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domenica 28 febbraio 2021

Chi è don Luigi Villa?

 





La “Causa di beatificazione” di Giovanni Paolo II 

Nel novembre 2009, pochi giorni dopo il suo ritorno a Roma dalla visita fatta a Brescia, Benedetto XVI annunciò il proseguimento della “causa di beatificazione” di Giovanni Paolo II. Agli inizi di febbraio 2010, don Villa decise di raccogliere la ventina di articoli su Giovanni Paolo II, già pubblicati su “Chiesa viva” negli ultimi anni, in un unico file PDF e inviarlo a migliaia di indirizzi e-mail che includevano: Santa Sede, Cardinali, Nunzi, Conferenze Episcopali, Istituti Religiosi, Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, Università e Istituti di formazione cattolici, Vescovi, Diocesi italiane, Ambasciate e Consolati italiani, Senatori e Deputati, Consigli regionali, mass-media, università, biblioteche, librai, laici, ecc.. In seguito, la stampa italiana iniziò a riportare la notizia relativa ad alcune difficoltà che erano emerse per la “causa di beatificazione” di Giovanni Paolo II, e, per diversi mesi, scese il silenzio su questo argomento. Ma don Villa si era già attivato per produrre un Numero Speciale di “Chiesa viva” su Giovanni Paolo II che fosse un’opera completa e accessibile al vasto pubblico, che evidenziasse tutti i lati oscuri e inquietanti di questo Papa “itinerante”, che spese gran parte del suo Pontificato a rincorrere il miraggio di riunire tutte le religioni in un’unica Religione Mondiale. Ma per raggiungere questo obiettivo, che è il fine supremo a cui mirano i vertici della Massoneria mondiale per poter realizzare il loro sogno di dominio planetario, si deve eliminare Gesù Cristo come unico Redentore e Salvatore dell’umanità, si deve ignorare e calpestare la Verità, si deve reinterpretare il Primato di Pietro, si deve corrompere la Virtù Cattolica, si deve alterare la Morale Cattolica, si deve formare una nuova Autorità Cattolica per metterla al servizio e sottometterla al potere dell’Anticristo. Ma Lucifero ha perso il potere assoluto che aveva sull’umanità con il Sacrificio di Cristo sulla Croce, che lui stesso causò col DEICIDIO. La sua rabbia infernale, quindi, è tutta diretta e focalizzata su questo Atto di Redenzione di Gesù e sulla sua “rinnovazione incruenta” nel Sacrificio della Santa Messa Cattolica! Vi è, però, una soluzione radicale per risolvere questo problema: negare la divinità di Gesù Cristo. Questa orribile bestemmia elimina il Sacrificio di Cristo sulla Croce alla sua radice e apre la porta a tutte le “novità” e a tutti gli “aggiornamenti” che sono indispensabili per “eclissare” la Chiesa di Cristo e creare una “Nuova Chiesa” che diventi la “Prostituta di Babilonia”! Allora, il Sacrificio di Cristo sulla Croce offerto da Gesù al Padre, tramite il Ministero sacerdotale, che ci offre la Redenzione e la salvezza dell’anima, potrà diventare la rinnovazione del DEICIDIO, tramite il ministero sacerdotale massonico, offerto ad un altro “dio padre”: Lucifero il quale, presentandosi come il Padre del Tempio della Pace universale tra gli uomini, ci offre la sua redenzione gnostica e, con un diabolico inganno, la Pace universale tra gli uomini. Ma questo “dio padre” non è altro che il “dio” della Massoneria e il suo nome è: BAPHOMET, che scritto all’ebraica diventa: TEMpli, Omnium, Hominum, Pacis, ABbas, (il Padre del Tempio della Pace Universale tra gli Uomini). Questo, però, è esattamente il tema centrale del Tempio satanico di Padergnone della Diocesi di Brescia dove, dopo aver inneggiato al Dio Pan e alla dottrina gnostica, negazione della divinità di Gesù Cristo, il Cavaliere Rosa-Croce, sull’altare, non rinnova il Sacrifico di Cristo sulla Croce, ma rinnova il DEICIDIO! Avevamo anche scritto che «nessun Cavaliere Rosa-Croce al mondo, può aspirare, come invece può fare Paolo VI, di meritarsi la gloria della dedica del Tempio satanico di Padergnone!». Inoltre, sulla “lapide di consacrazione” di questo Tempio satanico, oltre alla medaglia episcopale di mons. Giulio Sanguineti, vi sono anche le medaglie pontificali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Perché queste due ultime medaglie?

Nel settembre 2010, uscì il Numero Speciale di “Chiesa viva” n. 430, dal titolo: “Karol Wojtyla beato?.. mai!”. È un’edizione speciale di 96 pagine con 217 fotografie che include: una breve biografia di Karol Wojtya, i suoi viaggi internazionali, le sue idee, la sua filosofia, la sua teologia, i suoi rapporti con la Massoneria e col Comunismo, i suoi “fatti” e “detti”, la sua “dottrina mariana”, le sue posizioni sul Primato di Pietro e la sua “Teologia del corpo” con una serie di fotografie, a dir poco, imbarazzanti. Il retro copertina riporta una fotografia, a piena pagina, dell’immagine del Papa nelle fiamme, scattata nel suo paese natale, esattamente un anno dopo la sua morte. La diffusione del file PDF di questo Numero Speciale ha raggiunto tutti quelli che avevano già ricevuto il precedente file PDF, contenente i 20 articoli su Giovanni Paolo II. Per i quattro mesi successivi, calò il silenzio sulla “causa di beatificazione” di Giovanni Paolo II. Il 6 gennaio 2011, l’annuncio: “Giovanni Paolo II santo subito”. I giornali hanno riportato la notizia della beatificazione di Papa Wojtyla, entro il 2011. Sul “Giornale”, Tornielli scriveva: «Giovanni Paolo II sarà beato nel 2011, forse già prima dell’estate. Nelle scorse settimane la consulta medica della Congregazione delle cause dei santi si è infatti espressa favorevolmente sul miracolo attribuito all’intercessione di Papa Wojtyla – la guarigione dal Parkinson di una suora francese – e la documentazione nei giorni scorsi ha già passato anche il vaglio dei teologi. Prima che il fascicolo arrivi sul tavolo di Benedetto XVI manca ora soltanto il via libera dei cardinali e vescovi membri della Congregazione, che hanno appena ricevuto il dossier sul miracolo. Si riuniranno per esaminarlo collegialmente e per esprimere il loro voto verso la metà di gennaio». Sul “Times” si leggeva: «Benedetto XVI, lo ha chiamato “Giovanni Paolo il Grande”: è “solo il quarto papa della storia ad avere avuto questo onore”. La beatificazione dovrebbe avvenire in tempo record, poiché Papa Benedetto XVI aveva autorizzato la deroga per far partire immediatamente il processo di canonizzazione, senza attendere i cinque anni previsti dalla morte». Il 14 gennaio 2011, l’annuncio ufficiale del Vaticano: “Giovanni Paolo II sarà beatificato il 1° maggio”. Per anni serpeggiò il sospetto che la “mente” di Giovanni Paolo II, durante il suo Pontificato, fosse il Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, e, quando nell’aprile 2005, Giovanni Paolo II morì e fu eletto Benedetto XVI, furono in molti a domandarsi se il cardinale Joseph Ratzinger non fosse semplicemente succeduto a se stesso!

a cura dell’Ing. Franco Adessa

martedì 16 febbraio 2021

Chi è don Luigi Villa?

 


Il Tempio massonico-satanico di Padergnone (Brescia)

Solo più tardi, riuscii a comprendere il vero significato di quelle parole; infatti, alla richiesta di don Villa di fare un sopraluogo a quella “nuova chiesa” di Padergnone, la prima chiesa del terzo Millennio della nostra diocesi, risposi evasivamente, senza convinzione e senza impegni. Fu solo dopo la visita di Benedetto XVI a San Giovani Rotondo che iniziai a comprendere la gravità delle parole di don Villa. Il Papa era andato a San Giovanni Rotondo, aveva celebrato sul sagrato di quel “Tempo satanico” e, anche se presentato come un “tranello” tesogli da alcuni Prelati che lo accompagnavano, aveva “benedetto” quel “Tempio satanico”! Perché quella visita? Perché quella “benedizione”? Perché mettere in campo tutto il peso della massima Autorità della Chiesa, quando non si era riusciti a confutare l’orribile realtà dimostrata su quel “Tempio satanico”? Sì, eravamo proprio ad una svolta! Alla fine di giugno, iniziai le prime visite alla “nuova chiesa” di Padergnone, alle quali seguirono altri sopraluoghi per studi dettagliati, per fare fotografie e prendere misure. La “nuova chiesa” era stata dedicata al “Cristo risorto”. Ma la Religione Cattolica si fonda sulla Croce, cioè sulla volontà di Gesù Cristo di obbedire al Padre e di patire e morire in Croce per offrirci la Redenzione. La sua Resurrezione, invece, non è stata la conseguenza di un atto della sua volontà, ma un atto dovuto alla sua Natura Divina! Perché, allora, quelli che non credono alla divinità di Cristo si entusiasmano così tanto per la figura del “Cristo risorto”?

Per avere una risposta, basterebbe citare le parole di una delle più acerrime nemiche di Dio e della Chiesa cattolica, Alice Bailey, la sacerdotessa del “New Age” e la fondatrice, nel 1921, del satanico “Lucifer Trust” (= La Corte di Lucifero), la quale aveva delineato il “piano” della creazione di una Nuova Religione Universale con queste parole: «Il “Cristo risorto” e non il “Cristo crocifisso” sarà la nota distintiva della Nuova Religione!». Ecco il segreto della dedica delle “nuove chiese” al “Cristo risorto”! Ma cosa intendono realmente costoro con l’espressione “Cristo risorto”? Gesù Cristo è il “Maestro”, ma per loro il “Maestro” massone diviene tale al 15° grado della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, “risorgendo” dalla condizione di “uomo nel quale si manifesta la realtà definitiva dell’essere uomo, che, in ciò stesso, è simultaneamente Dio”. Cioè il massone dal suo stato precedente, “risorge” diventando “Maestro”, o “Uomo-Dio”, affrancandosi da ogni Autorità divina, perché lui stesso è diventato Dio! Quindi, non il Dio che si è fatto uomo, che è morto in Croce e che “risorge” perché Dio, ma l’uomo che si manifesta Dio, in “Gesù Cristo”, che per costoro è solo il simbolo del “Maestro” massone! Quindi, con l’espressione “Cristo risorto” costoro non celebrano la divinità di Cristo, ma la massonica auto-divinizzazione dell’uomo, e cioè il “Culto dell’Uomo”, come passo indispensabile per procedere al “Culto di Lucifero”! Ma questa è anche la “cristologia” della “nuova teologia” di molti dei nostri Prelati, come l’aveva riassunta, già nel 1946, il grande domenicano Padre Garrigou-Lagrange: «Così, il mondo materiale si sarebbe evoluto verso lo spirito, e il mondo dello spirito si evolverà, naturalmente, per così dire, verso l’ordine soprannaturale e verso la plenitudine del Cristo. Così, l’Incarnazione del Verbo, il Corpo Mistico, il Cristo universale, sarebbero dei momenti dell’Evoluzione… Ecco quello che resta dei dogmi cristiani in questa teoria che l’allontana dal nostro Credo nella misura in cui essa si avvicina all’evoluzionismo hegeliano». E il grande domenicano allora grida: «Dove va la “nuova teologia”? Essa ritorna al modernismo attraverso la via della fantasia, dell’errore, dell’eresia!».

 La responsabilità del progetto della “nuova chiesa” fu di mons. Ivo Panteghini della Curia di Brescia, da qualche anno “Consultore” presso la Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, alla cui Presidenza vi era il massone mons. Francesco Marchisano, principale responsabile della costruzione del Tempio satanico dedicato a San Padre Pio. La Curia di Brescia approvò il progetto, come pure fece l’Ufficio del culto divino della CEI che, in parte, anche lo finanziò. Mons. Giulio Sanguineti, personalmente accusato di essere massone da don Villa, senza riuscire a controbattere, consacrò la “nuova chiesa” alcune settimane prima di essere sostituito. Il nuovo Vescovo, mons. Monari, appena insediato, non attese molto prima di recarsi in quella “nuova chiesa” a celebrare la Messa. Sulla lapide di consacrazione della “nuova chiesa” spicca la medaglia episcopale di mons. Sanguineti e le due medaglie pontificali di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. 

Lo studio della “nuova chiesa” procedette fino a individuare l’“idea unitaria” del progetto: la dedica della chiesa non era al “Cristo risorto”, ma al “Cavaliere Rosa-Croce” del 18° grado della Massoneria di R.S.A.A., il quale ha il compito di cancellare il Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce dalla faccia della terra, cioè, in altre parole, cancellare il Sacrificio di Cristo nella Messa Cattolica dalla faccia della terra. Il grado di Rosa-Croce, infatti, è in essenza, la rinnovazione figurata e cruenta del Deicidio commesso per la prima volta sul Calvario, come la Santa Messa è la rinnovazione reale e incruenta del Sacrificio di Cristo. Ogni parte della “nuova chiesa” è satura di simbologia massonica e di riferimenti satanici: la fontana esterna, la struttura con le sue tre spirali, il portone di bronzo, il soffitto dell’aula liturgica, la cappella del battistero, i banchi, la statua del “Cristo risorto”, la vetrata, l’altare, il tabernacolo, la croce astile, la vergine della speranza, la cripta, la croce fiammeggiante, l’area verde circostante… Tutto inneggia al Dio Pan, al Dio cabalistico Lucifero, all’Uomo-Dio della Massoneria, ma il centro di tutta l’opera è l’altare e la figura del Cavaliere Rosa-Croce che lo sovrasta. Questo è il segreto più profondo di questa “nuova chiesa”, questa è l’idea centrale. È il Cavaliere Rosa-Croce che compie giustizia contro il Dio che si è fatto Uomo ed ha redento l’umanità, contro il Dio che ha detronizzato Lucifero dal suo potere quasi assoluto che aveva sull’uomo, contro il Dio odiato dalla Massoneria: è il Cavaliere Rosa-Croce che, sull’altare, non rinnova il Sacrifico di Cristo sulla Croce, ma rinnova il DEICIDIO! Tempo fa, l’Autore di un libro sull’Anticristo, mi telefonò chiedendomi di inviargli una ventina di copie dello studio sul “Tempio satanico” di San Giovanni Rotondo, perché doveva tenere una Conferenza. Nel corso della telefonata, mi mise al corrente di un fatto che gli era accaduto poco tempo prima. Insieme ad un gruppo di persone, era andato a far visita ad un esorcista, il quale, informato del suo libro sull’Anticristo, gli raccontò uno strano esorcismo capitatogli. Stava esorcizzando una persona posseduta da Lucifero, quando, ad un tratto, lo udì urlare: «Io ho fatto il mio Trono, nel Gargano!». L’esorcista, rimase stupito, non riuscendo a comprendere il significato di quelle parole. Poi raccontò: «La mattina seguente, per posta, ricevetti una copia di “Chiesa viva” sul Tempio satanico di San Giovanni Rotondo, e, letto lo studio, finalmente compresi le parole di Lucifero pronunciate il giorno precedente!». Ora, se Lucifero, per il Tempio satanico dedicato a San Padre Pio ha urlato: «Io ho fatto il mio Trono, nel Gargano!», ci dovremo forse noi stupire se, un giorno, un altro esorcista ci racconterà di aver udito Lucifero urlare: «Io ho fatto il mio Altare, a Brescia»? Verso la metà di ottobre 2009, uscì il Numero Speciale di “Chiesa viva” n° 420, col titolo: “Brescia: la nuova chiesa parrocchiale di Padergnone è un Tempio massonico-satanico!”. La distribuzione a Brescia, in provincia e in tutta l’Italia fu di enorme vastità. Dopo una settimana, il 21 ottobre, ricevetti una lettera, superficialmente ironica, di Mons. Ivo Panteghini alla quale risposi, il 20 ottobre, in modo serio e dettagliato alle domande postemi, ma anche a quella relativa al tema centrale del Cavaliere Rosa-Croce che non mi fu posta.

Al termine della trattazione di quest’ultimo tema, dopo aver ricordato che Paolo VI stilò una definizione di Messa che non contemplava più il Sacrificio di Cristo sulla Croce e la Presenza Reale, gli scrissi: «Quindi, Paolo VI può meritatamente vantare il titolo di essere il più Grande Cavaliere Rosa-Croce che sia mai esistito!», e poi la conclusione: «Pertanto, nessun Cavaliere Rosa-Croce al mondo, può aspirare, come invece può fare Paolo VI, di meritarsi la gloria della dedica del Tempio satanico di Padergnone!».

Il 6 novembre 2009, alla domanda se la presenza di Benedetto XVI avrebbe potuto essere di qualche beneficio alla “causa di beatificazione” di Paolo VI, mons. Molinari rispose: «Lo spero, non tanto per la beatificazione in quanto tale, ma perché sono convinto che ci sia un tesoro di spiritualità originale nella vita di Paolo VI e che la diffusione di questo tesoro possa aiutare e arricchire la Chiesa di oggi».

L’8 novembre 2009, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Paolo VI, e sotto una leggera pioggia, Benedetto XVI atterrò all’aeroporto di Ghedi (nei pressi di Brescia), si recò a Botticino Sera per un omaggio al Santo Tadini, poi, la Messa in Duomo a Brescia, e l’Angelus. Nel pomeriggio, il Papa salutò gli organizzatori della visita al centro pastorale Paolo VI, e poi si recò alla casa natale di Papa Montini e inaugurò la nuova sede dell’Istituto Paolo VI a Concesio, dove assegnò il sesto premio internazionale dedicato al Pontefice bresciano. Una breve visita nella Parrocchia di Sant’Antonino, in cui fu battezzato Giovanni Battista Montini, poi la partenza dall’aeroporto di Ghedi con direzione Ciampino. In tutta questa visita, a Brescia, di Benedetto XVI, non fu fatto neppure un accenno alla “causa di beatificazione” di Paolo VI. Dal giorno della pubblicazione del Numero Speciale di “Chiesa viva” n° 420 dell’ottobre 2009, sulla “nuova chiesa” di Padergnone, a Brescia, negli ambienti responsabili dell’erezione di questo Tempio satanico, è calato un silenzio lugubre e sepolcrale, se non per l’eccezione di un tentativo, mal riuscito, di mons. Luciano Monari di calunniare gratuitamente don Luigi Villa, con una “Nota del Vescovo”, pubblicata sul settimanale della Diocesi di Brescia, “La Voce del popolo” n. 35. Era questo un tentativo per trovare una via d’uscita alla situazione imbarazzante creatasi nella nostra Diocesi, senza dover entrare nel merito delle tesi dimostrate dal nostro studio sul Tempio satanico di Padergnone? E cosa partorirà, prossimamente, questa cappa di piombo che ogni giorno diventa sempre più pesante?

a cura dell’Ing. Franco Adessa




sabato 6 febbraio 2021

Chi è don Luigi Villa?

 


Benedetto XVI a Brescia

Il nuovo Vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, era entrato ufficialmente in diocesi il 14 ottobre 2007. La breve biografia della presentazione ufficiale del nuovo Vescovo riportava la notizia che la madre di Mons. Monari porta il nome di Giuliana Ruini. Ci fu chi confermò e chi smentì il fatto della parentela col card. Camillo Ruini, ma da Roma, qualcuno assicurò a don Villa che mons. Monari era un uomo del card. Ruini e un grande entusiasta di Paolo VI. Ciò che apparve strano ad alcuni fu il fatto che, solo dopo alcune settimane dal suo insediamento a Brescia, mons.

Monari, l’11 novembre 2007, si recò a celebrare la Messa nella nuova chiesa di Padergnone, la prima chiesa del Terzo Millennio della diocesi, da poco consacrata dal Vescovo precedente, mons. Sanguineti. Considerati i problemi immensi di una diocesi come quella di Brescia e il fatto che la popolazione della frazione, in cui si trova la nuova chiesa, è intorno al migliaio di persone, c’è proprio da domandarsi: perché quella visita? Dopo l’annuncio della visita del Papa al Tempio satanico di San Giovanni Rotondo, il 9 aprile 2009, vi fu un altro annuncio: Benedetto XVI sarebbe venuto a Brescia, l’8 novembre 2009, “nel segno del suo predecessore”, “per il trentesimo anniversario della morte di Paolo VI” e “sulle orme di Paolo VI”. L’annuncio fu dato da mons. Luciano Monari il quale disse che «Il motivo è naturalmente il trentesimo anniversario della morte di Paolo VI», e sottolineando che «Papa Ratzinger, come sapete, fu creato Cardinale da Paolo VI e ha sempre avuto verso il nostro Papa bresciano una riconoscenza e un amore grande». Il discorso che seguiva era imperniato sulla necessità per tutti di essere in “comunione” col Vescovo di Roma, il Papa Benedetto XVI. E chi non fosse stato in “comunione” col Vescovo di Roma non su questioni riguardanti la Dottrina Cattolica di sempre, ma, ad esempio, sull’opportunità o meno di beatificare il “Servo di Dio” Paolo VI? L’invito, contenuto nell’Editto del 13 maggio 1992 del card. Ruini: «Invitiamo tutti i singoli fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al tribunale diocesano del Vicariato di Roma tutte quelle “notizie” dalle quali si possa, in qualche modo, arguire contro la fama di santità del detto “Servo di Dio” (Montini)», sarebbe stato ancora valido?

E a chi avesse seriamente obbedito a questo “invito”, senza essere un semplice “singolo fedele”, ma un teologo serio e affermato, e per giunta incaricato da Padre Pio di dedicare tutta la sua vita per difendere la Chiesa di Cristo dall’opera della Massoneria ecclesiastica, inoltre informato sin dal 1963 dallo stesso Santo frate che Paolo VI era massone, e con un mandato papale di Pio XII per svolgere questo delicato incarico, quale sorte gli sarebbe stata riservata? Dopo il discorso dell’annuncio della visita del Papa a Brescia, fatto da mons. Monari, don Villa mi disse, e mi ripeté più volte, sempre più preoccupato: «Siamo ad una svolta... mi vogliono mettere a tacere per sempre!».

a cura dell’Ing. Franco Adessa 

venerdì 11 dicembre 2020

Chi è don Luigi Villa?

 


Don Villa… premiato?

In questi anni turbolenti, anche se sembra quasi impossibile crederci, don Villa ricevette due importanti riconoscimenti, per la sua attività di giornalista e di scrittore, ma soprattutto per il suo impegno nella difesa della Religione cattolica e della civiltà cristiana.



Il primo, nel dicembre 2008, fu il “Premio giornalistico internazionale Inars Ciociaria”, patrocinato da Presidenza Consiglio dei Ministri, Ministero Beni Culturali, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Consiglio Regione Lazio, Provincia di Frosinone, U.R.S.E. (Unione Regioni Storiche Europee), con la motivazione: «… per la lunghissima attività di giornalista, autore di libri e pamphlet di teologia, ascetica, saggistica (…) e per il suo impegno nella difesa delle radici cristiane d’Europa e nella tutela della verità contro forze estranee alla nostra civiltà».

Il secondo, nell’ottobre 2009, fu il “Premio dell’Associazione Culturale Val Vibrata di Teramo”, «quale giornalista, scrittore insigne, editore integerrimo, magistrale Direttore della Rivista “Chiesa viva”, ma soprattutto come sommo teologo per aver dedicato l’intera esistenza nel difendere la Religione Cattolica e nel diffondere la Verità Storica e vivendo secondo il Vangelo»! Che contrasto con i “riconoscimenti”, elargiti negli ultimi cinquant’anni a don Luigi Villa da certa Gerarchia ecclesiastica!

a cura dell’Ing. Franco Adessa 

venerdì 13 novembre 2020

Chi è don Luigi Villa?

 


Benedetto XVI al Tempio satanico di San Giovanni Rotondo

La cappa pesante del Tempio satanico di San Giovanni Rotondo diventava, di giorno in giorno, sempre più imbarazzante. Purtroppo, come già accaduto in passato, per tentare di “mettere tutto a tacere”, si ricorse alla solita abusata soluzione di mettere in campo tutto il peso dell’Autorità.

 Il 18 marzo 2007, il Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, con un folto seguito di Vescovi, si recò a San Giovanni Rotondo per una concelebrazione nel Tempio satanico. Nei numeri di “Chiesa viva” 395 e 396 di giugno e luglio-agosto 2007, si riportò il fatto con un articolo dal titolo: “Concelebrazione sacrilega nel Tempio massonico di San Giovanni Rotondo, dedicato a San Padre Pio”, col quale si chiese di proibire l’uso religioso di questo “Tempio satanico”, mostrando le copertine di questo studio, già disponibile in 5 lingue.



Ma le celebrazioni sacrileghe continuarono e “Chiesa viva” nuovamente, nei mesi di novembre e dicembre 2007, denunciò ancora queste celebrazioni sacrileghe, con parole di fuoco che terminavano con la frase: «Chiesa viva, perciò, chiede alla Gerarchia cattolica: fino a quando permetterete alla Massoneria di insultare Nostro Signore Gesù Cristo e la SS. Trinità?». Ma le Autorità ecclesiastiche, imperterrite, mantennero il silenzio e continuarono con queste celebrazioni sacrileghe. Allora, su “Chiesa viva”, dopo la pubblicazione di alcune lettere ricevute, sullo scandaloso agire delle Autorità ecclesiastiche, a riguardo di questo tempio satanico, nel Numero di Luglio-agosto 2008, con il titolo: “Un Tempio satanico per Padre Pio?”, iniziò la pubblicazione, a pun tate, di una cronaca degli articoli pubblicati da giornali, settimanali, riviste, italiane ed estere, di lettere, di comunicazioni e dei fatti che esponevano lo scandalo di questo “Tempio satanico” che gridava vendetta al cospetto di Dio. Ma la solita abusata soluzione fece un salto di grado. Si iniziò, infatti, a parlare di una visita di Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo, finché si giunse alla dichiarazione ufficiale di mons. D’Ambrosio, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, e anche Delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di Padre Pio, il quale, l’8 dicembre 2008, lesse la comunicazione, del giorno precedente, del Prefetto della Casa Pontificia, mons. James M. Harvey che dava la notizia della decisione presa sulla visita di Benedetto XVI a San Giovanni Rotondo, per il 21 giugno 2009, e alla quale era allegato il programma della visita. Sempre ignorando i fatti dimostrati e malgrado il fallimento di 150 Prelati nel confutare le tesi dello studio sul Tempio satanico, ora, si voleva mettere in campo tutto il peso dell’Autorità del Papa! Ma le puntate di “Chiesa viva”, sulla cronaca dei documenti sul Tempio satanico di San Giovanni Rotondo, procedettero per mesi e mesi, fino all’aprile dell’anno seguente.


Venne il 21 giugno, giorno della visita di Benedetto XVI. Il Papa doveva recarsi a San Giovanni Rotondo in elicottero, ma un uragano, a Roma, lo impedì, e così il Papa fu trasportato, con un aereo militare, fino all’aeroporto militare di Foggia, per poi proseguire in macchina fino a destinazione. La Messa celebrata sul sagrato del Tempio satanico sembrò non avere l’approvazione divina; infatti, al termine della celebrazione, si scatenò il finimondo: un’acqua torrenziale fu seguita da una grandine con chicchi grossi come noci che, in breve tempo, fece fuggire tutti i fedeli. Fu un caso fortuito il fatto che, “per guasti tecnici”, la televisione interruppe le riprese di questo avvenimento? C’è chi disse che questa era una “punizione di Dio”, ma, anche se questo non si potrà mai dimostrare con certezza, ciò che si può affermare con certezza è che Dio avrebbe potuto impedire queste umiliazioni al Vicario di Cristo, ma non l’ha fatto! Poi, ci fu l’episodio increscioso della furtiva “benedizione” della lapide a mosaico, nella cripta del Tempio satanico, non prevista dal cerimoniale e neppure dal programma. Sulla lapide sta scritto: 

«In occasione della visita pastorale di Sua Santità Benedetto XVI, in questa chiesa impreziosita dalla devozione dei fedeli con la bellezza dell’arte per custodire il corpo di San Pio da Pietrelcina, ha sostato in preghiera e l’ha benedetta».

A parte le menzogne con le quali per lungo tempo si era assicurato che il corpo di San Pio da Pietrelcina non sarebbe mai stato traslato nel Tempio satanico, ciò che è inquietante è il carattere di improvvisazione che si è voluto dare a questa “benedizione”. Mentre il Santo Padre si avviava verso l’uscita della cripta, gli fu indicata la targa, che il Papa lesse con un certo stupore. Poi, mentre iniziava a procedere, mons. D’Ambrosio mise il braccio dietro al Papa e, poi, con l’altro braccio, gli bloccò il passo, indicando l’aspersorio che un frate cappuccino faceva atto di porgere al Papa. Così, venne benedetta rapidamente e senza neppure una preghiera la targa in questione. Questo atto non era previsto e, soprattutto, la targa, invece di riferirsi alla benedizione della stessa o dei mosaici, si riferisce invece a quella dell’intera chiesa. Fu, forse, un “tranello” teso al Santo Padre?

 Il numero di luglio-agosto 2006 di “Chiesa viva” riportò in copertina la figura del Papa con lo sfondo del Tempio satanico e un editoriale di don Villa dal titolo: “Benedetto XVI nel ‘Tempio satanico’ in San Giovanni Rotondo – Perché?”. Nel testo, tra l’altro si legge: «Ora, il Vicario di Gesù Cristo, che dovrebbe essere il Buon Pastore e non essere causa di turbamento per i milioni di fedeli del Santo di San Giovanni Rotondo (…) doveva anche sapere che il detto Tempio è, in realtà, un edificio di stampo massonico (…) E doveva sapere anche che (…) essendo stato Padre Pio un acerrimo oppositore della Massoneria, questo Tempio, quindi è una vendetta postuma!». E anche: «In tutti questi anni, dopo la costruzione di questo Tempio massonico-satanico mai è emersa una chiara posizione ufficiale da parte del Vaticano, anche col silenzio totale da parte dei Cardinali responsabili del progetto e della costruzione di questa “Nuova Chiesa”, per cui dovrebbe valere il detto. “Chi tace acconsente”». E ancora: «Noi di “Chiesa viva”, quindi, ci chiediamo. “Come è stato possibile che il Vaticano abbia potuto costruire un “Tempio satanico” con la beffa a milioni e milioni di fedeli cattolici di tutto il mondo che hanno donato fiumi di soldi in buona fede?”».

a cura dell’Ing. Franco Adessa

giovedì 1 ottobre 2020

Chi è don Luigi Villa?

 


Un altro tentativo... di assassinio


Diversi mesi dopo la pubblicazione dello studio sul Tempio satanico a Padre Pio, avrei dovuto accompagnare don Villa da un suo “amico” prete, ma, per un contrattempo, non potei farlo, e venni sostituito da un nostro anziano collaboratore.

L’incontro col sacerdote fu breve, ma caratterizzato da una situazione imbarazzante per i presenti per i quali, l’incomprensibile agitazione, la tensione e lo strano comportamento del prete visitato, fu tanto opprimente che, dopo che egli ebbe servito dei biscotti, cioccolatini e un tè, giudicato “sgradevole” dall’unica persona che l’aveva bevuto, i due visitatori salutarono e se ne andarono. Don Villa non aveva bevuto né assaggiato nulla, mentre a fare gli onori di casa fu solo il suo anziano autista.

Saliti in macchina, don Luigi chiese all’autista di recarsi da un suo amico avvocato che abitava proprio nelle vicinanze e, dopo pochi minuti, si trovarono seduti nella sua sala. 

Mentre don Villa e l’avvocato colloquiavano, l’autista iniziò a sentirsi in modo strano: vedeva come attraverso un vetro infranto che si muoveva e, pian piano, sentiva di non riuscire più a muovere le gambe, i piedi, le braccia e le mani. Respirò profondamente, per cercare di superare queste sensazioni, ma, ad un certo punto, lo fecero coricare sul divano della sala e lo osservarono preoccupati. L’autista non perse mai conoscenza, ma continuava a vedere in modo frammentato e con gli arti superiori e inferiori paralizzati. Dopo un quarto d’ora, si sentì meglio, si alzò e disse di essere già in grado di guidare.

Cosa sarebbe successo, se i due non si fossero recati subito dall’avvocato? Avrebbero dovuto percorrere diversi chilometri su una strada stretta, affiancata da robusti alberi da entrambi i lati, oltre i quali vi erano, da una parte, un fiume; dall’altra, un fossato d’acqua. Inoltre, la strada è sempre trafficata con transito anche di mezzi pesanti. 

E cosa sarebbe potuto accadere se l’autista si fosse trovato alla guida del veicolo, invece che comodamente seduto su una sedia, in una sala? Quando due persone, che hanno un totale più di cento sessant’anni, i giornali non avrebbero potuto far altro che prendere atto che certi incidenti capitano anche a persone molto più giovani. Poi, quale altro sospetto sarebbe potuto nascere se si fosse saputo che i due “infortunati” erano appena usciti da una casa in cui abita una famiglia che conosce l’anziano sacerdote da svariati decenni?

a cura dell’Ing. Franco Adessa

sabato 5 settembre 2020

Chi è don Luigi Villa?



Il Tempio satanico  dedicato a Padre Pio

Nell’ottobre 1998, don Villa mi consegnò una pagina della Rivista “Luoghi dell’infinito” del settembre 1998, che riportava il disegno della croce che lo scultore Arnaldo Pomodoro intendeva costruire per la “nuova chiesa” di Renzo Piano, dedicata a Padre Pio, in San Giovanni Rotondo.
Gliel’aveva inviata un suo conoscente, che, tra l’altro, gli aveva evidenziato certi strani simboli che comparivano sui bracci della croce e che sembravano martelli e cazzuole. Subito, iniziai ad analizzare quella strana croce.
Dopo circa un mese, dissi a don Villa: «Sui bracci inferiore e laterali di questa croce, sono rappresentati i tre stemmi dei gradi: 11°, 22° e 33° della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato; inoltre, nella parte centrale è rappresentato il grembiule massonico e sul braccio superiore è rappresentato Lucifero, in diversi modi». Poi aggiunsi: «Il significato di tutti questi simboli è: il Culto del Fallo, il Culto dell’Uomo e il Culto di Lucifero. Questo simboleggia la Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, generalmente rappresentata anche con due “Stelle a cinque punte”, l’una con la punta in altro; l’altra con la punta in basso».

La direzione del progetto di questa “nuova chiesa” era nelle mani del famoso architetto Renzo Piano, ma la responsabilità del progetto era della Pontificia Commissione dei Beni Culturali della Chiesa, il cui presidente era mons. Francesco Marchisano, mentre il responsabile liturgico e teologico e della “nuova chiesa”, che dava le istruzioni a Piano, perché “il progetto si caricasse via via di espressività”, era mons. Crispino Valenziano.
Mons. Marchisano era una vecchia conoscenza di don Villa. Infatti, lo aveva già denunciato come massone sul n° 109 di “Chiesa viva” del giugno 1981, con tanto di dati di immatricolazione massonici. La sua carriera, però, era proseguita indisturbata fino alle sue nomine a Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e a Presidente della Fabbrica di San Pietro, conferitegli da Giovanni Paolo II.

Nel settembre 2002, a queste due nuove promozioni, don Villa rispose col dossier: “Una nomina scandalo”, in cui riportava anche tre lettere di mons. Marchisano al Venerabile Gran Maestro della Massoneria italiana, dove, in una di queste, scriveva:
«Illustre e Venerabile Gran Maestro, con molta gioia ho ricevuto, tramite il F. MAPA (= Mons. Pasquale Macchi, segretario personale di Paolo VI - n.d.r.) il Vostro delicato incarico: organizzare, silenziosa mente in tutto il Piemonte e nella Lombardia, come disgregare gli studi e la disciplina dei Seminari…».
Il dossier fu distribuito in migliaia e migliaia di copie e certi personaggi del Vaticano vennero fino a Brescia da don Villa per comprarne alcuni pacchi, mentre altri, da Roma, gli confidarono il loro disagio e la loro disperazione.
Ma sembrava che nessuno potesse arrestare l’ascesa irresistibile di questo Prelato massone.
Gli mancava solo la nomina a Cardinale; ma nella lista dei papabili Cardinali del Concistoro, previsto per il 21 ottobre 2003, il suo nome non appariva nell’elenco. Pensavamo che la ragione fosse la pubblicazione e la vasta distribuzione del dossier “Una nomina scandalo”, in cui si dimostrava, in modo definitivo, l’appartenenza alla Massoneria di mons. Marchisano.
Ma tre giorni prima della data della lettura, da parte del Papa, dei nomi papabili del Concistoro (28 settembre 2003), mi trovavo nell’ufficio di don Villa, quando squillò il telefono. Il Padre prese la cornetta del telefono, rimase in ascolto, poi la depose e mi disse: «Lo sa cosa mi hanno appena comunicato? Mons. Marchisano sarà nella lista dei Cardinali!».
Tre giorni dopo, in TV, tutti videro Giovanni Paolo II mentre leggeva l’elenco dei nomi dei futuri Cardinali, quando, ad un tratto, spuntò la mano del suo segretario personale che teneva un foglietto che depose sul leggio. Anulla servì lo scatto d’irritazione del Papa… dopo poco, Egli lesse anche il nome: Mons. Francesco Marchisano.

Il 1° luglio 2004, la “nuova chiesa” di San Giovanni Rotondo, dedicata a San Padre Pio fu inaugurata.
Il 20 febbraio 2006, uscì il Numero Speciale di “Chiesa viva” 381, dal titolo: “Una ‘nuova chiesa’ a San Padre Pio – Tempio massonico?” che dimostrava la natura massonica dei simboli che erano stati impressi, ovunque in questo tempio, e che il loro significato “unitario” era la glorificazione della Massoneria e del suo “dio” Lucifero con orribili insulti a Nostro Signore Gesù Cristo e alla SS. Trinità.
La simbologia massonica del Tabernacolo esprime la sostituzione di “Gesù Redentore” con “Lucifero redentore” dell’uomo, mentre quella sulla croce di pietra esprime la sostituzione di “Gesù Cristo Re dell’Universo”
con “Lucifero re dell’universo”. Ma l’insulto più grave è quello rivolto alla SS. Trinità per essere stata cacciata e sostituita con la blasfema e satanica “Triplice Trinità” massonica.
Per la prima volta nella storia, veniva pubblicata una rappresentazione geometrica della “Triplice Trinità” massonica, il segreto più gelosamente custodito dalla Massoneria!

Quando don Villa lesse questo studio, mi disse che, sicuramente, il Papa non avrebbe potuto ignorarlo, perché i significati occulti di questo tempio satanico erano talmente gravi ed inquietanti che, mantenere il silenzio su una simile denuncia sarebbe stato addirittura impensabile. 
Ma non fu così!

Dopo due mesi, però, qualcosa si mosse: circa 150 Prelati insieme all’ex Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, si recarono a San Giovanni Rotondo, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Casa Sollievo della Sofferenza, e vi rimasero per un’intera settimana (dal 1° al 7 maggio 2006).
Come ci fu riferito, in seguito, da uno dei presenti: «Quei Prelati, per l’intera settimana, e io lo so perché anch’io ho partecipato alle riunioni, di sera e di notte, hanno studiato il suo Numero Speciale sul Tempio satanico di Padre Pio».

Al che, io meravigliato, risposi: 
«E con quale risultato?».
«Non sono riusciti a confutarlo!».
«E allora?», incalzai.
E lui: «Hanno deciso di mettere tutto a tacere!».

La notizia, però, era talmente esplosiva che alcuni giornali e riviste italiani pubblicarono lo scandalo, ma all’appello mancò tutta la stampa e le radiotelevisioni nazionali.
Il fatto non ci preoccupò più di tanto, sia perché eravamo abituati a questa politica del “mettere tutto a tacere”, sia perché, essendo stati insultati Nostro Signore Gesù Cristo e la SS. Trinità, nessuno poteva pretendere di mettere il bavaglio a queste tre Persone Onnipotenti e direttamente interessate alla questione.


L’edizione dello studio sul Tempio satanico in lingua italiana fu seguita dalle edizioni tedesca, inglese, francese, spagnola ed ora, anche polacca.
Anche se lentamente, l’orrore per questo Tempio satanico si diffondeva in Italia e all’estero, e il flusso dei pellegrini, che, in passato, non avevano mai mostrato di apprezzare questa strana nuova costruzione, si assottigliava continuamente, col conseguente calo pauroso del flusso delle offerte.

L’impossibilità di aver potuto confutare lo studio dai contenuti tanto inquietanti e la crescente attenzione da parte del pubblico nazionale e internazionale, che cresceva di giorno in giorno, imponeva una “risposta” che non prevedesse, però, il dover entrare nel merito degli argomenti sollevati e delle tesi dimostrate.

Fino a quel momento, la politica obbligata del potere si limitava alla frase: “metteremo tutto a tacere”… ma il significato di queste parole, oltre al black-out dei mass-media, poteva assumere, però, anche altri significati.

a cura dell’Ing. Franco Adessa


domenica 9 agosto 2020

Chi è don Luigi Villa?



Un monumento massonico a Paolo VI


Non era la prima volta che la Massoneria usava tutto il peso dell’Autorità di un Papa per calpestare delle verità “dimostrate” e per imporre un corso forzato, o per vincere l’ostilità di un’intera popolazione.
Questo accadde anche nel 1984, quando il segretario personale di Paolo VI, il massone mons. Pasquale Macchi decise di erigere un monumento a Paolo VI, nella piazzetta del Santuario della Beata Vergine Incoronata, sul Sacro Monte di Varese. La popolazione non ne voleva sapere di questo monumento, ma la visita di Giovanni Paolo II del 1984 fu determinante nel mettere a tacere questa opposizione.
Il monumento, noto per la stranezza di avere una pecora con 5 zampe, fu inaugurato il 24 maggio 1986, alla presenza del massone onorevole Giulio Andreotti, del massone Segretario di Stato, card. Agostino Casaroli e del massone mons. Pasquale Macchi, segretario personale di Paolo VI, il cui nome compare nella “Lista Pecorelli” insieme a quello del card. Casaroli.

Nel novembre 2000, pubblicai il libro: “A Paolo VI un monumento massonico”, col quale dimostrai che la Massoneria, in questa scultura, aveva esaltato l’uomo Paolo VI come “Capo Supremo della Massoneria” e come “Pontefice Ebreo”, e lo aveva glorificato per i suoi “tre atti di Giustizia” massonica, e cioè di aver tradito Cristo, la Chiesa e la Storia dei popoli cristiani.
Il libro di don Villa, “Paolo VI beato?”, uscito dodici anni dopo l’inaugurazione di questo monumento, termina con questa frase: «Un Paolo VI, cioè, che ha tradito Cristo, la Chiesa, la Storia». La Massoneria aveva “scolpito” questi “tradimenti” nel bronzo di questo lugubre monumento; don Villa, invece, li aveva “scolpiti” in un trattato storico-teologico di 284 pagine.

Ma il discorso su Paolo VI non era ancora concluso, e così, il 31 gennaio 2003, uscì il terzo libro di don Villa:

“La ‘nuova chiesa’ di Paolo VI”, di ben 380 pagine, e sempre inviato ai vertici della Chiesa e ad una parte del clero italiano. Il contenuto del libro era devastante e la reazione fu… un silenzio di tomba!
Il tipico silenzio che sigilla la politica del “mettere tutto a tacere”!
Ma non tutti tacquero.
Un giorno, don Villa mi disse: «Ieri sera ho ricevuto una telefonata anonima. Una voce mi ha detto: “Quando lei sarà morto, noi metteremo sugli altari Paolo VI”». Ci ridemmo sopra, chiedendoci se questa era una manifestazione di potenza, oppure proprio l’opposto.

a cura dell’Ing. Franco Adessa




domenica 21 giugno 2020

Chi è don Luigi Villa?



Giovanni Paolo II a Brescia

Ma vi era chi non accettava la resa! L’unica soluzione, senza dover entrare nel merito degli argomenti sollevati da don Villa, era quella mettere in campo tutto il peso dell’Autorità Papale! Solo una visita a Brescia del Papa poteva risollevare la sorte della “causa di beatificazione” di Paolo
VI. E così, fu annunciata la visita a Brescia di Giovanni Paolo II, per i giorni 19-20 settembre 1998. L’occasione era data dalla beatificazione del bresciano Giuseppe Tovini, alla quale, però, veniva associata la “causa di beatificazione” di Paolo VI.
Ma don Villa non si perse d’animo e, in data 15 agosto 1998, scrisse una lunga lettera al Segretario di Stato, card. Angelo Sodano, in cui chiedeva esplicitamente di annullare la visita a Brescia del Papa. La ragione era la diffusione ormai raggiunta dal libro “Paolo VI beato?” e le lettere entusiaste che gli erano pervenute da personaggi influenti del mondo della magistratura e della cultura. Ma la ragione più grave era il danno che la Chiesa avrebbe subìto da un atteggiamento papale incurante dei fatti inquietanti e delle crude realtà riportate e dimostrate nel libro di don Villa.
Nella lettera, don Villa riconosceva i toni forti del suo libro, e le difficoltà di un clero non abituato a questo linguaggio, ma chiariva che questa era solo la “violenza dell’amore” per la Chiesa e che questa “violenza” era un dovere quando erano in gioco i valori altissimi della Fede: «Chi ama veramente la Chiesa non può non alzare la voce quando la vede allo sbando. Diversamente, sarebbe vigliaccheria il preferire il silenzio alla protesta! Come è vigliaccheria la mancanza di coraggio e di sensibilità nel non voler appoggiare chi combatte, in prima linea, la “Buona Battaglia” per la Fede!

Il mio libro, perciò, è sconsigliabile solo a chi ha poco amore alla Verità, a chi è ammalato di superficialità, a chi si illude di accontentarsi dietro il paravento di un equivoco “Vogliamoci bene!”.
Il mio, dunque, fu solo il “coraggio” di chi si sente libero (“La verità vi farà liberi” Jo. 8, 32) per essere veramente responsabile. Certo, è un mestiere duro, oggi, quello del coraggio! Eppure è essenziale, anche se è sempre un rischio che si deve correre! Se Cristo non avesse avuto il “coraggio” di parlare chiaro e anche di sferzare gli avversari (Farisei, Scribi, Dottori della legge, Sommi Sacerdoti!) sarebbe morto, anche LUI, in un letto!». Poi proseguiva: «Eminenza! Gesù li ha rimproverati, dunque, per la loro grave infedeltà, a livello pastorale. E li ha rimproverati proprio per quella loro “tolleranza” dannosa che avevano verso alcuni perturbatori della fede, lasciandoli operare indisturbati, per cui si rendevano corresponsabili di quei loro errori che portavano fuori strada i fedeli.
Ora, non è la storia di Paolo VI questa? Forse che Paolo VI non ha lasciato libero corso a tutti i progressisti, più o meno eretici, lasciandoli sradicare la fede fin dalle fondamenta?
E così, la Chiesa d’oggi sembra aver bruciato, dietro di sè, persino le tracce della sua civiltà cristiana! Il sottoscritto, perciò, con questo suo libro, ha tentato di levare la maschera per guardar dentro nello specchio della verità! E questo perché nessuno ha il diritto di chiudere gli occhi su ciò che è avvenuto nella Chiesa per colpa di un Papa che ora si vorrebbe addirittura mettere sugli Altari!».
E ancora: «Per questo, Eminenza, Le ripeto: come potrà il Papa (Giovanni Paolo II), fare ancora dell’apologia, sia pure retorico-accademica, di un Paolo VI, dopo quello che ho scritto e “documentato” su di Lui, e dopo la “lettera” che ho inviato a tutto l’E-piscopato Italiano - un mese fa! - in cui riportavo la “foto di Paolo VI” con la Sua mano sinistra che mostra ben marchiata, la “Stella a cinque punte”, o “Pentalfa massonico”, così come era stata scolpita sulla “prima formella” originale, quale figurava su la “Porta di bronzo” della Basilica di San Pietro, in Roma, e come apparve anche riportata sull’Inserto speciale dell’Osservatore Romano del 25 sett. 1977?».
La lettera terminava con queste parole: «Nella speranza, ferma e soprannaturale, che questa mia doverosa “richiesta” sia da Vostra Eminenza accolta benignamente, proprio per l’amore che porto alla Santa Chiesa, mia Madre, La prego di gradire anche il mio sacerdotale rispetto in C. J. Et M.».

Ma la richiesta non venne accolta e Giovanni Paolo II si recò a Brescia per risollevare le sorti della “causa di beatificazione” di Paolo VI. Allora, don Villa, dopo circa un anno, nel dicembre 1999, pubblicò un secondo libro su Paolo VI dal titolo: “Paolo VI, processo a un Papa?”, che era semplicemente la continuazione del primo libro. Anche questo nuovo libro fu inviato al Papa, ai Cardinali, ai Vescovi e a gran parte del clero italiano.
La reazione, questa volta, fu molto più moderata.

a cura dell’Ing. Franco Adessa

martedì 26 maggio 2020

Chi è don Luigi Villa?



Paolo VI beato?

La Massoneria voleva il suo uomo Paolo VI sugli altari, e questo rientrava nel piano di mettere sugli altari i due Papi: Giovani XXIII e Paolo VI, affinché risultasse evidente la “soprannaturalità” del Vaticano II.

Fu durante il corso dei lavori della XXXV Assemblea dei Vescovi italiani che il cardinale Ruini, davanti al Papa e ai Vescovi, annunciò la decisione di introdurre la “causa di beatificazione” di Paolo VI.
Il 13 maggio 1992, il card. Ruini, Presidente della CEI e Vicario del Papa per la città di Roma, emise un Editto in cui, tra l’altro, si legge: «Invitiamo tutti i singoli fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al tribunale diocesano del Vicariato di Roma tutte quelle “notizie” dalle quali si possa, in qualche modo, arguire contro la fama di santità del detto “Servo di Dio”».
Ma don Villa volle vederci chiaro. Il 25 maggio 1992, telefonò in Segreteria di Stato a mons. Nicolino Sarale, l’amico e fedele collaboratore di “Chiesa viva”, chiedendo informazioni su questa decisione del card. Ruini di aprire la “causa di beatificazione” di Paolo VI.
Ebbene, mons. Sarale disse a don Villa che questa decisione era stata un “colpo di forza” da parte del card. Ruini, perché la maggior parte dell’Episcopato italiano non l’avrebbe mai voluta!
La “causa di beatificazione” continuò a procedere fino all’anno 1997.
Don Villa era a conoscenza del fatto che il card. Pietro Palazzini aveva inviato al Postulatore della “causa di beatificazione” una lettera in cui faceva tre nomi degli ultimi amanti omosessuali di Paolo VI. 

E il card. Palazzini era una Autorità in questo campo, perché il Cardinale era detentore di due raccoglitori di documenti che dimostravano, in modo inequivocabile, il vizio impuro e contro natura di Paolo VI.
Allora, don Villa scrisse una lettera al Postulatore della causa, facendo riferimento a quanto gli aveva trasmesso il card. Palazzini.

Il libro “Paolo VI beato?” uscì nel febbraio 1998, ed io mi presi l’incarico di organizzare la spedizione delle prime 5.000 copie.
Papa, cardinali, vescovi e migliaia di sacerdoti italiani ricevettero, contemporaneamente, una copia di questo libro.
Da Roma, qualcuno ci riferì che il Vicario del Papa, card Ruini, si era infuriato, e si chiedeva chi avesse finanziato don Villa per stampare tutti quei libri e per poterli inviare, gratuitamente, a migliaia di membri del clero italiano. Quando mi riferì il contenuto di questa telefonata, don Villa, sorridendo, mi disse: «Bisognerebbe rispondere al Vicario di Sua Santità che i finanziatori sono tre Persone e i loro nomi sono: Padre, Figlio e Spirito Santo».
Le reazioni al libro furono violente, e poiché io risultavo come mittente, ebbi la mia parte di questa reazione irrazionale e furibonda.
Ricevemmo persino diverse copie del libro con le pagine tutte strappate e contenenti frasi ed epiteti, scritti con pennarello nero, da far impallidire anche gli empi più incalliti. Ho conservato alcune di queste copie, mentre le più volgari, don Villa decise di eliminarle.
La diocesi di Brescia era in subbuglio. Il Vescovo, mons. Bruno Foresti, promise al clero bresciano che sarebbe stato scritto un libro per confutare quello di don Villa.
Dopo più di dodici anni da quelle promesse e impegni, non si vede ancora nulla all’orizzonte! La battaglia leale e in campo aperto sembra proprio non essere un modo proficuo di combattere un Sacerdote come don Villa!

Il risultato del libro fu evidente a tutti: aveva bloccato la “causa di beatificazione” di Paolo VI. Nessuno era riuscito a confutare la mole e la valanga di “fatti”, “citazioni”, “documenti” e “fotografie” riportati nel libro, che facevano giustizia di un Papa che aveva spergiurato, mettendo in atto, durante il suo Pontificato, proprio il contrario di quanto Lui stesso si era impegnato di compiere, con solenne giuramento, il giorno della sua incoronazione.

a cura dell’Ing. Franco Adessa