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venerdì 5 giugno 2026

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


CONVERSIONE DI UN AVVOCATO GENOVESE  

Un noto avvocato genovese, cugino di un dottore di Roma, aveva più volte, da quest'ultimo, sentito parlare di Padre Pio, ma non vi aveva dapprima fatto gran caso, ritenendo il cugino più che un fedele, un esaltato.  

Inoltre l'avvocato era uno dei capi della massoneria della Superba e quindi non aveva tanto in simpatie né i preti, né i frati.  

Un bel giorno, spinto dal desiderio di conoscere questo Frate miracoloso, partì da Genova per andare a S. Giovanni Rotondo.  

Presentatosi al convento, prima ancora che egli potesse aprire bocca, Padre Pio gli andò incontro e gli disse:  

- Come, lei qui fra noi? Ma lei è massone?  

- Sì, Padre, - rispose l'avvocato sorpreso.  

- E quale compito ha lei nella massoneria?  

- Combattere la Chiesa dal punto di vista politico.  

Padre Pio sorrise di pietà e di tenerezza, gli prese la mano e gli parlò dolcemente del figliuol prodigo, che ritorna alla casa paterna, gli disse della infinita misericordia del Signore, e del sommo bene che poteva ottenere accostandosi alla Chiesa, che apre il suo manto divino e tutti raccoglie quelli che a Lei tornano pentiti e buoni. Un'ora dopo l'avvocato genovese era ai piedi del Padre e gli chiese di essere confessato.  

Pieno di gioia e di ardore, il nuovo convertito avrebbe, come tutti i convertiti, voluto gridare al mondo, e la gioia provata, e la felicità ottenuta.  

Prima di partire chiese al Padre come doveva comportarsi, se doveva cioè buttar via pubblicamente le insegne della massoneria.  

- No, - gli rispose il Padre - resta per ora e aspetta.  

Quando sarà il momento opportuno, il Signore ti avvertirà.  

L'avvocato ritornò a Genova, felice del suo rinnovamento.  

Giunto, scrisse subito al cugino, dandogli la lieta notizia. Fra l'altro, gli disse:  

«Grazie, tu mi hai aperto una via che percorrerò. Non posso dirti nulla per iscritto, perché non potrei scrivere. Ti dico solo che ritorno con una profonda dolcezza nell'animo, desideroso di silenzio, perché nulla turbi lo spirito mio».  

Ma come avviene a tutti i convertiti, dopo una breve assenza, egli sentì il desiderio di ritornare a vedere il Padre.  

Questo desiderio è una forza che non possiamo domare. Padre, Padre, Padre, questo nome lo ripeteremo le mille volte in un giorno, fino a che si sente di non poter più stare lontano da lui, e si prende il primo treno e si parte per S. Giovanni Rotondo.  

Lo stesso avvenne all'avvocato genovese.  

Padre Pio, sul frontespizio di un Vangelo, gli scrisse: «Beati quelli che ascoltano la parola divina, gelosamente la custodiscono, fedelmente l'adempiono».  

Più felice ancora, l'avvocato ritornò nella sua città. La religione stava rimettendo le sue radici.  

Pochi giorni dopo si recò a Lourdes, con un pellegrinaggio diretto dall'arcivescovo di Milano, l'attuale Pontefice.  

Tornato a Genova, scrisse al cugino di Roma, in questi termini:  

«Sono tornato ieri sera da Lourdes, città di miracoli e di preghiere. Ho fatto un lungo viaggio nella semplicità francescana, in terza classe, cogli ammalati, infermiere, e «brancardier».  

Ricordavo che S. Francesco aveva tanta repugnanza pei lebbrosi, ma pur finì per servirli ed amarli. Io non potevo cedere certi ammalati; sono stato con loro lungamente a confortarti e servirli. Ho ricevuto la mia lezione. Ho visto, sentito, compreso quanto dolore è inciso nella carne.  

Ma ho visto il miracolo. Quanto conforto e quanta gioia intima fa sopportare tanto dolore».  

Al suo ritorno l'«Avanti!», l'organo del socialismo italiano, pubblicò un articolo con caratteri mastodontici: «Un massone a Lourdes», in cui l'avvocato venne attaccato acerbamente.  

Immaginate lo sdegno dei «fratelli»; inviti a giustificarsi, soddisfazioni morali, provvedimenti draconiani, da ogni parte gli piovvero dei rimproveri e gli si preannunciarono sanzioni.  

Egli invece non perdette mai la sua tranquillità.  

Appena venne a sapere che i suoi antichi fratelli tenevano una riunione segreta, egli si recò da loro.  

La mattina stessa, ricevette dal Padre, che da 4 mesi non gli scriveva, una lettera che concludeva con queste parole:  

«Non ti arrossire del Cristo e della sua dottrina: è tempo oramai di combattere a petto scoperto. Il Datore di ogni bene te ne dia la forza».  

Immaginiamoci l'ardore dal quale fu invaso l'avvocato, e curiosi e strani saranno stati i visi dei suoi ex compagni, quando essi in «Loggia» avranno udito parlare di Gesù, di Dio, e della religione di Cristo, collo stesso ardore di un predicatore quaresimale.  

Oggi, questa nobile figura, che non conosco, ma che amo come un fratello, poiché egli è figlio del nostro amato Padre, oggi è un fervente terziario francescano, un conferenziere elegantissimo ed uno scrittore di pura fede francescana.  

I suoi scritti, i suoi atti, tutte le sue azioni sono volte a quel Dio, che ama di amore infinito.  

Spero di poter incontrare presto quest'anima pura e pia e stringergli la mano, chiamandolo Maestro. Uso un termine massonico, ma qui invece con diverso significato, Lui mi è maestro in fatto di fede e di spiritualità. [Per la gloria di Dio, pubblico il suo nome. È il Comm. Festa, podestà di Arenzano, e cugino del Prof. Festa di Roma. (Certi nomi, se resi noti, fanno tanto bene].  

Quando io pure avrò levate definitivamente le scorte, poche è vero, che ancora mi restano, io purè entrerò nei terziari, e alloca potrò chiamare, nel nome del «più santo di tutti gli Italiani» come chiamò S. Francesco l'on. Mussolini, e nel nome del «Padre delle conversioni» come viene chiamato Padre Pio da tutti, chiamerò allora «Fratello» l'avvocato genovese.  

Prima di chiudere e di venire a parlare della mia conversione, dirò che al suo ritorno da S. Giovanni Rotondo, l'avvocato fu ricevuto dal Sommo Pontefice Benedetto XV.  

Al Vicario di Cristo, l'avvocato parlò del Padre.  

Sua Santità gli disse con immenso amore: «Padre Pio è veramente l'uomo di Dio. Prenda lei l'impegno di farlo conoscere, perché non è da tatti apprezzato come merita».  

Queste sono le parole di un Papa, che fu un ammiratore del Padre.  

Ma non fu il solo, poiché più di un cardinale e di un Vescovo, chiesero al Padre, quando si recarono a S. Giovanni Rotondo, di potergli servire la Messa.  

(1) - Elenco di alcune personalità, della nostra Santa Chiesa, che si recarono a visitare il Padre.  - Mons. Giuseppe Florezak uditore alla Santa Romana Rota.  - Conte E. DeRougè, cameriere segreto di S. Santità.  - Mons. Laurent, cameriere segreto di s. Santità Pio XI.  - S. Em. Mons. Angelo Poli, Vescovo di Allahabad,  - S. Em. Mons. Thomas Gregorio Camacho, Vescovo del Salto nell'Uruguay.  - S. Em. Mons. Antonio Valbonesi, canonico della Basilica Vaticana.  - Mons. Ferruccio Damiani, Vescovo generale della Diocesi del Salto nell'Uruguay.  - Mons. Antonio Williams, prelato domestico di s. Santità.  - Rev. Bac. Dott. Patrizio Cummis, già rettore del Collegio Benedettino internazionale.  - Mons. Nicola Santopaolo, Canonico della Basilica Liberiana.  - Rev. Sac. D. Giovanni Di Albera, Direttore del Collegio Salesiano di Sanctu Lussurgin in Sardegna.  - S. Em. Cardinale Augusto Syli.  - S. Em. Cardinale Giovanni Cagliero. S. Em. Cardinale Von Faulhater, Arcivescovo di Monaco.  - S. Em. Cardinale Carlo Perosi.  - S. E. Mons. Alberto Costa, Vescovo di Venosa, Melfi, Rapolla e Vescovo di Lecce.  - S. E. Mons. Giuseppe Antonio Lucchetti, Arcivescovo di Trebisonda ora a Rovereto.  - S. E. Mons. Anselmo Kenealy, Vescovo di Symla (Indie inglesi), e molti e molti altri. Fra questi uno si espresse così: Padre Pio è: Dignitus Dei est hic. 

*** 

Ho citato varie conversioni di uomini umili e modesti e di uomini di valore.  

Dio entra in tutti i cuori nello stesso modo, non ha preferenze per nessuno. È l'Unico che sia uguale con tutti coloro che non lo rifiutano.  

Narrerò la mia conversione. Premetto, che per la prima parte riporto quanto ho già pubblicato nel mio opuscolo: «Dal dubbio alla Fede», L'opuscolo come il presente volume sarà venduto per beneficenza.  

Ho fatto un libretto alla Banca Credito Romagnolo di Bologna, tutto ciò che incasserò, dedotte le pure spese, sarà dato in beneficenza.  

E incomincio subito, poiché mi accorgo che il tempo vola e che il mio dovere mi chiama.  

Dopo la conversione di un operaio, di un avvocato, di un contadino, dopo quella di un medico, ecco la conversione di un commerciante.


domenica 19 ottobre 2025

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio.


5) - CONVERSIONE DI UN CONTADINO Un certo Andrea Bacile, di S. Martino in Pensilis, contadino, era ateo, poiché a nulla credeva e mai si accostava ai divini Sacramenti.

Una sera, dopo aver litigato colla moglie, preparò lui stesso la cena per sé e per i suoi figlioletti, che però teneramente amava, poi andò a dormire. Aveva ancora la luce accesa, quando gli apparve, nella stanza, un frate, Padre Pio, di cui aveva visto altre volte la fotografia. Invece di aver paura, gli disse: - Padre, mi voglio confessare. - No, - rispose il frate, e sparì. Il mattino dopo si rappacificò colla moglie e fu preso dal desiderio di andare a S. Giovanni Rotondo, dal Padre. Dapprima, si recò al camposanto per pregare i suoi morti, poi a piedi andò da S. Martino in Pensilis, che si trova in provincia di Campobasso, fino a S. Giovanni Rotondo (Foggia), rimanendo digiuno per tre giorni di seguito. Giunto al convento la sera del terzo giorno, si confessò dal Padre, che, dopo avergli dato l'assoluzione, gli disse: - Ed ora va a mangiare. Padre Pio, senza che lui gli avesse detto nulla, sapeva che da tre giorni non mangiava. Questo signor Andrea Bacile se ne tornò convertito al suo paese, e da allora è un ottimo cristiano, poiché non dimentica mai di seguire i consigli ricevuti dal Padre, con somma gioia sua, della moglie e dei figli.


giovedì 1 maggio 2025

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


CONVERSIONE DI UN DOTTORE  

Nell'ultima mia visita a S. Giovanni Rotondo, ebbi il piacere di avvicinare il dotto Angelo Maria Meda.  

Gentilmente, accolse nel suo studio, me e il signor Abresch, che era in mia compagnia.  

Parlammo a lungo del Padre. Fra le molte cose, mi disse di conservare un termometro spezzato, che aveva usato per misurargli la temperatura. Coi termometri comuni - soggiunse il dottor Merla - non è possibile, poiché a Padre Pio arriva fino al 48° grado. Egli si serve di un termometro speciale, più resistente e che si usa per misurare le temperature elevate.  

Parlando di conversioni, mi assicurò che fu lui che accompagnò Padre Pio al letto del dottor Ricciardi (vedere il fatto nel capitolo «guarigioni») e soggiunse:  

- Io pure, dopo 30 anni, mi sono convertito. L'anno scorso feci fare la prima Comunione alla mia piccina, con lei, dopo tanto tempo la feci anch'io.  

- Allora - feci io - quando Padre Pio morirà, sarà chiamato il «Padre delle conversioni».  

- Già, - confermò il dotto Meda - e insieme ci indirizzammo verso il convento, io per recarmi dal Padre, lui per salutarlo e per visitare i bimbi che amorosamente la pietà francescana raccoglie.  

Mentre salivamo al convento, il dottore, affabile e gentile, mi parlò con una tenerezza squisita del Padre.  

- Mi dica: - feci io - crede Lei che le stigmate di Padre Pio siano una forma isterica?  

- Lo escludo assolutamente. - mi rispose.  

- E allora, come le spiega la scienza?  

- Non le spiega, non le può spiegare. Quando il dottor Festa di Roma pubblicherà il suo libro, su le stigmate di Padre Pio, libro che mi auguro veda la luce presto, la scienza dovrà chinare la fronte. Fu il dottor Festa che ebbe, come lei sa, dal Vaticano l'ordine di studiare le stigmate del Padre.  

Il dottor Festa venne lui pure incredulo e se ne partì entusiasta, poi ridendo mi disse:  

- È Vero che lei è anche giornalista, e con tali persone non c'è da sbottonarsi troppo, non voglio anticipare giudizi, né dire quello che altri vorranno dire, o sapranno meglio di me.  

- Dottore, lei mi ha detto fin troppo e la ringrazio, lei ha avuto il coraggio di affermare, a viso aperto, la sua conversione e di confermare quello che già ero sicuro, cioè che nel Padre vi è del soprannaturale.  

È necessario e onesto dire pane al pane e vino al vino, ma più di tutti non vergognarsi di mostrarci quelli che siamo e non far credere di essere diversi da quello che si è.  

Il dottore sorrise e assentì.  

Eravamo giunti al convento. La campanella, posta sopra il portale della chiesa, elevava la sua voce di bronzo, ricordando agli uomini di buona volontà, l'ora della preghiera.  

Il sole fiammante stava nascondendosi dietro le più alte cime sassose del Gargano, lontano dopo. il verdore dei campi, appariva madreperlesco il mare di Manfredonia, mentre sulla destra, in una tinta grigio azzurrina, si intravvedeva la campagna foggiana, più lungi il Tavoliere delle Puglie, confuso in una foschia indecifrabile.  

Una cingallegra elevò il suo trillo canoro e spiccò il volo lontano da noi.  

La eco della campanella riempì il nostro animo di una soave mestizia.  

Varcavano la soglia della piccola chiesa delle Grazie, tre persone: un protestante convertito (il signor Abresch) un massone convertito (io), un dottore ateo e miscredente un tempo (il dottor Merla). Tutti e tre erano felici. Questa felicità l'aveva a loro donata, solamente Padre Pio.  


mercoledì 22 gennaio 2025

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


CONVERSIONE DI UN MASSONE DI BOLOGNA  

Chi ha fatto il male deve fare la penitenza dice un vecchio adagio. Io ho fatto il male essendo stato massone, oggi devo fare la penitenza, che per me invece è gioia, persuadendo i miei «ex fratelli» a rientrare in seno a Madre Chiesa.  

Un mio ex compagno massone, un giorno mi incontrò, mi salutò e, dopo i soliti convenevoli, io gli dissi:  

- Compera il giornale «La Settimana». Vi è pubblicato un mio articolo.  

Pochi giorni dopo lo incontro di nuovo.  

- Sai, - mi disse - ... quel tuo articolo ... l'ho letto, raccontami qualche cosa.  

Io gioii, in cuor mio, ma e perché non avevo tempo, e perché volevo che l'assillo penetrasse nella carne, gli risposi:  

- Ne riparleremo.  

Un altro giorno, avendogli detto che io ritornavo da Padre Pio, volle che gli facessi benedire dal Padre, una immagine di S. Francesco, che teneva nel portafoglio.  

- Prendi, - mi disse - e prega il Padre che mi benedica questa immagine, e digli che appena potrò, andrò da Lui.  

Quando io mi recai dal Padre e levai dal portafoglio l'immagine da benedire, Padre Pio mi disse:  

- È di un massone, ma un massone che tiene in tasca S. Francesco, ha già lo spirito della fede.  

Sarò breve. Dopo il mio ritorno, il signor X, partì per S. Giovanni Rotondo. Di là mi inviò una cartolina con queste parole:  

«S. Giovanni Rotondo; 27 febbraio 1931.  

«Sono contento, poi a voce ti spiegherò, non potevo fare in vita mia un passo migliore di questo, ne ringrazio anche te. Saluti affettuosi.  

Firmato: ... X».  

Tale cartolina la conservo fra le molte ed infinite altre che ho ricevute. Sono, la maggior parte, ringraziamenti, perché, dopo la lettura del mio modesto opuscolo «Dal dubbio alla fede», molti hanno sentito il bisogno di andare dal Padre.  

Questo signore, in data 18 novembre 1931 mi scriveva così:  

Bologna, 18 novembre 1931  

Caro Del Fante,  

È per gratitudine che t'invio la presente. Compie in questi giorni un anno che ti incontrai, una sera, per via Galliera - ricordi? - e che mi invitasti a leggere un tuo articolo scritto in un giornale settimanale. Acquistai il periodico, lessi il tuo scritto, tornai a leggerlo, un forte turbamento m'invase, in esso trovavo rispecchiato lo stesso mio stato d'animo.  

Riflettei molto sul tuo articolo, pensai ai tanti anni passati affannosamente alla ricerca della verità e della vera luce, agli errori commessi, quando, spinto dal vivo desiderio della conoscenza mi dedicai con tutta foga dei miei giovani anni allo studio del materialismo di Haeckel, allora in gran voga, da cui però, mi ritrassi nauseato, non potendo ammettere che, monumenti di pensiero, come le opere di Dante, Leonardo, Michelangelo ecc., che sfidano i secoli, fossero semplicemente il risultato di combinazioni chimiche e fisiche, e la negazione dell'anima, che è quel quid formante il nostro io, che è in noi e fuori di noi perché non è semplice elaborazione di materia; questi concetti mi erano inconcepibili ed in pieno contrasto con la mia coscienza. Cercai altre vie, e trovando negli insegnamenti teosofici, qualche cosa che soddisfaceva il mio spirito, mi dedicai allo studio delle teorie di Steiner, Besant, ecc.; passarono gli anni ed io mi ritrovai con gli stessi dubbi, con le stesse incertezze dei miei primi tempi, ed il mio disagio era maggiore, le crisi del mio spirito erano sempre più frequenti. non di rado tornavo col pensiero alla mia fanciullezza, quando in Assisi, Paul Sabatier mi parlava del Serafico e mi illustrava la Sua predicazione, e questo ritorno del pensiero al Poverello, mi faceva sentire che il sentiero da me battuto non era il giusto, che la luce che io scorgevo, non era la vera luce, ed allora mi domandavo quale era la via giusta e dove trovarla.  

Caro Alberto, il Signore ha vie infinite! incontrai te sui miei passi, mi indicasti la buona via, ti ascoltai, salii l'aspro sentiero del monte Garganico, trovai il Maestro, mi accolse con gioia, perché in me vide un cieco, ascoltò sorridente i dubbi del mio spirito, con semplicità di parola ma con immensa profondità di pensiero, demolì, una per una, tutte le teorie di cui era piena la mia mente, senza che io avessi argomenti da opporre, pose di nuovo a nudo la mia anima e mostratimi gli eccelsi insegnamenti del Signore, mi riaprì gli occhi dello spirito, vidi la vera Luce, mi toccò il cuore, conobbi la vera Fede.  

Ora sento in me veramente la pace dello spirito, ora conosco il vero Dio.  

Di questo, ti sono grato, grazie Alberto, ti devo tanto, a Padre Pio debbo tutto.  

Tuo aff.mo  

FERRUCCIO CAPONETTI  

Bologna - Piazza VIII Agosto N. 31. 


domenica 22 settembre 2024

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


CONVERSIONI. 


1) - CONVERSIONE DEL SIGNOR LUIGI DE MERCURIO, DI BENEVENTO  

Il signor Luigi De Mercurio, nato a Benevento, ma abitante a Pietrelcina, non credeva a nulla, né a Dio, né a Cristo e meno ancora ai Santi.  

Quando si sposò, non volle in casa immagini Sacre di nessuna specie, anzi una volta sputò contro un quadro raffigurante S. Lucia, che la moglie invece amava e venerava. Più volte la sua signora e le signorine Florio, lo consigliarono di andare da Padre Pio, che lo avrebbe cambiato.  

- Padre Pio - ripeteva sempre - non riuscirà mai a farmi cambiare il cervello.  

Una notte, Padre Pio apparve in sogno alla moglie, e la consigliò di persuadere il marito di andare a S. Giovanni Rotondo.  

Il 19 giugno 1925, il signor De Mercurio, dovendosi recare per ragioni di affari a S. Giovanni Rotondo, si aggregò ad una comitiva di fedeli, che si recava dal Padre. Vi andò, oltre che per affari, anche per curiosità, cioè per dare una smentita alla moglie, che, come Catone l'Uticese, finiva i suoi discorsi dicendo: «devi andare da Padre Pio».  

La sera del 19 giugno 1925, egli si presentò dal Padre, che mai aveva veduto, e appena lo scorse, lui il ribelle, lui l'apostata, si sentì spinto da una forza sovrumana ad inginocchiarsi dinanzi e a baciargli la tonaca.  

Non seppe mai spiegarsi come avesse fatto ciò. Quando questo febbraio, il signor De Mercurio, mi raccontò ciò che io narro, soggiunse: «mi parve che due mani nerborute mi obbligassero a piegarmi, e fui costretto anche a baciargli la tonaca».  

Scese poi a S. Giovanni Rotondo, cogli altri, senza dire al Padre chi era.  

Il mattino dopo, fece la confessione da Lui e ricevette dalle sue sanguinanti mani la S. Comunione.  

Il fascino del Padre era grande, ma il tarlo roditore del dubbio era ancora vivo in lui.  

Egli voleva dal Padre una prova che lo convincesse definitivamente.  

Alla sera a cena, erano in 13, gli amici gli dissero:  

- Gigino, domani è il tuo giorno, ci pagherai qualche cosa.  

- Sì, sì, - rispose - vi pagherò l'anice.  

- È troppo poco.  

- Ebbene, berremo una bottiglia di «Strega».  

Il signor De Mercurio, narrandomi ciò, mi fece notare che: «fece tale promessa come spinto da una forza arcana».  

Andato a letto, pensando insistentemente a Padre Pio, si disse:  

«Padre, io ti crederò, se domattina nessuno dei miei compagni, mi farà gli auguri per il mio giorno, da quando mi alzo fino alla soglia della chiesa del convento, Tu dovrai essere il primo a farmi gli auguri».  

Egli disse appunto: «Tu sarai il primo a farmi gli auguri», perché sapeva che il Padre non conosceva il suo nome.  

Il mattino dopo, il 21 giugno (giorno di S. Luigi, cioè il suo onomastico) essendosi addormentato, venne svegliato dagli amici.  

- Gigino, fa presto, abbiamo fatto tardi, per colpa tua non potremo assistere alla Messa di Padre Pio.  

Nessuno gli fece gli auguri, pur chiamandolo per nome, né in casa, né durante la strada, che dal paese conduce al convento e che come altra volta ho detto, è lunga due chilometri; durante i quali più volte lo avevano chiamato per nome.  

Il suo cuore era sulle spine, ogni volta che sentiva chiamare «Luigi, Gigino o Giggi'» temeva che qualcuno gli ricordasse la promessa fatta la sera prima, non per il timore di dover pagare la bottiglia di «Strega», ma perché il suo dubbio lo avrebbe assillato nuovamente.  

«Ecco, - si diceva - ora lo dicono, ora lo dicono, è fatta, non credo più, non può darsi che tutti abbiano dimenticato che oggi è il mio giorno, sono in dodici, basta uno, basta uno che si ricordi, è sufficiente.  

A mano a mano che si avvicinava al convento, si ripeteva: «ancora cinquecento metri, poi trecento, ancora cento ... pochi metri...», finalmente, col cuore in tumulto, arrivò sulla porta senza che nessuno gli avesse fatto gli auguri.  

Ma non respirò del tutto.  

«Ed ora - si disse - come può il Padre farmi Lui gli auguri per il primo, se non conosce il mio nome? Non ho chiesto forse troppo? È impossibile, sono stato, uno sciocco».  

Padre Pio, dopo la Messa, si era ritirato nel coro per ringraziare il Signore.  

Cogli amici egli attese che uscisse: difatti poco dopo, sorridendo, Padre Pio uscì dal coro e venne verso di loro. Il cuore gli batteva da scoppiare.  

- Luigino, i miei auguri, oggi è il tuo giorno onomastico - disse il Padre appena lo vide.  

Luigi De Mercurio si sentì come preso da una morsa di acciaio, voleva parlare, voleva ringraziare, voleva sorridere, ma la voce gli rimase in gola e non pronunciò parola.  

Gli altri si guardarono stupiti e si meravigliarono di non avere ricordato all'amico la promessa della sera innanzi.  

De Mercurio, vinto lo sgomento, si inginocchiò dinanzi al Padre, gli baciò nuovamente la tonaca, alzò i suoi occhi verso Colui che tutto sapeva e pianse di gioia.  

Padre Pio lo guardò, parve dicesse:  

- La voce tace, ma il cuore parla.  

- Perdono, perdono, perdono, Padre, Voi solo sapete quello che ho pensato, Voi solo sapete quanto ho desiderato e temuto questo momento, sono vinto, sono vinto, sono vinto, credo, credo, credo, Vi amerò io pure come Vi amano tutti coloro che Vi avvicinano, diverrò io pure Vostro figlio spirituale ... Voi mi avete convertito.  

Qui faccio punto, ma ripeto al lettore che a Padre Pio, nessuno aveva mai detto che il signor De Mercurio si chiamava «Luigi».  


2) - CONVERSIONE DI UN BOLOGNESE  

1° Telegramma.  

S. Giovanni Rotondo, 27-12-1930. - Ritorno ora, niente entusiasmo. Saluti. - Emilio.  

2° Telegramma.  

S. Giovanni Rotondo, 28-12-1930. - Arrivo martedì mattina, ore 5,35. Sono emozionato. - Emilio.  

Più rapida di così, la conversione non poteva essere. Per gli increduli dirò che io conservo i telegrammi, se qualcuno vorrà vederli, li tengo a disposizione. Non pubblico il nome per deferenza.  

ALBERTO DEL FANTE 

domenica 22 ottobre 2023

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


Origine del profumo  

Tale profumo ha origine da un olio volatile, che si forma nel corpo dei Santi.  

S. Giovanni Climaco, narra che un giorno osservò che dal cadavere di un santo uomo chiamato Menas, usciva dalle piante dei piedi un balsamo odorosissimo.  

S. Maria de' Pazzi, dopo la morte emanò per 12 anni un profumo delizioso, e quando fu estratto il suo cadavere, intatto, si riscontrò in esso un olio miracoloso e profumatissimo.  

Estratto dopo molto tempo, da una cassa di piombo, il corpo del Beato Felice da Cantalice, i medici osservarono nella cassa un liquore odoroso, che ritennero di natura soprannaturale.  

Le ossa della Abbatessa Franca, furono trovate insieme ad un olio profumato, così pure avvenne per quelle del Beato Angelo di Oxford.  

Quando fu estratto dal sepolcro, nel 1649, il corpo del Venerabile Francesco Olimpo, furono trovate le ossa nuotanti in un balsamo, che aveva il profumo di rose miste a quello del giglio.   

Lo stesso avvenne per S. Pasquale Baylon, per Giovanna da Orvieto, per S. Rosa da Viterbo, per Suor Eustacchia Religiosa Minorita, per S. Pasquale, per S. Alfonso; per Suora Salome, e per infinite altre creature morte appunto in odore di santità. 

Dai fatti sopra citati bisogna dedurre che tale disposizione esisteva pure in vita.  

Difatti S. Ludgarda, un giorno, sentendosi assai felice, volle mostrare ad un'amica le sue mani:  

- Vedete, sorella mia, come si comporta meco il buon Dio? Egli fa scorrere dalle mie dita, a guisa di olio la pienezza della grazia, da cui è inondata l'anima mia. - (dal libro Act. Sanct. 3 lun).  

Cristina l'Ammirabile, trasudava, dal petto, olio profumato, che le serviva per ungersi le piaghe, durante la sua prigionia.  

Alla morte di Agnese di Montepulciano, nel 1317, le suore videro scaturire dal suo corpo delle goccioline di unguento soprannaturale, che raccolsero e conservarono in appositi vasi.  

Il Gorres, che io ho consultato e dal quale ho desunto quanto io espongo, poiché ho voluto valermi di autori indiscussi, dice:  

«Tali fatti e particolarmente quello citato di S. Cristina; ci offrono qualche indicazione sulla natura di questo fenomeno. Il seno della donna deve, per disposizione della Provvidenza, segregare e fornire al fanciullo il nuovo alimento. Questo alimento è di natura interamente vegetale. Il processo che lo prepara nell'organismo in cui è rinchiuso, non appartiene dunque propriamente alla natura animale, ma alla vegetale.  

Rassomiglia a quello in virtù di cui nel nocciolo del frutto si va formando l'olio, che deve servire più tardi di nutrimento al germe della pianta. Sicché il latte è, nella sua composizione, una sostanza tutta vegetale, comeché risulti d'olio, di muco e di zucchero di latte e non contenga relativamente che una parte piccolissima di azoto. Ora è ben provato che l'azoto caratterizza principalmente la vita animale. La vita mistica nell'astinenza, nella dieta che adotta, preferisce gli alimenti forniti dal regno vegetale, ed ha una certa ripugnanza per la carne degli animali.  

Una così fatta astinenza, congiunta all'allontanamento da tutto ciò che può eccitare le passioni, deve a lungo andare, rendere meravigliosamente più semplici le operazioni della vita, dare a prodotti, per conservarli, una natura più vegetale, e favorire la formazione di quell'olio di cui abbiamo constatato la presenza nei corpi di più Santi. Quest'olio più dolce e più leggero, nutrisce anche una fiamma più pura e più chiara, ed arde come una lampada nel santuario della vita. Allorché la morte ha spento la fiamma, l'olio che era nella lampada, non essendo più consumato, sgorga fuori, ed in esso si sciolgono tutte le parti molli del corpo antico».  

Questo perciò che si riferisce in generale ai Santi.  

Nel caso del nostro buon Padre, il fatto, come ho detto, può essere controllato fino a che è in vita, ciò che avverrà alla sua morte, lo diranno coloro che sopravvivranno.  

Il dono del profumo del Padre, aggiunto agli altri doni, ha questa caratteristica, che si presenta in vari modi, alcune volte invade tutti, poiché appare a vampate, come un vento impetuoso profumato, che passa e tosto si dilegua, altre volte invece persiste e si conserva per un certo tempo, non solo nell'ambiente, ma penetra nei vestiti e negli oggetti che il Padre ha toccato o di chi ha voluto beneficare.  

Non è raro il caso di persone che hanno sentito il suo profumo o prima di andare da Lui, o dopo di essere stati da Lui, e che l'abbiano sentito lungo tutto il viaggio.  

Ciò vuol dire che Padre Pio segue i suoi figli spirituali anche da lontano, li avverte, li guida, li sorregge, li consiglia, ma dirò di più, alle volte tale profumo serve invece per richiamarli al dovere se sbagliano, in tal caso vuol dire: «riga diritto, se no, ti frusto».  

Fra i vari doni soprannaturali del Padre, ho dato la precedenza al profumo. Questo lo troveremo nelle guarigioni nelle conversioni, nel discernimento dello spirito, nelle profezie, insomma, in ogni atto soprannaturale del Padre.  

Il profumo, come ho detto, è un avvertimento o una conferma che Lui ha inteso la nostra preghiera o il nostro desiderio.  

Riepilogando, potrei citare un'infinità di nomi di persone che hanno sentito il profumo del Padre, ma ne cito invece ben pochi, e passo a narrare dei brevi fatti che, a dire il vero, impallidiscono invece di aumentare la bellezza del fatto in sé, ma spesso alcuni credono più alla narrazione di questi, che al fatto medesimo.  


Narrerò qui alcuni fatti controllati, riguardanti il profumo di Padre Pio.  

*** 

Fatto N. 1. - Una signora rumena, recatasi a S. Giovanni Rotondo, protestante, si convertì al cattolicismo.  

Prima di partire si fece benedire dal Padre una corona del Rosario. Giunta a Bucarest, estraendo dalla valigia la sua biancheria, levò pure la corona. Appena questa fu notata dai presenti, tutti sentirono per la stanza un profumo deliziosissimo.  

Richiesta se avesse rotto la bottiglietta del profumo, la signora guardò ..., ma nulla scorse.  

Ella non sentiva affatto il profumo, tutti gli altri, invece, lo sentivano benissimo.  

*** 

Fatto N. 2. - Un giovane signore incredulo, prima di partire da S. Giovanni, si fece benedire da Padre Pio un crocifisso. Ogni volta che levava il crocifisso dal taschino, sentiva un profumo intenso che era di rosa, di incenso o di tabacco, a seconda della preghiera o della grazia che rivolgeva o chiedeva a Padre Pio.  

*** 

Fatto N. 3. - Due giornalisti francesi, recatisi a San Giovanni, per assumere informazioni sul Padre, ritornati dopo la visita, in paese, per recarsi all'albergo, giunti sulla porta, sentirono sprigionarsi un forte profumo di viola e di rosa.  

Guardatisi intorno e nulla scorgendo, che potesse dare loro una ragione plausibile, si stupirono, ma compresero che il profumo proveniva da Padre Pio.  

*** 

Fatto N. 4. - Il capo di una famiglia molto amata dal Padre, era per morire. Nell'istante in cui il vecchio genitore sta va esalando l'ultimo respiro, dando la benedizione ai figli, la camera fu avvolta da un profumo intenso. Tutti lo sentirono, meno colui che era più fedele al Padre.  

*** 

Fatto N. 5. - Mio fratello, Guido del Fante, prima della guarigione di suo figlio Enrico, era un po' incredulo e non ammetteva il soprannaturale.  

Un venerdì sera, una signorina di Bologna, venne da noi e ci parlò del Padre, dandoci delle spiegazioni, che noi allora trovammo esagerate.  

Ci parlò delle stigmate del Padre (ancora non eravamo stati a S. Giovanni Rotondo) dei suoi doni di ubiquità, discernimento dello spirito, del suo immenso dono di convertire gli increduli, e inoltre anche del profumo.  

Mio fratello, quando questa fu partita si disse:  

- È strano, tutti hanno sentito qualche cosa. Io da Padre Pio non ho mai avuto alcuna rivelazione, vorrei sentire almeno il profumo.  

Il giorno dopo, un sabato, scendendo col figlio e con nostra madre le scale, cioè passando dal secondo al primo piano, sentì sulle scale un forte odore di violetta, che assomigliava anche alla vaniglia.  

Richiese ai parenti del piano inferiore se avevano usato dello zucchero vanigliato, essi lo assicurarono di no. Nel tratto dal primo piano alla porta di strada, il profumo non si sentiva più. Andò fino in fondo alle scale, immaginando che fosse passata forse qualche signora, che avesse in dosso tale profumo. Nulla, il profumo era scomparso. Tornato di sopra, risentì il profumo, che invece scompariva dal secondo piano in su. Insomma, il profumo sulle scale lo sentiva solo nel tratto dal secondo al primo piano. Lo strano si è che mentre lui e suo figlio lo sentirono, nostra madre non lo sentì affatto.  

La sera prima egli aveva espresso tale desiderio, e il Padre lo volle subito accontentare.  

*** 

Fatto N. 6 - Dai sottonotati signori ricevo e ricopio questa dichiarazione:  

«Noi sottoscritti, che per grazia di Dio, abbiamo avvicinato l'anima eletta di Padre Pio, abbiamo constatato le sue seguenti soprannaturalità:  

15 agosto 1929: Nella Chiesa di S. Giovanni Rotondo, un forte profumo di fiori e di incenso. - Tonelli Antonio e Adelaide - Rastelli Giuseppe.  

In Bologna: Più e più volte noi, Tonelli Antonio e Adelaide Tonelli, profumo di rose nella Chiesa dei frati di S. Antonio. in via Jacopo della Lana. In via Dante, invece profumo di cedrina e di altri fiori, in stagioni che non esistevano fiori nei giardini. In via S. Stefano 38, cioè nella nostra casa, profumo di incenso, di garofano, e di altri fiori, profumo sentito pure dalla nostra donna di servizio, signorina Dosi Lidia, quest'ultima era scettica e solo dopo tali manifestazioni, più volte ripetute, si ricredette.  

In pieno Tavoliere delle Puglie, la signora Clementina Relli, che è priva di odorato, percepì un profumo di violette mammole.  

Girando lo sguardo, non fu visto alcun giardino da cui potesse venire il profumo, anzi doveva essere l'opposto, perché il terreno era da poco concimato. 

Il 20 marzo 1930, i signori coniugi Tonelli e la signora Clementina Relli, risentirono tale profumo. La signora Relli ritornava da una predica in S. Petronio, e all'altezza della Cassa di Risparmio in Via Farini sentì tale profumo.  

Il 16 agosto 1930, i signori Tonelli Antonio, Adelaide Tonelli, Orsini Giuseppe, Orsini Maria, Magnani Giacomo, signor Benuzzi, Rastelli Giuseppe, Sottili Paola, Calzolari Elisa, Cheli Giuseppina, Cervellati Ersilia, Possati Carolina, Gherardi Peppino, Galletti Assunta, Roversi Augusto sentirono in treno, partendo da s. Giovanni Rotondo, profumo di rose, viole, gigli, e alcuni di tuberose.  

«Il 3 novembre 1930, a Roma, scendendo da Villa Borghese verso Piazza del Popolo, i signori Tonelli Antonio, Adelaide Tonelli e la signorina Laura del Fante, sentirono profumo di garofani.  

Infine i signori Tonelli e Guidotti in Bologna, un giorno all'altezza dell'Istituto Giovanna d'Arco, in via S. Stefano, sentirono profumo di viole».  

Seguono le firme:  

 

In fede: Tonelli Antonio, Adelaide del Fante in Tonelli, rag. Enrico Guidotti, Giuseppe Rastelli, Sottili Paola, Sottili Rosina, Ersilia Cervellati, Dosi Lidia, e altre firme illeggibili.  

*** 

Fatto N. 7. - La sera del 19 dicembre 1930, alle ore 22,30, ritornando verso casa, assieme alla signorina Eleonora Stagni, si parlava di preghiera, quando improvvisamente un intenso profumo d'incenso c'investì. Data l'ora tarda e la località, (Via Carbonesi, di fronte al negozio Marchesini) non è possibile ritenere questo profumo di natura comune, ma sibbene soprannaturale. Esso non era altro che la conferma della presenza continua del Padre, nei discorsi, negli atti della nostra vita quotidiana e spirituale.  

Come figlio spirituale suo, è mio dovere dimostrare la grandezza del Padre nei suoi atti e nelle sue opere.  

In fede:  

Bruno Giordani e Eleonora Stagni.  

 

Bologna, Viale XII Giugno N. 12.  

*** 

Fatto N. 8. - Il giorno 12 ottobre 1930, trenta pellegrini, tutti figli spirituali del Padre, e tutti beneficiati, si recarono alla Madonna di Bocca di Rio, per pregare secondo le intenzioni del Padre, loro Padre spirituale, mentre pregavano, sentirono un intensissimo profumo di rosa.  

*** 

Fatto N. 9. - La signorina Maria Basilio, di Torino, appena giunse a S. Giovanni Rotondo, sentì dapprima un forte profumo di incenso, poi di rosa, di viola e di altri fiori. Abituatasi a tali profumi, non vi fece caso, ma persistendo questi, per molto tempo, un giorno, parlando con Padre Pio, gli disse:  

- Padre, da sei mesi io sento sempre i più svariati profumi; ditemi, siete Voi?  

Il Padre la guardò, e colla sua voce, che ha tutte le melodie di un canto mistico, le rispose:  

- E appena ora te ne accorgi!  

*** 

Fatto N. 10. - Un medico amico da molti anni di Padre Pio, mentre teneva il Padre in grande considerazione e in fama di creatura soprannaturale, non voleva ammettere il dono del profumo, né voleva riconoscer gli il discernimento dello spirito, perché pur avendolo avvicinato più volte, mai aveva avuto occasione né di sentire il profumo, né di constatare il discernimento dello spirito o scrutamento dell'anima.  

Giunto con diversi amici a S. Giovanni Rotondo, discutendo all'ombra dell'olmo, che si trova dinanzi al convento, nell'attesa di salire dal Padre, affermò ancora una volta di non credere a tali doni, poi finì dicendo: andrò dal Padre per salutarlo.  

Appena entrato in clausura, trovò per combinazione il Padre, che lo accolse affettuosamente, con Esso salì le due scale che conducono di sopra alle celle. Salendo sentì un immenso profumo che emanava solo dalla bocca del Padre.  

Il dottore cercò di persuadersi che era suggestione, ma il profumo invece di diminuire, aumentava sempre più, tanto che, divenuto questo intensissimo, rivolgendosi al Padre gli chiese:  

- Che è Padre questo profumo?  

- Io non sento nulla - rispose Padre Pio, e giunto nella sua cena si sedette a tavolino e si mise a scrivere.  

Il dottore si aggirò nella piccola cella annusando qua e là, e dato che aveva confidenza, si permise di tirare il tiretto del tavolino da notte.  

Il Padre voltandosi, disse:  

- Che vai cercando? Mi sono cambiato, troverai i panni sporchi.  

- Ma insomma Padre cosa è questo profumo? - chiese indispettito il dottore.  

Il Padre si alzò, si mise dinanzi all'amico, assumendo una dolce e severa maestà.  

- E che ti importa, che cosa sia il profumo, pensa piuttosto a far pace con Dio.  

- Ma sono in pace, io, Padre, con Dio.  

- Davvero? - Quanto tempo è che non fai i conti con Esso, e che non ti confessi?  

Mentre il medico cercava di ricordare la data, il Padre soggiunse:  

- Da ventidue anni, da quando ti sei sposato, non ricordi? E facesti la S. Comunione per accontentare tua moglie. Da all'ora, neppure un piede in Chiesa hai messo. -  

Tutto ciò era vero.  

Il medico poté in quel giorno constatare i doni del profumo e del discernimento dello spirito.  

*** 

Fatto N. 11. - Ricevo e pubblico:  

Venezia, 6 giugno 1931.  

Egregio Cavaliere.  


Non appena ebbi fra mano la di Lei pubblicazione «L'Araldo del Signore» cercai inutilmente fra quelle pagine dense di fatti, un breve cenno almeno dei grandi benefici ottenuti da Padre Pio che Le fosse stato fornito dalle mie carissime amiche.  

Nell'intento di ovviare l'omissione m'accingo a farle noto quanto segue:  

Io e mio marito ci trovavamo di residenza a S. Giovanni in Persiceto (Bologna) quando avemmo la fortunata occasione di conoscere alcuni carissimi figli spirituali del Padre.  

Alla narrazione di molti prodigi da Egli compiuti, ci sentimmo inclinati a raccomandarci a Lui con devozione, ed in verità ne fummo corrisposti, tanto da sentire in casa nostra, parecchie volte il suo profumo e da essere avvertiti in sogno di cose e persone che potevamo portarci danno.  

Fu proprio persona da Lui segnalataci in sogno che, ci accorgemmo più tardi, tentava di metterci i bastoni fra le ruote.  

Quando più tardi, in seguito all'aggravarsi della malattia del mio povero marito, portatici a Bologna nella casa di cura «Villa Rosa» e precisamente il 5 luglio 1928, mentre egli stava per rendere la sua bell'anima a Dio, la stanza fu invasa da intenso profumo di rose; profumo percepito non soltanto da me, ma da una carissima amica presente e dall'infermiera che rimase meravigliata del fenomeno, non essendovi fiori né vicino, né lontano.  

In seguito una dottoressa del luogo, pure ebbe a constatare che per circa 12 minuti il cadavere emanava dalla bocca lo stesso profumo. Nel preciso momento in cui il mio caro spirava, una Signora mia amica che, appoggiata sul davanzale di abitazione posta in altro punto della città, stava mentalmente pregando per lui, che sapeva in grave stato, ebbe la percezione di un'ondata dello stesso profumo. Dopo la disgrazia ebbi a recarmi dal Padre, il quale seppe infondermi coraggio e rassegnazione; i consigli da Lui impartitami come di chi conosce ogni cosa, passato e futuro, ebbero la potenza di farmi raggiungere quel grado di serenità che mai avrei immaginato.  

Sono arrivata a quest'ultima frase sempre combattuta da due opposte tenaci idee: invio o no a destinazione questo scritto?  

Da un lato il bisogno di portare il mio, per quanto lieve contributo, nel far conoscere il vero Araldo del Signore a sollievo di tanta umanità sofferente ed a sempre maggior gloria d'Iddio, dall'altro il timore di aggiungere una sola pietruzza al cumulo di fatti che, non sta a me scrutare, perché dalla Chiesa siano messi all'indice, non disgiunto questo timore, dall'idea che possa dispiacere anche al nostro Padre la disobbedienza a quella Chiesa che con tanta santità Egli contribuisce ad elevare.  

Un caso di coscienza dunque, che solo il nostro Padre, saprebbe risolvere. Ed è nella speranza che Le pervenga la di Lui alta ispirazione che mi decido a spedire,  

Prego; preghiamo per questo.  

Dev.ma  

Luisa De Martis  

S. Elena - Corte Pasubio - Venezia.  

(1) Mi sono permesso di pubblicare questa lettera poiché la Signora De Martis cita fatti accaduti a lei ed al suo defunto marito, glorioso ufficiale mutilato di guerra, morto nella Casa di cura "Villa Rosa" a Bologna. Per la gloria di Dio, spero mi perdonerà poiché io rendo noti fatti soprannaturali avvenuti per il tramite di un Servo di quel Dio, che tanto ama.  


mercoledì 10 maggio 2023

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio.


ODORE DI SANTITÀ  

Chi forma il corpo, che viene nutrito dai vasi capillari attraverso la sua forza plastica e genetica, è l'anima, che è il principio vitale che risiede nel cuore e nel cervello.  

Ne viene di conseguenza che trasformando il principio vitale, anche l'organismo intero ne risente e subisce un mutamento.  

La mistica soprattutto ha questa caratteristica, se così si può chiamare, di trasformare il corpo secondo le aspirazioni dello spirito, cioè se lo spirito dà un ritmo diverso al nostro organismo, il corpo diviene più agile, più sano, più flessibile, più forte, più accessibile alle impressioni esterne e più tranquillo quindi all'interno.  

Questa trasformazione della vita corporale spesso si rivela con un odore caratteristico, che emana dal corpo.  

Odore di santità, quindi, non è solamente un modo di dire, ma è fondato sulla esperienza.  

Tommaso da Kempis afferma che la camera della beata Liduina era ripiena di odore delizioso, tanto che lui pure, come Padre Sepas, per Santa Teresa di Gesù, dubitò dapprima che si profumasse.  

Il profumo in Liduina, diveniva più intenso quando ella aveva ricevuto Nostro Signore, o dopo una visita del suo Angelo Custode, oppure dopo qualche visione, che la aveva trasportata in cielo.  

Tale profumo aveva pure una ripercussione sul senso del gusto, poiché gli lasciava in bocca l'impressione come se avesse masticata della cannella.  

La mano poi, per la quale era stata presa dal suo Angelo custode, profumava assai di più dell'altra.  

Prima di venire a parlare di altri Santi, debbo dire del Padre, poiché ciò che si verificò per S. Teresa di Gesù e per la beata Liduina, si verificò pure per Padre Pio.  

Il dottor Romanelli di Barletta, che come ebbi a dire nella biografia, fu il primo a visitare il Padre, nella sua relazione a proposito del profumo ebbe così ad esprimersi: «Nel giugno 1919, allorché per la prima volta visitai Padre Pio, notai un certo profumo, tanto che al Padre Valenzano, che era con me, dissi che non mi pareva buona cosa che un frate, tenuto in quel concetto, usasse profumi. Per altri due giorni, pur restando in cella od in compagnia del Padre, non notai più nulla. Prima di partire, salendo le scale, notai lo stesso profumo, ma fu cosa di pochi istanti».  

Il dottore poi diceva che non poteva trattarsi dì suggestione, sia perché non aveva mai sentito parlare del profumo di Padre Pio, sia perché la seconda volta il profumo gli si era presentato solo per pochi istanti e poi era subito svanito.  

Ho voluto consultare alcuni dotti scienziati e sentire il loro parere sul profumo del sangue. Tutti hanno escluso che il sangue possa emanare profumo, invece il sangue che stilla dalle stigmate del Padre, manda un profumo caratteristico che anche coloro che hanno poco olfatto lo sentono. Inoltre spesso anche il suo sangue coagulato o sopra indumenti da Lui portati, emana profumo.  

Ciò è contrario ad ogni legge naturale e scientifica, pur tuttavia molti lo hanno sentito e lo sentono.  

Dirò per allontanare il dubbio a coloro che potrebbero credere che dò possa dipendere da suggestione che: mentre la luce e il suono sono fenomeni vibratori, il profumo invece è una emanazione reale di particelle organiche che partono da una sorgente odorosa e procurano un caratteristico e specifico effetto posandosi materialmente sulla mucosa olfattiva del soggetto. Alcuni dissero che baciando le mani del Padre, invece di sentire profumo di rosa, di giglio o di altro, sentirono odore di acido fenico o di tintura di iodio.  

Dirò che il Padre, da molti anni, non fa più uso di tali sostanze, che gli furono ordinate nel 1919, perché «le lesioni» venissero rimarginate, il che mai avvenne. La chimica poi ci insegna che le sostanze caustiche distruggono il profumo, quindi se ancor oggi, per umiltà o per obbedienza, cioè per nascondere il suo vero profumo, le dovesse usare, queste sostanze distruggerebbero gli altri profumi, mentre invece avviene che contemporaneamente alcuni sentono il profumo di rosa, di giglio, di violetta, ecc., altri invece sentono solo odore di acido fenico, manifestando quindi agli uni una cosa, agli altri un'altra.  

Dirò infine che il profumo sentito da persone anche lontane da lui è sempre una forma di ubiquità, poiché come ho detto precedentemente, per sentire profumo bisogna che una sorgente odorifera sia sempre a portata della nostra mucosa olfattiva.  

Se sentiamo profumo del Padre, lontani da Lui, vuol dire invece che Lui ci è vicino.  

Presso altri Santi, invece, il profumo si è verificato solo quando essi celebravano i Sacri Misteri.  

Il Beato Venturini da Bergamo emanava profumo quando diceva la Santa Messa, il popolo allora a Lui si accostava per aspirare il grato odore.  

S. Domenico aveva la mano profumata e tutti se ne accorgevano quando gliela baciavano.  

S. Francesco di Paola, emanava profumo quando aveva compiuti i suoi digiuni di tre, di otto o di quaranta giorni. La beata Elena, la Venerabile Maria Villana, profumavano quando avevano fatta la S. Comunione.  

Tale profumo in alcuni santi fu riscontrato durante una malattia, come avvenne alla Beata Ida da Lovanio. Al beato Dideo, invece, profumavano le piaghe, mentre invece il profumo, in altri Santi, si rivelò solo dopo la loro morte.  

Così fu di S. Celetta, di S. Umiliana, della Beata Domenica di Paradiso, di Maria Vittoria da Genova e della grande S. Teresa di Gesù, e di S. Giuseppe da Copertino. Il profumo di quest'ultimo, come ho già detto, era quasi simile a quello che emanavano le reliquie di S. Antonio da Padova o il breviario di S. Chiara di Assisi, che ancor oggi si conserva nella chiesa di S. Damiano.  

Il domenicano G. Salomoni da Venezia, fu negli ultimi quattro mesi di sua vita, colpito da un cancro allo stomaco, invece di mandare cattivo odore, emanava profumo.  

La Terziaria Bartola, colpita da lebbra (verso il 1300) divenne tutta una piaga; le caddero i capelli, le unghie, le si corrose il naso, gli occhi le uscirono dalle orbite, le si contrassero le dita, mentre la carne lasciava vedere i tendini. Per venti anni sopportò pazientemente tali sofferenze. A lei accorrevano i pellegrini i quali, invece di sentire odore nauseante, sentivano un grato profumo.  

L'odore di santità però si sviluppa quasi sempre dopo la morte.  

Le reliquie di Papa Marcello, conservarono per 700 anni il profumo, quelle di S. Aldegonda per 800 anni. Quando morì S. Burgondelfore, il corpo emanò un profumo deliziosissimo, che invase la chiesa e il bosco circostante. A coloro che diedero sepoltura a S. Domenico, rimasero le mani profumate per molto tempo.  

Profumarono i corpi di S. Gandolfo, di Fra Roberto da Napoli, di Giovanna della Croce, di Francesco di S. Maria, di Saverio della Concessione, di S. Treverio, ecc. ecc.  


sabato 12 novembre 2022

Padre Pio di Pietrelcina, il primo Sacerdote stigmatizzato

 


L'avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex grado 33 della massoneria, scrisse questo libro dopo essersi convertito al confessionale di Padre Pio. 


DONO DEL PROFUMO 

I Tuoi Santi o Signore saranno davanti a Te come il Profumo del balsamo.  


Fra i tanti doni che Iddio ha voluto concedere a Padre Pio, certamente, fra i più notevoli è da annoverarsi il dono del profumo. Moltissime sono le persone degne di fede, e fra queste, scienziati, intellettuali, professori, ecc., che attestano di aver notato un delizioso profumo emanare dalla persona del Padre, dalle sue mani stigmatizzate, dalle sue vesti e persino da oggetti da Lui toccati o benedetti.  

Nella storia dei Santi non è cosa nuova, dirò più avanti qualche cosa in merito, la stessa Chiesa ha testimoniato che dalla persona di queste creature elette, sia in vita che dopo la morte, emanava un'inesplicabile profumo.  

Il detto «essere in odore di santità» forse deriva da ciò.  

Provvidenzialmente mi capitò fra le mani il libro di Mons. Dr. Roberto Klimsch, intitolato «Le gioie eterne del Paradiso», libro che ha l'imprimatur e la raccomandazione arcivescovile.  

Dal capitolo «Il profumo dei Santi» stralcio alcuni esempi per avvalorare le mie affermazioni.  

Padre Sepas, certifica che dalla persona, dalle vesti e dalla bocca di S. Teresa di Gesù, specie durante la comunione, emanava un profumo deliziosissimo, lui stesso racconta, che sulle prime credette che Madre Teresa si profumasse, indignatissimo di trovare che una sì pia creatura, si occupasse di tale vanità, se ne informò segretamente e seppe che non solo Madre Teresa non si profumava, ma evitava ogni sorta di profumo, poiché questo le cagionava forti dolori alla testa.  

Anche a S. Giuseppe da Copertino vengono attribuiti fatti simili diligentemente controllati e poi documentati. Un testimonio dice che dal corpo del Santo e dalle vesti, emanava un profumo così soave, che mai lo seppe paragonare a nessun altro, sia naturale che artificiale, all'infuori di quello che sentì uscire dalla cassa che rinchiudeva le spoglie di S. Antonio da Padova.  

Il grato odore era notato da chiunque fosse passato accanto a S. Giuseppe da Copertino, anche i suoi indumenti ed oggetti ne erano pregni e così pure la sua cella, tanto che persone che venivano a visitarlo, senza sapere quale essa fosse, la potevano distinguere dall'olezzo caratteristico che emanava e che rimase anche quando il Santo da dodici anni l'aveva abbandonata.  

L'effetto di tale profumo non era per nulla opprimente o nauseante, neppure a quelle persone, che non potevano sopportare i profumi, al contrario, ne provavano invece un senso di piacevole dolcezza ed avevano l'impressione di esserne penetrati. 

Moltissimi altri di questi esempi potrei citare, alcuni li citerò poi, qui cito solo i nomi di S. Giovanni della Croce, di S. Caterina di Genova, di S. Rita da Cassia, di S. Francesca Romana, ecc.  

Mentre in tutti i Santi, il profumo veniva sentito o stando vicino a loro, oppure stando vicino a indumenti o cose a loro appartenenti, in Padre Pio il suo dono soprannaturale sorpassa tutti, poiché il suo o meglio i suoi profumi, noi li possiamo sentire non solo standogli vicino, ma anche lontani. La distanza non conta; a Bologna, a Firenze, a Londra, a Montevideo fu sentito il profumo di Padre Pio, ma dirò di più, che il profumo indica sempre che Padre Pio ci è vicino; cioè il dono soprannaturale del profumo va sempre congiunto al dono soprannaturale della bilocazione, che è una delle sue forme di ubiquità; lo dimostra il fatto che in molti casi, mentre persone sentivano il profumo, altri non lo sentivano, che alcuni lo sentivano ad esempio di tabacco, altre di violetta, altre di giglio, altre di rosa; ogni profumo indicava ciò che quella determinata persona aveva chiesto, o intendeva chiedere, o doveva fare.  

Dirò un fatto accadutomi il 28 febbraio 1931.  

Tornavo con tutta la mia famiglia dalla casa dei miei genitori. Essendo sabato e pensando che il giorno dopo avrei potuto riposarmi, stabilii di scrivere e lavorare fino alle tre del mattino.  

Prima di uscire di casa avevo lasciato in sospeso questo lavoro, mentre mia moglie e i miei bimbi erano già andati nelle loro camere da letto, io ripresi a scrivere, ma feci ciò automaticamente, senza cioè segnarmi, come sono sempre solito fare.  

Ad un tratto sentii un dolce e soave profumo, che non distinsi dapprima bene, poiché i vari profumi di Padre Pio non hanno le caratteristiche dei profumi posti in commercio, assomigliano, ma non sono uguali, cioè ai profumi di rosa, di vaniglia ecc., hanno un qualche cosa che è simile, ma non uguale ai profumi di estratti posti in commercio.  

Il profumo che io sentivo era di incenso.  

Chiamai mia moglie e i miei figli, ed accorse pure la nostra ragazza di servizio (Rocca Maria). Tutti, esclusa la mia Fiora, sentirono il profumo di incenso.  

Per non influire sulla loro volontà, chiesi:  

- Ditemi, cosa sentite?  

Mia moglie e mia figlia maggiore, dissero subito profumo di incenso, il mio maschietto, non lo seppe definire bene, la mia ragazza, invece, disse lei pure di incenso. Io non dissi loro: sentite profumo di incenso?  

No, volli che loro mi dicessero cosa sentivano, non intendendo minimamente influire su loro colla mia domanda.  

Il Padre mi ricordava che io ero venuto meno al mio patto di iniziare a scrivere, segnandomi e pregando prima di intraprendere il lavoro.  

Tale profumo durò per la stanza un po' di tempo ed io ne fui felicissimo, poiché mi parve di lavorare avendo Lui vicino.  

Molti furono i fortunati che ebbero la grazia di sentire il profumo del Padre ed indescrivibile è l'emozione che essi provarono.  

Innumerevoli sono le testimonianze ed interessantissimo sarebbe studiare ogni singolo caso, poiché ognuno ci rivela come il Padre segue le anime, le guida, le consiglia, le conforti, servendosi di quel dono divino.  

Sono persone addolorate da mine svariati motivi, sono persone che invocano la sua intercessione possente presso Dio, sono mamme che hanno il loro piccino ammalato, sono padri che chiedono che gli affari di famiglia vadano bene, sono persone che gli chiedono di guidarle, di sorreggerle, di aiutarle.  

Egli fa sentire il suo profumo, li avverte che non temano, che sperino, che preghino, che agiscano bene, che abbandonino la via sbagliata, che si indirizzino solo al bene, ed ecco che gli animi loro si rasserenano, i cuori si riaprono alla speranza, perché non si sentono più soli, ma sorretti da una forza soprannaturale.  

Infinite sono le persone che hanno avuto conferma di quanto chiedevano attraverso il profumo del Padre, e ognuna aspirò il profumo che indicava quello che aveva chiesto.  

Il profumo, come ho detto, è indescrivibile, ha tutte le gamme dei profumi comuni, ma ha tutte le caratteristiche di un qualche cosa di nuovo, di diverso, di mai sentito.  

Spesso è più distinto, altre volte è meno, spesso assomiglia alla rosa, alla violetta, al gìglìo, insomma ai vari tipi di fiori che emanano profumo, spesso invece è di incenso o di acido fenico, altre volte assomiglia al profumo di un tabacco finissimo orientale.  

Questo è il primo profumo che sentono specialmente i convertiti, e che io pure ho sentito la prima volta che mi sono recato da Lui.  

Verrò a parlare dell'odore di santità.