All’incredulo perché sia meno scettico, e al sacerdote perché sia meno tiepido.
UNO SGUARDO NEL CIELO DELLA CHIESA
Sant'Ignazio, vescovo d'Antiochia, è una delle più grandi figure dei primi secoli della cristianità. La sua vita eucaristica raggiunge il culmine col martirio, nell'arena di Roma, sotto l'imperatore Traiano intorno all'anno 107. «Lasciate - scrive nella lettera "Ai Romani" - che io sia il pasto delle belve: solo così raggiungerò Dio. Sono frumento di Dio, e devo essere macinato dai denti delle fiere, per diventare pane di Cristo».
San Tarcisio, vissuto nella seconda metà del IV secolo, viene considerato il primo martire dell'Eucaristia.
L'autorevole iscrizione sulla sua tomba, composta dal Papa Damaso, informa: «Tarcisio portava i Misteri di Cristo, quando una mano criminale tentò di profanarli. Egli preferì lasciarsi massacrare, piuttosto che consegnare ai pagani il Corpo del Signore». Il Martirologio Romano, compilato più di mille anni dopo, precisa che sul cadavere del santo martire «non fu ritrovato niente del Sacramento, né in mano né tra le vesti».
Le devote rievocazioni di questo martirio spiegano la sparizione della sacra particola immaginandola rimasta impressa sulla carne di Tarcisio, come un sigillo, formando così, con lui, un'unica ostia immacolata.
San Saturnino, presbitero cartaginese, viene sorpreso con i membri della sua famiglia ed altri compagni, fra i quali donne e bambini, durante la celebrazione dell'Eucaristia in una casa privata. È il periodo in cui vige il primo editto dell'imperatore Diocleziano: la chiusura delle chiese e il divieto del culto. Avendo violato l'ordine, i quarantasei componenti di questo gruppo sono arrestati e processati. Alla richiesta sul motivo della loro trasgressione alle disposizioni imperiali, la risposta è: «Perché noi, senza la Messa, non possiamo vivere». Moriranno tutti in prigione nell'anno 304, ad Albitina in Africa. Il Martirologio Romano li festeggia 1'11 febbraio.
San Benedetto da Norcia (480-550) «volendo testimoniare l'amore che nutriva per il SS. Sacramento, non potè renderGli un onore, né una dimostrazione più eloquente della sua fede e della sua carità che spirando alla sua santa presenza, affidando gli ultimi palpiti del suo cuore a questa adorabile Ostia... per generare, nel tempo fissato da Dio, figli del suo Ordine, che sino alla fine del mondo, gli renderanno adorazione, riverenza e testimonianza d'amore e di ininterrotta riparazione».
A parlare così del santo 'patriarca', che muore pregando in piedi davanti all'altare, è Madre Mectilde de Bar, la grande benedettina del secolo XVII.
Lei stessa spiega: «Non vedete, sorelle mie, che S. Benedetto muore in piedi, per farci capire che egli in un supremo atto d'amore 'esala' l'istituto sacro che professiamo? Lo concepisce nell'Eucaristia, perché nasca quasi dodici secoli dopo».
Madre Mectilde (di cui si parlerà più avanti) fonda, infatti, una Congregazione per l'adorazione riparatrice.
Così è ricordato San Domenico Guzmàn (1170-1221) da uno dei figli migliori del suo Ordine, Padre Giocondo Lorgna: «Com'è dolce pensare a San Domenico, di cui si legge che non appena ebbe posti i fondamenti dell'Ordine, subito prese il costume di passare le intere notti in chiesa dinanzi a Gesù.
Il Santo, sebbene sì sapiente, sentiva il bisogno di essere illuminato dalla incarnata Sapienza, d'essere acceso dalle fiamme dell'infinito Amore; e perciò Gesù era il sospiro del suo cuore, la calamita possente che lo attirava a passare le notti, non potendolo di giorno, accanto a Lui».

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