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domenica 27 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Come Giuditta

Venne l'autunno 1946. Io potei scrivere le grandi gioie che Dio mi aveva concesso, ma non potrò mai  trovare delle parole adatte ad esprimere ciò che l'anima mia aveva-sofferto nei maggiori smarrimenti.  Queste ore, questi giorni, sono conosciuti solo da Dio.

A croci spirituali si aggiunsero anche difficoltà e danni materiali, perdite di bestiame, al punto che la  nostra famiglia dovette fare dei debiti.

Aprile 1947. Nella mia afflizione supplicai la Madonna, che finora mi aveva sempre assistita in ogni  circostanza, di far capire al mio confessore che volevo fare di lui il mio direttore spirituale. Io avrei  ubbidito ai suoi consigli lasciandomi condurre docilmente da lui. Pregai la Madonna di svegliarmi di  notte. Fui esaudita. Meditando i misteri dolorosi, versai delle lacrime amare sui miei peccati. Poi, in un  ardente desiderio della Comunione, mi sentii tutta unita a Gesù, ed intesi queste parole: "Di' al tuo  confessore, che è fra me e te, che deve domandar ai suoi penitenti se vogliono migliorare seriamente la  loro condotta. Se sono d'accordo, dopo la confessione devono impegnarsi a recitare ogni giorno un'Ave  Maria, aggiungendo l'invocazione -"O Maria, conducimi a Gesù -. Essi eviteranno il peccato per tutto il  tempo che la reciteranno. I peccatori si convertiranno ed il suo confessionale sarà assediato".

Da quel momento non conoscevo altro desiderio maggiore di quello di guadagnargli anime con  preghiera e sacrificio.

Contemporaneamente capii che era necessario che questa invocazione si diffondesse e fosse utilizzata  soprattutto là dove regna il comunismo, poichè dei falsi profeti e dei falsi preti entreranno nei  confessionali e consegneranno i fedeli al demonio. Questa è una notizia da divulgare.

Dopo queste gioie la mia anima conobbe di nuovo dei periodi di grandi smarrimenti. Fui stimolata  interiormente a scrivere quanto mi stava succedendo, e di consegnare questi appunti al mio confessore. 

Ma ero così oppressa e temevo che egli non potesse capirmi e che considerasse questi miei scritti come  urr'illusione.

Tra queste lotte terribili scrissi e consegnai tutto al mio direttore. Camminando sentivo bisbigliare il  demonio al mio fianco: "Non andare da lui, penserà che tu sia pazza; brucia i tuoi appunti". Alla mia  destra sentivo un'altra voce che mi incoraggiava: 'Fa' ciò che deve essere fatto ora! Egli è fra te e me!" Arrivai a destinazione, invocando solo i SS. nomi di Gesù e di Maria.

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER

domenica 20 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Mi hai chiamata

Poichè la lontananza mi impediva di assistere alla Messa durante i giorni feriali, domandai ogni mattina  alla Madonna di supplire per me, per poter partecipare così spiritualmente alla S. Messa, offrendo  anche tutto il mio lavoro e le mie sofferenze quotidiane per espiare i miei peccati e tutti i peccati del mondo, per la conversione dei peccatori, per tutti gli agonizzanti, e perfino per le povere anime del  purgatorio.

"Tutto va a fin di bene, per coloro che amano Dio".

Era il 20 gennaio 1945. Mentre stavo lavorando, secondo la mia abitudine, mi preparai per la  confessione. Ma la mattina, una forte bufera di neve, mi impedì di uscire. Non potei soddisfare il mio  desiderio; così assistetti alla Messa solo spiritualmente. Supplicai la Madonna di pregare Gesù di venire  in me spiritualmente con il Suo amore e la Sua grazia. Sentii all'improvviso queste parole: "Mi hai  chiamata, e sono da te". Il mio cuore era pieno di giubilo.

"L'anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore".

Avevo fiducia illimitata nella Madonna, perchè, per mezzo Suo, ottengo tutto. Ella Gli sottoporrà le  mie domande, e Gesù La esaudirà se le mie richieste corrispondono alla Sua SS. volontà. Nell'anima  mia aleggiava il desiderio di avere un altro bambino, che io Gli avrei offerto a mia volta, allevandolo  per Lui. Chiedevo questa grazia come sigillo della verità delle mie vie straordinarie.

Dopo non molto tempo il buon Dio acconsentì alla mia richiesta, e mi sentii di nuovo felicemente  madre. Questa fu la prova lampante che era stato Gesù a mostrarmi le sue SS. Piaghe, e che mi aveva  chiamata ad essere strumento del Suo amore su questa strada particolare.

La primavera mi portò un nuovo impegno. La sagrestana della nostra cappella aveva dato le dimissioni,  e non c'era nessuno che potesse assumere questo impegno, e tutti volevano dare a noi questo incarico.  Ma come avrei potuto occuparmi anche della cappella, con tutto il lavoro in famiglia? Volevo rifiutare,  semplicemente per il fatto che stavo per diventar mamma. Mi costrinsero quasi ad accettare questo  incarico, e divenire la nuova sagrestana della cappella.

La stessa notte sognai che stavo ornando un altare dove c'era un quadro della Madonna Immacolata.  Quando ebbi finito gettai un colpo d'occhio sul lavoro fatto e sul quadro. Mi parve allora che la Vergine  mi sorridesse come una persona viva. Incominciai dunque il mio lavoro con amore e con gioia.  Divenne per me una grande felicità ogni mattina e sera annunciare I'Ave Maria con il suono argentino  della campanella. Ma tutto ciò richiedeva sforzo e sacrificio. Non era tanto facile alzarsi presto, specie  se tirava vento o pioveva, con quel piccolo sotto il mio cuore.

Andando e tornando chiedevo la benedizione per il mio piccolo. Ah, se tutte le mamme potessero  capire le grandi e profonde gioie che comporta la dignità concreatrice di madre! Avvicinandosi il tempo  della nascita del bimbo, io vedevo spesso negli occhi dei miei figli maggiori uno sguardo scrutatore. Io  allora dissi loro: "Quando un bambino vuole sapere qualcosa, o pensa di saperlo, deve chiedere prima  di tutto alla sua mamma. Ed è un gran piacere e il primo dovere di sua madre di rispondere subito ad ognuna delle sue domande. Allora un mio maschietto mi domandò: "Mamma, perchè non abbiamo più  bambini da tanto tempo?" Sentii che voleva una spiegazione. Risposi: "Mio caro, io credo che tu non  abbia ancora capito bene l'Ave Maria." E spiegai loro, ad ognuno separatamente, come li avessi portati  sotto il mio cuore, proprio come Maria con il Suo Bimbo divino.

Ognuno di loro conobbe così uno dei grandi e profondi misteri della vita. Così li feci partecipi della mia  gioia e della mia paura, e loro, con grande sollecitudine, cercavano di sollevarmi in tutto.

Commossa, dicevo spesso a mio marito che non avrei mai immaginato "che fosse tanto bello aspettare  di nuovo un bambino con la partecipazione degli altri più grandi. Ogni sera li sentivamo pregare nella  loro camera per il nascituro. E queste vocine mi riempivano il cuore di commozione e di gioia, poichè  vedevo che eravamo legati dal vincolo dell'amore vicendevole e della responsabilità collettiva.

Ma le nubi si addensarono di nuovo. Una domenica di ottobre fui costretta ad andare all'ospedale:  pareva che il mio bambino fosse in pericolo.

"Signore, sia fatta la Tua volontà!"

Io mi misi con tutta la mia famiglia nelle mani di Nostra Signora dei sette dolori. Ella mi assistette in  quell'ora difficile. Con il cuore angosciato, mio marito lasciò soli i bambini per rimanere vicino a me.  La sera potè dare la buona notizia ai figli ansiosi: Dio aveva dato loro una sorellina tanto desiderata.

Il giorno in cui assistettero al battesimo della bimba lasciò loro un magnifico ricordo. Io ero felicissima  quando i miei bambini mi riportarono nell'ospedale il mio neonato, santificato dal battesimo. Con uno  sguardo radioso il più piccolo mi disse: "Mamma è stato il nostro cappellano a Sornenhalb a battezzare  la nostra cara sorellina!"

Fui tuttavia contenta di essere di nuovo sola con i miei pensieri, sola con i segreti che corrono fra Dio e  me. Faccio fatica a capirlo. Ora questa creaturina è la prova tangibile data da Dio per ratificare la veridicità delle mie visioni soprannaturali, cioè che potevo ottenere tutto per mezzo delle Sue SS.  Piaghe.

Il quinto giorno, aspettavo come al solito di poter allattare la mia bambina prima della Comunione, ma  nessuno me la portò. Il sacerdote mi portò Gesù. Pochi minuti dopo, la suora infermiera arrivò in fretta,  portandomi la piccola e scusandosi del ritardo. Io non potei dir nulla, tanto grande era la mia gioia:  "Gesù, io ora sono unita a Te, così strettamente con la bimba che Ti è stata consacrata e che ora è  santificata dal battesimo".

Che grande e santa cosa vedere la maternità nella luce della fede cattolica! Che riposo, che beata pace  per l'anima poter curare con amore questo piccolo essere innocente!

Ma ecco, dopo sette mesi di pura felicità, venne il momento della separazione fra la mia bambina e me.  E' il tempo dello svezzamento che io ho sempre visto arrivare con un sentimento di paura per ogni mio  bambino. Ah, se la madre e il bambino potessero vivere intimamente uniti come nel tempo in cui la  madre lo nutre con il suo seno! Se tutte le mamme adempissero con amore il loro dovere verso i figli,  nutrendoli con il loro amore, allora ci sarebbero più bambini felici e più genitori beati. Crescerebbe così  l'amore santificato da Dio, e darebbe vita ad una generazione futura, formata da gente felice.

Arrivò così il maggio 1946. Io dovevo riprendere il mio lavoro di sagrestana. Ma come potevo  allontanarmi ogni sera dalla mia bambina per presiedere alle preghiere del mese mariano? Domandai  consiglio alla Madonna, protestando che volevo fare solo la volontà di Dio. Ne parlai con mio marito.  Egli mi disse che era necessario disdire le mie funzioni di sacrestana, poichè era troppo per me.

La notte seguente sognai che stavo ornando l'altare della Madonna con i fiori. Stavo alzando un vaso di  grandi gigli, di un candore immacolato, fino alla statua della Vergine. Dopo sforzi inutili, diedi il vaso a  mio marito che stava vicino a me; e mentre stava sollevando il vaso, vidi che la Madonna non aveva  più sul Suo grembo il Redentore morto, ma il più grazioso Gesù Bambino.

Egli si chinò verso di noi per ricevere il vaso con i fiori. Svegliandomi mi dissi subito: "La Madonna  vuole che io continui il mio servizio nel Suo Santuario". E raccontai il sogno a mio marito. Fu tanto  commosso che, da quel giorno egli mi sostituì volentieri in questo lavoro, e andò lui, quasi ogni  mattina, a suonare l'Angelus.

Ma ogni volta che io avevo da fare in cappella, fosse mattina o sera, la nostra bimba dormiva  placidamente. Sembrava che la Madonna e gli Angeli la cullassero nel suo sogno.

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER


giovedì 17 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Nella imitazione di Gesù

Malgrado le gioie che accompagnavano queste visioni, sentivo il bisogno di diminuire le mie penitenze.  Pensavo: mi sarebbe ancora possibile rivivere le gioie ed i dolori della maternità? Mi feci visitare di  nuovo. La levatrice mi disse che non avrei più potuto avere dei bambini, poichè i miei organi interni  erano stati lesi. Desideravo che Dio ritirasse questi favori misteriosi per potermi consacrare interamente  alla mia famiglia. Prima di sposarmi avevo promesso di accettare lo stato matrimoniale solo per servire  Dio e rendere felici gli altri.

Mi tormentavano fortissimi dubbi, angosce vivissime: la paura di non aver vissuto il mio matrimonio  come avrei dovuto. D'altra parte dovevo lottare molto duramente per restare pura e fedele alle grazie  straordinarie e camminare sulla via dove Dio mi guidava. Portavo sempre con me il Rosario, e  imploravo la Madonna nelle mie grandi tentazioni. Volevo servire Dio, ad ogni costo. Avevo sempre  un desiderio indicibile di conoscere la volontà di Gesù e di seguirla.

Pregai Gesù che mi desse una guida per seguire un cammino così pieno di pericoli, come ebbi finora.  Supplicai anche la Madonna che intercedesse per me, e mi conducesse a Gesù. Come trasalì il mio  animo di gioia, quando poi il confessore mi diede come penitenza da dire una parte del Rosario, per  ottenere di farmi condurre a Gesù dalla mano di Maria!

Dopo la Comunione Gesù si degnò di far luce sui miei dubbi, facendomi sapere le mie mancanze con le  seguenti parole: "Tu ti sei rilassata nel tuo primo amore. Compi nuovamente le tue opere come  all'inizio".

Trascorsi la giornata ripensando a questo lamento di Gesù, e capii che non dovevo cessare di pregare  per la conversione dei peccatori.

Dopo poco tempo mi ammalai gravemente. Pregai Gesù di volermi far sapere se avessi potuto, tramite  le sofferenze, salvare ugualmente delle anime. Riconobbi nella sofferenza la mia nuova vocazione di  vittima e l'Amore illimitato che Gesù ha per noi poveri peccatori.

Ogni mercoledì, il sacerdote celebrava la Messa nella cappella vicina, e dopo mi portava la Comunione.  Ero così felice in questa profonda unione con il mio Gesù, che non osavo domandargli la grazia della  salute. O istanti benedetti, o Salvatore che venisti a me, poveretta, nella nostra dimora, fino al mio letto  d'inferma, come nella stalla di Betlemme!

Un giorno Lo invocai con questa preghiera: "Mio Gesù, io so che nella Tua Onnipotenza Tu potresti  guarirmi. Ma se questa non è la Tua volontà, io voglio soffrire per amor Tuo. Ma posso io salvare  veramente un'anima? E una voce forte e distinta mi rispose con grande Amore: "E' per te e per molti  una benedizione". (Qui il Signore intendeva la sua sofferenza).

Io dimenticai perfino i miei dolori, dalla gioia e dalla delizia che provai. Se tutti gli uomini, se tutti i  malati soprattutto, cercassero di capire fino a qual punto Gesù li ama, se avessero fiducia in Lui, se Gli  offrissero le loro sofferenze per coloro che, immersi nei loro peccati e nella loro miseria, non trovano il  cammino per andare a Lui: Egli cambierebbe la loro sofferenza in gioia. Mentre noi dormiamo Gesù  veglia per amor nostro nel tabernacolo. Mi industriavo di fare spesso la Comunione spirituale. Una  volta, in questi sospiri d'amore, vidi Gesù vicino al mio letto, e mi disse con un tono molto dolce:  "Cammina sulle orme dei miei passi; e seguimi!" Io vidi in sogno le sue tracce insanguinate. Prima  provai un sentimento di paura e pensai: "Comincia per me un nuovo cammino della croce?" 

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER


lunedì 14 novembre 2022

In alto, a destra, vidi in una stanza la figura di Papa Pio XII, in ginocchio, vestito di bianco, e pregava con le mani alzate. Pregava piangendo.

 


LA RIVELAZIONE  DELL’AMORE DIVINO


Autunno 1943

Un venerdì mattina ebbi il seguente sogno: mi trovai in una grande chiesa, costruita solidamente. La  sostenevano innumerevoli colonne, ed era straordinariamente bella. Il coro brillava come il sole. Non si  vedeva che luce: essa veniva dal tabernacolo, in forma di raggi di fuoco; e si poteva appena guardare.  In alto, a destra, vidi in una stanza la figura di Papa Pio XII, in ginocchio, vestito di bianco, e pregava  con le mani alzate. Pregava piangendo.

Nello stesso tempo sentii una voce che veniva dal tabernacolo, e disse: "E' così che dovete pregare per  il Papa, davanti al SS. Sacramento". Mi svegliai a questa voce, e fu per me come se avessi visto il  Salvatore in tutta la Sua gloria, e nello stesso tempo nel SS. Sacramento."

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER

venerdì 11 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Inondazione terribile

Nel 1942, il giorno della festa di Nostra Signora delle Mercede (24 settembre), la Madonna apparve per  la prima volta a Maria Graf, facendole questa accomandazione: "Recitare il Rosario per la conversione  dei peccatori". Qualche giorno dopo, Ella vide la Madonna in pianto, seduta su una collina  verdeggiante. Capì subito che non aveva corrisposto al monito della Madre di Dio, poichè, pensava tra  sè, tutti sono chiamati a recitare il Rosario, non solo io. Si sentiva tranquilla, perchè accontentava il  desiderio di Gesù con la preghiera alle S. Piaghe. Ma ora vide chiaro: Gesù desidera il culto delle sue  SS.Piaghe, e la Madonna richiede la recita del Rosario per la conversione dei peccatori.

In seguito, recitò ogni giorno anche il Rosario per la conversione dei peccatori.

Arrivò la domenica. Andando a Messa, Maria ebbe una visione: vide tutta la contrada ricoperta di  un'acqua sporca, giallastra. Ella vide molta gente annegarsi in questa acqua. Molti erano immersi nei  flutti, altri infine ne erano completamente sommersi. Avevano le braccia fuori dall'acqua, come per  chiamare soccorso. Una voce disse: "Tante anime si perderanno se nessuno prega per loro".

Dopo gli avvenimenti narrati poco sopra, cercai di adempiere con maggior ardore tutti i mei doveri  quotidiani, comprendendo che l'amor perfetto di Dio consiste soprattutto in questo. Ma non mi sentivo  perfettamente tranquilla, dopo questa terribile visione che scosse profondamente il mio animo.

Lavorando ripetevo spesso: "Mio Dio, che vuoi che faccia io di più?" Nonostante mi sentissi la creatura  più miserabile del mondo, il mio cuore ardeva di servir Dio, di fare per Lui qualcosa di grande. O mio  Dio, se io, povera peccatrice, potessi amarTi come Tu meriti di esser amato! Dammi dunque la grazia  di amarTi perfettamente al di sopra di tutto, e aiutami, affinchè io non Ti offenda mai più".

Allora capii che Gesù desidera che io Lo riceva spesso nella S. Comunione. (A quei tempi la  Comunione frequente era assai rara).

Che fare? Che dirà la gente se io voglio essere migliore degli altri? Solo Dio sa quanto mi costasse  vincere questo rispetto umano!

Dunque incominciai a comunicarmi più spesso per amore del Salvatore. Ma mi sentivo sempre  indegna. Gesù mi aiutò a vincere queste mie penose titubanze.

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER


venerdì 4 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Figli Spirituali

Era il primo venerdì del mese: sognai che conducevo in Chiesa il fratello di mia madre che abitava a  Steinach. Aveva vissuto dieci anni in America, ed era ritornato senza fede: era convinto che tutto  finisse con la morte. Appena sveglia capii che dovevo pregare per lui, e recitai la preghiera delle S.  Piaghe.
Dopo un po' sognai che di nuovo lo stavo conducendo in Chiesa: piangeva ed era addolorato per i  peccati commessi; poi andò a confessarsi. Vidi chiaramente che si confessava dal mio vecchio  confessore, e che ne ricevette l’assoluzione. Io me ne andai, pensando: "E' salvo!"
E cessai di pregare. Ma solo un anno e mezzo più tardi seppi che si era convertito al moto del mio sogno.
L'anima di mio suocero era in grande pericolo. Mi sembrava di dover pregare per questo vegliardo di  ottant'anni, per prepararlo alla morte. Era ancora in buona salute e vigoroso. Ma il denaro era il suo  idolo e faceva tutto per amor suo. Ogni giorno recitavo per lui la preghiera insegnatami da Gesù.
Durante un freddo inverno che decorava le finestre di fiori ghiacciati, un pomeriggio, venne da noi tutto  fuori di sè. Una grande angoscia l'aveva spinto fino a noi, malgrado il freddo intenso. Mi disse che  doveva venire da me per dirmi qualcosa di spaventoso. Per me fu come se una voce interiore mi  dicesse: "Qui devi intervenire". Io lo raccomandai alle S.Piaghe del mio caro Gesù. Per amore di questa  povera anima accettavo ogni sacrificio per poterla salvare. Da allora mio suocero mi disse spesso:  -"Darei tutto per poter ricominciare una nuova vita. Oh, quante cose farei diversamente! E le farei  bene!"
Potei accompagnarlo quando andò a confessarsi: restò a lungo nel confessionale. Fui testimone del suo  cambiamento. Non vedeva l'ora di andare ogni festa a Messa. In autunno, andando da suo figlio per  aiutarlo nei suoi lavori, mi disse che ci andava poco volentieri, poichè non poteva assistere a nessuna  Messa durante la settimana.
Dopo un certo tempo, ritornò a casa con una infreddatura, ma nessuno pensò che fosse qualcosa di  grave. Io andai a trovarlo il giorno dopo. Vedendolo fui colpita da un'angoscia che non potrei spiegare.  Ebbi l'impressione che sarebbe morto presto. Diedi un biglietto al mio bambino, che andava a scuola ad  Appenzell, per il sacerdote, pregandolo di amministrare al più presto il viatico a mio suocero.

Il pomeriggio ricevette i Sacramenti con lacrime di pentimento. La stessa sera aveva già perso  conoscenza. Morì il mercoledì pomeriggio senza aver ripreso pienamente coscienza. Io mi credetti in  dovere di assistere, alla Messa quasi ogni giorno ad Appenzell per suffragare la sua anima. Pregai la  Madonna di farmi conoscere se questa fosse la volontà del Signore e quando quest'anima sarebbe stata  liberata dalle sue sofferenze.
Qualche tempo dopo ebbi un sogno. Vidi mio suocero pieno di vigore venire nella nostra camera. Si  sedette: il suo viso aveva un'espressione di dolore e di sofferenza profonda. Gli domandai come stesse.  Mi disse, mostrandomi un pezzetto di pane bianco come la neve, che aveva sofferto una fame terribile:  vedeva questo pane, ma esso era duro come una pietra! Era impossibile mangiarlo. E scomparve. Capii  che lui continuava a soffrire perchè si era comunicato raramente durante la sua vita.
Ecco l'insegnamento che Gesù mi diede: bisognava comunicarsi spesso.
Dopo sei mesi circa, vidi mio suocero arrivare di nuovo. Era così giovane. così felice, così bello come  nel giorno delle sue nozze. Mi ringraziò, poi se ne andò, gli occhi levati al cielo. Seppi che ora era  entrato in Paradiso, vicino a Dio che è l'amore e la misericordia infinita.


martedì 1 novembre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Sposa e Madre

Passarono gli anni della giovinezza, e Maria dovette decidersi per il suo futuro.

Pensava di farsi religiosa, per potersi consacrare completamente a Gesù. Molti aspettavano da lei un  passo del genere, poichè si comunicava spesso, (e a quei tempi non c'era questa abitudine), e viveva  con grande purezza, ma "l'uomo propone e Dio dispone".

Ella scrisse: "A quest'epoca io imploravo sempre più ardentemente l'assistenza della Madonna, affinchè  mi aiutasse a fare una buona scelta. Ella mi conduceva sempre a Gesù. Altro ricordo incancellabile di  questo periodo fu per me la solennità di una prima Messa. Il predicatore disse che un buon prete nasce  sempre dal sacrificio eroico di una pia madre. Egli ricordò pure le parole del S. Padre, Papa Pio X:  "Datemi delle madri veramente cristiane, ed io salverò il mondo che sta affondando". Io pensai che  queste parole fossero dette solo per me: com'è grande e santa la vocazione della mamma! Come era  diverso questo concetto che io sentii durante la mia giovinezza!

Arrivò il momento della consacrazione: mentre Gesù discese sull'altare, io chiesi semplicemente a Gesù  che si degnasse di farmi conoscere la Sua volontà riguardo al mio avvenire. Capii che Lui mi voleva  nello stato matrimoniale, e mi fece capire in quale purezza deve crescere il cuore della madre di un  futuro sacerdote.

Da questo momento Maria pregò Dio che le facesse incontrare l'uomo che Lui aveva scelto per lei.  L'attesa non fu molto lunga: il 19 marzo 1929 si festeggiò il fidanzamento; poi, poco dopo, il  matrimonio nella stretta cerchia familiare. A questo proposìto Ella scrisse: "Il 3 giugno 1929 i nostri  due cuori esultavano ringraziando Dio del Suo amore e della Sua bontà. Noi, in questo momento,  vivemmo la felicità più grande, che è quella di potersi presentare davanti a Dio, all'altare delle nozze  puri ed intatti. Quando il mio caro sposo prese in seguito le mie mani nelle sue, ringraziandomi così,  con tutto il cuore, di averlo reso tanto felice mediante la mia fermezza d'animo, mi chiese di dirgli ciò  che desideravo: egli me l'avrebbe accordato. Io gli risposi: "La nostra felicità ci fu concessa da Dio,  tramite l'intercessione della Madonna. Noi serviremo dunque Dio e santificheremo questa prima  settimana esclusivamente con la preghiera".

Quattordici mesi più tardi ebbero il primo bambino. Nel corso degli anni seguenti Maria ebbe ancora  quattro altri figli. Il quarto era nella culla, quando il primo si ammalò. Si dovette portarlo all'ospedale,  ma Dio lo volle con Sè dopo due grandi operazioni.

La sua vocazione di sposa esemplare consisteva nell'adempimento del lavoro quotidiano e nella cura  amorosa della famiglia.

Ma nessun sacrificio era troppo duro per lei. Ella faceva ciò che le sue forze le permettevano, poichè  capiva di essere la serva del Signore, e considerava i suoi figli come un regalo avuto da Lui.

Arrivò così la Festa del S.Cuore di Gesù, nel 1941. Maria era sofferente: aveva dolori atroci; ed a fatica  poteva compiere il suo lavoro quotidiano. Tuttavia andò in Chiesa a ricevere Nostro Signore e a sfogare  il suo cuore nel Suo. Appena ricevuta la S. Ostia, ella disse a Gesù. "Tu puoi guarirmi. Io non desidero  la salute per me stessa, ma per poter compiere fedelmente i miei doveri di sposa e di madre. Se Tu lo  vuoi, guariscimi, Tu hai guarito anche I'emoroissa. Dacci un altro figlio, ed io guarirò così dal dolore di  quello che ho perduto! Io mi dono tutta a Te; fa' di me ciò che vuoi, ma non permettere che io Ti  offenda!" lo pregai così, ma a parole non potrei descrivere ciò che mi capitò.

Ad un tratto vidi Gesù in piedi davanti a me, in grandezza naturale. Mi disse affabilmente: "Dammi  anime"!

Chiesi meravigliata: "Come potrei darTi anime? Io non sono che una peccatrice!" Gesù mi rispose con  uno sguardo pieno d'amore infinito: "Per mezzo delle mie S. Piaghe tu puoi ottenere tutto." Io non  vedevo che Gesù con le Sue Piaghe luminose. Non potrei descrivere la mia pace e la mia felicità. Al  Vangelo tutto scomparve, e mi ritrovai nel mio stato solito. Tutti i miei dolori erano scomparsi.

Poi andai a colazione da parenti, poichè non mi fidavo di ritornare a casa, dovendo fare una strada  lunga. Temevo che ritornassero i dolori. Ma, dal momento che mi sentivo tanto bene, rinunciai ad  andare dal medico. Mentre ritornavo verso casa ripensavo a questa visione, e feci questa gioiosa  riflessione: "Sono guarita; guarita improvvisamente! Mio Dio, che cosa hai dunque fatto per me, la più  misera delle creature!

In quel giorno lavorai quasi in estasi.

Da quel momento il mio piensiero costante fu quello di vivere in modo di non più offendere Dio.  Un'impazienza fino allora sconosciuta e un tale desiderio di ricevere di nuovo Gesù - Ostia mi  infiammava in modo tale da non poter più aspettare che con grande ansia la domenica. Pregai dicendo a  Gesù: "Come mai, io, povera peccatrice quale sono, posso salvare delle anime?" Presto arrivò il tanto  desiderato primo venerdì del mese di febbraio. La mia anima languiva, pensando al mio Salvatore.  Tuttavia avevo una specie di paura che mi tratteneva. La mattina del primo venerdì c'era così tanta neve  che dovetti restare a casa. Ma ero in Chiesa con il mio spirito, vicino a Lui. Improvvisamente fui immersa in una luce di fuoco, come se un lampo mi avesse trapassato da parte a parte. Vidi su una larga  strada molte persone, piene di orgoglio, dalle labbra dipinte e dai vestiti cortissimi. Vicino a me c'era il  mio Parroco. Piangeva, dicendo: "Non posso far nulla contro questi peccatori". Da quella luce, così  forte che mi faceva male agli occhi, uscì una voce: "E' qui che tu devi farti garante!" Premetti le mani  una contro l'altra sul petto, e dissi una preghiera (Preghiera per la S. Chiesa, v. pag.132) che non avevo  mai sentito.

Mi sembrò che fossi morta e che mi trovassi in una stanza illuminata. Mi risvegliai presto e ripensai a  tutto ciò che avevo visto, con la certezza che si trattasse di persone che andavano all'inferno. Una pietà  profonda per questi infelici riempì il mio cuore e capii che dovevo recitare ogni giorno questa preghiera  per la conversione dei peccatori.

Ecco la mia nuova missione: Pregare per la conversione dei peccatori.

Mattino e sera cominciai a recitare la preghiera che avevo sentito.

Passarono due o tre mesi. A poco a poco persi il gusto di recitare tutte queste preghiere, pensando  spesso: "Non è possibile che cose simili succedano a me, persona normale; nessuno potrà mai  convertirsi in seguito alle mie povere preghiere".

Cominciarono così la lotta e il dubbio. Se almeno avessi potuto fare in modo che non fosse successo  nulla! Recitavo questa preghiera solo per paura che Dio mi punisse se io l'avessi tralasciata.

Volevo dimenticare tutti questi avvenimenti straordinari, e vivere come tutte le altre donne.

Arrivò il primo venerdì di luglio. Faceva bel tempo per la fienagione, e noi avevamo molto lavoro nei  campi. Avrei voluto fare la comunione, ma mi trattenne il pensiero del lungo tragitto, e mi sentii troppo  debole.

Nel mio dubbio mi dicevo: "Se mi sveglierò in tempo andrò a ricevere Gesù. Purtroppo mi svegliai  troppo tardi e ne fui delusa. Cercai di pregare. Allora successe qualcosa di incomprensibile.  Improvvisamente Gesù era di nuovo in piedi davanti a me, vicino al mio letto, nella sua grandezza  naturale. Era così serio, così triste. Mostrava il suo Cuore con la mano destra, lacerato in tutta la sua  lunghezza e larghezza da uno strumento grossolano, ed aveva una nuova e grande piaga, piena di  sangue.

Era un cuore umano non trasfigurato. Ad ogni battito, le gocce di sangue sgorgavano copiose dalla sua  Piaga. I suoi santissimi occhi mi guardavano con una sofferenza indicibilmente profonda, e tuttavia  come dal fondo di un oceano pieno di amore. Mi disse: "Le mie Piaghe sono freschissime. Il mio  Sangue prezioso è perduto per tante anime!"

Non so cosa mi successe. Oh, se avessi soltanto il tempo di piangere la mia leggerezza  di riparare i  miei peccati! Oh, incommensurabile Amore divino! Io l'ho tanto offeso! Ed è proprio a me, peccatrice,  che Gesù volle rivelare la Sua sofferenza!

Ora ne ebbi la certezza. Gesù desiderava che io pregassi per la conversione dei peccatori.

Ora sì sapevo con certezza che Lui era veramente Gesù. E dal momento che io avevo cessato di  pregare, il suo Sangue era perduto per tante anime, proprio come le gocce che sgorgavano dal suo S.  Cuore. Ciò é vero, e non lo dimenticherò mai nella mia vita.

Da questo momento il mio primo pensiero della giornata fu quello di recitare questa preghiera, e non la  tralasciai mai più! Ma di nuovo arrivò il tempo del dubbio e della lotta, e dovetti combattere contro  l'indifferenza e la tiepidezza.

Ora potevo dire a Gesù: "Dammi la prova che Tu esaudisci la mia preghiera, dammela, per i meriti  delle Tue SS. Piaghe! Tu mi dicesti che con le Tue SS. Piaghe io potevo ottenere tutto!" 

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER


lunedì 31 ottobre 2022

LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO

 


Fanciulla prediletta da Dio

Maria Suter, sposata Graf, nata il 15 agosto 1906 a Hasien (Svizzera), fu battezzata il giorno dopo,  Festa dell'Assunzione. La sua giovinezza passò senza fatti straordinari. Ella ebbe sempre un vero e  profondo amore per Gesù sacramentato. Più tardi, si ricordava del giorno della sua prima comunione,  legato ad un grande dispiacere: si ammalò l'antivigilia e non potè partecipare a questa grande festività.  Pianse molto: sua madre e le sue vicine di casa tentarono di consolarla, dicendole che sarebbe guarita  presto. Su questo avvenimento scrisse: "lo sentii fortemente che nessuno capiva il desiderio che avevo  di Gesù; perciò Lui mi mise presto alla scuola del sacrificio, non privandomi della gioia che  accompagna il dolore".

A 14 anni un avvenimento sconcertante lasciò un'impronta profonda nella sua anima. Una vecchietta  del vicinato non poteva camminare. Il sacerdote sentiva il dovere di andare da lei per amministrarle i  Sacramenti. Prima però mandò Maria da questa vecchietta per avvertirla di prepararsi. Appena la  ragazza le diede questa notizia ne ebbe la risposta: "Come, il bricconcello ritorna già?"

Ella scrisse a questo proposito: "Io restai irrigidita alla finestra, come tramortita, e non potevo  capacitarmi che una cattolica potesse parlare in questo modo. Corsi fino a casa, e raccontai l'accaduto ai  miei genitori. Pensavo che questa donna non avesse le disposizioni necessarie per ricevere la  comunione. Mio padre lo comunicò al sacerdote, che rispose: "Sì, è triste, ma io devo fare il mio dovere  e lo farò; fin quando uno è in vita, può ricevere la grazia della conversione."

La sera, andando a dormire, ripensai a questo fatto. Mi misi a riflettere: "Dunque, com'è grande,  immenso, profondo l'amore di Gesù per noi, dal momento che permette che gli uomini Lo tradiscano!"  Presi l'immagine del S. Cuore che era vicina al mio letto e Lo guardai a lungo. Un amore ed un dolore,  fino ad allora sconosciuti, penetrarono nel mio cuore.

Ignoro ancora come successe tutto ciò. Attraverso le lacrime, dissi a Gesù che io volevo amarlo sopra  ogni cosa, e non offenderlo mai con il peccato. Ogni sera prendevo l'immagine del S. Cuore, e il mio  amore cresceva sempre di più.

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER