Ricordo che molte volte dopo la Comunione mi diceva: “Non potrai veramente assomigliarti a Me, se non per mezzo dei patimenti. Finora sono stato insieme con te; ora voglio lasciarti un po’ sola, senza farmi sentire. Vedi, finora ti ho portata per mano, insegnandoti e correggendoti di tutto, e tu non hai fatto altro che seguirmi. Adesso voglio che faccia da te stessa, ma però, più attenta di prima, pensando che o ti sto fissamente guardando, solo [che]senza farmi sentire, e che quando ritornerò a farmi sentire verrò, o per premiarti se mi sarai fedele, [32] o per castigarti se mi sarai ingrata”.
Rimanevo tanto spaventata ed atterrita a tale intimazione, che gli dicevo: “Signore, mio tutto e mia vita, come potrò sussistere senza di Te? Chi mi darà la forza? Come, dopo che mi hai fatto lasciare tutto, in modo che mi sento come se nessuno esistesse per me, mi vuoi lasciare sola e abbandonata? Che, Vi siete forse dimenticato quanto sono cattiva? A stare senza di Voi nulla posso”.
E per questo appunto, prendendo un aspetto più serio, mi soggiungeva: “È che ti voglio far ben capire chi sei tu. Vedi, lo faccio per tuo bene, non ti rattristare; voglio preparare il tuo cuore a ricevere le grazie che ho disegnato sopra di te. Fino adesso ti ho assistito sensibilmente, ora sarà meno sensibile. Ti farò toccare con mano il tuo nulla, ti fonderò bene nella profonda umiltà, per poter edificare sopra di te altissime mura. Quindi invece di affliggerti, dovresti rallegrarti e ringraziarmi, che quanto più presto ti farò passare il mare tempestoso, tanto più presto giungerai al porto [33] della sicurezza; per quante più dure prove ti assoggetterò, tante grazie più grandi ti darò. Coraggio dunque, coraggio, che poi verrò presto”.
E nel dirmi così mi pareva che mi benediva e si partiva. Chi potrà dire la pena che sentivo, il vuoto che lasciava nel mio interno, le amare lacrime che versavo? Mi rassegnavo però alla sua santa Volontà; pareva che da lontano gli baciavo la mano che mi aveva benedetto, dicendogli: “Addio, o Sposo Santo, addio!” Mi vedevo che tutto per me era finito, mentre Lui solo tenevo, e che mancandomi Lui non mi restava nessun altra consolazione, ma tutto si convertiva in amarissime pene. Anzi, le stesse creature mi stuzzicavano la pena, in modo che tutte le cose che guardavo pareva che mi dicessero: “Vedi, siamo opere del tuo Amato, e Lui dove è?” Se guardavo acqua, fuoco, fiori, anzi le stesse pietre, subito il pensiero diceva: “Ah, queste sono opere del tuo Sposo! Ah, loro ho il bene di vederle, e Lui non lo vedo! Deh, opere del mio Signore, datemi [34] notizie, ditemi dove si trova! Mi disse che presto sarebbe venuto, ma chissà quando!” 44
Delle volte giungevo a tanta amara desolazione, che mi sentivo mancare la respirazione e gelare tutto ed un fremito per tutta la persona. Delle volte se ne avvertiva la famiglia, l’attribuivano a male corporale e volevano mettermi in cura e chiamare medici. Delle volte tanto insistevano che giungevano a farlo, ma io facevo quanto più potevo per starmene sola, sicché poche volte lo avvertirono.

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