mercoledì 4 febbraio 2026

Novena del Santo Natale - Gesù prosegue l’opera sua nell’anima: la distacca da se stessa, purificando tutto l’interno del suo cuore

 


Gesù conduce l’anima alla verità del proprio nulla 


Quindi cercavo di fare quanto più potevo per contentarlo, mi impiccolivo, mi annichilivo e delle volte giungevo a tanto da sentirmi [14] quasi disfatto l’essere mio, in modo che non potevo operare, né dare un passo, neppure un respiro, se Lui non mi reggeva. Poi mi vedevo tanto cattiva che avevo vergogna di farmi vedere dalle persone, conoscendomi la più brutta, come in realtà lo sono ancora. 

Onde quanto più potevo fuggirle, le fuggivo e dicevo fra me stessa: “Oh, se sapessero quanto sono cattiva, o se potessero vedere le grazie che il Signore mi sta facendo (che io non dicevo niente a nessuno) e che io sono sempre la stessa, oh, come mi avrebbero in orrore!”.  

Onde la mattina, quando andavo di nuovo alla Comunione, mi pareva che nel venire in me facesse festa per il contento che ne sentiva, nel vedermi così annientata; mi diceva altre cose sull’annichilamento di me stessa, ma in modi sempre diversi dalla prima volta. Io credo che non una ma centinaia di volte mi ha parlato, e se mi avesse parlato migliaia avrebbe 36 [15] sempre nuovi modi di dire sulla stessa virtù. O mio divin Maestro, quanto sei sapiente!  Vi avessi almeno corrisposto! 36 - Luisa dice “terrebbe”, usando spesso –come è frequente nel meridione– il verbo “tenere” al posto di “avere”, e delle volte quest’ultimo come ausiliare al posto di “essere”.  

Mi ricordo che una mattina, mentre mi parlava sulla stessa virtù, mi disse che per mancanza di umiltà avevo commesso tanti peccati e che se io fossi stata umile mi sarei tenuta più vicina a Lui e non avrei fatto tanto male. Mi fece capire quanto era brutto il peccato, l’affronto che questo misero vermicciuolo aveva fatto a Gesù Cristo, l’ingratitudine orrenda, l’empietà enorme, il danno che ne era venuto all’anima mia. 


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