sabato 29 agosto 2020

La clemenza romana e una dura legge di guerra.



LA CITTÀ DI DIO 

Perché dunque il nostro discorso dovrebbe volgersi qua e là ai  molti popoli che fecero guerra gli uni contro gli altri e non  risparmiarono mai i vinti nei templi dei propri dèi? Esaminiamo i  Romani stessi, riferiamoci e consideriamo, dico, i Romani, a cui lode  singolare fu detto risparmiare i soggetti e assoggettare i superbi 18, 
anche per il fatto che, ricevuta una ingiuria, preferivano perdonare  che vendicarsi 19. Giacché, per estendere il proprio dominio, hanno  saccheggiato dopo l'espugnazione e la conquista tante e grandi  città, ci si mostri quali templi avevano usanza di esentare perché  chiunque vi si rifugiasse rimanesse libero. Forse essi lo facevano  ma gli scrittori di quelle imprese non ne hanno parlato? Ma davvero  essi che andavano in cerca principalmente di fatti da lodare  avrebbero omesso questi che per loro erano nobilissimi esempi di  rispetto? Marco Marcello, uomo illustre nella storia di Roma, occupò  la ricchissima città di Siracusa. Si narra che prima la pianse mentre  stava per cadere e che alla vista della strage versò lagrime per lei.  Si preoccupò anche del rispetto al pudore col nemico. Infatti prima  che da vincitore desse l'ordine d'invadere la città, stabilì con editto  che non si violentassero persone libere 20. Tuttavia la città fu  distrutta secondo l'usanza delle guerre e non si legge in qualche  parte che sia stato comandato da un condottiero tanto pudorato e  clemente di considerare inviolabile chi si fosse rifugiato in questo o  quel tempio 21. Non sarebbe stato omesso certamente giacché non  sono stati taciuti il suo pianto e l'ordine del rispetto al pudore. Fabio  che distrusse la città di Taranto è lodato perché si astenne dal  saccheggio delle statue. Il segretario gli chiese cosa disponesse di  fare delle molte immagini degli dèi che erano state prese. Ed egli  abbellì la propria morigeratezza anche con una battuta scherzosa.  Chiese come fossero. Gli risposero che erano molte, grandi e anche  armate. Ed egli: Lasciamo gli dèi irati ai Tarentini 22. Dunque gli  storiografi di Roma non poterono passare sotto silenzio né il pianto  del primo né l'umorismo di quest'ultimo, né la pudorata clemenza  del primo né la scherzosa morigeratezza del secondo. Quale motivo  dunque di passar sotto silenzio se per rispetto di qualcuno dei  propri dèi avessero risparmiato degli individui proibendo in qualche  tempio la strage o la riduzione in schiavitù? 

Sant'Agostino

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