Visualizzazione post con etichetta Il CUORE DI MARIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il CUORE DI MARIA. Mostra tutti i post

venerdì 19 giugno 2026

CUORE IMMACOLATO - Libero assenso

 


Il CUORE DI MARIA


PRIMA PARTE  

LA CONSACRAZIONE


CAPITOLO I  

CUORE IMMACOLATO  


Libero assenso

E la libertà umana, che ne è stata di essa? Come ha potuto Dio prendere possesso di un cuore senza chiederne il consenso?

È vero che la grazia ha agito in Maria molto prima di ogni consenso. Ma per consentire alla grazia e rispondere all'amore divino, è necessario essere capaci di farlo. Se Dio ha preso possesso così presto dell'anima di Maria, non è stato per confiscarle la libertà, costringendola ad accettare il destino che le aveva riservato, ma al contrario, per metterla in condizione di acconsentire ai suoi disegni con piena conoscenza di causa e piena libertà, non appena fosse giunto il momento. Tutta la storia dell'influenza di Dio sull'anima di Maria fin dall'inizio della sua esistenza convergeva verso il momento in cui Maria sarebbe stata posta nell'alternativa di accettare o rifiutare tale influenza. La grazia conferiva a Maria la capacità di decidere, di fare una scelta, e di farla senza avere l'intelligenza offuscata dai pregiudizi né la volontà trascinata o schiavizzata dalle passioni. Esentando Maria dal peccato e dalle sue conseguenze, la grazia la rendeva capace di agire con un sovrano dominio di sé stessa. Le dava la facoltà di amare liberamente, e quindi, in modo integrale, ed è questa facoltà che doveva costituire precisamente il cuore di Maria.

Quando è stato chiesto questo consenso alla Vergine? Quando ha accettato pienamente la grazia della sua Immacolata Concezione? Lo sappiamo dal Vangelo: al momento dell'annunciazione. Certamente, fin dalle prime manifestazioni della sua vita cosciente, Maria aveva cominciato a corrispondere all'amore divino, ad accogliere deliberatamente l'influsso della grazia nella sua anima. Si era sottomessa di buon grado all'azione di Dio e si era sempre prontificata a compiere i suoi più piccoli desideri, eseguendo fedelmente anche la più piccola delle sue suggestioni. Con i suoi atti di volontà, ratificava, per quanto le era possibile, tutte le esigenze della divina volontà; e si compiaceva di soddisfare i minimi desideri che Dio le esprimeva nell'intimità della sua anima. Maria aveva quindi, prima dell'Annunciazione, molte occasioni di manifestare a Dio la sua accettazione della grazia. Ma tali consensi rimanevano ancora parziali, perché Dio aspettava il momento in cui la personalità di Maria, giunta alla sua età adulta, fosse veramente formata e capace di dare un'adesione totale e definitiva alla grazia tutta speciale con cui l'aveva favorita. In quel momento, inviò un angelo per chiarire a Maria la portata di quella grazia e, per questo stesso motivo, la portata del consenso che le veniva chiesto. La grazia dell'Immacolata Concezione era stata concessa a Maria in vista della sua maternità divina; l'angelo le disse che le era stata data una grazia straordinaria affinché potesse diventare la madre del Messia, del Figlio di Dio, e chiese una risposta.

Maria aveva pieno potere di rispondere come voleva. La grazia che le era stata conferita da Dio fin dalla sua concezione era diventata sua proprietà. Tutto era stato elaborato nella sua anima dall'azione divina, tutto le veniva da Dio; ma allo stesso tempo tutto le apparteneva, perché c'era stato veramente da parte di Dio un dono, e un dono irrevocabile, senza pentimento. La pienezza della grazia abitava nel suo cuore. Questa è la ragione per cui Dio le mandò a dire: "Rallegrati, piena di grazia", attestando così che quella pienezza di grazia le apparteneva al punto da formare il suo vero nome, da costituire la caratteristica fondamentale della sua personalità. Dio voleva far riconoscere che ciò che aveva dato a Maria era diventato suo e che non lo avrebbe più ripreso. Questa è anche la ragione per cui ordinò che l'angelo le dichiarasse: "tu, che sei stata piena di grazia" e non "tu, che sei stata piena di amore". Maria era quindi, in tutto il senso dell'espressione, colei che era stata colmata di amore da Dio, la creatura amata da Dio per eccellenza. E Dio l'avrebbe volentieri chiamata in questo modo, perché per lui, Maria era la creatura che aveva amato, scelta tra tutte, colei a cui aveva legato il suo cuore. Avrebbe potuto, in questo momento dell'Annunciazione, concederle un titolo o esprimere direttamente l'amore ardente che le votava. Ma invece di mettersi dal punto di vista dell'affetto che le dedica, si mette dal punto di vista della Vergine, di tutto ciò che lei ha ricevuto in virtù di quell'affetto; le ha scelto un nome che sottintende il suo amore divino e indica il suo splendido effetto: "Tu, che sei stata piena di grazia".

Questo effetto incanta Dio stesso. Per mezzo del saluto angelico Egli si inchina davanti a tale ammirabile perfezione. Perché l'angelo è un semplice ambasciatore; è da parte di Dio che egli si rivolge a Maria, e quando la saluta con una parola di immensa ammirazione, è tutta l'ammirazione di Dio per la sua creatura che si manifesta. Dio conosce la sua infinita ricchezza e il suo incomparabile splendore; conosce ugualmente la potenza del suo amore e la saggezza con cui diffonde le sue perfezioni negli esseri che ha creato. È stato Lui a operare tutto nell'anima della Vergine; Egli lo sa, e tuttavia, si meraviglia. Contemplando la Vergine, vedendola rivestita di tutta la grazia che le ha dato, rimane preso da meraviglia, ed è con un autentico rispetto verso la persona che Egli ha creato e colmato dei suoi doni che gli invia il suo messaggero e la saluta. È un rispetto come quello di chi è penetrato d'entusiasmo per la seduzione della sua bellezza.

La Vergine è signora di questa bellezza e ha il potere di usarla come desidera. Si trova tanto più libera, più sovrana nella sua decisione quanto più ha ricevuto da Dio. Dio non ha mai amato tanto una creatura, e tuttavia evita a ogni costo fare del suo amore una risposta forzata, ma desidera una risposta di un vero amore, cioè, di un cuore libero e padrone di sé. Per questo fa sì che Maria si riprenda dalla leggera perturbazione provocata dall'ingresso dell'angelo: "Non temere, Maria". La Vergine deve essere assolutamente calma e lucida per rispondere.

La risposta fu altrettanto integrale quanto lo era stato il dono divino. Maria vuole che il suo consenso abbia per misura l'estensione stessa della volontà divina: "Si faccia di me secondo la tua parola!" (Lc. 1, 38). Desidera che la parola di Dio regoli interamente la sua vita. In greco, questa frase assume l'aspetto di un voto, un ottativo piuttosto che un congiuntivo. E ciò indica la spontaneità con cui Maria acconsente: per lei, non si tratta di obbedire a un ordine, ma di avere nel cuore un'aspirazione che concordi con la richiesta divina. Pertanto, molto più che una sottomissione, è un trasporto di tutto il suo essere che desidera il compimento del disegno di Dio e con esso si rallegra. Si può tradurre la sua risposta nel modo seguente: "Si faccia così come hai detto!" C'è in tale consenso un fervore appena trattenuto.

In questo momento, Maria accoglie in piena luce e con tutta la sua volontà la grazia che era in lei e che era iniziata con l'Immacolata Concezione. Al fervore con cui Dio la aveva colmata di grazia, rispondeva il fervore con cui ella acconsentiva. Così si costituiva perfettamente e sbocciava il Cuore Immacolato della Vergine. Affinché un cuore sia veramente formato, e lo sia secondo il destino soprannaturale dell'uomo, è necessario che Dio abbia agito prima per sua grazia, reso la persona capace di amare, poiché questa persona deve rispondere liberamente al suo amore. Queste tre condizioni si verificano in grado supremo in Maria: Dio ha agito in lei fin dal primo istante della sua concezione e in modo completo; l'ha resa capace di amarlo, conferendole una libertà eminente, nata tanto dalla pienezza di grazie di cui Maria godeva quanto dalla sua preservazione da tutte le illusioni e cattive inclinazioni del peccato; infine, dopo una lunga maturazione della sua personalità sotto l'influenza della grazia, che la rendeva pienamente padrona di sé, la Vergine ha acconsentito con tutta la forza del suo essere; ella si è data e si è abbandonata con ardore alla divina volontà. All'amore che aveva ricevuto e che le conferiva la possibilità di amare, ella rispondeva con un amore altrettanto totale; con il suo fiat, il suo cuore si consumava nella perfezione di un cuore esclusivamente donato a Dio.

JEA N GA LOT, S.J.

domenica 1 febbraio 2026

CUORE IMMACOLATO - Purezza del primo istante

 


Il CUORE DI MARIA


PRIMA PARTE  

LA CONSACRAZIONE


CAPITOLO I  

CUORE IMMACOLATO  


Purezza del primo istante

Lo sguardo dell'angelo, immergendosi nelle profondità dell'anima di Maria, risaliva anche all'origine della sua vita. Risaliva al momento della sua nascita, quando Maria aveva ricevuto un nome che significava "amata da Dio". Ma andando oltre la sua nascita, giungeva al primo momento della sua esistenza, perché la Vergine era stata oggetto di quell'amore eccezionale fin dal primo istante del suo concepimento. Neppure per un momento Maria era stata priva della pienezza della grazia. Prima che si formasse il suo cuore di carne, e molto prima che i primi bagliori della coscienza illuminassero la sua anima, l'amore divino aveva preso possesso di tutto il suo essere. Questo amore plasmava un cuore per colei che ancora non lo aveva.

Il momento dell'Immacolata Concezione fu divinamente solenne. Ma questo momento unico nella storia fu vissuto da Maria senza che ne avesse coscienza. Dio aveva operato in lei un prodigio, senza che lei potesse intravederlo neppure per un istante. La luce divina che aveva inondato quell'anima per illuminare l'umanità, rimaneva velata per Maria nelle tenebre dell'inconscio. La Vergine cominciava già a percorrere la via tracciata appositamente per il suo cuore: possedere immense ricchezze dell'anima sotto apparenze normali e insignificanti, ma anche conservare precisamente ciò che nemmeno lei era in grado di comprendere. Prima di essere una condotta riflessa, si trattava di una situazione necessaria.

Alcuni teologi hanno sostenuto che Maria sia stata dotata, fin dal primo istante della sua vita, dell'uso della ragione, e in questo modo abbia potuto accogliere in piena coscienza e accettare con tutta la libertà quella prima grazia che le era conferita. Ma questo significa immaginare gratuitamente un miracolo, che peraltro non sembra conforme al modo in cui la grazia agì nell'anima della Vergine, senza violare la natura. Perché avrebbe dovuto avere coscienza di sé fin dal primo momento dell'esistenza, se la grazia non lo richiedeva assolutamente? La grazia santificava Maria nello stato in cui si trovava. Santificava prima di tutto il suo inconscio, come avrebbe poi santificato la sua coscienza.

La psicologia moderna, che attribuisce grande importanza alla maturazione dell'inconscio nello sviluppo dell'individuo e riconosce l'enorme ruolo che queste forze nascoste possono svolgere nella formazione della personalità, ci aiuta a comprendere il valore di questa prima influenza della grazia nell'anima di Maria, anche al di fuori di ogni reazione cosciente. L'inconscio non è il nulla; l'io vi si trova già oscuramente presente, ed è questo io che la grazia avvolse nell'istante preciso in cui entrava nell'esistenza.

Maria non poteva quindi avere il minimo ricordo di questo ingresso della grazia nella sua anima. I ricordi degli interventi straordinari di Dio nella sua vita non risalgono al suo concepimento; la sua prima coscienza di un intervento sembra risalire all'Annunciazione, poiché è da lì che iniziò la narrazione dei suoi ricordi, e questo basterebbe già a metterci in guardia contro ogni ipotesi di attribuirle illuminazioni eccezionali e prodigiose. Il turbamento della Vergine di fronte al saluto angelico suggerisce che non viveva in un'atmosfera di visioni celesti. Il primo momento della sua esistenza era stato un miracolo, ma un miracolo che aveva rispettato le condizioni naturali dello sviluppo umano. Non avrebbe neppure accelerato quello sviluppo né dato a Maria una precocità maggiore: era di un altro ordine, di ordine soprannaturale.

Fin dal primo istante, l'anima di Maria apparteneva a Dio, prima di tutto nelle sue profondità inconsce. È così che il fondamento primo della sua psicologia fu riempito della grazia divina, e che questa grazia diresse integralmente lo sviluppo della sua personalità. In lei la grazia non incontrava opposizione; neppure la minima traccia di peccato veniva ad aggravare l'ereditarietà di Maria o a inclinare la sua anima verso il male. Non ci fu alcun conflitto a causarle complessi o a squilibrarle la personalità: sotto l'azione onnipotente della grazia, regnava l'armonia nella sua anima, un'armonia perfettissima, in cui tutte le tendenze umane si univano, trasformate e valorizzate dalla vita divina.

Non si potrebbe sottolineare abbastanza l'influenza di questa azione oscura e inconscia della grazia nella formazione del cuore di Maria. Infatti, nulla è più delicato di questa formazione; la minima deviazione, il minimo graffio nell'io ancora inconscio, all'inizio dell'esistenza, possono tradursi in futuro in difetti di carattere, in cattive inclinazioni che potranno essere in parte corrette, ma che non cesseranno di pesare sulla vita. Se non ci fu alcun disordine, alcuna instabilità, alcuna debolezza nel cuore della Vergine, è perché Dio intervenne molto prima del risveglio di quel cuore, e non permise mai che l'anima di Maria esistesse un solo istante senza essere interamente avvolta nel suo amore.

JEA N GA LOT, S.J.


domenica 9 novembre 2025

CUORE IMMACOLATO - Piena di grazia

 


Il CUORE DI MARIA


PRIMA PARTE  

LA CONSACRAZIONE


CAPITOLO I  

CUORE IMMACOLATO  


Piena di grazia

Quando l'angelo Gabriele si presenta a Maria per annunciarle la parola di Dio, inizia con queste parole: "Ave, piena di grazia" (Lc. 1,28). Perché non la saluta con il nome di Maria, il nome che pronuncerà subito dopo, nel tentativo di calmare la turbamento della giovane? Non è certo senza motivo che invece del suo nome le dice: piena di grazia; per l'angelo, come per Dio, di cui è ambasciatore e interprete, il vero nome di Maria è questo, questa grazia di cui la sua anima è piena. Il nome ha solo lo scopo di distinguere una persona da un'altra, farla riconoscere. Ciò che distingue Maria tra tutte le creature è che ha ricevuto una grazia eccezionale, è detentrice della grazia per eccellenza. Il nome che ha esprime agli occhi di Dio la realtà della sua anima. Si può dire che "piena di grazia" rappresenta la definizione del suo cuore, e per cuore della Vergine si intende il fondo intimo della sua personalità. Certamente, già nel nome di Maria, si trovava inscritta come una oscura intenzione divina, una certa evocazione del suo destino. La giovane di Nazaret portava il nome della sorella di Aronne, di una profetessa che era stata in passato associata in modo particolare al maggiore avvenimento della storia di Israele: la liberazione del popolo "dal giogo egiziano". Questa Maria aveva accompagnato Mosè in occasione dell'uscita dall'Egitto ed era stata testimone dell'intervento miracoloso di Javé che salvò la nazione giudaica; celebrò questo beneficio divino cantando con tutto il popolo un canto di lode a Dio, un primo "Magnificat" (Es. 25-1). Il nome di Maria si adattava dunque in modo speciale a colei che doveva essere non solo la testimone, ma lo strumento della vera liberazione dell'umanità, e che avrebbe intonato a breve un canto definitivo per il Salvatore che portava in seno. Ma al posto di questo nome le cui risonanze sarebbero rimaste misteriose, Dio volle conferire alla Vergine un nome che esprimesse con maggiore chiarezza l'amore unico di cui era oggetto. La grandezza di una predilezione divina eccezionale si traduceva nell'appellativo di "piena di grazia". Dio voleva dire a Maria che l'aveva amata in modo unico, che l'aveva scelta per la sua bontà preveniente. L'angelo Gabriele la salutava come essendo colei il cui nome significava: la favorita di Dio, l'amata di Dio. Amata di Dio o piena di grazia: le due espressioni sono più o meno equivalenti. La seconda viene solo a sostenere e completare la prima, a indicarle le conseguenze. Secondo il testo greco dell'Annunciazione, la parola dell'angelo si traduce letteralmente: "rallegrati, tu che sei stata agraciata", con la differenza che questa infusione della grazia è completa, il che ci porta a riconoscere in essa una pienezza o una perfezione della grazia.

Ora, nei scritti del Nuovo Testamento, questo verbo: "ringraziare" si trova solo all'inizio della lettera agli Efesini, dove San Paolo parla "della grazia che Dio ci ha concesso nel benamato", cioè, nel suo Figlio unico (Ef. 1, 6). E questo linguaggio aiuta a comprendere la missione dell'angelo. Dio ha depositato la sua grazia in Cristo, affinché essa venga a noi; e ha voluto che questa grazia di Cristo ci giungesse per Maria. Così come Gesù è "quello che è stato amato" e che ha raccolto per noi la grazia divina, Maria è amata da Dio, colei che è stata provvista, piena di grazia. Amore e grazia sono paralleli: l'amore indica prima la fonte primaria, il sentimento divino che è ricaduto su Maria e si è fissato in lei in modo straordinario; la grazia designa il favore oggettivo di cui questo amore ha arricchito la persona della Vergine. La pienezza di grazia costituisce la testimonianza che Dio ha amato Maria al massimo, e mostra il magnifico risultato di questa predilezione divina.

In che cosa consiste precisamente questa grazia eccezionale? La formula di saluto "piena di grazia" è estremamente lusinghiera, ma in sé stessa è vaga e non fa riferimento a nessuna qualità speciale di Maria. Ora, l'angelo si è preso cura di dichiarare più chiaramente cosa intendesse per questa grazia, quando disse alla Vergine che ella aveva trovato grazia davanti a Dio ed era stata scelta per diventare la madre del Messia. Questa grazia unica era, quindi, quella della sua gloriosa maternità, e allo stesso tempo tutta la perfezione di cui Dio le aveva riempito l'anima affinché potesse raggiungere questa maternità, una santità senza ombra e senza macchia; perché non conveniva che ella ricevesse la sua missione materna per semplice deputazione esterna, ma per la maturazione di un lavoro intimo nel profondo di se stessa. Fin dal primo istante della vita di Maria, il dono della maternità divina aveva cominciato ad agire in lei per adattarla alla sua vocazione. Rivolgendosi a colei "che è stata gratificata", l'angelo mira a questa grazia totale di cui Dio ha formato il suo cuore nel passato e il cui sbocciare meraviglioso egli offre nel presente. 

È rivelatore che Maria sia così distinta dall'amore di Dio, per grazia di Dio, e non per le sue proprie qualità o virtù. Potrebbe sembrarci più logico caratterizzare la personalità per le sue risorse spontanee e naturali, perché concepiamo il destino di qualcuno come uno sbocciare della sua personalità, un'applicazione delle sue risorse. E quando desideriamo esprimere ciò che costituisce il valore o il fascino, la bellezza o il segreto di un cuore, cerchiamo il sentimento umano che lo mette in evidenza e gli conferisce il suo attrattivo. Il cuore di Maria si definisce in modo ben diverso. Non si tratta di qualità o sentimenti umani, perché l'angelo non proclama l'eccellenza della virtù o del merito di Maria; non esalta ciò che ella ha realizzato o dato, ma ciò che ha ricevuto. Se Maria è privilegiata tra tutte le creature, è in ragione del favore divino, favore che per definizione è interamente gratuito, e quindi non può essere meritato da Maria. Il suo cuore ha come prima caratteristica non l'aver amato, ma l'esser stato amato, l'esser stato accumulato d'amore da Dio.

La formazione del cuore di Maria implica quindi un'operazione molto più fondamentale rispetto alla semplice educazione a livello umano: gli uomini possono solo contribuire all'educazione dei loro simili favorendo lo sviluppo di ciò che si trova in germe in essi; Dio procede in modo inverso: colloca all'inizio di questo sviluppo una forza divina. Doveva esserci una legge per il disabituarsi dei cuori, una legge paradossale, e cioè che la fonte della sua vita profonda sarà l'amore divino. E c'è una legge per tutti i cristiani, a sapere: essi possono esistere come tali ricevendo l'influsso vitale, non dalle loro risorse umane, ma dalla grazia divina. Maria è questa legge e il suo cuore è interamente prodotto dalla grazia divina.

È questa la ragione per cui non finiremo mai di penetrarne le profondità. Nel fondo del suo cuore c'è come un abisso infinito, l'abisso dell'amore divino, che ritrae incessantemente il suo limite apparente man mano che cerchiamo di raggiungerlo, e che, dopo averci causato innumerevoli meraviglie, ci offre ancora mille altri motivi di ammirazione. Tale fu l'abisso che l'angelo Gabriele contemplò estasiato nel momento dell'Annunciazione. La sua parola "piena di grazia", che potrebbe essere compresa nel senso di una bellezza superficiale, esprime una realtà abissale, la cui profondità l'angelo poteva contemplare perché aveva la visione di Dio.

JEA N GA LOT, S.J.