L’anima si duole dei peccati e delle mancanze commesse; ma Gesù non vuole che perda mai più il tempo pensando al suo passato
Ne rimasi tanto sbigottita, che non sapevo che fare per riparare; facevo qualche mortificazione, ne chiedevo altre al Confessore, ma poche me ne erano date, quindi mi sembravano tutte ombre e non facevo altro che pensare ai miei peccati, ma sempre più stretta a Lui; avevo tale timore di allontanarmi e di fare peggio di prima, che io stessa non so esprimerlo. Non facevo altro, quando mi trovavo con Lui, che dirgli la [16] pena che sentivo per averlo offeso, gli chiedevo sempre perdono, lo ringraziavo ché era stato tanto buono con me e gli dicevo di cuore: “Vedi, o Signore, il tempo che ho perduto mentre potevo amarti”, onde non sapevo dell’altro il male grave che avevo fatto.
Finalmente un giorno, riprendendomi, mi disse: “Non voglio che ci pensi. Quando un’anima si è umiliata, convinta di aver fatto male, e ha lavato l’anima sua nel sacramento della Confessione ed è pronta a morire anziché offendermi, è un affronto alla mia misericordia, è un impedimento a stringerla all’amor mio che sempre cerchi la sua mente d’involgersi nel fango passato; mi impedisce ancora di farle prendere il volo verso il Cielo, perché sempre con quelle idee è racchiusa in sé stessa, se cerca di pensarci. E poi, vedi, o non ricordo più niente, me ne sono perfettamente dimenticato. Ci vedi tu qualche rancore od ombra da parte mia?”
Ed io gli dicevo: “No Signore, sei tanto buono”; ma mi sentivo [17] spezzare il cuore per tenerezza. “Ebbene, vorrai portare tu innanzi queste cose? No, no, non voglio; pensiamo ad amarci a vicenda e a contentarci”.
D’allora in poi non ci pensai tanto; facevo quanto più potevo per contentarlo e lo pregavo che Lui stesso mi insegnasse il modo come dovevo fare per riparare il tempo passato. E Lui mi diceva: “Sono pronto a fare quel che tu vuoi. Vedi, la prima cosa che ti dissi che volevo da te era l’imitazione della mia vita; dunque, vediamo che cosa ti manca”. “Signore –gli dicevo–, mi manca tutto, non ho niente”. “Ebbene –mi diceva– non temere; a poco a poco faremo tutto. Conosco Io stesso quanto sei debole, ma è da Me che devi prendere forza”.

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