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sabato 2 ottobre 2021

"ASCOLTA, ISRAELE!"

 


ANNESSO N. 3 

 

Quattro figure illustrative connesse al cap. 3, sezione n. 2. 

Dio elargisce gratuitamente i suoi attributi a chi glieli chiede con umiltà e amore filiale, ma li nega a chi tenta di rubarglieli. Su questo tema le lezioni della storia e della mitologia sono molteplici, ma due ci colpiscono maggiormente: l’esempio di Prometeo e quello di Napoleone Bonaparte. 

Figura 1: Prometeo. 


Figura 2: Napoleone Bonaparte. 

Napoleone ha voluto sottrarre a Dio la sua autorità imitando in ciò Prometeo. Il fatto è accaduto a Parigi, il 2 dicembre del 1804, nella cattedrale di Notre-Dame. Anziché aspettare l’incoronazione da parte del Papa, che era stato invitato per questo, Napoleone si è incoronato da sé. Ha afferrato la corona con le sue mani e se l’è messa sulla testa. In questa maniera Napoleone non è stato incoronato imperatore né dal Papa né da nessuno, perché auto- incoronarsi significa “auto-proclamarsi”, e solo Dio ha diritto di auto-proclamarsi. Una differenza enorme separa un titolo rubato da un titolo ricevuto. Eppure a quel tempo nessuno ha osato fiatare di fronte a questo atto prevaricatore.  
Qualche anno dopo, lo stesso Napoleone che nel tempo della sua gloria nessuno osava contraddire, fu confinato all’isola di S. Elena e costretto a vivere come un essere abbietto, lontano da tutti. http://www.louvre.fr/templates/llv/flash/sacre/sacre_fr.html
 

Figura 3: La dittatura assoluta, ma a livello mondiale. 
 
Nuovo Ordine Europeo e Nuovo Ordine Mondiale hanno forse gli stessi direttori d’orchestra?  
Prima della seconda guerra mondiale un nobiluomo tedesco possedeva diverse fabbriche e proprietà. Quando qualcuno gli domandava se i tedeschi nazisti erano numerosi, lui rispondeva:  
«I nazisti veri sono pochissimi, ma molto più numerosi sono quelli che si compiacciono nel vedere che c’è un ritorno alla fierezza tedesca. I più numerosi sono coloro che non si occupano di queste cose, perché sono presi da mille altre faccende.»  
Lo stesso individuo continua oggi la sua storia dicendo:  
«A proposito dei nazist i, come la gran parte dei miei compatrioti anch’io ero convinto che fossero una banda di gente senza cervello, ben troppo matti per essere presi sul serio. Mi sono dunque accontentato di fare come tutti facevano: li ho guardati senza reagire. Improvvisamente ci hanno messi tutti in trappola, senza lasciarci un minimo di tempo per reagire. Dall’oggi al domani ci siamo ritrovati presi, privati anche della più piccola libertà di manovra. Per noi è stata la fine del mondo, la fine del nostro mondo. La mia famiglia ha perso tutto. Gli alleati hanno distrutto le mie fabbriche, ed io mi sono ritrovato in un campo di concentramento.» (Martin Niemöller)  
La storia dice, e il racconto appena citato conferma i dati storici, che la Germania di Hitler si è ritrovata schiava del nazismo nel giro di una notte, la famosa Notte dei cristalli. Allora si parlava di Nuovo Ordine Europeo, mentre oggi si parla molto di Nuovo Ordine Mondiale. A pensarci bene, ciò che si è verificato nella la Germania nazista potrebbe oggi ripetersi a livello mondiale. Se ciò accadesse, il totalitarismo non si accontenterebbe più dell’Europa soltanto, ma prenderebbe l’intero Pianeta.  


Figura 4: Eliminare sei miliardi di persone. 
 
Negli Stati Uniti esiste un esempio concreto di ciò che l’uomo è capace di inventare per fare concorrenza al Creatore. Gli ideatori e finanziatori del “monumento” che qui è rappresentato, si firmano: “I partigiani dell’Era della Ragione”. 136 Dicono che sul nostro pianeta c’è posto solo per 500 milioni di persone. Bisognerebbe eliminare dalla faccia della terra 11/12 della sua popolazione, e cioè 6 miliardi di persone. Questo è quanto essi propongono. 
Il testo scolpito sulla pietra dei quattro monoliti che qui si vedono fotografati è redatto in otto lingue. La prima è l’inglese, e la frase iniziale dice: «Maintain Humanity under 500,000,000, in perpetual balance with nature».  
Ciò significa: «Mantenere la popolazione mondiale sotto i 500 milioni di abitanti, in costante equilibrio con la natura.» 
C’è forse un legame tra il “Nuovo ordine mondiale” e questo strano monumento? 


Le informazioni tecniche riguardanti questo strano monumento sono:  
→ Altezza: sei metri.  
→ Peso: 115.000 Kg.  
→ Anno di costruzione: 1980.  
→ Sito geografico: Georgia (USA) a nord di Elberton, sulla strada n. 77, in una zona topografica che l’Atlas della American Automobile Association identifica tramite le coordinate: G7».  (Attenzione: questa sigla G7, nascosta nelle coordinate topografiche del sito, è forse un frutto del caso?)  
→ Mandanti: Un gruppo di partigiani dell’Era della Ragione. 
La foto di questa specie di monumento, e le notizie informative che lo riguardano, sono apparse nell’autunno del 1997 sulla rivista: The Fatima Crusader. (p. 8-10). 

Johannes De Parvulis 

mercoledì 29 settembre 2021

"ASCOLTA, ISRAELE!"

 


ANNESSO N. 2 


“ A QUO PRIMUM”.   

Enciclica papale sul pericolo di permettere agli Ebrei di vivere mischiati ai Cristiani. 

Premessa: Benedetto XIV fu Papa dal 1740 al 1758. Informato dei disagi che pesavano sui Cristiani che in Polonia erano invasi dagli Ebrei, nel 1751 inviò una lettera ai Vescovi di quella terra per ricordare loro il pericolo che rappresenta la convivenza indiscriminata di questi due gruppi. 132  

Per ben capire la politica dei Papi sulla presenza ebraica in seno alle nazioni cristiane bisogna sapere che sul piano religioso c’è sempre stata opposizione tra Ebrei e Cristiani. I due gruppi condividono una parte delle Scritture religiose, ma sono talmente separati nel modo di interpretarle, che alla fine ognuno ha tendenza a vedere nell’altro l’incarnazione del male. 133 A causa di ciò il pericolo di affronti è sempre stato enorme tra i due gruppi, il che spiega gli interventi dei Papi su questo argomento.  

I Papi non volevano che i vescovi e i principi delle nazioni cristiane rifiutassero l’ospitalità agli Ebrei, ma che lo facessero secondo una regola di disciplina. Questa disciplina esigeva che gli Ebrei accolti vivessero separati dal resto della società cristiana, in modo da evitare le beghe che nascevano ogni volta che le autorità locali, per negligenza, permettevano agli Ebrei di vivere mischiati ai Gentili. 134 

Questo documento è come un riassunto, breve e lucido, della grandezza e della miseria del Popolo ebraico. Esso è l’ultimo documento papale che tratti direttamente di questo argomento. 

  

A QUO PRIMUM: 

«Al Primate di Polonia, agli Arcivescovi e Vescovi della Polonia, a proposito di ciò che è vietato agli Ebrei che vivono nelle stesse città o negli stessi quartieri dei Cristiani.  

Venerabili fratelli, salute e benedizione apostolica. Secondo quanto racconta Dlugoss, autore dei vostri Annali (lib. 2, p. 94) verso la fine del decimo secolo, durante il papato del nostro Predecessore Leone VIII e per opera del sovrano Miecislao e della cristiana sua moglie Dambrowka, la suprema bontà di Dio si è compiaciuta di porre le fondamenta della nostra Santa Religione Cattolica nel Regno di Polonia. Fin da quell’epoca la pia e devota Nazione Polacca con tanta costanza ha perseverato nell’intrapreso culto della Santa Religione. (...)  

Allora furono pure raccolte in ampio volume le Costituzioni Sinodali della provincia di Gnesn, in cui sono trascritti tutti gli utili e sapienti provvedimenti previsti e presi dai Vescovi polacchi affinché nei Popoli affidati al loro governo la Religione cristiana non fosse contaminata dalla perfidia giudaica, tenuto conto che la qualità dei tempi comporta che sia i Cristiani, sia anche i Giudei convivano nelle stesse città e villaggi. Ciò conferma con luminosa evidenza (già lo si è detto) quanto merito abbia la Nazione Polacca nell’aver sempre cercato di conservare integra e protetta la Santa Religione tramandata, tanti secoli innanzi, dai suoi Antenati. 

Anche se molti sono i capitoli delle Costituzioni di cui testé si è fatto menzione, di nessuno vi è ragione di dolerci, tranne che dell’ultimo. (...) Siamo venuti a sapere quanto costì si sia moltiplicato il numero dei Giudei, al punto che non pochi luoghi, città e villaggi che, come appare dai ruderi, erano prima opportunamente protetti da mura e che, come appare dalle antiche Tavole o dai Regesti, erano popolati da un grande numero di abitanti Cristiani, si trovano ora diroccati, sconci per l’abbandono e lo squallore e tuttavia gremiti di un gran numero di Giudei e quasi del tutto deserti di Cristiani. Abbiamo appreso inoltre che (...) ogni traffico di utili merci, quale quello dei liquori e anche del vino, è gestito dagli stessi Ebrei, i quali sono ammessi ad amministrare il reddito pubblico; per di più essi posseggono osterie, poderi, villaggi, beni per cui, conseguito il potere padronale, non solo fanno lavorare senza posa, esercitando un dominio crudele e disumano, i miseri uomini Cristiani addetti alle attività agricole e li costringono al trasporto di pesi immani; ma anche infliggono pene; coloro che sono sottoposti alle staffilate, ne riportano il corpo piagato. Come può accadere che quegli infelici dipendano dall’autorità dell’uomo Giudeo, quali sudditi sottomessi al cenno e al volere del Signore? Come può essere che nell’infliggere queste pene si lasci loro far uso di una funzione propria del Ministro cristiano, al quale appartiene la facoltà di punire? Ma poiché questi, per non essere allontanato dall’incarico, è costretto ad eseguire gli ordini del padrone Giudeo, così gli ordini tirannici finiscono per essere rispettati.  

Oltre alle pubbliche cariche che, come abbiamo appena detto, sono ricoperte dai Giudei (la gestione di osterie, di villaggi, di poderi, dal governo dei quali beni tanti danni ricadono sugli uomini Cristiani) si aggiungono altri assurdi fatti che, se rettamente valutati, possono recare maggior danno e iattura a coloro cui furono fatti conoscere.  

È una cosa assolutamente riprovevole che gli stessi Giudei siano accolti nelle case dei Magnati con l’incarico di amministrare sia gli affari domestici, sia quelli economici (e ciò comporta il titolo di sovrintendente della casa), per cui trovandosi a coabitare in una stessa casa con i Cristiani, con pervicacia impongono e ostentano sopra di questi una sorta di dominio. Ormai, in verità, nelle città e nelle campagne non solo è dato vedere in ogni dove i Giudei frammisti ai Cristiani, ma si aggiunge l’assurdo che i primi per nulla si vergognano di tenere in cassa anche Cristiani di ambo i sessi addetti come famiglie al loro servizio. Inoltre gli stessi Giudei, essendo dediti all’esercizio della mercatura e dopo che in tal modo accumularono una grande somma di danaro, con la smodata pratica dell’usura prosciugano censo e patrimoni dei Cristiani: e benché essi prendano a prestito danaro dagli uomini Cristiani con pesante ed eccessivo tasso d’interesse e con la garanzia delle loro Sinagoghe, risulta chiaro ad ogni osservatore che quel prestito è da loro contratto per questa ragione: dopo aver ottenuto dai Cristiani una somma di danaro e dopo averla investita nell’attività commerciale, non solo da essa traggono tanto guadagno, quanto sarebbe bastevole ad estinguere il prestito ed insieme ad accrescere, in tal modo, le proprie ricchezze; ma nello stesso tempo quanti sono i loro creditori, altrettanti sono considerati Patroni delle loro Sinagoghe e di loro medesimi. 

Il famoso monaco Radulfo, sospinto una volta da eccesso di zelo, a tal punto s’infiammò contro i Giudei che nel secolo dodicesimo, in cui visse, percorse la Gallia e la Germania e, predicando contro gli stessi Giudei, in quanto nemici della nostra Santa Religione. A tal segno infiammò anche i Cristiani che questi li distrussero fino allo sterminio: questo fu il motivo per cui i Giudei furono massacrati in gran numero. E cosa mai si ritiene che quel monaco farebbe o direbbe oggi se fosse tra i vivi, e se vedesse ciò che accade attualmente in Polonia? A questo eccessivo e furente zelo di Radulfo si oppose quel grande S. Bernardo, che nella sua Epistola 363, inviata al Clero e al Popolo della Gallia Orientale, così lasciò scritto: “Non si deve perseguitare gli Ebrei, non si deve ucciderli, e nemmeno cacciarli. Interrogateli circa le Divine pagine. Ho inteso la profezia che nel Salmo si legge circa i Giudei: Dio mi pose sopra ai miei nemici, dice la Chiesa, non perché li uccidessi, neppure quando si dimenticano del mio Popolo. Senza dubbio le vive scritture ci rappresentano la Passione del Signore. Perciò gli Ebrei sono dispersi in tutte le terre e, fin tanto che non avranno espiato la giusta pena per l’immane delitto, siano testimoni della nostra Redenzione”.  

Poi, nell’epistola 365 ad Enrico, Arcivescovo di Magonza, così egli scrive: “ Forse che ogni giorno la Chiesa non trionfa sui Giudei o convincendoli o convertendoli, e quindi con più frutto che se in un sol tratto e insieme li annientasse con la punta della spada? Forse che vanamente è stata composta quella universale preghiera della Chiesa che viene innalzata a favore dei perfidi Giudei, dall’alba fino al tramonto, affinché il Dio e Signore strappi il velame dai loro cuori, in modo che dalle loro tenebre siano condotti alla luce della verità? Se infatti fosse vana la speranza che essi, increduli quali sono, diverranno credenti, superfluo e vano parrebbe anche il pregare per essi”.  

Contro Radulfo anche l’Abate cluniacense Pietro , nello scrivere a Ludovico Re dei Franchi, lo esortò a non permettere che si compissero eccidi di Giudei. Al tempo stesso lo incitò a rivolgere l’attenzione verso di loro per i loro eccessi, e a spogliarli dei loro beni, carpiti ai Cristiani o accumulati con l’usura, e a trasferire il loro danaro in uso e beneficio della Santa Religione, come si può leggere negli Annali del Venerabile Cardinale Baronio “nell’anno di Cristo 1146”. 

Noi pure, non meno in questa questione che in tutte le altre, abbiamo assunto la stessa norma di comportamento che tennero i Romani Pontefici Nostri Predecessori. Alessandro III, minacciando gravi pene, proibì ai Cristiani di prestare servizio continuato alle dipendenze di Giudei: “Non si offrano ai Giudei in assiduo servizio per alcuna mercede”. Il motivo di ciò è esposto dallo stesso Alessandro III con le parole che seguono: “Perché i costumi dei Giudei e i nostri non concordano affatto; gli stessi (ossia i Giudei) facilmente attraggono gli animi delle persone semplici alla loro perfida superstizione con la continua convivenza e con l’assidua familiarità”. Così si legge nel Decretale: “Ad hæc, de Judæis”.  

Innocenzo III, dopo aver spiegato per qual motivo i Giudei erano accolti dai Cristiani nelle loro città, ammonisce che il metodo e la condizione di tale accoglienza devono essere regolati in modo che essi non ricambino il beneficio con il maleficio. “Coloro che per misericordia sono ammessi alla nostra familiarità, ci ripagano con quella ricompensa che erano soliti offrire ai loro ospiti, secondo un proverbio popolare: un sorcio in bisaccia, un serpente in grembo e fuoco nel seno”. 

Lo stesso Pontefice, aggiungendo che è conveniente che i Giudei siano asserviti ai Cristiani e non già che questi prestino orecchio a quelli, così prosegue: “Che i figli di una donna libera non siano al servizio dei figli di un’ancella, ma come servi riprovati da Dio, in quanto tramarono crudelmente per farlo morire, si riconoscano almeno servi di coloro che la morte di Cristo rese liberi, e quelli servi per effetto del loro operato”. Queste parole si trovano nel suo Decretale: “Etsi Judaeos”. In altri Decretali ancora: “Cum sit nimis” sotto lo stesso titolo “De Judaeis et Saracenis” affinché i Giudei non siano assunti in pubblici impieghi, prescrive: “Sia vietato preferire i Giudei in pubblici uffici, poiché in tale veste sono dannosi, ai Cristiani soprattutto”. 

Anche Innocenzo IV, mentre scriveva al Santo Ludovico Re dei Franchi che aveva intenzione di espellere i Giudei dai confini del suo Regno, approva una tale decisione poiché essi non rispettavano affatto quelle disposizioni che erano prescritte dalla Sede Apostolica nei loro confronti: “Noi, con tutti i nostri sentimenti aspirando alla salute delle anime, concediamo a Te, con l’autorità dettata dalle circostanze, la facoltà di cacciare i predetti Giudei o per opera tua o di altri, soprattutto perché non rispettano (come ci risulta) gli Statuti promulgati contro di essi dalla predetta Sede”. Così si legge presso Rainaldo (Anno di Cristo 1253, n. 34). 

Se poi si chiede quali siano quelle cose che dall’Apostolica Sede sono proibite ai Giudei che vivono dentro le stesse città in cui abitano i Cristiani, diciamo che si permettono ad essi quelle stesse facoltà che oggi nel Regno di Polonia sono loro concesse e che da noi sono esposte più sopra. Evidentemente per acquisire tale verità non vi sarà bisogno di una vasta lettura di libri. È sufficiente scorrere il titolo dei Decretali “De Judaeis et Saracenis”, dei Romani Pontefici Nostri Predecessori: Nicola IV, Paolo IV, San Pio V, Gregorio XIII e Clemente VIII. Le Costituzioni sono disponibili nel Bollario Romano. Voi infatti, Venerabili Fratelli, per comprendere chiaramente tali questioni non avete neppure la necessità di affrontare l’impegno della lettura. Vi soccorrono tutte le prescrizioni e le decisioni prese nei Sinodi dei vostri predecessori; poiché essi certamente non omisero di inserire nelle loro Costituzioni tutte quelle disposizioni che – per quanto riguarda l’attuale materia – furono sancite ed ordinate dai Romani Pontefici.  

Tuttavia il colmo della difficoltà consiste in ciò che o la memoria delle Sanzioni Sinodali dilegua, o viene negletta l’esecuzione di esse. Su di voi, pertanto, Venerabili Fratelli, incombe l’onere di rinnovarle. Ciò richiede la natura del vostro ufficio: che insistiate con solerzia nell’applicazione di esse. In questa impresa, com’è bene e giusto, cominciate dagli uomini Ecclesiastici, per i quali è doveroso mostrare agli altri la via comportandosi rettamente, e con l’esempio far luce ad altri ancora. Per grazia della Divina pietà, a Noi giova sperare che il buon esempio degli Ecclesiastici ricondurrà sul retto sentiero i Laici che si sono sviati. Invero, quelle disposizioni da voi poterono essere accolte e annunciate tanto più facilmente e fiduciosamente in quanto (in base al contributo recato da affidabili e capaci informatori) mi giunse notizia che né i vostri beni né i vostri diritti sono stati da voi concessi in appalto ai Giudei; che nessun affare intercorra con essi, né quello di dare danaro in prestito né quello di riceverlo; in breve che Voi siate del tutto liberi e immuni da ogni traffico con essi. 

Il criterio e il metodo prescritti dai Sacri Canoni per esigere dai ribelli la dovuta obbedienza nei processi, consistono nell’applicare le Censure, e nel provvedere inoltre che tra i casi riservati siano da ascrivere anche coloro che si suppone possano minacciare uno scisma religioso. Certamente vi è noto che il Sacro Concilio Tridentino provvide alla stabilità della vostra giurisdizione allorché a Voi stessi attribuì il diritto d’intervento in casi riservati; né quei casi restrinse soltanto ai pubblici delitti, ma li estese e li ampliò anche ai più gravi ed atroci, perché non siano soltanto affari privati. Più volte dunque dalle Congregazioni di questa nostra alma Urbe, in vari Decreti e in Lettere Encicliche, fu deciso e deliberato che fra i casi più gravi ed atroci si dovessero annoverare quelli verso cui gli uomini sono più proclivi, e che sono il flagello sia della disciplina Ecclesiastica che della salute delle Anime affidate alla cura del Vescovo; come Noi abbiamo diffusamente dimostrato nel nostro trattato “De Synodo Diocesano” (Lib. 5, cap. 5). 

A questo fine non sopporteremo che da parte Nostra si faccia desiderare cosa che sia d’aiuto per Voi, e per risolvere le difficoltà che senza dubbio incontrerete se Voi dovrete procedere contro quegli Ecclesiastici che si sono sottratti alla Vostra giurisdizione. Noi al Venerabile Fratello Arcivescovo di Nicea e costà Nostro Nunzio abbiamo assegnato gli opportuni incarichi circa la stessa questione, perché prenda i necessari provvedimenti nei limiti delle facoltà a lui attribuite. Ad un tempo vi promettiamo che Noi, quando si presenterà l’occasione, non tralasceremo di trattare questa questione anche con coloro che possono fare in modo che dal nobile Regno Polacco siano cancellate una macchia e una ignominia di tal natura. Inoltre voi, Venerabili Fratelli, invocate anzitutto la protezione da Dio, che è l’artefice di ogni bene, con la più fervente commozione del cuore. E ancora da Lui implorate con le vostre preci l’aiuto per Noi e per questa apostolica Sede. 

Mentre vi abbracciamo con pienezza di carità, amorevolmente impartiamo alle Vostre Fraternità e ai Greggi affidati alle Vostre cure l’Apostolica Benedizione. 

Dato da Castel Gandolfo, il giorno 14 giugno 1751, undicesimo anno del Nostro Pontificato.»  

Johannes De Parvulis

lunedì 27 settembre 2021

"ASCOLTA, ISRAELE!"

 


ANNESSO N. 1 

Il probabile sistema monetario del Regno messianico: suo funzionamento. 

  

1) – "L’ISOLA DEI NAUFRAGHI". (Un racconto di Louis Even)  

Attraverso questo racconto l’autore ci mostra le lacune del sistema monetario attuale, e ci spiega in che modo dovrebbe funzionare per essere utile a tutta la società, non solo a dei privilegiati.   


Domanda iniziale: Ditemi se la vera ricchezza è quella presente nei soldi, che sono un simbolo dei beni reali, oppure quella che è nei beni reali. La vera ricchezza è nei beni reali, voi mi dite. Ok. Se ciò è vero per tutti, come mai la gente non si preoccupa di domandare ai governanti un sistema monetario in cui il denaro disponibile sia calcolato e distribuito in proporzione dei beni reali? Vi sarete sicuramente accorti che quando i magazzini sono strapieni, la società si trova alle prese con una crisi economica. La situazione è talmente tesa che i produttori, vedendo che la merce non si vende ma rimane ferma nei magazzini non osano continuare a produrre di più. E tutti cominciano a preoccuparsi. Anziché parlare di abbondanza, che è una benedizione, si parla di calamità, che è una maledizione. Da che cosa dipende un simile intoppo? Da un numero insufficiente di consumatori? No, di certo! Tutti sanno che di fronte a questi magazzini strapieni ci sono migliaia di consumatori che non chiedono altro se non di poter consumare ciò che è stato prodotto per il consumo. Ma allora, da dove viene l’imbroglio? Dal fatto che i soldi non girano? Dal fatto che il sistema monetario è inadeguato, mal concepito, viziato in partenza? Ascoltiamo il racconto che segue, e alla fine vedremo le conclusioni possibili. 122


1. Salvati dal naufragio 


Un’esplosione ha distrutto la nave. 

I superstiti si aggrappano ai pezzi galleggianti che riescono ad aggrappare. Cinque uomini riescono a salire su di una zattera. Degli altri passeggeri nessuna notizia.  

Sono ore che i cinque scrutano l’orizzonte. Qualche nave di passaggio li vedrà? La loro zattera approderà su qualche riva ospitale? Ad un tratto uno grida: Terra! Guardate! Laggiù! Proprio là, nella direzione delle onde! I visi si rallegrano man mano che all’orizzonte appare sempre più chiara la linea di una terra.  

Sono in cinque: Francesco è quello che ha gridato: “Terra”! È grande e vigoroso. È falegname di mestiere, ed è pure capace di costruire case di legno. Paolo è contadino. È quello in ginocchio, con una mano a terra e l’altra aggrappata al palo della zattera. Giacomo è un esperto di allevamenti di bestiame. È quello coi pantaloni a righe, che guarda ansiosamente verso terra tenendosi anche lui in ginocchio. Enrico è perito agrario. È quel grassotto che sta seduto sul baule, che per fortuna è riuscito a salvare dal naufragio. Tommaso è un ingegnere minerario. È quello in piedi, dietro al palo. Con una mano si tiene al palo della zattera, e con l’altra si appoggia alla spalla del falegname.  


2. Un’isola provvidenziale. 


Camminare sulla terra ferma è come rivivere. Dopo essersi asciugati e riscaldati, i cinque del gruppo esplorano un po’ l’isola che li accoglie, così lontana dal mondo civile. La battezzano: Isola dei Naufraghi. Un giro rapido dell’isola li riempie di speranza. L’isola non è un deserto. Adesso sono gli unici ad abitarla, ma probabilmente ci sono state altre persone prima di loro. Lo deducono dal fatto che sull’isola hanno incontrato qui e là dei branchi di animali che vivevano allo stato brado. Giacomo, l’allevatore, dice che potrà migliorarli e renderli utili. In quanto al suolo, Paolo dice che secondo lui il terreno si presta bene alla cultura. Enrico ha scoperto alberi da frutto e spera di poter ricavarne un certo profitto. Francesco ha notato che ci sono boschi ricchi di alberi già adulti, con legno di ogni specie: con il legno dei tronchi sarà facile per lui costruire delle capanne e poi delle case destinate alla piccola comunità. In quanto a Tommaso – l’ingegnere minerario – ciò che lo ha maggiormente attirato è la parte rocciosa dell’isola. Ha trovato degli indizi che rivelano un sottosuolo ricco di minerali. Nonostante la mancanza di attrezzi perfezionati, egli pensa di avere abbastanza iniziativa e destrezza manuale per trasformare in metallo il minerale grezzo. Così, per il bene di tutti, ognuno potrà svolgere la sua attività preferita. Tutti si considerano fortunati, e ringraziano la provvidenza della piega abbastanza favorevole che stanno prendendo gli avvenimenti. 


3. Le vere ricchezze. 

 
Tutti si mettono a lavorare. All’inizio si a ccontentano di alimenti rozzi, ma quando i campi coltivati cominciano a produrre come si deve, allora tutti mangiano meglio. Il falegname si dà da fare per costruire le case e i mobili, e così si danno da fare anche gli altri. Ognuno è attivo secondo le proprie competenze. Col passare delle stagioni il patrimonio dell’isola si arricchisce. Non si arricchisce d’oro o di soldi stampati, ma di ricchezze vere, di cose che nutrono, di cose che vestono, di cose che creano un certo conforto rispondendo a dei bisogni concreti.  
La vita non è sempre facile come ai cinque piacerebbe che fosse. Mancano diverse cose alle quali essi erano abituati, ma a conti fatti la loro sorte potrebbe essere anche peggiore. D’altronde nel loro paese, il Canada, essi hanno già conosciuto la crisi del ‘29, e si ricordano le privazioni alle quali dovevano sottostare malgrado l’abbondanza che c’era nei magazzini e nei negozi, tutti strapieni, e a qualche passo dalla loro casa. Almeno qui, nell’isola, non si sentono umiliati nel vedere marcire sotto gli occhi i diversi prodotti di cui hanno bisogno per vivere. E poi le tasse non esistono, e nemmeno i sequestri. Se il lavoro è talvolta duro, c’è la soddisfazione di poter godere dei frutti di detto lavoro. Insomma, i cinque uomini sfruttano l’isola benedicendo Dio, e sperando di potere un giorno ritrovare parenti e amici, dopo essere riusciti a conservare i due più grandi beni: la vita e la salute.  


4. L’ inconveniente più grosso.  


I cinque uomini si riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Una sola cosa li disturba nel semplice sistema da essi praticato: non usano moneta, e lo scambio diretto di prodotti con prodotti presenta degli inconvenienti. I prodotti da scambiare non sono sempre disponibili l’uno con l’altro nel medesimo tempo. Avviene per esempio che la legna consegnata durante l’inverno al coltivatore possa essere rimborsata in verdura o frutta solo sei mesi più tardi. Alle volte succede che un grosso articolo sia consegnato da uno degli uomini, che in cambio vorrebbe avere differenti piccoli articoli prodotti non da uno ma da parecchi altri uomini, e in epoche differenti. Il sistema dello scambio risulta complicato. Se vi fosse del denaro in circolazione ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro. Con la moneta ricevuta ognuno potrebbe comperare dagli altri le cose che desidera, quando le desidera, e nel momento in cui esse sono disponibili. Tutti sono d’accordo nel riconoscere il vantaggio che offre un sistema di soldi fatti per circolare, ma nessuno di essi sa come fare per organizzarne uno. Essi sanno come produrre le cose concrete, che sono la vera ricchezza di cui hanno bisogno per vivere, ma i soldi, che sono dei segni stampati sulla carta, non li sanno fare. Ignorano tutto dei soldi, di come si stampano e di come si fa quando non bastano più quelli già stampati, quando assieme si decide che bisogna stamparne ancora un po’ per pareggiare il valore delle merci che si sono aggiunte sul mercato... Senz’altro molti uomini istruiti vivrebbero oggi lo stesso imbarazzo. I nostri governanti lo hanno vissuto per una decina d’anni nel tempo che ha preceduto la Seconda guerra mondiale. Solo il denaro mancava al paese, e di fronte a questo problema il governo rimaneva inerte, come paralizzato.  

5. Arriva qualcuno: un altro naufrago.  

Una sera i nostri cinque uomini sono tutti sulla spiaggia, e stanno ancora parlando del loro problema di soldi. Improvvisamente appare all’orizzonte una barca con a bordo un unico uomo. Tutti accorrono verso il naufrago e gli offrono le prime assistenze. Alla fine si mettono a discutere. Capiscono che il naufrago viene dall’Europa, e che anche lui è superstite di un naufragio. Si chiama Martin Golden. I cinque sono felici di avere un compagno in più, e gli fanno visitare l’isola. “Anche se siamo lontani dal resto del mondo – gli dicono – non siamo troppo da compiangere. La terra rende abbastanza bene, e anche la foresta. Ci manca solo una cosa: non abbiamo i soldi che ci permetterebbero di scambiare tra di noi con più facilità i prodotti e i servizi.”  

Martin Golden dice: “Benedite il caso che mi ha spinto fin qui! Per me il denaro non fa mistero. Sono banchiere, e vi posso organizzare in poco tempo un sistema di soldi che vi darà intera soddisfazione.”  

Banchiere? Ooooh! Banchiere! Un angelo venuto dal cielo non avrebbe avuto tanti inchini e riverenze! Non è vero che nei nostri paesi civilizzati noi trattiamo i banchieri come se fossero delle divinità incarnate?  


6. Il dio della civiltà. 


– “Signor Martin, dato che voi siete un banchiere, non c’è bisogno che lavoriate come noi. Vi occuperete solo dei nostri soldi.”  
– “Farò del mio meglio, come ogni banchiere, con la soddisfazione di veder aumentare la prosperità generale.”  
– “Signor Martin, vi costruiremo una casa degna di voi. Nel frattempo volete accettare di abitare nell’edificio che serve alle nostre riunioni?”  
– “Certo amici, mi va benissimo. Ma prima sbarchiamo ciò che sono riuscito a salvare dal naufragio: possiedo una piccola stampatrice, della carta, e un bariletto che voglio trattare con riguardo.”  
La barca viene vuotata. Il bariletto attira la curiosità dei nostri cinque uomini. Martin dice:  
– “Questo barile è un tesoro. È pieno d’oro!”  
– Pieno d’oro!? 
Sembra che i cinque vogliano cadere a terra per svenimento. Il dio della civiltà è entrato nell’Isola dei Naufraghi. È un dio giallo, che preferisce tenersi nascosto; ma è potente, terribile, e la sua presenza o assenza (e persino i suoi minimi capricci) possono decidere della vita o della morte di 100 nazioni!  
– “Pieno d’oro?! Oh, signor Martin, voi siete un vero grande banchiere! Vi rendiamo omaggio.” 
 – “Oro, amici miei! Qui ce n’è per soddisfare i bisogni di mezzo mondo! Ma non è l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro: l’oro è l’anima di tutto il denaro sano. L’anima non si vede, quindi è meglio che rimanga nascosta. Quando il denaro sarà pronto per essere distribuito vi spiegherò meglio tutta la faccenda.”  


7. Un seppellimento senza testimoni. 
 

Prima di separarsi per la notte, Martin rivolge un’ultima domanda ai nostri amici: “Per facilitare i vostri scambi, di quanto denaro avreste bisogno sull’isola?”  
I cinque si guardano, si consultano, consultano umilmente lo stesso Martin. Con i consigli del benevolo banchiere tutti quanti sono d’accordo che 200 dollari per ciascuno dovrebbero bastare. L’appuntamento è fissato per la sera dell’indomani. Ognuno riceverà 200 dollari. Nel ritirarsi per la notte i cinque uomini si scambiano dei commenti pieni di commozione, poi vanno a dormire.  
È già tardi, e si addormentano dopo avere sognato ad occhi aperti l’oro del barile e i dollari che riceveranno l’indomani. Martin Golden non perde tempo. Il suo avvenire di banchiere gli fa tutto dimenticare, anche la stanchezza. Di buon mattino, allo spuntar del giorno, scava un grosso buco nella terra e vi ci mette il barile. Lo ricopre di terra, e per non lasciare tracce visibili lo dissimula con dei ciuffi d’erba accuratamente sistemati. Poi vi trapianta anche un piccolo arbusto. Terminato questo lavoro, Martin mette in uso la sua stampatrice, e stampa mille biglietti da un dollaro. Mentre guarda i biglietti che escono dalla stampatrice, dice a se stesso:  
“Come sono facili da stampare questi biglietti! Essi prendono il loro valore dai beni che già esistono su quest’isola, sia sotto la forma di beni grezzi che sotto la forma di beni lavorati. Senza i prodotti già presenti nell’isola i biglietti non avrebbero nessun valore. I miei cinque clienti ingenui non sanno questo, o non ci pensano. Credono che a garantire i dollari sia il barile d’oro. La loro ignoranza mi permette di regnare su di loro, sfruttandoli tutti a mio piacimento!”  
In serata arrivano i cinque.  


8. Denaro per tutti, stampato di fresco!  


Là, sulla tavola, ci sono cinque pacchetti di denaro.  
– “Prima di distribuirvi questo denaro – dice il banchiere – bisogna che ci mettiamo d’accordo. I soldi sono basati sull’oro. L’oro è mio. È nel barile. Il barile è come se fosse la mia banca. Dunque il denaro è tutto mio ... Oh! Non preoccupatevi se vi dico questo. Il denaro che vi metto tra le mani lo potete utilizzare come vi pare e piace, ma è denaro mio, che io vi cedo in prestito. Mentre lo usate io vi carico solo gli interessi. Siccome su quest’isola il denaro è raro, visto che prima che io arrivassi non ce n’era affatto, credo di essere ragionevole se vi chiedo un po’ di interesse. Soltanto l’otto per cento.”  
– “Benissimo, signor Martin, siete molto generoso.”  
– “Un’ultima cosa, amici. Siccome gli affari sono affari, anche tra amici bisogna premunirsi. Prima di intascare questo denaro ognuno di voi firmerà un documento: si tratta di un documento nel quale ognuno di voi si impegna a rimborsare il capitale e gli interessi a tempo dovuto, sotto pena di confisca dei beni che possiede. Oh! È solo una garanzia. Io non ci tengo affatto alle vostre proprietà. Mi accontento del denaro. Sono sicuro che voi conserverete i vostri beni e mi restituirete il denaro a tempo debito.”  
– “Bene, bene, signor Martin. Lavoreremo con ardore e vi rimborseremo tutto.”  
– “Così va bene. E se avete qualche problema da risolvere tornate qui da me. Un banchiere è un amico, l’amico di tutti... Adesso, ecco i vostri soldi. Ognuno riceve 200 dollari.”  
I cinque uomini ricevono i soldi e ripartono contenti, le mani piene di dollari e la testa piena di progetti.  


9. Un problema di aritmetica. 

Il denaro di Martin ha circolato nell’isola. Gli scambi si sono moltiplicati, semplificando la vita di tutti. Tutti salutano Martin con rispetto e gratitudine. Ma Tommaso, l’ingegnere, non è tranquillo. Gli rimangono pochi dollari, e la maggior parte dei suoi prodotti sono ancora sotto terra. Come farà a rimborsare il banchiere alla prossima scadenza?  

Dopo aver ben ragionato sul suo problema individuale, Tommaso comincia ad esaminarlo dal punto di vista collettivo. Si chiede: “Considerando la popolazione dell’isola nel suo insieme, siamo noi in grado di mantenere i nostri impegni col signor Martin? Martin ha stampato 1.000 dollari in tutto, ma ci chiede una somma di 1,080. Anche se noi tutti insieme raccogliessimo tutto il denaro che c’è nell’isola, e questo per riportarglielo indietro, ciò farebbe un totale di 1,000 dollari, non di 1,080. Nessuno di noi ha stampato gli 80 dollari che mancano. Noi produciamo quello che ci occorre per vivere, ma non stampiamo dollari. Siccome nell’insieme noi non possiamo restituire il capitale più gli interessi, Martin dovrà sequestrare tutta l’isola”.   

Tommaso continua a ragionare: “Visto che alcuni di noi sono capaci di rimborsare, essi sopravvivranno, ma gli altri cadranno. Poi cadranno anche i primi, quelli che all’inizio potevano rimborsare, e il banchiere finirà per prendersi tutto. Dunque è meglio che ci mettiamo subito insieme per sistemare questa faccenda in maniera collettiva.”  

Tommaso non ha difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha imbrogliati, e tutti si danno appuntamento presso il banchiere.  


10. Benevolenza del banchiere. 

Martin Golden si accorge che qualcosa non va, ma fa buon viso a cattiva sorte. Allora Francesco presenta il caso: “Come possiamo noi portarvi 1.080 dollari se in tutta l’isola ne esistono soltanto 1.000?”  

– “Amici, è l’interesse. Non è aumentata la vostra produzione?”  

– “Sì, ma il denaro, lui, non è aumentato, e ad ogni scadenza voi lo pretendete. E volete essere pagato in denaro, non volete essere pagato con i nostri prodotti. Visto e considerato che solo voi stampate denaro, e che finora ne avete stampati 1.000 in tutto, come mai pretendete che noi ve ne riportiamo 1,080? È impossibile!”  

– “Amici! Un momento vi prego. I banchieri si adattano alle situazioni, perché hanno a cuore il benessere pubblico... Vi chiederò solo l’interesse. Si tratta di 80 dollari. Il capitale ve lo lascio.”  

– “Ci cancellate il debito?”  

– “Questo no, non posso farlo, mi dispiace. Un banchiere non cancella mai un debito. Voi mi dovete ancora tutto il denaro che vi ho prestato, ma alla fine di ogni anno mi darete l’interesse, solo l’interesse. Se voi pagate l’interesse in maniera regolare, io non vi disturberò per il rimborso del capitale. E per evitare che qualcuno di voi risulti incapace di pagare l’interesse, vi suggerisco di organizzarvi collettivamente, come se foste una nazione, e di fondare un sistema di collezione. Questo si chiama tassare. Quelli che hanno più soldi pagheranno più tasse di quelli che ne hanno di meno. Finché mi portate il totale dell’interesse collettivo io sarò soddisfatto, e la vostra nazione andrà bene.”  

I nostri amici tornano a casa, ma sono convinti solo a metà, e rimangono pensierosi.  


11. Crisi di vita cara. 

Col passar del tempo la situazione sull’Isola peggiora. Anche se la capacità di produrre aumenta, gli scambi diminuiscono, ma ciò non impedisce Martin di riscuotere i suoi interessi in maniera regolare. Tutti quanti si preoccupano di mettere da parte le quote destinate al pagamento delle tasse, che sono i suoi interessi. Il denaro circola, ma fa fatica, ed in circolazione ce n’è sempre di meno. Quelli che hanno più tasse da pagare si lamentano criticando quelli che ne pagano di meno. Alcuni aumentano i loro prezzi per trovare un compenso. I più poveri si lamentano protestando contro il caro vita, e chi non ha soldi da spendere compera sempre di meno. Il morale è in ribasso, la gioia di vivere se ne va. Il lavoro pesa. A che scopo lavorar tanto? I prodotti non si vendono, e anche quando si vendono bisogna pagare le tasse per soddisfare le esigenze di Martin Golden. Qualche volta la gente è costretta a privarsi del necessario. È la crisi, e tutti si accusano a vicenda di essere causa della vita che diventa sempre più cara.  

Un giorno, dopo aver ben riflettuto in mezzo ai suoi campi, Enrico conclude che il cosiddetto “progresso” del banchiere ha rovinato tutto. Anche se i cinque hanno tutti i loro difetti, tutti sono d’accordo per dire che il sistema di Martin Golden è sbagliato, fatto per nutrire quanto c’è di più cattivo nella natura umana. Allora Enrico decide di radunare i suoi compagni per convincerli che è ora di fare qualcosa per cambiar sistema. Incomincia da Giacomo, e Giacomo gli risponde: “Eh, io non sono molto istruito, ma è già da tempo che mi sono accorto di una cosa: il sistema del nostro caro banchiere è corrotto. Puzza più del letame che ho nella mia stalla!”  

Uno dopo l’altro, tutti si convincono della necessità di parlare di nuovo al banchiere, e vanno da lui. 


12. Il fabbro di catene. 

Scoppia la tempesta presso il banchiere:  

“Signor banchiere, il denaro è raro sulla nostra isola, e questo succede perché voi ce lo togliete. Vi paghiamo tasse, vi paghiamo interessi, e alla fine vi dobbiamo ancora come vi dovevamo all’inizio. Lavoriamo. Le terre diventano belle, sempre più belle, eppure noi, come premio, siamo peggio di quello che eravamo prima del vostro arrivo. Debiti a destra! Debiti a sinistra! Debiti di qua e di là. Debiti di continuo. Debiti fin sopra la testa!”  

– “Vediamo un po’, amici, ragioniamo. Se le vostre terre sono più belle, è per merito mio. Un buon sistema bancario è importante per un paese. Ma per poter andare avanti è sempre necessario che il banchiere abbia la vostra fiducia. Venite a me come si va da un padre... Volete altro denaro? Benissimo. Il mio barile d’oro vale molto più di mille dollari... Tenete, vi presterò immediatamente altri mille dollari ipotecando le vostre nuove proprietà.”  

– “Raddoppiare ancora i debiti da pagare? Raddoppiarli sempre senza mai finire?”  

– “Sì, io non smetterò di prestarvi soldi. Ve ne presterò di continuo, ancora e poi ancora. Basta che voi aumentiate la vostra ricchezza fondiaria. Mi restituirete solo l’interesse. Accumulerete i prestiti, li chiamerete “debito consolidato”. Il debito potrà aumentare ogni anno, ma anche il vostro reddito aumenterà. Il vostro paese si svilupperà grazie ai miei prestiti.”  

– “Allora, più noi faremo produrre l’isola col nostro lavoro, e più aumenterà il nostro debito globale?”  

– “Amici, voi non sapete tutto quello che io so. Nei paesi civilizzati il debito pubblico è il barometro della prosperità. Ve lo dico io!”  


13. Il lupo mangia gli agnelli. 

– “Signor Martin, allora quello che lei chiama “denaro sano” sarebbe il denaro che ci obbliga ad essere schiavi? Come può essere "sano" un debito collettivo divenuto impagabile, e persino necessario?”  

- “Signori, ogni denaro sano deve essere basato sull’oro, e deve uscire dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una buona cosa: esso mette i governi sotto la tutela della saggezza incarnata dei banchieri. Io, come banchiere, sono una fiaccola di civiltà nella vostra isola.  

– “Signor Martin, anche se dobbiamo passare per degli ignoranti, a noi non interessa più questo suo tipo di civiltà. A noi non interessano più i soldi che lei stampa, e non prenderemo più a prestito nemmeno un centesimo da lei. Denaro sano o non sano, a noi non interessa più di avere a che fare con lei.”  

Mi rincresce molto, signori miei. Se rompete il contratto che abbiamo stipulato, io ho le vostre firme. Rimborsatemi tutto immediatamente, capitale e interessi.”  

– “Non è possibile. Anche se le portiamo il denaro di tutta l’isola, il debito non potrà mai essere scontato del tutto. Noi vogliamo essere liberi dai debiti, e per questo rinunciamo al suo sistema.”  

– “Un momento! Voi qui avete firmato. Sì, avete firmato! Allora io, in nome della santità dei contratti firmati, vi sequestro tutto ciò che possedete. Tutte le vostre proprietà sono ipotecate, ed io ve le sequestro tutte. Questo è quanto è stato convenuto tra di noi nel tempo in cui eravate così contenti di avermi. Se non volete servire la potenza del denaro con le buone, la servirete con le cattive. Continuerete a sfruttare l’isola, ma per me soltanto, alle mie condizioni. Andate. Vi darò altri ordini domani.”  


14. Il controllo dei giornali. 

Martin sa che colui che controlla il sistema monetario di una nazione, controlla la nazione al completo, ma è pure convinto di un’altra cosa, e cioè: che per conservare il controllo di detta nazione è preferibile che il popolo rimanga all’oscuro di certe cose, nel buio dell’ignoranza. Per riuscire a mantenere nel popolo questo buio e questa ignoranza, il modo migliore, secondo Martin, è quello di distrarre il popolo con mille cose superflue. Per esempio, Martin si è accorto che dei cinque uomini, due sono conservatori e tre sono liberali. Lo ha notato dalle loro conversazioni. I rossi e i blu non la pensano veramente allo stesso modo. Martin si applicherà dunque ad inasprire le loro discordie il più possibile. Con la sua stampatrice riesce a pubblicare due giornaletti alla settimana: “Il Sole” per i rossi, “La Stella” per i blu. Il giornaletto “Il Sole” dice in sostanza: "Se voi non siete più padroni nel vostro paese, la colpa è dei blu che sono troppo attaccati ai loro interessi, oltre ad essere delle persone arretrate". “La Stella” invece dice: "Il vostro debito nazionale è l’opera di quei maledetti rossi, sempre pronti a lanciarsi in qualsiasi tipo di avventura politica".  

E così i nostri due gruppi litigano di continuo, dimenticando che il vero responsabile delle loro catene è Martin, il controllore del denaro.  


15. Un prezioso relitto.  

Un giorno Tommaso scopre in fondo all’isola una piccola barca senza remi, con dentro una cassetta ben conservata. Apre la cassetta, e tra i panni trova un libricino da niente. È intitolato: “Verso Domani”, anno primo. Curioso di sapere si siede, lo apre, e legge tutto quello che c’è scritto. Lo divora. Alla fine esclama: “Ecco ciò che avremmo dovuto sapere fin dall’inizio!!! Il denaro non prende il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che esso rappresenta, e che deve servire a comperare. Il denaro può essere una semplice contabilità. I crediti possono passare da un conto all’altro secondo le compre e le vendite. Il totale del denaro deve essere proporzionato al totale della produzione. 

Ad ogni aumento della produzione deve corrispondere un aumento equivalente di denaro... Nessun interesse da pagare sul denaro che nasce... Il progresso non è definito dal debito pubblico, ma da un dividendo nazionale che è uguale per tutti... I prezzi sono scelti in base al generale potere d’acquisto, a partire da un coefficiente-prezzi...”  

Tommaso non sta più nella pelle. Si alza, e col suo libro tra le mani corre dai suoi compagni per dir loro della sua scoperta.


16. Il denaro, semplice contabilità. 

 

Tommaso si trasforma in professore, e dice: “Adesso vi spiego quello che avremmo potuto fare, senza il banchiere, senza l’oro, e senza firmare debiti di nessun genere. Io apro un conto a ognuno di voi, prendo un libretto e ci scrivo sopra il vostro nome. Sulla destra scrivo ogni vostro credito, cioè le cifre che fanno aumentare il vostro conto, e sulla sinistra scrivo ogni vostro debito, cioè le cifre che lo fanno diminuire.  

Per cominciare noi abbiamo chiesto $200 ciascuno. Allora scriviamo sul libretto di ognuno di noi un credito di $200. Questo vuol dire che ognuno di noi parte con $200 di credito. Poi Francesco vuole comperare alcuni prodotti da Paolo, e questi gli costano $10. Allora tolgo a Francesco $10 (gliene rimangono 190) e li aggiungo a Paolo, che adesso ne possiede $210. Poi Giacomo compra da Paolo l’equivalente di $8 di prodotti. Tolgo $8 a Giacomo, che rimane con $192, mentre Paolo sale a $218. Paolo compra legna da Francesco per un totale di $15. Tolgo $15 a Paolo, che rimane con $203, e ne aggiungo $15 a Francesco, che risale a $205. E così di seguito, passando da un conto all’altro, proprio come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra. Se poi qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua produzione, gli apriamo il credito che per lui è necessario, ma glielo apriamo senza interesse. Egli rimborserà il credito quando venderà la sua produzione. La stessa cosa per i lavori pubblici. E poi, visto il progresso collettivo, aumenteremo periodicamente tutti conti individuali di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno, in proporzione del progresso realizzato collettivamente. Questo è il dividendo nazionale. In questo modo il denaro è uno strumento di servizio, non di sfruttamento.”  


17. Il banchiere è disperato. 

Tutti hanno capito la lezione. Il gruppo è diventato “creditista”. L’indomani il banchiere Martin riceve una lettera firmata dai cinque:  

“Signor Martin Golden, lei ci ha sfruttati senza necessità, coprendoci di debiti. Per dirigere la nostra economia monetaria noi non abbiamo più bisogno di lei. Ormai avremo tutto il denaro che ci occorre, senza oro, senza debiti, e senza ladri. In quest’isola abbiamo deciso di funzionare secondo il sistema del Credito sociale. Il dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale. Se lei desidera essere rimborsato per quel che ha fatto per noi, le restituiremo tutto il denaro che ha stampato, ma non un centesimo di più. Lei non ha diritto di reclamare da noi ciò che non ha mai prodotto.” 

Martin Golden è disperato. Il suo impero sta crollando. I cinque sono diventati "creditisti". Per loro non esistono più misteri sul denaro, o sul credito. Martin Golden pensa: “E adesso che cosa faccio? Chiedo perdono? Mi metto a fare quello che fanno loro? Io, banchiere, mettermi a fare quello che fanno loro? ... Non voglio. Preferisco starmene tranquillo in disparte. Mi arrangerò, in modo di non avere bisogno di nessuno di loro.”  


18. Ormai la truffa è scoperta. 

Per proteggersi contro ogni possibile reclamo, i cinque uomini decidono che il loro ex-banchiere deve firmare un documento dove dichiara di essere ancora in possesso di quello che aveva al momento del suo arrivo. Da qui la necessità di fare un inventario dei suoi averi: la barca, la piccola stampatrice, il famoso barile pieno d’oro... Martin Golden è costretto a rivelare il luogo dove ha nascosto il barile. I cinque scavano, lo trovano, lo tirano fuori dalla terra, lo puliscono. L’ingegnere, che se ne intende di metalli, trova che il barile non pesa abbastanza per contenere oro. Allora dice forte: “Io non credo che questo barile sia pieno d’oro.”  

Francesco, nell’udire questo, dà un grosso colpo di scure al barile. Il barile si apre. Dov’è l’oro? Solo pietre, sassi, e sabbia. Pietre, semplici rocce prive di qualsiasi valore!... I cinque uomini fanno fatica a crederci, e si mettono a dire: “Quel miserabile! Quel bugiardo! Quel ladro! Quel farabutto! Ma guarda fin dove ci ha imbrogliati! Quanto stupidi siamo stati nel cadere in estasi di fronte alla parola: ORO!”  “Gli abbiamo ipotecato le nostre case per dei pezzi di carta basati su quattro sassi!”  “Ci siamo litigati e odiati per mesi e mesi a causa di una truffa del genere! Demoniaccio!”  

Ma il banchiere non c’è più. È sparito. Appena ha visto che Francesco alzava la scure per rompere il barile è scappato via di corsa.  


2) – SPUNTI RICAVATI DALLA STORIA RACCONTATA.  

Nel terzo capitolo di questo libro abbiamo detto che il vero Nuovo Ordine Mondiale non sarà quello inventato dall’uomo, ma quello concepito da Dio, e che il suo vero nome è Regno messianico. Come sarà il sistema finanziario di questo famoso Regno messianico?  

Per assicurarsi la pace e la giustizia sociale, gli uomini che faranno parte di esso avranno bisogno di una formula economica e monetaria capace di garantire il benessere di tutti, non solo il benessere di alcuni privilegiati. Questa formula esiste già sulla Terra. È quella del Credito sociale. Come mai non viene applicata? Perché il male imperante ci soffoca tutti quanti, impedendo ai responsabili delle nazioni di apprezzarla per quello che vale, e quindi di adottarla. Bisognerà che la Terra venga purificata, e allora l’uomo capirà il valore di questa formula, e accetterà di applicarla. In attesa di quel giorno, lo scopo di queste pagine è stato, e continua ad essere, quello di offrire al lettore interessato la possibilità di valutare il sistema economico e finanziario del futuro paragonandolo a quello presente.  


1. Domande e risposte.  

Domanda n. 1. Louis Even diceva che la mentalità e i metodi dei banchieri d’oggi sono identici a quelli di Martin Golden. Aveva torto o ragione di dirlo?  

Domanda n. 2 . Sappiamo che con l’Era nuova la precedenza sarà data ai valori spirituali, e che le ricchezze materiali saranno considerate come accessorie. Sapendo del prestigio che il Popolo ebraico avrà nel mondo venturo, è giusto pensare che tale prestigio sarà fondato sulle ricchezze materiali, o è più giusto pensare che sarà fondato sulle ricchezze spirituali?  

Domanda n. 3. Louis Even diceva che le tasse (che i governi impongono ai cittadini) sono una forma di banditismo. Aveva torto o ragione di dirlo? 

Domanda n. 4. Credito sociale e Cristianesimo: Quali sono i legami che uniscono il Credito sociale alla dottrina sociale della Chiesa cattolica, e al Cristianesimo in generale? 

Risposta n. 1: Chi conosce l’opera del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sa che la mentalità ed i metodi di coloro che lo dirigono assomigliano alla mentalità ed ai metodi di Martin Golden. Per capire questa situazione ancora meglio, il lettore è invitato a distinguere tra i banchieri che dirigono la politica finanziaria internazionale (FMI, ecc. …), e i banchieri che sono pagati dai primi per dirigere le succursali bancarie, piccole o grandi, ma locali. I primi decidono della salute finanziaria mondiale, invece i secondi sono dei semplici impiegati pagati per servire gli interessi dei primi. Il sistema finanziario mondiale è nelle mani dei primi. Sono essi che controllano l’emissione e la distribuzione delle banconote. Si dice che siano tutti di razza ebraica. 123 

Risposta n. 2 : Le ricchezze materiali serviranno quelle spirituali, non il contrario (com’è successo fino ad ora). Dunque il prestigio del Popolo ebraico sarà anzitutto d’ordine spirituale. Quello materiale seguirà quello spirituale come un effetto che segue la sua causa. 124 

Risposta n. 3: Le spiegazioni fornite da Louis Even mostrano che il suo punto di vista è fondato, ma bisogna aggiungere che per godere dei vantaggi garantiti dal Credito sociale non bisogna accontentarsi di abolire le tasse, punto e basta. Bisogna che la mentalità dei cittadini sia lavorabile al nuovo sistema. Attualmente l’egoismo delle persone è troppo generalizzato per permettere un cambiamento efficace. È necessaria una purificazione, seguita da una certa educazione degli spiriti.   

Risposta n. 4: Leggendo le opere di Clifford H. Douglas e di Louis Even sul Credito sociale ho constatato che i princìpi del Credito sociale promuovono l’altruismo, che è il contrario dell’egoismo. 125 Questo orientamento dà una connotazione religiosa al Credito sociale, senza impedirlo comunque di rimanere una formula economica.  

L’uomo moderno si è purtroppo allontanato dalla Legge d’amore predicata da Cristo, il che favorisce l’individualismo egoistico. 126 Di conseguenza la società umana si spegne lentamente come una candela accesa finisce per spegnersi quando le viene a mancare l’ossigeno. Il suo proprio egoismo la soffoca.  

Essendo la società quello che è, i Pellegrini di S. Michele 127 sono costretti ad andare contro corrente per fare conoscere la loro dottrina. Questa propone l’altruismo e la religiosità, contro l’egoismo e l’irreligiosità. 128 

Il fervore religioso che caratterizza i Pellegrini di S. Michele come cristiani deriva dal fatto che essi non si accontentano di predicare l’amore di Dio e del prossimo soltanto a parole, ma si sforzano di predicarlo anche con l’esempio.  


2. Dal racconto alla realtà dei fatti.  

Il sistema monetario introdotto da Martin Golden nell’ Isola dei Naufraghi era fondato sui debiti. Condannava il piccolo gruppo di naufraghi a coprirsi di debiti per poter sviluppare l’isola tramite il lavoro. Non è quanto succede in tutte le nazioni civilizzate?  

In termini di ricchezza reale, il Canada attuale è certamente più ricco di quello che era un secolo fa, o al tempo dei pionieri. Ora, se noi paragoniamo il debito pubblico di oggi con quello di un secolo fa, o con quello di tre secoli fa, che cosa scopriamo? 

Che la popolazione canadese si è riempita di debiti! Per quale motivo? Perché ha lavorato! Normale tutto questo? No! Se è vero che la popolazione canadese col suo lavoro ha permesso al paese di svilupparsi arricchendosi, che senso hanno i debiti che si accumulano sulle sue spalle come risultato del suo lavoro? 

La popolazione canadese, grazie al suo lavoro diversificato, ha prodotto tutte le ricchezze del paese. (Se il Canada importa dei prodotti dall’estero, lo fa in cambio di prodotti che lui pure esporta verso l’estero).  

Ciò malgrado i cittadini sono tassati per pagare scuole, ospedali, ponti, strade, e tutti i lavori pubblici. La popolazione è condannata a pagare per quello che lei stessa ha prodotto e continua a produrre collettivamente.  

Normale tutto questo? No!  


3. Pagare all’acquisto più di quello che la produzione ha costato.   

E non finisce qui. La popolazione è costretta a pagare un prezzo superiore al costo di produzione. Tutto quello che la popolazione produce è un arricchimento reale, eppure esso diventa per lei un debito, e un debito carico di interessi! Si tratta di un debito che col passare degli anni accumula interessi la cui somma finale può uguagliare il debito iniziale, e in certi casi oltrepassarlo. A causa degli interessi che si accumulano succede che la popolazione paghi due volte, tre volte, e anche quattro volte il valore dei beni che lei stessa ha prodotto. A fianco dei debiti pubblici ci sono quelli industriali, anch’essi carichi di interessi. Le tasse che sono da pagare costringono gli industriali e gli imprenditori ad aumentare il prezzo del loro prodotto al di là del costo di produzione. Se non lo facessero andrebbero in fallimento visto che devono preoccuparsi di rimborsare sia il capitale sia gli interessi del capitale.  

Che si tratti di debiti pubblici o di debiti industriali, è sempre la popolazione che paga, e il tutto viene pagato al sistema bancario, che senza sosta fagocita tutto. Quando si tratta di debiti pubblici la popolazione li paga sotto forma di tasse, e quando si tratta di debiti industriali li paga col prezzo diretto. Morale: i prezzi lievitano, le tasse aumentano, e il portafoglio si assottiglia.  

  

4. Sistema tirannico.  

Tutto dimostra che il nostro sistema monetario è concepito per mantenere in schiavitù le popolazioni che lo adottano, proprio come Martin Golden manteneva in schiavitù i naufraghi dell’isola (prima del loro risveglio). 

Che succede quando i primi banchieri, quelli che controllano i crediti, rifiutano un prestito, oppure vi mettono delle condizioni troppo dure per gli amministratori della cosa pubblica e per gli industriali? Succede che gli amministratori abbandonano dei progetti importanti, e che gli industriali rinunciano a produrre dei beni, anche se detti beni corrispondono a dei bisogni reali e sarebbero necessari al benessere pubblico. Questo freno (inopportuno) messo alla produzione aumenta il numero dei disoccupati.  

Per aiutare i disoccupati, evitare che muoiano di fame, si aumentano le tasse a coloro che ancora percepiscono uno stipendio o possiedono qualcosa. Dove lo troviamo un sistema più tirannico e malefico di così?  

5. Lo smercio dei prodotti è ostacolato.  

E non è tutto. Oltre a caricare di debiti la produzione finanziata, oltre a paralizzare quella che si rifiuta di finanziare, il nostro sistema monetario attuale ostacola lo smercio dei prodotti.  

A che servono i negozi strapieni se lo smercio dei prodotti è ostacolato? Per esempio: comperare un prodotto significa pagarlo in denaro, ma se il denaro è raro, sempre più raro rispetto all’ingente quantità di prodotti disponibili, con che cosa pago il prodotto di cui ho bisogno?  

Se alla capacità di produrre non corrisponde la capacità di pagare, se i prodotti sono abbondanti e facili da produrre, ma i soldi sono razionati e difficili da avere, se la popolazione desidera comperare ciò che è disponibile, ma non può permetterselo per mancanza di denaro, reso non disponibile da coloro che ne controllano l’emissione... che valore ha un siffatto sistema monetario? È come un motore che non funziona. Bisogna ripararlo.  


6. Credito sociale, e politica. 

Il sistema monetario attuale è viziato alla base perché non serve gli interessi della collettività.  

Ciò non significa che sia necessario sopprimerlo. Basterebbe ripararlo. È quanto farebbe l’applicazione dei princìpi monetari che portano il nome di Credito sociale, ma attenzione, non bisogna confondere il Credito sociale con il partito politico che in Canada si è arrogato il diritto di assumere questo nome! Alcuni politici canadesi hanno sporcato le parole Credito sociale scegliendole per designare il loro partito politico. È il più grande danno che mai sia stato fatto alla buona interpretazione della dottrina dell’inglese Clifford Hugh Douglas, e del canadese Louis Even che ha scelto Douglas come maestro. Oggi, per reazione, molte persone non ne vogliono sapere del Credito sociale perché vedono in esso un partito politico (e hanno già fatto la loro scelta in questo campo). 129 

 

7. Equilibrio tra quantità di denaro e quantità di prodotti disponibili.  

Quanto detto ci permette di concludere che quello che dà valore ai soldi è la presenza dei prodotti. Facciamo un esempio: nell’Isola dei Naufraghi il denaro di Martin non avrebbe avuto nessun valore se in quell’isola non ci fosse stato nessun prodotto. Anche se il barile di Martin fosse stato pieno d’oro, quell’oro non sarebbe servito a niente in un’isola priva di prodotti. Se nell’isola non ci fosse stato proprio nulla da mangiare (nessun prodotto alimentare disponibile), nessuno avrebbe potuto nutrirsi mangiando oro, o mangiando banconote di carta. Lo stesso vale per i vestiti e per tutto il resto. Risulta ovvio quindi che i soldi sono una ricchezza fittizia, mentre i prodotti sono la ricchezza reale. La ricchezza reale non è nei soldi o nell’oro, ma nei prodotti. 

Fortunatamente nell’ Isola vi erano dei prodotti. Questi provenivano dalle risorse dell’isola e dal lavoro delle persone presenti. Siccome nulla permetteva al banchiere Martin di vantare diritti sulla ricchezza reale dell’isola (i prodotti già esistenti) nulla lo autorizzava a utilizzare un sistema monetario che coprisse di debiti gli abitanti dell’isola per quello che già apparteneva loro fin dall’inizio. I cinque abitanti hanno capito questa verità solo quando hanno conosciuto la dottrina del Credito sociale. Secondo tale dottrina, il valore del denaro è basato sull’esistenza dei prodotti, non sull’operazione del banchiere. Siccome la quantità dei prodotti esistenti viene pure chiamata “credito della collettività”, il principio teorico dice: il valore del denaro è basato sul “credito della collettività”, non sul banchiere, o sulle sue operazioni.  

Per concludere, dato che il ruolo della moneta è di rappresentare il valore dei prodotti, e di circolare tra i cittadini favorendo lo scambio dei prodotti fabbricati dagli uni e dagli altri, la moneta messa in circolazione dal banchiere Martin avrebbe dovuto essere considerata fin dall’inizio come la proprietà dei cittadini dell’isola, non del banchiere Martin. 


 Ipotesi: Se al posto della moneta stampata su carta (o su metallo) ci fosse un semplice libretto, o una carta di credito, con cifre rappresentanti le entrate e le uscite espresse in valuta, una valuta immaginaria, che successo potrebbe avere un sistema del genere?  

Risposta: Tale sistema potrebbe funzionare bene pure lui, se fondato sui princìpi del Credito sociale. La questione del denaro appare qui per quello che è veramente: semplice contabilità. Siccome la prima cosa che si esige da una contabilità è di essere esatta, conforme alle cose che esprime, il creditista afferma che il denaro deve essere proporzionato alla ricchezza che rappresenta, cioè alla produzione. (Esempio: produzione abbondante = soldi abbondanti; produzione ridotta = soldi ridotti).  

  

8. Il denaro da investire nella produzione.   

Per dare ai mezzi di produzione la possibilità di rimanere attivi, il denaro deve essere messo al servizio dei produttori a mano a mano che questi ne hanno bisogno. È possibile questo? Sì, è possibile, e la cosa si è già vista. All’inizio della guerra del 1939 il denaro che da dieci anni mancava, dall’oggi al domani è apparso dappertutto, come per magia, e durante i sei anni che ha durato la guerra i soldi per finanziare la produzione richiesta non sono mai mancati. Allora, con la stessa fedeltà che il denaro ha servito alla produzione della guerra, esso può servire alla produzione della pace, produzione pubblica e produzione privata. Quello che è fattibile fisicamente in risposta ai bisogni legittimi della popolazione, deve essere reso fattibile anche finanziariamente. Questo sistema metterebbe fine a certi incubi di cui sono vittime le autorità pubbliche, mettendo pure fine alla disoccupazione e alle inutili privazioni di cui essa è responsabile.  


9. I dividendi.  

Il Credito sociale preconizza un dividendo nazionale da distribuire periodicamente a tutti. Si tratta di una somma di denaro pagabile una volta al mese ad ogni persona, indipendentemente dal lavoro da essa esercitato. È come il dividendo che il capitalista percepisce anche senza lavorare di persona. 

La società attuale dà al capitalista la possibilità di investire denaro in un’impresa, col diritto di raccogliere un reddito sul suo capitale investito. Tale reddito si chiama dividendo. Il suo capitale è sfruttato (messo all’opera) da varie persone, le quali in compenso ricevono uno stipendio. Ma il capitalista, lui, percepisce un reddito che gli è dovuto per la sola presenza del suo capitale nell’impresa. Se lui, in più, ci lavora personalmente, allora percepisce due redditi: il dividendo del suo capitale più lo stipendio del suo lavoro. 

La dottrina del Credito sociale dice che tutti i membri della società sono un po’ capitalisti, che tutti possiedono in comune un capitale reale che contribuisce alla produzione dei prodotti necessari alla vita. Da dove viene questo capitale collettivo? In partenza esso deriva dalle risorse naturali della nazione (le quali sono un regalo fatto da Dio a coloro che abitano la nazione suddetta) ma anche, in seguito, dalla somma delle conoscenze, delle invenzioni, delle scoperte, dei perfezionamenti realizzati lungo i secoli nelle tecniche di produzione. Si tratta del progresso che si è accumulato, che è cresciuto, e che si è trasmesso da una generazione all’altra. Si tratta del patrimonio collettivo che le generazioni passate hanno accumulato per noi, e che la generazione di oggi sfrutta e perfeziona ulteriormente prima di passarlo alla generazione seguente. Questo patrimonio sociale non appartiene a nessuno in particolare, perché è un bene essenzialmente collettivo.  

Il principale fattore della produzione moderna, che abbonda, sta proprio in questo bene collettivo. Per esempio, se per ipotesi noi sopprimessimo la forza motrice derivante dalle invenzioni recenti (vapore, elettricità, petrolio, ecc…) quale sarebbe la produzione totale della nostra società, pur spingendo al massimo il lavoro degli operai? Sarebbe limitatissima rispetto a quello che è attualmente. Certo che occorrono braccia operaie per mettere in opera il capitale naturale (il capitale naturale = le ricchezze naturali), e gli operai vengono ricompensati con uno stipendio. Ma anche il capitale rapporta dividendi ai suoi proprietari, che sono tutti i cittadini, tutti ugualmente eredi dell’esperienza delle generazioni passate e delle ricchezze naturali disponibili sulla terra. 

Siccome questo capitale collettivo è il principale fattore della produzione moderna (quello che maggiormente incide su di essa) il dividendo dovrebbe bastare per procurare a tutti gli abitanti della terra quello di cui hanno bisogno per sussistere (i bisogni essenziali della vita di ognuno dovrebbero essere garantiti da questo capitale collettivo).  

Poi, grazie alla meccanizzazione, alla motorizzazione, all’automazione, la parte distribuita come dividendo dovrebbe diventare sempre più grossa, visto che il lavoro umano sarebbe sempre meno necessario, fino ad essere annullato quasi completamente. 

Questo modo di vedere la distribuzione delle ricchezze è completamente agli antipodi della mentalità attuale! Anziché lasciare le persone disoccupate e, per aiutare i disoccupati, tassare coloro che percepiscono uno stipendio, tutti sarebbero assicurati di avere un reddito di base tramite il dividendo nazionale, o sociale. Un dividendo per tutti e per ognuno: ecco la formula economica più luminosa che sia mai stata proposta in un mondo il cui problema non è più quello di produrre, ma quello di smerciare i prodotti (venderli, distribuirli).  

Questo sistema permetterebbe di rispettare il diritto di ogni essere umano all’uso dei beni della terra. Nel suo radiomessaggio del 1 giugno 1941, Pio XII, ci ricorda che questo diritto è fondamentale. Pio XII dice:  

“I beni creati da Dio sono stati creati per tutti gli uomini e devono rimanere alla disposizione di tutti, secondo i princìpi della giustizia e della carità. Ogni uomo, in quanto essere dotato di ragione, ha il fondamentale diritto di utilizzare i beni materiali della terra ... Un tale diritto individuale non deve venire soppresso per nessuna ragione, neppure in nome di altri diritti certi e riconosciuti sui beni materiali.”  


10. Conclusione: “Venga il tuo Regno”.  

Non è la prima volta che l’istinto egoistico spinge un individuo, un gruppo, o una casta ad impossessarsi dei beni e dei privilegi destinati all’insieme dell’umanità, ma Dio ha previsto che le iniziative umane che oltrepassano i limiti siano bloccate dalla sua iniziativa divina. Oggi i Profeti suoi ci avvertono che il tentativo arbitrario che faranno gli Ebrei non-santi di impadronirsi del mondo verrà da Lui bloccato in extremis, e che in tale occasione verrà pure eliminato ogni essere non-santo. Agli Ebrei rimasti accadrà in seguito quello che è accaduto a S. Paolo sulla strada di Damasco: una conversione collettiva al Cristianesimo! Come risultato, i popoli della terra saranno molto felici di farsi guidare dagli Ebrei convertiti alla legge d’amore predicata da Cristo, poiché questa loro conversione li trasformerà in uomini eccezionalmente saggi e avveduti (all’immagine di Salomone). 130 L’Umanità vivrà felice sotto la loro guida. Questo periodo di pace, d’amore e di felicità corrisponde a quello che S. Giovanni descrive all’inizio del XX capitolo dell’Apocalisse. 131 Questo Regno, detto messianico, verrà accordato all’Umanità anche come risposta all’invocazione che da due mila anni ogni cristiano ripete nel recitare il Padre Nostro: “Venga il tuo Regno, ... come in cielo, così in terra”.  

Johannes De Parvulis