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venerdì 24 luglio 2026

CROCIFISSO - VII

 


Non si potrà mai immaginare cosa fu quell’invasione dei Boxer, né i disastri che l’accompagnarono. Non si potranno mai immaginare le torture subite da migliaia di uomini, donne e bambini, né il sanguinoso terrore che regnò nei giorni della desolazione.

Pechino, chiusa, l’esercito impotente ad aprirla, la morte e i supplizi stabiliti permanentemente, l’impotenza esasperante in cui si trovavano gli alleati, incapaci di soccorrere i loro compatrioti.

A volte, qualche disgraziato fuggito da quell’inferno, portava notizie lugubri – si uccide sempre! L’angoscia e la fame regnano nella città. I mostri orrendi continuano a saccheggiare. E, come sempre, i missionari furono le prime vittime, perché è l’odio per Dio a formare la base di ogni rivoluzione.

Bombardare Pechino, sterminarla sotto le masse di ferro, affondarla in una catastrofe senza precedenti? Ma questo significherebbe, allo stesso tempo, massacrare i nostri. Allora, aspettare. Ma è continuare il supplizio e permettere che i banditi sazino la loro rabbia e la sete di sangue fino alla fine.

I distaccamenti francesi stazionano sulle alture vicine. Un’impazienza formidabile, una fretta di vendetta si impadronisce delle file del nostro esercito. Si possono udire le grida delle vittime salire dal crepitio degli incendi, le cui luci sinistre illuminano le notti. Si annuncia che intere province si sono sollevate, accorrono per dare una mano ai ribelli, e che la Cina, mentre finge di disapprovare tutte le atrocità commesse, prepara un’insurrezione generale per impedire per sempre agli Europei di intromettersi nei suoi affari.

È deciso. Fra poco saremo in combattimento.

Per impadronirci della città criminale, bisogna attraversare la muraglia eretta di lance e baionette, sfondare l’esercito che protegge gli assassini!

Pedro Morel è nei posti avanzati. Hanno messo nei luoghi pericolosi i soldati agguerriti nelle lotte coloniali, quelli che una lunghissima esperienza ha formato per la guerra di sorprese, di imprevisti e di guerriglia.

La quinta compagnia è di sentinella in questo giorno. Ognuno vuole compiere interamente il proprio dovere. Si sente che gli eventi si precipitano e che sta per suonare l’ora della strage.

È notte! Morel cerca di dormire nella sua tenda. Il capitano lo ha lasciato quel pomeriggio, chiamato dal generale in capo per dirigere un riconoscimento. Lui ha ora il comando.

Un doppio cordone di sentinelle protegge l’accampamento. I piccoli posti coprono il campo come una maglia.

Lui pensa, intanto… La sua anima è partita per là, molto lontano, vicino a quella che ama. Si vede aureolato da una nuova gloria nel giorno in cui le porterà, con tutto il cuore, un nome accresciuto dalle recenti conquiste e imprese.

Ma, all’improvviso, pensieri così dolci sono interrotti da un’urla che gli impedisce di udire… Grida risuonano nelle sue orecchie… Dove si trova? Un uomo è vicino a lui; è l’attendente.

“Mio tenente! Alzatevi, alzatevi!”

Lui si scuote! Il sogno è finito, lui torna alla realtà, è l’attacco.

Eccolo fuori dalla baracca… La compagnia si forma. Una sentinella, che ha battuto in ritirata, annuncia che una truppa cinese ha appena attaccato i posti avanzati. Morel ha capito tutto. È l’ora di compiere il dovere, e, soprattutto, di conoscerlo! Ma lui ha quel sangue freddo e quell’abilità che fanno gli ufficiali di scuola. Colpi di fucile rimbombano lontano, isolati, rompendo il silenzio, e smascherando un attacco in regola che stava per essere fatto di sorpresa.

Ecco la truppa che parte per il passaggio più vicino: è da lì che viene il nemico.

“Avanti! Marciate!”

Morel fa agli uomini le ultime raccomandazioni.

“Avanti, soldati! Niente esitazioni. Non sparate a caso e pensate bene che ogni colpo perso è una speranza in meno…”

Poi, si scatena il fuoco serrato, che inizia tra ombre che si cercano nel nero della notte… Altre compagnie vengono a unirsi alla prima… I cannoni si illuminano e rimbombano. E la tremenda baraonda si generalizza.

È la guerra, è la battaglia, in cui i bravi, portando nel fondo del cuore, come una causa preziosa, il ricordo di quelli che li amano, vanno a cercare la gloria che può farli eroi acclamati e salutati, o, altrimenti, cadaveri che si seppelliscono.

Così, per tre mesi, le scaramucce si susseguono; così, per lunghe settimane, i soldati del corpo di spedizione possono chiedersi: "Sarò vivo domani?"  

Quanti feriti già! E morti! Gli ufficiali scomparivano rapidamente, poiché pagano il posto che occupano, essendo bersagli più esposti e più visibili, così, agli occhi dei nemici. Se ne trova un gran numero nelle ambulanze, immobilizzati per lunghi mesi, forse per sempre.  

E, cosa accadde a Pedro Morei? Nulla. Si direbbe che il crocifisso di Cecilia lo renda invulnerabile. Nemmeno un graffio nei sette combattimenti a cui prese parte. Il suo coraggio aumentò e la speranza con esso. Ora egli crede fermamente che Dio lo conservi intatto per la grande festa del ritorno, per il grande giorno in cui il suo amore, puro e forte, verrà a confondersi con quello della sposa amata. Gli sembrava che il futuro non avesse più quei veli impenetrabili che lo facevano tanto temere. Egli non intravedeva più il "domani" con l'aspetto mascherato di cui parla il poeta. "Domani", era, per lui, la realtà splendida che brillava alla fine del suo sogno.  

E l'esercito degli alleati entrò a Pechino! Furono rivisti tutti gli angoli del grande bazar internazionale, e questa volta la Francia poté sentirsi sicura della sorte della sua legazione. Ma c'erano molti morti e dispersi. Questo fu il dispiacere, ma illuminato di gioia e di speranza, poiché le bandiere tricolori sventolavano sui monumenti e l'esercito francese passava, agli occhi delle potenze, come il più generoso e il più capace di iniziative.  

Pedro Morei, nel pomeriggio di quel giorno, fu citato nell'ordine del giorno e proposto per il grado di capitano alla fine della campagna. Un gallone d'oro da offrire a Cecilia il giorno del matrimonio! Questa fu la notizia che annunciò nella prima lettera scritta dal paese mortifero: una lettera che doveva consolare, rassicurare, diffondere la gioia.  

La mano gli tremava un po', per l'emozione dolcissima del cuore, mentre scriveva l'indirizzo di quella piccola messaggera della felicità: "Signorina Cecilia Riscai. R. (Gironda.) Francia."  

Volle portarla lui stesso alla posta, assicurarsi che fosse partita correttamente. E, durante il tragitto, sentiva una specie di armonia di sogni che gli cantava nella testa, e una serie di visioni che gli sfilavano davanti agli occhi. Persino, nel momento di abbandonarla, depose un bacio su quella cosa fragile, che portava nel suo seno cose maggiori e più ricche di quelle che avrebbe contenuto nei fianchi l'immenso vapore che l'avrebbe portata attraverso i mari.  

Il capitano Morei tornò alla sua compagnia acquartierata nelle dipendenze del palazzo imperiale. L'ordinanza gli consegnò diverse lettere:  

— Abbiamo appena ricevuto la corrispondenza dalla Francia; ecco le lettere.  

Egli prese il pacchetto, distinse a prima vista, tra gli indirizzi tracciati da mani care, uno scritto con lettere regolari e piccole, delicate e ferme come il cuore che aveva battuto su quella carta, messaggera di tenera gioia.  

Ma un suono di tromba chiamava la compagnia per la rivista, dove era necessaria la sua presenza! Rapidamente, mise le lettere nella tasca della tunica, lasciando per assaporarle più tardi, nel silenzio, da solo, con lo spirito libero da preoccupazioni, il cuore consegnato tutto intero ai ricordi, interamente aperto alle onde di gioia che si sarebbero precipitate in lui...  

Una volta dispersa la compagnia, Pedro si ritirò nella stanza, chiuse la porta e si sbottonò a causa del caldo insopportabile. Poi, avendo posto sul tavolo le tre lettere che gli erano indirizzate, aprì quella di Cecilia, spiegò il foglio e lo percorse tutto intero con gli occhi, prima di assaporare le parole, una a una, impregnarsene, con esse riempire il cuore.  

Ma, invece della tenerezza penetrante, invece delle parole d'amore e delle effusioni incantatrici, egli vide, a prima vista, che le pagine parlavano di dispiaceri, di addii, di sogni evanescenti, di speranze perdute, di sottomissione alla volontà di Dio.  

Pensò di sognare! Ma no! Le righe, scritte con mano tremula, erano lì, reali, inconfutabile traduzione di sentimenti che egli non conosceva. Ebbe il coraggio di ingoiare fino alla fine quella prova; ma mai la presenza del pericolo o della morte, affrontati da lui da così vicino, gli avevano lanciato l'anima in così terribile disperazione.  

La lettera diceva: Addio, sogni benedetti che se ne sono andati. Pensavo sempre che fossero troppo belli. Dio non lo voleva, poiché è lui che alza la barriera insormontabile tra i nostri due amori. Il mio cuore, pieno di dolore, si spezza ancora al doverle dire, piangendo, questo addio crudele che la spaventa e la sconvolge. Ma è necessario! La nostra unione è impossibile; e creda bene che, se pronuncio una tale parola, è perché so che è assolutamente necessaria. Ci sono giorni in cui il dovere assume l'aspetto della tortura.

Non posso farle conoscere il segreto che spezza il nostro futuro; lo saprà sempre tra poco. Ma quello che le assicuro fin da ora è che non sposerò nessuno. "L'unico amore di cui il mio cuore aveva bisogno era il suo. Dio non lo ha permesso. Mi dimentichi, per favore!".

Dimenticare! Questa parola assumeva nello spirito di Pedro Morei un aspetto fantastico. Dimenticare! Come se fosse possibile chiudere un cuore come si chiude una casa! Un dolore acuto si impadronì della sua anima, dolore ravvivato da tutte quelle cause che torturano: l'oblio, il dubbio, l'impossibilità di sapere. Lei che gli aveva fatto promesse equivalenti a giuramenti! Lei, che lui sapeva così grande, così nobile, così amorosa! No! non poteva essere abbandono né oblio. No! non era il capriccio che aveva dettato quella lettera. Era necessario che un avvenimento terribile fosse venuto improvvisamente a interporsi tra lei e lui, che un mistero di disgrazia si fosse svelato, escluso, come una mina sotterranea che esplode improvvisamente sotto i passi di quelli che non supponevano nemmeno la sua presenza. Il dubbio e l'angoscia, ecco quello che all'ufficiale restava di tutte le speranze accarezzate! Che delusione tremenda! E lui che, giorni fa, vedendo assicurato il futuro, sembrava sfidare l'incertezza del "domani", pensando di possedere già la chiave della felicità! Ah! La prova era dura, doppiamente, per la violenza imprevista e per l'allontanamento! Era lì, in quella città conquistata, in piena gloria, quando tutto il pericolo di morte scompariva, che quella lettera arrivava, lo feriva in pieno petto, come una pallottola isolata che uccide un eroe, quando già le trombe cantano l'inizio della vittoria e lo splendore della gloria...

Un feroce disperazione afferrò il giovane ufficiale. Si era alzato, ripensando nella memoria agli avvenimenti passati, per trovare in essi l'indizio che lo aiutasse a rompere i densi veli che avvolgevano il mistero. Nulla! Si erano amati senza che nessuna nuvola venisse a oscurare il cielo di quell'idillio, e i loro sogni di ventura si sgretolavano così... Perché? E quel "perché?" era la traduzione di tutti quei dubbi. E quel "perché?" era forse l'inizio della disgrazia di un uomo...

Sarebbe stato necessario aspettare forse un anno prima di sapere la causa di quella lettera tremenda: un anno di martirio? Allora, il giovane capitano, preda di un'angoscia paurosa, con lo spirito traboccante di pensieri lugubri, pensò che sarebbe stato, forse meglio morire lì, in quel paese esotico, che tornare laggiù, per vivere disperato... Ma, all'improvviso, ebbe un sussulto nell'anima. La fede, la grande luce, si illuminò come un faro nelle tenebre e gli mostrò la sua dignità di uomo e il coraggio di cristiano, che era la tempra della sua anima. Ci fu come una resurrezione...

Pedro Morei pensò che il vero eroismo non era quello di correre davanti alla morte, ma piuttosto di sopportare le prove della vita. E, afferrando il crocifisso che gli riposava sul petto, lo baciò tre volte, dicendo: "Mio Dio, mio Gesù; io soffro, ma tu sei l'amico di quelli che soffrono; hai sofferto molto più di me: rendimi forte...".

Morei, all'improvviso, si accorse che non vedeva bene il crocifisso; che i suoi occhi erano velati,... e si accorse che piangeva, lui, il soldato, lui che non aveva nemmeno tremato davanti agli attacchi impetuosi della morte... Il capitano Pedro Morei piangeva...

R.Gaell


domenica 3 maggio 2026

CROCIFISSO - VI

 


CAPITOLO VI

Il grande vapore ha lasciato Tolone e si dirige verso il paese amarello, in soccorso alla bandiera minacciata. Per quel primo esercito d'avanguardia, la Francia aveva scelto il meglio e il più resistente che possedeva.

Solo soldati esperti, di quelli che hanno già combattuto per la sua gloria e il prestigio del suo nome. Truppe coloniali, abituate ai duri lavori della guerra, in climi mortiferi, soldati che rischiano la vita senza esitare, per impulso di coraggio. Gli ufficiali sono tutti conquistatori, ognuno al suo posto. Hanno condotto i soldati ad assalti terribili. La maggior parte ha visto il fuoco a Tananarive ed è entrata nella città conquistata sotto tempeste di mitraglia, accompagnati dalla musica formicolante degli spari a salve.

La Russia, la Germania, l'Inghilterra, sono anch'esse alla festa. È necessario che la bella Francia, grande ancora, nonostante le perturbazioni interne, stenda alle brezze il suo vessillo, più alto di tutti. Man mano che la corazzata sferza le onde con la potente elica, i rumori della patria si affievoliscono e muoiono. I torpidi caporali della politicuccia possono continuare la guerra cieca contro la Chiesa. Sul ponte della nave non ci sono che soldati, sognando onori e coraggio, pensando alla lotta imminente e lasciando lontano tutto ciò che possiedono di caro e amato per l'opera sublime dell'ingrandimento della Patria.

Pedro Morei se ne va. I suoi occhietti hanno seguito, finché hanno potuto, l'orizzonte del paese, immerso nella bruma. Hanno attraversato la foschia, molto lontano, per appoggiarsi sul piccolo angolo della provincia dove risiedono tutti i suoi amori: quello di quei genitori inquieti per il figlio; quello della fidanzata, preoccupata per l'ufficiale che le porta in Cina un pezzo del cuore.

Ora, nella piccola e tranquilla città, ci sono tre esistenze ugualmente preoccupate di sapere cosa gli accada. Tra la casa Morel e la casa Riscal ci saranno andirivieni continui; ogni giorno si chiederà: "Hai notizie?" E questo è tutto ciò che pensa l'esiliato volontario, appoggiato alla muraglia, davanti al lontano e fugace orizzonte dei paesi attraversati dal Levante.

In viaggio, lui semina lettere ogni volta che una sosta permette di scendere a terra. Sono piene di speranza e tenerezza. Speranza che non è un vano conforto lanciato senza fede alla tenerezza di coloro che seguono gli assenti. Lui sa che la spedizione, nonostante sia ricca di sorprese, non è di quelle da cui non si ritorna più. Allora, lui lancia attraverso i mari parole che dissipano le apprensioni: "Il governo ci manda lì, per intimidire con la nostra presenza gli agitatori delle province. Andiamo a fare polizia; non si tratta di guerra." E queste lettere, che cadono tra le mani di Cecilia, portano ogni volta serenità al suo cuore turbato. E poi, il crocifisso del padre! Lei ha fiducia nel suo valore protettivo. Esso ha salvato un'anima cara; preserverà anche una vita preziosa.

Lei scrive lettere che lo raggiungeranno laggiù, al momento dell'arrivo, affinché, appena sbarcato, lui trovi ancora, a migliaia di leghe, quell'ardore acceso e palpitante sotto la fragile busta bianca, affinché lui veda il nome radioso di Cecilia, scritto dalla sua mano tremante di emozione, e legga, in quel nome, tutta una melodia incantevole di ricordi e d'amore.

I giorni passano. Pedro Morel pensa al lavoro futuro. Studia le coste, nel caso possibile di essere incaricato di una missione importante. E si espone al pericolo: perché, prima di tutto, lui è soldato; e ora, lo è ancora di più, poiché è per la felicità di due che lui lavora.

I telegrammi ricevuti in viaggio, a Porto Said, a Suez, dicono che è necessario affrettare la marcia, poiché l'insurrezione assume un aspetto minaccioso. C'è sangue, molto sangue nella capitale e nelle province: missionari martirizzati, stabilimenti commerciali saccheggiati. È veramente la guerra!

Laggiù, lei trema leggendo la narrazione di tutti questi orrori, aumentati, esagerati dalle agenzie, ripetuti, modificati, amplificati dai giornalisti che si dedicano, quasi per piacere, a seminare il terrore. A quest'ora già, quante famiglie seguono questi dettagli, quante madri dicono tra sé e sé, seguendo la marcia dei corrieri marittimi: "Da qui a una settimana, mio figlio si troverà nel mezzo di quel massacro terribile e combatterà contro quei mostri, e, forse, rimarrà lì." E le angosce perpetue, che l'enorme distanza aumenta e sovreccita!

Tra poco, i giornali diranno: "Vicino a tale città, o tale provincia, si è combattuta una sanguinosa battaglia. I nemici hanno perso molta gente, ma noi non abbiamo lasciato sul campo che dieci morti e cinquanta feriti." Ma, di chi sono quei morti? di chi quei feriti? Quale famiglia è coperta di lutto? quale madre deve vestirsi di nero? quale moglie indosserà il velo della vedovanza?

"Quando leggerete questa lettera," scrisse Pedro, "noi avremo già fatto conoscenza con quei banditi e mostrato come la Francia intende che i suoi diritti debbano essere rispettati. Dite a Cecilia che ho fatto cucire il suo crocifisso sulla mia tunica, così, esso non mi abbandonerà mai, ed è sempre vicino al mio cuore."

A Cecilia lui dice: "Comando la compagnia dell'avanguardia. Vedi che il tuo Pedro è in un posto d'onore. Conosco qualcuno che sarà vanitosa nel vedere il fidanzato occupare così il primo posto e sapere che il suo crocifisso marcia alla testa dell'esercito francese. Appena sbarcheremo, dovremo marciare verso Pechino, per salvare ciò che resta di vivo, e, se ci sarà occasione, per dare terribili lezioni..."

"Oh! Com'è orribile il mestiere del soldato! Esso diventa grande, sublime, e glorioso nel sangue. Ma è la Patria che lo chiede ed è lei la prima di tutte le madri e la più esigente delle spose; le altre non sono nulla di fronte a lei. Torneranno, quelli che sono attesi, se la grande gelosa li lascerà vivere, se essa non prenderà, nel cuore dei soldati, il meglio del sangue per scrivere i suoi trionfi."

Tra questo corazzato che porta in sé una parte dell'anima francese, e si allontana sempre più dalla piccola città che custodisce le case amiche, i legami del pensiero si stringono sempre più, man mano che la distanza aumenta. No, il proverbio non è falso quando dice che "il tempo e l'assenza non sono nulla per chi ama".

Ma Pedro, nelle sue lettere, scrive solo per placare la grande tristezza che gli pesa nell'anima; man mano che le notizie della prossima spedizione diventano più precise, sente un cerchio di ferro stringergli il cuore, soffocandolo, senza che possa sapere con certezza il perché. All'improvviso, nel suo spirito, nonostante sia preoccupato da cose molto diverse da quelle che ama, cresce e si diffonde un pesante presentimento, nero come un'ombra... Ceylon è l'ultima sosta; da qui a poco. Ed è in quel paese meraviglioso, immerso nel Pacifico, in distese senza limiti, che l'ammiraglio gli dovrà assegnare la missione da svolgere.

Gli ufficiali sono riuniti la mattina verso le 10. Sanno già, per dispacci ufficiali inviati la sera prima, il dramma sanguinoso che si è svolto nella grande capitale che è il bazar cosmopolita. Sì, è proprio la guerra, con le morti e i massacri! I Boxer hanno sterminato intere missioni; la Cina è in rivolta; il terrore aleggia e si estende come un sudario. Francesi, presto, soccorrete i vostri fratelli! Vi aspettano come salvatori! È necessario accelerare la marcia. Gli ordini segreti dicono all'ammiraglio che lo sbarco deve avvenire entro quattro ore, con gli uomini pronti per il combattimento. E ognuno rimpiange che la partenza sia ancora ritardata, poiché ora è la febbre del patriottismo che si impadronisce di tutti i cervelli.

Pedro Morei rivede ancora molto bene, a brevi intervalli, in mezzo alle preoccupazioni che gli turbinavano nella testa, le immagini care di lontano; ma è anche preso dall'ardore guerriero, il cui principio dorme, ma non muore nell'anima del soldato. Il dovere, austero e maestoso, si presenta e fa svanire tutti gli altri sentimenti: tale è il sole, che, infuocato, al sorgere, fa impallidire tutte le luci della terra, come se si fossero tutte spente. "Lavorare per la Patria, pensa lui, il resto... dopo..."

Nel porto, la folla accorre, in massa, per vedere i difensori del vessillo che sventola sulla poppa della nave. Pedro Morei passa con alcuni amici. I suoi occhi non si riempiono dei volti e dei costumi esotici, delle case dall'aspetto bizzarro, di tutto quell'ambiente strano delle terre lontane, è così abituato a vedere terre e popoli stranieri! Ma, in mezzo a tutto quel trambusto la cui agitazione febbrile non può strapparlo alla malinconia, ecco che una figura si stacca, con una grande barba nera, gli occhi energici di cui conosceva lo sguardo.

— Padre Marcos! — mormorò lui. Il missionario lo riconobbe. È un compatriota, un amico della "piccola patria", della Gironda; è un soldato, anche lui, e torna nel paese mortifero, quando in esso trionfa la morte; un valoroso che il pericolo inebria e per il quale il dovere, idealizzato in una missione divina, parla più forte di tutto. Anche lui torna in Cina, in mezzo ai suoi convertiti, ai duri lavori di un apostolato la cui ricompensa non è di questo mondo.

— Ah! Mio Padre! Che gioia vederla qui, così lontano! I due si abbracciarono. Prete e soldato si sono sempre intesi così bene, ma soprattutto quando si trovano entrambi investiti di un compito sublime.

— Dove va, caro Pedro? — In Cina, mio caro; dicono che le cose sono nere!... — Ih! Molto nere, sì! Ed è per questo che anche io ci torno. Vede, quel paese miserabile mi attrae; ho lasciato il mio cuore lì dentro. Ora, in fin dei conti, non so in che stato sia rimasta la mia povera missione! Forse anche di essa troverò solo macerie, rovine e cadaveri! — Temo proprio che andremo ad aumentare il numero di questi, aggiunse, pensieroso l'ufficiale. — Bella occasione per andare in cielo con passaggio diretto, amico mio, disse il prete, con il sorriso calmo dell'eroe, per chi il martirio è la più bella delle feste. — Sì, ma, guardando il cielo, bisogna pensare alla terra, continuò Morei, e abbiamo lì, ad aspettarci, un duro lavoro, mio Padre. Ma, quando parte? — Tra un'ora. — Allora, il Signore va prima di me! Noi dobbiamo ancora annoiarci molto, fino al pomeriggio.

Si conversarono ancora per qualche tempo; poi, l'ufficiale si affrettò a salutare, per occuparsi della sua compagnia, che dovrebbe riunire alle tre ore, sul molo, per una ispezione del generale.

- Addio, mio amico, disse il missionario; vado a controllare il carico dei miei bagagli.

- Dei bagagli? - Oh! sì, diverse casse di armi...

- Armi!...

- Sì, delle armi che mi ha fornito abbondantemente il nostro buon amico, il vicario di R..., che mi ha dato un grande carico di crocifissi per distribuirli ai miei cristiani. L'opera dei crocifissi, tu sai.

- Sì, sì, già la conosco... Quel è un grande missionario, e il più originale è che lo è senza muoversi da casa.

- È un eccellente aiuto per noi, missionari. Non parto mai da là senza che lui mi cumuli di larghezze. Porto con me, per queste terre, cinquecento croci; e non è molto, mio caro, per questo paese dove il diavolo ha installato il suo quartier generale.

- Sì, ma con missionari come Padre Marcos lui passa brutti quarti d'ora.

- Ora, ora, disse il padre, stringendo fortemente la mano; fortunatamente Dio non misura la ricompensa per le opere e sì per la buona volontà. E i due uomini si separarono.

- Prega per me, padre! gridò Pietro Morei, dietro il brusio della moltitudine, vedendolo allontanarsi, affrettandosi per il dovere che lo chiamava.

Morei rimase rinfrancato da quel incontro, dalla vista di quella figura cara, rincontrata così lontano, in quella isola, nel mezzo dell'immensità. Di tardi, prima di imbarcarsi, lui gettò alcune parole al carta, affrettatamente, e le mandò alla famiglia e a Cecilia. A questa ultima lui diceva: " Cara amica, Ci avviciniamo al termine. La grande missione comincerà. Ancora proprio ora ho avuto il grande piacere di incontrare qui, in queste paraggi, il buon Padre Marcos, nostro compatriota, un vero soldato, come io. Porta per la China un carico di crocifissi che furono consegnati dal nostro venerabile vicario. Dica lui questo, lui sarà contento... Coraggio, preghiamo fiduciosamente e sottomettiamoci alla volontà di Dio. La volta sarà ben dolce dopo di così grande assenza. "E poi, porto-la sempre vicino del mio crocifisso; due immagini che non lascerò mai più, mai più."

R.Gaell


sabato 22 novembre 2025

CROCIFISSO - V

 


CAPITOLO V


Pedro Morel partì da R... con il cuore leggero, pieno di gioia. Essendo arrivato, tornò a casa con quella tristezza che non lo aveva lasciato da due anni. La tristezza del suo amore, incatenato, lo accompagnava. Egli tornava a Tolone, fiducioso nel futuro, con i dubbi dissipati e la speranza radicata. Allora la vita doveva scorrere dolce e luminosa! Si preparava a renderla bella e gloriosa, più di quanto non fosse mai stata, per Cecilia, desiderando offrirle, con il cuore fedele, un'aureola di onore, una carriera brillante, desiderando, più che mai, diventare un ufficiale di valore, affinché la sua gloria potesse riflettersi in lei.

La mattina della partenza, il giorno dopo l'intervista, preparata da sua madre, con il capitano e la figlia, la signora Morel, impaziente di sapere l'effetto prodotto in lui dalla ragazza, gli chiese: "Allora, che tal?" Era facile vedere che l'eccellente signora pensava che il figlio fosse entusiasta.

"Sono persone attraenti," rispose Pedro, senza entusiasmo.

"Odette, soprattutto..."

"Sì, mi sembra una ragazza ben educata..."

"Credo sia una eccellente donna di ufficiale!"

"È possibile..."

"Allora, vedendo che il figlio non voleva, comprese..."

"Pensavamo a lei, per essere tua moglie... È necessario che tu pensi a sposarti, mio amico, non puoi restare così... I militari quasi non hanno tempo per pensare a queste cose, ecco perché pensai di fare bene, anticipandoti."

Il giovane ufficiale sorrise al pensiero di sua madre, che sapeva essere sempre lì, vegliando su di lui, ma sorrise anche pensando che ella considerava il matrimonio come un affare, un buon affare, tanto quanto possibile. E ciò che c'era di borghese e di prosaico in tali casi, gli sembrò grottesco e ridicolo, quando, anche separato dalla buona mammina che amava come un vero figlio.

"Ho tempo per pensarci, non ho fretta."

"Ma è bene approfittare dell'occasione, Odette ha vent'anni e le proposte non le mancano. Inoltre, cento e cinquantamila franchi di dote e tanto ancora in speranza."

"Molto calmo, non apprezzo."

"Buona madre," rispose Pedro molto calmo, "questa è una ragione che non apprezzo. Quando mi sposerò, sarà un cuore che sposerò, e non un affare."

"Tuo padre sarebbe molto contento di questo matrimonio," accentuò la signora Morel, che sapeva quanto grande fosse la deferenza che Pedro aveva per il padre.

"Sì, ma mio padre è molto ragionevole per contrariare le mie preferenze. E, inoltre, dato che non gli ho mai detto nulla che avessi nascosto fino ad ora, non ho motivo di cominciare oggi: sono già impegnato. Fai sapere al comandante che lui non ha nulla da aspettarsi da me."

"Impegnato?" disse la madre. "Allora, avevi progetti di matrimonio e noi non sapevamo nulla?"

"Sì, ma progetti così recenti che non ho avuto tempo di comunicarli a voi, mio padre e la signora, per farveli conoscere. Ora, ecco: amo Cecilia e, o lei sarà mia moglie, o nessun'altra."

"Cecilia Riscai! Ma non pensi a quello che dici, mio amico? Hai dimenticato che suo padre ha fatto una opposizione formale a questo matrimonio. Inoltre, sappi che noi stessi avevamo espresso il desiderio di vedere interrotte le relazioni. Ella non ha fortuna... Cinquantamila franchi, appena!"

Il signor Riscai è morto, disse l'ufficiale; la sua proibizione non potrà essere un ostacolo alla nostra unione. Quanto alla dote, penso che Cecilia lo possieda infinitamente superiore a quello della signorina Ganti, perché io la amo e lei mi ama, e questo è la vera fortuna.

- Ci contraddici molto, disse la signora Morei, con un mugugno. - Mi dispiace, mia madre, ma devo anche riconoscere che i miei trentadue anni e il mio passato mi danno il diritto di voler scegliere io stesso la mia donna. La madre non insistette, pensando, con tutto, che sarebbe odioso contrariare il desiderio del figlio, la cui gloria tanto la orgogliava.

- Ma, chiese lei, sei sicuro che lei voglia ancora sposarti? - Oh! esclamò una voce grossa da dietro, era già il signor Morei, che aveva sentito la fine di quella conversazione. Era un uomo tanto retto nei suoi atti quanto nel commercio. Possedeva quella sincerità di sentimenti che arriva, alcune volte, alla brutalità, ma che piace, così stesso, poiché è una delle forme, per la debolezza.

- Pedro, disse lui, ami Cecilia? - Sì, non amo che lei. - Bene! Lei ti deve amare; è forza. Chi potrebbe non amarti? - Sì, lei non ha mai pensato ad un altro, oltre a me, per suo marito. - Perfettamente. Fai ciò che intendi. Quando già si è guadagnato questo, come tu hai guadagnato, lui mostrava il nastro della Legione d'Onore - si ha il diritto di non avere sempre dietro un papà o una mamma a prendersi cura dei propri atti. - È vero; pensai a Odette per tua moglie, perché il padre sembrava un buon uomo, ma, alla fine dei conti, lei ha un carattere un po' levigato. 

Ti comprendo molto bene: non vuoi una bambola per divertirti; vuoi una donna coraggiosa e seria che sia un sostegno nella vita. - Non sapevo che il capitano fosse uno dei tuoi amici, disse Pedro. - Uno dei miei amici? - disse il signor Morei, un po' imbarazzato. - Questo è, amico di uno dei miei amici. Posso dirti questo, alla fine dei conti. Ho fatto conoscenza con lui quindici giorni fa, al matrimonio della signorina Lill Lareille.

Il buon Papaud, che tu conosci bene e che ti ama come un nipote, mi presentò a lui. E, come la figlia di lui mi piacesse, non volesse accoppiarla se non con un ufficiale, io lo invitai pensando che lei fosse un eccellente partito per tornare. È tutto. Ma, se lei non ti piace, metti tutto questo nella scatola degli oblii e marciamo verso Cecilia. 

Penso che la zia di lei, che è un po' beota, avrà abbastanza spirito per non opporsi al matrimonio. - D'altronde, tra un anno Cecilia sarà maggiorenne, dichiarò Pedro, questo è assolutamente lineare nei suoi atti. 

L'ufficiale già abbracciò il padre e la madre. Questa, già consolata di vedere naufragare un sogno fatto di capriccio, pianse lacrime di tenerezza per la bontà, per la missione di quel caro figlio che già era circondato dall'amore della gloria militare, raccontava ai suoi genitori i suoi progetti di difficile futuro, con una semplicità infantile. E, da allora, il signor e la signora Morei si abituarono a considerare Cecilia come la loro nuora, per un futuro molto vicino. 

C'erano appena quindici giorni che Pedro si era riunito alla sua guarnigione, quando ricevette una lettera di R...

La lettera dell'indirizzo gli fece subito riconoscere il contenuto di quella cara visitatrice che gli portava il profumo di... "Grazie per la sua bella lettera della settimana scorsa; essa è come una consacrazione del giuramento che abbiamo fatto. "Sì, ha ragione... non ci separiamo, se non per la distanza, ma le nostre anime sono unite, sempre nello stesso pensiero. Ho presente davanti a Dio, nel più profondo del cuore, ancora doloroso per il lutto. "La mia vita solitaria, la amo, la comprendo, la benedico, perché essa mi prepara per un'altra, che noi dobbiamo portare, molto presto. In essa concentro forze, mi raccolgo per la grande missione che è il matrimonio. "No, non è indiscrezione da parte sua; tutto ciò che ho ora può considerarlo come suo; e le minime circostanze della sua vita sono, per me, notizie importanti che voglio conoscere. Ogni giorno, davanti al Santissimo Sacramento, prego lungamente per Voi, il tempo passa in fretta quando si prega per coloro che sono amati." 

Pedro assaporava queste dolci parole, e ciò equivaleva a una gioia che pulsava nel suo cuore. Gli sembrava di non avere nulla di più da desiderare, in tal modo trovava buona quella inquieta e deliziosa attesa. Ogni settimana, gli arrivava una lettera, tutta profumata di affetto e tenerezza. Già costruivano insieme la loro felicità, regolavano il modo in cui avrebbero vissuto, parlavano della casa che abiterebbero, degli amici che avrebbero. Ella esprimeva i suoi pensieri e desideri per la vita di ogni giorno, esprimeva la volontà di poco a poco vedere il mondo. 

Era una reciproca scambio di quella infinita dolcezza; amorosa, che sono i fiori del primo sole che riscalda il cuore e fa espandere l'anima. Un giorno, accanto alla lettera attesa, Pedro trovò sul tavolo una piccola scatola delicata, avvolta con cura come una cosa molto preziosa. Aprì la busta, contando già con l'esplicazione di quella scatoletta misteriosa. Cecilia scrisse: "Dallo stesso corriere ho ricevuto un scrigno che contiene la più bella delle mie gioie. È un ricordo caro di colui che non vive più... È il crocifisso della madre di papà! Fu a sua volta che il mio caro progenitore, dopo aver rifiutato l'ultimo soccorso della religione, si convertì. Già vi ho raccontato quella scena in una delle mie lettere." 

Confido in esso, lo presto, in quanto spero che esso sia la proprietà, il tesoro di noi entrambi. Mio padre, nel momento supremo, me lo confidò, dicendo: "Eli porterà a te la felicità". Già sento il beneficio della sua protezione, da cui ho ritrovato nel mio cammino colui che amavo quando la notte già si faceva nella mia anima. "Oh, se sapessi la forza divina che si sprigiona dall'immagine di Gesù crocifisso! Ho imparato ad amare il crocifisso, il nostro santo vicario. La sua opera ha fatto meraviglie. Ora spero tutto da questa devozione, che è la prima e più diretta dopo l'Eucaristia. "Guardi il mio crocifisso, portalo con sé ovunque vada." 

Pedro disimballò lo scrigno, lo aprì con pietà, baciò il crocifisso, commosso al pensare che questo aveva ricevuto gli ultimi sospiri e i baci delle labbra di colei che lo amava. Allora, con una fede profonda, lo posò sopra il tavolo, si inginocchiò, pregò con tutto il fervore davanti al Cristo di pietà. Sembrava a lui di grazia e che ineffabili effluvi si levassero, fluttuando sopra di lei e che fosse il proprio spirito e sopra di lei. Coloro che prendevano le sue anime e le fondevano l'una nell'altra.

--- Sì, mormorò lei, sì, lo terrò, perché Dio attribuisce un valore particolare alle immagini della sua passione.

Un colpo discreto alla porta lo strappò da quel sogno. Entrò l'ordinanza: 

- - .\eu tenente, il colonnello ti chiama in fretta, per trattare un affare urgente.

--- Bene, vengo subito. 

Si cinse la spada, abbottonò la tunica e immediatamente scese. 

Nel patio incontrò un compagno che si avvicinò, sorridendo: 

- - Anche tu, sei della festa? 

-- Quale festa? 

- Ma come? Non sai che duecento uomini del reggimento e quindici ufficiali sono designati per far parte del corpo di spedizione in Cina? 

Era agosto del 1900. Le nazioni preparavano eserciti per andare a sostenere, da lontano, l'onore dei loro padiglioni. 

Tutti i giornali riportavano, in titoli enormi: 

"l'assassinio del ministro della Francia a Pechino. - Il saccheggio della legazione francese!"

Cara amica,  

Lasciami darti questo nome per la prima volta.  

"Temo l'università, più che mai, di avvicinarci con tutti i mezzi.  

"Parto per la Cina. Devi già sapere cosa è successo là. La bandiera francese ha bisogno di difensori. Mi hanno scelto: non ho potuto rifiutare. Ritirarmi di fronte a una simile missione sarebbe una vergogna. Ah! Se sapessi quanto questo dovere mi pesa! Il pensiero che ci separa con uno spazio così grande, tanti mesi, tanti pericoli, mi pesa sul cuore come un enorme fardello.  

"E, nel frattempo, ti offro questo sacrificio, per condividerlo tra noi due, poiché ora le pene e le gioie di uno di noi due sono condivise dall'altro.  

"Ah! Grazie per il crocifisso che mi hai inviato. L'ho ricevuto questa mattina. È stato Dio a ispirarlo. Parto domani. Quando leggerai questa lettera, sarò nella febbre di una partenza precipitata. Ma, nella disordine di tutto, nella traversata, davanti al nemico, davanti... (qui c'era una parola accuratamente cancellata. Lui aveva scritto la morte; poi, spaventato, pensando all'effetto che quella parola avrebbe prodotto, l'aveva soppressa)... il pericolo, porterò nel cuore, insieme al ricordo caro che porto, l'immagine di Cecilia.  

"Perdonami queste parole un po' folli e che mi traboccano dal cuore.

Mi è stata necessaria la brutalità di questa separazione affinché io sentissi, in tutta la sua estensione, la grandezza del mio amore.

"Addio, cara Cecilia; da lì, ti scriverò. Prega per me. Accompagnami con il tuo amore. Dillo a Dio affinché lui me lo invii. A ogni ora del giorno il mio ricordo andrà a trovare il tuo davanti al trono del Signore.

"E, coraggio. Poiché è necessario, poiché Dio lo vuole, va bene, è buono. Addio."

Il giorno dopo, due ore prima della partenza, quando il tenente Morei stava conferendo con gli ufficiali, gli fu consegnato un telegramma. Con vivacità, lo aprì e lesse:

"Desolata, ma coraggiosa. Aspetta con fiducia."

Cecilia accettava il sacrificio, come degna sposa di colui che partiva per difendere il nome della Francia. Ma, di notte, quando si inginocchiò per pregare, ripeté il grido del suo cuore terrorizzato, venti volte uscito dalla sua anima da quando aveva ricevuto la dolorosa notizia:

"O mio Dio! Abbi pietà di me! Proteggilo, che un nuovo lutto non venga ad aggiungersi al vecchio. Porto con dolore il lutto di mio padre..."

La giovane donna non sapeva tutto ciò che un cuore può soffrire di colpi e tormenti senza morire.


venerdì 24 ottobre 2025

CROCIFISSO - IV

 


CAPITOLO IV

Una sorpresa aspettava Pedro Morei al suo arrivo a casa.  

La madre, buona borghese, che lo adorava, gli annunciò, non appena egli varcò la soglia della porta:  

- Abbiamo gente di fuori per cenare, questa sera... Un amico di tuo padre, che è di passaggio qui... con la figlia.  

L'ufficiale, troppo preoccupato per l'incontro avuto con Cecilia, rispose vagamente: - Molto bene. Salgo un attimo nella mia stanza e poi vado in sala.  

Poi, le parole di sua madre gli tornarono in mente: un amico di tuo padre con la figlia.  

- Ecco, pensò lui, sorridendo, ma questa è la vecchia formula degli incontri matrimoniali, e questo papà che, per caso..., si trova qui con la rispettiva figlia...  

E poiché la sua anima era piena di gioia, si divertì per alcuni minuti a considerare quanto fossero povere queste modalità di cui il mondo abusa, di mettere in presenza l'uno dell'altro due giovani che una astuta mammina pensa di far sposare, a volte anche a sconosciuti.  

- Non sanno che la piazza è già occupata, e bene, mormorò lui, scendendo le scale.  

Successivamente, evocò il ricordo della ragazza, il cui aspetto era così facile da trovare, poiché era sempre presente nel suo cuore.  

Scese in sala, fu presentato dalla madre al Signor Gantier, ex capitano di corazzieri, e alla signorina Odette, sua figlia, una bella bambola, molto amabile, per niente timida, e che, senza ulteriori indugi, come buona figlia di militare, gli tese la mano.  

Il giovane accolse con entusiasmo gli ospiti, offrì cortesemente il braccio alla signorina, mentre si dirigevano verso la sala da pranzo.  

La signora Morei fece un brillante elogio della famiglia del capitano.  

Il Signor Morei rinforzò i toni del quadro, fece allusioni trasparenti e sottintesi chiarissimi. Il buon ufficiale ritratto uscì in persona per l'assalto ai due galloni d'oro, fece un carico serrato contro gli ufficiali che rimangono celibi, dichiarando che la vita di celibato era il cancro dell'esercito nuovo.  

Odette assisteva a quella strategia con tutte le tappe che sanno che lavorano per esse, arrossendo a volte, lanciando sguardi retrospettivi. E tutto ciò che provava per il bello tenente.  

Questo ultimo, da parte sua, aveva tutto ciò che era necessario per attrarre le simpatie del mondo femminile: un fisico piacevole, la distinzione delle maniere, un comportamento al tempo stesso deciso e cortese, che incantava fin dal primo incontro.  

Il capitano, che era di un'esuberanza meridionale, parlò modestamente delle sue alte relazioni nel mondo militare, del supporto che aveva dato in diverse circostanze a giovani ufficiali.  

- Oggi, caro tenente, chi non ha protezione segna tempo nella vita intera; i suoi meriti sono sconosciuti, e altri che meritano meno passano sopra di lui.  

- Tuttavia, mio capitano, insinuò Pedro, ci sono caratteri che difficilmente si attaccano a questi mezzi. Per quanto mi riguarda, spero di arrivare da solo, grazie al mio lavoro; se dovessi chiedere promozioni, considererei questo come una prevaricazione dell'onore militare, e preferirei rompere la mia carriera.  

- Molto bene! rispose il capitano, che non era uomo da perdere le staffe per così poco. Molto bene! Senza dubbio. Ma quando si conta tra gli amici o parenti persone che ci mettano in evidenza, che esaltino i nostri meriti...  

- Anche in questo caso, caro signore, io mai consentirei che per me facessero tale cosa...  

Questa dichiarazione categorica spaventò il padre di Odette.  

- Ecco! dichiarò lui, lei non ha il diritto di ritardare la sua ascesa per una riserva esagerata. È un scrupolo eccessivo; creda che tornerà indietro a quanto ha detto.  

- Mai, disse Pedro, sorridendo.  

Preferisco nascondere i miei galloni e le campagne nelle colonie, piuttosto che doverli a protezioni di cui mi pentirei per tutta la vita.  

- Ma, osò la Signora Morei, hai passato più di un anno in Madagascar, e sei appena tornato dal Sudan; credo che non pensi di tornare alla fine del mondo.  

- Chi lo sa? disse il giovane.  

- E dire, aggiunse il Signor Morei, che io ho sempre disapprovato la tua scelta per l'infanteria di marina. Pensavo bene a cosa ne sarebbe derivato:  

Il tenente sorrise.  

- Mio buon papà, disse affettuosamente, non dicevi la stessa cosa il giorno in cui ho visto, sul giornale, la mia promozione a Cavaliere della Legione d'Onore...  

Il padre contemplò il piccolo nastro vermiglio che ornava la giacca del figlio.  

- Ah! è certo, mio buon Pedro, che mai nella mia vita ho avuto un giorno più felice di quello...  

Poi, guardando il suo vecchio amico:  

- Ehi, è bello questo... decorato a 32 anni: a che età hai ottenuto questo, Gantier?  

- Oh! a 46 anni.  

- Quarantasei! Ma con quell'età sarà già commendatore, se continua su questa strada! esclamò Morei, mentre la vanità paterna si trascurava fino alla cortesia dovuta, in presenza dei suoi ospiti.  

Pedro rettificò:

- Ora! Un colpo del caso, di quelli che si trovano nelle colonie.

- Un bel caso era tutto caso, notò il capitano. Il mio tenente è di quelli che si impongono, continuò lui con ammirazione, e vedi cosa farà il suo cammino a colpi di spada. Ce ne sono di quelli che formano la loro carriera nelle foreste e nelle acque dei paesi lontani. Il mio tenente è della scuola di Marchand.

- No! unicamente la scuola di quelli che hanno promesso di arrivare e che arrivano... quando non cadono in mezzo alla giornata.

- Ecco un diavolo di piccolo tenente che non è facile da prendere, pensò il padre Gantier. 

Nel salone, i genitori si sistemarono in modo da lasciare i due giovani faccia a faccia. 

Nonostante ciò, Odette era incantevole; aveva ricevuto una buona educazione, sapeva conversare bene, aveva modi piacevoli e, oltre ad essere bella, possedeva quella freschezza della giovinezza e tratti graziosi che sono una buona fortuna rara per le persone giovani che vogliono sposarsi. 

Ma, guardandola, non era lei che Pedro vedeva; era Cecilia, la cui bellezza semplice e toccante contrastava con tutta la sua grazia un po' severa, con quel volto da sogno e insignificante. 

Inoltre, Pedro non aveva nemmeno il desiderio di fare un confronto. Amava Cecilia, e le ragazze più belle della terra, adornate dai più ricchi doni, non avrebbero potuto toccare il suo cuore. 

Un po' stanco di quel ruolo di comico, che, ben contro la sua volontà, faceva recitare alla signorina Gantier, interruppe la conversazione in modo impeccabile e chiese il permesso di ritirarsi. 

- Come sei in fretta, gli disse la madre. 

- Ho una visita urgente promessa per questo pomeriggio. Sai bene che devo partire domani pomeriggio. Il signore e la signorina vogliano scusarmi; ma parola di militare... disse lui, guardando il vecchio capitano. 

Vale tutto l'oro della terra, disse questo, finendo il proverbio e tendendogli la mano. 

Il giovane ufficiale salutò Odette, ringraziò gli ospiti per aver fatto coincidere la sua visita con la sua presenza a R..., e si congedò, lasciando il padre e la figlia sotto l'incanto delle sue maniere e della sua delicata cordialità. 

Aveva fretta di trovarsi solo, di dedicarsi interamente al ricordo di colei che possedeva tutti i suoi pensieri e tutta la sua vita; che era, in quel pomeriggio e ora più che mai, la stella brillante e affettuosa che brillava nel cielo della sua vita. 

Salì la grande scala, si allontanò verso quella alea d'ombra, deliziosamente fresca in quel pomeriggio d'estate, e poi, avvicinandosi alla chiesa, si fermò davanti a una casa di semplicità modesta: era il presbiterio. 

- Ti aspettavo, Pedro, disse una buona voce proveniente dal giardino, mentre si apriva la porta. 

E il padre si affacciò, facendo tintinnare le perline del rosario. 

- Il mio tenente mi aveva promesso una visita e io confidavo nella promessa. 

- Hai ragione, Signor Padre. 

- E, aspettandolo, io pregavo per lui e per lei. 

- Per lei? chiese l'ufficiale, sorpreso. 

- Sì, mi hanno anticipato l'incontro di questo pomeriggio... L'avevo intuito. Sapevo molto bene quanto già fossero uno dell'altro per prevedere ciò che è accaduto. 

Il giovane chiese: 

- Abbiamo fatto bene? 

- E perché no? disse il padre. Un amore come questo, giurato davanti a Dio, alimentato dalla ragione, deve trionfare su tutto. Sono queste affezioni tenaci e vive come questa che fanno i matrimoni solidi e tali come la Provvidenza li esige. 

- Ma il rifiuto del Signor Riscai? 

- Non ho mai potuto sapere cosa l'abbia motivato. Il caro buon uomo non vive più: tutti e due sono, dunque, signori dei loro destini. Non c'è nessuna regola di coscienza, nessun giuramento d'onore che costituisca ostacolo ai loro sogni. Ciò che faranno sarà ben fatto. 

Ecco come io comprendo le cause; non è ammissibile che un falso sentimento di delicatezza faccia sì che due persone pregiudichino il loro futuro. 

Io dissi questo stesso, come glielo dico ora, a Cecilia. Lei di ciò è tanto consapevole quanto te... e nemmeno immagini fino a che punto sia entrato nella sua vita, e il raggio di felicità che il suo comportamento le ha lanciato nell'anima. 

Povera bambina! mormorò Pedro, con voce tremula. 

- Se l'avesse dimenticata, credo che ella sarebbe morta di dispiacere. 

La conversazione si prolungò fino a notte. 

Il padre parlò della sua opera ammirabile e delle meraviglie che essa aveva operato.

-- Ho una richiesta! disse l'ufficiale. 

Signor Padre, desidera associarmi alla sua opera secondo le mie possibilità, per attrarre nel futuro le benedizioni di Dio... Dato che il Signore sparge crocifissi ovunque, ecco la mia offerta, per aiutarlo nella meravigliosa campagna che ha intrapreso, affinché ogni focolare, ogni cuore di cristiano, abbia il suo crocifisso. 

Ha dato una nota di centomila franchi al padre, che l'ha ricevuta con un sorriso di gratitudine. 

-- V. semina la carità, caro Pedro. 

Chi sa quale frutto Dio le farà raccogliere? 

-- È così poco! disse il giovane. 

-- Ma, quando l'ideale che guida la mano è generoso e cristiano!... rispose il padre. 

-- Infine, concluse l'ufficiale, forse un giorno, anche i crocifissi che la mia offerta andrà a convertire in crocifissi; alcuni poveri, se reciteranno una preghiera, porteranno il mio nome fino a Dio. 

-- E forse, in questo momento, ha bisogno di un soccorso particolare. 

Ho visto tante cose straordinarie e miracolose da quando questa opera esiste. Veda, proprio l'Opera della Propagazione della Fede mi chiede un gran numero di oggetti pietosi per evangelizzare gli infedeli. Da domani la sua offerta si convertirà in crocifissi; essi andranno nei paesi lontani, accompagneranno i missionari, aiuteranno la fede cristiana. Così, lei sarà un po' missionario, anche lei... 

Non immaginavano, in quel momento, il destino che il buon Dio riservava a quella nota di cento franchi, a quella elemosina del cristiano, fatta con fede, per l'opera dei Crocifissi. Tutti gli uomini ignoravano le cose del futuro, e non pensavano allora che la Provvidenza stava per trarre da quell'azione così semplice eventi straordinari. 

Battendo le undici, Pedro si congedò dal venerabile padre. 

-- Prega per noi, Padre, disse; prega affinché i cuori separati siano uniti, per la nostra felicità. 

E la porta si chiuse, mentre Pedro pensava: 

-- Quando tornerò, tra un po' di tempo, a questo portone, per queste strade, forse... sarà per la realizzazione del sogno della mia vita... 

E, istintivamente, guardò, senza fermarsi, quella casa, bagnata dall'ombra, dove dormiva colei che amava, o dove qualcuno, chissà? pensava a lui.


sabato 18 ottobre 2025

CROCIFISSO - III

 


CAPITOLO III  

Nel salone, la casa Riscai, una trentina di persone attendevano l'ora dell'uscita del funerale.  

D. Riscai, vedova del defunto, riceveva gli invitati.  

Conversazioni dirette si udivano, sussurrate a bassa voce:  

Si vedeva che il dispiacere per quella morte era sincero, che il defunto lasciava nostalgia tra coloro che aveva conosciuto, nostalgia condivisa dalla maggior parte della popolazione. Il signor Riscai aveva una fortuna relativamente considerevole nel commercio; e su di lui non era mai aleggiata la calunnia, mai l'eco delle storie equivoche era venuto a turbare la sua pace, né a gettare sul suo nome il discredito, che uccide più sicuramente della rovina.  

Con l'avvicinarsi dell'ora, un uomo penetrò nel salone, giovane, di passo libero e deciso, bello di volto e di portamento; si inclinò davanti alla padrona di casa e tese la mano ad alcune persone conosciute.  

-- Posso pregare davanti al corpo?  

chiese, rivolgendosi nuovamente a D. Riscai.  

Questa fece un segno di assenso, guidandolo verso la porta, mentre l'assemblea guardava, con aria di curiosità stupefatta, quel ragazzo che, fin dall'inizio, si affermava come un cristiano che pregava.  

Il mondo ha questi stupori. Accompagna i morti nel supremo viaggio; assiste cortesemente alle ultime cerimonie; offre alla memoria dei scomparsi la sua presenza tutta di impeccabile cortesia e tristezza banale. Non sa pregare, anche se è credente.  

Così sono i volti tristi e i vestiti neri che scortano le bare.  

Tra essi raramente si trovano anime pronte a dare all'amico quel fraterno soccorso per l'aldilà, che è la preghiera.  

Pedro Morei, il neonato, voleva pregare, e per questo entrò nella camera mortuaria.  

Cecilia, con la testa tra le mani, era inginocchiata su un inginocchiatoio. L'occasione, fredda, lugubre nei suoi angoli duri, si estendeva tra le candele.  

La ragazza girò leggermente la testa.  

Alla vista di quel visitatore dell'ultima ora, ebbe un moto di emozione, si alzò, come se fosse aumentata dal vestito nero. Pedro si inclinò.  

- Grazie, disse lei con uno sguardo; grazie per lui.  

Il suo gesto mostrava la bara dentro la quale giaceva il cadavere del padre.  

Entrambi erano pallidi. Il giovane, inginocchiato a un canto della stanza, pregava; Cecilia riprese l'atteggiamento isolato, tornò col pensiero a colui che le aveva dato. Ma, in quel silenzio, ci fu come una comunicazione di anime, un riaccendersi di ricordi tra quei due cuori che un tempo si erano amati, e che forse si sarebbero amati sempre.  

Pedro Morei, giovane ufficiale di grande futuro, al suo primo uscita da Saint-Cyr, aveva sognato un matrimonio con la figlia del signor Riscai. Ma questo, senza mai spiegare perché, si era opposto a quell'unione, e aveva distrutto per sempre la speranza dei due con la proibizione formale fatta a sua figlia di pensare a tale.  

Pedro e Cecilia si erano sottomessi, avevano interrotto tutte le relazioni da due anni, soffrendo nel loro amore spezzato, conservando, però, nel profondo del cuore quella speranza invincibile nel futuro, quella fede negli ideali che danno alla gioventù un'aureola divina.  

Ecco che il caso delle convenzioni mondane li metteva di fronte l'uno all'altro, davanti alla bara di colui che aveva, con un solo colpo, reciso le loro speranze d'amore e scavato un abisso tra i loro due destini.  

L'ufficiale non era tornato da due anni, dalla separazione, ed ecco che una malattia della sua vecchia madre lo chiamò in quella cittadina, nella propria occasione della morte del signor Riscai. Doveva rappresentare la famiglia nella cerimonia funebre.  

L'amore li aveva separati e la morte li riuniva. Ci sono nella vita di questi contrasti strani; si direbbe a volte che Dio si diverte, per disorientare le nostre vite sempre corte, a far sorgere realtà dalle maggiori incongruenze.  

Pedro Morei si ritirò, conservando con cura l'impressione riavvivata dei giorni passati. I tratti di Cecilia si riformarono nel suo spirito, tornavano a brillare come quei quadri sbiaditi nell'oscurità che un raggio brusco di sole viene a illuminare.  

Quando la rivide davanti al corteo funebre, impallidita dalle veglie, resa più bella dal misterioso riflesso del dolore, le sembrò che tutto il passato di sogni e dolci speranze rinascisse nel suo cuore.  

Morto il signor Riscai, Cecilia si trovava orfana, privata del maggior amore della sua vita, ma, allo stesso tempo, diventava libera, diventava padrona del suo destino.

Questi pensieri lo perseguitavano fino al cimitero, e quando la bara scomparve nella tomba aperta, sentì le lacrime salire dal cuore agli occhi, e che, anche contro la sua volontà, tutta la sua anima era invincibilmente unita a quella di Cecilia. E lui soffriva il suo dolore e piangeva le sue lacrime. 

Com'erano buone e dolci le reminiscenze che allora gli si precipitavano in onde incessanti nel pensiero. 

Molto dolcemente, con la tenerezza delle cose ben amate, le dolcezze del passato rinascivano, prendevano il primo posto nel pensiero. 

Si rivedeva nei giorni felici del giovane amore, ascoltando, nel corso delle conversazioni, la bella voce armoniosa della ragazza, che voleva farne l'uomo completo, il cui spirito robusto si fortificasse con una inamovibile fede. 

Era stato convertito da lei. Prima per piacerle, poi per coscienza, era diventato un cristiano praticante, determinato, intransigente. Poi, quando i destini contrari li separarono, nel necro della delusione, l'idea religiosa rimase luminosa come un faro, e lui pensava che tutto il bene della sua vita, tutta la consolazione delle sue ore nere gli veniva ancora da lei, la religione del Bene, la religione dell'amore. 

E ciò che lui aveva saputo fin dal suo arrivo, la dedica splendida che Cecilia mostrò negli ultimi momenti del padre, l'apostolato di sublime pietà che ella esercitò in quell'anima, tutto ciò accresceva il suo amore. 

Ella diventava, per lui, l'ideale della donna cristiana, l'essere di tenerezza e dolcezza, l'angelo familiare e onnipotente la cui presenza rende il dovere amabile e il dolore infinitamente dolce. 

Ma, all'improvviso, come una nuvola distesa bruscamente nel cielo chiaro, un'ansia dolorosa apparve: "Se ella mi avesse dimenticato," pensò lui; il suo cuore, stanco di aspettare, si rinchiuse nella sua immensa tristezza, sacrificando tutto l'amore di cui era capace. Forse ella avrebbe sacrificato la sua giovinezza e tutta la sua vita all'annientamento dei sogni, alla vita austera che non comporta alcun riposo. 

"Se la sua anima di scelta, così grandemente dilatata dal lato del cielo, avesse promesso a Dio la fine della sua verginità, occultata volontariamente nel silenzio del chiostro?" 

Ancora si trovava immerso nelle sue perturbanti allucinazioni, quando la cerimonia terminò. Lentamente, il cimitero si svuotò... Intorno a quella morte, accanto a quei cadaveri che dormivano sotto la terra, la vita ricominciò, la vita chiassosa di tutto questo mondo, costretta a pensare per un'ora alle terribili realtà dell'aldilà, e che ha bisogno di distrarsi da questo pensiero terribile. 

Pedro Morel si trovava nell'ultimo gruppo, circondato da alcuni amici desiderosi di parlare a quel giovane, il cui futuro militare si annunciava brillante, poiché a soli trenta anni, era già stato decorato, dopo aver raccolto, in mezzo ai pericoli di una campagna in Sudan, quel fiore glorioso che è la Legione d'Onore. 

Cecilia e la zia passarono vicino a loro, e si inclinarono al saluto che era stato rivolto loro. 

L'ufficiale vide allora che lo sguardo di colei che amava si fissò su di lui rapidamente, per un solo minuto, ma con un'espressione così dolce che la luce si fece completamente grande nella sua anima; e, nonostante la tristezza condivisa per amore con la signorina Riscai, sentì che una grande gioia gli inondava il cuore, e, nei suoi sogni, pensò di vedere l'orizzonte completamente roseo, illuminato da quelle chiarità dolci che fanno amare la vita. 

Nel frattempo, Cecilia, con l'anima dolorante per la sofferenza, tornava a casa, in quel vuoto prodotto dalla partenza dei cari. Ma tutta la gioia della conversione del padre tanto amato non poté coprire l'abisso improvvisamente aperto nella sua vita. 

Ella era sola ora, poiché la zia comprendeva molto poco la giovinezza e sapeva molto poco associarsi ai dolori che la facevano soffrire. 

Egoista come molte zitelle, pensava che il cuore si alimenta delle realtà prosaiche dell'esistenza; non colse queste necessità di effusione, di sostegno morale di cui necessitano le anime che soffrono vivamente. 

Pensava che Cecilia, una volta ripresasi da quel dolore, potesse condurre con sé una vita tranquilla e serena, libera da preoccupazioni, soddisfatta di alcune relazioni banali. 

Ma l'anima delicata della ragazza cercava un altro ideale, sperimentava un bisogno imperioso di mettere la sua dedizione, la sua tenerezza, al contatto di un'altra anima e di un'altra tenerezza, capace di comprenderla. 

Quando entrò nella stanza, dopo il sentimento di dolore, provato cento volte durante il giorno, il sentimento dell'abbandono prese forma, crebbe improvvisamente nel cuore, lo coprì, come le nuvole di tempesta, che invisibili prima, coprono bruscamente tutto il cielo. 

Solo! Era necessario vivere ora senza una persona a cui confidare ciò che le accadeva nell'anima, senza quel scambio di affetto, incessantemente rinnovato, che dà vita alla parte superiore e delicata del nostro essere. 

Solo! senza il sostegno di un'anima e il conforto di un cuore capace di comprenderla.

Solo! È in un ente amato per cui dedicarsi, per cui sorridere, per cui soffrire. 

Vivere una vita monotona e fredda, preoccupandosi della propria comodità, senza amare veramente nessuna persona, ecco l'incubo che torturava Cecilia. 

Ma, senza che ella osasse affermarlo apertamente, un raggio di luce penetrava nella notte dei suoi tormenti, una speranza posava su quelle tenebre, e già le schiariva un riflesso di aurora. 

Ella si sorprese a pronunciare il nome di Pedro Morei, e questo nome suonò ai suoi orecchi come un carillon di felicità. 

E perché no? Egli era il suo unico amore, mai dimenticato. Il padre aveva proibito quella unione, ma la sua morte li lasciava liberi. 

Egli non esigeva irrevocabili promesse e giuramenti per tutta la vita. 

Era lui, sì, quell'uomo che ella aveva reso cristiano, poiché il suo amore, come un dono di Dio, per il cuore amato sarebbe stato il più grande rifugio. Era, sì, quella forza virile, che pareva voler dare un sostegno alla sua fragilità di donna. 

E tutti quei sogni presero forma nella sua anima, espulsero le preoccupazioni tenebrose. 

Quando la sua anima, dolorante per il ricordo dell'amato assente, elevò la preghiera della notte, quella preghiera, che è l'incontro dei vivi e dei morti nella presenza di Dio, Cecilia osò chiedere la bontà divina che desse alla sua vita la realtà che ella desiderava. Poteva che le difficoltà fossero appianate, le distanze vinte, i cuori riuniti. 

Ma ella non dubitò come Pedro. 

Sapeva, aveva compreso che l'amore di entrambi viveva come nei primi giorni, riavvivato dalla speranza, fortificato dalla separazione. Affermava di sé che l'unico impulso della sua tenerezza era ora per Pedro Morei. 

Con la fiducia audace della gioventù, ella pensò che la Provvidenza disponeva il suo futuro e si preparava per unirli l'uno all'altro; e, tranquilla, aspettò. 

Un pomeriggio - alcuni giorni dopo la morte del signor Riscai - la serva venne ad annunciare al signor Pedro Morei. Cecilia tremò leggermente, più per emozione che per sorpresa. 

Si diresse verso il salone, con la zia, semplice, senza affettazione, con un sorriso molto sincero che le illuminava il volto ancora ombreggiato dal lutto. 

L'ufficiale veniva a fare visita, e, allo stesso tempo, a congedarsi, poiché la sua licenza terminava il giorno seguente. Tuttavia, Cecilia comprese, dall'aria preoccupata dell'ufficiale, che un motivo, più grave, l'unico forse, lo aveva portato a casa sua, in quel pomeriggio. Per uno di quei coincidenti eventi, la sorella del signor Riscai si era allontanata, lasciando i due giovani soli, uno di fronte all'altro. Pedro comprese che era necessario approfittare dell'occasione per dire ciò che gli stava nel cuore. 

... Signorina, disse egli, con un lieve tremore nella voce, la morte del suo padre ha cambiato molte cose; i sogni di un altro non sono distrutti ... Forse mi troverà un po' audace, indiscreto, ma ... io la amo sempre ... tanto o più di prima ... Mi dica solamente se ho il diritto di sperare nel futuro ... Non posso concepire la mia vita senza la sua compagnia ... Unirla a me o vivrò solo ... 

Cecilia aveva le palpebre piene di lacrime. 

Fece uno sforzo e parlò: -- Io lo aspettavo, disse ella; ho confidato nel suo cuore e non mi sono ingannata. Sono la stessa Cecilia di un tempo e mi considero già come sua sposa ... Grazie ... Pedro, per avermi offerto il suo affetto ... il suo amore nel momento del sofferenza ... Sono sola, ho bisogno di un'illuminazione per sostenere il mio ... per comprenderlo ... un cuore in cui possa versare le mie gioie, le mie speranze, le mie sofferenze ... Questo è il mio sogno, e non ho mai pensato a un altro cuore che non fosse il suo! 

Ella si alzò, guardò il giovane con i suoi belli occhi altivi e compassionevoli, e gli tese la mano. 

- Ho vent'anni, disse ella, età in cui ognuno è già capace di risolvere da solo tutto ciò che si presenta, e io giuro che non avrò altro marito che non sia Pedro Morei. 

- Grazie, mormorò Pedro, tornando a sé dall'emozione; tornerò a cercarla; lei sarà allora completamente libera. 

- E da qui fino ad allora lei scriverà. 

sempre alla povera abbandonata, disse Cecilia, con un sorriso ... Mi dirà tutta la sua vita, tutte le gioie che avrà, tutte le inquietudini: così avremo il preludio della nostra vita futura. 

··- E il signor Riscai? chiese l'ufficiale, improvvisamente strappato dal sogno per affrontare la realtà. 

- Si assicuri, affermò la giovane, glielo dirò tutto. 

Non mi piacciono i segreti. La metterò al corrente dei miei progetti, dei miei desideri. Ella comprenderà, così spero, che non posso risolvermi a restare sola ... Benché io sia libera, in rispetto a lei stessa e alla memoria di mio padre, che ella abbia conoscenza delle nostre relazioni e che le approvi ... 

La zia tornò nel salone. 

Pedro si trattenne ancora per alcuni istanti, parlò del suo futuro militare, della sua campagna in Madagascar e della brillante carriera che si apriva davanti a lui.

Cecilia aveva le palpebre increspate. Mentre conversava, guardava Cecilia, volendo, per così dire, imprimere nella sua memoria l'immagine dei suoi tratti, per portarla laggiù, con lui, e custodirla pietosamente come una reliquia carissima. 

Si alzò, salutò, tese la mano a colei il cui amore occupava ora interamente il suo cuore. 

- Addio! disse lui, accompagnando questa parola piena di speranza con uno sguardo illuminato da rispettosa tenerezza. 

- Addio! mormorò Cecilia... 

E, quando lui era già lontano, instinctivamente girò la testa, vide la sua fidanzata, che rimaneva sulla soglia della porta, seguendolo con gli occhi. 

- Mio Dio, pensò lui, allontanandosi, che la tua mano ci riunisca presto per la nostra felicità e la tua maggiore gloria!