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sabato 15 aprile 2023

IL PECCATO - Senta, per un solo peccato di disobbedienza Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, ma oggi l’obbedienza alla Legge di Dio è quasi inesistente.

 


Dio  è  Vivo


Senta, per un solo peccato di disobbedienza Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, ma  oggi l’obbedienza alla Legge di Dio è quasi inesistente.

Se il primo peccato di Adamo ha sconvolto l’universo, ci si meraviglia come il calpestare, per  così dire, tutta la legge di Dio non produca effetti ancora più devastanti... E' una illusione! Gli effetti  del peccato ,in ragione del numero e della loro gravità, non mancano mai e sono sempre disastrosi  per tutti in ogni tempo e condizione. Se non si vede nulla di tutto questo -e da qui deriva l'impressione che sia stato solo il peccato originale ad avere effetti così sconvolgenti, mentre nulla sembra  aggiungere il cumulo enorme dei peccati degli uomini- è perché, è il caso di dirlo, non può darsi  nulla di più,  oltre alla morte che è esclusione e fine di ogni bene: non si può cadere più in basso ancora di chi è caduto al fondo dell'abisso!

Padre Giulio Maria Scozzaro

sabato 25 febbraio 2023

IL PECCATO - Senta, per un solo peccato di disobbedienza Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, ma oggi l’obbedienza alla Legge di Dio è quasi inesistente.

 


Dio  è  Vivo


Senta, per un solo peccato di disobbedienza Adamo ed Eva furono cacciati dal Paradiso, ma  oggi l’obbedienza alla Legge di Dio è quasi inesistente.

         Se il primo peccato di Adamo ha sconvolto l’universo, ci si meraviglia come il calpestare, per  così dire, tutta la legge di Dio non produca effetti ancora più devastanti... E' una illusione! Gli effetti  del peccato ,in ragione del numero e della loro gravità, non mancano mai e sono sempre disastrosi  per tutti in ogni tempo e condizione. Se non si vede nulla di tutto questo -e da qui deriva l'impressione che sia stato solo il peccato originale ad avere effetti così sconvolgenti, mentre nulla sembra  aggiungere il cumulo enorme dei peccati degli uomini- è perché, è il caso di dirlo, non può darsi  nulla di più,  oltre alla morte che è esclusione e fine di ogni bene: non si può cadere più in basso ancora di chi è caduto al fondo dell'abisso!

Padre Giulio Maria Scozzaro

sabato 10 dicembre 2022

Il primo peccato è stato di Adamo ed Eva, ma perché tutti noi ne portiamo le conseguenze?

 


Dio  è  Vivo

Nel presente ordine delle cose la più parte dei beni ci viene trasmessa per legge di ereditarietà:  beni di fortuna, disposizioni e il corpo stesso con tutte le facoltà e meraviglie di cui è capace. In pratica i figli ereditano quanto lasciato loro dai genitori: i ricchi tramandano ricchezza, i poveri tramandano... povertà e miseria ! Era volere di Dio che la Grazia o vita soprannaturale, concessa gratuitamente ad Adamo ed Eva, fosse partecipata anche a tutti i loro figli con la trasmissione della natura.  La perdita di  sì gran bene e dono fu perdita per sé e per tutti i figli, che sarebbero venuti fino alla  fine del mondo. Il cosiddetto “peccato originale”, ereditato dal padre Adamo, consiste appunto essenzialmente in questa privazione della Grazia o vita divina.

Da aggiungere che detta perdita non fu affatto indolore. La Grazia infatti, dono assolutamente  gratuito, comportava, assieme alla partecipazione alla vita divina e all'amicizia con Dio, anche ordine e armonia perfetta in tutta la persona umana. Le conseguenze dolorose perciò di disordine, di  corruzione, di morte ecc., come in Adamo si verificano pure nei suoi figli.

Non è fuori posto far rilevare qui che, stando così le cose, la natura umana, presente in ogni figlio di Adamo, non è più quella pura e bella uscita dalle mani di Dio Creatore; ma quella malata e  disordinata trasmessa da Adamo peccatore, indebolita e minata dalla concupiscenza perversa.

Padre Giulio Maria Scozzaro


martedì 22 novembre 2022

Occorre la Confessione per avere il perdono di Dio?

 


Dio  è  Vivo

Il mezzo ordinario per il perdono dei peccati è, per esplicita Volontà di Dio, la Confessione di  essi al Sacerdote autorizzato. Per chi non conosce di usare della Confessione, il perdono dei peccati  mortali lo si può ottenere a mezzo della contrizione e dell'atto di amore.

Una formula di come esprimere la contrizione, che è dolore perfetto è questa: “Mio Dio, mi  pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e  molto più perché ho offeso te sommo bene e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col  tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami!”. Una formula come fare l'atto di amore perfetto è questa: “Mio Dio ti amo  con tutto il cuore e sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità, e per amor tuo  amo il prossimo come me stesso. Signore, che io ti ami sempre più!”.

Presumere di confessarsi direttamente con... Dio, è atteggiamento, oltre che ridicolo e orgoglioso, grandemente  offensivo per Lui, che ha voluto la Confessione nella sua infinita sapienza e  misericordia. Molto più facile il perdono dei peccati veniali che si ottiene con molti mezzi: con atti  di Fede e di amore, con l'esercizio delle virtù, con elemosine, con l'uso dei sacramentali ecc.

Padre Giulio Maria Scozzaro

lunedì 14 novembre 2022

IL PECCATO -

 


Dio  è  Vivo


5)  Quali conseguenze porta il peccato ? 

         Il peccato mortale, privando della Grazia Santificante, mette in braccio al diavolo e pone l'anima in stato di dannazione eterna. Se, infatti, per la salvezza è necessaria la Grazia, senza di questa -  quale che sia il peccato o i peccati di cui ci si è reso colpevole-, l’anima è in stato di dannazione.

Il peccato mortale spoglia l'anima di tutti i meriti buoni, comunque acquisiti. E le opere buone  compiute in stato di peccato mortale -pur essendo sempre utili e consigliabili, non fosse altro che  per ottenere misericordia- non hanno nessun valore per la vita eterna.

Il peccare poi continuato e aggravato non può non riflettersi, almeno in qualche modo, in tutto  il comportamento anche esteriore, che si rivela disordinato, incoerente, cattivo. Lo stato di morte e  di “deformità” spirituale, anzi, spesso finisce come per fissarsi in quella che è detta comunemente la  “faccia del peccato”. L'agire morale -lo ha evidenziato anche Giovanni Paolo II nella enciclica “Veritatis Splendor”- oltre alle conseguenze più o meno gravi, intacca il soggetto stesso che opera.  Quante volte e in quante persone miseramente travolte dai propri disordini morali è avvertito tutto  questo non solo dai Santi, ma da quanti preservano sufficientemente i loro occhi e il loro cuore dalla  caligine incombente.

Il peccato porta anche conseguenze d'ordine fisico e sociale? Certamente. Esse, anche se non  sono sempre valutabili e percepibili subito e del tutto, sono sempre di rilevante gravità, proprio perché col peccato ci si mette contro Dio e contro le leggi di natura che reggono l'ordine e l'armonia  universale. Ora porsi contro Dio è voltare le spalle  alla fonte stessa di ogni bene; e disattendere la  legge di natura equivale a rinnegare un pò i presupposti stessi della propria vita e del proprio benessere. Peccando avviene come quando, perturbando, nel corpo, i tassi glicemici, azotemici ecc., si  compromette la sanità. Analogamente, nell’anima si compromettono la vita e il benessere ogni qualvolta, col peccato si perturba l'ordine e l’armonia. Non si stenterà, qui, allora, a capire che l'origine  di tutti i mali dell'uomo sta soprattutto qui, nel peccato, che, essendo un attentato alla legge di vita, è  sempre un attentato alla vita. Cosa non provoca nel corpo umano, si diceva, un osso spostato! Molte  malattie e disordini hanno chiara origine dal peccato.

Soprattutto questo dovrebbe far capire essere la legge di natura, più che costrizione di libertà,  condizione e salvaguardia della vita. Per cui giustamente Dio, dopo aver proposto al Suo Popolo i  dieci comandamenti, gli disse “Prendo oggi a testimoni contro di voi il Cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu  e la tua discendenza...” (Deuteronomio 30,19). La conclusione si impone da sola: essendo sempre  contro la vita ogni peccato, sia  mortale o veniale, è da ritenersi sempre, come insegnano i Santi e  soprattutto le Sacre Scritture, il vero e principale nemico dell'uomo.

Padre Giulio Maria Scozzaro


venerdì 21 ottobre 2022

IL PECCATO - 4) Parli della gravità del peccato.

 


Dio  è  Vivo


4) Parli della gravità del peccato.

         Per voler parlare di “gravità” del peccato, è necessario innanzitutto rilevare che, essendo esso  essenzialmente offesa di Dio e disordine nel mondo spirituale, non  si può misurare la sua gravità  alla maniera delle cose materiali o argomentando solo dagli  effetti sensibili da esso provocati. Così,  per esempio: l'omicidio è certamente un peccato molto grave, comportando esso il massimo danno  inferto ad un fratello; e tuttavia, alla luce della Fede, lo scandalo che uccide un'anima è peccato ancora più grave, almeno sotto certi aspetti. Da notare ancora che possono esserci dei peccati gravissimi, come quello di Adamo ed Eva, i cui effetti immediati percepibili sembrano quasi inesistenti, anche se in realtà sono pesantissimi. Probabilmente Adamo, pur vedendosi, dopo il peccato, nudo di  tanti beni e condannato da Dio, non si sarà reso esattamente conto di quali devastazioni si era reso  colpevole col suo peccato.

Premesso tutto ciò, c'è da dire subito che ogni peccato, mortale o veniale che sia, pur non essendo dannoso alla stessa maniera, è sempre di una gravità “infinita”, perché offesa dell'infinita  maestà di Dio, cagione della morte di Gesù e spirituale rovina dell'anima.

La più o meno grande gravità del peccato la si deve dedurre dal fatto che, essendo anche trasgressione di legge, esso scompiglia, senza  averne magari percezione alcuna, l'ordine universale, così come una sola pietra gettata in mare lo sposta letteralmente tutto! E se tutto viene come “spostato” e messo fuori ordine, è facile immaginare con quali conseguenze.

Né il fatto di non essere persuasi della gravità del gesto peccaminoso, ne elimina la gravità.  Chi, pur convinto che, toccando un filo elettrico ad alta tensione, non succeda niente, resta pur sempre fulminato. Adamo stesso, come già detto, molto probabilmente né vide né si rese conto della  gravità del suo peccato. E tuttavia ciò non rese il suo gesto meno catastrofico. A ritenere grave il  suo gesto di disobbedienza era più che sufficiente l'avvertimento datogli da Dio: “Se mangerete...  morirete”. Così come, analogamente, a capire la gravità del toccare un filo elettrico ad alta tensione  è sufficiente il cartello ammonitore di pericolo di morte.

La gravità del peccato, per cui deve dirsi mortale o veniale, è determinatala soprattutto dalla  materia o punto di legge violato. Così la “gravità” mortale di alcuni peccati salta subito agli occhi,  come l'uccisione. Per rendersi conto invece, almeno in qualche modo, della gravità mortale di altri  peccati (come per esempio della fornicazione), ci sarebbe bisogno di profonda riflessione e ragionamento. Ma, come già detto, in pratica il meglio è stare docilmente e umilmente alle indicazioni e insegnamenti della Santa Madre Chiesa.

Padre Giulio Maria Scozzaro

mercoledì 19 ottobre 2022

IL PECCATO - 1) Cos'è il peccato ? - 2) Porta la morte spirituale ? - 3) In che modo ci si accorge del peccato mortale commesso?

 


Dio  è  Vivo

Vuoi credere per davvero?

LE  VERITA’  SULLA  FEDE  CATTOLICA


IL PECCATO


1)  Cos'è il peccato ?

         E' una trasgressione della legge di Dio fatta con piena avvertenza e deliberato consenso. Piena  avvertenza qui non significa che per aversi il peccato, bisogna essere consapevoli della sua gravità;  significa piuttosto che, trasgredendo, si è coscienti di commettere una infrazione. Tale piena avvertenza, infatti, non c'è in chi, commette un peccato quando è ubriaco o nel sonno o nell'ignoranza  completa della relativa prescrizione di legge. Il deliberato consenso significa che, al momento di  porre l'atto, si è sufficientemente libero, sicché, volendo, si può anche non porlo.


 2) Porta la morte spirituale ?

         Il peccato, sia quello detto mortale che quello detto veniale, è sempre apportatore di morte  spirituale, o immediatamente o ponendovi le premesse. Il peccato è detto  appunto mortale perché  uccide non l'anima che è di natura sua immortale, ma la Grazia che è la vita divina ad essa partecipata da Cristo e per la quale Dio è venuto sulla terra.

Il peccato invece veniale, è facilmente perdonabile, per essere in qualche modo e per vari motivi trasgressione leggera, di per sé non conduce subito alla morte, ma vi spiana la via. Esso è simile,  un pò, a certe indisposizioni o malattie corporali (per esempio: una puntura di spillo, un raffreddore,  un'influenza, una infiammazione ecc.), che di per sé non uccidono, ma potrebbero, per possibili  complicanze, portare alla morte. Di per sé non priva della Grazia Santificante, ma ne appanna, per  così dire, lo splendore e raffredda la carità soprannaturale, che è forma e vigore della vita soprannaturale. Gettando così l'anima in uno stato di torpore, di inerzia, di apatia, che è l'esatto contrario di  una vita sana e vigorosa. In stato di accentuata debolezza -lo si sa- per il corpo come per l'anima, si  è più esposti a malattie e tentazioni, e si è molto meno capaci di superarle e vincerle. Ciò significa  pure, oltre tutto, che con frequenti e numerosi peccati veniali deliberati, la caduta nel peccato mortale diviene estremamente facile e anche frequente.


3) In che modo ci si accorge del  peccato mortale commesso? 

         La gravità del peccato mortale è data dall'importanza della materia violata o del precetto imposto. Come accorgersi di aver commesso un peccato mortale?... Non essendo il peccato mortale  come la morte o malattia fisica constatabile da molteplici indubbi segni, ci si accorge di averlo commesso verificando e confrontando l'operato con la legge e l'autorità. Un pò come per il corpo di cui  si accerta lo stato di salute a mezzo di visite mediche e di molteplici analisi.

Segni certi, ancora, di peccato mortale commesso potrebbero essere sia gli effetti visibili provocati (la morte, danni molto gravi a sé o agli altri, ecc.) e sia il rimorso che segue alla trasgressione. Un segno però, quest'ultimo, che potrebbe anche mancare facilmente, in tutto o in parte. Può capitare, infatti, quello che così spesso si verifica per il corpo, che spesso si riscontra quasi casualmente ammalato, non avendone avuto prima il minimo sentore: si scopre, cioè, di ritrovarsi, per più versi, in braccio alla morte dell'anima, pur senza aver avuto rimorso alcuno per il proprio operato. E la  ragione è che il rimorso, se  è sempre avvertito dalle coscienze sensibili e bene educate, non lo è invece da quelle  accecate e deformate. In effetti, a forza di minimizzare e non dare peso a niente; a  forza di trasgredire in continuazione la legge e non dare ascolto all'autorità, la coscienza finisce per  annebbiarsi e perdere  quasi del tutto la sensibilità davanti al peccato. In questo caso, allora, se non  si sente alcun rimorso in certe azioni o comportamenti, non è perché essi non costituiscano peccato  e, magari, peccato grave; ma perché si è perduto completamente il senso del peccato.

           Purtroppo è questa un pò la situazione odierna nella quale, pur annegando quasi tutti nei peccati più gravi e vergognosi, si continua a ripetere sfacciati e imperterriti di non aver peccati da confessare. E, col pretesto che “la coscienza non (mi) dice che questo è peccato”, non si cessa di condurre una vita quasi senza Dio e senza morale!

Padre Giulio Maria Scozzaro