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giovedì 19 marzo 2020

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3)
Spiegazioni sulla lunga durata del diluvio e sul deflusso delle acque.  L’arca si posa sulla cima spaziosa del monte Ararat. L’uscita del  corvo e poi della colomba. Il tetto dell’arca aperto il primo gennaio  dell’anno nuovo. Noè esce dall’arca. 

1. Per quanto tempo durò dunque sulla Terra il diluvio alla stessa  altezza senza diminuire? 

2. Il diluvio durò alla stessa altezza, dunque la massima, per  centocinquanta giorni interi. 

3. Ma come fu possibile questo, dato che, secondo le prime  indicazioni, aveva piovuto solo per quaranta giorni? 

4. Ebbene, la pioggia torrenziale era certo cessata dopo i quaranta  giorni, ma l’afflusso sempre più poderoso delle acque dal basso  verso l’alto si protrasse invece per centocinquanta giorni e mantenne  l’altezza delle acque costantemente uguale. 

5. Solo al centocinquantesimo giorno il Signore rivolse nuovamente la Sua faccia verso la Terra, e allora le sorgenti delle profondità  furono chiuse e le otri d’acqua dell’etere furono completamente  tappate; infatti fino al centocinquantesimo giorno aveva sempre  piovuto localmente come ora cade sulla Terra un acquazzone quando imperversa la burrasca. 

6. Dopo questo tempo le acque cominciarono a defluire, e al  diciassettesimo giorno del settimo mese (17 luglio) l’arca trovò il  fondo e si posò sulla cima molto spaziosa del monte Ararat, dove  era stata guidata dallo spirito di Mahal attraverso la Forza del Signore 

7. Ma poi le acque cominciarono ad abbassarsi in modo evidente  fino al decimo mese (ottobre), e da quel tempo in poi l’essenza  [rocciosa] di tutte le montagne, perfino quelle alte solo settanta  klafter (133 m), fu fuori dall’acqua, la quale ormai copriva ancora  soltanto le valli e le colline più basse. 

8. Quaranta giorni più tardi, dunque il dieci novembre, Noè aprì  per la prima volta la finestra sul tetto dell’arca e fece volare via un  corvo. Questo però trovò già il suo terreno, volò da un luogo  all’altro e non fece più ritorno all’arca. 

9. E visto che il corvo non tornava, Noè fece volare via quanto  prima una colomba per poter sapere se l’acqua si fosse abbassata  sulla Terra. 

10. Ma siccome tutto sulla Terra era ancora deserto e umido, e  nelle valli i poderosi torrenti d’acqua erano ancora impetuosi nel  defluire, allora la colomba, non trovando alcun posto per posare le  sue zampe, ritornò indietro e si posò sulla mano che Noè le tendeva  fuori dalla finestra e così Noè la fece rientrare nell’arca. 

11. Da allora Noè attese ancora sette giorni, e l’ottavo giorno egli  fece volare di nuovo via una colomba; questa fu di ritorno soltanto la  sera, recando nel becco una fogliolina che essa aveva colto da un  olivo, e questo fu per Noè il segno che l’acqua si era abbassata sulla  Terra.

12. Infatti questo era l’unico modo concessogli per venire a  conoscenza di ciò, dato che segretamente il Signore gli aveva  consigliato di fare così nel suo cuore. 

13. Trascorsi altri sette giorni, Noè fece di nuovo volare via una  colomba; questa però non fece ritorno dato che trovò già il suo  nutrimento sul suolo terrestre, che ora era asciutto e di nuovo  verdeggiante.

14. Ma Noè tuttavia aspettò da quel giorno fino al primo mese  dell’anno nuovo, periodo in cui egli si sarebbe trovato nel suo  seicentunesimo anno di età. 

15. In questo periodo le acque erano già defluite in grandissima  parte nei grandi mari fino ad uno stato normale sulla Terra, ed il terreno si era fatto asciutto per effetto del continuo spirare del vento  caldo di Mezzogiorno. 

16. Allora Noè, assieme ai suoi figli, si mise all’opera il primo di  gennaio, e alzò il tetto dell’arca, e poi per la prima volta guardo giù  dall’alto Ararat verso la Terra rinnovata, e non vide più nessuna  acqua e il terreno perfettamente asciutto. 

17. Egli però attese tuttavia fino al ventisette febbraio la Parola del Signore.

18. Allora il Signore venne da Noè e, come sta scritto nel primo  libro di Mosè al capitolo ottavo, gli disse di uscire dall’arca. 

19. E Noè aprì immediatamente la grande porta, e tutti gli animali,  volando, camminando e strisciando, uscirono dall’arca e andarono in  cerca delle loro dimore sulla Terra rinnovata; e il Signore ebbe cura  che tutti trovassero subito nuovamente il loro cibo. 

20. E così Noè era vissuto nell’arca con i suoi per un anno e dieci giorni.



(GFD/3)
Il sacrificio di grazie di Noè e la benedizione del Signore. Il patto  del Signore con Noè e la sua famiglia, le Sue disposizioni e la Sua  promessa che in futuro non ci sarà più il diluvio. 

1. E quando Noè, e tutto quanto aveva vita, fu uscito dall’arca, egli  assieme ai suoi figli eresse un altare di pietre lisce, fece portare la  legna tratta dal tetto levato dall’arca, macellò un elemento maschio  da ogni specie di animali puri e offrì un grande sacrificio di fuoco al  Signore e, in unione a tutta la sua casa, rese completamente lode e  gloria a Dio il Signore. 

2. Il Signore odorò il soave profumo del sacrificio, che era l’amore  di Noè e dei suoi a Dio, e perciò anche disse a Noè, dentro e fuori  dal Suo Cuore: «Io, d’ora innanzi, non maledirò più la Terra a  causa degli uomini, poiché tutti gli sforzi del cuore umano sono  maligni fin dalla fanciullezza! E così d’ora innanzi Io non  percuoterò più tutto ciò che vive come ho fatto ora; e finché la  Terra sarà Terra, non cesseranno semente e raccolto, freddo e  caldo, estate ed inverno, giorno e notte!» 

3. Dopo di che il Signore pose la Sua mano destra sul capo di Noè  e benedisse lui e di conseguenza tutta la sua famiglia. 

4. E quando il Signore ebbe così benedetto Noè, gli disse  nuovamente: «Siate fecondi e moltiplicatevi, e riempite tutta la  Terra, tanto con la vostra stirpe quanto con il vostro spirito! 

5. E il vostro essere sia di timore e di spavento per tutti gli animali  della Terra, per tutti gli uccelli che ci sono sotto il cielo e per tutto  ciò che striscia sul suolo della Terra; e così anche tutti i pesci siano  messi nelle vostre mani! 

6. Tutto ciò che si muove e vive sulla Terra sia vostro cibo; Io lo  do a voi, come le verdi erbe. Ma solo la carne che ancora si muove  nel suo sangue, questa non mangiatela, (perché il sangue, tanto negli  animali quanto negli uomini, è il portatore della Mia Ira e della Mia  Vendetta); perciò Io Mi vendicherò di ogni sangue dell’uomo, come  del sangue degli animali! (Perché nel sangue c’è la morte). 

7. E così anche ciascuna vita corporale di uomo Io voglio  vendicarla a causa dell’uomo! Per questo Io solo sono il Signore, e  nessuno deve versare il sangue dell’uomo! Chi lo verserà, avrà pure  lui il suo sangue versato! 

8. Io ho creato l’uomo a Mia immagine e somiglianza. Però dal  suo sangue venne il peccato; perciò nel sangue c’è pure la morte; e  la Mia Ira e la Mia Vendetta vennero nel sangue; e così ogni sangue  sarà continuamente vendicato con la morte del corpo! 

9. Gli animali Io li ho posti nella tua mano, affinché l’anima dell’uomo sia perfetta; ma l’uomo resta nella Mia mano affinché il suo spirito  non si rovini. Perciò siate fecondi e moltiplicatevi sulla Terra! 

10. Io stringo un patto con voi, e così anche con tutti i vostri  discendenti! E per amor vostro Io faccio questo anche con tutti gli  animali presso di voi; in tutti gli uccelli, in tutto il bestiame e in tutti  gli animali della Terra, e in tutti quegli animali che sono usciti con  voi dall’arca si renderà evidente questo patto, affinché la vostra  anima sia perfetta, allora Io in futuro non farò più venire sopra la  Terra un simile diluvio! Infatti la Terra è ora purificata e la carne  peccaminosa è estirpata!

11. Perciò moltiplicatevi nuovamente sopra la Terra; Io dunque ho  posto ogni cosa nelle vostre mani affinché la vostra anima resti  perfetta, e il vostro spirito non si rovini più nella Mia mano!». 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

mercoledì 18 marzo 2020

Il vero amore per il prossimo



Portare un sacrificio a favore dei vostri prossimi è vero amore altruistico – allora amate il  prossimo più di voi stessi. – E se date poi ciò che a voi è ugualmente desiderabile, allora lo amate come voi stessi. – IO pretendo solamente questo amore per il prossimo; ma anche  questo deve essere esercitato nella libera volontà, ed allora vi apporterà della benedizione spirituale. 

Ma quando siete pronti al sacrificio, se voi rinunciate volontariamente per poter dare al prossimo,  allora questo amore per il prossimo è molto più prezioso e con ciò anche il successo per la vostra  anima molto più grande. – All’uomo è concesso una misura dell’amor proprio, perché tale è  necessario per l’adempimento del compito terreno – affinché l’uomo conservi la sua vita corporea,  che si rivolga a sé stesso per quanto necessita il corpo per poter trascorrere la vita terrena. Soltanto questo amor proprio non deve superare la misura, in modo che l’uomo non pensi al suo prossimo,  che rivolge tutto solo a sé stesso, cioè che il suo amore è orientato erroneamente.

Per questo IO aggiungo le Parole: “come te stesso!” – L’uomo può ora quindi utilizzare la misura  nel suo pensare ed agire. Egli deve, se vuole adempiere la Mia Volontà, pensare nello stesso modo  al suo prossimo come egli pensa a se stesso. E secondo la volontà d’amore del cuore, l’uomo  adempirà ora con più o meno facilità il Mio Comandamento.

Ma chi mette se stesso dietro al prossimo, il suo cuore è volonteroso nell’amore in ultra misura, ed  egli giungerà molto facilmente alla perfezione. – Ma avete la libertà. IO vi ho bensì dato il  Comandamento dell’Amore, ma chi non lo vuole adempiere, non bada al Comandamento – e chi ha  l’amore in sé, non ha bisogno del Mio Comandamento. – E solo questo è il vero amore, che è attivo  da sé stesso, senza esserne sollecitato da Comandamenti.

Ma l’uomo a cui viene fatto notare il Mio Comandamento d’Amore, può ora anche eseguire delle  opere d’amore senza spinta interiore – inizialmente soltanto stimolato da questo Comandamento,  finché in lui si accende sempre di più la scintilla d’amore, ed ora rende l’uomo stesso felice se si  attiva amorevolmente nei confronti del suo prossimo. – Ma solo allora viene valutato qual è lo  scopo dell’amore.

Ama il tuo prossimo come te stesso. – Ogni uomo possiede amor proprio, e questo è anche  giustificato, ma non deve superare l’amore per il prossimo, cosa però è il caso quando l’uomo passa  oltre al bisogno del prossimo e crede di non poter dare niente, perché egli stesso non possiede  molto. – Egli deve condividere anche il poco con lui e non ne subirà alcun danno, perché se lo fa  per amore, egli sarà abbondantemente ricompensato.- Ma IO Stesso gli misuro di nuovo come egli  ha misurato. L’uomo amorevole non pensa prima, egli da anche con sacrificio, e la sua ricompensa  sarà davvero grande nel cielo – perché egli diventerà sempre più ricco più egli rende i prossimi  felici. Egli potrà ricevere molto amore ed essere unito con ME, perché egli stesso si è trasformato in  amore.

Amen.

Bertha Dudde 27 novembre 1954

lunedì 16 marzo 2020

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3)
Mahal confessa umilmente i suoi peccati e il Signore perdona lui ma  anche perdonerà qualsiasi peccatore purché si penta dei suoi  peccati. Il Giudizio del diluvio causato dagli uomini stolti. Il  Signore chiama Satana nella grotta per vedere il frutto delle sue  tentazioni. Gurat, Fungar-Hellan e Drohuit vengono condannati  all’Inferno. Il Signore conduce Mahal all’arca. 

1. Ma quando Mahal vide il Signore, egli andò dinanzi a Lui e,  come un penitente pentito, si prostrò sulla sua faccia e disse: 

2. «O Signore del Cielo e della Terra, Dio onnipotente e mio santo  ed amorosissimo Padre! In questi miei ultimi giorni io ho peccato  gravemente contro il Tuo Cuore; certo, ho peccato gravemente  contro il Tuo Cuore santissimo che è colmo dell’infinitissimo, eterno  Amore paterno! O Tu Padre santo, Tu eterno Amore, potrò io, un  misero verme della polvere, del nulla, trovare di nuovo misericordia  e grazia dinanzi al Tuo santissimo cospetto?» 

3. Il Signore però gli disse: «Mahal, figlio Mio, che eri smarrito  ma che ora ti sei lasciato di nuovo trovare e afferrare da Me, alzati!  Infatti Io, tuo eterno e santo Padre, ti dico: “Dinanzi al Mio eterno  ed infinito Amore nessuno è mai caduto così in basso da non  poter venire riaccolto da Me qualora egli venga a Me nel pentito  riconoscimento del suo peccato! 

4. Ma chi non viene, costui si è scritto da solo il suo giudizio  sulla sua fronte; infatti Io non trattengo nessuno contro la sua  libera volontà che gli è stata infusa da Me, e non attiro nessuno a  Me contro tale volontà! 

5. Ma tutto ciò che Io, l’Onnipotente, faccio, quale l’unico,  eterno e vero Padre, è chiamare i Miei figli che vengano da Me!  Beati coloro che prestano ascolto alla Mia chiamata e che,  uditala, si volgono ad essa! 

6. Fino ad ora [cioè fino al tempo di Noè] sono trascorsi circa  duemila anni durante i quali Io ho chiamato, istruito e ammonito i  Miei figli; ma tali Mie giuste e amorevoli ammonizioni non sono  state mai di loro gradimento, bensì essi hanno tenuto gli orecchi e il  cuore rivolti solo all’antica bocca mentitrice di Satana, e costui ha  indicato loro le vie della perdizione. Ed essi hanno camminato  instancabilmente così a lungo su queste vie fino ad ottenere ciò che  ora è giunto su di loro e su questo intero cerchio della Terra! 

7. Non fui Io a chiamare questo Giudizio sopra la Terra e non sono  Io il Creatore di tale Giudizio, ma lo sono questi tre! Questi vollero  distruggere la Terra, e la loro opera sta ora davanti ai loro occhi! 

8. Per rabbia contro di Me, il loro Creatore, essi hanno audacemente scavato nel terreno, e Satana li guidò diritti verso quei punti  della Terra dove i suoi polsi si trovano alla minore profondità.  Allora essi, con il loro [acido] mordente e con i loro grani [esplosivi]  provenienti dall’Inferno, staccarono la solida pelle dalle vene della  Terra, e potentissimi vapori e torrenti cominciarono ad irrompere  fuori, costretti dalla pesantezza dell’epidermide della Terra. E questo  diluvio, che devasta ed uccide ogni cosa sopra questo loro cerchio  della Terra, è ora il frutto del loro zelo per l’Inferno!» 

9. All’udire tali parole i tre cominciarono a tremare del tutto  violentemente, perché risultava loro ben chiaro che il loro misfatto  aveva apportato la morte a milioni di creature e che loro erano quasi  i soli colpevoli di questo Giudizio. 

10. Il Signore però chiamò qui Satana; e quando questo si presentò  istantaneamente ardente di rabbia, allora il Signore gli disse:  «Miserabile tentatore della Mia Indulgenza, del Mio Amore e della  Mia Pazienza, guarda, qui stanno i tuoi tre servitori più fedeli; essi  hanno magistralmente compiuto il tuo piano! Quale ricompensa  intendi dare adesso a loro per questo?» 

11. E Satana rispose: «Essi non hanno forse avuto sulla Terra tutto  quello di cui il loro cuore aveva sete?! Quale ricompensa potrebbero  essi ancora volere?! Sia la morte il loro destino!» 

12. A questo punto il Signore disse: «Avete sentito ora come il  vostro maestro ricompensa i suoi servitori? Ne siete dunque  soddisfatti?» 

13. Allora i tre cominciarono ad urlare dalla paura e dall’angoscia,  e invocarono aiuto dal Signore. 

14. Il Signore però disse: «La temuta ricompensa crea ora  l’angoscia in voi, eppure voi non avete alcun pentimento! Perciò via  da Me, servitori di Satana, e con lui scontate nel suo fuoco il vostro  misfatto!». 

15. Dopo queste parole, un potente fulmine attraversò la grotta e  uccise i tre, e la Potenza del Signore respinse poi nell’Inferno i  quattro spiriti. 

16. Mahal però si aggrappò al Signore; Egli però lo condusse  subito fuori dalla grotta, verso l’arca. 

(GFD/3)
Le benefiche parole del Signore a Mahal, intirizzito e oppresso  dall’angoscia. Mahal ritrova la guarigione nel suo amore riaccesosi  per il Padre santo. Mahal, redento, viene trasfigurato come uno  splendente Serafino. 

1. Giunti vicino all’arca, Mahal pregò il Signore di concedergli  la morte del corpo, poiché non gli era più possibile sopportare la  sensazione di quella potente pioggia che si riversava sul suo  debole corpo e di essere febbricitante in tutte le sue fibre a causa  del grande freddo. 

2. Ma il Signore gli disse: «Mahal, come puoi lamentarti della  pioggia e del freddo in tale Mia straordinaria vicinanza? Non sono  forse Io che, attingendo da Me, diedi al Cherubino il suo ardore, al  Serafino il suo splendore, e a tutti i Soli diedi il fuoco, la luce e il  calore?! 

3. Credi che questa pioggia ti bagnerebbe e farebbe gelare le tue  membra, se tu ti trovassi pienamente vicino a Me nel tuo cuore?! 

4. Oh, affatto! Io ti dico: “Ciascuna goccia che cade sul tuo capo  ti sarebbe di tanto ristoro, come essa lo è per la Terra stanca ed ora  mezza morta, sopra la quale dovette venire proprio questo diluvio  affinché essa non morisse e non svanisse tra il sacrilegio degli  uomini!”

5. Questi flutti guariranno e cicatrizzeranno di nuovo le ferite della  Terra, ed essa si ristabilirà e guarirà, e servirà nuovamente da  dimora agli uomini e agli animali! 

6. Ma altrettanto deve accadere di te! Anche sopra di te deve prima  giungere un diluvio tramite la grande attività del tuo amore che  genera il pentimento; questo ti guarirà e ti riscalderà nel tuo spirito  per l’eterna vita proveniente da Me! 

7. Come è il tuo amore, così è il tuo spirito! Se il tuo amore è  vivente in Me, così anche il tuo spirito sarà reso vivente da Me; e  questo è quello stesso vero calore che non può mai venire  raffreddato tramite tutto il freddo che la morte ha sparso nell’intera  Infinità tramite il potere della menzogna che è in lei!» 

8. A questo punto Mahal divampava e, dal nuovo ardore attizzatosi  nel suo cuore, disse: «O Tu ultrasanto, o Padre colmo di supremo  Amore! Come devi essere infinitamente buono nel Tuo Essere per  volerTi occupare con così tanta amorevolezza di me, un peccatore  senza nessun valore, come se nell’intera l’Infinità Tu non avessi più  nessun altro essere! 

9. Oh, quanto inconcepibilmente mi pento ora di aver potuto  misconoscerTi così tanto e di avere, con tanta ingratitudine, litigato  con Te, o Tu santo, eterno Amore, come fa un ragazzo sfrenato con i  suoi simili! O Padre, Tu santo, eterno Amore, è proprio possibile  ancora che Tu mi perdoni un tale sacrilegio?». 

10. A questo punto il Signore toccò Mahal con un dito, e nello  stesso istante il suo corpo mortale si dissolse in polvere e cenere; ma  lo spirito trasfigurato di Mahal stava come uno splendente Serafino  accanto al Signore e lodò e glorificò con labbra immortali l’eterno  Amore del Padre, il quale Amore è già nel Giudizio della stessa  infinitissima pienezza come nella Pace dell’eterno Ordine. 

(GFD/3)
Il primo incarico dell’angelo Mahal è quello di proteggere l’arca. Il  Signore dimora nella Luce inaccessibile del Sole dei Cieli. Il  continuo salire delle acque. L’Asia centrale fu la regione principale  del diluvio. Il lago di Aral e il Mar Caspio sono i resti del diluvio. A  1900 metri sotto il Mar Caspio sarebbe tutt’oggi possibile trovare i  resti della gigantesca città di Hanoch. Descrizione delle nazioni del  mondo che vennero colpite dalle acque del diluvio.  

1. Ma quando il Signore ebbe liberato Mahal dal suo corpo, il  diluvio era già durato sette giorni, e l’acqua era salita con tanta  rapidità che in questo tempo aveva già raggiunto il luogo dove  Mahal con il Signore si trovava presso l’arca; e così fu anche  adempiuta la predizione del Signore a Mahal, secondo la quale egli  non sarebbe stato liberato dal suo corpo prima che l’acqua non  avesse lambito i suoi piedi. 

2. Ma quando il liberato Mahal ebbe reso onore al Signore, allora il  Signore gli disse: «Siccome tu ora sei liberato, il tuo primo servizio di  angelo consista nel fatto che tu guidi questo piccolo mondo [arca]  sopra i flutti e che non lo abbandoni finché tutti i flutti non si siano  ritirati ed Io non venga e non stenda l’arco della pace sopra la nuova  Terra! Soltanto da quel momento in poi ti verrà assegnato un altro  servizio! Sia la Mia Volontà eternamente la tua forza!» 

3. E dette queste parole, il Signore scomparve nella Sua straordinaria Personalità, e Mahal, similmente agli altri spiriti angelici, vide  poi soltanto il Sole dei Cieli, nel quale il Signore dimora da eternità  ad eternità nella Luce inaccessibile. 

4. E così dunque Mahal guidò fedelmente l’arca secondo la  Volontà del Signore. 

5. Però l’acqua saliva così tanto sulla Terra che il settimo giorno, dal  tempo della liberazione di Mahal, già sollevò l’arca e cominciò a  portarla. E allora Mahal guidò l’arca affinché essa non vacillasse per  effetto dell’ondeggiare dell’acqua, bensì galleggiasse procedendo  tranquilla come procede un cigno sul tranquillissimo specchio senza  onde delle acque di un lago. 

6. Sette giorni più tardi, l’acqua inondò di già le più alte montagne  di questo cerchio della Terra fino a giungere sulle supreme  montagne dell’Himalaya, montagne queste che dividevano il paese  dei Sihiniti da tutto il resto dell’Asia. 

7. E soltanto questa montagna rimase emergente per quindici  braccia al disopra del massimo livello dell’acqua, mentre tutte le  altre montagne, per quanto altissime, furono del tutto sommerse  dalle acque. Naturalmente, a seconda delle diverse dimensioni,  alcune montagne più basse rimasero sommerse per parecchie  centinaia di klafter (centinaia di metri). 

8. Ma come e da che parte trovarono sfogo le acque del diluvio? 
Ebbene, la parte principale del cataclisma fu l’Asia centrale,  dove ancora oggi il lago di Aral ed il Mar Caspio sono i resti di  natura più memorabile, perché dove ora si trova il Mar Caspio,  là sorgeva una volta l’immensa e superba Hanoch, e ancora  oggigiorno sarebbe possibile trovare dei resti di questa città, ma  certo ad una profondità di più di mille klafter (1900 m).

9. E al posto del lago di Aral si trovava allora quel lago con i suoi  dintorni e con la sua isola del dio dell’acqua, che noi anche  conosciamo bene; altrettanto il lago Baikal, ovvero ora il lago  Balkasch, e il lago Tsany, sono similmente anch’essi dei monumenti  che accolgono in sé i resti peccaminosi del tempo precedente al  diluvio.

10. Da questi punti principali si riversarono abbondantissimamente  le acque verso la Siberia, come pure verso l’Europa, che però allora  non era ancora popolata. Una parte irruppe verso il Sud inondando  l’odierna India orientale e più violentemente ancora sull’Arabia;  anche l’Africa settentrionale fu fortemente danneggiata fino  all’altopiano, oltre il quale questo paese subì solo piccole  inondazioni. L’America fu solo un po’ danneggiata nella regione  settentrionale [partendo] dalla Siberia; il Meridione rimase invece  del tutto libero dalle acque del diluvio come la maggior parte delle  isole del grande Mare(17).

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco

venerdì 13 marzo 2020

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



GFD/3)
Le parole di conforto del Signore a Noè ed il Suo profondo cordoglio  a causa degli uomini. Anche durante i giorni completamente bui che  precedettero il diluvio, gli abitanti della pianura giocavano,  ballavano e contraevano matrimoni. Il Signore offre l’ultima  possibilità di salvezza a tutti gli abitanti della città di Hanoch e  dell’intera regione. 

1. Ecco com’era la situazione quando il Signore disse a Noè di  rifugiarsi nell’arca. 

2. Quando il cielo cominciò a farsi poderosamente fosco e le nubi  andavano addensandosi minacciose avvolgendo in una notte  profonda le vicine vette dei monti e la pianura esalava vapori per  distanze incalcolabili come una città incendiata, allora il Signore,  come colmo di malinconia e tristezza, andò da Noè e gli disse: 

3. «Noè, non temere, poiché vedi, Io, il Signore di ogni creatura e  di ogni cosa, sono con te per proteggerti e difenderti contro qualsiasi  avversità che Io farò venire ora sul mondo, perché così hanno voluto  gli uomini che sono diventati maligni! 

4. Guarda, guarda come tutto appare ora triste su questa antica  Terra! L’arte degli uomini, senza che loro lo abbiano saputo e  voluto, ha restituito prima del tempo la libertà agli spiriti primordiali  maligni prigionieri di questa Terra, per la qual cosa senza un  giudizio tutti i Cieli sarebbero in pericolo. In conseguenza di ciò lo  spazio tra la Terra e la Luna è ora pieno di tali spiriti. E se non  giungesse un qualche chiarore fino al suolo per effetto  dell’arroventarsi locale delle nubi nelle quali i maligni spiriti liberati  ora infuriano e si agitano, allora qui ci sarebbe una notte tale nella quale ogni vita dovrebbe soffocare, perché la luce del sole non può  assolutamente penetrare attraverso tali masse di nubi e di vapori! 

5. Ma gli uomini della pianura non hanno nessuna paura! Essi  illuminano le loro città con fiaccole e grandi lampade a olio, e ne  sono lieti; essi combinano matrimoni e celebrano ancora nozze,  organizzano banchetti per ospiti e si dilettano con giochi e danze,  mentre Io, il loro Creatore, faccio cordoglio sopra di loro non  potendo aiutarli per non annientarli nel loro spirito per l’eternità! 

6. O tu Mio Noè, questa è una dura situazione per un Padre:  vedere i Suoi figli sull’orlo dell’abisso e non può né Gli è lecito  aiutarli se non mediante un nuovo asprissimo imprigionamento, il  quale è l’imminente Giudizio ormai inevitabile! Che cosa dovrei  dire Io a questo punto? 

7. Vedi, sulla Terra, in regioni molto lontane da questa, si trovano  i discendenti di Caino! A questi fu sufficiente una Rivelazione  insudiciata, e attualmente vivono ancora nel Mio Ordine; e i pochi,  che tra loro hanno talvolta più o meno gravato la loro coscienza con  qualche azione, in questa generale notte del vicino Giudizio tendono  le mani verso di Me ed invocano la Mia Misericordia! 

8. Io però ti dico: “Vedi, Io avrò anche pietà di loro nel loro  bisogno; però questo grande cerchio della Terra dove i Miei figli  dimorano frammisti ai figli del mondo, dovrà ora subire il Mio  Giudizio più spietato! 

9. Io però, prima di lasciare precipitare l’acqua giù dalle  nuvole sulla Terra, cercherò ancora, per il tempo di sette giorni,  di spaventare gli uomini della pianura, attraverso ogni tipo di  fenomeni, e dove è possibile costringerli con ciò a recarsi qui a  cercare rifugio! 

10. Noi dunque attenderemo ancora sette giorni in queste  tenebre, ed Io farò venire una debole luce da qui fino ad Hanoch e  più oltre ancora, affinché nessuno che vuole ancora salvarsi possa  smarrire la via che conduce qui; e se qualcuno venisse qui, anche  se fosse [il maligno] Fungar-Hellan stesso, allora egli deve venire  accolto nell’arca!» 

11. Dopo queste parole un lieve chiarore crepuscolare si diffuse  dall’altura fino ad Hanoch e più oltre ancora; e il Signore allora  aprì a Noè la vista spirituale, cosicché egli, insieme al Signore, poté guardare in tutte le profondità; però non si vide nessuno  allontanarsi dalla città. 

12. Si percepirono delle potenti chiamate come tuoni, però  nessuno si convertì in seguito a ciò. Scoppiarono incendi ad  Hanoch causando grande angoscia e spavento in molti, ma  tuttavia nessuno volle abbandonare la città. Irruppero acque  sotterranee ed esse misero sott’acqua, profondamente quanto  l’altezza di un uomo, le vie e le piazze di Hanoch; allora i poveri  fuggirono sulle vicine colline, ma i ricchi salirono invece su battelli  e barche, e giubilando si fecero portare per le piazze e per le vie, e  nessuno si recò sull’altura. 

13. E tali calamità durarono sette giorni nella pianura; e  tuttavia nessuno si convertì in seguito a ciò. 

14. Allora la Pazienza del Signore venne meno, ed Egli condusse Noè all’arca. 


(GFD/3)
Il Signore comanda a Noè, che ha seicento anni, di entrare nell’arca  con i suoi familiari e poi gli dà le ultime istruzioni. Il Signore può  commettere degli errori quando Egli pensa nel Cuore distogliendo  la Sua Onniveggenza. L’arca chiusa per mano del Signore. Il  subentrare del cataclisma e la morte per annegamento della  maggior parte della gente. 

1. Quando Noè arrivò presso l’arca assieme al Signore, allora il  Signore gli disse: «Noè, entra ora nell’arca con tutta la tua famiglia,  perché nel tempo attuale Io ho trovato giusto solo te dinanzi a Me!

2. Ma degli animali puri prendi sette coppie di ciascuna specie, e  degli impuri solo un paio, però sempre un maschietto e una  femminuccia; fa la stessa cosa anche con gli uccelli che sono sotto il  cielo: di ciascuna specie sette maschietti e sette femminucce, affinché  il seme di essi resti vivente su tutta la superficie della Terra! 

3. Infatti fra sette giorni, a cominciare da questo istante, Io farò  piovere per quaranta giorni e quaranta notti, ed estirperò, su questo  cerchio della Terra, tutto ciò che ha un’essenza vivente che Io ho  creato!» 

4. E Noè si prostrò dinanzi al Signore e Lo adorò per la Grazia  immensa che gli aveva concesso. 

5. Il Signore però risollevò Noè da terra e di nuovo parlò a lui:  «Noè, tu stai pensando come mai Io prima ti ho comandato di  prendere con te nell’arca solo un paio di ogni specie di animali,  senza distinzione, mentre adesso ti dico di prendere sette coppie di  ciascuna specie pura e di fare altrettanto anche rispetto agli uccelli  dell’aria senza distinzione; solo riguardo agli animali impuri ti dico  di limitarti ad un paio! 

6. Vedi, la ragione di ciò è la seguente: quella volta, distogliendo  la Mia Onniveggenza, Io pensavo nel Cuore: “Gli uomini verranno  certo quassù dalla pianura e cercheranno qui la protezione!” 

7. E vedi, Io non volli chiederMi nella Mia Onniveggenza se gli  uomini, che Io ho chiamato tante volte, avrebbero fatto questo! Ma  ora che li ho scrutati [attraverso la Mia Onniveggenza], Io non ho  visto più alcuna volontà, poiché tutti i loro spiriti sono consumati  dalla carne e dal mondo, ed Io ho anche visto che nessuno sarebbe  più venuto! 

8. Perciò al posto degli uomini impurissimi, che sono sprofondati  al di sotto di ogni animale, tu devi prendere con te un maggior  numero di animali puri, e così pure un maggior numero di uccelli  che sono sotto il cielo! Oltre a ciò, questi animali ti torneranno ben  utili sulla nuova Terra! 

9. Se tu ora hai compreso questo, allora va e poi agisci! Non  prenderti però nell’arca alcuna luce artificiale, perché Io Stesso ti  illuminerò l’arca attingendo da Me! Amen». 

10. A questo punto Noè andò e fece tutto come il Signore gli aveva  comandato; il Signore però era con lui e aiutò Noè a fare ogni cosa.  

11. E quando Noè, con l’aiuto del Signore, ebbe fatto tutto nel  massimo ordine, allora egli entrò nell’arca nel suo seicentesimo  anno di età, e precisamente il diciassettesimo giorno del secondo  mese, che era, secondo l’attuale conteggio del tempo, il 17 febbraio.  

12. Quando Noè fu nell’arca con tutti i suoi e con tutti gli animali  che gli erano stati comandati, allora il Signore Stesso prese la grande  porta dell’arca e la chiuse con le Sue proprie mani benedicendo,  attraverso di essa, l’arca; e così Noè era ora al sicuro, e il Signore  Stesso custodiva l’arca. 

13. Ma quando Noè fu così al sicuro, il Signore alzò in alto la Sua  mano onnipotente e comandò alle nubi di rovesciare la pioggia sulla  Terra in poderosissimi torrenti, e così pure comandò alle potenti  sorgenti nella terra di spingere su le loro acque sulla superficie della  terra. Allora si schiusero le sorgenti nelle grandi profondità e si  aprirono le chiuse dei cieli. 

14. Allora ci furono innumerevoli e potentissime sorgenti sul suolo  della Terra e lanciavano la loro acqua fino alle nuvole, e dalle nuvole  la pioggia precipitava come le cascate delle alte montagne innevate. In  questo modo l’acqua crebbe sul suolo della Terra con tanta rapidità  che molti uomini non fecero in tempo a fuggire sui monti; ed anche  coloro che poterono raggiungere i monti, vennero travolti dai potenti  flutti che precipitavano giù dalle rupi e annegarono. 

15. Soltanto pochissimi riuscirono a raggiungere l’altura di Noè  con la forza della disperazione. E quando essi scorsero, fra il  continuo lampeggiare, quella poderosa arca di salvezza, allora  invocarono aiuto e salvezza gridando; ma la Potenza del Signore li  respinse via da lì, ed essi fuggirono verso le più alte vette dei monti  e tentarono con le mani sanguinanti di arrampicarvisi. Ma i fulmini  li strapparono dalle pareti rocciose e li scaraventarono giù nei  potenti flutti che stavano crescendo. 


(GFD/3)
Mahal guarda dalla grotta, meravigliato e mezzo disperato,  l’immane catastrofe. Il monologo angoscioso di Mahal. L’arrivo  di Gurat, Fungar-Hellan e Drohuit nella grotta, e poi compare  anche il Signore.

1. La pioggia violenta però aveva indotto Mahal a rifugiarsi nella  grotta entro la quale egli camminava su e giù, osservando ogni tanto,  meravigliandosi e mezzo disperandosi, come i poderosissimi torrenti  d’acqua precipitavano sulle rocce, strappando e portando via con sé  il terreno, sradicando i grossi alberi e lanciandoli poi con violenza  spaventosissima nelle valli, e osservava inoltre come i poderosissimi  torrenti d’acqua staccavano intere rocce che poi rotolavano giù nelle  fosse e nelle gole con il fragore di mille tuoni! 

2. Egli era certo un grande amico dei grandiosi spettacoli della  Natura, però questo era un po’ troppo forte anche per lui, perché  egli, il Mahal di solito così eroicamente coraggioso, vedeva  l’evidente declino di tutto il mondo e di se stesso. Perciò egli  tremava per la grande paura e diceva tra sé:

3. «O Signore, in verità, soltanto nella Tua giusta Ira si può  conoscere la Tua Potenza! Ma al fatto che Tu sia prodigiosamente  grande, santo e sublime nella Tua Pace, a questo invece l’uomo, reso  ottuso dall’abitudine, presta poca attenzione e può dimenticarsi del  tutto di Te, o Signore; ma una tale scena della Tua Potenza dimostra  al verme della Terra, ottuso e altezzoso nella sua stoltezza, che Tu, o  Signore, nella Tua Pace sei molto potentemente e infinitamente di  più dell’uomo così altezzoso! 

4. Se io non mi trovassi qui del tutto così solo, allora questa  scena apparirebbe molto più edificante; ma così, del tutto  abbandonato da ogni vivente compagnia, è terribilmente disperante  restare in attesa della fine sicura di tutte le cose e dunque anche  della propria fine! 

5. O Signore, toglimi dal mondo e non lasciare che io debba essere  ancora più a lungo testimone di questo Tuo spaventosissimo  Giudizio! Sia fatto il Tuo santo Volere»  

6. Quando Mahal ebbe terminato questo suo monologo, entrarono  nella grotta tre fuggiaschi provenienti dalla pianura per cercarvi  rifugio. Ciò fu per Mahal un’apparizione sommamente gradita, dato  che egli non aveva nessuno con cui confidarsi in questi suoi  momenti di difficilissima situazione! 

7. Egli quindi si avvicinò subito ai tre che cercavano rifugio, e  diede loro il benvenuto e domandando chi fossero. 

8. E i tre risposero: «Noi siamo i tre più grandi pazzi della pianura!  Fino a pochi giorni fa noi credevamo di essere i signori di Hanoch e  così pure di tutto il mondo; ma ora l’antico Dio ci ha dimostrato che  Egli soltanto è l’unico Signore! Noi perciò siamo fuggiti qui, spinti  dalla spaventosissima “mancanza d’acqua”, e forse siamo anche gli  unici viventi di Hanoch, perché laggiù è già tutto sepolto per molti  klafter (molti metri) sotto l’acqua e il fango! I nostri nomi sono:  Gurat, il re, Fungar-Hellan, il gran sacerdote generale e Drohuit, il  capitano dei servitori della regina!» 

9. A queste parole Mahal fece un grido e poi disse: «O Signore,  come sono meravigliose le Tue disposizioni! Tu hai guidato qui i  tuoi grandi nemici e me li hai dati come nelle mie mani! 

10. Ma sapete chi sono io?! Ecco, io sono Mahal, il fratello di  Noè, che tante volte vi ha parlato di questo Giudizio! I vostri  orecchi però erano tappati! Ora sta dinanzi ai vostri occhi l’opera  che avete fatto con le vostre mani: lo spaventosissimo Giudizio di  Dio! Che cosa ne dite adesso di questo? Dov’è ora la vostra  potenza e il vostro splendore?!». 

11. A questo punto i tre furono terrorizzati e volevano nuovamente  fuggire dalla grotta; ma in quello stesso istante il Signore entrò nella  grotta e si fece immediatamente riconoscere da tutti e quattro. 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco 

mercoledì 11 marzo 2020

Rifugio in Gesù – L’agire dell’avversario



Il Mio avversario cerca di spegnere la Luce che risplende chiaramente giù sulla Terra. Voi tutti  sentirete ancora il suo agire, perché non teme nulla quando crede soltanto di raggiungere la sua meta. La Luce splende già chiaramente e mette gli uomini in uno stato di conoscenza, che  possono accettare e lasciar splendere nei loro cuori. Ma la Luce scopre il Mio avversario, e gli  uomini cercano di staccarsi da lui, perché vedono risplendere la Croce di Cristo e si rivolgono al  divino Redentore, affinché Egli aiuti loro di liberarsi dal nemico delle loro anime. Perciò costui non  lascia intentato nessun mezzo pur di spegnere la Mia Luce. Ma avrà poco successo, perché coloro  che Mi appartengono sono anche in grado di prestargli resistenza. Loro ricevono da Me anche la  Forza di percorrere la loro via come portatori di Luce, loro stessi proteggono la Luce, perché sono  fedelmente dediti a Me e perciò l’avversario non ha nessun potere su di loro.

E’ il tempo della fine, dove l’agire del Mio avversario si manifesterà sempre più veemente, ma  anch’Io Mi manifesterò insolitamente e gli uomini Mi riconosceranno e Mi rimarranno fedeli,  appunto perché loro stessi stanno nella Luce, perché sanno della lotta della tenebra contro la Luce.  Ogni singolo avrà anche da combattere la lotte contro l’avversario, ma chi vuole essere Mio, gli sto  anche a fianco nella lotta e vincerà, riconoscerà dove si stendono delle ombre sulla Luce e si  allontanerà da questa regione, finché vi agisce l’avversario. Ma l’uomo può considerarsi felice, che  è entrato lui stesso nella corrente d’Amore che vi affluisce nella forma della Mia Parola. Costui  l’oscurità non potrà più spaventare e non avrà nemmeno nulla da temere che gli venga tolta la Luce  e ricada di nuovo nell’oscurità.

Ma si dev’essere recato liberamente nel Regno della Mia Luce, deve accettare la Mia Parola, che  viene guidata dall’Alto sulla Terra, nel cuore ed aprire liberamente lo stesso affinché la Luce  dall’Alto possa irradiarlo ed illuminarlo dall’interiore. Allora non deve davvero temere il gioco  d’inganno del Mio avversario, perché egli stesso respinge l’avversario attraverso la Luce, che lui  fugge. E se temete di non possedere abbastanza Forza per poter respingerlo, quando vi opprime,  allora prendete la via verso la Croce, invocate Gesù e chiedete a Lui la Forza ed il desiderio per  Gesù è un sicuro mezzo di difesa contro il nemico, perché Gesù lo ha affrontato una volta nella lotta  e lo ha vinto. Così il suo potere è stato spezzato e non potrà mai metersi contro Gesù, non gli riuscirà mai di strappare di nuovo un uomo da Gesù, perché Egli tiene la Sua Mano in Protezione su  colui, la cui anima Egli ha riscattato con il Suo Sangue dal Suo avversario.

Gesù Cristo E’ il divino Redentore, il Quale era per Me solo l’Involucro, nel quale Io Stesso Mi  Sono incorporato, per donare di nuovo a voi uomini la libertà, se questa era la vostra volontà di  diventare liberi dal suo potere. E se vi siete di nuovo rivolti a Me in Gesù, allora non vi può davvero  più strappare da Me, perché il suo potere è spezzato. Chi ha preso la via verso la Croce, verso Gesù,  cammina anche nella Luce, perciò il maggior sforzo del Mio avversario è di spegnere ogni Luce,  che potrebbe splendere agli uomini sulla via verso la Croce. Ma non può fare nulla, quando l’uomo  stesso non lo vuole.

Vi dovete sempre tenere davanti che voi stessi dovete soltanto desiderare la Luce, che allora vi  splenderà anche, che voi stessi dovete soltanto mettervi la Meta in Gesù e raggiungerete anche  certamente questa meta, perché solo la vostra volontà decide, se camminate nella Luce oppure  nell’oscurità. Da Parte Mia vi verrà sempre accesa una Luce, da Me vi viene guidata la Verità nel  cui chiaro bagliore trovate anche la retta via. Io Stesso irradio la Luce sulla Terra, mentre vi lascio  risuonare la Mia Parola, Io Stesso vi parlo, e questo significa l’Irradiazione dei vostri cuori con la  Mia Luce d’Amore. La vostra volontà soltanto decide ora anche il grado della conoscenza, perché la  Mia Parola vi istruisce e vi annuncia la Mia Volontà. E se la seguite, la Luce splenderà sempre più  chiara e riconoscerete anche l’agire del Mio avversario e presterete resistenza. Egli vi lascerà,  perché fugge la regione della Luce in cui ora camminate, perché siete diventati Miei.

Amen.

Bertha Dudde 16 febbraio 1962

PERCHÉ DIO HA DETTO “BASTA!” ALL’UMANITÀ DI OGGI



(GFD/3)
Noè rimprovera suo fratello Mahal di mettere sempre alla prova la  Pazienza del Signore ma non ottiene nulla. La costruzione di una  piccola arca per Mahal e per i suoi. 

1. Dopo che Noè ebbe lodato e glorificato il Signore per un’ora,  perché Egli aveva accolto la figlia perduta di suo fratello in un modo  così straordinariamente benevolo nel Regno, eternamente vivente,  degli spiriti proveniente da Dio, egli si risollevò da terra, si rivolse a  suo fratello Mahal e gli disse: 

2. «Fratello, non vorrai mica litigare di nuovo con Dio, il Signore,  per averti Egli concesso una Grazia così infinitamente grande?!  Vedi, in te non c’è altro che la pura superbia nascosta! 

3. Vedi, tu in segreto ti irriti sempre per il fatto che il Signore  abbia scelto me e non te per costruire l’arca, e per il fatto che tu non  sia stato particolarmente chiamato e scelto da Lui in una qualche  occasione! E siccome non hai nessun altro con cui poter litigare a  causa di ciò, allora sfoghi la rabbia della tua superbia sul Signore  Stesso, e qualora se ne presenti una qualche occasione, tu Lo vuoi  addirittura sfidare! 

4. Però domanda a te stesso se ti sembra giusto ed equo un tale  comportamento verso Colui che, quattro anni fa, ti chiamò  amorevolissimamente “figlio Suo”! Ritieni forse che il Signore si  lascerà sfidare da te?! 

5. Vedi, Satana sta sfidando il Signore già da tempi immemorabilissimi! Ma che cosa ha egli ottenuto con ciò? Infatti tutto quello che  Satana vuole, il Signore non lo farà mai! E così Satana rimane  sempre lo schiavo bastonato della sua propria testardaggine, la quale  è un frutto della sua stoltezza; il Signore però rimane eternamente il  Signore e fa ciò che Egli vuole, senza voltarsi al chiasso dei pazzi  del mondo! 

6. Fratello, è dunque tanto difficile umiliarsi dinanzi al santo e  ottimo Padre e accettare gradevolmente il Suo santo Ordine?! 

7. Eppure il Signore ti ha dimostrato chiaramente come Egli non ti  abbia mai precluso l’arca del Suo Amore, della Sua Grazia e  Misericordia, e per conseguenza di certo neppure quest’arca! 

8. Ma se tu, mosso da rabbia segreta, vuoi escluderti da te stesso,  ritieni forse che il Signore vorrà poi tirarti dentro per i capelli?!  Oh, separati dalla tua stoltezza e non mettere la Pazienza del  Signore sempre e di nuovo alla prova, allora troverai presto anche  per te un posto qui nell’arca!». 

9. Queste parole di Noè, dette con le migliori intenzioni, ebbero  però poco effetto su Mahal, ed egli insistette perché venisse costruita  per lui una propria arca. 

10. E Noè allora fece secondo il desiderio di suo fratello e  dispose affinché per lui venisse costruita una piccola arca lunga  quattro klafter (7,6 m) e alta due (3,8 m), però senza scompartimenti all’interno. 


(GFD/3)
Noè consegna a Mahal la piccola arca della salvezza. La pretesa  insolente di Mahal al Signore. I tre figli di Mahal si dissociano dalle  bestemmie del loro padre contro Dio e perciò vengono istantaneamente consunti da un fuoco divino. 

1. Quando Noè fu pronto con la piccola arca destinata a Mahal,  egli gli disse: «Ebbene, ecco qui completata l’arca della tua  testardaggine! Vedi però che il Signore voglia benedirla per te e per  i tuoi tre figli; altrimenti essa potrà offrirti ben poca sicurezza! 

2. Io l’ho già benedetta mediante la costruzione; sennonché questa  benedizione sarà inutile senza la Benedizione del Signore! Perciò  presentati dinanzi al Signore, rendi a Lui onore e pregaLo affinché  Egli ti benedica l’arca per la tua sicurezza!» 

3. Mahal però disse: «Tu parli secondo il tuo punto di vista e non  conosci la mia necessità! Non sono io forse un uomo come te, e  non abbiamo un padre e una madre?! A te il Signore ha ordinato  perfino di costruire questa tua arca, indicandone le misure, per la  tua salvezza, a te che non Lo avevi tuttavia pregato; per quanto  riguarda me, invece, Egli ha lasciato che io me ne andassi in giro sulla Terra come una bestia selvaggia per amore dei miei figli, e  non mi ha detto niente riguardo al fatto che anch’io mi dovevo  costruire un’arca della salvezza! 

4. Egli certamente mi parlò attraverso il sentimento e laggiù nella  pianura mi indicò quello che avrei dovuto fare e che io poi feci  sempre, ma Egli non mi disse mai qualcosa di determinato di una  salvezza, eppure io ero tuttavia altrettanto puro come lo sei tu! 

5. E vedi, in ciò consiste la necessità del mio cuore; ed io perciò  non farò nulla ed attenderò che il Signore voglia espressamente  pronunciarsi! Quando Egli mi rivolgerà determinate parole, allora  anch’io agirò con determinazione secondo la Sua parola! Io però  non intendo costringere il Signore a fare qualcosa, né con preghiere,  né con sacrifici; piuttosto che influenzare il Signore nella Sua libertà  d’azione, io voglio andare incontro alla rovina! 

6. Se Egli vuole benedire quest’arca per me, allora Egli lo farà  anche senza la mia preghiera, nella stessa maniera di come, senza la  tua preghiera, ha comandato a te di costruire l’arca; se però Egli non  lo vuole, allora io non farò uso dell’arca, bensì condividerò  coraggiosamente con la mia famiglia l’aspro destino di milioni di  creature e per di più sarò ancora un testimone di come gli uomini  cattivi espieranno i loro misfatti! Amen». 

7. E detto questo Mahal si alzò e con i suoi tre figli si recò in un  bosco e rimase là in attesa della parola del Signore. 

8. Il Signore lasciò che egli vagasse per tre giorni, ma il quarto  giorno il cielo cominciò a ricoprirsi di nubi. 

9. Allora l’irritazione di Mahal scoppiò contro il Signore e si mise  a litigare violentemente con Dio, e questo in un tono che non deve  mai più essere reso noto sulla Terra. 

10. Quando Mahal ebbe dato sfogo alle sue bestemmie fino ad  avere la voce roca, allora un fuoco dalle nubi scese a terra dinanzi a  Mahal, e fuori dal fuoco una Voce disse: 

11. «Mahal, tu degenerato! Io sono stanco delle tue bestemmie! Se  tu non ritieni Me, tuo Dio e Signore, degno di alcun onore, allora  neppure Io ti ritengo degno di salvezza! 

12. E allora rimani dunque qui, e sii un testimone della Mia Ira  sopra la Terra e sopra di te; però i tuoi figli, dato che essi non si  sono uniti alla tua “canzone” [di bestemmie], Io li toglierò via da te e così tu dovrai imparare a conoscerMi almeno nella Mia Ira, dato  che non hai voluto riconoscerMi nel Mio Amore! Così avvenga!».  

13. A questo punto il fuoco afferrò i tre figli e li consunse in un  attimo. E Mahal rimase ora solo e del tutto ammutolito dal terrore.  


(GFD/3)
La fuga di Mahal verso un’alta rupe e poi nella grotta di Adamo.  Mahal si scusa con il Signore per le sue liti contro di Lui e il Signore  gli promette che egli non morirà annegato nei flutti del diluvio. Il  Signore dice a Noè di entrare nell’arca con i suoi familiari. 

1. Noè intanto aveva mandato qualcuno in cerca di Mahal, però il  Signore non volle che costui venisse nuovamente trovato da Noè sul  terreno. 

2. Mahal salì invece su un’alta rupe dopo aver preso con sé delle  radici, del pane e del formaggio per una ventina di giorni; e siccome  da quella rupe scaturiva una sorgente, allora egli si trovò provvisto,  per quel che riguarda il vitto, tanto di cibo che di bevanda. 

3. Su quella rupe egli trascorse sette giorni. Ma siccome il cielo  andava sempre più ottenebrandosi di giorno in giorno, allora Mahal  si alzò dalla sua rupe, prese le sue vettovaglie e andò nella famosa  grotta di Adamo. 

4. E quando vi fu faticosamente giunto, egli parlò così tra sé: «Io  sono diventato vecchio e stanco, e il Signore mi ha privato di ogni  appoggio; vuole forse Egli essere ringraziato, lodato e glorificato  anche per questo? 

5. Sì, Signore! Adesso, che attraverso la Tua oppressione sono  diventato peccatore dinanzi a Te, adesso soltanto io voglio esaltarTi,  lodarTi e glorificarTi! Infatti quando mi schiacciasti, io ne risentii  dolore, e mi contorsi come un verme dinanzi a Te; adesso però il  grande dolore mi ha reso insensibile! Io non sento più né dolore, né  afflizione, e per conseguenza neppure più rabbia e ira; perciò, o  Signore, io posso certo esaltarTi, lodarTi e glorificarTi di nuovo! 

6. E così siano dunque rese esaltazione, lode e gloria a Te, mio Dio e  Signore, e mio onnipotente e santo Creatore e Padre! Io ho litigato con Te dato che provavo dolore; adesso però non voglio litigare, e non  litigherò mai più con Te, perché io non ho più alcun dolore! 

7. Finché io dimoravo presso di Te nel cielo di Noè, nemmeno  allora io avevo dolore, ed io potei essere giusto dinanzi a Te, o  Signore, e potei sempre lodarTi, esaltarTi e glorificarTi; ma quando  Tu mi facesti scendere all’Inferno, allora io divenni colmo di rabbia  e colmo di dolore, ed io dovetti mettermi a litigare contro di Te!  Adesso però io sono di nuovo senza dolore; perciò io Ti posso ora di  nuovo esaltare, lodare e glorificare! 

8. Perciò non farmi mai più scendere di nuovo all’Inferno dove  nessuno Ti può lodare, esaltare e glorificare, poiché là vi è solo un  fuoco, un’ira, una maledizione e un dolore! 

9. Ma siccome io ora, o Signore, ho già ripreso a esaltarTi, lodarTi  e glorificarTi, allora io Ti prego anche che Tu voglia togliere ora  anche me dal mondo e che Tu mi conceda di non essere testimone  del giusto flusso della Tua Ira sopra tutte le Tue creature! Che sia  fatta sempre la Tua Volontà! Amen» 

10. Quando Mahal ebbe finito di parlare in questo modo, dal vuoto  interno della grotta risuonò come un eco: «Mahal, Io Mi sono  mitigato nella Mia Ira contro di te, poiché tu ti sei mitigato in  seguito alle violente percosse che Io dovetti infliggerti a causa della  tua durezza contro di Me; ma tuttavia tu devi espiare sulla Terra la  tua molteplice stoltezza prima che Io possa accoglierti, perché il tuo  sacrilegio contro di Me è stato assai grande! 

11. Sii dunque paziente in tutto ciò che verrà sopra di te, e attendi  Me, ed Io non ti lascerò soffocare dai flutti; però le piante dei tuoi  piedi dovranno tuttavia venire lambite dal flutto prima che Io ti liberi  dalla tua carne! Così avvenga!». 

12. Mahal però riconobbe bene la Voce del Signore in quest’eco e  si abbandonò ora al Volere del Signore. 

13. Ma quando egli ebbe trascorso sette giorni nella grotta  solitamente chiara, ecco che non si vedeva più fare giorno, poiché il  firmamento era già tutto offuscato da uno strato di nubi così dense,  cupe e nere che nessun raggio di sole vi poteva penetrare. 

14. Perciò Mahal abbandonò anche la sua grotta e andò dove egli  potesse trovare una luce; però egli vagò invano qua e là. A causa  delle tenebre fittissime egli non poté più trovare alcuna via; tuttavia egli non mormorò, bensì restò ora in paziente attesa di quello che  sarebbe venuto sopra la Terra. 

15. Questo però era anche già il tempo nel quale il Signore disse a  Noè di rifugiarsi nell’arca con i suoi. 

16. Ma come avvenne questo? Ciò sta già scritto dettagliatamente  nel primo libro di Mosè, 7° capitolo, ma tuttavia ciò deve venire  descritto, prossimamente, in modo ancora più particolareggiato! 

Jakob Lorber – Giuseppe Vesco