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lunedì 29 novembre 2021

LA CITTÀ DI DIO - La privazione della tomba non è il male...

 


La privazione della tomba non è il male... 

12. 1. Inoltre, dicono, in una strage così grande non si poté  seppellire i cadaveri 38. Ma la fede sincera neanche di questo si  preoccupa eccessivamente perché ricorda che le bestie divoratrici  non impediranno che risorgano i corpi, di cui non andrà perduto  neanche un capello 39. La Verità stessa non avrebbe detto: Non  temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere  l'anima 40, se nuocesse alla vita futura ciò che i nemici hanno deciso  di fare dei corpi degli uccisi. A meno che un tizio sia tanto  irragionevole da sostenere che coloro i quali uccidono il corpo non si devono temere che prima della morte uccidano il corpo, ma si  devono temere che dopo la morte non lascino inumare il corpo  ucciso. È falso allora, se hanno tanto potere da esercitare sui  cadaveri, ciò che ha detto il Cristo: Essi uccidono il corpo ma dopo  non possono fare altro 41. Ma è impossibile che sia falso ciò che la  Verità ha detto. È stato detto appunto che fanno qualche cosa  quando uccidono perché vi è sensibilità nel corpo da uccidere, ma  poi non hanno che fare perché non vi è sensibilità nel corpo ucciso.  La terra dunque non ha ricoperto molti corpi dei cristiani. Nessuno  però ha posto fuori del cielo e della terra alcuno di loro, giacché li  riempie con la presenza di sé colui che sa da che cosa risuscitare  ciò che ha creato. Si dice nel salmo: Han posto i cadaveri dei tuoi  servi come cibo agli uccelli del cielo e le carni dei tuoi santi alle  belve della terra; hanno versato come acqua il loro sangue alla  periferia di Gerusalemme e non vi era chi li seppellisse 42. Ma è  stato detto più per evidenziare la crudeltà di coloro i quali  compirono tali azioni che la mala sorte di coloro i quali le subirono.  E sebbene agli occhi degli uomini questi fatti siano intollerabili e  atroci, tuttavia preziosa alla presenza del Signore è la morte dei  suoi santi 43. Pertanto tutte queste cose, e cioè la preparazione del  funerale, l'allestimento della tomba, la parata del corteo funebre  sono più una consolazione per i superstiti che aiuto per i trapassati 

44. Se giovasse in qualche modo al miscredente una tomba  lussuosa, nuocerebbe al credente una povera o inesistente. Una  moltitudine di servi allestì al ricco coperto di porpora un solenne  corteo funebre davanti agli uomini, ma ne offrì dinanzi a Dio uno  molto più solenne al povero coperto di piaghe il servizio degli angeli  che non lo depositarono in un mausoleo di marmo ma fra le braccia  di Abramo 45. 


...come mostra anche una certa tradizione pagana. 

12. 2. Gli individui, contro cui abbiamo inteso di difendere la città di  Dio, scherniscono questi pensieri. Ma anche i loro filosofi hanno  disdegnato l'allestimento della tomba 46. E spesso non si  preoccuparono dove rimanessero o di quali bestie divenissero cibo i  soldati di tutto un esercito, quando morivano per la patria terrena.  In proposito i poeti poterono dire a titolo d'encomio: È coperto dal  cielo chi non ha un'urna 47. A più forte ragione non debbono  motteggiare i cristiani a causa dei corpi non sepolti. Ad essi si  promette una nuova forma della carne e delle singole membra che  nell'attimo indivisibile di tempo 48 dovrà essere restituita e 

rinnovata non solo dalla terra ma anche dalla più intima struttura  degli altri elementi in cui sono tornati i cadaveri decomposti. 


Gli onori funebri come opera di umanità. 

13. Non per questo si devono abbandonare e trascurare i corpi dei  morti, soprattutto dei giusti che avevano la fede, perché di essi  l'anima razionale si è servita santamente come di strumenti e mezzi  per tutte le opere buone. Se infatti la veste e l'anello di un padre o  altro oggetto simile è tanto più caro ai figli quanto è maggiore  l'affetto verso i genitori, per nessun motivo si deve trascurare il  corpo che portiamo certamente in una più intima unione di qualsiasi  vestito. Esso non concerne un ornamento o arnese che s'impiega  fuori di noi ma la stessa natura umana. Per questo anche i funerali  degli antichi giusti furono preparati con doveroso rispetto, celebrate  le esequie, provveduta la tomba ed essi stessi, mentre ancor  vivevano avevano dato disposizioni ai figli su la tumulazione ed  anche il trasferimento del proprio corpo 49. Anche Tobia per  dichiarazione di un angelo è elogiato per aver meritato presso Dio  col seppellire i morti 50. Lo stesso Signore che doveva risorgere al  terzo giorno elogia l'opera buona di una donna pietosa e la elogia  come un fatto da ricordarsi perché ha versato un unguento prezioso  sopra le sue membra e lo ha fatto per rispetto al suo corpo da  seppellire 51. Nel Vangelo con lode si ricordano coloro che con  diligente ossequio si presero cura di coprire e tumulare il suo corpo  staccato dalla croce 52. Tuttavia questi testi biblici non sostengono  che vi sia sensibilità nei cadaveri ma indicano, per affermare la fede  nella risurrezione, che anche il corpo dei morti rientra nella  provvidenza divina la quale dispone anche tali doveri di umanità. Se  ne deduce salutarmente quale possa essere il merito delle  elemosine che si danno per uomini che vivono e sentono, se  davanti a Dio non è perduto neanche ciò che si dà di doverosa cura  alle membra esanimi degli uomini. Vi sono anche altre indicazioni  che i santi patriarchi diedero in relazione all'inumazione e  trasferimento del proprio corpo e vollero far intendere che erano  state dette per ispirazione profetica 53. Ma non è qui il luogo di  trattarne a lungo. Basta ciò che è stato detto. Ed anche se le cose  necessarie per la sopravvivenza, come vitto e vestiario, possono  venire a mancare, sia pure con grave disagio, tuttavia non fiaccano  nei buoni la virtù del pazientare e sopportare e non strappano dallo  spirito la pietà ma la rendono più viva esercitandola. A più forte  ragione dunque, quando mancano i mezzi che di solito si usano per  preparare i funerali e tumulare i cadaveri, la mancanza non rende infelici individui già in pace nelle invisibili dimore degli spiriti  credenti. E per questo se sono mancati i funerali ai cadaveri dei  cristiani nel saccheggio della grande Roma e anche di altri paesi,  non è né colpa dei vivi che non han potuto offrirli, né pena dei morti  che non possono sentire tale mancanza. 

venerdì 29 ottobre 2021

LA CITTÀ DI DIO

 


...la soggezione della crudeltà... 

10. 4. Ma alcuni, si dice, anche se non avevano che consegnare,  sono stati torturati perché non creduti. Ma anche costoro forse  desideravano di avere e non erano poveri in virtù di una scelta  santa. A loro si doveva far capire che non le ricchezze ma gli stessi  desideri disordinati sono degni di tali sventure. Se poi non avevano  riposto oro e argento per un impegno di vita più perfetto, non so se  a qualcuno di loro avvenne di essere torturato perché si è creduto  che l'avesse. Ma anche se è avvenuto, certamente chi, fra le torture  testimoniava una santa povertà, testimoniava Cristo. Pertanto  anche se non è riuscito a farsi credere dai nemici, tuttavia un  testimone della santa povertà non poté essere torturato senza la  ricompensa del cielo. 


...l'inedia... 

10. 5. [11.] Ma una fame prolungata, dicono, ha fatto morire anche  molti cristiani. I buoni fedeli hanno volto anche questo fatto a  proprio vantaggio sopportando con fede. La fame, come la malattia, ha sciolto dai mali di questa vita coloro che ha estinto e ha  insegnato a vivere più morigeratamente e a digiunare più a lungo  coloro che non ha estinto. 


Anche la morte non è l'irrazionale. 

11. Ma, soggiungono, molti cristiani sono stati uccisi, molti sono  stati sterminati da varie forme di morte per contagio. Se il fatto è  penoso, è comunque comune a tutti quelli che sono stati generati  alla vita sensibile. Questo so che nessuno è morto se non doveva  morire una volta. Il termine della vita eguaglia tanto una lunga  come una breve vita. Quello che non è più, non è né migliore né  peggiore né più lungo né più breve. Che differenza fa con quale  genere di morte si termina la vita se colui, per il quale è terminata,  non è più soggetto a morire? Innumerevoli tipi di morte minacciano  in un modo o nell'altro ciascun uomo nelle condizioni di ogni giorno  della vita presente, finché è incerto quale di esse sopravverrà.  Chiedo dunque se è peggio subirne una morendo o temerle tutte  vivendo. E so bene che senza indugio si sceglie vivere a lungo sotto  l'incubo di tante morti anziché non temerne più alcuna morendo  una sola volta. Ma un discorso è ciò che l'istinto atterrito per  debolezza rifugge ed un altro ciò che la riflessione diligentemente  liberata dal timore dimostra come vero. Non si deve considerare  cattiva morte quella che è preceduta da una buona vita. E non  rende cattiva una morte se non ciò che segue alla morte. Coloro  che necessariamente moriranno non devono preoccuparsi molto di  ciò che avviene per farli morire ma del luogo dove saranno costretti  ad andare dopo morti. I cristiani sanno che è stata di gran lunga  migliore la morte del povero credente tra i cani che lo leccavano  che quella del ricco miscredente nella porpora e nella batista 37.  Dunque in che cosa quel ripugnante genere di morte ha  danneggiato i morti vissuti bene?.

Sant'Agostino

venerdì 1 ottobre 2021

LA CITTÀ DI DIO - ...la tortura...

 


...la tortura... 

3. Alcuni buoni, anche cristiani, si dirà, sono stati sottoposti a  torture perché consegnassero i propri beni ai nemici. Ma costoro  non han voluto né consegnare né perdere il bene, di cui essi stessi  erano buoni. Se poi han preferito essere torturati che consegnare  l'iniquo mammona, non erano buoni. Individui che sopportavano  pene tanto grandi per l'oro dovevano essere educati a sopportarne  più gravi per il Cristo, per imparare ad amarlo perché arricchisce  della felicità eterna chi soffre per lui. Non dovevano dunque amare  l'oro e l'argento, poiché fu grande miseria soffrire per essi, sia che  fossero occultati con la menzogna o palesati con la verità. Difatti  non è stato perduto il Cristo rendendogli testimonianza fra i  tormenti e si è conservato l'oro soltanto affermando di non averlo.  Quindi erano forse più utili le torture che insegnavano ad amare un  bene incorruttibile che quei beni i quali, per farsi amare, facevano  torturare i loro possessori senza alcun vantaggio. 

Sant.Agostino

lunedì 20 settembre 2021

LA CITTÀ DI DIO

 


...la perdita delle ricchezze... 

10. 2. Torniamo a quelli che hanno perduto le ricchezze nel  saccheggio di Roma. Se le consideravano come hanno udito da  questo uomo povero nel corpo ma ricco nella coscienza, cioè se  usavano del mondo come se non ne usassero 33, han potuto dire  come Giobbe gravemente tentato ma non vinto: Sono uscito nudo  dal grembo di mia madre e nudo tornerò alla terra. Il Signore ha  dato, il Signore ha tolto, è avvenuto come è piaciuto al Signore; sia  benedetto il nome del Signore 34. Da buon servo dovette  considerare come grande ricchezza lo stesso volere del suo Signore,  obbedendogli si arricchì nello spirito, non si addolorò perché da vivo  fu abbandonato da quelle cose che, morendo, in breve avrebbe  abbandonato. I più deboli poi che con una certa avidità si erano  attaccati ai beni terreni, sebbene non li preponessero a Cristo, hanno esperimentato perdendoli fino a qual punto peccavano  amandoli. Infatti sono stati tanto addolorati quanto si erano  impigliati in dolori, secondo il detto dell'Apostolo che dianzi ho  citato. Era infatti necessario che intervenisse l'insegnamento delle  prove per individui, da cui a lungo era stato trascurato quello delle  parole. Infatti quando l'Apostolo dice: Coloro che vogliono diventar  ricchi incorrono nella tentazione, eccetera, certamente riprova nelle  ricchezze l'amore disordinato, non la facoltà di averle perché in un  altro passo ha ordinato: Comanda ai ricchi di questo mondo di non  atteggiarsi a superbia e di non sperare nelle ricchezze fallibili, ma  nel Dio vivo che generosamente ci dà a godere tutte le cose;  agiscano bene, siano ricchi nelle opere buone, diano con facilità,  condividano, mettano a frutto un buon stanziamento per il futuro  allo scopo di raggiungere la vera vita 35. Coloro che trattavano così  le proprie ricchezze hanno compensato lievi danni con grandi  guadagni e si sono più rallegrati delle ricchezze che dando con  facilità hanno conservato più sicuramente che contristati di quelle  che tenendo strette per timore hanno perduto con tanta facilità. È  avvenuto che è stato perduto sulla terra ciò che rincresceva  trasferire altrove. Vi sono alcuni che hanno accolto il consiglio del  loro Signore che dice: Non accumulatevi tesori sulla terra perché in  essa la tignola e la ruggine distruggono e i ladri scassano e rubano,  ma mettete a frutto per voi un tesoro nel cielo perché in esso il  ladro non arriva e la tignola non distrugge. Dove infatti è il tuo  tesoro, lì sarà anche il tuo cuore 36. Costoro nel tempo della  sventura hanno provato quanto furono saggi nel non disprezzare il  maestro più veritiero e il custode più fedele e insuperabile del  proprio tesoro. Perché se molti si son rallegrati di avere le proprie  ricchezze dove per puro caso il nemico non giunse, quanto più  tranquillamente e sicuramente poterono rallegrarsi coloro che per  consiglio del proprio Dio le hanno trasferite là dove non poteva  assolutamente giungere. Per questo il nostro Paolino, vescovo di  Nola, da uomo straordinariamente ricco divenuto volontariamente  poverissimo e santo di grande ricchezza, quando i barbari  saccheggiarono anche Nola, fatto prigioniero, così pregava in cuor  suo, come abbiamo appreso da lui personalmente: O Signore, fa'  che non mi affligga per l'oro e l'argento; tu sai dove sono tutte le  mie cose. Aveva tutte le sue cose in quel luogo, in cui gli aveva  insegnato ad accumularle e metterle a frutto colui il quale aveva  preannunciato che simili mali sarebbero avvenuti nel mondo. E per  questo coloro che avevano obbedito al consiglio del proprio Signore sul luogo e il modo con cui dovevano riporre il tesoro, nelle  incursioni dei barbari non perdettero neanche le ricchezze della  terra. Ma quelli che han dovuto pentirsi di non avere ascoltato che  cosa si doveva fare dei beni terreni, hanno imparato se non in base  alla saggezza che doveva precorrere, certamente in base  all'esperienza che ne seguì. 

Sant'Agostino

sabato 11 settembre 2021

Per i cristiani rientra nel bene qualsiasi sventura...

 


LA CITTÀ   DI DIO 

1. Considerati attentamente secondo ragione questi fatti, rifletti  se ai credenti e devoti sia avvenuto qualche male che non si sia  mutato per loro in bene. A meno di pensare eventualmente che è  vuoto di significato il detto dell'Apostolo: Sappiamo che a coloro che  amano Dio tutte le cose si volgono in bene 30. Hanno perduto tutto  ciò che avevano. Ma anche la fede? anche la pietà? anche il bene  della coscienza ricca davanti a Dio 31? Queste sono le ricchezze dei  cristiani. E l'Apostolo che ne era ricco diceva: È un grande  guadagno la pietà con quanto basta. Non abbiamo portato nulla in  questo mondo ma non possiamo portar via nulla. Se abbiamo di che  mangiare e coprirci, contentiamoci. Coloro che vogliono diventar  ricchi incorrono nella tentazione, nello scandalo e in vari desideri  stolti e dannosi che infossano l'uomo nella rovina e perdizione.  Radice infatti di tutti i mali è l'amore del denaro ed alcuni che in  esso sono incorsi si sono allontanati dalla fede e si sono impigliati in  molti dolori 32.

martedì 27 luglio 2021

LA CITTÀ DI DIO



...per la loro tiepida testimonianza al bene. 

9. 3. Non mi sembra una ragione di poco rilievo che anche i buoni  siano colpiti con i cattivi dal momento che Dio vuole punire la  immoralità anche con la calamità delle pene nel tempo. Sono puniti  insieme non perché conducono insieme una vita cattiva ma perché  amano insieme la vita nel tempo, non in maniera eguale, comunque  insieme. I buoni dovrebbero averla in minor conto affinché i  malvagi efficacemente ammoniti conseguano la vita eterna. E se  non volessero esser compagni nel conseguirla, dovrebbero esser  sopportati e amati come nemici, giacché finché vivono, non si sa  mai se non muteranno in meglio il proprio volere. In proposito, non  certamente eguale ma di gran lunga più grave responsabilità hanno  coloro ai quali per mezzo del profeta si dice: Egli morrà nel suo  peccato, ma io chiederò conto del suo sangue dalla mano della  sentinella 29. Le sentinelle, cioè i capi delle comunità sono stati  costituiti nelle chiese proprio perché non si astengano dal 

rimproverare i peccati. Tuttavia non è del tutto immune da colpa  chi, sebbene non sia posto a capo, conosce e trascura di biasimare  e correggere molti fatti in coloro, ai quali è unito da particolare  condizione di vita, se vuole evitare fastidi in vista di quei beni che in  questa vita usa onestamente ma da cui ritrae piacere più del  dovuto. Inoltre per i buoni si ha un'altra ragione della loro  soggezione ai mali temporali. È il caso di Giobbe. La coscienza  dell'individuo nella prova si rende consapevole del disinteressato  sentimento di pietà con cui ama Dio. 

lunedì 7 giugno 2021

LA CITTÀ DI DIO

 



...rientra nell'ordine... 

9. 2. Ma se qualcuno si astiene dal rimproverare e biasimare coloro  che agiscono male o perché aspetta un tempo più opportuno o  perché teme per essi che da ciò non diventino peggiori o perché  potrebbero scandalizzarsi, importunare e allontanare dalla fede  individui deboli, che devono essere educati alla bontà e alla pietà,  allora evidentemente non si ha l'interesse dell'avidità ma la  prudenza della carità. È da considerarsi colpa il fatto che coloro i  quali vivono onestamente e detestano le azioni dei malvagi, sono  tuttavia indulgenti con i peccati degli altri che dovrebbero  redarguire o rimproverare. Lo fanno per evitare le loro reazioni  perché non nuocciano loro nelle cose che i buoni usano lecitamente  e onestamente ma con desiderio più intenso di quanto sarebbe opportuno per chi è esule in questo mondo e professa la speranza  di una patria superiore. Or vi sono individui più deboli che menano  vita coniugale, hanno figli o desiderano averli, posseggono casa e  famiglia. L'Apostolo si volge loro nelle varie chiese insegnando e  istruendo come le mogli devono comportarsi con i mariti e i mariti  con le mogli, i figli con i genitori e i genitori con i figli, i servi con i  padroni e i padroni con i servi 27. Costoro con piacere conseguono  molti beni temporali e terreni e con dolore li perdono, quindi per  mantenerli non osano affrontare coloro la cui vita peccaminosa e  delittuosa, a loro avviso, è reprensibile. Ma anche quelli che hanno  raggiunto un grado più perfetto di vita, non sono intralciati dai  legami coniugali e si limitano nel vitto e nel vestito, nel temere le  macchinazioni e la violenza dei malvagi contro il proprio buon nome  e incolumità, per lo più si astengono dal riprenderli. Certamente  non li temono al punto da giungere a compiere simili azioni a causa  delle intimidazioni e perversità dei malvagi. Tuttavia spesso non  vogliono rimproverare le azioni, che non compiono assieme ai  disonesti, sebbene potrebbero col rimprovero correggerne alcuni,  perché, se non riuscissero, la loro incolumità e buon nome  potrebbero subire un grave danno. Non lo fanno perché  considerano il loro buon nome e la vita indispensabili all'educazione  degli uomini, ma piuttosto per debolezza perché fanno piacere le  parole lusinghiere e la vita serena 28 e si temono il giudizio  sfavorevole del volgo, la sofferenza e la morte fisica, cioè a causa di  certi legami della passione e non dei doveri della carità. 

S' Agostino

venerdì 16 aprile 2021

LA CITTÀ DI DIO

 


Anche la sventura dei buoni... 

9. 1. Dunque nella desolazione degli avvenimenti passati, se si  valutano con la fede, che cosa hanno sofferto i cristiani che non è  riuscito a loro vantaggio? Prima di tutto possono riflettere  umilmente sui peccati, a causa dei quali Dio sdegnato ha riempito il mondo di tante sventure. E sebbene essi siano ben lontani dagli  scellerati, disonesti e miscredenti, tuttavia non si ritengono così  immuni dalle colpe da non giudicarsi degni di dover sopportare, a  causa di esse, mali nel tempo. Si fa eccezione per il caso che un  individuo, pur vivendo onestamente, cede in alcune circostanze alla  concupiscenza carnale, sebbene non fino all'enormità della  scelleratezza, non fino al gorgo della disonestà e all'abbominio  dell'immoralità, ma ad alcuni peccati o rari o tanto più frequenti  quanto più piccoli. Eccettuato dunque questo caso, è forse facile  trovare chi tratti come devono esser trattati coloro, per la cui  tremenda superbia, lussuria, avarizia ed esecrande ingiustizie e  immoralità, Dio, come ha predetto con minacce, distrugge i paesi 26? Chi tratta con essi come devono esser trattati? Il più delle volte infatti colpevolmente si trascura di istruirli e ammonirli e talora  anche dal rimproverarli e biasimarli o perché rincresce l'impegno o  perché ci vergogniamo di affrontarli o per evitare rancori. 

Potrebbero ostacolarci e nuocerci nelle cose del mondo o perché la nostra avidità desidera ancora di averne o perché la nostra  debolezza teme di perderle. Certamente ai buoni dispiace la  condotta dei cattivi e pertanto non incorrono assieme ad essi nella  condanna che è riservata ai malvagi dopo questa vita. Tuttavia,  dato che sono indulgenti con i loro peccati degni di condanna  perché si preoccupano per i propri sebbene lievi e veniali,  giustamente sono flagellati con i malvagi nel tempo, quantunque  non siano puniti per l'eternità. Ma giustamente, quando vengono  per disposizione divina tribolati assieme ai cattivi, sentono  l'amarezza della vita perché, amandone la dolcezza, hanno preferito  non essere amari con i malvagi che peccavano

S' Agostino

mercoledì 30 dicembre 2020

LA CITTÀ DI DIO

 


Buoni e cattivi... 

8. 1. Qualcuno dirà: Perché questo tratto della bontà di Dio è  giunto anche a miscredenti e ingrati? Perché? Certamente perché lo  ha compiuto colui che ogni giorno fa sorgere il suo sole sopra buoni  e cattivi e fa piovere su giusti e ingiusti 24. Alcuni di loro riflettendo  con ravvedimento su questi fatti si convertono dalla loro  miscredenza; altri invece, come dice l'Apostolo, disprezzando la ricchezza della bontà e longanimità di Dio a causa della durezza del  loro cuore e di un cuore incapace di ravvedimento, mettono a  profitto lo sdegno nel giorno dello sdegno e della manifestazione del  giusto giudizio di Dio che renderà a ciascuno secondo le sue azioni 

25. Tuttavia la pazienza di Dio invita i cattivi al ravvedimento, come  il flagello di Dio istruisce i buoni alla pazienza. Allo stesso modo la  misericordia di Dio abbraccia i buoni per proteggerli, come la  severità di Dio ghermisce i cattivi per punirli. È ordinamento infatti  della divina provvidenza preparare per il futuro ai giusti dei beni, di  cui non godranno gli ingiusti, e ai miscredenti dei mali, con cui non  saranno puniti i buoni. Ha voluto però che beni e mali nel tempo  siano comuni ad entrambi affinché i beni non siano cercati con eccessiva passione, poiché si vede che anche i cattivi li hanno, e  non si evitino disonestamente i mali, poiché anche i buoni spesso  ne sono colpiti. 

S' Agostino

lunedì 28 settembre 2020

Spietata usanza sospesa in onore a Cristo.

 


LA CITTÀ   DI DIO

E tutto ciò che nella recente sconfitta di Roma è stato commesso  di rovina, uccisione, saccheggio, incendio e desolazione è avvenuto  secondo l'usanza della guerra. Ma si è verificato anche un fatto  secondo una nuova usanza. Per un inconsueto aspetto degli eventi  la rozzezza dei barbari è apparsa tanto mite che delle spaziose  basiliche sono state scelte e designate per essere riempite di  cittadini da risparmiare. In esse nessuno doveva essere ucciso, da  esse nessuno sottratto, in esse molti erano condotti da nemici  pietosi perché conservassero la libertà, da esse nessuno neanche  dai crudeli nemici doveva esser condotto fuori per esser fatto  prigioniero. E chiunque non vede che il fatto è dovuto al nome di  Cristo e alla civiltà cristiana è cieco, chiunque lo vede e non lo  riconosce è ingrato e chiunque si oppone a chi lo riconosce è malato  di mente. Un individuo cosciente non lo attribuisca alla ferocia dei  barbari. Animi tanto fieri e crudeli ha sbigottito, ha frenato, ha  moderato fuori dell'ordinario colui che, mediante il profeta, tanto  tempo avanti aveva predetto: Visiterò con la verga le loro iniquità e  con flagelli i loro peccati ma non allontanerò da loro la mia  misericordia 23. 

I mali della storia e la Provvidenza (8-28) 

S. Agostino

sabato 29 agosto 2020

La clemenza romana e una dura legge di guerra.



LA CITTÀ DI DIO 

Perché dunque il nostro discorso dovrebbe volgersi qua e là ai  molti popoli che fecero guerra gli uni contro gli altri e non  risparmiarono mai i vinti nei templi dei propri dèi? Esaminiamo i  Romani stessi, riferiamoci e consideriamo, dico, i Romani, a cui lode  singolare fu detto risparmiare i soggetti e assoggettare i superbi 18, 
anche per il fatto che, ricevuta una ingiuria, preferivano perdonare  che vendicarsi 19. Giacché, per estendere il proprio dominio, hanno  saccheggiato dopo l'espugnazione e la conquista tante e grandi  città, ci si mostri quali templi avevano usanza di esentare perché  chiunque vi si rifugiasse rimanesse libero. Forse essi lo facevano  ma gli scrittori di quelle imprese non ne hanno parlato? Ma davvero  essi che andavano in cerca principalmente di fatti da lodare  avrebbero omesso questi che per loro erano nobilissimi esempi di  rispetto? Marco Marcello, uomo illustre nella storia di Roma, occupò  la ricchissima città di Siracusa. Si narra che prima la pianse mentre  stava per cadere e che alla vista della strage versò lagrime per lei.  Si preoccupò anche del rispetto al pudore col nemico. Infatti prima  che da vincitore desse l'ordine d'invadere la città, stabilì con editto  che non si violentassero persone libere 20. Tuttavia la città fu  distrutta secondo l'usanza delle guerre e non si legge in qualche  parte che sia stato comandato da un condottiero tanto pudorato e  clemente di considerare inviolabile chi si fosse rifugiato in questo o  quel tempio 21. Non sarebbe stato omesso certamente giacché non  sono stati taciuti il suo pianto e l'ordine del rispetto al pudore. Fabio  che distrusse la città di Taranto è lodato perché si astenne dal  saccheggio delle statue. Il segretario gli chiese cosa disponesse di  fare delle molte immagini degli dèi che erano state prese. Ed egli  abbellì la propria morigeratezza anche con una battuta scherzosa.  Chiese come fossero. Gli risposero che erano molte, grandi e anche  armate. Ed egli: Lasciamo gli dèi irati ai Tarentini 22. Dunque gli  storiografi di Roma non poterono passare sotto silenzio né il pianto  del primo né l'umorismo di quest'ultimo, né la pudorata clemenza  del primo né la scherzosa morigeratezza del secondo. Quale motivo  dunque di passar sotto silenzio se per rispetto di qualcuno dei  propri dèi avessero risparmiato degli individui proibendo in qualche  tempio la strage o la riduzione in schiavitù? 

Sant'Agostino

giovedì 6 agosto 2020

Orrori della guerra civile.



LA CITTÀ DI DIO


LE SVENTURE UMANE E LA PROVVIDENZA 

Ma anche Cesare, come scrive Sallustio, storico di sicura  veridicità, non teme di ricordare tale usanza nel discorso che ebbe  al senato sui congiurati: Furono fatti prigionieri ragazze e fanciulli,  strappati i figli dalle braccia dei genitori, le madri hanno subito ciò  che i vincitori si son permessi, sono stati spogliati templi e case, si  sono avute stragi e incendi, infine tutto era in balia delle armi, dei  cadaveri, del sangue e della morte 17. Se avesse taciuto i templi,  potevamo pensare che i nemici di solito risparmiavano le dimore  degli dèi. E i templi romani subivano queste profanazioni non da nemici di altra stirpe ma da Catilina e soci, nobili senatori e cittadini  romani. Ma questi, si dirà, erano uomini perduti e traditori della  patria. 

S. Agostino

domenica 7 giugno 2020

LA CITTÀ DI DIO



Confronto fra Cristo e Giunone. 

Come ho detto, la stessa Troia, madre del popolo romano, non  poté difendere nei templi degli dèi i propri cittadini dal fuoco e ferro  dei Greci che onoravano gli stessi dèi. Anzi Fenice e il fiero Ulisse,  guardie scelte, sorvegliavano il bottino nel tempio di Giunone. In  esso vengono raccolti gli oggetti preziosi di Troia sottratti alle case  bruciate, gli altari, i vasi d'oro massiccio e le vesti sacre. Stanno  attorno in lunga fila fanciulli e madri tremanti 16. Fu scelto dunque il  tempio sacro a una dea sì grande non perché si ritenne illecito  sottrarre di lì i prigionieri ma perché si era deciso di chiuderveli. Ed  ora confronta con i luoghi eretti in memoria dei nostri Apostoli quel  tempio non di un qualsiasi dio subalterno o della turba degli dèi  inferiori ma della stessa sorella e moglie di Giove e regina di tutti gli  dèi. In esso veniva trasportato il bottino trafugato ai templi  incendiati e agli dèi non per esser donato ai vinti ma diviso fra i  vincitori. Nei nostri templi invece veniva ricondotto con onore e  rispetto religioso ciò che pur trovato altrove si scoprì appartenesse  ad essi. Lì fu perduta la libertà, qui conservata; lì fu ribadita la  schiavitù, qui proibita; là venivano stipati per divenire proprietà dei  nemici che divenivano padroni, qua perché rimanessero liberi  venivano condotti da nemici pietosi. Infine il tempio di Giunone era  stato scelto dall'avarizia e superbia dei frivoli Greci, le basiliche di  Cristo dalla liberalità e anche umiltà dei fieri barbari. Ma forse i  Greci nella loro vittoria risparmiarono i templi degli dèi che avevano  in comune e non osarono uccidere o far prigionieri i miseri Troiani  vinti che ci si rifugiavano. Virgilio, secondo l'usanza dei poeti,  avrebbe mistificato quei fatti. Al contrario egli ha narrato l'usanza  dei nemici che saccheggiavano le città. 

Sant'Agostino

sabato 23 maggio 2020

Perfino gli dèi si trovano in difficoltà.



LA CITTÀ   DI DIO 

Eppure i Romani si rallegravano di avere affidata la propria città  alla protezione di questi dèi. O errore degno di tanta  commiserazione! E si adirano con noi quando parliamo così dei loro  dèi e non si arrabbiano con i propri scrittori. Pagano anzi per  pubblicarli e per di più hanno ritenuto degni di compenso da parte  dello Stato e di onori gli stessi insegnanti. Adduciamo come esempio Virgilio. I fanciulli lo leggono appunto perché il grande  poeta, il più illustre e alto di tutti, assimilato dalle tenere menti non  sia dimenticato con facilità, secondo il detto di Orazio: Il vaso di  creta conserverà a lungo il profumo con cui è stato riempito appena  modellato 12. Presso Virgilio dunque Giunone, ostile ai Troiani, è  presentata mentre dice ad Eolo, re dei venti, per istigarlo contro di  loro: Una gente a me nemica naviga il mar Tirreno per portare in  Italia i vinti penati di Troia 13. Ma davvero sono stati tanto prudenti  da affidare Roma perché non fosse vinta a codesti penati vinti?  Giunone però parlava così da donna arrabbiata senza sapere quel  che diceva. Ma Enea, chiamato tante volte pio, così narra: Panto di  Otreo, sacerdote del tempio di Apollo, con la mano consacrata  sostiene i dèi vinti e conduce il nipotino e fuori di sé di corsa si  avvicina alle porte 14. Ed Enea fa capire che a lui gli dèi, giacché  non dubita di chiamarli vinti, sono stati affidati e non lui agli dèi,  quando gli si dice: Troia ti affida le cose sacre e i propri penati 15. 
Dunque Virgilio dichiara vinti gli dèi e affidati a un uomo affinché,  sebbene vinti, in qualche modo siano salvati. È pazzia dunque il  pensare che è stato saggio l'affidare Roma a tali difensori e che è  stato possibile saccheggiarla soltanto perché li ha perduti. Anzi  l'onorare dèi vinti come validi difensori significa soltanto conservare  non buoni numi ma cattivi nomi. Non è saggio dunque credere che  Roma non sarebbe giunta a tanta sconfitta se prima non fossero  andati perduti ma piuttosto che da tempo sarebbero andati perduti  se Roma non li avesse conservati finché le è riuscito. Ciascuno può  notare, purché rifletta, con quanta leggerezza si sia presupposto  che essa sotto la protezione di difensori vinti non poteva essere  vinta e che è andata perduta perché ha perduto gli dèi custodi.  Piuttosto sola causa del perdersi ha potuto essere l'aver voluto dèi  difensori che sarebbero andati perduti. Non è dunque che i poeti si  divertivano a mentire quando venivano scritti in versi quei fatti  sugli dèi vinti, ma la verità costringeva uomini saggi a parlar così.  Tuttavia questi concetti si devono esporre diligentemente e  diffusamente in altra parte. Ora per un po' sbrigherò, come posso,  l'argomento già iniziato sugli uomini ingrati. Essi attribuiscono  bestemmiando a Cristo i mali che meritatamente hanno subito a  causa della propria perversità. Non si degnano di riflettere che sono  risparmiati, anche se non credenti, in onore del Cristo. Usano  inoltre contro il suo nome per frenesia di empia perversità quella  stessa lingua con cui mentitamente adoperarono il medesimo nome  per salvare la vita o per timore la fecero tacere nei luoghi a lui dedicati. Così pienamente sicuri in quei luoghi, sono scampati dai  nemici per uscirne fuori a lanciare maledizioni contro di lui.

Sant'Agostino

venerdì 8 maggio 2020

LA CITTÀ DI DIO



LE SVENTURE UMANE E LA PROVVIDENZA 


I templi pagani non offrono alcun scampo. 

 Sono state tramandate tante guerre prima e dopo la fondazione  e la dominazione di Roma. Leggano ed esibiscano o che una città  sia stata occupata da stranieri con la garanzia che i nemici  occupanti risparmiassero coloro che avessero trovati rifugiati nei  templi dei loro dèi o che un condottiero di barbari avesse ordinato  nel saccheggio di una città di non uccidere chi fosse stato trovato in  questo o quel tempio. Al contrario Enea vide Priamo che imbrattava  di sangue i fuochi sacri che egli stesso aveva consacrato 9. E  Diomede ed Ulisse, uccisi i custodi del tempio posto sulla rocca,  afferrarono la statua di Pallade e con le mani insanguinate osarono  toccare le bende verginali della dea. Ma non è vero quel che segue: 
Da quel fatto la speranza dei Greci fu ricacciata definitivamente in  alto mare 10. Al contrario dopo quel fatto vinsero, distrussero Troia  a ferro e fuoco, trucidarono Priamo che si era rifugiato presso  l'altare 11. E Troia non fu distrutta perché perdé Minerva. Ancor  prima che cosa aveva perduto Minerva stessa per andare perduta?  Forse i custodi? Ma proprio questo è vero perché con la loro  uccisione fu possibile trafugarla. Dunque non gli uomini erano difesi  dalla statua ma la statua dagli uomini. Perché allora era venerata  per custodire la patria e i cittadini se non riuscì a custodire i propri  custodi?. 

Sant'Agostino

venerdì 17 aprile 2020

LE SVENTURE UMANE E LA PROVVIDENZA



LA CITTÀ   DI DIO 

1. Da essa infatti provengono nemici, contro i quali deve essere  difesa la città di Dio. Di costoro tuttavia molti, rinunciando all'errore  d'empietà, divengono in essa cittadini ben disposti. Molti invece  sono infiammati contro di lei da odio così ardente e sono ingrati ai  benefici tanto evidenti del suo Redentore che oggi non parlerebbero  male di lei se nel fuggire il ferro dei nemici non avessero salvato nei  luoghi sacri la vita, di cui oggi sono arroganti. Non sono forse  contrari al nome di Cristo anche quei Romani che i barbari per  rispetto a Cristo hanno risparmiato? Ne fanno fede i sepolcri dei  martiri e le basiliche degli apostoli che accolsero nel saccheggio di  Roma fedeli ed estranei che in essi si erano rifugiati 8. Fin lì  incrudeliva il nemico sanguinario, qui si arrestava la mano di chi  menava strage, là da nemici pietosi venivano condotti individui  risparmiati anche fuori di quei luoghi affinché non s'imbattessero in  altri che non avevano eguale umanità. Altrove erano spietati e  incrudelivano come nemici. Ma appena giungevano in quei luoghi,  in cui era proibito ciò che altrove era lecito per diritto di guerra,  veniva contenuta l'efferatezza dell'uccidere e il desiderio di far  prigionieri. Così molti scamparono. Ed ora denigrano la civiltà  cristiana e attribuiscono a Cristo i mali che la città ha subito. Al  contrario, non attribuiscono al nostro Cristo ma al loro destino il  bene che in onore a Cristo si è verificato a loro vantaggio. 
Dovrebbero piuttosto, se fossero un po' saggi, attribuire le crudeltà  e le sventure che hanno subito dai nemici alla divina provvidenza.  Essa di solito riforma radicalmente con le guerre i costumi corrotti  degli individui ed anche mette alla prova con tali sventure la vita  lodevolmente onesta degli uomini e dopo averla provata o l'accoglie  in un mondo migliore o la conserva ancora in questo mondo per  altri compiti. Dovrebbero invece attribuire alla civiltà cristiana il  fatto che, fuori dell'usanza della guerra, i barbari li abbiano  risparmiati, o dovunque per rispetto al nome di Cristo o nei luoghi  particolarmente dedicati al nome di Cristo, molto spaziosi e quindi  scelti per una più larga bontà di Dio a contenere molta gente. 
Perciò dovrebbero ringraziare Dio e divenire con sincerità seguaci  del nome di Cristo per sfuggire le pene del fuoco eterno, mentre  molti lo hanno adoperato con inganno per sfuggire le pene dello  sterminio nel tempo. Infatti moltissimi di essi che si vedono  insultare insolentemente e sfrontatamente i servi di Cristo son  proprio quelli che non sarebbero sfuggiti alla morte e alla strage se  non avessero finto di essere servi di Cristo. Ed ora per ingrata  superbia ed empia follia si oppongono al suo nome con cuore  malvagio per esser puniti con le tenebre eterne; e allora avevano  invocato quel nome con parole sia pure false per continuare a  godere della luce temporanea. 

Sant'Agostino