Cristiani, atei ed ebrei convertiti alla fede cattolica
JANNE HAALAND MATLARY è norvegese, dottore in filosofia e professoressa di politica internazionale all’università di Oslo. Fu segretaria di Stato per gli Affari Esteri del suo Paese per tre anni. Fece parte della delegazione vaticana alla conferenza mondiale ONU sulla donna, svoltasi a Pechino e attualmente è membro del Consiglio pontificio Giustizia e Pace. è sposata e ha quattro figli. è una grande donna che nel suo libro L’amore nascosto ci parla della sua vita e della sua conversione al cattolicesimo.
Nonostante fosse nata in un ambiente cristiano luterano, nei suoi anni giovanili diventò agnostica, rifiutando totalmente la religione e concretamente il cristianesimo che le pareva adatto ai retrogradi. Ma studiando filosofia chiese chiarimenti riguardo alla filosofia di san Tomaso d’Aquino ad un sacerdote domenicano di Oslo. Per un anno e mezzo andò tutte le settimane da lui per parlare della filosofia di san Tomaso; ma a poco a poco si sentì attratta verso la cultura cattolica.
Un giorno fece il suo primo incontro con Cristo in modo insperato. Racconta: ero seduta con il domenicano nei giardini del chiostro, un pomeriggio d’agosto del 1981. Gli dissi che la persona di Cristo era apparsa sulla scena in forma misteriosa. Non avevo mai pregato e con molta fatica stavo lontano dai libri. Ma presto mi era successo questo fatto inquietante, intuii che il cattolicesimo non era un prezioso sistema filosofico, bensì una persona che esigeva il diritto di esser tanto vivo oggi come accade da duemila anni... D’improvviso cominciai ad interessarmi di Cristo e della sua vita Potrebbe essere vero tutti quello nel quale credono i cristiani? Ora Cristo era una fiamma che mi illuminava di volta in volta.
Attendevo con desiderio la messa della domenica, mi dedicai a leggere storie di conversioni e cominciai ad interessarmi agli scrittori mistici... La questione della conversione ritornava continuamente, ma quando pensavo alle reazioni negative di una conversione mi bloccavo. Pensavo ai miei genitori, ai miei compagni di studio, ai miei amici, e al generale sentimento anticattolico norvegese. I cattolici erano visti ancora come stranieri e papisti antinorvegesi.
La scoperta che Cristo era presente nell’Eucaristia la riempì di gioia, e racconta: Io percepivo che il vero amore e il vero senso della vita erano lì nascosti, di fronte al tabernacolo, dove l’ostia consacrata si conserva nella chiesa... Poi ad un certo punto iniziai a dar tanto valore alla messa che iniziai ad anelarla durante tutta la settimana... Un individuo non arriva a comprendere nulla del mistero della presenza reale, ma sente i suoi effetti di verità. C’è una presenza nella Chiesa per coloro che vogliono sperimentarla.
Alla fine del 1981 i miei genitori vennero ad un’udenzia generale (con il Papa a Roma). Mi pare che fosse il 2 dicembre. Noi siedevamo in prima fila nel grande auditorio Paolo VI. Il Papa si avvicinò per salutarci tutti. Ci provocò una grande impressione il suo affetto, qualcosa di inesplicabile, che ci rese felici e che rimase con noi per molto tempo. Mia madre, agnostica, e ancora molto scettica riguardo al cattolicesimo, provò la stessa sensazione. Dopo quell’incontro amò molto il Papa, benché non le interessasse comunque la sua dotttrina. Ma sino ad oggi, vent’anni dopo conserva esposta la sua fotografia.
Io mi convertii durante quella Pasqua. Era l’anno 1982. Avevo 25 anni... Fu l’amore, lo stare innamorata, ciò che in definitiva mi indusse a convertirmi, non fu una decisione razionale. Ero andata dalla ragione alla fede o perlomeno ad una certa fede. Questa non era molto solida, ma io amavo la Chiesa. Non so da dove proveniva questo amore. Ma sapevo che se avessi cancellato la Chiesa dalla mia vita sarei stata una disgraziata.
Dopo essermi convertita, vissi per molti anni in quello che io chiamo lo stato del cristiano “domenicale”. Andavo a messa ogni domenica e vivevo il resto della settimana come se questa domenica non avesse niente a che vedere con la mia vita quotidiana. Svolgevo le pratiche suggerite dalla Chiesa e mi reputavo una buona cattolica.
Nel 1992 andò con tutta la sua famiglia a visitare l’abbazia benedettina di Pannonhalma, nell’Ungheria occidentale, dove suo marito, che è ungherese, era stato educato gratuitamente. Con l’arrivo del regime comunista nel Paese, suo padre, che era stato generale dell’esercito, fu destituito e privato di tutti i suoi beni, ma i monaci lo conoscevano e diedero un’educazione a suo figlio gratuitamente. Lì, nell’abbazia, ella conobbe un monaco che sarebbe divenuto suo amico e confidente per molti anni durante il suo cammino verso Dio. Dice: Era un saggio, anziano, benché giovane di spirito e di mente aperta. Era un uomo pieno di allegria e di giovinezza interiore, nonostante la sua età avanzata. Questo monaco era sorgente di acqua viva.
Parlai con lui. Mai avrei pensato che la confessione funzionasse e avrei voluto evitarla... Subito accadde la cosa più stupefacente e inaspettata. Mi travolse un’ondata di immensa gioia non paragonabile a nulla che mi fosse accaduto prima. Non posso spiegarlo a parole, ma fu una svolta totale nella mia vita di cattolica. Dio, che fino a quel momento mi era sembrato un’entità alquanto lontana, divenne un Dio intimo lì, in quel momento. Il fulgore di quella esperienza rimase per molto tempo. Ora stavo respirando per Cristo, il mio amico. Ora non era un possibilismo teologico, ma una realtà intima e personale. Era la seconda volta che Dio si rendeva a me presente in forma diretta. La prima volta accadde nel giardino dei domenicani di Oslo, con lo stupore che Cristo è una persona viva. In quella occasione, rimasi non solo sorpresa, ma anche impaurita, ma segnò in me quella differenza che produsse una conversione formale. Il secondo incontro fu più forte. Ugualmente sorprendente. è impossibile descriverlo. Fu una svolta ancor più grande.
Questa svolta nella sua vita significò che, a partire da questo momento, si sarebbe dedicata a vivere in unione con Cristo 24 ore al giorno, a vivere un amore continuo con Gesù e ad agire come cattolica in tutte le sue azoni secondo le sue possibilità: sia come membro del partito di Democrazia cristiana al quale apparteneva, e nel quale era l’unica cattolica, sia nelle attività politiche o universitarie. A partire da quel giorno essere cattolica per lei significò vivere per gli altri e comunicare l’allegria di essere cattolici.
Una volta chiesero a Chesterton, il grande scrittore inglese, convertito al cattolicesimo, perché si era fatto cattolico e rispose: perché voglio essere felice. Lei avrebbe potuto dire lo stesso.
Io mi feci cattolica perché cercavo la verità, ma una volta che iniziai a frequentare la messa mi immersi nella sorgente della felicità dell’Eucaristia. Sempre ritrovavo quella gioia che si può travare lì, in un modo completamente misterioso. Mi innamorai di Cristo. Senza sapere come né perché mi ritrovai innamorata.
Janne Haaland, una innamorata di Gesù, vuole rendere partecipi della sua felicità e del suo amore verso Cristo Eucaristia tutti coloro che la circondano.
Padre ángel Peña

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