EPISTOLARIO
Tocchi mistici. Sono sentimenti deliziosi impressi soprannaturalmente da Dio, attraverso un contatto spirituale, nel "fondo o punta dell'anima", nella "cima dello spirito". Si distinguono per il maggior o minor grado d'intensità, e i più profondi si chiamano "sostanziali", perché sembra che si verifichino tra le due sostanze, Dio e l'anima, ma in realtà Dio agisce nelle potenze e non nella sostanza dell'anima. L'anima riceve umilmente e passivamente queste grazie santificanti e non di rado si commuove fino a prorompere in gemiti e sospiri.
Qui non si tratta di una conquista dello sforzo umano, ma piuttosto di un dono della benevolenza divina. Tra le manifestazioni più caratteristiche del fenomeno nell'epistolario troviamo le seguenti: a ) fusione dei cuori; b) tocco sostanziale; c) bacio d'amore.
"Il buon Gesù non mancò di consolarmi e fortificarmi nello spirito. A stento potei recarmi al divin Prigioniero per celebrare. Finita la messa, mi trattenni con Gesù pel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto, non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù n'era il paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda che più non [mi] potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto. Sì, babbo mio, l'uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo. Questa visita, credetemi, mi rinfrancò tutto. Viva il divin prigioniero!" (18 4 1912; cf. anche 20 5 1912). "Padre, mi sia concesso sfogarmi con voi almeno: son crocifisso d'amore! Non ne posso proprio più: l'è questo un cibo assai delicato per chi è avvezzo a cibi grossolani, ed è appunto questo che mi produce di continuo delle fortissime indigestioni spirituali, da crescere a tal punto da far gemere per vivissimo dolore ed amore insieme la povera anima. La meschinella non sa adattarsi a questo nuovo modo che tiene il Signore con lei; ed ecco che il bacio ed il toccamento, direi così, sostanziale che questo amorosissimo Padre celeste imprime sull'anima, le riesce ancora di una estrema pena" (18 3 1915).
"Una volta sola ho sentito nella più secreta ed intima parte del mio spirito una cosa sì delicata, che non so come poterla dare ad intendere. L'anima sentì dapprima, senza poter vedere, la di lui presenza ed in seguito, direi così, egli si avvicinò sì strettamente all'anima, che questa avvertì pienamente il di lui toccamento, proprio, per darvene una pallida figura, come suole avvenire quando ci accade che il nostro corpo tocchi strettamente un altro. Non so dir altro in riguardo, solo vi confesso che fui preso dal più grande spavento in principio, che di lì a poco fu cambiato questo spavento in una celestiale ebbrezza.
Mi sembrò che non fossi più nello stato di viatore, e non saprei dirvi se quando ciò avvenne avvertii o no di essere ancora in questo corpo. Iddio solo lo sa ed io non saprei dirvi altro per meglio darvi ad intendere questo avvenimento" (8 3 1916).
"Ed ecco in qual modo avvenne: rammento che il mattino di detto giorno [Corpus Domini: 30 5 1918] all'offertorio della santa messa mi si porgesse un alito di vita; non saprei dire nemmeno lontanamente ciò che avvenne in quel fugace momento nel mio interno, mi sentii tutto scuotere, fui ripieno di estremo terrore, e poco mancò che non venissi a mancar di vita; poi subentrò una calma completa da me non mai sperimentata per l'addietro. Tutto questo terrore, scuotimento e calma, che l'una succedette all'altro fu causato non dalla vista, ma da una cosa che mi sentii toccare nella parte più secreta ed intima dell'anima. Io non riesco a dire altro di questo avvenimento. Piaccia a Dio farvi intendere la cosa come avvenne nella sua realtà" (27 7 1918).
PADRE PIO DA PIETRELCINA

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