209). Tertulliano sottolinea la continuità di questa "Regola della fede"; essa viene da Cristo, ed "ha iniziato il suo corso fin dal principio del Vangelo" (De praescript. haer., 13, 3: C.S.E.L. 1, p. 197).
2) I "Simboli della fede" propriamente detti sono sorti un po' più tardi della "Regola della fede". Il concepimento verginale viene ricordato nel Simbolo Apostolico, sia nella forma occidentale (tanto in quella antica che in quella più recente) sia nella forma orientale, nel Simbolo di Epifanio (la formola più lunga).
La più antica formola di "Simbolo Apostolico" può farsi risalire agli ultimi decenni del secolo II, o agli inizi del secolo III. Tale è il Simbolo Apostolico secondo la forma occidentale più antica (detta "Romana") in cui si dice: "Credo... in Gesù Cristo... nato da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo" (cfr. DENZINGER, 2).
Nel Simbolo di Epifania, secondo la forma più lunga (del sec. IV) si dice: "Crediamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito... il quale per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e s'incarnò, cioè, perfettamente generato da Maria sempre Vergine per opera dello Spirito Santo, si è fatto uomo" (Denzinger, 13). Questa formula di Epifanio va più in là del concepimento verginale: enunzia la verginità perfetta. È un'esplicitazione della formula primitiva "nato dalla Vergine". Il termine "la Vergine", infatti, sembra indicare una verginità senza restrizioni, senza limiti di tempo. Era, evidentemente, una risposta a coloro che, pur ammettendo che Maria era stata vergine nel concepire Gesù (vergine "prima del parto") non lo sarebbe poi stata in seguito.
Dalle testimonianze unanimi e costanti della "Regola della fede" e dei vari "Simboli della fede" si può legittimamente concludere che il concepimento verginale di Cristo da Maria, per opera dello Spirito Santo (non già per opera d'uomo) appartenga alla fede della Chiesa. Si tratta di una verginità fisica, corporale, come fisico, corporale fu il concepimento di Cristo; viene perciò esclusa qualsiasi interpretazione "morale" o "spirituale", ossia, l'idea di un dono supremo della grazia (di cui il concepimento verginale non sarebbe altro che un rivestimento poetico). Un tale significato non sarebbe "un'interpretazione", ma un'aperta negazione di quanto viene asserito dalla "Regola della Fede" e dai "Simboli della Fede". Non può perciò esser proposta neppure come ipotesi (a fortiori come tesi).
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P. GABRIELE M. ROSCHINI O.S.M.

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