Visualizzazione post con etichetta LIBERAZIONE - Sulla Confessione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LIBERAZIONE - Sulla Confessione. Mostra tutti i post

martedì 11 marzo 2025

LE CONSEGUENZE

 


LIBERAZIONE

Sulla Confessione


«Ogni peccato è un atto di guerra », diceva lo statista spagnolo Donoso Cortes.

Il peccato turba l'ordine naturale. Quando l'uomo si ribella a Dio, la natura si ribella all'uomo e lotta per Dio. (Sap. 5,20). Ogni peccato semina nella terra dolere e morte: è come un missile lanciato in aria, che in qualche puntò della terra cadrà e porterà rovina e morte. «Io ho peccato, e che cosa mi è accaduto?» dice lo stolto. (QI. 5,4).

Sul momento niente, perché un innocente sta pagando per te, per farti vivere ancora e darti tempo di convertirti e salvarti; ma un giomo, forse non lontano, pagherai per tutte le sofferenze che hai provocato nel primo Innocente e in molti altri con i tuoi peccati; e pagherai spaventosamente.

Quanti i peccati dell'umanità ogni giorno? Miliardi di bestemmie, di oscenità, di fornicazioni, di turpiloqui, di violenze, ecc. A questo mare infinito di peccati fa riscontro il mare infinito di dolori: tumori, lebbra, fame, violenze, guerre, terremoti ... Basta dare uno sguardo, anche solo al giornale del mattino.

Un giorno lontano vado a visitare gli ammalati in un ospedale a Messina.

Entro in una stanza, attirato da grida ritmiche e incupite. Vi è un ricoverato senza gambe e senza braccia, che con voce simile ai guaiti di un cane ferito, grida:

- Ammazzatemi! Ammazzatemi! Ammazzatemi!

- Cosa ha?, chiedo a bassa voce ad un infermiere.

- Fa cosí instancabilmente giorno e notte, egli mi risponde. Ha il morbo di Leo Burgher. Prima gli tagliarono un dito, poi il piede, poi la gamba; pochi mesi dopo gli tagliarono l'altro dito, poi il piede, poi l'altra gamba. Qualche anno dopo gli tagliarono una mano, poi il braccio; poco dopo l'altra mano, e poi l'altro braccio.

Cerco di dire a quel povero sventurato parole di conforto e di rassegnazione che egli ascolta con sguardo smarrito, mentre va ripetendo in sordina: «Ammazzatemi! Ammazzatemi!» ...

Esco col cuore spezzato, pensando:

- Per chi sta pagando questo povero sventurato? Forse per sé... ; piú probabilmente per tanti gaudenti che allegramente stanno guazzando nel peccato!

Un missionario d'Africa racconta:

« Mi trovavo in una missione sperduta dell'Uganda. Un mattino vedo un grosso gruppo di uomini e donne che, camminando come formiche, si trascinano verso la missione. Mi avvicino. Sembrano spettri: la fame li ha ridotti a pelle e ossa. Scoppio a piangere, perché non ho assolutamente nulla da dar loro da mangiare. Uno di essi mi dice: "Padre, lo sapevamo che non avevi nulla per noi, e che anche tu sei alla fame. Siamo venuti perché ci faccia la comunione e poi moriremo contenti" ».

Un amico mi racconta quanto recentemente gli è capitato in India a Bombay:

«Esco di primo mattino da casa con un missionario della città. Su un marciapiedi vedo tre cadaveri. Manifesto il mio stupore all'amico missionario. Egli mi dice: "Ne vedrai tanti altri lungo il cammino, e non ti stupirai piú. Sono i cadaveri di quelli morti di fame nelle ultime 24 ore. Fra poco passerà il camion della spazzatura; li raccoglierà, raccoglierà gli altri per le strade e li andrà a bruciare. Cosí ogni anno muoiono circa 6.000.000 di persone; mentre altri 30.000.000 muoiono per malattie causate dalla fame. Noi in missione ne sfamiamo da 4 a 5.000 al giorno; mentre Madre Teresa in tutta l'India ne sfama circa un milione. Ma per innumerevoli altri ci è impossibile arrivare per mancanza di fondi".

Piú in là incontriamo un bambino che, incosciente, giocherella sul cadavere della madre. Lo prendiamo in braccio e lo portiamo nell'orfanotrofio della missione, lasciando, naturalmente, il cadavere della povera donna».

Quattro fatti capitatimi nella prima settimana del novembre 1983:

a) Leggo in un giornale del mattino: in Italia ogni 3 bambini che nascono, uno viene ucciso.

b) Un gestore di cinema mi confida: questa settimana ho noleggiato un bellissimo e costoso film. Sono venuti a vederlo solo 16 persone perché era pulito! Gli italiani non vedono piú che films porno.

c) Passo dal reparto neurologico dell'Ospedale Garibaldi di Catania. Vedo un via vai continuo di giovani. Chiedo a un infermiere: - Che fa questa folla di giovani?

- Sono tutti drogati, egli mi risponde. Sono quel piccolissimo numero di giovani che vogliono guarire e vengono qui per curarsi ambulatorialmente.

d) Mi diceva un amico: - Nel mio quartiere, a Marsiglia, sopra 42 famiglie, 40 sono di divorziati o di conviventi; solo due famiglie siamo regolari e andiamo ogni domenica in Chiesa.

Le conseguenze peggiori di questo mare infinito di peccati le porta Gesú.

Guardo una foto eseguita con la lampada di sir William Wood a gas di tungsteno sulla Sindone di Torino. È raccapricciante. Fa vedere 121 rigagnoli di sangue, sul corpo di Cristo, sgorgati dalle altrettante ferite causategli dai 121 tremendi colpi inflittigli dai flagellatori. Sono parte del prezzo pagato da Cristo per gli infiniti peccati di lussuria degli uomini, e forse anche tuoi.

Per i nostri peccati Cristo fu cosí flagellato, coronato di spine, sputacchiato, bastonato, crocifisso; per essi morì in un mare di sofferenze fisiche e morali al punto da dire sulla croce: - Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Un giomo, parlando in chiesa con un uomo di questa divina economia della supplenza, egli mi disse:

- Io mi ribello contro questa ingiustizia! Perché Dio deve far pagare a tanti poveri innocenti?

- Lei ha ragione, gli risposi additandogli il Crocifisso; rimproveri Lui perché ha voluto morire per salvarla dall'inferno e donarle il Paradiso!

- Questo no!, egli riprese.

- E allora accetti questo mistero anche per gli altri e, insieme, ringraziamo Dio e chi insieme a Gesú ha pagato per noi. Senza questa divina economia saremmo di già tutti all'inferno. Come ogni vita è frutto di due amori, cosí ogni conversione è frutto di due sofferenze: di quella di Gesù e di quella di un innocente. Per questo la Madonna a Fatima disse ai tre bambini: « Se voi pregherete e farete sacrifici, molti di quelli che hanno da andare all'inferno saranno salvati»; ma aggiunse: « Molti vanno all'inferno perché non c'è chi preghi e chi si sacrifichi per loro».

Se vogliamo essere grati al Signore e a quanti hanno sofferto per noi non ci resta che disporci a pagare, a nostra volta, per altri peccatori per salvarli. D'altro lato, quanto piú uno partecipa a quest'opera redentrice di Cristo tanto piú sarà grande e felice in Paradiso. Dice s. Paolo: « Se patiamo con Cristo saremo glorificati con Cristo ». (Rom. 8, 17).

Il mare infinito dei dolori di Gesú continua oggi. Egli non soffre piú nel suo corpo ormai risuscitato; soffre, come abbiamo visto, nelle sue membra, nell'umanità sofferente; e soffre nella sua anima, invasa da un misterioso mare di amarezza che gli fa piangere lacrime di sangue.

Queste lacrime sono reali e non sono per fare commedia. Vai a vedere in Adrano com'è ridotto il volto di Gesù per le lacrime versate nel prodigio del gennaio-febbraio 1981, di cui abbiamo parlato. (Leggi il documentato libro: Dalla Polonia a Adrano).

Tutto questo mare infinito di sofferenze di Gesú e dell'umanità sofferente, particolarmente dei buoni e dei santi, vanno ottenendo la proroga dei castighi di Dio a innumerevoli peccatori, (e forse anche a te se ne sei nel numero), il tempo per ravvedersi, convertirsi e salvarsi.

Non dispiacersi, non amareggiarsi per tutto questo, continuare a sprecare le centinaia di migliaia di lire e forse i milioni in banchetti, in lusso, in divertimenti, non cercare di riparare mettendo fine ai nostri peccati e diminuendo tutte queste sofferenze di Gesú e degli uomini con opere di carità, con elemosine, con l'apostolato, significa non avere cuore. E non avere cuore significa essere incapace di entrare nel regno dell'amore, che è il Paradiso.

Per questo nel giorno del giudizio Gesú dirà ai gaudenti e a tutti gli insensibili: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

E i cattivi diranno: "Quando mai non ti abbiamo soccorso?". E Gesú riprenderà: "Tutto quello che non avete fatto ai poveri, non l'avete fatto a me"». (Mt. 25,41-46).

Quando vai a confessarti pensa a tutto questo, guarda, amareggiato per i tuoi peccati, Gesú Crocifisso e piangi, confessandogli, i tuoi peccati.

È da stupidi e da irresponsabili andare a recitare allegramente al confessore i propri peccati.

Diceva Padre Pio:

- Quando si arriverà al divorzio e all'aborto non ci sarà piú scampo per la terra.

Ma oggi c'è ancora immensamente di piú. Cosa accadrà alla terra?

«Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: "Alzati, va' a Ninive, la grande città, e annunzia a loro quanto ti dirò". Giona si alzò e andò a Ninive, secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: "Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta".

I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono di sacco, dal piú grande al piú piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprí di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine del re e dei suoi grandi: "Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno, sicché noi non moriamo?" Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosí riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece». (Giova 3,1-10).

Se noi cristiani coscienti ci unissimo per fare aprire gli occhi a questa umanità, forse condannata a essere distrutta da una terza guerra mondiale, forse Dio la perdonerebbe come Ninive. In ogni caso la salverà dal fuoco ben piú tremendo dell'inferno.

L'ultima conseguenza per i peccatori che non si convertono, e la peggiore, è l'inferno. Innumerevoli cristiani, e fra essi, purtroppo, anche dei preti, oggi lo negano. Non riflettono che cosí rinnegano il Vangelo che tanto espressamente e tanto ripetutamente ne parla e afferma che sono molti quelli che vi vanno.

Dio, nella sua infinita misericordia ha mandato la sua Madre a ricordarcelo a Fatima, facendolo vedere ai tre fanciulli. Lucia cosí lo descrive:

«La Madonna ci disse: - Sacrificatevi per i peccatori. E dite sovente, specie facendo qualche sacrificio: "O Gesú, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria". Dicendo queste parole, continua Lucia nelle sue memorie, aprí nuovamente le mani come nei due mesi precedenti. Il riflesso che esse irradiavano parve penetrare la terra e vedemmo come in un mare di fuoco immersi i demoni e le anime, quasi fossero braci trasparenti e nere, abbronzate, in forma umana, fluttuanti nell'incendio sollevato dalle fiamme che si sprigionavano da esse stesse, come nuvole di fumo, e cadenti, poi, da ogni lato, come lo sfavillare dei grandi incendi, senza peso né equilibrio, fra urla e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano rabbrividire dalla paura. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni fra la bracia ».

Fu allora che sfuggí un gemito, quasi un grido dalle labbra di Lucia:

- Ahi! Vergine santa! ...

E il volto, con espressione stravolta, le si fece quasi cadaverico. I poveri piccoli, spaventati, quasi a domandare aiuto, alzarono lo sguardo verso la Madonna che aggiunse con bontà e tristezza: «Avete visto l'inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori».

L'unica vera, grande, irrimediabile sventura verso la quale corrono allegramente i peccatori è l'inferno.

Le divine apparizioni, i divini prodigi, i dolori e le sventure pubbliche, le guerre sono da Dio voluti o permessi unicamente per misericordia, cioè per far aprire gli occhi ai peccatori e salvarli da tanta sventura.

Padre Ildebrando A. Santangelo


lunedì 3 febbraio 2025

UN PECCATO MAI CONFESSATO

 


LIBERAZIONE

Sulla Confessione


Quasi nessuno si accusa dei peccati di omissione: omissione di lavoro, di preparazione professionale, di assistenza alla propria famiglia, dei doveri ecclesiali, di opere di carità.

C'è un peccato del quale mai nessuno si accusa, e per il quale tuttavia si contrae una gravissima responsablità dinnanzi a Dio: è il peccato di omissione di soccorso spirituale.

Per comprenderlo basta ricordare che la legge civile punisce con la galera il delitto di omissione di soccorso stradale, e che la vita eterna vale immensamente piú della vita terrena. Per questo Dio dice: «Quando io dirò all'empio: Tu morrai! se tu non lo ammonisci e non lo avverti di abbandonare la via perversa, affinché possa vivere, egli morrà nella sua iniquità; ma del sangue di lui io chiederò conto a te. Se invece tu avrai ammonito l'empio ed egli non si sarà convertito dal male e dalla sua via perversa, egli morrà nella sua iniquità, ma tu avrai salvato te stesso. Cosí pure, qualora il giusto si ritirasse dalla sua giustizia e commettesse l'iniquità, se io porrò un tranello dinnanzi a lui, egli morrà; perché tu non l'hai ammonito, egli morrà nel suo peccato, né saranno tenute in considerazione le opere giuste che egli aveva compiuto; ma del sangue di lui io chiederò conto a te. Ma se tu hai ammonito il giusto di non peccare, ed egli non avrà commesso colpe, il giusto vivrà perché fu ammonito, e tu avrai salvato la tua vita». (Ez. 3, 18-21).

Cosa ne diresti di un naufrago che, raggiunta una scialuppa, si salvasse e si rifiutasse di accogliere nella scialuppa gli altri naufraghi? O di un evaso da un campo di sterminio che, potendo salvare altri 2, 20, 200 condannati a morte, non volesse portarli via con sé?

Gesú ha espressamnte detto che condannerà all'inferno coloro che potendo sfamare un affamato o curare un ammalato o coprire un assiderato li lasciano morire. Come non condannerà coloro che potendo salvare tanti peccatori, li lasciano andare all'inferno?

Il Signore ha espressamente detto che non pretende che noi convertiamo i lontani e i peccatori; vuole però che noi li evangelizziamo o li ammoniamo.

La Chiesa ha raggruppato in 7 opere di soccorso spirituale:

- Consigliare i dubbiosi; dissuadere chi vuole frequentare compagnie cattive o altre confessioni religiose, persuadere chi ha dubbi nella fede, ecc.

- Insegnare agli ignoranti; fare catechismo, insegnare le preghiere ai propri figli, evangelizzare i propri dipendenti, i propri alunni, i compagni, i colleghi, i condomini ecc; soprattutto educare bene i propri figli.

- Ammonire i peccatori: dissuadere chi vuol divorziare, chi vuol fare aborto, chi vuole andare a films pornografici o in luoghi cattivi, correggere prudentemente chi bestemmia, chi parla male della chiesa, chi fa turpiloquio, ecc.

- Perdonare le offese e mettere pace tra parenti o conoscenti o amici che sono in lite o in freddo. Solo chi perdona viene perdonato. (Lc. 6, 37).

- Consolare gli afflitti: consolare con parole di fede chi è in lutto, avvicinare e confortare chi è abbandonato, chi è disperato, ecc.

- Sopportare pazientemente le persone moleste senza star sempre a rimproverarle, senza far vedere le proprie antipatie.

- Pregare Dio per i vivi e per i morti, per i bisognosi, per gli affamati, per i lebbrosi, per gli ammalati, per i moribondi, per i peccatori, per i pagani, per i nostri morti e per tutti i morti; rendere sempre universale la nostra preghiera, pensare e pregare per tutta la Chiesa e per tutta l'umanità; impiegare un tempo notevole del giorno nella preghiera.

Un fatto terribile, capitato a una monaca spagnola, la beata Ochoa, fa vedere la gravità del peccato di omissione di soccorso spirituale: mentre pregava vide, in visione, sua madre che moriva e andava all'inferno.

Esterrefatta esclamò:

- Perché, Signore? Perché? Una voce le rispose:

- Perché ha trascurato di educare la cameriera.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


giovedì 15 agosto 2024

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


ESAME

Spesso mi capita che vengano a confessarsi giovani e uomini dopo anni che non si confessano e che mi dicano:

- Io peccati non ne ho.

Io, ormai esperto, faccio loro un esame di coscienza e i peccati vengono su a frotte... Allora concludo:

- Piú in fondo andiamo, piú pesci pigliamo...

- Come fare un esame di coscienza?

- Semplicissimo: sui dieci comandamenti, sui precetti della Chiesa, sui propri doveri di stato.

1. Non avrai altro Dio fuori di me.

Hai negato o messo in dubbio la fede? Hai degli idoli che ti fanno dimenticare o mettere al secondo posto Dio? Sono forse un uomo, una donna, il divertimento, il denaro, il lavoro, la politica? Forse per essi dimentichi o non trovi piú tempo per la preghiera quotidiana, per la messa domenicale, per le opere buone? Forse per essi non vai al sottile con la tua coscienza e facilmente trasgredisci la legge di Dio?

2. Non nominare il nome di Dio invano.

Forse bestemmi o anche solo attribuisci a Dio i mali e le cose storte che avvengono nella terra? Forse lo nomini senza rispetto o dici barzellette irriverenti? Forse pensi che la bestemmia sia un peccato leggero, mentre è uno dei peccati piú gravi che possa fare l'uomo?

3. Ricordati di santificare la festa.

Vai a Messa la domenica? La metti al primo o all'ultimo posto, a quando hai tempo. Arrivi a Messa iniziata o a mezza Messa? Preghi durante la Messa o stai distratto, o, addirittura, ti metti a parlare? Santifichi almeno in parte il resto della giornata con letture sante, con visite a malati, con opere di carità e di apostolato, con la partecipazione a qualche attività ecclesiale?

4. Onora il padre e la madre.

Li onori? Li obbedisci? Li sostieni? Li assisti? O con facilità li lasci soli in un angolo, o li vai a chiudere in un asilo? Rispetti le autorità ecclesiastiche e civili o parli sempre male di loro? Rispetti i piú grandi?

5. Non ammazzare.

Non praticare, né consigliare aborti. Non odiare, non nutrire rancori e risentimenti. Non andare sempre ricordando il male rickvuto.

Ami il prossimo? Con le parole o coi fatti? Quali e quante opere di carità vai facendo? Pensi anche agli altri o pensi solo a te?

6. Non commettere atti impuri.

Non masturbazioni, non fornicazioni, non adulteri, non sodomie, non onanismi, non toccamenti sensuali su di sé o sugli altri; non cattivi discorsi e neanche cattive parole: son tutti peccati di lussuria.

7. Non rubare.

Non rubare, non imbrogliare, non danneggiare la roba degli altri. Ruba l'insegnante che non fa scuola, o si dà ammalato o durante la scuola lascia a lungo la classe; ruba l'operaio che non lavora, o lavora a singhiozzo, o solo quando è visto dal padrone; rubano i sofisticatori, coloro che non mettono il materiale pattuito, i datori e i donatari di bustarelle.

Chiunque ruba è tenuto a ritomare la roba rubata.

8. Non fare false testimonianze.

Non mentire dinnanzi agli uomini, tanto meno in tribunale con false testimonianze; non calunniare, né insinuare sospetti. Non ti far credere piú ricco, piú intelligente, piú buono, piú influente di quello che sei. Non fare il fariseo credendoti o, peggio, proclamandoti galantuomo o un uomo senza peccati, che non ha bisogno del perdono di Dio e della confessione. Dice s. Giovanni: « Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi ». (1 Gv. 1,9).

9. Non desiderare la donna di altri.

Non andare dietro a cattivi pensieri. Le tentazioni possono venire a tutti. Fai peccato soltanto quando te ne accorgi e vorresti eseguirle. Dice Gesú: « Chi guarda una donna per desiderarla ha commesso adulterio ». (Mt. 5,28).

Ti esponi a occasioni di peccato o, peggio, le vai cercando? Stolto! È impossibile mettere il fuoco sotto la paglia e non vederla bruciare. Togli di sotto il fuoco e la paglia non brucia.

10. Non desiderare la roba d'altri.

Non è peccato desiderare di avere una macchina, una casa, una villa come le hanno altri. È peccato soltanto volerle loro togliere.

Un giorno parlando della confessione a un uomo questi mi disse:

- Io non ho niente da confessarmi. I 10 comandamenti li osservo sempre.

- Ci sono ancora i precetti della Chiesa, io gli risposi.

- Io osservo soltanto i 10 comandamenti, egli allora mi disse. Dove i precetti della Chiesa sono scritti nella Bibbia?

- Perché suo figlio deve andare a comprarle le sigarette? Dove è scritto nella Bibbia?

- Ma c'è scritto di obbedire al padre e alla madre.

- E ci sono pure scritte queste parole di Gesú agli apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi disprezza me ». (Lc. 10,16).

«Qualunque cosa scioglierete sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli». (Mt. 18,18).

Come vedi la legge data a Mosè è data al negativo; gli fu scolpita sulla pietra per cuori di pietra. Per questo dice s. Paolo: « La legge è per la morte », ossia deve servire per fare evitare agli uomini la morte temporale eterna. (Rom. 1,10). Essa è come un binario che giova al treno per non farlo sfracellare nella corsa, per farlo correre meglio e fargli raggiungere la meta. Le leggi morali sono leggi di vita. Purtroppo gli uomini neanche quelle osservano e vanno incontro a un'infinità di guai e alla morte. Dio, da perfetto pedagogo, non poteva rivelare la perfezione della legge a un popolo rozzo, primitivo e di « dura cervice », come la Bibbia definisce il popolo ebreo; cosí come un insegnante non spiega l'algebra a un analfabeta. Quando venne la pienezza dei tempi, Dio si fece uomo in Gesú e ce la venne a rivelare: la perfezione della legge è l'amore.

« Io vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi » (Gv. 13,14) cioè cercandovi, salutandovi, sentendovi, sacrificandovi gli uni per gli altri, come io ho fatto per voi. Per questo la legge del Vangelo è tutta al positivo. Gesú la scolpí in un cuore di carne, nel suo cuore, mostrandocelo nella Croce e nell'Eucarestia; la scolpí per cuori di carne, cioè per persone che amano. Solo gli egoisti non possono osservarla, o l'osservano per quel tanto per cui vedono un loro utile. Invece chi ama Dio e il prossimo trova facile e bello pregare, osservare i 10 comandamenti, fare del bene al prossimo. Ora è impossibile conoscere Gesú e non amarlo.

Un giorno mi avvicinano due ufficiali. Uno di loro mi dice: « Cappellano, se c'è il Paradiso, chi di noi due ci va? Lui che viene sempre a Messa e se ne frega dei soldati; o io, che non vi vengo mai, ma che tratto bene i soldati? ». « Né lui, né tu, rispondo io; a lui manca la gamba destra, a te manca la gamba sinistra; per camminare ci vogliono due gambe. A lui manca l'ala destra; a te manca l'ala sinistra; per volare a Dio ci vogliono due ali: l'amore di Dio, ossia la preghiera e la frequenza alla Chiesa e ai sacramenti; e l'amore del prossimo, ossia la pratica delle sette opere di misericordia corporale e spirituale ».

- Che bisogno ho io di confessarmi?, mi disse un giorno un uomo. Io non ammazzo, non rubo, non faccio male a nessuno. Se c'è un Paradiso, Dio deve darmelo.

- Lei ha un agrumeto, io gli riposi. Se vi manda un operaio per zapparlo, e quello, ritornando la sera, le chiede il salario della giornata, lei gli chiede fin dove è arrivato a zappare. Se lui le risponde: « Non ho zappato; però non le ho tagliato gli alberi, né le ho bruciato la casa o fatto altro male; quindi mi paghi ». Lei lo pagherà?

- No.

- Ugualmente Dio ricompensa non quelli che semplicemente non fanno del male; ma quelli che simultaneamente hanno fatto del bene. Si paga chi fa qualche lavoro, non chi non fa nulla. Gesú, parlando del giudizio universale dice che andranno all'inferno tutti coloro che non hanno sfamato gli affamati, né vestito gli ignudi, né fatto altre opere buone.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


domenica 7 gennaio 2024

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


IO PECCATI NON NE HO

Giacché « nulla vi è di occulto che non verrà rivelato », e giacché quello che diciamo al sacerdote in confessione viene cancellato, quando ci si va a confessare il problema è di vedere con esattezza tutti i nostri peccati. Li i pericoli sono due: di non vedere i propri peccati; di scambiare per cose da nulla le cose grosse. Ti voglio puntualizzare questi pericoli con due episodi.

1. Un giorno, confessando una compagnia di soldati per il precetto pasquale, un soldato mi disse:

- Padre, io peccati non ne ho; ma, tanto è Pasqua, e vengo ugualmente a confessarmi.

- Di dove sei?, gli chiedo.

- Toscano, egli mi risponde.

- Beh, allora qualche bestemmia c'è.

- Oh, quello sí!

- Dieci o quindici al giorno?

- Quindici o venti al giorno; non piú di quello.

2. Questo episodio successe in Adrano molti anni addietro, e fece allora ridere tutto il paese; i vecchi lo ricordano ancora. Un uomo, una notte di luna, andò a caccia. Appostatosi a ridosso di una bassissima collina, attese il coniglio. Dopo un pezzo vide spuntare sul ciglio della collina due orecchie. « È il coniglio! », pensò subito il nostro cacciatore; sparò e corse a prendere la preda. Aveva ucciso un asino, che stava sdraiato all'addiaccio e che, a un certo punto, per sua mala sorte, aveva sollevato la testa.

Cosí la maggioranza dei cristiani: o non vedono i peccati; o scambiano le cose grosse, anche grossissime per inezie: bestemmie, maldicenze, pornofilms, bugie, giuramenti falsi, impurità, ecc.

Il Signore ha dato esempi impressionanti per farci capire questa verità tanto elementare e tanto dimenticata dagli uomini. « Davide radunò di nuovo tutti gli uomini migliori d'Israele in numero di trentamila. Poi si alzò e partí con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per trasportare di là l'arca di Dio, sulla quale è invocato il nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini. Posero l'arca di Dio sopra un carro nuovo, la tolsero dalla casa di Abinadab, che era sul colle; Uzzà e Achio, figlio di Abinadab, conducevano il carro nuovo; Uzzà stava presso l'arca di Dio, e Achio precedeva l'arca. Davide e tutta la casa d'Israele facevano festa davanti al Signore, con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, timpani, sistri e cembali. Ma quando furono giunti all'aia di Nacon, Uzzà stese la mano verso l'arca di Dio, e vi si appoggiò, perché i buoi la facevano piegare. L'ira del Signore si accese contro Uzzà; Dio lo percosse per la sua colpa ed egli morí sul posto, presso l'arca di Dio». (2 Salm. 6,1-8).

Il motivo fu questo: Dio aveva ordinato che solo i sacerdoti potevano toccare l'arca santa. (Oggi moltissimi trattano senza rispetto l'Eucarestia e, se laici, la prendono senza autorizzazione del Vescovo).

«Un uomo di nome Anania colla moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo, d'accordo colla moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: "Anania, perché mai Satana si è cosí impossessato del tuo cuore e tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di dividerlo non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo questa azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio". All'udire queste parole Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i piú giovani e, avvoltolo in un lenzuolo, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi, circa tre ore piú tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: "Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?". Ed essa: "Si, a tanto". Allora Pietro le disse: "Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te. D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono la trovarono morta e, portatala fuori, la seppellirono accanto a suo marito. E un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in quanti venivano a sapere queste cose"». (Atti 5, 1-11).

- Sono ugualmente impressionanti le testimonianze di morti rianimati, raccolte dal dott. Raymond Moody nel libro La vita oltre la vita (Mondadori).

Una donna gli disse: «Appena morta mi trovai in un mondo di luce e vidi d'un colpo, come a un flash, tutta la mia vita, tutte le mie azioni, particolarmente quelle di cui avevo a vergognarmi; e delle mie azioni, anche buone, vidi i moventi meno buoni che mi spingevano. Ho avuto tanta paura!... Adesso ho deciso di vivere solo per fare del bene».

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


domenica 11 giugno 2023

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


UNA COMPAGNIA DI CONIGLI

Un lontano giorno d'aprile nell'ultima guerra andai in una compagnia di soldati del 138° reggimento, di cui ero cappellano, per far fare loro il precetto pasquale. Il capitano mi radunò i soldati, e io feci loro un bel discorso. Li vedevo attentissimi e mi sembravano convinti. Alla fine dissi:

- Ragazzi, ora celebro la santa messa. Prima però vi dò il tempo per confessarvi.

I soldati stettero alcuni momenti fermi; poi ruppero la fila. Attesi cinque minuti, un quarto d'ora...; nessuno venne a confessarsi.

Deluso, feci suonare l'adunata e quindi celebrai la messa. Finita la messa, un soldato si avvicinò all'altare e mi disse a bassa voce:

- Signor capellano, io sono di famiglia molto religiosa; avrei voluto confessarmi; ma vedendo che nessuno si faceva avanti, ho avuto vergogna.

Subito dopo venne un altro e mi disse:

- Signor cappellano, io volevo confessarmi; ma, vedendo che nessuno si confessava, ebbi vergogna.

Subito dopo venne un terzo soldato a farmi lo stesso discorso; poi un altro, poi un altro, poi un altro ancora, e quindi un grosso gruppo di soldati, che d'un colpo s'ingrossò e raccolse tutta la compagnia.

Allora un sergente, ridendo, mi disse:

- Signor cappellano, non siamo una compagnia di soldati: siamo una compagnia di conigli! Ci volevamo confessare tutti e comunicare; e abbiamo avuto vergogna l'uno dell'altro. Può tornare domani?

L'indomani ritornai sul posto. Tutti si confessarono e, durante la santa messa, si comunicarono devotamente.

Cosí la grandissima maggioranza dei cristiani: sono cresimati; ma invece di diventare colla cresima i soldati di Cristo, diventano i conigli di Cristo; non hanno coraggio di confessarsi e di comunicarsi; non hanno coraggio di difendere la Chiesa, di correggere amorevolmente chi bestemmia, chi fa turpiloquio; non hanno coraggio di farsi un segno di croce; e, anche quando vanno in Chiesa, non hanno coraggio di mettersi avanti, vicino all'altare; ma stanno laggiú in fondo, vicino alla porta per vergogna di farsi vedere in prima fila, o forse per essere i primi ad uscire. È il peccato del rispetto umano, che nessuno confessa.

Padre Ildebrando A. Santangelo


giovedì 1 dicembre 2022

LIBERAZIONE Sulla Confessione

 


CON QUEL FARABUTTO?

Un pomerigggio, stanco di guidare la macchina in un lungo viaggio, approfittando del bel tempo, mi fermo vicino a una campagna dove un contadino zappava. Scendo dalla macchina, mi avvicino a quel contadino e, dopo poche chiacchiere d'occasione, gli dico:

- Lei va a Messa la domenica, qualche volta si confessa?

- Giammai!

- E perché?

- Io confessarmi con quel farabutto di parroco?

- Non c'è un altro prete in paese?

- No; c'è lui solo.

- Anche di medici ne avete uno solo?

- Sí.

- E se il farabutto, invece del parroco fosse il medico e lei cadesse ammalato, cosa farebbe?

- Me ne andrei nel paese piú vicino a cercare un altro medico.

- Giusto! Perché se perde la salute e la vita non importerebbe nulla al medico del suo paese. Ugualmente non importa nulla al suo parroco se lei ha perduto la salute dell'anima e il Paradiso. È lei che va all'inferno. Vada a confessarsi in un altro paese!

- Non ci avevo pensato! Lei ha ragione.

- Si ricordi pure che, ad andare in Chiesa, a confessarsi, a comunicarsi non fa un favore al prete, ma a se stesso, come quando zappa o quando mangia. Si ricordi, infine, che all'imputato non interessa se il giudice è un galantuomo o un farabutto; interessa solo venire da lui assolto. Peggio per il prete se è farabutto. Si farà i conti con Dio, che con lui sarà molto rigoroso. E adesso, buon pomeriggio.

- Grazie, padre, e a lei buon viaggio.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


martedì 30 agosto 2022

LIBERAZIONE Sulla Confessione

 


TUTTO DEVE ESSERE RIVELATO

Una famiglia vive felice con una bellissima e dolce figliuola, Emanuela Orlandi. Ignoti rapiscono la ragazza; la fanno scomparire e, forse, dopo averla stuprata, la uccidono.

Un'altra famigliuola vive con una bimbetta di appena tre mesi, avuta dopo anni di matrimonio e tanto aspettata. Ignoti immobilizzano i genitori e li lasciano nella disperazione portandosi per sempre la bambina.

Un bravo impiegato, cognato di amici miei, vive felice con i tre figliuoli. Un ignoto, mentre egli sta per aprire la porta lo chiama, gli spara un colpo allo stomaco e quindi uno in testa e lo uccide, distruggendo per sempre la felicità della sua famiglia.

Questi, alcuni episodi recenti di cronaca. Ogni anno milioni di questi delitti succedono nel mondo ad opera di ladri, di mafiosi, di terroristi, di tiranni, rimasti quasi sempre sconosciuti e impuniti.

Se poi guardiamo le stragi di Hitler, di Stalin, di Mao, di Jap, di Komeini, le migliaia di persone fatte scomparire dai dittatori sud-americani, le centinaia di migliaia di condannati ai lavori forzati o degenti negli ospedali psichiatrici sovietici, c'è da piangere senza fine lacrime di sangue.

Pensando a questi e agli infiniti altri delitti che succedono continuamente nel mondo ci sentiamo ribollire il sangue e affiorare questa domanda:

- Ma non c'è una giustizia? E perché Dio tace?

- Se un ordine c'è nell'universo, (e non c'è chi, aprendo gli occhi, non lo veda), esso non può finire nel caos di questo infinito e raccapricciante disordine umano. L'ordine dovrà venire ricomposto. Lo esige l'intelligenza.

Ma ciò che ce ne dà la certezza è quanto ha detto Gesù: « Darete conto di tutto, anche di una semplice parola oziosa». (Mt. 12,36).

«Niente vi è di occulto che non sarà rivelato ». (Mt. 10,26). Quando Gesù verrà alla fine del mondo risorgeranno tutti i morti piangeranno tutte le folle dei peccatori della terra (Mt. 24,30); e radunati dai suoi angeli tutti gli uomini, egli rivelerà d'un colpo d'occhio, come un flash, facendo apparire nel volto dei peccatori, tutti i delitti, tutti i peccati, anche i piú nascosti, anche i piú piccoli. La vergogna dei peccatori sarà vista da tutta l'umanità e il loro terrore per l'incombente condanna all'inferno eterno sarà tanto grande che essi grideranno: « O monti, cadeteci sopra, sfracellateci». (Lc. 23,30).

Niente c'è di nascosto che non verrà rivelato: tutto quel tuo menefreghismo della legge di Dio, quei porno-spettacoli della notte, quei tuoi peccati di lussuria, quelle tue bugie, quegli imbrogli piccoli o grandi, quelle barzellette sporche, quei cattivi pensieri, quelle cattive parole, quelle bestemmie, tutto, assolutamente tutto sarà rivelato; e apparirai con tutte queste tue turpitudini dinanzi ai tuoi parenti, amici e conoscenti, dinanzi ai miliardi di eletti nel giorno del giudizio.

- Guarda che non c'è da ridere. Sarà cosí. Certamente. Cosí, perché l'ha detto Gesù: « Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». (Mt. 24,35).

- Ma non c'è rimedio?

- Dio, nella sua infinita misericordia ce ne ha dato uno meraviglioso: la confessione.

Gesú ha disposto che tu e chiunque rivela i propri peccati a una persona da lui autorizzata, cioè a un sacerdote abilitato, con una buona confessione, questi scompariranno per sempre.

- Sarebbe troppo bello! È sicuro?

- Si, perché Gesú ha pagato per noi sulla croce.

- E come posso essere sicuro che, confessandomi, tutti i miei peccati scompariranno per sempre?

- Ascolta: un giorno un uomo, che da molto tempo non si confessava, toccato dalla grazia di Dio, andò a confessarsi da s. Bernardino da Siena; e, per essere sicuro di confessare tutti i suoi peccati, stette diverse ore a farsi l'esame di coscienza e li scrisse in un foglio grande di carta. Inginocchiatosi, cominciò a leggere, piangendo, i suoi peccati. Alla fine il santo lo esortò a cambiare vita; gli fece ripetere un atto di pentimento, gli diede l'assoluzione e la penitenza e gli disse: «Andate ora in pace e non pensate piú al passato».

- Ma Dio mi ha sicuramente perdonato?, chiese quell'uomo.

- Certamente, rispose il santo.

- Posso essere sicuro?

- Rileggete i peccati, rispose il santo.

Quell'uomo cerca di leggere: ma non trova, con grande stupore, piú scritto nulla nel grande foglio.

- Come i vostri peccati sono scomparsi per sempre dalla carta, disse allora il santo, cosí sono scomparsi dalla vostra anima. Adesso pensate solo a fare opere buone.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


giovedì 7 aprile 2022

LIBERAZIONE Sulla Confessione

 


L'ASSURDO DELL'INDIFFERENZA

Quando c'è il sospetto di trovare in una zona un tesoro nascosto c'è la caccia al tesoro; quando c'è la probabilità di trovare in un luogo del petrolio c'è la caccia al petrolio.

Se anche non fossi sicuro del Paradiso, non puoi a priori negare la probabilità che esso ci sia veramente. Non c'è atto di stupidità piú grande che rifiutarsi, in partenza, di ricercare se esso c'è: significa autocondannarsi a perderlo eternamente, a perdere eternamente la felicità di un corpo risuscitato e giovane, glorioso e immortale; a perdere la felicità della visione di Dio e dell'amore e dell'intimità di parenti, di amici e di tutti gli eletti.

L'assurdo è ancora qui: tanti, cosí disinteressandosi della propria fortuna eterna, credono di far mostra di superiorità e di intelligenza!

Se una persona che stimi competente e onesta ti dicesse di fare un concorso importante per il quale avresti molte probabilità di vincerlo, tu non studieresti notte e giorno per vincerlo? Se poi la stessa persona ti dice di riacquistare quel tesoro inestimabile che è la grazia di Dio con una cosa tanto facile qual è la confessione, tu ti rifiuti o rimandi sempre.

Quando rifiuti Dio, Dio chiama un altro al tuo posto. Fin dall'eternità egli ha stabilito il numero degli eletti che debbono formare il Corpo Mistico e chiama tutti gli uomini a farne parte. Quando tu, 100, 1.000, un miliardo di persone rifiutano tale fortuna, Dio chiama altri; se fosse il caso posticiperebbe di un po' di anni la fine del mondo per raggiungere con altri il numero degli eletti. Un giorno Gesú parlando dell'inferno disse agli ebrei: « Là sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno dall'Oriente e dall'Occidente, da settentrione e da mezzogiorno per mettersi a mensa nel regno di Dio ». (Lc.13, 2830).

Quasi sempre l'ateismo e i dubbi sulla fede sono frutto del peccato. Un professionista ogni volta che m'incontrava mi tempestava di domande e di dubbi. Un giorno, intervenuto a un ritiro spirituale, alla fine mi chiese di confessarsi. Si confessò e bene. Alla fine, alzandosi, si stropicciò gli occhi e disse: - Mi sono scomparsi completamente i dubbi. Erano i miei peccati che m'impedivano, come nubi, di vedere il sole di Dio.

Tanti, infine, fanno come Pilato che chiedono: « Cosa è la verità? »; e si voltano dall'altra parte, per non sentire la risposta.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo


sabato 18 settembre 2021

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


V. DISTRUZIONE

Hai visto mai una città distrutta da un terremoto, o quello che fu il bellisssimo palazzo dei marines americani a Beyrut dopo l'esplosione di quel camion di tritolo? Hai visto una bella campagna devastata da un ciclone o il cadavere di una bella ragazza dopo un mese dalla morte?

Allora ti potrai fare un'idea di quanto avviene in un uomo dopo un peccato mortale. Tutto quello che hai costruito in una vita allora si distrugge. Col peccato mortale si diventa come un cadavere in putrefazione. Vari santi avvertivano questo nei peccatori: ultimamente Teresa Neumann di Konnesreut, che visse per 32 anni totalmente digiuna, mantenuta dalla sola comunione. Essa, ricevendo ogni giorno tantissime persone desiderose di parlarle, ogni tanto aveva violenti conati di vomito e segni di intossicazione, che sembravano farla morire. Una volta un'amica, che l'assisteva, si accorse casualmente che questo stato coincideva con la presenza di una prostituta conosciuta e di un bestemmiatore. Allora chiese a Teresa spiegazione. Teresa le rispose che la causa era il tremendo fetore che emanava da quei peccatori. Da quel giorno l'amica, ogni volta che vedeva in Teresa quei conati di vomito, si affacciava alla porta e pregava chi stava dietro di andarsene. Subito Teresa stava bene.

Ritornando alle similitudini precedenti, col peccato mortale l'uomo rassomiglia:

- alla bambina napoletana ritornata, dopo l'adozione, a Napoli, a vivere sul fango;

- al ferro incandescente immerso nell'acqua;

- alla lampada elettrica fusa.

D'altronde è evidente che chi rifiuta Dio per Padre, non può avere la sua eredità, il Paradiso; chi si toglie dalla luce, si mette nelle tenebre; chi rifiuta la vita, ha la morte.

E giacché per gli uomini, divenuti tutti peccatori e rinunciatari, non c'era altra prospettiva che l'inferno, il Figlio di Dio, mosso a pietà di noi, si fece uomo e per noi patí la sua tremenda passione. Il profeta Isaia, vedendolo 600 anni prima in visione cosí, lo descrive:

« È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza, né bellezza per attirare i nostri sguardi, né splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima». (Is. 53,2-3).

Cosí appare il volto di Gesù in Adrano dopo le molteplici lacrimazioni di sangue avvenute nel gennaio e febbraio 1981. Molti torcono lo sguardo per non vederlo (Leggi Dalla Polonia a Adrano); tanti addirittura mi rimproverano per averlo pubblicato.

Isaia continua: « Egli si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge; ognuno di noi seguiva la sua strada. Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di tutti noi. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprí bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte?». (Is. 53, 4-8).

Dopo tutto questo, gli uomini continuano allegramente a peccare e a ricrocifiggerlo, come dice s. Paolo parlando dei cattivi cristiani: « Crocifiggono di nuovo in se stessi il figlio di Dio». (Ebr. 6.6).

Vorresti almeno tu affliggerti per Lui, per come lo hai ridotto coi tuoi peccati, confessarglieli e cambiare vita? È quanto Gesti spera da te. È quanto in qualche modo lo ricompensa del suo atroce martirio. La sua sofferenza maggiore difatti è di vedere che, nonostante tanto suo martirio, un'immensa quantità di uomini resta insensibile, continua ostinatamente a peccare e va all'inferno. Questa visione gli fa dire quelle amarissime parole che il profeta gli mette in bocca: «Quale utilità nel mio sangue?». (Ps. 29,10).

Queste tremende realtà hanno fatto avere sempre ai santi in orrore il peccato. La b. Bianca di Castiglia diceva al figlio Luigi IX piccolo:

« Figlio mio, ricordati: se mi venissero a dire: maestà, vostro figlio ha commesso un peccato, mi darebbe piú dolore che se mi dicessero: maestà vostro figlio è morto ».

Uno dei piú antichi e bravi scrittori francesi, Joinville, che fu ministro di S. Luigi IX, narra questo episodio. Il re gli disse un giomo:

- Cosa preferireste, la lebbra o un peccato mortale?

- Oh, la lebbra... !, rispose inorridito Joinville. Meglio un peccato.

- Come non avete giudizio! rispose s. Luigi IX. Anche senza la lebbra, un po' di anni dopo morirete. Ma col peccato mortale andrete all'inferno. Per conto mio, preferisco la lebbra, la peste anziché un peccato mortale.

S. Rita da Cascia, vedendo che nei suoi due figli cominciavano a spuntare sentimenti di vendetta verso l'uccisore del loro padre, cosí pregò il Signore:

- Signore, se vedi che i miei figli, crescendo, faranno peccati mortali, falli morire ora che sono innocenti.

Il Signore ascoltò quella preghiera e le fece presto morire i figlioli. Lei allora si fece monaca.

S. Domenico Savio, al primo ritiro che fece con s. Giovanni Bosco, fece questo proposito: «La morte, ma non peccati».

Padre Ildebrando A. Santangelo

 

giovedì 12 agosto 2021

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


IV. SCHIAVITÚ E LIBERTA

Quando si parla di leggi si parla di obbligazioni e quindi di limitazione di libertà. Questo concetto l'uomo è portato a estenderlo anche alla legge di Dio. All'apparenza anch'essa limita la libertà; ma in effetti è il contrario: la legge di Dio rafforza la libertà; la sua trasgressione, ossia il peccato, la riduce, fino a toglierla completamente. Dice Gesú: «chi fa del peccato è servo del peccato». (Gv. 8, 34).

Dice S. Paolo: «La legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato. Non comprendo quello che faccio, perché non faccio quello che voglio, ma quello che odio... Non faccio il bene che voglio, bensí il male che non voglio. Secondo l'uomo interiore provo diletto nella legge di Dio, ma vedo nelle mie membra un'altra legge, che lotta contro la legge nella mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra». (Rom. 7, 14).

L'uomo piú fa il peccato, piú è necessitato a farlo: come ad esempio la masturbazione, la fornicazione, l'ubriachezza e soprattutto la droga. Questo, d'altronde accade per ogni vizio: per l'ira, per l'avarizia, per la gola, per la pornografia e la pornocinematografia, per la TV, per il fumo ... È cosí che quello diventa schiavo del denaro, quella di un uomo, quello di una donna, quello della politica, quello del fumo, quello di altri istinti.

Migliaia di persone mi hanno detto con sincerità che avrebbero voluto eliminare qualche loro vizio, ma che non ci riuscivano. Un amico, colpito da cancro ai polmoni da fumo, prima di morire fra atroci dolori, mi disse che aveva tentato ripetutamente di liberarsi dal fumo, ma che non ci era riuscito; una volta c'era riuscito, ma era bastata una sigaretta offerta da un amico per farvelo ricadere; se avesse previsto quello che soffriva, non avrebbe preso mai una sigaretta per tutto l'oro del mondo. Questa triste condizione umana di schiavitú del peccato faceva gridare a s. Paolo: «Oh, infelice uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di peccato?» (Rom. 7, 24). Il liberatore è solo Gesú. Egli, liberandoci dal peccato, ci libera contemporaneamente dalla morte.

Dice Gesú: «La verità vi farà liberi» (Gv. 8, 32).

L'uomo si avvelenava liberamente soltanto quando sapeva che in quel bicchiere c'era veleno, e non quando credeva ci fosse liquore; rifiuta liberamente un testamento che lo nomina erede universale quando sa, ad es., che il defunto possedeva un miliardo, e non quando falsamente credeva che egli fosse pieno di debiti. L'uomo si danna liberamente soltanto quando sa cosa è il Paradiso che egli rifiuta e l'inferno che egli sceglie. Ma allora dov'è la sua responsabilità?

Nel rifiutare di conoscere che è venuto dall'altro mondo egli ci dice che ci sono il Paradiso e l'inferno, e gli dà effettive garanzie di quanto afferma.

Se l'uomo conoscesse il Paradiso che perde e l'inferno che guadagna col peccato, non peccherebbe mai.

L'uomo è vittima della sua ignoranza o meglio della sua voluta stupidità, perché non c'è niente di piú stupido che rifiutarsi di esaminare se c'è un'altra vita o no; come non c'è niente di piú stupido per un pilota che rifiutarsi di controllare, sebbene avvisato, se è stata messa nel motore una bomba ad orologeria. L'uomo fa il peccato perché non sa cosa è il peccato.

Per questo il primo rimedio contro il peccato è la conoscenza delle sue conseguenze. Giustamente s. Alfonso de' Liguori disse: «Meditazione e peccato non possono stare insieme».

La lettura del Vangelo, dei libri di evangelizzazione e dei libri formativi ci fa conoscere quella verità che ci allontana dal peccato e ci rende liberi.

La liberazione non è altro che liberazione dall'ignoranza e dal peccato; quindi abbandono psichico di esso e mutamento di concezione e di pratica di vita, ossia conversione. Tutto questo viene sancito, per volontà di Gesú, con la confessione. La perseveranza nella nuova rotta viene resa possibile dalla vigilanza, ossia dall'allontanamento delle occasioni, dalla preghiera e dalla comunione, come Gesù ha insegnato:

«Vigilate e pregate per non cadere in tentazione» (Mt. 26, 41). «Senza di me non potete far nulla» (Gv. 15, 5).

L'uomo, che non è schiavo dei suo istinti e della materia, dirige ogni cosa al fine per cui Dio l'ha creata e raggiunge in vita l'equilibrio e la pace, e con essi il miglior bene terreno, e, in morte il Paradiso. Giustamente s. Paolo dice: «La pietà è utile a tutto, ed ha la promessa della vita presente e della futura» (I Tm. 4, 8).


lunedì 2 agosto 2021

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


III. PROGETTO

Se guardiamo l'universo vediamo come tutto è venuto all'esistenza dietro un progetto: sia un atomo, sia una stella, sia una galassia, sia un fiore, sia un animale. (Leggi il libro Il senso dell'esistenza).

Fermiamoci a considerare un animale, piccolo o grande che sia: vediamo che esso è stato minuziosamente progettato nel DNA della prima cellula, dalla quale si è sviluppato. Sappiamo pure che il DNA di un uomo, invisibile a occhio nudo, è simile a una scala di corda di marinai, ed è lungo un metro e mezzo. In esso c'è il progetto dell'uomo: quanto dovrà essere alto, quanto intelligente, quanto bello, di quale colore saranno i suoi capelli, le sue pupille, la sua pelle, quali saranno le sue inclinazioni...

Dall'eternità Dio ha progettato un altro corpo misterioso, che S. Paolo chiama il Corpo Mistico, o misterioso, di Gesú; di esso ogni uomo è chiamato a divenire un membro. Ogni cristiano al momento del suo battesimo viene progettato per l'eternità: quanto sarà grande, bello, intelligente, potente, felice per sempre. Questo progetto è contenuto nella grazia che egli allora riceve. La grazia è come il DNA dell'uomo nuovo; colla grazia l'uomo diventa figlio adottivo di Dio.

- Cosa è la grazia? Cosa è questa adozione divina?

- Un fatto di cronaca e due immagini ti aiuteranno a comprenderlo.

a) Nel dopoguerra un miliardario americano, visitando Napoli, vede in periferia una bambina di 3 anni vestita di nero, sporca, arruffata, giocare nel fango. Meravigliato s'informa. Viene a sapere che la bambina ha perduto entrambi i genitori e vive con una zia carica di figli. La chiede per figlia adottiva; l'ottiene, fa le pratiche legali, la porta in America. La bambina, naturalmente, non cambiò né occhi, né capelli; ma tutto cambiò in lei, al punto di non riconoscersi piú: istruita, educata, poi laureata, divenne una donna di alta società.

Ciò che avviene nell'uomo mediante la grazia è smisuratamente piú grande: diventa figlio di Dio, addirittura immagine di Dio.

b) Metti un ferro in una forgia: pur restando ferro, se il calore della forgia è fortissimo, diventa incandescente e luminoso. Cosí il cristiano mediante la grazia: pur restando uomo, acquista una luce e una bellezza divina.

c) Una lampada elettrica, sia pure di mille candele, in sé non ha luce. Se per essa passa l'energia elettrica, diventa luminosissima. Se si fonde il suo filo, non serve piú a nulla e si getta nella spazzatura.

Cosí l'uomo: senza la grazia è un povero uomo; colla grazia la vita di Dio passa per lui e lo rende meraviglioso; se col peccato perde la grazia, non vale piú nulla e diventa buono soltanto per essere gettato nella spazzatura dell'umanità, che è l'inferno.

La bellezza che ci dà la grazia è cosí grande che rende il minimo degli eletti piú bello, piú intelligente, piú felice delle persone piú belle, piú intelligenti e piú fortunate della terra.

S. Teresa di Gesti un giorno, in una visione, vide una persona cosí meravigliosamente bella, che si inginocchiò, credendo di trovarsi davanti a Dio.

- Alzati, le disse il suo angelo, non è Dio; è un'anima in grazia di Dio.

Potremmo paragonare questa bellezza iniziale alla luce di una candela. Ogni atto soprannaturale aumenta tale luminosità e tale bellezza. Ogni preghiera, ogni Ave Maria, ogni sacrificio, ogni lavoro, ogni sofferenza offerti a Dio, ogni atto di carità, di pazienza, di apostolato, ogni tentazione vinta fanno crescere tale bellezza e tale felicità eterna proporzionalmente alla loro entità e all'amore con cui sono fatti.

Se vogliamo paragonare le perfezioni fisiche e intellettuali che l'uomo avrà in paradiso alla luce, possiamo dire che:

- Chi muore subito dopo il battesimo o subito dopo aver accettato Gesú è simile a una lampada di una candela;

- Chi muore dopo aver fatto una sola preghiera o una sola opera buona è simile a una lampada di due candele;

- Chi muore dopo aver fatto 3, 4, 5, 10, 100, 1000, 100.000, 1.000.000 di preghiere e di opere buone, è simile a una lampada di 3, 4, 5, 10, 100, 1.000, 100.000, 1.000.000 di candele. Colui che dedica tutta la vita a pregare, a sacrificarsi per amore di Dio in opere di carità o di apostolato o nelle sofferenze diventa cosí luminoso da essere paragonato dalla Bibbia a un sole: « Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come stelle per tutta l'eternità ». (Dan.12,3). Essi sono i santi, sia oggi conosciuti, sia sconosciuti.

Tutte le gioie del corpo e dello spirito, che hanno gustato tutti gli uomini sulla terra, sono immensamente minori delle gioie che gusta un eletto in un sol minuto, in Paradiso, nella visione di Dio.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo