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venerdì 5 giugno 2026

PERSONAGGI DELLA PASSIONE - Pietro

 


PERSONAGGI  DELLA  PASSIONE


CAPITOLO I 

Pietro


 DISAGGREGAZIONE DI SÉ 


– L'uomo moderno non è più un'unità, ma un groviglio confuso di complessi e di nervi. Si sente così disgregato, così alienato da sé stesso che si vede meno come una personalità e più come un campo di battaglia, dove infuria una guerra civile tra mille e una lealtà antagoniste. Non c’è uno scopo unico, sotto ogni aspetto, nella sua vita. La sua anima può essere paragonata a una gabbia in cui numerose belve, ciascuna alla ricerca della propria preda, si accalcano l’una sull’altra. Può essere anche paragonata a una radio sintonizzata su diverse stazioni.

 Invece di sentirne alcune chiaramente, riceve solo un’intollerabile interferenza.

Se l'anima frustrata è colta, possiede una patina di frammenti sconnessi di informazione, privi della filosofia che li unisca. Per questo l'anima frustrata può dire a se stessa: «A volte mi sembra che in me ci siano due io: un'anima viva e un dottore in filosofia». Un uomo del genere proietta la propria confusione mentale nel mondo esterno e conclude che, poiché lui non conosce la verità, nessuno può conoscerla. 

Il suo stesso scetticismo (che egli rende universale in una filosofia di vita) lo respinge ogni volta, se non verso quelle forze che strisciano nelle caverne buie e umide del suo inconscio. Cambia la sua filosofia come si cambia d'abito. Il lunedì posa i binari del materialismo; il martedì legge un libro famoso, smonta i vecchi binari e ne posa di nuovi, quelli di un idealista; il mercoledì, la sua nuova strada è comunista; il giovedì vengono posati i nuovi binari del liberalismo; il venerdì ascolta una trasmissione e decide di viaggiare sui binari freudiani; il sabato beve a lungo per dimenticare il suo viaggio e, la domenica, rimane a rimuginare sulla follia della gente che va in chiesa. Ogni giorno ha un nuovo idolo, ogni settimana un nuovo capriccio. La sua autorità è l’opinione pubblica. Quando questa cambia, la sua anima frustrata cambia con essa. Non c’è un ideale fisso, una grande passione, ma solo una fredda indifferenza per il resto del mondo. Vivendo in un continuo stato di riferimento a se stesso, i “io” della sua conversazione si ripetono con crescente frequenza, poiché ritiene che tutti i suoi simili diventino sempre più noiosi per l’insistenza nel parlare di se stessi, invece che di lui. 

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FULTON J. SHEEN 


martedì 26 maggio 2026

PERSONAGGI DELLA PASSIONE - Pietro

 


PERSONAGGI  DELLA  PASSIONE


CAPITOLO I 

Pietro


Il dramma più interessante del mondo intero è il dramma dell’anima umana. Se non fosse dotata di libertà, potrebbe andare in guerra e affrontare imprese da sola e inosservata; ma, padrona delle sue scelte, a differenza del sole e delle pietre, può usare il tempo e le cose per decidere il suo destino, la sua eternità e il suo giudizio. Sebbene vi siano molte fasi in questi drammi, forse la più interessante di tutte è la psicologia di una caduta e di una risurrezione. Più concretamente, come fanno alcune anime a perdere la fede, e attraverso quali passi la recuperano in seguito? 

La risposta a tali domande si trova nella storia dell’apostolo Pietro, il cui nome appare per primo nella narrazione evangelica, e che potrebbe essere appropriatamente chiamato “Il Filosofo Pescatore”, poiché pose alla Divina Sapienza più domande di qualsiasi altro dei Suoi seguaci. Per esempio: “Da chi andremo?”, “Dove vai?”, “Perché non posso seguirti?”, “Che ne sarà di costui?”. A questo indagatore intellettuale della Galilea, nato Simone e il cui nome fu cambiato in Pietro, e che dall’amarezza del suo spirito gridò: “Allontanati da me, o Signore, perché sono un uomo peccatore”, ci rivolgiamo per studiare i passi attraverso i quali cadde e le tappe attraverso le quali tornò.  

Sembra che ci siano state cinque tappe nella caduta di Pietro.  

1. Primo, la trascuratezza della preghiera.  

2. Secondo, la sostituzione dell’azione alla preghiera.  

3. Terzo, la tiepidezza.  

4. Quarto, la soddisfazione dei bisogni materiali, dei sentimenti e delle emozioni.  

5. Quinto, il rispetto umano. 

Trascuratezza della preghiera. Nessuna anima si è mai allontanata da Dio senza aver prima abbandonato la preghiera. La preghiera è ciò che stabilisce il contatto con la Potenza Divina e apre le risorse invisibili del cielo. Per quanto oscura sia la via, quando preghiamo, la tentazione non potrà mai dominarci.  

Il primo passo verso il basso nell’anima media è l’abbandono della pratica della preghiera, l'interruzione del circuito con la divinità e la proclamazione della propria autosufficienza. La notte in cui Nostro Signore si recò, sotto la luce della luna piena, nel Giardino del Getsemani per imporporare le radici degli ulivi con il Suo stesso sangue per la redenzione degli uomini, si rivolse ai Suoi discepoli e disse: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Mt 26, 41). Allontanandosi da questi tre discepoli circa a un tiro di sasso — un modo così significativo per misurare la distanza la notte in cui si va a morire — pregò il Suo Padre Celeste: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!” (Mt 26, 39). Quando Nostro Signore tornò l’ultima volta a visitare i Suoi discepoli, li trovò addormentati. Una donna veglierà non un’ora o una notte, ma giorno dopo giorno e notte dopo notte in presenza di un pericolo che minaccia suo figlio. Questi uomini dormivano. 

Se potevano dormire in una tale occasione, era perché non avevano un’adeguata concezione della crisi che il Nostro Salvatore stava attraversando, nessuna consapevolezza della tragedia che era già su di loro. Trovandoli addormentati, Nostro Signore parlò a Pietro e disse: “... Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?” (Mt 26, 40). Pietro aveva rinunciato sia a vegliare che a pregare. 

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FULTON J. SHEEN