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martedì 28 settembre 2021

La battaglia continua 5 - CRISTIANI E MASSONERIA

 


La Chiesa con il suo Magistero, a partire da Clemente XII, ha sempre denunciato, nei confronti della Massoneria, la contrapposizione della Fede a quella sètta. È evidente questa divisione anche nel “Codex Juris Canonici” del 1917 al can. 2336:

«I chierici e i Religiosi che hanno aderito a una società massonica o ad una Associazione simile, devono essere puniti più duramente, e inoltre denunciati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, poiché si tratta presumibilmente di un delitto contro la Fede».

 Leone XIII, ai fedeli dell’“Humanum genus”, scrisse: «Ora il fondamentale principio dei naturalisti, come il nome stesso dice, è la sovranità e il magistero assoluto dell’umana natura e dell’umana ragione. Quindi, dei doveri verso Dio poco si curano o mal ne sentono. Negano completamente la rivelazione, non ammettono dogmi, non verità superiori all’intelligenza umana, non maestro alcuno, a cui si abbia l’autorità dell’officio da credere in coscienza (...).

L’esistenza di Dio, è vero, i framassoni generalmente la professano, ma che questa non sia in ciascuno di loro persuasione ferma e giudizio certo, essi stessi ne fanno fede. Infatti non dissimulano che nella famiglia massonica la questione intorno a Dio è un principio grandissimo di discordia: anzi è noto come pur di recente si ebbero tra loro su questo punto gravi contese (…) e anche con i massoni che ammettono l’esistenza di Dio»4.

 In quel documento, il Papa rivelò la fisionomia della sètta, la dimostrò nelle sue aspirazioni, denunciando che il suo fine ultimo è di distruggere ogni religione per sostituirvi il naturalismo, praticando l’indifferentismo religioso, negando la Rivelazione ed esaltando la ragione umana. Papa Leone XIII fu l’ultimo Papa che promulgò un’enciclica dottrinale contro la Massoneria, ma lo spirito dell’“Humanum genus” fa parte di tutte le grandi e radicali posizioni di principio assunte dalla Chiesa di sempre. Il segreto massonico e il giuramento sono le leggi essenziali della Massoneria. Lo scopo del “segreto” è: «(...) rivelati di mano in mano, ci si addentra nell’ordine dei gradi. La Massoneria non si rivela di colpo tutta intera, neppure ai suoi adepti più intelligenti ed addentrati nel suo spirito e questo è una necessità, perché il suo prestigio sia conservato. Le principali tappe dell’iniziazione sono segnate da giuramenti del genere dei giuramenti promissori (impegni per il futuro), dei giuramenti solenni (con una forma prescritta e con solenne cerimonia), dei giuramenti espliciti (ponendo la mano destra sul testo sacro). Nel rituale di accettazione secondo la massoneria di san Giovanni (Grande Loggia d’Inghilterra) l’apprendista deve prestare giuramento.

La descrizione del luogo in cui avviene, è questa: «Intorno a lui tutto è spaventoso, fosco e la stanza è rischiarata solo da qualche fiammella; egli deve pronunciare le seguenti parole: “Io giuro di non rivelare mai nulla a proposito della parola, del segno e della stretta di mano, nulla di ciò che nella loggia da questo momento in poi mi verrà comunicato. Se svelerò qualcosa, concedo ad ogni fratello che ne verrà a conoscenza di tagliarmi la gola e di strapparmi la lingua”. Questo è il giuramento dell’apprendista; ancora più terribile è quello del compagno che concede ai fratelli di squarciargli il petto, strappargli il cuore e gettarlo agli uccelli. Il giuramento poi del maestro è talmente tremendo che non lo si può ripetere»5. 

Il giuramento massonico, quindi, impegna al più assoluto segreto e a una ubbidienza incondizionata. Clemente XII, nella sua enciclica “In Eminenti”, fa conoscere lo stretto e impenetrabile legame, con il quale le sètte sono «nascostamente obbligate ad ammantarsi di inviolabile silenzio, sia in forza di severo giuramento prestato sulla Bibbia, sia sotto la minaccia di gravi pene». Benedetto XIV ribadisce «lo stretto ed impenetrabile fatto del segreto con cui si cela quanto ivi si compie». Pio VII, nell’enciclica “Ecclesiam a Jesu Christo”, dice che «le adunanze clandestine» e «quel severissimo giuramento di mantenere il segreto, da soli potrebbero essere motivo di condanna». Pio IX, nella Lettera “Multiplices Inter”, scrive che «dev’essere certamente empia e nefanda quell’Associazione la quale ha così in orrore la luce del giorno». Leone XIII, nell’enciclica “Humanum genus”, scrive: «Sebbene fingano di non volersi nascondere e tengano le loro adunanze alla luce del sole e sotto gli occhi dei cittadini, e stampino riviste proprie, tuttavia a guardarvi più a fondo, queste sètte conservano il loro vero carattere di segretezza. La legge del segreto, infatti, vi domina e molte cose, in forza di uno statuto inviolabile, devono essere tenute gelosamente celate non solo ai profani, ma alla maggior parte degli stessi iscritti». E aggiunge ancora: «questa continua finzione, questo volere rimanere nascosti (…) sono eccessi che ripugnano altamente la natura». «Il bene non ha ragione di nascondersi, almeno in via di principio. Soltanto accidentalmente e temporaneamente può essere necessario occultare una dottrina o un istituto anche buono, in caso, cioè, di ingiusta persecuzione». Gesù Cristo stesso ha detto: «Chiunque, infatti, fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere» (Gv. 3,20). 

Leone XIII scrive ancora: «Il giuramento imposto dalla Massoneria è un’adesione alla quale bisogna abbandonare la propria volontà superiore a scopi sconosciuti, quell’empio giuramento che viene richiesto nei gradi inferiori, fa solo di per sé comprendere quanto sia illecito iscriversi ad essi o in essi restare».

sac. dott. Luigi Villa 

venerdì 17 settembre 2021

La battaglia continua 5 - LE “TRE BESTIE” DELL’APOCALISSE

 


LE “TRE BESTIE” DELL’APOCALISSE 

Ce ne parla San Giovanni evangelista nella sua ApocaIisse: la prima, è il “Dragone rosso”, in lotta contro gli Angeli e contro la Vergine e il suo Figlio; la seconda, è la Bestia sorgente dal mare “per far guerra ai Santi e vincerli”; la terza, è il falso Agnello che parla come il Drago e mette a morte chi non l’adora. E tutte e tre le Bestie faranno spettacolari prodigi, perché «tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, ricevessero una impronta sulla loro mano destra o sulla fronte, in modo che nessuno potesse comprare o vendere se non chi ha l’impronta, il nome della Bestia o il numero del suo no me» (Cfr. Apoc. XIII,18). Oggi, noi tutti ci siamo dentro, in pieno! I Codici fiscali, imposti dal Potere Segreto Internazionale, che ci numera anche i capelli sulla testa, e fa fluttuare la Borsa e il dollaro a suo piacimento, “scatenando una corsa affanno sa delle masse ciecamente risparmiatrici”! A noi il comprendere, con la nostra mente e intelligenza – coi suoi undici miliardi di cellule, collegate con diecimila miliardi di connessioni e circuiti – quello che c’è di ascoso in questo scritto di S. Giovanni, ispirato da Dio. Ricordiamo, perciò, la prima vittoria di Lucifero su di noi, quando riuscì a bloccare la nostra elevazione dello spirito a Dio, per precipitarci negli abissi del razionalismo superbo: «Se mangerete del frutto della scienza del bene e del male, diventerete come Dio»! E i nostri progenitori mangiarono, sì, di quel frutto, ma fu la tragedia dell’uomo! Lo sta a testimoniare tutta la indecifrata “Pre-istoria”, la “Proto-storia”, la “Storia classica”, la “Storia moderna” sì da poter dire «di che lacrime gronda e di che sangue» tutta la nostra storia in questa “valle di lacrime” in cui siamo! Per stare ai nostri tempi, pensiamo al progenitore della Sinarchia, l’ebreo Amos Komiski, che all’ordine immutabile delle leggi divine e umane, contrappose l’evoluzionismo ateo che rivoluzionò e colpì a morte la vita spirituale e la libertà dell’uomo. Nel 1957, l’ONU lo proclamò “grande antenato spirituale” in quel suo programma del 1957, “Lux in tenebbris”, ma che era luce infernale che si proponeva di “distruggere la Bestia apocalittica del Sacro Romano Impero assieme all’idolo, la Chiesa Cattolica”. E da qui, le Bestie apocalittiche “con le sette teste ripiene di nomi di bestemmia”, offuscarono la mente umana coll’assurdo razionalismo cartesiano, col panteismo cosmico di Spinoza, col nomadismo di Leibnitz e di Wolf, col criticismo anti - metafisico di Kant, con l’isteria dialettica di Hegel, col materialismo scientifico di Marx, con la follia del “super-uomo” di Nietzsehe, ecc.., tutte manie superbe che si organizzeranno nelle Congreghe diaboliche massoniche, che, nel nome dell’uomo, daranno guerra ad ogni apertura religiosa e civile. Un cammino luciferiano che fa capo alla massoneria integralmente giudaica dei B’nai B’rith, che ha in mano anche le Multinazionali e l’alta Finanza mondiale! 

E siamo alla seconda Bestia dell’Apocalisse, che fa scempio dell’anima e del corpo. Basta guardare alle innumerevoli turpitudini che si commettono oggigiorno su tutta la faccia della terra. Fermiamoci anche solo sulla psicanalisi incestuosa e parricida di Freud, ricavata dalla Cabala. Fu un allucinato maestro, seguito subito da tanti altri “untori di peste”, usciti dal Talmud, quali: Jung, Adler, Weiss, Modena, Levi, Hirsch, Lovacs, Assagioli, Musatti, Servadio, Svevo, Saba, Gadda, Moravia, Groddeck, Reich, Schmid. Tutti maestri di lussuria e di peccati contro natura fino a definire “rivelazione mistica” l’orgasmo dell’incesto e di nefande relazioni bestiali! Fino ad affermare – come fa il Reich – che «la perfezione di questo culto si ha quando si spinge i bambini, dai tre ai cinque anni, a fondersi “organicamente”»! Si ricordi, qui, quello che faceva la Vera Schmidt, seguendo il Reich a Mosca, e cioè incitare i bimbi innocenti del suo asilo allo sfogo degli impulsi sessuali per dare inizio, così, alla liberazione rivoluzionaria. È il verme che mangia la turgida gemma primaverile!.. Ma che dire anche di questa cloaca di oscenità che oggi vomitano i cinema, le TV, le edicole, i filmini più che rosa e i rotocalchi più che porno? E che dire di tutta quella produzione industriale di mezzi contracettivi e sterilizzanti? E che dire, ancora, di quella immane e orrenda carneficina, su scala mondiale, qual è la legge sull’aborto, imposta e propa - gandata dai plutocrati ebrei con a capo i Rockefeller, i Ford e Company?.. E perché, allora, Paolo VI si crucciava (?!) quando i teologi del Suo Concilio gli chiedevano la liberalizzazione indiscriminata del sesso e Lui chiedeva loro di lasciarGli tempo per supplementi d’indagini, mentre Gli sarebbe bastato, da Sacerdote, ripetere loro le Parole di Cristo: «Se uno ha solo guardato una donna per desiderarla ha già commesso adulte rio»? E così, pubblicò la Sua “Humanae vitae” quando i buoi – come si dice – erano già fuori stalla a pascersi di erbe avvelenate, ed anche tra le pro teste di quei creduti teologi progressisti! 

Ed eccoci alla terza Bestia apocalittica, il potere universale, ormai coalizzatosi nella Sinarchia mondialista, quella, cioè, che ormai sta fiscalizzando anche i capelli del nostro capo, e sta inquinando tutta la faccia della Terra con le spaventose radiazioni atomiche, che sterilizzano ogni germe vitale e rinsecca tutti i boschi verdeggianti. Chernobyl fu solo un ammonimento! Quella Sinarchia, ancora, che ha già fatto confluire in poche famiglie ebree, strettamente imparentate, tutta la liquidità monetaria delle Nazioni che, ormai, non fanno che beccarsi l’un l’altra come i polli di Renzo! Difatti, il Talmud sentenzia: «Israele sarà benedetto da Dio quando tutti i popoli della terra saranno suoi creditori e lui non sarà debitore di nessuno». Per questo, si guardi alla giungla dell’economia mondiale; si guardi a tutti gli Stati dell’orbe – Terzo Mondo in testa! – come stanno affogando nei debiti! Una schiavitù usuraia che fu iniziata dall’ebreo Mosè con l’intro durre il “Manrè”, ossia “l’accredito scritturale su un misero foglio di carta”, e giù giù, attraverso i secoli, fino al suo sviluppo moderno, iniziato a Venezia nel 1600 con la giudaica “Banca del Giro”, che soppiantò il “Banco di Rialto”. Da qui, poi, il sistema passerà ai “conversi spagnoli” di Amster dam, e poi a Londra, con Guglielmo d’Orange e Cromwel, e, in seguito, a Francoforte sul Meno con gli “ebrei di corte”, e, infine, il “gioco di Borsa”, i cui segreti – si disse – erano noti solo ai discendenti dell’ebreo errante! Così, il gioco epilettico dell’oro e del dollaro, passa sul misterioso asse “City-Wall Street”, che fa naufragare le Nazioni sugli scogli dei Cambi e delle Borse. Sono ancora i Rothschild che controllano la finanza mondiale. Essi, i fondatori degli “Illuminati” di Baviera; Essi, i firmatari del “Manifesto” di Marx, vigilano sulle Multinazionali e il centro massonico dei “B’nai B'rith” americano. Questo ci fa ricordare il “Vitello d’Oro” e la sentenza: «Chi controlla il sistema monetario ha il potere assoluto in pugno». Una sentenza che ci richiama anche l’altra di Spengler: «Non c’è un solo movimento di massa che non sia stato dirottato nella direzione indicata dal denaro». Della potenza di quella sètta monetaria ne fa prova anche quando, nel 1913, costrinsero il Senato-USA a cedere il loro monopolio di emissione di carta anti-moneta, fondata sui debiti di Stato, col “Sistema della Riserva Federale”. Da qui l’insorgere di tutte le Rivoluzioni! Per stare agli ultimi avvenimenti, la nascita del Bolscevismo e del Nazismo, entrambe largamente finanziate dai grandi trusts bancari. I veri padroni del mondo, dunque, oggi, sono le onnipotenti Congreghe: dal “Bildeberg” al “C.R.F.”; dalla “Tavola Rotonda” alla “Trilateral”; dalla “Pil grims” alla “Pugwash”. Tutti benedetti dalla Sinagoga! Ma allora, cos’è questo stupido blaterare di continuo sulla “dignità dell’uomo”? C’è proprio da rileggere: «Dio affilerà la spada e con Lui combatterà l’orbe della terra contro gli insensati»! (Sap. V,20). Ma la lurida commedia delle conferenze e delle “marce della pace” continua a confondere e a tradire l’incauto e disorientato “popolo di Dio”, per niente preoccupato, finora, del tragico destino che lo minaccia e lo attende durante una prossima generazione!

sac. dott. Luigi Villa  

martedì 14 settembre 2021

La battaglia continua 5 - IL TERREMOTO IN UMBRIA

 


Fu nel settembre 1997. Fu un altro “segno dei tempi” che ci fa ricordare l’invito al discernimento, come lo stesso Gesù ci invita a fare: «Ipocriti, l’aspetto della terra e del cielo sapete valutarlo e il tempo presente non sapete valutarlo. E perché da voi stessi non discernete ciò che è giusto?» (Lc.12,56-57). Quindi, valutiamo anche noi quei “segni” come “messaggi” dati da Dio ai suoi figli immemori di Lui. Ora, Dio permette il male fisico per trarne un bene morale maggiore, purché l’uomo collabori con Lui. Dio è giusto e usa la Sua giustizia in funzione della Sua misericordia. «Come figli vi tratta Dio. E qual è quel figlio che il padre non corregge?» (Ebr. 12,7). Solo quando l’uomo si ostina nel male (= peccato), la giustizia di Dio viene come “costretta” alla condanna, anche definitiva. «È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!» (Ebr. 10,3). Certo, noi non diciamo che gli abitanti di Assisi fossero peggiori di tanti altri peccatori cristiani. «Credete che quei diciotto, sui quali cadde la torre di Siloe e li uccise, fossero colpevoli più di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico! Ma se non vi ravvedete, tutti perirete in modo simile!» (Lc. 13,4-5).

Quindi, questo terremoto ad Assisi va considerato come un “ammonimento” da parte di Dio. “Digitus Dei est hic!”. Riflettete: la terra di S. Francesco ha tremato, per la prima volta, il 26 settembre, vigilia del giorno dei santi Cosma e Damiano, il Santo della famosa chiesa di S. Damiano nella quale Francesco entrò a pregare, e dove sentì per tre volte una voce che gli diceva: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, va tutta in rovina!» (cfr. leggenda major, c.11). Il poverello cominciò, allora, a restaurare quella chiesetta, simbolo della necessaria restaurazione della Chiesa. Anche quel giorno del 27 settembre 1997 cade in rovina la Basilica di S. Francesco e la stessa chiesetta di S. Damiano. Ora, osserviamo: nella Basilica Superiore sono crollate due vele: quella con l’affresco di S. Marco Evangelista e quella di S. Girolamo, il più grande esegeta dei Libri sacri e patrono dei biblisti. Perché?.. Io direi: perché l’evangelizzazione, oggi, è quasi agonizzante per quel diabolico “dialogo” che ha il “docete” di Gesù Cristo in conversazione da salotto e anche peggio! Entrambi i Santi degli affreschi crollati ci ricordano lo scadimento dello scadimento in cui è venuto, oggi, l’annuncio della “Parola” di Dio in cui manca, però, la linfa del soprannaturale, e questo nonostante il pullu lare, nelle librerie, di libri “esegetici” e nonostante i “corsi biblici” a cui partecipano anche gli atei. È il caso di ripensare a quello che già diceva S. Girolamo: «Poco vale leggere la Bibbia, se male la si inter preta», o addirittura la si mutila a proprio conto, sedotti dal metodo (ir)razionalista (a)critico, che rinnega, però, la Tradizione e il Magistero! «Guai a voi, dottori della legge, che vi siete impossessati della chiave della scienza!.. voi non vi siete entrati e avete impedito coloro che vi volevano entrare! » (Lc. 11,52). Proseguiamo nell’interpretazione dei “segni dei tempi”. Da quando (26 otto bre 1986) Giovanni Paolo II ha indetto l’incontro interreligioso delle false religioni, parificando, di fatto, tutte le credenze religiose, facendo degenerare l’ecumenismo in un sincretismo religioso, in un relativismo di spirituali, impregnate nella ricerca di una “pace” puramente terrena, così che DIO, quello UNO e TRINO, fu l’unico Assente da quelle diaboliche tavole rotonde, attorno alle quali si assisero persino gli “animisti”, non è da meravigliarsi che il VERO UNICO DIO abbia mostrato la Sua disapprovazione e colpisse il luogo di quell’incontro! Inoltre, si potrebbe vedere un’altra “disapprovazione” di DIO anche in quella sera di sabato dello stesso 27 settembre, nella quale, a Bologna, si teneva quell’indecorosa pagliacciata di canti e danze, a conclusione del presunto “Congresso Eucaristico Nazionale”, in cui, invece di una veglia di preghiere e digiuno, il cardinale Biffi aveva permesso che si organizzasse quella esibizione di cantanti rock, di vita tutt’altro che esemplare, e con musica che, certo, non serviva ad avvicinare le anime a Dio! Un’atmosfera di stadio, con urla e danze più o meno scomposte, che non permettevano né raccoglimento, né devozione, né preghiera, quanto meno l’adorazione che si doveva a Gesù-Eucaristico! Il cardinale di Bologna, cioè, non conosceva affatto l’insegnamento di Papa S. Martino I: «Il popolo deve essere istruito, non seguito»!.. Ergo, Papa, Cardinale e Vescovi avrebbero dovuto disertare da quella gazzarra indecorosa e indegna di un “Congresso Eucaristico”, e portarsi, invece, in quelle terre umbro-marchigiane a consolare quei poveri fedeli! Un’ultima riflessione: quelle “scosse” senza fine di un terremoto, un vero sciame sismico, e, in particolare, quella forte scossa del 3 ottobre, vigilia della festa di S. Francesco, patrono d’Italia, non avrebbero dovuto ispirare alla Gerarchia qualcosa d’altro che non l’impegno di scoprire le colpe dei cattolici del passato, più o meno inventate e certamente segno di ignoranza storica e di fede, chiedendo perdono a tutti, ignorando persino che le colpe e i meriti sono strettamente personali? E che senso possono avere queste richieste di perdono quando non sono fatte da chi ha offeso a chi è stato offeso?.. Sembrano, ormai, programmate come uno sport che attira applausi delle masse ignoranti, ben contente di vedere umiliata solo la Chiesa!

sac. dott. Luigi Villa 

lunedì 6 settembre 2021

La battaglia continua 5 - ANCORA CRISI NELLA CHIESA?

 


Oggi, ci troviamo in una situazione, direi, senza precedenti nella storia della Chiesa. Chi conosce la Storia, infatti, non può dissentire da questa nostra affermazione. Ma gli esempi possono convincere. Quando il giudeo Hitler venne a Roma in visita trionfale, tra le sacre vestigia romane e cristiane, sventolavano una marea di Croci uncinate. Pio XII, però, per protesta, abbandonò il Vaticano, ritirandosi a Castel Gandolfo. Lì, dichiarò, angosciato: «Qui, nel Centro della Cattolicità impera un’altra Croce che non è quella di Cristo, ma il suo contrapposto più assoluto!». Pio IX aveva tentato di arginare la marea saliente di eresie ed errori con le Sue profetiche encicliche, ma i suoi furiosi nemici sghignazzavano: «Sarà anche infallibile, però è sicuramente un fallito!» e lo rinchiusero tra le mura aureliane, da vivo, e tentarono di gettare il Suo cadavere nel Tevere, da morto, e con l’occupazione misero come sindaco a Roma il giudeo Nathan, Gran Maestro della Massoneria, nemico furente del Cattolicesimo! 

I suoi successori continuarono la difesa della dottrina cattolica, come un Pio X con la Sua immortale “Pascendi”, come un Pio XI e un Pio XII. Ma poi, arrivò al soglio pontificio il senescente Giovanni XXIII che, a soli tre mesi dalla sua elezione, il 26 gennaio 1959, tra lo sbalordimento dei 18 Cardinali presenti con Lui nella Basilica di San Paolo, annunciava: «Pronunciamo con umile risoluzione la proposta d’un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale, allo scopo di richiamare alcune forme antiche di affermazioni dottrinali e di saggi ordinamenti ecclesiastici». Parve un gesto di incoscienza, ma che si riscontra anche nel Suo discorso d’apertura, che il card. Giovanni Colombo garantì che fu compilato dal suo successore, poi Papa Paolo VI, con questa paradossale direttiva: «È necessario che questa dottrina, certa ed immutabile, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo». Così, il 5 giugno 1959, Giovanni XXIII insediava la Commissione ante-preparatoria, presieduta dal Segretario di Stato il card. Tardini (già all’opposizione, col suo collaboratore Montini!), che elaborò “72 schemi” conformi alla dottrina di sempre della Chiesa, aperti, comunque, con misura e saggezza, ai bisogni dei nostri tempi. Ma, nello stesso primo giorno delle discussioni conciliari, il 13 ottobre 1962, quegli schemi furono del tutto sconvolti e fatti addirittura annullare per l’intervento del cardinale Liènard, che non era neppure autorizzato a parlare! Che riuscì a far annullare tutto e a fare formare altre liste dai Padri conciliari; in tre giorni, infatti, ne spuntarono ben trentaquattro! Praticamente, si può dire che una minoranza di vescovi neo-modernisti si erano imposti “de facto” al Papa, con un loro atto di autonomia ribelle, in nome di un fantasma di “collegialità” che si evocò subito un potere pieno e quasi supremo!

Papa Giovanni XXIII cedette subito, senza batter ciglio. Dopo duemila anni, il “Primato”, fondato sul “Tu es Petrus”, salta in aria per lasciar strada al fantomatico “aggiornamento”, presentato da “esperti”(!), squadristi, protetti da onnipotenti “padrini”, quali, ad esempio, il cardinale Alfrink, distruttore della Chiesa olandese, seguace delle teorie del super-eretico domenicano Schillebeeckx, a capo della “para-gerarchia”! Una prova: quando il 14 novembre, il card. Ottaviani presenta lo schema su le “Fonti della Rivelazione”, insorgono subito i cardinali Bea, Alfrink, Frings, Liènard, Köenig... e così la “Dei Verbum” viene accantonata e affidata a una nuova Commissione, manovrata dal card. Bea e affini! Un’altra prova: il 23 dello stesso mese di novembre, ci fu uno scontro frontale tra il card. Ottaviani e il card. Bea; Ottaviani, per la “tolleranza religiosa”; il card. Bea, per la “assoluta libertà”. Vinse ancora Bea, sostenuto dal blocco renano dell’Alleanza, sotto lo specioso pretesto del nuovo “spirito ecumenico”. Il dogma “extra Ecclesia nulla salus” doveva, quindi, finire! Anche sullo schema della “Riforma liturgica”, oltre che eliminare il latino, si delineò lo “spontaneismo” che andasse bene a tutti, anche ai Protestanti. E poiché il card. Ottaviani mise in guardia perché non si manomettesse la “legge fondamentale della preghiera”, che è anche legge suprema del credere, il Presidente di turno, il card. Alfrink, innervositosi, fece interrompere addirittura l’impianto di amplificazione, scatenando un vivo applauso da parte dei progressisti. Nessuna meraviglia, quindi, che l’esperto (!) conciliare Hans Küng abbia esclamato esultante: «Eravamo una sparuta minoranza, ora siamo praticamente pa droni»! Morto Giovanni XXIII, Paolo VI tenne uno strano discorso inaugurale: «Il più alto scopo del Concilio è un insegnamento in forma più moderna ed efficace che anteponga al fine dogmatico un altro più urgente (?!) e salutare (!!), quello pastorale (!)».

Parole di un “Papa”! Prima della Fede, quindi, l’azione?.. Perfino il Suo grande amico Guitton, sul “Tempo” del 6 giugno 1980, scriveva amaramente: «Era falso il dire che un Concilio potesse essere pastorale senza essere prima dogmatico; e per questo, invece che una fioritura si è prodotto il contrario». Perfino Paolo VI, poi, piagnucolando, ebbe a confessare: «Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio»! Da qualche “fessura”? E chi le aveva fatte queste “fessure” se non Lui, Paolo VI?.. Guardiamone alcune: la “Riforma liturgica”. Qui, mi restringo solo alla “formula” della “consacrazione del vino”, che risaliva all’epoca apostolica. Nella traduzione italiana del “Novus Ordo Missae” di Paolo VI, invece, si son fatte devianti falsificazioni. La prima: fu cambiato il genitivo specificativo “del nuovo ed eterno Testamento”, in un ablativo “per”, che ha sapore di un significato evoluzionistico. La seconda: si è cambiato il futuro “effundetur” in un participio passato, “versato”, che contraddice la realtà storica e la “presenza perpetua” del nuovo ed eterno Testamento”. Inoltre: l’“enim” fu fatto scomparire, posponendo, il “mistero della Fede”. La terza: il “molti” fu cambiato in “tutti”!.. Così, si è colpita al cuore la mistica realtà del “sacrificium” della Messa! Bisognerà rimettere le cose a posto, come si è riuscito a fare per il N° 7 delle Istruzioni della prima edizione del “Nuovo Messale”, che era “eretico” già nella definizione di Messa! E potrei continuare in tutte le altre parti della Messa di Paolo VI, come, ad esempio, l’ “Offertorio”, copiato, storpiato, per noi, dal Talmud; o dal Vangelo della distruzione di Gerusalemme, eliminato perché l’inciso della “vera” abominazione della desolazione posta nel Tempio, non piaceva alla Sinagoga! Ma tutte questo e altro lo scriverò – Dio piacendo! – in un altro mio libro specifico sulla “Santa Messa di ieri e di oggi”! Ora, mi soffermo sulla “Gaudium et Spes”, dimentica del tutto del monito di evangelista che scrisse: «esso (il mondo) è posto totalmente nel maligno». Perfino “Il Settimanale” del 5 maggio 1981, pubblicava: “Il gesuita proibito” aveva vinto, ed era diventato il simbolo della nuova teologia, la quale aveva fatto molti proseliti anche tra i Padri del Vaticano. Infatti, l’ala teilhardiana riusciva ad imprimere il suo spirito in alcuni documenti fondamentali, come la “Gaudium et Spes”. Qui, si dovrebbe, forse, fare una parentesi per far conoscere chi era questo Teilhard de Chardin, condannato dal S. Ufficio il 30 giugno 1962 per il suo evoluzionismo folle che ripeteva le bestialità della Gnosi massonica con un sottofondo di sesso-teologia. Per lui, il “Cristo cosmico” era una specie di prototipo dell’uomo, spuntato come un fungo dalla “materia divina” in eterna evoluzione, fino a raggiungere il “punto Omega”, dopo di che si auto-comunicava con Dio, in un tutto panteistico. Eppure, di questo strampalato eretico gesuita, il 12 maggio 1981, l’allora Segretario di Stato di Giovanni Paolo II, scriveva all’ausiliare “rosso” di Parigi, Mons. Poupard, (poi promosso cardinale!): «Celebriamo la sua possente intuizione poetica sul profondo valore della natura e l’ampia visione del divenire del mondo». Parole degne della sua appartenenza alla Massoneria! Su questa falsariga è stata redatta la “Gaudium et Spes”, in cui molte proposizioni di quella Costituzione “pastorale” esaltano il progresso antropologico e scientifico, che ignora completamente e la Grazia divina e la Creazione. Per esempio: nell’articolo 63 si esalta “Il dominio crescente dell’uomo nella natura”. E per l’uomo, afferma: «Oggi, procede sulla strada di un più perfetto sviluppo della personalità e della progressiva scoperta dei propri diritti» (art. 41). Parole non si sa se puerili o ignoranti. Basterebbe che chi le scriveva avesse pensato a tutte le schiavitù che ci hanno costretto queste ideologie moderne, insatanate di sesso, di droga, di ateismo! Anche l’art. 44 lo può attestare: «La Chiesa confessa (!) che molto giovamento le è venuto e le può venire dalla violenta opposizione di quanti la avversano e la perseguitano, e non ignora quanto essa abbia ricevuto dalla storia e dal progresso del genere umano». Parole, anche queste, di una squalificante cognizione del mondo di ieri e di oggi! perché Paolo VI non è an dato a rallegrarsi con il KGB del comunismo ateo, in qualche angolino della Siberia per constatare de visu quel “progresso del genere umano” nei più che duemila lager dove soffrivano e morivano i nostri fratelli della “Chiesa del silenzio”?.. Avrebbe ancora voluto quel “Silenzio della Chiesa” su quella dei lager, delle torture e della morte?.. Da notare, comunque, che questa “Dichiarazione” conciliare fu curata dal gesuita card. Bea, circondato da altri cripto giudei, quali l’Osterreicher e il Baum (che aveva gettato alle ortiche la tonaca!) e l’onnipotente card. Willebrands! Sarebbe troppo lungo, qui, richiamare altre enunciazioni del Vaticano II “pastorale”. Basti ricordare la “libertà religiosa”, il “falso ecumenismo”, la definizione che il Corpo Mistico “sussiste” solo nella Chiesa, la riluttanza a parlare della Tradizione e della Vergine, la confusione tra “Primato” e “Collegialità”, lo strano silenzio e la non condanna del comunismo, il tutto avallato da un “Concilio pastorale” senza dogmatica. Difatti, quando i Padri più intelligenti e di fede, chiedevano che si delimitassero i confini delle enunciazioni, si sentivano rispondere dai “padroni” conciliari: «Qui, non si fa dogmatica; si fa filosofia, si fa pastorale»! Ma poi, a lavoro ultimato, tutto diventava come dogmatico, si da intervenire, con sussiego, contro coloro che avanzavano dubbi sull’assoluta infallibilità del Vaticano II! Il card. Ratzinger, comunque, dopo il Concilio, nel suo libro “Rapporto sulla Fede”, mise in evidenza l’enorme “crisi” religiosa avvenuta dopo quell’Assisi ecumenica e che ha scatenato enormi eresie su tutti i piani dogmatici della nostra Fede. E allora, come non si deve citare quella frase del Vangelo «Non può un albero buono fare frutti cattivi»? Dal contesto conciliare è ben evidenziato che la conclamata “meta” del Vaticano II era quella di far uscire dalle “morte gore” di una ritualistica adorazione di Dio per andare incontro all’uomo e al suo progresso. Vale dire: si doveva passare dal “teocentrismo all’antropocentrismo”! Difatti, si passò subito dal “nozionismo” dogmatico alla proclamazione della “morte di Dio”, dettata dalle folli ideologie d’oggi e dalla materialistica tecnologia moderna. E fu subito la “Torre di Babele”, che polverizzò anche il “buon senso naturale”! Anche i Seminari e le Università cattoliche furono polverizzate da nozionismi intellettualistici e in ribellioni ed eresie sconcertanti! E non parliamo, poi, di quello sconcertante “falso ecumenismo” che non distingue più, ormai, in nessun modo, i veri dai falsi valori e che non accetta più, indiscriminatamente, ogni errore religioso e ogni costume anche immorale e barbarico, che non avrà più un “Redentore” che li salvi! Perché questo ecumenismo non fa parte, al certo, della “Missione” che la Chiesa ebbe dal Suo Fondatore: «di ammaestrare e battezzare tutte le Genti, per fare un vero ed unico ovile con un solo Pastore». Fuori di questa “Missione”, data alla Sua Chiesa da Cristo, non resta che uno stupido “pacifismo” e una evanescente “fraternità”! Anche la denominazione di “Popolo cristiano”, vera identità dei battezzati in Cristo, fraudolentemente cambiata nell’altra di “Popolo di Dio”, ci ha ricacciato indietro i duemila anni, prima di Cristo!

Il 4 ottobre 1969, Paolo VI, prima di presentarsi alla tribuna dell’ONU per recitare un Suo discorso, si fermò, in raccoglimento, nella “Camera di riflessione giudeo-massonica” dell’ONU, dove c’è un altare “per un Dio senza vol5 La Batt. continua ANNA:5 La Batt. continua 08/11/10 15:45 Pagina 47 48 to”, quello del Non Essere, Lucifero, e lì, compunto, magnificò come «l’edifico universale che regge sulle nostre coscienze, sulla coscienza morale dell’uomo», l’Adam Kadmon, che spuntò evoluzionisticamente dal Nulla, per eliminare il Creatore. Esso sarà messo al centro di quel “Tempio massonico della Sinarchia”, che avrà la struttura di stella a sei punte, falsificata stella di David. In ognuno di quei sei raggi, verrà rinchiusa una grande organizzazione religiosa, compresa la nostra cristiana. Sarà la Sinagoga di Satana! Anche il massone card. Suenens, il 23 marzo 1973, in Ann Arbor, ai 300 pastori protestanti che vi si trovavano per una Conferenza mondiale di teologi, che gli chiesero: «Come vede il futuro? Aspetta il Vaticano III?». Egli rispose: «Vedo Noi, Capi delle Chiese, simbolicamente convenire là dove partimmo, a Gerusalemme, perché, così, siamo cristiani menomati, inibiti, con tutti i doni dello Spirito Santo in ghiacciaia. Infatti, lo Spirito Santo fu oscurato, relegato all’ultimo posto, quindi, svalorizzato con Maria». Lui, invece, rimosso da Roma, dalla sua diocesi di Malinen-Bruxelles, Lo stava valorizzando col suo “Movimento Pentecostale”, dove i fanatici del Movimento si scatenano in danze ancestrali e promiscue!.. 

***

Ecco la “nuova evangelizzazione”: dialogo, ecumenismo, aggiornamento, collegialità democratica, dignità dell’Uomo, comunità di massa, teologia della liberazione, rivoluzione cristiana alla Fidel Castro, rilettura e reinvenzione dei Vangeli, nuovi catechismi, pregni solo del Vaticano II, corsi pseudo-teologici, acculturazione indigena, assemblee a getto continuo, conferenze episcopali nazionali a profusione, sproloqui più che tollerati dei teologi aggiornati (ad esempio: W. Kasper, il quale nel suo “Gesù Cristo” nega ogni storicità e realtà dei Vangeli, affermando: «Certi dogmi possono essere stupidi e precipitosamente prematuri»!).

In questo terremoto post conciliare, possiamo domandarci: cosa ci sta a fare, oggi, il Papa?.. Ma Lui viaggia incessantemente, tiene lunghi discorsi tra acclamanti folle cosmopolite, convinto, forse, che “la parola è il tutto”, anche prescindendo dalla verità. Questo spiega anche perché sia stato uno dei principali ispiratori della Dichiarazione sulla “Dignità umana”, dove, tra l’altro, si proclama: «Il diritto degli esseri umani alla “libertà religiosa” ha il suo fondamento sulla dignità della persona», dimenticando, però, che l’uomo non può essere “libero che nella verità e santificato da essa”, e che la verità assoluta si trova solo nel Verbo di Dio, per cui, di conseguenza, solo «chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato» (Mc. XVI,I6). Quindi, l’umanesimo antropocentrico, voluto dal Vaticano II, contro o superiore al teocentrismo, non può essere stato che ispirazione della massima massonica: «Noi cerchiamo l’Uomo nell’Uomo, vuol dire la fine di ogni valore trascendente e dell’uomo stesso»! Difatti quel richiamare in modo ossessivo le dignità assoluta e divina dell’uomo è inconcepibile in un’epoca, come la nostra, sotto continua minaccia di sterminino atomico e di gravissime altre sciagure apocalittiche! Come si poteva parlare, allora, di redenzione ed umanesimo integrale?.. Non è, invece, inspiegabile che la Chiesa di Roma parli tanto di un ecumenismo che abbraccia tutti gli errori? Come si può, ormai, vagliare da soli “i veri fratelli dai falsi fratelli?”. 

sac. dott. Luigi Villa

giovedì 2 settembre 2021

La battaglia continua 5 - LUTERO FLASH

 


LUTERO FLASH 


La sua lotta contro la Chiesa “tradizionale” 

1. È vero, all’inizio della Riforma, Lutero voleva ancora rimanere nella Chiesa tradizionale, anche quando, alla conferenza di Lipsia, negò decisamente l’infallibilità dei Concilii ecumenici, rifiutandosi di riconoscere l’autorità di definire i dogmi, sia al Papa che ai Concilii. Furono affermazioni veramente eretiche che lo separavano già dalla Chiesa e non le “Tesi sulle Indulgenze”. Quindi, Lutero, anche prima della scomunica, non era già più cattolico! 

2. Il suo “matrimonio” 

Fu certo una “unione sacrilega”, a causa degli impegni sacerdotali e dei voti religiosi dei due e Lutero stesso se ne rese conto, perché ne sentì coinvolto l’animo, rendendosi anche conto di essersi reso “ridicolo e spregevole”. Anche il suo grande amico Melantone, a un suo confidente scrisse, in greco, per avvolgerlo di segreto: «Spero che lei (la moglie) lo faccia diventare più serio, e che gli faccia pas sare la voglia di quelle buffonate che così spesso gli abbiamo rimpro - verato»! Ma Lutero rimase quello che era. Egli era persuaso che la sessualità fosse un fatto fisiologico ineluttabile, come la defecazione, la minzio ne, tutto sommato marginale. A completare il “quadro-uomo di Lutero” non va sottaciuta la sua inarrestabile e pittoresca coprolalia. In una sola predica, per esem pio, egli paragona più volte le “Bolle” del Papa alle scoreggie della sua sina. È una anormalità, questa, che stomacava anche i suoi più fidi se guaci, un segno indubbio di squilibrio interiore!

3. Fu una contraddizione vivente

 Lo manifestava ovunque e sempre. Un esempio: vedendo addensarsi la bu fera su di lui, consigliato dal suo superiore, confessore, amico e confi dente, Staupitz , Lutero inviò al Papa le sue “Tesi sulle Indulgenze” e le “Risoluzioni esplicative sulle medesime”. In una di queste, afferma: «Quello che piace o non piace al papa, non mi fa alcuna impressione. È solo un uomo come tutti gli altri». Eppure, nella lettera accompagnatoria al Papa, aveva scritto: «Perciò, prostrato ai tuoi piedi, offro me stesso e tutto quello che sono e ho; vivifica, uccidi, chiama, revoca, approva, riprova come ti piacerà. Io riconoscerò la tua vo ce come la voce di Cristo, che regna e parla in te. Se ho meritato la morte, non ricuso di morire». Strano! Un minimo di criterio, di buon senso, di coerenza, di equilibrio, non poteva fare tali affermazioni, per ragioni dottrinali, a “un uomo come tutti gli altri”!.. Ma è la contraddizione tipica di questo Riformatore che arrivò fino al grottesco quando, scomunicato dal Papa, nel 1520, con incre dibile arroganza, scomunica, a sua volta, il Papa e i suoi colla - boratori: «Come essi mi scomunicano per il sacrilegio di eresia, così io li scomunico nel nome della sacrosanta verità di Dio».

4. Nemico dell’ascesi spirituale 

Dopo l’apostasia non tollerò più neppure l’ascesi cattolica. Un giorno, a pranzo, sghinazzando su un tale che si era autocastrato per osser vare la castità, Lutero espresse il desiderio di avere non due soli testicoli, ma quattro. Ascetismo e rinunce, ormai, erano in lui annullate, dimenticate. «Mangiava molto e in modo sregolato ed eccessivo». Ma non solo nel mangiare era incontrollato, bensì anche nel denigrare, nell’offendere, nel gonfiare storielle contro la Chiesa, nell’insultare i suoi nemici, nei desideri di vendetta e via dicendo. Un Autore scrive: «Sotto un certo punto di vista potrebbe dirsi che ciò che più propriamente caratterizza questo Riforma tore è la potenza dell’odio. Nessuno, per questo riguardo, fu più anticristiano di lui; nessuno così naturalmente in antitesi con l’ideale evangelico della rassegnazione e del perdono»1. Un diplomatico polacco, che una sera cenò con Lutero, scrisse: «Nel parlare, Lutero si riscalda, abbonda nello scherno e nelle punzecchiature. Porta un abito che non lo fa distinguere da un dignitario di corte. In tutto il tempo che rimanemmo in sua compagnia, non si parlò soltanto; l’umore era ottimo, si bevve birra e vino assieme, come usa da quelle parti. Lutero dà proprio l’impressione di un “allegro compagnone”, come si dice. Quanto a quella santità di vita che molti gli attribuiscono non è per niente diverso da noi; si vede subito che è piuttosto arrogante e avido di gloria. E quanto a ingiurie, scherni e maldicenza, sembra privo di inibizioni»!

5. Il “coraggio” di Lutero

 Dire che Lutero “non mancò mai di coraggio” è dire un falso! Quando suo padre si ammalò gravemente, lo mandò a chiamare; ma Lutero si rifiutò di andare perché – disse – i nemici lo avrebbero potuto uccidere durante il viaggio. Il suo avversario Muentzer, in un opuscolo contro Lutero, dove, tra l’al tro, lo accusa di prendere dalla Bibbia solo quei brani che fanno comodo a lui, piegandolo, inoltre, forzatamente al suo pensiero, aggiunge: «... c’è proprio da addormentarsi davanti alla tua insensata follia! Se sei stato a Worms dinanzi alla Dieta, devi ringraziare la nobiltà te desca a cui hai così bene unto il muso e dato miele. Essa non desiderava altro che tu, con la tua predicazione, facessi “regali boemi”: conventi e mo nasteri che tu ora prometti ai prìncipi. Lo sa chiunque che se tu avessi tentennato a Worms, saresti stato soppresso piuttosto che liberato dalla nobiltà... Anche lì hai fatto uso della tua violenta malvagità e della tua scaltrezza con i tuoi. Su tuo consiglio, ti sei fatto prendere prigio niero e poi ti mostri risentito! Chi non conoscesse la tua scaltrezza, giurerebbe certamente sui Santi che sei un pio Martino. Dormi, molle, dolce carne! Ti adoro più volentieri arrostito nella tua tracotanza (mediante l’ira di Dio nel vasellame o nella caldaia bollente (Geremia I:13) che cotto nel tuo stesso sugo. Che il diavolo ti mangi (Ezechiele 24:3-13)! Sei carne d’asino e ti cuoceresti lentamente, saresti una coriacea pietanza per i tuoi lattanti (p.212)». (Per regali boemi si intende la secolariz zazione dei beni ecclesiastici, secondo l’esempio hussita). Da sapere anche che Lutero, in quel tempo, diede l’autorizzazione al principe Filippo d’Assia, di contrarre segretamente un altro matrimonio, pur perdurando il primo, per paura che costui gli ritirasse il suo valido appoggio alla Riforma. È una nera incancellabile ombra sulla presunta autentica genuinità del suo cristianesimo! E questo succedeva nel medesimo periodo in cui il Papa rifiutava di ammettere il divorzio a Enrico VIII, anche a costo di perdere tutta l’Inghilterra! Ma va detto, per completare la figura umana dell’eresiarca Lutero! Il suo atteggiamento, insomma, fu sempre rigurgitante di contraddizioni, come il suo atteggiamento con gli ebrei, dapprima conciliante, poi ingiurioso ai loro riguardi e deciso alla loro emarginazione; come pure verso gli eretici, dapprima contrario ad ucciderli, poi, invece, deciso alla con danna a morte dei bestemmiatori, e via dicendo!

Lutero distrusse non solo la ideologia medievale, ma attaccò anche la Tradizione della Chiesa e spaccò non solo l’unità della Chiesa ma anche l’unità dell’Europa. Né si possono ignorare e tacere le sue demoniache ingiurie al papato, il suo sacrilego matrimonio, il suo crudele accanimento contro i contadini che fece uccidere a migliaia, la sua autorizzazione alla bigamia, il suo odio feroce e implacabile contro i suoi nemici, il suo linguaggio più che scurrile, la sua etica sessuale più che permissiva, la sua negazione radicale di tanti dogmi di fede, la sua soppressione dell’ascetica cristiana, la sua spocchiosa comminazione della scomunica al papa... come si poteva arrivare, oggi, da parte del cardi nale Willebrands a definire l’eresiarca Lutero “il nostro comune maestro”? Egli ha visto Dio solo come un tiranno che fa tutto lui: il bene e il male, per cui l’uomo, già “predestinato”, non deve far altro che ras segnarsi. Per Lutero resta valida solo la Fede. Le “opere buone” servono a niente, perché è solo la “Grazia” che ci salva. Da qui quel suo motto: “pecca fortiter et crede firmiter”, che vuol dire, in parola povere: fa quello che vuoi, fa tutti i tuoi comodi perché tanto ti salva la fede! Anche lui fu fedele a questa massima; la sua vita disordinatissima, sia sul piano morale che in quello dogmatico, fatto di sue teorie aberranti, che poi sviluppò, non sono altro che l’interpretazione fedele a quel suo con cetto da squilibrato!

 Per Lutero non c’è alcuna distinzione tra laici ed ecclesiastici; diceva: «è questa una finissima e ipocrita tradizione». Così pure diceva del Diritto Canonico: «è mera presunzione della ciurmeria romana». Bisogna invece, dare «salde fondamenta al Diritto civile e alla spada... la quale ebbe vigore fin dalle origini del mondo»... «se il tuo nemico è un tuo par, un tuo inferiore o uno straniero, allora... violenza contro violenza». Ma si spinge anche più oltre: «Contro i nemici della Patria è opera cristiana, anzi dell’amore, uccidere a sangue freddo, predare, bruciare, e fare tutto quello che arreca danno purché si vinca... risparmiando, però, le donne e le vergini». Se la prese, poi, e in modo feroce, contro i contadini, per la loro fede e per il loro attaccamento alla terra. L’Autorità, quindi, deve colpire “per stangare i malvagi”, “ad vindictam malefactorum”. E aggiunge, in un misto di pietà e di terrore: «Cari signori, liberate, salvate, aiutate, e abbiate misericordia della povera gente; ma ferisca, scanni, strangoli chi lo può; e se ciò facendo troverai la morte, te felice! Morte più beata non potrai mai incontrare, perché muori obbedendo alla parola e al volere di Dio»! Con queste sue teorie da fanatico, arriverà a giustificare anche l’assolutismo di Stato, quale fu sintetizzato nell’espressione: “cuius regio eius et religio”, e cioè: la religione deve essere quella dello Stato, sia grande che piccolo, come lo erano ai tempi di Lutero. Così si arrivò a sostenere che il Principe doveva essere anche Capo e della Nazione e della Chiesa, come lo fu ed è ancora oggi in Inghilterra, dove la Regina è anche la “papessa” del Protestantesimo anglicano!2 La sua protestantizzazione delle masse, in fondo, non fu che una riusci ta compromissione con i poteri politici. Lo hanno riconosciuto anche i luterani del suo tempo, come, ad esempio, Soren Kierkegaard3, che scrisse nel suo “Diario”: «Il frutto della Riforma sfumò tutto in politica e sviluppo politico» (Diario n. 1468); e ancora: «... chiamò in aiuto i Principi e divenne in fondo, un politicante» (Diario n. 2458). Ecco l’opinione che Lutero aveva dei magistrati: «Amo il magistrato anche se pecca, perché pecca per necessità; quanto più, infatti, la funzio ne è importante, tanto più e più gravemente si pecca. I privati curano interessi privati, mentre il magistrato cura il corpo pubblico e si tro va, perciò, nel rischio più grande» (N. 50, p. 10). Nella organizzazione civile, i protestanti, sugli esempi del fondatore, arriveranno a rendere i Re o i Principi arbitri anche delle scelte religiose dei loro sudditi, stabilendo che “cuius regio, illius et religio”! 

sac. dott. Luigi Villa



lunedì 30 agosto 2021

La battaglia continua 5 - ANTISEMITISMO

 


ANTISEMITISMO 

Parlare di ebrei, oggi, vuol dire esporsi agli improperi che ti polverizzano. Perché sono ormai assordanti i “lamenti” degli ebrei per l’ultimo genocidio del loro popolo massacrato dal satanismo hitleriano. Vorrebbero che si facesse coro con loro per piangere sopra le vittime dell’antisemitismo, come se noi non sapessimo, invece, che anche quell’eccidio non fu che un altro gioco del Potere Segreto mondialista, diretto dalla Diaspora. Stalin, con le sue purghe fece un cumulo di vittime ebree, che ave vano imposto alla santa Russia “la dittatura del Proletariato giudaico”; e Hitler, con la “soluzione finale” tentò di liquidare la XIII tribù dei “cazari-babilonesi”, venuti in Europa dal Caucaso e dal Medioriente islamizzato. Ma chi conosce i “documenti” irrefutabili sul fenomeno nazista? Su “Epoca” l’ebreo Riciardetto aveva affermato che «Gli ebrei convertiti diventano persecutori dei loro fratelli, e militano accanitamente nei partiti antisemiti». Le “Histoires Juives”, scritte da ebrei spagnoli, battono incessantemente sull’avarizia degli ebrei e raccontano che i “conversi” si specializzavano nella denuncia all’Inquisizione degli ex correligionari. Lo zio di Torquemada, il cardinale Giovanni Ferdinando il Cattolico e Carlo V, erano tutti nella stessa situazione razziale. B. Lazare, nel suo libro “Antisemitismo”, scrive: «Lo spirito giudeo trionfò col luteranesimo». Il “Bollettino della comunità israelitica” di Milano, del febbraio I964, affermava: «Lutero era considerato il simbolo della simbiosi ebreo-tedesca». E come figlio della giudea, Lindermann, incitava: «È ora di incendiare le sinagoghe, distruggere le loro case, ridurli un una stalla con gli zingari». Anche la Rivista “L’ebreo americano” del 10 settembre 1920, confermava: «La Rivoluzione bolscevica fu opera esclusiva della riflessione e dello scontento ebreo». Lo stesso fu del Nazional-socialismo! La sua matrice risale al paganesimo yiddish, iniziato come ideologia da Ritter, propagandato, poi, da vari suoi correligionari, come Frisch, Fisher, Fulda, Oppenheimer, Taumann, Schmit, Zim - mermann, Auerbach... Una cricca di gente che mirava al Governo mondiale, insatanati dalla mania talmudica della razza sul sangue e sul valore teu tonico. Ed ecco la tempesta hitleriana. L’ideologo sarà l’ebreo baltico Rosenberg col suo anticristiano “Mito del XX secolo”. Seguirà subito Hitler con “La mia lotta”, che aveva dettato, in prigione, all’ebreo Hess, che poi sarà il suo luogotenente. Nessun dubbio sulla ascendenza genealogica del Fuhrer. Tutti i giornali hanno riportato quello che già si leggeva sul settimanale “Jsrael” del 23 aprile 1973, e cioè che: «Il colonnello Gheddafi, come il caporale Hitler, è figlio di una ebrea». Anche su “Epoca” dell’aprile-maggio I969, Ricciardetto aveva ammesso che Hitler «era, come dicono gli spagnoli, un quarterone». Anche l’organizzatore della “soluzione finale”, Héydrich, capo della Poli zia di Sicurezza del Reich, di tutti i servizi di spionaggio e poi del R.S.H.A., aveva la nonna ebrea, suo pa dre e lui ne avevano sposate altre. Reitlinlger, nella sua “Storia delle S.S.”, a pagina: 48-49, scrive: «Himmler aveva preso l’abitudine di scegliere uomini che poteva ricattare o elimi nare con facilità, per affidare a loro incarichi orribili, connessi con la politica razzista sua e di Hitler, e questo fu il caso di Heydrich. Anche Hitler aveva visto in lui, essendo Heydrich dotato di qualità molto pericolose, uno strumento particolarmente adatto per l’azione contro gli ebrei a motivo dell’odio accanito che portava al proprio sangue. Pure conosceva come tanti altri nutrivano la stessa avversione per la propria razza. Li scovò con il suo infallibile fiuto: i vari Globocnik, Eichmann, Knochen, Dannacker, Brunner, Kaltembrunner, Hoss, direttore del campo di concentramento di Auschwitz». Il paranoico Rosenberg aveva creato “Lo Stato Maggiore del razzismo”, riempiendolo di ebrei assimilati, come il Baumler, Gross, Fischer, Múller, Krauss. Da sapere anche che Rosenberg fu, poi, nominato Ministro dei Territori occupati all’Est, dove egli c’era già stato con Lenin, il fondatore del Partito comunista. Allora, i poveri russi si accorsero che erano caduti dal la pentola nelle brace di un regime uguale a quello di Stalin. Difatti, Rosenberg, con il Fischer e l’Abel, aveva programmato la eliminazione di ben 50 milioni di uomini! Da qui la reazione terribile di quel popolo slavo, ormai terrorizzato dalle formazioni partigiane sovietiche, dirette dall’ebreo Andropov, che sarà, poi, lo stroncatore della insurrezione ungherese e Capo del Cremlino. Né va sottaciuto il mostro Hans Frank, sterminatore in Polonia, gran amico dei collaboratori Capi del Consiglio dei Ghetti ebrei, quale l’Adam Scherniakov, Governatore Generale della Polonia, che, a Varsavia, banchettava orgiasticamente, mentre i suoi correligionari ebrei erano denutriti da morire. Leggere Poliakov nel suo “Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei” fa accapponare la pelle! E che dire di Goebbels, di Gôering, di Warburg, dei Rothschild, dei Krupp, del maresciallo Mannstein, dell’altro maresciallo Rommel, dell’ispettore generale della Luftwaffe, Milch, ecc. ecc.?.. I reali dittatori delle manovre occulte del Potere Segreto Internazionale, dunque, sono sempre i figli o i messi della Sinagoga: Stalin, pseudonimo di Giugascvili; Roosevelt, marrano olandese, agli ordini di Baruch, capo del gran Kahal di New York; Chamberlain e poi Churchill, entrambi “conversi”, esecutori della Massoneria mondiale, con sede a Londra. Dei vari Governi francesi, basti ricordare Blum e la Scarfatti, proconsoli della Sinagoga. Chiaro, poi, è il “disegno” in atto, ormai, della centrale massonica; ossia: 1) distruzione dell’Europa cristiana; 2) genocidio della “massa panebrea” occidentale; 3) chiudere la bocca a tutti sugli ebrei. Infatti, i risultati sono più che noti. Churchill, il 5 marzo 1946, a Fulton scriveva: «L’Europa è ridotta a un cimitero fumante, recintato da filo spinato, mentre all’Est giacciono in schiavitù tutte le gloriose capi tali degli antichi Stati». A Yalta, Stalin e Roosevelt stabilirono la spartizione dell’impero del mondo, che potrà anche finire con l’olocausto atomico. La “massa pan-ebrea russo polacca”, il 15 maggio 1948, ebbe la proclamazione dello Stato d’Israele, riconosciuto immediatamente (cinque minuti dopo!) dall’USA. Così, il Serpente giudaico Oriente-Occidente congiunse testa e coda nella Gerusalemme dell’Anticristo! Per questo, lo Schlamm, nel suo libro: “Chi è ebreo?”, scrive: «Hannah Arendt ha accusato i capi del Giudaismo europeo di aver collaborato al sistematico massacro degli ebrei». E il motivo? Lo spiega l’altro ebreo, M. Buber, il quale nel 1944, da Gerusalemme lancia questa terribile accusa: «Vi sono Partiti nel Sionismo che hanno bisogno che la situazione sia “radicalizzata” anche con le atrocità di Auschwitz, Pere questo significa la migliore opportunità per la crescita della immigrazione in Palestina». Persino il Presidente delle Comunità Israelitiche, N. Goldmann, dopo un contrasto con i sionisti, disse:«Ieri, li abbiamo inviati nei campi di concentramento, oggi li mandiamo nel ricovero per i pazzi, in Israele»! Purtroppo, tra i pazzi fanatici arabi e i pazzi fanatici israeliani, ci stanno portando all’Apocalisse! Il già rabbino-capo Toaff ha voluto dire: «Noi ebrei siamo cambiati e non accettiamo più passivamente un altro Olocausto»! Certamente, ma l’hanno inflitto a noi cattolici attraverso l’America giudaizzata!..

sac. dott. Luigi Villa

giovedì 26 agosto 2021

La battaglia continua 5 - UN SOLO OVILE

 


UN SOLO OVILE 

 Nella Dichiarazione “Nostra Aetate” sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, vediamo che anche l’ebraismo vi é stato incluso, ma non si comprende se si tratta del “Popolo ebreo” o della sua religione, così divisa in tanti Riti, dopo l’affaraggine talmudica! Certo, il Vaticano II voleva adeguarsi alla attuale situazione mondiale, ravvicinata dai numerosi mezzi di comunicazione, da pianificanti sistemi di industrializzazione e di commercio, sotto la mano pesante delle Multinazionali. Per questo non poteva non pensare all’unico ovile con un solo pastore, vicario di Cristo. Il problema, comunque, non era e non è tuttora facile, come lo sognava, invece, il vecchio Papa Giovanni XXIII. E così, Egli finì col dare via libera ad ogni divisione ed errore, cercando di minimizzare ogni ideologia ed ogni contrasto. E così siamo caduti in una confusione e in una crisi senza precedenti nella nostra storia, e senza alcuna via d’uscita. Vediamo, ad esempio, il problema del Giudaismo.

Il cosiddetto “Ebraismo” non è più considerato religione non cristiana, bensì una “religione sorella”, anzi la radice, la fonte, la maestra, alla quale il Cristianesimo deve ritornare per comprendere la sua reale identità. Ma così, si viene a fare una confusione tra Cristo e Anticristo, tra Messia già venuto e quello che mai verrà, tra Chiesa e Sinagoga, tra Vangelo e Talmud. Ma noi, però, continuiamo a ricordare quella implorazione: «Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al Signore Iddio tuo!», come lo diciamo anche per le sterminate masse pagane e paganeggianti! Questo lo facciamo ancora noi della Tradizione, ma la Chiesa post-conciliare, invece, ha rinunciato a predicare Cristo ad Israele e, secondo i “Sussidi per una corretta presentazione dell’Ebraismo”, vorrebbe che noi “assumessimo la nostra responsabilità per preparare il mondo alla venuta del Messia” (sic). Povera Chiesa del Vaticano II, che ci fa dire quella strampalata formula consacratoria del vino con quella non meno strampalata “acclamazione”: «Annunciamo la tua morte, Signore, nell’attesa della tua venuta». Una formula che pare neghi – se le parole hanno ancora il loro significato! – la reale, mistica presenza eucaristica e il Messia già venuto!.. E che, certo, ignorano le parole profetiche di Isaia: «Balza in piedi e rivestiti di luce, o Gerusalemme, pere è venuto il Messia, e la moltitudine delle nazioni si incamminerà verso di te con tutto il vigore delle genti!». Sarà bene, allora, ricordare, qui, quanto sia carente e contraddittoria la “Dichiarazione” conciliare “Nostra Aetate”, dove si cita la Lettera ai Romani che chiama gli ebrei “carissimi, in grazia dell’Elezione”, ma dimentica di citare quell’altra espressione paolina: “odiosi a Dio in quanto nemici accaniti del Vangelo”! Ma il cardinale Bea invitava tutti a rileggere, assieme ai Rabbini, le Scritture, sentenziando che la Passione di Cristo «non può essere imputata a tutti gli ebrei del tempo di Gesù e tanto meno a quelli del nostro tempo». Già! Ma chi erano, allora, i “Principi dei Sacerdoti” e gli “Scribi e Farisei ipocriti” che dopo aver loro “condannato a morte” Gesù, incitavano le folle a chiedere la Sua morte a Pilato, per ratificare la loro sentenza deicida? Questo falso e caotico “ecumenismo”, che niente ha a che fare con il “solo ovile e un solo pastore”, voluto da Gesù, ci ha fatto perdere la nostra identità cristiana nella divina liberazione di “redenti” da Cristo, per dar via libera ai fanatismi delle varie sètte, come a quella coranica, e ai paranoici misticismi panteisti e parassitari, come quelli buddisti e induisti! Capirli, aiutarli a risollevarsi dalla loro miseria morale e religiosa, è un dovere cristiano, ma parlare dei Musulmani come intimi nostri “fratelli”, pere “adoratori dell’unico Dio e figli di Abramo”, è un assurdo. Forse che dai loro minareti, da secoli, non stanno gridando a squarciagola, che “Non vi è altro Dio al di fuori di Allah”, il quale, però, è tutt’altro che il nostro Dio-trinitario, compresa, quindi, anche la divinità di Cristo? Un “Allah” anticristiano, quindi, perché negazione assoluta dei due principali “misteri” cristiani, di origine giudaizzante e dalle secolari logomachie delle eresie pseudo-cristiane. Un Allah, per l’Islam, che assicura, nell’al di là, “un giardino di delizie” con molte concubine e, dove la visione beatifica di Dio non ha alcun interesse! Un Allah che vuole “la spada e la guerra santa” per sottomettere gli “infedeli” – cristiani compresi! – alla venerazione della “Pietra nera”, che libera da ogni peccato! Anche nell’Induismo c’è una esaltazione unica: «Con questa religione (ma non è affatto una religione, ma solo una imbecille filosofia!) gli uomini scrutano il mistero divino e cercano la liberazione attraverso forme di vita ascetica, nella meditazione profonda (in che cosa?..), nel rifugio verso l’onnipotente». Ma quale onnipotente, quando si cerca il Nirvana, ossia il “nulla”, sprofondando nell’assurda Timurti, “nella ruota delle nascite”, nella deficiente divisione delle caste e nella pratica adorazione panteistica dei fiumi (che rigenererebbero l’anima!) e delle mucche sacre, e dei loro “dèi” d’ogni forma e qualità, una vera idolatria!

Non potevano sapere queste cose i reverendi Vescovi e gli illuminati “periti” del Vaticano II, prima di dire quelle strambe adulazioni su quella più stramba “religione”?.. Altrettanto dovevano sapere anche del Buddismo, che i Padri conciliari hanno liquidato in altre poche righe: «Esso insegna (?!) una via per mezzo della quale gli uomini siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta (?!), nell’elevazione continua della mente e nella purezza della volontà, scelta da ogni bramosia immonda di passione, per raggiungere la “illuminazione” suprema nella felicità del Nirvana». Anche questo è un altro ditirambo verso una presunta “religione” (ma che non è altro che una filosofia terra terra!) e un rifugio di tanti “omosessuali” e di facile sesso, per soddisfare ogni loro vizio, alienati in una ideologia pregna di materialismo, rinchiusi in se stessi in una inerte passività che nega, in pratica, Dio e il valore dell’intelligenza umana, protesi verso un Nirvana, ossia un “Nulla”, che stupisce in una parassitaria inazione! Povero “Concilio” farneticante, che conclude affermando: «Ugualmente, anche le altre religioni si sforzano di superare l’inquietudine del cuore umano, e la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero (?) é santo (?) in esse»! Così, invece di elevarsi nella conversione cristiana, li si lascia nel loro materialismo, camuffato di connaturato misticismo trascendentale, incapaci, perciò, di ricevere la vera “illuminazione” dello Spirito Santo, tramite i suoi “doni” sapienziali. Forse, i “Padri conciliari” non ricordavano, in quei tempi, che l’Islam, per esempio, ci ha tagliato la strada, proprio per il suo imperante fanatismo religioso, sia in Asia che in Africa. Se fossero stati loro stessi “illuminati” dalla storia della Chiesa, non si sarebbe, poi, mandato a Pechino, dopo Mao, il massone card. Köenig, né il giudaizzante card. Etchegaray a trattare, per la Chiesa, coi nuovi governanti, pere avrebbero compreso che stavano per abbandonare i nostri Martiri, dal sangue ancora fumante, alla sconfitta!

E allora perché quell’insistere, nel Decreto “Ad Gentes”, sull’adattamento del missionario “alla diversità di costume, di storia, di strutture sociali e consuetudini dei vari popoli”?.. Non è, questo, in qualche modo, un ripetere il consiglio «di mettersi in ascolto del mondo»? Può anche sembrare giusto, ma i “Misteri evangelici” non sono coperture di “culture” bensì “spirito e vita”, mentre quei costumi primitivi e tribali sono lontani dalla unificante fratellanza nell’unica immagine del Padre Celeste! Mentre, al contrario, quella voluta identità umana non è altro che “ecumenismo” sciocco, senza valore e, sopratutto, senza salvezza!

sac. dott. Luigi Villa

domenica 22 agosto 2021

La battaglia continua 5 - IL VATICANO II S’È SBAGLIATO?

 


È da una cinquantina d’anni che la Chiesa sta vivendo una terribile crisi. Vediamo in breve se il Vaticano II sia stato sbagliato. È sicuramente la Riforma liturgica la principale manifestazione che abbia cambiato religione, col rompere con il passato, col privare di un patrimonio spirituale inestimabile, col danno che ha fatto della Fede cattolica con un suo falso irenismo, e con tanti altri rivolgimenti che hanno turbato e scandalizzato i fedeli.

 In questi cinquant’anni, più di 100 mila preti hanno lasciato il sacerdozio e più di 200 mila Suore si sono secolarizzate; la pratica religiosa scesa a un livello impressionante di calo nelle Messe domenicali e Sacramenti; i Seminari e i Conventi quasi vuoti; il calo continuo di vocazioni, l’immoralità crescente (edonismo, contracettivi, aborti, divorzi, pornografia, droghe...); le divisioni tra cattolici progressisti e tradizionalisti, ecc..

Certo, la crisi non è uguale in ogni Paese, ma è nei Paesi cristiani, come l’Italia, la Francia, l’Olanda, il Belgio, la Germania, il Canada, gli Stati Uniti… Paolo VI parlò di “auto-distruzione” della Chiesa, e parlò di “fumo di Satana” nella città di Dio. Molti scrittori scrissero di “apostasia immanente”, di decomposizione del cattolicesimo, di Chiesa occu pata, di una Chiesa stracciata, di Cavallo di Troia nella Città di Dio, di vigna devastata, di complesso anti-romano, di vittoria della Massoneria, e via via!.. 

Per questo osiamo dire: ma la Chiesa del Vaticano II si è sbagliata? Bisogna, però, domandarci per primo: ma la Chiesa può sbagliare? Non è più infallibile quando insegna le verità della Fede e della Morale?.. È una questione di principio che ci permette di chiederci: ma ci sono degli “errori” nel Vaticano II? È una questione di fatto. Chiediamoci: il Vaticano II ha commesso dei fatti, preso delle iniziative imprudenti, inopportune, pericolose, o delle decisioni dannose, come una rottura con la Tradizione, con termini equivoci, con alcune dottrine che sembrano in contrasto con l’insegnamento costante della Chiesa di sempre?.. 

Per questo, cercherò di vedere chiaro in questa confusione che ha prodotto questa crisi della Chiesa, appoggiandomi sulle decisioni del Magistero della Chiesa e sulla dottrina di San Tommaso.

 Certo è una questione importante, ma anche difficile per la sua profonda crisi religiosa di fede, di morale, di disciplina. È una crisi, infatti, che tocca il fondamento stesso della religione, perché mette in questione tutte le verità del Credo. Ed è nata non dall’esterno, ma dall’interno stesso della Chiesa, e non da parte dei fedeli, ma addirittura della Gerarchia: preti, Vescovi, Vaticano II e sommerge non una parte della Chiesa, ma si estende a tutta la Chiesa. È anche una questione difficile, carica d’imbrogli, che pone, necessariamente, queste domande: la Chiesa può sbagliarsi? Non è sempre infallibile nel suo magistero e non è sempre assistita dallo Spirito Santo per proteggerla dagli errori? 

Quale confusione! Se la Chiesa può sbagliarsi, come possiamo sapere ancora con certezza ciò che dobbiamo credere e fare per salvarci l’anima?.. Quasi tutte le verità della Fede, da molti teologi, son messe in questione. Su molti punti di dottrina si sentono diverse opinioni, anche contraddittorie, per cui bisogna distinguere vari punti il Magistero della Chiesa e il suo potere di governo; un errore dottrinale e un errore d’ordine pratico o disciplinare; una dottrina vera o falsa, o equivoca (e quindi pericolosa!). Ma anche nello stesso Magistero bisogna distinguere l’oggetto di quel Magistero e il modo di esporre la dottrina, che può essere imperfetta, imprudente e dannosa. Inoltre, bisogna distinguere anche tra i Documenti del Vaticano II e le riforme che sono stare fatte nel postconcilio. Bisogna anche saper distinguere tra i 16 Documenti del Concilio, perché non hanno tutti la medesima importanza. Ora, permettersi di criticare la Chiesa non si cade nel “libero esame” del protestantesimo? San Tommaso d’Aquino insegna che anche un inferiore può fare una rimostranza, una osservazione, una “correzione fraterna”, anche a un suo Superiore, purché fatta con retta intenzione, con rispetto e umiltà, per il bene del Superiore o della comunità ecclesiale, sopratutto se l’errore o “errori” in questione implicano un grave danno per la Fede (Somma theologica,11-11,33,4). Ricordiamo, qui, gli esempi di Santa Caterina da Siena che ebbe il coraggio cristiano di chiamare “dei demoni incarnati” certi Prelati indegni! Ma attenti! L’orgoglio rende ciechi e ci impedisce di vedere la ve rità! Si pensi alle differenti confessioni religiose, quali la cattolica, l’ortodossa, la protestante, l’anglicana, che pensano di aver ragione e gli altri torto. Ciascuno, insomma, è convinto di avere ragione! Ma se “errare humanum est, perseverare diabolicum”; cioè: se è umano sbagliare, è diabolico, però, perseverare nell’errore! 

Quindi, se il Vaticano II si è sbagliato, contiene degli “errori”, è necessario domandarsi se il Concilio Vaticano II ha commesso degli “errori” durante il Concilio e dopo il periodo post conciliare, è doveroso riconoscere i gravi errori che continuano a esistere nel dominio della Chiesa per esaminarli seriamente, con umiltà e coraggio, senza paure. Gesù ha detto: «la Verità vi farà liberi». 

E il detto: “Amicus Plato, magis amica veritas”, cioè: prima di ogni amore, bisogna amare la verità. È la verità, infatti, che ci fa liberi, anche quando la verità ci è sgradevole. La Chiesa è composta di uomini, e ogni uomo può sbagliare, ma si può vedere più chiaro anche in questa crisi della Chiesa, mediante una formazione filosofica e teologica profonda, fondata sul vero Magistero della Chiesa e con l’aiuto della dottrina di San Tommaso d’Aquino.

sac. dott. Luigi Villa

venerdì 20 agosto 2021

La battaglia continua 4 - LA LIBERTÀ RELIGIOSA

 


Nei documenti del Magistero di sempre, e in tutta la Tradizione cattolica, risulta chiaramente che: 

1°) nessuno può essere costretto con la forza ad abbracciare la Fede; 2°) che l’errore non ha alcun diritto; 3°) che il culto pubblico delle religioni false può anche essere tollerato dai poteri Civili, però deve essere represso, se necessario, anche con la forza. 

Vediamo alcuni dei Documenti papali:

 Pio IX, nella sua enciclica “Quanta Cura”, scrive: 

«È contro la dottrina delle Scritture, della Chiesa e del Santi Padri il non dubitare di asserire: la migliore condizione della società essere quella in cui non si riconosce nello Stato il dovere di reprimere con pene pubbliche i violatori della cattolica religione, se non in quanto ciò richiede la pubblica quiete». 

E cioè:

 «la libertà di coscienza e dei culti essere diritto proprio di ciascun uomo, che si deve con legge proclamare e sostenere in ogni società bene costituita e essere diritto d’ogni cittadino una totale libertà, che non può essere limitata da alcuna autorità vuoi civile, vuoi ecclesiastica, di manifestare e dichiarare i propri pensieri, quali che siano, sia di viva voce, sia per iscritto, sia in altro modo palesemente ed in pubblico».

Nel “Sillabo”, delle proposizioni condannate 77 e 78 dice:

 «Ai tempi nostri non giova più tenere la religione cattolica per unica religione dello Stato, escluso qualunque sia altro culto». «Quindi, lodevolmente in alcuni Paesi cattolici fu stabilito per legge esser lecito a quelli che vi recano il pubblico esercizio del proprio qualsiasi culto».

 Leone XIII, nella sua enciclica “Libertas” scrive : 

«Nell’ordine sociale, dunque, la civile libertà, degna di questo nome, non consiste già in far quel che talenta a ciascuno, ciò che anzi partorirebbe confusione e disordine, che riuscirebbe, in ultimo, ad oppressione comune; ma in questo unicamente, che con la tutela e l’aiuto delle leggi civili si possa più agevolmente vivere secondo le norme della legge eterna...».  

Pio XII, nella sua Allocuzione: “Ci riesce”, ha detto:

 «Un’altra questione essenzialmente diversa è in una Comunità di Stati possa, almeno in determinate circostanze, essere stabilita la norma che il libero esercizio di una credenza e di una prassi religiosa o morale, le quali hanno valore in uno degli Stati-membri, non sia impedito nell’intero territorio della Comunità per mezzo di leggi o provvedimenti coercitivi, statali. In altri termini, si chiede se il “non impedire”, ossia il tollerare, sia in quelle circostanze permesso, e perciò la positiva repressione non sia sempre un dovere». 

Ora, la dottrina della “Dignitatis Humanae” non si concilia affatto con i documenti papali sopra citati. Infatti, nel n° 2 si legge: 

«Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto della libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza, né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata».

 Il testo della “Dignitatis Humanae” è chiaro: esso presenta come un diritto di tutti all’immunità dalla coercizione. Il testo, però, prescinde dal citare fatti concreti, pur stabilendo come “principio” che ogni uomo ha il diritto di agire secondo la propria coscienza, perchè sarebbe un diritto naturale ignorando (?) che tale principio è contro l’insegnamento dei Papi precedenti, e che si scontra con tutti gli insegnamenti tradizionali, i quali hanno sempre insegnato che la vera religione deve essere favorita e sostenuta dalla Stato. Inoltre, la Dichiarazione conciliare rivendica la libertà religiosa non solo per coloro che sono di altre religioni, ma anche, invece, per tutti gli uomini, anche quelli che non hanno alcuna religione, ma anche per coloro che negano l’esistenza di Dio, i quali potrebbero anch’essi professare pubblicamente i loro errori e fare propaganda della loro irreligiosità. Ma questo strano “diritto” di proselitismo ateistico, come ha potuto, la “Dignitatis Humanae”, non vederlo contrario alla dottrina cattolica? 

Nel radio-messaggio natalizio del I942, Pio XII ha rivendicato “il diritto al culto di Dio privato e pubblico, compresa l’azione caritativa religiosa”. Il testo del radio-messaggio non affermava il diritto al culto falso reso a Dio in una religione non vera, ma, al contrario, affermava che all’uomo sia riconosciuto il diritto di rendere a Dio il vero culto, a Lui dovuto. E, nella sua Allocuzione “Ci riesce”, ha tracciato “ex professo” di questa questione, nega qualsiasi diritto a ciò che non corrisponde alla verità e alla norma morale. Dopo quanto abbiamo detto sulla Dichiarazione “Dignitatis Humanae”, vogliamo dire che anche questa Dichiarazione non obbliga i fedeli a credere che goda dell’infallibilità, perché il Concilio Vaticano II non ha mai avuto l’intenzione di fare nuove definizioni solenni, e quindi di vincolare in maniera definitiva le coscienze, tanto più che tale Documento della “Dignitatis Humanae” è in contrasto con la dottrina del Magistero Ordinario di tanti Papi!

sac. dott. Luigi Villa




sabato 14 agosto 2021

La battaglia continua 4 - DISORDINI MORALI

 


DISORDINI MORALI

 La crisi morale di oggi ha radici molto profonde. Intendo dire della “crisi morale” della collettività, perchè di crisi morali “personali” siamo tutti soggetti, mentre quella “collettiva” risale al Protestantesimo che ha rovinato il fondamento stesso della Morale, sostituendo all’autorità di Dio e della sua Chiesa, la coscienza personale con il suo “libero arbitrio”. Così, la società civile, laicista, ha cominciato a comandare e a dirigere non più sulla linea evangelica, ma in nome delle ragione, divenuta “dea”. Così, il fondamento del diritto e dell’obbligo morale, che è Dio, fu sostituito con la coscienza, con gli uomini, con lo Stato. E si è divenuti schiavi dell’uomo. Con questi principii del Protestantesimo-Rivoluzione, si cercò il compromesso e da qui ecco il liberalismo cattolico, i cui successori furono il “Sillon”, il Modernismo e il Neo-Modernismo. Fino a Pio XII, i Vescovi, il clero, i fedeli, cercarono di contrastare tale avanzata, per rimettere Nostro Signore Gesù Cristo, a fondamento della moralità, di “instaurare omnia in Christo” di San Paolo, fatto poi, programma dal grande e santo Papa Pio X. Con Pio XII - un Papa eccezionale! - la Chiesa fiorì, dovunque. In Olanda, i cattolici aumentarono, sì da divenire cattolica la maggioranza anche in Svizzera, specie nel Cantone di Ginevra. Anche il Portogallo ritrovò la fede cristiana di un tempo. Le “conversioni” erano numerose, continue. In Inghilterra, da 50.000 a 80.000. Poi, venne il Vaticano II, investito subito di forze progressiste. Un esempio: quando il cardinale Ottaviani propose i nomi di quelli che avevano fatto parte delle Commissioni preconciliari, ci fu subito una levata di scudi da parte di “quelli delle rive del Reno”1. Fu una vera rivolta. Il giorno dopo, infatti, vennero distribuite delle liste internazionali già confermate. Passarono. Erano tutti Vescovi della medesima tendenza progressista Così, i due terzi erano composte da progressisti. Situazione inestricabile! Naturalmente, anche la Morale non poté reggere, perchè l’agire vuole un’etica, una scelta di valori che ci vengono proposti dal dogma. Le verità da credere sono luce per bene operare. Il piano entitativo, cioè, precede il piano operativo: “primum esse, postea operari”. Naturale. Ma le follie dei teologi nuovi, anche qui, furono spaventose. Gregory Baum, per esempio, sulla “Settimana Teologica” di Bruxelles, arrivò ad affermare che proprio “la Morale cattolica fa allontanare dalla fede molti fedeli, che pur sarebbero disposti a diventare cristiani”. Con il dissesto morale, la “Theologia crucis”, del “vigi late et orate” (Mt. 26, 41), del “rinnegare sé stessi” (Mt. 16, 24), i porno-teologi d’oggi l’hanno sostituita con una Morale permissiva, basata sull’etica della situazione, dell’opportunità, della convenienza; cioè, gli atti immorali non sono più da evitare perchè sono offesa a Dio, perchè sono contro i Comandamenti di Dio, ma solo perchè sono disdicevoli, e perchè sono contrari al proprio intimo magistero morale. Un estetismo morale, insomma, che deve sostituire il Decalogo, il quale, invece, ci chiede di “odiare ciò che è male e di tenere fermamente ciò che è bene” (Rom. 12,9). Ecco, qui potremmo citare esempi a non finire, ma sarà sufficiente, credo, che accenni ad alcuni soli, ma che possono illuminare sufficientemente le vostre menti, tanto desiose del Regno dei Cieli, per non subordinare la salvezza delle vostre anime a dei problemi amorali o, addirittura, immorali, di questo post-Concilio il cui “fumo di Satana” si manifesta, sopratutto, in una Morale di basso conio, che ha assorbito tutte le idee più infette ed avversive della pseudo-Riforma protestante e del suo Modernismo. Da allora, si iniziò quell’opera di demolizione all’insegna dell’aggiornamento, della Riforma, che non ha ancora trovato un fine. Così nel dogma, così nella Morale. Sembra che si stia cercando l’unità nella decadenza della Fede e dei costumi. Almeno, ai tempi dell’arianesimo (un tempo che assomiglia tanto al nostro!) c’erano degli Atanasi, degli Ilari, che si battevano per salvare la Chiesa, mentre, oggi, dove sono gli emuli di questi colossi dell’episcopato?... Per questo, si sta cancellando sempre più la “presenza reale” di Cristo nella sua Chiesa, mentre si va sempre più manifestando quell’altra “presenza diabolica” che ci fa ricordare il cavallo rosso dell’Apocalisse: il Marxismo, e, oggi, il Modernismo, per svuotare la Fede cattolica del suo contenuto, vale a dire delle “Verità” rivelate da Nostro Signore Gesù Cristo. Valga, per esempio, questo fatto del 12 dicembre 1973, in cui si tenne un corso ufficiale per la “Formation chrétienne des adultes”, nell’arcivescovado di Parigi. Di questo “corso” uscì un lungo resoconto su “L’Aurore” del 13 dicembre, fatto da P. Lelong. L’oratore del corso, P. Bernard Feillet, iniziò il suo dire così: 

«Io parlo in un quadro simbolico; voglio dire: il nuovo Arcivescovado di Parigi. Il discorso che “nega” dall’interno, è più forte di quello che “nega” dall’esterno...».

 E continuò:

«Io credo che bisogna avere il coraggio di dire che la sofferenza non ha senso, è un non-senso! e questo ci porrà la questione della Redenzione di Gesù Cristo. Noi siamo degli illusi a riguardo della sofferenza del Cristo. Noi abbiamo voluto dare un senso a certe sofferenze, ma il voler giustificare la sofferenza attraverso la Croce, è lì, per me, che si fa scandalo... Il Cristo non ha vinto la morte, ma è stato messo a morte dalla morte»...

 Addio REDENZIONE!.. Addio RISURREZIONE!... Ma io mi domando: il cardinale Marty sapeva di quello che si disse in casa sua?.. E perché non ha protestato quando questa “lezione per cristiani adulti” fu resa pubblica?.. Quello che è chiaro è che in Francia, allora, gli Abbe FeiIllet, gli Abbè Oreison, i P. Cardonnel, i P. Liège, ecc. erano intoccabili, come da Noi, in Italia, di quei tempi, erano in toccabili i P. Balducci, i P. Turoldo, i P. Franzoni, i Carracci, i Goffi, i Leandro Rossi, e tutti gli Autori dei vari perversi catechismi, mentre i veri preti sono sempre più emarginati, vilipesi, messi in condizioni di disagio, così ieri, come oggi!.. Già!.. intoccabili, inamovibili, carrieristi, anche se hanno distrutto, o quasi, la Fede; anche se hanno negato la SS. Trinità, la divinità di Cristo, la Verginità di Maria SS.ma, anche se negano la Risurrezione di Gesù Cristo, l’esistenza dell’Inferno; anche se hanno creato e mantenuto lo scisma in intere Diocesi... Eppure, il cardinale Mary è andato a Taizé per sentirsi dire da Frère Max Thourian: «Se la pace e l’unità, qui, si trovano all’unanimità, l’opposizione alle Chiese-istituzioni è pure egualmente all’unanimità»2. Ma il cardinale Marty non sapeva che Taizé era un centro di corruzione giovanile, un centro calvinista-marxista e non un centro di ecumenismo?..3 e che tutto l’episcopato ha dimenticato che quello che si dà alla carne, lo si toglie allo spirito? Perché è certo che il modo migliore per togliere la Fede è quello di corrompere la carne! Da qui, la corruzione su scala mondiale, imposta dalla Massoneria e dal marxismo, come l’abbiamo già documentato varie volte sulla nostra Rivista “Chiesa Viva”. Ma la Chiesa - direte - cosa ha fatto e cosa fa? Cito due “casi” tra mille altri di eguale dimensione morale.

Nell’ottobre 1973, sul Bollettino “Cooperatores Veritatis” di Bruxelles, c’era questa informazione: “Il R. P. Tangerloo è stato scelto (dalla Gerarchia) per la Pastorale delle danseuses de cabaret”. Ed ecco le sue idee-base:

 «Io sono per il celibato libero, non imposto. Se è vero che la prostituzione è il più vecchio mestiere del mondo, è certo che esso corrisponde a una necessità. Lo “strip teese” è necessario. Esso fa parte di una realtà... Le spogliarelliste non lavorano per il vizio; se esse sono in pubblico, significa che il pubblico ne ha bisogno. E per ché non accettare l’omosessualità?.. Bisogna accettare anche le altre mentalità. La moralità deve adattarsi in funzione dell’essere umano».

 Ma questa morale della situazione fu così cara al cardinale Suenens da scegliere questo prete per... giustificare tutte le corruzioni?..

L’altro “caso” l’avevo letto in un articolo di P. Lelong, su “L’Aurore” del 6 dicembre 1973: 

«La Congregazione religiosa, votata all’adorazione del SS. Sacramento, pubblicò, nel suo Bollettino, testi di questo genere: “I giochi sessuali dei fanciulli e degli adolescenti non sono di danno né per il fisico né per il morale, contrariamente a quello che credono gli adulti”». 

Da notare che questo Bollettino era venduto presso la così detta “Buona Stampa”, che a Parigi si chiamava: “Propagande génerale du clergé”. Anche oggi la “Buona Stampa”, in generale, è farcita, ormai, di libri, riviste e immagini di “rapporti sessuali”, di materiale religioso dubbio o corrotto. Si respira, anche oggi, un’aria impregnata di un cadavere in decomposizione! Ecco, insomma, una “nuova morale” che ha distrutto, ormai, il senso stesso del peccato4. Il fatto più impressionante, in questa tragica situazione post-conciliare, è l’assenza di reazione a questa satanica linea di “aperturismo al mondo”, da parte di persone qualificate per una necessaria e valida reazione. Ben pochi Vescovi si son levati a vendicare la “Morale” dileggiata, che precede la non lontana apostasia!

sac. dott. Luigi Villa