TRATTATO DI DEMONOLOGIA
Tra le facoltà e capacità umane ce n’è una che il demonio non potrà mai avere, alla quale non potrà mai arrivare, la facoltà di amare. L’amore, nel suo duplice significato attivo e passivo, cioè la possibilità di amare e di essere amato, è una prerogativa unica dello Spirito divino, dello spirito angelico e dell’uomo, creatura ragionevole dotata di intelligenza e di volontà. Dio, l’angelo e l’uomo sono capaci di amare e possono essere oggetto di amore. Diciamo ancora di più: l’amore è in certo senso l’essenza della vita divina, angelica e umana. Senza l’amore sarebbe inconcepibile e impossibile la loro vita e la loro esistenza. Tutto si svolge nell’amore, tutto circola intorno all’amore, tutto trova una spiegazione razionale nell’amore.
Per il demonio, angelo decaduto, non è così. Essenza, centro motore, region d’essere è per lui solamente l’odio. Egli vive nell’odio e per l’odio. Tutto ciò che egli vuole, tutto ciò che egli fa è suggerito dall’odio e trova una spiegazione nell’odio. L’odio forma, così, la sindrome del suo esistere e del suo agire. Che cos’è la sindrome? E un concorso di sintomi che derivano da diverse malattie e ne dimostrano l’esistenza nello stesso individuo, un complesso di mali che, nel caso concreto, diventano un unico male per infettare e avvelenare tutto ciò che l’individuo fa o intende fare.
Il demonio ha la sindrome dell’odio. Apparendo a santa Caterina da Siena — la santa senese ebbe a subire in vita molti incontri col demonio — il demonio, interrogato chi fosse, diede di sè questa risposta:
— Io sono il freddo.
Il demonio è il freddo gelido, livido, della gelosia, dell’invidia, dell’odio, in contrasto con l’angelo che è il caldo dell’amore, della generosità, della comprensione.
Mentre il paradiso è per eccellenza il regno dell’amore portato fino alle sue espressioni più eccelse, l’inferno è il regno dell’odio. I demoni si odiano tra loro e odiano i dannati loro vittime, e i dannati a loro volta odiano i demoni. E in quest’odio gli uni e gli altri si arrovellano, si consumano, si combattono fin quando dura la loro esistenza, cioè per sempre.
Secondo la teologia cattolica esiste una gerarchia nelle schiere celesti, i così detti nove cori degli angeli che partono dai gradi inferiori, a cui sono affidate mansioni minori, e arrivano ai gradi superiori, le cui mansioni sono più elevate. Così, secondo alcuni, esiste anche una gerarchiameno definita nei suoi dettagli — anche tra i demoni, i quali perciò non sono tutti uguali e dotati degli stessi poteri. Ci sono anche tra loro i capi che danno gli ordini e i sudditi che li devono eseguire per raggiungere, tra gli uni e gli altri, gli obiettivi di una stessa strategia che tende ad abbattere il regno di Dio e a danneggiare e a rovinare l’uomo. La strategia della lotta è unica, condivisa e portata avanti con la collaborazione di tutti gli spiriti infernali, ma non sempre, specialmente nei gradi inferiori, per adesione volontaria o per scelta personale, ma solo per costrizione, per paura, per violenza subita alla quale non è possibile in alcun modo sottrarsi.
Durante l’esorcismo di Maria Tien, ajunan nella Cina, che abbiamo riferito nella seconda parte di quest’opera, c’è un particolare che merita di essere sottolineato. Interrogato il demonio — in questo caso Lucifero stesso — dell’esistenza di un’altra possessione diabolica in una città vicina, rispose che la donna era effettivamente posseduta da un demonio. Interrogato chi fosse questo demonio non lo volle dire:
— Io lo odio, io lo odio.
E il padre Stolz commenta: «Questo è vero, nell’inferno c’è continua lotta e rissa tra i dannati, allo stesso modo che tra i beati del cielo c’è eterna pace e amore»144.
Ma il demonio odia sopra tutto e sopra tutti Dio e tutto ciò che si riferisce a lui, la chiesa cattolica, i sacramenti, i sacramentali, le persone e le cose sacre, gli uomini destinati alla salvezza attraverso la chiesa e i sacramenti.
Ecco su questo particolare una bella pagina di Giovanni Papini: «L’odio del diavolo non nasce soltanto dal suo primo impulso di fare a meno di Dio, della sua grazia, della sua sovranità, quest’odio è accresciuto, via via, dal sentimento della sua dipendenza eterna, anche dopo la caduta, dal suo creatore. Se il demonio è ancora «principe», se gli rimane ancora un potere, esso lo deve unicamente alla volontà di Dio che per i suoi imperscrutabili finì non l’ha annientato, ma gli ha confidato un regno e un ufficio. La consapevolezza di questa dipendenza lo esaspera. Egli non è capace di gratitudine, vi è in lui perciò l’odio segreto, furibondo, profondo del beneficato verso il benefattore, del debitore verso il creditore, e perciò la smania di sopprimere, o almeno di ferire il benefattore e il creditore. Per questa ragione egli si adopera per spingere gli uomini al deicidio. Per questa ragione si è adoperato e collaborò alla crocifissione del Golgota, per questo istiga all’assassinio, che è la distruzione di una creatura di Dio (aggiungiamo noi: all’aborto, alla delinquenza e a tutti gli altri delitti che la cronaca quotidiana deve registrare ogni giorno). Il diavolo è il creditore rancoroso e vendicativo che si serve degli uomini nei suoi tentativi di derubaree ferire Colui al quale, pur nella sua condanna, deve tutto, eccettuato il suo implacabile odio»145.
Egli odia Cristo, il «Nazareno», come talvolta è da lui chiamato, la cui incarnazione era stata la prima causa della sua ribellione e della sua riprovazione all’inizio del mondo; Cristo il quale con la sua morte in croce ha posto fine al suo «regno» e detronizzato per sempre «il principe di questo mondo»; Cristo che ha dato ai suoi apostoli e a tutti i successori degli apostoli, vescovi e sacerdoti, il potere e l’autorità di dominare i demoni e di cacciarli dal corpo degli ossessi.
Questo odio a Cristo, per quanto profondo, viscerale, inestinguibile, non si può tuttavia manifestare in pieno, ma solo in misura rattenuta, entro i limiti permessi dalla suprema volontà di Dio.
Il demonio odia Maria santissima, colei che al principio della storia umana era stata predestinata a guidare la lotta contro di lui e a riportare su di lui completa vittoria fino a schiacciargli il capo sotto i suoi piedi. In tutti i casi di possessione diabolica — l’abbiamo visto negli esempi riportati— non manca mai la presenza e la potenza di Maria, e la conclusione finale, l’espulsione definitiva del demonio, avviene sempre per l’aperta invocazione di Maria alla quale egli non può resistere.
— Perché adesso deve costui — cioè l’esorcista — venir fuori con la «Grande Signora»? Ora devo andarmene davvero, sono costretto a uscire da questo corpo.
Così aveva detto a Illfurt nell’esorcismo dei due fratelli Teobaldo e Josef. L’invocazione di altri santi, o di Dio stesso, non sempre ha sul demonio l’effetto infallibile dell’invocazione di Maria santissima.
Il demonio odia i santi, e tra i santi specialmente san Michele arcangelo, l’antico antagonista che in nome di Dio e per la forza di Dio aveva ingaggiato in cielo la lotta contro di lui e l’aveva ricacciato per sempre, dopo una mischia terribile, nell’inferno dal quale non sarebbe più uscito.
Il demonio monta su tutte le furie al solo sentirlo nominare e invocare. Anche nella ricorrenza delle sue feste, l’8 maggio e il 29 settembre, o al solo vedere la sua immagine, fa vedere disagio e insofferenza negli ossessi di cui si è impadronito. Per bocca degli ossessi manifesta talvolta i suoi sentimenti di odio:
— Michele è bello — diceva Lucifero nell’esorcismo di Magda — è il riflesso dello splendore di Colui che vede ogni giorno, e noi vediamo questo splendore. Io sono il capo dell’esercito opposto, per questo non gli do nessuna importanza.
Ricordando la sua antica felicità soggiungeva: — Quello che si nota in Michele è la sua grande pace e il suo grande splendore. Eravamo nello stesso grado e molto amici tra noi. Ma io sono stato vinto da lui. Gli ho dovuto cedere, in certo senso, la mia daga, che Michele ha dovuto per forza pretendere, ma la usò a malincuore contro di me perché eravamo stati fino allora amici e ci intendevamo molto bene tra noi.
La lotta tra Lucifero e Michele non è finita: — Dove siamo noi c’è anche Michele e tra noi c’è una lotta senza tregua.
Anzi Michele è in molti casi il rappresentante di Dio che attraverso lui manifesta la sua volontà e la fa trasmettere ai demoni: — Se noi spiriti odiamo qualche cosa e qualcuno, quest’odio si volge soprattutto ai cori degli angeli, a Michele, a Gabriele, i quali tuttavia si erano rattristati della nostra perdita. Essi non sono stati contenti di vederci cacciati dal paradiso. Ma noi abbiamo cambiato questa compassione in odio, l’abbiamo corrisposta con l’odio.
I demoni vedono in Michele l’anticipatore dei tempi nuovi che inizieranno quando essi, liberi per il momento di scorazzare per il mondo, saranno nuovamente ridotti in catene — «il nostro tempo è breve» hanno detto più volte — e il bene e la verità avranno via libera per diffondersi e per affermarsi.
I diavoli odiano terribilmente tutto il genere umano sia per la loro ostinata volontà nel male, sia perche l’uomo, vivendo in grazia, può meritare quella felicità eterna che essi hanno perduto per loro colpa, sia per la preferenza che Dio ha dato alla natura umana redenta con l’incarnazione.
Ma tra tutti gli uomini l’odio maggiore è rivolto al sacerdote cattolico, come ha dimostrato in molti casi l’esorcismo. Col sacerdote cattolico il demonio ha sempre uno scontro diretto, e uno scontro che si conclude infallibilmente con la sua ritirata e la sua sconfitta. Il sacerdote, anche se semplice uomo, è più forte del demonio perché il sacerdote è Cristo, ed egli lo deve suo malgrado riconoscere.
— In te io incontro il Nazareno. Tu sei lui e lui è te. E il Nazareno che ti porta nelle sue mani.
La grandezza del sacerdote deriva più che altro dall’eucarestia.
— Voi preti siete grandi perché tenete tra le mani il pane (eucaristico) — diceva Lucifero al padre Rodewyk —. Quello che il sacerdote porta nelle sue mani io non lo potrò portare mai per quanto io sia stato creato come lucJro, portatore di luce146.
Il prete che la mattina aveva celebrato la Messa portava ancora una traccia della presenza di Cristo e il demonio sentiva tutta la forza che emanava da questa presenza.
L’odio a Dio si estendeva per diretta conseguenza a tutto ciò che si riferiva a Dio, alle cose sacre.
Proprio dell’indemoniato, cioè del demonio che alberga in lui, un comportamento di forte e violenta avversione alle cose sacre. Non si tratta più dell’avversione al sacro che può avere l’ateo, o l’indifferente, o il laicista in genere, al quale diventa insopportabile anche l’accenno lontano a ciò che ha un riferimento alla religione e a Dio. Al miscredente, anticlericale e anticristiano dà fastidio ed è insopportabile lo stesso suono delle campane che diventa per lui un richiamo e un rimorso sgradito. Non sempre, come si è già osservato, l’avversione al sacro è segno certo di una presenza diabolica. L’avversione può nascere da molte altre cause puramente naturali. Certo è però che nei casi di possessione diabolica questa avversione non manca mai e si manifesta tutte le volte in forma violenta, rabbiosa, spettacolare, improvvisa. Ne abbiamo già riscontrate alcune nelle pagine precedenti. L’indemoniato sì accorge della presenza dell’oggetto sacro anche nascosto, esce in escandescenze improvvise, cambia fisionomia, straluna gli occhi, si agita in tutto il corpo, tutto il suo essere è trasfigurato e le parole che pronuncia sono le più volgari ed oscene, vere bestemmie, che mai si sono sentite pronunziare da labbra umane. Non è possibile disgiungere questi fenomeni da un qualche cosa di demoniaco.
Anche questo è un aspetto, e non ultimo, della «sindrome dell’odio» da cui è colpito il demonio.
Paolo Calliari

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