domenica 8 febbraio 2026

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Antioco e Nerone figure dell'ultimo Anticristo. 


L'Anticristo sarà al sommo empio, e vorrà come vedremo più innanzi far apostatare i Cristiani dalla loro Religione: ora egli in ciò fu a capello prefigurato nel re Antioco. La Scrittura in poche parole ci descrive questo scellerato, essa lo chiama radice peccatrice: radia peccatria: perchè da lui come da empia radice germinarono tutti i vizi, come ben lo provarono le sue azioni. Avendo costui ingiustamente occupato il regno di Siria, coll'esclusione di Demetrio figliuolo di Seleuco, al quale spettava il regnare: alcuni iniqui e faziosi figliuoli di Israele misero su molti altri dicendo. Andiamo e facciamo lega colle nazioni circonvicine: imperocchè poscia chè noi ci siamo appartati da esse non abbiamo veduti se non disastri. Ed avendo quei approvato tal cosa, un certo Giasone fratello al Sommo Pontefice Onia, il quale agognava avidamente il Sacerdozio del fratello, e voleva scavalcarlo dal medesimo si recò da Antioco, ed avendogli offerto molto denaro, ottenne dal medesimo il governo di Gerusalemme, colla facoltà di vivere secondo i costumi de Gentili. Ed essi abolito il segno della circoncisione, abbandonarono il testamento santo, e si venderono al mal fare (I. Macab. 1). 

Quando Antioco avendo di già espugnate le città forti dell'Egitto, e saccheggiatone tutto il paese, arrivò a Geruselemme con un poderoso esercito. Ed entrato arrogantemente nel luogo santo, si prese l'altare d'oro, ed il candelabro colle lampade, e tutti i vasi colla mensa di proposizione, e le coppe e i turiboli d'oro, e il velo e le corone e l'ornato d'oro, che stava sulla facciata del tempio, e fece tutto in pezzi. E preso l'argento e l'oro ed i vasi preziosi, e portati via i tesori nascosti, che ritrovò, dato il sacco ad ogni cosa se ne ritornò al suo paese; avendo trucidata molta gente ed avendo parlato con superbia. Et fecit caedem hominum, et locutus est in superbia magna. E grande fu il lutto in Israele ed in tutto il paese; ed i principi ed i seniori gemevano; e i giovani e le fanciulle erano senza fiato; e si commosse la terra per pietà de' suoi abitatori, e tutta la casa di Giacobbe fu nell'obbrobrio. Et factus est planctus magnus in Israel, et in omni loco eorum. Et ingemuerunt principes et seniores; vir gines et iuvenes infirmati sunt. Et commota est terra super abitantes in ea, et universa domus Iacob induit confusionem (I. Madab. 1). 

Nè di ciò contento, di lì a due anni, mandò il sopraintendente pelle città di Giuda, il quale arrivò a Gerusalemme con una turba immensa d'uomini. E parlò alla gente parole buone, ma con inganno, e quei si fidarono delle medesime. Ma ei all'improvviso assali i cittadini, e ne fece gran macello e trucidò moltissima gente. E spogliata la città vi mise il fuoco; e ne distrusse le case e le mura all'intorno; e menò schiave le donne e tolse inoltre i ragazzi ed i bestiami. E cinta la città di David di muraglia forte, ne fece una fortezza; e vi mise entro gente malvagia, la quale fu un gran flagello, come quella che se ne stava quivi in agguato contro del tempio; e divenne un cattivo diavolo per Israele; e spargevano il sangue innocente attorno al luogo santo e contaminarono il santuario, Et factum est hoc ad insidias santificationi, et in diabolum malum in Israel; et effuderunt sangui nem innocentem per circuitum santificationis, et contaminaverunt santificationem. E per causa di loro fuggirono gli abitanti di Gerusalemme, e il suo santuario restò in abbandono, e le sue feste solenni si cangiarono in lutto, e i suoi sabbati in obbrobrio (I. Macab. 1). 

Oltre a ciò spedì lettere per tutto il suo regno affinchè tutto il popolo avesse una sola religione, quella dei Greci, e rinunziasse ciascuno alla propria, nel che fu da suoi sudditi vili tostamente e ciecamente ubbidito. Et scripsit rea Antiochus omni regno suo, ut esset omnis populus unus; et relinqueret unusquisque legem suam. Et consenserunt omnes gentes secundum verbum regis Antiochi. E mandò il re i suoi messaggieri a Gerusalemme, i quali proibirono che si facessero i sacrifizi e gli olocausti al tempio di Dio; ed impedirono che si santificasse il sabbato e le solennità. E ordinò che si profanassero i luoghi santi, e che si ergessero altari e templi e idoli e si immolassero carni di porco e bestie immonde. (I. Macab. 1).

E non circoncidessero i propri figliuoli, e si contaminassero con ogni sorta d'immondezze e di abominazioni, affinchè si dimenticassero della legge di Dio, e tutti conculcassero i precetti di Dio. Ed ai quindici del mese di Casleu fece porre sopra l'altare del tempio di Dio l'idolo di Giove, al quale pure fece erigere altari in tutte le parti, ed in tutte le città di Giuda. E chiunque non obbedisse al comando del re Antioco fosse messo a morte. Queste cose scrisse a tutto il suo regno, e prepose principi al popolo, che li obbligassero a far le medesime. Et quicumque non fecisset secundum verbum regis Antiochi mo rerentur. Secundum omnia verba hac scripsit omni regno suo; et praeposuit principes populo, qui ha c fieri cogerent (I. Macab. 1). 

A quel tirannico decreto ubbidirono anche non pochi del popolo di Dio, e davanti alle porte delle case, e per le piazze abbruciarono incensi agli idoli, e facevano sacrifizi a Giove. Ma molti degli altri stabilirono di non mangiar cibi immondi, ed elessero di morire, e non vollero violare la santa legge di Dio, e venivano spietatamente uccisi. Et multi de populo Israel definierunt apud se, ut non manducarent immunda et elegerunt magis mori, quam cibis co inquinari immundis: et noluerunt infringere legem Dei sanctam, et trucidati sunt. Infra costoro meritano special menzione una madre co' suoi sette figliuoli. Essendo stati presi e volendoli il re a forza di frustate e di nerbate costringerli a mangiar delle carni di porco in disprezzo della legge, il primogenito guardandolo coraggiosamente gli disse: che cerchi tu o che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio. Quid quaeris, et quid vis discere a nobis? parati sumus mori, magis quam patrias Dei leges prae varicari. (II. Macab. VII). 

A quelle parole sdegnato il re comandò che si mettessero sul fuoco le padelle e le caldaie di bronzo: e quando esse furono bollenti ordinò che gli fosse tagliata la lingua, e gli fosse strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi a vista degli altri fratelli e della madre. E quando fu ridotto ad una assoluta impotenza ordinò che lo accostassero al fuoco e spirante tuttora fu arrostito nella padella, nella quale fu lunga mente tormentato. Ma la madre ed i fratelli a quello spettacolo non che venir meno si esortavano a vicenda a morir con fortezza. Cum cruciaretur cacteri una cum matre invicem se hor tabantur mori fortiter (II. Macab. VII). 

Morto il primo fu introdotto il secondo e strappatagli la cotenna dal capo lo interrogavano se volesse mangiare prima di essere tormentato nelle altre parti. Ed ei rispose tosto e forte: nol farò: non faciam. Venne perciò tormentato come il primo, e vicino a spirare guardando fisamente Antioco sì gli parlò. Tu, o uomo iniquissimo, distruggi noi nella vita presente: ma il Re dell'universo risusciterà per la vita eterna noi, che muoiamo per le sue leggi. Dopo questo fu straziato il terzo, il quale alla prima istanza mettendo fuori la lingua ed offerendo le mani disse: Dal cielo ebbi in dono queste cose, ma per amor delle leggi di Dio io le disprezzo, perocchè ho fidanza che mi saranno rendute da lui. E il re ed i suoi ministri ammiravano il coraggio di costui, che per cosa da niente avea i tormenti. Ita ut rea, et qui cum ipsoerant, mirarenturadolescentis animum, quod tamquam nihilum duceret cruciatus. E dopo questo tormentavano il quarto, e stando già per morire esclamò. Ella è cosa molto buona l'essere uccisi dagli uomini colla speranza in Dio di essere da lui nuovamente risuscitati: ma per te non havvi alcuna risurrezione alla vita. Potius est ab hominibus morti datos spem expectare a Deo, iterum ab ipso resuscitandos; tibi enim resurrectio ad vitam non erit (II. Macab. VII). 

E preso il quinto lo martoriavano; ed egli mirando il re disse: avendo tu tra gli uomini potestà, benchè tu sii uomo corruttibile, tu fai quel che ti piace: non creder però che la nostra stirpe sia abbandonata: ma abbi pazienza e vedrai la potestà grande di lui, e come egli tormenterà te e la tua stirpe. Dopo questo fu condotto il sesto e questo presso il morire disse: guardati dal vanamente ingannarti; perocchè noi per nostra colpa sopportiamo questo, avendo peccato contro il nostro Dio : ma tu non credere che abbia ad essere senza castigo l'ardimento, che hai di combattere contro Dio. Tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod contra Deum pugnare tentaveris. E la madre oltre modo ammirabile veggendo sette figliuoli, che nello spazio di un sol giorno perivano di buon animo ciò sopportava per la speranza, che avea in Dio; e piena di sapienza a uno a uno li esortava unendo alla tenerezza di donna un coraggio virile. E diceva loro: io non so in qual modo veniste ad essere nel mio seno: perocchè non fui io, che diedi a voi e spirito e anima e vita. Ma il Creatore del mondo che stabili la generazione dell'uomo e a tutte le cose diede il principio, renderà egli di bel nuovo a voi per sua misericordia e spirito e vita, perchè voi adesso per amore delle sue leggi non curate voi medesimi (II. Macab. VIl). Antioco, stimandosi vilipeso, restandovi tuttora il più giovane, non solamente lo esortava colle parole ad abbandonare la sua legge, ma con giuramento gli prometteva di farlo ricco e beato e che lo avrebbe tenuto infra i suoi amici: e non piegandosi punto alle sue esigenze, chiamata la madre, la consigliava a salvare dalla morte quell'unico figlio, che le rimaneva. Ma essa deridendo il tiranno inchinatasi sopra di lui sì gli parlò: figliuol mio, io ti chieggo, che tu guardi il cielo e la terra e tutte le cose che vi si contengono, e sappi che e quelle cose e l'umana progenie creò la dio dal niente così avverrà che tu non temerai questo carnefice. Avea appena finito di parlare, che il giovanetto incoraggiato dalle parole materne disse: chi aspettate? Io non obbedisco al comando del re ma al precetto della legge data a noi da Mosè: quem sustinetis? non obedio pra cepto regis, sed praecepto legis, quae data est nobis per Moysen (II. Macab. VII). 

E tu inventore di tutti i mali contro gli Ebrei, seguì egli, non fuggirai la mano di Dio: tu, o scellerato, il più reo di tutti gli uomini, non ti lusingare inutilmente con vane speranze infuriando contro i servi di Dio. Io ad imitazione de' miei fratelli fo sacrifizio dell'anima e del mio corpo in difesa della legge de' padri miei, pregando Dio, che tanto più presto si plachi col nostro popolo, e che tu tra i tormenti e le percosse abbia a confessare che egli solo è Dio. Allora il re ardendo di sdegno esercitò la sua crudeltà sopra di questo più che sopra gli altri, ed ultima uccise anche la madre. Iddio lo castigò in prima quell'uomo senza viscere, con un grandissimo dolore nelle medesime; e poi con una caduta dal carro pella quale se gli slogarono tutte le ossa; da ultimo con vermi sì schifosi che gli uscivano dal corpo, dei quali egli stesso non poteva sopportarne il fetore. Vedendosi castigato disse: è cosa giusta l'essere soggetto a Dio, e che il mortale non si faccia simile a lui: ed oppresso dalla tristezza e dai rimorsi dicendo: ora mi ricordo dei mali che ho operati in Gerusalemme: nunc reminiscor mulorum, que feci in Ierusalem dispe rato mori (II. Macab. VII). 

L'Anticristo sarà un mostro infame odioso ed abborrito, ed in ciò fu già prefigurato da un altro mostro, l'imperatore Nerone ho detto. Costui, pervenuto al regno per le male arti di sua madre, sul principio del medesimo fu buono, ed era sì mite che piangeva quando era costretto a condannare alcuno alla morte. Ma poco tempo si conservò in siffatte disposizioni, e divenne sì crudele che si dilettava di tormentare le bestie, e molte ne strangolava colle sue proprie mani. Dalle bestie la sua barbarie in breve passò a suoi sudditi e si mise ad ucciderne molti d'ogni condizione non risparmiando nemmeno i senatori, più nemmeno la sua madre. Che anzi divenne così scellerato da non poter più resistere all'idea fissa d'un delitto. Ascoltiamo un'autorità niente sospetta: Uno dei tratti del carattere di Nerone, scrive il Renan, era di non poter resistere all'idea fissa di un delitto. L'incendio di Troia, nel rappresentarsi il quale ei godeva sin dall'in fanzia, lo tormentava terribilmente. Uno dei pezzi che fece rappresentare nelle sue feste era l'Incendium d'Afranio, dove si vedeva sopra la scena un grande braciere. In uno de' suoi accessi di furore egoistico contro il destino esso esclamò: Fortunato Priamo, il quale ha potuto vedere co' suoi proprii occhi il suo impero e la sua patria perire in una sol volta! In un'altra circostanza sentendo citare un verso greco del Bellerofonte di Euripide il quale significava: 

Me morto possano la terra ed il fuoco confondersi!

Oh no! diss'egli: ma ben piuttosto me vivente. (L'ANTIC. Cap. 6. P. 144) (1). 

Avendo perciò questo mostro una notte fatto incendiar Roma per godere dal suo palazzo di quello spettacolo, ed essendo perciò venuto in obbrobrio a tutti, per torsi quell'infamia ne incolpò i cristiani. Laonde fattine prendere tosto molti, chi, scrive Tacito, vestiti da fiere faceva divorar dai cani; chi ordinò che fossero crocifissi; altri volle abbruciati; e non pochi riservò affinchè servissero di fanali la notte ne suoi giardini.   

E quasi ciò fosse ancora poco di ordine, che chiunque nel suo regno si fosse professato per cristiano come convinto nemico dell'uman genere, senza difesa venisse tosto condannato nel capo. Merita di essere conosciuto questo veramente Neroniano decreto, al quale potrà ispirarsi l'Anticristo. Quisquis christianum se esse confitetur, is tamquam generis humani con victus hostis, sine ulteriore sui defensione capite plectitor. Iddio però non lasciò vivere più a lungo quel mostro: imperocchè raunatosi il senato lo depose dall'impero, ed ordinò che nudo fosse condotto per la città con una forca conficcata nel collo, e che fosse flagellato finchè morisse. Il che saputo da quel vile, travestito sen fuggi a nascondersi in una spelonca, ed essendo cercato dai soldati, vedendo come non potesse omai più celarsi, nell'età di anni trentadue s'uccise dicendo: vissi vergognosamente, perirò più turpemente ancora! Dedecorose vivi, turpius peream! 

Si Nerone è una bella figura dell'Anticristo, come lo furono del pari Antioco, Nabucodonosor e Faraone, ma non ne è punto la realtà, per chè se vi è della concordanza tra l'uno e l'altro, vi è pure, come vedremo innanzi molta discrepanza. E se è verità di fede l'esistenza dell'Anticristo lo è pure che deve ancor venire e venire alla fine del mondo, ma nel senso che abbiamo già detto e che esporremo anche meglio più innanzi. Ascoltiamo Paolo: Vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro, che non vi lasciate si presto smuovere dai vostri sentimenti (passati), nè atterrire, quasi sia imminente il di del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo: imperocchè ciò non sarà se prima non sia seguita la ribellione e non siasi manifestato l'uomo del peccato (l'Anticristo). Ora voi sapete quello che lo rattiene affinchè sia manifestato a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero dell'iniquità, e allora sarà manifestato quell'iniquo l'arrivo del quale sarà per operazione di Satana. Ne quis vos seducat ullo modo: quoniam nisi venerit discersio primum, et revelatus fuerit homo peccati. Et nunc, quid detineat scitis, ut re veletur in suo tempore. Nam misterium iam ope ratur iniquitatis. Et tunc revelabitur ille iniquus cuius est adventum secundum operationem Satanae. (II. Thes. lI.) 

Lo stesso insegnano i Padri. Qui mi limito a citarne alcuni dovendo riferire gli altri più innanzi. Isidoro scrive: Chiamasi Anticristo, perchè verrà contro il Cristo. E Gregorio Papa sopra quelle parole del capo 15 di Giobbe: Innalzò contro Dio la sua mano, e si rinforzò contro l'Onnipotente, corse contro di lui con collo alto, e si armò di una superba cervice; scrive: Queste cose s'intendono meglio del capo degli iniqui, cioè dell'Anticristo, il quale si dice rafforzarsi alzando la mano contro Dio. Il che ei farà alla fine del mondo. Teten dit adversus Deum manum suam, et contra Omni potentem roboratus est. Cucurrit adversus eum collo erecto, et pingui cervice armatus est. Haec de ipso iniquorum capite, scilicet Antichristo, a pertius sentiuntur, qui contra Deum manum erigens roborare dicitur. Quod ille in fine mundi acturus est. (In lob. 15). E Giovanni Damasceno dice: in ispecial maniera si chiamerà Anticristo colui, Che verrà alla catastrofe del mondo. Peculiari ae praecipuo modo Antichristus ille dicitur, qui sub mundi catastrophen venturus est. (Lib. 4. c. 27). 

Ma come mai, domanderà alcuno, Paolo dice che il mistero dell'iniquità operava già sino da' suoi giorni? Ecco il modo. Siccome se tu getti un carbone in mezzo alle legna esso principia tosto la sua azione sebbene più tardi avvampi solo in pubblico e clamoroso incendio, così l'iniquità principiò in Nerone per divampare poi nell'Anticristo. Laonde acutamente sopra queste parole scrivea Teofilatto: Per quelle parole il mistero d'iniquità già opera Paolo intende Nerone, il quale era una figura dell'Anticristo. Imperocchè era immondo, e voleva essere chiamato Dio. Bellamente perciò l'appella mistero, imperocchè Nerone non camminò a pertamente contro Dio, come farà ei, nè senza vergogna e rossore. Ma quello che vuol dire è ciò: priachè fosse il tempo dell'Anticristo, se ne trovò un altro non molto inferiore, qual meraviglia perciò se vi è già l'Anticristo? Misterium enim iam operatur iniquitatis: Neronem hic intelligit Apostolus, qui erat figura Antichristi. Etenim immundus erat, ac Deus quaerebat nomi nari. Pulchre autem misterium dicit: non enim palam Nero adversus omnem Deum incedit, ut ille, neque citra ruborem et verecundiam. Quod autem dicit est huiusmodi: Priusquam instaret tempus Antichristi, inventus est alius non multo inferior: quid igitur. mirum, si iam Antichristus est? Nessuno adunque si lasci ingannare dalle chiacchere di un moderno precursore dell'Anticristo, di Renan ho detto, le quali hanno nemmeno il merito della novità, che vorrebbe personificarlo in Nerone. No nessuno ci creda, l'Anticristo sarà un grande mentitore, lo stesso è de' suoi precursori, i quali appunto perchè lo dicono di già venuto, bisogna crederlo ancora da venire, e bisogna sospettare che sia presto per giugnere!!

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DEL PADRE VIATORE C0MBA


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