sabato 4 luglio 2026

TRATTATO DI DEMONOLOGIA

 



LO SDOPPIAMENTO DI PERSONALITÀ NELL’OSSESSO


La possessione diabolica — si è già detto — consiste nel fatto che un demonio, o più demoni, entrano nel corpo di un uomo, ne prendono possesso e lo usano come fosse il loro proprio corpo. 

Abbiamo quindi in questo caso due personalità, quella dell’uomo e quella del demonio, che coesistono e operano nello stesso individuo, il più delle volte l’una indipendentemente, anzi in contrasto con l’altra. Siamo così di fronte al problema dello sdoppiamento della personalità, ma in una forma diversa da quella che è intesa dalla psicologia e dalla psichiatria. Non si tratta qui di dissociazione di personalità o di coscienza, ma effettivamente dell’esistenza di due esseri indipendenti tra loro nello stesso individuo che agiscono a loro modo: nel periodo di crisi è il demonio che maggiormente si manifesta, nel periodo di calma o di stasi invece è l’uomo che di solito non ricorda neppure quello che è avvenuto nel periodo di crisi.

«Sdoppiamento della personalità» non sarebbe quindi il termine più adatto e più esatto. Si deve parlare, caso mai, di «doppia personalità», che non è la stessa cosa. Tuttavia conserviamo la prima espressione perché meglio fa capire lo stato in cui si trova l’indemoniato a un osservatore e- sterno.

Quando si ha un’autentica spersonalizzazione dell’individuo, come per esempio quando egli è in trance, generalmente egli esprime e fa sapere ciò che conservava nel suo subcosciente o che gli era comunicato da altri per tele-patia. Ma quando si tratta di vera possessione diabolica la seconda personalità, che nel nostro caso è un demonio, ha da dire e da manifestare molto di più. Il contenuto dei suoi discorsi non ha nulla a che fare con quelli dell’altro partner guidato e limitato dal suo subcosciente. Per giudicare rettamente caso per caso, cioè per accertare quale delle due personalità parla in quel momento, se l’uomo o il demonio, è necessario conoscere il bagaglio di cultura e di conoscenze dell’indemoniato e vedere quale è stata la formazione culturale precedentemente da lui acquistata. Quanto più rudimentale e limitata sarà la sua cultura religiosa, per esempio, salterà subito agli occhi la diversa origine delle sue cognizioni quando prendesse a disquisire con sicurezza su alte questioni teologiche con le quali non era mai venuto in contatto, oppure se il suo repertorio linguistico fosse limitato a quello parlato sul luogo o appreso in famiglia, non sarà possibile attribuire a lui la conoscenza e l’uso di altre lingue, classiche o moderne, che si verificasse in seguito. Quel bagaglio di cognizioni, evidentemente, deve essere attribuito ad altri, cioè a un altro, al demonio che parla ed agisce dentro di lui.

Le manifestazioni esterne della seconda personalità nella possessione diabolica — quando si tratta di possessione autentica — devono avere un’impronta speciale, caratteristica, inconfondibile, adattaalla figura del demonio quale è data dalla Sacra Scrittura e dalla teologia cattolica. La Sacra Scrittura infatti contiene quella che si potrebbe chiamare la «carta d’identità» del demonio con tutti i dati personali che lo riguardano. In caso di possessione non autentica invece la figura del demonio è strutturata sul cliché della fantasia e della leggenda popolare e riproduce so!tanto ciò che il paziente si immagina di essere e di fare sotto il dominio di satana e niente più.

La seconda personalità, quando si tratta di possessione vera, è piena di vita e di dinamismo. 

L’avversario, pieno di odio, ricco di astuzia e di inganni, sa quello che vuole e quello che può, è sicuro di se stesso, è conscio del proprio valore, è presuntuoso, sfacciato, senza complessi di inferiorità, sa fin dove può arrivare e oltre cui non deve neppure tentare di arrivare. E in lotta e antitesi aperta con l’indemoniato. Lo conosce non soltanto sotto alcuni aspetti particolari — come avviene nei casi di sdoppiamento di personalità — ma in profondità e vi si infiltra come vuole e se ne serve per fare quello che vuole.

C’è un’altra particolarità da sottolineare. Questa seconda personalità può inserirsi nel corpo dell’ossesso in qualunque momento, quando vuole, senza farsi annunziare, improvvisamente, ma c’è un punto in cui essa deve per forza inserirsi anche se non vuole, cioè nell’esorcismo. C’è quindi la possibilità di costringerlo ineluttabilmente a uscire, sia che egli lo voglia sia che non lo voglia, dal suo nascondiglio. E questa una particolarità che non si avvera mai nei casi di trance o di sdoppiamento della personalità. L’esorcismo è fatto da un estraneo che è al di fuori della possessione. Lo può fare ogni battezzato in forza del suo battesimo, ma soprattutto lo può fare la persona consacrata, il sacerdote, e, tra i sacerdoti, l’esorcista espressamente autorizzato dal suo vescovo. Come si è visto nei casi già citati, il demonio è dominato dall’esorcista, è obbligato a dire e a fare ciò che gli è imposto e alla fine ad abbandonare definitivamente la sua vittima.

Abbiamo già descritto lo stato del paziente nel tempo della crisi. Il più delle volte egli perde la nozione di quello che avviene in lui, come capita nei momenti acuti di certe malattie e di certi dolori, e rientrando in sé, passata la crisi, non conserva nessun ricordo di ciò che ha detto e fatto, o meglio di ciò che il demonio ha detto e fatto per mezzo suo. Ma qualche volta, all’inizio della crisi, la presenza diabolica è avvertita, e qualche volta anche dopo, nel corso della crisi, quando l’azione del demonio si fa più violenta. Il paziente in quei casi - casi molto rari in verità — assiste con trepidazione a quella dispotica usurpazione dei suoi organi da parte dell’avversario, ne può seguire dettagliatamente le fasi e gli aspetti e descriverli con esattezza. E il caso del già citato padre Giovanni Surin († 1665), che esorcizzando le Orsoline di Loudun rimase indemoniato egli stesso e durò in quello stato per dodici anni. La doppia personalità che agiva in lui è minutamente e, diciamo, scientificamente descritta da padre Surin — che era un maestro di spiritualità, autore di apprezzati saggi su questa materia149 — in una lettera scritta al suo confratello ed amico, il gesuita padre Attichy in data 3 maggio 1635. La riportiamo intera perché meglio non si potrebbe descrivere il fenomeno di sdoppiamento di personalità che stiamo trattando: «Io non so dire quello che passa in me durante questo tempo né come tale spirito si unisca al mio senza togliermi né la coscienza né la libertà. Egli sta là come un altro io. Mi pare allora di avere dueanime, una delle quali, priva dell’uso dei suoi organi corporali, e mantenendosi come a distanza, contempla quello che fa l’altra. I due spiriti combattono sul medesimo campo di battaglia, il corpo. 

L’anima rimane come divisa: aperta da una parte alle impressioni diaboliche, libera di seguire, dall’altra, i propri movimenti e quelli di Dio. Nello stesso tempo, col beneplacito di Dio, sperimentouna grande pace e non acconsento alle sollecitazioni che tentano di separarmi da lui, con grande sorpresa di coloro che mi vedono. Sono allo stesso tempo pieno di allegria e imbevuto di una tristezza che si manifesta in lamenti e grida, secondo il capriccio dei demoni. Sento in me lo stato dicondanna e lo temo; questa anima estranea che mi pare la mia è trapassata dalla disperazione come da una freccia, mentre l’altra, piena di fiducia, disprezza tali impressioni e maledice con piena libertà colui che la eccita. Riconosco che le grida che escono dalla mia bocca partono ugualmente da queste due anime, e non mi è possibile precisare se è l’allegria o il furore a determinane. Il tremore che mi invade quando si avvicina a me l’eucarestia proviene, mi pare, dall’orrore che mi ispira questa prossimità e da un rispetto pieno di tenerezza, senza che possa dire quale di questi due sentimenti predo- mini. Se, sollecitato da una di queste due anime, voglio fare il segno della croce sulla bocca, l’altra mi ritiene il braccio con forza e mi induce a prendere il dito coi denti e a morderlo quasi con rabbia. Durante queste tempeste l’orazione costituisce la mia consolazione; ad essa ricorro mentre il mio corpo rotola per terra e i ministri della chiesa mi parlano come a un demonio e pronunziano maledizioni su di me. Non posso esprimervi quanto mi sento felice di essereun demonio ditale sorta, non per una ribellione contro Dio, ma per un castigo che mi scopre lo stato nel quale mi ridusse il peccato, e mentre faccio proprie le maledizioni che si pronunziano, la mia anima si può inabissare nel suo nulla. Quando gli altri possessi mi vedono in questo stato, bisogna vedere come trionfano: «Medico cura te stesso, sali ora sul pulpito, sarà interessante sentirti predicare dopo essere rotolato così per terra». Il mio stato è tale che mi rimangono ben poche occasioni in cui mi possa dire libero. Se voglio parlare la mia lingua si ribella. Durante la Messa mi vedo costretto a sostare repentinamente e non posso avvicinare l’ostia alla bocca.

Se mi confesso dimentico i peccati e sento che dentro di me sta il demonio come in casa sua, che entra ed esce quando e come gli garba. Se mi sveglio mi sta aspettando, se faccio orazione agita il mio pensiero a suo capriccio. Quando il mio cuore si apre a Dio, egli lo riempie di furore. Se voglio vegliare mi addormento. Egli si gloria con gli altri ossessi di essere il mio padrone, la quale cosa in realtà non posso negare».

E evidente che in questo sdoppiamento di personalità non si può parlare di isteria, anche se le somiglianze esterne tra i due fenomeni sono frequenti. L’isteria infatti è una particolare forma di reazione a determinate situazioni affettive, che si manifesta in soggetti predisposti aventi un particolare temperamento e una speciale mentalità6.

Isterismo, parola di origine greca, deriva da ustèra, utero, e indica una malattia nervosa a cui vanno soggette di preferenza le donne, ma che per affinità si applica anche agli uomini.

L’isterismo può manifestarsi nei modi più strani e imitare i sintomi di altre malattie. Un fenomeno curioso, connesso con la esagerata emozionabilità, è appunto lo sdoppiamento di personalità che ha qualche somiglianza con quello descritto sopra della possessione diabolica. In quello che è chiamato «stato crepuscolare isterico» si può verificare una rottura di coscienza. Il soggetto perde la sua normale personalità e vive in un’altra personalità creata dalla sua fantasia. Altre volte l’isterico è vittima di allucinazioni che si impadroniscono della sua personalità tanto che egli recita alla perfezione una determinata parte della scena che ha davanti a sé per effetto dell’allucinazione. Lo scenario può riferirsi talvolta a un fatto realmente vissuto, talvolta a un desiderio, talvolta a pura immaginazione150.

E chiaro che queste diverse manifestazioni di isterismo, anche se a prima vista e a un esame superficiale possono essere confuse con la possessione diabolica, non hanno nulla a che fare con essa. Hanno un’origine e uno sviluppo totalmente e essenzialmente diverso.

Paolo Calliari


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