mercoledì 30 giugno 2021

LA PRESENZA REALE

 


L'EPIFANIA E L'EUCARISTIA


Prostrandosi lo adorarono.

Matteo, II, 11

 

Chiamati a continuare innanzi al SS. Sacramento l'adorazione dei Magi nella grotta di Betlemme, dobbiamo aver con essi comune il pensiero che li guidò e l'amore che li sostenne. Essi hanno cominciato a Betlemme quello che noi facciamo appiè dell'Ostia sacrosanta. Studiarne a nostra istruzione i caratteri della loro adorazione.

L'adorazione dei Magi fu un ossequio di fede e un tributo d'amore al Verbo incarnato: tale pure deve essere la nostra adorazione eucaristica.

 

I. - La fede dei Magi brilla di tutto il suo splendore a causa delle due terribili prove a cui fu sottoposta e di cui trionfò; voglio dire il silenzio a Gerusalemme e l'umiliazione a Betlemme.

I reali viaggiatori, da uomini savi, vanno dritto alla capitale della Giudea: si aspettano di vedere tutta Gerusalemme nella gioia, il popolo in festa, la felicità dappertutto con i segni della più viva allegrezza: ma, dolorosa sorpresa! Gerusalemme è silenziosa, e nulla vi rivela la grande meraviglia. Non si sono forse ingannati? Se il gran Re fosse nato, l'aspetto della città non annuncerebbe il lieto evento? E non saranno fatti segno alla derisione, od anche all'insulto, se fanno conoscere lo scopo del loro viaggio?

Siffatte esitazioni e un tale linguaggio sarebbero prudenti secondo il mondo, ma indegni della fede dei Magi. Hanno creduto, sono venuti: Ove è nato il Re dei Giudei? domandano ad alta voce in mezzo a Gerusalemme sbalordita, innanzi al palazzo di Erode e alla folla accorsa all'insolito spettacolo di tre re venuti nella città. Abbiamo veduta la stella del nuovo Re e veniamo per adorarlo. Dov'è? Dovete saperlo voi, suo popolo, che lo attendete da sì lungo tempo.

Ma continua un silenzio glaciale. Erode, interrogato, consulta alla sua volta tutti i principi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, che rispondono allegando la profezia di Michea. Ciò fatto, Erode da' commiato ai principi stranieri, promettendo che dopo di essi verrà ad adorare il nuovo re. Sulla parola del re essi partono, lasciando la città nella sua indifferenza: i sacerdoti stessi come Erode aspettano tra l'esitazione e la incredulità.

Il silenzio del mondo, ecco la grande prova cui è soggetta la fede nell'Eucaristia.

Supponete che nobili personaggi di altra religione abbiano inteso che Gesù dimora in persona in mezzo ai cattolici nel suo Sacramento, e che così questi felici mortali hanno la ventura unica, ineffabile, di possedere la stessa persona del Re del Cielo e della terra, del Creatore e Salvatore del mondo, insomma Nostro Signore Gesù Cristo; supponete che, animati dal desiderio di vederlo e di offrirgli i loro omaggi, vengano dalle più remote contrade a cercarlo in mezzo a noi, in una delle nostre splendide capitali d'Europa; forse che non sarebbero soggetti alla stessa prova dei Magi? Infatti, qual cosa segnala nelle nostre città cattoliche la presenza di Gesù Cristo? Le chiese? Anche i Protestanti e gli Ebrei hanno i loro templi. Qual cosa dunque? Nulla!

Gli ambasciatori della Persia e del Giappone sono venuti pochi anni fa a visitare Parigi; certo, nulla ha loro detto che noi possediamo Gesù Cristo e che vive per regnare in mezzo a noi. Ecco lo scandalo per coloro che sono estranei alle nostre credenze.

Questo silenzio è lo scandalo pure dei cristiani deboli. Vedono che la scienza del secolo non crede a Gesù Cristo in Sacramento, che i grandi non l'adorano, che i potenti non gli rendono alcun omaggio, e concludono: dunque non vi è, non vive, non regna in mezzo ai cattolici. Ve ne sono tanti che fanno tale ragionamento! E ' così grande la moltitudine degli ignoranti e degli schiavi, che fanno quel che vedono fare.

Eppure i cattolici, come gli abitanti di Gerusalemme, posseggono le parole dei profeti e inoltre gli Evangeli e le lettere di S. Paolo, che affermano la presenza di Gesù nel Sacramento. Sulla montagna di Dio è visibile a tutti la santa Chiesa, succeduta all'Angelo di Betlemme e alla stella dei Magi; la Chiesa che è un sole per chiunque vuole vedere la luce, che ha voce potente come quella del Sinai per chi vuole ascoltare l'annunzio della legge; che ci addita il sacro tempio, l'augusto Tabernacolo e dice: Ecco l'Agnello di Dio, l'Emanuele, Gesù Cristo!

Alla sua voce le anime semplici e rette corrono verso il Tabernacolo, come i Re Magi a Betlemme, perché, amanti della verità, la seguono con ardore.

Tale è la fede di voi qui presenti; avete cercato Gesù Cristo, lo avete trovato; lo adorate, siatene benedetti!

 

L'Evangelo dice che all'udire i Magi, Erode si turbò e con esso tutta Gerusalemme.

Non è a stupire che si turbi Erode che è straniero ed usurpatore: egli vede in colui che gli si annunzia, il vero re d Israele che lo sbalzerà dal trono. Ma che si turbi Gerusalemme al felice annunzio della nascita di colui che attende da sì gran tempo; che saluta, da Abramo, come il suo grande Patriarca; da Mosè, come il suo grande Profeta; dal tempo di Davide, come suo gran Re: ecco una cosa incomprensibile. Ignora dunque il popolo la predizione di Giacobbe che indica la tribù da cui uscirà; quella di Davide che ne determina la stirpe; quella di Michea che ne designa la città natale: quelle d'Isaia che ne cantano la gloria?

Nonostante queste testimonianze così luminose, bisogna che i Gentili, disprezzati dai Giudei, vengano a dir loro: E' nato il vostro Messia! Noi veniamo ad adorarlo dopo di voi, ed a partecipare alla vostra felicità: indicateci la sua regale dimora e permetteteci di offrirgli i nostri omaggi. Ohimè, questo orribile scandalo dato dal Giudeo che si turba all'annunzio della nascita del Messia, si continua in mezzo a cristiani! Quanti hanno paura di una chiesa in cui dimora Gesù Cristo! Quanti si oppongono alla costruzione di un nuovo Tabernacolo, di un nuovo santuario! Quanti fremono incontrando il Viatico, e non possono reggere alla vista dell'Ostia adorabile! Perché mai? Che cosa ha loro fatto questo Dio nascosto? La seconda prova dei Magi è lo stato di umiliazione del divino Infante a Betlemme.

Si aspettano naturalmente di trovare intorno al neonato tutti gli splendori del Cielo e della terra. L'immaginazione né dipinge loro la magnificenza. A Gerusalemme ne han sentito le glorie predette da Isaia.

Hanno visitato la meraviglia del mondo, il tempio destinato a riceverlo, e devono dirsi, strada facendo: Chi è simile a tale Re? Quis ut Deus?
Ma, o sorpresa, o disinganno, o scandalo per una fede meno salda della loro! Guidati dalla stella giungono alla stalla e che cosa vedono? Un povero bambino con la sua giovane madre; il bambino è deposto sulla paglia come l'ultimo dei poveri; che dico? come un agnellino appena nato; riposa in mezzo a due animali; è avvolto in panni che lo riparano a mala pena dal freddo della rigida stagione. E' dunque molto povera sua madre, che l'ha messo al mondo in sì misero ricovero? Non sono più là i pastori per ripetere le meraviglie che hanno contemplato in ciclo, al di sopra della Grotta; Betlemme è indifferente. O Dio, qual prova! I re non nascono così e meno ancora un Re del cielo! Quanti Betlemiti al racconto dei pastori erano venuti alla grotta, e se n'erano ritornati increduli! Che faranno i Re Magi? Eccoli prostrati con la fronte a terra, in atto di adorare con la più profonda umiltà quel tenero Bambino: piangono di gioia nel contemplarlo, e la sua povertà li rapisce di amore: e prosternandosi lo adorarono.

Gran Dio! Che profondo mistero! I re non si abbassano mai a quel modo, neppure innanzi ad altri sovrani. I pastori stessi hanno ammirato il Salvatore annunziato dagli Angeli, ma non dice l'Evangelista che si siano prostrati dinanzi a lui per adorarlo. I Magi gli resero il primo culto, il primo omaggio di adorazione pubblica in Betlemme, come né erano stati i primi apostoli in Gerusalemme.

Qual cosa dunque hanno veduto nella stalla, nel presepio, su quel Bambino? Che cosa hanno veduto? L'amore, un amore ineffabile, l'amor di Dio per l'uomo: Dio stesso spinto dall'amore a farsi povero per essere l'amico, il fratello del povero; Dio che si fa debole per il conforto del debole, del derelitto; Dio che soffre per dar prova del suo amore. Ecco quello che i Magi hanno veduto, ed ecco la ricompensa della loro fede e il suo trionfo in questa seconda prova. L'umiliazione dello stato sacramentale di Gesù è pure la seconda prova della fede cristiana. Gesù in Sacramento spesso vede intorno a sé l'indifferenza e talvolta l'incredulità ed il disprezzo. Rendetevi conto della triste verità, non è difficile: Il mondo non l'ha conosciuto.

Forse sarebbe altrimenti se al momento della consacrazione si udisse, come nella notte del Natale, il concerto degli Angeli: se come sul Giordano si vedesse il cielo aprirsi su di lui, o splendere la sua gloria come sul Thabor: o finalmente se si rinnovasse sotto i nostri occhi uno dei miracoli fatti nel corso dei secoli dal Dio dell'Eucaristia.

Ma nulla di tutto ciò, nulla. E' la negazione di ogni gloria e potenza, l'occultazione di tutto l'essere divino e umano di Gesù Cristo: non si vede il suo volto, non si ode la sua voce: non apparisce alcuna azione sensibile. Ora, si dice, la vita è l'azione; almeno l'amore si manifesta con qualche segno: ma qui è il freddo, il silenzio della morte.

Avete ragione, o uomini del libero pensiero; ragione, o filosofi dei sensi, o applauditi dal mondo, avete cento volte ragione: l'Eucaristia è la morte, o piuttosto l'amore della morte. Tale amore fa sì che Gesù leghi la sua potenza, e annienti la sua maestà, la sua gloria divina e umana per non atterrirci; nasconda, per non scoraggiarci, le sue perfezioni infinite e l'ineffabile sua santità; ci si mostri sotto il velo delle sacre specie, che lo lasciano vedere più o meno alla nostra fede più o meno viva.

Ecco quello che, ben lungi dall'essere lo scandalo del vero cristiano, è la prova della sua fede, è la vita e l'accrescimento del suo amore. Con la viva sua fede il cristiano passa attraverso la povertà, la debolezza, la morte apparente di Gesù, penetra sino alla sua Anima per consultarne i pensieri, ammirarne gli affetti e scoprendone la Divinità, come i Magi si prostra, adora e contempla nell'ebbrezza dell'amore: ha trovato Gesù Cristo: e prostrandosi l'adorarono! Tali sono le prove ed il trionfo della fede dei Magi e di quella del cristiano.

Esaminiamo ora l'omaggio di amore dei Magi al divino Infante e quello che il nostro cuore deve rendere al Dio dell'Eucaristia.

 

II. - La fede conduce a Gesù Cristo: l'amore lo trova e l'adora. Qual è l'amore dei Magi Adoratori? E' un amore perfetto. Ora, l'amore si manifesta con tre effetti, e queste manifestazioni ne sono la vita.

 

1° L'amore si manifesta con la simpatia. La simpatia delle anime è il legame, la legge di due vite; con essa si diviene simile a colui che si ama: amor pares facit. L'azione della simpatia naturale, e tanto più della simpatia soprannaturale con Nostro Signore, è l'attrazione forte, la trasformazione uniforme di due anime in una, di due corpi in uno; come il fuoco assorbe e trasforma in se stesso qualunque materia combustibile, così il cristiano dall'amore viene trasformato in Gesù Cristo, in Dio: saremo simili a lui.

Come mai possono i Magi trovarsi subito in tanta consonanza di affetti con il divino Infante, che ancora non parla e non manifesta loro il suo pensiero? L'amore ha visto, l'amore si è unito all'amore. Come! non vedete quei re in ginocchio davanti la culla, tra gli animali, ed in quella postura così umile e umiliante per la loro qualità di re, adorare il tenero Bambino che li guarda con semplicità infinita? L'amore fa qui da solo ciò che tra gli amici fa la parola. Non vedete che imitano per quanto loro è possibile la condizione del divino Infante? L'amore imita perché simpatizza. Vorrebbero inabissarsi sino alle viscere della terra, annichilarsi per meglio adorare e più rassomigliare a Colui che dal trono della gloria si è umiliato sino a discendere nel presepio, sotto la forma di schiavo.

Abbracciano l'umiltà che il Verbo fatto carne ha sposata, la povertà, il patire che ha divinizzati. Vedete come l'amore trasforma: produce l'identità di vita; rende semplici i re, umili i dotti, poveri di cuore i ricchi: i Magi sono tutto questo.

La simpatia è necessaria alla vita d'amore per addolcirne i Sacrifici e renderla costante: è, in una parola, la prova dell'amore, la garanzia della sua durata. L'amore che non è sostenuto dalla simpatia è una virtù laboriosa, sublime talvolta ma priva della gioia, degl'incanti dell'amicizia.

Il cristiano che deve vivere d'amore per Dio ha bisogno di questa simpatia d'amore. Ora, è appunto nella SS. Eucaristia che Nostro Signore ci assicura che ama ciascun di noi come suo amico; là ci lascia riposare alquanto il nostro cuore sul suo, come già fece cui discepolo prediletto; là almeno un istante ci fa gustare la dolcezza della manna celeste e provare la gioia di possedere il nostro Dio, come Zaccheo, il nostro Salvatore, come Maddalena; la nostra suprema felicità, il nostro tutto, come la Sposa dei Cantici. Là prorompiamo in questi sospiri d'amore: O Gesù, come sei buono, soave, tenero per chi ti riceve con amore! Ma nell'amore la simpatia non si tiene paga del godimento. Il divin Salvatore ha acceso un fuoco nel nostro cuore: l'Eucaristia è un carbone acceso che c'infiamma. Il fuoco è attivo e invadente, quindi l'anima sotto la sua azione si sente forzata a gridare: Che farò, o mio Dio, in cambio di tanto amore? E Gesù risponde: Tu devi rassomigliarmi, vivere per me, vivere di me. La trasformazione sarà facile, poiché colui che ama, dice l'autore dell'Imitazione, non cammina, ma corre, ma vola.

 

2° L'amore si fa conoscere al suo carattere assoluto: vuole essere l'unico padrone del cuore e dominare ogni cosa. L'amore è di sua natura unificante, assorbe od è assorbito.

Questa verità si fa manifesta splendidamente nell'adorazione dei Magi. Appena trovato il regale Infante, senza guardare alla povertà del luogo, agli animali che vi dimorano e lo rendono ributtante; senza domandare prodigi al Cielo o spiegazioni alla Madre, senza curiosi esami sul Bambino, tosto cadono in ginocchio e lo adorano profondamente. Adorano lui solo; non vedono che lui per cui solo sono venuti. Il Vangelo non fa neppure menzione degli onori che resero certamente alla sua santissima Madre: dinanzi al sole s'eclissano tutti gli astri.

L'adorazione è una come l'amore che la ispira. Ora l'Eucaristia è il colmo dell'amore di Gesù Cristo per l'uomo come quella che contiene tutti i misteri della sua vita. Tutto quello che Gesù Cristo ha fatto dalla sua Incarnazione fino alla Croce tendeva all'Eucaristia, alla sua unione personale e corporale con ogni cristiano mediante la Comunione, in cui egli vedeva il mezzo di comunicarci tutte le virtù della sua santa Umanità, tutti i meriti della sua vita ed i tesori della Passione. Ecco il prodigio dell'amore: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui.

L'Eucaristia deve pure concentrare tutto il nostro amore verso Gesù Cristo, se vogliamo far la parte nostra per giungere al fine ch'egli s'è proposto nell'istituire la Comunione, cioè la trasformazione di noi in lui mediante l'unione.

Deve pertanto l'Eucaristia essere la legge delle nostre virtù, l'anima della nostra pietà, il desiderio culminante della vita, l'affetto regale e dominante del cuore, il glorioso stendardo dei nostri combattimenti e Sacrifici. Senza questa unità di azione non arriveremo mai alla pienezza dell'amore, ma con essa nulla è più facile e dolce che il giungervi, perché allora abbiamo tutta la potenza dell'uomo e quella di Dio che di accordo lavorano al regno dell'amore: Il mio diletto è a me ed io a lui.

 

3° Infine l'amore si manifesta col dono. La perfezione del dono dice la perfezione dell'amore. L'Evangelista ci da i particolari più precisi, ci descrive la maniera e le circostanze della presentazione dei doni, fatta dai Magi: Aperti i loro tesori, gli offrirono i loro doni, oro, incenso e mirra.

Gli presentano dunque l'oro quale tributo che si deve ai re, la mirra che onora la sepoltura dei grandi, l'incenso simbolo dell'omaggio che rendiamo a Dio. Possiamo pure in questi doni veder rappresentata ai piedi del divino Infante tutta l'umanità: ossia nell'oro la potenza e la ricchezza, nella mirra il dolore, nell'incenso la preghiera.

Quel che fu iniziato a Betlemme deve perpetuarsi intorno all'Eucaristia. I re hanno incominciato, noi continuiamo i loro omaggi.

A Gesù in Sacramento si deve oro come al Re dei re, che ha diritto ad un trono più splendido di quello di Salomone, si deve oro per il suo altare, per i vasi sacri. Si farebbe forse per l'Eucaristia meno che per l'Arca, rivestita dell'oro più fino offerto dal popolo?

A Gesù, vittima del Sacramento, si deve mirra, non più per lui che sulla croce ha consumato il suo Sacrificio ed ora gode la gloria della risurrezione, ma perché, essendosi costituito sull'altare nostra vittima sino alla fine del mondo, egli ha bisogno di soffrire in noi. Così la vittima adorabile ritrova la capacità e il merito del soffrire in noi suoi membri, che completiamo la sua immolazione.

Gli è dovuto l'incenso. E questo gli è offerto appiè degli altari dai sacerdoti. Ma egli vuole inoltre l'incenso delle nostre adorazioni per ricambiarcelo con l'effusione delle sue grazie.

Felici noi che, grazie all'Eucaristia, partecipiamo alla gioia di Maria Santissima, dei Magi e dei primi discepoli, che poterono dare a Gesù Cristo! Nell'adorabile Sacramento si continua la povertà di Betlemme che attende il nostro soccorso.

Oh! sì, tutti i tesori della grazia e della gloria ci vengono dalla Divina Eucaristia: come da sorgente sgorgarono da Betlemme, divenuta il cielo dell'amore, si accrebbero durante tutta la vita del Salvatore e vennero, fatti fiumi di grazie, di virtù e di meriti, a gettarsi nell'oceano dell'adorabile Sacramento, nel quale li possediamo nella loro pienezza.

Ma dall'Eucaristia derivano pure i nostri doveri: a tanto amore dobbiamo un generoso ricambio. I Magi sono i nostri modelli nell'adorazione: imitiamo la regale loro fede in Gesù Cristo. Siamo gli eredi del loro amore, e un giorno saremo partecipi della loro gloria. Amen.

di San Pietro Giuliano Eymard


Infatti così dice il Signore agli uomini di Giuda e a Gerusalemme: Dissodatevi un terreno e non seminate fra le spine.

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA

Semina tra le spine chi semina nell’idolatria, nella disobbedienza, nella trasgressione della Parola. È questo un lavoro faticoso e vano, inutile.

Infatti così dice il Signore agli uomini di Giuda e a Gerusalemme: Dissodatevi un terreno e non seminate fra le spine. Si semina nella Parola, con la Parola.

La Parola va seminata con la Parola, la verità con la verità, l’obbedienza con l’obbedienza. Mai si potrà seminare la Parola senza Parola e obbedienza.

Dissodare il terreno è togliere da esso ogni spina di idolatria, immoralità, dissolutezza, empietà, stoltezza, insensatezza, stoltezza.

Questo avviene quando si ritorna nella Parola con integrità, rettitudine, giustizia, santità, fedeltà perenne. Senza fedeltà si seminerà sempre tra le spine.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

 


Atto di consacrazione al S. Cuore di Gesù

 


O Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, guardate a noi, che siamo umilmente prostrati davanti al vostro altare. Noi siamo vostri e vostri vogliamo essere; e per poter vivere a Voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi spontaneamente si consacra al vostro Sacratissimo Cuore.  

Molti, purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, [211] vi ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbiate misericordia degli uni e degli altri e tutti quanti attirate al vostro santissimo, Cuore.  

O Signore, siate il Re non solo dei fedeli, che, non si allontanarono mai da Voi, ma anche di quei figli prodighi, che vi abbandonarono; fate che questi quanto prima ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame. Siate il Re di coloro che vivono nell'inganno dell'errore o per discordia da Voi separati; richiamateli al porto della verità e all'unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore. Siate il Re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle tenebre dell'idolatria o dell'islamismo, e non ricusate di trarli tutti alla vostra luce e al vostro regno. Riguardate finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo, che un giorno fu il prediletto. Scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione e di vita, il sangue già sopra di essi invocato.  

Largite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa; largite a tutti i popoli la tranquillità dell'ordine; fate che da un capo all'altro della terra risuoni questa unica voce: Sia lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore, nei secoli. Così sia. [213] 

Gesù ci chiede di stare uniti come un solo cuore e di consacrarci alla Misericordia, al Cuore Misericordioso di Gesù e al mio Cuore Immacolato di Madre.



 Madre della Pietà a Piedade dos Gerais (MG – Brasile)

27.06.2021 

Cari figli,
voglio chiedere alla Santissima Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – di manifestare ai vostri cuori tutta la sua grazia, questo amore infinito, misericordioso, questa luce grandiosa. In questo tempo in cui abbiamo bisogno di più amore, più carità, più fraternità, più silenzio. Abbiamo bisogno di preghiera. Preghiera e pace. C’è tanto rumore sulla Terra. L’uomo ha bisogno di respirare questa presenza dello Spirito Santo e vivere di più la soavità della brezza leggera, soave e mite, che è il silenzio.

Perché il tempo della giustizia è in mezzo a noi. La giustizia di Dio, la giustizia divina. Per questo gli uomini sulla Terra saranno custoditi e protetti dalla misericordia del Signore. Nulla è più grande di questa misericordia. Nulla è impossibile per chi crede in questa misericordia. La risposta è così vicino a noi, ma l’uomo non vive questo silenzio della vita di preghiera. E soprattutto non vive l’amore: amore al prossimo, amore alla sua famiglia, amore alla sua comunità, amore alla sua bellissima missione.

Perché tu hai una missione. Nessuno vive tanto per vivere, nessuno nasce per caso. Anche i conflitti, anche le battaglie, ci portano a comprendere i segni di Dio. Quanto l’uomo ha bisogno di piegare le ginocchia e confidare nella provvidenza divina! Credere nel Cielo. Quando non si ha una risposta sulla Terra, è necessario credere nel Cielo. Credere fortemente, credere piamente nel Cielo. E oggi noi siamo chiamati da Dio a vivere questa vita di preghiera, a vivere questa vita di silenzio. Anche se molti non vogliono viverla. Perché Dio non obbliga, Dio è un Padre che mostra, che insegna, che dice: “Figlio, questa è la via”. Ma segue questa via solo chi lo desidera, chi lo vuole, chi ha il cuore rivolto alla presenza dello Spirito Santo. Segue questa via solo chi è illuminato.

Per questo Gesù ci ha chiesto di essere luce. In mezzo a tante tenebre, ci chiede di essere luce. Perché il mondo è nelle tenebre, il mondo è nel peccato. L’umanità non è mai stato tanto persa nelle tenebre, figli. Ecco perché vediamo tutte le infermità che colpiscono la materia, tutti gli ostacoli che colpiscono direttamente il figlio di Dio, perché il mondo è nel peccato. Ed è necessario che l’uomo accenda una luce che si chiama fede e viva realmente questa fede, faccia la sua scelta e la faccia per il bene.

Gesù ci aveva detto che saremmo entrati in un tempo speciale, che è il tempo della misericordia. E noi siamo in questo tempo speciale. Anche davanti a tutte le piaghe presenti nell’anima e nel cuore dell’uomo – conseguenze dei peccati dell’umanità – Gesù ci mette davanti alla sua misericordia infinita dicendoci che c’è salvezza, dicendoci che possiamo veramente vincere il nemico, le sue trappole, ogni sofferenza familiare, ogni sofferenza dei nostri bambini, dei nostri giovani, dei padri, delle madri, dei missionari, di tutto il popolo di Dio, di tutto il clero. Ma Gesù ci chiede di avere fiducia in questa misericordia, in questo tempo speciale.

Ed Egli ci aveva detto che in questo tempo speciale avremmo attraversato grandi battaglie, ci aveva parlato della sofferenza materiale, che sarebbe stata la prima di tutte, quella che avrebbe colpito direttamente la parte più fragile dell’uomo, la materia. La sofferenza materiale è quella che l’uomo teme di più. Spesso l’uomo ha paura di perdere i beni materiali e non ha paura di perdere la propria anima. Spesso ha tanta paura di ciò che riguarda il passaggio terreno e dimentica come sta il suo spirito.

Allora Gesù ci parla di questo tempo di grandi lotte e ci mette in guardia anche riguardo alla sofferenza temporale, alla sofferenza causata dalla disobbedienza dell’uomo, e ci chiede di aggrapparci fortemente a questa tavola di salvezza che è la misericordia, in modo da non arrivare alla sofferenza più grande, che è quella spirituale.

Allora siamo in un tempo di eventi celesti. Quello che Gesù ci dice oggi si sta verificando chiaramente, nitidamente in mezzo a noi. E quando Gesù ci ha indirizzati a percorrere questo cammino speciale, che è il cammino della misericordia, Egli ci ha chiesto di pregare per la Santa Chiesa, che è la famiglia maggiore, della quale tutti noi facciamo parte, perché essa è sacra agli occhi del Padre, del Figlio e del Divino Spirito Santo. Gesù ci chiede anche di pregare per il lievito di questa famiglia maggiore, che sono tutte le altre famiglie: famiglie costituite da uomini e donne che devono essere persone semplici, di fede e di preghiera, affinché nel mondo ci siano bambini e giovani santi.

La grande necessità del mondo oggi è di conversione, perché se osserviamo vediamo che sta mancando questa santità nel mondo. Manca santità nei bambini, manca santità nei giovani, perché manca santità nelle nostre famiglie. Allora oggi è necessario pregare per tutte le famiglie, per tutto il popolo di Dio. Ed Egli ci parla della famiglia in un modo molto amorevole, dicendo che la famiglia è il giardino di Dio, la famiglia è il giardino più bello che esista.

Gesù ci chiama anche a seguire le sue orme, perché oggi vediamo molta sofferenza nelle famiglie, molta discordia, molta disunione, molta distruzione nelle case. Vediamo la distruzione della religiosità e della spiritualità nelle famiglie. Allora Egli ci chiede che ci uniamo come un solo cuore, come una sola anima, supplicando per la conversione delle nostre famiglie, per la conversione dell’essenza di questa famiglia maggiore, che sono le famiglie. Tu fai parte di quest’opera, come un piccolo mattone vivo dell’opera di Dio.

E a un tratto ci vediamo davanti a un tempo nel quale Dio ci chiede di fermarci e riflettere. Arriva sulla Terra una sofferenza, una sofferenza che colpisce direttamente la materia umana, la carne: la paura, le perdite, le tristezze, le lacrime. Ma Gesù ci chiede di andare avanti, di non avere paura, di essere prudenti ma di avere fede, di non abbandonare il fondamento più prezioso della vita, che è la presenza di Dio nei nostri cuori, nel cuore delle nostre famiglie, nel cuore dei nostri bambini e giovani, nel cuore di tutti i missionari. E Gesù ci avvisa anche riguardo all’ira del male sulla faccia della Terra: l’avidità, l’odio, il voler stare al primo posto, la discordia tra i popoli, l’indifferenza tra le nazioni, il potere.

Gesù ci chiede di stare uniti come un solo cuore e di consacrarci alla Misericordia, al Cuore Misericordioso di Gesù e al mio Cuore Immacolato di Madre.

A un tratto arriva il tempo in cui dobbiamo raccogliere quello che seminiamo: il tempo della verità, il tempo dell’autenticità, il tempo di essere di Dio. Perché è il tempo della giustizia, è il tempo del raccolto giusto, non possiamo raccogliere un frutto buono se non lo abbiamo seminato. Potremo raccogliere la brezza leggera che passa in questo luogo solo se seminiamo l’amore, se depositiamo nel mondo questo seme che deve crescere e riflettere nei nostri cuori la crescita dell’unzione del divino Spirito Santo su di noi, che è il santo battesimo.

Gesù ci aveva parlato del tempo del raccolto, del tempo della giustizia, del tempo della verità, del tempo in cui gran parte dell’umanità non avrebbe più avuto il cuore pieno di fede, in cui l’uomo sarebbe caduto nella dissolutezza del mondo, avrebbe abbandonato i valori, soprattutto quelli familiari. L’uomo non avrebbe più seguito la direzione corretta, sarebbe stato ingiusto, avrebbe seguito solo le fragilità dell’avidità, del potere e della malvagità. Ma sarebbe stato un tempo speciale, nonostante questa terribile tempesta del male: il tempo della misericordia di Dio.

Ecco perché oggi voglio chiamare il mondo intero a rifugiarsi nelle profondità del Cuore di Gesù, a pregare per la guarigione non solo della materia, ma del cuore. A che serve all’uomo guarire la propria materia, se il suo cuore continua ad essere pieno di oscurità, di odio, di ira, di invidia, in un tempo in cui nemmeno le persone che camminano con Gesù riescono a tenersi per mano? Vogliono stare nei posti di comando, dimenticando di compiere l’opera dello Spirito Santo.

Oggi possiamo meditare sul fatto che Gesù, mentre percorreva la via che lo avrebbe portato a dare la vita, era molto solo, non c’era con lui una grande moltitudine. Gli uomini ebbero paura in quel momento, ebbero paura di dire “io credo, confido, spero e amo il Signore”, ma Egli non ha abbandonato nessuno di voi. E quelli che stavano con Lui, saldi nella fede, furono strumenti affinché il mondo intero fosse salvato.

Allora è questo che tu hai bisogno di essere: essere veramente di Dio. Non importa se siete pochi, perché certamente non sarete una grande moltitudine, perché la maggior parte di questa moltitudine è addormentata nelle trappole del peccato, è caduta, malata, cieca, senza luce. Ma esiste in questo cammino un popolo di Dio pieno di luce, un popolo di Dio pieno di fede, un popolo di Dio che lotta per i più bisognosi, per gli abbandonati, per i dimenticati, per i più fragili. Esiste un popolo di Dio che non tiene soltanto il rosario in mano, ma che lo prega tutti i giorni. Esiste un popolo di Dio che forse è poco numeroso, perché anche in un luogo benedetto come questo ci sono tanti che non conoscono il valore della presenza di Dio qui. Molti sono chiamati, pochi gli eletti. Perché in verità il Signore chiama, ma tu devi scegliere, vivere la volontà del Signore. Il “sì” è tuo, dipende da te.

Allora vogliamo essere questo popolo di Dio che nel guardare Gesù oggi con noi, in mezzo a noi, come Alimento supremo, vogliamo essere vicini a Lui e chiedergli non soltanto la guarigione della materia dell’uomo – che è già tanto colpita, ferita, maltrattata – ma la guarigione del cuore dell’uomo, affinché questo mondo possa essere un mondo nuovo, affinché il regno di Dio si verifichi in mezzo a noi, affinché possiamo raccogliere il trionfo del Cuore di questa Madre che cammina con voi da tanti anni lottando perché l’umanità non soffra, perché l’umanità vinca, perché l’umanità sia realmente vittoriosa. Non importa se siamo pochi, figli, quello che conta è che siamo qui per fare la volontà di Dio. Ognuno, nel silenzio del proprio cuore, chieda a Gesù di dargli forza per non abbandonare questo cammino speciale, che è il Cuore di Gesù Misericordioso, perché oggi il nostro cammino è insieme a questo Cuore Santo e Misericordioso.
Con grande affetto, voglio darvi la mia benedizione.

in questo momento la Madonna benedice tutti

Cari figli,
vi ho benedetti con tanto amore, perché oggi Gesù ci mette qui davanti al suo Cuore e non esiste un amore più grande dell’amore che Gesù ha per noi. In Cristo noi riceviamo tutto l’amore del Padre e tutta l’unzione dello Spirito Santo. Non esiste un amore più grande di quello di questo Cuore Misericordioso.

Il messaggio di oggi non è una speranza, ma una luce. Abbiamo una luce, abbiamo la misericordia, vogliamo costruire in ogni angolo della terra i pilastri di questa misericordia, vogliamo mettere Gesù Misericordioso nel cuore di tutti i popoli della terra. Per vincere questa sofferenza, figli. Siamo in una battaglia, siamo in un cammino serissimo, siamo in un momento in cui solo Dio [può intervenire] ed Egli si prenderà cura di noi. Dunque siamo questo esercito, anche se siamo pochi, siamo un esercito forte che vincerà la battaglia. Perché voi vincerete questa battaglia, figli.

Faccio gli auguri a quelli che oggi festeggiano un anniversario: oggi molti dei presenti ringraziano per gli anni di vita, per gli anni di matrimonio, per la grazia della vocazione. Che Dio vi benedica immensamente.

Ho chiesto anche a Gesù di benedire questi fiori per la guarigione e liberazione di tutti i malati nel corpo e nell’anima.

Ecco la Serva Maria, Immacolata Concezione, Madre e Signora della Pietà, che vi augura pace, forza, fede e coraggio. Il Signore mi chiama.

La testimone viene nascosta e messa a tacere

 


La Battaglia  Finale del Diavolo


Circostanza sospetta #6: Il libro di 303 pagine che Suor Lucia  aveva pubblicato sul Messaggio di Fatima, evita accuratamente di  affrontare anche uno solo dei temi apparentemente discussi nell’incontro  segreto con Bertone.

Nell’ottobre 2001 la casa editrice della Biblioteca Vaticana pubblicò  un libro di Suor Lucia intitolato Gli appelli del Messaggio di Fatima.  ’introduzione di Suor Lucia al libro, che era stato visto e approvato  dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, affermava che esso  era stato scritto per dare “una risposta ed un chiarimento a dubbi e  domande che mi sono stati posti”. La prefazione dell’attuale Vescovo di  Leiria-Fatima affermava allo stesso modo che Suor Lucia aveva chiesto  alla Santa Sede il permesso di scrivere un libro su Fatima per poter  “rispondere a numerose domande in via generale, non essendo in grado  di rispondere a tutti personalmente”.

Eppure, malgrado i teorici motivi per cui era stato scritto, quel  libro di 300 pagine non ha risposto in alcun modo a nessuna delle più  importanti “domande” sul Messaggio di Fatima. Gli errori della Russia,  il trionfo del Cuore Immacolato, la consacrazione e conversione della  Russia, il periodo di pace promesso dalla Vergine come frutto della  Consacrazione, ed il Terzo Segreto non vengono neanche nominati nel  libro. Nemmeno la visione dell’inferno viene ricordata, nell’analisi di  Suor Lucia sulla vita eterna e sulla ricerca del perdono di Dio. In breve,  il libro presenta un messaggio di Fatima estremamente edulcorato,  spogliato di tutti i suoi elementi profetici e decisamente allineato alla  Linea del Partito. Il Messaggio di Fatima, così com’è presentato in  questo libro, difficilmente avrebbe richiesto un evento come il Miracolo  del Sole per essere confermato.

Si tratta di una fatto piuttosto curioso: quando a Suor Lucia venne  dato il permesso di scrivere un libro di 300 pagine per rispondere  ai “dubbi e domande” sul Messaggio di Fatima, la suora non disse  niente riguardo a quei dubbi e a quelle domande che milioni di persone avevano realmente a cuore. A “Suor Lucia” venne concesso  di toccare questi temi solo quando era intervistata in segreto da una  persona, tra l’altro una personalità autorevole, che aveva degli interessi  personali nella vicenda. Ma anche così, le risposte della suora erano  frammentarie e non provenivano direttamente da lei, perché non  erano state pronunciate nella sua lingua, bensì filtrate dall’Arcivescovo  Bertone, che ci ha fornito solo quaranta parole su un totale di 2 ore di  conversazione col suo “testimone prigioniero”.

Cercheremo di riassumere qui di seguito le circostanze sospette  che circondano la gestione di questa testimone così scomoda del “Caso  Fatima”: 

•  Nessuno poteva parlare con la testimone senza il permesso di una  delle parti in causa, che controllava tutti gli accessi a Lucia, malgrado  venisse affermato pubblicamente che la suora non aveva più niente  da dire.

•  Quando sono sorti dei dubbi in merito alla versione ufficiale della  testimonianza di Suor Lucia, la si è sottoposta ad un intervista  segreta, all’età di 94 anni, condotta da una figura autorevole che  ha poi prodotto solo una parte delle risposte date dalla suora, in un  comunicato su cui viene apposta la firma della stessa, anche se non  era stato scritto nella lingua di Lucia.

•  Una versione del comunicato riporta la firma della testimone sotto  quella del suo interrogatore, ma quella firma viene rimossa da  un’altra versione, sulla quale appare invece solo la firma di Bertone.

•  Il comunicato non riporta per intero tutte le domande e le risposte  che sono state formulate, nel loro pieno contesto.

•  Su 426 parole attribuite alla testimone, nel comunicato, solamente  40 parole si riferiscono agli argomenti della controversia – su di un  totale di due ore di conversazione!

•  Non viene fornita alcuna trascrizione o registrazione indipendente 

della testimonianza.

•  La testimonianza, svoltasi in maniera così segreta e frammentaria,  contraddice molte precedenti affermazioni della stessa testimone.

•  Non viene fatto alcun tentativo, né da parte della testimone né da  parte di chiunque altro, di spiegare le sue precedenti affermazioni  che sono ora in contrasto con quelle rilasciate durante l’intervista.

•  Durante l’incontro segreto con la testimone, non le vengono fatte  autenticare delle “lettere” che le sono state attribuite, la cui autenticità  è chiaramente in discussione; né viene fatto alcunché per autenticare  l’unica “lettera” sulla quale l’interrogatore si è basato interamente   come prova del presunto cambio di testimonianza (riguardo alla  Consacrazione della Russia).

L’intervista segreta colla testimone evita qualsiasi domanda specifica  sulle tante discrepanze nel caso in esame, sulle quali la testimone ha  conoscenza diretta – incluse le sei evidenti omissioni esaminate in  quest’articolo.

•  Quando viene concesso al testimone di pubblicare un libro, al fine  di rispondere ai tanti “dubbi e domande” che aveva ricevuto sul  Messaggio di Fatima, quel libro non contiene alcuna risposta a quei  dubbi e a quelle domande che preoccupano milioni di persone; questi  dubbi e queste domande vengono affrontate solo durante un’incontro  segreto, del quale non v‘è alcuna trascrizione o registrazione  indipendente.

L’Arcivescovo Bertone è un uomo assai influente nella Chiesa. Con  tutto il dovuto rispetto per la sua carica, tuttavia, i dubbi ragionevoli  che queste circostanze sospette e queste evidenti omissioni ingenerano  in un osservatore razionale e oggettivo sono impossibili da rimuovere.  Nessun tribunale al mondo accetterebbe mai una testimonianza così  chiaramente inaffidabile. Ci saremmo aspettati dalla Chiesa perlomeno  quella forma di apertura e di chiarezza richiesto da qualsiasi tribunale  civile. Se esiste una registrazione audio o video di quel colloquio, fateci  ascoltare la testimone, in nome del Cielo!

Siamo quindi costretti, in tutta onestà, a giungere a una conclusione  che riteniamo sia ovvia e scontata per qualsiasi persona obbiettiva, di  fronte all’assurda gestione di Suor Lucia del Cuore Immacolato: Sono  tutte le ragioni per credere che una testimone chiave – niente meno che  l’ultima testimone oculare ancora in vita, all’epoca – sia stata manipolata.  Questa manipolazione fraudolenta della testimone chiave è un altro  degli elementi di quella grande ingiustizia che stiamo analizzando in  questo libro: l’occultamento de facto dell’intero Messaggio di Fatima e  delle sue profezie. Lo stesso Antonio Socci ha affermato che gli evidenti  sospetti suscitati da quell’intervista, sono stati uno dei tanti motivi che  lo hanno portato a “convertirsi” sulla posizione’dei “Fatimiti”. Ecco  cos’ha scritto in merito a quell’intervista, nel suo libro esplosivo sulla  controversia del Terzo Segreto: “Le poche parole a lei attribuite [Suor  Lucia] … sono tali da non avere obiettivamente credibilità.”316 Ecco  come conclude Socci, con effetti disastrosi per la “versione ufficiale”: 

Riflettiamoci. Suor Lucia nel novembre-dicembre 2001 è  una persona molto anziana, che vive isolata dal mondo con la  proibizione di incontrare chicchessia, che è tenuta al silenzio e  all’obbedienza e che non ha potuto controllare il resoconto di questo  colloquio e le parole che le sono attribuite.317

Ma perché Bertone avrebbe architettato una simile manipolazione  dell’ultima veggente di Fatima ancora in vita e della sua preziosa testimonianza, quattro anni prima della morte di quest’ultima,  avvenuta il 13 febbraio 2005? Oltre ai motivi che abbiamo già esposto –  ovvero l’attuazione ad ogni costo del nuovo orientamento della Chiesa,  diametralmente all’opposto rispetto al Messaggio di Fatima – riteniamo  che ne esista un altro. Basiamo questa conclusione su ciò che abbiamo  discusso nel Capitolo 8: l‘approvazione esplicita, contenuta nel MDF,  delle opinioni di Edouard Dhanis – il grande detrattore neo-modernista  di Fatima. Definendo Dhanis un’“eminente studioso” di Fatima, il  Cardinale Ratzinger aveva fatto chiaramente capire d’essere d’accordo  con quel gesuita sul fatto che gli elementi profetici del Messaggio  riguardanti la Russia, etc. – cose che lo stesso Dhanis aveva sminuito  definendole “Fatima II” – non erano altro che costruzioni mentali di  una persona semplice e sicuramente ben intenzionata, ma anche  decisamente malaccorta. 

Come abbiamo già chiarito precedentemente, l’MDF seguiva la linea  di Dhanis quando affermava che lo stesso Terzo Segreto poteva benissimo  essere un‘invenzione: “La conclusione del ‘segreto’ ricorda immagini  che Lucia può avere visto in libri di pietà ed il cui contenuto deriva  da antiche intuizioni di fede”. Se questo era vero per il Terzo Segreto,  poteva esserlo per tutto il Messaggio di Fatima. Quale altra conclusione  poteva mai suggerire il Cardinale con quella sua affermazione?  Ricordiamoci inoltre come il culmine del Messaggio di Fatima – il  Trionfo del Cuore Immacolato di Maria – fosse stato ridotto a niente  più che il fiat della Vergine Maria di 2000 anni fa. Allo stesso modo,  l’MDF aveva anche completamente ricostruito la profezia della Vergine,  secondo la quale: “per salvarle [le anime dall’inferno], Dio desidera  stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato”. Secondo  l’interpretazione del Cardinale Ratzinger (che sarebbe sicuramente  piaciuta anche a Dhanis), la devozione al Cuore Immacolato non  significa altro che acquisire un proprio “cuore immacolato”. Ecco ancora  una volta le parole usate dal MDF: “Il ‘cuore immacolato’ è secondo  Matteo 5,8 un cuore, che a partire da Dio è giunto ad una perfetta unità  interiore e pertanto ‘vede Dio’. ‘Devozione’ al Cuore Immacolato di Maria  pertanto è avvicinarsi a questo atteggiamento del cuore, nel quale il fiat  – ‘sia fatta la tua volontà’ – diviene il centro informante di tutta quanta  l’esistenza”. È il Cardinale Ratzinger a rimuovere le maiuscole dalle  parole “Cuore Immacolato” per ridurlo a quel “cuore immacolato” che  chiunque può avere, se solo si conforma al volere di Dio. Quest’artifizio,  tuttavia, ha rimosso dal Messaggio di Fatima qualunque suo contenuto  profetico di carattere esplicitamente Cattolico. 

Ecco quindi il motivo aggiuntivo che sta dietro all’azione dell’ex  Cardinale: lo scetticismo o l’incredulità (perlomeno fino alla sua  elezione al soglio Pontificio) riguardo al Messaggio di Fatima318 – un  atteggiamento che condivideva con Dhanis, l’unica “autorità” su Fatima  che era stata citata dal Cardinale. Pertanto, lungi dal voler perpetrare  un falso, probabilmente il Cardinale non riteneva che l’occultamento  della piena e libera testimonianza di Suor Lucia potesse costituire un  male per la Chiesa. Anzi, se il Cardinale non credeva veramente agli  elementi profetici del Messaggio di Fatima riguardanti la necessità  della Consacrazione e conversione della Russia e il trionfo del Cuore  Immacolato di Maria ai nostri giorni, né alle disastrose conseguenze  per la Chiesa e per il mondo (derivanti dal non aver soddisfatto quegli  elementi della profezia), probabilmente considerava la soppressione  di quegli elementi come un servizio reso alla Chiesa, perché avrebbe  allontanato da essa delle pericolose falsità che potevano “recare  disturbo” ai fedeli e “destabilizzare l’equilibrio della Curia Romana” –  per usare le sue stesse parole – a prescindere da quanto Suor Lucia  potesse credere ciecamente in esse. 

È quindi evidente che, come si può ricavare dalle stesse  affermazioni del Cardinale, l’allora Prefetto della Congregazione  per la Dottrina della Fede, proprio come Dhanis, nutriva ben poca  fiducia nella testimonianza di Suor Lucia, secondo la quale la Vergine  Maria aveva richiesto la consacrazione e la conversione della Russia  affinché si compiesse il trionfo del Cuore Immacolato di Maria nel  mondo. Il Cardinale evidentemente non credeva che il Miracolo del  Sole avesse autenticato questa testimonianza oltre ogni dubbio. Quale  altra conclusione possiamo trarre dal prestigioso riconoscimento dato  dal Cardinale proprio a quel “teologo” che aveva cercato di smontare  l’intera profezia di Fatima?

Ma il Cardinale avrebbe dovuto comunicare le proprie intenzioni  alla Chiesa e all’umanità. sembra che il Cardinale abbia condiviso  quell’atteggiamento “illuminato” tipico di alcuni elementi all’interno del  Vaticano, i quali ritengono che “i semplici fedeli” siano troppo ingenui  per capire cos’è meglio per loro. Questo potrebbe spiegare il perché il  Cardinale non abbia rivelato i propri pregiudizi ai “non illuminati”, ma  si sia anzi aspettato che tutti accettassero e si fidassero del suo giudizio. Il Cardinale Ratzinger, nel frattempo eletto Papa Benedetto XVI,  ha dimostrato comunque di aver cambiato atteggiamento nei confronti  della veracità delle profezie di Fatima. Egli ha detto in Brasile che  Fatima è l’apparizione più profetica tra tutte quelle della Madonna  nel 20° secolo. In particolare, ha affermato di sperare nel Trionfo del  Cuore Immacolato in quanto evento che deve-ancora-accadere (come  abbiamo già visto nelle pagine precedenti). Sembra tuttavia impossibile  non concludere che il Messaggio di Fatima rimanga tuttora nelle mani  di persone che non credono in esso e che desiderano sbarazzarsene una  volta per tutte, mentre nel frattempo si adoperano con tutte le loro forze  nel sostenere le nuove politiche Vaticane, tra le quali l’ecumenismo, il  “dialogo interconfessionale”, la fratellanza mondiale tra tutte le religioni e la creazione di una “civiltà dell’amore” sotto la guida delle Nazioni  Unite. Vedremo in che modo nel Capitolo 14, dove esamineremo il ruolo di primo piano assunto dal Cardinale Bertone, diventato nel frattempo  Segretario di Stato, nella vicenda di Fatima. 

Ci rimane come ultima cosa, tuttavia, esaminare più  approfonditamente le prove che portano a ritenere ormai certa  l’esistenza di un testo ancora non pubblicato del Segreto, nonché i suoi  contenuti. Un testo la cui esistenza è stata effettivamente confermata  dalle parole e dalle azioni stesse del Cardinale Bertone


Padre Paul Kramer

MARIA E LA SUA ARMATA

 


MARIA

Come il nome « Gesú » che significa « Salvatore » esprime tutto l'essere e tutta la missione di Gesú; cosí il nome di Maria esprime tutto l'essere e tutta la missione di Maria.

Come fu Dio stesso che per mezzo dell'Angelo disse a Maria il nome che doveva mettere al suo figlio, cosí fu Dio stesso che ispirò ai genitori di Maria il nome da mettere alla figliuola. Maria significa:

1. Signora

Infatti Maria era destinata da Dio ad essere la signora e la regina della terra e dei cieli.

La creatura piú grande, piú bella, piú buona, piú potente dei cieli e della terra.

Dice san Bernardo: « Dio volle che noi avessimo tutto per mezzo di Maria ».

2. Mare

Il mare dà il senso della grandezza e dell'immensità.

Perché Dio si incarnasse occorreva una creatura capace di potere in qualche modo contenere l'infinito. Tale punto non poteva essere che un cuore e un'anima totalmente puri, totalmente aperti a un amore smisurato, totalmente vuoti di sé, di ogni egoismo e di ogni superbia cosí da venire totalmente riempiti dall'infinito Iddio.

Non bastava che Dio avesse creato questa creatura eccezionale; occorreva contemporaneamente che questa specie di contenitore purissimo e smisurato si aprisse da sé verso il sole divino e si svuotasse di se stesso.

Il mare è la sorgente della vita. In esso nascono i primi viventi. Da esso evaporano le acque che si condensano in nubi e fecondano con le piogge la terra; per le piogge si formano le sorgenti e i fiumi che dissetano i viventi e irrorano la terra. Senza i mari tutta la terra sarebbe un deserto.

Maria è la sorgente della vita che è Gesù; per mezzo di Maria Gesú viene nel mondo e nelle singole anime a portarvi la vita soprannaturale.

Per mezzo di Maria vengono a noi tutte le grazie sia materiali che spirituali, sia riguardanti questa vita, sia, soprattutto, riguardanti la vita eterna, sia riguardanti i singoli uomini, sia riguardanti l'umanità e la storia.

Senza Maria diverrebbero un deserto sia la terra, sia il paradiso.

3. Amara

Il cuore di Maria è come un mare immenso di amarezza. Questa amarezza le viene, come in Gesú, dalla passione di Gesú, dalla visione di tutti i peccati e di tutte le sofferenze degli uomini e soprattutto dalla dannazione eterna di una moltitudine di uomini che pure sono suoi figli.

Per questo la Chiesa le mette in bocca queste parole della Bibbia: «O voi tutti che passate per la via, fermatevi e vedete se vi è un dolore simile al mio dolore» (Lam. 1, 12).


 


O UOMO INSULSO, TU CHE DICEVI DI AMARMI, HAI TRADITO IL TUO DIO E TE STESSO!

 


Carbonia 28.06.2021 – ore 16.44

Verranno ore tremende per coloro che non si saranno convertiti all’Unico e Vero Dio, il Creatore.

State per conoscere la Mia Parola o uomini, …state per toccare con mano la Verità.
Il Cielo discende sulla Terra per la salvezza degli uomini, ma,  ….l’indifferenza è grande!

La Mia creatura si è pervertita, si è totalmente donata al mio nemico, …ah che dolore per Me, per Me che vi ho amati fino alla morte di croce!

Come Vero Dio e Vero Uomo venni in mezzo a voi per strapparvi da Satana ma la vostra anima ardeva già in lui, vi eravate uniti a lui rinunciando al vostro Dio Amore.

Ascoltate ora ciò che ho da dirvi: Manca ormai poco alla fine di questa storia, il mondo si spegnerà come un fiammifero, la vostra vita perderete se non vi convertirete, …se non tornerete al vostro Dio Creatore.

Nella mia Creazione feci l’uomo a mia Immagine e Somiglianza, lo volevo uguale a Me, suo Dio Creatore, con amore soffiai la vita su di lui, il suo respiro venne a Me, …ma poi si perse!

Figli miei adorati, non fate l’errore di concedervi a Satana, aprite i vostri occhi alla visione delle cose di questo mondo. Guardate bene o uomini: …vedete qualcosa di buono? NO! Tutto è nella fornicazione, il Serpente Antico ha avvelenato di sé l’uomo, lo ha trascinato dove tutto è morte, …lo ha abbagliato di sé, …lo ha agguantato a sé! L’uomoha seguito la Menzogna affascinato dai suoi prodigi, si è lasciato prendere senza alcuna riflessione. Pietà, pietà di te o uomo insulso. Tu, che dicevi di amarmi, hai tradito il tuo Dio e te stesso, ti sei segnato nella morte!

Pioveranno fulmini dal cielo, ti inceneriranno e polvere tornerai o uomo! …come dalla polvere prendesti la vita, la perderai perché polvere tornerai!

Povera Umanità, poveri figli miei e non più miei per vostra libera scelta, avete detto no al vostro Creatore, …avete sbagliato la scelta! Povere creature mie e non più mie!
Miserum est!

 


martedì 29 giugno 2021

PIANIFICAZIONE FAMILIARE NATURALE, L'ATTO SESSUALE CONIUGALE E LA PROCREAZIONE

 


1. La Chiesa e i padri insegnano infallibilmente e unanimemente che tutti gli atti sessuali devono essere giustificati dal motivo della procreazione


In primo luogo, i Santi Padri della Chiesa sono tutti d'accordo con le Sacre Scritture e il Magistero della Chiesa che ogni atto sessuale coniugale deve essere giustificato dal motivo della procreazione prima che i coniugi possano legittimamente compiere l'atto, rendendo così questa dottrina infallibile poiché il "consenso unanime dei Padri" in una questione dottrinale è l'insegnamento ufficiale della Chiesa.

San Clemente di Alessandria (c. 198 d.C.): "Avere un coito diverso da quello per procreare figli è fare un danno alla natura". (Il Pedagogo o Istruttore, Libro II, Capitolo X: Sulla procreazione e l'educazione dei figli)

San Cesario di Arles (c. 468-542 d.C.): "TUTTE LE VOLTE CHE CONOSCE SUA MOGLIE SENZA DESIDERIO DI FIGLI... SENZA DUBBIO COMMETTE PECCATO".  (W. A. Jurgens, The Faith of The Early Fathers, Vol. 3: 2233)

Sant'Agostino, Sul matrimonio e la concupiscenza, A.D. 419: "Una cosa è non giacere [con la propria moglie] se non con la sola volontà di generare [figli]: questo non ha colpa. Un'altra cosa è cercare il piacere della carne nella menzogna, sebbene entro i limiti del matrimonio: questo ha colpa veniale [cioè, peccato veniale finché non si è contro la procreazione]." (Libro I, Capitolo 17.--Cosa è senza peccato nell'uso del matrimonio? Che cosa si accompagna al peccato veniale, e che cosa a quello mortale?)

San Girolamo, Contro Gioviniano, 393 d.C.: "Ma mi chiedo perché egli [l'eretico Gioviniano] ci ha posto Giuda e Tamar come esempio, a meno che, forse, anche le prostitute gli diano piacere; o Onan, che fu ucciso perché rancore verso il seme del fratello. Egli immagina forse che noi approviamo qualsiasi rapporto sessuale se non per la procreazione dei figli? ... Chi è troppo ardente amante della propria moglie è un adultero [del suo Dio e di sua moglie]". (Libro 1, sezione 20; 40)

Sant'Agostino, De Conjugiis Adulterinis, A.D. 396: "Poiché, dunque, l'istituzione del matrimonio esiste per il bene della generazione, per questa ragione i nostri antenati entrarono nell'unione del matrimonio e presero legittimamente a sé le loro mogli, solo per il dovere di generare figli." (Libro II, capitolo 12)

Papa San Clemente di Roma (I secolo d.C.): "Ma questo tipo di castità deve anche essere osservato, che i rapporti sessuali non devono avere luogo senza cura e per il semplice piacere, ma per il dovere di generare figli. E poiché questa osservanza si trova anche tra alcuni degli animali inferiori, sarebbe un peccato se non fosse osservata dagli uomini, ragionevoli, e che adorano Dio." (Riconoscimenti di Clemente, Capitolo XII, Importanza della castità)

San Cesario di Arles (c. 470-543 d.C.), Sermone 42:4: "Se è peccato per un uomo essere intimo con sua moglie se non per il desiderio di figli, [quando compiono il normale, naturale e procreativo atto coniugale] cosa possono pensare gli uomini o quale speranza possono promettersi, se essendo sposati, commettono adulterio? Con questo mezzo scendono nelle profondità dell'inferno, rifiutando di ascoltare l'Apostolo quando dice: 'Il tempo è breve; resta che quelli che hanno moglie siano come se non ne avessero'; [1 Cor. 7:29] e: Ognuno di voi impari a possedere la sua nave in santità e onore, non nella passione della lussuria come i gentili che non hanno speranza. [1 Tess. 4:4,5,12]".

Atenagora l'Ateniese (c. 175 d.C.): "Perciò, avendo la speranza della vita eterna, disprezziamo le cose di questa vita, fino ai piaceri dell'anima, ciascuno di noi la considera sua moglie che ha sposato secondo le leggi da noi stabilite, e questo solo allo scopo di avere figli. Infatti, come il contadino che getta il seme in terra aspetta il raccolto, non seminando più su di esso, così per noi la procreazione dei figli è la misura della nostra indulgenza nell'appetito. " 

(A Plea For the Christians, Chapter XXXIII.--Chastity of the Christians with Respect to Marriage)

San Finniano di Clonard (470-549 d.C.), The Penitential of Finnian, #46: "Noi consigliamo ed esortiamo alla continenza nel matrimonio, poiché il matrimonio senza continenza non è lecito, ma peccato, e [il matrimonio] è permesso dall'autorità di Dio non per la lussuria ma per il bene dei figli, come sta scritto, 'E i due saranno in una sola carne,' cioè nell'unità della carne per la generazione dei figli, non per la concupiscenza lussuriosa della carne."

Sant'Atanasio il Grande (c. 296-373 d.C.), Sulla vita morale: "Il matrimonio è buono, purché i rapporti sessuali siano per la procreazione e non per il piacere. ... La legge della natura riconosce l'atto della procreazione: abbi rapporti con tua moglie solo per il bene della procreazione, e tieniti lontano dai rapporti di piacere".

San Clemente di Alessandria (150-215 d.C. circa): "Perché esso [la Sacra Scrittura] non considera giusto che questo [il rapporto sessuale] abbia luogo o nella dissolutezza o per il noleggio come le prostitute, ma solo per la nascita dei figli." (Gli Stromata o Miscellanee, Libro II, Capitolo XVIII.--La Legge Mosaica è la fonte di tutta l'etica, e la fonte da cui i Greci trassero il loro)

Sant'Agostino, Contro Faustus 22:30, A.D. 400: "Perché così la legge eterna, cioè la volontà di Dio creatore di tutte le creature, consigliandosi per la conservazione dell'ordine naturale, non per servire la lussuria, ma per provvedere alla conservazione della razza, permette che il piacere della carne mortale si liberi dal controllo della ragione nella copulazione solo per propagare la progenie."

Lattanzio, Le Divine Istituzioni 5:8, A.D. 307: "Non ci sarebbero adulteri, dissolutezze e prostituzione femminile, se fosse noto a tutti che tutto ciò che è ricercato oltre il desiderio di procreare è condannato da Dio".

Lattanzio, L'Epitome delle Divine Istituzioni, A.D. 314: "Inoltre, la passione della lussuria è impiantata e innata in noi per la procreazione dei figli; ma coloro che non fissano i suoi limiti nella mente la usano solo per il piacere. Da qui nascono amori illeciti, quindi adulteri e dissolutezze, quindi ogni tipo di corruzione. Queste passioni, quindi, devono essere mantenute entro i loro confini e indirizzate nel loro giusto corso [per la procreazione dei figli], nel quale, anche se dovessero essere veementi, non possono incorrere in colpa." (Capitolo LXI. - Delle passioni)

Lattanzio, L'Epitome delle Divine Istituzioni, A.D. 314: "Che la lussuria non vada oltre il letto matrimoniale, ma sia asservita alla procreazione dei figli. Perché una smania troppo grande di piacere produce pericolo e genera disgrazia, e ciò che è particolarmente da evitare, porta alla morte eterna. Niente è così odioso a Dio come una mente non casta e un'anima impura". (Capitolo LXII. - Del contenimento dei piaceri dei sensi)

Costituzioni Apostoliche dei Santi Apostoli, A.D. 375: "E la fornicazione è la distruzione della propria carne, che non viene utilizzata per la procreazione dei figli, ma interamente per il piacere, che è un segno di incontinenza, e non un segno di virtù. Tutte queste cose sono proibite dalle leggi" (I Sacri Scritti dell'Insegnamento e delle Costituzioni Apostoliche, Libro V, Cap. XXVIII)

Costituzioni Apostoliche dei Santi Apostoli, A.D. 375: "Quando le purgazioni naturali appaiono nelle mogli, i loro mariti non si avvicinino ad esse, per riguardo alla legge l'ha proibito, perché dice: "Non ti avvicinerai a tua moglie quando è nella sua separazione". [Lev. xviii. 19; Ezek. xviii. 6.] Né tantomeno frequentare la compagnia delle loro mogli quando sono incinte. Perché non lo fanno per generare figli, ma per il piacere. Ora un amante di Dio non deve essere un amante del piacere". (I Sacri Scritti dell'Insegnamento e delle Costituzioni Apostoliche, Libro V, Cap. XXVIII)

San Clemente di Alessandria (c. 198 d.C.): "Il matrimonio in sé merita stima e la più alta approvazione, perché il Signore ha voluto che gli uomini "siano fecondi e si moltiplichino". Non ha detto loro, tuttavia, di comportarsi come libertini, né ha inteso che si abbandonassero al piacere come se fossero nati solo per indulgere in relazioni sessuali. Che l'Educatore (Cristo) ci faccia vergognare con la parola di Ezechiele: "Mettete da parte le vostre fornicazioni". Perché, anche le bestie irragionevoli sanno abbastanza per non accoppiarsi in certi momenti. Indulgere in rapporti sessuali senza l'intenzione di avere figli è oltraggiare la natura, che dovremmo prendere come nostro istruttore". (Il Pedagogo o L'Istruttore, Libro II, Capitolo X.- Sulla procreazione e l'educazione dei bambini)

Sant'Agostino, Sul bene del matrimonio, sezione 11, A.D. 401: "Perché il rapporto sessuale necessario per generare [dei figli] è esente da colpa, ed è esso stesso degno del matrimonio. Ma ciò che va oltre questa necessità [di generare figli] non segue più la ragione ma la lussuria".

Papa San Gregorio Magno (c. 597 d.C.): "La lecita copulazione della carne dovrebbe quindi essere per il fine della prole, non per il piacere; e il rapporto della carne dovrebbe essere per il fine di produrre figli, e non una soddisfazione delle fragilità." (Lettere di San Gregorio Magno, ad Agostino, vescovo degli Angli [inglese], libro XI, lettera 64)

San Girolamo, A.D. 387: "Le attività del matrimonio stesso, se non sono modeste e non si svolgono per così dire sotto gli occhi di Dio, in modo che l'unica intenzione siano i figli, sono sporcizia e lussuria." (Commento alla Lettera ai Galati, Libro III, Capitolo 5:21)

San Massimo il Confessore (c. 580-662 d.C.): "Di nuovo, il vizio è l'uso sbagliato delle nostre immagini concettuali delle cose, che ci porta a fare un cattivo uso delle cose stesse. In relazione alle donne, per esempio, il rapporto sessuale, usato correttamente, ha come scopo la generazione di figli. Colui, quindi, che cerca in esso solo piacere sensuale lo usa in modo sbagliato, perché considera buono ciò che non lo è.  Quando un tale uomo ha rapporti con una donna, ne abusa. E lo stesso vale per le altre cose e per le immagini concettuali che si hanno di esse". (Secondo secolo sull'amore, 17; Filocalia 2, 67-68)

San Massimo il Confessore (c. 580-662 d.C.): "Ci sono anche tre cose che ci spingono verso il male: le passioni, i demoni e la peccaminosità dell'intenzione. Le passioni ci spingono quando, per esempio, desideriamo qualcosa al di là di ciò che è ragionevole, come il cibo che non è necessario o inopportuno, o una donna che non è nostra moglie o per uno scopo diverso dalla procreazione." (Secondo secolo sull'amore, 33; Filocalia 2:71)

San Giovanni Damasceno (c. 675-749 d.C.): "La procreazione dei figli è un bene, come è stato ordinato dalla legge; e il matrimonio è un bene per quanto riguarda le fornicazioni, perché le elimina, e con un rapporto lecito non permette che la follia del desiderio si infiammi in atti illeciti. Il matrimonio è buono per coloro che non hanno continenza; ma la verginità, che aumenta la fecondità dell'anima e offre a Dio il frutto stagionale della preghiera, è migliore. "Il matrimonio è onorevole e il letto non contaminato, ma i fornicatori e gli adulteri Dio li giudicherà" [Ebrei 13:4]." (San Giovanni di Damasco, noto anche come San Giovanni Damasceno, Esposizione della fede ortodossa, libro IV, cap. 24)

Graziano, Legge matrimoniale medievale (1140 d.C. circa): "Anche Girolamo, [su Efesini 5:25]: C. 14. La procreazione di figli nel matrimonio è lodevole, ma la sensualità di una prostituta è dannosa in una moglie. Quindi, come abbiamo detto, l'atto è concesso nel matrimonio per il bene dei figli. Ma la sensualità che si trova negli abbracci di una prostituta è dannata in una moglie".

Venerabile Luis de Granada (1505-1588): "Quelli che sono sposati devono esaminare se stessi in particolare, se nella loro mente pensano ad altre persone, o con l'intenzione di non generare figli, ma solo per piacere carnale, o con tocchi e mezzi straordinari, hanno peccato contro il fine, e l'onestà del matrimonio." (A Spiritual Doctrine, containing a rule to live well, with divers prayers and meditations, p. 362)

Così, come abbiamo visto, il "consenso unanime dei Padri" in questa materia insegna infallibilmente che ogni singolo atto sessuale coniugale deve essere giustificato dal motivo della procreazione prima di compiere l'atto; ed è anche per questo che chiunque osi negare questo, deve essere considerato come un eretico scomunicato poiché egli nega non solo la Legge Naturale e un dogma infallibilmente definito della Chiesa, ma anche gli insegnamenti infallibili di Trento e del Vaticano I, che dichiararono esplicitamente che il "consenso unanime dei Padri" in qualsiasi questione dottrinale è l'insegnamento ufficiale della Chiesa.