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mercoledì 27 maggio 2026

LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI - BAMBINI RIBELLI

 


 LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI  


BAMBINI RIBELLI


Molte sono le madri che si lamentano dei loro figli, già insolenti e capricciosi. Ho sentito più di una mamma sconsolata e disperata esclamare più o meno così:

Infine, non so più come procedere per farli obbedire! Sono diventati così disobbedienti e testardi che non hanno paura di nulla! Rispondono con un'impudenza incredibile. Li chiamo in tutti i modi: inutile! Li picchio duramente: è la stessa cosa! E molte volte mi fanno dire parolacce e sciocchezze che non so più cosa dico; ma loro, lontani dal temere, insistono ancora di più; e, con un'impudenza inaudita, osano rispondermi con maleducazione... incredibile! Ai miei tempi non si osava tanto! Guai a chi proferisse una parola contro i genitori! Oggi, al contrario, non c'è più rispetto, né legge né autorità per loro. Sono diventati tutti malvagi! ... 

Malvagi? Non tutti; solo quelli, sebbene molti, che sono educati così! È tutta questione di metodo, di educazione. Osservate come si forma questa impudenza: una madre chiama il figlio che è fuori a giocare; lui, tutto concentrato sul gioco, dice "no" e non si muove; la madre allora lo apostrofa con parolacce, e, strano! lo lascia continuare; allora il piccolo ribelle, che ha perso anche la stima per la propria madre sconsiderata, non teme di mancarle di rispetto, ripetendo le stesse parole imparate dalle labbra materne. La madre, allora, indignata da tali nomi, crede di rimediare, sfogando la sua collera con una pioggia di imprecazioni e un'intemperanza di botte. Il risultato è quello che tutti conoscono: una grande avversione del piccolo per la madre, da cui ha perso la stima e l'affetto filiale, e questo con maggiore ostinazione nella disobbedienza. Non è possibile educare con metodi violenti, sotto il suono delle botte! C'è la persuasione distillata con grande calma e dignità! Gli impulsi sfrenati dell'ira, da parte di chi deve comandare, fanno perdere la stima e il rispetto in chi deve obbedire. Per questo, la severità della madre non dovrebbe mai confondersi con gli accessi di impazienza, o con le esplosioni della collera: con questo, si otterrebbe l'effetto contrario, danneggiando l'educazione dei figli. Picchiare un bambino, con ira, per qualsiasi motivo, è, dunque, sempre una crudeltà, una vigliaccheria che deposita nel suo spirito una profonda avversione, di cui non si dimenticherà mai! Quelle madri che si lamentano dei loro figli ingrati, senza alcun amore filiale, senza cuore per chi ha dato loro la vita, devono ricordarsi di tutti i loro eccessi nervosi, non mossi, certamente, dall'amore, e riconoscere di essere state loro, con quegli atti violenti, le assassine dell'amore. La severità della madre deve essere soprattutto piena di dignità: nel dispiacere di dover castigare o rimproverare, deve trasparire l'amore! Se manca il controllo dei nervi, mancherà il vero amore; e la punizione produce un male morale più nocivo del male corporale. La rimprovero e la punizione, per essere efficaci, devono essere eccezioni: non cose abituali! Il castigo deve essere un ricordo raro: "Quel giorno - dirà il figlio - la mamma era molto severa! Quel giorno la mamma mi ha dato uno schiaffo! ..." Se, al contrario, diventa abitudine non impressionerà più, perché il bambino non gli dà più alcuna attenzione. "È una furiosa come le altre", pensa lui; aspetta che passi la furia, poi farà come la prima volta, e anche peggio. Quando, però, una giusta severità, proporzionata alla mancanza, (affinché il bambino sappia distinguere le grandi mancanze da quelle lievi), quando una giusta severità viene applicata in tempo, con dignità e nella sua giusta misura, diventa, allora, un mezzo efficace di educazione. Un bambino osò insultare la mamma; che farà questa, di fronte a tanta audacia? Gli darò due schiaffi o due sculacciate molto seriamente, possibilmente in silenzio, che fa più impressione, e lo lascio gridare. Quando, in seguito, si avvicina a lui, bastano poche parole in tono di dolore: "Hai insultato tua madre! Hai contristato Nostro Signore! ... Finché non ti penti, non ti guarderò più! ..." Per avere un'obbedienza docile dei figli, è necessario dar loro un alto concetto di autorità. Ora i genitori rappresentano la prima autorità che il bambino incontra nella vita. Però, se la mamma non gode della stima dei figli, visto che è nervosa e impaziente, quelli concepiscono l'idea dell'ira, della rabbia materna: non dell'autorità che Dio ha depositato nella madre. Sarà, allora, da meravigliarsi se i bambini si ribellano contro la madre e le mancano di rispetto? La ragione per cui tanti adolescenti non si lasciano più domare, né dai maestri, né da altri superiori, è proprio questa: abituati a disprezzare l'autorità più sacra, affidata da Dio ai genitori, non rispetteranno più nessun'altra autorità.

A. ARRIGHI


domenica 4 gennaio 2026

LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI - RAGAZZI CHE PENSANO


 LE CONSOLAZIONI DELLE MADRI  

 

RAGAZZI CHE PENSANO

Uno dei tanti ragazzi felici, lo vidi per la prima volta tra le braccia della madre, lei anch'essa felice, poiché era convinta della sua grande missione. Mi fermai a contemplare come quella degna educatrice cominciasse a far pensare il suo piccolino di pochi mesi.

Far pensare?

Sì; perché anche i ragazzi, più di quanto sospettiamo, possiedono una capacità, sebbene infantile, di ragionare, della quale non si deve trascurare.

Mi fermai, quindi, per osservare quel bambino che, piangendo, manifestava i sintomi di un'indole capricciosa. La madre, senza impazientirsi, mostrava un volto triste, fino a quando il bambino si calmava; e allora cercava di conoscere la ragione di quel pianto.

Molte madri, per calmare il bambino che piange, gli danno un dolce e, con questo, non vedono che il bambino impara, così, a comandare: perché quando vuole il dolce, o un'altra cosa, si mette a piangere, sapendo che con questo mezzo ottiene ciò che desidera.

Quella madre, tuttavia, che non voleva assecondare il capriccio del figlio, per non doverlo servire poi come un tiranno, mostrava un volto triste, ma era pronta a sorridere di nuovo, non appena il piccolino si calmava e diventava buono.

Così il bambino che cominciava a comprendere essere la causa della tristezza, e poi del sorriso che vedeva sul volto della madre, amante per natura, della gioia e del sorriso, imparava inconsapevolmente il modo di produrlo su quel volto, a lui così caro, e cominciava fin da quell'età a ragionare e a assecondare ciò che voleva dalla mamma.

È forse difficile questo primo lavoro di educazione?

Non sembra; al contrario, una madre che ama veramente i suoi bambini lo trova molto facile, e si sentirà sollevata da molto tutto il lavoro della sublime missione materna.

L'educazione del bambino deve, di fatto, cominciare dai primi giorni, quando egli inizia a percepire le prime impressioni sul volto della madre. Il sorriso o la tristezza del volto materno, può diventare, a sua volta, premio o punizione efficaci, della buona o cattiva condotta del bambino.

È certo che la madre deve impegnarsi, seriamente, a far ragionare in questo modo i suoi figli; ma affinché questi ragionamenti diventino formazione di quelle piccole anime, è necessario che la mamma sia costante nel metodo, particolarmente nel dare sempre il sorriso al figlio quando è buono, anche se altri pensieri e preoccupazioni non la portano a sorridere...

A. ARRIGHI


venerdì 2 gennaio 2026

LE CONSOLAZIONI DELLA MADRE - OASI DEL PARADISO

 


LE CONSOLAZIONI DELLA MADRE


OASI DEL PARADISO


La maggiore e più preziosa consolazione per tante madri, veramente fortunate, e per questo giustamente invidiate, è avere figli docili e virtuosi, che alimentano la casa e il cuore dei genitori, con una gioia pura, serena, indicibile, che tanti invidiano e non sanno trovare. Questa gioia, veramente consolante e invidiabile, non proviene tanto dalla gentilezza e dalla grazia dei figli, in età infantile, ma bensì, soprattutto, da quella bontà e docilità loro, che è frutto di un amore sincero e di un metodo adeguato di educazione.

Quando ci capita di entrare in una di queste case felici, dove tutto è pace e serenità, ci sembra di essere entrati in un mondo nuovo, come in un paradiso terrestre, dove il casto sorriso della madre, il volto limpido e puro dei figli, e il sorriso compiacente e dignitoso del padre, creano un ambiente di gioia e di pace, che più si assomiglia a un'oasi di paradiso in questo mondo di dolore, di corruzione e di odio. Molte madri avranno ammirato queste famiglie fortunate, dove regna realmente la pace e la felicità, in un incanto di purezza e di amore sincero e santo. E avranno persino provato un sentimento di malessere, come di fronte a un bene frustratamente desiderato, riservato a pochi fortunati.

A molti, infatti, potrà sembrare che questa felicità sia una condizione di privilegio, riservata a pochi, come la ricchezza e la nobiltà... Al contrario, si deve dire che, mentre non tutti, anzi pochissimi, possono avere le ricchezze e gli onori che desiderano con avidità molte volte sfrenata, questa consolazione indicibile, che rende veramente felici i genitori che sanno trovarla, non è il privilegio di pochi fortunati, ma può diventare, come dovrebbe essere, realtà consolante di molti, persino di tutte le famiglie cristiane.

- Ma questo è impossibile - diranno molte mamme - in certe famiglie, e con certi figli! È necessario vedere per credere! È inutile insistere, inutile aspettare! No, non è impossibile; è questo l'errore di tante madri demoralizzate che hanno dichiarato essere molto difficile, non solo, impossibile addirigere i figli e educarli, perché non hanno saputo adottare il metodo appropriato ed efficace. Al contrario, si può dire che, da ogni famiglia, grande o piccola, ricca o povera, di lavoratori o di professionisti, di qualsiasi condizione sociale, e con qualsiasi figlio normale, si può sempre creare un nido d'amore, che formi la più bella consolazione per quei genitori che vogliono realizzarla.

Sembra strano, ma è vero: in certi collegi o colonie, sessanta, cento o più giovani, di qualsiasi provenienza, obbediscono con sorprendente dolcezza ai segnali di un'educatrice; e ci sono mamme incapaci di sottomettere l'unico figlio, danneggiato da accessi di nervosismo o viziato da un cieco amore paterno! È tutto una questione di metodo, cioè di sapere impiegare il metodo efficace. Qual è, dunque, il metodo efficace? Non è facile dirlo, ma è facile apprenderlo da parte di chi sa veramente amare e aspirare a questa grande e unica consolazione materna. Alcuni esempi, così come suggerimenti, espressi in queste pagine, potranno offrire una direzione a quanti la desiderano.

A. ARRIGHI