Visualizzazione post con etichetta Regina della Famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Regina della Famiglia. Mostra tutti i post

sabato 13 marzo 2021

Regina della Famiglia

 


CONCLUSIONE 

Da sessant'anni Ghiaie non cessa di interessare credenti, critici ed oppositori. 

Siamo di fronte ad una realtà che supera i nostri  limiti, ad un dono offerto alla Chiesa e al mondo ancora  da scoprire, da accogliere. È un dono in attesa di manifestare tutta la sua ricchezza. 

Maria è apparsa a Ghiaie come la Regina della  Famiglia, che oggi è investita dalle profonde e rapide  trasformazioni della società e della cultura, minacciata  dal veleno del materialismo che la inaridisce e la uccide.  Maria indica nell'obbedienza ai comandamenti il  mezzo sicuro perché le famiglie vivano una vita piena  secondo il progetto divino. 

Da Ghiaie viene a noi un messaggio di vita. 

Abituati a vedere le cose in superficie, a noi pare  che a Ghiaie tutto sia fermo. Invece vi è la vita dello Spirito che opera nel silenzio. 

A Ghiaie c'è chi diffonde messaggi non ispirati dal  Cielo. Il messaggio di Ghiaie è quello dato a noi dalla  Santissima Vergine, attraverso la bambina Adelaide Roncalli nel maggio 1944. 

Ciascuno lo mediti attentamente e troverà in esso un insegnamento ricco, aderente alla verità rivelata, di  viva attualità. 

I segni non basteranno mai a coloro che non credono. Alla domanda dei farisei e dei sadducei, che chiedevano un segno, Gesù rispose: "Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà  dato se non il segno di Giona" (v. Mt 16,4). 

I miracoli, i segni sono doni che devono suscitare in  noi lo stupore e la riconoscenza. Dio opera liberamente,  quando e come vuole. Tutto ciò che è avvenuto a Ghiaie:  le apparizioni così semplici e straordinarie nello stesso  tempo; il messaggio profondo rivolto al mondo; le grazie  e le guarigioni, avvenute durante e dopo le apparizioni; i  fenomeni celesti osservati più giorni e a distanza di centinaia di chilometri in connessione con le apparizioni; le  numerose conversioni, sono un unico segno, che ci fa  dire che a Ghiaie si è manifestata la Regina della Famiglia. 

Quali altri segni dovremmo chiedere alla Vergine  potente? È Lei, invece che giustamente chiede a noi una  vita nuova, che sia il segno per i non credenti. 

Un giorno, sotto l'infuriare del vento, vidi cadere a  terra i vasi di fiori ed alcuni quadri appesi alle pareti  della cappella. La scena mi colpì e vidi in essa la situazione di molte famiglie. È urgente ricostruire il santuario  domestico e riedificare il tempio vivo nel cuore dei figli  di Dio. 

La realtà Ghiaie, così come è, ci dà l'idea della situazione della famiglia di oggi. 

L'apparizione mantiene ancora per tutti un severo monito ed un richiamo profetico alla conversione. 

Se Ghiaie diventerà, per la misericordia di Dio e la nostra buona volontà il luogo privilegiato, dove i focolari  spenti riceveranno luce e calore e le famiglie impareranno ad amare la vita dal suo nascere fino al tramonto,  questo sarà il grande segno che annuncerà il trionfo di  Maria a Ghiaie e nel mondo. 


Preghiera alla Regina della Famiglia 


O Maria Madre di Dio 

tempio dell'Altissimo e porta del cielo, 

quando ci avviciniamo a te, 

sentiamo di essere alla presenza 

della Regina dell'universo, 

della Donna vestita di sole. 

Ma avvertiamo che siamo accompagnati 

dallo sguardo, dall'amore 

e dalla protezione della Madre dolcissima, 

che tutto sa di noi, 

intercede e vuole il vero nostro bene. 

O Vergine potente apparsa a Ghiaie di Bonate, 

vieni in nostro aiuto 

e concedici la grazia ... che tanto desideriamo. 

Tu che tieni tra le mani due colombi,  simbolo della famiglia unita e santa, 

risana le nostre famiglie, purifica i cuori, 

fa che le famiglie diventino sorgente 

di fede, di santità, d'amore. 

Tra i pericoli dell'ora presente 

ascolta l'invocazione dei tuoi figli: 

Madre della vita salvaci. 

Amen

giovedì 11 marzo 2021

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Il pensiero di due Papi e di alcuni vescovi 

Pio XII, nel giugno 1949, un anno dopo la pubblicazione  dell'atto vescovile del non consta, ha ricevuto in udienza privata la bambina Adelaide Roncalli, che gli ha comunicato il  segreto datole dalla Vergine Maria nel maggio 1944, e a lui  riservato. Con questo gesto, il grande pontefice, manifestò chiaramente di credere nell'autenticità delle apparizioni di Ghiaie. 

Papa Giovanni XXIII, nella lettera inviata a monsignor  Giuseppe Battaglia, suo amico, mostrava non solo di credere  alle apparizioni, ma indicava anche l'iter che si doveva seguire,  perché la pratica per il riconoscimento delle apparizioni, potesse  giungere sul suo tavolo ed ottenere la sua approvazione. 

Monsignor Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo,  non si può dire un oppositore delle apparizioni. Una fotografia  del 27 luglio 1944, lo mostra pellegrino al luogo delle apparizioni, assieme al fratello Domenico, vescovo ausiliare di Milano,  e a sacerdoti e fedeli di Ghiaie. Inoltre non si deve dimenticare  che la costruzione della cappella nel luogo delle apparizioni e  l'acquisto di un vasto appezzamento di terreno circostante, nella  previsione della costruzione di un santuario, furono da lui voluti. 

Il cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano,  la cui vita santa è nota a tutti, credette alle apparizioni, ed espresse più volte la sua convinzione parlando ai fedeli della  sua diocesi. 

Monsignor Giuseppe Battaglia, di Brembate Sopra (Bergamo), grande vescovo di Faenza, ha sempre affermato l'autenticità delle apparizioni di Ghiaie, come appare dai documenti che  ho già riportato e dalla seguente lettera mandata al pittore  Giovan Battista Galizzi, che gli aveva inviato l'articolo di padre  Cipriano Casella S.J. Mons. Giuseppe Battaglia, il 6 febbraio  1952 scriveva: "Preg.mo sig. prof. ho letto e riletto l'articolo di  Padre Casella, e la sua relazione, a riguardo dei fatti di Bonate,  che lei gentilmente mi ha mandato. La ringrazio di cuore. 

Per me, accetto in pieno la conclusione di padre Casella:  obbedienti sì, stupidi no. Non riesco a concepire che una bambina di 7 anni possa aver giocato una commedia del genere. E  poi i fatti prodigiosi non li nega neppure il responso dell'autorità  ecclesiastica. La sincerità della bambina, come appare dalla sua  relazione, non può essere messa in dubbio, anche se dopo ha  negato: allora era certamente sincera, dopo si è influenzata la sua  psiche. 

Io penso che gli uomini non si sono mostrati degni di questa meravigliosa apparizione, e la Madonna ha permesso che si  chiudesse, per ora, una nuova fonte di grazie per l'umanità; ma  spero che Essa, sempre buona e misericordiosa, non badando alle  nostre miserie, vorrà di nuovo riaprirla, per il conforto di tutti e  per la sua stessa gloria...F.to + Giuseppe Battaglia vescovo". 

Monsignor Battaglia, in un'altra lettera inviata al pittore  Galizzi, il 5 maggio 1954, scriveva: "Preg.mo sig. professore,  voglia scusare il ritardo con cui rispondo alla sua gentile lettera.  Ho ricevuto e letto con piacere gli articoli riguardanti i fatti delle  Ghiaie di Bonate, e li ho trovati molto ben fatti, sereni e obiettivi, e anche opportuni. Forse avrei omesso l'accenno  al testamento di Mons. Bernareggi, che potrebbe, forse,  provocare una smentita a meno che si sia sicuri della cosa, da  non temere smentita. E la circostanza sarebbe oltremodo  significativa. 

Ho fatto leggere detti articoli anche a S. E. Mons. Zaffonato Vescovo di Vittorio Veneto, che sta predicando la novena  della B. V. delle Grazie a Faenza, e li ha trovati interessantissimi. 

In confidenza, Le dirò che in occasione di S. Giuseppe,  scrivendo gli auguri a Mons. Vescovo di Bergamo (Giuseppe  Piazzi, n.d.r.) — che non ho mai visto — gli espressi il voto che  "l'Anno Mariano segnasse la revisione del processo delle Ghiaie,  che non mi era sembrato scevro di zone d'ombra e di  contraddizione"; ma su questo punto non mi ha risposto nulla. 

Scriverò a don Piccardi che si faccia coraggio: se la  Madonna deve trionfare, ciò avverrà solo a prezzo di sacrifici e  di vittime; ... 

Voglia gradire colla sua Gentile Signora i miei ossequi e la mia benedizione. 

Faenza, 5 maggio 1954. F.to + Giuseppe Battaglia. 

Monsignor Giuseppe Battaglia, nella lettera inviata a don Giuseppe Piccardi, il 21 maggio 1955, scriveva: 

"Carissimo d. Giuseppe, ho ricevuto l'opuscolo che mi hai  spedito riguardante i fatti delle Ghiaie di Bonate e l'ho letto  quasi tutto d'un fiato e con profonda commozione. 

È una documentazione schiacciante che, nello stabilire la  realtà dei fatti, si è seguita la tesi preconcetta di escludere il  soprannaturale. E da questa documentazione qualcuno esce così  malconcio, che dovrebbe avere vergogna a mostrasi in pubblico. 

Il trattamento usato ad una bimba di sei (sette, n.d.r.) anni  è semplicemente vergognoso e mi ha strappato lacrime di dolore. 

E mi pare grave — pur ammettendo la buona fede — l'af-  fronto usato alla Madonna, che intendeva aprire una nuova fonte di grazia e misericordia in terra bergamasca. E i fatti prodigiosi  lo dicevano ben chiaro. 

Io penso che bisogna riparare — sempre per vie legittime 

— l'offesa fatta alla Madonna. Ne scrissi, in occasione dell'Anno  Mariano, a S.E. Mons. Piazzi, facendo notare che la sentenza di  Mons. Bernareggi, che non escludeva i miracoli avvenuti come  premio della fede dei fedeli, era contraddittoria. Purtroppo, la  risposta non fu favorevole. 

I tempi non sono ancora maturi? Bisogna pregare, pregare,  pregare, perché la Madonna, la buona mamma, dimentichi tanti  errori commessi, speriamo in buona fede, e continui le sue  materne misericordie a Bonate. 

Intanto non si potrebbero raccogliere molte firme e di  sacerdoti e di laici e umiliare una supplica al Vescovo o al  Metropolita, per la revisione del processo? Il quale però, dato  l'ambiente arroventato, non dovrebbe tenersi a Bergamo, ma a  Milano o altrove, magari a Roma. Io pure firmerei volentieri  l'eventuale petizione. Pensaci! 

 

L'opuscolo che mi hai mandato sarebbe riuscito anche più  efficace se avesse evitato certe durezze di giudizio contro le persone: bastavano i fatti. Ma comprendo che non tutti i temperamenti sono come quello di Silvio Pellico e che anche il Signore  ha preso i flagelli... 

Ricordami al Signore e alla Madonna, sicuro di averne il contraccambio. 

Continua la tua azione per il trionfo della Madonna di  Bonate, ma con serenità di spirito e con umiltà, e soprattutto con  purezza d'intenzione. 

Ti saluto e benedico di cuore. 

Faenza, 21 maggio 1955. F.to + Giuseppe Battaglia". 

Mons. Egidio Bignamini, arcivescovo di Ancona, a don  Giuseppe Piccardi che gli aveva inviato il libro scritto da Dome- nico Argentieri sulle apparizioni, il 19 maggio 1955, rispondeva: 

"Carissimo Don Piccardi, ho ricevuto e letto con grande piacere il volumetto inviatomi. 

Dunque non è chiusa la faccenda di Bonate...mi scriva chi  è questo Argentieri che ha saputo così limpidamente e logicamente esporre i fatti delle contrastate apparizioni. 

Preghiamo perché la Madonna affretti il suo trionfo...  Vorrei vederlo anch'io e ritornare ad inginocchiarmi su quella  terra bergamasca benedetta. 

L'aspetto con vivo desiderio in Ancona per la S. Missione. 

Preghi per me: La benedico di cuore. 

Ancona, 19 maggio 1955. F.to + Egidio Bignamini. 

 

Devo aggiungere che la lettera di monsignor Giuseppe  Battaglia, per la revisione del processo sui fatti di Ghiaie, fu  inviata al Papa Giovanni XXIII, anche a nome di monsignor  Egidio Bignamini e del bergamasco monsignor Tarcisio Benedetti, vescovo di Lodi, come si può leggere nel libro curato da  monsignor Loris Capovilla, Giovanni XXIII - Lettere 19581963,  pp. 216-217, edito nel 1978. 

 

Monsignor Giuseppe Obert, nato a Lignod di Ayas  (Aosta) nel 1890, entrato nel Pontificio Istituto Missioni Estere  di Milano nel 1912, partì per il Bengala (India) nel 1919. Fu  vescovo di Dinajpur (Bangladesch) dal 1948 al 1968; morì a  Milano nel 1972. 

Padre G. Obert, nel 1935, fu richiamato in Italia per fare da  direttore spirituale agli alunni di teologia del P.I.M.E. di Milano.  Più tardi divenne rettore della chiesa di S. Francesco Saverio di  Milano. 

Padre Giuseppe Cavagna, missionario del P.I.M.E. a Dinajpur (Bangladesch), dal 1933, di lui scrive: 

"Quando era rettore della chiesa di S. Francesco Saverio, la gente lo cercava ad ogni ora, indicandolo a modo suo: "Quel padre che aiuta i disoccupati; quello che converte gli ebrei; che  soccorre i poveri; quello che fa guarire dal cancro". Dicevano  anche: "Quello che guida i pellegrini a Bonate". 

Infatti, nel 1944, a Ghiaie di Bonate, era apparsa la  Madonna alla piccola Adelaide Roncalli. Nonostante la guerra in  corso e la censura severissima degli Alleati, la notizia giunse  anche nel campo di concentramento, dove ci trovavamo noi  missionari italiani, e si parlava di una apparizione straordinaria,  profetica... tutti eravamo stanchi della guerra e della prigionia... 

Padre Obert era convinto che le apparizioni fossero  soprannaturali e che Adelaide fosse una bimba sincera e semplice. Per questa sua convinzione guidava i pellegrini a Ghiaie. 

Delle apparizioni di Ghiaie parlava spesso e difendeva  Adelaide che egli conosceva e l'aveva fatta accettare, lontana da  ogni pressione, presso la signorina E. Galli di Milano, che abitava non lontano dalla sede del nostro Istituto... 

Da vescovo, un giorno, mentre visitava un grosso villaggio  di Beneedwar, egli raccontava con grande stima i fatti di Ghiaie.  Allora mi permisi di dirgli: "Monsignore, non sarebbe meglio che  la Madonna invece che a Ghiaie di Bonate o in Europa tra i  cristiani, apparisse qui in missione a consolidare la fede dei  nostri neofiti e per attirare i pagani alla nostra s. religione"? Si  soffermò un momento e rispose: "per questi paesi non è ancora  giunta l'ora. Tanto i cristiani, come i pagani finirebbero per  pensare ai "bonga" (spiriti). Lasciamo fare alla Madonna". (v.  ciclostilato interno per il P.I.M.E. del Bangladesch, 1987). 

Padre Giuseppe Cavagna scrive ancora: 

"Monsignor Obert era da molti chiamato il "vescovo  santo", e lo era davvero. Nei primi tempi della mia vita missionaria, quanta impressione mi faceva vedere in chiesa, con la  piccola lanterna, alle prime ore del giorno, padre Obert inginocchiato che pregava... 

I missionari delle diocesi vicine ci dicevano: "Fate come  fa il vostro vescovo, pregate tanto; egli è una persona di Dio;  vive di Dio..." 

Quanto amava il Bangladesch...Si faceva tutto a tutti, come dice S. Paolo" (v. Il vincolo, n. 104, p.74). 

Alle parole di padre Cavagna, che ci presentano monsignor Giuseppe Obert, come una straordinaria figura di sacerdote  e vescovo missionario, aggiungo che nel 1949, come ho già  scritto, egli accompagnò Adelaide dal Papa Pio XII, perché gli  rivelasse il segreto, che la Vergine le aveva confidato. 

 

Monsignor Giuseppe Maritano del P.I.M.E., vescovo  emerito di Macapà (Brasile), allora cappellano di un lebbrosario  nell'Amazzonia, nella lettera inviata il 19 agosto 1988, a padre  Mauro Mezzalonna, in parte già riportata, scrive: 

"Non so come ringraziarti del bellissimo regalo che mi hai  fatto inviandomi il libro delle apparizioni di Ghiaie di Bonate.  Quanti ricordi, mio Dio! Non ti so dire che cosa il libro ha prodotto in me; so che mi sento mezzo turbato e pieno di gioia allo  stesso tempo, senza sapere dire perché. Ti mando queste foto che  ho fatto io stesso a Ghiaie anche nel giorno della prima  comunione della Adelaide, e ti racconto qualche episodio capitatomi a Ghiaie. Cose che a me servono per ricordare dei giorni e  delle ore in cui mi pareva di essere vicino assai a qualche cosa di  soprannaturale che si faceva toccare con mano. Era come se si  spaccasse il cielo e lasciasse sentire qualcosa di Paradiso nella  fanghiglia del mondo. 

Quel giorno, accanto a me, sul balcone della casa di Adelaide, c'era un fratello del P.I.M.E., non ricordo chi era. Tutti  avevano una voglia matta di fare domande alla bambina. Anch'io  ne feci una; più che la domanda mi rimase impressa la risposta  che la piccola mi diede. Io le domandai se la Madonna era più  contenta quando c'era poca gente o quando ce n'era molta. 

Adelaide mi guardò in faccia come stupita, e mi rispose  candidamente: "So mia me" (lo so mica io!). Quel "so mia me",  mi è rimasto così impresso come segno della semplicità e sincerità schietta di Adelaide, che non avrebbe mai inventato e detto  quello che non sapeva... 

Ho letto nel libro la guarigione della signora Villa. Sono  convinto di essere stato presente quel giorno. Non so se si chiamava Villa, ma so che il caso visto da me, corrisponde esattamente a quello descritto nel libro. 

Voglio raccontarti un particolare soltanto a me noto, perché il fatto capitò a me. Non ricordo bene il giorno...forse non  era neanche più il tempo delle apparizioni... ricordo soltanto che  la folla era enorme. Lassù sul balcone c'era un prete che diceva di  essere della Curia di Bergamo e invitava la gente a non  esagerare, perché di miracoli non ce n'erano stati. E citava  esattamente il caso della signora guarita, si diceva allora, di  spondilite, la quale in un momento di entusiasmo aveva buttato  via il busto, ma poi aveva dovuto rimetterlo e continuava ad  essere malata. Io ero sul balcone, e scesi pensieroso. Svoltando  l'angolo della casa incontrai un barroccio che stava arrivando.  Chi teneva le redini del cavallo era la signora di cui il prete  aveva appena detto che era ancora malata. Le domandai come  stesse. Mi rispose che stava benissimo ed era venuta a ringraziare  la Madonna. Disse che aveva ripreso a lavorare nella filanda e  stava benissimo...Sarei davvero felice se potessi vedere o almeno  scrivere a qualcuno della famiglia di quella signora. Se ti è  possibile entrare in contatto con qualcuno di loro, dì che un  vecchio vescovo missionario ora cappellano di un lebbrosario  nell'Amazzonia, parla spesso della signora guarita dalla  Madonna, a Ghiaie di Bonate... 

Con monsignor Obert e con padre Lozza si parlava tanto  della Madonna di Bonate...Insomma il libro mi ha fatto (e mi fa)  rivivere un periodo che era rimasto assopito, ma pur sempre vivo  nel mio cuore. Ringrazia per me l'autore, e digli che preghi per me la Santa Madonna. Se lui può parlare con la signora  Adelaide, le chieda preghiere per me e per la mia gente. Noi qui  di casa formiamo una famiglia, basata non sulla carne e sul sangue, ma sulla fede. Cominciamo la giornata in chiesa pregando  per tutti coloro che si raccomandano alle nostre preghiere e per  quelli che ci fanno del male o ci vogliono male, oltre che per i  nostri amici e benefattori, è chiaro. Concludiamo sempre la  nostra preghiera dicendo alla Madonna: "Maria, figlia prediletta  di Dio Padre, Mamma del Signore Gesù, Sposa e capolavoro  dello Spirito Santo, prega con noi e intercedi per noi. La nostra  povera preghiera la affidiamo al tuo cuore di Mamma e la mettiamo nelle tue mani. Confidiamo in te Maria". E poi diciamo il  Rosario. Se Adelaide vuole unirsi a noi nella preghiera così, noi  la mettiamo tra le persone per cui e con cui preghiamo ogni  mattina. Sarei tanto lieto se fosse possibile chiederle di parlare  anche di me e di noi alla Santa Madonna. 

In Cristo e Maria. F.to + Dom Giuseppe Maritano". 

È un'altra straordinaria testimonianza che si aggiunge alle altre. 

A proposito della guarigione ricordata, a parte i vuoti di  memoria, sul nome dell'ammalata e il giorno in cui fu guarita,  spiegabili a distanza di molti anni, il fatto resta ed è molto significativo. Forse non era la signora Villa, la guarita che vide monsignor Maritano; del resto, non fu la sola affetta dal morbo di  Pott, ad essere guarita a Ghiaie. 

Balzano agli occhi il tentativo, e non è il solo, di chi minimizza o nega il fatto straordinario, e la pronta smentita dell'interessata. 

La verità vince sempre. 

Il cardinale Giuseppe Siri, già arcivescovo di Genova,  ora defunto, una delle figure più eminenti e prestigiose della  Chiesa cattolica del secolo appena passato, a chi gli aveva  inviato una lettera, accompagnata da un libretto sulle apparizioni,  il 9 maggio 1980, rispondeva: 

"Egregio Signore, ho ricevuto la Sua lettera e il libretto accluso. L'ho letto con gioia. 

Ella mi chiede di presentarlo al Papa. Non posso fare questo perché io non ho autorità o giurisdizione su quanto entra in  causa e mi sentirei dire soltanto: "lei che c'entra?". Guasterei-. So  che cosa pensare, ma la responsabilità della carica ecclesiastica,  mi inibisce di interloquire in modo assoluto. Io devo rispettare in  tutto le decisioni prese dalla legittima Autorità ecclesiastica di  Bergamo. 

Si ricordi che lo stesso Papa Giovanni XXIII in merito ha  risposto: "...La cosa deve muoversi dal basso. Muovetevi voi,  bergamaschi !". 

Mi duole risponderle così, ma Ella capirà che non posso assolutamente fare diverso. 

Dio la benedica! F.to + Giuseppe Card. Siri". 

E si potrebbe continuare a riportare il giudizio positivo di altri vescovi, sulle apparizioni di Ghiaie. 

Severino Bortolan

giovedì 4 marzo 2021

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


PARERI FAVOREVOLI 


Da parte di uomini di scienza 

Padre Agostino Gemelli, fondatore e rettore dell'Università  Cattolica di Milano, psichiatra e psicologo di fama internazionale,  nello studio fatto su Adelaide esclude ogni ipotesi di spiegazione  naturale delle apparizioni, e lascia intendere che l'unica  spiegazione è quella soprannaturale. 

La prof. Agata Sidlauskaitè, assistente del laboratorio di  psicologia dell'Università cattolica di Milano, studiosa dei  problemi dell'età evolutiva, dopo nuove e prolungate osservazioni  sulla bambina Adelaide Roncalli, conferma ampiamente il  giudizio di padre Gemelli. 

La dott. Eliana Maggi, medico condotto di Pontida  (Bergamo), dal 19 maggio 1944 ha partecipato a tutte le apparizioni. Ha osservato attentamente Adelaide durante e dopo l'estasi, e l'ha definita:  "mens sana in corpore sano", cioè, mente sana in un corpo sano. 

È stata testimone di guarigioni prodigiose, di fenomeni luminosi  straordinari. Ha sempre manifestato la sua convinzione sulla attendibilità delle  apparizioni. 

Il dott. Giulio Loglio, medico condotto di Bonate Sopra  (Bergamo), presente alle apparizioni dal 20 maggio, dinanzi alla guarigione di  Previtali Olimpia, come ho già scritto, disse: "Io non sono un cattolico fervente,  ma se questo non è un miracolo, bisogna negare tutti i miracoli di tutti i santuari". 

Lo stesso dott. Loglio, l'11 giugno 1946 dichiarò: "Anche in passato,  quantunque poco praticante, ho sempre avuto fede nella religione cattolica, ma da  quel tempo, (cioè dalle apparizioni, n.d.r.) ho sentito nascere in me una fede  religiosa più viva e ardente, che dura ancora". 

Il dott. Pietro Ruggeri di Ponte S. Pietro (Bergamo), presente ad alcune apparizioni, afferma l'autenticità dell'estasi di Adelaide. 

I dottori Zonca Giovanni e Borroni Vittore, descrivono l'estasi di Adelaide, rilevandone la naturalezza e l'autenticità. 

Il prof. Ferdinando Cazzamalli di Como, che non si può  certo porre tra i favorevoli alle apparizioni, segnala in coscienza le  guarigioni di Villa Anna e di Sala Anna come degne della  massima considerazione dal punto di vista delle guarigioni  prodigiose. 

Il prof. Antonio Poli, direttore dell'Istituto Ortopedico Matteo Rota di Bergamo, dichiara la guarigione improvvisa di suor Antida  Gasparini, avvenuta con modalità non consona alle leggi naturali. 

Il dott. Ferruccio Galmozzi, primario della divisione sanatoriale  dell'Ospedale maggiore di Bergamo, condivide il giudizio del prof. Poli ed  aggiunge che la guarigione di suor A. Gasparini, non è spiegabile al lume  delle nostre conoscenze scientifiche. 

Il dott. Massimo Moretti di Bergamo dichiara che Giulia  Pagnoncelli è guarita prodigiosamente in dipendenza di un fatto  soprannaturale. 

Il prof. Giuseppe Lazzati, già rettore dell'Università Cattolica  di Milano, personalità di straordinaria ricchezza del laicato cattolico italiano,  dal lager di Oberlangen (Germania), dove era internato, a proposito delle  apparizioni di Ghiaie, il 16 agosto 1944, al fratello Agostino, tra l'altro, scrive: 

"...Che da tutto questo marasma venga il sospirato bene! Non ne sarà  (parola illeggibile) il fatto di Bonate? Ne sono giunte tante e talora così  gratificanti voci da farmi pensare non si tratti di fantasia ma di una nuova  Fatima. Lo voglia il Cielo!"(v. Marilena Dorini, Giuseppe Lazzati:  Gli anni del Lager, 1943-1945, A.V.E., Roma 1989, pp. 125-126). 

È da notare che le apparizioni di Ghiaie furono conosciute nel mondo con  una rapidità ed estensione che ha dell'incredibile, date le difficoltà del tempo di  guerra per la comunicazione di notizie come questa, anche nei luoghi dove  era più difficile farle arrivare, a causa della censura rigorosa, come nei lager  nazisti, o nei campi degli alleati, in India, nel Medio Oriente, ecc., dove erano  rinchiusi i prigionieri italiani. 

Tutto ciò è senza una spiegazione adeguata? No sicuramente. 


Da parte di esperti di vita spirituale 

Fra Cecilio, di Serina (Bergamo), cappuccino di eccezionali virtù unanimemente riconosciute, fu incaricato dal cardinale Ildefonso Schuster di interrogare la bambina Adelaide  Roncalli quando era ospite della sig.na Ersilia Galli, di Milano. 

A chi rammaricandosi gli diceva: le apparizioni di Ghiaie  non sono ancora riconosciute dalla Chiesa, rispondeva: "Il  Signore sa che noi abbiamo dei cuori duri; però aspetta ancora  per vedere se può modificarci meglio...Noi che crediamo a  Bonate non offendiamo nessuno". 

Monsignor Bartolomeo Verzeroli, di Cene (Bergamo),  professore di filosofia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, fu sempre convinto dell'autenticità delle apparizioni e dopo l'atto vescovile del 30 aprile 1948, disse: "Se oggi  non consta, domani consterà". 

Monsignor Giuseppe Piccardi, di Castione della Presolana (Bergamo), affidò sempre alla Vergine la sua vita di sacerdote; fu guida spirituale illuminata, parroco e poi canonico della  cattedrale. Con la prudenza e la capacità di discernimento, proprie dell'uomo incline alla vita contemplativa, e aperto all'azione dello Spirito, aderì fin da principio alle apparizioni. 

Monsignor Vittorio Masoni, di Almenno San Bartolomeo (Bergamo), canonico della cattedrale, vicario capitolare tra  il 1914-1915, inviò nel maggio 1945, al parroco di Ghiaie, don  Cesare Vitali, uno scritto in difesa delle apparizioni, spinto dall'amore alla Madonna e dalla riconoscenza per le tante grazie  da Lei ricevute. 

La difesa delle apparizioni di monsignor Vittorio Masoni  è degna di attenzione, perché scritta da un sacerdote stimato per  la scienza, l'integrità della vita, e da un testimone diretto di quei  fatti straordinari. 

Monsignor Masoni, tra l'altro, scrive: "La piccola Adelaide Roncalli, di soli 7 anni, ingenua, semplice ed incapace di  fingere ed inventare le cose che essa dice di aver sentito dalla  Signora da lei vista e che le parlò in dialetto bergamasco, fu sottoposta a parecchi esami e fu trovata sana e normale (relazione  di P. Gemelli), né suscettibile di illusioni ed allucinazioni. Monsignor vescovo stesso volle personalmente interrogare la fanciulla sui fatti che la riguardavano. Le apparizioni ad Adelaide  della Signora biancovestita avvennero nei giorni ed ore previamente ad essa indicati dalla medesima. 

Parimenti i movimenti e le variazioni della luce del sole si  verificarono a vista di tutti, nei giorni e nelle ore in cui avvenivano le manifestazioni della Signora ad Adelaide... 

Ora mi sembra che ci si possa e debba chiedere, di quale  natura sono e da dove provengono queste manifestazioni e questi  fatti insoliti... 

Sono forse effetto del caso? Se fosse così sarebbe troppo  valorizzata questa causa che realmente non esiste, e che non può  ritenersi sufficiente per spiegare non un avvenimento qualunque,  ma una serie di fatti concatenati, previsti e prima annunciati. 

Se non sono prodotti dal caso da dove essi provengono?  Hanno origine da un essere intelligente e superiore  all'uomo, e non può essere che il demonio o Dio benedetto.  Certamente non può essere il demonio perché Dio non può permettere a questo suo nemico e dell'uomo di avvalersi delle cose  più sacre e religiose, e specialmente della Beata Vergine, che gli  schiacciò il capo, per confondere e ingannare i fedeli. Come si  potrebbero spiegare lo spettacolo di immense folle in preghiera  sul luogo delle apparizioni e le numerose conversioni di peccatori, non esclusi ecclesiastici e religiosi?... 

D'altra parte, la Chiesa per formulare il suo giudizio sulla  natura delle apparizioni o rivelazioni private, cioè fatte a persone private, tiene conto della persona cui fu fatta l'apparizione, del contenuto delle rivelazioni, delle circostanze che accompagnarono e degli effetti che seguirono tali fatti (v. don Ceriani, 

Italia di Milano, 21 giugno 1944). 

Ora nel caso nostro la persona, cioè Adelaide, esclude  ogni sospetto; il contenuto delle rivelazioni, non solo non è contrario alla fede e alla morale cristiana, ma ad esse è in tutto  conforme; le circostanze e gli effetti, seguiti a questi fatti, sono  tali da far ritenere le une e gli altri esenti da ogni sospetto di  intervento diabolico. Sennonché, come scrive nell'Italia il  precitato Ceriani, il 22 giugno 1944, la prova decisiva che  porta ad un giudizio positivo sulla esistenza e la natura  soprannaturale delle apparizioni e rivelazioni private è data  sempre ed esclusivamente dal miracolo, rigorosamente provato  nella sua certezza storica e documentato nel suo valore  preternaturale...". 

Prese in esame alcune obiezioni all'autenticità delle apparizioni di Ghiaie, monsignor Vittorio Masoni si sofferma, in particolare, su due: la supposta mancata profezia della fine della  guerra entro due mesi, e la asserita mancanza di guarigioni che  resistano all'esame della scienza medica. 

Alla prima risponde: "Il cardinale Schuster di Milano  quando vide che passati i due mesi previsti non era venuta la  pace, in una lettera inviata alla sua diocesi, scrisse che il non  essersi verificato l'evento che si sperava, non voleva dire che  esso fosse stato erroneamente predetto, perché nelle manifestazioni di cose future vi possono essere delle oscurità, che si chiariscono con gli avvenimenti futuri. Applichiamo questo principio al caso nostro, e si vedrà che ciò che fu predetto avvenne.  Dapprima è da rilevare, che quando si prediceva la fine  della guerra e la venuta della pace, non si voleva dire che la  guerra sarebbe cessata di punto in bianco...Sarebbe stato un  miracolo, un avvenimento inconcepibile, che Dio poteva fare,  ma che nell'andamento delle cose umane, nelle quali agiscono  le cause seconde, non suole fare. 

Ciò premesso, si osservino le date e gli avvenimenti seguiti alle apparizioni delle Ghiaie. I due mesi indicati dalla  fanciulla dovevano decorrere da quando ella li predisse, cioè,  non prima del 21 maggio 1944. Orbene il 20 luglio, e cioè due  mesi da allora, avvenne l'attentato a Hitler autore della guerra.  L'attentato fallì, ma se anche Hitler fosse morto, la guerra non  sarebbe finita subito...È vero storicamente che dal luglio 1944,  la guerra virtualmente finì...". 

Alla seconda obiezione, sulle guarigioni non provate dalla  scienza medica, egli replica: "Esse sono molte e furono costatate da chi aveva incarico ufficiale di farlo...Fra le altre accenno  a quella dell'operaio di Rovetta (Bergamo), prodigiosamente  guarito..." 

Le guarigioni, i fenomeni solari, le conversioni ed altri  segni rendono così credibili le apparizioni da fare scrivere a  monsignor Masoni: "Come si può dubitare della verità dell'apparizione della bianca Signora a Roncalli Adelaide? Ma chi era  poi questa bianca Signora? Tutti lo sanno, tutti lo pensano e  sanno di non sbagliare. E allora se non si vuole chiamare  Madonna delle Ghiaie la Vergine che ivi è apparsa, come si  chiama di Lourdes, di Fatima la Madonna apparsa in tali località, si permetta almeno che il luogo delle Ghiaie sia consacrato  alla memoria dei fatti avvenuti, con la celebrazione della Santa  Messa nella cappella già costruita ad onore della Beata Vergine,  senza impedire che i fedeli, spinti dalla loro devozione, vi si  rechino anche con pellegrinaggi. 

Meno di questo non so che cosa si possa chiedere; almeno  questo è necessario dare, perché non si tramutino in una vera  turlupinatura fatti così importanti, avvenuti alla luce del sole,  sotto gli occhi di migliaia di persone, costatati da persone a ciò  autorevolmente designate. 

Mi si potrebbe chiedere: a quale scopo ho fatto questo  lavoro, mentre da chi ne ha il diritto e il dovere, si sta redigendo  un processo regolare? Ecco la mia risposta. Essa naturalmente  non servirà che a me personalmente, ma è questo che per me  importa. 

Orbene dico: o il giudizio che si darà dall'autorità ecclesiastica sarà che nei fatti delle Ghiaie si verificò una illusione,  una esaltazione collettiva, in modo che è da ritenersi fatto come  dimostrato ed autorevolmente costatato, nulla essersi verificato  di preternaturale, ovvero che non consta in detti fatti e manifestazioni sia intervenuto qualche cosa di soprannaturale. Nella  prima ipotesi docilmente mi piegherò ed accetterò la sentenza  pronunciata supponendo che chi così giudica abbia avuto prove  evidenti che escludono l'intervento del soprannaturale. Invece  nella seconda ipotesi conserverò la mia libertà di pensare diversamente; cioè penserò che veramente nei fatti di cui si tratta  intervenne la mano di Dio, il quale quando che sia e a Lui piaccia farà trionfare la verità". 

Il 18 maggio 1945, monsignor Vittorio Masoni scrive ancora a don Cesare Vitali. 

Egli ritorna sul fatto della contemporaneità delle apparizioni e dei fenomeni solari, avvenuti in alcuni giorni e preannunciati da Adelaide, e si chiede: "Il fatto o le manifestazioni a  Roncalli Adelaide sono illusioni o sono invenzioni? Ritengo che  nessuno penserà di rispondere affermativamente alle domande  fatte perché Roncalli Adelaide è sanissima, e all'infuori del  tempo che passava vedendo la bianca Signora, continuava la sua  vita di giochi e trastulli colle compagne, forse anche bisticciando con loro. Essa era sempre la buona Roncalli Adelaide di  prima. 

Detti fatti e manifestazioni furono causati unicamente  dalla prima, diciamo così, investitura che Adelaide ebbe dall'alto, e da quel primo fatto avvenuto ad insaputa sua e di tutti  seguirono gli altri. Quel fatto fu dunque fuori e superiore alle  forze della natura;provenne da causa non umana, certamente non  diabolica, perché l'Adelaide disse che la Madonna le aveva  indicate le cause della guerra e le aveva detto che era necessario  pregare e fare penitenza per ottenere la pace. Tutto ciò non  sapeva, né poteva inventare una fanciulla di appena 7 anni". 

Alla fine della lettera, monsignor Masoni scrive: "Dopo  quanto ho detto, e quasi per vedere se sia possibile avere altre  conferme delle apparizioni della Madonna alle Ghiaie, mi si  potrebbe chiedere se la Madonna in quelle giornate sia là apparsa  anche ad altre persone oltre che all'Adelaide. 

A proposito di tale domanda...mi limito a fare il nome di  due persone. La prima è il prevosto attuale di Vertova sac. dott.  Bartolomeo Ferrari che di ritorno a Bergamo, in una delle  domeniche di maggio 1944, mi disse di aver visto colà la  Madonna. Con lui erano anche altre persone che esso potrà indicare. 

La seconda è Paruta Maria abitante qui in via Arena n. 4,  come domestica del sig. Ponti Giulio. Essa è sicurissima di aver  vista la Madonna alle Ghiaie in una determinata domenica e  come lei la videro anche altre persone che erano vicine a lei (non  tutte però...perché forse questo è il mistero di Dio). Inoltre essa  avendo invocata la Madonna delle Ghiaie in un gravissimo  frangente, che le poteva costare la vita, dice di averne sensibilmente sentito aiuto e soccorso, Essa potrà precisare fatti e circostanze di somma rilevanza. 

Caro prevosto ho scritto quello che sentivo in coscienza di  dire e spero che anche altri i quali sono persuasi della verità  delle cose, non facciano i muti adesso". 

Viene spontaneo chiedersi se le persone indicate da monsignor Masoni, e molti altri testimoni sono stati interrogati dalla  commissione teologica e dal tribunale ecclesiastico. 

Intanto il tempo passa, e muoiono i testimoni diretti dei  fatti che soli contano per stabilire la verità delle apparizioni,  mentre si aspettano chissà quali altri avvenimenti. 

Monsignor Vittorio Masoni, il 20 novembre 1945, manda  una nuova lettera a don Cesare Vitali. Egli scrive: "Dopo aver  letto attentamente l'elaborato a stampa, senza revisione ed  imprimatur dell'autorità ecclesiastica, del sac. Luigi Cortesi intorno a quello che egli chiama il problema delle Ghiaie di  Bonate, credo bene farvi conoscere alcuni miei rilievi...autorizzandovi, anche questa volta, a fare del mio scritto quell'uso che  giudicate migliore...e di comunicarlo, se credete, anche a monsignor vescovo. Si tratta di cose della più alta importanza sotto  ogni rispetto, e mi pare bene che chi sente il dovere esprima e  faccia conoscere i suoi apprezzamenti e le sue vedute, per amore  della verità e più ancora per l'onore della nostra cara Madre, la  Madonna, ed anche della nostra diocesi, alla quale Essa si  mostrò anche nelle altre disastrose guerre così benigna e buona... 

Se si ammette quello che don Cortesi afferma nell'epilogo  del suo lavoro e cioè che le visioni della Beata Vergine avute da  Adelaide sono il prodotto di una bugia da essa continuata ed  ostinatamente mantenuta fino a poco tempo fa, bisogna dire che  quella bambina di appena sette anni, fu di una capacità straordinaria, sorprendente e ragionevolmente inammissibile". 

Monsignor Masoni rileva che il Cortesi, come risulta dal  suo libro, prima indusse Adelaide a dire che le sue visioni erano  tutte inventate, eccetto la prima, e poi, spinse la bambina ad  affermare che non era vera nemmeno la prima. Per questo ed  altri motivi egli chiama l'azione del Cortesi una inquisizione  sleale, subdola. 

Egli scrive: "Don Cortesi fu il costruttore della prima relazione sulle apparizioni, ne era entusiasta...relazione che indusse  mons. vescovo a permettere l'acquisto del terreno, l'erezione  della Cappella fatta sullo stesso luogo, poi chiamata rifugio contro ogni ragione, e a fare la visita personale sul luogo, dove  recitò pubblicamente con i fedeli presenti il S. Rosario. Ora  invece don Cortesi nel suo elaborato vuole essere il demolitore  spietato di quanto aveva prima costruito. Chiedo: quale delle due  relazioni espone la verità? Si deve credere alla prima o alla  seconda? Per essere benevoli bisognerebbe dire: né all'una, né  all'altra perché don Cortesi che dice il sì ed il no della stessa  cosa non è attendibile. Invece bisogna ritenere vera la prima perché fatta al tempo degli avvenimenti e perché essa è  conforme alle relazioni in argomento fatte da altre persone  appositamente incaricate da mons. Vescovo, quale la dott. Maggi  di Pontida, che nel dicembre 1944, inviò una relazione scritta a  mons. vescovo...". 

Mons. Masoni afferma che l'indagine del Cortesi è superficiale, lacunosa ed in essa non sono messi nella giusta luce fatti  fondamentali per accertare la verità delle apparizioni, come le  guarigioni, i fenomeni solari e i frutti spirituali. Inoltre, egli si  domanda: perché don Luigi Cortesi si è presa la libertà di parlare  e di scrivere contro le apparizioni, mentre era già costituita la  commissione teologica che doveva indagare su quei fatti. 

Dopo aver auspicato un processo regolare, in conformità  alle leggi canoniche, per l'esame dei fatti di Ghiaie, conclude:  chi dice, con il Cortesi, che l'Adelaide mentì afferma, pure, che  il Signore a la Vergine con i loro interventi prodigiosi hanno  avvalorato tale menzogna, cioè bestemmia. Ed aggiunge: "La  bugia l'Adelaide la fece dopo, quando cioè, don Cortesi avendola  prima lungamente e subdolamente lavorata arrivò a persuaderla  ed a farle dire ed anche a scrivere, di non avere vista la  Madonna, ma di aver fatto e mantenuto per tanto tempo una  bugia...Ma di questa bugia l'unico responsabile è il rev. Don  Cortesi...". 

Padre Giuseppe Petazzi S.J., di Sesto S.Giovanni  (Milano), professore di filosofia, scrittore e predicatore noto in  tutta Italia, fu ispiratore e guida di congregazioni religiose; diede  inizio alla Pia Associazione Lampade Viventi, all'Istituto  secolare Ancelle della Madre di Dio e al periodico Lampade  viventi. 

Dedicò molta parte della sua vita, caratterizzata da un amore filiale alla Madre di Dio, alla direzione spirituale. 

Padre Petazzi, in risposta ad una lettera del parroco di  Ghiaie, don Cesare Vitali, il 21 novembre 1944, così scrive: "Rev.  E carissimo parroco, le sono molto riconoscente per la sua graditissima lettera. Mi affligge il sapere che vi siano delle opposizioni,  proprio da parte di chi dovrebbe godere delle glorie di Maria Santissima. Finché sono i farabutti, è, direi quasi cosa naturale; ma  costoro? Io penso che l'opposizione non può partire se non da chi  crede di prendere un atteggiamento superiore contraddicendo a ciò  che pensa il popolo, oppure da chi è mosso da motivi passionali,  come sembra nel caso a cui lei accenna. Ma lei pensa di tacere? Se  si trattasse solo del suo onore, potrebbe dissimulare; ma trattandosi  dell'onore della Madonna, mi sembra che dovrebbe farsi sentire.  Per conto mio, se appena avessi i dati necessari non esiterei a  farlo. Quel libello non può avere certamente l'approvazione ecclesiastica; quindi non dovrebbe essere difficile il confutarlo. Nella  vita del santo Curato d'Ars si legge che quando egli, per motivi  che credeva molto gravi, dubitò della verità dell'apparizione della  Salette, ne rimase molto afflitto e diceva di temere che la Madonna  fosse malcontenta di lui, e fu felice quando poté rimuovere i  dubbi. Ecco come pensano e agiscono i santi; coloro che agiscono  e procedono diversamente non sono certamente santi. 

Tutti i giorni nella S. Messa io faccio una intenzione speciale perché il Signore affretti l'approvazione di codeste apparizioni, perché sono persuaso che ne proverrà un gran bene alle  anime; adesso poi mi propongo di fare assieme una intenzione  speciale per lei perché la Madonna la conforti nelle sue pene.  Però dopotutto l'opposizione è un buon segno, perché si capisce  che il demonio freme, e così è avvenuto sempre anche in tutte le  altre apparizioni; e lei deve benedire il Signore perché la sua  causa è coinvolta con quella della Madonna; anche questo per  lei deve essere di grande consolazione...". 

Padre Petazzi inviò altre lettere, il 5 ottobre e il 9 novembre 1945, a don Cesare Vitali. Di esse venne inviata copia alla  Curia di Bergamo. 

Padre Mario Mason S.J., scrittore e predicatore, nel  periodico Lampade Viventi di cui è stato direttore, più volte ha  manifestato la sua convinzione sull'attendibilità delle apparizioni di Ghiaie, confermata dalla testimonianza scritta rilasciatami il 3 dicembre 1986, che riporto: "Il 6 luglio 1944, ho avuto  nella Curia di Bergamo un colloquio, prima con il prof. Don  Luigi Cortesi e poi, con il vescovo mons. Adriano Bernareggi e  tutti e due mi assicurarono testualmente: 

1. La bimba Adelaide Roncalli era sincera, normale, veritiera  nelle apparizioni: tutto avveniva senza finzione o illusioni  psicopatiche... 

2. Il contenuto delle apparizioni era "Ortodosso", non c'era nessun errore contro la fede e la morale, anzi una grande conferma della fede e vita morale specialmente per le famiglie.  3. Certe espressioni, descrizioni, giudizi di Adelaide, dopo le  apparizioni, non potevano essere frutto della sua fantasia di  bambina e sono escluse suggestioni di altre persone mature!  4. Miracoli auenttici, già denunciati da esaminare attentamente  e fenomeni del sole roteante, "in relazione e nel tempo delle  apparizioni". 

5. L'afflusso enorme di pellegrini, senza nessun avviso e programmazione, nonostante la guerra e la mancanza di mezzi  di trasporto (treni, auto), i pericoli di bombardamenti...Le  conversioni, confessioni, preghiere spontanee, rosari, comunioni come nei grandi santuari. 

6. Attendiamo il 20 luglio, diceva don Cortesi e così il  vescovo...(il famoso giorno dell'attentato a Hitler: "il segno  come sarebbe finita guerra"). 

Queste sei osservazioni mi sono impresse fortemente nella memoria come se le avessi sentite ieri. 

Scrivo questa testimonianza anche per ringraziare la  Madonna "di Bonate" perché il 29 giugno e il 6 luglio 1944 ero  andato da Padova a Bonate proprio per chiedere la grazia della  salvezza per mio fratello Ottorino, catturato dalle SS tedesche e portato a Dachau (Germania). Fu buttato nella camera a gas  come cadavere e salvato "miracolosamente" da un amico. Invocava con un' "Ave Maria la Madonna di Bonate" ogni giorno,  come e quando poteva, dal 30 giugno 1944 al 28 aprile 1945,  giorno della fine della sua prigionia a Dachau". 

Le testimonianze del rev. Padre Mario Mason S.J. sono importanti, essendo egli un testimone dei fatti di Ghiaie. 

Severino Bortolan

domenica 28 febbraio 2021

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Risveglio di fede 

Il rinnovamento spirituale partito da Ghiaie è una realtà  storica da prendere in considerazione, se si vuole giudicare della  autenticità delle apparizioni. 

Lo stesso monsignor A. Bernareggi, vescovo di Bergamo,  nella lettera inviata alla diocesi, il 6 luglio 1944, rilevava l'ampiezza e la profondità di questo rinnovamento. Le pagine tratte  dal diario di don Felice Murachelli, ne sono una ulteriore conferma. 

L'Eco di Bergamo, quotidiano cattolico, il 22 maggio 1944, dopo la cronaca dei fatti di Ghiaie, così commentava: 

"In margine alla cronaca, ci preme tuttavia subito sottolineare, come questi fatti abbiano dimostrato in modo straordinariamente imponente e grandioso quale sete cocente di soprannaturale bruci in fondo all'anima di questa nostra generazione travagliata. È bastato che una speranza posasse per un attimo sul  cuore, fra tanta amara depressione, per vedere un popolo sollevarsi, e schierarsi e incamminarsi spontaneamente, senza che  nessuna campana suonasse, senza che un sacerdote si mettesse a  capo, anzi tra diffidenze e scetticismo, verso il richiamo di una  bambina. 

Persuase o meno sulla portata delle cose registrate, quelle  migliaia e migliaia di persone, nel tornare alle loro case, hanno  sentito e dimostrato con il loro comportamento che è comunque  sempre bello e confortevole mettersi in strada per andare verso  la Madonna e che un'ora di speranza è sempre un buon dono  materno. A prescindere per il momento da tutto, il gesto spontaneo di questa folla enorme è un dato di fatto di grande importanza che va sottolineato e, che è tale da indurre l'animo a  profonde e confortevoli considerazioni". 

Don Italo Duci, allora coadiutore nella parrocchia di  Ghiaie, ci fa conoscere l'influsso spirituale fatto sentire dalle  apparizioni, fin dai primi giorni. 

Scrive nel suo diario: 

"In questi giorni in paese si notò un risveglio spirituale.  Uomini e giovani si accostano ai sacramenti in buon numero.  Alcuni un po' restii alla Chiesa e ai sacramenti si sentirono  scossi. Le messe, anche nei giorni feriali, contro il solito erano  affollate. Alla gente sembrava che quello che avveniva non si  potesse spiegare umanamente, e diceva: "La bambina è troppo piccola perché possa ingannare". 

Dopo mezzogiorno (giovedì 18 maggio, n.d.r.) cominciò  ad arrivare gente che andava ad ammassarsi sul luogo delle  apparizioni: avrà raggiunto gli otto o dieci mila". 

Il 21 maggio, alla nona apparizione, andarono a Ghiaie più di 200.000 persone. 

Il giorno dopo don Duci si recò sul luogo delle apparizioni per la prima volta. 

"Appena giunto — scrive — mi sentii preso da commozione. Sembrava passato un uragano, un'alluvione, un bombardamento. Il vivaio del sig. Ferrari per una parte era stato ridotto  in uno stato pietoso. La maggioranza dei pellegrini per ricordo  asportavano un ramoscello di quei pini o di quelle piante. Alcune  piante furono letteralmente schiantate per l'enorme peso di grappoli umani. Il terreno di Colleoni Luigi era completamente  calpestato e ridotto come una piazza. Distrutti i filari di vite, di  granoturco, di frumento. Folla numerosa pregava commossa.  Molti passano per il paese recitando il Rosario". 

Il sabato 27 maggio molta folla affluì col proposito di pernottare all'aperto, pur di assistere alla prima comunione di Adelaide. Don Italo Duci annota: 

"Questa sera sono uscito dal confessionale alle 22.30.  Nell'uscire di chiesa trovai seduti sui gradini della porta principale pellegrini che alla mia meraviglia risposero: "Potremo  essere i primi a prendere posto in chiesa domattina!". Sul luogo  delle apparizioni già da parecchi giorni cominciano ad essere  portati ammalati; ma oggi il loro numero è aumentato. Anche  molti di loro hanno pernottato all'aperto. Tutta la notte sul luogo  delle apparizioni fu un susseguirsi di preghiere". 

Il 28 maggio, don Italo scrive: "Alle ore 5.30 la chiesa è  letteralmente gremita di forestieri desiderosi di partecipare alla  funzione della prima comunione della piccola Adelaide. Numero  straordinario di confessioni e di comunioni. Anche la piazza era  gremita di gente in attesa della bambina... La funzione si svolse  con la semplicità solita degli altri anni. Di straordinario c'era la  folla". 

Nei giorni seguenti l'afflusso dei pellegrini si accentuò. Per  alloggiare i malati si trasformarono in dormitorio, le aule, il  salone e il palcoscenico del teatro della scuola materna. Furono  mobilitati anche gruppi Unitalsi di Bergamo, Ponte S. Pietro,  Seriate, ecc. 

Il 31 maggio, ultimo giorno delle apparizioni, una folla immensa si riversò a Ghiaie. 

Don Italo scrive: 

"Per tutta la giornata un susseguirsi di confessioni e  comunioni. Alcuni sacerdoti vi celebrano la S. Messa. Le ultime  confessioni e comunioni furono alle 13.30. Gli ammalati raggiunsero quasi il migliaio. A detta di molti perfino sui treni e sui  tram si pregava e si cantavano inni sacri in onore di Maria. Le  vie che conducono a questa borgata da giorni non risuonano che  di preghiere e di canti. La maggioranza, per non dire tutti, passano con il Rosario in mano. In questi giorni in paese non è dato  sentire canti profani. Si è formata da sé come un'atmosfera di soprannaturale". 

Il 13 giugno, a un mese dalla prima apparizione,  giunsero a Ghiaie circa centomila pellegrini. La notte  precedente la chiesa parrocchiale rimase aperta. La  celebrazione delle sante Messe iniziò alle tre del mattino. 

"Sembrava — dice don Duci — di vedere la folla del Vangelo  che per tre giorni seguì Gesù dimentica degli stessi interessi materiali. Gli ammalati erano accomodati molti sui banchi, altri sul pavimento e su carrozzelle. Era un mormorio continuo di preghiere". 

In quei giorni cominciarono ad arrivare in treno pellegrinaggi  bene organizzati e diretti da sacerdoti. Non si possono citare tutti. A  causa di un riferimento storico vengono ricordati quelli del 6 luglio. 

"Già dalle quattro — annota don Duci nel suo diario — sono  in chiesa e celebro per quelli di Mandello. Alle sette giungono  pellegrinaggi dalla parrocchia di S. Lazzaro (Brescia), Cesano  Maderno (Milano), Turate (Como). La chiesa per tutta la mattina è gremita. Proprio al momento del "Sanctus" della Messa  che celebravano quelli di Saronno e di Turate, si sente passare  una squadriglia di apparecchi, e subito un bombardamento assordante. La ferriera di Dalmine è stata colpita e molti operai  vi sono periti. Dalmine è poco distante dal luogo delle apparizioni. In quel momento saranno state sul luogo delle apparizioni  migliaia di persone..." 

Il 12 e 13 luglio furono giorni di intenso lavoro per i mille  sacerdoti presenti, che si prodigarono a soddisfare la pietà di  trecentomila pellegrini, giunti a Ghiaie come a luogo sicuro, che  la Madonna proteggeva dai bombardamenti e mitragliamenti. 

Molti pellegrini giungevano a piedi da lontano e alcuni a  piedi scalzi. Dopo la mezzanotte nei tre altari della chiesa parrocchiale, iniziò la celebrazione delle sante Messe, che si susseguirono fino alle ore 14 e molti sacerdoti furono costretti ad  andare a celebrare nei paesi vicini e nella città di Bergamo (v.  D. Argentieri, o.c., pp. 103-106). 

Don Luigi Cortesi, nei suoi scritti ci dà notizie importanti su questo meraviglioso movimento spirituale. Egli afferma che il  recinto costruito sul luogo delle apparizioni, per difendere la  veggente e i malati dalla pressione della folla, era custodito  giorno e notte, da un denso cerchio di anime in preghiera. 

"Nella parrocchiale — egli scrive — le balaustre e i  confessionali erano affollati, a tutte le ore...L'asilo e la canonica  erano un ricovero, un albergo e un ospedale, sempre aperti. 

Le strade, fino a Ponte S. Pietro, erano altrettante propaggini della chiesa: la volta era il cielo, l'incenso era l'odor dei fieni  e delle siepi, che s'associava al coro ininterrotto di preghiere e di  canti offerti a Dio e alla sua dolce Madre" (v. Storia dei fatti di  Ghiaie, o.c. p. 108). 

"Dal Maggio al luglio circa 3.000.000 di pellegrini accorsero spontaneamente alle Ghiaie, non curando gli inenarrabili  disagi dei lunghi viaggi, soprattutto la fatica, la fame, la sete, il  sonno, la pioggia e il sole canicolare. Più di 30.000 malati  affluirono...Non si contano i pellegrinaggi collettivi provenienti  da varie località della diocesi bergamasca...dell'Italia settentrionale...perfino dall'Austria e dalla Jugoslavia" (v. Il problema  delle apparizioni di Ghiaie, o.c., p. 175). 

"L'eco di Ghiaie — aggiunge don Luigi Cortesi — fu una  travolgente ondata di fervore, la quale, ovunque pervenne, ridonò  ai cuori provati dalla disperazione la nostalgia della virtù, la  letizia del bene, le dolci speranze del cielo, strappò le anime  perdute dai camminamenti paludosi e tenebrosi del vizio,  risvegliò le energie sopite delle anime tiepide, incendiò le anime  pie e le rapì con ideali di vita eroica, in tutte le anime fecondò e  maturò una rigogliosa messe di preghiere e di penitenze" (v. Il  problema delle apparizioni di Ghiaie, o.c., p. 188).   

Nel promemoria del 1969, in parte già riportato, don Italo Duci scrive: 

"I fatti avvenuti nel 1944...meritano rispetto ed hanno  avuto degli aspetti spirituali positivi, di non poca importanza. 

Lo si può attestare ancor oggi alla distanza di tanti anni. La  maggioranza dei pellegrini arrivava recitando il Rosario o cantando inni alla Madonna...Era uno spettacolo commovente vedere  questa fiumana di popolo d'ogni condizione, che aveva l'aspetto  di una alluvione straripante...Sin dai primi giorni i pellegrini  iniziarono a riversarsi in chiesa, per accostarsi ai sacramenti,  sentendo il bisogno di purificarsi prima di andare sul luogo delle  apparizioni. Molte anime tornarono alla Chiesa ed ai sacramenti dopo decine di anni di lontananza. Da molti sacerdoti,  specialmente da quelli che aiutarono nelle confessioni, si  sentirono narrare fatti meravigliosi operati dalla grazia...Al termine di certe giornate era tanta la folla, che la chiesa rimaneva  aperta, e per tutta la notte si vegliava, si pregava, si confessava e  dopo la mezzanotte le centinaia di sacerdoti iniziavano la celebrazione della santa Messa e la distribuzione dell'Eucaristia...". 

Alle testimonianze citate, aggiungo quella di un vescovo.  Monsignor Giuseppe Maritano, del Pontificio Istituto  Missioni Estere (P.I.M.E.) di Milano, vescovo emerito di Macapà  (Brasile), cappellano di un lebbrosario nell'Amazzonia, nella  lettera di ringraziamento inviata il 19 agosto 1988, a padre  Mauro Mezzalonna che gli aveva mandato in omaggio il mio  libro sulle apparizioni di Ghiaie, tra l'altro, scrive: 

"In quei giorni era impressionante sentire le notti che pregavano (!), cioè sentire echeggiare nella notte i canti alla  Madonna, per le strade, nei dintorni di Ghiaie, senza la preoccupazione dei bombardamenti e delle rappresaglie. Erano carri e  barocci pieni di gente che ritornava felice dalle Ghiaie, perché  aveva sentito vicina la presenza della Madonna. Una Madonna  così semplice e buona che parlava il dialetto bergamasco. Rileggendo adesso le parole che diceva alla sua piccola Adelaide, mi  pare di sentirla rimproverare Gesù quando lo incontrò nel tempio.  In quel tempo ero vicedirettore del seminario teologico  del P.I.M.E. che era stato trasferito alla Grugana. Dopo pranzo, mentre gli alunni di teologia si riposavano, prendevo la bicicletta e la corona del Rosario e correvo alle Ghiaie e poi ritornavo in fretta. 

Al sabato e alla domenica andavo a Bernareggio (Milano)  ad aiutare in parrocchia e là non si parlava d'altro che della  Madonna di Bonate. Tutti ci andavano e ritornavano felici. C'erano anche quelli che non ci credevano, ma quando ci andavano  ne ritornavano profondamente impressionati. So che anch'io a  volte rimanevo senza saper che cosa pensare, perché non sono  molto a favore delle apparizioni, ma c'erano delle cose che non  erano nella normalità e che sembravano proprio manifestazioni  della presenza della santa Madonna. E alla Madonna io ho sempre voluto molto bene e gliene voglio assai, nonostante la mia  miseria che Lei conosce molto bene e sopporta con tanto amore. 

Varie volte andai alle Ghiaie ad aiutare per le confessioni.  Una volta, non ricordo bene se era in occasione della prima  comunione dell'Adelaide; mi pare di sì, perché c'era molta  incertezza se la Madonna sarebbe venuta o no. Quel giorno era  piovuto molto e il posto delle apparizioni era tutta una pozzanghera. Vi era preoccupazione quindi, per la folla enorme che il  giorno dopo certamente sarebbe venuta. 

In una pausa delle confessioni, durante la giornata, andai  anch'io sul posto, in un'ora in cui non c'era nessuno, e poi rientrai nel confessionale, nella chiesa parrocchiale. Passai praticamente tutta la giornata confessando; uscii alle ore 23 per celebrare la liturgia delle ore, e poi rientrai nel confessionale. Era  forse l'una dopo la mezzanotte, quando m'accorsi che stavo  sonnecchiando, perché mi sorpresi a dire ad un penitente: "Per  penitenza bisognerebbe incanalare l'acqua dentro un tubo..."  (dato quello che aveva visto prima, non era poi fuori posto,  n.d.r.). Per fortuna mi svegliai e corressi in fretta la penitenza e  uscii, perché non ce la facevo più. E di gente da confessare ce  n'era ancora una fila enorme. Ed erano confessioni, te lo dico  io, che valeva la pena ascoltare. Qualcuno può dubitare che la Madonna sia venuta o no a farsi vedere; certamente si è fatta sentire, e ha dato un forte scossone non soltanto alla gente delle  Ghiaie, ma più ancora, a molti che venivano da lontano". 

Molti in Italia e all'estero, in quegli anni bui, guardavano  alla luce che s'irradiava da Ghiaie, diventata oasi di pace e di  grazia, motivo di speranza per tutti. 

Chi andava a Ghiaie restava colpito dal numero enorme dei  pellegrini, dal loro spirito di preghiera e di sacrificio, dalle  testimonianze di conversioni, dalla fioritura delle opere di carità,  a vantaggio soprattutto dei malati, che a migliaia vi affluivano. 

Che valore ha tutto questo? È sufficiente a dimostrare l'autenticità delle apparizioni cui si ispira? 

Domenico Argentieri (o.c., p. 107) scrive: 

"Il vescovo di Tarbes, monsignor Laurence, nel suo  famoso "Mandement" del 18 febbraio 1862 trovava appunto nel  risveglio spirituale più ancora che nei miracoli, la prova della  realtà delle apparizioni di Lourdes...Traduciamo alla lettera le  parole di monsignor Laurence (e il lettore noti che ogni frase,  ogni parola, si adatta perfettamente a Bonate): 

"Se si deve giudicare l'albero dai frutti, noi possiamo dire  che l'apparizione raccontata dalla fanciulla è soprannaturale e  divina; giacché ha prodotto effetti soprannaturali e divini. Che  cosa è successo, fratelli nostri carissimi? L'apparizione era  appena conosciuta, che se ne sparse la notizia con la rapidità del  lampo...Ecco che tutta la contrada si agita: ondate di popolo si  precipitano verso il luogo della apparizione; si attende con una  religiosa impazienza l'ora solenne; e mentre la fanciulla rapita in  estasi, è assorbita dall'oggetto che contempla, i testimoni di  questo prodigio, commossi, inteneriti, si confondono in uno  stesso sentimento di ammirazione e di preghiera. 

Le apparizioni sono cessate, ma il concorso continua; i pellegrini venuti da contrade lontane, come dai paesi vicini, accorrono. Si vedono affrettarsi tutte le età, tutti i ceti, tutte le condizioni. E quale è  il sentimento che spinge tutti questi numerosi visitatori? Oh! Vengono per  pregare e domandare alcuni favori all'Immacolata Maria. Provano, col loro  atteggiamento raccolto, di sentire come un soffio divino Anime già cristiane si sono fortificate nella virtù; uomini agghiacciati dall'indifferenza  sono stati ricondotti alle pratiche della religione; peccatori ostinati si sono  riconciliati con Dio. Queste meraviglie della grazia, che portano un carattere  d'universalità e di durata, non possono avere che Dio per autore; non vengono esse,  per conseguenza, a confermare la verità dell'apparizione?". 

Nel giudizio positivo dato da monsignor Laurence, sulle apparizioni di  Lourdes, hanno avuto un peso determinante i frutti spirituali e la pronta e generosa  risposta del popolo, che ha accolto il dono di Dio, attingendo alla nuova fonte di  grazia. 

Severino Bortolan

domenica 21 febbraio 2021

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


Altre testimonianze 

Padre Stanislao Rizzoli, dell'Istituto "Padre Monti" di  Arco (Trento), il 17 marzo 1976, scrisse due relazioni di conversioni avvenute in tempi diversi, e di cui fu testimone diretto: 

1. - Padre Rizzoli durante la vigilia di Natale del 1944, aveva confessato tutti i detenuti politici, rinchiusi nel carcere S.  Agata di Bergamo, meno uno, il quale ripeteva ai suoi compagni  che non si confessava dall'età di 8 anni. 

Mentre egli stava per andarsene, due soldati tedeschi di  guardia, aprirono di colpo la porta della cella in cui si trovava, e  si vide catapultare davanti il "riluttante", da quattro allegri detenuti. 

Rinchiusa la porta, i sei attendevano la reazione dell'amico, il quale, invece, si alzava calmo e inginocchiandoglisi  davanti diceva: "Loro credono di avermi fatto un brutto scherzo,  invece no! Io più di loro desideravo venire qui; è stata la  Madonna a farmi la grazia". Confessatosi con fede uscì con le  lacrime agli occhi, destando la meraviglia degli amici e delle  guardie. Padre Rizzoli afferma che al mattino, prima di andare a  confessare i detenuti nel carcere, li aveva affidati alla Vergine  apparsa a Ghiaie di Bonate. 

2. - Padre Rizzoli, trovandosi nel mese di luglio 1967,  nella clinica "Casa Ecumenica", ad Ausonia, presso Cassino, un  giovedì, pregò con il S. Rosario la Vergine apparsa a Ghiaie, per  l'ospite di quella casa, più bisognoso di conversione. 

Appena uscito dalla cappella, un anziano ricoverato, che  da 60 anni non si accostava ai sacramenti, gli chiese di confessarsi. Gli disse di chiedere alla superiora un libretto per la preparazione alla confessione e che l'avrebbe confessato il giorno  dopo. 

La superiora che aveva visti fallire i tentativi per indurlo a  confessarsi, chiese al padre come aveva fatto a convincerlo;  saputo che egli non aveva scambiato una parola con l'anziano  ospite, ma solo aveva pregato, concluse: "Ma allora è un miracolo". 

Da una confidenza fatta, prima della confessione, padre  Rizzoli seppe che l'uomo si sentì spinto a uscire dalla stanza e a  chiedere il sacramento della Riconciliazione, proprio mentre lui  stava pregando. Fatta la confessione il venerdì, il giorno dopo,  sabato, nella cappella parata a festa, presenti i figli e i nipoti, l'anziano signore, partecipò alla Santa Messa ricevendo la SS.  Eucaristia. 

Un mese più tardi spirava nelle pace del Signore. 

Il 13 maggio 1986, sono stato testimone di una conver-  sione avvenuta a Ghiaie, davanti alla cappella delle apparizioni.  Dopo l'incontro di preghiera, fatto assieme a centinaia di 

persone, un signore si avvicinò e mi disse: 

 Reverendo io vengo da molto lontano ; capii il significato delle parole, tuttavia in tono scherzoso gli dissi: 

 Ha fatto molta strada per venire qui? 

 No, no, voglio dire, che sono molti anni che non frequento la Chiesa e non mi accosto ai Sacramenti. 

 Ah! Ho capito. Sono contento che ora sia tornato a casa. 

 Sì, Sono molto felice, non sono mai stato così contento, - e la commozione gli impediva di parlare - Mi vuole confessare?  Vorrei confessarmi subito. 

 Purtroppo qui, ora non posso. Ma si confessi oggi stesso  nella sua parrocchia o altrove, se desidera. Ascolti la voce del  Signore, che si fa sentire in modo così forte. Pregherò perché lei  viva sempre nella grazia e nella gioia del Signore. 

Le conversioni sono un motivo valido per provare l'autenticità delle apparizioni. È stata creduta l'apparizione della Vergine all'ebreo Ratisbonne, avvenuta a Roma, nella chiesa di S.  Andrea delle Fratte, nel 1842, per il solo fatto della sua fulminea conversione. 

Nel decreto del 3 giugno 1842, emanato dal Papa Gregorio XVI, fu dichiarato che nella conversione istantanea e perfetta di Alfonso Maria Ratisbonne dal giudaismo al cattolicesimo appare pienamente vero e insigne il miracolo operato da  Dio Ottimo Massimo, per l'intercessione della Beata Vergine  Maria (v. D. Argentieri, o.c., p. 108). 

Il Papa Gregorio XVI dichiara la conversione di Ratisbonne miracolo vero e insigne. 

Quanti miracoli furono operati da Dio per l'intercessione  di Maria apparsa a Ghiaie? Molti, da quanto sappiamo, ed anche  per questi attendiamo che le apparizioni siano riconosciute dalla  Chiesa.

Severino Bortolan