giovedì 26 febbraio 2026

La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Gesù: necessità dello spirito di mortificazione e della carità

 


La creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Gesù: necessità dello spirito di mortificazione e della carità 

Dopo qualche tempo che cercai di esercitarmi in queste cose, un po’ facendo e un po’ cadendo (sebbene vedo chiaro che ancora mi manca questo spirito di rettitudine), e ne sono sempre più confusa, pensando a tanta mia ingratitudine, mi parlò e mi fece capire la necessità dello spirito di mortificazione. Sebbene mi ricordo che, in tutte queste cose che mi diceva, mi soggiungeva sempre che tutto doveva essere fatto per amore suo e che le virtù più belle e i sacrifici più grandi si rendevano insipidi se non avevano principio dall’amore.  

“La carità –mi diceva– è una virtù che dà vita e splendore a tutte le altre, in modo che, [20] senza di essa, sono tutte morte, l’occhio mio non riceve nessuna attrattiva e sul mio Cuore non hanno nessuna forza. Stai dunque attenta, e fa che le tue opere, anche le minime, siano investite dalla carità, cioè in Me, con Me e per Me”. 

Dunque, andiamo da capo, della mortificazione: “Voglio –mi diceva– che tutte le cose tue, anche necessarie, siano fatte per spirito di sacrificio. Vedi, le tue opere non possono essere riconosciute da Me come mie, se non hanno l’impronta della mortificazione. Come la moneta non è riconosciuta dai popoli se non contiene in sé stessa l’immagine del loro re, anzi, viene disprezzata e non onorata, così è delle tue opere: se non hanno l’innesto con la mia Croce, non possono avere nessun valore. Vedi, adesso non si tratta di distruggere le creature, ma te stessa, di farti morire, per vivere in Me solamente e della mia stessa vita. È vero che ti costerà di più di quello che hai fatto, ma fatti coraggio, non temere; non farai tu, ma o, che opererò in te”.  

Quindi [21]  ricevevo altri lumi sull’annichilazione di me stessa, e mi diceva: “Tu non sei altro che un’ombra, che mentre vai per prenderla ti sfugge;  tu sei niente”. 37 37 - “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1 Cor. 4,7). “Se uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso” (Gal. 6,3). 

38 - Non la volontà umana in quanto potenza dell’anima, dono speciale del Padre Celeste nel crearla (cfr. Vol. XIV, 8-4-1922), regina dell’uomo e depositaria di tutto il suo operato, che in un istante può fare tutto il bene o tutto il male (Vol. XIII, 9-10-1921). Dio le diede tutte le sue prerogative e la fece libera come la Sua, dicendole: “Tu sarai la mia sorella sulla terra; il mio Volere dal Cielo animerà il tuo; saremo in continui riflessi e ciò che farò Io farai tu, Io per natura e tu per grazia...” (Vol. XIII, 4-11-1921). Non l’io, inteso come persona, responsabile delle sue azioni e decisioni, ma quel modo di volere e di decidere senza il Volere di Dio, cioè l’io che si sostituisce a Dio, il volere umano senza il Divino. 

Mi sentivo tanto annientata che avrei voluto nascondermi nei più cupi abissi, ma mi vedevo impossibilitata a farlo e provavo tale rossore che ne restavo muta. Mentre stavo in questo disfacimento del mio nulla, Egli mi diceva: “Fatti vicino a Me, appoggiati al mio braccio; o ti sosterrò con le mie mani e tu riceverai fortezza. Tu sei cieca, ma la mia luce ti servirà di guida. Vedi, mi metterò innanzi e tu non farai altro che guardarmi per imitarmi”. 


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