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giovedì 20 febbraio 2025

Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE  


Ecco come San Paolo parla del vero Giudeo, che è solo Colui che ha abbracciato la fede in Cristo Gesù:

Lettera ai Romani - cap. 9,1-33: “Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dá  testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen. Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele, né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: in Isacco ti sarà data una discendenza, cioè: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa. Queste infatti sono le parole della promessa: Io verrò in questo tempo e Sara avrà un figlio.

E non è tutto; c'è anche Rebecca che ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre: quando essi ancora non eran nati e nulla avevano fatto di bene o di male perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto: Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù.

Che diremo dunque? C'è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente! Egli infatti dice a Mosè: Userò misericordia con chi vorrò, e avrò pietà di chi vorrò averla. Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell'uomo, ma da Dio che usa misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole Mi potrai però dire: Ma allora perché ancora rimprovera? Chi può infatti resistere al suo volere? O uomo, tu chi sei per disputare con Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: Perché mi hai fatto così? Forse il vasaio non è padrone dell'argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? Se pertanto Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza vasi di collera, già pronti per la perdizione, e questo per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso vasi di misericordia, da lui predisposti alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamati non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani, che potremmo dire? Esattamente come dice Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo e mia diletta quella che non era la diletta. E avverrà che nel luogo stesso dove fu detto loro: Voi non siete mio popolo, là saranno chiamati figli del Dio vivente. E quanto a Israele, Isaia esclama: Se anche il numero dei figli d'Israele fosse come la sabbia del mare, sarà salvato solo il resto; perché con pienezza e rapidità il Signore compirà la sua parola sopra la terra. E ancora secondo ciò che predisse Isaia: Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo divenuti come Sòdoma e resi simili a Gomorra.

Che diremo dunque? Che i pagani, che non ricercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia: la giustizia però che deriva dalla fede; mentre Israele, che ricercava una legge che gli desse la giustizia, non è giunto alla pratica della legge. E perché mai? Perché non la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere. Hanno urtato così contro la pietra d'inciampo, come sta scritto: Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo e un sasso d'inciampo; ma chi crede in lui non sarà deluso”.

Lettera ai Galati - cap. 6, 1- 18: “Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione. Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Se infatti uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: ciascuno infatti porterà il proprio fardello.

Chi viene istruito nella dottrina, faccia parte di quanto possiede a chi lo istruisce. Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l'occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

Vedete con che grossi caratteri vi scrivo, ora, di mia mano. Quelli che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la legge, ma vogliono la vostra circoncisione per trarre vanto dalla vostra carne.

Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l'essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l'Israele di Dio. D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


venerdì 24 gennaio 2025

Quando in un cuore c’è la falsità, in questo cuore c’è satana ed è lui che lo governa.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


[8]All'angelo della Chiesa di Smirne scrivi: Così parla il Primo e l'Ultimo, che era morto ed è tornato alla vita:

Gesù si presenta nella sua vera essenza. Chi parla all’Angelo della Chiesa di Smirne è il Signore, il Crocifisso che è Risorto, Colui che ha in mano la storia dell’universo, Colui che è prima della storia, perché è l’Eterno, ma anche che è dopo la storia, perché è l’Immortale.

Su questa presentazione di Cristo Gesù già si è scritto con abbondanza nelle pagine precedenti. Ad esse si rinvia, qualora si sentisse la necessità di altri riscontri sulla verità di Gesù Signore.

[9]Conosco la tua tribolazione, la tua povertà tuttavia sei ricco e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana.

L’Angelo della Chiesa di Smirne è nella tribolazione. È perseguitato. Vive un momento di grande prova.

Lui è anche nella povertà. Lui vive il Vangelo accompagnandolo dalla semplicità della vita e dall’assenza delle cose di questo mondo.

Lui vive il Vangelo da uomo evangelico: perseguitato e povero.

Tuttavia è ricco. È ricco di Dio. Ricco della sua grazia. Ricco della sua verità. Ricco del suo amore.

Una di queste tribolazioni viene a Lui da parte dei Giudei. Questi erano accaniti oppositori della fede in Cristo Gesù e non si risparmiavano in nulla, né in falsità, né in calunnie, né in persecuzioni contro i cristiani.

Perché Gesù dice che costoro non sono Giudei?

Perché il vero Giudeo è colui che attende Cristo, riconosce Cristo, accoglie Cristo, lotta per Cristo, diffonde Cristo in tutto il mondo, dona la vita per Cristo Gesù.

Questo è il vero Giudeo. Vero Giudeo è colui che vive secondo la fede di Abramo. Abramo viveva in attesa del compimento della promessa, cioè della benedizione che si sarebbe riversata sull’umanità intera per mezzo del Figlio della promessa, che non era Isacco, ma Colui che sarebbe venuto un giorno.

Costoro, che essendo Giudei, combattono Cristo, il fine delle loro attese, sono definiti della sinagoga di satana, perché sono caduti nella sua tentazione. Vivono una fede falsa.

Quando in un cuore c’è la falsità, in questo cuore c’è satana ed è lui che lo governa.

Questa espressione “sinagoga di satana” è solo di Giovanni e dell’Apocalisse:

“Conosco la tua tribolazione, la tua povertà tuttavia sei ricco e la calunnia da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana (Ap 2,9).

“Ebbene, ti faccio dono di alcuni della sinagoga di satana di quelli che si dicono Giudei, ma mentiscono perché non lo sono: li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi e sappiano che io ti ho amato” (Ap 3,9). 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


venerdì 25 ottobre 2024

“Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


[7]Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.

La verità della propria vita è affidata all’ascolto da parte della persona che è uscita dalla verità della sua vita.

Chi parla, chi dice all’angelo la verità della propria vita, non è un altro uomo, una moltitudine di uomini, un’assemblea, o un convegno di uomini. Questi si potrebbe sbagliare. Potrebbero cadere nell’errore. Ognuno potrebbe dire ai suoi fratelli: io non sono ciò che voi affermate che io sia.

Chi dice la verità è lo Spirito del Signore e lo Spirito è la Verità. Lui non si inganna, non inganna, non si sbaglia, non sbaglia, non mentisce.

Lo Spirito del Signore è verità assoluta, eterna. È Verità per le cose visibili e per quelle invisibili. È Verità per la coscienza e per il cuore. È Verità per l’anima e per il corpo dell’uomo. È Verità per il passato, per il presente e per il futuro.

Allo Spirito del Signore nessuno potrà dire: “io non sono ciò che tu dici che io sia”. Lo Spirito del Signore conosce noi meglio di noi stessi. Noi ci inganniamo su noi stessi ed inganniamo noi stessi, Lui non ci inganna, non si inganna.

Quanto viene ora promesso all’Angelo della Chiesa di Efeso, è promessa che vale per ogni altro Angelo della Chiesa, per ogni cristiano e discepolo del Signore.

La promessa è solenne: “Al vincitore darò da mangiare dell'albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”.

Questa promessa è libertà dalla morte sia nel tempo che nell’eternità. Questa promessa è abbondanza di vita sia nel tempo che nell’eternità.

Questa promessa è abolizione del primo decreto di Dio sull’umanità: l’impossibilità dell’uomo ad accedere all’albero della vita e di conseguenza la sua condanna alla morte.

Genesi - cap. 3,22-24: “Il Signore Dio disse allora: Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre”. Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita”.

Gesù promette che questa sentenza non sussisterà per tutti coloro che ascoltano ciò che lo Spirito dice alla Chiesa.

Questa condanna non sussisterà per tutti coloro che ogni giorno crescono nell’amore, anzi si superano sempre, in un crescendo che arriva fino all’imitazione perfetta dell’amore che Cristo Gesù ha avuto per noi.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


sabato 28 settembre 2024

L’errore contro la verità consiste nel non adorare il solo Cristo Signore, favorendo una specie di sincretismo tra fede in Cristo e idolatria.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


L’Angelo della Chiesa di Efeso detesta i Nicolaiti e anche il Signore li detesta.

Chi sono questi Nicolaiti e in che cosa consiste il loro errore così grave da essere detestato dallo stesso Cristo Gesù.

Secondo una antica tradizione i Nicolaiti erano i seguaci della dottrina del diacono Nicola, uno dei primi sette diaconi istituiti dallo stesso San Pietro.

Negli Atti degli Apostoli troviamo scritto: “Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia” (At 6,5).

Poi non si sa più nulla di quest’uomo. C’è l’oscurità più grande.

In Apocalisse troviamo ancora scritto a proposito di questa falsa dottrina: “Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti” (Ap 1,15). “Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Iezabèle, la donna che si spaccia per profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli” (Ap 1,20).

Da questi due versetti (15 e 20 del c. 1), si deve concludere una sola verità. La dottrina dei Nicolaiti consisteva in errori di verità, di morale, di culto.

L’errore contro la verità consiste nel non adorare il solo Cristo Signore, favorendo una specie di sincretismo tra fede in Cristo e idolatria.

L’errore contro la morale è raffigurabile nel non dominio della concupiscenza, nel dare ad essa ogni sfogo peccaminoso.

L’errore contro il culto si riscontra nella frequentazione dei cristiani ai banchetti degli animali immolati agli idoli.

C’è nella dottrina dei Nicolaiti un assenza totale della verità, della fede, della moralità che nasce dalla Parola di Cristo Gesù.

C’è un sincretismo tra morale ed immorale, verità e falsità, rettitudine e lassismo, perpetrato però in nome della retta fede in Cristo Gesù, o nel nome del Signore.

Da puntualizzare che la fornicazione nel linguaggio biblico è si l’idolatria, ma spesso l’idolatria stessa diveniva vera e propria fornicazione, lussuria sfrenata, culto stesso della fecondità e di ogni mezzo illecito ad essa connesso.

Le orge spesso erano il pane di cui si nutrivano tutti i cultori dell’idolatria.

In tal senso vale proprio la pena leggere quali sono i peccati causati dall’idolatria. Tutti i peccati sono ascrivibili all’idolatria. Ecco come la Parola del Signore è chiara al riguardo:

Sapienza - cap. 14,22-31: “Poi non bastò loro sbagliare circa la conoscenza di Dio; essi, pur vivendo in una grande guerra d'ignoranza, danno a sì grandi mali il nome di pace. Celebrando iniziazioni infanticide o misteri segreti, o banchetti orgiastici di strani riti non conservano più pure né vita né nozze e uno uccide l'altro a tradimento o l'affligge con l'adulterio. Tutto è una grande confusione: sangue e omicidio, furto e inganno, corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro; confusione dei buoni, ingratitudine per i favori, corruzione di anime, perversione sessuale, disordini matrimoniali, adulterio e dissolutezza. L'adorazione di idoli senza nome è principio, causa e fine di ogni male. Gli idolatri infatti o delirano nelle orge o sentenziano oracoli falsi o vivono da iniqui o spergiurano con facilità.

Ponendo fiducia in idoli inanimati non si aspettano un castigo per avere giurato il falso. Ma, per l'uno e per l'altro motivo, li raggiungerà la giustizia, perché concepirono un'idea falsa di Dio, rivolgendosi agli idoli, e perché spergiurarono con frode, disprezzando la santità. Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura, ma il castigo dovuto ai peccatori persegue sempre la trasgressione degli ingiusti”.

È questo il motivo per cui la dottrina dei Nicolaiti viene detestata dalla terra e dal Cielo, sulla terra e nel Cielo.

Ultima puntualizzazione è questa: sempre le opere sono sostenute da una dottrina. Chi vuole distruggere le opere, deve prima distruggere la dottrina.

Se non si distrugge la dottrina, si combatterà sempre una battaglia inutile contro le opere. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


martedì 13 agosto 2024

“Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto”.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE  


Le parole di Gesù non consentono alcun fraintendimento: Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto”.

Ma sempre il Signore è intervenuto nella storia per operare queste rimozioni. Un esempio è sufficiente per confermare questa verità.

Isaia - cap. 22,1-25: “Oracolo sulla valle della Visione. Che hai tu dunque, che sei salita tutta sulle terrazze, città rumorosa e tumultuante, città gaudente? I tuoi caduti non sono caduti di spada né sono morti in battaglia. Tutti i tuoi capi sono fuggiti insieme, fatti prigionieri senza un tiro d'arco; tutti i tuoi prodi sono stati catturati insieme, o fuggirono lontano. Per questo dico: Stornate lo sguardo da me, che io pianga amaramente; non cercate di consolarmi per la desolazione della figlia del mio popolo. Poiché è un giorno di panico, di distruzione e di smarrimento, voluto dal Signore, Dio degli eserciti. Nella valle della Visione un diroccare di mura e un invocare aiuto verso i monti.

Gli Elamiti hanno preso la faretra; gli Aramei montano i cavalli, Kir ha tolto il fodero allo scudo. Le migliori tra le tue valli sono piene di carri; i cavalieri si sono disposti contro la porta. Così egli toglie la protezione di Giuda. Voi guardavate in quel giorno alle armi del palazzo della Foresta; le brecce della città di Davide avete visto quante fossero; avete raccolto le acque della piscina inferiore, avete contato le case di Gerusalemme e demolito le case per fortificare le mura; avete costruito un serbatoio fra i due muri per le acque della piscina vecchia; ma voi non avete guardato a chi ha fatto queste cose, né avete visto chi ha preparato ciò da tempo. Vi invitava il Signore, Dio degli eserciti, in quel giorno al pianto e al lamento, a rasarvi il capo e a vestire il sacco.

Ecco invece si gode e si sta allegri, si sgozzano buoi e si scannano greggi, si mangia carne e si beve vino: Si mangi e si beva, perché domani moriremo! Ma il Signore degli eserciti si è rivelato ai miei orecchi: Certo non sarà espiato questo vostro peccato, finché non sarete morti, dice il Signore, Dio degli eserciti. Così dice il Signore, Dio degli eserciti: Rècati da questo ministro, presso Sebnà, il maggiordomo, che si taglia in alto il sepolcro e si scava nella rupe la tomba: Che cosa possiedi tu qui e chi hai tu qui, che ti stai scavando qui un sepolcro? Ecco, il Signore ti scaglierà giù a precipizio, o uomo, ti afferrerà saldamente, ti rotolerà ben bene a rotoli come palla, verso un esteso paese. Là morirai e là finiranno i tuoi carri superbi, o ignominia del palazzo del tuo padrone! Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto.

In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkia; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre. A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore. In quel giorno oracolo del Signore degli eserciti cederà il paletto conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato”.

Che nessuno pensi l’impensabile: che sia lui il pastore assoluto delle pecore. Pastore è Cristo Gesù. Ogni altro deve pascere il gregge con il suo amore, la sua verità, la sua Parola, il suo Cuore, la sua Intelligenza, la sua Sapienza.

Se questo non avviene, il Signore sa come intervenire perché il suo gregge abbia sempre pastori che lo pascano secondo il Suo cuore e la Sua volontà.

[6]Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch'io detesto.

Che sia caduto dall’amore, non significa però che l’Angelo della Chiesa di Efeso si sia lasciato andare nel suo ministero, abbia smesso di operare quel santo e giusto discernimento, necessario per guidare le pecore nella verità del Signore.

Lui è perfetto nella verità. È perfetto nelle opere. È solo carente del grande amore, senza del quale prima o poi si cade anche dalla perfezione delle opere e del sano discernimento.

Il Signore gli riconosce il bene che lui sta facendo al suo gregge, proteggendolo e custodendolo dal cadere nell’errore, nella falsità, nell’idolatria.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


giovedì 23 maggio 2024

Ricorda dunque da dove sei caduto

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


[5]Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto.

Urge che quest’Angelo ritorni nel suo amore di un tempo. È necessario che compia le opere di prima.

Le Parole di Cristo Gesù sono perentorie. Esaminate frase per frase, ci rivelano tre grandissime verità.

Ricorda dunque da dove sei caduto: chi vuole riprendere il cammino interrotto, sospeso, lasciato, è giusto che ricordi la bellezza degli inizi, quando in lui vi erano zelo, entusiasmo, buona volontà, certezza, rette intenzioni, desideri puri e santi, decisione risoluta e ferma.

Soprattutto è giusto che pensi all’amore con il quale ha iniziato a seguire Cristo Gesù.

Perché all’ora c’era tutta questa ricchezza spirituale nel cuore, mentre oggi è tutta un’opera esterna, fuori di noi, ma senza di noi?

Cosa ha provocato questo? Quali le cause? Quali i motivi interni ed esterni? Quali le circostanze?

Perché si è iniziato bene, ma poi non si è perseverato sino alla fine? Soprattutto perché non si è cresciuti nell’amore? Anzi si è andati diminuendo?

Ricordare la ricchezza di un tempo deve significare per noi non solo volontà di riprendere il cammino, quanto anche certezza di poterlo portare a compimento.

Ciò che prima era possibile, anche ora lo è. Ad una condizione però: che si tolgano tutte le cause che hanno prodotto il rallentamento, o la totale perdita dell’amore di un tempo.

Ravvediti e compi le opere di prima: il ricordo ci dice che è possibile riprendere il cammino. Ma esso da solo non basta. Occorre che il discepolo di Gesù metta di nuovo tutta la sua buona volontà.

Ravvedersi proprio questo significa: confrontarsi con il passato, con la Parola, con il Vangelo, vedere il proprio presente di non bene, o di bene non perfetto e rimettersi sulla giusta via.

Il passato lo vediamo noi, il presente di non bene ce lo indica la Parola della profezia.

Molti di noi non si possono ravvedere proprio perché manca la luce sul proprio presente di non bene, o di bene non perfetto. Non conoscendo il presente secondo verità, neanche lo possono confrontare con il passato di bene perfetto.

La causa di molta mancata santità nella Chiesa è proprio l’incapacità di leggere secondo verità il proprio presente di non perfetta santità, o bontà di quanto si sta operando.

L’incapacità è data dal peccato personale. Quando il peccato veniale prende posto nel cuore e vi sosta in modo abituale a poco a poco rende gli occhi del nostro spirito pieni di polvere e questi non possono più scorgere che la nostra vita sta rovinosamente scivolando verso l’imperfezione.

Quando poi nel cuore si annida il peccato mortale, gli occhi dello spirito vengono totalmente infangati, oscurati, accecati.

È in questo accecamento che bene e male si confondono. Non si discerne più il bene. Non si distingue più il male. Bene e male divengono una cosa sola.

Per grazia di Dio sulla Chiesa vigila il Signore e per immenso amore Lui interviene, svela le tenebre del nostro peccato, sia veniale che mortale, legge le nostre opere e ci attesta che esse non sono secondo la sua eterna verità, vede il nostro amore e ci comunica che esso non è perfetto, non è santo, non è quello di un tempo.

Questa rivelazione viene accompagnata da un invito perentorio al ravvedimento, a riprendere l’amore, la verità, la gioia, la pace, le altre virtù dalle quali siamo caduti.

Viene chiamata all’opera la nostra volontà, perché si decida a seguire il comando di Cristo Gesù.

Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto: Nella vita del discepolo di Gesù ci sono cose private e cose pubbliche; cose per se stesso e cose per gli altri.

Ognuno della sua vita può fare ciò che vuole, assumendosi però ogni responsabilità dinanzi al Signore.

Ognuno però non può fare ciò che vuole quando la sua vita riguarda i suoi fratelli.

Chi è investito della responsabilità di apostolo del Signore in mezzo al suo gregge, deve al gregge del Signore tutto il suo amore.

Lui è chiamato ad amare alla stessa maniera di Cristo Gesù: sino alla fine, sino alla morte di croce, con un amore sempre nuovo, sempre vivo, senza stanchezza, senza riserve, senza pause.

Questo amore deve ogni giorno crescere sempre di più in lui, fino ad avvolgere tutti gli attimi della sua vita, ogni spazio della sua esistenza.

Questo amore deve essere la sua stessa vita. Lui deve vivere solo per amare il gregge del Signore. Altri amori non possono sussistere in lui. Altri amori sono sempre contro quest’unico amore.

L’apostolo del Signore può anche avere una sua vita privata, particolare. Ma questa le serve solo per rifondarsi nell’amore, per rinnovarsi in esso, per verificarsi, per ritrovare nuovi slanci, nuovi impulsi, nuovo zelo, nuova vita.

Tutto ciò che è privato in lui – ed è giusto che vi siamo di questi momenti privati, lontano dagli occhi del mondo – deve servire per far crescere il suo amore per il gregge del Signore Gesù.

Poiché lui vive solo per amare il gregge, se non ama il gregge, il suo ministero non ha ragion d’esistere.

Se non ha ragion d’esistere è giusto che il Signore gli tolga l’incarico e glielo dia ad un altro.

Ma sempre il Signore interviene per allontanare dal suo ministero coloro che non amano il gregge allo stesso modo in cui lo ha amato Lui, Pastore supremo delle pecore.

Le vie, le modalità, le forme storiche dei suoi interventi le conosce solo il Signore. Chiunque è pastore deve però sapere che lui mai si potrà considerare arbitro assoluto della sua vita e del suo ministero. Sopra di lui vigila il Signore e il Signore sa come intervenire per far sì che le pecore abbiano un pastore che li ami con sapienza, intelligenza, saggezza di Spirito Santo, grande carità, con la stessa carità crocifissa di Cristo Gesù. Lui sa come agire efficacemente nella storia. Questa verità deve conoscere ogni pastore.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


domenica 28 aprile 2024

È l’amore la verità della nostra missione. Una missione compiuta senza amore, con poco amore, con scarso amore, è una missione che non produce frutti.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


LETTERA ALLE CHIESE: DI EFESO 


[3]Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

Questo Angelo possiede una grande virtù, anzi due: la costanza e la sopportazione.

È costante nel suo ministero. Per il nome di Cristo Gesù sopporta ogni cosa, senza stancarsi.

Questo Angelo cammina dritto sulla via della verità perseverando in essa, nonostante le persecuzioni che si abbattono su di lui.

Uno che lo vede dall’esterno potrebbe dire che tutto è bene in lui.

Ma l’uomo vede in faccia. Dio vede nel cuore.

Gesù vede il cuore dei suoi Angeli. Questo Angelo nel cuore è carente di qualcosa.

[4]Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.

Questo Angelo ha abbandonato l’amore di prima.

È l’amore la verità della nostra missione. Una missione compiuta senza amore, con poco amore, con scarso amore, è una missione che non produce frutti.

È una missione che non dona vera salvezza.

Cosa è infatti la salvezza se non portare ogni uomo nel grande amore di Cristo Gesù, amore sino alla fine, amore di croce, amore che non si risparmia in nulla, amore che in tutto si consuma per la vita dei suoi fratelli?

Abbandonare l’amore è cadere in una esteriorità sterile, senza frutto di vita eterna né per noi, né per gli altri.

La vitalità del nostro apostolato, della nostra missione, è l’amore. Perso l’amore tutto si perde. Chi abbandona l’amore altro non fa che rinunziare alla verità della sua missione.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


lunedì 1 aprile 2024

Sono cattivi tutti coloro che rifiutano Cristo, lo combattono, lo negano, non lo servono secondo verità.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


LETTERA ALLE CHIESE: DI EFESO 


[2]Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono e li hai trovati bugiardi.

L’Angelo della Chiesa di Efeso è un operaio che lavora bene. Ha il discernimento del bene e del male. Ha saggezza e prudenza. Sa vedere chi è nella verità di Cristo Gesù. Sa smascherare chi non lo è.

Le opere in sé sono buone. Questa verità è visibile e ognuno la può constatare. Ognuno può vedere ciò che appare. Ciò che appare in questo Angelo è conforme al retto operare di un buon amministratore dei misteri di Dio.

Questo Angelo ha una vera avversione contro il male. Non può sopportare i cattivi. Sono cattivi tutti coloro che rifiutano Cristo, lo combattono, lo negano, non lo servono secondo verità.

Questo Angelo non ama i cattivi. Sa metterli alla prova. Sa trovare la loro menzogna. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


giovedì 7 marzo 2024

Nella Chiesa solo Cristo è il Signore. Tutti gli altri sono servi del Signore. Tutti gli altri vivono per ascoltare il Signore. Vivono per servire il Signore.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


[1]All'angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro:

Evangelizzatore della Chiesa di Efeso è stato l’Apostolo Paolo. Gli Atti degli Apostoli contengono diverse notizie su questa Chiesa (Cfr. Atti cc. 19-20). Agli Efesini Paolo scrisse anche una Lettera (Lettera agli Efesini).

Qual è lo stato attuale, o situazione, in cui versa questa comunità? Ma prima di tutto chi è che scrive al suo Angelo?

Non è più Paolo. È lo stesso Cristo Gesù. Non scrive ai fedeli. Scrive a Colui che regge i fedeli.

Chi scrive è “Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro”.

Scrive all’Angelo della Chiesa di Efeso lo stesso Signore della Chiesa, Colui che regge la Chiesa, Colui che vive in mezzo alla Chiesa.

Scrive all’Angelo della Chiesa di Efeso Colui che ha il governo di tutta la Chiesa e di coloro che reggono in suo nome e con la sua autorità la Chiesa.

Gesù, essendo il Signore della Chiesa, avendo il governo su di essa, può intervenire ogni qualvolta Lui lo ritenga opportuno per rimettere la sua Chiesa nella pienezza della grazia e della verità.

Questa è verità fondamentale: Signore della Chiesa e degli Angeli della Chiesa è solo Cristo Gesù.

Chi crede in questa verità si salva. Chi non crede è già nella falsità, nella menzogna.

Nella Chiesa non c’è autonomia da Cristo Gesù. Nella Chiesa solo Cristo è il Signore. Tutti gli altri sono servi del Signore. Tutti gli altri vivono per ascoltare il Signore. Vivono per servire il Signore.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


martedì 23 gennaio 2024

Cristo è vero uomo, Cristo è vero Dio. Questa la sua essenza eterna.

 

SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE



Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. 


Gesù è: I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente purificato nel crogiolo. La voce simile al fragore delle grandi acque. Gesù è la stessa stabilità. La sua Parola è stabile in eterno. Il suo regno è stabile in eterno. I suoi discepoli parteciperanno della sua stessa stabilità. Essi regneranno con lui per tutti i secoli. La stabilità è qualità divina. Anche la voce di Cristo Gesù è voce di un Dio, non di un uomo. Tutto ciò che è in Cristo manifesta la sua natura divina. Cristo è vero uomo, Cristo è vero Dio. Questa la sua essenza eterna.

Gesù: nella destra teneva sette stelle. Dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio. Il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Gesù è il custode della Chiesa, Colui che vigila su di essa. La Chiesa è mantenuta in vita da Lui, per Lui, in Lui. È Lui la vita perenne della Chiesa. Gesù custodisce la sua Chiesa con il giudizio che perennemente pronunzia sulla Chiesa e sul mondo. Egli giudica la Chiesa per purificarla da ogni peccato, per elevarla nella fede, nella speranza, nella carità. Giudica il mondo perché si apra alla conversione ed entri nella salvezza. Anche il suo volto è volto di Dio. Gesù giudica la Chiesa facendole quotidianamente l’esame di coscienza.

Le sette stelle sono nella sua mano destra. Le sette stelle sono le sette Chiese, sono la Chiesa. La Chiesa è vista da Giovanni nelle mani del Signore. Essa è custodita da Lui. Se la Chiesa non fosse nelle mani di Cristo Gesù – e sappiamo chi è Cristo Gesù perché l’Apocalisse inizia proprio con la visione di Lui, visione esatta, perfetta, santa, vera – per essa non ci sarebbe alcun futuro di verità, di santità, di testimonianza, di fedeltà. Il mondo la trascinerebbe nelle sue tenebre. Invece la Chiesa è nelle mani di Cristo Gesù e Lui sempre vigila su di essa perché rimanga nella sua verità, nella sua santità, sempre sul sentiero che dall’eternità è stato tracciato per essa. È questo il vero mistero della Chiesa.

Annotazione finale: se questo è il vero mistero della Chiesa, se la Chiesa è nelle mani di Cristo Gesù, ogni suo discepolo può sempre intervenire con la preghiera per la salvezza della Chiesa. Come? Chiedendo a Gesù che intervenga per purificarla da ogni imperfezione, ma anche offrendo la propria vita a Cristo perché la sua Chiesa sia fatta bella, santa, immacolata, pura, splendente ai suoi occhi e agli occhi del mondo intero. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


lunedì 25 dicembre 2023

Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE

Gesù è: Uno simile a figlio d’uomo. Con un abito lungo fino ai piedi. Cinto al petto con una fascia d’oro. Cristo Gesù è Colui che riceve dal Padre il Regno eterno. È il Sacerdote che compie l’opera della nostra redenzione e nel Cielo intercede per la nostra salvezza. È il Re dei re che ha potere su tutta la terra. Lui è il Messia, il Sacerdote, il Re delle nostre anime, della nostra vita.

La verità prima dell’Apocalisse: la via della croce porta della via del regno eterno. Lo si è già detto. Fine dell’Apocalisse è uno solo: insegnare ai discepoli di Gesù a perseverare nella fedeltà e nella testimonianza a prezzo della loro vita. È il martirio la via migliore di tutte per giungere nel regno eterno di Dio. Il martirio è la porta che apre direttamente sul Paradiso, nella gloria eterna.

Gesù è: I capelli della testa candidi, simili a lana candida, come neve. Gli occhi fiammeggianti come fuoco. Gesù è rivestito di eternità. L’eternità è la sua stessa essenza, la sua natura. Lui è dall’eternità, prima di tutti i secoli è stato generato dal Padre. Gesù è anche l’onnisciente. Lui tutto conosce della vita di ogni uomo. Lo conosce prima che accada. Lo sa prima che avvenga. Eternità ed onniscienza sono qualità divine. Cristo è veramente Dio. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


mercoledì 8 novembre 2023

Gesù viene sulle nubi.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. 


Gesù viene sulle nubi. Gesù viene sulle nubi del cielo per il giudizio finale. Viene rivestito di gloria eterna. Viene avvolto dalla sua divinità, ma anche dal suo mistero di morte redentrice. Ognuno dovrà presentarsi dinanzi a Lui e rendere ragione della sua fede, della sua non fede, della sua incredulità, della mancata santità, di ogni opera di bene e di male. Gesù è il Giudice universale, ultimo, inappellabile. Il codice del giudizio è la sua Parola eterna. 


L’Alfa. L’Omega. L’Onnipotente. Cristo Gesù è l’Alfa perché Lui è all’inizio di ogni vita. È l’Omega perché ogni vita per essere vera dovrà compiersi in Lui. Da Lui è ogni vita, per Lui è ogni vita, in Lui si compie ogni vita. Fuori di Lui nessuna vita potrà mai compiersi. È l’Onnipotente perché capace di attuare ogni sua Parola. Ogni Parola da Lui proferita è una Parola da Lui compiuta, compiuta in ogni suo più piccolo particolare. Lui dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nessun uomo ha un simile potere. L’uomo non è onnipotente.


Si rende gloria a Dio offrendo la nostra vita in sacrificio. La gloria che l’uomo deve rendere al Signore è il dono della sua volontà. Offrendo la sua vita in sacrificio, in olocausto, in oblazione attraverso il martirio, l’uomo rende la più grande gloria a Dio. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


domenica 15 ottobre 2023

Cristo Gesù è: Il Testimone fedele. Il Primogenito dei morti. Il principe dei re della terra. Colui che ci ama. Colui che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE

Cristo Gesù è: Il Testimone fedele. Il Primogenito dei morti. Il principe dei re della terra. Colui che ci ama. Colui che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue. Dopo la presentazione di Dio come il Signore della storia, viene rivelato chi è Cristo Gesù. È il Testimone fedele, colui che rese testimonianza alla verità del Padre fino alla morte di Croce. È il Primogenito dei morti, colui che ha vinto la morte e si è rivestito della gloriosa Risurrezione; non solo: è colui nel quale saranno risuscitati tutti coloro che rendono testimonianza alla verità del Padre. Il principe dei re della terra, colui che ha il governo universale, fino alla fine dei secoli di tutta la storia. Dio ha posto tutta la storia nelle sue mani. Cristo Gesù è colui che ci ama. Ci ama oggi. Oggi vigila su di noi. Oggi intercede per noi. Oggi manifesta al Padre tutto il suo amore. L’amore di Cristo per noi è sempre rivestito di efficacia eterna, divina, soprannaturale. Il suo amore per noi libera dalla morte, introduce nella pienezza della vita. Che il suo amore per noi sia vero lo attesta la sua morte in Croce per la nostra Redenzione eterna. È stato lui che ci ha liberati dai nostri peccati mediante il suo sangue. La Chiesa vive per questo amore, vive da questo amore, vive in questo amore. È questo amore che perennemente la rinnova, la santifica, la rimette in piedi, la salva, la purifica, la rigenera. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


lunedì 18 settembre 2023

La teologia della croce.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. 


La teologia della croce. In certo qual modo l’Apocalisse è il più bel libro della teologia della croce. Essa ha Cristo come unico modello. Anzi Cristo è il Libro sul modello del quale è scritto il Libro di ogni discepolo di Cristo Gesù. Cristo Gesù fu esaltato perché si fece obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Anche ogni suo discepolo sarà esaltato se si farà, sull’esempio del suo Maestro, obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. La Croce diviene per tutti la via della vita. Ma cosa è la Croce? La nostra volontà di compiere nella nostra vita tutta la Volontà del Padre. La Croce nasce dalla nostra scelta di riconoscere che solo il Signore ha una volontà su di noi. Solo il Signore è il Signore della nostra vita e nessun altro.

L’incapacità dell’esame di coscienza. L’uomo è quasi sempre incapace di farsi l’esame di coscienza, di sapere cioè se cammina in tutta la Volontà del Padre, in quale parte cammina e in quale altra parte invece non cammina. La rivelazione svela all’uomo il libro della sua stessa vita. Gli dice cosa in lui è conforme alla Volontà del Padre e cosa non è conforme. Cosa si vive e cosa non si vive. Come si vive e perché? Gli svela dove si nasconde il peccato, dove è la tentazione, dove si annidano i vizi. Solo Dio conosce le profondità del cuore dell’uomo. Solo Dio le può svelare allo stesso uomo. L’Apocalisse è un vero esame di coscienza alla Chiesa. Esso è valido per ieri e per sempre, anche se le modalità del peccato e della tentazione possono cambiare, resta però la sostanza del peccato e della tentazione.

Colui che è, che era e che viene. L’Apocalisse apre con la presentazione di Dio. Chi è Dio? È Colui che è, che era e che viene. Dio non è lontano dalla storia. Lui è il Signore della storia. Lui viene per fare nuove tutte le cose. Lui viene per esercitare il suo governo sopra ogni azione degli uomini. Lui viene per la salvezza dei giusti. Lui viene per confermare nella speranza tutti i discepoli del Suo Figlio Unigenito. Tutta la storia è nelle sue mani. Questa è la verità dalla quale prende inizio il Libro dell’Apocalisse. Senza questa verità, niente avrebbe senso. Senza questa verità, tutto sarebbe una favola inutile. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


giovedì 17 agosto 2023

Il tempo è vicino.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. 


Per visione. Il modo attraverso il quale Dio per mezzo di Cristo Gesù rivela il mistero della storia a Giovanni è per visione. La visione è in spirito. È come se Giovanni stesse su un luogo alto ed elevato e dinanzi a lui si svolgesse tutto il mistero della storia. Lui scrive ciò che vede. Riferisce ciò che ascolta. Visione e udito sono le vie della conoscenza del mistero.

Il tempo è vicino. Quando la Scrittura annunzia che il tempo è vicino, essa vuole rivelare una sola verità: quanto detto immancabilmente si compie. Niente di quanto è stato detto rimane senza attuazione storica. Poiché di certo si compie, bisogna attenderlo. Poiché non si conosce né il tempo e né l’ora del suo compimento, quanto detto è da attenersi come se avvenisse in questo momento, ora. Per questo esso è vicino, molto vicino, vicinissimo. È vicino perché è la nostra stessa storia e si compie nella nostra storia.

Beatitudine, Parola, Speranza, Rivelazione. La beatitudine nasce dalla Parola ascoltata. La Parola ascoltata è il fondamento della speranza. La speranza compiuta diviene beatitudine. Non c’è Parola che possa far nascere la Speranza e non c’è vera speranza che si possa trasformare in vera beatitudine se manca la Rivelazione. La rivelazione dona la Parola. La Parola crea la speranza. La Parola della speranza vissuta in ogni sua parte genera la beatitudine, genera cioè la pienezza della vita. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


giovedì 3 agosto 2023

Dal Padre per mezzo del Figlio.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine. 


Dal Padre per mezzo del Figlio. Chi apre il libro della storia è il Padre dei Cieli. Tutto il mistero della storia è nelle sue mani. Nessuno potrà mai aprire il libro della storia se il Padre non lo vuole. Il Padre vuole che il libro della storia sia aperto da Cristo Gesù, dal suo Figlio Unigenito e da nessun altro. Questo ci deve insegnare una sola verità: nessuno né in Cielo, né sulla terra, né sottoterra è in grado di conoscere il mistero della storia. Lo conosce solo Dio. Dio però lo rivela solo per mezzo di Cristo Gesù. Se qualche altro dovesse rivelare il mistero, questa sua rivelazione è falsa, perché frutto di pura fantasia. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


giovedì 29 giugno 2023

Rivelazione e speranza.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.


Rivelazione e speranza. La rivelazione in questo caso ha un fine specifico, particolare. Essa è data per riaccendere la speranza nei cuori. Un cuore forte nella speranza è capace di vincere ogni sofferenza, ogni dolore, ogni genere di martirio. Un cuore forte della verità di Cristo Gesù è capace di seguire il suo Maestro e Signore fino alla morte e alla morte di Croce. La risurrezione è dopo la Croce e la Croce è la via per poterla possedere per tutta l’eternità.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


domenica 11 giugno 2023

Il martirio è via eccellente di salvezza eterna. Il rinnegamento di Cristo sarebbe via eccellente di perdizione per sempre.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.

 

La rivelazione. Rivelare è aprire il libro dei misteri di Dio e rendere partecipe del suo contenuto l’uomo. Solo Dio è il mistero. Solo Dio conosce il mistero. Solo Lui può aprire il libro. Solo Lui lo può rivelare. Qual è il contenuto specifico della rivelazione che Dio farà in questo Libro? Le cose che devono presto accadere. Fin da subito appare assai evidente che il contenuto della rivelazione riguarda la storia. Dio apre il libro del mistero della storia è lo rivela al suo servo Giovanni. Altra domanda è questa: Perché gli fa dono di questa rivelazione? Per riconfermare tutta la Chiesa nella vera fede. La vera fede è l’unico principio della vera speranza. Se la fede è debole anche la speranza è debole. Se la fede invece è forte, vera, chiara, anche la speranza è forte, vera e chiara. Fin da subito si può anticipare che la speranza è una sola: la vita eterna che è data, che sarà data ai martiri di Cristo Gesù. Il mistero della storia è svelato, rivelato, offerto ai cristiani perché professino la retta fede in Cristo Gesù anche nei tormenti del martirio. Il martirio è via eccellente di salvezza eterna. Il rinnegamento di Cristo sarebbe via eccellente di perdizione per sempre. 

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


mercoledì 10 maggio 2023

Dalla verità di Cristo Gesù, nasce la verità dell’uomo, nasce la sua moralità, la sua ascetica. Nasce la pastorale della Chiesa, per la Chiesa.

 


SAN GIOVANNI APOSTOLO APOCALISSE


[19]Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che accadranno dopo.

L’ordine è chiaro, esplicito.

Giovanni deve scrivere tutte le cose che ha visto, come le ha viste. Le deve scrivere secondo pienezza di verità.

Deve scrivere tutto ciò che è dinanzi ai suoi occhi, secondo la verità dello Spirito che illumina i suoi occhi a vedere l’intima essenza di esse.

Non solo deve scrivere ciò che attualmente sta vedendo.

Il Signore gli sta concedendo un’altra grazia, la grazia cioè di scrivere anche le cose che accadranno dopo.

In fondo il Signore gli sta donando lo spirito della vera profezia. Giovanni diviene così il profeta della storia.

Lui vede la storia. La narra. La scrive però in versione profetica, non in versione storica.

La versione profetica non è mai identificabile. Si dice ciò che sta per avvenire, ma nessuno mai potrà identificare un evento in ciò che è scritto in questo libro.

In questo libro sono scritti tutti gli eventi della storia, ma nessuno di essi in particolare potrà mai essere identificato.

Questa è l’essenza vera della scrittura degli eventi in versione profetica.

Lui è il profeta della verità della storia.

[20]Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra e dei sette candelabri d'oro, eccolo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese.

Gesù custodisce la Chiesa con il suo potere regale. Esercita questo potere per mezzo di Angeli.

Gli Angeli sono inviati a custodire la Chiesa di Dio nella verità e nella grazia di Cristo Gesù.

Gli Angeli che custodiscono la Chiesa di Cristo Gesù sono i Vescovi.

Gesù non è fuori della Chiesa. Lui è in mezzo ad essa, in essa, con essa.

Gesù non abbandona la sua Chiesa a se stessa. Neanche l’ha posta in mano ai suoi “Angeli”.

I sette angeli sono nella sua mano destra. Sono cioè in suo potere per l’esercizio del suo potere di grazia e di verità.

Gesù non è fuori della sua Chiesa, come se la Chiesa fosse sulla terra e Lui nel Cielo.

Lui è una cosa sola con la Chiesa. La Chiesa è il suo splendore, la sua gloria, la sua stessa vita.

Questa mirabile unità che c’è tra Cristo e la Chiesa fa sì che la Chiesa sia sempre nelle mani di Cristo Gesù.

È Lui che la governa, la dirige, la guida, le fa l’esame di coscienza, la corregge, la ammonisce, la sorregge, la salva, la libera, la protegge, la consola, la rimette sempre sulla giusta via.

È Lui il Signore della Chiesa e nessun altro. Nessuno ha potere sulla Chiesa di Dio.

È Cristo il vero mistero della Chiesa. È dalla vita di Cristo la vita della Chiesa. È dalla sua volontà il governo di essa.

Poi viene l’ascolto, l’obbedienza dell’uomo.

È in questa verità e grazia di Cristo, in questo potere eterno di Cristo e in questo ascolto, o obbedienza dell’uomo, che si compie la salvezza.

Sempre però la Chiesa è posta da Cristo Gesù nella condizione di essere nella sua pienezza di grazia e di verità.

Osservazione conclusiva: è giusto concludere questo primo capitolo con una nota di chiarificazione essenziale: Giovanni inizia la sua profezia presentando alla sua Chiesa chi è il suo Maestro e Signore nella verità più piena.

Questa metodologia è fondamentale per ogni annunzio che si vuole donare alla Chiesa di Cristo Gesù.

Se non si inizia con il presentare Lui, il Signore, nella sua verità più grande, tutto alla fine diventerà inutile, vano.

Siamo dalla sua verità. Se la sua verità non è chiara in noi, tutto in noi diventerà buio, tenebra, caligine.

Siamo dalla sua verità per incarnare la sua verità. Se non conosciamo secondo verità Lui, che è la fonte della nostra verità, come possiamo incarnare la verità che è il fine della nostra missione?

Siamo per la sua verità. Se noi per primi ci siamo distaccati dalla verità, non siamo più per la verità, come possiamo pensare di avvicinare qualcuno alla verità di Gesù Signore?

Siamo nella verità di Cristo Gesù. Se noi ci siamo posti nella menzogna, nell’errore, nella confusione, nell’ambiguità, come possiamo sperare di accompagnare qualcuno in quella verità dalla quale noi siamo fuggiti?

Non c’è azione pastorale vera se non si parte dal dono della verità di Cristo alla Chiesa. La nostra vita è da Cristo. Chi conosce Cristo conosce se stesso, conosce l’uomo, conosce la verità, conosce la falsità. Chi non conosce Cristo, non si conosce, non conosce. Ciò che lui fa, ha fatto, farà è sempre opera di tenebre e non di luce.

Dalla verità di Cristo Gesù, nasce la verità dell’uomo, nasce la sua moralità, la sua ascetica. Nasce la pastorale della Chiesa, per la Chiesa.

Giovanni, partendo dalla verità di Cristo, dalla verità assoluta con la quale vede uomini ed eventi, opere e pensieri, azioni e idee, comportamenti e valutazioni, offre un vero esame di coscienza a tutta la Chiesa, perché si disponga ad entrare tutta nella verità del suo Maestro e Signore.

È questo il significato delle sette lettere che scrive ai sette Angeli delle sette Chiese.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI