giovedì 9 luglio 2026

RIVELAZIONI DELLA SORELLA DELLA NATIVITÀ.

 


PRIMA PARTE. 

Riassunto della Vita della Sorella della Natività,

e delle circostanze riguardanti le sue Rivelazioni.


Le straordinarie grazie di cui era stata favorita nel mondo stesso, e che, come abbiamo detto, erano già allora abbastanza trapelate da allarmare la sua modestia, parvero raddoppiare nel suo nuovo stato, in proporzione delle sue virtù, e Dio sembrò geloso di compensarla da sé di tutto ciò che dovette soffrire da parte del demonio e dei suoi altri nemici, al punto che, disse, Gesù Cristo le apparve in persona e le parlò più volte, come vedremo nel seguito della sua raccolta.

Dio permise dunque che, nonostante le cure della sua modestia, le sue grazie straordinarie apparissero fino a un certo punto. Inoltre, una tale luce non era fatta per restare sotto il moggio; non poteva quasi non colpire l'aurora che annunciava un giorno più grande. Dapprima, suscitò ammirazione e ben presto ombra, come accade quasi sempre, soprattutto per occhi facili a offuscarsi.

I diversi direttori ai quali si fece conoscere furono colpiti da ciò che raccontava del suo interiore, e convennero che non era per lei sola che Dio le aveva comunicato tante luci. "Vorrei," diceva uno di loro, "che fosse permesso alla Sorella della Natività di salire sulla cattedra di san Leonardo, soprattutto nei giorni in cui la Chiesa celebra i grandi misteri della religione. Nessuno è in grado di parlarne come lei. Senza aver mai studiato teologia, ne possiede a meraviglia tutti i trattati. Vorrei soprattutto che i nostri peccatori potessero sentirla parlare, come fa, di Dio, della sua misericordia infinita, come del terrore dei suoi giudizi. No, non dubito affatto che non facesse su di loro le più salutari impressioni. Ma soprattutto, quale anima la sua! quale pietà tenera! quale profonda umiltà! quale solida virtù! quale perfetta religiosa!"

Tale era anche il giudizio che ne portavano i signori Larticle, Duclos e Audouin, direttori; Lemoine, Beurier-de-la-Porte, missionari: tanto che, ottenuto il suo consenso, fu quasi deciso tra loro che il signor Audouin, allora direttore della comunità, e in cui la Sorella aveva molta fiducia, avrebbe scritto le grandi cose che Dio le aveva fatto conoscere riguardo al destino della Chiesa universale e quello della Francia in particolare. Il poco che gli aveva detto bastava per convincerli che non parlava di suo; di conseguenza, il signor Audouin scrisse testi molto lunghi su ciò che la Sorella gli comunicava di tutto questo: ma poiché i suoi scritti non sono mai apparsi, e inoltre, non ho mai conosciuto il signor Audouin, ignoro assolutamente il piano che si era formato; congetturo solo, dalle circostanze e da ciò che la Sorella mi ha fatto intendere, che gli aveva dato molti più dettagli sulla nostra rivoluzione, e molto meno sulle conseguenze. È destino della verità e delle cose straordinarie di essere combattute, come quello della virtù di essere provata. Gli ostacoli e le contraddizioni sono la pietra di paragone dell'opera di Dio. Quante volte non ha permesso che i vizi, l'imprudenza o la malizia degli uomini, abbiano ritardato, impedito persino l'esecuzione dei suoi grandi disegni? Ecco, penso, un esempio dei più notevoli. Sia che il tempo non fosse ancora venuto, sia che l'inferno fosse riuscito a far fallire un progetto di cui aveva tutto da temere; sia, come dice la Sorella, che il cielo, nella sua giustizia, abbia punito gli uomini colpevoli, punendo l'orgoglio di colei di cui aveva intenzione di servirsi per avvertirli e preservarli da tanti mali; sia tutte queste cause insieme, e altre ancora che non vediamo; ciò che è certo, è che il progetto fallì, e che tutto andò perduto. Ecco in quale occasione e come la cosa si svolse.

Il signor Audouin non ebbe nulla di più urgente che comunicare i suoi scritti al suo consiglio ordinario. Era il signor Larticle, direttore delle Religiose Orsoline della stessa città, che non approvò tutto, per niente: non ne siamo sorpresi. La Sorella annunciava alla Francia sventure così grandi, disastri così terribili per la Chiesa e lo Stato, eventi così poco verosimili per il tempo, che non bisogna farle un crimine di non aver creduto, in quella circostanza, a una profezia di cui i nostri discendenti potranno a malapena credere il compimento. Quale apparenza c'era, solo otto o nove anni prima del tempo in cui siamo, che noi fossimo stati testimoni di ciò che non è meno reale oggi sotto i nostri occhi?

Pieno, senza dubbio, del saggio consiglio del santo vescovo di Ginevra, che dice nelle sue lettere: "che le visioni e le rivelazioni delle fanciulle non devono essere trovate strane, perché la facilità e tenerezza dell'immaginazione delle fanciulle le rende molto più suscettibili di queste illusioni degli uomini." Il signor Larticle non fece abbastanza attenzione che la Sorella poteva ben essere considerata un'eccezione a questa regola, e che la saggia precauzione del santo vescovo era tutta a suo favore, poiché le sue rivelazioni avevano tutte le qualità che egli richiede e che la prudenza esige in casi simili.

Non importa: dopo aver prima ammirato la sorella, decide di classificarla tra il numero delle persone ingannate dalla loro immaginazione. Trattò il suo direttore come un giovane uomo che, per mancanza di esperienza, era caduto nell'illusione. Credette persino di scorgere dell'eresia nell'annuncio che la Sorella faceva di una scossa terribile per la Chiesa di Francia, di cui vedeva, diceva, i pilastri agitarsi, vacillare e cadere in gran numero. "Tenete fermo", gli disse un giorno lei stessa, "tenete fermo; e ciò che dico, lo dico a tutti quelli del vostro stato. Cercate di sostenere la Chiesa contro gli assalti di questa potenza terribile che vedo avanzare; per grazia, sostenete la Chiesa, tremo per lei; ecc."


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