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lunedì 8 giugno 2026

TRATTATO SULL’INFERNO

 


SPIEGAZIONE DELLA PARABOLA


"Dio creò l'uomo per amore e lo collocò in tale condizione che nulla poteva mancare al suo benessere sulla terra, fino a che non fosse giunto alla felicità eterna nell'altra vita. Ma, per ottenere questa, doveva sottomettersi alla volontà divina, osservando le leggi sapienti e non gravose impostegli dal Creatore.

L'uomo, però, infedele alla legge di Dio, commise il primo peccato e contrasse così quella grave infermità che doveva condurlo alla morte eterna. Per il peccato del primo uomo e della prima donna, tutti i loro discendenti furono gravati dalle più amare conseguenze: tutto il genere umano perdette il diritto che Dio gli aveva concesso, di possedere la felicità perfetta nel Cielo e da allora in poi dovette tribolare, soffrire e morire. 

Per essere felice Dio non ha bisogno né dell'uomo né dei suoi servizi, perché basta a se stesso. La sua gloria è infinita e nessuno può diminuirla. Però Dio, che è infinitamente potente e infinitamente buono ed ha creato l'uomo soltanto per amore, come potrà lasciarlo patire e poi morire in quel modo? No! Gli darà un'altra prova di amore e, di fronte a un male infinito, gli offre un rimedio di valore infinito. Una delle tre Divine Persone prenderà la natura umana e riparerà il male causato dal peccato. 

Dal Vangelo conoscete la sua vita terrena. Sapete come dal primo momento della sua Incarnazione si sottomise a tutte le miserie della natura umana. Da bambino soffrì il freddo, la fame, la povertà e le persecuzioni. Come lavoratore fu spesso umiliato e disprezzato come il figlio del povero falegname. Quante volte, dopo aver portato il peso di una lunga giornata di lavoro, Lui e il suo Padre putativo si trovarono la sera ad aver appena guadagnato il minimo per sopravvivere. E così visse per trent'anni.

A quell'età abbandonò la dolce compagnia di sua Madre e si consacrò a far conoscere il suo Padre del Cielo, insegnando a tutti che Dio è Amore. Passò facendo solo del bene ai corpi e alle anime; ai malati diede la salute, ai morti la vita e alle anime... alle anime rese la libertà perduta con il peccato ed aprì loro le porte della vera patria: il paradiso.

Venne poi l'ora in cui, per ottenere la loro salvezza eterna, il Figlio di Dio volle dare la sua stessa vita. E in che modo morì? Circondato dagli amici?... Acclamato dalla folla come un bene- fattore?... Anime carissime, voi sapete che il Figlio di Dio non volle morire così. Egli, che non aveva seminato altro che amore, fu vittima dell'odio. Egli che aveva portato la pace nel mondo, fu vittima di una crudeltà feroce. Egli che aveva reso la libertà agli uomini, fu legato, fu imprigionato, fu maltrattato, fu bestemmiato, fu calunniato e morì infine su una croce tra due ladri, disprezzato, abbandonato, povero e spogliato di tutto! 

Così si sacrificò per salvare gli uomini. Così compì l'opera per la quale aveva lasciato la gloria del Padre suo. L'uomo era gravemente malato e il Figlio di Dio venne a lui. Non soltanto gli rese la vita, ma gli ottenne la forza e i mezzi necessari per acquistare quaggiù il tesoro dell'eterna felicità. 

Come ha risposto l'uomo a questo immenso amore? Si è offerto come il buon servitore della parabola al servizio del suo Signore senza altro interesse che gli interessi di Dio? Qui bisogna distinguere le differenti risposte date dall'uomo al suo Signore. 

Alcuni mi hanno veramente conosciuto e, spinti dall'amore, hanno sentito accendersi in cuore il vivo desiderio di dedicarsi completamente e senza interesse al mio servizio, che è quello del Padre mio. Gli hanno chiesto che cosa avrebbero potuto fare di più per Lui e il Padre mio ha loro risposto: 'Lasciate la vostra casa, i vostri beni e voi stessi e venite dietro a me per fare quello che vi dirò'. 

Altri si sono sentiti commuovere il cuore alla vista di ciò che il Figlio di Dio ha fatto per salvarli. Pieni di buona volontà, si sono presentati a Lui chiedendogli come avrebbero potuto corrispon- dere alla sua bontà e lavorare per i suoi interessi, senza però abbandonare i propri. A costoro il Padre mio ha risposto: 'Osservate la legge che Io, vostro Dio, vi ho dato. Osservate i miei Comandamenti senza sviarvi né a destra né a sinistra; vivete nella pace dei servi fedeli'. 

Altri poi hanno capito ben poco quanto Dio li ami. Tuttavia un po' di buona volontà ce l'hanno e vivono sotto la sua legge, più per l'inclinazione naturale al bene che per amore. Questi però non sono dei servi volontari e volonterosi, perché non si sono offerti con gioia agli ordini del loro Dio; ma siccome in essi non c'è cattiva volontà, in molti casi basta loro un invito perché si prestino al suo servizio. 

Altri ancora si sottomettono a Dio più per interesse che per amore e solo nella stretta misura necessaria per la ricompensa finale promessa a chi osserva la sua legge. 

E poi ci sono coloro che non si sottomettono al loro Dio, né per amore, né per timore. Molti lo hanno conosciuto e disprezzato... molti non sanno neppure chi sia... A tutti dirò una parola di amore! 

Parlerò prima a coloro che non mi conoscono. Sì, a voi figli carissimi, parlo a voi che sin dall'infanzia vivete lontano dal Padre. Venite! Vi dirò perché non lo conoscete e quando comprenderete chi è e quale Cuore amante e tenero ha per voi, non potrete resistere al suo amore. Capita spesso che coloro che crescono lontani dalla casa paterna non provino alcun affetto per i genitori. Ma se un giorno esperimentano la tenerezza del padre e della madre non si staccano più da loro e li amano più di quelli che sono sempre stati con i loro genitori.

Parlo anche ai miei nemici... A voi che non soltanto non mi amate, ma mi perseguitate col vostro odio chiedo soltanto: 'Perché questo odio così accanito? Che male vi ho fatto perché mi maltrattiate così? Molti non si sono mai fatta questa domanda ed ora che Io stesso la rivolgo a loro, forse risponderanno: 'Sento dentro di me questo odio, ma non so come spiegarlo'.

Ebbene, risponderò io per voi. 

Se nella vostra infanzia non mi avete conosciuto è stato perché nessuno vi ha insegnato a conoscermi. Mentre voi crescevate, le inclinazioni naturali, l'attrattiva per il piacere, il desiderio della ricchezza e della libertà sono cresciuti con voi. Poi un giorno avete sentito parlare di me; avete sentito dire che per vivere secondo la mia volontà, occorreva sopportare e amare il prossimo, rispettare i suoi diritti e i suoi beni, sottomettere e incatenare la propria natura, insomma, vivere sotto una legge. 

E voi che, fin dai primi anni non viveste che seguendo il capriccio della vostra volontà e gli impulsi delle vostre passioni, voi che non sapevate di quale legge si trattasse, avete protestato con forza: - Non voglio altra legge che i miei desideri; voglio godere ed essere libero!: Ecco perché avete cominciato a odiarmi e a perseguitarmi. 

Ma io, che sono vostro Padre, vi amavo e, mentre con tanto accanimento lavoravate contro di me, il mio Cuore più che mai si riempiva di tenerezza per voi. Così trascorsero troppi anni della vostra vita... 

Oggi non posso contenere più a lungo il mio amore per voi e, vedendovi in guerra aperta contro Colui che tanto vi ama, vengo a dirvi lo stesso chi sono. Figli amatissimi, lo sono Gesù. Il mio nome significa: Salvatore; per questo ho le mani forate dai chiodi che mi tennero confitto in croce, su cui morii per vostro amore; i miei piedi portano i segni delle stesse piaghe e il mio Cuore è stato aperto dalla lancia che lo trafisse dopo la mia morte. 

Così mi presento a voi, per insegnarvi chi sono e quale sia la mia legge; non vi intimorite: è legge di amore. Se e quando mi conoscerete, troverete la pace e la felicità. Vivere come orfani è ben triste. Venite, figlioli, venite al Padre vostro. Sono il vostro Dio e il vostro Padre, il vostro Creatore e il vostro Salvatore; voi siete le mie creature, i miei figli ed anche i miei redenti, perché a prezzo del mio sangue e della mia vita vi ho riscattati dalla schiavitù del peccato.

Avete un'anima immortale, dotata delle facoltà necessarie per operare il bene e capace di godere eterna felicità. Forse, all'udire le mie parole voi direte: - Non abbiamo fede, non crediamo alla vita futura!...'. Non avete fede? Non credete in me? Perché allora mi perseguitate? Perché desiderate la libertà per voi, ma poi non la lasciate a coloro che mi amano? Non credete alla vita eterna? Ditemi: siete felici così? Ben sapete che avete bisogno di qualche cosa che non trovate e non potete trovare sulla terra. Il piacere che cercate non vi soddisfa...

Credete nel mio amore e nella mia misericordia. Mi avete offeso? lo vi perdono. Mi avete perseguitato? lo vi amo. Mi avete ferito con le parole e con le opere? lo voglio farvi del bene e offrirvi i miei tesori. Non crediate che lo ignori come siete vissuti finora. So che avete disprezzato le mie grazie e che qualche volta avete profanato i miei Sacramenti. Non importa, lo vi perdono!

Sì, vi voglio perdonare! lo sono la Sapienza, la Felicità, la Pace, sono la Misericordia e l'Amore!" 

Ho riportato solo alcuni brani, i più significativi, del messaggio del Sacro Cuore di Gesù al mondo. 

Da questo messaggio traspare di continuo il grandissimo desiderio che ha Gesù di convertire i peccatori per salvarli dal fuoco eterno. 

Infelici coloro che fanno i sordi alla sua voce! Se non lasciano il peccato, se non si danno all'amore di Dio, per tutta l'eternità saranno vittime del loro odio al Creatore. 

Se finché sono su questa terra non accolgono la divina misericordia, nell'altra vita dovranno subire la potenza della giustizia divina. È cosa orrenda cadere nelle mani del Dio vivente!


venerdì 3 aprile 2026

TRATTATO SULL’INFERNO

 


SALVEZZA LA MISERICORDIA DIVINA


II parlare soltanto dell'inferno e della divina Giustizia potrebbe farci cadere nella disperazione di poterci salvare.

Essendo noi così deboli, abbiamo bisogno di sentir parlare anche della divina misericordia (ma non solo di questa, perché altrimenti rischieremmo di cadere nella presunzione di salvarci senza merito).

Dunque... giustizia e misericordia: non l'una senza l'altra! Gesù desidera convertire i peccatori e allontanarli dalla via della perdizione. Egli è venuto nel mondo per procurare la vita eterna a tutti e desidera che nessuno si danni.

Nel libretto "Gesù misericordioso", contenente le confidenze fatte da Gesù alla Beata Suor Maria Faustina Kowalska, dal 1931 al 1938, si legge tra l'altro: "Ho tutta la vita eterna per usare la giustizia e ho solo la vita terrena in cui posso usare la misericordia; ora voglio usare misericordia!".

Gesù, dunque, vuole perdonare; non c'è colpa tanto grande che Egli non possa distruggere nelle fiamme del suo Cuore divino. L'unica condizione assolutamente richiesta per ottenere la sua misericordia è l'odio al peccato.

 

UN MESSAGGIO DAL CIELO

In questi ultimi tempi, in cui il male sta dilagando nel mondo in modo impressionante, il Redentore ha mostrato con più intensità la sua misericordia, fino a voler dare un messaggio all'umanità peccatrice. 

Per questo, cioè per attuare i suoi disegni di amore, si è servito di una creatura privilegiata: Josepha Menendez. 

Il 10 giugno del 1923 Gesù apparve alla Menendez. Aveva una bellezza celestiale improntata a sovrana maestà. La sua potenza si manifestava nel tono della voce. Queste le sue parole: 'Josepha, scrivi per le anime. Voglio che il mondo conosca il mio Cuore. Voglio che gli uomini conoscano il mio amore. Lo sanno ciò che ho fatto per loro? Gli uomini cercano la felicità lontano da me, ma inutilmente: non la troveranno.

Mi rivolgo a tutti, agli uomini semplici come ai potenti. A tutti mostrerò che se cercano la felicità, lo sono la Felicità; se cercano la pace, lo sono la Pace; lo sono la Misericordia e l'Amore. Voglio che questo Amore sia il sole che illumina e riscalda le anime.

Voglio che il mondo intero mi conosca come il Dio della misericordia e dell'Amore! Voglio che gli uomini conoscano il mio ardente desiderio di perdonarli e di salvarli dal fuoco dell'inferno. I peccatori non temano, i più colpevoli non mi sfuggano. Li attendo come un Padre, a braccia aperte, per dare loro il bacio di pace e la vera felicità.

Il mondo ascolti queste parole. Un padre aveva un unico figlio. Ricchi e potenti, vivevano in grande agiatezza, circondati da servi. Pienamente felici, non avevano bisogno di alcuno per aumentare la loro felicità. Il padre era la gioia del figlio e il figlio la gioia del padre. Avevano cuori nobili e sentimenti caritatevoli: la minima miseria altrui li muoveva a compassione. Uno dei servi di questo buon signore si ammalò gravemente e certamente sarebbe morto se gli fossero mancati l'assistenza e i rimedi adatti. Quel servo era povero e viveva solo. Che fare? Lasciarlo morire? Quel signore non voleva. Per curarlo invierà qualche altro dei suoi servi? Non starebbe tranquillo perché, curandolo questi più per interesse che per amore, non gli avrebbe dato tutte quelle attenzioni di cui hanno bisogno i malati. Quel padre, angosciato, confidò al figlio la sua inquietudine per quel povero servo. Il figlio, che amava suo padre e ne condivideva i sentimenti, si offrì di curare egli stesso quel servo, con premura, senza badare a sacrifici e a stanchezza, pur di ottenere la desiderata guarigione. Il padre accettò e sacrificò la compagnia del figlio; questi a sua volta rinunciò all'affetto e alla compagnia del padre e, facendosi servo del suo servo, si dedicò interamente alla sua assistenza. Gli prodigò mille attenzioni, gli provvide quanto era necessario e tanto fece, con infiniti sacrifici suoi, che in poco tempo quel servo infermo guarì.

Pieno di ammirazione per quanto il padrone aveva fatto per lui, il servo chiese come avrebbe potuto mostrare la sua riconoscenza. Il figlio gli suggerì di presentarsi al padre suo e, visto che ormai era guarito, di offrirsi nuovamente al suo servizio, rimanendo in quella casa come uno dei servi più fedeli. Il servo obbedì e, tornato al suo antico compito, per mostrare la sua riconoscenza, compiva il suo dovere con la più grande disponibilità, anzi, si offrì di servire il suo padrone senza essere pagato, ben sapendo che non ha bisogno di essere retribuito come dipendente chi in quella casa è già trattato come un figlio.

Questa parabola non è che una debole immagine del mio amore per gli uomini e della risposta che mi aspetto da loro.

La spiegherò gradatamente, perché voglio che si conoscano i miei sentimenti, il mio amore, il mio Cuore."

 

lunedì 24 novembre 2025

TRATTATO SULL’INFERNO - POVERI GAUDENTI!

 


POVERI GAUDENTI!

 

Nella vita terrena, buoni e cattivi vivono insieme come il grano e la zizzania si trovano nello stesso campo, ma alla fine del mondo l'umanità sarà divisa in due schiere, quella dei salvati e quella dei dannati. II Giudice Divino confermerà allora solennemente la sentenza data a ciascuno subito dopo la morte. 

Con un po' di fantasia, proviamo a immaginare la comparsa davanti a Dio di un'anima cattiva, che sentirà fioccare su di sé la sentenza di condanna. In un lampo sarà giudicata. 

Vita gaudente... libertà dei sensi... divertimenti peccaminosi... indifferenza totale o quasi nei confronti di Dio... derisione della vita eterna e specialmente dell'inferno... In un lampo la morte tronca il filo della sua esistenza quando meno se l'aspetta.

Liberata dai legami della vita terrena, quell'anima si trova subito davanti a Cristo Giudice e comprende fino in fondo di essersi ingannata durante la vita... 

• Dunque, c'è un'altra vita!... Come sono stata stolta! Se potessi tornare indietro e rimediare al passato!...

• Rendimi conto, o mia creatura, di ciò che hai fatto in vita. - Ma io non sapevo di dover sottostare ad una legge morale.

• lo, tuo Creatore e Sommo Legislatore, ti chiedo: Che ne hai fatto dei miei Comandamenti?

• Ero convinta che non ci fosse un'altra vita o che, comunque, tutti si sarebbero salvati. 

• Se tutto finisse con la morte, Io, tuo Dio, mi sarei fatto Uomo inutilmente e inutilmente sarei morto su una croce! 

• Sì, ho sentito di questa cosa, ma non vi ho dato peso; per me era una notizia superficiale.

• Non ti ho dato l'intelligenza per conoscermi e per amarmi? Ma tu hai preferito vivere come le bestie... senza testa. Perché non hai imitato la condotta dei miei buoni discepoli? Perché non mi hai amato fin che eri sulla terra? Tu hai consumato il tempo che ti ho dato alla caccia di piaceri... Perché non hai mai pensato all'inferno? Se tu l'avessi fatto, mi avresti onorato e servito, se non per amore almeno per timore!

• Dunque, per me c'è l'inferno?...

• Sì, e per tutta l'eternità. Anche il ricco epulone di cui ti ho parlato nel Vangelo non credeva all'inferno... eppure vi è finito dentro. A te la stessa sorte!... Vai, anima maledetta, nel fuoco eterno! 

In un attimo l'anima si trova nel fondo degli abissi, mentre il suo cadavere è ancora caldo e si preparano i funerali... "Maledetta me! Per la gioia di un attimo, che è svanita come un lampo, dovrò bruciare in questo fuoco, lontana da Dio, per sempre! Se non avessi coltivato quelle amicizie pericolose... Se avessi pregato di più, se avessi ricevuto più spesso i Sacramenti... non mi troverei in questo luogo di estremi tormenti! Maledetti piaceri! Maledetti beni! Ho calpestato la giustizia e la carità per avere un po' di ricchezza... Ora altri se la godono e io devo scontare qui per tutta l'eternità. Ho agito da pazza! 

Speravo di salvarmi, ma mi è mancato il tempo di rimettermi in grazia. La colpa è stata mia. Sapevo che mi sarei potuta dannare, ma ho preferito continuar a peccare. La maledizione cada su chi mi a dato il primo scandalo. Se potessi ritornare in vita... come cambierebbe la mia condotta!"

Parole... parole... parole... Troppo tardi ormai...!!!

 

L'inferno è una morte senza morte, una fine senza fine. 

(San Gregorio Magno)


martedì 9 settembre 2025

TRATTATO SULL’INFERNO - IL PENSIERO DELL’INFERNO È UNA LEVA POTENTE

 


II pensiero dell'inferno genera i Santi.

 

Milioni di martiri, dovendo scegliere tra il piacere, la ricchezza, gli onori... e la morte per Gesù, hanno preferito la perdita della vita piuttosto che andare all'inferno, memori delle parole del Signore: "A che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?" (cfr. Mt 16, 26).

Schiere di anime generose lasciano famiglia e patria per portare la luce del Vangelo agli infedeli in terre lontane. Così facendo si assicurano meglio l'eterna salvezza.

Quanti religiosi abbandonano anche i piaceri leciti della vita e si danno alla mortificazione, per raggiungere più facilmente la vita eterna in paradiso!

E quanti uomini e donne, sposati o no, pur con non pochi sacrifici osservano i Comandamenti di Dio e si impegnano in opere di apostolato e di carità!

Chi sostiene tutte queste persone in una fedeltà e generosità certamente non facili? È il pensiero che saranno giudicati da Dio e premiati col paradiso o castigati con l'inferno eterno.

E quanti esempi di eroismo troviamo nella storia della Chiesa! Una ragazzina di dodici anni, Santa Maria Goretti, si lasciò uccidere piuttosto che offendere Dio e dannarsi. Cercò di fermare il suo violentatore e assassino dicendogli: "No, Alessandro, se fai questo vai all'inferno!"

San Tommaso Moro, gran cancelliere d'Inghilterra, alla moglie che lo sollecitava a cedere all'ordine del re, sottoscrivendo una decisione contro la Chiesa, rispose: "Che cosa sono venti, trenta, o quarant'anni di vita comoda in confronto all'inferno?". Non sottoscrisse e fu condannato a morte. Oggi è Santo.


venerdì 11 luglio 2025

TRATTATO SULL’INFERNO

 


DEBOLI DI VOLONTA’

 

• pensiero dell'inferno giova soprattutto a coloro che zoppicano nella pratica della vita cristiana e sono assai deboli di volontà. Costoro cadono facilmente nel peccato mortale, si rialzano per qualche giorno e poi... ritornano a peccare. Sono un giorno di Dio e l'altro giorno del diavolo. Questi fratelli ricordino le parole di Gesù: "Nessun servo può servire a due padroni" Lc 16, 13). Normalmente è il vizio impuro che tiranneggia questa categoria di persone; non sanno controllare lo sguardo, non hanno la forza di dominare gli affetti del cuore, o di rinunciare a un divertimento illecito. Chi vive così abita sull'orlo dell'inferno. E se Dio troncasse la vita quando l'anima è in peccato?

"Speriamo che questa disgrazia non mi capiti", dice qualcuno. Anche altri dicevano così... ma poi sono finiti male.

Un altro pensa: "Mi metterò di buona volontà fra un mese, fra un anno, o quando sarò vecchio". Ma tu sei sicuro del domani? Non vedi come sono in continuo aumento le morti improvvise?

Qualcun altro cerca di illudersi: "Poco prima della morte sistemerò ogni cosa". Ma come pretendi che Dio ti usi misericordia sul letto di morte, dopo aver abusato della sua misericordia per tutta la vita? E se poi te ne mancasse la possibilità?

A quelli che ragionano in questo modo e vivono nel gravissimo pericolo di piombare all'inferno, oltre alla frequenza ai Sacramenti della Confessione e della Comunione, si raccomanda...

• Vigilare attentamente, dopo la Confessione, per non commettere la prima colpa grave. Se si cadesse... rialzarsi subito ricorrendo di nuovo alla Confessione. Se non si fa così, facilmente si cadrà una seconda volta, una terza volta... e chissà quante altre!

• Fuggire le occasioni prossime del peccato grave. Dice il Signore: "Chi ama il pericolo in esso si perderà" (Sir 3, 25). Una volontà debole, davanti al pericolo, cade facilmente.

• Nelle tentazioni pensare: “Val la pena, per un momento di piacere, rischiare un'eternità di sofferenze? È Satana che mi tenta, per strapparmi a Dio e portarmi all'inferno. Non voglio cadere nella sua trappola!”.

 

È NECESSARIO MEDITARE

 

A tutti è utile meditare il mondo va male perché non medita, non riflette più!

Visitando una buona famiglia incontrai una vecchietta arzilla, serena e lucida di mente nonostante gli oltre novant'anni.

“Padre, - mi disse - quando ascolta le confessioni dei fedeli raccomandi loro di fare un po' di meditazione ogni giorno. Mi ricordo che, quand'ero giovane, il mio confessore mi esortava spesso a trovare un po' di tempo per la riflessione tutti i giorni.” 

Risposi: "In questi tempi è già difficile convincerli ad andare a Messa alla festa, a non lavorare, a non bestemmiare, ecc... ". Eppure, come aveva ragione quell'anziana signora! Se non si prende la buona abitudine di riflettere un po' ogni giorno si perde di vista il senso della vita, si spegne il desiderio di un profondo rapporto col Signore e, mancando questo, non si riesce a fare nulla o quasi di buono e non si trova il motivo e la forza per evitare ciò che è male. Chi medita con assiduità, è quasi impossibile che viva in disgrazia di Dio e che vada a finire all'inferno.


giovedì 6 febbraio 2025

TRATTATO SULL’INFERNO

 


I MEZZI CHE ABBIAMO PER NON FINIRE ALL'INFERNO LA NECESSITA’ DI PERSEVERARE

 

Che cosa raccomandare a chi già osserva la Legge di Dio? La perseveranza nel bene! Non basta essersi incamminati sulle vie del Signore, è necessario continuare per tutta la vita. Dice Gesù: "Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato" Mc 13, 13).

Molti, finché sono bambini, vivono cristianamente, ma quando cominciano a farsi sentire le bollenti passioni giovanili, imboccano la via del vizio. Come è stata triste la fine di Saul, di Salomone, di Tertulliano e di altri grandi personaggi!

La perseveranza è frutto della preghiera, perché è principalmente per mezzo dell'orazione che l'anima riceve gli aiuti necessari a resistere agli assalti del demonio. Nel suo libro 'Del gran mezzo della preghiera' Sant'Alfonso scrive: "Chi prega si salva, chi non prega si danna". Chi non prega, anche senza che il demonio lo spinga... all'inferno ci va con i propri piedi!

 

È consigliabile la seguente preghiera che Sant'Alfonso ha inserito nelle sue meditazioni sull'inferno:

'O mio Signore, ecco ai tuoi piedi chi ha tenuto in poco conto la tua grazia e i tuoi castighi. Povero me se tu, Gesù mio, non avessi pietà di me! Da quanti anni mi troverei in quella voragine ardente, dove già bruciano tante persone come me! O mio Redentore, come non bruciare di amore pensando a questo? Come potrò, in avvenire, offenderti di nuovo? Non sia mai, Gesù mio, piuttosto fammi morire. Già che hai iniziato, compi in me la tua opera. Fa' che il tempo che mi dai io lo spenda tutto per te. Quanto vorrebbero i dannati poter avere un giorno o anche solo un'ora del tempo che a me concedi! E io che ne farò? Continuerò a spenderlo in cose che ti disgustano? No, Gesù mio, non permetterlo per i meriti di quel Sangue che finora mi ha impedito di finire all'inferno. E Tu, Regina e Madre mia, Maria, prega Gesù per me e ottienimi il dono della perseveranza. Amen."

 

L'AIUTO DELLA MADONNA

La vera devozione alla Madonna è un pegno di perseveranza, perché la Regina del Cielo e della terra fa di tutto affinché i suoi devoti non vadano eternamente perduti.

La recita quotidiana del Rosario, sia cara a tutti!

Un grande pittore, raffigurando il Giudice divino nell'atto di emettere la sentenza eterna, ha dipinto un'anima ormai vicina alla dannazione, poco distante dalle fiamme, ma quest'anima, aggrappandosi alla corona del Rosario, viene salvata dalla Madonna. Quanto è potente la recita del Rosario!

Nel 1917 la Vergine Santissima apparve a Fatima a tre fanciulli; quando aprì le mani ne sgorgò un fascio di luce che sembrava penetrasse la terra. I fanciulli videro allora, ai piedi della Madonna, come un grande mare di fuoco e, immersi in esso, neri demoni e anime in forma umana simili a braci trasparenti che, trascinati in alto dalle fiamme, ricadevano giù come faville nei grandi incendi, fra grida di disperazione che facevano inorridire.

A tale scena i veggenti alzarono gli occhi alla Madonna per chiedere soccorso e la Vergine soggiunse: "Questo è l'inferno dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Recitate il Rosario e aggiungete ad ogni posta: `Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia:".

Quanto è eloquente l'accorato invito della Madonna!


martedì 20 agosto 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


I PECCATI CHE REGALANO PIU’ CLIENTI


IL SACRILEGIO

 

Un peccato che può condurre alla dannazione eterna è il sacrilegio. Disgraziato colui che si mette su questa strada! Commette sacrilegio chi volontariamente nasconde in Confessione qualche peccato mortale, oppure si confessa senza la volontà di lasciare il peccato o di fuggirne le occasioni prossime. Quasi sempre chi si confessa in modo sacrilego compie anche il sacrilegio eucaristico, perché poi riceve la Comunione in peccato mortale.

 

Racconta San Giovanni Bosco...

"Mi trovai con la mia guida (l'Angelo custode) in fondo a un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso con una porta altissima che era chiusa. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva; un fumo grasso, quasi verde e guizzi di fiamme sanguigne si innalzavano sui muraglioni dell'edificio.

Domandai: 'Dove ci troviamo?'. 'Leggi l'iscrizione che c'è sulla porta'. mi rispose la guida. Guardai e vidi scritto: 'Ubi non est redemptio! , cioè: `Dove non c'è redenzione!', Intanto vidi precipitare dentro quel baratro... prima un giovane, poi un altro e poi altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato.

Mi disse la guida: 'Ecco la causa prevalente di queste dannazioni: i compagni cattivi, i libri cattivi e le perverse abitudini'.

Quei poveri ragazzi erano giovani che io conoscevo. Domandai alla mia guida: “Ma dunque è inutile lavorare tra i giovani se poi tanti fanno questa fine! Come impedire tutta questa rovina?” – “Quelli che hai visto sono ancora in vita; questo però è lo stato attuale delle loro anime, se morissero in questo momento verrebbero senz'altro qui!” disse l'Angelo.

Dopo entrammo nell'edificio; si correva con la velocità di un baleno. Sboccammo in un vasto e tetro cortile. Lessi questa iscrizione: 'Ibunt impii in ignem aetemum! ; cioè: `Gli empi andranno nel fuoco eterno!'.

Vieni con me - soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti a uno sportello che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie di caverna, immensa e piena di un fuoco terrificante, che sorpassava di molto il fuoco della terra. Questa spelonca non ve la posso descrivere, con parole umane, in tutta la sua spaventosa realtà.

All'improvviso cominciai a vedere dei giovani che cadevano nella caverna ardente. La guida mi disse: 'L'impurità è la causa della rovina eterna di tanti giovani!'.

• Ma se hanno peccato si sono poi anche confessati.

• Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o del tutto taciute. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne ha detto solo due o tre. Ve ne sono alcuni che ne hanno commesso uno nella fanciullezza e per vergogna non l'hanno mai confessato o l'hanno confessato male. Altri non hanno avuto il dolore e il proposito di cambiare. Qualcuno invece di fare l'esame di coscienza cercava le parole adatte per ingannare il confessore. E chi muore in questo stato, decide di collocarsi tra i colpevoli non pentiti e tale resterà per tutta l'eternità. Ed ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio ti ha portato qui? - La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo oratorio che conoscevo bene: tutti condannati per questa colpa. Fra questi ce n'erano alcuni che in apparenza avevano una buona condotta.

La guida mi disse ancora: 'Predica sempre e ovunque contro l'impurità! :. Poi parlammo per circa mezz'ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: 'Bisogna cambiar vita... Bisogna cambiar vita'.

• Ora che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che anche tu provi un poco l'inferno!

Usciti da quell'orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l'ultimo muro esterno. Io emisi un grido di dolore. Cessata la visione, notai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura."

Padre Giovan Battista Ubanni, gesuita, racconta che una donna per anni, confessandosi, aveva taciuto un peccato di impurità. Arrivati in quel luogo due sacerdoti domenicani, lei che da tempo aspettava un confessore forestiero, pregò uno di questi di ascoltare la sua confessione.

Usciti di chiesa, il compagno narrò al confessore di aver osservato che, mentre quella donna si confessava, uscivano dalla sua bocca molti serpenti, però un serpente più grosso era uscito solo col capo, ma poi era rientrato di nuovo. Allora anche tutti i serpenti che erano usciti rientrarono.

Ovviamente il confessore non parlò di ciò che aveva udito in Confessione, ma sospettando quel che poteva essere successo fece di tutto per ritrovare quella donna. Quando arrivò presso la sua abitazione, venne a sapere che era morta appena rientrata in casa. Saputa la cosa, quel buon sacerdote si rattristò e pregò per la defunta. Questa gli apparve in mezzo alle fiamme e gli disse: "lo sono quella donna che si è confessata questa mattina; ma ho fatto un sacrilegio. Avevo un peccato che non mi sentivo di confessare al sacerdote del mio paese; Dio mi mandò te, ma anche con te mi lasciai vincere dalla vergogna e subito la Divina Giustizia mi ha colpito con la morte mentre entravo in casa. Giustamente sono condannata all'inferno!". Dopo queste parole si aprì la terra e fu vista precipitare e sparire.

Scrive il Padre Francesco Rivignez (l'episodio è riportato anche da Sant'Alfonso) che in Inghilterra, quando c'era la religione cattolica, il re Anguberto aveva una figlia di rara bellezza che era stata chiesta in sposa da diversi principi.

Interrogata dal padre se accettasse di sposarsi, rispose che non poteva perché aveva fatto il voto di perpetua verginità.

II padre ottenne dal Papa la dispensa, ma lei rimase ferma nel suo proposito di non servirsene e di vivere ritirata in casa. II padre l'accontentò.

Cominciò a fare una vita santa: preghiere, digiuni e varie altre penitenze; riceveva i Sacramenti e andava spesso a servire gli infermi in un ospedale. In tale stato di vita si ammalò e morì.

Una donna che era stata sua educatrice, trovandosi una notte in preghiera, sentì nella stanza un gran fracasso e subito dopo vide un'anima con l'aspetto di donna in mezzo a un gran fuoco e incatenata tra molti demoni...

• lo sono l'infelice figlia del re Anguberto.

• Ma come, tu dannata con una vita così santa?

• Giustamente sono dannata... per colpa mia. Da bambina io caddi in un peccato contro la purezza. Andai a confessarmi, ma la vergogna mi chiuse la bocca: invece di accusare umilmente il mio peccato, lo coprii in modo che il confessore non capisse nulla. Il sacrilegio si è ripetuto molte volte. Sul letto di morte io dissi al confessore, vagamente, che ero stata una grande peccatrice, ma il confessore, ignorando il vero stato della mia anima, mi impose di scacciare questo pensiero come una tentazione. Poco dopo spirai e fui condannata per tutta l'eternità alle fiamme dell'inferno.

Detto questo disparve, ma con così tanto strepito che sembrava trascinasse il mondo e lasciando in quella camera un odore ributtante che durò parecchi giorni.

L'inferno è la testimonianza del rispetto che Dio ha per la nostra libertà. L'inferno grida il pericolo continuo in cui si trova la nostra vita; e grida in modo tale da escludere ogni leggerezza, grida in modo costante da escludere ogni frettolosità, ogni superficialità, perché siamo sempre in pericolo. Quando mi annunciarono l'episcopato, la prima parola che dissi fu questa: "Ma io ho paura di andare all'inferno."

(Card. Giuseppe Siri)


lunedì 29 luglio 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


I PECCATI CHE REGALANO PIU’ CLIENTI


SPRECO DI BENI

Da quanto esposto finora e specialmente dal racconto di certi fatti, appare chiaro quali siano i principali peccati che portano alla dannazione eterna, ma si tenga presente che non sono solo questi peccati a spedire gente all'inferno: ce ne sono molti altri.

Per quale peccato il ricco epulone è finito all'inferno? Aveva tanti beni e li sprecava in banchetti (sperpero e peccato di gola); e inoltre si manteneva ostinatamente insensibile ai bisogni dei poveri (mancanza di amore e avarizia). Tremino dunque certi ricchi che non vogliono esercitare la carità: anche a loro, se non cambiano vita, è riservata la sorte del ricco epulone.

 

L’IMPURITA’

Il peccato che più facilmente porta all'inferno è l'impurità. Dice Sant'Alfonso: "Si va all'inferno anche solo per questo peccato, o comunque non senza di esso".

Ricordo le parole del demonio riportate nel primo capitolo: 'Tutti quelli che sono là dentro, nessuno escluso, ci sono con questo peccato o anche solo per questo peccato". Qualche volta, se costretto, anche il diavolo dice la verità!

Gesù ci ha detto: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5, 8). Ciò significa che gli impuri non solo non vedranno Dio nell'altra vita, ma neanche in questa vita riescono a sentirne il fascino, per cui perdono il gusto della preghiera, pian piano perdono la fede anche senza accorgersene e... senza fede e senza preghiera non percepiscono più per quale motivo dovrebbero fare il bene e fuggire il male. Così ridotti, sono attratti da ogni peccato.

Questo vizio indurisce il cuore e, senza una grazia speciale, trascina all'impenitenza finale e... all'inferno.

 

MATRIMONI IRREGOLARI

Dio perdona qualunque colpa, purché ci sia il vero pentimento e cioè la volontà di mettere fine ai propri peccati e di cambiare vita.

Fra mille matrimoni irregolari (divorziati risposati, conviventi) forse solo qualcuno sfuggirà all'inferno, perché normalmente non si pentono neanche in punto di morte; infatti, se campassero ancora continuerebbero a vivere nella stessa situazione irregolare.

C'è da tremare al pensiero che quasi tutti oggi, anche quelli che divorziati non sono, considerano il divorzio come una cosa normale! Purtroppo, molti ormai ragionano come vuole il mondo e non più come vuole Dio.


domenica 30 giugno 2024

ALL’INFERNO INSIDIE IN AGGUATO

 


I PECCATI CHE REGALANO PIU’ CLIENTI


ALL’INFERNO INSIDIE IN AGGUATO

È particolarmente importante tener presente la prima insidia diabolica, che trattiene tante anime nella schiavitù di Satana: è la mancanza di riflessione, che fa perdere di vista il fine della vita.

II demonio grida alle sue prede: "La vita è un piacere; dovete cogliere tutte le gioie che la vita vi regala".

Gesù invece sussurra al tuo cuore: 'Beati quelli che piangono." (cfr. Mt 5, 4)... "Per entrare in cielo bisogna farsi violenza." (cfr. Mt 11, 12)... "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua." (Lc 9, 23).

Il nemico infernale ci suggerisce: "Pensate al presente, perché con la morte tutto finisce!".

II Signore invece ti esorta: "Ricordati dei novissimi (la morte, il giudizio, l'inferno e il paradiso) e non peccherai".

L'uomo impiega buona parte del suo tempo in tanti affari e dimostra intelligenza e scaltrezza nell'acquistare e conservare i beni terreni, ma poi non impiega neppure le briciole del suo tempo per riflettere sulle necessità molto più importanti della sua anima, per cui vive in un'assurda, incomprensibile e pericolosissima superficialità, che può avere conseguenze spaventose.

II demonio porta a pensare: "Meditare non serve a niente: tempo perso!". Se oggi tanti vivono in peccato è perché non riflettono seriamente e non meditano mai sulle verità rivelate da Dio.

II pesce che è già finito nella rete del pescatore, finché è ancora nell'acqua non sospetta di essere stato catturato, quando però la rete esce dal mare, si dibatte perché sente vicina la sua fine; ma ormai è troppo tardi. Così i peccatori...! Finché sono in questo mondo se la spassano allegramente e non sospettano nemmeno di essere nella rete diabolica; se ne accorgeranno quando ormai non potranno più rimediarvi... appena entrati nell'eternità!

Se potessero ritornare in questo mondo tanti trapassati che vissero senza pensare all'eternità, come cambierebbe la loro vita!


mercoledì 15 maggio 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


PARLA LUCIFERO

 

Nel libro 'Invito all'amore' è descritto un colloquio tra il principe delle tenebre, Lucifero e alcuni demoni. La Menendez così lo racconta. 

"Mentre ero discesa all'inferno, udii Lucifero dire ai suoi satelliti: 'Voi dovete tentare e prendere gli uomini ognuno per il suo verso: chi per la superbia, chi per l'avarizia, chi per l'ira, chi per la gola, chi per l'invidia, altri per l'accidia, altri ancora per la lussuria... Andate e impegnatevi più che potete! Spingeteli all'amore come lo intendiamo noi! Fate bene il vostro lavoro, senza tregua e senza pietà. Bisogna rovinare il mondo e far in modo che le anime non ci sfuggano'.

Gli ascoltatori rispondevano: `Siamo tuoi schiavi! Lavoreremo senza riposo. Molti ci combattono, ma noi lavoreremo giorno e notte... Riconosciamo la tua potenza'.

Sentii in lontananza come un rumore di coppe e di bicchieri. Lucifero gridò: 'Lasciateli gozzovigliare; dopo, tutto ci sarà più facile. Visto che amano ancora godere, finiscano il loro banchetto! Quella è la porta per cui entreranno'.

Aggiunse poi cose orribili che non si possono dire né scrivere. Satana gridava rabbiosamente per un'anima che gli stava sfuggendo: 'Istigatela al timore! Spingetela alla disperazione, perché se si affida alla misericordia di quel... (e bestemmiava Nostro Signore) siamo perduti. Riempitela di timore, non lasciatela un solo istante e soprattutto fatela disperare'."

Così dicono e purtroppo così fanno i demoni; la loro potenza, anche se dopo la venuta di Gesù è più limitata, è ancora spaventosa.


mercoledì 24 aprile 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


È SCESA DA VIVA... ALL’INFERNO!


Ci sono nel mondo alcune persone privilegiate che sono scelte da Dio per una missione particolare.

A costoro Gesù si presenta in modo sensibile e le fa vivere nello stato di vittime, rendendole compartecipi anche dei dolori della sua Passione. 

Perché possano soffrire di più e così salvare più peccatori, Dio permette che alcune di queste persone siano trasportate, anche se viventi, nell'ordine soprannaturale e che patiscano per qualche tempo all'inferno, con l'anima e col corpo.

Come avvenga questo fenomeno non possiamo spiegarlo. Si sa solo che, quando tornano dall'inferno, queste anime vittime sono afflittissime.

Le anime privilegiate di cui si parla, improvvisamente scompaiono dalla propria camera, anche alla presenza di testimoni, e dopo un certo periodo, talvolta di diverse ore, riappaiono. Sem- brano cose impossibili, ma ci sono documentazioni storiche.


Si è già detto di Santa Teresa d'Avita.


Ora citiamo il caso di un'altra Serva di Dio: Josepha Menendez, vissuta in questo secolo. Ascoltiamo dalla stessa Menendez la narrazione di qualche sua visita all'inferno.

"In un istante mi trovai nell'inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte, e proprio come vi devono cadere i dannati. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desi- derasse sparire dalla vista di Dio, per poterlo odiare e maledire.

L'anima mia si lasciò cadere in un abisso di cui non si poteva vedere il fondo, perché immenso... Ho visto l'inferno come sempre: antri e fuoco. Benché non si vedano forme corporali, i tormenti straziano le anime dannate (che tra loro si conoscono) come se i loro corpi fossero presenti.

Fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre roventi e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate si infiggessero nel mio corpo.

Ho sentito come se, pur senza riuscirci, si volesse strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembrava che uscissero dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente.

Non si può né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso. Gli orecchi sono come storditi dalle grida orrende e confuse che non cessano un solo istante.

Un odore nauseabondo e una ripugnante asfissia invade tutti, come se bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo. 

Tutto questo l'ho provato come nelle altre occasioni e, sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse; ma essa soffre in modo indicibile per la privazione di Dio.

Vedevo e sentivo alcune di queste anime dannate ruggire per l'eterno supplizio che sanno di dover sopportare, specialmente alle mani. Penso che durante la vita abbiano rubato, poiché gridavano: 'Maledette mani, dov'è ora quello che avete preso?'... 

Altre anime, urlando, accusavano la propria lingua, o gli occhi... ognuna ciò che è stato la causa del suo peccato: 'Ora paghi atrocemente le delizie che ti concedevi, o mio corpo!... E sei tu, o corpo, che l'hai voluto!... Per un istante di piacere, un'eternità di dolore!:.. 

Mi sembra che all'inferno le anime si accusino specialmente di peccati di impurità.

Mentre ero in quell'abisso, ho visto precipitare delle persone impure e non si possono dire né comprendere gli orrendi ruggiti che uscivano dalle loro bocche: 'Maledizione eterna!... Mi sono ingannata!... Mi sono perduta!... Sarò qui per sempre!... per sempre!!... per sempre!!!... e non ci sarà più rimedio... Maledetta me!:.. 

Una ragazzina urlava disperatamente, imprecando contro le cattive soddisfazioni che ha concesso in vita al suo corpo e maledicendo i genitori che le avevano dato troppa libertà nel seguire la moda e i divertimenti mondani. Era dannata da tre mesi.

Tutto ciò che ho scritto - conclude la Menendez - è soltanto una pallida ombra al confronto con ciò che si soffre veramente all'inferno."


martedì 2 aprile 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


IL CORPO RISORTO


L'anima dannata soffrirà all'inferno da sola, cioè senza il suo corpo, fino al giorno del giudizio universale; poi, per l'eternità, anche il corpo, essendo stato strumento di male durante la vita, prenderà parte ai tormenti eterni.

La risurrezione dei corpi avverrà certamente.

È Gesù che ci assicura questa verità di fede: "Verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita e quanti fecero il male, per una risurrezione di condanna" (Gv 5, 28-29).

Insegna l'Apostolo Paolo: "Tutti saremo trasformati in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità" (1 Cor 15, 51-53).

Dopo la risurrezione, dunque, tutti i corpi saranno immortali e incorruttibili. Non tutti però saremo trasformati allo stesso modo. La trasformazione del corpo dipenderà dallo stato e dalle condizioni in cui si troverà l'anima nell'eternità: saranno gloriosi i corpi dei salvati e orrendi i corpi dei dannati.

Perciò se l'anima si troverà in paradiso, nello stato di gloria e di beatitudine, rifletterà nel suo corpo risorto le quattro caratteristiche proprie dei corpi degli eletti: la spiritualità, l'agilità, lo splendore e l'incorruttibilità.

Se invece l'anima si troverà all'inferno, nello stato di dannazione, imprimerà nel suo corpo caratteristiche del tutto opposte. L'unica proprietà che il corpo dei dannati avrà in comune col corpo dei beati è l'incorruttibilità: anche i corpi dei dannati non saranno più soggetti alla morte.

Riflettano molto e molto bene coloro che vivono nell'idolatria del loro corpo e lo appagano in tutte le sue voglie peccaminose! I piaceri peccaminosi del corpo saranno ripagati con un cumulo di tormenti per tutta l'eternità.


lunedì 4 marzo 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


SEMPRE!... SEMPRE!!... SEMPRE!!!

 

Si narra negli "Esercizi Spirituali" del Padre Segneri che a Roma, essendo stato chiesto al demonio che stava nel corpo di un ossesso, per quanto tempo dovesse stare all'inferno, rispose con rabbia: "Sempre!... Sempre!!... Sempre!!!".

Fu così grande lo spavento che molti giovani del seminario romano, presenti all'esorcismo, fecero una confessione generale e si incamminarono con più impegno nella via della perfezione.

Anche per il tono in cui furono gridate, quelle tre parole del demonio: "Sempre!... Sempre!!... Sempre!!!' fecero più effetto di una lunga predica.


lunedì 5 febbraio 2024

TRATTATO SULL’INFERNO

 


IL GRADO DELLA PENA

 

A chiusura del capitolo sulle pene dei dannati è bene accennare alla diversità del grado di pena.

Dio è infinitamente giusto; e come in paradiso assegna gradi maggiori di gloria a coloro che più lo hanno amato durante la vita, così all'inferno dà pene maggiori a chi l'ha offeso di più.

Chi è nel fuoco eterno per un solo peccato mortale soffre orribilmente per quest'unica colpa; chi è dannato per cento, o mille... peccati mortali soffre cento, o mille volte... di più.

Più legna si mette nel forno, più aumenta la fiamma e il calore. Perciò chi, tuffato nel vizio, calpesta la legge di Dio moltiplicando ogni giorno le sue colpe, se non si rimette in grazia di Dio e muore nel peccato, avrà un inferno più tormentoso di altri.

Per chi soffre è un sollievo pensare: "Un giorno finiranno queste mie sofferenze".

II dannato, invece, non trova alcun sollievo, anzi, il pensiero che i suoi tormenti non avranno fine è come un macigno che rende più atroce ogni altro dolore.

Chi va all'inferno (e chi ci va, ci va per sua libera scelta) vi resta... in eterno!!!

Per questo Dante Alighieri, nel suo "Inferno", scrive: "Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate!".

Non è un'opinione, ma è verità di fede, rivelata direttamente da Dio, che il castigo dei dannati non avrà mai fine. Ricordo soltanto quanto ho già citato delle parole di Gesù: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25, 41).

 

Scrive Sant'Alfonso:

"Quale pazzia sarebbe quella di chi, per godersi una giornata di spasso, accettasse la condanna di star chiuso in una fossa per venti o trent'anni! Se l'inferno durasse cento anni, o anche solo due o tre anni, pure sarebbe una grande pazzia per un attimo di piacere condannarsi a due o tre anni di fuoco. Ma qui non si tratta di cento o di mille anni, si tratta dell'eternità, e cioè di patire per sempre gli stessi atroci tormenti che non avranno mai fine."

I miscredenti dicono: "Se esistesse un inferno eterno, Dio sarebbe ingiusto. Perché castigare un peccato che dura un momento con una pena che dura in eterno?".

Si può rispondere: "E come può un peccatore, per il piacere di un momento, offendere un Dio di infinita maestà? E come può, con i suoi peccati, calpestare la passione e la morte di Gesù?".

"Anche nel giudizio umano - dice San Tommaso - la pena non si misura secondo la durata della colpa, ma secondo la qualità del delitto". L'omicidio, anche se si commette in un momento, non viene punito con una pena momentanea.

Dice San Bernardino da Siena: "Con ogni peccato mortale si fa a Dio un'ingiustizia infinita, essendo Egli infinito; e a un'ingiuria infinita spetta una pena infinita!".