CHE DIO VOGLIA MANDARE QUALCUNO ALL'INFERNO
La nostra fortuna è che Dio c'è e che egli è Amore.
Egli non ha fatto niente per interesse proprio, perché egli è infinito e non ha bisogno di nulla. Tutto egli ha fatto per noi: la terra, i vegetali, gli animali. Ha creato noi uomini per parteciparci la sua felicità; ma, per potercela dare ha dovuto farsi uomo, patire e morire nella croce.
Buddha non ha fatto nulla per i suoi discepoli, e tuttavia nessuno di essi lo insulta, anzi tutti lo rispettano.
Maometto non ha fatto nulla per i suoi discepoli; e tuttavia nessuno di essi lo insulta; anzi tutti lo rispettano.
Gesú, invece, che cosa ha guadagnato con la sua morte in croce per gli uomini? I loro insulti quotidiani.
Ogni giorno miliardi di bestemmie e di insulti, i piú schifosi, vengono a lui lanciati da questi uomini da lui redenti; e soltanto dai cristiani. Un mio amico lavorando in Turchia per la TV si senti dire ripetutamente dai turchi: « Voi cristiani bestemmiate Gesú e Maria; noi mai. Noi li rispettiamo e li amiamo piú di voi ».
Ma c'è di peggio ancora: in molte città vengono celebrate da cristiani rinnegati le messe nere, nelle quali un'Ostia consacrata viene sputata e pugnalata in onore di Satana.
Gesú potrebbe farla finita con tutti questi bestemmiatori e sacrileghi con molta facilità: basterebbe che in ogni città facesse morire sul colpo, mentre bestemmiano, una dozzina di uomini e che in queste messe nere facesse altrettanto. Ma allora perché non lo fa? Perché gli uomini diverrebbero rispettosi e religiosi soltanto per paura; sarebbero servi, non figli; e soltanto i figli hanno diritto all'eredità del padre, ossia soltanto chi ama Dio potrà raggiungerlo e goderlo in paradiso. Dio non lo fa ancora perché vorrebbe che nessuno andasse all'inferno; e per questo aspetta e spera sempre che i peccatori si convertano e si salvino. Egli giunge a pregare e a supplicare gli uomini di convertirsi come se, andando in paradiso, facessero un favore a lui; giunge persino a piangere come un bambino, anzi, addirittura, a piangere lacrime vere di sangue come ha fatto in Adrano per far vedere l'immenso suo dolore per la loro perdizione eterna. E tuttavia neanche questo arriva a far riflettere gli uomini e a farli convertire. Cosa di piú potrebbe fare il Figlio di Dio per salvarli?
Ma, ciò nonostante, una moltitudine di essi resta insensibile e non deflette dalla cattiva condotta. Per salvarli dall'inferno Gesú dovrebbe togliere loro la libertà; ma allora questi uomini non sarebbero piú uomini, ma si ridurrebbero a bestie. Dio, se da un lato rispetta la libertà dell'uomo, dall'altro lo avverte a usarne bene per il suo stesso bene.
« Guarda, egli dice, io pongo davanti a te la vita e il bene, la morte e il male... Io pongo davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, onde viva tu e la tua discendenza, amando il Signore Dio tuo, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui » (Dt 30,19).
« Come è vero che io vivo, io non voglio la morte dell'empio, ma che si converta e viva » (Ez 38,11). Tutta la vita di Gesú fu la ricerca della pecorella smarrita. Ed è per questo che Dio va intervenendo continuamente nella storia con segni, prodigi, apparizioni e miracoli. Egli fa tutto il possibile per salvare tutti gli uomini. Purtroppo molti rifiutano ostinatamente la grazia di Dio; vogliono proprio dannarsi. A questo punto Dio non può fare piú nulla per loro.
Il famigerato marchese De Sade visse unicamente per il suo istinto sessuale, per stimolare il quale spesso, prima di violentare le donne, le faceva avanti i suoi occhi flagellare a sangue. Processato per questo, dinnanzi agli argomenti e agli sforzi dei giudici per redimerlo, egli disse: « Lasciatemi nel mio brago; voglio vivere e morire nel mio brago ».
Gli uomini che vivono nel peccato e che per nessun motivo vogliono allontanarsene sono, purtroppo, una moltitudine. Essi sono negati al puro amore, e non lo avranno mai, ossia non potranno mai andare in paradiso, come avverte s. Paolo (1 Cor 6,9). Ma neanche nel peccato riescono ad essere felici, perché l'uomo, lo avverta o no, ha pure una dimensione spirituale. Per questo s. Agostino, che aveva cercato inutilmente la felicità nel peccato, dopo averla trovata in Dio, disse: « O Signore, ci hai fatti per te; e il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in te ».
E per questo Gabriele D'Annunzio a un amico che lo esortava a convertirsi disse: « Io debbo scegliere: o Cristo o Gabriele D'Annunzio; ho scelto Gabriele D'Annunzio »; ma, sebbene immerso nei suoi vizi, in seguito ebbe a dire: « Io sono un'anima che porta un cadavere ».
L'uomo, morendo, non cambia personalità, né desideri; resta quello che è. Come un albero, quando viene tagliato, cade verso dove pende; cosí l'uomo quando muore, va verso dove è inclinato: se tendeva a Dio, va a Dio; se tendeva alla carne, va verso la terra, o meglio sotto terra, all'inferno.
Dice ancora s. Agostino: « Se ami la terra (ossia la carne) sei terra; se ami Dio, sei Dio ».
Tuttavia la misericordia di Dio è infinita e raggiunge, prima o dopo, o anche in punto di morte una moltitudine di peccatori per qualche loro opera buona fatta in vita o per le preghiere di anime elette.
Una mistica vivente, probabilmente sotto divina ispirazione, riferisce queste parole del Signore: « I sacerdoti e i missionari hanno parlato e parlano ancora di Dio nella misura in cui essi stessi mi conoscono; ma, io ve lo assicuro: non mi conoscete tale quale sono, poiché vengo per proclamarmi Padre di tutti e il piú tenero dei padri, per correggere l'idea che avete di un Dio terribilmente giusto.
Vedo tutti gli uomini trascorrere la loro vita senza confidarsi al loro unico Padre, che vorrebbe far loro sapere il suo unico desiderio; quello di pacificare il passaggio della loro vita terrena per dare loro dopo, in cielo, una vita tutta divina. E questa una prova che le anime non mi conoscono piú di quanto mi conoscete senza oltrepassare la misura dell'idea che avete di me. Ma adesso che io vi do questa luce, restate nella luce e portate la luce a tutti; sarà un mezzo potente per ottenere delle conversioni e anche per chiudere, se è possibile, la porta dell'inferno. Chiunque mi chiamerà di cuore "Padre", sarà salvo ».
A queste parole fanno riscontro quelle del profeta Gioele: « Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvo » (GI 3,5).

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